Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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giovedì 9 ottobre 2014

3251 - La preghiera del Rosario è più forte della bomba atomica!

Padre Hubert Schiffer aveva 30 anni e lavorava nella parrocchia dell’Assunzione di Maria, a Hiroshima. Ha dato la sua testimonianza davanti a decine di migliaia di persone:
“Attorno a me c’era soltanto una luce abbagliante. Tutto a un tratto, tutto si riempì istantaneamente da una esplosione terribile. Sono stato scaraventato nell’aria. Poi si è fatto tutto buio, silenzio, niente. Mi sono trovato su una trave di legno spaccata, con la faccia verso il basso. Il sangue scorreva sulla guancia. Non ho visto niente, non ho sentito niente. Ho creduto di essere morto. Poi ho sentito la mia propria voce.
Questo è stato il più terribile di tutti quegli eventi. Mi ha fatto capire che ero ancora vivo e ho cominciato a rendermi conto che c’era stata una terribile catastrofe! Per un giorno intero i miei tre confratelli ed io siamo stati in questo inferno di fuoco, di fumo e radiazioni, finché siamo stati trovati ed aiutati da soccorritori. Tutti eravamo feriti, ma con la grazia di Dio siamo sopravvissuti”.
Nessuno sa spiegare con logica umana, perché questi quattro padri gesuiti furono i soli sopravvissuti entro un raggio di 1.500 metri. Per tutti gli esperti rimane un enigma, perché nessuno dei quattro padri è rimasto contaminato dalla radiazione atomica, e perché la loro casa, la casa parrocchiale, era ancora in piedi, mentre tutte le altre case intorno erano state distrutte e bruciate.
Anche i 200 medici americani e giapponesi che, secondo le loro stesse testimonianze,
hanno esaminato padre Schiffer, non hanno trovato nessuna spiegazione a perché mai, dopo 33 anni dallo scoppio, il padre non soffriva nessuna conseguenza dell’esplosione atomica e continuava a vivere in buona salute.
Perplessi, hanno avuto tutti sempre la stessa risposta alle tante loro domande: “Come missionari abbiamo voluto vivere nel nostro paese il messaggio della Madonna di Fatima e perciò abbiamo pregato tutti i giorni il Rosario.” Ecco il messaggio pieno di speranza di Hiroshima: La preghiera del Rosario è più forte della bomba atomica! Oggi, nel centro della città ricostruita di Hiroshima, si trova una chiesa dedicata alla Madonna. Le 15 vetrate mostrano i 15 misteri del Rosario, che si prega in questa chiesa giorno e notte.
Un altro racconto di padre Schiffer aggiunge che avevano appena finito di dire Messa, e si erano recati a fare colazione, quando la bomba cadde:
“Improvvisamente, una terrificante esplosione riempì l’aria come di una tempesta di fuoco. Una forza invisibile mi tolse dalla sedia, mi scagliò attraverso l’aria, mi sbalzò, mi buttò, mi fece volteggiare come una foglia in una raffica di vento d’autunno.”
Quando riaprì gli occhi, egli, guardandosi intorno, vide che non vi erano più edifici in piedi, fatta eccezione per la casa parrocchiale. Tutti gli altri in un raggio di circa 1,5 chilometri, si racconta, morirono immediatamente, e quelli più distanti morirono in pochi giorni per le radiazioni gamma.
Tuttavia, il solo danno fisico che padre Schiffer accusò, fu quello di sentire alcuni pezzi di vetro dietro il collo. Dopo la resa del Giappone, i medici dell’esercito americano gli spiegarono che il suo corpo avrebbe potuto iniziare a deteriorarsi a causa delle radiazioni. Con stupore dei medici, il corpo di padre Schiffer sembrava non contenere radiazioni o effetti dannosi della bomba.
In realtà, egli visse per altri 33 anni in buona salute, e partecipò al Congresso Eucaristico tenutosi a Philadelphia nel 1976. In quella data, tutti gli otto membri della comunità dei Gesuiti di Hiroshima erano ancora in vita.
Questi sono i nomi degli altri sacerdoti gesuiti che sopravvissero all’esplosione: Fr. Hugo Lassalle, Fr. Kleinsorge, Fr. Cieslik.
Un miracolo simile avvenne anche a Nagasaki, dove un convento francescano – “Mugenzai no Sono” (“Giardino dell’Immacolata”) – fondato da San Massimiliano Kolbe rimase illeso come a Hiroshima. Dal giorno in cui le bombe caddero, i gesuiti superstiti furono esaminati più di 200 volte dagli scienziati senza giungere ad alcuna conclusione, se non che la sopravvivenza degli otto gesuiti all’esplosione fu un evento inspiegabile per la scienza umana.
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sabato 23 aprile 2011

