Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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martedì 22 ottobre 2019

3S 11 - il Rosario negli ospedali e nei palazzi reali

da Il Santo Rosario e i Santi di padre Stefano Maria Manelli
San Giuseppe Moscati, grande clinico di Napoli, portava sempre la corona del Rosario in tasca. Quando era in sala medica, di fronte a casi difficili, metteva per qualche attimo la mano in tasca, stringeva la corona e chiedeva aiuto alla Madre Divina. E le sue diagnosi avevano spesso del portentoso, a volte del miracoloso.
San Camillo de Lellis, il Fondatore dei Ministri degli infermi, fece risuonare di Ave Maria le corsie di tanti ospedali e ricoveri per sofferenti. Ogni giorno egli recitava il Rosario con i malati all'ospedale, e ai suoi figli raccomandava, con l’esempio e con la parola, che anche “negli uffici e impieghi più materiali di casa -in cucina, guardaroba, lavanderia- si doveva abitualmente pregare recitando la corona“.
San Giovanni di Dio e santa Giovanna Antida da Thouret, san Vincenzo Pallotti e santa Maria Bertilla, hanno svolto un’opera santa di conforto spirituale e di sostegno morale per tanti ammalati con la recita del Santo Rosario che trasforma ogni letto dell’ammalato in un altare di preghiera e sacrificio vivente.
Spostiamoci ora sui monti, e pensiamo al giovane studente Piergiorgio Frassati e al maestro universitario il beato Contardo Ferrini, ambedue appassionati alpinisti, ma ambedue ancor più appassionati amatori del Rosario, che non tralasciavano mai di recitare anche nei giorni di audaci ascensioni, ai rifugi alpini, negli alberghi o sui picchi dei monti…
Ci fu anche qualche palazzo reale in cui la recita del Rosario risuonò devota nelle grandi sale dei sovrani. La reggia in cui visse la beata Maria Cristina di Savoia è stata ricordata da molti per l’esempio singolare offerto dalla Beata, la quale, fin da fanciulla, si aggirava ogni pomeriggio per le stanze reali suonando un campanello per chiamare il personale di servizio alla recita del Rosario.
L’ultimo esempio, tanto più attuale, quanto più significativo e coraggioso, è quello del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, che durante un solenne discorso all’ONU, nel Palazzo delle Nazioni Unite, teneva il Rosario fra le mani.

3S 10 - Rosari nei bunker e nei deserti

da Il Santo Rosario e i Santi di padre Stefano Maria Manelli
La recita del Rosario ha fatto risuonare di preghiera mariana gli ambienti più disparati e i luoghi più impensati. dalla Radio Vaticana, che ci fece udire più volte il Rosario recitato da Papa Pio XII, dalle prigioni, dai campi di concentramento, dagli ospedali… si può dire che forse non c’è luogo da cui non sia venuto fuori, almeno qualche volta, il Rosario.
Il beato Teofano Venard, martire del XIX secolo, perseguitato e messo in prigione, santificò la sua “gabbia” con l’umile corona del Rosario, che recitava con una tenerezza da commuovere chiunque lo osservasse. Lo stesso faceva san Gaspare del Bufalo, durante la prigionia con altri sacerdoti perseguitati.
San Massimiliano Maria Kolbe, offertosi a morire in sostituzione di un papà di famiglia nel campo di concentramento di Auschwitz, chiuso nel bunker della fame insieme a nove compagni, trasformò l’orrendo sotterraneo in una novella catacomba cristiana risonante della più sofferta preghiera a Maria. “Non sembra neanche più il bunker della fame, questo qui sotto. -annotava uno degli operai del bunker- Par di scendere in una cripta d’una Chiesa. Mai successo prima d’ora… Dalla cella dove erano sepolti quegli infelici si udivano ogni giorno le preghiere recitate ad alta voce, il Rosario e i canti religiosi, ai quali si associavano anche i condannati rinchiusi nelle celle vicine… Ogni volta che scendevo lì sotto, le ardenti preghiere e gli inni alla Santissima Vergine si diffondevano per tutto il sotterraneo. Era il padre Massimiliano Kolbe a cominciare, e tutti gli altri rispondevano…
Trasportiamoci ora nel deserto del Sahara, e vi troviamo Fratel Carlo de Foucauld, il piccolo fratello di Gesù. Scopriamo subito che egli volle come Patrona del suo romitorio di Beni-Abbès la Madonna del Rosario, e tra i suoi appunti spirituali possiamo leggere questo proposito: “Dire ogni giorno il santo Rosario intero e a voce alta con grande fedeltà e grande amore.” Non è commovente pensare a quelle Ave Maria recitate nel silenzio a voce alta e risuonanti di duna in duna?

