Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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sabato 16 luglio 2011

1020 - Commento al Vangelo di oggi 16/7/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (12,14-21)
In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Dal sospetto verso le opere di Gesù, i farisei erano passati all’odio, non riuscivano più a sopportare la presenza del Signore. La stessa idea della sua esistenza li faceva diventare assatanati, con gli occhi fuori dalle orbite oculari. Gesù denunciava pubblicamente i peccati dei farisei, mostrava le loro contraddizioni, svelava le loro subdole ipocrisie.
“Tennero consiglio contro Gesù per farlo morire”, è la soluzione delle canaglie.
Dopo quello che è stato rivelato ieri, non posso non citare gli sviluppi dell’assassinio di Melania Rea. Non è sbagliato riflettere su questo omicidio, aiuta a capire meglio l’importanza della vita di coppia, del legame forte e duraturo avvolto dalla Fede e dal cammino spirituale.
Se già la preghiera di un solo coniuge può salvare il matrimonio, la preghiera dei due coniugi lo santifica. Se non c’è la preghiera da nessun coniuge, il matrimonio è vulnerabile e tutto può succedere.
Ieri è stata depositata la perizia relativa all'autopsia effettuata sul corpo di Melania Rea. La Procura di Ascoli ha chiesto l’arresto del marito Parolisi, nelle prossime ore ci saranno ulteriori sviluppi. Trascrivo da un quotidiano: «Per il medico legale, l'assassino di Melania Rea ha tentato di “scannarla”. L'omicida avrebbe aggredito la donna da dietro cercando con un coltello di colpirla alla gola, ma il tentativo di fuga della donna l'ha costretto ad accanirsi su di lei quando Melania, caduta durante la fuga, era a terra, supina. Le coltellate l'hanno raggiunta al capo, al collo e al tronco».
Pubblicamente la coppia si mostrava felice e affiatata, tranne un’amica nessuno conosceva invece la loro crisi, causata dalle relazioni extraconiugali del marito. In casa c’era guerra, fuori casa mostravano pace. C’è un marito che ripete molte bugie ai magistrati, dopo tutte quelle ripetute alla moglie. C’era una moglie veramente innamorata del marito, pronta a perdonare e a voler ricominciare, sempre insieme al marito traditore.
Come questa coppia, molte coppie vivono con difficoltà, incomprensioni e scontri si susseguono, c’è chi cerca consolazioni altrove e il matrimonio naviga nelle tempeste. Difficilmente si arriva a commettere un omicidio, e chi lo compie, manifesta una completa incapacità di autocontrollo. Una immaturità disarmante.
Sia i peccati che annebbiano la mente, sia l’immaturità che restringe la comprensione di un delitto, favoriscono una reazione così folle, fino a voler scannare la povera donna. Chi tradisce il coniuge può arrivare al punto di odiare. E le reazioni sono scomposte.
Dove è assente Dio, è possibile compiere ogni misfatto, nella persona si unisce lo spirito umano già abbastanza nervoso allo spirito diabolico violento e depravato. Le azioni non sono più sotto il controllo della ragione, è sempre l’istinto a comandare. L’impulso può spingere ad agire anche contro le reali intenzioni della persona.
Agisce diversamente il seguace di Gesù, assorbe lo Spirito Divino per mezzo dei Sacramenti e giorno dopo giorno diventa sempre più mite, umile, buono. Come Gesù, “non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta”. La docilità riveste il suo essere, la pazienza è buona compagnia, l’amore lo dona abbondantemente.
Tutti siamo chiamati a ritrovare in noi la docilità, la bontà, la dolcezza.
Chi non le trova, vada a chiederle ogni giorno a Gesù che dimora nel Tabernacolo. Egli aspetta tutti.
Oggi è la festa liturgica della Madonna del Carmelo. Molti conoscono lo scapolare indicato dalla Beata Vergine, un privilegio di salvezza per chi lo indossa. Queste le parole che disse a San Simone Stock il 16 luglio 1251: “Chi morrà rivestito di questo abitino non soffrirà il fuoco eterno; questo è un segno di salute, di salvezza nei pericoli, di alleanza di pace e di patto eterno”.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito
Cercherò di individuare le diverse situazioni di difficoltà e di sofferenza nella mia vita, le unirò spiritualmente alle sofferenze di Gesù e le offrirò per la salvezza delle anime.


Pensiero
La gloria dei malvagi più s’innalza meno è stabile. (Sant’Antonio)
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venerdì 15 luglio 2011

1019 - Commento al Vangelo di oggi 15/7/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (12,1-8)
In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La fame aveva spinto i discepoli di Gesù a raccogliere delle spighe per mangiare i chicchi di grano, ma i farisei vedono questa “orribile” scena e gridano sdegnati. Il motivo era dato dal giorno di sabato, indicato anticamente come giorno di riposo.
Dio aveva detto che il sabato occorreva riposarsi, non aveva detto di morire di fame.
L’interpretazione letterale voluta dagli ebrei continua ad essere asfissiante per loro stessi, non sono liberi di leggere la Parola di Dio in modo diverso dal significato testuale. È vero che ogni interpretazione deve avere l’avallo di Dio, ma nel caso in questione era facilissimo trovare la spiegazione migliore sul momento di difficoltà dei discepoli di Gesù.
Non si trattava di affermare il contrario, quindi di non riposare il sabato, ma di capire che la vita fisica viene prima della Legge. E cogliere alcune spighe non comportava la trasgressione della Legge antica. In questa circostanza assistiamo all’osservanza esteriore della Legge da parte degli ebrei coinvolti nella discussione del Vangelo, manifestando al tempo stesso un disarmante vuoto interiore.
Bravissimi nell’accusare gli altri, indifferenti verso tutti i peccati abominevoli che commettono.
Anche oggi avvengono queste cose, Gesù lo aveva anticipato: “Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!” (Mt 23,24). Su questa frase ci sarebbe da scrivere un libro, iniziando a interrogarci sulla correttezza di quanti rimangono con il ditino alzato -come Enrichetto-, puntato sugli altri, mentre loro continuano a ingoiare cammelli.
Non si rendono conto della ridicolezza dei loro comportamenti, e rimangono nell’atteggiamento arrogante di sentenziare su tutti, senza provare -neanche per sbaglio-, a verificare i loro giganteschi scheletri collocati in svariati armadi.
Conosciamo bene molti nuovi farisei che divorano cammelli e giustificano i loro crimini.
Non intendo quelli che si macchiano di reati e che si vedono al telegiornale, mi riferiscono ai cristiani che dovranno dare conto a Dio di colpe molto gravi. Considerate tutte le persecuzioni contro Padre Pio, tutti i teologi che stracciavano non le cesti ma il Catechismo della Chiesa per reazione a Papa Giovanni Paolo II, tanti altri che vogliono condannare Medjugorje senza avere alcuna prova credibile. Senza trovare un solo errore in migliaia di messaggi della Madonna.
Nel Vangelo vediamo che i farisei si scandalizzano per una pia azione dei discepoli senza provare alcuna forma di amore, considerando che erano affamati. Per loro è valida la Legge, ma la devono osservare gli altri, essi continuano a calpestare il Comandamento di Dio: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.
Gesù spiega che occorre lasciare il giudizio e provare misericordia per gli altri, almeno come la vogliamo noi. Occorre fare del bene anche ai nemici, opera difficile senza la Grazia di Dio.
Non si può falsare la storia, chi ha sbagliato rimane sempre uno che ha agito con malizia, falsità, odio. Non siamo noi a giudicare gli altri, le loro opere parlano per essi. E se le loro opere le consideriamo criminose e disoneste, dobbiamo essere in grado di pregare per la conversione delle loro anime.
Noi condanniamo il peccato e non il peccatore, ma quando occorre indicare chi ha commesso quegli errori, non possiamo fare a meno di indicare il nome. Secondo la morale questo non è mai un giudizio, è una pura costatazione.
Occorre fare molta attenzione tra lo zelo buono e lo zelo esteriore.
Non si può assolutamente restare nell’atteggiamento di zelare la giustizia e rinnegare l’amore, la misericordia, il perdono.
Trovo gravissimo l’abuso della Legge per condannare e non per amore verso Dio.
Il Signore Gesù ha detto: “Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati”. “Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?”.
Solitamente chi agisce così, non ama la Madonna e non è in grado di umiliarsi.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito
Cercherò di individuare le diverse situazioni di difficoltà e di sofferenza nella mia vita, le unirò spiritualmente alle sofferenze di Gesù e le offrirò per la salvezza delle anime.