937 - La Pasqua nella gioia del Cristo risorto

ROMA, giovedì, 21 aprile 2011 (ZENIT.org).
Cari amici, buona Pasqua! La Risurrezione di Cristo è la garanzia della nostra immortalità. Io ho coscienza di essere debole, mi ammalo, invecchio, sono pieno di malanni e di sofferenze. Nella vita, in un modo o nell’altro, abbiamo tutti le nostre croci. Ma so che prima o poi il mio Angelo custode mi dirà: “Piero, adesso saluta tutti, perché è venuta la tua ora. Oggi stesso ti porto in Paradiso!”. E immagino quando il mio “Big Peter” (il grande Pietro perché io sono quello piccolo) mi porterà in volo verso il Cielo e mi ritroverò improvvisamente nell’altra vita, la vera vita che non tramonta più: rivedo i miei genitori, i fratelli, i parenti, gli amici, tantissime persone care che mi stavano aspettando e conosco di persona la cara Mamma del Cielo, la Vergine Maria!

Che feste, ragazzi! E poi vedo faccia a faccia il “Padre nostro che sta nei cieli”: una visione che non riesco nemmeno ad immaginare; ma so che Dio mi vuole bene, mi ha dato tanti doni, mi aiuta, mi coccola, mi protegge, mi perdona. L’ho pregato tante volte, certamente mi darà il passaporto per la vita eterna! Ecco, la Pasqua è tutto questo. Gesù è risorto per darmi la certezza che anch’io risorgerò e avrò un posto nel suo Regno di pace, di gioia, di fraternità e di amore…. Che grande cosa la fede, care sorelle e cari fratelli! “Questo è il giorno che ha fatto il Signore. Venite, esultiamo, siamo felici perché Gesù è risorto!”. Nella Pasqua siamo tutti chiamati a ritrovare l’entusiasmo della fede. Prima di celebrare la S. Messa dico sempre: “Signore Gesù, riaccendi in me l’entusiasmo della mia Prima Messa, quando piangevo di gioia perché avevo raggiunto l’ideale della mia giovinezza”. Oggi chiediamo la gioia e l’entusiasmo della fede. Tutti abbiamo la fede, che però può essere una fiammella di candela che si spegne ad ogni soffiar di vento e lascia al buio o come il sole che splende a mezzogiorno, che illumina, riscalda, dà senso alla vita e gioia di vivere.
La Pasqua è la fonte della nostra gioia. Anche se abbiamo mille problemi e sofferenze, la fede ci dà serenità e gioia, quella autentica che viene da Dio. Nel 1976, sono andato in Ciad a visitare le missioni nel sud del paese e un giovane Cappuccino canadese (diocesi di Moundou) in due giorni mi ha fatto visitare la sua missione fra un popolo poverissimo, analfabeta, in villaggi di fango e di paglia, senza alcun segno di progresso moderno. Alla fine l’ho ringraziato e gli ho detto: “Caro padre Giovanni, sei proprio capitato male. Non ho mai visto un popolo a così basso livello di vita come il tuo”. Lui mi guarda e mi dice: “Ma cosa dici? Questo popolo ti sembra miserabile, invece, a viverci assieme, scopri che ha grandi valori umani, forse più di noi che siamo ricchi e istruiti. Gli voglio bene davvero e non sogno altro che rimanere qui fin che campo”. Ho pensato: “Questo ci crede davvero! La sua fede lo rende felice in una situazione umana delle più misere e quasi disumane”.
Ecco, quando ho lo tentazione di scoraggiarmi, penso a padre Giovanni e prego il Signore di dare anche me, che vivo in situazioni umane molto migliori, la sua fede e la sua gioia. Questo è il mio augurio: amici, siate felici della gioia che solo Dio può dare.


