Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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martedì 12 novembre 2019

3S 34 - Per trovare Gesù, bisogna stringersi a Maria

Per trovare Gesù, bisogna stringersi a Maria, perché Gesù è stretto a Lei

Scrive il padre Adolphe Tanquerey (1854-1932) nel suo Compendio di teologia Ascetica e Mistica
(La Vita di Grazia) è pure, in una certa misura, una partecipazione della vita di Maria, o, come dice l’Olier, della vita di Gesù vivente in Maria. Volendo infatti che la santa sua Madre sia la vivente sua immagine, Gesù le comunica, per mezzo dei suoi meriti e delle sue preghiere, il divino suo Spirito, che la fa partecipare, in un grado sovraeminente, alle sue disposizioni e alle sue virtù. Così Gesù vive in Maria, e poiché vuole che la madre sua sia madre nostra, vuole pure che spiritualmente ci generi. Ora, generandoci alla vita spirituale (come causa secondaria, ben inteso), Maria ci fa partecipare non solo alla vita di Gesù ma anche alla sua. Onde noi partecipiamo alla vita di Maria nello stesso tempo che alla vita di Gesù o, in altre parole, alla vita di Gesù vivente in Maria. È il pensiero così bene espresso nella bella preghiera del P. Condren perfezionata dall’Olier: “O Jesu vivens in Maria, veni et vive in famulis tuis“.

venerdì 18 ottobre 2019

3S 6 - L’assurdità di dire: Non credo che Gesù sia Dio, ma è stato comunque un grande uomo!

In Luca 11 leggiamo: “Chi non raccoglie con me, disperde.” Gesù fa un’affermazione umanamente inimmaginabile: pone la sua persona come criterio di realizzazione e di salvezza. A tal riguardo non indica le sue idee ma se stesso: è Lui, la sua identità a salvare. Questo ci fa capire almeno due cose: primo, che Gesù afferma chiaramente di essere Dio per cui non è possibile accettare Gesù negando la sua divinità; secondo, che la verità di Cristo non può essere relativizzata.
Gesù afferma chiaramente di essere Dio, per cui non è possibile accettare Gesù negando la sua divinità 
Argomento questo molto importante per rispondere a tante sciocchezze diffuse.
Per esempio, si sente spesso dire che è difficile considerare Gesù come Dio, ma ciò non impedirebbe di considerarlo un grande uomo, un grande pensatore, un grande rivoluzionario. Quante volte, infatti, abbiamo sentito frasi di questo tipo: io non credo in Gesù, ma lo stimo perché è stato comunque un grande uomo, un uomo che ha cambiato il corso della storia… e altre cose di questo genere.
Eppure convinzioni di questo tipo sono fortemente contraddittorie. O Gesù è Dio, e allora si può facilmente credere nell’esattezza delle sue parole; oppure non lo è. Ma se non lo è, come è possibile che egli ponga la sua persona come criterio di salvezza? Che faccia fareste, se in questo momento arrivasse qualcuno e dicesse: chi non raccoglie con me disperde…oppure: io sono la via, la verità e la vita? Qualche problema di modestia lo avrebbe.
I vari Hitler, Stalin, Mao, Pol Pot… hanno posto le proprie idee, mai le loro persone, come criterio di salvezza universale e dei problemi del mondo. Nessuno è arrivato dove è arrivato Gesù di Nazareth.
Dunque, o Gesù è Dio (e lo è!), per cui si può capire il significato delle sue parole; oppure non è Dio; ma se non è Dio, si può stimare qualcuno che arriva a porre se stesso come criterio di salvezza per tutto? 
La verità di Cristo non può essere relativizzata 
Come abbiamo detto, Gesù indica la sua persona, non le sue idee, come criterio di giudizio.
Attenzione, ciò non significa che la verità di Cristo non sia importante, per cui si potrebbe ridurre tutto l’essere cristiano ad un rapporto di tipo interpersonale come fosse da uomo ad uomo. No: Cristo e la Verità s’identificano. Cristo è il Logos e il Logos è il principio logico di tutto, per cui Cristo e la Verità s’identificano nella sua persona.
Dire che Cristo ha posto se stesso e non le sue idee come criterio salvifico, non significa che basterebbe un atto di scelta d’amore verso Cristo prescindendo dall'adesione alla Sua Verità. Significa piuttosto dire che non c’è uno scarto tra Cristo e la Verità, Cristo non viene prima della Verità, Cristo è la Verità, e dunque Cristo e la Verità s’identificano.
Senza Cristo non c’è verità possibile per l’uomo, per il mondo e per la storia.
Tutto questo ci dimostra quanto sia impossibile costruire un cristianesimo senza l’unicità di Cristo. Un cristianesimo, cioè, dove tutto sia ridotto a dimensione intellettuale (aderire a qualche valore) e così cercare e realizzare improbabili e inopportuni collegamenti tra il Cristianesimo stesso e altre religioni.
Se il Cristianesimo è la Persona di Cristo, se Persona di Cristo e Verità s’identificano, nulla è possibile senza Cristo e dal momento che le religioni non cristiane sono denominate così proprio perché non hanno Cristo, dunque…
Un’impostazione di questo tipo (il Cristianesimo senza Cristo) è stato fatto proprio da una certa gnosticizzazione del Cristianesimo (la salvezza si realizzerebbe solo con la conoscenza di alcuni misteri fondamentali) che ha proposto la differenza tra un Cristo-storico (Gesù di Nazareth) e un Cristo-principio, una sorta di essenza ideale e divina che sarebbe presente in molte identità religiose.
Una convinzione di questo tipo è presente nelle varie tradizioni esoteriche e massoniche che pongono l’unità trascendentale di tutte le religioni come realizzazione del relativismo religioso. Convinzioni che –si sa- hanno influenzato molto il modernismo teologico e certa teologia contemporanea.
Ma Gesù, come abbiamo visto, ha parlato chiaro. Molto chiaro!

