Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

mi trovate anche su questo blog
---------------------------------------------------------------



martedì 11 gennaio 2011

847 - Vita di Gesù (paragrafi 6-8)

II - Erode il grande

§ 6. Gesù, morto per l'imputazione di essersi proclamato re dei Giudei, nacque sotto un re dei Giudei che non era per sangue né re né giudeo. Erode il Grande, di cui Gesù nacque suddito, non era giudeo di sangue: sua madre Kypros era araba, suo padre Antipatro era idu­meo, e nessuno dei due era di stirpe regia. Figlio di tali genitori, Erode è giustamente chiamato da un suo contemporaneo un privato qualunque e idumeo, cioe' semigiudeo (Antichità giud., xrv, 403). Quel poco di giudaico che Erode aveva non era più che una vernice esteriore, già applicata ai suoi antenati con la violenza; infatti la razza degli Idumei, insediata a sud della Giudea, era rimasta pagana fin verso il 110 av. Cr., allorché Giovanni Ircano la giudaizzò a forza obbligandola ad accettare la circoncisione: ma, pur incorporati ufficialmente alla nazione giudaica, gli Idumei erano considerati co­me bastardi dai Giudei genuini ed erano disprezzati come razza tur­bolenta e disordinata, sempre proclive a sommosse e lieta di scon­volgimenti (Guerra giud., iv, 231); del resto, anche il contegno te­nuto dagli Idumei verso i cittadini di Gerusalemme durante la guer­ra contro Roma (cfr. Guerra giud., TV, 224-352) fu di una crudeltà tale, che non poteva essere alimentata se non da un odio invete­rato. Lo stesso nome di Erode «discendente da eroi » mostra quanto poco lo spirito del giudaismo fosse penetrato nel padre, che metteva quel nome della mitologia greca al suo circon­ciso figlio. E il figlio, in realtà, avverò in piu' maniere l'auspicio espresso dal padre col nome. Erode fu veramente un eroe d'operosità e di tenacia, un eroe di suntuosità e di magnificenza, e soprattutto un eroe di crudeltà e di brutalità: ma tutti questi suoi eroismi affondavano le loro radici in una smisurata ambizione, in una vera fre­nesia di dominio, che fu il primo movente di tutte le azioni di Erode.

Nota: Quasi tutte le notizie di Erode ci pervengono da Flavio Giuseppe che, a sua volta, le attinge dagli scritti perduti di Nicola di Damasco, ministro di Erode. Secondo Antichità giud., xv, 174, Erode scrisse le proprie Memorie, ma è assai incerto che Flavio Giuseppe le abbia consultate direttamente.


§ 7. Venendo su dal nulla e ostacolato da difficoltà enormi, egli riu­scì a fabbricarsi un trono a Gerusalemme, basandolo anzi sui rotta­mi di un altro trono, quello che i Maccabei, gli eroi della religione e della nazionalità giudaica, avevano fabbricato per i loro discen­denti Asmonei; ma questo trono giudaico, già sconquassato dagli in­trighi dell'idumeo Antipatro, fu abbattuto definitivamente dall'astu­zia e dall'energia del figlio Erode. Se poi costui nella sua impresa riuscì a trionfare degli Asmonei, e del popolo giudaico, e di Cleo­patra, e di tanti altri ostacoli frappostigli dalla sua condizione e dalla fortuna, lo dovette al sostegno morale e materiale ricevuto da Roma. Di Roma Erode fu sempre partigiano, perché essa era la piu' forte anche in Oriente, e tra i rappresentanti di Roma egli fu sempre par­tigiano del piu' forte: la sua realistica politica non seguiva ideolo­gie astratte ma solo il tornaconto pratico, ch'era rappresentato dallo Stato più forte e dagli uomini più forti in quello Stato. Da principio egli parteggiò per Giulio Cesare, ma senza essere cesariano; tant'è vero che, ucciso il dittatore, parteggiò subito per l'uccisore di lui Cassio, ma senza essere repubblicano; da Cassio passò al nemico di lui Antonio, e sconfitto Antonio si buttò col riivale di lui Otta­viano; da Ottaviano però non si staccò più, perchè questi divenne l'onnipotente Augusto. cioè l'inconcusso rappresentante dell'onnipo­tente Roma. La politica romanofila di Erode e la ragione del suo trionfo è tutta qui: Roma equivale per lui al trono di Gerusalem­me, ed Erode sta sempre con Roma e col più forte dei Romani, per­ché gl'importa, non già Roma, ma il suo proprio trono. Re, almeno nominale, fu egli proclamato a Roma nell'autunno del 40 av. Cr., sotto i consoli Domizio Calvinio e Asinio Pollione, per volere di Antonio e di Ottaviano; il suo primo atto, dopo questa proclamazione, fu di salire in mezzo ad Antonio ed Ottaviano sul Campidoglio per offrire a Giove Capitolino il rituale sacrifizio di ringraziamento. L'atto svela la religiosità dell'idumeo re dei Giudei ed è quasi un adombramento della successiva politica religiosa del suo lungo regno. Egli dovette salire al tempio di Giove in Roma con gli stessi sentimenti con cui più tardi salirà al tempio di Jahvè in Gerusalemme, giacché per lui personalmente l'un Dio valeva l'altro: intimamente scettico, egli tutt'al piu' considerava la religio­ne come un fenomeno sociale di cui bisognava tener conto nel cam­po politico.

