Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



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domenica 5 maggio 2013

2309 - Commento al Vangelo del 5/5/2013, domenica 6^ di Pasqua


+ Dal Vangelo secondo Giovanni (14,23-29)
In quel tempo, Gesù disse: «Se uno mi ama, osserverà la mia Parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la Parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio Nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che Io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, Io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che Io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il passaggio che oggi bisogna approfondire attentamente nel Vangelo si trova in questa frase: “Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio Nome, Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che Io vi ho detto”Perché prima della venuta di Gesù il Padre non mandava il suo Spirito per santificare l’umanità? Le ragioni sono diverse, ne colgo alcune.
1) L’umanità non meritava questo Dono perché non osservava i Comandamenti come aveva chiesto Dio.
2) Non c’era nessuno in grado di riparare il peccato originale di Adamo ed Eva, quindi, permaneva l’inimicizia.
3) Nessuno poteva rivelare la presenza dello Spirito Santo se non Dio stesso, incarnato in Gesù.
4) Nessuno conosceva la vera Via per la salvezza eterna, quindi ogni tentativo di Dio era già stato pressoché inutile.
5) Per l’attività dello Spirito Santo tra gli uomini, occorreva precedentemente la presenza di Dio incarnato tra gli uomini, occorreva insegnare le Verità per poi susseguire l’azione dello Spirito.
Questi e altri motivi non hanno previsto la rivelazione dello Spirito Santo prima della venuta di Gesù, ma lo Spirito agiva da sempre perché è lo stesso Spirito del Padre e del Figlio. È consolante sapere che lo Spirito il Padre Lo invia nel Nome di Gesù, quindi noi sappiamo che senza la comunione con il Figlio non incontriamo mai il suo Spirito.
Ecco che si uniscono due attività: chi adora Gesù e osserva il suo Vangelo, riceve il suo Spirito e se inoltre Lo invoca, sovrabbonda.
Non è possibile allora ricevere i Doni dello Spirito Santo se non c’è un’intima comunione con Gesù, è Lui a dirlo: “Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio Nome…”. Lo Spirito Santo non scende mai se non viene invocato con umiltà e con amore, ma nessuno deve arretrare nell'invocarlo se pensa di non esserne degno, anzi, deve chiedere aiuti per cambiare vita e deve anche sforzarsi nella pratica delle virtù.
Molti pregano lo Spirito Santo ed è un atto molto importante, ma pregare così in astratto il Divino Spirito può rivelarsi inefficace. La preghiera che si rivolge a Lui è l’invito a scendere e a santificare i richiedenti, ma come ho scritto, Lui non scende se non trova l’anima predisposta, pura e purificata dalla Confessione.
Esorto a continuare ad invocare ogni giorno lo Spirito di Dio ma se si vogliono raccogliere abbondanti frutti è indispensabile pregare insieme alla sua Sposa, la Vergine Maria. Non solo perché abbiamo un riferimento preciso da imitare, anche perché il Divino Spirito scende velocemente nelle anime dove trova la sua Sposa.
I cristiani che invocano lo Spirito Santo devono farlo nel Nome di Gesù e insieme alla Madonna, i frutti saranno abbondanti.
Prima di riprendere quanto ho scritto ieri, voglio farvi leggere una delle tantissime mail che mi arrivano e la pubblico per mostrarvi come la preghiera può tutto e che quando si prega le malattie possono scomparire.
Vi ho già detto che ogni giorno prego per tutti voi, sono diversi i momenti nella giornata in cui chiedo a Gesù Eucaristia e alla Madonna di donare Grazie a tutti voi che leggete i commenti. Gli aiuti arrivano sempre da Dio e noi possiamo essere al massimo poveri strumenti. Sono molti i messaggi di nostri parrocchiani che testimoniano di avere cambiato vita meditando ogni giorno il Vangelo che invio e di questo dobbiamo ringraziare la Madonna.
Leggiamo questa testimonianza:
Caro Padre Giulio. Sono Maurizio Marrapodi da Reggio Calabria, e vorrei ringraziarvi ancora una volta per le vostre bellissime catechesi. Scrivo per evidenziare che la meditazione dei bravi evangelici, che lei così santamente espone, mi ha molto aiutato anche dal punto di vista emozionale e psicologico, facendomi superare, grazie anche e soprattutto alla Confessione frequente, molte ansie e paure esistenziali e ferite interiori. Se le persone conoscessero l'immenso potere della Parola, del Sacramento della Penitenza e ancor più dell'Eucarestia e l'adorazione, scomparirebbero molti problemi psicologici ed emozionali, e gli psichiatri e analisti moderni pure. Grazie ancora, che Dio vi benedica”.
Ieri ho scritto che per condurre una vita autentica abbiamo bisogno di aiuti speciali, non è possibile vincere da soli le astute trovate dei diavoli. Il cammino spirituale necessita della Madonna, è Maestra di perfezione, di santità, è Lei che ha cresciuto Gesù Bambino. Così vuole fare con noi. Per entrare in comunione con Lei è necessaria la consacrazione al suo Cuore Immacolato, ma solo con la recita del Santo Rosario Le permettiamo veramente di agire in noi e di trasfigurare la nostra vita.
Nelle facoltà di teologia e nei seminari il Santo Rosario è stato estromesso come se fosse un danno, rendendo felici i diavoli i quali senza questo potentissimo ostacolo riescono a lavorare come vogliono… Molti consacrati a Dio non amano il Rosario, quindi non lo divulgano e non lo fanno recitare nelle parrocchie. Preghiamo per quanti non hanno compreso il valore immenso del Santo Rosario.
Questa potentissima preghiera del Santo Rosario è il martello dei diavoli, lo confessano i diavoli durante gli esorcismi e scappano dalle persone che lo recitano. Figuratevi dove si recitano più Corone al giorno e si pratica una sana devozione alla Madonna.
Questa preghiera è la più efficace e la più gradita alla Madonna, abbiamo sempre da ringraziare per la sua protezione e gli scampati pericoli, per gli aiuti e tutte le Grazie ricevute. È il modo migliore per chiedere alla Madre di Dio la vittoria quando arrivano le tentazioni o quelle spinte interiori inizialmente deboli ma poi più intense per compiere opere peccaminose. Tutte le tentazioni si possono vincere se si ricorre alla Vergine Maria e si invoca il suo aiuto.
Qualcuno dirà che si distrae quando lo recita e questo è normale, bisogna avanzare nella vita spirituale per riuscire a rimanere concentrati. Qualcuno davvero intelligente ha cominciato a diffondere anni addietro la teoria che “piuttosto che recitarlo male, meglio non recitarlo”. Non c’è frase più gradita ai diavoli, così si paralizzano i credenti che si trovano in difficoltà nella recita del Rosario.
È sempre preferibile recitare il Rosario come si può, anche con le distrazioni piuttosto che non recitarlo. In mezzo a 50 Ave Maria ci saranno pure alcune preghiere buone! E proprio queste poche preghiere disturbano i diavoli. Il Papa Giovanni XXIII diceva che “il peggior Rosario è quello che non si recita”.
La Madonna rimane contenta quando si recita nel miglior modo possibile, secondo lo stato d’animo, la stanchezza, il fervore.
Ricordo inoltre che alle volte le molte distrazioni sono causate proprio dai diavoli per rendere meno efficace questa potente preghiera. Non bisogna allarmarsi per le distrazioni, sono sbagliate quelle volontarie, ma se c’è il proposito di recitare bene il Rosario, le distrazioni involontarie non annullano i frutti del Rosario.
Chi si impegna recita sempre meglio il Santo Rosario, sta attento alla pronuncia delle sante parole, le pause, la concentrazione, e si intrattiene qualche istante per considerare i misteri, offrendo in questo modo un roseto di amore e di suppliche alla Madonna.
Quando si recita il Rosario occorre fare attenzione a tre aspetti: 1) la corretta pronuncia di tutte le parole; 2) al significato delle stesse parole; 3) a porre un fervore speciale al fine verso cui la preghiera è rivolta, a Gesù per intercessione della Madre di Dio. Non è importante la cultura nell'alimentare il fervore, ciò che conta è l’amore sincero alla Madonna e l’attenzione che allontana le distrazioni.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2308 - San Gottardo di Hildesheim, Vescovo