venerdì 29 dicembre 2017

PR 1 Preghiera - Ho fede in Te, Gesù

Riporto dal sito/blog di Annalisa Colzi questa preghiera

Signore, ho bisogno di Te. Signore, Tu passi ogni giorno per le vie del mio cuore, Tu conosci di cosa ho bisogno. Signore Gesù, Via, Verità e Vita, concedimi la grazia che mi sta tanto a cuore….(chiedere la grazia di cui si necessita). Signore, io grido come Bartimeo, il povero cieco: Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me’ e tu mi chiederai: Che vuoi che io ti faccia? Concedimi o Signore la grazia di cui ho davvero tanto bisogno. Tu Signore mi chiedi ancora e ancora: Credi Tu che Io possa fare questo? Ed io con tutto me stesso ti rispondo: Si, credo che Tu possa fare questo o mio Signore! 
Ho fede in Te Gesù.
Signore Tu hai detto: Chiedete ed otterrete, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Ed io chiedo la grazia….io cerco da Te Signore la grazia……sto bussando o mio Dio alla porta della Tua Bontà, della Tua Misericordia….concedimi la grazia……
Ho fede in te Gesù.
Padre del cielo e della terra, Padre e Creatore di ogni creatura, nel nome di Gesù ti chiedo di donarmi la grazia…..Gesù stesso ha detto: Qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome, Egli ve la concederà. 
Ho fede in te Gesù.
O mio Signore e mio Dio, io so che me la concederai la grazia perchè come Tu stesso hai detto: Passeranno il cielo e la terra ma non passeranno le mie parole… Io ho fede in Te Gesù e con la stessa fiducia del centurione io ti dico: o Signore non ho bisogno di nessun segno, a me basta la Tua parola!
O Maria, Vergine Santissima, la Tua intercessione è grande agli occhi di Dio, Tu sei la Piena di grazia, la Regina del cielo e della terra. Tu Maria, anticipasti i segni di Gesù alle nozze di Cana, dove trasformò l’acqua in vino. Intercedi per me affinché Gesù trasformi la mia preghiera nella grazia che tanto mi sta a cuore. 
Ho fede in te Gesù.

domenica 11 maggio 2014

3052 - Perchè guardi la pagliuzza nell'occhio del fratello?

Luca 6, 39-45
Disse loro anche una parabola: ''Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt'e due in una buca? Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello. Non c'è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. L'uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore.

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martedì 22 aprile 2014

3018 - Edizione straordinaria: Cristo è risorto

Cronaca giornalistica di un evento che ha cambiato la storia e l'uomo
di Nicola Rosetti
Quello che vi stiamo per raccontare ha dell’incredibile. Il cadavere di Gesù di Nazareth non si trova più nel luogo dove era stato posto l’altro ieri a seguito dell’esecuzione della condanna a morte eseguita per ordine del Prefetto di Giudea Ponzio Pilato.
Come i nostri lettori ricorderanno, il decesso di Gesù, originario di Betlemme, ma vissuto per molti anni a Nazareth, è avvenuto attorno alle ore 15.00 di venerdì scorso, in una zona sita fuori dal centro abitato di Gerusalemme, dopo il verificarsi di non pochi tafferugli in città. Il corpo era stato poi trasportato via e adagiato in un sepolcro, lontano solo poche decine di metri dal luogo dell’esecuzione.
Ma veniamo ai fatti odierni. Secondo le prime ricostruzioni, stamattina, alle prime luci dell’alba, alcune followers di Gesù si sono recate al sepolcro, dove avrebbero avuto la visione di un angelo che annunciava loro la resurrezione del loro maestro.
Dai primi rilievi eseguiti sul posto, si evince che la pesante pietra posta a chiusura del sepolcro è stata rotolata, tuttavia, si esclude ogni possibile forma di dolo, poiché gli agenti della polizia ebraica che erano di guardia non hanno notato la presenza di estranei nei paraggi. Nella zona si sono altresì registrate scosse sismiche la cui entità non è ancora stata resa nota.
Siamo riusciti a contattare Giovanni, una delle persone più vicine a Gesù, e ai nostri microfoni ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Il nostro capo, Pietro ed io, dopo essere stati avvisati, siamo andati di fretta al sepolcro. Una volta entrati, abbiamo visto il fazzoletto che era stato avvolto sul suo capo come irrigidito, come se avesse ancora conservato i lineamenti della faccia. Il lenzuolo che avvolgeva il suo corpo, invece, era afflosciato, come se il corpo di Gesù si fosse smaterializzato”.
Un’altra eccezionale dichiarazione è stata resa da Maria Maddalena (altra attivista del gruppo molto vicina a Gesù, ndr) la quale asserisce addirittura di avere visto e parlato con Gesù Risorto.
Da Gerusalemme per il momento è tutto. Se ci saranno ulteriori sviluppi ve ne daremo subito notizia.
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domenica 20 aprile 2014

3014 - Vita nuova

Cristo è risorto, e anche noi viviamo una vita nuova con lui, non possiamo ritornare a quella di prima, ma dobbiamo gridare la vita nuova agli altri ragazzi che aspettano solo di conoscere Cristo.
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domenica 13 aprile 2014

3001 - Chi vuole essere grande deve mettersi al sevizio degli altri

L’amore di Gesù è umile, infatti è venuto per mettersi al nostro servizio, per donare a noi tutto quello che ci serve per sviluppare nella nostra vita la vita divina.
Egli non vuole nulla da noi, vuole soltanto che noi gli diamo la possibilità di liberarci dal peccato e cosi veniamo salvati per la vita eterna (Mc 10,45), vuole anche che noi facciamo tra di noi come ha fatto Lui, ci chiede di essere umili come Lui è stato umile: pensare agli altri che non conoscono i doni di Dio.
Chi vuole essere grande deve mettersi al sevizio degli altri (Mc 10,43).
L’umiltà di Gesù lo ha condotto fino alla Croce.  Lui è il nostro Maestro e ci insegna l’umiltà con l’esempio (Mt 11.29),  aiutarci l’un l’altro a diventare migliori è l’amore che Cristo ci ha insegnato.  È anche la condizione per ottenere il perdono e il suo amore.
Anche noi dobbiamo essere pronti a dare la vita perché gli altri si convertano (Gv 13,1)  il fine dell’amore è il sacrificio per coloro che si sono allontanati da Dio (Gv 15,13) (1Gv 3,16)  il dolore donato per amore diventa nello Spirito Santo una forza divina misteriosa che cambia la volontà cattiva degli uomini.
Don Vincenzo Carone
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venerdì 11 aprile 2014

2994 - La salvezza è in Cristo

L´autore della lettera agli Efesini, cap 1, dice che Dio ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale in Cristo.
Il Padre Celeste quindi vuole che la salvezza degli uomini avvenga in Cristo. Cristo vuole comunicare la salvezza a tutti gli uomini di buona volontà nella Chiesa e mediante la Chiesa, anche a quelli che non sono cristiani. Tutti gli uomini che Dio crea sono compresi nel progetto della salvezza, anche quelli che le donne uccidono o perdono nel loro seno, anche quelli infatti sono uomini veri creati da Dio.
Dio lascia liberi gli uomini che ha creato di pensare e di agire come a loro piace. Ha dato il Vangelo e il Decalogo.
Quando un uomo lascia questo mondo Dio mette sulla bilancia il bene e il male che ha fatto. Se risulta scadente, l´uomo stesso fugge lontano da Lui, perché Dio è amore e non ha il coraggio di avvicinarsi a Lui in quanto lo ha rifiutato, o con l´indifferenza o con le interpretazioni arbitrarie delle norme morali,  e viene accolto da satana nel suo regno. Cosa fanno li? Non lo so, i Santi dicono che soffrono pene indicibili a motivo della mancanza di Dio, cioè della mancanza assoluta di amore e di ogni bene che Dio solo puó donare.
Don Vincenzo Carone
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domenica 24 novembre 2013

