Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

mi trovate anche su questo blog
---------------------------------------------------------------



sabato 28 luglio 2012

1690 - Vita di Gesù (paragrafi 450-452)


Questioni finanziarie. La suprema aspettativa

§ 450. Un giorno, durante questo vago peregrinare di Gesù, un tale si presentò a lui pregandolo che interponesse la sua autorità in una questione finanziaria:Maestro, dì a mio fratello di spartire con me l'eredità (Luca, 12, 13). Assai imprudentemente siffatto invito era n­volto a colui che nel Discorso della montagna aveva contrapposto nettamente Dio e Mammona (§ 331); la risposta adeguata non po­teva essere che una esortazione di lasciare l'intero Mammona a chi lo deteneva e di passar totalmente alla parte di Dio. Gesù invece dette una risposta inadeguata, non entrando neppure nell'argomento dell'invito: O uomo, chi mi costituì giudice o spartitore a vostro ri­guardo? Si direbbe quasi che il denaro per se stesso faccia ribrezzo a Gesù, e che egli tema imbrattarsi le mani anche maneggiandolo in servizio. Non vuoi saperne nulla. All'invito respinto seguirono considerazioni sulla fallacia dei beni materiali, illustrate da una parabola. C'era un uomo ricco, a cui un annata i campi fruttarono in misura abbondantissima. Su tutto quel raccolto egli si concentrò col pensiero, cercando modo di allo­garlo e conservarlo per bene. E cominciò a dire: Butterò giù i miei granai e ne costruirò di maggiori, e là disporrò convenientemente questa gran raccolta! - Tutto contento per questa sistemazione, passò a rallegrarsi con se stesso: Allegro, che hai l'abbondanza assicurata per molti anni! Sta' tranquillo, mangia, bevi e divertiti! - Ma ecco che improvvisamente interviene come nuovo attore di scena Dio stesso, il quale dice a quel ricco beato: Stolto, questa notte tu dovrai morire, e tutti quei tuoi beni di chi saranno? - Tale è la sorte, concluse Gesù, di chi tesoreggia per se stesso, e non e' ricco in Dio. Soggiunse poi, riannodandosi ai concetti del Discorso della montagna: Non temere, o piccolo gregge! Poiché si compiacque il vostro Padre di dare a voi il regno. Vendete le vostre sostanze e date elemosina; fatevi borse che non s'invecchiano, tesoro non manchevole nei cieli!... (§330) (Luca, 12, 32-33). E’ comunismo tutto ciò? E’ assai più che comunismo, perché è altruismo della carità; è precisamente quell'altruismo totale ed asso­luto, che per un principio sovrumano provvede materialmente agli altri fino a trascurare se stesso: vendete le vostre sostanze e date ele­mosina. D'altra parte il comunismo odierno, nella sua intima essen­za, non ha neppur l'ombra della dottrina di Gesù, perché non cono­sce affatto le borse che non s'invecchiano e il tesoro non manchevole nei cieli: gli manca cioè la suprema aspettativa.

§ 451. Su questa aspettativa infatti tornò di lì a poco Gesù, come sulla più profonda base di tutti i suoi insegnamenti. Perché rinunzia­re alle ricchezze? Perché confidare solo nel tesoro dei cieli? Perché considerare tutto il mondo presente come un'ombra fugace? A que­ste domande rispose Gesù ammonendo: Siano i vostri fianchi recinti e le lucerne accese (tale era la tenuta notturna dei famigli pronti a servire), e voi (siate) simili ad uomini: aspettanti il loro signore quando torni dalle nozze, affinché venuto che sia e bussato che abbia subito gli aprano. Il padrone era partito avvertendo la servitù che sarebbe andato ad una festa di nozze, e perciò il suo ritorno non poteva essere che a notte assai inoltrata (§ 281); ma i premurosi servi vogliono ch'egli non attenda alla porta neppure un istante, ed essi passano le ore notturne vegliando con i fianchi recinti e le lucerne accese e con l'orecchio teso all'arrivo di lui. Beati quei servi che il signore venuto troverà veglianti! Commos­so da tanta cura, quel buon padrone si cingerà egli stesso i fianchi, li farà adagiare a mensa e li servirà: egli infatti ha già cenato alle noz­ze, ma quei bravi servi non hanno avuto tempo di prepararsi un po' di cibo per l'ansia di tenersi pronti mentre passavano in sollecita attesa la seconda e la terza vigilia della notte (§ 376). Nella stessa guisa un solerte padrone di casa fa sorvegliare tutta la notte, perché non sa in quale ora il ladro possa venire a scassinare la casa: volen­do il padrone esser sicuro, diffida di qualunque ora e durante l'intera notte mantiene la sorveglianza. Onde Gesù concluse: Anche voi siate preparati, perché in quell'ora che non credete il figlio dell'uomo viene. Qual è questa “venuta” del figlio dell'uomo? E’ quella che mostrerà palesemente il risultato perenne e immutabile degli insegnamenti di Gesù. Aveva egli parlato della rinunzia alle ricchezze, contrapponen­do ad esse il tesoro nei cieli. Ma perché rinunziare alle ricchezze? Perché considerare il mondo presente come un'ombra fugace? Ap­punto perché si effettuerà questa “venuta” del figlio dell'uomo; la quale dissiperà l'ombra fugace e disvelerà la realtà perenne, farà sfumare le ricchezze terrene accumulate e distribuirà l'invisibile te­soro celeste, adempirà le speranze di coloro che hanno sperato in quella “venuta” e fisserà in eterno la loro sorte beata. Beati quei servi che il signore venuto troverà veglianti!.

§ 452. Pietro domandò spiegazioni a Gesù: Signore, a noi dici que­sta parabola, o anche a tutti? Egli era rimasto colpito dell'annunzio che il padrone dei premurosi servi si metterà egli stesso a servire i servi per premiarli della loro premura, e voleva sapere se questa era la sorte di alcuni privilegiati soltanto, ovvero di tutti. Gesù rispose introducendo un elemento nuovo, cioè i servi eventualmente trascu­rati e infingardi, e stabilendo una graduazione fra i doveri e le re­sponsabilità dei servi in genere. C'è un servo zelante ch'è stato desti­nato, durante l'assenza del padrone, a dispensare i viveri agli altri servi; se egli eseguirà fedelmente questa incombenza, il padrone al suo ritorno lo premierà eleggendolo amministratore di tutti i suoi averi. Se invece quel dispensiere, approfittando della prolungata as­senza del padrone, si darà a spadroneggiare egli stesso, a battere gar­zoni e ancelle, e a far orge ed ubriacarsi, il padrone al suo improv­viso ritorno lo punirà di castigo severissimo, mentre con castighi mi­nori punirà anche gli altri servi che abbiano mancato in misure mi­nori; rimane infatti il principio generico che a chiunque fu dato molto, molto sarà ricercato a lui; e a chi fu affidato molto, maggior­mente si domanderà a lui (Luca, 12, 35-48). Dunque, la « venuta » del figlio dell'uomo apporterà come elemento comune a tutti la stabilità immutabile della propria sorte, ma in questo elemento comune vi saranno differenze e graduazioni; soprat­tutto, poi, il tempo preciso della “venuta” è ignoto.
-------

1689 - Santi Nazario e Celso, Martiri a Milano


Nazario (o Nazaro) e Celso appartengono a quella schiera di santi martiri, dei primi secoli della cristianità, dove la “Passio” prende il posto delle scarse e incerte notizie storiche.
 
