+ Dal Vangelo secondo Matteo (22,1-14)
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il significato di questa parabola è molto semplice: è Dio a stabilire le regole per entrare nel Regno dei Cieli, ed è sempre Lui a decidere chi chiamare e quando chiamare.
Questa è la spiegazione di una parabola non difficile ma un po’ enigmatica, perché troviamo molti invitati che si rifiutano di banchettare oppure uccidono i servi che erano andati a cercarli. Non ci stupisce il chiaro riferimento all’invito che Gesù fa all’umanità di banchettare con Lui nella gloria del Cielo e che molti suoi servi o missionari subiscono il martirio per il solo fatto di cercare le pecorelle smarrite.
C’è sempre un prezzo da pagare quando si salvano le anime.
Certo, sorprende la reazione spropositata di quanti uccidono gli apostoli di Gesù per odio o per rifiuto all’invito di entrare per la porta stretta. Ma non dobbiamo soffermarci solo sulla morte fisica, c’è anche la morte civile che tanto piace a coloro che usano con maestria l’insinuazione e la diffamazione per sotterrare i loro nemici. Sono i maestri della cattiveria, non uccidono ma lasciano morire lentamente nell’umiliazione i loro nemici.
Sono molti quelli che avversano il Cristianesimo ed ognuno per motivi particolari. Arrivano a odiare Gesù Cristo e di riflesso i suoi apostoli, rifiutando categoricamente l’invito a prendere parte al banchetto. Il Signore vuole salvare anche loro ma non può violare il libero arbitrio.
Il rifiuto di partecipare alla festa li lascia sempre con l’abito sporco di peccati, nero di corruzione, e non vogliono indossare l’abito del banchetto. La sola condizione per partecipare è proprio questo abito nuziale, è il distintivo degli invitati che hanno accettato di prendere parte alla festa.
La partecipazione alla festa richiede la frequenza ai Sacramenti, una vita di preghiera e di virtù.
Non è possibile entrare se non si porta in sé la Grazia di Dio, che è l’abito nuziale. Per questo Gesù precisa che “molti sono chiamati, ma pochi eletti”. L’umanità viene invitata a fare parte del Paradiso quando sarà il momento della festa, ma sono pochi quelli che accettano le condizioni per entrare.
C’è un altro aspetto che devo evidenziare. Oggi molti vogliono stabilire le regole per partecipare al banchetto di Gesù, dimenticando che Lui è Dio, Lui è il padrone di casa che invita, Lui solo può stabilire le leggi morali. Poi ovviamente l’uomo è libero di aderire o meno, di indossare l’abito nuziale oppure rimanere insudiciato di peccati.
In questi tempi abbiamo assistito all’impegno non comune di molti uomini, impegnati a rimodellare le leggi del Vangelo. È una manovra ingannevole che ipocritamente illude di indossare l’abito nuziale in questa vita, mentre in realtà si riesce ad occultare l’ambiguità.
Ma questo falso abito nuziale che si indossa qui, non sarà ammesso nel Regno dei Cieli, lì avviene una selezione e solamente quanti indossano la Grazia, accederanno al premio finale.
Riguardo l’invito espresso ieri di pregare per mio fratello Agostino, ringrazio quanti lo hanno fatto e continuano a farlo. Nulla è impossibile a Gesù, basta un suo volere per cambiare la delicata situazione.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto
CIAO A TE !!
Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************
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giovedì 18 agosto 2011
mercoledì 17 agosto 2011
1062 - Udienza di Benedetto XVI del 17/8/2011
Cari fratelli e sorelle,
siamo ancora nella luce della Festa dell'Assunta, che - come ho detto - è una Festa della speranza. Maria è arrivata al Paradiso e questa è la nostra destinazione: noi tutti possiamo giungere al Paradiso. La questione è: come. Maria vi è arrivata; Ella - dice il Vangelo - è “Colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto” (Lc 1,45). Quindi Maria ha creduto, si è affidata a Dio, è entrata con la sua nella volontà del Signore e così era proprio nella via direttissima, nella strada verso il Paradiso. Credere, affidarsi al Signore, entrare nella sua volontà: questo è l'indirizzo essenziale.
Oggi non vorrei parlare su tutto questo cammino della fede, ma solo su un piccolo aspetto della vita della preghiera che è la vita del contatto con Dio, cioè sulla meditazione. E che cosa è meditazione? Vuol dire “fare memoria” di quanto Dio ha fatto e non dimenticare i tanti suoi benefici (cfr Sal 103, 2b). Spesso vediamo solo le cose negative; dobbiamo tenere nella nostra memoria anche le cose positive, i doni che Dio ci ha fatto, essere attenti ai segni positivi che vengono da Dio e fare memoria di questi. Quindi, parliamo di un tipo di preghiera che nella tradizione cristiana è chiamata “orazione mentale”. Noi conosciamo solitamente l'orazione con parole, naturalmente anche mente e cuore devono essere presenti in questa orazione, ma parliamo oggi su una meditazione che non è di parole, ma è un prendere contatto della nostra mente con il cuore di Dio. E Maria qui è un modello molto reale. L'evangelista Luca ripete, diverse volte, che Maria “da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (2,19; cfr 2,51b). Custode non dimentica, Ella è attenta a tutto quanto il Signore Le ha detto e fatto, e medita, cioè prende contatto con diverse cose, approfondisce nel suo cuore.
Colei, quindi, che “ha creduto” all’annuncio dell’Angelo e si è fatta strumento perché la Parola eterna dell’Altissimo potesse incarnarsi, ha anche accolto nel suo cuore il mirabile prodigio di quella nascita umano-divina, lo ha meditato, si è soffermata nella riflessione su quanto Dio stava operando in Lei, per accogliere la volontà divina nella sua vita e corrispondervi. Il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio e della maternità di Maria è così grande da richiedere un processo di interiorizzazione, non è solo qualcosa di fisico che Dio opera in Lei, ma è qualcosa che esige una interiorizzazione da parte di Maria, che cerca di approfondirne l’intelligenza, di interpretarne il senso, di comprenderne i risvolti e le implicazioni. Così, giorno dopo giorno, nel silenzio della vita ordinaria, Maria ha continuato a custodire nel suo cuore i successivi eventi mirabili di cui è stata testimone, fino alla prova estrema della Croce e alla gloria della Risurrezione. Maria ha vissuto pienamente la sua esistenza, i suoi doveri quotidiani, la sua missione di madre, ma ha saputo mantenere in sé uno spazio interiore per riflettere sulla parola e sulla volontà di Dio, su quanto avveniva in Lei, sui misteri della vita del suo Figlio.
Nel nostro tempo siamo assorbiti da tante attività e impegni, preoccupazioni, problemi; spesso si tende a riempire tutti gli spazi della giornata, senza avere un momento per fermarsi a riflettere e a nutrire la vita spirituale, il contatto con Dio. Maria ci insegna quanto sia necessario trovare nelle nostre giornate, con tutte le attività, momenti per raccoglierci in silenzio e meditare su quanto il Signore ci vuol insegnare, su come è presente e agisce nel mondo e nella nostra vita: essere capaci di fermarci un momento e di meditare. Sant’Agostino paragona la meditazione sui misteri di Dio all’assimilazione del cibo e usa un verbo che ricorre in tutta la tradizione cristiana: “ruminare”; i misteri di Dio cioè vanno continuamente fatti risuonare in noi stessi perché ci diventino familiari, guidino la nostra vita, ci nutrano come avviene con il cibo necessario per sostenerci. E San Bonaventura, riferendosi alle parole della Sacra Scrittura dice che “vanno sempre ruminate per poterle fissare con ardente applicazione dell’animo” (Coll. In Hex, ed. Quaracchi 1934, p. 218). Meditare quindi vuol dire creare in noi una situazione di raccoglimento, di silenzio interiore, per riflettere, assimilare i misteri della nostra fede e ciò che Dio opera in noi; e non solo le cose che vanno e vengono. Possiamo fare questa “ruminazione” in vari modi, prendendo, ad esempio, un breve brano della Sacra Scrittura, soprattutto i Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le Lettere degli apostoli, oppure una pagina di un autore di spiritualità che ci avvicina e rende più presente le realtà di Dio al nostro oggi, magari anche facendosi consigliare dal confessore o dal direttore spirituale, leggere e riflettere su quanto si è letto, soffermandosi su di esso, cercando di comprenderlo, di capire che cosa dice a me, che cosa dice oggi, di aprire il nostro animo a quanto il Signore vuole dirci e insegnarci. Anche il Santo Rosario è una preghiera di meditazione: ripetendo l’Ave Maria siamo invitati a ripensare e a riflettere sul Mistero che abbiamo proclamato. Ma possiamo soffermarci pure su qualche intensa esperienza spirituale, su parole che ci sono rimaste impresse nel partecipare all’Eucaristia domenicale. Quindi, vedete, ci sono molti modi di meditare e così di prendere contatto con Dio e di avvicinarci a Dio, e, in questo modo, essere in cammino verso il Paradiso.