Nacque nel 960 a Reichersdorf (Ritenbach) presso Niederaltaich nella diocesi di Passavia; era figlio di Ratmundo, distinto vassallo del capitolo di S. Maurizio (Moritzstift) in Niederaltaich. Qui, nella scuola capitolare, sotto la guida di Uodalgiso, fu istruito nelle scienze umanistiche e teologiche. Per tre anni dimorò poi alla corte arcivescovile di Salisburgo, dove fu introdotto nell'amministrazione ecclesiastica. Dopo il ritorno da viaggi in paesi lontani, tra l'altro visitò l'Italia, proseguí gli studi superiori nella scuola del duomo di Passavia, dove insegnava.il famoso maestro Liutfrido; poi entrò nel capitolo di Niederaltaich, di cui presto fu eletto preposito. Quando il duca Enrico II di Baviera, detto il Litigioso (951-995), decise di trasformare il capitolo in un monastero benedettino, Gottardo rimase come novizio e si fece monaco nel 990 sotto l'abate Ercanberto, venuto dalla Svevia. Nel 993 fu ordinato sacerdote, poi divenne priore e rettore della scuola monastica e ne promosse lo sviluppo interno ed esterno. Nel 996 fu eletto abate e orientò il monastero di Niederaltaich verso l'ideale monastico di Cluny.
Il futuro imperatore Enrico II (1002-24) gli affidò il delicato ufficio di abate e riformatore, prima nel monastero di Tegernsee (1001-1002) e poi in quello di Hersfeld (1005). Con forza paziente riuscí a vincere la resistenza dei monaci ostili alla riforma e, dopo il ritorno a Niederaltaich nel 1013, diresse la costruzione del monastero e della chiesa e vi introdusse una scuola di scrittura e pittura. Egli è infatti considerato il più grande architetto e pedagogo della Baviera nell'alto Medioevo. Dietro richiesta dell'imperatore Enrico II fu nominato vescovo di Hildesheim il 30 novembre 1022 e consacrato dall'arcivescovo Aribo di Magonza il 2 dicembre.
Da vescovo incarnò l'ideale di padre del clero e del popolo e si acquistò il rispetto dei suoi sacerdoti specialmente con le sue conferenze bibliche. Durante i quindici anni del suo governo episcopale fece costruire e consacrò più di trenta chiese. Nonostante la sua età avanzata, difese virilmente i diritti della sua diocesi contro usurpazioni di prelati e di principi. Conclusa la settimana pasquale, morì dopo breve malattia il 5 maggio 1038.


La canonizzazione di Gottardo fu caldamente promossa dai suoi successori Bertoldo (1119-30) e Bernardo (1130-53). Il secondo ne lesse (1131) a Liegi la Vita dinanzi a Innocenzo II (1130-43), che promise di canonizzarlo durante il successivo concilio. In compagnia di s. Norberto di Xanten, arcivescovo e metropolita di Magonza, Bernardo andò al sinodo di Reims, dove il papa, il 29 ottobre 1131, iscrisse Gottardo nell'albo dei santi. Il 4 maggio 1132 Bernardo procedette alla traslazione del corpo dalla chiesa abbaziale al duomo dove il 5 maggio fu celebrata la prima festa liturgica del santo. Le fonti ricordano che in questa circostanza si verificarono cinque miracoli, per cui si determinò subito un afflusso considerevole di pellegrini dai paesi limitrofi. 
A ciò e alla fervida propaganda dei Cistercensi e dei Benedettini si deve la rapida diffusione della venerazione tributata al santo vescovo nella Svezia, nella Finlandia, nei paesi slavi del Sud e nella Svizzera.
L'intercessione di s. Gottardo fu implorata contro la febbre, la podagra, l'idropisia, contro le malattie dei fanciulli, le doglie del parto e contro la grandine. Sulle principali vie di traffico Gottardo divenne il patrono preferito dei commercianti e ciò spiega perché nelle Alpi centrali siano sorte dappertutto chiese e cappelle in suo onore. Una fama del tutto speciale ottenne la càppella e l'ospizio di S. Gottardo sull'antico mons Tremulus (o Evelinus o Ursare). Secondo un'antica tradizione ticinese la chiesetta sul valico del S. Gottardo venne edificata da Galdino, arcivescovo di Milano (1166-76). 

Il primo documento però lo troviamo soltanto in Goffredo da Bussero, morto prima del 1300, che ascrive la consacrazione della chiesetta nel 1230 a Enrico di Settala, arcivescovo di Milano (1213-30), ma la prima testimonianza dell'esistenza dell'ospizio è del 1293. Nel 1685 Federico II Visconti affidò la direzione dell'ospizio ai Cappuccini di Milano, a cui succedettero, dopo la parentesi dolorosa della Rivoluzione francese, nel 1804-41 i confratelli del Ticino. Non si conoscono immagini contemporanee di Gottardo e le piú antiche provengono tutte dalla regione di Hildeheim. Nel 1927 J. Ernst, vescovo di Hildesheim (1915-28), fondò l'"Opera di S. Gottardo" per la formazione del clero diocesano.
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sabato 4 maggio 2013