Fonte storica : Paolino, il biografo di S. Ambrogio, racconta del ritrovamento dei corpi di Nazaro e Celso da parte del vescovo di Milano poco dopo la morte dell’imperatore Teodosio (395); fu aperto dapprima il sepolcro di Nazaro e il corpo del martire apparve impregnato di sangue come se fosse stato effuso in quello stesso giorno. Anche il capo, rescisso, era integro, con i capelli e la barba. Subito dopo, racconta Paolino, S. Ambrogio, quasi per ispirazione divina, si recò al sepolcro di Celso.
Il corpo di Nazaro fu traslato nella basilica degli Apostoli, eretta da S. Ambrogio nel 386, che prese anche il nome di Nazaro, mentre il corpo di Celso rimase nello stesso luogo del ritrovamento, ove nel sec. X fu costruito un monastero.
Lo stesso Paolino attesta di non sapere chi fossero i due santi e quando siano stati martirizzati.
Col diffondersi del culto, verso la metà del V sec. fu composta una “passio”, che ebbe varie redazioni, ma che non ha alcun valore storico.
 
Secondo questo raccontoNazario (cittadino romano) era figlio di un pagano di nome Africano e di una cristiana di nome Perpetua. Il padre voleva farne un sacerdote degli dei, ma la madre riuscì ad ottenergli il battesimo (secondo un altro racconto fu discepolo di Pietro e ricevette il battesimo dal futuro papa Lino).
Messosi subito a predicare la fede cristiana, venne accusato davanti all’imperatore ma riuscì ad allontanarsi da Roma e a rifugiarsi a Milano, dove incontrò i SS. Gervasio e Protasio. Avvertito da Dio in sogno, si recò a Cimiez, presso Nizza, dove una donna gli affidò il proprio figlio Celso, con il quale si recò a Treviri, in Germania.
Qui avrebbero subìto numerose persecuzioni e sarebbero stati arrestati ma, tuttavia, Nazario, quale cittadino romano, non fu torturato ma venne inviato a Roma per un regolare processo. Qui, al suo rifiuto di rinnegare la sua fede e sacrificare agli dei romani, venne condannato a morte. Secondo altre fonti la condanna a morte venne decisa dal governatore di Ventimiglia; ad ogni modo, insieme a Celso, venne imbarcato su una nave che doveva portarli al largo e gettarli in mare.
La leggenda vuole che, gettati in mare, si misero a camminare sulle acque; si scatenò allora una tempesta che terrorizzò i marinai, i quali chiesero aiuto a Nazario. Le acque si calmarono immediatamente e la nave sarebbe, infine, approdata a Genova; qui Nazario e Celso proseguirono la loro opera evangelizzatrice in tutta la Liguria negli anni 66 e 67.
Si spinsero poi fino a Milano, dove infine vennero arrestati e nuovamente condannati a morte dal prefetto Antolino: la sentenza fu eseguita per decapitazione nell'anno 76.
Il loro ricordo si perse fino al ritrovamento dei corpi da parte di S. Ambrogio, che ne diffuse il culto.
 
Chiese dedicate alla loro memoria si trovano a San Nazario (Salerno), Verona, Varazze, Asti, Cantarana, Varese, Arenzano, Poggio Imperiale, Vignola (MO), Gaggio Montano, Trivento (CB) e ad Avella (in abbandono).
 
La rappresentazione dei due martiri è abbastanza frequente, specialmente nel territorio della diocesi di Milano. Nazario, più anziano, è raffigurato in genere con la barba, mentre Celso in età giovanile. Talvolta indossano abiti militari e recano in mano la spada con la quale furono decapitati e la palma del martirio. Fra le diverse opere, c’è da rilevare a Brescia, nella chiesa dei Santi Nazario e Celso, i dipinti del Foppa e del Tiziano; a Milano, sul Duomo, la statua di S. Nazario scolpita da Antonio da Briosco (1414); a Carcassonne (Francia) la statua trecentesca, pure di S. Nazario, nel coro della chiesa a lui dedicata.
 
Significato dei nomi :
Nazario : "consacrato a Dio" (ebraico)
Celso : "alto, elevato, eccelso" (latino)
--------

