Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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giovedì 25 aprile 2013

2287 - Messaggio di Medjugorje del 25/4/2013

Cari figli! 
Pregate, pregate, soltanto pregate affinché il vostro cuore si apra alla fede come il fiore si apre ai raggi caldi del sole. 
Questo è il tempo di grazia che Dio vi da attraverso la mia presenza e voi siete lontani dal mio cuore. 
Perciò vi invito alla conversione personale ed alla preghiera in famiglia. 
La Sacra scrittura sia sempre l’esortazione per voi. Vi benedico tutti con la mia benedizione materna. 
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
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2286 - Commento al Vangelo del 25/4/2013


+ Dal Vangelo secondo Marco (16,15-20)
In quel tempo, Gesù apparve agli Undici e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La festa di San Marco è l’occasione per parlarvi di una teoria diffusa anticamente tra gli studiosi circa l’esistenza di un segreto messianico che raggiunge il vertice proprio nel Vangelo secondo Marco. Fu poi discusso in un libro nel 1901 da un teologo luterano, quindi protestante, William Wrede il quale affermava che tale segreto non poteva esistere e riportava altre teorie assolutamente non convincenti. Diciamo che nei secoli molti esegeti (interpreti) hanno sciupato molti anni in cavilli ininfluenti, invece di santificarsi mettendo in pratica la Parola.
Effettivamente Gesù tenne un comportamento riservato in diverse circostanze e dopo diversi miracoli invitava a non dire a nessuno quanto era avvenuto, ma la sua era prudenza non un segreto da nascondere. La rivelazione è stata graduale e completa, niente è rimasto segreto di quanto ha voluto svelare.
Il vero problema è la determinazione degli esegeti di voler spiegare quanto ha ispirato lo Spirito Santo senza possedere lo Spirito Santo. Per capire correttamente quanto Dio ha voluto rivelare è indispensabile la sua guida.
Il famoso segreto messianico che è stato evidenziato da molti studiosi in realtà non esiste, Gesù non rivelava la sua identità in alcune circostanze perché non era arrivato ancora il momento. Tutto qui, non occorre studiare decenni inutilmente per inventare questa teoria, era sufficiente pregare la Parola per ricevere illuminazione dallo Spirito. Gli esegeti studiano il dato rivelato, ma la modalità scelta è già approccio esatto o inganno completo.
Gesù non tenne assolutamente segreta la sua identità messianica, evitò di farlo sapere quando Lo volevano incoronare re, quando lo volevano scegliere come capo politico contro i romani, quando volevano e potevano confondere la sua vera missione. Sta qui il suo silenzio in diverse circostanze, anche quando esorcizzava ed imponeva ai diavoli di tacere. Il silenzio lo impose ai diavoli, inoltre lo ingiunse ai miracolati e agli Apostoli. Gesù voleva essere riconosciuto Messia secondo la sua volontà.
Un brano viene tenuto in rilievo per affermare la tesi del segreto e si trova appunto nel Vangelo di Marco: «Egli replicò: “E voi chi dite che Io sia?”. Pietro gli rispose: “Tu sei il Cristo”. E impose loro severamente di non parlare di Lui a nessuno» (8,29-30). Il comando riguardava quel periodo breve e non era assoluto.
Questa riflessione ci porta a capire meglio l’importanza della prudenza nel parlare e nell’agire. L’avventatezza è la caratteristica di chi non riesce a dominare la volontà, non mantiene un proposito, non rispetta il silenzio su qualcosa. L’opposto dell’imprudenza è la capacità di mantenere un segreto o di non fare scorgere qualcosa che si vuole celare. Ma qui non parlo di virtù cristiana, molti non credenti infatti nascondono molti segreti anche ai familiari e lo fanno con accortezza e grande abilità.
La prudenza è una virtù cristiana, ma nell’aspetto più pagano si traduce con scaltrezza, furbizia, sagacia. Sono quelli che ingannano bene.
Anche gli esegesi poco spirituali spiegano il Vangelo con molto spirito umano, essi agiscono con precipitazione, impulsività, leggerezza. Essi per esempio affermano che gli Apostoli non comprendevano la missione di Gesù, ma anche qui mostrano di non cogliere le chiare spiegazioni di San Marco riguardo l’invio degli Apostoli ad evangelizzare il mondo. “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”.
L’invio spiega la necessità della conversione dei pagani e degli appartenenti alle altre Religioni al Cristianesimo, più precisamente alla Chiesa Cattolica, unica depositaria della completa rivelazione di Gesù.
Il Signore inoltre dà un comando che non si presta ad alcuna interpretazione, gli esegeti possono modificare le parole ma non la corretta interpretazione: “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato”. Credere non vuol dire sapere che Dio esiste, altrimenti anche i diavoli sarebbero tutti convertiti, richiede invece l’osservanza dei Comandamenti. Chi crede deve vivere come vuole Gesù. Per vivere le promesse battesimali è indispensabile credere nella Parola di Dio.
Voglio aprire una parentesi, ieri Gesù ha detto che non condanna nessuno, oggi afferma che “chi non crederà sarà condannato”. La precisazione che faccio è questa: l’uomo decide il suo futuro, chiamiamolo impropriamente destino. Gesù infatti non manda nessuno all’inferno, è sempre l’uomo a sceglierlo per i suoi errori gravi.
Non c’è assolutamente contrasto tra le due citazioni, riporto le parole del Vangelo di ieri: “Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, Io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la Parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno”.
Oggi Gesù completa questa affermazione con la precisazione che è l’uomo arbitro di se stesso: “Chi non crederà sarà condannato”.
Nel Vangelo di Marco presentato oggi, troviamo il comando missionario dato agli Undici, Gesù manifesta la sua continua assistenza nell’apostolato. In questi decenni si è assistito ad un apostolato moderno e che riduce una persona Consacrata a comportarsi come una pagana qualsiasi in nome del coinvolgimento dei laici. Non comprendono che le conversioni vengono da una vita penitente e dalla prolungata adorazione di Gesù Eucaristia…
Fare apostolato senza la presenza di Gesù è oramai una moda in molti casi e i frutti spirituali sono inesistenti.
Gesù agli Apostoli conferisce poteri straordinari, opereranno nel suo Nome e con la sola loro presenza susciteranno i peccatori alla conversione perché è lo Spirito ad agire. Penso al grande San Bernardo di Chiaravalle vissuto nel 1100, quando stava per attraversare un paese per spostarsi in un altro monastero, tutti gli abitanti di quel paese scappavano dentro le loro case e si chiudevano, perché bastava solo vederlo per lasciare la famiglia e andare con lui in monastero per diventare monaco. Non era paura ma insicurezza, non prevedevano l’effetto dell’incontro con un Santo, portatore dello Spirito di Dio.
“Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio Nome scacceranno demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.
Ogni Sacerdote in potenza è chiamato a compiere queste opere, occorre una Fede grande. Tutto è possibile per chi crede!
Chiudo con una breve spiegazione del Vangelo di San Marco, importante per conoscere questo breve ma intenso Libro.
Il Vangelo secondo Marco nella versione pervenutaci è scritto in greco e, secondo l’ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la sua redazione definitiva risale attorno al 70 a Roma.
È composto da 16 capitoli e come gli altri Vangeli narra il ministero di Gesù, descrivendolo in particolare come il Figlio di Dio con numerose precisazioni rivolte ai Romani.
La solenne proclamazione iniziale permette di cogliere due grandi cicli narrativi.
* il primo si conclude con il riconoscimento, da parte di Pietro, di Gesù come “Cristo” (cfr.8,27-30)
* il secondo con l’attestazione del centurione sotto la Croce di Gesù come “Figlio di Dio” (cfr:15,39)
In tal modo il Vangelo si presenta come un itinerario che vuole portare a scoprire la profonda e misteriosa identità di Gesù.
Il primo ciclo narrativo è segnato progressivamente dagli interrogativi su Gesù. Dopo una breve introduzione sul ministero di Giovanni Battista, sul Battesimo e sulle tentazioni di Gesù la prima sezione presenta:
* la proclamazione del Vangelo in Galilea
* la risposta dei primi discepoli
* l’insegnamento operato con gesti “potenti e nuovi”, a cui fa da contrappunto:
* la contestazione dell’autorità di Gesù
* il rifiuto della novità del messaggio di Gesù
* il rifiuto della Persona di Gesù.
Nel secondo ciclo narrativo, Gesù prende più chiaramente l’iniziativa di istruire i compagni. In una prima sezione, mentre è sulla strada verso Gerusalemme, predice per tre volte ai discepoli che non Lo comprendono, la sua Passione e Risurrezione e li istruisce sulle condizioni per seguirlo. Un cieco guarito diventa il discepolo esemplare che Lo segue sulla strada della Croce.
Nella seconda sezione (capp. 11-13) Gesù è a Gerusalemme soprattutto nel Tempio, dove si scontra con i suoi avversari sui temi della propria identità di Messia della stirpe di Davide e del rapporto con Dio. È ancora nel Tempio che pronuncia il grande discorso escatologico (cap.13).
L’ultima sezione narra gli eventi preparatori e la Passione: Gesù appare come il Messia condannato, e rinnegato, come il “re dei Giudei” rifiutato e deriso, e infine come il “crocifisso Figlio di Dio”.
Nell'epilogo, le donne appaiono come le discepole esemplari che ne osservano la morte e la sepoltura, e accolgono con timore riverente e silenzioso l’annuncio della sua Risurrezione.
Nel suo insieme il Vangelo di Marco rappresenta il percorso offerto ai credenti perché scoprano il mistero di Gesù e si dispongano a seguirlo sulla sua strada.
Marco mette in guardia la comunità perché sia perseverante, non legga l’imminente distruzione di Gerusalemme come la fine e non si lasci fuorviare da false dicerie sulla venuta del Messia Il Signore verrà inaspettatamente come il contadino che mette improvvisamente mano alla falce perché la messe è matura, ma prima occorre che si realizzi l’evangelizzazione universale.
Nel frattempo occorre che la comunità viva nella vigilanza e nella fedeltà al suo Signore.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2285 - Santa Franca di Piacenza