2307 - Commento al Vangelo del 4/5/2013


+ Dal Vangelo secondo Giovanni (15,18-21)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti Io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che Io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia Parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio Nome, perché non conoscono Colui che mi ha mandato». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Quella parte immensa dell’umanità che non conosce Gesù e quei cristiani che hanno dimenticato i suoi insegnamenti, cercano in ogni modo di soddisfare ogni desiderio che arriva alla mente, senza pensare alle conseguenze dannose per la loro esistenza. Tutti i peccati portano conseguenze dannose all'anima e alla sfera emotiva, anche se quanti non seguono Gesù non se ne curano, le conseguenze diventano sempre più pesanti.
Essi non fanno mai caso ai peccati, sono sicuri che nessuno li vede e che non devono dare conto agli estranei, l’unico obiettivo è il piacere sotto ogni forma, vogliono trovarlo anche ricorrendo alle droghe e a qualunque mezzo immorale. È l’edonismo più sfrenato, quello che addirittura identifica il bene morale con il piacere, riconoscendo nel piacere il fine ultimo dell’uomo.
È il piacere per il piacere, niente è più importante del soddisfacimento di ogni desiderio carnale, materiale, emotivo, sfrenato.
Questa è la schiavitù a tutti i vizi, la persona non solo è incapace di pensare al Bene ma cerca sempre di soddisfare ogni trasgressione. La lontananza da Gesù non li preoccupa, non pensano assolutamente alle conseguenze della vita disinvolta, ma quello che davvero è molto grave sta nella ripetizione dei peccati mortali. Chi ama i peccati e li cerca con ferma decisione, si allontana sempre più da Dio e di conseguenza si avvicina ai diavoli fino ad identificarsi in essi.
Non spaventatevi di questo, se seguite i miei scritti significa che voi siete distanti dalla condizione citata sopra o lottate con coraggio per vincere situazioni di debolezza. Chi prega e cerca con i Sacramenti di superare le tentazioni e le prove della vita, sta vicino a Gesù e non deve mai abbattersi.
Quindi, i cristiani devono lottare per rimanere forti e non cedere alle tentazioni mentre i peccatori si divertono e festeggiano a modo loro ogni giorno. Siamo sicuri che non c’è il rovescio della medaglia da considerare? Non tutto ciò che appare si deve credere, la felicità dei peccatori incorreggibili è falsa e darà come conseguenza la disperazione eterna. Ed è una loro scelta.
I cristiani perseguono un premio che Gesù ha promesso e che durerà eternamente, ma in questa vita sanno bene che la vera felicità non sta nella trasgressione o nell’euforica esaltazione, solamente con il dominio dei sensi e l’armonia interiore l’intelletto comanda tutte le operazioni della persona. L’istinto è estinto quando si compiono penitenze e si vive nel rinnegamento, non c’è più nel cristiano, padrone delle sue potenze, la debolezza verso la trasgressione.
Così si formano le anime sante, questa è la strada che hanno perseguito tutti i Santi che conosciamo.
Però, questa vita virtuosa e piena di meraviglie fa arrabbiare i diavoli e quelle persone sottomesse a loro e che in qualche modo hanno assorbito lo spirito satanico. La rabbia è invidia della Grazia altrui e della gioia che emanano i volti dei seguaci di Gesù. I cattivi non posseggono questa gioia né hanno la possibilità di ottenerla continuando a vivere nei ripetuti peccati mortali, non ci sono soldi sufficienti per comprare ciò che è dono di Dio.
La loro invidia diventa diffamazione dei buoni cristiani, persecuzione se qualcuno rimane imperterrito nel continuare a vivere santamente. Inoltre, la cattiveria umana viene rafforzata dallo spirito di satana, il quale contribuisce con il suo carico per arrecare maggiori sofferenze e persecuzioni ai buoni. Quindi Gesù dice: “…poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti Io dal mondo, per questo il mondo vi odia”.
È inevitabile per il cristiano autentico subire persecuzioni, anche se variano di intensità e di durata, dipende dalla rabbia che i diavoli tengono per determinate persone che li disturbano con la loro vita e le continue preghiere.
I diavoli sono come cani legati, non possono nulla senza il permesso di Gesù, se potessero realizzare i loro desideri, aggredirebbero con ferocia le anime contemplative che dedicano la loro vita alla salvezza dei peccatori. Non sono solamente molti consacrati a Dio a vivere nella contemplazione, ci sono anche persone che vivono nel mondo e non lasciano trasparire la loro forte unione con Gesù.
I veri cristiani sono chiamati a lottare in questa vita con la preghiera per conseguire beni inestimabili. Ottengono molte Grazie.
I cristiani devono ricordare che quando tutto va troppo bene e i diavoli non li disturbano, o stanno preparando qualcosa oppure la vita spirituale di quei cristiani non li disturba, non pregano come dovrebbero e i diavoli quasi quasi… sono contenti di loro. È inevitabile la tentazione dei diavoli per cercare di portare le anime all'inferno, solo chi prega con amore, costanza e fiducia, terrorizza tutti i diavoli e li fa scappare.
Qual è la preghiera che terrorizza i diavoli? Il Santo Rosario! Chi recita più Corone al giorno riceve molte Grazie.
Questo commento è già intenso e mi riservo di darvi domani nuove e sorprendenti spiegazioni sulla micidiale potenza del Santo Rosario!
In questo mese di maggio pregate di più per le intenzioni della Madonna, ricordatevi ogni giorno di pregare per me.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2306 - San Floriano di Lorch, Martire

La più antica notizia di lui si trova in un atto di donazione del sec. VIII, con il quale il presbitero Reginolfo offriva ad una chiesa alcune possessioni site "in loco nuncupante ad Puoche ubi preciosus martyr Florianus corpore requiescit". Verso la metà dello stesso secolo fu composta una passio, che ricalca quella di s. Ireneo vescovo di Sirmio, ma che ha delle particolarità proprie; poco dopo il suo nome fu inserito nei codd. del Martirologio Geronimiano (seconda redazione della fine del sec. VIII) e nel Martirologio di Lione. Attraverso quindi i martirologi storici la sua festa è passata anche nel Romano, in cui è ricordata il 4 maggio, data tradizionale della sua morte.
Secondo il racconto della passio, Floriano era un veterano dell'esercito romano che viveva a Mantem presso Krems. Avendo saputo che Aquilino, preside del Norico Ripense, durante la persecuzione di Diocleziano, aveva arrestato a Lorch quaranta cristiani, desiderando di condividerne la sorte si recò in quella città. Prima di entrarvi, però, si imbatté in alcuni soldati, ai quali manifestò di essere cristiano; fu perciò arrestato e condotto dal preside, il quale non riuscendo a farlo sacrificare agli dei, lo fece flagellare e quindi lo condannò ad essere gettato nel fiume Enns con una pietra al collo: la sentenza fu eseguita il 4 maggio 304. Il corpo del martire fu, in seguito, ritrovato e seppellito da una certa Valeria.
Sul sepolcro fu costruita una chiesa che, affidata dapprima ai Benedettini, passò poi ai Canonici Regolari Lateranensi ed è ora il centro di una fiorente Congregazione. Nel 1183 alcune reliquie di Floriano furono portate dal vescovo Egidio di Modena a Cracovia dove il duca Casimiro di Polonia edificò in onore del martire una splendida basilica. Il suo culto è molto popolare in Austria e in Baviera ed egli è invocato contro le inondazioni e gli incendi.