Padre Piero Gheddo (www.gheddopiero.it), già direttore di Mondo e Missione e di Italia Missionaria, è stato tra i fondatori della Emi (1955), di Mani Tese (1973) e Asia News (1986). Da Missionario ha viaggiato nelle missioni di ogni continente scrivendo oltre 80 libri. Ha diretto a Roma l'Ufficio storico del Pime e postulatore di cause di canonizzazione. Oggi risiede a Milano.
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martedì 3 agosto 2010

715 - Maria nella vita e nella missione del sacerdote

di Joachim Ruhuna
Si osserva che i preti che fanno riferimento a Maria mantengono l'entusiasmo anche nelle difficoltà; lottano con coraggio e speranza contro il peccato, restano fedeli al loro sacerdozio e alla Chiesa. I sacerdoti che accolgono Maria come Giovanni l'ha presa con sé ricevono protezione e saggezza fino a una morte santa.

E’ facilmente comprensibile. Dio scelse Maria per essere madre del suo Figlio, e Gesù sommo sacerdote l'affidò a sua volta agli apostoli affinché fosse la loro educatrice e protettrice.

Essa fu un dono prezioso del Maestro ai discepoli: motivo della loro gioia, modello della fede e della preghiera, portatrice della speranza del regno, colonna dell'unità, simbolo della pace e della santità, Madre ammirabile, regina incomparabile!
Di fatto Maria volle condividere tutto con i discepoli del suo Figlio. Prima di tutto mise i beni a disposizione della comunità. Tutti erano assidui nella preghiera, erano un cuore solo nel lodare Dio, nello spezzare il pane, nel prendere cibo con allegria e in semplicità di cuore. Maria fu per gli apostoli educatrice alle virtù cristiane e consolatrice nelle dure prove della vita e della missione.
Possano tutti i sacerdoti mettersi alla scuola di Maria! Ci insegnerà a vivere le beatitudini per essere degni del regno dei cieli. Ci insegnerà la fede e l'ubbidienza: " Fiat mihi secundum verbum tuum ". Ci insegnerà la preghiera di lode e di azione di grazie (il Magnificat), la preghiera di contemplazione (cfr. Lc 2,19 e 5 1) e la preghiera di intercessione a Cana.
Maria ci insegnerà la pratica della parola di Dio (cfr. Lc 8,21), l'umiltà, la pazienza e l'abbandono totale nelle prove.
Ci insegnerà ad amare la castità e a vivere con gioia il nostro sacro celibato.
Ci accompagnerà nel nostro ministero e ci consolerà nelle pene.
Ci insegnerà l'odio per il peccato e ci assisterà nel momento della morte.
Nella preparazione al Giubileo del Redentore e del terzo millennio, mi auguro, per l'evangelizzazione del mondo, che specialisti della mariologia delineino le linee fondamentali della vera devozione a Maria per il nostro tempo, e che i pastori scoprano di nuovo la bellezza e la ricchezza del rosario meditato, per la fecondità del loro ministero e per il bene dei loro fedeli.
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mercoledì 16 giugno 2010

676 - Don Bosco e il Rosario

E' noto l'amore di Don Bosco per il Santo Rosario.
A stimolare i giovani ad amare il Rosario era incoraggiato an che dai suoi sogni.
Ne citiamo uno. Lo ebbe la vigilia dell’Assunta del 1862.
Sognò di trovarsi nella sua borgata natia — oggi Colle Don Bosco — in casa del fratello, con tutti i suoi giovani.
Ed ecco che gli si presenta Uno (la solita Guida dei suoi sogni) che lo invita ad andare nel prato attiguo al cortile, e là gli indica un serpentaccio lungo 7-8 metri, di una grossezza straordinaria. Don Bosco inorridisce e vuole fuggire. Ma la Guida lo invita a non aver paura e a fermarsi. Poi va a prendere una corda, ritorna da Don Bosco e gli dice:

— Prenda questa corda per un capo e la tenga ben stretta; io prenderò l’altro capo e sospenderemo la corda sul serpente.
— E poi?
— E poi gliela sbatteremo sulla schiena.
— Ah! No, per carità! Guai se noi faremo questo. Il serpente si rivolterà inviperito e ci farà a pezzi.
«Ma la Guida insistette — narra Don Bosco — e mi assicurò che il serpente non mi avrebbe fatto alcun male, e tanto disse che io acconsentii a fare come voleva. Egli intanto alzò la corda e con questa diede una sferzata sulla schiena del rettile. Il serpente fa un salto e volge la testa indietro per mordere ciò che l’ha percosso, ma resta allacciato come in un cappio scorsoio.
— Tenga stretto — grida la Guida — e non lasci sfuggire la corda. E corse a legare il capo della corda che aveva in mano a un pero vicino; poi legò il capo della corda che tenevo io all’inferriata di una finestra della casa.
Frattanto il serpente si dibatteva furiosamente e dava tali colpi in terra con la testa e con le immani sue spire, che le sue carni si laceravano e ne saltavano i pezzi a grande distanza.
Così continuò finché non rimase di lui che lo scheletro spolpato.


Morto il serpente, la Guida slegò la corda dall’albero e dalla finestra, la raccolse e la chiuse in una cassetta. Dopo qualche istante l’aprì. Con stupore mio e dei giovani che erano accorsi, vedemmo che quella corda si era disposta in modo da formare le parole:
"Ave Maria".
La Guida spiegò:
— Il serpente figura il demonio e la corda l’Ave Maria o piuttosto il Rosario, che è una continuazione di Ave Maria, con le quali si possono battere, vincere, distruggere tutti i demoni dell’inferno».


A questo punto agli occhi di Don Bosco si presentò una scena ben dolorosa: vide giovani che raccoglievano pezzi di carne del serpente e ne mangiavano e restavano avvelenati.


«Io non sapevo darmi pace — racconta Don Bosco —‘ perché nonostante i miei avvisi, continuavano a mangiare. Io gridavo all’uno, gridavo all’altro; davo schiaffi a questo, pugni a quello, cercando di impedire che mangiassero, ma inutilmente. Io ero fuori di me stesso, allorché vidi tutt’intorno un gran numero di giovani distesi per terra in uno stato miserando».


Allora Don Bosco si rivolse alla Guida:
—- Ma non c’è un rimedio a tanto male?
— Sì che c’è.
— Quale sarebbe?
— Non c’è altro che l’incudine e il martello.
— Come? Debbo forse metterli sull’incudine e batterli col martello?
— Ecco — rispose la Guida — il martello significa la Confessione, l’incudine la Comunione: bisogna far uso di questi due mezzi.
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sabato 29 maggio 2010

663 - Memorie di un esorcista di G.Amorth (2)

Ero nell’ufficio parrocchiale quando sono entrate due donne: la prima la conoscevo bene, ma l’altra non l’avevo mai vista. Quella che conoscevo mi ha detto: “ Padre, questa donna ha bisogno di lei”. Mi sono rivolto alla nuova venuta e le ho chiesto per quale motivo si era rivolta a me. La fissavo in faccia; faceva strani segni con gli occhi e con le mani. Già mi era venuto in mente chi potesse essere e le ho detto: “signora, di chi ha paura? Qui non c’è il demonio, qui c’è Cristo Signore”. E le ho messo davanti agli occhi il Crocifisso che tengo sulla scrivania. A quel punto l’agitazione della donna si è fatta violenta, ma ero preparato al peggio e le ho gridato: “ma tu sei una maga! Che cosa vuoi da Dio?”. Dapprima è rimasta sorpresa, e poi mi ha detto : “voglio essere liberata dal demonio perché il mio uomo sta morendo”. Le ho risposto in tono perentorio: “di che cosa sta morendo il tuo uomo? Forse gli hai fatto una fattura o gli hai mandato una maledizione?”.


