Testo di Don Tonino Bello
Cambierete il mondo e non lo lascerete cambiare agli altri.
Appassionatevi alla vita perché è dolcissima.
Mordete la vita.
Non accantonate i vostri giorni, le vostre ore,
le vostre tristezze con quegli affidi malinconici ai diari.
Non coltivate pensieri di afflizione, di chiusura, di precauzioni.
Mandate indietro la tentazione di sentirvi incompresi.
Non chiudetevi in voi stessi, ma sprizzate gioia da tutti i pori.
Bruciate...
perché quando sarete grandi potrete scaldarvi ai carboni divampati nella vostra giovinezza.
Incendiate...
non immalinconitevi.
Perché se voi non avete fiducia, gli adulti che vi vedono saranno più infelici di voi.
Coltivate le amicizie, incontrate la gente.
Voi crescete quanto più numerosi sono gli incontri con la gente,
quante più sono le persone a cui stringete la mano.
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Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto
CIAO A TE !!
Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************
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mercoledì 19 maggio 2010
martedì 18 maggio 2010
648 - Pietro, «roccia definitiva e sicura»
Il cristianesimo è un evento irriducibile, una presenza oggettiva che vuole raggiungere l’uomo provocandolo e giudicandolo, fino alla fine.
Disse Gesù agli Apostoli dopo la sua resurrezione: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo» (Mt 28, 20).
Il cristianesimo è un fattore drammaticamente decisivo per l’uomo solo se è riconcepito in questa sua originalità, in questa sua compattezza fattuale, la cui fisionomia era duemila anni fa quella d’un uomo singolare, ma già lui vivente aveva anche il volto di persone che si mettevano insieme e andavano, a due a due, a fare quello che lui faceva e aveva detto loro di fare, e poi si raccoglievano, tornando da lui. In seguito andarono in tutto il mondo allora conosciuto, come una cosa sola, per portare quel Fatto. Il volto di quell’uomo è oggi l’insieme dei credenti, che ne sono il segno nel mondo, o - come dice san Paolo - ne sono il Corpo, Corpo misterioso, chiamato anche «popolo di Dio», guidato come garanzia da una persona viva, il Vescovo di Roma.
Se il fatto cristiano non è riconosciuto e brandito in questa sua originalità, non serve se non ad essere un folto suggerimento di interpretazioni, di pensieri e magari anche di opere, ma accanto e più sovente in subordine rispetto a tutte le suggestioni di cui la vita si serve.
(Il senso di Dio e l’uomo moderno, BUR, p.126)
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L’autorità suprema è quella in cui troviamo il senso di tutta la nostra esperienza: Gesù Cristo è questa autorità suprema, ed è il suo Spirito che lo fa capire, aprendoci alla fede in Lui e alla fedeltà alla Sua persona.
«Come il Padre ha mandato me, così io mando voi» (Gv 20, 21): gli apostoli e i loro successori (papa e vescovi) costituiscono nella storia la viva continuazione dell’autorità che è Cristo. Nel loro dinamico susseguirsi nella storia e moltiplicarsi nel mondo, il mistero di Cristo viene proposto senza sosta, chiarito senza errori, difeso senza compromessi. Essi costituiscono quindi il luogo ove l’umanità può attingere al senso vero della propria esistenza, con evolutivo approfondimento, come a una sorgente sicura e continuamente nuova.
Quello che il genio è nel grido dell’umano bisogno, quello che il profeta è nel grido dell’umana attesa, essi sono nell’annuncio della risposta. Ma come la risposta vera è sempre imparagonabilmente precisa e concreta rispetto all’attesa - inevitabilmente vaga o soggetta a illusioni -, così essi sono come roccia definitiva e sicura: infallibile. «Tu sei Pietro e su questa pietra costruirò la mia Chiesa» (Mt 16, 18).
La loro autorità non solo costituisce il criterio sicuro per quella visione dell’universo e della storia che unica ne esaurisce il significato; ma, anche, essa è stimolo vivo e tenace a vera cultura, è suggerimento instancabile a visione totale, è inesorabile condanna a ogni esaltazione del particolare e a ogni idealizzazione del contingente, cioè a ogni errore e a ogni idolatria. La loro autorità è quindi l’estrema guida nel cammino verso una genuina convivenza umana, verso la vera civiltà.
Dove quell’autorità non è viva e vigile, oppure viene combattuta, il cammino umano si complica, diviene ambiguo, si altera, devia verso il disastro: anche se l’aspetto esteriore sembra potente, florido, scaltrissimo come oggi. Dove quell’autorità è attiva e rispettata, il cammino della storia si rinnova con sicurezza ed equilibrio verso più profonde avventure di genuina umanità: anche se le tecniche di espressione e convivenza sono rozze e dure.
Ancora oggi è il dono dello Spirito che permette di scoprire il significato profondo dell’autorità ecclesiastica come direttiva suprema al cammino umano; ecco donde nasce quell’ultimo abbandono, quella consapevolissima obbedienza a essa, per cui essa non è più il luogo della legge, ma il luogo dell’amore. Al di fuori dell’influsso dello Spirito uno non può comprendere l’esperienza di quella devozione definitiva che lega il «fedele» all’autorità, devozione che s’afferma spesso nella croce della mortificata esuberanza di una propria genialità o di un proprio piano di vita.
(Il cammino al vero è un’esperienza, Rizzoli, pp. 112-113)
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Disse Gesù agli Apostoli dopo la sua resurrezione: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo» (Mt 28, 20).
Il cristianesimo è un fattore drammaticamente decisivo per l’uomo solo se è riconcepito in questa sua originalità, in questa sua compattezza fattuale, la cui fisionomia era duemila anni fa quella d’un uomo singolare, ma già lui vivente aveva anche il volto di persone che si mettevano insieme e andavano, a due a due, a fare quello che lui faceva e aveva detto loro di fare, e poi si raccoglievano, tornando da lui. In seguito andarono in tutto il mondo allora conosciuto, come una cosa sola, per portare quel Fatto. Il volto di quell’uomo è oggi l’insieme dei credenti, che ne sono il segno nel mondo, o - come dice san Paolo - ne sono il Corpo, Corpo misterioso, chiamato anche «popolo di Dio», guidato come garanzia da una persona viva, il Vescovo di Roma.
Se il fatto cristiano non è riconosciuto e brandito in questa sua originalità, non serve se non ad essere un folto suggerimento di interpretazioni, di pensieri e magari anche di opere, ma accanto e più sovente in subordine rispetto a tutte le suggestioni di cui la vita si serve.
(Il senso di Dio e l’uomo moderno, BUR, p.126)
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L’autorità suprema è quella in cui troviamo il senso di tutta la nostra esperienza: Gesù Cristo è questa autorità suprema, ed è il suo Spirito che lo fa capire, aprendoci alla fede in Lui e alla fedeltà alla Sua persona.
«Come il Padre ha mandato me, così io mando voi» (Gv 20, 21): gli apostoli e i loro successori (papa e vescovi) costituiscono nella storia la viva continuazione dell’autorità che è Cristo. Nel loro dinamico susseguirsi nella storia e moltiplicarsi nel mondo, il mistero di Cristo viene proposto senza sosta, chiarito senza errori, difeso senza compromessi. Essi costituiscono quindi il luogo ove l’umanità può attingere al senso vero della propria esistenza, con evolutivo approfondimento, come a una sorgente sicura e continuamente nuova.
Quello che il genio è nel grido dell’umano bisogno, quello che il profeta è nel grido dell’umana attesa, essi sono nell’annuncio della risposta. Ma come la risposta vera è sempre imparagonabilmente precisa e concreta rispetto all’attesa - inevitabilmente vaga o soggetta a illusioni -, così essi sono come roccia definitiva e sicura: infallibile. «Tu sei Pietro e su questa pietra costruirò la mia Chiesa» (Mt 16, 18).
La loro autorità non solo costituisce il criterio sicuro per quella visione dell’universo e della storia che unica ne esaurisce il significato; ma, anche, essa è stimolo vivo e tenace a vera cultura, è suggerimento instancabile a visione totale, è inesorabile condanna a ogni esaltazione del particolare e a ogni idealizzazione del contingente, cioè a ogni errore e a ogni idolatria. La loro autorità è quindi l’estrema guida nel cammino verso una genuina convivenza umana, verso la vera civiltà.
Dove quell’autorità non è viva e vigile, oppure viene combattuta, il cammino umano si complica, diviene ambiguo, si altera, devia verso il disastro: anche se l’aspetto esteriore sembra potente, florido, scaltrissimo come oggi. Dove quell’autorità è attiva e rispettata, il cammino della storia si rinnova con sicurezza ed equilibrio verso più profonde avventure di genuina umanità: anche se le tecniche di espressione e convivenza sono rozze e dure.
Ancora oggi è il dono dello Spirito che permette di scoprire il significato profondo dell’autorità ecclesiastica come direttiva suprema al cammino umano; ecco donde nasce quell’ultimo abbandono, quella consapevolissima obbedienza a essa, per cui essa non è più il luogo della legge, ma il luogo dell’amore. Al di fuori dell’influsso dello Spirito uno non può comprendere l’esperienza di quella devozione definitiva che lega il «fedele» all’autorità, devozione che s’afferma spesso nella croce della mortificata esuberanza di una propria genialità o di un proprio piano di vita.