venerdì 27 luglio 2012

1688 - Commento al Vangelo del 27/7/2012


+ Dal Vangelo secondo Matteo (13,18-23)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Ho ricevuto oggi numerose mail di approvazione sull’operato di Hollande in Francia dopo appena 56 giorni di governo. Una sua iniziativa dettata presumibilmente dalla crisi in cui versa anche la sua Nazione, ha suscitato clamore un po’ ovunque ma molti quotidiani in Italia non ne parlano. Sono quei giornalisti amici degli amici, in pubblico fanno un po’ finta di lamentarsi e poi fanno le vacanze insieme ai politici che stanno in Parlamento da trent’anni. Questi giornalisti tacciono anche le notizie più scandalose dei loro amici, non hanno molta voglia di parlare delle auto blu che costano miliardi di euro agli italiani.
I parlamentari inglesi si recano alla Camera in metrò o con le proprie automobili, senza autisti e senza scorta.
Non hanno tutti i privilegi dei politici italiani, l’esperienza politica è vissuta in maniera opposta. È vero che tutto il mondo è paese, ma cosa può avere e valere di più un politico italiano da uno inglese? E pensare che il Parlamento inglese è spesso soprannominato “Padre di tutti i Parlamenti”, in quanto i corpi legislativi di molte Nazioni -in particolare, quelli degli Stati membri del Commonwealth- sono costruiti sul suo modello.
I politici delle due assemblee parlamentari inglesi, la Camera dei lord (Camera alta) e la Camera dei comuni(Camera bassa) non sembrano molto interessati alle auto blu, mentre i politici italiano non possono proprio fare a meno delle auto blu. C’è forse qualche complesso represso dell’italiano medio? La prova viene pure dalla pervicacia dell’attaccamento ad ogni forma di privilegio dei politici italiani, fino all’auto blu.
Ha suscitato molta indignazione un breve viaggetto di un ministro donna, è andata in un negozio con ben quattro auto di scorta e numerosi poliziotti al seguito, solo perché la sua riforma era stata contestata dagli operai. Oppure, una parlamentare ex ministro, andava sempre ai centri commerciali con due auto di scorta e i suoi carrelli li trainavano i poliziotti della scorta. E se qualcuno avesse voluto compiere un attentato a lei? Per quale motivo tutte queste auto e molti poliziotti come scorta dei politici italiani?
Hanno paura di qualcosa? Non sono stati capaci di aiutare gli italiani e temono reazioni da parte dei più poveri e dei disoccupati? Allora, andassero a lavorare dietro una scrivania o in una fabbrica, perché se occupi un posto in Parlamento e non ti assumi le responsabilità non sei sincero.
Andiamo a leggere cosa ha fatto l’uomo che è conosciuto in Francia come incompetente, perché in passato non aveva mai ricoperto incarichi istituzionali, Hollande, oggi presidente francese. «In 56 giorni di governo: ha abolito il 100% delle auto blu e le ha messe all'asta; il ricavato va al fondo welfare da distribuire alle regioni con il più alto numero di centri urbani con periferie dissestate. Ha fatto inviare un documento (dodici righe) a tutti gli enti statali dipendenti dall'amministrazione centrale in cui comunicava l'abolizione delle “vetture aziendali” sfidando e insultando provocatoriamente gli alti funzionari, con frasi del tipo “un dirigente che guadagna 650.000 euro all'anno, se non può permettersi il lusso di acquistare una bella vettura con il proprio guadagno meritato, vuol dire che è troppo avaro, o è stupido, o è disonesto. La nazione non ha bisogno di nessuna di queste tre figure”».
Questa frase che ho evidenziato tutti i telegiornali italiani dovrebbero ripeterla per diversi giorni, forse penetrerebbe all’interno di tanti cuori induriti peggio del granito. E su questo ci sono poche speranze. Però, la domanda che continuiamo a ripeterci non trova risposta, o meglio, conosciamo la risposta ma non troverà mai una soluzione.
Perché Monti ha tartassato tutti tranne i parlamentari? Perché non toglie tutte le auto blu? Perché non riduce a 100mila euro lo stipendio dei presidenti degli enti statali, invece di lasciar prendere anche oltre 1 milione di euro l’anno?
Indirettamente Hollande ha detto a tutti i politici italiani che sono o avari o stupidi o disonesti! E questi vogliono salvare l’Italia?
La parabola del seminatore di oggi ci dice che Gesù ha seminato la sua Parola un po’ ovunque, ma nel 99% dei casi non ha trovato terreno buono e non germoglia. I rappresentanti dello Stato non credono alla Parola di Dio, non se ne curano e seguono una direzione opposta al Bene. Se in questi giorni la situazione italiana è peggiorata, cosa avverrà nei prossimi mesi?
Noi che accogliamo fedelmente la Parola di Gesù siamo benedetti e fortunati, solo questa Parola ci restituisce la speranza di un futuro migliore, ma dobbiamo continuare a fidarci di Lui.
Non è l’agitazione la soluzione dei mali, è la Fede praticata in ogni circostanza della vita a darci la certezza che Gesù non ci abbandonerà nelle mani dei suoi nemici e trionferà su quanti perseguono progetti settari.
Liberiamo il cuore dalle preoccupazioni e dai cattivi vizi, accogliamo e viviamo la Parola di Dio per superare prove e sofferenze!

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
--------------

1687 - Beata Maria della Passione


Maria della Passione, al secolo Maria Grazia Tarallo, nasce il 23 settembre 1866 a Barra, oggi quartiere periferico di Napoli ma allora Comune autonomo, da Leopoldo Tarallo, giardiniere comunale, e da Concetta Borriello, donna dalla grande vitalità. Fu battezzata il giorno seguente nella  Chiesa dell'Ave Gratia Plena di Barra.
Maria Grazia era la seconda di sette figli di cui due morirono bambini. Sopravvissero: Gabriele e Vitaliano maschi; Drusiana e Giuditta diventate anche loro suore della stessa Congregazione, con il nome rispettivamente di Maria del Sepolcro e Maria della S. Lancia. Maria Grazia visse sempre nell’ambito familiare a Barra;  ricevette una prima rudimentale istruzione, frequentando una scuola privata, e poi quella delle Suore Stimmatine.
All’età di cinque anni fece voto di verginità alla Madonna. Andata piccolissima nella Parrocchia dell'Ave Gratia Plena per assistere alla prima Comunione delle sue compagne di catechismo, cominciò all'improvviso a commuoversi prima, a piangere poi. I singhiozzi della piccola richiamarono l'attenzione del Parroco, Don Diego Mignano, che si stava preparando alla celebrazione. Appreso che la bimba desiderava ardentemente ricevere l'Eucaristia, Don Diego, senza alcuna perplessità, la ammise alla Sacra Mensa: era il 7 aprile 1873 e Maria Grazia non aveva ancora compiuto sette anni.        
Proprio nel ricevere l'Ostia, la piccola vide qualcosa di straordinario. Da adulta lo racconterà meticolosamente in una bella pagina autobiografica riportata qui di seguito: ....mentre il sacerdote presentava l'Ostia Santa, il povero mio cuore palpitava con veemenza di grande gioia; e vidi, nella sacra particola nelle mani del Ministro di Dio, comparire un piccolo e vezzoso Bambino, ma ahimè! Aveva le manine ferite ed osservai che da queste ferite scorreva un canaletto di vivo sangue.... ”.
L'immagine del Cristo sofferente per l'umanità, sin dalla nascita, fa promettere in quell'istante a Maria Grazia di dedicare totalmente la vita a Gesù, cercando di alleviare, con le proprie sofferenze, le sofferenze del Salvatore.
Il 28 luglio 1876, a dieci anni, ricevette il Sacramento della Confermazione. Era ancora una bambina quando acquistò la stima e l’ammirazione di molte famiglie di Barra, diventando, per il suo fervore nell’orazione, buon esempio alle sue coetanee. Terminata l'istruzione primaria, Maria Grazia imparò e praticò il mestiere di sarta. La sua vita fu totalmente orientata verso la perfezione cristiana e la vita consacrata. Come terziaria francescana viveva i consigli evangelici.
A circa ventitré anni, quando pensava di essere tutta per Gesù, suo padre, uomo autoritario che si opponeva a tale vocazione, volle imporle la sua volontà di farla sposare. Così Maria Grazia dovette accettare come fidanzato il giovane Raffaele Aruta, ma tenendo sempre nel cuore la vocazione religiosa. Rassicurandola con vaghe promesse, il padre la condusse il 13 aprile 1889 nel Municipio di Barra, facendole alfine accettare ufficialmente il giovane promesso sposo con il rito civile, rimandando in un secondo momento, secondo una prassi diffusa allora, il matrimonio in chiesa, con i giovani che ritornavano, nel frattempo, a vivere nelle rispettive famiglie.
L’Autobiografia racconta che, al ritorno dal Municipio, durante il consueto rinfresco in casa con i parenti, il giovane Raffaele Aruta ebbe uno sbocco di sangue, sintomo della tubercolosi che flagellava la popolazione dell’epoca, colpendo ogni età e sesso. Il giovane, nonostante la cura principale che si conosceva all'epoca, ossia il cambiamento di aria, che avvenne a Torre del Greco, alle pendici del Vesuvio, morì il 27 gennaio 1890.
Così il 1º Giugno 1891 Maria Grazia, insieme a sua sorella Drusiana, entrò nel monastero delle Suore Crocifisse Adoratrici dell'Eucaristia, fondato dalla Serva di Dio Madre Maria Pia della Croce (Maddalena Notari). Sua sorella Giuditta entrò nella Congregazione tre anni più tardi.
Durante il processo canonico, la fondatrice, che gli aveva dato il nome di Maria della Passione di nostro Signore Gesù Cristo, diede testimonianza della sua vita virtuosa e della sua reputazione di santità. E la maestra delle novizie dichiarò: “Durante il noviziato, sotto la mia direzione, compì con notevole precisione tutti i suoi doveri religiosi, distinguendosi tra le consorelle soprattutto per le virtù di santa obbedienza e umiltà”.
Realizzò in pieno la sua vocazione per l’amore alla Passione di Gesù Crocifisso, all’Eucaristia e alla Vergine Addolorata. Diceva, infatti: “Mi chiamo Suor Maria della Passione e debbo somigliare al Maestro”. Ricevette diversi incarichi, tra cui la guida spirituale delle Consorelle come Maestra del Noviziato ma anche altri più umili di cuciniera, guardarobiera, ecc.
Pregava continuamente: trascorreva lunghe ore del giorno, e a volte durante la notte, pregando, nell'ultimo posto del coro; era in permanente dialogo con Dio. La preghiera era il cibo della sua anima. Fu sempre esemplare nella carità e nella preghiera e tutta la comunità l'ammirava.
 