Pensiero
La gloria dei malvagi più s’innalza meno è stabile. (Sant’Antonio)
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1018 - Vita di Gesù (paragrafi 155 - 159)

XX - Giovanni


§ 155. I tre vangeli sinottici non contengono alcuna designazione diretta dei propri autori; al contrario nel IV vangelo, unico non sinottico, siffatta designazione è contenuta, sebbene in maniera velata, dicendosi alla fine dello scritto: Costui e' il discepolo che testimonia circa queste cose e scrisse queste cose (Giovanni, 21, 24); nella quale proposizione il pronome costui si riferisce a un discepolo che Gesù amava, e di cui si è trattato poco prima (21, 10). Questa dichiarazione conclusiva di tutto il libro, se non è una palese firma dell'autore, ne è come una velata sigla. Come interpretare que­sta sigla? Chi è l'anonimo discepolo che Gesu' amava? La stessa designazione affettiva ritorna altre volte (13, 23; 19, 26; 20, 2; 21, 7.20), ma solo da quando la biografia di Gesù volge alla conclusione entrando nel periodo più tragico e più patetico, cioè dall'ultima cena in poi (13, 23): prima di questo periodo, quella designazione affettiva non compare. Ma compare un discepolo di Gesù, egualmente innominato, che è tra i primi a seguire Gesù, e che passa a lui, dopo essere stato alla sequela di Giovanni il Battista, insieme con Andrea di Bethsaida, fratello di Simone Pietro (1, 35-44). Compare anche nel processo di Gesù un innominato discepolo il quale, essendo conosciuto dal sommo sacerdote, si serve di questa conoscenza per far entrare Simone Pietro nell'atrio del sommo sa­cerdote (18, 15-16). Ora, questo discepolo anonimo e il discepolo che Gesu' amava sono in realtà una sola e identica persona. Dai Sinottici, infatti, appren­diamo che i discepoli prediletti da Gesù erano gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni: dunque, ragionevolmente, fra questi tre deve stare il discepolo che Gesu' amava. Ma costui certamente non è Pietro, il quale più d'una volta è nettamente distinto dal nostro ricercato (13, 23-24; 18, 15; 20, 2; ecc.); ma neppure è Giacomo, per le seguenti ragioni. Il Giacomo in questione è Giacomo il Maggiore, che aveva per pa­dre Zebedeo e per madre Salome, ed era perciò fratello dell'apostolo Giovanni: essendo questi due fratelli nativi di Bethsaida, si com­prende facilmente che fossero amici degli altri due fratelli Andrea e Simone Pietro, ch'erano della stessa borgata (1, 35-44; cfr. Marco, 1, 16-20). Senonché questo Giacomo fu ucciso da Erode Agrippa I assai presto (Atti, 12, 2), nell'anno 44, quando nessuno dei nostri vangeli era scritto, tanto meno dunque il IV e ultimo, che è appunto attribuito al prediletto discepolo che ricerchiamo. Costui dunque deve essere l'altro fratello, cioè l'apostolo Giovanni, figlio di Ze­bedeo. Vari rilievi confermano questa conclusione. L'amicizia particolare che esisteva fra i compaesani Simone Pietro e Giovanni di Zebedeo, esisteva anche fra Simone Pietro e il discepolo che Gesu' amava (13, 24-26; 18, 15-16; 20, 2 segg.; 21,7. 20 segg.). Inoltre mentre Simone Pietro è nominato in questo vangelo ben una quarantina di volte, e spesso anche altri Apostoli, soltanto i fratelli Giacomo e Gio­vanni non vi sono giammai nominati, e solo una volta vi sono desi­gnati appellativamente come quelli di Zebedeo (21, 2); perché mai questa ignoranza, se specialmente Giovanni risulta dagli Atti come persona di somma autorità, e dallo stesso Paolo è ricordato subito dopo Pietro come una delle colonne della Chiesa (Galati, 2, 9)? E’ dunque un'ignoranza fittizia, dettata da modestia: è un riserbo si­mile a quello per cui Marco, “interprete” di Pietro, omette volen­tieri nel suo vangelo i fatti onorifici a Pietro (§ 134). Si vedrà in seguito se, ai caratteri dell'autore cosi svelato, corrispon­dano le qualità interne dello scritto. Adesso, invece, ascoltiamo che cosa l'antica tradizione dice di lui.


§ 156. Ai piedi della croce di Gesù, insieme con Maria madre di lui, stava Giovanni, e da quell’ora la prese il discepolo in (casa) sua (Giov., 19, 27). Dopo la Pentecoste, Giovanni appare a fianco a Pietro in Gerusalemme (Atti, 3, 1 segg.) e poi in Samaria (ivi, 8, 14). Recandosi Paolo nell'anno 49 a Gerusalemme, per partecipare al concilio apostolico, vi trova Giovanni (Gal., 2, 9; cfr. Atti, 15, i segg.). Dopo ciò il custode della madre di Gesù non compare più in Palestina; probabilmente ne era partito prima dell'anno 58, al­lorché tornando Paolo a Gerusalemme non si fa menzione di Giovanni (Atti, 21, 15 segg.). La successiva tradizione addita Giovanni in Asia Minore, ad Efeso, sul finire del secolo I Durante la perse­cuzione, mossa insieme contro Giudei e cristiani da Domiziano negli ultimi due anni del suo impero (anni 81-96), Giovanni fu relegato nell'isola di Patmos, ove scrisse l'Apocalisse. Morto Domiziano, tornò ad Efeso, ove visse durante l'impero di Nerva (anni 96-98) e una parte di quello di Traiano; morì vecchissimo, forse nell'anno settimo di Traiano, cioè nel 104, di morte naturale. La sua tomba era ve­nerata ad Efeso. Su questo fondo costante della tradizione si sovrapposero ben presto leggende e amplificazioni, favorite certo da quell'aura d'arcano pro­digio che doveva aver circonfuso, già nella sua longevità, colui ch'era stato il prediletto amico di Gesù e il suo spirituale biografo. Una traccia di siffatte leggende si ritrova in fondo allo stesso vangelo, ove sta scritto: Usci' pertanto tra i fratelli questa parola “Quel di­scepolo non muore”. Tuttavia Gesu' non gli disse “non muore”, bensi “Se io voglio ch'egli rimanga finché io vengo, che importa a te (Pietro)?” (21, 23). Dunque, fra gli ammiratori del vegliardo erano alcuni i quali credevano ch'egli, non tocco da morte, sarebbe rimasto unico superstite dei discepoli di Gesù fino alla nuova venuta gloriosa di lui: credenza pia ed affettuosa, ma che lo scrittore provvede a dissipare. Recentemente invece, si è fatto il tentativo inverso, essendosi ordita una regolare congiura per far morire Giovanni prima del tempo; alcuni studiosi, infatti, hanno supposto che egli sia stato ucciso nel 44 insieme con suo fratello Giacomo, o almeno in un anno imprecisato di poco posteriore. Questa sconcertante ipotesi, che merita appena d'esser presa in speciale considerazione, adduce come prove un passo evangelico interpretato arbitrariamente e un paio di testi incertissimi e tardivi, mentre a cuor leggiero respinge una con­gerie di testimonianze nettissime ed antiche; ma quei testi sono in realtà dei pretesti, mentre il vero motivo dell'ipotesi è di rendere impossibile l'attribuzione del IV vangelo a Giovanni l'apostolo.