lunedì 21 ottobre 2019

3S 9 - Cento Rosari al giorno

da Il Santo Rosario e i Santi di padre Stefano Maria Manelli
Ricordiamo in modo speciale il portentoso modello del secolo venteesimo, che Dio ha donato all’umanità: Padre Pio da Pietrelcina. Egli recitava, in media, oltre cento Rosari al giorno. La cosa parrebbe incredibile, se non l’avesse confidato egli stesso e se da tanti non si fosse visto il santo cappuccino pregare instancabilmente, per anni e anni, di giorno e di notte, con la corona del Rosario sempre in moto fra quelle sue mani piagate e sanguinanti.
Si può dire che egli pregasse con il Rosario l’intera giornata. E qualche volta disse che avrebbe voluto le giornate lunghe quarantott’ore, per poterne recitare il doppio!
Davvero la Madonna a Fatima non ha parlato invano per Padre Pio. E si vede che egli doveva essere più che convinto delle parole di Lucia, la veggente di Fatima: “da quando la Vergine Santissima ha dato grande efficacia al santo Rosario, non c’è problema né materiale, né spirituale, nazionale o internazionale, che non si possa risolvere con il Santo Rosario e con i nostri sacrifici.” E ancora: “Lo scadimento del mondo è senza dubbio frutto della decadenza dello spirito di preghiera. E’ stato in previsione di questo disorientamento che la Madonna ha raccomandato con tanta insistenza la recita del Rosario… Il Rosario è l’arma più potente con cui possiamo difenderci in battaglia.”
Padre Pio non ha certo tenuto quest’arma a riposo. Al contrario, l’ha adoperata giorno e notte, in ogni sorta di lotte contro il nemico. Quando era giovane sacerdote, a San Giovanni Rotondo, e dormiva con i ragazzi del seminario, in un angolo del dormitorio, dietro una tendina, una notte, uno dei ragazzi sentì un brutto rumore di ferri che si contorcevano e di gemiti soffocati di Padre Pio che supplicava: “Madre mia, aiutami!” Al mattino, il ragazzo andò al letto di Padre Pio e vide i ferri della tendina tutti contorti. Al pomeriggio, durante la ricreazione, i ragazzi chiesero con insistenza a Padre Pio il perché di quei ferri contorti e dei gemiti notturni. padre Pio alla fine li accontentò, per insegnare loro la necessità della preghiera e la forza del Rosario contro il nemico. Cosa era successo? Uno dei ragazzi, assalito da tentazione impura, aveva invocato Padre Pio, suo Padre Spirituale. Padre Pio si era messo subito in aiuto, recitando il Rosario. Il nemico, vistosi battuto, scaricò la sua rabbia su Padre Pio, assalendolo furiosamente. La forza del Rosario!