venerdì 3 maggio 2013

2305 - Commento al Vangelo del 3/5/2013


+ Dal Vangelo secondo Giovanni (14,6-14)
In quel tempo, disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Lo stesso Vangelo lo abbiamo meditato alcuni giorni fa, oggi viene riproposto per la festa liturgica dei due Apostoli, accumunati anche dalla domanda posta a Gesù nel Cenacolo dopo avere sentito: “Del luogo dove Io vado, voi conoscete la Via” (14,4). Tutti gli Apostoli sicuramente dopo questa frase sono entrati nella confusione totale, infatti di quale via parlava il Maestro? Della via o strada per andare al Tempio, per andare a Cafarnao o a Betania?
C’era un’altra frase che li aveva letteralmente storditi, rivolta a Pietro ma diretta agli Undici, detta da Gesù qualche minuto prima di quella sopra: “Dove Io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi” (13,36). L’interrogativo “dove vai?” diventava sempre più crescente negli Apostoli e rimanevano frastornati in attesa della rivelazione completa del Signore.
Ma la premura è sempre in agguato, così prima Tommaso e poi Filippo si fanno coraggio e cercano di capire meglio la destinazione di Gesù. La loro non è incredulità, fate attenzione, l’incredulità indica sfiducia, dubbio, diffidenza, atteggiamento che gli Undici non possedevano ma non comprendevano le parole del Signore. Nella loro mancata comprensione non c’è alcun pregiudizio su Gesù, non cominciano a fantasticare e a emettere opinioni squilibrate.
La loro Fede era sicura, non si lasciarono ingannare dalle loro opinioni e da giudizi avventati. Non cambiarono idea su Gesù.
Questa stabilità intellettuale e morale è da ammirare e da proporre a tutti, purtroppo chi non possiede i valori cristiani non ha alcuna ragione di trattenere pregiudizi e cattiverie. Solo i cristiani seguendo il Vangelo di Gesù hanno compreso che sono peccati i giudizi temerari e le valutazioni infondate che diventano diffamazioni. Se dite a un ateo e a un cristiano superficiale di non giudicare senza avere autentiche prove, si mettono a ridere perché non si interessano dei peccati. Per loro non esistono.
Dei Santi festeggiati oggi ammiriamo insieme agli altri Apostoli, la loro docilità a Dio nonostante la piena confusione che li aveva avvolti, per non parlare dopo la Risurrezione di Gesù per tutto lo sbandamento che subirono. Quando Tommaso dice di non credere e che vuole toccare le Piaghe del Risorto, non è una mancanza di Fede verso Gesù, dipendeva dal suo carattere insicuro ed anche la grande confusione che li aveva colpiti.
Anche se gli Undici rimangono impressionati e smarriti per le parole del Signore nel lungo discorso dell’Ultima Cena, sono da ammirare per la loro Fede, la compostezza, la responsabilità, la correttezza. È vero che la Grazia di Dio li sosteneva, ma non hanno dubitato come Giuda e non si sono tirati indietro. Non comprendevano ma rimanevano sempre insieme a Gesù.
C’è una sconfinata differenza tra il loro comportamento e l’agire degli uomini di oggi, anche di molti cristiani tiepidi e indifferenti al Vangelo. Molte persone parlano avventatamente e sono convinte di avere compreso tutto, basta ascoltare qualche intervista sui casi di omicidi avvenuti in questi anni. Ne considero tre: Garlasco, Perugia, Avetrana. Nessuno dei tre è ancora arrivato a sentenza definitiva, tutti e tre sono processi indiziari e quindi casi complicati, proprio per la mancanza di prove concrete.
Mancano gli elementi probatori classici nei processi indiziari.
Arrivare a valutare un indizio come prova quindi farlo assurgere a prova, è una valutazione complessa. Ogni cittadino può affermare la sua opinione ma è sempre inopportuna perché non si conoscono tutti gli indizi, in pratica non si conoscono le carte. Come conseguenza, appunto, quasi tutti gli italiani scelgono di schierarsi per uno contro un altro, con la convinzione di avere capito tutto e che l’omicidio lo hanno già risolto…
Sono poche le persone che non si schierano perché disinteressate oppure perché buone e non vogliono giudicare senza prove. Ci sono queste persone che non vogliono anticipare alcun giudizio, si rimettono alla decisione della sentenza. Ma abbiamo visto che a Garlasco e a Perugia le sentenze di assoluzioni sono state ribaltate dalla Cassazione, elencando numerosi motivi per le indagini incomplete.
Occorre quindi non anticipare mai la sentenza definitiva ed attendere con pazienza.
I cittadini curiosi e maestri di giudizi… si trovano spiazzati quando le sentenze cambiano nei vari gradi e continuano a dare le loro valutazioni. Sono veri giudici implacabili con chi non è simpatico, misericordiosi verso chi invece è simpatico. Perché poi in ultima analisi, la valutazione la emettono seguendo l’attrattiva o l’avversione, questa è la regola per schierarsi.
Per un cristiano è una debolezza… non si deve mai giudicare senza le prove e non si deve avere avversità per nessuno.  
Se la Cassazione non è convinta di quanto emerso dal processo, impone ai giudici dell’appello di riconsiderare nuovamente tutto il costrutto indiziario, si dovrà capire se c'è il processo probatorio (dimostrativo) o no. La Cassazione rimane ancora il grado di giudizio che rasserena molti cittadini e la sua valutazione spesso è attesa come un giudizio eterno…
L’uomo per sua natura è incline a giudicare anche ciò che non conosce, spreca tempo e serenità nell’accalorarsi nella difesa di qualche imputato o nell’avversità. Perché non pregare per la persona uccisa affinchè abbia vera giustizia? Invece di sprecare parole, valutazioni infondate e giudizi, il modo migliore per onorare molte vittime (soprattutto donne) di assassini squilibrati, è quello di pregare per le loro anime.
Tra il comportamento degli Apostoli che non giudicarono Gesù e di quanti perdono la pace nel giudicare ogni avvenimento mediatico, lasciarsi condizionare dai fatti di cronaca è dannoso per la vita di Grazia. Chi prega e rimane in comunione con Gesù comprende dove sta la verità e non giudica, non condanna, non prova alcuna avversione per chi commette gravi reati.
Si amano anche le persone violente, si prova compassione per esse e si mettono nel Cuore di Gesù affinchè abbia di loro misericordia.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2304 - S.Alessandro I, Papa

Nel Liber pontificalis è detto “natione Romanus, ex patre Alexandro, de regione caput Tauri”. Tale indicazione topografica allude alla zona vicina a S. Bibiana, all'estremità della V regione Augustea, dove L. Statilius Taurus, console nel 44 d.C., eresse i suoi horti e il suo forum e nel Medioevo fu detta Taurina la porta S. Lorenzo. Il suo pontificato va dall'anno 105 al 115. Quindi è indicato il suo martirio, avendo a compagni “Eventius presbiter et Theodolus diaconus”; sepolto sulla “via Numentana, ubi decollatus est, ab urbe Roma non longe, milliario VII, nonas mai”, cioè il 3 maggio. 
Il Martirologio geronimiano alla stessa data segna: “Romae via Nomentana, miliario VII, natale sanctorum Eventi, Alexandri, Theodoli”. Manca ogni indicazione di episcopi, che dà sempre ai papi, e non lo mette al primo posto; queste due circostanze fecero dubitare al Fiorentini dell'identità del papa e del martire. 
Nell'itinerario del VII sec. inserito da Guglielmo di Malmesbury nei Gesta Regum Anglorum, fuori della porta Nomentana è segnato: “In septimo miliario eiusdem viae sanctus papa Alexander, cum Eventio et Theodolo pausant ”. 
Questa notizia dipende dalla passio, come pure dalla passio dipende il Liber pontificalis. 
La passio fa i due compagni di Alessandro ambo presbyteri. Tutti sarebbero stati sepolti da Severina, moglie del comes Aureliano che li aveva condannati, “in septimo milliario ab urbe Roma via Numentana in praedium suum, Eventium et Alexandrum in uno posuit monumento, Theodolum vero solum in loco altero sepelivit”. La passio non ha valore storico, ed è ritenuta dal Duchesne non anteriore al sec. VI; vi si parla anche dei martiri Ermete, Quirino tribuno e di sua figlia Balbina. 
Ma le indicazioni topografiche e l'unione dei tre nomi che ricorrono sia nel Liber pontificalis che nel Martirologio geronimiano, nella passio e nell'itinerario detto Malmesburiense sono risultate esatte quando nel 1855 si scoprì al VII miglio della via Nomentana un cimitero e un complesso basilicale con due tombe venerate. Sulla prima era stato eretto un altare con l'iscrizione: 
...ET ALEXANDRO DELICATVS VOTO POSVIT DEDICANTE AEPISCOPO VRS(0) 
L'Ursus fu identificato dal Duchesne con il vescovo di Nomentum di tal nome ricordato in una lettera del papa Innocenzo I (401-417). L'iscrizione è, dunque, dell'inizio del sec. V e dimostra che Alexander è nominato per ultimo, senza alcuna dignità gerarchica, rafforzando i dubbi espressi dal Duchesne. Il cimitero e i monumenti in esso contenuti non permettono in alcun modo una datazione così remota, come l'età di Traiano, ma si tratta di un cimitero locale, iniziato non prima della seconda metà del sec. III.