Ha vissuto gli ultimi giorni della sua vita nutrendosi della sola Eucaristia presentendo il giorno della sua morte che avvenne il 27 luglio 1912.
Il 13 aprile 1921 è stato introdotto il processo per la beatificazione; il 19 aprile 2004 il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) dichiarò le sue virtù vissute in modo eroico; il 19 gennaio 2006 Papa Benedetto XVI ha promulgato il decreto di beatificazione.
 
Il 14 maggio 2006, nel Duomo di Napoli, Maria della Passione è stata proclamata la prima Beata napoletana e dell’Italia Meridionale, del pontificato di Papa Benedetto XVI. La celebrazione è stata presieduta, secondo le nuove norme, dal cardinale José Saraiva Martìns, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, concelebranti i cardinali Michele Giordano, arcivescovo di Napoli, e Agostino Vallini, Prefetto del Supremo Tribunale della  Segnatura Apostolica.
------

giovedì 26 luglio 2012

1686 - Commento al Vangelo del 26/7/2012


+ Dal Vangelo secondo Matteo (13,10-17)
In quel tempo, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Anche oggi incontriamo alcuni passi impegnativi da comprendere, non tanto le parabole di Gesù incomprensibili a molti, sono invece alcune frasi che rimangono indecifrabili senza una spiegazione fedele alla sana Tradizione della Chiesa. Tralasciamo per il momento la risposta che dà Gesù sul motivo del suo linguaggio espresso in parabole, e cerchiamo di comprendere bene innanzitutto questa frase.
“A colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha”.
Se uno non ha, cosa può essergli tolto? Questo è il punto che suscita forti perplessità, non c’è una risposta convincente se non ci illumina Gesù. Cosa voleva dire con queste parole davvero enigmatiche? È facile comprendere che l’anima pura, ha Dio con sé, rimane in Grazia di Dio, viene premiata e riceve altri doni Divini, sicuramente abbonda dello Spirito di Dio, ma perché togliere qualcosa a chi non ha niente?
Focalizziamo il perno del discorso che pone Gesù, Egli afferma che i veri seguaci vengono premiati e sono nell’abbondanza, questo è il concetto principale che insegna. Subito dopo aggiunge che il cristiano che non ha il suo Spirito e quindi non ha la comunione di vita con Lui, non solo non riceve nulla ma gli viene tolto anche quello che Dio aveva riservato di donargli in futuro.
Il cristiano che non coltiva la sua Fede perde le Grazie che Dio aveva stabilito di donargli.
Questa è la spiegazione della frase incomprensibile, perché il cristiano tiepido e distaccato dalla vita spirituale non ha la Grazia di Dio, proprio per questa tiepidezza e disamore verso Gesù e la continua ripetizione di molti peccati mortali, perderà molte Grazie, gli sarà tolto anche quello che potenzialmente ha, quello che Dio vorrebbe dargli, ma poi non avrà più.
Ritorniamo al motivo della scelta di Gesù di parlare in parabole e di non far comprendere a molti dei presenti il suo insegnamento. Sembrerebbe una contraddizione, Gesù si affaticava tanto per convertire tutti e poi non vuol far conoscere il suo Vangelo a molte persone… Anche qui c’è una ragione misteriosa all’uomo, ma perfetta per Dio, d’altronde mai si può trovare una parola o un’opera di Gesù manchevole.
Gesù parlava in parabole in certi casi per non far conoscere il significato a quelle persone che Lui riconosceva nell’intimo come non convertiti, persone che non Lo avrebbero mai seguito e per questo avrebbero avuto maggiore responsabilità nel Giudizio dopo la morte. Allora è preferibile non sapere piuttosto che sapere? Al contrario, per un cristiano è un dovere morale conoscere bene la sua Fede!
Era un gesto di misericordia che usava a quanti avevano il cuore indurito e non riuscivano ad accettare il Vangelo improntato sull’amore e sul perdono. Gesù cercava e continua anche oggi a cercare di alleggerire il carico dei peccati degli uomini, sia con illuminazioni interiori per indurli alla conversione sia con le parole spiegate dai suoi autentici seguaci.
Ma l’uomo è libero di scegliere tra il Bene e il male, libero di vivere felice in questa vita e poi beato in cielo, oppure di patire infelicità ed angoscia qui e nell’aldilà. Nessuno imputi a Gesù qualcosa, è l’uomo a decidere chi vuole essere qui e dove andare nell’altra vita!

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
------------------

mercoledì 25 luglio 2012

1685 - Messaggio Medjugorje del 25/7/2012

Cari figli! 
Oggi vi invito al bene. 
Siate portatori di pace e di bontà in questo mondo. 
Pregate che Dio vi dia la forza affinché nel vostro cuore e nella vostra vita regnino sempre la speranza e la fierezza perché siete figli di Dio e portatori della Sua speranza in questo mondo che è senza gioia nel cuore e senza futuro perché non ha il cuore aperto verso Dio, vostra salvezza. 
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
------------