(Il cammino al vero è un’esperienza, Rizzoli, pp. 112-113)
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domenica 16 maggio 2010
647 - Regina Caeli del 16/5/2010 Ascensione
Cari fratelli e sorelle,
oggi, in Italia e in altri Paesi, si celebra l’Ascensione di Gesù al Cielo, che avvenne il quarantesimo giorno dopo la Pasqua. In questa domenica ricorre, inoltre, la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, sul tema: “Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola”. Nella liturgia si narra l’episodio dell’ultimo distacco del Signore Gesù dai suoi discepoli (cfr Lc 24,50-51; At 1,2.9); ma non si tratta di un abbandono, perché Egli rimane per sempre con loro - con noi - in una forma nuova. San Bernardo di Chiaravalle spiega che l’ascensione al cielo di Gesù si compie in tre gradi: “il primo è la gloria della risurrezione, il secondo il potere di giudicare e il terzo sedersi alla destra del Padre” (Sermo de Ascensione Domini, 60, 2: Sancti Bernardi Opera, t. VI, 1, 291, 20-21). Tale evento è preceduto dalla benedizione dei discepoli, che li prepara a ricevere il dono dello Spirito Santo, affinché la salvezza sia proclamata ovunque. Gesù stesso dice loro: “Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso” (cfr Lc 24,47-49).
Il Signore attira lo sguardo degli Apostoli - il nostro sguardo - verso il Cielo per indicare loro come percorrere la strada del bene durante la vita terrena. Egli, tuttavia, rimane nella trama della storia umana, è vicino a ciascuno di noi e guida il nostro cammino cristiano: è compagno dei perseguitati a causa della fede, è nel cuore di quanti sono emarginati, è presente in coloro a cui è negato il diritto alla vita. Possiamo ascoltare, vedere e toccare il Signore Gesù nella Chiesa, specialmente mediante la parola e i sacramenti. A tale proposito, esorto i ragazzi e i giovani che in questo tempo pasquale ricevono il sacramento della Cresima, a restare fedeli alla Parola di Dio e alla dottrina appresa, come pure ad accostarsi assiduamente alla Confessione e all’Eucaristia, consapevoli di essere stati scelti e costituiti per testimoniare la Verità. Rinnovo poi il mio particolare invito ai fratelli nel Sacerdozio, affinché “nella loro vita e azione si distinguano per una forte testimonianza evangelica” (Lettera di indizione dell’Anno Sacerdotale) e sappiano utilizzare con saggezza anche i mezzi di comunicazione, per far conoscere la vita della Chiesa e aiutare gli uomini di oggi a scoprire il volto di Cristo (cfr Messaggio XLVI G.M. Com. Soc., 24 gennaio 2010).
Cari fratelli e sorelle, il Signore, aprendoci la via del Cielo, ci fa pregustare già su questa terra la vita divina. Un autore russo del Novecento, nel suo testamento spirituale, scriveva: “Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, … intrattenetevi … col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete” (N. Valentini - L. Žák [a cura], Pavel A. Florenskij. Non dimenticatemi. Le lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo, Milano 2000, p. 418). Ringrazio la Vergine Maria, che nei giorni scorsi ho potuto venerare nel Santuario di Fatima, per la sua materna protezione durante l’intenso pellegrinaggio compiuto in Portogallo. A Colei che veglia sui testimoni del suo diletto Figlio rivolgiamo con fiducia la nostra preghiera.
Cari fratelli e sorelle,
quest’oggi il mio primo saluto va ai fedeli laici venuti da tutta Italia - la vediamo presente tutta l'Italia - e al Cardinale Angelo Bagnasco che li accompagna come Presidente della Conferenza Episcopale. Vi ringrazio di cuore, cari fratelli e sorelle, per la vostra calorosa e nutrita presenza! Grazie! Raccogliendo l’invito della Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali, avete aderito con entusiasmo a questa bella e spontanea manifestazione di fede e di solidarietà, a cui partecipa pure un consistente gruppo di parlamentari e amministratori locali. A tutti vorrei esprimere la mia viva riconoscenza. Saluto anche le migliaia di immigrati, collegati con noi da Piazza San Giovanni, con il Cardinale Vicario Agostino Vallini, in occasione della “Festa dei Popoli”.
Cari amici, voi oggi mostrate il grande affetto e la profonda vicinanza della Chiesa e del popolo italiano al Papa e ai vostri sacerdoti, che quotidianamente si prendono cura di voi, perché, nell’impegno di rinnovamento spirituale e morale possiamo sempre meglio servire la Chiesa, il Popolo di Dio e quanti si rivolgono a noi con fiducia.
Il vero nemico da temere e da combattere è il peccato, il male spirituale, che a volte, purtroppo, contagia anche i membri della Chiesa. Viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo (cfr Gv 17, 14).
Noi cristiani non abbiamo paura del mondo, anche se dobbiamo guardarci dalle sue seduzioni. Dobbiamo invece temere il peccato e per questo essere fortemente radicati in Dio, solidali nel bene, nell’amore, nel servizio. E’ quello che la Chiesa, i suoi ministri, unitamente ai fedeli, hanno fatto e continuano a fare con fervido impegno per il bene spirituale e materiale delle persone in ogni parte del mondo. E’ quello che specialmente voi cercate di fare abitualmente nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti: servire Dio e l’uomo nel nome di Cristo. Proseguiamo insieme con fiducia questo cammino, e le prove, che il Signore permette, ci spingano a maggiore radicalità e coerenza. E’ bello vedere oggi questa moltitudine in Piazza San Pietro come è stato emozionante per me vedere a Fatima l’immensa moltitudine, che, alla scuola di Maria, ha pregato per la conversione dei cuori. Rinnovo oggi questo appello, confortato dalla vostra presenza così numerosa! Grazie! Ancora una volta, grazie a voi tutti!
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oggi, in Italia e in altri Paesi, si celebra l’Ascensione di Gesù al Cielo, che avvenne il quarantesimo giorno dopo la Pasqua. In questa domenica ricorre, inoltre, la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, sul tema: “Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola”. Nella liturgia si narra l’episodio dell’ultimo distacco del Signore Gesù dai suoi discepoli (cfr Lc 24,50-51; At 1,2.9); ma non si tratta di un abbandono, perché Egli rimane per sempre con loro - con noi - in una forma nuova. San Bernardo di Chiaravalle spiega che l’ascensione al cielo di Gesù si compie in tre gradi: “il primo è la gloria della risurrezione, il secondo il potere di giudicare e il terzo sedersi alla destra del Padre” (Sermo de Ascensione Domini, 60, 2: Sancti Bernardi Opera, t. VI, 1, 291, 20-21). Tale evento è preceduto dalla benedizione dei discepoli, che li prepara a ricevere il dono dello Spirito Santo, affinché la salvezza sia proclamata ovunque. Gesù stesso dice loro: “Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso” (cfr Lc 24,47-49).
Il Signore attira lo sguardo degli Apostoli - il nostro sguardo - verso il Cielo per indicare loro come percorrere la strada del bene durante la vita terrena. Egli, tuttavia, rimane nella trama della storia umana, è vicino a ciascuno di noi e guida il nostro cammino cristiano: è compagno dei perseguitati a causa della fede, è nel cuore di quanti sono emarginati, è presente in coloro a cui è negato il diritto alla vita. Possiamo ascoltare, vedere e toccare il Signore Gesù nella Chiesa, specialmente mediante la parola e i sacramenti. A tale proposito, esorto i ragazzi e i giovani che in questo tempo pasquale ricevono il sacramento della Cresima, a restare fedeli alla Parola di Dio e alla dottrina appresa, come pure ad accostarsi assiduamente alla Confessione e all’Eucaristia, consapevoli di essere stati scelti e costituiti per testimoniare la Verità. Rinnovo poi il mio particolare invito ai fratelli nel Sacerdozio, affinché “nella loro vita e azione si distinguano per una forte testimonianza evangelica” (Lettera di indizione dell’Anno Sacerdotale) e sappiano utilizzare con saggezza anche i mezzi di comunicazione, per far conoscere la vita della Chiesa e aiutare gli uomini di oggi a scoprire il volto di Cristo (cfr Messaggio XLVI G.M. Com. Soc., 24 gennaio 2010).
Cari fratelli e sorelle, il Signore, aprendoci la via del Cielo, ci fa pregustare già su questa terra la vita divina. Un autore russo del Novecento, nel suo testamento spirituale, scriveva: “Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, … intrattenetevi … col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete” (N. Valentini - L. Žák [a cura], Pavel A. Florenskij. Non dimenticatemi. Le lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo, Milano 2000, p. 418). Ringrazio la Vergine Maria, che nei giorni scorsi ho potuto venerare nel Santuario di Fatima, per la sua materna protezione durante l’intenso pellegrinaggio compiuto in Portogallo. A Colei che veglia sui testimoni del suo diletto Figlio rivolgiamo con fiducia la nostra preghiera.