§ 8. E’ appunto da astuto politico egli non urto' quasi mai il sentimento religioso dei Giudei, anzi si procurò di fronte ad essi il grande merito di aver ricostruito totalmente il Tempio di Gerusalemme, rendendolo uno dei più famosi edifici dell'Impero romano (§ 46). Questa sua impresa fu però motivata sia del desiderio di sedare al­quanto l'irritazione che i suoi sudditi avevano contro di lui, sia da quella passione per le grandi e suntuose costruzioni ch'era allora comune ai personaggi più potenti dell'Impero: ma un vero sentimento di religiosità giudaica fu del tutto alieno dalla sua impresa, come appare anche dal fatto che, mentre la portava avanti, egli co­struiva templi pagani in onore della dea Roma e del divino Augu­sto a Samaria, a Cesarea, al Panion e altrove. Né mostrò maggior riguardo verso le persone più venerate dalla religiosità giudaica egli a suo arbitrio eleggeva i sommi sacerdoti e li faceva saltar via dal loro ufficio, come pure faceva saltar via la testa dalle spalle ad autorevoli Sinedristi, a Farisei e a dottori della Legge, quan­do quelle teste mostravano di pensare diversamente dal dispotico monarca. In questioni puramente religiose del giudaismo Erode non entrava né voleva entrare; ma le seguiva attentamente dal di fuori, sia per le ripercussioni che potevano avere nel campo politico, sia talvolta per un vago sentimento superstizioso, comune allora in tutto l'Impero e tanto più naturale in chi era stato educato ai margini del giudaismo. Cosi pure, per una accondiscendenza da scettico che ceda davanti ad esigenze sociali, non si rifiutava di seguire certe pre­scrizioni d'indole religiosa che non gli fossero troppo pesanti: ad esempio, nella ricostruzione del Tempio fece osservare puntualmente le complicate norme della Legge ebraica, ed egli stesso non si permise mai d'entrare nelle parti più interne dell'edificio, pur co­struito a sue spese, perché non era sacerdote e quindi non aveva il permesso d'entrarvi: inoltre, quasi tutte le monete da lui battute sono prive di raffigurazioni di esseri viventi in ossequio alla norma giudaica che le proibiva; giunse perfino a non acconsentire al matrimonio di sua sorella Salome con l'arabo Silleo, perchè costui rifiutò d'accettare per tale scopo la circoncisione. Ma queste ed altre piccole parvenze di religiosità giudaica erano sol­tanto effetto di accomodamenti pratici, non già di sentimenti inter­ni. La corte di Erode in Gerusalemme era in pratica una corte pa­gana, che per corruzione ed oscenità triviale superava di gran lunga molte altre corti orientali; il fasto poi di tale corte fu alimentato, fra altro, dai tesori della tomba di David in Gerusalemme, ove de penetrò segretamente di notte per dirigere in persona i lavori di rapina, si scarsa era la venerazione ch'egli sentiva per il veneratissimo fondatore del regno di Gerusalemme. Il popolo giudaico, ch'era in massima parte sotto l'influenza dei tradizionalisti Farisei, non poteva in nessun modo gradire un sovrano di tal genere, idumeo di razza e praticamente pagano; tanto più che la mano di lui era pesantissima in fatto di balzelli, con i quali do­vevano pagarsi la magnificenza delle sue scandalose costruzioni e il fasto della sua depravata corte. Erode sapeva benissimo che i sud­diti l'odiavano, e che puntualmente godevano quando qualche di­sgrazia di famiglia si rovesciava sulla corte; ma al mancato affetto dei sudditi egli suppliva con la coscienza della propria forza, e ad ogni manifestazione di rancore popolare rispondeva affilando sempre più la propria spada.
---------

Nessun commento:

Posta un commento

Comunque tu sia arrivato fino qui, un tuo commento è gradito, si può dissentire ma non aggredire, la costruzione è preferita alla distruzione..

Medaglia di San Benedetto