1684 - Commento al Vangelo del 25/7/2012


+ Dal Vangelo secondo Matteo (20,20-28)
In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Dì che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Sappiamo che la Parola di Dio è sempre attuale, cambiano le persone ma non gli eventi. I potenti del mondo cambiano strategie ma non cambia la malizia perversa di vincere i nemici e distruggere altri popoli. Da diversi anni vi scrivo che senza Gesù Cristo sarà impossibile la pace in Medio Oriente, non arriveranno mai a un compromesso sincero e nessuno sotterrerà l’ascia di guerra. Alcune Nazioni sono da alcuni anni pronte ad un attacco atomico e non lo hanno neanche taciuto. Diverse volte lo ha detto il presidente dell’Iran: “Israele sarà bruciato dai nostri missili”.
Inoltre, il 9 giugno 2012 anche il presidente del parlamento iraniano, ha detto che se l'Occidente attacca la Siria, Israele brucerà. È un'ipotesi avvalorata dallo spostamento dalla Siria agli Hezbollah di centinaia di missili con 700 chilometri di gittata e che possono essere armati con testate chimiche. Anche le armi chimiche sono in viaggio per essere utilizzati contro Israele dal Libano. Queste notizie sono ufficiali ed arrivano da fonti giornalistiche.
La guerra civile scoppiata in Siria sembra circoscritta e senza coinvolgimenti esterni, invece sono proprio alcuni capi di potenti Nazioni a manovrare quanto sta avvenendo di sanguinoso in questa Nazione. La situazione siriana in questo momento rischia di creare una terza guerra mondiale: la Russia e la Cina da una parte con l'asse iraniana, dall'altra l'Europa e gli USA con un imprevedibile asse sunnita. I Sunniti sono i seguaci della corrente di maggioranza dell’Islam, gli Sciiti rappresentano la minoranza, staccatasi dal gruppo più consistente dei sunniti dopo la morte di Maometto.
L’alleanza tra Russia e Cina con l’Iran è comprovata, mentre l’alleanza tra Europa e Stati Uniti con i Sunniti rimane al momento una previsione in qualche modo impensabile ma più che possibile, le strategie militari e gli interessi economici mutano di continuo.
I potenti del mondo e le Nazioni non cristiane o cristiane solo di fatto, non avvertono una intima esigenza di pace sociale, i loro progetti di dominio e di arricchimento economico li schiacciano tremendamente e sono schiavi di una famelica egemonia mondiale. Il mondo sta vivendo agitazioni pericolose, occultate dai potenti ma comprensibili a quanti rimangono attenti all’evolversi della crisi economica e sociale.
Gesù disse duemila anni fa agli Apostoli: “Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono”. Dominare ed opprimere sono due verbi che manifestano una violenza morale e spesso fisica di notevole entità. Gesù indica questi comportamenti come assolutamente negativi ed opposti al suo Vangelo, ma sono comportamenti che si verificano anche all’interno delle famiglie.
Dominare ed opprimere qualche familiare per cattiveria, insensibilità, inquietudine, non è sintomo di amore e di conversione.
Gesù è venuto a proporre un nuovo insegnamento fondato sul perdono, parola che i potenti del mondo non annoverano nel loro vocabolario. È vero che ogni essere umano -chi più chi meno- ha innato l’istinto della prepotenza e dell’ingiustizia, ma queste tremende tendenze al male aumentano dove c’è una volontaria ricerca della violenza morale o fisica.
Commettere continui peccati e non confessarli, causa danni gravissimi, la persona si trasforma sempre più da umana ad altro…
“Tra voi non sarà così”, vedete con quale dolcezza Gesù invita ognuno di noi a non agire mai per vendetta e a non commettere del male deliberato. I potenti dominano ed opprimono perché senza Amore di Dio, noi che sappiamo l’assoluta disponibilità di Gesù a ricolmarci della sua Grazia, dobbiamo abbandonare tutto ciò che ci impedisce di entrare in piena comunione con Lui.
Vincere la tendenza al peccato volontario non è facile, ma se non si inizia mai la lotta…
La lotta contro le pulsioni che spingono al male e alla corruzione deve fare parte della nostra mentalità, ogni mattina dobbiamo proporci di affrontare almeno un vizio che danneggia molto la vita spirituale e compiere poi con decisione sforzi per vincerlo. La società vuole nutrirsi di violenza e di dissolutezza, Gesù però ci avvisa: “Tra voi non sarà così”.
I cristiani si differenziano dai pagani perché praticano le virtù morali, e se il fondamento è la carità (amore disinteressato), l’umiltà è il coronamento di tutte le virtù. L’umiltà lega insieme tutte le virtù.
“Chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’Uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.
In questo modo il cristiano beve il calice amaro di Gesù, che però diventa sempre più dolce per la forza spirituale che si acquista per mezzo delle Grazie che riceviamo in questa vita. C’è da considerare anche il premio a quanti vivono il Vangelo, ed è l’eternità di gloria e di felicità. Adesso possiamo anche soffrire per un po’ di tempo ma riusciamo a vivere lo stesso nella vera gioia e nella impagabile consolazione della presenza di Gesù e di Maria Santissima.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
--------

1683 - Vita di Gesù (paragrafi 447-449)


Gesù a pranzo da un fariseo. Invettive e ammonizioni

§ 447. Evidentemente il dissidio tra i Farisei e Gesù diventava sem­pre più grave e profondo. I primi non perdonavano a Gesù la sua indipendenza dal formalismo legale, la quale egli in mille occasioni proclamava con le parole e dimostrava con i miracoli. Gesù, dal canto suo, non cessava dal redarguire con le parole più severe la vacuità spirituale ricoperta dal formalismo farisaico, l'ostinazione pervicace di quegli uomini della Legge e la loro orgogliosa tracotan­za: egli inoltre mostrava di aver sentito intimamente l'ingiuria da es­si rivoltagli, allorché lo avevano designato come amico e ministro di Beelzebul. Tuttavia, poco dopo i fatti precedenti, un Fariseo invitò Gesù a pran­zo: non sappiamo se facesse ciò mosso da una certa simpatia per il discusso Rabbi oppure dal desiderio d'implicarlo in questioni insi­diose, ad ogni modo nessuno più di un Fariseo era abile nel salvare le apparenze e nel distingnere la teoria dalla pratica. Gesù accettò l'invito, ed entrato nella camera da pranzo si adagiò senz'altro sul suo divano in attesa delle vivande. Questa maniera di comportarsi era una mancanza farisaicamente assai grave: Gesù veniva dalla strada e dal contatto con la folla, e osava prender cibo senza prima aver praticato le accurate lavande di pre­scrizione? Il Fariseo ospitante ne rimase disgustato; in cuor suo egli pensò che il suo ospite, invece d'un autorevole rabbi, non era che uno di quei “tangheri” a cui Giuda il Santo non avrebbe dato un tozzo di pane neppure se l'avesse visto morir di fame (§ 40): e invece il Fariseo ospitante aveva commesso la dabbenaggine d'in­vitarlo a pranzo. I sentimenti interni del Fariseo gli si leggevano sul viso: Gesù li lesse, e ne segui una serrata disputa. Disse Gesù: Voi dunque, Farisei, mondate l'esterno della coppa e del piatto, ma il Vostro interno e' ripieno di rapina e malvagità! Stol­ti! Forseché chi fece l'esterno non fece anche l'interno? Piuttosto date in elemosina le cose contenute (in quei recipienti), ed ecco che tutto diventerà per voi puro! - Ma guai a voi, Farisei, perché pagate la decima della menta e della ruta e d'ogni legume, e trasgredite l'(equità nel) giudizio e l'amore di Dio! Invece, queste cose bisognava fare e quelle non tralasciare. - Guai a voi, Farisei, perché amate il primo seggio nelle sinagoghe (§ 63) e i saluti nelle piazze! - Guai a voi, perché siete come i sepolcri invisibili, e gli uo­mini che (ci) camminano sopra non (li) sanno! E’ ben lecito supporre che, alle prime note di questa musica, il pranzo finisse li' e che le in­vettive sostituissero le vivande. Il Fariseo ospitante e i suoi soci di “colleganza” (§ 39) avranno risposto come meglio potevano; ma as­sistevano a quel pranzo anche taluni maestri di Legge (§ 41), i quali si sentirono chiamati in causa almeno implicitamente, tanto che uno di essi replicò risentito: Maestro, dicendo ciò insulti anche noi! Ma anche egli e i suoi colleghi ebbero la loro parte, giacché l'indomabile Rabbi riprese: E anche a voi legisti, guai! Perché caricate gli uomi­ni di carichi mal sopportabili, e voi con un solo dei vostri diti non toccate quei carichi! - Guai a voi, perché costruite i sepolcri dei profeti, mentre i vostri padri li hanno uccisi! Dunque siete testimoni e consentite alle opere dei vostri padri, perché essi li hanno uccisi e voi costruite. .. Guai a voi, legisti, perché toglieste la chiave della scienza, (ma) voi non entraste ed impediste coloro ch'entravano! (Luca, lì, 39-52).