2729 - Cristo Re dell'universo

Questa festa fu introdotta da papa Pio XI, con l’enciclica “Quas primas” dell’11 dicembre 1925, a coronamento del Giubileo che si celebrava in quell’anno.
È poco noto e, forse, un po’ dimenticato. Non appena elevato al soglio pontificio, nel 1922, Pio XI condannò in primo luogo esplicitamente il liberalismo “cattolico” nella sua enciclica “Ubi arcano Dei”. Egli comprese, però, che una disapprovazione in un’enciclica non sarebbe valsa a molto, visto che il popolo cristiano non leggeva i messaggi papali. Quel saggio pontefice pensò allora che il miglior modo di istruirlo fosse quello di utilizzare la liturgia. Di qui l’origine della “Quas primas”, nella quale egli dimostrava che la regalità di Cristo implicava (ed implica) necessariamente il dovere per i cattolici di fare quanto in loro potere per tendere verso l’ideale dello Stato cattolico: “Accelerare e affrettare questo ritorno [alla regalità sociale di Cristo] coll’azione e coll’opera loro, sarebbe dovere dei cattolici”. Dichiarava, quindi, di istituire la festa di Cristo Re, spiegando la sua intenzione di opporre così “un rimedio efficacissimo a quella peste, che pervade l'umana società. La peste della età nostra è il così detto laicismo, coi suoi errori e i suoi empi incentivi”.
Tale festività coincide con l’ultima domenica dell’anno liturgico, con ciò indicandosi che Cristo Redentore è Signore della storia e del tempo, a cui tutti gli uomini e le altre creature sono soggetti. Egli è l’Alfa e l’Omega, come canta l’Apocalisse (Ap 21, 6). Gesù stesso, dinanzi a Pilato, ha affermato categoricamente la sua regalità. Alla domanda di Pilato: “Allora tu sei re?”, il Divino Redentore rispose: “Tu lo dici, io sono re” (Gv 18, 37).
Pio XI insegnava che Cristo è veramente Re. Egli solo, infatti, Dio e uomo – scriveva il successore Pio XII, nell’enciclica “Ad caeli Reginam” dell’11 ottobre 1954 – “in senso pieno, proprio e assoluto, … è re”.
Il suo regno, spiegava ancora Pio XI, “principalmente spirituale e (che) attiene alle cose spirituali”, è contrapposto unicamente a quello di Satana e delle potenze delle tenebre. Il Regno di cui parla Gesù nel Vangelo non è, dunque, di questo mondo, cioè, non ha la sua provenienza nel mondo degli uomini, ma in Dio solo; Cristo ha in mente un regno imposto non con la forza delle armi (non a caso dice a Pilato che se il suo Regno fosse una realtà mondana la sua gente “avrebbe combattuto perché non fosse consegnato ai giudei”), ma tramite la forza della Verità e dell'Amore.
Gli uomini vi entrano, preparandosi con la penitenza, per la fede e per il battesimo, il quale produce un’autentica rigenerazione interiore. Ai suoi sudditi questo Re richiede, prosegue Pio XI, “non solo l’animo distaccato dalle ricchezze e dalle cose terrene, la mitezza dei costumi, la fame e sete di giustizia, ma anche che essi rinneghino se stessi e prendano la loro croce”.
Tale Regno, peraltro, già mistericamente presente, troverà pieno compimento alla fine dei tempi, alla seconda venuta di Cristo, quando, quale Sommo Giudice e Re, verrà a giudicare i vivi ed i morti, separando, come il pastore, “le pecore dai capri” (Mt 25, 31 ss.). Si tratta di una realtà rivelata da Dio e da sempre professata dalla Chiesa e, da ultimo, dal Concilio Vaticano II, il quale insegnava a tal riguardo che “qui sulla terra il Regno è già presente, in mistero; ma con la venuta del Signore, giungerà a perfezione” (costituzione “Gaudium et spes”).
Con la sua seconda venuta, Cristo ricapitolerà tutte le cose, facendo “cieli nuovi e terra nuova” (Ap 21, 1), tergendo e consolando ogni lacrima di dolore e bandendo per sempre il peccato, la morte ed ogni ingiustizia dalla faccia della terra. Sempre il Concilio scriveva che “in questo regno anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per partecipare alla gloriosa libertà dei figli di Dio” (costituzione dogmatica “Lumen Gentium”).
Per questo i cristiani di ogni tempo invocano, già con la preghiera del Padre nostro, la venuta del Suo Regno (“Venga il tuo Regno”) ed, in modo particolare durante l’Avvento, cantano nella liturgia “Maranà tha”, cioè “Vieni Signore”, per esprimere così l’attesa impaziente della parusia (cfr. 1 Cor 16, 22).
Aggiunge ancora Pio XI che nondimeno sbaglierebbe colui il quale negasse al Cristo-uomo il potere su tutte le cose temporali, “dato che Egli ha ricevuto dal Padre un diritto assoluto su tutte le cose create”. Tuttavia – precisa – Cristo, quando era sulla terra, si astenne dall’esercitare completamente questo suo dominio, permettendo – come anche oggi – che “i possessori debitamente se ne servano”.
Questo potere abbraccia tutti gli uomini. Ciò lo aveva anche chiaramente espresso Leone XIII, nell’enciclica “Annum sacrum” del 25 maggio 1899, con cui preparava la consacrazione dell’umanità al Sacratissimo Cuore di Gesù nell’anno santo del 1900. Papa Pecci aveva scritto in effetti che “il dominio di Cristo non si estende soltanto sui popoli cattolici, o a coloro che, rigenerati nel fonte battesimale, appartengono, a rigore di diritto, alla Chiesa, sebbene le errate opinioni li allontanino da essa o il dissenso li divida dalla carità; ma abbraccia anche quanti sono privi di fede cristiana, di modo che tutto il genere umano è sotto la potestà di Gesù Cristo”.
L’uomo, misconoscendo la regalità di Cristo nella storia e rifiutando di sottomettersi a questo suo giogo che è “dolce” ed a questo carico “leggero”, non potrà trovare alcuna salvezza né troverà autentica pace, rimanendo vittima delle sue passioni, inimicizie ed inquietudini. È Cristo soltanto la “fonte della salute privata e pubblica”, diceva Pio XI. “Né in alcun altro vi salvezza, né sotto il cielo altro nome è stato dato agli uomini, mediante il quale dobbiamo essere salvati” (At 4, 12).
Lontano da Lui l’uomo ha dinanzi chimere e sistemi ideologici totalizzanti e fuorvianti; non cercando il suo Regno e la sua Giustizia, il genere umano ha di fronte a sé i vari “-ismi” della storia che, diabolicamente, in nome di un falso progresso sociale, economico e culturale, degradano ogni uomo, negandone la dignità.
Ed il XX secolo non ha mancato di fornirne dei tragici esempi con i vari regimi autoritari, comunisti e nazista (che la Chiesa ha condannato vigorosamente), riproponendo, per l’ennesima volta, il duro scontro tra Regno di Cristo e regno di Satana, che durerà sino alla fine dei tempi.
Basti qui far riferimento, a titolo esemplificativo, giusto al solo travagliato periodo del pontificato di papa Ratti per averne una pallida idea.
Con l’enciclica “Mit brennender Sorge”, del 14 marzo 1937 – tra i cui estensori vi era pure il cardinale segretario di Stato e futuro papa Pio XII, Eugenio Pacelli – il Pontefice romano disapprovava il provocante neopaganesimo imperante in Germania (il nazismo), il quale rinnegava la Sapienza Divina e la sua Provvidenza, che “con forza e dolcezza domina da un'estremità all’altra del mondo” (Sap. 8, 1), e tutto dirige a buon fine; deplorava anche certi banditori moderni che perseguono il falso mito della razza e del sangue; biasimava, infine, le liturgie del Terzo Reich tedesco, veri riti paganeggianti, qualificate come “false monete”.
In Messico, “totalmente infeudato dalla massoneria”, dove gli Stati Uniti avevano favorito – in nome dei loro interessi economici – la nascita di uno Stato dichiaratamente anticlericale ed anticristiano, furono promulgate pesanti leggi restrittive della libertà della Chiesa cattolica, stabilendo l’espulsione dei sacerdoti non sposati, la distruzione delle chiese e la soppressione persino della parola “adios”. Il fanatico anticlericale governatore dello Stato messicano di Tabasco, Tomás Garrido Canabal, autore di queste misure repressive, nella sua fattoria, “La Florida”, giunse a chiamare, in segno di dispregio, un toro “Dio”, ad un asino diede nome “Cristo”, una mucca “Vergine di Guadalupe”, un bue ed un maiale “Papa”. Suo figlio lo chiamò “Lenin” e sua figlia “Zoila Libertad”. Un nipote fu chiamato “Luzbel” [Lucifer], un altro figlio “Satan”.
Si costituì allora un esercito di popolo, i “cristeros”, i quali combattevano al grido di “Viva Cristo Re! Viva la Vergine di Guadalupe! Viva il Messico!”. Con le stesse parole sulle labbra versavano il loro sangue in quella terra anche numerose schiere di martiri, mentre i loro carnefici esclamavano, riempiendo ceste di vimini con le teste mozzate dei cattolici, “Viva Satana nostro padre”. Si trattò di un vero “olocausto” passato sotto silenzio ed ignorato. Alcuni dei valorosi martiri cristiani messicani, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, hanno raggiunto la gloria degli altari, come il gesuita Miguel Agustin Pro, fucilato senza processo. Le sue ultime parole furono giusto “Viva Cristo Re!”.
Questa grave situazione di persecuzione religiosa fu riprovata da Pio XI con le encicliche “Nos Es Muy Conocida” del 28 Marzo 1937 ed “Iniquis Afflictisque” del 18 novembre 1926.
Una netta opposizione fu, infine, manifestata nei confronti della Russia sovietica, contro il comunismo ateo, condannato dall'enciclica “Divini Redemptoris” del 19 marzo 1937, e nei riguardi della Spagna repubblicana, dichiaratamente antireligiosa.
Qui, il governo repubblicano socialista di Manuel Azaña Y Díaz proclamò che “da oggi la Spagna non è più cristiana”, mirando a “laicizzare” lo Stato. La nuova costituzione vanificava ogni potere della Chiesa, la religione cattolica era ridotta al rango d’associazione, senza sostegno finanziario da parte statale, senza scuole, esposta agli espropri; con il decreto 24 gennaio 1932 era dichiarata l’estinzione della compagnia di Gesù e se ne confiscavano i beni; era introdotto, nel 1932, il divorzio e il matrimonio civile ed abolito il reato di bestemmia; circa seimila religiosi furono massacrati. Pio XI reagì duramente con l’enciclica “Dilectissima Nobis” del 3 giugno 1933.
Questi esempi dimostrano lo scontro plurisecolare, sin dalla fondazione del Cristianesimo, tra il Regno di Cristo e quello di Satana, e come, anche in epoca contemporanea, la regalità di Cristo sia contestata, preferendo ad essa degli “idoli” politici, economici, sociali e pseudo-religiosi.
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martedì 6 agosto 2013