Cari amici, la costanza nel dare tempo a Dio è un elemento fondamentale per la crescita spirituale; sarà il Signore stesso a donarci il gusto dei suoi misteri, delle sue parole, della sua presenza e azione, sentire come è bello quando Dio parla con noi; ci farà comprendere in modo più profondo cosa vuole da me. Alla fine è proprio questo lo scopo della meditazione: affidarci sempre più nelle mani di Dio, con fiducia e amore, certi che solo nel fare la sua volontà siamo alla fine veramente felici.
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siamo ancora nella luce della Festa dell'Assunta, che - come ho detto - è una Festa della speranza. Maria è arrivata al Paradiso e questa è la nostra destinazione: noi tutti possiamo giungere al Paradiso. La questione è: come. Maria vi è arrivata; Ella - dice il Vangelo - è “Colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto” (Lc 1,45). Quindi Maria ha creduto, si è affidata a Dio, è entrata con la sua nella volontà del Signore e così era proprio nella via direttissima, nella strada verso il Paradiso. Credere, affidarsi al Signore, entrare nella sua volontà: questo è l'indirizzo essenziale.
Oggi non vorrei parlare su tutto questo cammino della fede, ma solo su un piccolo aspetto della vita della preghiera che è la vita del contatto con Dio, cioè sulla meditazione. E che cosa è meditazione? Vuol dire “fare memoria” di quanto Dio ha fatto e non dimenticare i tanti suoi benefici (cfr Sal 103, 2b). Spesso vediamo solo le cose negative; dobbiamo tenere nella nostra memoria anche le cose positive, i doni che Dio ci ha fatto, essere attenti ai segni positivi che vengono da Dio e fare memoria di questi. Quindi, parliamo di un tipo di preghiera che nella tradizione cristiana è chiamata “orazione mentale”. Noi conosciamo solitamente l'orazione con parole, naturalmente anche mente e cuore devono essere presenti in questa orazione, ma parliamo oggi su una meditazione che non è di parole, ma è un prendere contatto della nostra mente con il cuore di Dio. E Maria qui è un modello molto reale. L'evangelista Luca ripete, diverse volte, che Maria “da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (2,19; cfr 2,51b). Custode non dimentica, Ella è attenta a tutto quanto il Signore Le ha detto e fatto, e medita, cioè prende contatto con diverse cose, approfondisce nel suo cuore.
Colei, quindi, che “ha creduto” all’annuncio dell’Angelo e si è fatta strumento perché la Parola eterna dell’Altissimo potesse incarnarsi, ha anche accolto nel suo cuore il mirabile prodigio di quella nascita umano-divina, lo ha meditato, si è soffermata nella riflessione su quanto Dio stava operando in Lei, per accogliere la volontà divina nella sua vita e corrispondervi. Il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio e della maternità di Maria è così grande da richiedere un processo di interiorizzazione, non è solo qualcosa di fisico che Dio opera in Lei, ma è qualcosa che esige una interiorizzazione da parte di Maria, che cerca di approfondirne l’intelligenza, di interpretarne il senso, di comprenderne i risvolti e le implicazioni. Così, giorno dopo giorno, nel silenzio della vita ordinaria, Maria ha continuato a custodire nel suo cuore i successivi eventi mirabili di cui è stata testimone, fino alla prova estrema della Croce e alla gloria della Risurrezione. Maria ha vissuto pienamente la sua esistenza, i suoi doveri quotidiani, la sua missione di madre, ma ha saputo mantenere in sé uno spazio interiore per riflettere sulla parola e sulla volontà di Dio, su quanto avveniva in Lei, sui misteri della vita del suo Figlio.
Nel nostro tempo siamo assorbiti da tante attività e impegni, preoccupazioni, problemi; spesso si tende a riempire tutti gli spazi della giornata, senza avere un momento per fermarsi a riflettere e a nutrire la vita spirituale, il contatto con Dio. Maria ci insegna quanto sia necessario trovare nelle nostre giornate, con tutte le attività, momenti per raccoglierci in silenzio e meditare su quanto il Signore ci vuol insegnare, su come è presente e agisce nel mondo e nella nostra vita: essere capaci di fermarci un momento e di meditare. Sant’Agostino paragona la meditazione sui misteri di Dio all’assimilazione del cibo e usa un verbo che ricorre in tutta la tradizione cristiana: “ruminare”; i misteri di Dio cioè vanno continuamente fatti risuonare in noi stessi perché ci diventino familiari, guidino la nostra vita, ci nutrano come avviene con il cibo necessario per sostenerci. E San Bonaventura, riferendosi alle parole della Sacra Scrittura dice che “vanno sempre ruminate per poterle fissare con ardente applicazione dell’animo” (Coll. In Hex, ed. Quaracchi 1934, p. 218). Meditare quindi vuol dire creare in noi una situazione di raccoglimento, di silenzio interiore, per riflettere, assimilare i misteri della nostra fede e ciò che Dio opera in noi; e non solo le cose che vanno e vengono. Possiamo fare questa “ruminazione” in vari modi, prendendo, ad esempio, un breve brano della Sacra Scrittura, soprattutto i Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le Lettere degli apostoli, oppure una pagina di un autore di spiritualità che ci avvicina e rende più presente le realtà di Dio al nostro oggi, magari anche facendosi consigliare dal confessore o dal direttore spirituale, leggere e riflettere su quanto si è letto, soffermandosi su di esso, cercando di comprenderlo, di capire che cosa dice a me, che cosa dice oggi, di aprire il nostro animo a quanto il Signore vuole dirci e insegnarci. Anche il Santo Rosario è una preghiera di meditazione: ripetendo l’Ave Maria siamo invitati a ripensare e a riflettere sul Mistero che abbiamo proclamato. Ma possiamo soffermarci pure su qualche intensa esperienza spirituale, su parole che ci sono rimaste impresse nel partecipare all’Eucaristia domenicale. Quindi, vedete, ci sono molti modi di meditare e così di prendere contatto con Dio e di avvicinarci a Dio, e, in questo modo, essere in cammino verso il Paradiso.
Cari amici, la costanza nel dare tempo a Dio è un elemento fondamentale per la crescita spirituale; sarà il Signore stesso a donarci il gusto dei suoi misteri, delle sue parole, della sua presenza e azione, sentire come è bello quando Dio parla con noi; ci farà comprendere in modo più profondo cosa vuole da me. Alla fine è proprio questo lo scopo della meditazione: affidarci sempre più nelle mani di Dio, con fiducia e amore, certi che solo nel fare la sua volontà siamo alla fine veramente felici.
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1061 - Commento al Vangelo di oggi 17/8/2010
+ Dal Vangelo secondo Matteo (20,1-16)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Dio paga tutti quelli che lavorano nella sua Vigna, li paga con il suo Amore e la sua Grazia.
Tutti sono diversi e tutti vi lavorano secondo la Fede e la generosità, e non è il dono di Dio ad essere diverso ma la risposta di chi viene chiamato a collaborare. In prima istanza i chiamati sono i Sacerdoti e i Religiosi, ad essi Dio chiede una risposta piena e una generosità esclusiva. Poi, ci sono i laici, anche essi chiamati a collaborare secondo la disponibilità e il luogo di lavoro che frequentano. Chi lavora è già impegnato per molte ore, probabilmente frequenta luoghi poco adatti ad ogni forma di evangelizzazione. Risponde secondo la sua generosità. Tutti dobbiamo capire che Dio ci chiama a lavorare nella sua Vigna, ci sceglie senza disuguaglianza, per Lui siamo tutti figli bisognosi del suo Amore. Ed è un grande dono avvertire l’invito che Gesù fa ad ognuno di noi, di lavorare per Lui, di entrare pienamente nella sua Via di Verità. Gesù ci ripaga con la sua pienezza, ci dona cento volte tanto e il Paradiso.
Il Vangelo evidenzia che Gesù chiama quando vuole e ripaga tutti allo stesso modo, ma paga per il fatto stesso di avere chiamato. Il valore del dono di Gesù è la chiamata non il premio che dà successivamente. Chi ha lavorato di più ha guadagnato maggiori meriti davanti a Dio, porta in sé un’abbondante presenza dello Spirito Divino, è diventato più spirituale e maturo.
Chi lavora per Gesù deve essere animato dall’amore non dal dovere della chiamata!