Nacque nel 1175 da genitori appartenenti alla nobile famiglia dei conti di Vitalta, nel territorio piacentino. Giovanissima entrò nel monastero benedettino di S. Siro, uno dei più fiorenti dell'epoca, dove a quattordici anni pronunciò i voti solenni. Nel 1198, alla morte della badessa Brizia, fu eletta in suo luogo; la sua decisione di introdurre nel monastero la vita regolare le suscitò contro forti opposizioni, sia da parte di alcune nobili famiglie piacentine che avrebbero visto volentieri un'altra a capo delle religiose, sia da parte di un gruppo di monache, capeggiate dalla sorella del vescovo Grimerio (1199-1210), il quale, però, illuminato da S. Folco Scotti, allora prevosto di S. Eufemia, fece cessare ogni opposizione.
Per desiderio di maggior perfezione, nel 1214 accolse l'invito e l'esempio di Carenzia Visconti, che aveva fondato sul Montelana un monastero femminile cistercense. Ne ebbe la nomina a badessa pur conservando, per qualche tempo, I'amministrazione di S. Siro. La comunità si trasferì presto per ragioni di sicurezza e di comodità a Pittolo, facendovi sorgere un monastero che Franca resse fino alla sua morte, avvenuta il 25 aprile 1218. Ivi fu sepolto il suo corpo, oggetto di venerazione e mezzo per cui Iddio operò molti prodigi. Dopo varie traslazioni esso si trova ora nella chiesa delle Benedettine di S. Raimondo in Piacenza.
Il suo culto, approvato, pare oralmente, dal b. Gregorio X, è diffuso non solo nella diocesi di Piacenza, ma in quelle limitrofe di Pavia e Bobbio. La santa è particolarmente invocata contro il mal d'occhi. Si suole raffigurarla o nell'abito cistercense o in quello benedettino. Una festa solenne si svolge l'ultima domenica di agosto sul monte S. Franca (già Montelana) dove sorge in suo onore un oratorio: è una sagra interprovinciale con grande afflusso di pellegrini.

