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martedì 22 ottobre 2019

3S 10 - Rosari nei bunker e nei deserti

da Il Santo Rosario e i Santi di padre Stefano Maria Manelli
La recita del Rosario ha fatto risuonare di preghiera mariana gli ambienti più disparati e i luoghi più impensati. dalla Radio Vaticana, che ci fece udire più volte il Rosario recitato da Papa Pio XII, dalle prigioni, dai campi di concentramento, dagli ospedali… si può dire che forse non c’è luogo da cui non sia venuto fuori, almeno qualche volta, il Rosario.
Il beato Teofano Venard, martire del XIX secolo, perseguitato e messo in prigione, santificò la sua “gabbia” con l’umile corona del Rosario, che recitava con una tenerezza da commuovere chiunque lo osservasse. Lo stesso faceva san Gaspare del Bufalo, durante la prigionia con altri sacerdoti perseguitati.
San Massimiliano Maria Kolbe, offertosi a morire in sostituzione di un papà di famiglia nel campo di concentramento di Auschwitz, chiuso nel bunker della fame insieme a nove compagni, trasformò l’orrendo sotterraneo in una novella catacomba cristiana risonante della più sofferta preghiera a Maria. “Non sembra neanche più il bunker della fame, questo qui sotto. -annotava uno degli operai del bunker- Par di scendere in una cripta d’una Chiesa. Mai successo prima d’ora… Dalla cella dove erano sepolti quegli infelici si udivano ogni giorno le preghiere recitate ad alta voce, il Rosario e i canti religiosi, ai quali si associavano anche i condannati rinchiusi nelle celle vicine… Ogni volta che scendevo lì sotto, le ardenti preghiere e gli inni alla Santissima Vergine si diffondevano per tutto il sotterraneo. Era il padre Massimiliano Kolbe a cominciare, e tutti gli altri rispondevano…
Trasportiamoci ora nel deserto del Sahara, e vi troviamo Fratel Carlo de Foucauld, il piccolo fratello di Gesù. Scopriamo subito che egli volle come Patrona del suo romitorio di Beni-Abbès la Madonna del Rosario, e tra i suoi appunti spirituali possiamo leggere questo proposito: “Dire ogni giorno il santo Rosario intero e a voce alta con grande fedeltà e grande amore.” Non è commovente pensare a quelle Ave Maria recitate nel silenzio a voce alta e risuonanti di duna in duna?

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