La stessa chiamata è un atto di misericordia di Gesù, un interesse che non diminuisce per le sue creature, un Amore pieno che non si stanca. Dio cerca sempre altri operai da portare nella sua Chiesa, l’unica in cui è contenuto pienamente l’intero Deposito della Fede, la Casa che accoglie ogni sofferente. Il dono che dà è la pienezza del suo Amore, quindi è libero di donare nella misura che vuole. Ognuno può fare delle sue cose ciò che vuole, e non deve dare conto a nessuno delle sue scelte.
Quanto dona Gesù è manifestazione del suo Amore, un atto nobile di carità, una carità che non è soggetta a nessuna legge civile. Una carità gratuita che Gesù esercita secondo la sua misericordia, quindi, può concedere anche la Grazia della conversione al peccatore che si converte all'ultimo istante della sua vita. Il ladrone pentito sulla croce chiese ed ottenne il perdono a cui seguì l’ingresso in Paradiso. Quel ladrone pentito è diventato Santo e si chiama San Disma. Chi si pente ottiene sempre il perdono misericordioso di Gesù.
Non spetta a noi stabilire né pretendere di sapere i motivi delle scelte di Gesù. La sua infallibile sapienza scruta e definisce perfettamente tutto secondo la risposta generosa della persona. Non bisogna mai provare invidia per la Grazia altrui o per il cammino spirituale intenso degli altri. È la nostra risposta o generosità a stabilire i nostri meriti, il nostro amore per Gesù e la Madonna. Noi siamo stati chiamati alla prima ora, siamo gli operai che all’alba hanno cominciato a lavorare nella Vigna del Signore. Dobbiamo rallegrarci per il nostro lavoro e la risposta che daranno altri nelle prossime ore.
Preghiamo per quanti non hanno ancora risposto o non hanno incontrato il Signore, che cerca operai.
Gli operai pregano ogni giorno, questo è il lavoro più apprezzato dal Signore. A tutti voi devo chiedere un ricordo particolare nelle preghiere per un mio familiare ricoverato in terapia intensiva in gravi condizioni. Nelle Sante Messe, nelle Corone del Rosario e se praticate qualche sacrificio, offrite preghiere secondo la vostra generosità.
È un mio familiare bisognoso di grande aiuto, ma io ho sempre pregato e offerto sacrifici per chiunque, vi ho sempre considerati come miei familiari. Confido nelle vostre preghiere, occorre strappare un miracolo a Gesù, dopo che in questi giorni si sono già susseguite diverse Grazie. Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Dio paga tutti quelli che lavorano nella sua Vigna, li paga con il suo Amore e la sua Grazia.
Tutti sono diversi e tutti vi lavorano secondo la Fede e la generosità, e non è il dono di Dio ad essere diverso ma la risposta di chi viene chiamato a collaborare. In prima istanza i chiamati sono i Sacerdoti e i Religiosi, ad essi Dio chiede una risposta piena e una generosità esclusiva. Poi, ci sono i laici, anche essi chiamati a collaborare secondo la disponibilità e il luogo di lavoro che frequentano. Chi lavora è già impegnato per molte ore, probabilmente frequenta luoghi poco adatti ad ogni forma di evangelizzazione. Risponde secondo la sua generosità. Tutti dobbiamo capire che Dio ci chiama a lavorare nella sua Vigna, ci sceglie senza disuguaglianza, per Lui siamo tutti figli bisognosi del suo Amore. Ed è un grande dono avvertire l’invito che Gesù fa ad ognuno di noi, di lavorare per Lui, di entrare pienamente nella sua Via di Verità. Gesù ci ripaga con la sua pienezza, ci dona cento volte tanto e il Paradiso.
Il Vangelo evidenzia che Gesù chiama quando vuole e ripaga tutti allo stesso modo, ma paga per il fatto stesso di avere chiamato. Il valore del dono di Gesù è la chiamata non il premio che dà successivamente. Chi ha lavorato di più ha guadagnato maggiori meriti davanti a Dio, porta in sé un’abbondante presenza dello Spirito Divino, è diventato più spirituale e maturo.
Chi lavora per Gesù deve essere animato dall’amore non dal dovere della chiamata!
La stessa chiamata è un atto di misericordia di Gesù, un interesse che non diminuisce per le sue creature, un Amore pieno che non si stanca. Dio cerca sempre altri operai da portare nella sua Chiesa, l’unica in cui è contenuto pienamente l’intero Deposito della Fede, la Casa che accoglie ogni sofferente. Il dono che dà è la pienezza del suo Amore, quindi è libero di donare nella misura che vuole. Ognuno può fare delle sue cose ciò che vuole, e non deve dare conto a nessuno delle sue scelte.
Quanto dona Gesù è manifestazione del suo Amore, un atto nobile di carità, una carità che non è soggetta a nessuna legge civile. Una carità gratuita che Gesù esercita secondo la sua misericordia, quindi, può concedere anche la Grazia della conversione al peccatore che si converte all'ultimo istante della sua vita. Il ladrone pentito sulla croce chiese ed ottenne il perdono a cui seguì l’ingresso in Paradiso. Quel ladrone pentito è diventato Santo e si chiama San Disma. Chi si pente ottiene sempre il perdono misericordioso di Gesù.
Non spetta a noi stabilire né pretendere di sapere i motivi delle scelte di Gesù. La sua infallibile sapienza scruta e definisce perfettamente tutto secondo la risposta generosa della persona. Non bisogna mai provare invidia per la Grazia altrui o per il cammino spirituale intenso degli altri. È la nostra risposta o generosità a stabilire i nostri meriti, il nostro amore per Gesù e la Madonna. Noi siamo stati chiamati alla prima ora, siamo gli operai che all’alba hanno cominciato a lavorare nella Vigna del Signore. Dobbiamo rallegrarci per il nostro lavoro e la risposta che daranno altri nelle prossime ore.
Preghiamo per quanti non hanno ancora risposto o non hanno incontrato il Signore, che cerca operai.
Gli operai pregano ogni giorno, questo è il lavoro più apprezzato dal Signore. A tutti voi devo chiedere un ricordo particolare nelle preghiere per un mio familiare ricoverato in terapia intensiva in gravi condizioni. Nelle Sante Messe, nelle Corone del Rosario e se praticate qualche sacrificio, offrite preghiere secondo la vostra generosità.
È un mio familiare bisognoso di grande aiuto, ma io ho sempre pregato e offerto sacrifici per chiunque, vi ho sempre considerati come miei familiari. Confido nelle vostre preghiere, occorre strappare un miracolo a Gesù, dopo che in questi giorni si sono già susseguite diverse Grazie. Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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martedì 16 agosto 2011
1060 - Commento al Vangelo di oggi 16/8/2010
+ Dal Vangelo secondo Matteo (19,23-30)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Quando i beni della terra sono ordinati al fine soprannaturale dell’uomo, quei beni non sono un impedimento. Accade diversamente quando gli stessi beni sono ordinati al piacere terreno dell’uomo, e li considera come una specie di divinità, adorandoli e desiderandoli con sempre maggiore amore. “Difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli”. Il ricco in questione non è necessariamente chi ha molti beni, sono tutti coloro attaccati smodatamente alle ricchezze fino a considerarle il proprio idolo.
Non è sbagliato guadagnare onestamente anche molto denaro e conservarlo o investirlo, è sbagliato invece cercare di guadagnare molto denaro per l’amore al denaro. Per comprare un’altra casa, macchine costose, sfoggiare un certo abbigliamento, ecc.
Chi prega poco e non vive in comunione con Gesù, diventa un adoratore del denaro.
L’affermazione di Gesù non è forte, è come sempre sincera. Un ricco che adora le sue ricchezze non è in grado di adorare Dio, non pensa più a Lui, non si preoccupa della vita eterna. Non si accorge dei poveri, come il ricco epulone che rifiutava anche le briciole del pane al povero Lazzaro.
Molti ricchi sono legati al denaro e non sono in grado di compiere opere di carità.
Per le mie opere di apostolato o per la Casa di preghiera che si sta lentamente realizzando, non ho mai chiesto esplicitamente offerte a nessuno, manifesto a tutti tramite la mia Rivista o il sito web le opere che porto avanti. Ho sempre riscontrato una buona disponibilità da parte di cattolici non ricchi e mai da parte dei ricchi. Il braccino corto dei ricchi lo ha scoperto anche Gesù. Il motivo è proprio l’attaccamento alle ricchezze, vivono per esse e molti non ricevono Grazie né miracoli per la loro incapacità di amare Gesù con tutto il cuore.
E di manifestare con le buone opere che sono distaccati dai beni terreni, che prima o poi dovranno lasciare.
Guardiamo gli Apostoli, Pietro giustamente chiede cosa avverrà a loro: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?”. Il premio che riceveranno è infinitamente più grande di qualsiasi umana ricchezza. Avranno la vita eterna, ma anche tutti quei beni per vivere dignitosamente in questa vita.
Il cristiano deve confrontarsi con la sua coscienza e capire cosa contiene.