E lei tra le lacrime mi ha risposto che gli aveva gridato, con cattiveria: “ti pigliasse una cancrena!”. Quella maledizione era giunta a segno e il suo uomo stava in ospedale morente, in camera di rianimazione.


Con voce severa le ho detto: “io non sono un santo e non faccio miracoli; sono un esorcista che, con l’aiuto e nel nome di Dio, scaccio i demoni: Ma la vita al tuo uomo non posso restituirla”. A questo punto la donna ha fatto un balzo tale da salire in ginocchio sulla scrivania e ha allungato le braccia con l’intenzione di afferrarlo per il collo. Ero preparato a quella reazione del demonio e ho fatto in tempo a gridare: “satana, in nome di Dio, fermati!”. Ella, con gli occhi sbarrati e con la bocca spalancata, pur tenendo ancora le braccia tese verso il mio collo, è rimasta immobile: Dio mi aveva protetto. Allora ho gridato al demonio:”in nome di Dio, satana, ti ordino di non muoverti da questa posizione”. Sono andato in Chiesa, ho messo la teca sul petto. Quando sono tornato nell’ufficio parrocchiale la donna era ancora nella posizione in cui l’avevo lasciata. Le ho ordinato di scendere dalla scrivania, di non tentare di avvicinarsi a me più di quella distanza di quando stava seduta. Con l’Ostia consacrata ero più tranquillo e con voce risoluta le ho detto: “invece di piangere per il tuo uomo, dovresti piangere per le tante persone alle quali in vent’anni di carriera hai fatto del male”. Ella con voce cavernosa mi ha gridato: “se il mio uomo muore farò del male a tutta la città”. Io mi sono alzato di scatto, l’ho afferrata per le spalle e l’ho spinta fuori dall’ufficio e dalla chiesa gridandole: “con l’odio che hai nel cuore non sei degna di stare qui”. Allora la donna che l’accompagnava mi ha detto: “padre, lei tratta tutti con gentilezza e non manda via quelli che sono posseduti dal demonio. Come mai quella lì l’ha cacciata via in malo modo?”. Le ho risposto: “noi esorcisti possiamo aiutare a liberarsi dalla possessione demoniaca solo quelli che lo desiderano. Ma chi ha l’odio nel cuore non desidera essere liberato. E poi sta certa che entro un’ora la maga verrà di nuovo qui”. Infatti poco dopo ella è ritornata e le ho detto che se voleva che le facessi l’esorcismo doveva darmi la dimostrazione che voleva essere liberata, portandomi tutto quello che aveva di magico. Alle 15 ho riaperto la Chiesa e ho visto che le due donne stavano lì ad aspettarmi; avevano due grosse borse mi ha fatto rabbrividire: oltre ad attrezzi vari, come vassoi per bruciare l’incenso, c’erano candele rosse e nere, chiodi, spilli, limoni, fotografie da cui ritagliare il ritratto di una persona; e poi decine e decine di fatture già fatte. C’erano inoltre libri sulla magia, sulla stregoneria, sulle fatture, sulle messe nere, sulle orge sataniche e tante altre cose. Dopo aver cosparso il tutto per bene con l’acqua benedetta e dopo aver invocato Dio perché annullasse ogni maleficio, ho chiuso tutta quella roba in un armadio affinché nessuno la potesse trovare. Poi ho inviato la maga a tornare la sera con quattro uomini, quando la chiesa era chiusa. Sono arrivati puntuali. Mi ero reso conto che non era necessario consultare uno psichiatra, tanto era chiara la presenza demoniaca . Ho indossato i paramenti sacri e ho cominciato l’esorcismo. Ho subito comandato al demonio di non fare del male ad alcuno dei presenti, di non avvicinarsi a nessuno, di star lontano almeno mezzo metro da ognuno. Poi ho iniziato il rito. Ogni tanto la maga scattava in piedi, urlava, bestemmiava; io facevo finta di non sentirla. Ella allungava le mani intorno a sé, ma non toccava nessuno, tanto che il demonio ha urlato: “che avete messo qui davanti? Non riesco a passare!”