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mercoledì 24 aprile 2013

2284 - Commento al Vangelo del 24/4/2013


+ Dal Vangelo secondo Giovanni (12,44-50)
In quel tempo, Gesù esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in Colui che mi ha mandato; chi vede me, vede Colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come Luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, Io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell'ultimo giorno. Perché Io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato Lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E Io so che il suo Comandamento è vita eterna. Le cose dunque che Io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La catechesi di Gesù a tutti coloro che Lo ascoltano rilascia intuizioni precise, non è mai vago, poi ognuno liberamente accetta di credere oppure rifiuta tutto, ma la sua Parola è sempre perfetta. Sapete cosa dà autorevolezza alla Parola di Gesù? I suoi miracoli, la sua vita, i suoi esempi. Oggi Gesù afferma concetti difficili da accogliere per gli ebrei formati ad un’altra fede, ma essi devono fare ricorso a quanto hanno visto compiere a Lui per dargli credito.
Dalle opere si riconoscono sempre i frutti. Ogni albero dà i suoi propri frutti non altri. Ogni persona mostra sempre ciò che è dentro.
Le persone che noi conosciamo non pretendono di vedere miracoli da noi ma la nostra vita coerente quella sì, cercano di ricevere almeno da noi credenti buoni esempi per non soccombere completamente alla società pagana, oramai priva di saggezza. Noi siamo cristiani perché seguaci di Gesù Cristo e lo siamo solamente se Lui vive in noi, se fa parte della nostra vita, se è al centro dei pensieri e delle scelte.
Non possiamo assolutamente separare la Fede in Gesù dalla nostra vita, devono essere collegate altrimenti sorge l’incoerenza fino ad arrivare all’apostasia, cioè alla perdita della Fede, l’abbandono di quanto prima professato e totale diserzione dai principi morali. La perdita della Fede è facile ed avviene molto spesso in coloro che non pregano più bene e non vivono in modo virtuoso.
Dobbiamo constatare che molti cristiani vivono nell’apostasia e non ne tengono conto perché in essi è venuta a mancare anche la capacità di capire chi sono davanti a Dio, se quanto commettono è peccato oppure no. Non hanno più la cognizione del vuoto che si è impadronito della loro vita e non dà più possibilità di elevarsi e vedere.
Molti che vivono nell’apostasia non considerano il peccato qualcosa di grave ma addirittura un bene… Ed insegnano queste eresie!
Come ho scritto ieri è indispensabile entrare per la Porta giusta, confrontarsi con il Vangelo ed impegnarsi nella pratica, molti cristiani invece entrano per tante altre porte sbagliate. Devono essere migliaia le porte che conducono alla perdizione, sono in effetti porte abbaglianti che attraggono con tanti inviti allettanti, tante proposte però opposte al Vangelo. Molti credenti leggono gli inviti ambigui… entrano attraverso quelle porte e il clima amorale li fa cadere nella confusione totale, non sanno più discernere bene e male.
Chi non trova la Porta che è Gesù, cade in un dramma esistenziale. Se non si entra per questa Porta non si comprende il Vangelo.
Oggi Gesù spiega con insistenza che non insegna queste Verità nel suo Nome ma come inviato dal Padre, chiama in causa il Padre ed inizia a guidare gli ascoltatori ad accettare la presenza di Colui che è in Cielo e che non deve più intendersi solamente come Dio. È sempre Dio ma è un Padre perché misericordioso, perché ha un Figlio Divino e Lo ha inviato per salvare ciò che era perduto.
Il passaggio per gli ebrei dall’adorare Dio al Padre non è certamente facile, solo quanti ripongono molta fiducia in Gesù accettano prontamente. Così avviene per tutto il Vangelo: solo chi adora Gesù come Dio non cambia una sola parola, mentre altri che non seguono Gesù e pronunciano il suo Nome per necessità hanno una spedita abilità nel cambiare quello che a loro non piace.
Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la Parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno”.
Gesù insiste nel presentare il Padre come Colui che invia il Figlio, Lui obbedisce al Padre e così gradualmente aiuta gli ascoltatori a distaccarsi dall'antica credenza. Qui Gesù ripete più volte che Lui è Figlio perché mandato dal Padre che è nei Cieli. Ma quanti Lo conoscono come Figlio di Giuseppe e di Maria, ovviamente sono chiamati ad uno sforzo maggiore per accettare la sua Parola.
È l’azione dello Spirito Santo a cambiare i cuori di quanti accolgono la Parola di Gesù, sottilmente opera e trasfigura, per spingere dolcemente ad accettare ogni espressione del Signore. Quanti rimangono chiusi al Vangelo storico e preferiscono seguire il proprio fittizio vangelo, non solo non entrano per la Porta della salvezza eterna, ma non permettono assolutamente allo Spirito Santo di compiere la sua opera e di cambiare i loro cuori.
Le cose che Io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me”. Il cristiano onesto fa lo stesso: ripete solo le cose dette da Gesù!