2512 - Trasfigurazione del Signore

La liturgia romana leggeva il brano evangelico riferito all'episodio della trasfigurazione il sabato delle Quattro Tempora di Quaresima, mettendo così in relazione questo mistero con quello della passione. Lo stesso evangelista Matteo inizia il racconto con le parole: "Sei giorni dopo" (cioè dopo la solenne confessione di Pietro e il primo annuncio della passione), "Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte. E si trasfigurò davanti a loro: il suo volto risplendette come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce". C'è in questo episodio una netta contrapposizione all'agonia dell'orto del Getsemani. E’ evidente l'intenzione di Gesù di offrire ai tre apostoli un antidoto che fortificasse in loro la certezza della sua divinità durante la terribile prova della passione.
L'alto monte, non meglio identificato nel Vangelo, è quasi concordemente ritenuto il Tabor, che si erge nel cuore della Galilea e domina la pianura circostante. La data è da collocarsi tra la Pentecoste ebraica e la festa delle Capanne, nel secondo anno di vita pubblica, il 29, nel periodo dedicato da Gesù in modo particolare alla formazione degli apostoli. Quella montagna isolata era infatti molto propizia alle grandi meditazioni, nel silenzio solenne delle cose e nell'aria rarefatta che mitigava la calura estiva. E in questa suggestiva cornice Gesù si offrì alla vista dei tre prescelti in tutto lo splendore del suo corpo glorioso, quale sarebbe dovuto apparire in ogni istante per la naturale conseguenza della visione beatifica di cui godeva perennemente la sua anima, se per un miracolo d'amore e di umiltà non avesse costretto la propria umanità dentro l'involucro mortale, per offrire il suo corpo passibile di dolore in sacrificio al Padre per la nostra redenzione.
Con questa soprannaturale visione Gesù dava una conferma alla confessione di Pietro: "Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivente". Quell'attimo di gloria sovrumana era la caparra della gloria della risurrezione: "Il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo". Lo stesso tema del colloquio con Mosè ed Elia era la conferma dell'annunzio della passione e della morte del Messia. La trasfigurazione, che fa parte del mistero della salvezza, è ben degna di una celebrazione liturgica che la Chiesa, sia in Occidente come in Oriente, ha comunque celebrato in vario modo e in date differenti, finché papa Callisto III elevò di grado la festa, estendendola alla Chiesa universale, per ricordare la vittoria riportata nel 1456 a Belgrado contro i Turchi e di cui giunse notizia a Roma il 6 agosto.

