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sabato 23 giugno 2018

SC 195 Commento al Vangelo di sabato 23.06.2018 (Padre Giulio Maria Scozzaro)

+ Dal Vangelo secondo Matteo (6,24-34)
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure Io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
È uno dei Vangeli annunciati nella Santa Messa o che si medita privatamente che lascia consolati e allo stesso tempo infonde una marcia in più a quanti sono incamminati in un sentiero spirituale virtuoso. Sono quei cristiani che servono solo Dio e non rincorrono idoli che i più deboli si creano per trovare una forma di appagamento.
“Non potete servire Dio e la ricchezza”. Per ricchezza non s’intende solo quella economica, ci sono altre forme di prosperità che si raggiungono con mezzi illeciti e che arrecano grandi benefici temporali. Il potere esercitato dalle persone disoneste in qualsiasi ambiente, manifesta la ricchezza della superbia.
Le parole che Gesù oggi ci presenta sono portatrici di più meditazioni su diversi aspetti della vita. Quando dice di non servire la ricchezza, ci vuol condurre su un sentiero luminoso e gioioso, spoglio comunque delle cose effimere, inutili e fuorvianti che presenta il mondo.
Cosa resta di concreto e di virtuoso quando si cade in una forma di dipendenza? Anche i pensieri accolti come dogma sono un idolo e ingannano, abbagliano l’intelletto dei deboli, sono pensieri che lasciano credere di conoscere tutto, di essere nella verità, anche se cadono molto spesso nelle contraddizioni.
La nostra vita è meravigliosa quando serviamo Gesù Cristo ed Egli serve noi in tutte le nostre necessità, ci ascolta e ci aiuta, ci dona Grazie.
Il Signore si comporta con noi come noi facciamo con Lui. Se Lo amiamo davvero ci riempie di doni proporzionatamente al bene che facciamo, alla vita sacramentale che conduciamo, alle virtù praticate, all’amore verso tutti, all’imitazione della sua Vita.
Senza questa ricerca di Gesù e se non Lo accogliamo sinceramente nella nostra vita, siamo soli con le nostre illusioni, pieni di inganni che formuliamo da noi stessi, per l’incapacità di rinnegarci e obbedire a Lui, perché solo nell’obbedienza a Dio c’è la nostra vera realizzazione.
Senza Gesù Cristo la vita è piena di preoccupazioni, non tanto di riflessioni su cosa fare bene o cosa indicare ai figli o ad altri familiari. Le preoccupazioni danneggiano anche il corpo umano, ansia e stress non sono nostri alleati e molto spesso sono i troppi impegni ad arrecare danni a cui si deve poi porre rimedio.
Una vita sana è possibile quando il cristiano non si crea eccessive preoccupazioni, quando non sono presenti inquietudini e nervosismi che suscitano tormenti e afflizioni. Meditiamo attentamente sulle parole di Gesù: “Perciò Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete”.
La maturità spirituale è la presenza dei doni dello Spirito Santo, ognuno di noi li possiede nella misura del suo rinnegamento. Si riesce a stabilire con immediata facilità la verità oggettiva non per proprie capacità in quanto è suscitata dalla Grazia di Dio.
Le parole di Gesù mi fanno ricordare articoli dei quotidiani online sull’esaltazione di un vestito o delle scarpe indossati dagli artisti che partecipano alle classiche manifestazioni sul cinema a Venezia e altrove. I titoli di questi articoli proiettano l’interesse sempre sui vestiti dei partecipanti, evidenziando gesti e atteggiamenti di tale star o di chi indossa un particolare abbigliamento.
Che sbandata prende la vita senza Gesù Cristo!
Queste passerelle mostrano il vuoto interiore che cercano di riempire anche con l’attimo di celebrità, e quei minuti di esaltazione davanti ai fotografi, sommati a tutto il tempo sprecato alla ricerca della popolarità e alla frenesia drogata del consenso di pubblico, destabilizzano tutti loro.
Gesù con molta pacatezza ci dice: “La vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?”.
Il male non sta nel successo o nelle passerelle con rimbombi di applausi, è la vita senza valori a distruggere e squilibrano anche i più talentuosi.
Questi diventano i modelli di miliardi di persone adoranti un uomo o una donna, abili solo nel saper recitare o a gestire con maestria il pallone.
Quali sono invece i mezzi per restare nella pace interiore che dona Gesù o in che modo si incontra Gesù? Con il desiderio di lasciare a Dio di preoccuparsi delle nostre cose, di tutto, solo questo abbandono ci procurerà molte Grazie e la nostra vita sarà benedetta da Lui.
Se non si vive così, Dio non benedice l’opera e l’iniziativa dell’uomo.
“Guardate gli uccelli del cielo: (…) il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?”.
La rovina dei cristiani è l’eccessiva sicurezza di quello che pensano, senza avere i mezzi per intuire la bontà o l’inganno dei pensieri.
“E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
“Perché vi preoccupate, gente di poca Fede?”.
L’abbandono in Dio libera il cristiano da ogni preoccupazione, scopre la vera pace interiore e non ragiona più come i pagani. Dice a Gesù di pensarci Lui alle cose che occorrono! “Il Padre vostro celeste sa che ne avete bisogno”.
Quale deve essere allora la nostra ricerca giornaliera? La Volontà di Dio, Lui solo dona la gioia e favorisce i nostri progetti in ogni campo, proprio perché Lo seguiamo. “Non preoccupatevi dunque del domani. A ciascun giorno basta la sua pena”.
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