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2283 - Udienza Papale 24/4/2013

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! 
nel Credo noi professiamo che Gesù «di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti». La storia umana ha inizio con la creazione dell’uomo e della donna a immagine e somiglianza di Dio e si chiude con il giudizio finale di Cristo. Spesso si dimenticano questi due poli della storia, e soprattutto la fede nel ritorno di Cristo e nel giudizio finale a volte non è così chiara e salda nel cuore dei cristiani. Gesù, durante la vita pubblica, si è soffermato spesso sulla realtà della sua ultima venuta. Oggi vorrei riflettere su tre testi evangelici che ci aiutano ad entrare in questo mistero: quello delle dieci vergini, quello dei talenti e quello del giudizio finale. Tutti e tre fanno parte del discorso di Gesù sulla fine dei tempi, nel Vangelo di san Matteo. 
Anzitutto ricordiamo che, con l’Ascensione, il Figlio di Dio ha portato presso il Padre la nostra umanità da Lui assunta e vuole attirare tutti a sé, chiamare tutto il mondo ad essere accolto tra le braccia aperte di Dio, affinché, alla fine della storia, l’intera realtà sia consegnata al Padre. C’è, però, questo “tempo immediato” tra la prima venuta di Cristo e l’ultima, che è proprio il tempo che stiamo vivendo. In questo contesto del “tempo immediato” si colloca la parabola delle dieci vergini (cfr Mt 25,1-13). Si tratta di dieci ragazze che aspettano l’arrivo dello Sposo, ma questi tarda ed esse si addormentano. All'annuncio improvviso che lo Sposo sta arrivando, tutte si preparano ad accoglierlo, ma mentre cinque di esse, sagge, hanno olio per alimentare le proprie lampade, le altre, stolte, restano con le lampade spente perché non ne hanno; e mentre lo cercano giunge lo Sposo e le vergini stolte trovano chiusa la porta che introduce alla festa nuziale. Bussano con insistenza, ma ormai è troppo tardi, lo Sposo risponde: non vi conosco. Lo Sposo è il Signore, e il tempo di attesa del suo arrivo è il tempo che Egli ci dona, a tutti noi, con misericordia e pazienza, prima della sua venuta finale; è un tempo di vigilanza; tempo in cui dobbiamo tenere accese le lampade della fede, della speranza e della carità, in cui tenere aperto il cuore al bene, alla bellezza e alla verità; tempo da vivere secondo Dio, poiché non conosciamo né il giorno, né l’ora del ritorno di Cristo. Quello che ci è chiesto è di essere preparati all'incontro - preparati ad un incontro, ad un bell'incontro, l’incontro con Gesù -, che significa saper vedere i segni della sua presenza, tenere viva la nostra fede, con la preghiera, con i Sacramenti, essere vigilanti per non addormentarci, per non dimenticarci di Dio. La vita dei cristiani addormentati è una vita triste, non è una vita felice. Il cristiano dev'essere felice, la gioia di Gesù. Non addormentarci! 
La seconda parabola, quella dei talenti, ci fa riflettere sul rapporto tra come impieghiamo i doni ricevuti da Dio e il suo ritorno, in cui ci chiederà come li abbiamo utilizzati (cfr Mt 25,14-30). Conosciamo bene la parabola: prima della partenza, il padrone consegna ad ogni servo alcuni talenti, affinché siano utilizzati bene durante la sua assenza. Al primo ne consegna cinque, al secondo due e al terzo uno. Nel periodo di assenza, i primi due servi moltiplicano i loro talenti – queste sono antiche monete -, mentre il terzo preferisce sotterrare il proprio e consegnarlo intatto al padrone. Al suo ritorno, il padrone giudica il loro operato: loda i primi due, mentre il terzo viene cacciato fuori nelle tenebre, perché ha tenuto nascosto, per paura, il talento, chiudendosi in se stesso. Un cristiano che si chiude in se stesso, che nasconde tutto quello che il Signore gli ha dato è un cristiano… non è cristiano! E’ un cristiano che non ringrazia Dio per tutto quello che gli ha donato! Questo ci dice che l’attesa del ritorno del Signore è il tempo dell’azione - noi siamo nel tempo dell’azione -, il tempo in cui mettere a frutto i doni di Dio non per noi stessi, ma per Lui, per la Chiesa, per gli altri, il tempo in cui cercare sempre di far crescere il bene nel mondo. E in particolare in questo tempo di crisi, oggi, è importante non chiudersi in se stessi, sotterrando il proprio talento, le proprie ricchezze spirituali, intellettuali, materiali, tutto quello che il Signore ci ha dato, ma aprirsi, essere solidali, essere attenti all'altro. Nella piazza, ho visto che ci sono molti giovani: è vero, questo? Ci sono molti giovani? Dove sono? A voi, che siete all'inizio del cammino della vita, chiedo: Avete pensato ai talenti che Dio vi ha dato? Avete pensato a come potete metterli a servizio degli altri? Non sotterrate i talenti! Scommettete su ideali grandi, quegli ideali che allargano il cuore, quegli ideali di servizio che renderanno fecondi i vostri talenti. La vita non ci è data perché la conserviamo gelosamente per noi stessi, ma ci è data perché la doniamo. Cari giovani, abbiate un animo grande! Non abbiate paura di sognare cose grandi! 
Infine, una parola sul brano del giudizio finale, in cui viene descritta la seconda venuta del Signore, quando Egli giudicherà tutti gli esseri umani, vivi e morti (cfr Mt 25,31-46). L’immagine utilizzata dall'evangelista è quella del pastore che separa le pecore dalle capre. Alla destra sono posti coloro che hanno agito secondo la volontà di Dio, soccorrendo il prossimo affamato, assetato, straniero, nudo, malato, carcerato - ho detto “straniero”: penso a tanti stranieri che sono qui nella diocesi di Roma: cosa facciamo per loro? - mentre alla sinistra vanno coloro che non hanno soccorso il prossimo. Questo ci dice che noi saremo giudicati da Dio sulla carità, su come lo avremo amato nei nostri fratelli, specialmente i più deboli e bisognosi. Certo, dobbiamo sempre tenere ben presente che noi siamo giustificati, siamo salvati per grazia, per un atto di amore gratuito di Dio che sempre ci precede; da soli non possiamo fare nulla. La fede è anzitutto un dono che noi abbiamo ricevuto. Ma per portare frutti, la grazia di Dio richiede sempre la nostra apertura a Lui, la nostra risposta libera e concreta. Cristo viene a portarci la misericordia di Dio che salva. A noi è chiesto di affidarci a Lui, di corrispondere al dono del suo amore con una vita buona, fatta di azioni animate dalla fede e dall'amore. 
Cari fratelli e sorelle, guardare al giudizio finale non ci faccia mai paura; ci spinga piuttosto a vivere meglio il presente. Dio ci offre con misericordia e pazienza questo tempo affinché impariamo ogni giorno a riconoscerlo nei poveri e nei piccoli, ci adoperiamo per il bene e siamo vigilanti nella preghiera e nell'amore. Il Signore, al termine della nostra esistenza e della storia, possa riconoscerci come servi buoni e fedeli. Grazie.
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2282 - Sant' Erminio Martire