§ 157. Ecco pertanto le più antiche attestazioni circa la presenza di Giovanni e il suo vangelo. Anche qui primo in ordine di tempo è Papia, sebbene la sua testimonianza questa volta sia più indiretta del solito e soltanto riassunta. La notizia che il vangelo fu pubblicato da Giovanni adhuc in corpore constituto, mentre smentisce, a morte avvenuta, la leggenda del­l'immortalità di Giovanni, vuole rilevare che lo scritto non fu pub­blicato postumo, come forse si potrebbe erroneamente concludere dalla sua finale. Verso l'anno 180 Ireneo, dopo aver parlato dei tre primi vangeli, soggiunse: Quindi Giovanni, il discepolo del Signore, quello che ri­posò pure sul petto di lui, anch'egli pubblicò il vangelo, dimorando in Efeso d'Asia; testo greco in Eusebio, Hist. eccl., v, 8, 4). Non vi può esser ragionevole dubbio che per Ireneo questo Giovanni, discepolo del Signore, sia l'apostolo che nell'ultima cena riposò sul petto di Gesu' (Giov., 13, 23); ma il valore singolare d'Ireneo come testimonio su tale questione è dato dalla circostanza che egli da giovanetto, in Asia Minore, era stato uditore di Policarpo di Smirne, morto quasi novantenne nel 155, il quale a sua volta era stato uditore di Giovanni: cosicché da Ireneo si risale a Giovanni per il solo intermediario di Policarpo.


§ 158. Ma qui è da accennare ad una celebre questione, suscitata da un passo di Papia e dal commento che vi aggiunge Eusebio nel riportare il passo: cioè, se Ireneo non abbia confuso l'apostolo Giovanni con un suo omonimo. Papia dunque, volendo a principio del suo scritto manifestare la provenienza dei suoi insegnamenti, cosi' si esprime: Se mai fosse venuto taluno ch'era stato al seguito dei presbiteri (o anziani) io interrogavo sui detti dei presbiteri, che cosa Andrea o che cosa Pietro disse, o che cosa Filippo, o che cosa Tommaso o Giacomo, o che cosa Giovanni o Matteo, o alcun altro dei discepoli del Signore, inoltre quelle cose che Aristione e il presbi­tero Giovanni, discepoli del Signore, dicono. Alla quale citazione di Papia (tradotta con fedeltà meticolosa) Eusebio fa seguire questo commento: Qui e' anche opportuno rilevare che egli due volte enu­mera il nome di Giovanni, il primo dei quali egli cataloga insieme con Pietro e Giacomo e Matteo e gli altri apostoli, mostrando aper­tamente (che e') l'evangelista: invece l'altro Giovanni egli colloca - facendo una distinzione nel ragionamento - tra gli altri fuor del nu­mero degli apostoli, mettendo avanti a lui Aristione e apertamente chiamandolo presbitero. Cosicché, pure da tali cose, e' dimostrata vera l'informazione di coloro che hanno detto esservi stati due omo­nimi in Asia ed esistere in Efeso due tombe, dette anche adesso am­bedue di Giovanni. E’anche necessario fare attenzione a queste cose, poiché se taluno non ammette che sia stato il primo, e' verosimile che sia stato il secondo, colui che ha contemplato l'Apocalisse che va in giro sotto il nome di Giovann; di qui Eusebio conclude che Ireneo, affermando che Papia è stato l'uditore di Giovanni e compagno di Policarpo, abbia scambiato Giovanni il Presbitero con Giovanni l'apostolo (ivi, 1-2). Infinite sono state le discussioni su questi testi, a cominciar da quella sull'esattezza della loro trasmissione. Prima di Eusebio, a quanto ci risulta, nessuno pensò all'esistenza di due Giovanni, salvo Dionisio d'Alessandria a mezzo il secolo III; il quale tuttavia attribuisce il vangelo all'apostolo e non al Presbitero (ivi, vii, 25, 7-16), come del resto fa pure Eusebio. Cedendo alla prima impressione che fanno le nude parole di Papia, verrebbe certo spontanea la distinzione di due Giovanni: ma questa prima impressione potrebbe anche esser fal­lace, per varie ragioni che sarebbe qui fuor di luogo ricordare. Ad ogni modo, anche se si preferisce distinguere due Giovanni, l'attri­buzione del vangelo a Giovanni l'apostolo non resta minimamente pregiudicata, come appare già dall'opinione di Dionisio e di Eusebio, il quale ultimo aveva sott'occhio l'intero scritto di Papia. Quand'anche si dimostrasse con certezza che Ireneo abbia confuso due Gio­vanni diversi, altrettanto non si potrebbe davvero dire di Policarpo ch'era stato in relazioni personali con Giovanni; come d'altra parte all'apostolo Giovanni, indipendentemente dall'esistenza di un altro Giovanni, è attribuito il vangelo dalle attestazioni di altre chiese d'Asia e d'Occidente, le quali - checché si sia congetturato recentemente - non sono in alcuna maniera sotto l'influenza di Ireneo.


§ 159. Non è sotto tale influenza la testimonianza di Policrate che, non solo era vescovo di Efeso e scriveva a nome di altri vescovi d'Asia, ma era egli stesso l'ottavo vescovo di sua famiglia, e perciò erede di antiche tradizioni. Egli dunque, scrivendo al papa Vittore in Roma (anni 189-199), ricorda Giovanni, quello che riposò sul pet­to del Signore, che fu sacerdote portante il “petalon”, e martire e maestro: costui s'addormentò in Efeso (in Eusebio, Hist. eccl., v, 24, 3). L'accenno al petalon è un'applicazione simbolica della veste li­turgica riservata nell'Antico Testamento al sommo sacerdote (cfr. Esodo, 28, 36; 39, 30); il resto è chiaro, anche il termine martire impiegato in senso largo, come già accennammo (§ 156, nota) e come è confermato dal seguente s'addormentò. Veramente si è asserito che anche Policrate abbia confuso i due Giovanni, ma l'asserzione non è stata in alcun modo provata. In Occidente, la tradizione della chiesa di Roma è rappresentata specialmente dal Frammento Muratoriano (§ 136), che sul IV van­gelo si diffonde più che sugli altri scritti. Eccone il passo relativo, corretto anche questa volta dagli errori più grossolani: Quantum evangeliorum Johannis ex discipulis. Cohortantibus condisci pulis et episcopis suis dixit: Conieiunate mihi hoc triduo, et quid cui que 'uerit revelatum, alterutrum nobis enarremus. Eadem nocte revela­tum Andrea' ex apostolis, ut reco gnoscentibus cunctis Johannis suo nomine cuncta describeret. Et ideo, licet varia singulis evangeliorum libris princi pia doceantur, nihil tamen diflert credentium fidei, cum uno ac principali Spiritu declarata sint in omnibus omn... Quid ergo mirum” si fohannes tam constanter singula etiam in epistulis suis pro fert, dicens in semetipsum “Qua' vidimus oculis nostris, et auribus audivimus, et manus nostra' palpaverunt, hac scripsimus vobis” (cfr. I Giov., 1, 1)? Sic enim non solum visorem se et audito­rem, sed et scriptorem omnium mirabilium Domini per ordinem profitetur. In questa testimonianza si ritrovano elementi certo leg­gendari - come il patto fra Giovanni e i discepoli, e l'apparizione ad Andrea - che fantasticano forse sui dati di Giov., 21, 24; ma vi si ritrova anche una chiara preoccupazione polemica, per cui questo tratto riguardante il IV vangelo si estende ad una straordinaria lun­ghezza (che noi abbiamo anche accorciata). Senza dubbio tale pole­mica era diretta contro i rimasugli della scuola del prete romano Caio, il quale, per opporsi ai Montanisti che si facevano forti so­prattuto del IV vangelo, l'aveva respinto; ai seguaci di Caio fu perciò dato l'appellativo di Alogi, cioè privi di “logos”, giacché il IV vangelo è appunto il vangelo del Logos divino, ma l'appellativo valeva anche in senso non teologico come privi di ragione, cioè del logos umano.
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giovedì 14 luglio 2011