3S 8 - Rosari per le strade

da Il Santo Rosario e i Santi di padre Stefano Maria Manelli
(…) la recita del santo Rosario fatta silenziosamente mentre si cammina o di viaggia, è stata l’occupazione più solita fra i Santi.
Alcuni Santi lo dimostrarono anche esternamente di strada in strada con la corona sempre in moto fra le dita.
San Giovanni battista de La Salle camminava sempre con la corona in mano; non solo, ma fece persino obbligo a tutti i suoi figli di percorrere le vie della città recitando di continuo il Rosario.
San Luigi Maria Grignon di Monfort ebbe il Rosario come compagno inseparabile dei suoi interminabili viaggi missionari, santificando con le Ave Maria le strade e le regioni della Francia.
San Filippo Neri, San Felice da Cantalice, Sant’Alfonso Maria dei Liguori, Sant’Antonio Maria Claret, e tanti altri, non facevano certamente mistero del loro camminare o viaggiare recitando Rosari senza numero.
Era bello vedere San Leonardo da Porto Maurizio tornare la sera in convento, dopo le fatiche apostoliche, recitando il Rosario tutto assorto e sereno. Lo stesso, era uno spettacolo edificante vedere il giovane San Giovanni Berchmans con altri giovani confratelli recitare devotamente il Rosario per le vie della città.
San Carlo da Sezze, andando e venendo dalla campagna, recitava sempre la corona. E il servo di Dio padre Anselmo Treves, se incontrava qualcuno per via, era solito chiedere: “Ha fatto buona passeggiata?… Ha seminato molte Ave Maria per la sua strada?
San Corrado da Parzhan, l’umile cappuccino della Baviera, radunava i ragazzi per le strade e recitava con essi il Rosario in pia processione che edificava tutto il paese.
Santa Giovanna d’Arco era molto facile scorgerla tutta assorta mentre cavalcava accanto al suo Re. Fu lo stesso Re a chiederle una volta che cosa stesse “sognando” mentre cavalcava così raccolta e silenziosa: “Gentile Sire, -rispose l’eroina- sto recitando il Rosario“.
Ai nostri tempi, Santa Bertilla Boscardin a Vicenza, San Massimiliano Maria Kolbe a Roma, don Dolindo Rutolo a Napoli, attraversavano le vie della città recitando Rosari.
San Giuseppe Cafasso racconta che un giorno, al mattino molto presto, incontrò per le vie di Torino una vecchietta tutta raccolta. Il Santo si avvicinò e le disse: “Come mai, mia buona vecchietta, per la via a quest’ora?“. “Passo a pulir le strade.” Rispose la vecchietta. Stupito, il Santo chiese: “Che cosa vuol dire?“. “Questa notte è stato carnevale, e si sono commessi tanti peccati. Perciò, io passo recitando il Rosario, per purificare le strade da tanti peccati“. Bravissima vecchietta!
Che dire oggi delle nostre strade? Corruzione, scandali, sconcezze sui muri, sulle persone, nei gesti, nelle parole (bestemmie, turpiloquio), nelle canzoni… Non sarebbe, oggi, tanto più necessario passare con la corona del Rosario in azione per purificare queste strade del mondo appestate dal sesso?

venerdì 18 ottobre 2019

3S 7 - I sacerdoti del Rosario

da Il Santo Rosario e i Santi di padre Stefano Maria Manelli
La bellezza soprannaturale e la straordinaria fecondità del Rosario spiegano perché tanti Santi, specialmente sacerdoti, l’hanno amato tanto da meritarsi l’appellativo di “Prete del Rosario” o “Apostolo del Rosario“.
Tra i molti, ad esempio, il grande apostolo degli educatori, San Giovanni Battista de La Salle, veniva chiamato il “Prete del Rosario“, per la insonne attività della corona fra le sue mani. Lo stesso si diceva di San Francesco Bianchi, apostolo di Napoli, anch’egli dai contemporanei chiamato “Prete del Rosario“.
Ugualmente San Luigi Grignon di Monfort, San Pietro Canisio, San Camillo de Lellis, Sant’Antonio Maria Claret, furono definiti “Apostoli del Rosario“. dalla loro vita sappiamo quanto si prodigarono con l’esempio e con la parola per far amare da tutti il Rosario.
Ma anche tanti altri sacerdoti santi, come San carlo Borromeo, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, san Pompilio, San Clemente Hofbauer, il Santo Curato d’Ars, Sant’Antonio M. Gianelli… fino a Charles de Foucauld, a San Massimiliano M. Kolbe, a Padre Anselmo Treves, a Padre Pio, a Don Dolindo Ruotolo, fecero del Rosario la loro preghiera prediletta, sicuri di piacere a Maria nel modo a Lei più gradito, e di beneficiare le anime nel modo più salutare e fecondo.
Del Santo Curato d’Ars, apostolo del confessionale, di diceva che “le sue labbra erano in continuo movimento“. Non perdeva un istante di tempo senza riempirlo di Rosario.
Voglia Dio donarci molti “sacerdoti del Rosario”, che passino fra noi seminando le Ave Maria come benedizioni, grazie, conforti, sorrisi della madonna sulla povera umanità.