Mons. Marc'Antonio Oddi, vicegerente di Roma e poi vescovo di Perugia, donò al fratello Giacomo, arcidiacono del capitolo di quella cattedrale, due "corpi santi" tratti dalle catacombe romane: uno si diceva essere quello della martire Agnesia e fu donato al capitolo, I'altro, quello di Erminio, fu posto nella chiesa di S. Benedetto fuori le mura, oggí officiata dalle Clarisse. 
Il corpo di Erminio fu trasferito nella predetta chiesa il 23 aprile 1662, con grande pompa e sfarzosa processione il cui racconto si trova in un ms. della Biblioteca comunale di Perugia (Ms. 1859, ff. 4-31) e fu posto sotto l'altare maggiore in "una urna di legno intagliato e dorato". 
Il Lanzoni riferisce che nella suddetta chiesa " trovasi l'iscrizione: Hermirzius plumbatis coesus, con la corona, con la palma e con lo stesso monogramma alla destra ", ma aggiunge che essa è spuria; e certamente lo è, perché dalla relazione della traslazione del corpo di Erminio a Perugia, contenuta nel ms. sopraccitato, si deduce chiaramente che essa fu preparata proprio per quella occasione. 
Trattandosi di un " corpo santo", non si possono avere notizie né sulla personalità, né sul martirio di Erminio; tuttavia Clemente XIII (1753-69) concesse l'indulto di celebrare in suo onore la Messa votiva e la festa è tuttora celebrata il 24 aprile.
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martedì 23 aprile 2013

2281 - Chi cerca Dio trova la gioia!

Salmo 36,4
«Cerca la gioia del Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore. »

Salmo 4,8
«Hai messo più gioia nel mio cuore di quando abbondano vino e frumento. »

Salmo 15,11
«Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra. »

Salmo 29,12
«Hai mutato il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia. »

Giovanni 15,10-11
«Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. »

Galati 5,22
«Il frutto dello Spirito è gioia. »

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2280 - Commento al Vangelo del 23/4/2013


+ Dal Vangelo secondo Giovanni (10,22-30)
Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell'incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che Io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e Io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La liturgia oggi presenta un brano del capitolo 10 ma non è la continuazione del Vangelo di ieri. Dal versetto 11 al versetto 21 non sono presenti ed è la prosecuzione della spiegazione fatta dal Signore sul Buon Pastore, sono concetti già contenuti in quel Vangelo e nella parte finale di quello di oggi.
L’indicazione dei mercenari la troviamo nei versetti 11 e 12: “Io sono il Buon Pastore. Il Buon Pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde”.
La parte mancante del Vangelo approfondisce il significato del Buon Pastore, non è una ripetitività inutile, può sembrare stancante per chi non si vuole impegnare nella meditazione, ma chi l’approfondisce scopre un tesoro nella Parola di Dio. Infatti è una spiegazione molto importante, occorre farla propria per iniziare a comprendere l’Amore infinito che Gesù ha per ognuno, soprattutto per le pecore che Lo seguono.
La Verità che Gesù rivela è grande e non è sufficiente una sola spiegazione per inculcare il profondo significato della Porta che bisogna attraversare e che è proprio Lui quella Porta. Gesù molti concetti li ripete spesso per imprimerle nei cuori di chi ascolta la sua voce.
Da quello che si sente da molti cattolici smarriti nel modernismo e nelle nuove false dottrine, si capisce che essi non passano attraverso questa Porta e rimangono fuori da ogni Bene soprannaturale. Sono smarriti e non se ne accorgono.
Ricordate le parole di Gesù su quanti si illudono di fare grandi cose? “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno dei Cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli” (Mt 7,21).
I cristiani che contano sulle loro opere senza confrontarsi con Gesù, non conoscono la Porta per entrare nel cammino di perfezione e poi nella salvezza eterna. C’è una Porta da attraversare per iniziare la vera vita, c’è una nuova mentalità da acquisire per abbattere il vecchio uomo con la mentalità corrotta. Non c’è altra possibilità per entrare nel cammino spirituale se non si passa per la Porta del Vangelo storico.
E non è facile, occorre determinarsi per farlo, farsi violenza nel superamento delle tentazioni e nella mortificazione degli istinti che si ribellano quando ancora non si pratica il rinnegamento.
Chi non passa attraverso la Porta, non può vivere da buon cristiano, perché non riesce ad elevarsi, lo dice Gesù, anche se questa Parola è riferita ai suoi Ministri: “Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità” (Mt 7,22-23).
Chi intende Gesù quando accusa questi operatori di iniquità? Forse i non credenti oppure quanti non Lo pregano più?
Lo dice in un altro passo di San Luca: “Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico?” (6,46).
L’indurimento del cuore è l’aspetto più grave per un cristiano, egli non avverte più l’esigenza di Dio, non sente la sua presenza e le sue azioni sono dissolute, perché non ha più un riferimento morale. Diventa un cristiano incerto anche della Divinità di Gesù, è confuso e nel suo intimo ripete: Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”.
È vero che il cristiano di oggi non ha assistito ai grandi miracoli di Gesù, ma chi diceva questa domanda aveva da poco assistito alla guarigione di un uomo cieco dalla nascita, come indicato nel capitolo 9. Eppure ha avuto la sfrontatezza di sfidare Gesù.
La risposta che dà Gesù è chiara ed è valida per ogni persona che si avvicina a Lui: “Ve l’ho detto e non credete; le opere che Io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore”. Questo è il motivo per cui molti cristiani che vanno a Messa non credono veramente in Gesù. Credono in un Vangelo immaginario, hanno una idea personale e sbagliata di Gesù.
Essi non hanno ancora trovato la Porta che introduce nella vita spirituale e rimangono fuori, senza Fede e con molta presunzione.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2279 - Sant' Adalberto di Praga, Vescovo e martire