. Il demonio interrompeva spesso la preghiera; diceva che loro erano in tredici, mentre io ero solo e non sarei mai riuscito a cacciarli via. Gli comandavo in nome di Dio di tacere; e a quest’ordine si infuriava, e una volta mi ha gridato: “ma che cosa hai messo fra te e me? Una lastra di cristallo?” Alla fine mi ha detto : “ma smettila! Lei non vuole essere liberata; altrimenti ti avrebbe portato tutto; invece nell’armadio della sua camera ha due borse di fattura già fatte e pronte per essere spedite”. A questo punto la donna ha affermato di essere stanca, di non poter resistere più. Ho colto l’occasione per troncare l’esorcismo dicendole: “con i demoni stanchi io non combatto. Proseguiremo domani, ma a condizione che tu domani mattina mi porti le due buste di fatture che, a quanto mi ha detto il demonio, tieni nascoste nell’armadio. Ti aspetto domani alle sette”. L’indomani alle sette precise era davanti alla porta della chiesa con le borse; e piangendo mi ha detto: “il mio uomo sta morendo. Lo hanno messo nel polmone d’acciaio”. Io le ho detto: “ora vai in ospedale a trovare il tuo uomo; ma a lui ci penserà Dio. Ritornerai questa sera alle 20, con gli uomini che ti hanno accompagnata ieri”. Alle 19 erano già tutti in chiesa. Ho chiuso le porte, ho indossato i paramenti e mi sono preparato per la lotta. La maga non faceva altro che ripetermi di fare presto, perché i dottori avevano dato al suo uomo un’ora di vita. Ho recitato poche preghiere, poi ho ripreso subito l’esorcismo imperativo. A un certo punto, urlando, la donna ha cominciato a vomitare; dalla bocca è uscito un grumo di terra marrone e saliva. Mentre lo aspergevo con acqua benedetta, contavo; questo è il primo demonio. Seguitavo a pregare, a dare ordini, e uno dopo l’altro sono usciti altri dodici demoni. Allora una voce cavernosa mi ha gridato: “io sono satana; non riuscirai a cacciarmi”. Ho guardato l’orologio e ho visto che mezzanotte era passata da una decina di minuti. Ho detto: “già siamo nella festa dell’Immacolata Concezione. Satana, in nome di Maria Santissima Immacolata ti ordino di uscire da questa donna e di andare dove Dio ti ha comandato di andare”. Ho ripetuto questo comando una decina di volte, fino a quando la rauca voce del demone si è fatta di nuovo sentire: “basta con quel nome, Non lo voglio più sentire!”. Ho risposto: “demonio, quel nome lo ripeterò per tutta la notte; se non vuoi sentirmi nominare il nome di Maria Santissima Immacolata, Madre di Gesù, esci da questa donna e vattene via”. Allora la maga ha ricominciato a vomitare, e dopo un urlo è caduta a terra svenuta. Era finalmente libera da tutti i demoni. Ci siamo messi a fare pulizia, mentre la maga dormiva. Usavo acqua benedetta, con molto alcool nel secchio; poi ho dato fuoco a un foglio e l’ho buttato sui residui vomitati con l’uscita dei tredici diavoli. Solo quando tutto era pulito ho ordinato alla maga, in nome di Dio, di alzarsi. Si è alzata molto lentamente, come se il demonio l’avesse fatta a pezzi. Le ho detto che quella mattina l’aspettavo in chiesa; si doveva confessare e comunicare. Così fu fatto. Dopo pochi giorni, mentre mi trovavo in una casa per una preghiera di liberazione, ha squillato il telefono. La padrona è andata a rispondere e poi è venuta di corsa a riferirmi: “quella signora (che era una maga) mi ha detto di riferirle che suo marito sta bene. I medici, il giorno dell’Immacolata, sono rimasti stupiti: credevano di trovare il paziente morto e invece l’hanno trovato che stava meglio e voleva mangiare. Poi l’hanno riportato in corsia; migliorava a vista d’occhio e mangiava regolarmente. Prima di Natale è tornato a casa guarito”.