Non si può seguire Gesù in una condizione ingannevole, con una chiusura all’amore verso i poveri che non hanno nulla. Il cuore di chi chiude ogni aiuto ai poveri è molto umano, non contiene la presenza di Dio, non è capace di provare pietà. Un cuore indurito non accoglie il Vangelo così com’è, cerca di sezionarlo, trasformarlo a proprio uso e consumo, eliminare ciò che non piace.
Gesù invece è l’unico a potere affermare la Verità completa ed avverte i ricchi che i loro cuori induriti e chiusi alle opere di carità, spalancano altre porte, non quelle del Paradiso. Gesù vede il grave pericolo di ogni attaccamento alla ricchezza ed avverte.
Chi si attacca alla ricchezza difficilmente entrerà nel regno dei cieli.
Non può entrare perché il cuore è schiavo dei beni della terra fino a togliergli ogni respiro di obbedienza, di preghiera, di Fede, di amore, di buone opere, di compassione. I beni di questo mondo sono i suoi padroni e lui riporrà ogni speranza in essi, vivrà solo per essi.
Gesù vede bene ogni cosa, l’uomo accecato dal denaro non vede più nulla.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Quando i beni della terra sono ordinati al fine soprannaturale dell’uomo, quei beni non sono un impedimento. Accade diversamente quando gli stessi beni sono ordinati al piacere terreno dell’uomo, e li considera come una specie di divinità, adorandoli e desiderandoli con sempre maggiore amore. “Difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli”. Il ricco in questione non è necessariamente chi ha molti beni, sono tutti coloro attaccati smodatamente alle ricchezze fino a considerarle il proprio idolo.
Non è sbagliato guadagnare onestamente anche molto denaro e conservarlo o investirlo, è sbagliato invece cercare di guadagnare molto denaro per l’amore al denaro. Per comprare un’altra casa, macchine costose, sfoggiare un certo abbigliamento, ecc.
Chi prega poco e non vive in comunione con Gesù, diventa un adoratore del denaro.
L’affermazione di Gesù non è forte, è come sempre sincera. Un ricco che adora le sue ricchezze non è in grado di adorare Dio, non pensa più a Lui, non si preoccupa della vita eterna. Non si accorge dei poveri, come il ricco epulone che rifiutava anche le briciole del pane al povero Lazzaro.
Molti ricchi sono legati al denaro e non sono in grado di compiere opere di carità.
Per le mie opere di apostolato o per la Casa di preghiera che si sta lentamente realizzando, non ho mai chiesto esplicitamente offerte a nessuno, manifesto a tutti tramite la mia Rivista o il sito web le opere che porto avanti. Ho sempre riscontrato una buona disponibilità da parte di cattolici non ricchi e mai da parte dei ricchi. Il braccino corto dei ricchi lo ha scoperto anche Gesù. Il motivo è proprio l’attaccamento alle ricchezze, vivono per esse e molti non ricevono Grazie né miracoli per la loro incapacità di amare Gesù con tutto il cuore.
E di manifestare con le buone opere che sono distaccati dai beni terreni, che prima o poi dovranno lasciare.
Guardiamo gli Apostoli, Pietro giustamente chiede cosa avverrà a loro: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?”. Il premio che riceveranno è infinitamente più grande di qualsiasi umana ricchezza. Avranno la vita eterna, ma anche tutti quei beni per vivere dignitosamente in questa vita.
Il cristiano deve confrontarsi con la sua coscienza e capire cosa contiene.
Non si può seguire Gesù in una condizione ingannevole, con una chiusura all’amore verso i poveri che non hanno nulla. Il cuore di chi chiude ogni aiuto ai poveri è molto umano, non contiene la presenza di Dio, non è capace di provare pietà. Un cuore indurito non accoglie il Vangelo così com’è, cerca di sezionarlo, trasformarlo a proprio uso e consumo, eliminare ciò che non piace.
Gesù invece è l’unico a potere affermare la Verità completa ed avverte i ricchi che i loro cuori induriti e chiusi alle opere di carità, spalancano altre porte, non quelle del Paradiso. Gesù vede il grave pericolo di ogni attaccamento alla ricchezza ed avverte.
Chi si attacca alla ricchezza difficilmente entrerà nel regno dei cieli.
Non può entrare perché il cuore è schiavo dei beni della terra fino a togliergli ogni respiro di obbedienza, di preghiera, di Fede, di amore, di buone opere, di compassione. I beni di questo mondo sono i suoi padroni e lui riporrà ogni speranza in essi, vivrà solo per essi.
Gesù vede bene ogni cosa, l’uomo accecato dal denaro non vede più nulla.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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lunedì 15 agosto 2011
1059 - Commento al Vangelo di oggi 15/8/2010 Assunzione di Maria SS
+ Dal Vangelo secondo Luca (1,39-56)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
In questa eccelsa solennità dell’Assunzione della Madonna, prima di inserire una meditazione dal mio libro “Maria Madre di Dio”, voglio ricordare che oggi vengono liberate molte Anime del Purgatorio. È una tradizione riconosciuta come certa, nata da una antica rivelazione della Madonna e che manifesta l’Onnipotenza per Grazia della Vergine davanti alla Santissima Trinità.
È l’ingresso della Madre di Dio in Corpo e Anima in Paradiso, a cui partecipano anche molte Anime del Purgatorio già vicine alla loro liberazione, dopo la purificazione breve o lunga.
È un omaggio della Santissima Trinità alla Creatura perfetta che donò tutta se stessa, ed è la gioia della stessa Vergine Santa, che partecipa a molte Anime in attesa di lasciare le pene della purificazione.
Oggi innumerevoli Anime del Purgatorio entrano in Paradiso per intercessione della Madonna.
Molti cattolici non hanno alcuna considerazione dell’infinita e preziosa importanza delle Sante Messe. Una sola Santa Messa vale molto più di tutte le preghiere recitate in duemila anni di Cristianesimo. Partecipare o fare celebrare le Sante Messe è straordinariamente importante.
Molti mi hanno chiesto notizie sulla celebrazione delle Sante Messe, ed è certamente possibile celebrarle, anche le Gregoriane, 30 Messe celebrate di seguito per un defunto. Presto inserirò nel sito le indicazioni precise e lo comunicherò.
Riguardo la pia pratica delle Messe Gregoriane è nata così: «Un monaco del Convento di S. Gregorio Magno aveva accettato, senza il consenso del superiore, tre scudi d'oro da un suo beneficato: mancanza gravissima contro il voto di povertà, professato dai monaci, per la quale era incorso nella pena di scomunica. Essendo il monaco deceduto poco tempo dopo, S. Gregorio, per dare una lezione esemplare a tutta la Comunità monastica, non solo continuò a lasciarlo nella scomunica, ma lo fece seppellire fuori del Cimitero comune, gettando nella sua fossa i tre scudi d'oro. Qualche tempo dopo, preso da compassione, il Santo chiamò l'economo del monastero e gli disse: “Il nostro confratello è tormentato dalle pene del Purgatorio: incomincia subito per lui la celebrazione di trenta SS. Messe, senza interromperla”. Il monaco ubbidì; ma, per le troppe occupazioni, non pensò a contare i giorni. Una notte, gli apparve il monaco defunto e gli disse che se ne andava al Cielo, libero dalle sue pene. Si contò allora il numero delle SS. Messe celebrate in suo suffragio e si trovò che erano precisamente trenta. D'allora invalse l'uso di far celebrare 30 Sante Messe per i Defunti, dette appunto Gregoriane dal nome di S. Gregorio: uso che è tuttora in vigore nei monasteri e comunità religiose e che Dio con molte rivelazioni ha fatto conoscere essergli molto gradito (Dialoghi, IV, 10)».
Leggiamo la meditazione sull’Assunzione.
MARIA VUOL PORTARE IN CIELO TUTTI I SUOI FIGLI
Nell’Annunciazione l’Arcangelo La chiamò “Piena di Grazia”, e chiaramente non poteva intendere solo l’Anima, ma anche il Corpo, perché la persona è costituita da anima e corpo, e dato che l’anima si riversa sul corpo, Maria deve dirsi Piena di Grazia anche nel Corpo, oltre che nell’Anima.
E il Corpo pieno di Grazia, come quello di Maria, è necessariamente pieno di Gloria. Per questo, non poteva marcire il Corpo di Maria nel sepolcro. D’altronde, Gesù come Dio poteva liberamente portare la Madre oltre i Cieli in Anima e Corpo. Poteva farlo e lo ha fatto. Come Dio poteva e lo fece; come Figlio voleva e lo fece.
Gesù può tutto, e non lasciò corrompere il Cuore della Madre, che è simile al suo; non lasciò decomporre la Carne della Madre che aveva dato a Lui la Carne.