3S 6 - L’assurdità di dire: Non credo che Gesù sia Dio, ma è stato comunque un grande uomo!

In Luca 11 leggiamo: “Chi non raccoglie con me, disperde.” Gesù fa un’affermazione umanamente inimmaginabile: pone la sua persona come criterio di realizzazione e di salvezza. A tal riguardo non indica le sue idee ma se stesso: è Lui, la sua identità a salvare. Questo ci fa capire almeno due cose: primo, che Gesù afferma chiaramente di essere Dio per cui non è possibile accettare Gesù negando la sua divinità; secondo, che la verità di Cristo non può essere relativizzata.
Gesù afferma chiaramente di essere Dio, per cui non è possibile accettare Gesù negando la sua divinità 
Argomento questo molto importante per rispondere a tante sciocchezze diffuse.
Per esempio, si sente spesso dire che è difficile considerare Gesù come Dio, ma ciò non impedirebbe di considerarlo un grande uomo, un grande pensatore, un grande rivoluzionario. Quante volte, infatti, abbiamo sentito frasi di questo tipo: io non credo in Gesù, ma lo stimo perché è stato comunque un grande uomo, un uomo che ha cambiato il corso della storia… e altre cose di questo genere.
Eppure convinzioni di questo tipo sono fortemente contraddittorie. O Gesù è Dio, e allora si può facilmente credere nell’esattezza delle sue parole; oppure non lo è. Ma se non lo è, come è possibile che egli ponga la sua persona come criterio di salvezza? Che faccia fareste, se in questo momento arrivasse qualcuno e dicesse: chi non raccoglie con me disperde…oppure: io sono la via, la verità e la vita? Qualche problema di modestia lo avrebbe.
I vari Hitler, Stalin, Mao, Pol Pot… hanno posto le proprie idee, mai le loro persone, come criterio di salvezza universale e dei problemi del mondo. Nessuno è arrivato dove è arrivato Gesù di Nazareth.
Dunque, o Gesù è Dio (e lo è!), per cui si può capire il significato delle sue parole; oppure non è Dio; ma se non è Dio, si può stimare qualcuno che arriva a porre se stesso come criterio di salvezza per tutto? 
La verità di Cristo non può essere relativizzata 
Come abbiamo detto, Gesù indica la sua persona, non le sue idee, come criterio di giudizio.
Attenzione, ciò non significa che la verità di Cristo non sia importante, per cui si potrebbe ridurre tutto l’essere cristiano ad un rapporto di tipo interpersonale come fosse da uomo ad uomo. No: Cristo e la Verità s’identificano. Cristo è il Logos e il Logos è il principio logico di tutto, per cui Cristo e la Verità s’identificano nella sua persona.
Dire che Cristo ha posto se stesso e non le sue idee come criterio salvifico, non significa che basterebbe un atto di scelta d’amore verso Cristo prescindendo dall'adesione alla Sua Verità. Significa piuttosto dire che non c’è uno scarto tra Cristo e la Verità, Cristo non viene prima della Verità, Cristo è la Verità, e dunque Cristo e la Verità s’identificano.
Senza Cristo non c’è verità possibile per l’uomo, per il mondo e per la storia.
Tutto questo ci dimostra quanto sia impossibile costruire un cristianesimo senza l’unicità di Cristo. Un cristianesimo, cioè, dove tutto sia ridotto a dimensione intellettuale (aderire a qualche valore) e così cercare e realizzare improbabili e inopportuni collegamenti tra il Cristianesimo stesso e altre religioni.
Se il Cristianesimo è la Persona di Cristo, se Persona di Cristo e Verità s’identificano, nulla è possibile senza Cristo e dal momento che le religioni non cristiane sono denominate così proprio perché non hanno Cristo, dunque…
Un’impostazione di questo tipo (il Cristianesimo senza Cristo) è stato fatto proprio da una certa gnosticizzazione del Cristianesimo (la salvezza si realizzerebbe solo con la conoscenza di alcuni misteri fondamentali) che ha proposto la differenza tra un Cristo-storico (Gesù di Nazareth) e un Cristo-principio, una sorta di essenza ideale e divina che sarebbe presente in molte identità religiose.
Una convinzione di questo tipo è presente nelle varie tradizioni esoteriche e massoniche che pongono l’unità trascendentale di tutte le religioni come realizzazione del relativismo religioso. Convinzioni che –si sa- hanno influenzato molto il modernismo teologico e certa teologia contemporanea.
Ma Gesù, come abbiamo visto, ha parlato chiaro. Molto chiaro!