Piero Bargellini
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domenica 25 novembre 2012

1969 - Consacrazione del genere umano al Sacratissimo Cuore di Gesù

O Gesù dolcissimo, o Redentore del genere umano, riguardate a noi umilmente prostrati innanzi al vostro altare. 
Noi siamo vostri, e vostri vogliamo essere; e per vivere a voi più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi, oggi spontaneamente si consacra al vostro Sacratissimo Cuore. 
Molti, purtroppo, non vi conobbero mai; molti, disprezzando i vostri comandamenti, vi ripudiarono. O benignissimo Gesù, abbi misericordia e degli uni e degli altri e tutti quanti attira al vostro Sacratissimo Cuore. 
O Signore, siate il Re non solo dei fedeli che non si allontanarono mai da voi, ma anche dì quei figli prodighi che vi abbandonarono; fate che questi, quanto prima, ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame. 
Siate il Re di coloro che vivono nell'inganno e dell'errore, o per discordia da voi separati; richiamateli al porto della verità, all'unità della fede, affinché in breve si faccia un solo ovile sotto un solo pastore. 
Elargite, o Signore, incolumità e libertà sicura al la vostra Chiesa, elargite a tutti i popoli la tranquillità dell'ordine. 
Fate che da un capo all'altro della terra risuoni quest'unica voce: Sia lode a quel Cuore divino, da cui venne la nostra salute; a lui si canti gloria e onore nei secoli dei secoli. 
Amen 
(Papa Leone XIII)
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mercoledì 18 maggio 2011

960 - I miracoli di Gesù

dal sito Gesù e Maria propongo questo testo
1. Se osserviamo attentamente i «miracoli, prodigi e segni» con cui Dio accreditò la missione di Gesù Cristo, secondo le parole pronunciate dall’apostolo Pietro, il giorno della Pentecoste a Gerusalemme, constatiamo che Gesù, nel fare questi «miracoli-segni», ha operato nel proprio nome convinto della sua potenza divina, e nello stesso tempo dell’unione più intima con il Padre. Ci troviamo dunque ancora e sempre dinanzi al mistero del «Figlio dell’uomo-Figlio di Dio», il cui Io trascende tutti i limiti della condizione umana, pur appartenendovi per sua libera scelta, e tutte le umane possibilità di realizzazione e anche di sola conoscenza.



2. Un’occhiata su alcuni singoli avvenimenti, registrati dagli evangelisti, ci permette di renderci conto di quell’arcana presenza nel cui nome Gesù Cristo opera i suoi miracoli. Eccolo, quando rispondendo alle suppliche di un lebbroso che gli dice: «Se vuoi, puoi guarirmi!», egli, nella sua umanità, «mosso a compassione», pronuncia una parola di comando che, in un caso come quello, si addice a Dio, non a un puro uomo: «“Lo voglio, guarisci!”. Subito la lebbra scomparve ed egli guarì» (Mc 1,40-42). E similmente nel caso del paralitico, che è stato calato da un’apertura fatta nel tetto della casa: «Ti ordino, alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua» (cf. Mc 2,1-12). E ancora: nel caso della figlia di Giairo leggiamo che «Egli, presa la mano della bambina, le disse: “Talità kum”, che significa: “Fanciulla, io ti dico, alzati!”. Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare» (Mc 5,41-42). Nel caso del giovane morto di Nain: «“Giovinetto, dico a te, alzati!”. Il morto si levò a sedere e incominciò a parlare» (Lc 7,14-15).
In quanti di questi episodi vediamo affiorare dalle parole di Gesù l’espressione di una volontà e di una potenza a cui egli si appella interiormente e che esprime, si direbbe, con la massima naturalezza come se appartenesse alla sua stessa condizione più arcana, il potere di dare agli uomini salute, guarigione e addirittura risurrezione e vita!


3. Un’attenzione particolare merita la risurrezione di Lazzaro, descritta dettagliatamente dal quarto evangelista. Leggiamo: «Gesù... alzò gli occhi e disse: “Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”. E detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. Il morto uscì» (Gv 11,41-44). Nella descrizione accurata di questo episodio viene messo in rilievo che Gesù fa risorgere l’amico Lazzaro con la propria potenza e nell’unione strettissima con il Padre. Qui trova conferma l’affermazione di Gesù: «Il Padre mio opera sempre e anch’io opero» (Gv 5,17), e ha una dimostrazione, che si può dire preventiva, ciò che Gesù dirà nel cenacolo, durante il colloquio con gli apostoli nell’ultima cena, sui suoi rapporti col Padre, e anzi sulla sua identità sostanziale con lui.


4. I Vangeli mostrano con diversi miracoli-segni come la potenza divina, che opera in Gesù Cristo, si estenda oltre il mondo umano e si manifesti come potere di dominio anche sulle forze della natura. E significativo il caso della tempesta sedata: «Nel frattempo si sollevò un grande tempesta di vento». Gli apostoli-pescatori spaventati svegliano Gesù che dormiva nella barca. Egli «destatosi, sgridò il vento e disse al mare: “Taci, calmati!”. Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Gli apostoli furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: “Chi è dunque costui, al quale il vento e il mare obbediscono?”» (Mc 4,37-41).
In quest’ordine di avvenimenti rientrano anche le pesche miracolose effettuate sulla parola di Gesù («in verbo tuo»), dopo i tentativi precedenti non riusciti (cf. Lc 5,4-6; Gv 21,3-6). Lo stesso si può dire, per quanto riguarda la struttura dell’avvenimento, anche del «primo segno» compiuto a Cana di Galilea, dove Gesù ordina ai servi di riempire le giare d’acqua, e poi di portare «l’acqua diventata vino» al maestro di tavola (Gv 2,7-9). Come nelle pesche miracolose, così anche a Cana di Galilea operano gli uomini: i pescatori-apostoli in un caso, i servi delle nozze nell’altro, ma è chiaro che l’effetto straordinario dell’azione non proviene da loro, ma da colui che ha dato loro ordine di agire e che opera con la sua misteriosa potenza divina. Ciò viene confermato dalla reazione degli apostoli, e particolarmente di Pietro che, dopo la pesca miracolosa, «si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo “Signore, allontanati da me che sono un peccatore”» (Lc 5,8). E uno dei tanti casi di emozione che prende la forma di timore riverenziale o anche di spavento, sia negli apostoli come Simon Pietro, sia nella gente, quando si sentono sfiorati dall’ala del mistero divino.