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giovedì 2 maggio 2013

2303 - Commento al Vangelo del 2/5/2013


+ Dal Vangelo secondo Giovanni (15,9-11)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche Io ho amato voi. Rimanete nel mio Amore. Se osserverete i miei Comandamenti, rimarrete nel mio Amore, come Io ho osservato i Comandamenti del Padre mio e rimango nel suo Amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Gesù continua a parlare nel Cenacolo la sera del Giovedì Santo, è l’ultimo discorso che rivolge agli Undici e riassume tutta la sua dottrina. Al centro come sempre mette il Padre, gli Apostoli devono fissare bene che Gesù è il Figlio dell’Eterno, adorato da secoli dagli ebrei. Non è venuto in mezzo alla gente come un uomo qualunque, anche se vedono un Uomo Egli è Dio incarnato.
Oggi molti cristiani pur ascoltando per decenni il Vangelo non cambiano stile di vita, seguono sempre le vecchie abitudini.
Ribadisco ancora la grande attenuante degli Undici, confusi e spaventati dopo l’assalto avvenuto nell'orto del Getsemani, essi amavano profondamente Gesù ma non riuscivano a metabolizzare i profondi concetti che ascoltavano dal Maestro. Questo discorso dell’Ultima Cena è stato davvero molto lungo… poi non erano parole facilmente comprensibili, è stato un discorso altamente teologico.
San Giovanni lo colloca in ben 5 capitoli, dal 13 al 17, e chi ascolta per la prima volta o da poco tempo le parole, rimane estasiato.
Oggi molti cristiani dopo decenni di ripetizione del Vangelo non riescono a metabolizzare che poche cose, non hanno il desiderio di elaborare fino ad assimilare completamente le idee, i concetti, i modi di essere proposti dal Signore. È vero che certi cambiamenti di mentalità vanno metabolizzati lentamente, ma non si può per diversi decenni rimanere sempre con la vecchia mentalità peccaminosa!
Senza la comprensione del nucleo centrale del Vangelo, il cristiano non riesce ad amare disinteressatamente, non perdona prontamente, non agisce seguendo gli insegnamenti del Vangelo. È inutile girarci attorno, per seguire veramente Gesù occorre praticare quello che chiede Lui, bisogna rimanere in Lui. “Rimanete nel mio Amore”. Si tratta di rivestirsi -come si fa con l’abito- delle virtù di Gesù, acquisendo la sua Grazia attraverso i Sacramenti e la vita spirituale.
Se non c’è la condivisione con Gesù del suo pensiero, non si rimane mai in Lui, c’è solo l’illusione di seguirlo ma senza conoscerlo…
Un cristiano non è tale perché frequenta la Messa festiva, lo è perché condivide l’insegnamento di Gesù e lo mette in pratica, infatti non basta neanche apprezzarlo, bisogna viverlo. Questo è il cristiano convertito, esso conosce i Comandamenti e li osserva perché vuole aderire alla proposta fatta dal Padre quando li diede a Mosè. Dio ha dato i Comandamenti, è l’invito a seguirlo osservando la sua Legge, quanti non l’osservano rimangono illusi di seguirlo.
Seguono se stessi, i loro piaceri, la loro volontà.
Ed è facile vedere oggi quanto è alto il numero delle persone che non osservano i Comandamenti, dalle notizie diffuse dai mass-media e dall’egoismo diffuso ovunque si comprende che Dio non è amato, la sua Legge non è osservata.
Quasi il 95% dell’umanità rifiuta Dio o non Lo segue più. Pochi vanno a Messa e ancora meno osservano i Comandamenti.
Non intendo qui includere i cristiani che invece osservano i Comandamenti e se cadono, prontamente si rialzano ricorrendo alla Confessione.
La crisi della Fede è la conseguenza dello sbandamento morale dell’umanità, rimangono forti i cristiani che pregano e non si lasciano vincere dalla mentalità pagana, ma è una lotta dura e si deve resistere eroicamente sotto una ininterrotta sventagliata di messaggi idolatrici incarnati nei mondani.
Non è facile osservare i Comandamenti e seguire il Vangelo, richiede impegno e una motivazione convinta.
Se nel mondo trionfa l’egoismo, vuole dire che l’amore è sconfitto e dimenticato. La bontà è una caratteristica dei mansueti, considerati bonaccioni dai cattivi, ma in realtà i mansueti sono i più forti perché praticano le virtù con grande impegno. Nel mondo l’amore verso il prossimo inteso come amicizia, bene, affetto, è pressoché inesistente, sono fortunati quanti trovano veri amici e con cui condividono la loro Fede.  
Se l’amore umano è poco praticato per l’assenza delle virtù umane, ancora meno si può praticare l’Amore soprannaturale che richiede la presenza dello Spirito Santo. Oggi l’invito di Gesù cade quasi nel vuoto, non c’è molta disponibilità a rinnegarsi e a rientrare in sé per dominare gli istinti e vincere i vizi. C’è poca volontà di rinunciare ai piaceri umani, lo scrivo chiaramente per non lasciare dubbi.
L’Amore di Gesù è conosciuto da pochi, sicuramente dai cristiani impegnati, ma è troppo poco rispetto al male diffuso nel mondo. È anche vero che l’Amore prima o poi vince ogni male, questa consolazione dà speranza a molti anche se non nutrono alcun risentimento verso familiari e parenti. Il luogo deputato per la santificazione personale è la famiglia, non tutti però accettano di prendere con amore la croce causata dall’egoismo e dall'indifferenza di qualche familiare.
Chi ama tutti e si rinnega, scopre una gioia profonda. “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2302 - Messaggio di Medjugorje a Mirjana del 2/5/2013

Cari figli, 
vi invito nuovamente ad amare e non a giudicare. 
Mio Figlio, per volontà del Padre Celeste, è stato in mezzo a voi per mostrarvi la via della salvezza, per salvarvi e non per giudicarvi. 
Se volete seguire mio Figlio, non giudicherete ma amerete, come il Padre Celeste ama voi. 
Anche quando state più male, quando cadete sotto il peso della croce, non disperatevi, non giudicate, ma ricordate che siete amati e lodate il Padre Celeste per il suo amore. 
Figli miei, non deviate dalla strada per cui vi guido. 
Non correte verso la perdizione. 
La preghiera e il digiuno vi rafforzino, affinché possiate vivere come il Padre Celeste vorrebbe; affinché siate i miei apostoli della fede e dell’amore; affinché la vostra vita benedica coloro che incontrate; affinché siate una cosa sola col Padre Celeste e con mio Figlio. 
Figli miei, questa è l’unica verità, la verità che porta alla vostra conversione e poi alla conversione di tutti coloro che incontrate e che non hanno conosciuto mio Figlio, di tutti coloro che non sanno cosa significa amare. 
Figli miei, mio Figlio vi ha donato i pastori: custoditeli, pregate per loro. 
Vi ringrazio!
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2301 - Sant' Antonino Pierozzi (di Firenze) Vescovo