San Lorenzo da Brindisi afferma che “Maria è la Mistica Arca di Dio, glorificata per il merito infinito della Grazia”. Però Bossuet precisa nei discorsi mariani, che “in Cielo Maria ancora piange sui peccatori, prevedendone l'eterna rovina”.
Padre Roschini sostiene che “Maria fu Assunta perchè Immacolata, ma essendo stata associata all'opera redentrice del Redentore, è consequenziale dire, che fu Assunta perchè Corredentrice”.
Il Corpo di Maria è stato Assunto in Anima e Corpo, perché il suo Corpo non poteva decomporsi nel sepolcro, non poteva essiccarsi quel Sangue che ha dato la vita fisica al Verbo eterno. Aveva dato la vita fisica a Colui che è la Vita stessa, a Colui che è la Grazia, per questo nascendo da Maria, Ella diventa la Madre della Grazia, la Tesoriera della Grazia, la Mediatrice di tutte le Grazie.
Ogni battito del Cuore di Maria è stato un atto d’amore verso Dio, perciò la sua Vita è stata un battito d’amore a Dio. Per questo, il Sacro Cuore di Gesù nulla rifiuta a Maria, a sua Madre, che è la più degna delle Madri, Colei che per amore di tutte le madri, dei loro figli e di tutti gli esseri umani rinunciò ai diritti di Madre su Gesù, dando al Padre il proprio Figlio come Vittima per la salvezza di tutti noi.
Il giorno dell'Assunzione della Madre di Dio, schiere innumerevoli di Angeli sono venuti sulla terra ad accompagnarla. Gli Angeli formano una scia di splendida Luce che collega il Cielo e la terra. Gesù attendeva Maria per abbracciarla e ringraziarla ancora.
Maria si era addormentata nella morte in un'estasi d'amore e la sua Anima era piena della cognizione di Dio. L'Assunzione di Maria segue il risveglio dal dolce sonno, perchè sale al Cielo in Anima e Corpo, integra, come era nata, senza alcuna piccola imperfezione.
Afferma Sant'Ambrogio che “l'Anima di Maria fu così splendida che Dio, splendore eterno, se ne invaghì e La scelse per Madre”. E San Pier Damiani continua: “L'Anima di Maria non solo fu tutta bella, ma, dopo l'Incarnazione del Verbo, fu l'opera più grande fatta da Dio”.
Sale verso il Cielo il Corpo di Maria, che racchiude un Cuore che ha cercato e amato solo Dio, e non può fermarsi di battere questo Cuore, perchè ogni atto d'amore fatto da Maria, vale molto, molto di più, di tutti quelli fatti dalla moltitudine di Angeli e le schiere dei Santi. Maria è la Signora potentissima e può tutto. È il Mare di Grazie, Cumulo delle Grazie, Fonte della Grazia e di ogni consolazione, Pienezza di ogni bene e amorosissima Madre nostra.
“L'Assunzione di Maria è l'effetto della Onnipotenza Divina e dell'affetto filiale di Gesù verso la Madre sua”, afferma San Modesto, Patriarca di Gerusalemme.
Maria in Cielo è sempre nostra Madre, dolce e premurosa, non vuole che nessun figlio suo si perda. La Gloria di Maria in Cielo, è stata proporzionata ai meriti acquistati sulla terra. E chi potrà mai riuscire a comprendere quanta Grazia acquistò Maria nella sua vita, se già alla nascita era Piena di Grazia?
La sua bell'Anima, libera da ogni impedimento, fin dall'inizio amò sommamente Dio e poi sempre L'amò, crescendo sempre nell'amore. Dal Cielo, Maria non toglie i misericordiosi occhi da tutti i suoi figli, per aiutarli, proteggerli, guidarli e salvarli. Ma coloro che rifiutano l’aiuto di Maria avranno innumerevoli difficoltà nel trovare la Via per il Paradiso. Dove andranno, se non salgono per la Scala che conduce alla salvezza? “Per ogni anima che si danna il Cuore di Maria soffre di nuovo le stesse pene del Tempio e del Calvario”, dice Santa Caterina da Genova.
La Venerabile Maria d'Agreda sentì queste parole dalla Madonna: “Gli uomini sappiano che Io sto in Cielo come loro Madre, Avvocata e Protettrice per difenderli, soccorrerli e incamminarli alla vita eterna. Avendo avuto Io, da Dio, tanti poteri a loro vantaggio, ma, tanti si perdono per non avermi invocata”.
Dice l'Abate Roberto, che “Maria nella nascita fu un'Aurora, nella vita fu una Luce e nella morte un Sole”.
E San Pietro Canisio gioisce quando attesta che “Maria vede sopra di sè solo Dio e Cristo, e sotto di sè tutte le altre creature”.
San Bonaventura La implora così: “Tu sei la Scala per la quale Dio scese a noi e per la quale noi dobbiamo risalire a Lui”.
Maria è in Paradiso, noi siamo chiamati a seguirla in Paradiso, ma occorre vita pura; santità di cuore, mente e corpo; passioni e vizi eliminati; fedeltà agli insegnamenti di Gesù; amore verso tutti e specialmente a chi fa del male; carità nel servire e nel donare sempre un sorriso.
Paradiso, Paradiso, o Donna Misericordiosa, portaci tutti in Paradiso.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
In questa eccelsa solennità dell’Assunzione della Madonna, prima di inserire una meditazione dal mio libro “Maria Madre di Dio”, voglio ricordare che oggi vengono liberate molte Anime del Purgatorio. È una tradizione riconosciuta come certa, nata da una antica rivelazione della Madonna e che manifesta l’Onnipotenza per Grazia della Vergine davanti alla Santissima Trinità.
È l’ingresso della Madre di Dio in Corpo e Anima in Paradiso, a cui partecipano anche molte Anime del Purgatorio già vicine alla loro liberazione, dopo la purificazione breve o lunga.
È un omaggio della Santissima Trinità alla Creatura perfetta che donò tutta se stessa, ed è la gioia della stessa Vergine Santa, che partecipa a molte Anime in attesa di lasciare le pene della purificazione.
Oggi innumerevoli Anime del Purgatorio entrano in Paradiso per intercessione della Madonna.
Molti cattolici non hanno alcuna considerazione dell’infinita e preziosa importanza delle Sante Messe. Una sola Santa Messa vale molto più di tutte le preghiere recitate in duemila anni di Cristianesimo. Partecipare o fare celebrare le Sante Messe è straordinariamente importante.
Molti mi hanno chiesto notizie sulla celebrazione delle Sante Messe, ed è certamente possibile celebrarle, anche le Gregoriane, 30 Messe celebrate di seguito per un defunto. Presto inserirò nel sito le indicazioni precise e lo comunicherò.
Riguardo la pia pratica delle Messe Gregoriane è nata così: «Un monaco del Convento di S. Gregorio Magno aveva accettato, senza il consenso del superiore, tre scudi d'oro da un suo beneficato: mancanza gravissima contro il voto di povertà, professato dai monaci, per la quale era incorso nella pena di scomunica. Essendo il monaco deceduto poco tempo dopo, S. Gregorio, per dare una lezione esemplare a tutta la Comunità monastica, non solo continuò a lasciarlo nella scomunica, ma lo fece seppellire fuori del Cimitero comune, gettando nella sua fossa i tre scudi d'oro. Qualche tempo dopo, preso da compassione, il Santo chiamò l'economo del monastero e gli disse: “Il nostro confratello è tormentato dalle pene del Purgatorio: incomincia subito per lui la celebrazione di trenta SS. Messe, senza interromperla”. Il monaco ubbidì; ma, per le troppe occupazioni, non pensò a contare i giorni. Una notte, gli apparve il monaco defunto e gli disse che se ne andava al Cielo, libero dalle sue pene. Si contò allora il numero delle SS. Messe celebrate in suo suffragio e si trovò che erano precisamente trenta. D'allora invalse l'uso di far celebrare 30 Sante Messe per i Defunti, dette appunto Gregoriane dal nome di S. Gregorio: uso che è tuttora in vigore nei monasteri e comunità religiose e che Dio con molte rivelazioni ha fatto conoscere essergli molto gradito (Dialoghi, IV, 10)».
Leggiamo la meditazione sull’Assunzione.
MARIA VUOL PORTARE IN CIELO TUTTI I SUOI FIGLI
Nell’Annunciazione l’Arcangelo La chiamò “Piena di Grazia”, e chiaramente non poteva intendere solo l’Anima, ma anche il Corpo, perché la persona è costituita da anima e corpo, e dato che l’anima si riversa sul corpo, Maria deve dirsi Piena di Grazia anche nel Corpo, oltre che nell’Anima.
