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domenica 9 gennaio 2011

845 - Vita di Gesù (paragrafi 3-5)

§ 3. La costa mediterranea, dalle falde meridionali del Libano fino al promontorio del monte Carmelo, ha un'ampiezza da 2 a 6 chi­lometri, a oriente dei quali sorgono le alture del retroterra. Questo tratto di costa, salvo Tiro al nord che anticamente era un'isola, non ha che due mediocri porti naturali sotto il Carmelo, cioè Akka (Tolemaide) e Haifa (Caifa), quest'ultimo recentemente ampliato dagl'Inglesi. La costa più in basso, dal Carmelo fin sotto Gaza, è uniforme e rettilinea con un'ampiezza che nella parte meridionale raggiunge anche i 20 chilometri; ricoperto dalle sabbie del Nilo, questo lido era per gli antichi un litus importuosum giacché non ha altri porti che quello assai scadente di Giaffa. Solo la tenacia e le ricchezze di Erode il Grande gli permisero di costruirvi l'eccel­lente porto di Cesarea marittima, ampiamente descritto da Flavio Giuseppe (Guerra giud., i, 408-415) e oggi ridotto a un grandioso ammasso di rovine. Il lido dal Carmelo a Giaffa era la pianura di Saron, celebrata dalla Bibbia per la sua amenità; il tratto da Giaffa in giù era propriamente la Filistea, o paese dei Pelishtim (Filistei), il cui nome si estese poi a tutta la Palestina. La Cisgiordania è divisa geologicamente in due parti dalla vallata di Esdrelon, che da sopra il Carmelo s'inoltra obliquamente verso il sud-est. Il territorio a settentrione di questa vallata è la Galilea, montagnosa a nord e un po' meno a sud; essa fu la patria di Gesù e la prima culla del cristianesimo, ma nella storia ebraica antica ebbe scarsa importanza perché la popolazione ebraica vi era piutto­sto rarefatta e troppo lontana dai centri importanti di vita nazionale che stavano a sud. Più in basso della vallata di Esdrelon si estendo­no prima la Samaria e poi la Giudea; ambedue collinose, declinano verso oriente in zone pianeggianti e deserte. Tutte e tre le regioni - Galilea, Samaria e Giudea sono descritte da Flavio Giuseppe (Guerra giud., ur, 35-58) secondo le condizioni in cui si trovavano appunto verso i tempi di Gesù.



§ 4. A quei tempi però, mentre la Giudea con la sua capitale Ge­rusalemme formava la vera roccaforte del giudaismo, la sovrastante Samaria rappresentava uno stridente contrasto etnicamente e reli­giosamente. I Samaritani, infatti, discendevano dai coloni asiatici importati in quella regione dagli Assiri sullo scorcio del secolo VIII av. Cr., e mescolatisi con i proletari israeliti lasciati ivi; la loro reli­gione, che dapprima era stata una sostanziale idolatria con una semplice coloritura di jahvismo, più tardi si purificò di grossolanità idolatriche e sullo scorcio del secolo IV av. Cr. ebbe anche un suo proprio tempio costruito sul monte Garizim. Naturalmente per i Samaritani il Garizim era il luogo del legittimo culto al Dio Jahvè, in contrapposto al tempio giudaico di Gerusalemme, e soltanto essi erano i genuini discendenti degli antichi patriarchi ebrei e i deposi­tari della loro fede religiosa. Di qui, ostilità continue e rabbiose fra Samaritani e Giudei, tanto più che la Samaria era un transito obbligatorio fra la sovrastante Galilea e la sottostante Giudea: le quali ostilità, mentre sono largamente attestate dagli antichi docu­menti, non sono ancora oggi cessate da parte dei miserabili avanzi di Samaritani dimoranti ai piedi del Garizim. La Transgiordania, generalmente collinosa e in antico ricca di bo­schi e ben irrigata, non fu occupata mai interamente dall'elemento ebraico. Prima dell'ellenismo vi erano numerosi insediamenti ara­maici, specialmente nella parte settentrionale; con la colonizzazione ellenistica vi si impiantò saldamente l'elemento greco, il quale ai tempi di Gesù era rappresentato specialmente dalla cosiddetta De­capoli. Era questo un gruppo di città ellenistiche o ellenizzate, forse colle­gate tra loro da una specie di confederazione, e di numero vario se­condo i tempi ma aggirantesi sul dieci: di qui il nome convenzionale del gruppo. Di queste città la sola Scitopoli (l'antica Bethshan, oggi Beisan) era situata di qua dal Giordano; tutte le altre erano in Transgiordania, e tra esse le più celebri erano Damasco a nord, Hippos sulla sponda orientale del lago di Tiberiade, Gadara, Gerasa, Pella, Filadelfia, ecc. Alcune di queste città erano state assoggettate dall'asmoneo Alessandro Janneo, ma Pompeo Magno verso il 63 av. Cr. le aveva nuovamente liberate. Ognuna di esse aveva attorno a sé un territorio autonomo più o meno grande, cosicché costituiva­no degli isolotti ellenistici su un territorio abitato in gran parte da Giudei e sottoposto a monarchi giudei.

§ 5. La Palestina è una regione subtropicale, e ha praticamente due sole stagioni: quella delle piogge o invernale, che va dal novembre all'aprile, e quella della siccità o estiva, che va dal maggio all'otto­bre. Le piogge estive sono rarissime; quelle invernali superano quasi dovunque la media di 600 millimetri. La temperatura varia a seconda dei luoghi. Nell'avvallamento del Giordano, chiuso e depresso, è sempre più elevata che nelle altre zone, e talvolta si avvicina anche ai 50 centigradi; lungo la costa mediterranea la media invernale è di 12 c., la primaverile di 18 c., l'estiva di 25 c., l'autunno di 22 c.; nelle regioni collinose dell'inter­no è alquanto più bassa. Gerusalemme, che è a circa 740 metri sul mare, ha una temperatura media di circa 16 c.; la media del gen­naio è di circa 10 c., e quella dell'agosto di circa 26 c., le temperature massime segnalatevi raggiungono raramente i 40 c., ma non di rado le minime scendono sotto zero. Nazareth, che è a circa 300 metri sul mare, ha una temperatura media annuale di circa 18 c.; la media del gennaio è di circa 11 c., e quella dell'agosto di circa 27 c.; le temperature massime segnalatevi superano spesso i 40 c., ma raramente scendono sotto zero. La neve è sempre rara e scarsa,, e cade per lo più nel gennaio; rare anche le notti di brina. Frequenti nella primavera e in autunno il vento caldo dell'est, lo sherqijje o scirocco, e quello del sud-est, il khamsin, o “simun”; grandemente dannosi all'agricoltura e anche alla sanità degli abitan­ti, questi venti erano stati raffigurati dagli Assiri come orridi mo­stri. Grandi differenze nel clima palestinese fra l'antichità e oggi, pare che non vi siano. L'abbandono dell'agricoltura e il sistematico di­boscamento infierirono a lungo sotto il dominio musulmano. Oggi rinasce l'antica ubertosità, ad esempio attorno a Cafarnao e a Tiberiade, lungo la sponda nord-ovest del lago, che è la regione de­scritta con tanta e giustificata ammirazione da Flavio Giuseppe (Guerra giud., itt, 516-521). Anche in altri luoghi, ove sono stati pro­mossi con mezzi razionali i lavori agricoli e di rimboschimento, riappare la fecondità dell'antica Terra Promessa, che fu già liricamente descritta come terra fluente di latte e di miele.
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