martedì 15 ottobre 2019

3S 5 - Rosario in ogni momento e in ogni luogo

da Il Santo Rosario e i Santi di padre Stefano Maria Manelli
Non dovrebbe mai passare un giorno senza Rosario. Non si dovrebbe sciupare neppure un po’ di tempo in ozio, senza trasformarlo in preghiera con il Rosario. Quante persone, invece, non dicono il Rosario, pur sciupando, forse, ore di tempo dinanzi al televisore, leggendo il giornale o un rotocalco, girando e parlando a vuoto!
Ci sono quelli che dicono di non avere assolutamente tempo per il Rosario. E’ impossibile -dicono- trovare un quarto d’ora per recitare una corona. Bisogna crederci? Anche se si volesse credere, si potrebbe dir loro quel che dicevano San Vincenzo de’ Paoli e San Giovanni Bosco: cercate di recitare la corona, distribuita lungo tutta la giornata, una posta al mattino appena alzati, una più tardi, un’altra prima di pranzo… Due minuti ogni tanto, per recitare una posta, non è davvero molto! Ma è necessario recitare la corona ogni giorno come impegno d’amore quotidiano alla Madonna.
San Vincenzo de’ Paoli arriva a consigliare di mettere da parte altre preghiere, pur di non lasciare il Rosario. E Sant’Alfonso de’ Liguori metterebbe in pericolo anche …il pranzo, affermando che un Rosario vale molto più del pranzo.
Era bello vedere come Santa Maria Bertilla si industriava a recitare il Rosario tra una pausa e l’altra del lavoro, dello studio, della ricreazione.
Anche San Roberto Bellarmino faceva le soste durante i suoi profondi studi, passeggiando lentamente mentre sgranava la corona.
Un santo papà di dieci figli, Giuseppe Tovini, non perdeva tempo quando viaggiava in corriera: recitava una corona dopo l’altra.
Bisogna sfruttare bene le pause forzate di tempo che capitano in un negozio, nella sala d’aspetto del medico, in attesa di un treno o di un autobus. Se sapessimo utilizzare questi scampoli di tempo, quante coroncine in più ogni giorno reciteremmo!
Il Servo di Dio fra Diego Oddi, umile fraticello questuante, camminava per le vie sempre con la corona in moto fra le sue dita nodose. Era molto attento a valorizzare ogni ritaglio di tempo per riempirlo di Rosario. Soprattutto alle fermate degli autobus, egli era contento delle attese per poter pregare in pace. Una volta capitò con l’Arciprete alla fermata di un autobus che ritardava. Fra Diego invitò subito l’Arciprete a recitare un Rosario. Ma l’Arciprete rispose che da un momento all’altro sarebbe arrivato l’autobus, quindi era inutile cominciare. Fra Diego, con dolcezza, lo esortò a cominciare lo stesso.. Per contentarlo, l’Arciprete iniziò …e l’autobus arrivò alla Salve Regina!
Quante volte non capita anche a noi di aspettare l’autobus che tarda? Perché perdere tempo? Il Rosario ci aiuta a guadagnare “tesori nel cielo” (Matteo 6,19).
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3S 4 - Santa Teresa d’Avila

ti spieghiamo in 4 punti come la sua spiritualità è una risposta alla dissoluzione moderna