Anno 999: papa Silvestro II canonizza il vescovo Adalberto in Roma, dove il giovane imperatore Ottone III di Sassonia fa restaurare gli edifici del colle Palatino. Altro che “terrori dell’anno Mille”, come si favoleggerà più tardi: ora, dopo secoli di aggressioni esterne, comincia per l’Europa un tempo di ripresa vivacissima. Nascono anche degli Stati, come la Polonia e l’Ungheria, destinati a una vita ultramillenaria.
Boemo di origine, aveva un nome slavo: Voytèch. Poi, studente a Magdeburgo, è stato cresimato dall’arcivescovo locale Adalberto, sicché ha deciso di chiamarsi come lui. A 27 anni lo troviamo già arcivescovo di Praga. E’ il secondo pastore della città, dopo il tedesco Tiethmaro, e il primo di origine slava. Purtroppo qui il cristianesimo è ancora una novità mal compresa e combattuta da molti come straniera e avversa agli antichi usi locali, che vanno dalla poligamia alla vendetta di sangue, alla durezza con gli schiavi. Adalberto vede fallire il suo sforzo, e nel 988 abbandona Praga per Roma, dove si fa benedettino. Ma per i vescovi di Germania questa è una diserzione: protestano duramente a Roma, e papa Giovanni XV rimanda Adalberto a Praga. Lui obbedisce, torna, ritenta, ed è ancora un fallimento. Non bastano la sua cultura, la sua ricca spiritualità e mitezza. Solo, poco aiutato, rinuncia un’altra volta, e nel 994 torna al suo monastero sull'Aventino. Qui viene a trovarlo Ottone III, che lo venera come un maestro e come un padre. Ma ecco dapprima una notizia orribile per Adalberto: in Boemia c’è stato un massacro di suoi congiunti. E poco dopo un’altra, allucinante: sempre per la spinta dei soliti vescovi tedeschi, papa Gregorio V gli comanda ancora una volta di tornare a Praga. Nuova obbedienza, ma ora il duca di Boemia gli proibisce di mettere piede in città, e Adalberto si trova espulso ma libero.
Non torna a Roma. Sarà missionario al Nord, tra i prussiani, che ignorano ancora del tutto il Vangelo. Il re di Polonia, Boleslao il Valoroso, lo aiuta con una scorta a penetrare in Prussia, fino a Danzica. Di là egli prosegue inerme con pochi monaci, ma il suo lavoro missionario dura appena pochi giorni: nella primavera del 997 Adalberto e i suoi compagni vengono trucidati presso la costa baltica. Il duca di Polonia riscatta la salma e la farà poi collocare a Gniezno (prima sede episcopale polacca) nel duomo costruito nell’anno 1000. Intanto nel 999 Papa Silvestro II l’ha già proclamato santo, e nello stesso anno è giunto a Gniezno in pellegrinaggio l’imperatore Ottone III. Nel 1039, poi, è Praga che accoglie per sempre nella cattedrale i resti di Adalberto, il suo primo vescovo slavo. Davanti a quei resti, dopo quasi mille anni, verrà a pregare Giovanni Paolo II, Wojtyla, il primo pontefice slavo della storia cristiana.