5. Un giorno, dopo l’ascensione, da un simile «timore» saranno presi coloro che vedranno i «prodigi e segni» avvenuti anche «per opera degli apostoli» (cf. At 2,43). Secondo il libro degli Atti, la gente portava «gli ammalati nelle piazze, ponendoli su lettucci e giacigli, perché, quando Pietro passava, anche solo la sua ombra coprisse qualcuno di loro» (At 5,15). Tuttavia questi «prodigi e segni», che accompagnavano gli inizi della Chiesa apostolica, venivano compiuti dagli apostoli non in nome proprio, ma nel nome di Gesù Cristo, ed erano quindi un’ulteriore conferma della sua potenza divina. Si rimane impressionati quando si legge la risposta e il comando di Pietro allo storpio, che gli chiedeva l’elemosina presso una porta del tempio gerosolimitano: «“Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina”. E presolo per la mano destra, lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono» (At 3,6-9). O quello che sempre Pietro dice a un paralitico di nome Enea: «“Gesù Cristo, ti guarisce; alzati e rifatti il letto”. E subito si alzò» (At 9,34).
Anche l’altro principe degli apostoli, Paolo, quando nella lettera ai Romani (15,17-19) ricorderà quanto egli ha compiuto come «ministro di Cristo fra i pagani», si affretterà ad aggiungere che in quel ministero consiste il suo unico merito. «Non oserei infatti parlare di ciò che Cristo non avesse operato per mezzo mio per condurre i pagani all’obbedienza (della fede), con parole e opere, con la potenza di segni e di prodigi, con la potenza dello Spirito».


6. Nella Chiesa dei primi tempi e specialmente nella evangelizzazione del mondo compiuta dagli apostoli, abbondarono quei «miracoli, prodigi e segni», come Gesù stesso aveva loro promesso (cf. At 2,22). Ma si può dire che essi si sono sempre ripetuti nella storia della salvezza, specialmente nei momenti decisivi per l’attuazione del disegno di Dio. Così è stato già nell’Antico Testamento in relazione all’«esodo» di Israele dalla schiavitù d’Egitto e al cammino verso la Terra promessa, sotto il comando di Mosè. Quando con l’incarnazione del Figlio di Dio «venne la pienezza del tempo» (Gal 4,4), quei segni miracolosi dell’operare divino acquistano un nuovo valore e una nuova efficacia per l’autorità divina di Cristo e per il riferimento al suo nome - e quindi alla sua verità, alla sua promessa, al suo mandato, alla sua gloria - con cui vengono compiuti dagli apostoli e da tanti santi nella Chiesa.
Anche oggi avvengono dei miracoli e in ciascuno di essi si delinea il volto del «Figlio dell’uomo-Figlio di Dio» e vi si afferma un dono di grazia e di salvezza.
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giovedì 12 agosto 2010

725 - Sette consigli

Sette suggerimenti per una vita cristiana prosperosa

1) Non trascurare mai la preghiera privata e quotidiana; e quando preghi, ricorda che Dio è presente e che Egli ascolta ed esaudisce la preghiera.
Geremia 33:3  "Invocami, e io ti risponderò, ti annunzierò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci".
Matteo 6:6 "Tu invece, quando preghi, entra nella tua camere e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà."


2) Non trascurare mai la lettura della Bibbia, privata e quotidiana; e quando leggi, ricorda che è Dio che ti sta parlando. Credi nella Sua Parola ed agisci in base ad Essa.
2 Timoteo 2:15 "Sforzati di presentarti davanti a Dio come un uomo degno di approvazione, un lavoratore che non ha da vergognarsi, uno scrupoloso dispensatore della Parola della verità."
Giosuè 1:8  "Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa legge, ma mèditalo giorno e notte, perché tu cerchi di agire secondo quanto vi è scritto; poiché allora tu porterai a buon fine le tue imprese e avrai successo."


3) Non chiedere mai a Dio qualcosa di cui non hai bisogno. DiGli la verità su te stesso. ChiediGli che Egli ti renda conforme alla Sua volontà.
Giacomo 4:3  "chiedete e non ottenete perché chiedete male, per spendere per i vostri piaceri"
Matteo 6:33 "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta"

4) Non lasciare mai passare un giorno senza provare a fare qualcosa per Gesù. Ogni sera rifletti su ciò che Gesù ha fatto per te e chiediti: "Ho fatto il mio meglio per Lui?" Se non è stato il caso, fallo!
Matteo 5:13-16 Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdese il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.


5) Se sei nel dubbio circa qualche cosa, se non sai se è giusto o sbagliato, chiedi la benedizione di Dio. Se non la ricevi, vuol dire che è sbagliato.
Colossesi 3:17  "E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre"


6) Non ti basare mai sul cristianesimo degli altri. Chiediti sempre: "Come agirebbe Gesù al posto mio?" e cerca di imitarLo.
Ebrei 12:1-2  "Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio"

7) Non credere mai ai tuoi sentimenti se essi sono in contrasto con la Parola di Dio. Credi in Dio e non fidarti del tuo stato d’animo.
1Giovanni 5:9-13  "Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è maggiore; e la testimonianza di Dio è quella che ha dato al suo Figlio. Chi crede nel Figlio di Dio, ha questa testimonianza in sé. Chi non crede a Dio, fa di lui un bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha reso a suo Figlio. E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio. Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita. Questo vi ho scritto perché sappiate che possedete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio"
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domenica 25 luglio 2010

704 - Atto di abbandono a Gesù

"Perché VI CONFONDETE AGITANDOVI?. Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico, in verità, che ogni atto di vero, ricco e completo abbandono in me, produce l'effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose. Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una preghiera agitata perché io segua voi. E' cambiare l'agitazione in preghiera. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell'anima, stornare il pensiero dalla tribolazione e rimettersi a me perché io solo operi, dicendo: Gesù confido in te. E' contro l'abbandono la preoccupazione, l'agitazione e il volere pensare alle conseguenze di un fatto.



E' come la confusione che portano i fanciulli, che pretendono che la mamma non pensi alle loro necessità, e vogliono pensarci essi stessi, intralciando con le loro idee e le loro fisime infantili il suo lavoro. Chiudete gli occhi e lasciatevi portare dalla corrente della mia grazia, chiudete gli occhi e lasciatemi lavorare, chiudete gli occhi e pensate al momento presente, stornando il pensiero dal futuro come da una tentazione; riposate in me credendo alla mia bontà e vi giuro che per il mio amore che, dicendomi, con queste disposizioni, confido in te, io ci penso in pieno, vi consolo, vi libero, vi conduco. E quando debbo portarvi in una vita diversa da quella che vedete voi , io vi addestro, vi porto nelle mie braccia, vi faccio trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, dall'altra riva. Quello che vi sconvolge e vi fa male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillo ed il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge.


Quante cose io opero quando l'anima, tanto nelle sue necessità spirituali quanto in quelle materiali, si volge a me dicendomi: confido in te!, e chiude gli occhi e riposa.
Avete poche grazie quando vi assillate per produrle, ne avete moltissime quando la preghiera è affidamento pieno a me. Voi, nel dolore, pregate perché io operi, ma perché io operi come credete….Non vi rivolgete a me, ma volete che io mi adatti alle vostre idee, non siete infermi che domandano al medico la cura, ma gliela suggeriscono. Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Pater: sia santificato il tuo nome, cioè sii glorificato in questa mia necessità, venga il tuo regno, cioè tutto concorra al tuo regno in noi e nel mondo; sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra, cioè disponi tu in questa necessità come meglio ti pare, per la vita nostra terrena e corporale.


