Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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domenica 21 agosto 2011

1067 - Vita di Gesù (paragrafo 175-176)

Inizio del ministero di Giovanni il Battista


§ 175. Altri aiuti per circoscrivere il tempo della nascita di Gesù sono offerti dagli evangelisti in occasione dell'inizio della sua ope­rosità, e qui abbiamo in primo luogo il testo classico di Luca (3, 1-2) che riguarda la comparsa in pubblico di Giovanni il Battista: Nell'anno decimo quinto dell'impero di Tiberio Cesare, governando Ponzio Pilato la Giudea, essendo tetrarca della Galilea Erode, e Filippo fratello di lui essendo tetrarca dell'iturea e della regione Traconitide, e Lisania essendo tetrarca dell'Abilene, sotto il sommo sacerdote Anna e Cai fa, la parola di Dio fu su Giovanni figlio di Zacharia nel deserto. Per poter fissare l'anno a cui qui si allude, la cronologia di quasi tutti questi personaggi è troppo ampia, come risulta da ciò che ve­demmo di ciascuno di essi (Pilato, §§ 24-27; Erode, § 15, Filippo, § 19; Anna e Caifa, § 52): anche di Lisania, non ancora visto, sap­piamo troppo poco, cioè unicamente che cessò di governare nel­l'anno 37. La sola data di Tiberio è qui ben precisa, ma purtroppo la precisione e piu nella mente dello scrittore che in quella degli odierni lettori. Qual è l'anno decimo quinto dell'impero di Tiberio? Poiché Augu­sto predecessore di Tiberio morì il 19 agosto dell'anno 767 di Ro­ma (14 dopo Cr.), il primo anno di Tiberio sembrerebbe cadere dal detto giorno fino al 18 agosto del 768 (15 dopo Cr.), cosicché l'anno decimoquinto cadrebbe dal 19 agosto del 781 (28 dopo Cr.) fino al 18 agosto del 782 (29 dopo Cr.). Questo computo fu il più seguito nel passato dagli studiosi. Tuttavia recentemente si è fatto osservare che in Oriente vigeva l'uso di computare per un anno intero l'intervallo tra la morte del regnante predecessore e l'inizio dell'anno civile seguente, cosicché all'inizio del nuovo anno civile il successore già entrava nel secon­do anno di regno; questo inizio presso i Romani era il principio di gennaio, presso i Giudei al principio del mese Tishri (ottobre) o più raramente del mese Nisan (marzo: inizio dell'anno religioso). Secondo tale computo il primo anno di Tiberio cadrebbe presso i Romani dal 19 agosto fino al 31 dicembre del 14 d. Cr., il secondo occuperebbe l'intero anno 15 d. Cr., e il decimoquinto occuperebbe l'intero anno 28 d. Cr.; presso i Giudei, invece, il primo anno ca­drebbe dal 19 agosto fino al 30 settembre del 14 d. Cr. (ovvero fino alla vigilia del l° marzo del 15 d. Cr.), e il decimoquinto anno cadrebbe dal l° ottobre del 27 d. Cr. fino al 30 settembre del 28 d. Cr. (ovvero 1° marzo del 28 fino alla vigilia del 1° marzo del 29). Ma, quasicché questa incertezza non bastasse, si è sollevato un dub­bio anche più radicale. Nominando l'anno decimoquinto dell'im­pero di Tiberio, Luca comincia veramente il suo computo dalla morte di Augusto? ~ da aver presente, infatti, che Augusto due anni prima della sua morte, cioè nell'anno 765 di Roma (12 d. Cr.), aveva eletto Tiberio suo compartecipe nel governo dell'Impero. Questa cor­reggenza, che dava a Tiberio nelle province la stessa potestà d'im­pero del vivente Augusto, ha fatto pensare che il provinciale Luca abbia computato l'anno decimoquinto dell'impero di Tiberio par­tendo dalla data della correggenza di lui, non già da quella della morte d'Augusto; in tal caso l'anno decimoquinto cadrebbe nel 26 d. Cr. In favore di questa interpretazione sono state addotte alcune ra­gioni di analogia, ad esempio il caso di Tito che regnò poco più di 2 anni, eppure alla sua morte contava il anni di governo, da quan­do cioè suo padre Vespasiano lo aveva associato all'impero confe­rendogli la potestà tribunizia; ma, nonostante queste analogie, non sembra verosimile che il computo di Luca parta dalla correggenza di Tiberio. Nessuno scrittore antico e nessun documento archeolo­gico pervenuto fino a noi segue questo computo, e invece come inizio dell'impero di Tiberio è sempre supposta la sua successione ad Augusto.


§ 176. Dallo stesso Luca riceviamo altre due indicazioni cronolo­giche. La prima è che l'inizio del ministero di Giovanni il Battista precedette di poco tempo il battesimo di Gesù e l'inizio dell'ope­rosità pubblica di costui, come si raccoglie sia dal confronto di Lu­ca, 3,1-2, con 3, 21, sia da Atti, 1, 22; 10, 37-38. La seconda è che, al tempo del suo battesimo. L'espressione circa di trenta anni è ricercatamente elastica, a causa del suo avverbio circa. Presso di noi oggi si potrebbe applicare an­che con una differenza di due unità in più o in meno, perché è “circa di trenta anni” tanto un uomo di 32 quanto uno di 28. Presso i Giudei antichi questa elasticità non solo non poteva man­care ma vi sono vari indizi per ritenere che fosse anche maggiore; specialmente se si trattava di tollerare aggiunte, il numero-base po­teva essere accresciuto anche di tre o quattro unità, rimanendo come generico indice minimo: nel caso nostro sarebbe stato anche un uomo sui 34. Ad ogni modo siffatta elasti­cità rende questa indicazione cronologica meno preziosa di quanto sembri a prima vista. Riassumendo le date di Luca abbiamo: 1) che Giovanni il Battista iniziò il suo ministero l'anno decimoquinto di Tiberio, cioè in un tempo che può cadere nel periodo dal 1° ottobre del 27 d. Cr. fino al 18 agosto del 29 d. Cr. a seconda delle varie interpretazioni (escludendo quella del 26 d. Cr.); 2) che poco dopo l'inizio di Gio­vanni, Gesù ricevette il battesimo e iniziò a sua volta la vita pubblica essendo sulla trentina, forse passata. Appare subito che queste indicazioni sono troppo vaghe, e non of­frono una salda base ad un vero computo numerico. Un'indicazione assai importante è offerta incidentalmente dai Giu­dei che disputano con Gesù, e che riferendosi al Tempio di Geru­salemme esclàmano: In quarantasei anni fu costruito questo san­tuario (e tu in tre giorni lo farai sorgere? (Giovanni, 2, 20). Nel contesto l'evangelista, da accurato cronologo, fa sapere che quando fu pronunziata questa frase era la Pasqua del primo anno della vita pubblica di Gesù (ivi, 2, 13.23). Poiché si può stabilire con sicurezza che Erode il Grande cominciò il rifacimento totale del Tempio nel 20-19 av. Cr., se scendiamo per 46 anni da questa data otteniamo l'anno 27-28 d. Cr., che sarebbe il primo della vita pubblica di Gesù. Si noti la corrispondenza abbastanza esatta tra questa indicazione e quella dell'anno decimoquinto di Tiberio. Supponendo che i Giu­dei parlino di 46 anni totalmente compiuti, questa data conferma più o meno tutte le varie interpretazioni che collocano l'anno decimoquinto di Tiberio tra il 1° ottobre del 27 d. Cr. e il 18 agosto del 29 d. Cr. Nessuna indicazione positiva, invece, si può trarre dalle parole che molti mesi più tardi rivolsero i Giudei a Gesù: Cinquanta anni ancora non hai, e hai visto Abramo? (Giovanni, 8, 57), nonostante il fiducioso impiego che di queste parole fa Jreneo appellandosi an­che alla tradizione. Usando il numero 50, i Giudei evidentemente qui vogliono abbondare riguar­do alla vera età di Gesù, forse anche ricorrendo al numero tipico del giubileo ebraico: ma di quanto abbondassero non sappiamo, e dalle loro parole la vera età di Gesù ci resta ignota.
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1066 - Commento al Vangelo di oggi 21/8/2010, domenica 21^ t.ord.

+ Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-20)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Gesù si trova a Cesarea di Filippo, lì vuole conoscere il parere della gente sulla sua Persona. La considerazione è certamente altissima, ma la confusione è pure elevata. Lo considerano un grande Profeta, tipo Giovanni il Battista, Elia, Geremia e niente di più. La gente non riesce ad andare oltre. Non considera che nessuno dei Profeti citati non era riuscito a compiere miracoli così grandiosi. La gente pur considerando Gesù un grande Uomo non era riuscita ad entrare dentro la sua identità.
E posso comprendere quella gente, la confusione ci sta tutta. La cosa ridicola è la confusione presente in milioni di cristiani sulla Persona di Gesù, rimangono fuori da essa e non riescono a conoscere la sua vera identità. E se fossero solamente i laici, in parte si potrebbe anche capire, l’aspetto ancora più ridicolo è che addirittura un Cardinale tedesco e che vive in Germania, nei suoi libri ha scritto di non identificare Gesù con il Signore!
Quando Gesù volge la domanda agli Apostoli, tutti ripetono la considerazione che ne aveva la gente, solamente Pietro Lo riconosce come Messia oltre che Profeta. “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Una risposta perfetta, Gesù è l'atteso delle genti, il Figlio stesso di Dio.
L’affermazione Figlio del Dio vivente non è stata detta a caso, Pietro parlava perché ispirato dallo Spirito Santo, non si rendeva conto della verità che affermava. Dicendola la conosceva anche Lui. Gesù è il Dio vivente, non un idolo che non parla e non si muove.
A proposito di idoli, sono costretto obtorto collo a parlare di personaggi che hanno rovinato letteralmente milioni di italiani. Sono gli idoli che tirano calci a un pallone, ma tutti gli idoli rovinano le anime, perché trasmettono messaggi pagani, immorali, distorti della realtà, stupidi, arroganti. Cosa possono imparare i tifosi da persone senza valori?
La notizia che non avremmo voluto leggere invece è arrivata: il contributo di solidarietà del 10% per i redditi superiori a 150mila euro, previsto dalla manovra per portare in pareggio i conti dello Stato, viene respinto dai calciatori italiani che guadagnano milioni di euro l’anno. Nella loro risposta negativa c’è tutta l’arroganza e i limiti che manifestano non solo quando aprono bocca, anche quando si muovono dietro le telecamere senza parlare.
Che molti calciatori italiani abbiamo limiti culturali enormi non ci scandalizza, ma che cerchino di fare i furbi nei confronti degli italiani che hanno un reddito magari di 151mila euro l’anno e devono pagare il contributo, non va bene. I loro evidenti limiti culturali sono pure la causa di ripetuti sbagli comportamentali, oltre i cattivi esempi che danno continuamente, rilasciano dichiarazioni banali, contraddittori e infantili. Non riuscendo a formulare un proprio pensiero, si aggrappano alla moda corrente, al pensiero più estroverso che circola. Trovo veramente curioso che grandi uomini di cultura siano tappetino di calciatori famosi e fumosi.
Chi è l’idolo? È una persona che ha la stessa mentalità di un coetaneo, tale e quale, con le stesse esigenze, sentimenti, debolezze e capacità. Il suo talento è di saper tirare bene calci alla palla o di cantare con una voce parecchio impostata e melodiosa. Per il resto sono ragazzi come gli altri, ed è inammissibile, illogico, irrazionale, che si innalzino a idoli. Ad adorarli come divinità.
Leggo sui quotidiani che tutti i tifosi sfegatati, fanno dipendere la loro vita da una parola che dice o non dice il calciatore che adorano, da un suo gesto, dal viso se è triste o gioisce, da un atteggiamento dentro o fuori il campo di gioco. Qualsiasi cosa dica per loro è una rivelazione, è il soddisfacimento delle loro attese, la grazia della giornata.
Purtroppo, nel calcio italiano sono una minoranza i calciatori maturi e intelligenti, quelli che rispondono con saggezza e prudenza, magari anche pregano, di sicuro non sono cattivi modelli per milioni di adoratori che pensano tutto l’anno al calcio e ai loro idoli. Trascurando moglie, figli, vita, gioie e famiglia. Anche il proprio lavoro per correre a vedere partite in notturna anche a molti chilometri.
Se invece devono andare in Chiesa a pochi passi… o se devono aiutare la moglie o i figli…
Se a questi chiedi chi è Gesù per loro, non sanno cosa rispondere. Molti diranno che è il loro calciatore preferito…
Chiaramente guardare una partita di calcio non è un problema, o tifare senza cieca passione per una squadra e apprezzare un calciatore di talento. Il dramma nasce quando si fa diventare idolo un uomo, preferendolo a Gesù e alla preghiera.
Ci sono calciatori che in Italia guadagnano anche 10milioni di euro l’anno. Quasi 20miliardi di vecchie lire. L’anno. Ci sono milioni di famiglie e poveri in Italia che non hanno nulla da mangiare, chi si preoccupa per loro o dona un sacchetto settimanale con un po’ di cibo? Chi pensa ai bambini che non possono andare a scuola o non hanno un cibo adeguato alla loro età? Sempre in Italia! E quando vedo un calciatore miliardario che fa il furbo o lo stupido, provo tanta amarezza.
Ringrazio ancora per le preghiere a mio fratello Agostino, ieri ci sono stati i primi miglioramenti. Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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sabato 20 agosto 2011