E il Corpo pieno di Grazia, come quello di Maria, è necessariamente pieno di Gloria. Per questo, non poteva marcire il Corpo di Maria nel sepolcro. D’altronde, Gesù come Dio poteva liberamente portare la Madre oltre i Cieli in Anima e Corpo. Poteva farlo e lo ha fatto. Come Dio poteva e lo fece; come Figlio voleva e lo fece.
Gesù può tutto, e non lasciò corrompere il Cuore della Madre, che è simile al suo; non lasciò decomporre la Carne della Madre che aveva dato a Lui la Carne.
San Lorenzo da Brindisi afferma che “Maria è la Mistica Arca di Dio, glorificata per il merito infinito della Grazia”. Però Bossuet precisa nei discorsi mariani, che “in Cielo Maria ancora piange sui peccatori, prevedendone l'eterna rovina”.
Padre Roschini sostiene che “Maria fu Assunta perchè Immacolata, ma essendo stata associata all'opera redentrice del Redentore, è consequenziale dire, che fu Assunta perchè Corredentrice”.
Il Corpo di Maria è stato Assunto in Anima e Corpo, perché il suo Corpo non poteva decomporsi nel sepolcro, non poteva essiccarsi quel Sangue che ha dato la vita fisica al Verbo eterno. Aveva dato la vita fisica a Colui che è la Vita stessa, a Colui che è la Grazia, per questo nascendo da Maria, Ella diventa la Madre della Grazia, la Tesoriera della Grazia, la Mediatrice di tutte le Grazie.
Ogni battito del Cuore di Maria è stato un atto d’amore verso Dio, perciò la sua Vita è stata un battito d’amore a Dio. Per questo, il Sacro Cuore di Gesù nulla rifiuta a Maria, a sua Madre, che è la più degna delle Madri, Colei che per amore di tutte le madri, dei loro figli e di tutti gli esseri umani rinunciò ai diritti di Madre su Gesù, dando al Padre il proprio Figlio come Vittima per la salvezza di tutti noi.
Il giorno dell'Assunzione della Madre di Dio, schiere innumerevoli di Angeli sono venuti sulla terra ad accompagnarla. Gli Angeli formano una scia di splendida Luce che collega il Cielo e la terra. Gesù attendeva Maria per abbracciarla e ringraziarla ancora.
Maria si era addormentata nella morte in un'estasi d'amore e la sua Anima era piena della cognizione di Dio. L'Assunzione di Maria segue il risveglio dal dolce sonno, perchè sale al Cielo in Anima e Corpo, integra, come era nata, senza alcuna piccola imperfezione.
Afferma Sant'Ambrogio che “l'Anima di Maria fu così splendida che Dio, splendore eterno, se ne invaghì e La scelse per Madre”. E San Pier Damiani continua: “L'Anima di Maria non solo fu tutta bella, ma, dopo l'Incarnazione del Verbo, fu l'opera più grande fatta da Dio”.
Sale verso il Cielo il Corpo di Maria, che racchiude un Cuore che ha cercato e amato solo Dio, e non può fermarsi di battere questo Cuore, perchè ogni atto d'amore fatto da Maria, vale molto, molto di più, di tutti quelli fatti dalla moltitudine di Angeli e le schiere dei Santi. Maria è la Signora potentissima e può tutto. È il Mare di Grazie, Cumulo delle Grazie, Fonte della Grazia e di ogni consolazione, Pienezza di ogni bene e amorosissima Madre nostra.
“L'Assunzione di Maria è l'effetto della Onnipotenza Divina e dell'affetto filiale di Gesù verso la Madre sua”, afferma San Modesto, Patriarca di Gerusalemme.
Maria in Cielo è sempre nostra Madre, dolce e premurosa, non vuole che nessun figlio suo si perda. La Gloria di Maria in Cielo, è stata proporzionata ai meriti acquistati sulla terra. E chi potrà mai riuscire a comprendere quanta Grazia acquistò Maria nella sua vita, se già alla nascita era Piena di Grazia?
La sua bell'Anima, libera da ogni impedimento, fin dall'inizio amò sommamente Dio e poi sempre L'amò, crescendo sempre nell'amore. Dal Cielo, Maria non toglie i misericordiosi occhi da tutti i suoi figli, per aiutarli, proteggerli, guidarli e salvarli. Ma coloro che rifiutano l’aiuto di Maria avranno innumerevoli difficoltà nel trovare la Via per il Paradiso. Dove andranno, se non salgono per la Scala che conduce alla salvezza? “Per ogni anima che si danna il Cuore di Maria soffre di nuovo le stesse pene del Tempio e del Calvario”, dice Santa Caterina da Genova.
La Venerabile Maria d'Agreda sentì queste parole dalla Madonna: “Gli uomini sappiano che Io sto in Cielo come loro Madre, Avvocata e Protettrice per difenderli, soccorrerli e incamminarli alla vita eterna. Avendo avuto Io, da Dio, tanti poteri a loro vantaggio, ma, tanti si perdono per non avermi invocata”.
Dice l'Abate Roberto, che “Maria nella nascita fu un'Aurora, nella vita fu una Luce e nella morte un Sole”.
E San Pietro Canisio gioisce quando attesta che “Maria vede sopra di sè solo Dio e Cristo, e sotto di sè tutte le altre creature”.
San Bonaventura La implora così: “Tu sei la Scala per la quale Dio scese a noi e per la quale noi dobbiamo risalire a Lui”.
Maria è in Paradiso, noi siamo chiamati a seguirla in Paradiso, ma occorre vita pura; santità di cuore, mente e corpo; passioni e vizi eliminati; fedeltà agli insegnamenti di Gesù; amore verso tutti e specialmente a chi fa del male; carità nel servire e nel donare sempre un sorriso.
Paradiso, Paradiso, o Donna Misericordiosa, portaci tutti in Paradiso.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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domenica 14 agosto 2011
1058 - Commento al Vangelo di oggi 14/8/2010, domenica 20^ t.ord.
+ Dal Vangelo secondo Matteo (15,21-28)
In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il dialogo centrale avviene tra Gesù e una donna pagana, considerata impura per la sua provenienza. Dopo una breve introduzione, è la donna a prendere l’iniziativa e a supplicare il Signore con molta Fede. Una Fede che la donna scopre dentro, il suo linguaggio è certamente spirituale.
È una grave sofferenza della figlia a munire la donna cananea di coraggio, ma non basta il coraggio quando ci si rivolge a Gesù. Occorre, appunto, ciò che permette di entrare in dialogo con Lui. Ed è la Fede sincera e umile ad attrarre il Signore, a farlo chinare immediatamente verso la creatura che implora qualsiasi Grazia particolare o, addirittura, un grande miracolo.
La figlia della cananea era afflitta da una forte possessione diabolica e da problemi psichici rilevanti. Questi problemi erano certamente collegati all’attività del diavolo nel suo corpo.
Come ho già spiegato, quando satana è lasciato libero di agire in un corpo, vi porta una devastazione impressionante, anche il sorgere di malattie gravi. Soprattutto, causa facilmente esaurimenti nervosi consistenti, mettendo delle fisse nella mente di chi vuole distruggere. Molte malattie mentali sono causate dalla presenza di satana. E rimane indispensabile ricorrere alle medicine, ma la preghiera intensa e le benedizioni di un Sacerdote rimangono indispensabili per la liberazione da ogni causa malefica.
Una delle prove ci viene dalla figlia della cananea. La ragazza sarebbe rimasta in quelle condizioni se non fosse intervenuta la madre, un intervento umile e coraggioso di una madre che ama la propria figlia e si accorge di perderla giorno dopo giorno. Senza l’amore di questa madre, la ragazza sarebbe arrivata alla follia.
Prendete ad esempio la Fede e l’atteggiamento della donna cananea.
Chi non ha un familiare, un parente o un conoscente disturbato seriamente ed incapace di pregare e chiedere aiuto alla Madonna? Perché una delle preghiere che i diavoli odiano terribilmente è il Santo Rosario. Occorre pregare per chi non riesce a pregare, avvicinarsi con amore a chi soffre e parlare della Confessione, della necessità di formare la propria Fede.
Il mondo è pieno di persone insoddisfatte, scoraggiate, depresse. Persone che scoprono l’inutilità del denaro e dei piaceri effimeri, quando incontrano qualsiasi forma di malattia, soprattutto, la depressione o altri sintomi psichici di notevole portata. Chi non ha fatto l’esperienza del mal di testa o di sofferenze debilitanti? Proprio in quei momenti di acuto dolore, ci si aggrappa a qualcosa. La cananea pregò per la figlia impossibilitata ad esprimere una sola parola.
La preghiera di intercessione è molto importante e potente.
Anche se Gesù manifesta alla donna di voler portare la salvezza ai figli di Israele, il suo intento era quello di provare la cananea. Significa che non basta ripetere delle preghiere in modo meccanico, occorre manifestare una Fede matura. Ed è un percorso da compiere, una lunga strada da seguire, senza cercare deviazioni dottrinali o altre divagazioni viziose.