1017 - Commento al Vangelo di oggi 14/7/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (11,28-30)
In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e Io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Molti hanno paura di fermarsi a riflettere per non scoprire i lati negativi. Preferiscono saltare di palo in frasca. Questo proverbio indica quella persona che parla, saltando da un argomento ad un altro, senza un nesso logico. Facendo anche molta confusione.
Molti chiacchierano sempre di tante cose inutili, tranne della loro vita interiore.
È l’agitazione a causare questo comportamento, fondamento è la mancanza di una solida formazione spirituale, il distacco dalla morale cristiana.
C’è da evidenziare che l’uomo è avvolto da un’oppressione schiacciante, la nascita già porta insieme questo pesante bagaglio. L’uomo soffre da subito, vive nella sofferenza perché incontra tante situazione negative, non riesce a controllare i propri moti interiori, non riesce a relazionarsi con i suoi simili.
Dio interviene immediatamente per liberare o guarire l’uomo da questi pesi: con il Battesimo, poi la Cresima, la Santa Comunione e la Confessione. Sono Sacramenti che ricolmano di straordinarie Grazie, sollevano l’uomo dalla condizione selvaggia e lo eleva verso il Cielo. Lo divinizza. L’uomo che corrisponde alla Grazia di Dio, frequentando i Sacramenti, viene trasfigurato dallo Spirito Santo, che è Dio e ha il ruolo di santificatore.
L’uomo che non intraprende il cammino cristiano, rimane vulnerabile e schiavo di se stesso.
La vera libertà è il raggiungimento della conoscenza di Dio, è necessario conoscere per scegliere e rimanere libero di rispondere o rifiutare. Chi rifiuta, avvertirà successivamente un vuoto interiore opprimente, sembrerà ad alcuni una malattia, ad altri una depressione.
Rimanere senza Dio è di una solitudine raccapricciante. È così brutta e alienata questa solitudine, che i più deboli sono costretti a ricorrere alle droghe, all’alcool, al sesso con tutti, alla vita scriteriata e senza vera gioia.
Chi è lontano da Gesù e vive nella sua solitudine pur immergendosi in mille illusori divertimenti, rimane perennemente assetato di Dio ma non sa dove incontrarlo. Ecco l’importanza dell’apostolato anche dei laici. Non sono sufficienti i Sacerdoti, occorre la collaborazione dei credenti per fare conoscere il Vangelo.
Ognuno di voi conosce persone lontane da Gesù e dai Sacramenti, cominciate a pregare, chiedete a Gesù di salvare le loro anime, poi cominciate a parlare con le persone senza vergogna della vostra Fede e della gioia che ci trasmette il Signore.
Il mondo cammina sulle sabbie mobili, la Parola di Gesù è una Pietra su cui edificare la vita.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito
Cercherò di individuare le diverse situazioni di difficoltà e di sofferenza nella mia vita, le unirò spiritualmente alle sofferenze di Gesù e le offrirò per la salvezza delle anime.


Pensiero
La gloria dei malvagi più s’innalza meno è stabile. (Sant’Antonio)
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mercoledì 13 luglio 2011

1016 - Commento al Vangelo di oggi 13/7/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-27)
In quel tempo, Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il rischio che corrono i dotti di questo mondo e i ricchi che pensano di poter fare a meno di Dio, è una certa presunzione che li eleva in certo qual modo dal volgo, dal popolo e dalla massa della gente. Gesù proprio ai sapienti e ai dotti lancia una chiusura delle rivelazioni da parte del Padre. Ne consegue che Dio, quindi le tre Persone Divine, non comunica con i sapienti e i dotti. Vediamo perché.
Solitamente la cultura gonfia la superbia, non riguarda tutti, anche San Paolo aveva notato questo: “La scienza gonfia, mentre la carità edifica. Se alcuno crede di sapere qualche cosa, non ha ancora imparato come bisogna sapere” (1 Cor 8,2).
Ognuno di noi è portatore sano fin dal concepimento della superbia e dell’orgoglio. Ho già scritto che la superbia spinge a cercare posizioni di privilegio migliori degli altri. È un atteggiamento di superiorità nei confronti degli altri, pur non avendo magari motivo di gonfiarsi.
La superbia della vita è una delle tre concupiscenze. Per concupiscenza si intende la spinta al male. La superbia della vita, è l’ostentazione di una sicurezza morale falsa e menzognera, la pretesa arrogante di stabilire ciò che è bene e ciò che è male, ignorando il Vangelo e considerando la morale con la valutazione assoluta della propria coscienza. La superbia offusca la mente, non può una persona discernere il bene dal male o compiere scelte con la Luce di Dio, perché la superbia fa entrare in un tunnel tenebroso.
Con orgoglio si intende il forte senso di autostima e fiducia nelle proprie capacità, si è miseramente convinti di avere compreso tutto dalla vita e capaci di stabilire ogni verità. Inoltre, l’orgoglioso è assolutamente incapace di ricevere umiliazioni. Il sinonimo di orgoglio, manifesta “un'alta opinione di sé”.
Abbiamo compreso cosa intende Gesù per chi possiede molta superbia, consideriamo il dotto.
Non è una regola generale, è però vero che molta cultura innalza l’asticella di una elevata considerazione di se stessi, anche senza alcuna intenzionalità. È una ovvia conseguenza: conosco di più e sono superiore agli altri. Questo avviene anche a livello inconscio, senza la partecipazione razionale della persona.
Chi più chi meno, i dotti hanno qualche problemuccio del genere.
La storia, il Vangelo, le apparizioni di Gesù e della Madonna, tutto ci dice che è proprio così, solo i piccoli, gli umili, possono intuire le cose di Dio. Perché Dio è semplice, in Lui non c’è alcuna forza di ragionamento come siamo costretti a fare noi, in Lui tutto è chiaro e presente.
A Lourdes, a Fatima, a Garabandal, a Medjugorje, la Madonna è sempre apparsa a bambini.
I dotti si pongono in una posizione opposta alla semplicità di Dio, anche senza volerlo si complicano la vita con ragionamenti astratti, cercano i cavilli dove non ci sono. I dotti si formano una cultura che in un certo modo li schiavizza a ragionare sempre, a sopprimere ogni pulsione del cuore, a non credere ciò che non percepiscono con i loro sensi. Soprattutto con gli occhi. Se non vedono non credono, e non cambiano idea. Solo la Grazia li smuove da queste posizioni rigide.
È necessario pregare sempre per la conversione dei dotti che non riescono ad essere umili.
Invece, Gesù si rivela ed ispira quelli che si abbandonano a Lui e non si insuperbiscono.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito
Cercherò di individuare le diverse situazioni di difficoltà e di sofferenza nella mia vita, le unirò spiritualmente alle sofferenze di Gesù e le offrirò per la salvezza delle anime.