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Dopo il Regina Cæli:
Cari fratelli e sorelle,
quest’oggi il mio primo saluto va ai fedeli laici venuti da tutta Italia - la vediamo presente tutta l'Italia - e al Cardinale Angelo Bagnasco che li accompagna come Presidente della Conferenza Episcopale. Vi ringrazio di cuore, cari fratelli e sorelle, per la vostra calorosa e nutrita presenza! Grazie! Raccogliendo l’invito della Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali, avete aderito con entusiasmo a questa bella e spontanea manifestazione di fede e di solidarietà, a cui partecipa pure un consistente gruppo di parlamentari e amministratori locali. A tutti vorrei esprimere la mia viva riconoscenza. Saluto anche le migliaia di immigrati, collegati con noi da Piazza San Giovanni, con il Cardinale Vicario Agostino Vallini, in occasione della “Festa dei Popoli”.
Cari amici, voi oggi mostrate il grande affetto e la profonda vicinanza della Chiesa e del popolo italiano al Papa e ai vostri sacerdoti, che quotidianamente si prendono cura di voi, perché, nell’impegno di rinnovamento spirituale e morale possiamo sempre meglio servire la Chiesa, il Popolo di Dio e quanti si rivolgono a noi con fiducia.
Il vero nemico da temere e da combattere è il peccato, il male spirituale, che a volte, purtroppo, contagia anche i membri della Chiesa. Viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo (cfr Gv 17, 14).
Noi cristiani non abbiamo paura del mondo, anche se dobbiamo guardarci dalle sue seduzioni. Dobbiamo invece temere il peccato e per questo essere fortemente radicati in Dio, solidali nel bene, nell’amore, nel servizio. E’ quello che la Chiesa, i suoi ministri, unitamente ai fedeli, hanno fatto e continuano a fare con fervido impegno per il bene spirituale e materiale delle persone in ogni parte del mondo. E’ quello che specialmente voi cercate di fare abitualmente nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti: servire Dio e l’uomo nel nome di Cristo. Proseguiamo insieme con fiducia questo cammino, e le prove, che il Signore permette, ci spingano a maggiore radicalità e coerenza. E’ bello vedere oggi questa moltitudine in Piazza San Pietro come è stato emozionante per me vedere a Fatima l’immensa moltitudine, che, alla scuola di Maria, ha pregato per la conversione dei cuori. Rinnovo oggi questo appello, confortato dalla vostra presenza così numerosa! Grazie! Ancora una volta, grazie a voi tutti!
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venerdì 14 maggio 2010
646 - La missione di Fatima non è conclusa
FATIMA, giovedì, 13 maggio 2010 (ZENIT.org).- “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”, ha affermato questo giovedì Benedetto XVI nell'omelia della Messa solenne celebrata sulla spianata del Santuario di Fatima insieme a più di mezzo milione di pellegrini, del Portogallo e di altre Nazioni europee.
La missione della Chiesa oggi, ha detto il Papa, è quella di mostrare l'amore di Dio a un'umanità “pronta a sacrificare i suoi legami più santi sull’altare di gretti egoismi di Nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo”.
“L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima”, ha aggiunto.
La solenne Eucaristia, celebrata sotto un sole splendente, è stata presieduta dal Papa e concelebrata con quattro Cardinali, 77 Vescovi e 1442 sacerdoti. La cerimonia è iniziata con la processione dell'immagine della Madonna di Fatima.
“Anch’io sono venuto come pellegrino a Fatima, a questa 'casa' che Maria ha scelto per parlare a noi nei tempi moderni”, ha riconosciuto il Papa, “perché verso questo luogo converge oggi la Chiesa pellegrinante, voluta dal Figlio suo quale strumento di evangelizzazione e sacramento di salvezza”.
Il Pontefice ha insistito sulla sua sollecitudine verso l'“umanità afflitta da miserie e sofferenze”: “in Dio, stringo al cuore tutti i loro figli e figlie, in particolare quanti di loro vivono nella tribolazione o abbandonati, nel desiderio di trasmettere loro quella speranza grande che arde nel mio cuore e che qui, a Fatima, si fa trovare in maniera più palpabile”.
“Sì! Il Signore, la nostra grande speranza, è con noi; nel suo amore misericordioso, offre un futuro al suo popolo: un futuro di comunione con sé”, ha esclamato Benedetto XVI.
Il Pontefice ha poi voluto anticipare la prossima celebrazione del centenario delle apparizioni della Madonna ai pastorelli, auspicando che i sette anni che mancano per la commemorazione possano “affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità”.
“Tra sette anni ritornerete qui per celebrare il centenario della prima visita fatta dalla Signora 'venuta dal Cielo', come Maestra che introduce i piccoli veggenti nell’intima conoscenza dell’Amore trinitario e li porta ad assaporare Dio stesso come la cosa più bella dell’esistenza umana”.
Questa esperienza, ha commentato, ha reso i pastorelli “innamorati di Dio in Gesù”.
“Dio può raggiungerci, offrendosi alla nostra visione interiore”, ha aggiunto, sottolineando che Cristo ha “il potere di infiammare i cuori più freddi e tristi”, perché “la fede in Dio apre all’uomo l’orizzonte di una speranza certa che non delude; indica un solido fondamento sul quale poggiare, senza paura, la propria vita; richiede l’abbandono, pieno di fiducia, nelle mani dell’Amore che sostiene il mondo”.
In questo senso, ha proposto come esempio proprio i pastorelli, che “hanno fatto della loro vita un’offerta a Dio e una condivisione con gli altri per amore di Dio”.
“La Madonna li ha aiutati ad aprire il cuore all’universalità dell’amore”, ha concluso. “Soltanto con questo amore di fraternità e di condivisione riusciremo ad edificare la civiltà dell’Amore e della Pace”.
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La missione della Chiesa oggi, ha detto il Papa, è quella di mostrare l'amore di Dio a un'umanità “pronta a sacrificare i suoi legami più santi sull’altare di gretti egoismi di Nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo”.
“L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima”, ha aggiunto.
La solenne Eucaristia, celebrata sotto un sole splendente, è stata presieduta dal Papa e concelebrata con quattro Cardinali, 77 Vescovi e 1442 sacerdoti. La cerimonia è iniziata con la processione dell'immagine della Madonna di Fatima.
“Anch’io sono venuto come pellegrino a Fatima, a questa 'casa' che Maria ha scelto per parlare a noi nei tempi moderni”, ha riconosciuto il Papa, “perché verso questo luogo converge oggi la Chiesa pellegrinante, voluta dal Figlio suo quale strumento di evangelizzazione e sacramento di salvezza”.
Il Pontefice ha insistito sulla sua sollecitudine verso l'“umanità afflitta da miserie e sofferenze”: “in Dio, stringo al cuore tutti i loro figli e figlie, in particolare quanti di loro vivono nella tribolazione o abbandonati, nel desiderio di trasmettere loro quella speranza grande che arde nel mio cuore e che qui, a Fatima, si fa trovare in maniera più palpabile”.
“Sì! Il Signore, la nostra grande speranza, è con noi; nel suo amore misericordioso, offre un futuro al suo popolo: un futuro di comunione con sé”, ha esclamato Benedetto XVI.
Il Pontefice ha poi voluto anticipare la prossima celebrazione del centenario delle apparizioni della Madonna ai pastorelli, auspicando che i sette anni che mancano per la commemorazione possano “affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità”.
“Tra sette anni ritornerete qui per celebrare il centenario della prima visita fatta dalla Signora 'venuta dal Cielo', come Maestra che introduce i piccoli veggenti nell’intima conoscenza dell’Amore trinitario e li porta ad assaporare Dio stesso come la cosa più bella dell’esistenza umana”.
Questa esperienza, ha commentato, ha reso i pastorelli “innamorati di Dio in Gesù”.
“Dio può raggiungerci, offrendosi alla nostra visione interiore”, ha aggiunto, sottolineando che Cristo ha “il potere di infiammare i cuori più freddi e tristi”, perché “la fede in Dio apre all’uomo l’orizzonte di una speranza certa che non delude; indica un solido fondamento sul quale poggiare, senza paura, la propria vita; richiede l’abbandono, pieno di fiducia, nelle mani dell’Amore che sostiene il mondo”.
In questo senso, ha proposto come esempio proprio i pastorelli, che “hanno fatto della loro vita un’offerta a Dio e una condivisione con gli altri per amore di Dio”.
“La Madonna li ha aiutati ad aprire il cuore all’universalità dell’amore”, ha concluso. “Soltanto con questo amore di fraternità e di condivisione riusciremo ad edificare la civiltà dell’Amore e della Pace”.
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domenica 9 maggio 2010
645 - Regina Caeli del 9/5/2010 domenica 6^ di Pasqua
Cari fratelli e sorelle!