Il giorno di Natale marito e moglie erano in chiesa. Poi sono venuti nell’ufficio parrocchiale a ringraziarmi, si sono confessati e hanno fatto la comunione.


Dio è grande!
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662 - Memorie di un esorcista di G.Amorth (1)

E’ questo il caso di un ragazzo che, nella prima infanzia, fu affidato in custodia alla nonna paterna a pare che questa l’abbia consegnato agli spiriti maligni. A cinque anni fece la Prima comunione e cominciò a frequentare la Chiesa parrocchiale come chierichetto e come ministrante di fiducia del parroco.

Proseguì così fino ai tredici - quattordici anni. Il lunedì di Pasqua il giovane ha la visione di una croce luminosa; una voce gli dice: "Soffrirai molto";. Da allora accusa fenomeni strani sul suo corpo: flagellazione, graffiature al costato, segni iconografici alle mani e ai piedi. Seguono apparizioni di Gesù e della Madonna.
La lacrimazione di un quadro del Sacro Cuore attira l’attenzione di molta gente che si assiepa intorno a lui.
Il fenomeno diventa di pubblico dominio, i giornali locali ne parlano, interviene perfino la curia Vescovile.
Si istituisce un regolare processo di indagine sui fatti straordinari; ma presto il tutto viene archiviato perché emergono – a quanto pare – segni di non attendibilità. Però i fenomeni di lacrimazioni sanguigne dei quadri continuano e il giovane resta al centro dell’attenzione di una cerchia di amici. L’anno successivo lo scenario dei fenomeni prende un’altra piega. Il ragazzo si incontra con uno pseudo carismatico, che fa preghiere su di lui. Il giovane ha delle levitazioni e la gente che va a trovarlo cade talvolta, durante le preghiere, in una forma di riposo nello spirito. Il giovane si allontana dalla frequenza ai Sacramenti; rompe ogni rapporto con lo pseudocarismatico.
Un giorno, non ricordo la data con esattezza, alcuni amici mi conducono il giovane per un discernimento sull’origine dei fenomeni straordinari, e per un consiglio sul comportamento da tenere. Il ragazzo appare sorridente, ingenuo, pulito, sereno, tranquillo. Mi narra i fenomeni di lacrimazione dei quadri e mi mostra il quadro del Sacro Cuore, che estrae dalla custodia e che lui espone alla vista della gente, quando si mette in preghiera. Il quadro presenta segni vistosi di lacrimazioni di sangue che è raggrumato nel vetro. Domando a degli amici il parere della curia Vescovile: mi rispondono che essa aveva delle riserve sull’origine soprannaturale dei fenomeni. Prego il giovane di non dare molta importanza a quei fatti, di non esporre il quadro, di non pregare in pubblico e di usare prudenza in attesa che il Signore manifesti la sua volontà al riguardo.
L’anno successivo entrano in scena il parroco e il viceparroco di una parrocchia vicina, ai quali il padre del giovane si era rivolto per chiedere aiuto, dato che il figlio stava male e il suo parroco non voleva interessarsi di lui. I due sacerdoti si prendono cura del giovane e fanno su di lui preghiere di liberazione, perché sembra disturbato dal demonio. Finché un bel giorno me lo conducono, convinti che abbia bisogno di esorcismi.

Ho fatto su di lui cinque esorcismi, dal dicembre di quell’anno.