Pensiero
La gloria dei malvagi più s’innalza meno è stabile. (Sant’Antonio)
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martedì 12 luglio 2011

1015 - Commento al Vangelo di oggi 12/7/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (11,20-24)
In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Gesù parla di Tiro e Sidone, antiche città famose per la loro empietà, cita anche Sodoma, città pienamente corrotta. Queste tre città sono ricordate nell’Antico Testamento per i loro sacrilegi, una elevatissima presenza di immoralità.
Allo stesso modo, Gesù indica tre città visitate da Lui, che superano addirittura le immoralità delle antiche città. Un accostamento tremendo per gli abitanti di Cafarnao, Betsaida e Còrazin.
Queste tre città avevano potuto vedere i miracoli di Gesù, ascoltare i suoi insegnamenti, eppure, hanno voltato lo sguardo da un’altra parte, ignorando la visita di Dio e il messaggio di salvezza eterna. La condanna di Gesù è inevitabile, annuncia che Sodoma sarà trattata meno duramente nel Giudizio.
Le tre città dell’Antico Testamento indicano quelle persone che vivono empiamente, bestemmiando Dio con parole o con le opere. Non fanno caso ai comportamenti immorali e il peccato non lo conoscono, non ci fanno più caso se sono cristiani.
Invece, le tre città visitate da Gesù e rimaste indifferenti ai suoi numerosi miracoli, indicano i cattolici superficiali. Cercano Gesù se ne hanno bisogno, Lo ignorano quando tutto va bene. Sono un po’ virtuosi nell’umiliazione, poi estranei per sempre.
È vicino a Gesù chi si considera cristiano o chi accoglie e vive la sua Parola?
Gesù è venuto a visitarci miliardi di volte, non smette mai di bussare alla porta del nostro cuore, non ha mai smesso di donarci aiuti e liberazioni, salvezza nei pericoli gravi, ma noi non Lo abbiamo considerato. Quale valutazione può farsi Gesù di noi?
Egli ci dona ancora la possibilità di ricominciare un cammino autentico, una vita cristiana fondata sulla sua Parola, un’esistenza gioiosa e felice. Gesù ci parla anche attraverso gli eventi che ci riguardano, ma è fondamentale fare attenzione. La distrazione allontana dalla vita spirituale.
Incontriamo Gesù ogni giorno in tutte le persone. Dobbiamo amare e fare del bene.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito
Cercherò di individuare le diverse situazioni di difficoltà e di sofferenza nella mia vita, le unirò spiritualmente alle sofferenze di Gesù e le offrirò per la salvezza delle anime.


Pensiero
La gloria dei malvagi più s’innalza meno è stabile. (Sant’Antonio)
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lunedì 11 luglio 2011

1014 - Commento al Vangelo di oggi 11/7/2011

+ Dal Vangelo secondo Matteo (19,27-29)
In quel tempo, Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Ieri mattina Rai1 ha trasmesso la Santa Messa da San Godenzo (Firenze), l’ho visto appena per caso e mi sono fermato cinque minuti ad ascoltare il canto del Gloria. Otto persone normali, non una corale della Cappella Sistina, ma otto persone che interpretavano meravigliosamente un canto sacro. Intonate, armonizzate, voci che emanavano raggi celestiali, un’atmosfera di alta spiritualità.
Il canto del Gloria gregoriano con le immagini dell’interno bellissimo della Chiesa di San Godenzo, mi riportavano indietro nel tempo, quando vivevo in convento vicino Assisi e visitavo Chiese antiche e bellissime. Al contrario delle nuove Chiese moderne, indecifrabili e non riconoscibili come cattoliche. Addirittura in alcune Chiese sono evidenziati simboli massonici. La spiegazione è una sola. Ma di questo tratterò prossimamente.
Un altro argomento che invece trovo scandaloso, è stato l’annuncio ufficiale di ieri del tabloid (giornale) inglese News of the World che è stato chiuso. Forse con l’Italia non ha alcuna relazione, ma voglio evidenziare alcune cose sul senso di legalità, giustizia e verità, che la magistratura inglese ha saputo compiere.
Il magnate australiano Murdoch era il proprietario del tabloid inglese, stampava 3 milioni di copie settimanali, esisteva da 168 anni. Un giornale di successo, non c’è dubbio. Il problema grosso è che molte notizie se le procurava intercettando i telefoni dei cittadini, senza alcuna autorizzazione. Attraverso agenzie investigative hanno intercettato i reali inglesi, politici, calciatori, persone famose, ecc., tutto per pubblicare notizie scandalose ed avere successo nelle vendite. Un fatto assolutamente scandaloso.
“Il fine giustifica i mezzi”, scrisse Machiavelli ne Il Principe. Noi sappiamo bene che è una visione assolutamente sbagliata, non si può raggiungere il bene utilizzando il male. Il bene si consegue solo attraverso il bene.
La polizia inglese ha arrestato una decina di giornalisti per avere intercettato centinaia di cittadini, in Italia invece le intercettazioni sono un valore acquisito da certa stampa seguace di Marx, Gramsci e Togliatti. Per loro gli avversari politici sono nemici da distruggere in qualsiasi modo, soprattutto inventando scandali e ripetendo articoli in cui si attaccano i loro nemici per distruggerne la buona reputazione e la dignità.
Chiaramente, un cristiano non può assolutamente accettare questa strategia vendicativa, è impensabile ledere l’onore degli avversari politici, anche a costo di perdere le elezioni. Per il fondatore del comunismo in Italia, Gramsci, invece, bisogna diffamare, infangare, descrivere come immorale e ladro ogni nemico. Anche inventando tutte le accuse.
Le intercettazioni in Italia hanno questo scopo, distruggere i nemici, ma anche fare cadere governi come avvenne nel 2006 con Prodi e il centrosinistra. Le intercettazioni non vanno abolite, sono sempre molto utili per trovare prove contro camorristi e mafiosi, per reati gravi, per tutto ciò che riguarda la pericolosità sociale.
Mi viene da ridere quando leggo sui quotidiani che personaggi famosi vogliono che ci sia libertà di intercettazione. E se intercettassero i loro “intelligenti” dialoghi e poi pubblicati su tutti i quotidiani. Sarebbero ancora desiderosi della libertà delle intercettazioni? Quando qualcosa non ti colpisce la difendi, non appena ti fa male allora gridi e offendi. Fanno tutti così.
Non è corretto per nessuno ricevere questi disonori, non è ammissibile che dialoghi privati vengano spiattellati pubblicamente.
È successo a politici di destra e di sinistra, a imprenditori assolutamente estranei a reati, a persone sposate che si sono trovate abbandonate dai coniugi.
Questa è la differenza tra l’Inghilterra e l’Italia. Lì i giornalisti che sbagliano vengono arrestati, in Italia vengono premiati. E se non hanno le intercettazioni, sanno dove trovarle, oppure, si fanno già sapendo a chi darle per le pubblicazioni.
Ed è facile gioire per gli scandali che colpiscono gli altri, ma pensate se un giorno qualcosa di simile capitasse anche a voi o alla vostra famiglia? Ciò che è male si deve eliminare, non deve colpire nessuno, neanche quelli che non amate. Al contrario, pregate per i vostri nemici e fate del bene a chi vi ha fatto del male.
Ieri il tabloid inglese ha pubblicato l’ultimo numero con in prima pagina la scritta: “Scusateci”. All’interno il direttore nell’editoriale ha precisato: “Abbiamo perso la strada dopo aver fatto la storia”. Ma non ha scritto quante persone innocenti hanno distrutto i suoi giornalisti con decine di migliaia di intercettazioni inspiegabili e illegali.
In Italia vogliamo la legalità in tutti i settori della vita politica, sociale, economica. Gli italiani sono stanchi di tutti i politici attuali, di destra e di sinistra, che pensano esclusivamente alle proprie tasche. Il bene comune è stato sepolto da molto tempo.
Oggi è la festa di San Benedetto da Norcia, Patrono degli esorcisti e potente intercessore nelle liberazioni da oppressioni e possessioni diaboliche. Sono sicuro che nelle case di cura per persone malate di mente, si trovano persone con una forte possessione diabolica. Quando satana agisce in una persona, ci sono manifestazioni spaventose. Un posseduto può sembrare un pazzo. Ricordo che una volta un esorcista andò in un manicomio e durante l’esorcismo fatto a tutti, alcuni cominciarono a gridare e a compiere atti impossibili a un essere umano. Erano posseduti.
Allo stesso modo, San Benedetto dovrebbe pregare e ottenere da Gesù l’effetto di un esorcismo sui senatori e deputati italiani mentre si trovano nelle due Assemblee del Senato e della Camera. Credo proprio che solo un potentissimo esorcismo su ogni singolo politico, possa liberarli da pensieri e comportamenti da prima Repubblica, quando la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista si dividevano tutto.
Chiediamo anche per noi un forte intervento di San Benedetto, veramente potente contro i diavoli.
Il Vangelo di oggi ci indica che seguire Gesù è una ricchezza, tale da non avere pari nel mondo. Gesù può dare tutto ciò che la ricchezza materiale non può assolutamente concedere.
Anche a noi Gesù dona cento volte tanto in questa vita e la gloria eterna. La condizione è di lasciare anche i familiari, non tanto fisicamente per voi che vivere nel mondo, lasciarli dal primo posto perché deve restare Gesù al centro dei nostri interessi. Poi vengono i familiari.
Nel Cuore di Gesù amiamo familiari, amici e nemici.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito
Cercherò di individuare le diverse situazioni di difficoltà e di sofferenza nella mia vita, le unirò spiritualmente alle sofferenze di Gesù e le offrirò per la salvezza delle anime.