Maggio è un mese amato e giunge gradito per diversi aspetti. Nel nostro emisfero la primavera avanza con tante e colorate fioriture; il clima è favorevole alle passeggiate e alle escursioni. Per la Liturgia, maggio appartiene sempre al Tempo di Pasqua, il tempo dell’"alleluia", dello svelarsi del mistero di Cristo nella luce della Risurrezione e della fede pasquale; ed è il tempo dell’attesa dello Spirito Santo, che scese con potenza sulla Chiesa nascente a Pentecoste. Ad entrambi questi contesti, quello "naturale" e quello liturgico, si intona bene la tradizione della Chiesa di dedicare il mese di maggio alla Vergine Maria. Ella, in effetti, è il fiore più bello sbocciato dalla creazione, la "rosa" apparsa nella pienezza del tempo, quando Dio, mandando il suo Figlio, ha donato al mondo una nuova primavera. Ed è al tempo stesso protagonista, umile e discreta, dei primi passi della Comunità cristiana: Maria ne è il cuore spirituale, perché la sua stessa presenza in mezzo ai discepoli è memoria vivente del Signore Gesù e pegno del dono del suo Spirito.
Il Vangelo di questa domenica, tratto dal capitolo 14 di san Giovanni, ci offre un implicito ritratto spirituale della Vergine Maria, là dove Gesù dice: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,23). Queste espressioni sono rivolte ai discepoli, ma si possono applicare al massimo grado proprio a Colei che è la prima e perfetta discepola di Gesù. Maria infatti ha osservato per prima e pienamente la parola del suo Figlio, dimostrando così di amarlo non solo come madre, ma prima ancora come ancella umile e obbediente; per questo Dio Padre l’ha amata e in Lei ha preso dimora la Santissima Trinità. E inoltre, là dove Gesù promette ai suoi amici che lo Spirito Santo li assisterà aiutandoli a ricordare ogni sua parola e a comprenderla profondamente (cfr Gv 14,26), come non pensare a Maria, che nel suo cuore, tempio dello Spirito, meditava e interpretava fedelmente tutto ciò che il suo Figlio diceva e faceva? In questo modo, già prima e soprattutto dopo la Pasqua, la Madre di Gesù è diventata anche la Madre e il modello della Chiesa.
Cari amici, nel cuore di questo mese mariano, avrò la gioia di recarmi nei prossimi giorni in Portogallo. Visiterò la capitale Lisbona e Porto, seconda città del Paese. Meta principale del mio viaggio sarà Fátima, in occasione del decimo anniversario della beatificazione dei due pastorelli Giacinta e Francesco. Per la prima volta come Successore di Pietro mi recherò a quel Santuario mariano, tanto caro al Venerabile Giovanni Paolo II. Invito tutti ad accompagnarmi in questo pellegrinaggio, partecipando attivamente con la preghiera: con un cuore solo ed un’anima sola invochiamo l’intercessione della Vergine Maria per la Chiesa, in particolare per i sacerdoti, e per la pace nel mondo.
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Maggio è un mese amato e giunge gradito per diversi aspetti. Nel nostro emisfero la primavera avanza con tante e colorate fioriture; il clima è favorevole alle passeggiate e alle escursioni. Per la Liturgia, maggio appartiene sempre al Tempo di Pasqua, il tempo dell’"alleluia", dello svelarsi del mistero di Cristo nella luce della Risurrezione e della fede pasquale; ed è il tempo dell’attesa dello Spirito Santo, che scese con potenza sulla Chiesa nascente a Pentecoste. Ad entrambi questi contesti, quello "naturale" e quello liturgico, si intona bene la tradizione della Chiesa di dedicare il mese di maggio alla Vergine Maria. Ella, in effetti, è il fiore più bello sbocciato dalla creazione, la "rosa" apparsa nella pienezza del tempo, quando Dio, mandando il suo Figlio, ha donato al mondo una nuova primavera. Ed è al tempo stesso protagonista, umile e discreta, dei primi passi della Comunità cristiana: Maria ne è il cuore spirituale, perché la sua stessa presenza in mezzo ai discepoli è memoria vivente del Signore Gesù e pegno del dono del suo Spirito.
Il Vangelo di questa domenica, tratto dal capitolo 14 di san Giovanni, ci offre un implicito ritratto spirituale della Vergine Maria, là dove Gesù dice: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,23). Queste espressioni sono rivolte ai discepoli, ma si possono applicare al massimo grado proprio a Colei che è la prima e perfetta discepola di Gesù. Maria infatti ha osservato per prima e pienamente la parola del suo Figlio, dimostrando così di amarlo non solo come madre, ma prima ancora come ancella umile e obbediente; per questo Dio Padre l’ha amata e in Lei ha preso dimora la Santissima Trinità. E inoltre, là dove Gesù promette ai suoi amici che lo Spirito Santo li assisterà aiutandoli a ricordare ogni sua parola e a comprenderla profondamente (cfr Gv 14,26), come non pensare a Maria, che nel suo cuore, tempio dello Spirito, meditava e interpretava fedelmente tutto ciò che il suo Figlio diceva e faceva? In questo modo, già prima e soprattutto dopo la Pasqua, la Madre di Gesù è diventata anche la Madre e il modello della Chiesa.
Cari amici, nel cuore di questo mese mariano, avrò la gioia di recarmi nei prossimi giorni in Portogallo. Visiterò la capitale Lisbona e Porto, seconda città del Paese. Meta principale del mio viaggio sarà Fátima, in occasione del decimo anniversario della beatificazione dei due pastorelli Giacinta e Francesco. Per la prima volta come Successore di Pietro mi recherò a quel Santuario mariano, tanto caro al Venerabile Giovanni Paolo II. Invito tutti ad accompagnarmi in questo pellegrinaggio, partecipando attivamente con la preghiera: con un cuore solo ed un’anima sola invochiamo l’intercessione della Vergine Maria per la Chiesa, in particolare per i sacerdoti, e per la pace nel mondo.
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644 - Novena delle rose di Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo
Padre Putigan il 3 dicembre 1925, cominciò una novena chiedendo una grazia importante. Per sapere se veniva esaudito, chiese un segno. Desiderava ricevere una rosa in dono quale garanzia di aver ottenuto la grazia. Non fece parola con nessuno della novena che stava facendo. Al terzo giorno, ricevette la rosa richiesta ed ottenne la grazia.
Cominciò un'altra novena. Ricevette un'altra rosa ed un'altra grazia. Allora prese la decisione di diffondere la novena "miracolosa" detta delle rose.
Oggi in tutto il mondo si pratica questa novena...
Si può cominciare in qualsiasi giorno del mese. Di solito, devoti ed amici di Teresa, la fanno dal 9 al 17 di ogni mese.
PREGHIERA PER LA NOVENA
Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, io vi ringrazio per tutti i favori e le grazie di cui avete arricchito l'anima della vostra serva Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, Dottore della Chiesa, durante i suoi ventiquattro anni trascorsi su questa terra e, per i meriti di questa vostra Santa Serva, concedetemi la grazia (qui si formula la grazia che si vuol ottenere), se è conforme alla vostra Santa volontà e per il bene della mia anima.
Aiutate la mia fede e la mia speranza, o Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo; realizzate ancora una volta la vostra promessa di passare il vostro cielo a fare del bene sulla terra, permettendo che io riceva una rosa come segno della grazia che desidero ottenere.
Si recitano 24 "Gloria al Padre..." in ringraziamento a Dio per i doni concessi a Teresa nei ventiquatto anni della sua vita terrena.
Segue ad ogni "Gloria" l'invocazione:
Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, prega per noi.
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Cominciò un'altra novena. Ricevette un'altra rosa ed un'altra grazia. Allora prese la decisione di diffondere la novena "miracolosa" detta delle rose.
Oggi in tutto il mondo si pratica questa novena...
Si può cominciare in qualsiasi giorno del mese. Di solito, devoti ed amici di Teresa, la fanno dal 9 al 17 di ogni mese.
PREGHIERA PER LA NOVENA
Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, io vi ringrazio per tutti i favori e le grazie di cui avete arricchito l'anima della vostra serva Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, Dottore della Chiesa, durante i suoi ventiquattro anni trascorsi su questa terra e, per i meriti di questa vostra Santa Serva, concedetemi la grazia (qui si formula la grazia che si vuol ottenere), se è conforme alla vostra Santa volontà e per il bene della mia anima.
Aiutate la mia fede e la mia speranza, o Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo; realizzate ancora una volta la vostra promessa di passare il vostro cielo a fare del bene sulla terra, permettendo che io riceva una rosa come segno della grazia che desidero ottenere.
Si recitano 24 "Gloria al Padre..." in ringraziamento a Dio per i doni concessi a Teresa nei ventiquatto anni della sua vita terrena.
Segue ad ogni "Gloria" l'invocazione:
Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, prega per noi.
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sabato 8 maggio 2010
643 - Il volto della Madre
Riporto come mi è arrivata, invitando TUTTI a leggere integralmente prima di visualizzare l'immagine posta in coda al post
Sottopongo all’attenzione di tutti una immagine straordinaria.
È straordinaria in se stessa, a prescindere dal modo in cui è venuta fuori, anche se, cioè, non fosse collegata ai fatti che sto per raccontare.