1065 - Commento al Vangelo di oggi 20/8/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (23,1-12)
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Questo discorso Gesù lo rivolge alla folla e ai suoi discepoli, senza fare alcun riferimento agli Apostoli che sarebbero stati ordinati Vescovi nell’Ultima Cena, quindi, anche Sacerdoti. Infatti, i nuovi Sacerdoti della Chiesa fondata da Gesù, saranno chiamati Padri, senza causare alcun contrasto con il suo insegnamento: «E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra».
Il sacerdozio fondato da Gesù è un prolungamento del suo eterno sacerdozio, soprattutto tra i Sacerdoti Religiosi è tradizione chiamarli premettendo il sostantivo Padre perché legati a Dio, con i Voti professati in una funzione solenne. I Voti sono almeno tre: povertà, castità, obbedienza. Ci sono diversi Ordini Religiosi che hanno ricevuto il permesso dal Papa di professarne qualche altro in particolare: consacrazione alla Madonna, obbedienza al Papa, la liberazione degli schiavi nei secoli scorsi.
Religioso significa appunto legato a Dio, legato in modo così forte da indicarlo come un Padre. Poi, nella sua vita, nelle sue opere deve mostrare di meritare di essere un vero Padre delle anime bisognose di aiuto e di preghiere.
Il Sacerdote rimane sempre uno strumento, voi non dovete mai fermarvi allo strumento che Dio utilizza per la sua Grazia, donata attraverso i Sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia. Lo strumento/Sacerdote è in funzione di Gesù, esiste perché voluto da Lui e riferibile esclusivamente a Lui. Molti fedeli scambiano con facilità l’origine della Grazia (Gesù) con lo strumento (Sacerdote) umano.
Molti fedeli si fermano ai Sacerdoti considerandoli come divinità e ignorano Gesù.
Il Sacerdote è Uomo sacro perché riceve da Gesù il suo sacerdozio, non il contrario.
E il Sacerdote deve insegnare quello che Gesù gli ha ordinato di insegnare, non può arbitrariamente sezionare il Vangelo o gli insegnamenti della Chiesa per accogliere solo quelli meno impegnativi.
Il Sacerdote è uno strumento e non può sostituirsi a Colui che l’ha reso strumento.
Molti teologi hanno la fissa di modificare la Sacra Scrittura, di stabilire le parole dette da Gesù e altre dalle comunità, quali miracoli ha fatto e quali non ha fatto. Senza avere alcuna prova né documentazione credibile, trasformano il Vangelo arrivando a sostituirsi a Dio stesso. È una pura follia, solo persone senza più Fede possono agire in questo modo. Intanto, i loro libri invadono le librerie cattoliche con le Paoline in prima fila a diffondere ciò che non è cattolico.
La crisi profonda nella Chiesa è stata velocizzata da molti libri eretici, ingannevoli anche a quei fedeli “esperti”.
Questi teologi e quei Prelati che hanno insegnato teorie moderniste e continuano a svuotare il Vangelo della verità rivelata da Gesù, dovrebbero prima vivere gli insegnamenti di Gesù e poi fare quello che vogliono. Invece, non hanno mai compiuto un’opera penitenziale, non hanno probabilmente mai recitato il Santo Rosario e si attribuiscono una divinità folle. Il vero maestro della Parola di Dio è colui che serve, che dona questo cibo nella fedeltà assoluta.
Se non c’è l’atteggiamento di servire la Parola di Dio, si passa alla sua manipolazione. L’interpretazione della Parola di Dio oggi è un esercizio comune per molti teologi che insegnano nei seminari e ai futuri Sacerdoti. Mentre i Prelati incuranti stanno a guardare la rovina dei loro Sacerdoti…
La differenza tra il vero e il falso maestro della Parola di Dio sta proprio nel servire. Il vero maestro obbedisce alla Parola, la vive innanzitutto, quindi la osserva per come essa è, senza apportare alcuna modifica. Il falso maestro, invece, non vive la Parola di Dio, non è interessato, non ha alcuna attrazione. Diventa conseguente e inevitabile manometterla, trasformarla a proprio uso e consumo.
Ci sono Sacerdoti che fanno esperimenti dissacrando la Parola di Dio…
“Osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno”. Devo aggiungere alcune parole chiarificatrici. Si deve osservare tutto ciò che dicono di vero e di buono. Gesù si riferiva ai maestri del suo tempo, i quali almeno dicevano la verità per poi non compierla. Oggi è diverso, i cattivi maestri non dicono più la verità del Vangelo, dicono eresie e insegnano dottrine protestanti. Per questo, occorre prima verificare ciò che dicono e poi osservarlo se corrisponde alla Parola di Dio. Vedete dove siamo arrivati… E quei fedeli che non conoscono la dottrina cattolica?
Ringrazio di cuore quanti continuano a pregare per mio fratello Agostino.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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venerdì 19 agosto 2011

1064 - Commento al Vangelo di oggi 19/8/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (22,34-40)
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Quando ho un po’ di tempo riesco a dare un’occhiata ai quotidiani. È più facile seguire il telegiornale, perché si può ascoltare continuando a svolgere qualche occupazione. Le notizie sono quasi sempre identiche, cambiano i protagonisti ma le storie si ripetono.
La vera preoccupazione è la crisi economica, e le Nazioni sono sotto scacco.
Nei telegiornali la cronaca nera impazza, gli utenti si appassionano quando succede qualcosa e immediatamente si trasformano in super investigatori. Subito trovano il colpevole e risolvono il caso, magari dopo qualche giorno lo considerano meglio e ipotizzano altre soluzioni. È un passatempo immancabile per milioni di italiani.
Da quando non vengono uccise ragazze dopo Sara, Yara e Melania, e non vedono gli interminabili programmi televisivi, molti sono in crisi di astinenza e cercano altri svaghi, ma la curiosità rimane sempre a livelli altissimi. Al telegiornale vorrei sentire notizie belle, storie di vita edificanti, non solo violenze, guerre, incidenti, balletti politici, ipocrisia e ingiustizia. Ciò che mi causa una profonda sofferenza è infatti la manifestazione dell’ipocrisia e dell’ingiustizia. La gente ha bisogno di sentire parole di amore e di vita, molti dopo avere guardato il telegiornale hanno perduto un po’ di speranza e gioia. Ed è Gesù Cristo la notizia che molti cercano altrove, è Lui a risanare le ferite morali e a donarci il coraggio di andare avanti, in un tempo che diventa sempre più difficile.
Ogni giorno avvengono terremoti un po’ ovunque, soprattutto in Giappone la paura aumenta a causa dei livelli alti di intensità. Trema l’economia ed è crollata la pace tra le potenze mondiali, adesso si guardano in cagnesco ed aspettano gli errori degli altri per reagire. Il duo Sarkozy-Merkel, ha scoperto da alcuni giorni che la Francia e la Germania sono ad un soffio della crisi come l’America. Dopo avere impartito lezioni di economia a tutti, scoprono che sono loro i dilettanti. La loro spavalda sicurezza è crollata.
Tutte le sicurezze umane crollano, solo l’Amore di Gesù è eterno e cresce di intensità.
Le parole che ripetono i politici sono molto spesso vacue, ostentano tranquillità quando la situazione volge al crollo. Le uniche parole che invece ci trasmettono coraggio e speranze, sono le parole della Sacra Scrittura. Parole eterne di un Dio che ha creato tutto, non dimenticatelo, un Dio in grado di dissolvere nel nulla questo nostro sciagurato pianeta, oppure di crearne molti altri migliori. Ma Dio non vuole arrecarci alcun male, è l’uomo a cercare con insistenza di danneggiare se stesso e quanti gli sono vicini.
Noi adoriamo un Dio che è Padre amoroso, l’Amore stesso nella sua piena essenza.
Chi trova Gesù, scopre la vera felicità, anche quando si trova in difficoltà o nella sofferenza. Ma ha il tesoro della preghiera e tutto si risolve, perché Dio non abbandona mai i suoi figli. Ogni forma di sofferenza Gesù la vuole guarire, non gioisce nel vedere i suoi seguaci maltrattati da una persecuzione, una ingiustizia, un odio scaturito da motivi futili, una sofferenza fisica che infiacchisce e anche demoralizza i più deboli.
Gesù è la nostra salvezza e l’unica vera gioia della vita, non trascuriamolo mai.
Quando gli altri si dimenticano di voi o vi trascurano, Lui rimane sempre vicino ad ognuno di voi.
Dobbiamo però scoprire il grande Comandamento dell’amore: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo Comandamento. In realtà, più che un Comandamento è un atteggiamento di vita, ci fa distinguere le regole divine da quelle umane. Ci facilita l’obbedienza a Dio.
Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. È una legge scritta nel cuore dell’uomo, nella sua natura. La deve tirare fuori e viverla sempre. Ringrazio di cuore quanti continuano a pregare per mio fratello Agostino.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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giovedì 18 agosto 2011