Primo esorcismo. Sono presenti i due sacerdoti che accompagnano il ragazzo, insieme ad altre persone venute con loro. C’è anche un piccolo gruppo di carismatici. All’inizio del colloquio il viso del giovane è sereno; dopo pochi minuti, qualche rutto e segni di disagio. Mi dice che i fenomeni strani gli sono incominciati fin dalla prima infanzia, qualche anno prima della Prima Comunione (ricevuta quando aveva appena cinque anni). L’Ostia aveva quasi sempre sapore di “sangue marcio”. Durante la consacrazione, alla Messa, gli venivano parole di bestemmia e durante la Comunione aveva immagini impure. I fenomeni strani cominciarono all’età di tredici anni: levitazione, stigmate, segni iconografici sul corpo, statue che si spezzavano e grondavano sangue, stiramenti del corpo, paresi, visioni, petali e boccioli di rosa che gli fuoriuscivano dalla bocca. Procedo cautamente con un esorcismo esplorativo. Il giovane cade per terra, si rotola, scalcia violentemente, digrigna i denti, mi sputa addosso, tenta di aggredirmi, ha la voce rauca e gli occhi rossi, pieni di odio. Procedo nell’esorcismo con formule imperative. L’acqua benedetta lo brucia. A stento è tenuto a terra da quattro persone. Le reazioni diventano ancora più violente quando si nomina la Vergine di un santuario mariano locale. Dopo un quarto d’ora, subentra la quiete. In fase di ripresa, il paziente all’improvviso sferra un nuovo attacco, colpendo di sorpresa; viene domato con facilità. Ora riesce a pregare con l’esorcista, ma è molto stanco. Salutandolo si mostra contento, ma fa qualche rutto.


Secondo esorcismo. Sono presenti le stesse persone della prima volta, e si ripetono gli stessi fenomeni. Un calcio imprevisto mi colpisce una gamba.


Terzo esorcismo, nel febbraio dell’anno seguente. Il parroco che l’accompagna mi porta sei o sette quadri di varia grandezza che rappresentano il Sacro Cuore o la Madonna. Sono orribili sfigurati e pieni di sangue raggrumato, durante le lacrimazioni. Raccomando di rinchiuderli nelle custodie e di metterli da parte, lontano dalla vista dei curiosi. Durante l’esorcismo le reazioni sono meno violente delle volte precedenti, ma il paziente rimane molto pericoloso e occorrono uomini muscolosi per tenere l’energumeno. Fatto nuovo: parla in lingue diverse.


Quarto esorcismo, nel marzo dello stesso anno, alla presenza di una quindicina di sacerdoti, convenuti per il corso pastorale di demonologia. Il demonio si manifesta e dice : Le reazioni sono meno violente. La ripresa avviene dopo meno tempo. Il ragazzo non ricorda tutto quello che è successo; nota soltanto come se un anello lo legasse alla caviglia.


Quinto esorcismo, nel successivo mese di maggio. Sono presenti quasi tutti i sacerdoti e i pochi laici che frequentano il corso di demonologia. Le reazioni del ragazzo sono ancor meno violente. Ho un dialogo con il demonio che afferma che il ragazzo è suo fin dall’infanzia e non lo lascerà.


Ho chiesto al parroco che accompagna il giovane una breve relazione.
Eccola :
I fenomeni di questo periodo sono : oggetti che volano, distruzioni di mobili, graffiature di muri, acre odore di zolfo. Il giovane soffre di attrazione del corpo, come se fosse spinto da una forza invisibile. Gli amici devono trattenerlo con la forza sul letto. C’è una conflittualità di dialogo fra lui e una presenza invisibile. Egli dice : “No, non lo voglio, non lo farò mai; vattene satana”. Ho visto omaggi floreali: petali e boccioli di rosa escono dalla sua bocca; sul suo corpo compaiono segni iconografici, come il monogramma dell’Ostia(IHS) e il volto accennato di un uomo nella parte superiore del corpo …


La vita cristiana è sporadica e non mi persuade il suo comportamento … Ora dopo il primo incontro con l’esorcista e con le preghiere di liberazione, sembra che le reazioni si siano attutite.
Permangono disturbi notturni, brividi di freddo, sensazioni di qualche cosa di viscido che lo avvolge e gli dice:” Sei nostro”
.

Medaglia di San Benedetto