Durante il pellegrinaggio che ho guidato l’anno scorso a Medjugorje per il festival dei giovani, un signore che era con noi, Giuseppe Tomarchio di Mascali (Catania), afferma di aver scattato una foto alla statua della Madonna posta in fondo alla navata destra della chiesa di Medjugorje. Era il primo agosto, alle ore 15,06. Egli si sentì come attirato ad andare presso la statua, davanti alla quale (poiché stavano cambiando i fiori), in quei momenti era stata tolta la ringhiera artificiale che impedisce ai fedeli di avvicinarsi troppo. Trovatosi a tu per tu con la statua, lui stesso non sa come, scattò una foto al Suo volto, ma senza controllarne subito il risultato.
Qualche giorno dopo, il 5 agosto, durante il viaggio di ritorno dalla visita alla comunità di Nuovi Orizzonti nella sua nuova sede e dopo aver partecipato alla apparizione della Madonna alla veggente Marija, una cugina (Pina) del signor Tomarchio, rivedendo le foto sul cellulare, rimase colpita da una immagine della Madonna, dalla bellezza del viso, ma soprattutto degli occhi di quella immagine, che sembravano gli occhi di una persona viva, e non quelli di una statua.
“Questa foto la voglio!”, esclamò la cugina. Ma più grande stupore colse lo stesso signor Tomarchio nel constatare la presenza di un volto totalmente diverso da quello a cui aveva scattato la foto in chiesa.
Giunti a casa, in Sicilia, il telefonino fu portato da un fotografo, che non riuscì nell’intento di estrarre il file. Successivamente un altro fotografo ci riuscì, e la foto sviluppata e stampata ha cominciato ad attirare tutti quelli che l’hanno vista. L’immagine ricalca quella di Tihaljina, dove noi però non siamo andati, ma con alcune differenze sconcertanti: il volto non è più così ovale come nella statua. Ciò che però più impressiona sono gli occhi, che alcuni non riescono ad affrontare a lungo, tanto sono quelli di una persona viva. Ingrandendo l’immagine si scopre anche che in quegli occhi sono presenti le ciglia. Lo sguardo intenso dà la sensazione di una persona che stia lì pronta a piangere. Sono occhi che ti interrogano, che ti scrutano maternamente, che ti rimproverano, che, dopo che tu hai visto, ti inseguono benignamente, aiutandoti a rispondere alla sua chiamata. Sono occhi misericordiosi e tristi. Sono occhi dei quali non puoi fare più a meno.
Si tratta di una immagine che va diffusa. E se anche non fosse di origine straordinaria, ma ci fosse la mano di un uomo, occorrerebbe fare a questa persona i più calorosi complimenti per aver realizzato questo capolavoro di una intensità senza pari.
Forse è un segno per la persona che l’ha scattata, della quale non ho motivo di dubitare; forse è un regalo per il nostro gruppo. Ma qualsiasi cosa sia, sono convinto che esso è un’occasione straordinaria per ascoltare i richiami di Maria che ci parla con gli occhi, quegli occhi misericordiosi che ogni giorno le chiediamo di rivolgere a noi. Un ennesimo tentativo di implorare la nostra conversione e di prendere in seria considerazione i suoi richiami. Tra le tante immagini che circolano e che si ritengono miracolose, questa ha il pregio di farci sentire vivi i richiami di Maria.
Ma c’è ancora un altro fatto che a me pare si possa accostare a questa immagine, che non sento di chiamare foto, e che, almeno per il nostro gruppo, costituisce la conferma di un segno. È successo l’hanno precedente sempre nel nostro gruppo, e sempre durante il festival dei giovani. Cerco di riproporlo, grosso modo rinviando ad altra data il racconto particolareggiato.
Stavano per salire il Podbrdo, quando passando accanto alla vecchia casa di Vicka, abbiamo notato un gruppo che attendeva la veggente.
Nessuno tra la folla di migliaia di pellegrini presenti a Medjugorje in quei giorni, sapeva di questo incontro. Così ho dirottato subito i miei pellegrini nel cortiletto attorno alla scala che tradizionalmente serve a Vicka per parlare a tutti coloro che vogliono incontrarla.
Ad un certo punto del suo dialogo con i pellegrini, Vicka cominciò ad imporre le mani ai presenti e a pregare su di loro. Una giovane signora del nostro gruppo, con i problemi più disparati e che stava dietro a Vicka, quando ormai aveva perso ogni speranza di parlarle, si trovò all’improvviso davanti Vicka che le imponeva le mani. Scoppiò a piangere, quando Vicka la chiamò per nome, poiché non si erano mai conosciute prima. “Come fai a conoscere il mio nome?”, le chiese. “Me lo ha detto la Signora”, rispose Vicka. È stato quello il momento in cui questa donna del nostro gruppo, ora sì fortunata, non ha più visto il volto di Vicka, ma il volto della Madonna che le parlava. Gli occhi, in modo particolare, erano di un azzurro indescrivibile.
Per un po’ di giorni questa donna non è stata capace di raccontare la sua esperienza. Tutto il resto di quel giorno ha voluto rimanere da sola a considerare ciò che le era accaduto. Neanche la sera ha voluto uscire dalla sua stanza, nonostante ci fosse gratis il concerto di Andrea Bocelli.
Quando, qualche tempo fa, le ho mostrato e regalato l’immagine della Vergine di cui stiamo parlando, con grande emozione mi ha detto:
“QUANTO HO CERCATO QUESTI OCCHI!”.
In sintonia con il signor Tomarchio, abbiamo pensato di mettere a disposizione di tutti questa immagine, senza alcuna pretesa. Ognuno giudichi da sé! L’unica cosa che chiediamo e che l’immagine si accompagni alla sua storia. E questo per evitare, come è già successo, che tanti si vantino a sproposito di essa come di propria esperienza.
È un dono per tutti. Che almeno venga sottoscritta o retroscritta la dicitura: Immagine scattata a Medjugorje dal signor Giuseppe Tomarchio di Mascali (Catania) il giorno 01 agosto 2009 alle ore 15,06 al volto della statua che si trova dentro la chiesa di Medjugorje. Questo per evitare che qualcuno speculi sull’immagine.
Credo poi che ne abbiamo fin sopra i capelli di discussioni su verità o falsità di immagini che circolano nei luoghi delle apparizioni: questa immagine è straordinaria in se stessa da qualunque parte venga.
Inutile cercare il file originale, poiché dopo averlo estratto la prima volta, il telefonino del signor Tomarchio , in cui il file era contenuto, è andato distrutto.
Io però intimamente propendo per la sua autenticità. Tuttavia se qualcuno conoscesse già la stessa immagine, rimane libero di contestarci.
A breve l’immagine sarà sottoposta al giudizio di alcuni veggenti. Intanto, io già prego davanti ad essa.
Prima di concludere vorrei aggiungere un ulteriore tassello a questa storia, ricca di coincidenze interessanti. Si tratta di una circostanza particolare, forse fortuita. Un po’ dopo aver scattato la foto di cui abbiamo parlato, rientrato in chiesa, il signor Tomarchio ha girato un breve filmato alla statua, durante il quale si sente distintamente il canto “Virgen Morenita”, un canto alla Vergine di Guadalupe, Colei cioè che ci ha lasciato di se stessa una delle immagini più stupefacenti della storia del cristianesimo. Tutti sanno che negli occhi di quella immagine è racchiuso uno dei suoi misteri più sorprendenti. Così nel suo telefonino il signor Tomarchio si è ritrovata prima la stupenda immagine in questione e poi il filmato con questo canto alla Madonna di Guadalupe. L’orario della foto, le 15,06, è quello in cui si sta recitando la coroncina della Divina Misericordia: un ulteriore richiamo agli occhi misericordiosi di Maria.
Diacono Franco Sofia
Qui di seguito, il racconto autografo del signor Tomarchio:
“Lo scorso anno, ad agosto, in occasione del Festival dei Giovani, insieme ad un gruppo di fedeli, accompagnati dal diacono Francesco Sofia, mi recai in pellegrinaggio a Medjugorje.
Più volte, durante la giornata, andavo in chiesa a pregare ai piedi della statua della Madonna.
Un pomeriggio, mentre alcune persone sistemavano i fiori ai piedi della statua, come se fossi stato chiamato ad avvicinarmi, mi accostai accanto alla statua e, con il telefono cellulare, scattai una foto al volto.
Qualche giorno dopo, stavamo rivedendo, insieme a mia cugina Pina, le foto scattate durante il pellegrinaggio, quando con grande stupore ella mi faceva notare la bellezza del volto di una di queste immagini: era la bellezza del volto di una persona viva, in tutti i suoi particolari. Solo allora mi resi conto che quella era la foto che avevo scattato alla statua che si trova dentro la chiesa di Medjugorje. Si trattava di una persona reale viva in tutti i suoi particolari.
Ho ringraziato la Madonna, per il segno molto bello e vivo che rimarrà nei nostri cuori per tutta la vita”.
Giuseppe Tomarchio.
Poiché in questa vicenda tutti e tre i protagonisti portano il nome di san Giuseppe, proprio a lui che per tanti anni ha incontrato gli occhi ineffabili di Maria, quegli occhi che hanno fatto innamorare il Figlio di Dio, Gesù, vorrei dedicare questa immagine. Essa è posta sotto la sua custodia.