1063 - Commento al Vangelo di oggi 18/8/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (22,1-14)
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il significato di questa parabola è molto semplice: è Dio a stabilire le regole per entrare nel Regno dei Cieli, ed è sempre Lui a decidere chi chiamare e quando chiamare.
Questa è la spiegazione di una parabola non difficile ma un po’ enigmatica, perché troviamo molti invitati che si rifiutano di banchettare oppure uccidono i servi che erano andati a cercarli. Non ci stupisce il chiaro riferimento all’invito che Gesù fa all’umanità di banchettare con Lui nella gloria del Cielo e che molti suoi servi o missionari subiscono il martirio per il solo fatto di cercare le pecorelle smarrite.
C’è sempre un prezzo da pagare quando si salvano le anime.
Certo, sorprende la reazione spropositata di quanti uccidono gli apostoli di Gesù per odio o per rifiuto all’invito di entrare per la porta stretta. Ma non dobbiamo soffermarci solo sulla morte fisica, c’è anche la morte civile che tanto piace a coloro che usano con maestria l’insinuazione e la diffamazione per sotterrare i loro nemici. Sono i maestri della cattiveria, non uccidono ma lasciano morire lentamente nell’umiliazione i loro nemici.
Sono molti quelli che avversano il Cristianesimo ed ognuno per motivi particolari. Arrivano a odiare Gesù Cristo e di riflesso i suoi apostoli, rifiutando categoricamente l’invito a prendere parte al banchetto. Il Signore vuole salvare anche loro ma non può violare il libero arbitrio.
Il rifiuto di partecipare alla festa li lascia sempre con l’abito sporco di peccati, nero di corruzione, e non vogliono indossare l’abito del banchetto. La sola condizione per partecipare è proprio questo abito nuziale, è il distintivo degli invitati che hanno accettato di prendere parte alla festa.
La partecipazione alla festa richiede la frequenza ai Sacramenti, una vita di preghiera e di virtù.
Non è possibile entrare se non si porta in sé la Grazia di Dio, che è l’abito nuziale. Per questo Gesù precisa che “molti sono chiamati, ma pochi eletti”. L’umanità viene invitata a fare parte del Paradiso quando sarà il momento della festa, ma sono pochi quelli che accettano le condizioni per entrare.
C’è un altro aspetto che devo evidenziare. Oggi molti vogliono stabilire le regole per partecipare al banchetto di Gesù, dimenticando che Lui è Dio, Lui è il padrone di casa che invita, Lui solo può stabilire le leggi morali. Poi ovviamente l’uomo è libero di aderire o meno, di indossare l’abito nuziale oppure rimanere insudiciato di peccati.
In questi tempi abbiamo assistito all’impegno non comune di molti uomini, impegnati a rimodellare le leggi del Vangelo. È una manovra ingannevole che ipocritamente illude di indossare l’abito nuziale in questa vita, mentre in realtà si riesce ad occultare l’ambiguità.
Ma questo falso abito nuziale che si indossa qui, non sarà ammesso nel Regno dei Cieli, lì avviene una selezione e solamente quanti indossano la Grazia, accederanno al premio finale.
Riguardo l’invito espresso ieri di pregare per mio fratello Agostino, ringrazio quanti lo hanno fatto e continuano a farlo. Nulla è impossibile a Gesù, basta un suo volere per cambiare la delicata situazione.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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mercoledì 17 agosto 2011

1062 - Udienza di Benedetto XVI del 17/8/2011

Cari fratelli e sorelle,
siamo ancora nella luce della Festa dell'Assunta, che - come ho detto - è una Festa della speranza. Maria è arrivata al Paradiso e questa è la nostra destinazione: noi tutti possiamo giungere al Paradiso. La questione è: come. Maria vi è arrivata; Ella - dice il Vangelo - è “Colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto” (Lc 1,45). Quindi Maria ha creduto, si è affidata a Dio, è entrata con la sua nella volontà del Signore e così era proprio nella via direttissima, nella strada verso il Paradiso. Credere, affidarsi al Signore, entrare nella sua volontà: questo è l'indirizzo essenziale.
Oggi non vorrei parlare su tutto questo cammino della fede, ma solo su un piccolo aspetto della vita della preghiera che è la vita del contatto con Dio, cioè sulla meditazione. E che cosa è meditazione? Vuol dire “fare memoria” di quanto Dio ha fatto e non dimenticare i tanti suoi benefici (cfr Sal 103, 2b). Spesso vediamo solo le cose negative; dobbiamo tenere nella nostra memoria anche le cose positive, i doni che Dio ci ha fatto, essere attenti ai segni positivi che vengono da Dio e fare memoria di questi. Quindi, parliamo di un tipo di preghiera che nella tradizione cristiana è chiamata “orazione mentale”. Noi conosciamo solitamente l'orazione con parole, naturalmente anche mente e cuore devono essere presenti in questa orazione, ma parliamo oggi su una meditazione che non è di parole, ma è un prendere contatto della nostra mente con il cuore di Dio. E Maria qui è un modello molto reale. L'evangelista Luca ripete, diverse volte, che Maria “da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (2,19; cfr 2,51b). Custode non dimentica, Ella è attenta a tutto quanto il Signore Le ha detto e fatto, e medita, cioè prende contatto con diverse cose, approfondisce nel suo cuore.
Colei, quindi, che “ha creduto” all’annuncio dell’Angelo e si è fatta strumento perché la Parola eterna dell’Altissimo potesse incarnarsi, ha anche accolto nel suo cuore il mirabile prodigio di quella nascita umano-divina, lo ha meditato, si è soffermata nella riflessione su quanto Dio stava operando in Lei, per accogliere la volontà divina nella sua vita e corrispondervi. Il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio e della maternità di Maria è così grande da richiedere un processo di interiorizzazione, non è solo qualcosa di fisico che Dio opera in Lei, ma è qualcosa che esige una interiorizzazione da parte di Maria, che cerca di approfondirne l’intelligenza, di interpretarne il senso, di comprenderne i risvolti e le implicazioni. Così, giorno dopo giorno, nel silenzio della vita ordinaria, Maria ha continuato a custodire nel suo cuore i successivi eventi mirabili di cui è stata testimone, fino alla prova estrema della Croce e alla gloria della Risurrezione. Maria ha vissuto pienamente la sua esistenza, i suoi doveri quotidiani, la sua missione di madre, ma ha saputo mantenere in sé uno spazio interiore per riflettere sulla parola e sulla volontà di Dio, su quanto avveniva in Lei, sui misteri della vita del suo Figlio.
Nel nostro tempo siamo assorbiti da tante attività e impegni, preoccupazioni, problemi; spesso si tende a riempire tutti gli spazi della giornata, senza avere un momento per fermarsi a riflettere e a nutrire la vita spirituale, il contatto con Dio. Maria ci insegna quanto sia necessario trovare nelle nostre giornate, con tutte le attività, momenti per raccoglierci in silenzio e meditare su quanto il Signore ci vuol insegnare, su come è presente e agisce nel mondo e nella nostra vita: essere capaci di fermarci un momento e di meditare. Sant’Agostino paragona la meditazione sui misteri di Dio all’assimilazione del cibo e usa un verbo che ricorre in tutta la tradizione cristiana: “ruminare”; i misteri di Dio cioè vanno continuamente fatti risuonare in noi stessi perché ci diventino familiari, guidino la nostra vita, ci nutrano come avviene con il cibo necessario per sostenerci. E San Bonaventura, riferendosi alle parole della Sacra Scrittura dice che “vanno sempre ruminate per poterle fissare con ardente applicazione dell’animo” (Coll. In Hex, ed. Quaracchi 1934, p. 218). Meditare quindi vuol dire creare in noi una situazione di raccoglimento, di silenzio interiore, per riflettere, assimilare i misteri della nostra fede e ciò che Dio opera in noi; e non solo le cose che vanno e vengono. Possiamo fare questa “ruminazione” in vari modi, prendendo, ad esempio, un breve brano della Sacra Scrittura, soprattutto i Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le Lettere degli apostoli, oppure una pagina di un autore di spiritualità che ci avvicina e rende più presente le realtà di Dio al nostro oggi, magari anche facendosi consigliare dal confessore o dal direttore spirituale, leggere e riflettere su quanto si è letto, soffermandosi su di esso, cercando di comprenderlo, di capire che cosa dice a me, che cosa dice oggi, di aprire il nostro animo a quanto il Signore vuole dirci e insegnarci. Anche il Santo Rosario è una preghiera di meditazione: ripetendo l’Ave Maria siamo invitati a ripensare e a riflettere sul Mistero che abbiamo proclamato. Ma possiamo soffermarci pure su qualche intensa esperienza spirituale, su parole che ci sono rimaste impresse nel partecipare all’Eucaristia domenicale. Quindi, vedete, ci sono molti modi di meditare e così di prendere contatto con Dio e di avvicinarci a Dio, e, in questo modo, essere in cammino verso il Paradiso.
Cari amici, la costanza nel dare tempo a Dio è un elemento fondamentale per la crescita spirituale; sarà il Signore stesso a donarci il gusto dei suoi misteri, delle sue parole, della sua presenza e azione, sentire come è bello quando Dio parla con noi; ci farà comprendere in modo più profondo cosa vuole da me. Alla fine è proprio questo lo scopo della meditazione: affidarci sempre più nelle mani di Dio, con fiducia e amore, certi che solo nel fare la sua volontà siamo alla fine veramente felici.
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1061 - Commento al Vangelo di oggi 17/8/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (20,1-16)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Dio paga tutti quelli che lavorano nella sua Vigna, li paga con il suo Amore e la sua Grazia.
Tutti sono diversi e tutti vi lavorano secondo la Fede e la generosità, e non è il dono di Dio ad essere diverso ma la risposta di chi viene chiamato a collaborare. In prima istanza i chiamati sono i Sacerdoti e i Religiosi, ad essi Dio chiede una risposta piena e una generosità esclusiva. Poi, ci sono i laici, anche essi chiamati a collaborare secondo la disponibilità e il luogo di lavoro che frequentano. Chi lavora è già impegnato per molte ore, probabilmente frequenta luoghi poco adatti ad ogni forma di evangelizzazione. Risponde secondo la sua generosità. Tutti dobbiamo capire che Dio ci chiama a lavorare nella sua Vigna, ci sceglie senza disuguaglianza, per Lui siamo tutti figli bisognosi del suo Amore. Ed è un grande dono avvertire l’invito che Gesù fa ad ognuno di noi, di lavorare per Lui, di entrare pienamente nella sua Via di Verità. Gesù ci ripaga con la sua pienezza, ci dona cento volte tanto e il Paradiso.
Il Vangelo evidenzia che Gesù chiama quando vuole e ripaga tutti allo stesso modo, ma paga per il fatto stesso di avere chiamato. Il valore del dono di Gesù è la chiamata non il premio che dà successivamente. Chi ha lavorato di più ha guadagnato maggiori meriti davanti a Dio, porta in sé un’abbondante presenza dello Spirito Divino, è diventato più spirituale e maturo.
Chi lavora per Gesù deve essere animato dall’amore non dal dovere della chiamata!
La stessa chiamata è un atto di misericordia di Gesù, un interesse che non diminuisce per le sue creature, un Amore pieno che non si stanca. Dio cerca sempre altri operai da portare nella sua Chiesa, l’unica in cui è contenuto pienamente l’intero Deposito della Fede, la Casa che accoglie ogni sofferente. Il dono che dà è la pienezza del suo Amore, quindi è libero di donare nella misura che vuole. Ognuno può fare delle sue cose ciò che vuole, e non deve dare conto a nessuno delle sue scelte.
Quanto dona Gesù è manifestazione del suo Amore, un atto nobile di carità, una carità che non è soggetta a nessuna legge civile. Una carità gratuita che Gesù esercita secondo la sua misericordia, quindi, può concedere anche la Grazia della conversione al peccatore che si converte all'ultimo istante della sua vita. Il ladrone pentito sulla croce chiese ed ottenne il perdono a cui seguì l’ingresso in Paradiso. Quel ladrone pentito è diventato Santo e si chiama San Disma. Chi si pente ottiene sempre il perdono misericordioso di Gesù.
Non spetta a noi stabilire né pretendere di sapere i motivi delle scelte di Gesù. La sua infallibile sapienza scruta e definisce perfettamente tutto secondo la risposta generosa della persona. Non bisogna mai provare invidia per la Grazia altrui o per il cammino spirituale intenso degli altri. È la nostra risposta o generosità a stabilire i nostri meriti, il nostro amore per Gesù e la Madonna. Noi siamo stati chiamati alla prima ora, siamo gli operai che all’alba hanno cominciato a lavorare nella Vigna del Signore. Dobbiamo rallegrarci per il nostro lavoro e la risposta che daranno altri nelle prossime ore.
Preghiamo per quanti non hanno ancora risposto o non hanno incontrato il Signore, che cerca operai.
Gli operai pregano ogni giorno, questo è il lavoro più apprezzato dal Signore. A tutti voi devo chiedere un ricordo particolare nelle preghiere per un mio familiare ricoverato in terapia intensiva in gravi condizioni. Nelle Sante Messe, nelle Corone del Rosario e se praticate qualche sacrificio, offrite preghiere secondo la vostra generosità.
È un mio familiare bisognoso di grande aiuto, ma io ho sempre pregato e offerto sacrifici per chiunque, vi ho sempre considerati come miei familiari. Confido nelle vostre preghiere, occorre strappare un miracolo a Gesù, dopo che in questi giorni si sono già susseguite diverse Grazie. Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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martedì 16 agosto 2011