Pensiero
La gloria dei malvagi più s’innalza meno è stabile. (Sant’Antonio)
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domenica 10 luglio 2011

1013 - Commento al Vangelo di oggi 10/7/2010 XV domenica t.o.

+ Dal Vangelo secondo Matteo (13,1-23)
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Questa domenica la Parola ci può confondere, siamo invitati a distinguere i luoghi diversi in cui cade il seme che il seminatore sparge a volo. Come leggiamo, una buona parte del seme cade anche sulla strada o sui sassi o addirittura sulle spine. La parte che cade sul terreno buono sicuramente germoglierà, darà frutti per la gioia del contadino.
Prima della semina c’è la preparazione del terreno, occorre pulirlo dalle erbacce e rimuoverlo con i mezzi agricoli adatti, come motozappa e tiller. Ma non tutti preparano bene il terreno, molti vi lasciano erbacce, sassi e rovi. Inevitabilmente il seme cadrà anche sopra di essi.
Come ci ha indicato il Vangelo, una parte cade sulla strada, e subito i passeri si avventano e mangiano tutto quello che trovano. Anche i passanti distruggono il seme caduto sulla strada. Gesù paragona la strada a coloro che non comprendono la sua Parola e si lasciano vincere dal diavolo. La strada è dura, simile alle anime dissipate, distratte dalle cose del mondo, che ascoltano la Parola ed ignorano il Signore. Anime incapaci di raccoglimento perché sempre intenti a seguire pensieri inutili.
Anche il terreno sassoso è inadatto per accogliere il seme, in quanto appena coperto con poca terra e non c’è alcuna profondità. Il seme viene bruciato dal sole perché non mette radici. In questo terreno non c’è molta terra, indica le anime superficiali, incostanti, senza alcun desiderio di perseverare. Sono anime che cercano la Grazia di Dio, ricorrono anche ai Sacramenti, ma alle prime difficoltà abbandonano tutto. Rifiutano di lottare contro le avversità, anche contro i propri istinti o debolezze. Queste anime devono chiedere a Gesù maggiore perseveranza e la forza di reagire con la Grazia sacramentale alle avversità che incontrano.
Una parte poi cade sui rovi, crescendo le spine arrivano a soffocare i semi. Le spine le hanno quelle persone che ascoltano la Parola ma le preoccupazioni per le cose del mondo e l’inganno della ricchezza, soffocano ogni buon desiderio di vera conversione. Le spine indicano l’attaccamento alle ricchezze, una preoccupazione esagerata per la ricerca del benessere. Questo impedisce l’unione con Dio, restano solamente le spine delle preoccupazioni. Avere il cuore attaccato ai beni terreni come se fossero beni assoluti, trasforma questi beni in idoli. Si cade nel peccato di idolatria, ed è impossibile piacere a Gesù.
Finalmente una parte cade nella terra buona, indica la persona che ascolta la Parola di Gesù, la comprende e la vive. Bisogna lavorare molto per utilizzare la terra fertile, buona, ripulita da erbacce e spine. Per non fare cadere il seme sulla strada o sui rovi, dobbiamo guardare a noi stessi, preoccuparci della nostra vita spirituale e non dei fatti degli altri. Gesù dimora nelle anime che Lo accolgono dopo avere ripulito e liberato tutto ciò che si oppone alla sua santità.
Avere il cuore puro e libero da preoccupazioni del mondo, è l’accoglienza migliore da offrire a Gesù. Se invece si lasciano crescere le spine delle passioni mondane o si conduce una vita viziosa, il seme della Grazia Divina non ci raggiungerà mai.
Gesù non guarda più i peccati passati se confessati, ci ama così come siamo e ci chiede uno sforzo giornaliero per assomigliare interiormente a Lui.
Il lavoro per preparare il terreno non ci manca, è la condizione per accogliere la Grazia, dobbiamo sforzarci ogni giorno nell’eliminare ciò che si oppone a Dio per ricevere abbondanza di Grazia. Gesù và nelle anime per quanto spazio libero vi trova.
Ognuno di noi deve diventare buon terreno per accogliere i semi della Grazia di Dio, i doni dello Spirito Santo. Con sincerità dobbiamo chiederci se stiamo corrispondendo alle Grazie che ci ha donato Gesù. Non accontentiamoci delle piccole preghiere, perché senza le buone opere valgono poco. Possiamo fare di più ogni giorno, iniziamo a controllare i pensieri e le parole, le scelte, i vizi e le virtù. Questa vigilanza ci farà migliorare.
Ognuno di noi può senz’altro diventare terreno buono, e produrre abbondanti frutti.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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sabato 9 luglio 2011