§ 448. In queste invettive Gesù ha di mira la pratica e non la teo­ria, la generalità e non i singoli. In teoria i rabbini, almeno dopo l'Era Volgare, insegnarono più d'una volta che la dottrina doveva esser congiunta con l'esempio personale, e che era cosa riprovevole esser più severo con gli altri che con se stesso ; quanto alla pratica, lo storico prudente non ha che da rimettersi al giudizio degli stessi in­teressati, cioè al riportato passo del Talmud che descrive i sette tipi diversi di Farisei (§ 38). Non tutti e singoli i Farisei e gli Scribi meri­tavano queste invettive, senza dubbio; ma Gesù s'indirizza, non ai singoli, ma alla generalità, e questa le meritava senza dubbio. Se poi Gesù rinfaccia loro di costruire i sepolcri ai profeti, non è per rim­proverarli dell'opera in sé pia: è piuttosto perché la pietà si limitava all'opera materiale, mentre spiritualmente quei che costruivano sepolcri ai profeti continuavano con la loro condotta morale l'opera dei padri loro che avevano ucciso gli stessi profeti: i figli, mentre confessavano d'aver nelle loro vene il sangue dei padri, mostravano con i fatti di averne ereditato anche lo spirito (cfr. Matteo, 23, 29 segg.). In particolare i legisti e gli Scribi si erano arrogati il mono­polio della Legge mosaica, e di questa torre d'avorio pretendevano di possedere essi soli la chiave: ma era una chiave monca e ruggi­nosa, che poteva aprire a mala pena gli accessi esterni di quella tor­re i quali si chiamavano “lettera morta”, mentre né ai possessori della chiave né ad altri essa permetteva d'inoltrarsi fino ai penetrali interni i quali si chiamavano “carità viva”. Il risultato di quel battagliero pranzo fu quale ci potevamo facilmen­te attendere. Uscito egli (Gesù) di là, gli Scribi e i Farisei comincia­rono ad essere terribilmente indignati (contro di lui) e ad assillano di questioni su molti punti, tra­mandogli insidie per cogliere alcunché dalla sua bocca. L'antica lot­ta, dunque, diveniva sempre più serrata, e tutto lasciava prevedere una conclusione prossima.

§ 449. Da quanto era avvenuto Gesù trasse argomento per impartire avvisi ai suoi seguaci. La folla, in questa congiuntura di tempo, si era moltiplicata al punto da esserne in pericolo l'incolumità perso­nale degli accorsi (Luca, 12, 1): e qui Luca fa pronunziare a Gesù un discorso i cui elementi si ritrovano quasi tutti in Matteo ma spar­pagliati. - Si guardino i suoi discepoli dal fermento dei Farisei, ch'è ipocrisia (§ 393). Nessun discepolo è dappiù del proprio maestro; se dunque Gesù è stato chiamato Beelzebul (§ 444), i suoi discepoli non dovranno aspettarsi un trattamento migliore (Matteo, 10, 25). Essi tuttavia parlino con tutta apertura e franchezza: non v'è nulla di occulto che non debba esser rivelato, e ciò ch'essi hanno udito in se­greto lo palesino dall'alto dei tetti. Non temano essi di coloro che possono soltanto uccidere il corpo ma non l'anima; temano invece di colui che può mandare in rovina corpo e anima nella Geenna. Non si preoccupino della propria esistenza, ma si affidino alle predi­sposizioni del Padre celeste che sorveglia su ogni cosa; i passeri dei campi valgono un'inezia, perché se ne comprano cinque per due assi (13 centesimi), eppure nessuna di quelle bestiole è dimenticata da Dio: stiano dunque tranquilli i discepoli perché essi valgono assai più di molti passeri messi insieme, e perché tutti i capelli delle loro teste sono contati. Chiunque pertanto confesserà davanti agli uomini il figlio dell'uomo, costui lo confesserà davanti al Padre celeste e agli angeli di Dio, ma chiunque lo rinnegherà sarà da lui rinnegato. Nè si preoccupino i discepoli della propria difesa oratoria quando sa­ranno citati al giudizio delle sinagoghe e dei vari tribunali, perché lo Spirito santo insegnerà loro in quel momento ciò che dovranno dire per difendersi. Anche in quest'ultima norma Gesù si mostra capovolgitore (§ 318). Preoccupazioni di difesa oratoria non aveva avute neppure Socrate, quando si presentò al tribunale per uscirne condannato a morte: Le cose infatti stanno così. Io adesso per la prima volta sono salito in tribunale, all'età di settanta anni; sono quindi imperito e straniero al parlare di qui (Apologia di Socrate, 1). Il filosofo ateniese parlò con sincerità perfetta, con franchezza assoluta; rna il suo discorso -almeno nella forma pervenutaci - è disposto secondo tutte le norme classiche dell'oratoria forense, con esordio, proporzione, confutazione delle accuse, perorazione e controproposta di pena. Né egli parlò in virtù di altri, ma in virtù sua propria; parlò egli Socrate, non già il suo abituale (§ 194). Quel suo arcano genio ispiratore, mentre in altre occasioni gli si era opposto internamente affinché non operasse alcunché di inopportuno, in quella mattina del giudizio non intervenne in nessuna maniera: A me infatti, o uomini giudici, - e chiamandovi giudici intendo chiamarvi esattamente - e' accaduto alcunché di meraviglioso. Infatti l'ispirazione a me abituale era sempre assai frequente in tutto il tempo passato e si opponeva anche in cose assai minute, se io fossi stato per operare a­cunché non rettamente. Adesso invece... il segno del Dio non mi si oppose né all'uscire stamane di casa, nè quando salivo qui in tribu­nale, nè in alcun punto del discorso quando stavo per dire alcunchè; eppure in altri discorsi mi trattenne a mezzo in molti punti mentre parlavo: adesso invece non mi si e' opposto giammai in tutto ciò che ho fatto o detto in questo negozio (Apologia, 31). Nei seguaci di Ge­sù avverrà un fenomeno ben più importante di quello di Socrate. In essi lo Spirito non agirà solo negativamente, come il socra­tico che impediva il non retto ma non suggeriva il retto; invece lo Spirito stesso suggerirà le parole di difesa e porrà un'efficace apolo­gia in bocca ai calunniati. I quali perciò potranno e dovranno tra­scurare l'oratoria forense.
-----------