1060 - Commento al Vangelo di oggi 16/8/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (19,23-30)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Quando i beni della terra sono ordinati al fine soprannaturale dell’uomo, quei beni non sono un impedimento. Accade diversamente quando gli stessi beni sono ordinati al piacere terreno dell’uomo, e li considera come una specie di divinità, adorandoli e desiderandoli con sempre maggiore amore. “Difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli”. Il ricco in questione non è necessariamente chi ha molti beni, sono tutti coloro attaccati smodatamente alle ricchezze fino a considerarle il proprio idolo.
Non è sbagliato guadagnare onestamente anche molto denaro e conservarlo o investirlo, è sbagliato invece cercare di guadagnare molto denaro per l’amore al denaro. Per comprare un’altra casa, macchine costose, sfoggiare un certo abbigliamento, ecc.
Chi prega poco e non vive in comunione con Gesù, diventa un adoratore del denaro.
L’affermazione di Gesù non è forte, è come sempre sincera. Un ricco che adora le sue ricchezze non è in grado di adorare Dio, non pensa più a Lui, non si preoccupa della vita eterna. Non si accorge dei poveri, come il ricco epulone che rifiutava anche le briciole del pane al povero Lazzaro.
Molti ricchi sono legati al denaro e non sono in grado di compiere opere di carità.
Per le mie opere di apostolato o per la Casa di preghiera che si sta lentamente realizzando, non ho mai chiesto esplicitamente offerte a nessuno, manifesto a tutti tramite la mia Rivista o il sito web le opere che porto avanti. Ho sempre riscontrato una buona disponibilità da parte di cattolici non ricchi e mai da parte dei ricchi. Il braccino corto dei ricchi lo ha scoperto anche Gesù. Il motivo è proprio l’attaccamento alle ricchezze, vivono per esse e molti non ricevono Grazie né miracoli per la loro incapacità di amare Gesù con tutto il cuore.
E di manifestare con le buone opere che sono distaccati dai beni terreni, che prima o poi dovranno lasciare.
Guardiamo gli Apostoli, Pietro giustamente chiede cosa avverrà a loro: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?”. Il premio che riceveranno è infinitamente più grande di qualsiasi umana ricchezza. Avranno la vita eterna, ma anche tutti quei beni per vivere dignitosamente in questa vita.
Il cristiano deve confrontarsi con la sua coscienza e capire cosa contiene.
Non si può seguire Gesù in una condizione ingannevole, con una chiusura all’amore verso i poveri che non hanno nulla. Il cuore di chi chiude ogni aiuto ai poveri è molto umano, non contiene la presenza di Dio, non è capace di provare pietà. Un cuore indurito non accoglie il Vangelo così com’è, cerca di sezionarlo, trasformarlo a proprio uso e consumo, eliminare ciò che non piace.
Gesù invece è l’unico a potere affermare la Verità completa ed avverte i ricchi che i loro cuori induriti e chiusi alle opere di carità, spalancano altre porte, non quelle del Paradiso. Gesù vede il grave pericolo di ogni attaccamento alla ricchezza ed avverte.
Chi si attacca alla ricchezza difficilmente entrerà nel regno dei cieli.
Non può entrare perché il cuore è schiavo dei beni della terra fino a togliergli ogni respiro di obbedienza, di preghiera, di Fede, di amore, di buone opere, di compassione. I beni di questo mondo sono i suoi padroni e lui riporrà ogni speranza in essi, vivrà solo per essi.
Gesù vede bene ogni cosa, l’uomo accecato dal denaro non vede più nulla.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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lunedì 15 agosto 2011