Se mi dite davvero: sia fatta la tua volontà, che è come dire: pensaci tu, io intervengo con tutta la mia onnipotenza e risolvo le situazioni più chiuse. Ti accorgi che il malanno incalza invece di decadere? Non ti agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fiducia: sia fatta la tua volontà, pensaci tu! Ti dico che io ci penso e che intervengo come medico e compio anche un miracolo, quando occorre. Vedi che la situazione peggiora? Non ti sconvolgere; chiudi gli occhi e dì: confido in te! Ti dico che io ci penso, e che non c'è medicina più potente di un mio intervento d'amore.


Ci penso solo quando chiudete gli occhi.


Voi siete insonni, voi volete tutto valutare, tutto scrutare, a tutto pensare e vi abbandonate così alle forze umane e peggio agli uomini, confidando nel loro intervento. E' questo che intralcia le mie parole e le mie vedute. Oh, come io desidero da voi questo abbandono per beneficiarvi e come mi addoloro nel vedervi agitati!


Satana tende proprio a questo: ad agitarvi per sottrarvi alla mia azione e gettarvi in preda alle iniziative umane; confidate perciò in me solo, riposate in me, abbandonatevi a me in tutto. Io faccio miracoli in proporzione del pieno abbandono a me, e del nessun pensiero di voi. Io spargo tesori di grazia quando voi siete nella piena povertà. Se avete vostre risorse, anche poche, o se le cercate, siete nel campo naturale e seguite quindi un percorso naturale delle cose che è spesso intralciato da satana. Nessun ragionatore ha fatto miracoli, neppure tra i Santi. Opera divinamente chi si abbandona in Dio.

Quando vedi che le cose si complicano, dì con gli occhi dell'anima, chiusi: Gesù, confido in te! Fa così per tutte le tue necessità! Fate così tutti e vedrete grandi, continui e silenziosi miracoli! Ve lo giuro per il mio amore.
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domenica 21 marzo 2010

593 - La MIsericordia di Gesù

Quando un'anima si avvicina a Me con fiducia, la riempio di una tale quantità di grazia, che essa non può contenerla in sé e la irradia sulle altre anime.
Le anime che diffondono il culto della Mia Misericordia, le proteggo per tutta la vita, come una tenera madre protegge il suo bimbo ancora lattante e nell'ora della morte non sarò per loro Giudice, ma Salvatore misericordioso.
«I più grandi peccatori pongano la loro speranza nella Mia Misericordia.
Essi prima degli altri hanno diritto alla fiducia nell'abisso della Mia Misericordia.
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martedì 27 ottobre 2009

458 - Cristo ci guarda....

*cultura cattolica
Sì, Cristo ci guarda. Come ha guardato Pietro in quel giorno terribile del tradimento. Come ha guardato Giuda. Come ha guardato il giovane ricco nel giorno del suo slancio generoso, come ha guardato Zaccheo, mentre era sul sicomoro. Come ha guardato sua Madre, lungo la via dolorosa. Sì, lui ci guarda e forse ci guarda ancora più profondamente di come possa aver guardato allora. Oggi ci guarda attraverso il velo della morte e la luce straordinaria della risurrezione.È l’esperienza unica che si fa vedendo per la prima volta il Volto di Manoppello (Fig. 1).

È lui. E ci guarda. Nella Sindone di Torino e nelle immagini elaborate al Computer sul telo sindonico che lo rendono in qualche modo vivo, Cristo rimane come all’esterno. È lui, ma è avvolto ancora nel sonno della morte. Il lenzuolo, si sa (a dispetto di molti), pulsa nella storia come testimonianza viva della risurrezione di Cristo, ma l’immagine che ci rende è quella di un uomo avvolto nella maestà della morte. Trovarsi di fronte al velo di Manoppello è uno shock. Gli occhi sono vivi. E ti guardano. Le labbra sono dischiuse e ti sorridono. Il Volto di Manoppello: un finissimo telo di bisso marino che reca impressa l’istantanea di Colui che, vivo, vede il Padre. Ha visto il Padre e oggi guarda a noi con quello stesso sguardo.Chi l’avrebbe detto che quelle parole, dette un giorno ai suoi amici, dovevano raggiungerci così da vicino! Che dovevano risultare per noi così vere, più vere e vive di quanto non lo fossero per quei suoi discepoli: «chi vede me vede il Padre». Cristo ha voluto lasciarci il primo sguardo al Padre, dopo l’avventura dell’Incarnazione.
Così descrive l’evento, Antonio Teseo, uno studioso della reliquia abruzzese:
All'alba del terzo giorno dalla morte di Gesù, un violento terremoto mosse la grossa pietra e nel sepolcro allora entrò la luce del Padre; proprio in quell'istante, la luce di Cristo filtrò i presunti teli sepolcrali (NdR: il telo di bisso marino e il telo sindonico) con i suoi raggi dritti e paralleli e lasciò impresso su di essi le figure riguardanti i segni della Resurrezione: il Volto di Gesù Risorto, i cui occhi avevano guardato il Padre, era stato illuminato dai raggi provenienti da destra così come vediamo nel Volto Santo di Manoppello. Nel momento della resurrezione di Cristo, dunque, traspariva dal velo una definizione del Santo Volto in carne ed ossa prima che il corpo si smaterializzasse: questa si era andata ad impressionare sul lino della Sacra Sindone di Torino per proiezione, mediante il sangue della Redenzione di Cristo Gesù insieme al riflesso originato dalla luce divina. Tuttavia il liquido ematico aveva subito un processo chimico di ossidazione e disidratazione; esso era stato trasformato in una patina di polisaccaridi, di colore giallo paglierino, che sul lino risultava indelebile e percepibile solo da una certa distanza. L'immagine, per altro, si era andata a fissare solo sulla parte più superficiale delle fibrille dei fili. Anche tutto il restante corpo della figura sindonica risultava formata dal sangue della Redenzione. Se, dunque, osservando la Sacra Sindone di Torino noi meditiamo il corpo morto di Gesù, nel volto, invece, contempliamo la luce del Risorto Vivo e Vero (Fig. 2).

Sovrapporre il bisso di Manoppello col telo Sindonico è, del resto, un’operazione affascinante (Fig. 3).






Le parti combaciano. La serenità dell’uomo della Sindone si carica della vivacità e dello sguardo acuto dell’uomo di Manoppello. Ed è lo stesso uomo.
Esaminando il volto al Computer si scopre che effettivamente gli occhi del Cristo sono vivi e rivolti verso una fonte luminosa. Infatti la guancia destra più esposta a questa luce è effettivamente più illuminata dell’altra. Questo spiega anche il motivo per cui le tracce di sangue delle ferite, che compaiono sul Volto Santo, sono asciutte e pertanto poco evidenti. Sovrapponendo (al Volto di Manoppello) il volto della Sindone ho individuato nelle cavità oculari (di quest’ultima) degli indizi che misurati in scala sono esattamente sovrapponibili agli occhi del Volto Santo. In questo modo prendono corpo gli occhi del Salvatore (A. Teseo).