Vediamo sinteticamente come la spiritualità teresiana esprime con chiarezza l’essenza di questo periodo.
1.La comprensione del pericolo protestante. Teresa, a proposito della fondazione nel 1562 del suo primo monastero, San Giuseppe ad Avila, raccontò: “Verso quel tempo ebbi notizia dei danni che i Luterani facevano in Francia. Ne provai una gran pena e mi lamentai col Signore supplicandolo di porre rimedio a tanto male. (…). Vedendomi donna e impossibilitata a fare ciò che avrei voluto per la gloria di Dio, desiderai che avendo il Signore tanti nemici e così pochi amici, questi almeno gli fossero devoti.” Dunque, ella era perfettamente consapevole della necessità di porre argine, anche e soprattutto con la preghiera, a quello che si presentava chiaramente come il più grande pericolo per l’universalismo cattolico.
2.Spirito missionario e di conquista del mondo intero a Cristo. Al tempo di santa Teresa erano molti gli hidalgos che erano attratti dalle Indie. Gli stessi suoi fratelli lasciarono la Spagna per il Nuovo Mondo. Ebbene, nel 1566 Teresa s’incontrò con il padre Maldonado, un missionario d’America. Fu un incontro importantissimo. Decise di fondare un Carmelo maschile perché i religiosi potessero prepararsi per andare nelle missioni lontane. Si tratta di quello spirito cavalleresco che contraddistinse fortemente la sua spiritualità.
3.Amore per l’umanità di Cristo. Santa Teresa meditava frequentemente sull’umanità del Verbo incarnato. Era lì che giustamente scorgeva l’incommensurabile portata dell’amore di Dio. Anche in questo –profeticamente- scorgeva quello che sarebbe stato un grande pericolo che iniziava allora a diffondersi a causa delle teologie protestanti, ovvero una sorta di eccessiva spiritualizzazione del divino. Spiritualizzazione che poi –sappiamo- avrebbe determinato la completa lontananza di Dio dalle faccende umane con il deismo illuminista e il trionfo dello spirito rivoluzionario e laicista. In questo amore per l’umanità di Cristo si radicò anche la sua famosa devozione per San Giuseppe. Celebri sono queste sue parole: “Presi per mio avvocato e patrono il glorioso san Giuseppe e mi raccomandai a lui con fervore. Questo mio padre e protettore mi aiutò nelle necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi in cui era in gioco il mio onore e la salvezza della mia anima. Non mi ricordo finora d’averlo mai pregato di una grazia, senza averla subito ottenuta. Ciò hanno riconosciuto per esperienza varie altre persone, che dietro mio consiglio si sono raccomandate al suo patrocinio. Vorrei persuadere tutti ad essere devoti di questo glorioso santo, per la grande esperienza che ho dei favori ottenuti da san Giuseppe.” Fu proprio a san Giuseppe che Teresa dedicò la fondazione del suo primo monastero: San Giuseppe ad Avila.
4.Amore per la regalità infante di Cristo. Teresa, per il suo grande amore verso l’umanità di Cristo, sviluppò la devozione carmelitana a Gesù Bambino. Ogni qual volta fondava un monastero, voleva che una statuetta del Bambino Gesù venisse messa in venerazione e che avesse pose e abiti diversi. Erano tutti ninos bellissimi, ai quali l’affetto delle monache dava un soprannome.  Fino al XVI secolo la devozione a Gesù Bambino si indirizzava prevalentemente o addirittura esclusivamente al Gesù Bambino nella culla, al momento della Natività, cioè il Gesù Bambino della tenerezza, della debolezza e della “piccolezza”. A partire, invece, da questo secolo e grazie anche a santa Teresa d’Avila non c’è solo il Gesù Bambino che giace nella culla, ma anche il Gesù Bambino Re, con la corona sul capo e con il mondo nella mano. Dunque, non solo il Gesù Bambino nella sua naturale collocazione di infante (la culla), ma anche il Gesù Bambino che, in quanto Dio, è Re dell’universo intero. E’ la convinzione che la signoria di Cristo è anche quella della tenerezza e della delicatezza, tratti tipici dell’infanzia. Una risposta a ciò che stava sviluppandosi nella modernità, ovvero una concezione della politica sempre meno organica e più assolutistica.
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lunedì 14 ottobre 2019