1059 - Commento al Vangelo di oggi 15/8/2010 Assunzione di Maria SS

+ Dal Vangelo secondo Luca (1,39-56)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
In questa eccelsa solennità dell’Assunzione della Madonna, prima di inserire una meditazione dal mio libro “Maria Madre di Dio”, voglio ricordare che oggi vengono liberate molte Anime del Purgatorio. È una tradizione riconosciuta come certa, nata da una antica rivelazione della Madonna e che manifesta l’Onnipotenza per Grazia della Vergine davanti alla Santissima Trinità.
È l’ingresso della Madre di Dio in Corpo e Anima in Paradiso, a cui partecipano anche molte Anime del Purgatorio già vicine alla loro liberazione, dopo la purificazione breve o lunga.
È un omaggio della Santissima Trinità alla Creatura perfetta che donò tutta se stessa, ed è la gioia della stessa Vergine Santa, che partecipa a molte Anime in attesa di lasciare le pene della purificazione.
Oggi innumerevoli Anime del Purgatorio entrano in Paradiso per intercessione della Madonna.
Molti cattolici non hanno alcuna considerazione dell’infinita e preziosa importanza delle Sante Messe. Una sola Santa Messa vale molto più di tutte le preghiere recitate in duemila anni di Cristianesimo. Partecipare o fare celebrare le Sante Messe è straordinariamente importante.
Molti mi hanno chiesto notizie sulla celebrazione delle Sante Messe, ed è certamente possibile celebrarle, anche le Gregoriane, 30 Messe celebrate di seguito per un defunto. Presto inserirò nel sito le indicazioni precise e lo comunicherò.
Riguardo la pia pratica delle Messe Gregoriane è nata così: «Un monaco del Convento di S. Gregorio Magno aveva accettato, senza il consenso del superiore, tre scudi d'oro da un suo beneficato: mancanza gravissima contro il voto di povertà, professato dai monaci, per la quale era incorso nella pena di scomunica. Essendo il monaco deceduto poco tempo dopo, S. Gregorio, per dare una lezione esemplare a tutta la Comunità monastica, non solo continuò a lasciarlo nella scomunica, ma lo fece seppellire fuori del Cimitero comune, gettando nella sua fossa i tre scudi d'oro. Qualche tempo dopo, preso da compassione, il Santo chiamò l'economo del monastero e gli disse: “Il nostro confratello è tormentato dalle pene del Purgatorio: incomincia subito per lui la celebrazione di trenta SS. Messe, senza interromperla”. Il monaco ubbidì; ma, per le troppe occupazioni, non pensò a contare i giorni. Una notte, gli apparve il monaco defunto e gli disse che se ne andava al Cielo, libero dalle sue pene. Si contò allora il numero delle SS. Messe celebrate in suo suffragio e si trovò che erano precisamente trenta. D'allora invalse l'uso di far celebrare 30 Sante Messe per i Defunti, dette appunto Gregoriane dal nome di S. Gregorio: uso che è tuttora in vigore nei monasteri e comunità religiose e che Dio con molte rivelazioni ha fatto conoscere essergli molto gradito (Dialoghi, IV, 10)».

Leggiamo la meditazione sull’Assunzione.
MARIA VUOL PORTARE IN CIELO TUTTI I SUOI FIGLI
Nell’Annunciazione l’Arcangelo La chiamò “Piena di Grazia”, e chiaramente non poteva intendere solo l’Anima, ma anche il Corpo, perché la persona è costituita da anima e corpo, e dato che l’anima si riversa sul corpo, Maria deve dirsi Piena di Grazia anche nel Corpo, oltre che nell’Anima.
E il Corpo pieno di Grazia, come quello di Maria, è necessariamente pieno di Gloria. Per questo, non poteva marcire il Corpo di Maria nel sepolcro. D’altronde, Gesù come Dio poteva liberamente portare la Madre oltre i Cieli in Anima e Corpo. Poteva farlo e lo ha fatto. Come Dio poteva e lo fece; come Figlio voleva e lo fece.
Gesù può tutto, e non lasciò corrompere il Cuore della Madre, che è simile al suo; non lasciò decomporre la Carne della Madre che aveva dato a Lui la Carne.
San Lorenzo da Brindisi afferma che “Maria è la Mistica Arca di Dio, glorificata per il merito infinito della Grazia”. Però Bossuet precisa nei discorsi mariani, che “in Cielo Maria ancora piange sui peccatori, prevedendone l'eterna rovina”.
Padre Roschini sostiene che “Maria fu Assunta perchè Immacolata, ma essendo stata associata all'opera redentrice del Redentore, è consequenziale dire, che fu Assunta perchè Corredentrice”.
Il Corpo di Maria è stato Assunto in Anima e Corpo, perché il suo Corpo non poteva decomporsi nel sepolcro, non poteva essiccarsi quel Sangue che ha dato la vita fisica al Verbo eterno. Aveva dato la vita fisica a Colui che è la Vita stessa, a Colui che è la Grazia, per questo nascendo da Maria, Ella diventa la Madre della Grazia, la Tesoriera della Grazia, la Mediatrice di tutte le Grazie.
Ogni battito del Cuore di Maria è stato un atto d’amore verso Dio, perciò la sua Vita è stata un battito d’amore a Dio. Per questo, il Sacro Cuore di Gesù nulla rifiuta a Maria, a sua Madre, che è la più degna delle Madri, Colei che per amore di tutte le madri, dei loro figli e di tutti gli esseri umani rinunciò ai diritti di Madre su Gesù, dando al Padre il proprio Figlio come Vittima per la salvezza di tutti noi.
Il giorno dell'Assunzione della Madre di Dio, schiere innumerevoli di Angeli sono venuti sulla terra ad accompagnarla. Gli Angeli formano una scia di splendida Luce che collega il Cielo e la terra. Gesù attendeva Maria per abbracciarla e ringraziarla ancora.
Maria si era addormentata nella morte in un'estasi d'amore e la sua Anima era piena della cognizione di Dio. L'Assunzione di Maria segue il risveglio dal dolce sonno, perchè sale al Cielo in Anima e Corpo, integra, come era nata, senza alcuna piccola imperfezione.
Afferma Sant'Ambrogio che “l'Anima di Maria fu così splendida che Dio, splendore eterno, se ne invaghì e La scelse per Madre”. E San Pier Damiani continua: “L'Anima di Maria non solo fu tutta bella, ma, dopo l'Incarnazione del Verbo, fu l'opera più grande fatta da Dio”.
Sale verso il Cielo il Corpo di Maria, che racchiude un Cuore che ha cercato e amato solo Dio, e non può fermarsi di battere questo Cuore, perchè ogni atto d'amore fatto da Maria, vale molto, molto di più, di tutti quelli fatti dalla moltitudine di Angeli e le schiere dei Santi. Maria è la Signora potentissima e può tutto. È il Mare di Grazie, Cumulo delle Grazie, Fonte della Grazia e di ogni consolazione, Pienezza di ogni bene e amorosissima Madre nostra.
“L'Assunzione di Maria è l'effetto della Onnipotenza Divina e dell'affetto filiale di Gesù verso la Madre sua”, afferma San Modesto, Patriarca di Gerusalemme.
Maria in Cielo è sempre nostra Madre, dolce e premurosa, non vuole che nessun figlio suo si perda. La Gloria di Maria in Cielo, è stata proporzionata ai meriti acquistati sulla terra. E chi potrà mai riuscire a comprendere quanta Grazia acquistò Maria nella sua vita, se già alla nascita era Piena di Grazia?
La sua bell'Anima, libera da ogni impedimento, fin dall'inizio amò sommamente Dio e poi sempre L'amò, crescendo sempre nell'amore. Dal Cielo, Maria non toglie i misericordiosi occhi da tutti i suoi figli, per aiutarli, proteggerli, guidarli e salvarli. Ma coloro che rifiutano l’aiuto di Maria avranno innumerevoli difficoltà nel trovare la Via per il Paradiso. Dove andranno, se non salgono per la Scala che conduce alla salvezza? “Per ogni anima che si danna il Cuore di Maria soffre di nuovo le stesse pene del Tempio e del Calvario”, dice Santa Caterina da Genova.
La Venerabile Maria d'Agreda sentì queste parole dalla Madonna: “Gli uomini sappiano che Io sto in Cielo come loro Madre, Avvocata e Protettrice per difenderli, soccorrerli e incamminarli alla vita eterna. Avendo avuto Io, da Dio, tanti poteri a loro vantaggio, ma, tanti si perdono per non avermi invocata”.
Dice l'Abate Roberto, che “Maria nella nascita fu un'Aurora, nella vita fu una Luce e nella morte un Sole”.
E San Pietro Canisio gioisce quando attesta che “Maria vede sopra di sè solo Dio e Cristo, e sotto di sè tutte le altre creature”.
San Bonaventura La implora così: “Tu sei la Scala per la quale Dio scese a noi e per la quale noi dobbiamo risalire a Lui”.
Maria è in Paradiso, noi siamo chiamati a seguirla in Paradiso, ma occorre vita pura; santità di cuore, mente e corpo; passioni e vizi eliminati; fedeltà agli insegnamenti di Gesù; amore verso tutti e specialmente a chi fa del male; carità nel servire e nel donare sempre un sorriso.
Paradiso, Paradiso, o Donna Misericordiosa, portaci tutti in Paradiso.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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domenica 14 agosto 2011