Antonino Pierozzi fu uno dei più bei fiori e il più valido sostenitore della riforma dell’Ordine promossa dal Beato Raimondo da Capua. Fu ricevuto nell'Ordine dal Beato Giovanni Dominici nel convento di Santa Maria Novella, proseguendo la sua preparazione a Cortona, dove ebbe come Maestro il Beato Lorenzo da Ripafratta, del quale fu degno discepolo. Antonino a quattordici anni, a causa del suo aspetto gracile, aveva destato qualche apprensione nel santo Priore, ma in quel fragile corpo c’era un’anima gigante. La sua vita fu intessuta di penitenza e di preghiera. Nello studio fu quello che si dice un “lavoratore”, e ne fanno fede le numerose opere di sommo valore che scrisse. Da Cortona passo al Convento di San Domenico a Fiesole, alle porte di Firenze. Venne ordinato sacerdote nel 1413, divenendo Vicario a Foligno. Dette vita al glorioso Convento di S. Marco e fu Priore a Fiesole, Siena, Cortona, Roma, S. Maria sopra Minerva a Roma, Napoli, portando ovunque quella fiamma di zelo che in lui, fu dolce e forte a un tempo. 
Papa Eugenio IV, nel 1446, lo nominò Arcivescovo di Firenze e per indurlo ad accettare gli dovette minacciare gravissime censure. Come era stato modello di religioso e di superiore, così fu specchio di Pastore. Indisse guerra inesorabile a tutti i vizi e a tutte le ingiustizie. Fu il Padre dei poveri e degli sventurati. Anche da Arcivescovo osservò le austere regole dell’Ordine, fino alla fine dei suoi giorni. Sul letto dell’agonia poté esclamare: “Servire Dio è regnare!”, e spirò fragrante di verginità e ricco di opere sante. Per la sua consumata prudenza fu chiamato Antonino dei Consigli. Morì il 2 maggio 1459. E’ stato proclamato Santo da Papa Adriano VI il 31 maggio 1523. 
E’ il Santo Titolare, assieme al Vescovo San Zanobi, dell’Arcidiocesi di Firenze. 
Dal 1589 il suo corpo, incorrotto, si venera nella Basilica Domenicana di San Marco a Firenze. Il Servo di Dio e Arcivescovo Domenicano, Mons. Pio Alberto Del Corona, durante l’ultima ricognizione del corpo, ha scambiato il suo pastorale con quello misero di legno, che il Santo aveva con se nell'urna. Tale Pastorale dal febbraio 2001 si trova esposto permanentemente nella cripta del monastero delle Suore Domenicane dello Spirito Santo a Firenze, in Via Bolognese, dove si trova, dal 1925 il corpo del Servo di Dio, di cui dal 1942 è aperto il processo di canonizzazione.
L'Ordine Domenicano lo ricorda il 10 maggio.

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mercoledì 1 maggio 2013

2300 - Udienza Papale 1/5/2013

Cari fratelli e sorelle, buongiorno 
oggi, primo maggio, celebriamo san Giuseppe lavoratore e iniziamo il mese tradizionalmente dedicato alla Madonna. In questo nostro incontro, vorrei soffermarmi allora su queste due figure così importanti nella vita di Gesù, della Chiesa e nella nostra vita, con due brevi pensieri: il primo sul lavoro, il secondo sulla contemplazione di Gesù. 

1. Nel Vangelo di san Matteo, in uno dei momenti in cui Gesù ritorna al suo paese, a Nazareth, e parla nella sinagoga, viene sottolineato lo stupore dei suoi paesani per la sua sapienza, e la domanda che si pongono: «Non è costui il figlio del falegname?» (13,55). Gesù entra nella nostra storia, viene in mezzo a noi, nascendo da Maria per opera di Dio, ma con la presenza di san Giuseppe, il padre legale che lo custodisce e gli insegna anche il suo lavoro. Gesù nasce e vive in una famiglia, nella santa Famiglia, imparando da san Giuseppe il mestiere del falegname, nella bottega di Nazareth, condividendo con lui l’impegno, la fatica, la soddisfazione e anche le difficoltà di ogni giorno. 
Questo ci richiama alla dignità e all'importanza del lavoro. Il libro della Genesi narra che Dio creò l’uomo e la donna affidando loro il compito di riempire la terra e soggiogarla, che non significa sfruttarla, ma coltivarla e custodirla, averne cura con la propria opera (cfr Gen 1,28; 2,15). Il lavoro fa parte del piano di amore di Dio; noi siamo chiamati a coltivare e custodire tutti i beni della creazione e in questo modo partecipiamo all'opera della creazione! Il lavoro è un elemento fondamentale per la dignità di una persona. Il lavoro, per usare un’immagine, ci “unge” di dignità, ci riempie di dignità; ci rende simili a Dio, che ha lavorato e lavora, agisce sempre (cfr Gv 5,17); dà la capacità di mantenere se stessi, la propria famiglia, di contribuire alla crescita della propria Nazione. E qui penso alle difficoltà che, in vari Paesi, incontra oggi il mondo del lavoro e dell’impresa; penso a quanti, e non solo giovani, sono disoccupati, molte volte a causa di una concezione economicista della società, che cerca il profitto egoista, al di fuori dei parametri della giustizia sociale. 
Desidero rivolgere a tutti l’invito alla solidarietà, e ai Responsabili della cosa pubblica l’incoraggiamento a fare ogni sforzo per dare nuovo slancio all'occupazione; questo significa preoccuparsi per la dignità della persona; ma soprattutto vorrei dire di non perdere la speranza; anche san Giuseppe ha avuto momenti difficili, ma non ha mai perso la fiducia e ha saputo superarli, nella certezza che Dio non ci abbandona. E poi vorrei rivolgermi in particolare a voi ragazzi e ragazze a voi giovani: impegnatevi nel vostro dovere quotidiano, nello studio, nel lavoro, nei rapporti di amicizia, nell'aiuto verso gli altri; il vostro avvenire dipende anche da come sapete vivere questi preziosi anni della vita. Non abbiate paura dell’impegno, del sacrificio e non guardate con paura al futuro; mantenete viva la speranza: c’è sempre una luce all'orizzonte. 
Aggiungo una parola su un’altra particolare situazione di lavoro che mi preoccupa: mi riferisco a quello che potremmo definire come il “lavoro schiavo”, il lavoro che schiavizza. Quante persone, in tutto il mondo, sono vittime di questo tipo di schiavitù, in cui è la persona che serve il lavoro, mentre deve essere il lavoro ad offrire un servizio alle persone perché abbiano dignità. Chiedo ai fratelli e sorelle nella fede e a tutti gli uomini e donne di buona volontà una decisa scelta contro la tratta delle persone, all'interno della quale figura il “lavoro schiavo”. 

2. Accenno al secondo pensiero: nel silenzio dell’agire quotidiano, san Giuseppe, insieme a Maria, hanno un solo centro comune di attenzione: Gesù. Essi accompagnano e custodiscono, con impegno e tenerezza, la crescita del Figlio di Dio fatto uomo per noi, riflettendo su tutto ciò che accadeva. Nei Vangeli, san Luca sottolinea due volte l’atteggiamento di Maria, che è anche quello di san Giuseppe: «Custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (2,19.51). Per ascoltare il Signore, bisogna imparare a contemplarlo, a percepire la sua presenza costante nella nostra vita; bisogna fermarsi a dialogare con Lui, dargli spazio con la preghiera. Ognuno di noi, anche voi ragazzi, ragazze e giovani, così numerosi questa mattina, dovrebbe chiedersi: quale spazio do al Signore? Mi fermo a dialogare con Lui? Fin da quando eravamo piccoli, i nostri genitori ci hanno abituati ad iniziare e a terminare la giornata con una preghiera, per educarci a sentire che l’amicizia e l’amore di Dio ci accompagnano. Ricordiamoci di più del Signore nelle nostre giornate! 
E in questo mese di maggio, vorrei richiamare all'importanza e alla bellezza della preghiera del santo Rosario. Recitando l'Ave Maria, noi siamo condotti a contemplare i misteri di Gesù, a riflettere cioè sui momenti centrali della sua vita, perché, come per Maria e per san Giuseppe, Egli sia il centro dei nostri pensieri, delle nostre attenzioni e delle nostre azioni. Sarebbe bello se, soprattutto in questo mese di maggio, si recitasse assieme in famiglia, con gli amici, in Parrocchia, il santo Rosario o qualche preghiera a Gesù e alla Vergine Maria! La preghiera fatta assieme è un momento prezioso per rendere ancora più salda la vita familiare, l’amicizia! Impariamo a pregare di più in famiglia e come famiglia! 
Cari fratelli e sorelle, chiediamo a san Giuseppe e alla Vergine Maria che ci insegnino ad essere fedeli ai nostri impegni quotidiani, a vivere la nostra fede nelle azioni di ogni giorno e a dare più spazio al Signore nella nostra vita, a fermarci per contemplare il suo volto. Grazie. 
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2299 - Commento al Vangelo del 1/5/2013


