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martedì 15 ottobre 2019

3S 4 - Santa Teresa d’Avila

ti spieghiamo in 4 punti come la sua spiritualità è una risposta alla dissoluzione moderna


Vediamo sinteticamente come la spiritualità teresiana esprime con chiarezza l’essenza di questo periodo.
1.La comprensione del pericolo protestante. Teresa, a proposito della fondazione nel 1562 del suo primo monastero, San Giuseppe ad Avila, raccontò: “Verso quel tempo ebbi notizia dei danni che i Luterani facevano in Francia. Ne provai una gran pena e mi lamentai col Signore supplicandolo di porre rimedio a tanto male. (…). Vedendomi donna e impossibilitata a fare ciò che avrei voluto per la gloria di Dio, desiderai che avendo il Signore tanti nemici e così pochi amici, questi almeno gli fossero devoti.” Dunque, ella era perfettamente consapevole della necessità di porre argine, anche e soprattutto con la preghiera, a quello che si presentava chiaramente come il più grande pericolo per l’universalismo cattolico.
2.Spirito missionario e di conquista del mondo intero a Cristo. Al tempo di santa Teresa erano molti gli hidalgos che erano attratti dalle Indie. Gli stessi suoi fratelli lasciarono la Spagna per il Nuovo Mondo. Ebbene, nel 1566 Teresa s’incontrò con il padre Maldonado, un missionario d’America. Fu un incontro importantissimo. Decise di fondare un Carmelo maschile perché i religiosi potessero prepararsi per andare nelle missioni lontane. Si tratta di quello spirito cavalleresco che contraddistinse fortemente la sua spiritualità.
3.Amore per l’umanità di Cristo. Santa Teresa meditava frequentemente sull’umanità del Verbo incarnato. Era lì che giustamente scorgeva l’incommensurabile portata dell’amore di Dio. Anche in questo –profeticamente- scorgeva quello che sarebbe stato un grande pericolo che iniziava allora a diffondersi a causa delle teologie protestanti, ovvero una sorta di eccessiva spiritualizzazione del divino. Spiritualizzazione che poi –sappiamo- avrebbe determinato la completa lontananza di Dio dalle faccende umane con il deismo illuminista e il trionfo dello spirito rivoluzionario e laicista. In questo amore per l’umanità di Cristo si radicò anche la sua famosa devozione per San Giuseppe. Celebri sono queste sue parole: “Presi per mio avvocato e patrono il glorioso san Giuseppe e mi raccomandai a lui con fervore. Questo mio padre e protettore mi aiutò nelle necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi in cui era in gioco il mio onore e la salvezza della mia anima. Non mi ricordo finora d’averlo mai pregato di una grazia, senza averla subito ottenuta. Ciò hanno riconosciuto per esperienza varie altre persone, che dietro mio consiglio si sono raccomandate al suo patrocinio. Vorrei persuadere tutti ad essere devoti di questo glorioso santo, per la grande esperienza che ho dei favori ottenuti da san Giuseppe.” Fu proprio a san Giuseppe che Teresa dedicò la fondazione del suo primo monastero: San Giuseppe ad Avila.
4.Amore per la regalità infante di Cristo. Teresa, per il suo grande amore verso l’umanità di Cristo, sviluppò la devozione carmelitana a Gesù Bambino. Ogni qual volta fondava un monastero, voleva che una statuetta del Bambino Gesù venisse messa in venerazione e che avesse pose e abiti diversi. Erano tutti ninos bellissimi, ai quali l’affetto delle monache dava un soprannome.  Fino al XVI secolo la devozione a Gesù Bambino si indirizzava prevalentemente o addirittura esclusivamente al Gesù Bambino nella culla, al momento della Natività, cioè il Gesù Bambino della tenerezza, della debolezza e della “piccolezza”. A partire, invece, da questo secolo e grazie anche a santa Teresa d’Avila non c’è solo il Gesù Bambino che giace nella culla, ma anche il Gesù Bambino Re, con la corona sul capo e con il mondo nella mano. Dunque, non solo il Gesù Bambino nella sua naturale collocazione di infante (la culla), ma anche il Gesù Bambino che, in quanto Dio, è Re dell’universo intero. E’ la convinzione che la signoria di Cristo è anche quella della tenerezza e della delicatezza, tratti tipici dell’infanzia. Una risposta a ciò che stava sviluppandosi nella modernità, ovvero una concezione della politica sempre meno organica e più assolutistica.
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