Così anche le opere di molti artisti occidentali hanno dato corpo agli occhi del Salvatore. La loro arte, forse, dai più, non è ritenuta Sacra. Resta però arte suggestiva, per il pathos che la caratterizza, per quel misticismo intenso che si avverte, per il rivelarsi di una matrice, di un Keramion, appunto, di una misura.
Anche il volto di Manoppello, come il telo Sindonico è divenuto “norma” e canone per molti artisti. Voglio segnalarne uno solo. Quello di Antonello da Messina, il Salvator Mundi del 1465 (Fig. 4),
forse una delle sue prime opere firmate e datate. Antonello non ha avuto tentennamenti nel dipingere il volto del Cristo frontale, con i lineamenti leggermente mongolici e gli occhi penetranti dall’iride luminosa. Ha tentennato invece dipingendo la mano. La mano benedicente (ancora si nota la velatura della prima posizione), pare voler bucare lo spazio e raggiungerci, viene verso di noi. Pare che Antonello abbia voluto dire: Lui è qui, ti benedice e ti guarda, anzi ti tocca.Sovrapporre a questo volto il volto di Manoppello è impressionante (Fig. 5).

Cristo davvero ci guarda. Ci ha lasciato accanto al suo Corpo e al suo Sangue, anche quello che l’Eucaristia non ci può dare, il suo sguardo. La luce piena di Cielo di questo sguardo. Il cielo del Padre che si è aperto al Cristo che, morto, ora vive per sempre.Cristo ti guarda, anzi ti tocca e non per un falso d’autore, ma per quel desiderio d’infinito che resta insopprimibile nell’uomo. Certe mode laiciste e razionaliste sono come la tempesta sul mare. Fanno gran rumore, ma il mare sta. Supera i secoli e i tempi. Il mare rimane nella sua calma abissale dei fondali marini.
Questa calma abissale e profonda sale anche dallo sguardo di Cristo, che mentre guarda noi, vede il Padre.
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giovedì 1 ottobre 2009

449 - Dio è reale?

Un bambino disse:
"Dio parlami", ed un'allodola cantò, ma il bambino non l'ascoltò...
Allora il bambino esclamò: "Dio parlami", ed un tuono risuonò per tutto il cielo, ma il bambino non l'ascoltò..
Il bambino guardò intorno a sè, e disse: "Dio, fatti vedere" ed una stella s'illuminò, ma il bambino non se ne rese conto...
Il bambino gridò di nuovo: "Dio mostrami un miracolo", ed una vita nacque da un uovo, ma il bambino non lo notò...
Allora, il bambino, disperato, disse: "Dio, toccami per sapere che stai con me", e Dio si inchinò e toccò il bambino, posando su di lui una farfalla...
Molte volte le cose che sorvoliamo, sono proprio quelle che stiamo cercando.
Per esempio, qualche volta improvvisamente hai desiderato fare qualcosa di gradevole per qualcuno per cui provi affetto. Quello era Dio che ti parlava.
O qualche altra volta hai ricevuto qualcosa di meraviglioso che dentro di te desideravi ma che non hai mai osato chiedere. Quello era Dio che conosceva i segreti del tuo cuore.
O anche,quella volta in cui non riuscivi a risolvere una situazione problematica, ma poi all'improvviso hai trovato la soluzione. Quello era Dio che prendeva i tuoi problemi nelle sue mani per risolverli.
.... Dio ha cura di noi anche quando siamo distratti e non ci accorgiamo di Lui.
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martedì 15 settembre 2009

435 - Cristo così ci amò



La terra non ha mai assistito ad un dramma di sangue più doloroso di quello che si svolse, venti secoli orsono, sul Monte Calvario.
Il Figlio di Dio,fattosi uomo per salvare gli uomini, dalle sue stesse creature venne trattato come il peggiore dei malfattori.
Gesù,condannato innocentemente,contro ogni procedura legale, spirò inchiodato sulla Croce,dopo aver perdonato gli stessi crocifissori.
Il ricordo della Passione di Gesù Cristo è uno dei mezzi più efficaci per svegliare molte anime dal torpore spirituale.



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martedì 1 settembre 2009

430 - Dio ti ama

Dio ti ama, ti ama di un amore di cui ancora forse non ti sei mai capacitato ma Dio era lì quando sei nato e sei venuto alla sua ammirabile Luce, sei stato desiderato, scelto, e plasmato dal suo Soffio che è lo Spirito Santo.
Colui che non ha bisogno di nulla e di nessuno ti ha cretao dal nulla per amore e per farti gustare il suo Amore. Dio è colui che devi lodare giorno e notte perchè ti da l'aria da respirare, dice al tuo cuore di battere, ti ha dato l'esistenza, ti ha guidato nei momenti terribili della tua fragile vita.
E' Dio solo Dio che devi amare più di ogni amore terreno più di ogni cosa che tu possa desiderare. Solo Dio devi amare pazzamente e follemente e dare a lui i tuoi peccati, i tuoi difetti, le tue delusioni e illusioni, i tuoi dolori.
Nessuno è morto per te se non Gesù che è Dio e Uomo perfetto , Figlio di Dio, Capo e Creatore della Santa Chiesa:Primo Sacerdote.
Gesù è morto per te mentre eri nel peccato e senza avere meriti ma ti ha amato per salvarti dal male. Lui devi benedire e amare e a Lui parlare, dialogare con Lui, fidarti ciecamente di Lui, vivere di Lui.
Muore Gesù ogni giorno nella Messa per te, non essere ingrato. A Lui devi obbedire nella Chiesa e alla Madre del Cielo. Lei ha pianto ed è morta spiritualmente per causa dei tuoi peccati ma in Lei vive Gesù e la sua Volontà è Gesù e in Gesù.
Benedici Maria, Ama la Chiesa che è Dono di Dio senza la Quale non avremmo protezione nè i Sacramenti. Ama il tuo Angelo che ti guida, ti insegna la fede, la preghiera, ti sprona a pensieri buoni, a perdonare , ad andare a Messa.
Quanti amici hai, quanti fratelli.
Loda Dio per tutto perchè se ci pensi ha sempre cose e motivi sempre nuovi per lodare Dio tuo Papà!
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429 - Che cosa sei venuto a cercare?

«Che cosa siete venuti a cercare?
O, meglio, chi siete venuti a cercare?
La risposta non può essere che una sola:
siete venuti a cercare Gesù Cristo».

PERCHE':
 
«E' Gesù che cercate quando sognate la felicità;
è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate;
è Lui la bellezza che tanto vi attrae;
è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso;
è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita;
è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare»
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Medaglia di San Benedetto