+ Dal Vangelo secondo Matteo (13,54-58)
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è Costui il Figlio del falegname? E sua Madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La prima cosa che bisogna chiarire è il significato di fratelli e sorelle, ancora molti cattolici non conoscono l’utilizzo di questi termini per indicare i parenti, infatti leggendo letteralmente la frase la Madonna avrebbe dovuto avere minimo quattro figli maschi e molte figlie femmine: E le sue sorelle, non stanno tutte da noi?”. Il vocabolario ristretto obbligava ad utilizzare una parola che aveva più significati.
Prima di passare alla festa di San Giuseppe e dei lavoratori, mi piace soffermarmi sullo stupore che causò la prima predicazione di Gesù nella sinagoga a Nazareth, dove era rimasto per decenni con la Madre e il Santo falegname riconosciuto da tutti come il padre di Gesù. Da qui sorge l’immenso stupore dopo l’insegnamento di Gesù, infatti Lui non aveva manifestato la sua infinita sapienza ed era rimasto in attesa del tempo indicato dal Padre.
Gesù ci insegna a parlare senza premura e a tempo opportuno, ad usare parole di saggezza e piene di verità.
Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi?”. Molti valutano le persone per come le immaginano nella loro mente, senza cercare né riuscire a capire la vera identità delle persone. Sono prevenute o avventate nei giudizi, di certo chi porta in sé lo spirito di negatività non è mai in grado di riconoscere una persona che viene da Dio. I simili riconoscono i loro simili, è una verità sacrosanta. Invece, i buoni hanno la capacità di discernere, anche se in grado diverso uno dall'altro.
Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi?”. Lo dicevano gli assisani quando vedevano e sentivano parlare un giovane dopo la sua conversione, un giovane che sarebbe diventato il Poverello d’Assisi. Chi vive di pregiudizi e non si lascia guidare dallo Spirito Santo, vede il mondo capovolto, crede sempre a tutto ciò che oggettivamente è contrario alla verità. Gli assisani inizialmente lo consideravano impazzito, non avevano la capacità di vedere oltre la soglia del mondo sensibile.
Sentendo parlare Gesù i nazaretani si chiedevano scombussolati: “Non è Costui il Figlio del falegname?”.Quindi, non poteva dire quelle cose che erano prerogativa dei Profeti e Gesù per tutti loro era solo il Figlio di Giuseppe. Brutta cosa quando si considerano gli altri per il lavoro che svolgono o per la loro cultura e non si amano, al massimo si scambia il saluto.
Non dimentichiamo che Gesù per i suoi disegni sceglie i più deboli, i più incapaci e quanti considerati scarti dalla società.
Oggi festeggiamo San Giuseppe perché Patrono anche dei lavoratori, è la festa di tutti e non solo dei lavoratori, anche i disoccupati hanno lavorato e molti desiderano trovare un lavoro per sostenere la famiglia. Il 1° maggio ricordiamo il lavoro che nobilita l’uomo, ogni essere umano che lo ha o lo cerca, ma oggi inizia il mese dedicato alla Madonna, è il mese indicato dal popolo come quello delle Grazie.
La Madonna non ha scelto maggio per donare maggiori Grazie, è il popolo che a maggio prega di più ed ottiene molte Grazie.
Bisogna pregare molto in questo mese dedicato alla Madonna, ognuno di voi ha almeno una Grazia da ottenere, ma non arriva senza la volontà di vincere i peccati e vivere nel rinnegamento. Siamo noi a decidere se ricevere le Grazie oppure rimanere in uno stato di sconforto. Per aprire il Cuore di Gesù occorre pregare molto il Santo Rosario di sua Madre.
Riguardo San Giuseppe vi consiglio di recitare ogni giorno anche una preghiera a Lui ma con vero amore, sappiamo bene che è potente ed ascolta sempre i suoi devoti. Sotto la sua protezione si sono messi molti Papi in passato, re e potenti della Terra, tutte le anime spirituali hanno avuto una fiduciosa devozione al grande Santo, perché Gesù e Maria nulla rifiutano a Colui che per circa trent’anni si dedicò completamente al Loro servizio, con pieno amore, umiltà e docilità.
Conoscere San Giuseppe è una grande ricchezza per un cristiano, guardando Lui si scopre l’amore al nascondimento, quindi, la capacità di rinnegare la superbia e pregare con molto raccoglimento. Lui insegna a parlare poco e bene, comunque a parlare sempre con amore e verità. Lui era chiamato “giusto” per la sua docilità e il comportamento esclusivamente onesto.
Nel linguaggio biblico è detto “giusto” chi ama lo spirito della Legge, come espressione della volontà di Dio. San Giuseppe si abbandonò senza indugio alla volontà di Dio nonostante la sorprendente gravidanza della fidanzata Maria, e ancora prima del sogno non volle accusare Lei pubblicamente per non farla lapidare. Un Uomo buono… d’altronde, Dio a chi avrebbe affidato l’unico Figlio e la Madre Immacolata diventata il Paradiso umano?
Dobbiamo considerare che San Giuseppe si trovò nella condizione di accettare o meno il disegno di Dio, Lui accettò e diventò il grande Patriarca mentre altri rifiutano di seguire il Vangelo e forse rischiano la salvezza eterna.
Il Signore non violenta mai l’intimità delle sue creature né mai interferisce sul loro libero arbitrio, ognuno è arbitro del destino che sceglie. Dio vuole la salvezza di tutti, sono i peccatori e quanti Lo rifiutano a scegliere di non salvarsi. Dio però è sempre disponibile a donare la sua misericordia. San Giuseppe ha sempre detto  a Dio, come la Madonna non rifiutò alcuna ispirazione e mise sempre da parte i suoi pensieri. Si donò pienamente a Dio.
La grandezza del Santo è illimitata, è il più grande dopo la Madonna, tutto ottiene da Gesù e i più grandi Santi ne sono fervorosi devoti. Oltre le Corone del Rosario, recitate ogni giorno una preghiera al Santo Patrono della Chiesa per qualsiasi vostra necessità.

Supplica a San Giuseppe per i casi impossibili
1- O San Giuseppe, a Te ricorro, fiducioso di essere esaudito. Tu sei il Padre putativo di Gesù, il custode di Maria, il protettore e l’avvocato nelle cause più disperate, il consigliere nelle tribolazioni, l’amabile, il casto, il vero Uomo, l’esempio degli sposi cristiani, il propagatore di Fede, il Maestro di spirito, il compagno fedele, il consolatore ammirabile. Guidami, o beato Giuseppe. Vedi questa terra tante volte fredda, che volge lo sguardo ai tuoi occhi benigni, perché Tu, parlando al Figlio Gesù, ottenga, per ciascuno di noi, poveri peccatori, la conversione, la guarigione e il perdono.
(Gloria al Padre…)
2- O beato Giuseppe, ricco di doni e di virtù, fammi la Grazia di ben vivere e di ben morire. Non abbandonarmi nelle difficoltà. A Te raccomando in questo momento questo caso sicuro di essere esaudito (.........). Ti prometto che emenderò la mia vita, fuggirò le occasioni di peccato e promuoverò la devozione al tuo Cuore.
(Gloria al Padre…)
3- O Cuore amabile del glorioso San Giuseppe, ricevimi nelle tue braccia, perché nessuno abbia a corrompere il mio spirito, e depravare il mio corpo. O mano potente del glorioso San Giuseppe, alzati e benedicimi affinché cammini sulla retta via, osservando i Comandamenti di Dio, e guarisca dal male che da tempo mi affligge. Muovi i tuoi piedi, o pietoso San Giuseppe, e fai Tu quello che dovrei fare io e che non so fare, e risolvi il caso per il quale oggi Ti imploro (.........).
(Gloria al Padre…)