1012 - Commento al Vangelo di oggi 9/7/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (10,24-33)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia! Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Giovedì scorso il Vangelo spiegava il valore della missione degli Apostoli, mentre venerdì ne tratteggiava le difficoltà a causa delle persecuzioni e dei nemici che agiscono subdolamente, oggi Gesù ci spiega nel Vangelo che i suoi discepoli devono mostrare un coraggio non umano e di non avere paura. Non solo perché valiamo più dei passeri… Siamo protetti dal Signore Gesù.
Come ci viene detto nella Cresima, diventiamo soldati di Cristo, cristiani e soldati chiamati a difendere e a diffondere il Vangelo storico. Ogni discepolo di Gesù si deve rivestire della corazza spirituale per sapere reagire con amore nelle prove e nelle persecuzioni. È un’armatura che si crea attraverso la Grazia sacramentale, i Sacramenti portatori dello Spirito Santo.
Un cristiano non può restare anonimo per paura o per averne dei vantaggi. La codardia o pusillanimità alberga in tutti i cuori ambigui, quelli che vogliono stare con un piede in due scarpe, per mantenere vantaggi o amicizie senza scoprire la propria Fede cattolica.
Quelli che ascoltano diffamazioni gravissime contro la Chiesa e non aprono bocca per paura di ricevere accuse e ritorsioni.
Gesù non ci vuole così impauriti, con questo atteggiamento mostriamo di non credere in Lui, di non conoscerlo e non volerlo imitare. E gli altri sospettando magari che siamo credenti ci attaccano con più malizia. Invece occorre mostrare apertamente che crediamo in Gesù Cristo e gli altri ci rispetteranno, prima o poi, ma arriveranno a comprendere la nostra scelta. Ci apprezzeranno per il nostro coraggio e la solidità dei valori morali che invece essi disprezzano.
Non ci diranno mai parole di condivisione, ma ci temono, intuiscono che abbiamo qualcosa in più.
La paura di mostrarsi cristiani è la manifestazione del vuoto interiore. Chi ha lo Spirito di Dio, raggiunge una certa prudenza e comprende quando è utile parlare delle cose sante, riesce a gestire l’opportunità del dialogo trovando i momenti migliori. Ma non ha paura di nulla.
Il nostro modello è Gesù, Egli ha attraversato prove e persecuzioni molto difficili. Ma ha vinto, la Croce è il suo trofeo perché l’ha scelta Lui, nessuno poteva imporgliela.
Gesù con il suo coraggio ha vinto l’odio, l’invidia, la cattiveria. Anche noi dobbiamo riuscirci.
Ha vinto non solo perché Dio, Egli ha affrontato gli uomini con la mitezza e la forza della sua Parola invincibile. Non ha alzato la voce o minacciato reazioni, ha predicato “sui tetti”, ha parlato senza alcun timore davanti a tutti, ha insegnato il suo Vangelo sapendo bene di annullare la fede ebraica. Il coraggio di Gesù bisogna saperlo meditare lungamente… e nessuno ci farà più paura.
Non si tratta di agire scriteriatamente e di parlare avventatamente, magari quando non è opportuno, o di sfidare altri sulla difesa della nostra dottrina. Non possiamo decidere noi cosa fare, è lo Spirito Santo a spingerci e a parlare con moderazione. L’agitazione e l’insistenza di volere ragione, non vengono da Dio.
Noi dobbiamo esporre la sana dottrina, fare esempi, citare il Vangelo e rispettare le opinioni degli altri. Dobbiamo rimarcare con forza che se affermano tesi diverse dal Vangelo, sono fuori strada, lontani dalla Verità, non conoscono Gesù il Salvatore del mondo. Ma successivamente, nelle nostre preghiere, ci ricorderemo senz’altro di quelle persone.
“Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”.
Non si riconosce Gesù pubblicamente, quando per paura o per timore si tace la propria Fede.
Chi rinnega Gesù con il silenzio o la mancata difesa, si distacca dal Cuore di Dio.
È vero che in molte parrocchie non si predica più la sana dottrina e che si ignora quasi sempre la Persona di Gesù, infatti, non si vedono frutti di santità. “Dai frutti si conosce l’albero”. Dal linguaggio, dalle opere, dalle scelte di vita, dalla preghiera…
Nostro compito è di mostrare la Fede e di testimoniarla con la vita integerrima.
Vogliamo diventare cristiani autentici (credibili, puri, veritieri).
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito
Troverò la maniera di compiere un gesto generoso di servizio per qualcuno che mi è vicino, senza farlo notare.


Pensiero
Il giusto non è spezzato dall’avversità, né gonfiato dalla prosperità. (Sant’Antonio)
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venerdì 8 luglio 2011

1011 - Commento al Vangelo di oggi 8/7/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (10,16-23)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Dopo avere indicato la missione ai suoi Apostoli e successivamente ai Sacerdoti, Gesù avvisa tutti che non sarà assolutamente una missione semplice, come minimo i nemici diffameranno violentemente tutti quei Sacerdoti fedeli esecutori dei comandi del Signore.
Gesù non promette gloria in questa vita, promette santità e vita eterna.
Lo stesso disse la Madonna a Bernardette nella terza apparizione a Lourdes, giovedì 18 febbraio 1858, quando si rivolse alla fanciulla per la prima volta: “Non ti prometto di renderti felice in questo mondo ma nell'altro. Vuoi farmi il favore di venire qui per quindici giorni?”.
Sappiamo che la vita della Santa fu un percorso di croci e avvilimenti.
Gesù ha avvisato tutti i cristiani, le sue parole valgono per tutti: “Io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”. La persecuzione colpisce tutti i veri seguaci di Gesù, i falsi devoti e altri che hanno perduto la Fede, non vengono mai perseguitati dai nemici di Dio, dai seguaci di satana. E per loro è una disgrazia.
Lo ha detto anche Gesù a Santa Faustina: “Sappi che siccome non sei di questo mondo, il mondo ti odia. Ha perseguitato prima Me. Questa persecuzione è il segno che segui fedelmente le Mie orme”.
Si chiama persecuzione santa, nel senso che viene posta per odio e per invidia della santità di una persona. I persecutori chiaramente sono persone senza valori e molto lontani da Dio, lontani con il cuore, perché possono anche frequentare la Chiesa ogni giorno.
Non tutte le persecuzioni sono fatte per odio a Dio e alla persona che si invidia, possono anche trovarsi altre motivazioni, familiari o di interesse economico/sociale.
Ma le persecuzioni portate avanti da quanti si sentono agitati nel loro interno da una forza sovrumana e irresistibile, sono molto dolorose. Solo la preghiera può dare la forza di resistere serenamente alle cattiverie che con molta facilità disseminano per infangare ed emarginare.
Queste persone irrequiete, tormentate, instabili, non hanno assolutamente pace nel cuore, la loro mente è sconvolta da pensieri ossessivi di realizzare la distruzione sociale dei nemici. Forse le altre persone non sono neanche a conoscenza di avere nemici…
Ma i nemici agiscono nelle tenebre e subdolamente, insinuando l’impossibile, macchiando con falsità gigantesche il buon nome degli altri.
Le persone perseguitate prima o poi arriveranno a conoscere queste tragedie, e reagiranno secondo la spiritualità che si ritrovano. Chi ha poca Fede si abbatte, chi ne ha molta fa finta di nulla e prega per i suoi persecutori.
Voglio condurvi dove ci aspetta Gesù, in questo gradino di accettazione serena, di reazione piena di amore e perdono verso i cattivi. Di amore pregando per la loro sincera conversione e desiderando tutto il bene possibile; di perdono, sforzandovi di dimenticare le loro malvagità, di arrivare a perdonarli nel vostro cuore, non necessariamente si devono incontrare. Ma se li incontrate, siate disponibili a dare un semplice saluto.
Santa Teresa d’Avila la prima volta che sentì che diverse persone la diffamavano in città, le sembrò di non potercela fare per la paura e vergogna, ma cominciò a pregare umilmente e superò la prova. In seguito, le diaboliche persecuzioni che riceveva, neanche le considerava, pregava solamente per gli altri.
“Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia”.
È dolce ricevere umiliazioni, persecuzioni, per amore di Gesù. Questo è il modo migliore per somigliare a Lui, solo così si comprende il peso della propria croce, si diventa umili e veramente bisognosi della protezione della Madonna.
Ricevere persecuzioni ma essere intimo confidente di Gesù… ci può stare…
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito
Troverò la maniera di compiere un gesto generoso di servizio per qualcuno che mi è vicino, senza farlo notare.


