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mercoledì 6 novembre 2019

3S 30 - Catechismo Pio X - 5

(a cura di Pierfrancesco Nardini)
Che significa Signore? Signore significa che Dio è padrone assoluto di tutte le cose
Il titolo “Signore” è applicato quasi mille volte a Dio tra Antico e Nuovo Testamento.
San Tommaso d’Aquino spiega che la parola “signore” sta a indicare chi ha il comando e non può ricevere ordini da nessuno (Summa contra Gentiles, III, 120). È in questo senso che è usato da San Pio X.
In un noto commento di inizio 1900, si spiega che «Signore significa colui da cui interamente dipendiamo, non v’ha che un solo Signore, Gesù Cristo, per cui, come per causa efficiente, furono fatte tutte le cose»[1].
La parola “signore” ha come sinonimi “padrone” e “sovrano”, tutti termini che indicano un potere, un dominio di qualcuno su qualcosa.
Nella S. Scrittura troviamo molti esempi che Dio è il Signore di tutte le cose, padrone assoluto. Egli, che è Dio, comanda e viene obbedito da ogni singolo elemento del creato, corpo umano, natura, ecc…
Per questo San Paolo scrive che Gesù è «il Re dei Re, e il Dominatore dei dominanti» (1Tm 6, 15).
Si mette spesso in evidenza, in particolare, come fa anche il Dragone, il miracolo, descritto in S. Matteo (8, 23-27) di Gesù che, svegliatosi nella barca sul lago di Genezaret in tempesta, con gli Apostoli spaventati, «comandò ai venti e al mare e subito si fece una gran calma».
È un esempio efficace perché in questo episodio Nostro Signore parla direttamente con i venti e il mare, parla al creato e questo obbedisce. Dà proprio la sensazione di sudditanza di tutte le cose a Lui.
San Paolo sottolinea come Gesù, seduto alla destra di Dio, è posto «al di sopra di ogni principato, e potestà, e virtù, e dominazione, e sopra qualunque nome che sia nominato non solo in questo secolo, ma anche nel futuro. E le cose tutte pose sotto i piedi di Lui» (Ef 1, 21-22).
Nell’ebraismo l’espressione “sopra qualunque nome ecc…” «significa sopra qualsiasi creatura che possa esistere sia nel secolo presente, ossia nel tempo che precede la seconda venuta di Gesù Cristo, e sia nel futuro, ossia quando gli uomini saranno glorificati. Gesù Cristo è superiore a tutte le creature, niuna eccettuata, le quali per conseguenza sono tutte a Lui soggette» (Sales).
Anche su questo titolo di Cristo, oltre alla Rivelazione, c’è una definizione infallibile della Chiesa, che nel Concilio Vaticano I stabilisce che Dio «è il Signore del cielo e della terra» (Sess. III, c. 1).
Non possiamo dunque non credere a questa verità, se vogliamo professarci cattolici.
Il nostro stesso ragionamento ci porta comunque a capirlo.
È infatti tra gli uomini incontestato che chi costruisce qualcosa ne è il padrone (così il pittore del quadro, l’imprenditore edile del palazzo, ecc…).
A maggior ragione, questo vale per Chi è il Creatore di tutto dal nulla.
Sarebbe altrimenti una contraddizione, un venir meno al principio della ragionevolezza non voler ammettere per Dio quel che si ammette pacificamente per gli uomini.
Alla luce di questo, è chiaro che Dio è Signore e padrone anche di noi, di ogni uomo e di ogni nostra azione.
È questo il motivo per cui tutti i nostri atti devono essere conformi alla volontà divina, ossia a osservare ciò che Lui ci ha comandato.
Il Dragone riflette che le nostre azioni devono «tendere a Lui come a fine unico, come il cammino del viandante tende alla meta. La santità consiste nel conformare tutti i nostri atti alla volontà del Signore» (commento al n. 5).
Dobbiamo sempre riflettere su quanto detto. Molte volte, purtroppo, ci comportiamo come padroni del mondo, come se non ci fosse Qualcuno “Signore del cielo e della terra”, come se tutto fosse nostro.
Se, però, pensiamo che anche noi stessi non siamo padroni di noi, in quanto creature col dovere di rispettare anima e corpo donateci, forse eviteremmo molti nostri comportamenti.

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