A tutti un augurio e una benedizione: che gli occhi di Maria siano sempre su di voi, vi inteneriscano fino alle lacrime di compunzione, accompagnino i vostri passi, veglino sul vostro futuro e sulla vostra salvezza! O Madre e Regina della pace, rivolgi sempre a noi i tuoi occhi misericordiosi. Amen.
Diacono Franco Sofia
Sottopongo all’attenzione di tutti una immagine straordinaria.
È straordinaria in se stessa, a prescindere dal modo in cui è venuta fuori, anche se, cioè, non fosse collegata ai fatti che sto per raccontare.
Durante il pellegrinaggio che ho guidato l’anno scorso a Medjugorje per il festival dei giovani, un signore che era con noi, Giuseppe Tomarchio di Mascali (Catania), afferma di aver scattato una foto alla statua della Madonna posta in fondo alla navata destra della chiesa di Medjugorje. Era il primo agosto, alle ore 15,06. Egli si sentì come attirato ad andare presso la statua, davanti alla quale (poiché stavano cambiando i fiori), in quei momenti era stata tolta la ringhiera artificiale che impedisce ai fedeli di avvicinarsi troppo. Trovatosi a tu per tu con la statua, lui stesso non sa come, scattò una foto al Suo volto, ma senza controllarne subito il risultato.
Qualche giorno dopo, il 5 agosto, durante il viaggio di ritorno dalla visita alla comunità di Nuovi Orizzonti nella sua nuova sede e dopo aver partecipato alla apparizione della Madonna alla veggente Marija, una cugina (Pina) del signor Tomarchio, rivedendo le foto sul cellulare, rimase colpita da una immagine della Madonna, dalla bellezza del viso, ma soprattutto degli occhi di quella immagine, che sembravano gli occhi di una persona viva, e non quelli di una statua.
“Questa foto la voglio!”, esclamò la cugina. Ma più grande stupore colse lo stesso signor Tomarchio nel constatare la presenza di un volto totalmente diverso da quello a cui aveva scattato la foto in chiesa.
Giunti a casa, in Sicilia, il telefonino fu portato da un fotografo, che non riuscì nell’intento di estrarre il file. Successivamente un altro fotografo ci riuscì, e la foto sviluppata e stampata ha cominciato ad attirare tutti quelli che l’hanno vista. L’immagine ricalca quella di Tihaljina, dove noi però non siamo andati, ma con alcune differenze sconcertanti: il volto non è più così ovale come nella statua. Ciò che però più impressiona sono gli occhi, che alcuni non riescono ad affrontare a lungo, tanto sono quelli di una persona viva. Ingrandendo l’immagine si scopre anche che in quegli occhi sono presenti le ciglia. Lo sguardo intenso dà la sensazione di una persona che stia lì pronta a piangere. Sono occhi che ti interrogano, che ti scrutano maternamente, che ti rimproverano, che, dopo che tu hai visto, ti inseguono benignamente, aiutandoti a rispondere alla sua chiamata. Sono occhi misericordiosi e tristi. Sono occhi dei quali non puoi fare più a meno.
Si tratta di una immagine che va diffusa. E se anche non fosse di origine straordinaria, ma ci fosse la mano di un uomo, occorrerebbe fare a questa persona i più calorosi complimenti per aver realizzato questo capolavoro di una intensità senza pari.
Forse è un segno per la persona che l’ha scattata, della quale non ho motivo di dubitare; forse è un regalo per il nostro gruppo. Ma qualsiasi cosa sia, sono convinto che esso è un’occasione straordinaria per ascoltare i richiami di Maria che ci parla con gli occhi, quegli occhi misericordiosi che ogni giorno le chiediamo di rivolgere a noi. Un ennesimo tentativo di implorare la nostra conversione e di prendere in seria considerazione i suoi richiami. Tra le tante immagini che circolano e che si ritengono miracolose, questa ha il pregio di farci sentire vivi i richiami di Maria.
Ma c’è ancora un altro fatto che a me pare si possa accostare a questa immagine, che non sento di chiamare foto, e che, almeno per il nostro gruppo, costituisce la conferma di un segno. È successo l’hanno precedente sempre nel nostro gruppo, e sempre durante il festival dei giovani. Cerco di riproporlo, grosso modo rinviando ad altra data il racconto particolareggiato.
Stavano per salire il Podbrdo, quando passando accanto alla vecchia casa di Vicka, abbiamo notato un gruppo che attendeva la veggente.
Nessuno tra la folla di migliaia di pellegrini presenti a Medjugorje in quei giorni, sapeva di questo incontro. Così ho dirottato subito i miei pellegrini nel cortiletto attorno alla scala che tradizionalmente serve a Vicka per parlare a tutti coloro che vogliono incontrarla.
Ad un certo punto del suo dialogo con i pellegrini, Vicka cominciò ad imporre le mani ai presenti e a pregare su di loro. Una giovane signora del nostro gruppo, con i problemi più disparati e che stava dietro a Vicka, quando ormai aveva perso ogni speranza di parlarle, si trovò all’improvviso davanti Vicka che le imponeva le mani. Scoppiò a piangere, quando Vicka la chiamò per nome, poiché non si erano mai conosciute prima. “Come fai a conoscere il mio nome?”, le chiese. “Me lo ha detto la Signora”, rispose Vicka. È stato quello il momento in cui questa donna del nostro gruppo, ora sì fortunata, non ha più visto il volto di Vicka, ma il volto della Madonna che le parlava. Gli occhi, in modo particolare, erano di un azzurro indescrivibile.
Per un po’ di giorni questa donna non è stata capace di raccontare la sua esperienza. Tutto il resto di quel giorno ha voluto rimanere da sola a considerare ciò che le era accaduto. Neanche la sera ha voluto uscire dalla sua stanza, nonostante ci fosse gratis il concerto di Andrea Bocelli.
Quando, qualche tempo fa, le ho mostrato e regalato l’immagine della Vergine di cui stiamo parlando, con grande emozione mi ha detto:
“QUANTO HO CERCATO QUESTI OCCHI!”.
In sintonia con il signor Tomarchio, abbiamo pensato di mettere a disposizione di tutti questa immagine, senza alcuna pretesa. Ognuno giudichi da sé! L’unica cosa che chiediamo e che l’immagine si accompagni alla sua storia. E questo per evitare, come è già successo, che tanti si vantino a sproposito di essa come di propria esperienza.
È un dono per tutti. Che almeno venga sottoscritta o retroscritta la dicitura: Immagine scattata a Medjugorje dal signor Giuseppe Tomarchio di Mascali (Catania) il giorno 01 agosto 2009 alle ore 15,06 al volto della statua che si trova dentro la chiesa di Medjugorje. Questo per evitare che qualcuno speculi sull’immagine.
Credo poi che ne abbiamo fin sopra i capelli di discussioni su verità o falsità di immagini che circolano nei luoghi delle apparizioni: questa immagine è straordinaria in se stessa da qualunque parte venga.
Inutile cercare il file originale, poiché dopo averlo estratto la prima volta, il telefonino del signor Tomarchio , in cui il file era contenuto, è andato distrutto.
Io però intimamente propendo per la sua autenticità. Tuttavia se qualcuno conoscesse già la stessa immagine, rimane libero di contestarci.
A breve l’immagine sarà sottoposta al giudizio di alcuni veggenti. Intanto, io già prego davanti ad essa.
Prima di concludere vorrei aggiungere un ulteriore tassello a questa storia, ricca di coincidenze interessanti. Si tratta di una circostanza particolare, forse fortuita. Un po’ dopo aver scattato la foto di cui abbiamo parlato, rientrato in chiesa, il signor Tomarchio ha girato un breve filmato alla statua, durante il quale si sente distintamente il canto “Virgen Morenita”, un canto alla Vergine di Guadalupe, Colei cioè che ci ha lasciato di se stessa una delle immagini più stupefacenti della storia del cristianesimo. Tutti sanno che negli occhi di quella immagine è racchiuso uno dei suoi misteri più sorprendenti. Così nel suo telefonino il signor Tomarchio si è ritrovata prima la stupenda immagine in questione e poi il filmato con questo canto alla Madonna di Guadalupe. L’orario della foto, le 15,06, è quello in cui si sta recitando la coroncina della Divina Misericordia: un ulteriore richiamo agli occhi misericordiosi di Maria.
Diacono Franco Sofia
Qui di seguito, il racconto autografo del signor Tomarchio:
“Lo scorso anno, ad agosto, in occasione del Festival dei Giovani, insieme ad un gruppo di fedeli, accompagnati dal diacono Francesco Sofia, mi recai in pellegrinaggio a Medjugorje.
Più volte, durante la giornata, andavo in chiesa a pregare ai piedi della statua della Madonna.
Un pomeriggio, mentre alcune persone sistemavano i fiori ai piedi della statua, come se fossi stato chiamato ad avvicinarmi, mi accostai accanto alla statua e, con il telefono cellulare, scattai una foto al volto.