Senza una Fede forte, la persona che soffre si carica di inquietudine e tristezza, diventa scontrosa e irascibile. Mostra nelle sottilissimi righe del volto una insoddisfazione profonda. Manifesta una arrabbiatura interna che esplode all’esterno. Questa è la mancanza della preghiera. La donna cananea, una pagana, oggi insegna a pregare.
Il Vangelo evidenzia la sua umiltà, la sua ferma convinzione di avere trovato in Gesù l’unico Salvatore. È una preghiera perseverante, piena di amore verso la propria figlia. È l’amore a rendere migliore la Fede. Non è sufficiente la Fede, è l’amore ad impreziosire una richiesta di miracolo.
Quel pane che Gesù dona a tutti quelli che credono e si confessano è l’Eucaristia, se stesso, il suo Corpo e il suo Sangue. Alla donna aveva detto che quel pane non potevano mangiarlo gli estranei, quelli che non Lo accettavano. Ma la replica della donna è felice, risponde esattamente quello che Gesù voleva sentire: si accontenta anche delle briciole.
Le briciole del pane indicate dalla donna, ci fanno venire in mente i frammenti dell’Eucaristia che in quasi tutte le Sante Messe cadono per terra, causando sacrilegi e manifestando una totale mancanza di Fede da parte di chi agisce con assoluta indifferenza. In un minuscolo frammento dell’Eucaristia c’è tutto Gesù. Chi prende l’Eucaristia sulla mano, si rende gravemente colpevole dei frammenti che cadono o si appiccicano e poi cadono inavvertitamente.
Chi è degno di toccare il Corpo di Gesù? C’è la possibilità di prendere l’Eucaristia in bocca o sulla mano, ognuno manifesta la sua Fede verso Gesù nell’adorazione che mostra e nel rispetto della sua Persona. Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il dialogo centrale avviene tra Gesù e una donna pagana, considerata impura per la sua provenienza. Dopo una breve introduzione, è la donna a prendere l’iniziativa e a supplicare il Signore con molta Fede. Una Fede che la donna scopre dentro, il suo linguaggio è certamente spirituale.
È una grave sofferenza della figlia a munire la donna cananea di coraggio, ma non basta il coraggio quando ci si rivolge a Gesù. Occorre, appunto, ciò che permette di entrare in dialogo con Lui. Ed è la Fede sincera e umile ad attrarre il Signore, a farlo chinare immediatamente verso la creatura che implora qualsiasi Grazia particolare o, addirittura, un grande miracolo.
La figlia della cananea era afflitta da una forte possessione diabolica e da problemi psichici rilevanti. Questi problemi erano certamente collegati all’attività del diavolo nel suo corpo.
Come ho già spiegato, quando satana è lasciato libero di agire in un corpo, vi porta una devastazione impressionante, anche il sorgere di malattie gravi. Soprattutto, causa facilmente esaurimenti nervosi consistenti, mettendo delle fisse nella mente di chi vuole distruggere. Molte malattie mentali sono causate dalla presenza di satana. E rimane indispensabile ricorrere alle medicine, ma la preghiera intensa e le benedizioni di un Sacerdote rimangono indispensabili per la liberazione da ogni causa malefica.
Una delle prove ci viene dalla figlia della cananea. La ragazza sarebbe rimasta in quelle condizioni se non fosse intervenuta la madre, un intervento umile e coraggioso di una madre che ama la propria figlia e si accorge di perderla giorno dopo giorno. Senza l’amore di questa madre, la ragazza sarebbe arrivata alla follia.
Prendete ad esempio la Fede e l’atteggiamento della donna cananea.
Chi non ha un familiare, un parente o un conoscente disturbato seriamente ed incapace di pregare e chiedere aiuto alla Madonna? Perché una delle preghiere che i diavoli odiano terribilmente è il Santo Rosario. Occorre pregare per chi non riesce a pregare, avvicinarsi con amore a chi soffre e parlare della Confessione, della necessità di formare la propria Fede.
Il mondo è pieno di persone insoddisfatte, scoraggiate, depresse. Persone che scoprono l’inutilità del denaro e dei piaceri effimeri, quando incontrano qualsiasi forma di malattia, soprattutto, la depressione o altri sintomi psichici di notevole portata. Chi non ha fatto l’esperienza del mal di testa o di sofferenze debilitanti? Proprio in quei momenti di acuto dolore, ci si aggrappa a qualcosa. La cananea pregò per la figlia impossibilitata ad esprimere una sola parola.
La preghiera di intercessione è molto importante e potente.
Anche se Gesù manifesta alla donna di voler portare la salvezza ai figli di Israele, il suo intento era quello di provare la cananea. Significa che non basta ripetere delle preghiere in modo meccanico, occorre manifestare una Fede matura. Ed è un percorso da compiere, una lunga strada da seguire, senza cercare deviazioni dottrinali o altre divagazioni viziose.
Senza una Fede forte, la persona che soffre si carica di inquietudine e tristezza, diventa scontrosa e irascibile. Mostra nelle sottilissimi righe del volto una insoddisfazione profonda. Manifesta una arrabbiatura interna che esplode all’esterno. Questa è la mancanza della preghiera. La donna cananea, una pagana, oggi insegna a pregare.
Il Vangelo evidenzia la sua umiltà, la sua ferma convinzione di avere trovato in Gesù l’unico Salvatore. È una preghiera perseverante, piena di amore verso la propria figlia. È l’amore a rendere migliore la Fede. Non è sufficiente la Fede, è l’amore ad impreziosire una richiesta di miracolo.
Quel pane che Gesù dona a tutti quelli che credono e si confessano è l’Eucaristia, se stesso, il suo Corpo e il suo Sangue. Alla donna aveva detto che quel pane non potevano mangiarlo gli estranei, quelli che non Lo accettavano. Ma la replica della donna è felice, risponde esattamente quello che Gesù voleva sentire: si accontenta anche delle briciole.
Le briciole del pane indicate dalla donna, ci fanno venire in mente i frammenti dell’Eucaristia che in quasi tutte le Sante Messe cadono per terra, causando sacrilegi e manifestando una totale mancanza di Fede da parte di chi agisce con assoluta indifferenza. In un minuscolo frammento dell’Eucaristia c’è tutto Gesù. Chi prende l’Eucaristia sulla mano, si rende gravemente colpevole dei frammenti che cadono o si appiccicano e poi cadono inavvertitamente.
Chi è degno di toccare il Corpo di Gesù? C’è la possibilità di prendere l’Eucaristia in bocca o sulla mano, ognuno manifesta la sua Fede verso Gesù nell’adorazione che mostra e nel rispetto della sua Persona. Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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sabato 13 agosto 2011
1057 - Commento al Vangelo di oggi 13/8/2010
+ Dal Vangelo secondo Matteo (19,13-15)
In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La Confessione Gesù l’ha istituita per perdonare i peccati, anche i più brutti, e dimostra ininterrottamente di essere la Misericordia. L’Amore anche per i peccatori più crudeli, è la prova che Gesù è Dio, e la Santissima Trinità è l’unico Dio.
C’è una frase che esprime tutta l’attenzione di Dio verso i piccoli: “Non impedite che i bambini vengano a me”. Si può interpretare in diversi modi questa parola, dobbiamo iniziare sulla esistenza dei bambini. Se non esistono, come possono andare incontro a Gesù? La mancata esistenza di bambini, indica la spietatezza dell’aborto e il controllo delle nascite, un controllo effettuato con i contraccettivi. Certamente anche una coppia che prestabilisce nella propria esistenza di avere un’attività sessuale stabile, ricorrendo a metodi naturali, che evitino l’arrivo di figli, commette peccato mortale.
«I metodi naturali per il controllo delle nascite, ammessi dalla Chiesa, servono appunto ad un controllo, non ad una esclusione totale della genitorialità. Quindi sono ammessi per distanziare le nascite o anche per evitarle dopo la nascita di un determinato numero di figli. Tutto sta a indagare la ratio del divieto della contraccezione.
La domanda è: perché la Chiesa vieta la contraccezione? Perché la contraccezione capovolge quello che è lo scopo primario del matrimonio, cioè la procreazione, trasformando la vita matrimoniale in una mera convivenza con motivazioni affettive/assistenziali.
I metodi non naturali sono vietati perché separano nettamente la sessualità dalla procreazione. I metodi naturali sono ammessi perché sono appunto naturali, cioè impongono comunque una grande attenzione verso il ciclo riproduttivo e quindi una moderata astinenza sessuale. Ma utilizzare i metodi naturali per escludere le gravidanze in maniera stabile significa far rientrare dalla finestra la chiusura alla vita che si era fatta uscire dalla porta.