MD 46 Messaggio del 2 ottobre 2019 a Mirjana

Cari figli, la volontà e l’amore del Padre Celeste, fanno si che io sia qui, in mezzo a voi, per aiutare con il mio amore materno la crescita della fede nel vostro cuore e per poter veramente comprendere il senso della vita terrena e la grandezza della vita celeste. Figli miei, la vita terrena è la via verso l’eternità, verso la verità, verso la vita e verso mio Figlio. Su questa via io desidero condurvi. Voi, figli miei, voi che avete sempre sete del mio amore, della verità e della fede, sappiate che c’è solo una vera fonte dalla quale potete bere, la fiducia nel Padre Celeste, la fiducia nel Suo amore. Abbandonatevi completamente alla Sua volontà e non abbiate paura. Tutto ciò che è meglio per voi, tutto ciò che vi conduce verso la vita eterna, vi sarà dato. Comprenderete che il senso della vita non è sempre volere e prendere, ma amare e donare. Avrete una vera pace ed il vero amore. Sarete apostoli del mio amore. Con il vostro esempio farete si che anche quei miei figli che non hanno conosciuto l’amore di Dio, desidereranno conoscerlo. Figli miei, apostoli del mio amore, adorate insieme con me mio Figlio, e amateLo al di sopra di tutto. Cercate di vivere sempre nella Sua verità. Vi ringrazio.
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3S 3 - il Rosario libera dal Purgatorio

Ad una pia signora era morto il fratello. Afflitta da questa perdita, tanto più dolorosa perché il fratello era veramente un buon cristiano, la signora fece un sogno. Vide Padre Pio da Pietrelcina che la consolò e le disse: “recita 200 Rosari e tuo fratello passerà subito in Paradiso“. Quando la signora si svegliò, ricordò il sogno, ma pensò che fosse solo un sogno, e basta. Tuttavia la mattina seguente partì e si recò da Padre Pio. Appena incontrò Padre Pio, senza più pensare al sogno, la signora in lacrime gli chiese dove si trovasse l’anima del fratello e che cosa fare per lui. Padre Pio le rispose subito: “E non te l’ho detto stanotte? …Recita duecento Rosari, e tuo fratello passerà subito in Paradiso.”
Il Rosario ha anche questo potere straordinario: affrettare la liberazione delle anime dal Purgatorio, recare loro grande sollievo e conforto.
Lo stesso Padre Pio da Pietrelcina, un giorno, nel donare una corona ad una figlia spirituale, disse con trepida voce: “Ti affido un tesoro: sappi tesoreggiare. Vuotiamo il Purgatorio.”
Negli Atti del Processo di Beatificazione di San Giovanni Massias, domenicano, leggiamo che la Madonna gli apparve sul letto di morte e gli rivelò che per l’incessante recita del Santo Rosario egli aveva liberato dal Purgatorio un milione e quattrocentomila anime. Il papa Gregorio XVI ordinò di riferire nella Bolla di Beatificazione del santo frate quella cifra prodigiosa, a conforto di tutti i devoti del Rosario.
Santa Teresa di Gesù ha lasciato scritto che una volta, iniziando a recitare il Santo Rosario, fu rapita in estasi e vide il Purgatorio, che aveva la forma di un grande recito, in cui le anime penavano tra le fiamme purificatrici. Alla prima Ave Maria che ella recitò, vide subito un getto d’acqua freschissima cadere sulle anime a refrigerarle; così alla seconda Ave Maria, così alla tera, così alla quarta…  Capì allora la santa di quanto sollievo la recita del Santo Rosario fosse alle anime purganti, e non avrebbe voluto interromperlo mai. Per questo Sant’Alfonso de’ Liguori raccomandava ripetutamente: “Se volgiamo aiutare le anime del Purgatorio, recitiamo per loro il Rosario che arreca grande sollievo.”
Anche S.Annibale Maria Di Francia ci assicura: “Quando noi recitiamo la corona di Maria Santissima per qualche anima, quell'anima sente quasi smorzare le ardenti fiamme che la circondano e prova un refrigerio di Paradiso.”
Uno straordinario apostolo del Rosario per le anime del Purgatorio di San Pompilio Pirrotti. Con i suoi Rosari, egli entrò in grande familiarità con le anime del Purgatorio che gli mostravano la loro gratitudine per il conforto che ricevevano da questa preghiera. La familiarità arrivò al punto che quando il Santo recitava il Rosario “s’udivano le anime dei defunti rispondere la seconda parte dell’Ave Maria”.
Che bella carità potremmo fare tutti alle anime purganti, recitando per loro molti Rosari!