Pensiero
Il giusto non è spezzato dall’avversità, né gonfiato dalla prosperità. (Sant’Antonio)
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giovedì 7 luglio 2011

1010 - Commento al Vangelo di oggi 7/7/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (M10,7-15)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
In questo capitolo Gesù istruisce dettagliatamente gli Apostoli sulla loro missione. “Strada facendo” non indica solo il cammino umano o spirituale, evidenzia soprattutto la missione speciale dei Dodici. Missione che viene trasmessa ad ogni Sacerdote, che diventa proprio come uno dei Dodici. Speriamo che non scelga di imitare Giuda. Quando si indicano i Dodici nella loro missione dopo la Risurrezione, si esclude sempre Giuda Iscariota, il suo posto fu assunto da Mattia, per volontà di Dio.
Quello che Gesù ha detto agli Apostoli, lo dice ad ogni singolo Sacerdote.
Il Vangelo di oggi bisogna meditarlo con amore ed interesse. Vale molto più dell’oro.
“Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino”. Gesù invita i Sacerdoti a predicare con la loro vita, a vivere come testimoni credibili, altrimenti i fedeli non avranno l’esempio necessario per impegnarsi nella vita spirituale. L’esempio di un uomo può spingere un’intera comunità a cambiare vita e ad iniziare un cammino di conversione.
“Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni”. Questi sono i poteri del Sacerdote, senza dimenticare quello veramente incredibile: il potere di perdonare i peccati. Quando Gesù afferma che è possibile risuscitare i morti, intende che le opere compiute da Lui possono compierle quanti hanno Fede, soprattutto i Sacerdoti.
Si risuscitano i morti nello spirito, i grandi peccatori che accorrono alla Confessione, ma Gesù indica agli Apostoli che possono pregare per ridare la vita a chi l’aveva perduta. Sembra impossibile, se leggiamo le tre risurrezioni compiute da Gesù si comprende che tutto è possibile a chi crede in Lui.
Si deve trattare di una risurrezione voluta da Dio, non si deve sfidare Dio chiedendo ciò che non è opportuno. Lui solo conosce l’opportunità o meno di ogni cosa.
“Purificate i lebbrosi”, indica un gesto spirituale, non era permesso avvicinarli. Purificarli con le preghiere e con la richiesta a Dio di un miracolo per guarirli da una malattia a quel tempo incurabile, infatti la lebbra è una malattia infettiva e cronica.
“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Essenzialmente Gesù si riferisce ai doni ricevuti nell’ordinazione sacerdotale, doni che devono fruttificare, ed è grave non svilupparli. Grave perché non si vivono, non si utilizzano per il bene dei fedeli. Quanti fedeli girano per le parrocchie in cerca di un Sacerdote che imponga le mani in testa per una breve benedizione e non trovano nessuno disponibile?
Poi, Gesù indica quei fedeli che accolgono nelle loro case i missionari e li sostengono. Per questo non occorre portare dietro argento o denaro, la Divina Provvidenza illumina sempre i benefattori. Ma non tutti accolgono nel nome di Gesù, ci sono quelli che scambiano stupidamente i missionari per maghi.
Chi aiuta i Sacerdoti che lavorano indefessamente per Gesù e la Chiesa, riceverà cento volte tanto, per questo sono fortunati quelli che in buonafede sostengono le monache di clausura che tanto pregano per tutti, sostengono i conventi poveri dove vivono consacrati che hanno lasciato tutto per rimanere in Croce insieme a Gesù. Hanno lasciato i divertimenti, le cose mondane, quella libertà che facilita spostamenti e viaggi.
Mi arrivano spesso lettere di monasteri di monache di clausura, umilmente chiedono aiuti per necessità interne, e mi sorprendo per il mancato aiuto dei cattolici che abitano vicino e che le conoscono. Forse le monache non chiedono a Gesù di farle aiutare dai fedeli? Se conoscete monasteri di monache o frati contemplativi bisognosi di aiuto, non tiratevi indietro e aiutate anche con piccoli doni alimentari. Chi prega per voi è il vostro più grande benefattore. Può essere una comunità contemplativa o altri che pregano per voi e che dedicano la vita anche per voi, non trascurateli mai. Hanno rinunciato a tutto per donarsi a Gesù come martiri, voi sosteneteli sempre come potete. Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito
Troverò la maniera di compiere un gesto generoso di servizio per qualcuno che mi è vicino, senza farlo notare.


Pensiero
Il giusto non è spezzato dall’avversità, né gonfiato dalla prosperità. (Sant’Antonio)
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mercoledì 6 luglio 2011

1009 - Commento al Vangelo di oggi 6/7/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (10,1-7)
In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
È evidente che Gesù invia gli Apostoli per guarire l’umanità da malattie fisiche e spirituali, non è una missione esclusivamente evangelizzatrice. Questo passaggio è molto importante, perché tutti i Sacerdoti nell’ordinazione sacerdotale hanno ricevuto il dono di guarire, che non è qualcosa di separato dal sacerdozio.
Proprio perché Sacerdoti, quindi, partecipi dello stesso sacerdozio di Cristo, ogni Sacerdote imponendo le mani può ottenere guarigioni da malattie e liberazioni da presenze negative.
Occorre una forte Fede, questa è la condizione, non è sufficiente imporre le mani.
Invito tutti i Sacerdoti che leggono questo commento, a soffermarsi su queste parole: “Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità”. Lo stesso potere viene conferito a tutti nel momento in cui, diventando Sacerdoti, avviene una trasformazione ontologica dell’essere.
I Sacerdoti che credono fermamente alla Parola di Dio, esercitano nel suo nome questo potere divino ed aiutano incalcolabili persone afflitte da mali fisici e spirituali.
Mentre i credenti che ricorrono alle preghiere di Sacerdoti disponibili anche ad imporre per qualche minuto le mani in testa, ne ricevono benefici impensabili. Le mani dei Sacerdoti sono sacre e satana ne ha terrore.
Preferisce bruciare nell’inferno che lasciarsi toccare dalle mani dei Sacerdoti. Eppure, nell’insegnamento teologico dei futuri Sacerdoti, non viene spiegato il soprannaturale presente nel Sacerdote, sembra un uomo qualunque. Un povero uomo dopo la sua ordinazione sacerdotale diventa un uomo sacro. Non si insegna più che diventa un altro Cristo, un uomo radicalmente trasfigurato dalla presenza del divino.
Senza questi insegnamenti, i nuovi Sacerdoti non conoscono la potenza del loro sacerdozio, probabilmente non hanno mai meditato sulla sacralità della loro persona, non hanno mai compreso profondamente che la loro mediazione con Dio è straordinaria.
Per questa ragione, un Sacerdote non può vivere come i pagani, non può fare le stesse cose, non può inserirsi nella mondanità macchiando il suo sacerdozio. Ho pubblicato il libro “Sacerdote, chi sei Tu?”, proprio per mostrare il divino in ogni Sacerdote.
E satana gode della penalizzazione dei Sacerdoti, allo stesso tempo satana trema quando un Sacerdote gli dice: “Vattene via, fallito e perverso”.
E si liberano le persone disturbate da satana con una semplice preghiera. Figuratevi quando il Sacerdote impone le mani in testa.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito
Troverò la maniera di compiere un gesto generoso di servizio per qualcuno che mi è vicino, senza farlo notare.


Pensiero
Il giusto non è spezzato dall’avversità, né gonfiato dalla prosperità. (Sant’Antonio)
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Medaglia di San Benedetto