1058 - Commento al Vangelo di oggi 14/8/2010, domenica 20^ t.ord.

+ Dal Vangelo secondo Matteo (15,21-28)
In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il dialogo centrale avviene tra Gesù e una donna pagana, considerata impura per la sua provenienza. Dopo una breve introduzione, è la donna a prendere l’iniziativa e a supplicare il Signore con molta Fede. Una Fede che la donna scopre dentro, il suo linguaggio è certamente spirituale.
È una grave sofferenza della figlia a munire la donna cananea di coraggio, ma non basta il coraggio quando ci si rivolge a Gesù. Occorre, appunto, ciò che permette di entrare in dialogo con Lui. Ed è la Fede sincera e umile ad attrarre il Signore, a farlo chinare immediatamente verso la creatura che implora qualsiasi Grazia particolare o, addirittura, un grande miracolo.
La figlia della cananea era afflitta da una forte possessione diabolica e da problemi psichici rilevanti. Questi problemi erano certamente collegati all’attività del diavolo nel suo corpo.
Come ho già spiegato, quando satana è lasciato libero di agire in un corpo, vi porta una devastazione impressionante, anche il sorgere di malattie gravi. Soprattutto, causa facilmente esaurimenti nervosi consistenti, mettendo delle fisse nella mente di chi vuole distruggere. Molte malattie mentali sono causate dalla presenza di satana. E rimane indispensabile ricorrere alle medicine, ma la preghiera intensa e le benedizioni di un Sacerdote rimangono indispensabili per la liberazione da ogni causa malefica.
Una delle prove ci viene dalla figlia della cananea. La ragazza sarebbe rimasta in quelle condizioni se non fosse intervenuta la madre, un intervento umile e coraggioso di una madre che ama la propria figlia e si accorge di perderla giorno dopo giorno. Senza l’amore di questa madre, la ragazza sarebbe arrivata alla follia.
Prendete ad esempio la Fede e l’atteggiamento della donna cananea.
Chi non ha un familiare, un parente o un conoscente disturbato seriamente ed incapace di pregare e chiedere aiuto alla Madonna? Perché una delle preghiere che i diavoli odiano terribilmente è il Santo Rosario. Occorre pregare per chi non riesce a pregare, avvicinarsi con amore a chi soffre e parlare della Confessione, della necessità di formare la propria Fede.
Il mondo è pieno di persone insoddisfatte, scoraggiate, depresse. Persone che scoprono l’inutilità del denaro e dei piaceri effimeri, quando incontrano qualsiasi forma di malattia, soprattutto, la depressione o altri sintomi psichici di notevole portata. Chi non ha fatto l’esperienza del mal di testa o di sofferenze debilitanti? Proprio in quei momenti di acuto dolore, ci si aggrappa a qualcosa. La cananea pregò per la figlia impossibilitata ad esprimere una sola parola.
La preghiera di intercessione è molto importante e potente.
Anche se Gesù manifesta alla donna di voler portare la salvezza ai figli di Israele, il suo intento era quello di provare la cananea. Significa che non basta ripetere delle preghiere in modo meccanico, occorre manifestare una Fede matura. Ed è un percorso da compiere, una lunga strada da seguire, senza cercare deviazioni dottrinali o altre divagazioni viziose.
Senza una Fede forte, la persona che soffre si carica di inquietudine e tristezza, diventa scontrosa e irascibile. Mostra nelle sottilissimi righe del volto una insoddisfazione profonda. Manifesta una arrabbiatura interna che esplode all’esterno. Questa è la mancanza della preghiera. La donna cananea, una pagana, oggi insegna a pregare.
Il Vangelo evidenzia la sua umiltà, la sua ferma convinzione di avere trovato in Gesù l’unico Salvatore. È una preghiera perseverante, piena di amore verso la propria figlia. È l’amore a rendere migliore la Fede. Non è sufficiente la Fede, è l’amore ad impreziosire una richiesta di miracolo.
Quel pane che Gesù dona a tutti quelli che credono e si confessano è l’Eucaristia, se stesso, il suo Corpo e il suo Sangue. Alla donna aveva detto che quel pane non potevano mangiarlo gli estranei, quelli che non Lo accettavano. Ma la replica della donna è felice, risponde esattamente quello che Gesù voleva sentire: si accontenta anche delle briciole.
Le briciole del pane indicate dalla donna, ci fanno venire in mente i frammenti dell’Eucaristia che in quasi tutte le Sante Messe cadono per terra, causando sacrilegi e manifestando una totale mancanza di Fede da parte di chi agisce con assoluta indifferenza. In un minuscolo frammento dell’Eucaristia c’è tutto Gesù. Chi prende l’Eucaristia sulla mano, si rende gravemente colpevole dei frammenti che cadono o si appiccicano e poi cadono inavvertitamente.
Chi è degno di toccare il Corpo di Gesù? C’è la possibilità di prendere l’Eucaristia in bocca o sulla mano, ognuno manifesta la sua Fede verso Gesù nell’adorazione che mostra e nel rispetto della sua Persona. Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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sabato 13 agosto 2011