3S 2 - Rosari senza numero

da Il Santo Rosario e i Santi di padre Stefano Maria Manelli
Un giorno sant’Alfonso de’ Liguori, nella sua vecchiaia, cadde in un brutto letargo. Non parlava né sentiva più nulla. I confratelli, attorno, non sapevano come fare. Ad uno venne un’improvvisa ispirazione, si avvicinò al santo, e gli disse. “Monsignore, dobbiamo dire il Rosario“. A quella parole Rosario, il santo si scosse immediatamente, aprì gli occhi e incominciò subito: “Deus in adiutorium intende…” Quando si trattava di recitare Rosari, sant’Alfonso negli anni della sua vecchiaia, stava sempre “col Rosario tra le mani dalla mattina alla sera.”
I santi sono fatti così. Tendere sempre al massimo nel bene, non mettere mai limiti né lesinare gli sforzi e gli eroismi quando si tratta di compiere cose buone. è la caratteristica propria dei santi. E ciò soprattutto per una cosa buona e santa com’è la preghiera.
Pregare significa sostare e vivere in Cielo: “La nostra conversione è conversazione è nei cieli” (Filippesi 3,20). Pregare è quello che fanno i santi del paradiso, i quali a tu per tu con Dio e Maria, si inebriano dell’incessante preghiera di adorazione, di lode, di ringraziamento.
Amare con passione la preghiera, quindi, cercare con sollecitudine ogni occasione di preghiera, essere instancabili nel pregare, è la cosa più naturale e normale dei Santi. Davvero essi amano le divine parole: “Bisogna pregare sempre” (Luca 18,1), “Pregate senza interruzione” (1 Tessalonicesi 5,179, e come ci tengono a prendere alla lettera! Pregare molto e bene, anzi, pregare moltissimo e benissimo, è la loro comune divisa.
Non ci meraviglieremo, quindi, se anche a proposito dei Rosari, per i santi non vale altra massima che quella delle anime “totalitarie”: recitarne senza numero.
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3S 1 - Perché si è più facilmente esauditi ricorrendo a Maria piuttosto che a Gesù?

Comincio con questo post a proporre una serie di testi dal sito i 3 Sentieri (che potrete individuare da tag specifico)


Sant'Alfonso Maria de’ Liguori dice che può accadere di essere più facilmente esauditi ricorrendo a Maria che non a Gesù. Ovviamente non perché la Madonna sia più buona o più potente di Gesù, ma perché Dio così ha disposto e perché… leggiamo cosa dice sant'Alfonso nel suo Le glorie di Maria e capiremo:

(…) sant’Anselmo aggiunge che quando ricorriamo a questa divina Madre, non solo dobbiamo essere sicuri della sua protezione, ma che « alle volte saremo più presto esauditi e salvati invocando il nome di Maria che invocando il nome di Gesù nostro Salvatore ». E ne adduce la ragione: « Perché al Cristo come giudice appartiene anche il punire; ma alla Vergine, come avvocata, compete la sola misericordia ». Egli vuol dire che noi troviamo più presto la salvezza ricorrendo alla Madre che al Figlio, non perché Maria sia più potente del Figlio a salvarci, poiché sappiamo che Gesù è il nostro unico Salvatore che unicamente con i suoi meriti ci ha ottenuto e ci ottiene la salvezza; ma perché noi, ricorrendo a Gesù e considerandolo anche come nostro giudice, a cui spetta di castigare i peccatori, manchiamo forse della fiducia necessaria per essere esauditi. Invece rivolgendoci a Maria, che come madre di misericordia non ha altra funzione che di compatirci e come nostra avvocata quella di difenderci, la nostra fiducia è più sicura e più grande.
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Medaglia di San Benedetto