1682 - Intenzione di preghiera

Nei giorni scorsi un anonimo lettore aveva inserito un commento in cui chiedeva preghiere per se. 
Invito quindi tutti a recitare preghiere in tal senso. 
Grazie.
------

1681 - San Giacomo il Maggiore, apostolo


Catechesi di Papa Benedetto XVI  (Mercoledì, 21 giugno 2006)
 
Cari fratelli e sorelle,
proseguendo nella serie di ritratti degli Apostoli scelti direttamente da Gesù durante la sua vita terrena. Abbiamo parlato di san Pietro, di suo fratello Andrea. Oggi incontriamo la figura di Giacomo. Gli elenchi biblici dei Dodici menzionano due persone con questo nome: Giacomo figlio di Zebedeo e Giacomo figlio di Alfeo (cfr Mc 3,17.18; Mt 10,2-3), che vengono comunemente distinti con gli appellativi di Giacomo il Maggiore e Giacomo il Minore. Queste designazioni non vogliono certo misurare la loro santità, ma soltanto prendere atto del diverso rilievo che essi ricevono negli scritti del Nuovo Testamento e, in particolare, nel quadro della vita terrena di Gesù. Oggi dedichiamo la nostra attenzione al primo di questi due personaggi omonimi.
Il nome Giacomo è la traduzione di Iákobos, forma grecizzata del nome del celebre patriarca Giacobbe. L’apostolo così chiamato è fratello di Giovanni, e negli elenchi suddetti occupa il secondo posto subito dopo Pietro, come in Marco (3,17), o il terzo posto dopo Pietro e Andrea nei Vangeli di Matteo (10,2) e di Luca (6,14), mentre negli Atti viene dopo Pietro e Giovanni (1,13). Questo Giacomo appartiene, insieme con Pietro e Giovanni, al gruppo dei tre discepoli privilegiati che sono stati ammessi da Gesù a momenti importanti della sua vita.
Poiché fa molto caldo, vorrei abbreviare e menzionare qui solo due di queste occasioni. Egli ha potuto partecipare, insieme con Pietro e Giovanni, al momento dell’agonia di Gesù nell’orto del Getsemani e all’evento della Trasfigurazione di Gesù. Si tratta quindi di situazioni molto diverse l’una dall’altra: in un caso, Giacomo con gli altri due Apostoli sperimenta la gloria del Signore, lo vede nel colloquio con Mosé ed Elia, vede trasparire lo splendore divino in Gesù; nell’altro si trova di fronte alla sofferenza e all’umiliazione, vede con i propri occhi come il Figlio di Dio si umilia facendosi obbediente fino alla morte. Certamente la seconda esperienza costituì per lui l’occasione di una maturazione nella fede, per correggere l’interpretazione unilaterale, trionfalista della prima: egli dovette intravedere che il Messia, atteso dal popolo giudaico come un trionfatore, in realtà  non era soltanto circonfuso di onore e di gloria, ma anche di patimenti e di debolezza. La gloria di Cristo si realizza proprio nella Croce, nella partecipazione alle nostre sofferenze.
Questa maturazione della fede fu portata a compimento dallo Spirito Santo nella Pentecoste, così che Giacomo, quando venne il momento della suprema testimonianza, non si tirò indietro. All’inizio degli anni 40 del I secolo il re Erode Agrippa, nipote di Erode il Grande, come ci informa Luca, “cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa, e fece uccidere di spada Giacomo fratello di Giovanni” (At 12,1-2). La stringatezza della notizia, priva di ogni dettaglio narrativo, rivela, da una parte, quanto fosse normale per i cristiani testimoniare il Signore con la propria vita e, dall’altra, quanto Giacomo avesse una posizione di spicco nella Chiesa di Gerusalemme, anche a motivo del ruolo svolto durante l’esistenza terrena di Gesù. Una tradizione successiva, risalente almeno a Isidoro di Siviglia, racconta di un suo soggiorno in Spagna per evangelizzare quella importante regione dell'impero romano. Secondo un’altra tradizione, sarebbe invece stato il suo corpo ad essere trasportato in Spagna, nella città di Santiago di Compostella. Come tutti sappiamo, quel luogo divenne oggetto di grande venerazione ed è tuttora mèta di numerosi pellegrinaggi, non solo dall’Europa ma da tutto il mondo. (Nel 1989 il Beato Giovanni Paolo II, insieme a migliaia di giovani da tutto il mondo, ha fatto il «Cammino di Compostella»). È così che si spiega la rappresentazione iconografica di san Giacomo con in mano il bastone del pellegrino e il rotolo del Vangelo, caratteristiche dell’apostolo itinerante e dedito all’annuncio della “buona notizia”, caratteristiche del pellegrinaggio della vita cristiana.
Da san Giacomo, dunque, possiamo imparare molte cose: la prontezza ad accogliere la chiamata del Signore anche quando ci chiede di lasciare la “barca” delle nostre sicurezze umane, l’entusiasmo nel seguirlo sulle strade che Egli ci indica al di là di ogni nostra illusoria presunzione, la disponibilità a testimoniarlo con coraggio, se necessario, fino al sacrificio supremo della vita. Così Giacomo il Maggiore si pone davanti a noi come esempio eloquente di generosa adesione a Cristo. Egli, che inizialmente aveva chiesto, tramite sua madre, di sedere con il fratello accanto al Maestro nel suo Regno, fu proprio il primo a bere il calice della passione, a condividere con gli Apostoli il martirio.
E alla fine, riassumendo tutto, possiamo dire che il cammino non solo esteriore ma soprattutto interiore, dal monte della Trasfigurazione al monte dell’agonia, simbolizza tutto il pellegrinaggio della vita cristiana, fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio, come dice il Concilio Vaticano II.  Seguendo Gesù come san Giacomo, sappiamo, anche nelle difficoltà, che andiamo sulla strada giusta.
 