Qualche giorno dopo, stavamo rivedendo, insieme a mia cugina Pina, le foto scattate durante il pellegrinaggio, quando con grande stupore ella mi faceva notare la bellezza del volto di una di queste immagini: era la bellezza del volto di una persona viva, in tutti i suoi particolari. Solo allora mi resi conto che quella era la foto che avevo scattato alla statua che si trova dentro la chiesa di Medjugorje. Si trattava di una persona reale viva in tutti i suoi particolari.
Ho ringraziato la Madonna, per il segno molto bello e vivo che rimarrà nei nostri cuori per tutta la vita”.
Giuseppe Tomarchio.
Poiché in questa vicenda tutti e tre i protagonisti portano il nome di san Giuseppe, proprio a lui che per tanti anni ha incontrato gli occhi ineffabili di Maria, quegli occhi che hanno fatto innamorare il Figlio di Dio, Gesù, vorrei dedicare questa immagine. Essa è posta sotto la sua custodia.
A tutti un augurio e una benedizione: che gli occhi di Maria siano sempre su di voi, vi inteneriscano fino alle lacrime di compunzione, accompagnino i vostri passi, veglino sul vostro futuro e sulla vostra salvezza! O Madre e Regina della pace, rivolgi sempre a noi i tuoi occhi misericordiosi. Amen.
Diacono Franco Sofia
questa è la stessa statua della foto precedente...
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giovedì 6 maggio 2010
642 - Preparate le vie del Signore
Luca 3, 4-6
com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato; i passi tortuosi siano diritti; i luoghi impervi spianati.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Romani 13,11-12
Questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti.
La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce
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com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato; i passi tortuosi siano diritti; i luoghi impervi spianati.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Romani 13,11-12
Questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti.
La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce
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lunedì 3 maggio 2010
641 - Pregare fa bene alla salute
di padre Piero Gheddo
Padre Piero Gheddo (www.gheddopiero.it), già direttore di Mondo e Missione e di Italia Missionaria, è stato tra i fondatori della Emi (1955), di Mani Tese (1973) e Asia News (1986). Da Missionario ha viaggiato nelle missioni di ogni continente scrivendo oltre 80 libri. Ha diretto a Roma l'Ufficio storico del Pime e postulatore di cause di canonizzazione. Oggi risiede a Milano.
ROMA, lunedì, 3 maggio 2010 (ZENIT.org).
Pregare fa bene alla salute. Non è un dogma, ma semplicemente un’esperienza mia e credo di molti altri. Da pochi giorni è iniziato il mese di maggio, nella tradizione cattolica dedicato alla Madonna. Fin dai nostri primi anni tutti noi credenti siamo imbevuti della devozione a Maria, la nostra fede in Cristo è strettamente congiunta alla devozione mariana, Cristo richiama Maria e Maria ci rimanda a Cristo.
Uno dei più bei ricordi che ho conservato dei cinque anni trascorsi nel Seminario diocesano di Moncrivello (Vercelli) per il ginnasio (1940-1945) è l’appuntamento serale alla Grotta di Lourdes al fondo del grande orto e cortile. Dopo la cena e la ricreazione, si andava tutti assieme alla Grotta dove dicevamo “le preghiere della buona notte” a Maria. Con breve fervorino mariano e canto finale nell’ora del tramonto e nel silenzio e pace della campagna, col frinire dei grilli in sottofondo, che invitava alla riflessione e alla commozione pregando e pensando alla Mamma del Cielo.
Erano anni di guerra e il seminario sorgeva a poche decine di chilometri da Torino: a volte di sera e di notte andavamo in terrazza a vedere i lampi e tuoni dei bombardamenti e a pregare per quei poveri torinesi che morivano sotto le bombe; e poi eravamo in zona di guerriglia partigiana fra le risaie vercellesi e le colline del Canavese. Sentivamo racconti di violenze, vendette, fucilazioni, torture, agguati, perquisizioni notturne, di giorno e di notte passavano in seminario gruppetti di partigiani o di militi fascisti che suscitavano in noi ragazzini un senso di paura e di pietà. Anni di scarso e a volte disgustoso cibo (le amarissime rape bianche bollite coltivate nell’orto, che dovevamo mangiare!). E poi, alla sera, il rifugio della preghiera fra le braccia della Mamma, che ci mandava a letto sereni e pacificati con la vita.
Dobbiamo riprendere le devozioni del mese di maggio: il Rosario e il “fioretto” quotidiani, cioè la mortificazione che ci si impone per controllare la nostra volontà e sensibilità e orientarle a Dio. “Bisogna mortificarsi nelle cose lecite – diceva mio padre Giovanni – per poter resistere alle cose illecite”.
L’amore e la devozione a Maria devono crescere perché, come diceva Paolo VI in un discorso del 1971, “occorre introdurre il ricordo di Maria, il suo pensiero, la sua immagine, il suo sguardo profondo nella cella della religiosità personale, della pietà segreta e intima dello spirito”.
In altre parole, non basta una devozione formale, il mese di maggio può portare ciascuno di noi ad amare Maria con cuore sincero e filiale, in modo che diventi davvero il nostro rifugio nell’ora della tentazione, della stanchezza, della depressione, della sofferenza e sostenga la nostra volontà nella scelta del meglio, nella costanza dell’impegno, nella capacità del sacrificio. E’ un’esperienza molto concreta che ciascuno può fare, impegnandosi nel mese di maggio a dare un po’ del nostro tempo e della nostra preghiera a Maria.
Perché il Rosario? Per tanti motivi, ma per me è la preghiera più facile e immediata, più meditativa e affettiva, che mi permette in ogni momento della mia giornata di elevarmi a Maria e a Cristo e praticare quella “preghiera continua” che è indispensabile per giungere a sentire vivamente la presenza di Dio in noi. Questo sentimento fa bene alla salute, perché relativizza le cose materiali, ci fa vivere, pur immersi nel mondo e nelle fatiche quotidiane, in una dolce unione con Dio che ci mantiene sereni in tutte le vicende della vita.
Ogni tanto, qua o là, si legge di un ritorno al devozionalismo, si critica il Papa perché, così dicono alcuni, vuole tornare al passato e far risorgere pratiche tradizionali considerate alienanti. Così il Rosario è spesso bollato per devozionalismo o conservatorismo. Ma nessun santo ha praticato un cristianesimo senza devozioni, né la Chiesa ha mai insegnato questo. Il Rosario non è certo essenziale alla fede, ma si manifesta ancor oggi come uno strumento importante per portare i fedeli a vivere la fede. Diceva Giovanni XXIII, che del Rosario era devotissimo: “Il Rosario è un esercizio avvincente, insostituibile di preghiera”
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Padre Piero Gheddo (www.gheddopiero.it), già direttore di Mondo e Missione e di Italia Missionaria, è stato tra i fondatori della Emi (1955), di Mani Tese (1973) e Asia News (1986). Da Missionario ha viaggiato nelle missioni di ogni continente scrivendo oltre 80 libri. Ha diretto a Roma l'Ufficio storico del Pime e postulatore di cause di canonizzazione. Oggi risiede a Milano.
ROMA, lunedì, 3 maggio 2010 (ZENIT.org).
Pregare fa bene alla salute. Non è un dogma, ma semplicemente un’esperienza mia e credo di molti altri. Da pochi giorni è iniziato il mese di maggio, nella tradizione cattolica dedicato alla Madonna. Fin dai nostri primi anni tutti noi credenti siamo imbevuti della devozione a Maria, la nostra fede in Cristo è strettamente congiunta alla devozione mariana, Cristo richiama Maria e Maria ci rimanda a Cristo.
Uno dei più bei ricordi che ho conservato dei cinque anni trascorsi nel Seminario diocesano di Moncrivello (Vercelli) per il ginnasio (1940-1945) è l’appuntamento serale alla Grotta di Lourdes al fondo del grande orto e cortile. Dopo la cena e la ricreazione, si andava tutti assieme alla Grotta dove dicevamo “le preghiere della buona notte” a Maria. Con breve fervorino mariano e canto finale nell’ora del tramonto e nel silenzio e pace della campagna, col frinire dei grilli in sottofondo, che invitava alla riflessione e alla commozione pregando e pensando alla Mamma del Cielo.
Erano anni di guerra e il seminario sorgeva a poche decine di chilometri da Torino: a volte di sera e di notte andavamo in terrazza a vedere i lampi e tuoni dei bombardamenti e a pregare per quei poveri torinesi che morivano sotto le bombe; e poi eravamo in zona di guerriglia partigiana fra le risaie vercellesi e le colline del Canavese. Sentivamo racconti di violenze, vendette, fucilazioni, torture, agguati, perquisizioni notturne, di giorno e di notte passavano in seminario gruppetti di partigiani o di militi fascisti che suscitavano in noi ragazzini un senso di paura e di pietà. Anni di scarso e a volte disgustoso cibo (le amarissime rape bianche bollite coltivate nell’orto, che dovevamo mangiare!). E poi, alla sera, il rifugio della preghiera fra le braccia della Mamma, che ci mandava a letto sereni e pacificati con la vita.