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2298 - San Giuseppe Lavoratore

Sotto la sua protezione si sono posti Ordini e Congregazioni religiose, associazioni e pie unioni, sacerdoti e laici, dotti e ignoranti. Forse non tutti sanno che Papa Giovanni XXIII, di recente fatto Beato, nel salire al soglio pontificio aveva accarezzato l’idea di farsi chiamare Giuseppe, tanta era la devozione che lo legava al santo falegname di Nazareth. Nessun pontefice aveva mai scelto questo nome, che in verità non appartiene alla tradizione della Chiesa, ma il “papa buono” si sarebbe fatto chiamare volentieri Giuseppe I, se fosse stato possibile, proprio in virtù della profonda venerazione che nutriva per questo grande Santo. Grande, eppure ancor oggi piuttosto sconosciuto. 
Il nascondimento, nel corso della sua intera vita come dopo la sua morte, sembra quasi essere la “cifra”, il segno distintivo di san Giuseppe. Come giustamente ha osservato Vittorio Messori, “lo starsene celato ed emergere solo pian piano con il tempo sembra far parte dello straordinario ruolo che gli è stato attribuito nella storia della salvezza”. Il Nuovo Testamento non attribuisce a san Giuseppe neppure una parola. Quando comincia la vita pubblica di Gesù, egli è probabilmente già scomparso (alle nozze di Cana, infatti, non è menzionato), ma noi non sappiamo né dove nè quando sia morto; non conosciamo la sua tomba, mentre ci è nota quella di Abramo che è più vecchia di secoli. Il Vangelo gli conferisce l’appellativo di Giusto. Nel linguaggio biblico è detto “giusto” chi ama lo spirito e la lettera della Legge, come espressione della volontà di Dio. Giuseppe discende dalla casa di David, di lui sappiamo che era un artigiano che lavorava il legno. Non era affatto vecchio, come la tradizione agiografica e certa iconografia ce lo presentano, secondo il cliché del “buon vecchio Giuseppe” che prese in sposa la Vergine di Nazareth per fare da padre putativo al Figlio di Dio. Al contrario, egli era un uomo nel fiore degli anni, dal cuore generoso e ricco di fede, indubbiamente innamorato di Maria. Con lei si fidanzò secondo gli usi e i costumi del suo tempo. Il fidanzamento per gli ebrei equivaleva al matrimonio, durava un anno e non dava luogo a coabitazione né a vita coniugale tra i due; alla fine si teneva la festa durante la quale s’introduceva la fidanzata in casa del fidanzato ed iniziava così la vita coniugale. Se nel frattempo veniva concepito un figlio, lo sposo copriva del suo nome il neonato; se la sposa era ritenuta colpevole di infedeltà poteva essere denunciata al tribunale locale. La procedura da rispettare era a dir poco infamante: la morte all'adultera era comminata mediante la lapidazione. Ora appunto nel Vangelo di Matteo leggiamo che “Maria, essendo promessa sposa a Giuseppe, si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo, prima di essere venuti ad abitare insieme. Giuseppe, suo sposo, che era un uomo giusto e non voleva esporla all'infamia, pensò di rimandarla in segreto”(Mt 18-19). Mentre era ancora incerto sul da farsi, ecco l’Angelo del Signore a rassicurarlo: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu lo chiamerai Gesù; egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,20-21). Giuseppe può accettare o no il progetto di Dio. In ogni vocazione che si rispetti, al mistero della chiamata fa sempre da contrappunto l’esercizio della libertà, giacché il Signore non violenta mai l’intimità delle sue creature né mai interferisce sul loro libero arbitrio. Giuseppe allora può accettare o no. Per amore di Maria accetta, nelle Scritture leggiamo che “fece come l’Angelo del Signore gli aveva ordinato, e prese sua moglie con sé”(Mt 1, 24). Egli ubbidì prontamente all'Angelo e in questo modo disse il suo sì all'opera della Redenzione. Perciò quando noi guardiamo al sì di Maria dobbiamo anche pensare al sì di Giuseppe al progetto di Dio. Forzando ogni prudenza terrena, e andando al di là delle convenzioni sociali e dei costumi del suo tempo, egli seppe far vincere l’amore, mostrandosi accogliente verso il mistero dell’Incarnazione del Verbo. Nella schiera dei suoi fedeli il primo in ordine di tempo oltre che di grandezza è lui: san Giuseppe è senz'ombra di dubbio il primo devoto di Maria. Una volta conosciuta la sua missione, si consacrò a lei con tutte le sue forze. Fu sposo, custode, discepolo, guida e sostegno: tutto di Maria. (…) Quello di Maria e Giuseppe fu un vero matrimonio? E’ la domanda che affiora più frequentemente sulle labbra sia di dotti che di semplici fedeli. Sappiamo che la loro fu una convivenza matrimoniale vissuta nella verginità (cfr. Mt 1, 18-25), ossia un matrimonio verginale, ma un matrimonio comunque vissuto nella comunione più piena e più vera: “una comunione di vita al di là dell’eros, una sponsalità implicante un amore profondo ma non orientato al sesso e alla generazione” (S. De Fiores). Se Maria vive di fede, Giuseppe non le è da meno. Se Maria è modello di umiltà, in questa umiltà si specchia anche quella del suo sposo. Maria amava il silenzio, Giuseppe anche: tra loro due esisteva, né poteva essere diversamente, una comunione sponsale che era vera comunione dei cuori, cementata da profonde affinità spirituali. “La coppia di Maria e Giuseppe costituisce il vertice – ha detto Giovanni Paolo II –, dal quale la santità si espande su tutta la terra” (Redemptoris Custos, n. 7). 
La coniugalità di Maria e Giuseppe, in cui è adombrata la prima “chiesa domestica” della storia, anticipa per così dire la condizione finale del Regno (cfr. Lc 20, 34-36 ; Mt 22, 30), divenendo in questo modo, già sulla terra, prefigurazione del Paradiso, dove Dio sarà tutto in tutti, e dove solo l’eterno esisterà, solo la dimensione verticale dell’esistenza, mentre l’umano sarà trasfigurato e assorbito nel divino. “Qualunque grazia si domanda a S. Giuseppe verrà certamente concessa, chi vuol credere faccia la prova affinché si persuada”, sosteneva S. Teresa d’Avila. “Io presi per mio avvocato e patrono il glorioso s. Giuseppe e mi raccomandai a lui con fervore. Questo mio padre e protettore mi aiutò nelle necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi, in cui era in gioco il mio onore e la salute dell’anima. Ho visto che il suo aiuto fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare...”( cfr. cap. VI dell’Autobiografia). Difficile dubitarne, se pensiamo che fra tutti i santi l’umile falegname di Nazareth è quello più vicino a Gesù e Maria: lo fu sulla terra, a maggior ragione lo è in cielo. Perché di Gesù è stato il padre, sia pure adottivo, di Maria è stato lo sposo. Sono davvero senza numero le grazie che si ottengono da Dio, ricorrendo a san Giuseppe. Patrono universale della Chiesa per volere di Papa Pio IX, è conosciuto anche come patrono dei lavoratori nonché dei moribondi e delle anime purganti, ma il suo patrocinio si estende a tutte le necessità, sovviene a tutte le richieste. Giovanni Paolo II ha confessato di pregarlo ogni giorno. Additandolo alla devozione del popolo cristiano, in suo onore nel 1989 scrisse l’Esortazione apostolica Redemptoris Custos, aggiungendo il proprio nome a una lunga lista di devoti suoi predecessori: il beato Pio IX, S. Pio X, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI.
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Medaglia di San Benedetto