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lunedì 22 aprile 2013

2278 - Commento al Vangelo del 22/4/2013


+ Dal Vangelo secondo Giovanni (10,1-10)
In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità Io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità Io vi dico: Io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
In questo capitolo Gesù parla del Buon Pastore che vigila e protegge le sue pecore, una vigilanza amorosa opposta all'azione del mercenario che ruba, vende ed incassa. Il capitolo 10 continua la spiegazione che Gesù fa di sé, la sua presentazione richiede uno sforzo meditativo e di comprensione. Una cosa è leggere le vicende dei suoi miracoli e delle opere straordinarie, altra cosa è approfondire parole di elevatissima teologia.
Senza il vivo desiderio di capire il significato delle parole di Gesù, si cade nella tiepidezza e non si prega bene.
Chi legge con interesse le parole di Gesù scopre una maggiore fiducia in Lui, verifica che il suo linguaggio è sempre conforme e infinitamente privo di contraddizioni. Gesù ci piace per tutto ciò che è, l’aspetto delle sue parole coerenti non può di certo mancare, ma evidenziarlo mi rende gioioso. Gesù non ci prende mai in giro, non ha un doppio linguaggio, non si contraddice mai, non c’è una sola virgola dubbia nel Vangelo storico.
Chi vuole dialogare con una Persona infinitamente onesta, amorevole e fidata, vada ogni giorno davanti al Tabernacolo. Parlate e rimanete ad ascoltare in silenzio, adorate con l’amore senza ripetere molte parole, fissate il suo Cuore perché lì dentro Lui conserva tutti quanti noi.
Più alta è la considerazione e la fiducia che riponiamo in Gesù, più sgomento si patisce quando si ascoltano personaggi ambigui che parlano in televisione. Più si ama Gesù più è forte il desiderio del bene comune, si desidera ardentemente che tutti stiano bene, che le famiglie abbiamo sostentamenti adeguati per vivere dignitosamente.
Cosa possiamo fare noi per avere una classe politica interessata alle sorti degli italiani? Pregare e questo lo sappiamo, occorre anche cercare di capire il linguaggio dei segni per decifrare bene non tanto quello che dicono ma quello che nascondono. Di conseguenza ognuno liberamente decide chi votare per rappresentarlo in Parlamento.
Direte che qui ci vuole solo Gesù, è vero, ma è Lui a fornirci i mezzi per decifrare cosa nascondono i cuori di quanti decidono le sorti degli italiani. Oggi pomeriggio Napolitano farà il giuramento e darà finalmente le indicazioni per un governo che faccia tutto quello che è urgente per gli italiani, non sono più ammissibili i giochetti per il potere. Tutti abbiamo assistito al tradimento e alle coltellate inferte uno contro l’altro di un gruppo politico e questo è avvilente per gli italiani. Tutti i politici di tutti gli schieramenti devono pensare al bene comune e abbandonare i progetti di potere e i personalismi.
Gli italiani hanno bisogno di aiuti, non interessa chi sarà al governo, adesso è il momento di agire con onestà, serietà e verità.
Le lotte di potere e le coltellate non ci interessano, l’Italia merita una classe politica che la tiri fuori dal baratro dove è stata gettata dagli stessi politici. Occorre una nuova classe politica, l’ho già scritto, però abbiamo visto che senza esperienza politica e senza preparazione culturale non si và da nessuna parte.
È assente l’amore in questi politici, è invece infinito l’Amore che Gesù ha per le sue pecore! Dio ama tutti, l’uomo non ama Dio!
Gesù oggi ci parla di mercenari ma non è riferito ai politici, il riferimento è spirituale e riguarda i suoi Ministri. Gesù afferma che ci sono pastori che entrano nell'ovile non per condurre al pascolo le pecorelle ma per sfruttarle, e li indica come ladri perché entrano per rubare, uccidere e disperdere il gregge.
Il riferimento riguarda i Vescovi e i Sacerdoti, essi sono chiamati a vivere per le pecore, devono difenderle dai lupi. Chi sono i lupi?
La Parola di oggi anticipa e contempla quanto sarebbe avvenuto nei secoli nella Chiesa, essa è l’ovile indicato da Gesù, i mercenari sono coloro che non si curano del bene delle anime, così le sfruttano, uccidono la spiritualità presente e disperdono la Grazia di Dio. È una grande responsabilità davanti a Dio, si dovrà dare conto anche di tutto il bene che non si è compiuto a servizio del prossimo.
Gesù parlando dell’ovile e dei mercenari, fissò lo sguardo sugli eretici, i falsi pastori che rubano, uccidono e disperdono il suo gregge e si proclamò unica Vita delle anime, unico abbondante pascolo per sfamare e proteggere le anime. Solo Gesù è la Verità, il Lui troviamo ogni risposta e la salvezza da tutti i pericoli.
Non entrano per la Porta dell’ovile quanti non seguono la Verità del Vangelo, Gesù li chiama ladri ed assassini di anime, e verrà il tempo in cui le maschere cadranno da sole. Possono illudersi quanto vogliono, mascherarsi quanto possono, ma non potranno mai distruggere il fatto che essi sono mercenari e non entrano per la Porta dell’ovile, così le anime che avvicinano le uccidono con le loro menzogne.
Anche se vivono nella Chiesa, unico ovile in cui si trovano i Sacramenti di salvezza, essi sono mercenari perché tradiscono Gesù.
Gesù non accetta i mercenari, li lascia agire anche contro il suo Vangelo, ma verrà il tempo della mietitura e tutti gli inganni saranno svelati. La Passione di Gesù continua nelle anime mistiche, continua anche per il rinnegamento del Vangelo da parte dei mercenari. Occorrono molti nuovi apostoli mariani per portare ovunque il Vangelo di Gesù e risvegliare molte coscienze assopite.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2277 - Beato Francesco Venimbeni, Sacerdote O.F.M.


Francesco nacque a Fabriano nel 1251, da Compagno Venimbeni, medico, e Margherita di Federico; un’agiata famiglia, dove era già penetrata la devozione per san Francesco.
La Madre emise per lui un voto, forse prima del parto, e quando il bambino fu in grado di accompagnarla si recò a scioglierlo in Assisi sulla tomba del Santo; in questa occasione conobbe “frate Angelo”, uno degli autori che figurano nella Leggenda dei Tre Compagni (è la più importante delle biografie non ufficiali di Francesco, cioè delle Vite del Santo non scritte su commissione e dietro controllo papale o della classe dirigente dell'Ordine francescano), il quale, avvicinandosi al fanciullo e osservandolo negli occhi disse: Questo sarà dei nostri.
Il Venimbeni, che racconta l’episodio nella sua cronaca, Ego frater Franciscus, di cui si sono ritrovati quasi tutti i frammenti, confessa candidamente che da allora la madre prese a ripetergli che anche lui doveva essere dell’ordine del S. Francesco e non rimanere nel mondo.
Difatti, Francesco, dopo aver compiuto gli studi di filosofia, all'età di 16 anni, entrò nell'Ordine Francescano. Mentre era novizio a Fabriano, ebbe il permesso di recarsi ad Assisi per lucrarvi l'indulgenza della Porziuncola. Qui incontrò frate Leone, uno dei primi compagni di San Francesco, e ne lesse gli "scritti".
Per ben due volte, nel 1316 e nel 1318-21, fu superiore del nuovo convento costruito dai confratelli a Fabriano. L'eredità paterna gli permise di costruire una biblioteca dove raccolse una copiosa quantità di manoscritti e, in seguito a ciò, divenne il primo fondatore delle biblioteche in seno all'Ordine Francescano.
Tutta la sua vita fu devoluta all'attenzione verso i poveri, gli emarginati e gli ammalati. Egli stesso si prendeva cura dei bisognosi a cui forniva il sostegno materiale e spirituale. Infaticabile era il suo zelo per le anime: trascorreva molte ore in confessionale o nell'annunzio della parola di Dio. Vestiva una rozza tunica, si flagellava con aspre discipline, dormiva poco per dedicare più tempo possibile alla preghiera. Argomento della sua contemplazione erano i misteri della Passione di Cristo, che lo commuovevano fino al pianto. Celebrava la santa Messa con fervore ed era devotissimo delle anime del Purgatorio.
 
Morì, come aveva previsto, il 22 aprile 1322, all'età di 61 anni; il suo culto fu riconosciuto da Papa Pio VI (Giovanni Angelo Braschi, 1775-1799) il 1 aprile 1775.
 