1057 - Commento al Vangelo di oggi 13/8/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (19,13-15)
In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La Confessione Gesù l’ha istituita per perdonare i peccati, anche i più brutti, e dimostra ininterrottamente di essere la Misericordia. L’Amore anche per i peccatori più crudeli, è la prova che Gesù è Dio, e la Santissima Trinità è l’unico Dio.
C’è una frase che esprime tutta l’attenzione di Dio verso i piccoli: “Non impedite che i bambini vengano a me”. Si può interpretare in diversi modi questa parola, dobbiamo iniziare sulla esistenza dei bambini. Se non esistono, come possono andare incontro a Gesù? La mancata esistenza di bambini, indica la spietatezza dell’aborto e il controllo delle nascite, un controllo effettuato con i contraccettivi. Certamente anche una coppia che prestabilisce nella propria esistenza di avere un’attività sessuale stabile, ricorrendo a metodi naturali, che evitino l’arrivo di figli, commette peccato mortale.
«I metodi naturali per il controllo delle nascite, ammessi dalla Chiesa, servono appunto ad un controllo, non ad una esclusione totale della genitorialità. Quindi sono ammessi per distanziare le nascite o anche per evitarle dopo la nascita di un determinato numero di figli. Tutto sta a indagare la ratio del divieto della contraccezione.
La domanda è: perché la Chiesa vieta la contraccezione? Perché la contraccezione capovolge quello che è lo scopo primario del matrimonio, cioè la procreazione, trasformando la vita matrimoniale in una mera convivenza con motivazioni affettive/assistenziali.
I metodi non naturali sono vietati perché separano nettamente la sessualità dalla procreazione. I metodi naturali sono ammessi perché sono appunto naturali, cioè impongono comunque una grande attenzione verso il ciclo riproduttivo e quindi una moderata astinenza sessuale. Ma utilizzare i metodi naturali per escludere le gravidanze in maniera stabile significa far rientrare dalla finestra la chiusura alla vita che si era fatta uscire dalla porta.
Quindi il vero peccato è, in sostanza, la chiusura alla vita. La maternità ha una valenza psichica profondissima, che si può estrinsecare all’esterno con comportamenti irrazionali come appunto la paura del parto, comportamenti che coprono angoli del nostro inconscio che non desideriamo trovarci davanti agli occhi».
Oggi nel mondo si adopera un controllo delle nascite assolutamente pagano. La coppia vive esclusivamente di egoismo e mette al primo posto la libertà di divertirsi, dimenticando che i bambini sono la vera felicità dei genitori e che un matrimonio è veramente tale quando c’è l’apertura alla vita.
C’è la coppia che non vuole figli per permettersi divertimenti costosi o per viaggiare o per comprare grandi macchine. La moglie con la pancia non può muoversi e il marito (o la moglie) stabilisce quando avere un figlio… Non è una coppia cristiana.
Esiste un’ideologia ben strutturata e portata avanti da ricconi, professionisti, massoni che vede nella presenza stessa dell’essere umano una minaccia: minaccia alla vita, allo sviluppo, all’ambiente. Per questa ragione, con oliate capacità riesce a promuovere ogni mezzo di controllo delle nascite, incluso l’aborto. La loro azione è però aggressiva e ansiosa, sono seriamente spaventati dalla popolazione mondiale e si sentono mancare il terreno sotto i piedi. Provano un forte senso di soffocamento e vogliano eliminare la causa del soffocamento: gli esseri umani.
Sono persone in grado di utilizzare qualsiasi epidemia/contagio per uccidere centinaia di milioni di esseri umani. Non si tratta di denatalità casuale, è voluta da questi loschi personaggi e cercano di eliminare oltre i bambini, anche gli adulti. Il loro progetto è di far morire alcune miliardi di persone…
Ci sono coppie che pregano per avere figli e coppie che usano l’aborto e i contraccettivi per odio verso i figli. Impedire l’arrivo di nuovi figli in una condizione economica normale, è sbagliato, si manifesta un forte egoismo e un mancato amore verso i bambini. È un andare contro il progetto di Dio, il rifiuto di partecipare alla stessa creazione di Dio.
“Siate fecondi e moltiplicatevi, siate numerosi sulla terra e dominatela” (Gn 9,7).
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario
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venerdì 12 agosto 2011

1056 - Vita di Gesù (paragrafi 173-174)

La nascita di Gesù


§ 173. Un elemento assolutamente sicuro per fissare la data della nascita di Gesù è che egli nacque prima della morte di Erode il Grande, cioè prima del tempo tra la fine di marzo e il principio di aprile dell'anno 750 di Roma, 4 av. Cr., essendo certo che Erode morì in quel tempo (§12). Ma quanto tempo prima della morte di Erode era nato Gesù? Ricorrendo a vari argomenti si riesce a circoscrivere entro certi limiti il tempo utile anteriore al 750 di Roma. Un argomento si può trarre dal comando di Erode che fece uccidere tutti i bambini nati in lleth-lehem da un biennio in giu' (Mat­teo, 2, 16), ritenendo con ciò d'includervi sicuramente il bambino Gesù: dunque Gesù era nato molto meno di un biennio prima, giacché si può supporre a buon diritto che Erode abbondasse assai nella misura stabilita per esser certo di raggiungere il suo scopo. Ma questa misura di un biennio non risale dalla morte di Erode, bensì dalla visita dei Magi i quali appunto fornirono a Erode la base dei suoi calcoli. D'altra parte i Magi al loro arrivo trovarono Erode ancora a Gerusalemme (Matteo, 2, 1 segg.), mentre noi sap­piamo che il vecchio monarca, già malato e aggravatosi di salute, si fece trasportare nella tiepida Gerico ove poi morì: possiamo anche ragionevolmente stabilire che questo trasporto avvenne ai primi ri­gori dell'inverno con cui si chiudeva l'anno 749 di Roma, cioè un 4 mesi prima della morte di Erode. La consecuzione dei fatti è dunque questa: nascita di Gesù; arrivo dei Magi a Gerusalemme; decreto di strage dei bambini nati da un biennio; partenza di Erode per Gerico; morte di Erode. Per colle­gare cronologicamente i due termini estremi - cioè la nascita di Ge­sù e la morte di Erode - dobbiamo calcolare il biennio stabilito nel decreto di Erode, pur avendo presente che è una misura assai so­vrabbondante, ma dobbiamo anche farvi l'aggiunta dei 4 mesi testé stabiliti. Un'altra aggiunta da fare è l'intervallo tra l'arrivo dei Ma­gi e la partenza di Erode per Gerico, ma di ciò non sappiamo nulla di preciso. Una terza aggiunta è l'intervallo tra la nascita di Gesù e l'arrivo dei Magi: di questo intervallo sappiamo soltanto che non poté essere inferiore ai 40 giorni della purificazione (Luca, 2, 22 segg.), perché Giuseppe certamente non avrebbe esposto il bambino Gesù al grave pericolo di presentarlo a Gerusalemme se ivi fosse già stata decretata la morte del neonato; tuttavia questo stesso interval­lo può essere stato notevolmente maggiore di 40 giorni. In conclusione, risalendo per questa via dalla data di morte di Erode, possiamo concludere che la grande sovrabbondanza del biennio decretato da Erode colmi in maniera tale i 4 mesi e i due intervalli testé esami­nati, che ne sopravanzi anche qualche piccolo spazio di tempo quindi Gesù sarebbe nato un po' meno di un biennio prima della morte di Erode, cioè sullo scorcio dell'anno 748 di Roma (6 av. Cr.).


§ 174. Un altro argomento per fissare la data della nascita di Gesù potrebb'essere il censimento di Quirinio, che dette occasione al viag­gio di Giuseppe e Maria a Beth-lehem; ma tale questione è cosi complessa che merita d'esser trattata a parte (§ 183 segg.). Molti studiosi, poi, hanno cercato un altro argomento ricorrendo a dati astronomici, tentando cioè d'identificare la stella apparsa ai Magi con qualche straordinaria meteora. Già il famoso Kepler cre­dette che la stella dei Magi fosse la congiunzione di Giove con Saturno avvenuta nell'anno 747 di Roma (7 av. Cr.); altri dopo di lui, fino ai nostri giorni, la identificarono o con la cometa di Halley o con altre meteore apparse verso questi tempi. In questi tentativi, fuor della buona intenzione, non c'è altro da apprezzare, giacché scelgono una strada totalmente falsa: basta fermarsi un istante sulle particolarità del racconto evangelico (Matteo, 2, 2.9. 10) per com­prendere che quel racconto vuole presentare un fenomeno assolu­tamente miracoloso, il quale non si può in alcun modo far rientrare nelle leggi stabili di una meteora naturale sebbene rara. Numerosi sono stati anche i tentativi per fissare, se non proprio il giorno, almeno la stagione in cui nacque Gesù; ma pure questi tentativi sono tutti vani. La circostanza che nella notte in cui nac­que Gesù c'erano attorno a Beth-lehem pastori che vegliavano al­l'aperto per custodire i greggi (Luca, 2, 8), non dimostra che allora fosse una stagione mite, forse la primaverile, come talvolta si è con­cluso: risulta infatti che, specialmente nella Palestina meridionale, ov'è Bethlehem, vi erano greggi che rimanevano all'aperto anche nelle notti invernali senza alcun inconveniente.
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Medaglia di San Benedetto