Dobbiamo riprendere le devozioni del mese di maggio: il Rosario e il “fioretto” quotidiani, cioè la mortificazione che ci si impone per controllare la nostra volontà e sensibilità e orientarle a Dio. “Bisogna mortificarsi nelle cose lecite – diceva mio padre Giovanni – per poter resistere alle cose illecite”.
L’amore e la devozione a Maria devono crescere perché, come diceva Paolo VI in un discorso del 1971, “occorre introdurre il ricordo di Maria, il suo pensiero, la sua immagine, il suo sguardo profondo nella cella della religiosità personale, della pietà segreta e intima dello spirito”.
In altre parole, non basta una devozione formale, il mese di maggio può portare ciascuno di noi ad amare Maria con cuore sincero e filiale, in modo che diventi davvero il nostro rifugio nell’ora della tentazione, della stanchezza, della depressione, della sofferenza e sostenga la nostra volontà nella scelta del meglio, nella costanza dell’impegno, nella capacità del sacrificio. E’ un’esperienza molto concreta che ciascuno può fare, impegnandosi nel mese di maggio a dare un po’ del nostro tempo e della nostra preghiera a Maria.
Perché il Rosario? Per tanti motivi, ma per me è la preghiera più facile e immediata, più meditativa e affettiva, che mi permette in ogni momento della mia giornata di elevarmi a Maria e a Cristo e praticare quella “preghiera continua” che è indispensabile per giungere a sentire vivamente la presenza di Dio in noi. Questo sentimento fa bene alla salute, perché relativizza le cose materiali, ci fa vivere, pur immersi nel mondo e nelle fatiche quotidiane, in una dolce unione con Dio che ci mantiene sereni in tutte le vicende della vita.
Ogni tanto, qua o là, si legge di un ritorno al devozionalismo, si critica il Papa perché, così dicono alcuni, vuole tornare al passato e far risorgere pratiche tradizionali considerate alienanti. Così il Rosario è spesso bollato per devozionalismo o conservatorismo. Ma nessun santo ha praticato un cristianesimo senza devozioni, né la Chiesa ha mai insegnato questo. Il Rosario non è certo essenziale alla fede, ma si manifesta ancor oggi come uno strumento importante per portare i fedeli a vivere la fede. Diceva Giovanni XXIII, che del Rosario era devotissimo: “Il Rosario è un esercizio avvincente, insostituibile di preghiera”
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domenica 2 maggio 2010
640 - Regina Caeli del 2/5/2010 Domenica 5^ di Pasqua
in occasione della visita del Santo Padre a Torino per l'ostensione della Sindone:
Mentre ci avviamo a concludere questa solenne celebrazione, ci rivolgiamo in preghiera a Maria Santissima, che a Torino è venerata quale principale Patrona col titolo di Beata Vergine Consolata.
A Lei affido questa Città e tutti coloro che vi abitano. Veglia, o Maria, sulle famiglie e sul mondo del lavoro; veglia su quanti hanno smarrito la fede e la speranza; conforta i malati, i carcerati e tutti i sofferenti; sostieni, o Aiuto dei Cristiani, i giovani, gli anziani e le persone in difficoltà. Veglia, o Madre della Chiesa, sui Pastori e sull’intera Comunità dei credenti, perché siano “sale e luce” in mezzo alla società.
La Vergine Maria è colei che più di ogni altro ha contemplato Dio nel volto umano di Gesù. Lo ha visto appena nato, mentre, avvolto in fasce, era adagiato in una mangiatoia; lo ha visto appena morto, quando, deposto dalla croce, lo avvolsero in un lenzuolo e lo portarono al sepolcro. Dentro di lei si è impressa l’immagine del suo Figlio martoriato; ma questa immagine è stata poi trasfigurata dalla luce della Risurrezione.
Così, nel cuore di Maria, è custodito il mistero del volto di Cristo, mistero di morte e di gloria. Da lei possiamo sempre imparare a guardare Gesù con sguardo d’amore e di fede, a riconoscere in quel volto umano il Volto di Dio.
Alla Madonna Santissima affido con gratitudine quanti hanno lavorato per questa mia Visita, e per l’Ostensione della Sindone. Prego per loro e perché questi eventi favoriscano un profondo rinnovamento spirituale.
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Mentre ci avviamo a concludere questa solenne celebrazione, ci rivolgiamo in preghiera a Maria Santissima, che a Torino è venerata quale principale Patrona col titolo di Beata Vergine Consolata.
A Lei affido questa Città e tutti coloro che vi abitano. Veglia, o Maria, sulle famiglie e sul mondo del lavoro; veglia su quanti hanno smarrito la fede e la speranza; conforta i malati, i carcerati e tutti i sofferenti; sostieni, o Aiuto dei Cristiani, i giovani, gli anziani e le persone in difficoltà. Veglia, o Madre della Chiesa, sui Pastori e sull’intera Comunità dei credenti, perché siano “sale e luce” in mezzo alla società.
La Vergine Maria è colei che più di ogni altro ha contemplato Dio nel volto umano di Gesù. Lo ha visto appena nato, mentre, avvolto in fasce, era adagiato in una mangiatoia; lo ha visto appena morto, quando, deposto dalla croce, lo avvolsero in un lenzuolo e lo portarono al sepolcro. Dentro di lei si è impressa l’immagine del suo Figlio martoriato; ma questa immagine è stata poi trasfigurata dalla luce della Risurrezione.
Così, nel cuore di Maria, è custodito il mistero del volto di Cristo, mistero di morte e di gloria. Da lei possiamo sempre imparare a guardare Gesù con sguardo d’amore e di fede, a riconoscere in quel volto umano il Volto di Dio.
Alla Madonna Santissima affido con gratitudine quanti hanno lavorato per questa mia Visita, e per l’Ostensione della Sindone. Prego per loro e perché questi eventi favoriscano un profondo rinnovamento spirituale.
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639 - Le preoccupazioni
Le preoccupazioni del domani è forza sottratta all’occupazione di oggi. Possiamo vivere solo il momento presente, non quello dopo. Anche se il domani avrà le sue preoccupazioni, ma se non te ne carichi già ora, sperimenterai che sai portare quelle di oggi. E così sarà anche domani, se non penserai a quelle di dopo domani. E’ un’illusione risolvere oggi i problemi di domani: se sono di domani, oggi sono certo insolubili. Ogni giorno ha la sua dose di fatica, sopportabile in quel giorno, senza aggiungere quella del giorno dopo. Ciò che rende impossibile vivere qui e ora è l’ansia del dopo. Il male di domani è sempre insopportabile, soprattutto perché ancora non c’è. Dio come la manna quotidiana ci da ogni giorno la forza per i pesi di quel giorno, perché impariamo a vivere di fiducia. La vita è un dono. Non si può possederla né accumularla. La sorgente da sempre acqua nuova. Invece di scavare cisterne screpolate, che non contengono acqua (Ger 2,13), possiamo sempre attingere ogni giorno con gioia al Padre, sorgente di vita sempre nuova (cf Is 12,3)
Se osserviamo il nostro comportamento, è raro il caso in cui ci fermiamo a gustare il presente, anche perché - come già notava s. Agostino - esso subito ci sfugge di mano. È, dunque, necessario vivere in pienezza ogni stagione della vita, senza nostalgie o frenesie: c’è sempre un fiore, un’emozione, una bellezza, una sorpresa, una conquista per ogni fase dell’esistenza, purché sia vissuta con serietà e serenità. Solo con questa fedeltà al presente si vincerà la malinconia, l’inerzia, il vuoto interiore. L'invito a lottare in un presente aspro e amaro tenendo ben alta e accesa la fiaccola della speranza.
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Se osserviamo il nostro comportamento, è raro il caso in cui ci fermiamo a gustare il presente, anche perché - come già notava s. Agostino - esso subito ci sfugge di mano. È, dunque, necessario vivere in pienezza ogni stagione della vita, senza nostalgie o frenesie: c’è sempre un fiore, un’emozione, una bellezza, una sorpresa, una conquista per ogni fase dell’esistenza, purché sia vissuta con serietà e serenità. Solo con questa fedeltà al presente si vincerà la malinconia, l’inerzia, il vuoto interiore. L'invito a lottare in un presente aspro e amaro tenendo ben alta e accesa la fiaccola della speranza.
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638 - Messaggio Medjugorje del 2/5/2010
Ecco il messaggio che Mirjana ha ricevuto oggi, 2 Maggio 2010
Cari figli,
oggi il vostro Padre buono attraverso di me vi invita affinché con l’anima colma d’amore vi incamminiate nel cammino spirituale.
Cari figli, riempitevi di grazia, pentitevi sinceramente per i peccati e bramate il bene.
Bramate anche a nome di coloro che non hanno conosciuto la perfezione del bene.
Sarete più cari a Dio. Vi ringrazio
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Cari figli,
oggi il vostro Padre buono attraverso di me vi invita affinché con l’anima colma d’amore vi incamminiate nel cammino spirituale.
Cari figli, riempitevi di grazia, pentitevi sinceramente per i peccati e bramate il bene.
Bramate anche a nome di coloro che non hanno conosciuto la perfezione del bene.
Sarete più cari a Dio. Vi ringrazio
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