Significato del nome Francesco : “uomo libero” (antico tedesco).
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domenica 21 aprile 2013

2276 - Commento al Vangelo del 21/4/2013, domenica 4^ di Pasqua


+ Dal Vangelo secondo Giovanni (10,27-30)
In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e Io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
In poche parole Gesù afferma, appunto in una sintesi precisa, la vita del cristiano autentico. Molti pagani non credono in Dio o non conoscono Gesù, ma tra i cristiani ci sono pure quelli che non vivono la Fede come un dono da coltivare e si dibattono tra la ricercata mondanità e qualche volta il ricordo di Dio. Anche se Gesù afferma che conosce le sue pecore, sono molti cristiani a non conoscere Lui. La vera conoscenza presuppone l’accoglienza degli insegnamenti.
Sono poche parole che contengono diverse tematiche:
1) solamente i cristiani autentici ascoltano la voce di Gesù, da Lui chiamati amorevolmente  le mie pecore;
2) ovviamente Gesù li conosce ma è una conoscenza non identificativa, li conosce intendendo che essi Lo seguono;
3) Gesù assicura la vita eterna a quanti Lo seguono con amore anche se si ritrovano spesso a cadere nei peccati ma si rialzano con la Confessione;
4) Gesù con la vita eterna assicura che non finiranno all’inferno, questa è la più grande vittoria per un essere umano;
5) sono cristiani autentici che Gesù difende da ogni male e non permetterà ai diavoli di tormentarli oltre il limite imposto;
6) addirittura nessuno li potrà strappare dal suo Cuore.
Poche ma consolanti parole ci rilascia oggi il Vangelo. È un parlare chiaro questo di Gesù, non solo perché veniamo da una settimana in cui ha intensamente spiegato il vero significato del Pane disceso dal Cielo e che noi abbiamo meditato nel capitolo 6 di San Giovanni, è anche un parlare essenziale per un seguace di Gesù, sono concetti molto belli e che vengono accolti con grande gioia.
La vera gioia la sperimentano solamente i cristiani autentici che ascoltano la voce di Gesù e Lo seguono.
Ci sono milioni di cristiani che ascoltano la proclamazione del Vangelo della Messa o leggono personalmente il Vangelo, però l’insegnamento non viene poi tradotto in vita, quindi non tutti quelli che vanno a Messa seguono veramente Gesù. Comprendiamo così che non è sufficiente andare a Messa o conoscere la Parola di Dio, deve esserci una conseguenza, una risposta, il Vangelo deve incarnarsi nella vita del cristiano.
Non è impossibile questo né bisogna confondersi, il cammino spirituale non và mai affrontato nella confusione o nell’avventatezza, è indispensabile rientrare in sé e conoscersi nell’esame di coscienza giornaliero. È impegnativo questo esame e se non c’è una buona motivazione non ci sarà mai costanza nella preghiera. Bisogna decidersi nel voler seguire Gesù e la Madonna, seguirli vuol dire fare quello che dicono Loro.
È una santa decisione mettere al centro Gesù, chi compie questa scelta vede trasformarsi la vita sempre in meglio. Nella riflessione personale che si compie ogni giorno o l’esame interiore, compiuto nel silenzio e in una situazione di serenità, si ha la possibilità di valutare i vari comportamenti e la pratica dei vizi o delle virtù. Gradualmente si cresce nello spirito e si sottomette la carne alla Fede, si entra sempre più nella sfera spirituale.
Così si segue Gesù, si è in grado di ascoltare la sua voce, perché molti si illudono di fare grandi cose mentre sono ancora distanti.
Solo a questi cristiani che si sforzano secondo le loro possibilità di seguire Gesù, Egli dice di conoscerli, perché Lui vede la sua immagine in questi cristiani, vede l’Amore che emana il suo Cuore, sente in essi l’odore della Fede.  
Molti restano delusi quando chiedono una Grazia e l’attesa è vana, non hanno la capacità di capire il loro distacco da Gesù e la preghiera arida che recitano. Però sono pure incalcolabili le Grazie che ricevono quanti si avvicinano a Gesù improvvisamente e chiedono aiuto come possono, e la loro preghiera carica di sofferenza è sincera e molto fiduciosa. È nella sofferenza che si comprende l’importanza di Gesù e la necessità di invocarlo con tutte le proprie forze.
Quando si invoca Gesù con fiducia, le forze spirituali si moltiplicano e le avversità si guardano con molta serenità, non c’è mai inquietudine o senso di sconfitta, perché nella comunione con il Signore si affida ogni cosa e si prega con fervore per la buona riuscita.
Con quanta più fiducia si prega per ottenere qualcosa, ancora più grande sarà la risposta di Gesù.
Le avversità fanno parte della vita, chi non ne ha non segue Gesù… Soprattutto i cristiani sono colpiti da molte avversità e si sa che un buon numero si abbatte e rifiuta di lottare. Le avversità spesso arrivano dall’ambiente che si frequenta, dalla stessa famiglia e dal lavoro, inclusa la parrocchia. Arrecano sofferenze le avversità ma spingono a pregare con maggiore fiducia e purificano il cuore corrotto.
Se da una considerazione pagana le avversità sono una sciagura, non lo sono per i cristiani. Essi non le maledicono ma cercano di superarle con preghiera e l’amore. La vita di Gesù è stata piena di avversità, così è avvenuto ai grandi Santi. Anche noi dobbiamo affrontare le avversità con fiducia e profonda preghiera.
Lottando le avversità i cristiani si purificano e diventano come quelle pecorelle buone e gradite a Gesù. Le avversità diventano un mezzo di purificazione, anche le stesse intenzioni diventeranno buone e si compirà tutto per amore di Gesù senza più cercare gratificazioni e ricompense umane.
In questa domenica riflettiamo sulla necessità di ascoltare interiormente la voce di Gesù per vivere la sua Parola, osservare il suo Vangelo. La ricompensa piena di gioia e amore che ci prepara Gesù è infinita, appunto è eterna.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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Medaglia di San Benedetto