Significato del nome Giacomo : "che segue Dio" (ebraico).
-----------------

martedì 24 luglio 2012

1680 - Commento al Vangelo del 24/7/2012


+ Dal Vangelo secondo Matteo (12,46-50)
In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Inizialmente voglio raccontarvi una storia in parte meravigliosa e nell’altra parte dolorosa. Però è meravigliosa perché da molti anni è dolorosa. Senza queste atroci sofferenze sopportate con eroismo, non sarebbero mai venute fuori alcuni dipinti che sono dei capolavori.
La protagonista è una nostra parrocchiana che ha affidato a me la sua anima e seguendo i miei consigli riesce ad accettare avvilimenti familiari inenarrabili. Da anni vive nel tormento e sopporta con amore.
Proprio queste crude amarezze hanno sviluppato una sensibilità spirituale notevole che esprime con la pittura. Mi ha inviato mesi fa due foto dei Volti di Gesù e di Maria dipinti da lei, volendomene regalare uno, ma tutti e due erano bellissimi, non si poneva la scelta, si trattava di due veri capolavori. Due Volti bellissimi.
Quando mi telefonò dopo alcuni giorni, risposi che tutti e due andavano bene e preparò la spedizione perché abita distante da Collesano. In una telefonata successiva mi disse che aveva notato una macchia inspiegabile sulla guancia del dipinto di Gesù e non riusciva a dare una spiegazione. Comunque, fece un ritocco e ritornò come prima.
Quando mi è arrivato il pacco sono rimasto letteralmente incantato guardando i Volti di Gesù e di Maria. Di Volti belli ne esistono moltissimi, ma questi due esprimono tante cose: infinito amore, misericordia, bontà, gioia, pace, dolcezza commovente, regalità, solennità, sicurezza, fortezza, ecc. Sembrano due Volti vivi e presenti, inoltre, da qualsiasi parte ti metti a guardarli, gli occhi sono sempre diretti su chi li osserva.
Credo che farò diventare questi due Volti di Gesù e di Maria, quelli ufficiali della nostra parrocchia virtuale, ovviamente dell’Associazione Cattolica Gesù e Maria. Sto valutando di mettere sulle prossime due copertine della nostra Rivista “Grande Opera Mariana”, i due Volti meravigliosi. Vedrò di inviare a tutti voi in una newsletter le immagini, ma prima si dovrà cancellare il nome dell’autrice perché chiede l’anonimato, è una casalinga ed è autodidatta nel dipingere.
Questa storia che vi ho raccontato, evidenzia che noi esprimiamo all’esterno ciò che abbiamo dentro, l’amore o la superficialità verso Gesù. Un filosofo estremista hegeliano, Ludwig Feuerbach (1872), afferma un detto che è molto discutibile, invece io credo che noi siamo ciò che crediamo.
Riguardo il Vangelo di oggi, ci troviamo dinanzi un episodio che i seguaci del minimismo mariano, quindi, teorici del ridimensionamento della devozione alla Madonna, travisano in modo indecente e vergognoso. Chi ha un po’ di buonafede e si lascia guidare dalla logica, non può manipolare e falsificare le parole che Gesù dice durante la predicazione e che vuole indicare primario il Regno dei Cieli sulla consanguineità umana.
“Chi è mia Madre e chi sono i miei fratelli?”, qui Gesù vuole semplicemente affermare che nel suo Regno non c’è più parentela che tenga, non c’è più l’amore umano, esiste esclusivamente l’Amore Divino. Per questo indica ai presenti che seguivano la sua volontà, di essere loro i suoi familiari, diventano madre, fratelli e sorelle.
Vedete con poche parole si smonta una falsa accusa fondata su una falsa discussione sulle parole di Gesù, parole chiare solo a coloro che con umiltà e verità Lo seguono. Invece, quei seguaci del modernismo eretico, Cardinali, Vescovi e teologi, si sono aggrappati a queste parole per innalzare una contestazione contro la Madonna! Sembra illogico, incredibile, invece la lotta di satana contro la Madre di Dio è stata portata avanti con violenza subdola e malizia velenosa da diversi secoli, concentrandosi in maniera metodica e diabolica da circa 50 anni ad oggi.
La risposta di Gesù è stata premurosa nel difendere la sua Chiesa dagli attacchi interni di quanti volevano sminuire o minimizzare la figura di sua Madre, la “Benedetta tra le donne”, ed ha inviato dopo i funesti anni ’70 la Regina del mondo per richiamarci alle cose di lassù, indicarci che solo in Dio c’è la vera vita.
Per questo, non bisogna trascurare la lunga apparizione della Madonna a Medjugorje, da ben 31 anni appare lì e trasmette messaggi assolutamente spirituali e perfettamente in linea con l’insegnamento della Chiesa, è venuta a richiamare l’umanità a cercare Dio e l’essenzialità della vita. Il ruolo della Madonna dimostrato a Medjugorje è quello di Mediatrice e di Corredentrice subordinata all’Unico Redentore.
Ma proprio questi ruoli sono odiati dai cattolici con il cuore protestante. I modernisti all’interno della Chiesa non sopportano la Madonna perché il loro Spirito non è quello di Dio. Se fossero ancora in comunione con lo Spirito Santo, amerebbero la Madonna con una profonda e filiale devozione. Come ho scritto sopra, il passo del Vangelo di oggi è uno dei cavilli utilizzati dai falsi cattolici all’interno della Chiesa per screditare la Madre di Dio.
La presenza della Madonna durante la predicazione di Gesù non è stato un fatto occasionale, proprio Ella come Madre della nuova Chiesa accompagnava fin dove era possibile i nuovi che si convertivano e cominciavano a seguire suo Figlio, ed era Lì sia come Madre ma soprattutto come perfetta cristiana, prima e ineguagliabile seguace di Dio incarnato Uomo e Figlio suo.
La Vergine Santa era lì accanto a quanti dubitavano di suo Figlio per trasmettere la sua Fede, la sua era una presenza più soprannaturale che consanguinea. La Madonna era lì come la perfetta Discepola che seguiva il Messia insieme agli altri parenti e Lo assisteva con il suo Amore e il suo impareggiabile conforto.
Il Vangelo dice pure: “… sua Madre e i suoi fratelli (parenti) stavano fuori”, non era uno stare fuori da una casa, ma un po’ all’esterno del gruppo che ascoltava probabilmente per la prima volta Gesù, e la Madre con i parenti non si intromettevano, non si introducevano in mezzo prendendo magari i primi posti, allontanando così il popolo che voleva ascoltare la predicazione.
Notate la delicatezza della Madre, era lì ad ascoltare il Figlio e gioiva nel vedere che molti erano vicini a Gesù mentre Lei rimaneva in disparte. Ascoltava il Figlio e pregava in silenzio per la conversione dei presenti, la sua era una presenza potente ed appartata, perché la visibilità, il ruolo principale lo lasciava a Gesù, Dio che Ella aveva portato in grembo per 9 mesi.
“Chi è mia Madre e chi sono i miei fratelli?”, Gesù esalta sua Madre, La indica come Colei che ha sempre creduto e adorato Lui.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
------------------

Medaglia di San Benedetto