Quindi il vero peccato è, in sostanza, la chiusura alla vita. La maternità ha una valenza psichica profondissima, che si può estrinsecare all’esterno con comportamenti irrazionali come appunto la paura del parto, comportamenti che coprono angoli del nostro inconscio che non desideriamo trovarci davanti agli occhi».
Oggi nel mondo si adopera un controllo delle nascite assolutamente pagano. La coppia vive esclusivamente di egoismo e mette al primo posto la libertà di divertirsi, dimenticando che i bambini sono la vera felicità dei genitori e che un matrimonio è veramente tale quando c’è l’apertura alla vita.
C’è la coppia che non vuole figli per permettersi divertimenti costosi o per viaggiare o per comprare grandi macchine. La moglie con la pancia non può muoversi e il marito (o la moglie) stabilisce quando avere un figlio… Non è una coppia cristiana.
Esiste un’ideologia ben strutturata e portata avanti da ricconi, professionisti, massoni che vede nella presenza stessa dell’essere umano una minaccia: minaccia alla vita, allo sviluppo, all’ambiente. Per questa ragione, con oliate capacità riesce a promuovere ogni mezzo di controllo delle nascite, incluso l’aborto. La loro azione è però aggressiva e ansiosa, sono seriamente spaventati dalla popolazione mondiale e si sentono mancare il terreno sotto i piedi. Provano un forte senso di soffocamento e vogliano eliminare la causa del soffocamento: gli esseri umani.
Sono persone in grado di utilizzare qualsiasi epidemia/contagio per uccidere centinaia di milioni di esseri umani. Non si tratta di denatalità casuale, è voluta da questi loschi personaggi e cercano di eliminare oltre i bambini, anche gli adulti. Il loro progetto è di far morire alcune miliardi di persone…
Ci sono coppie che pregano per avere figli e coppie che usano l’aborto e i contraccettivi per odio verso i figli. Impedire l’arrivo di nuovi figli in una condizione economica normale, è sbagliato, si manifesta un forte egoismo e un mancato amore verso i bambini. È un andare contro il progetto di Dio, il rifiuto di partecipare alla stessa creazione di Dio.
“Siate fecondi e moltiplicatevi, siate numerosi sulla terra e dominatela” (Gn 9,7).
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario
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In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La Confessione Gesù l’ha istituita per perdonare i peccati, anche i più brutti, e dimostra ininterrottamente di essere la Misericordia. L’Amore anche per i peccatori più crudeli, è la prova che Gesù è Dio, e la Santissima Trinità è l’unico Dio.
C’è una frase che esprime tutta l’attenzione di Dio verso i piccoli: “Non impedite che i bambini vengano a me”. Si può interpretare in diversi modi questa parola, dobbiamo iniziare sulla esistenza dei bambini. Se non esistono, come possono andare incontro a Gesù? La mancata esistenza di bambini, indica la spietatezza dell’aborto e il controllo delle nascite, un controllo effettuato con i contraccettivi. Certamente anche una coppia che prestabilisce nella propria esistenza di avere un’attività sessuale stabile, ricorrendo a metodi naturali, che evitino l’arrivo di figli, commette peccato mortale.
«I metodi naturali per il controllo delle nascite, ammessi dalla Chiesa, servono appunto ad un controllo, non ad una esclusione totale della genitorialità. Quindi sono ammessi per distanziare le nascite o anche per evitarle dopo la nascita di un determinato numero di figli. Tutto sta a indagare la ratio del divieto della contraccezione.
La domanda è: perché la Chiesa vieta la contraccezione? Perché la contraccezione capovolge quello che è lo scopo primario del matrimonio, cioè la procreazione, trasformando la vita matrimoniale in una mera convivenza con motivazioni affettive/assistenziali.
I metodi non naturali sono vietati perché separano nettamente la sessualità dalla procreazione. I metodi naturali sono ammessi perché sono appunto naturali, cioè impongono comunque una grande attenzione verso il ciclo riproduttivo e quindi una moderata astinenza sessuale. Ma utilizzare i metodi naturali per escludere le gravidanze in maniera stabile significa far rientrare dalla finestra la chiusura alla vita che si era fatta uscire dalla porta.
Quindi il vero peccato è, in sostanza, la chiusura alla vita. La maternità ha una valenza psichica profondissima, che si può estrinsecare all’esterno con comportamenti irrazionali come appunto la paura del parto, comportamenti che coprono angoli del nostro inconscio che non desideriamo trovarci davanti agli occhi».
Oggi nel mondo si adopera un controllo delle nascite assolutamente pagano. La coppia vive esclusivamente di egoismo e mette al primo posto la libertà di divertirsi, dimenticando che i bambini sono la vera felicità dei genitori e che un matrimonio è veramente tale quando c’è l’apertura alla vita.
C’è la coppia che non vuole figli per permettersi divertimenti costosi o per viaggiare o per comprare grandi macchine. La moglie con la pancia non può muoversi e il marito (o la moglie) stabilisce quando avere un figlio… Non è una coppia cristiana.
Esiste un’ideologia ben strutturata e portata avanti da ricconi, professionisti, massoni che vede nella presenza stessa dell’essere umano una minaccia: minaccia alla vita, allo sviluppo, all’ambiente. Per questa ragione, con oliate capacità riesce a promuovere ogni mezzo di controllo delle nascite, incluso l’aborto. La loro azione è però aggressiva e ansiosa, sono seriamente spaventati dalla popolazione mondiale e si sentono mancare il terreno sotto i piedi. Provano un forte senso di soffocamento e vogliano eliminare la causa del soffocamento: gli esseri umani.
Sono persone in grado di utilizzare qualsiasi epidemia/contagio per uccidere centinaia di milioni di esseri umani. Non si tratta di denatalità casuale, è voluta da questi loschi personaggi e cercano di eliminare oltre i bambini, anche gli adulti. Il loro progetto è di far morire alcune miliardi di persone…
Ci sono coppie che pregano per avere figli e coppie che usano l’aborto e i contraccettivi per odio verso i figli. Impedire l’arrivo di nuovi figli in una condizione economica normale, è sbagliato, si manifesta un forte egoismo e un mancato amore verso i bambini. È un andare contro il progetto di Dio, il rifiuto di partecipare alla stessa creazione di Dio.
“Siate fecondi e moltiplicatevi, siate numerosi sulla terra e dominatela” (Gn 9,7).
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario
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venerdì 12 agosto 2011
1056 - Vita di Gesù (paragrafi 173-174)
La nascita di Gesù
§ 173. Un elemento assolutamente sicuro per fissare la data della nascita di Gesù è che egli nacque prima della morte di Erode il Grande, cioè prima del tempo tra la fine di marzo e il principio di aprile dell'anno 750 di Roma, 4 av. Cr., essendo certo che Erode morì in quel tempo (§12). Ma quanto tempo prima della morte di Erode era nato Gesù? Ricorrendo a vari argomenti si riesce a circoscrivere entro certi limiti il tempo utile anteriore al 750 di Roma. Un argomento si può trarre dal comando di Erode che fece uccidere tutti i bambini nati in lleth-lehem da un biennio in giu' (Matteo, 2, 16), ritenendo con ciò d'includervi sicuramente il bambino Gesù: dunque Gesù era nato molto meno di un biennio prima, giacché si può supporre a buon diritto che Erode abbondasse assai nella misura stabilita per esser certo di raggiungere il suo scopo. Ma questa misura di un biennio non risale dalla morte di Erode, bensì dalla visita dei Magi i quali appunto fornirono a Erode la base dei suoi calcoli. D'altra parte i Magi al loro arrivo trovarono Erode ancora a Gerusalemme (Matteo, 2, 1 segg.), mentre noi sappiamo che il vecchio monarca, già malato e aggravatosi di salute, si fece trasportare nella tiepida Gerico ove poi morì: possiamo anche ragionevolmente stabilire che questo trasporto avvenne ai primi rigori dell'inverno con cui si chiudeva l'anno 749 di Roma, cioè un 4 mesi prima della morte di Erode. La consecuzione dei fatti è dunque questa: nascita di Gesù; arrivo dei Magi a Gerusalemme; decreto di strage dei bambini nati da un biennio; partenza di Erode per Gerico; morte di Erode. Per collegare cronologicamente i due termini estremi - cioè la nascita di Gesù e la morte di Erode - dobbiamo calcolare il biennio stabilito nel decreto di Erode, pur avendo presente che è una misura assai sovrabbondante, ma dobbiamo anche farvi l'aggiunta dei 4 mesi testé stabiliti. Un'altra aggiunta da fare è l'intervallo tra l'arrivo dei Magi e la partenza di Erode per Gerico, ma di ciò non sappiamo nulla di preciso. Una terza aggiunta è l'intervallo tra la nascita di Gesù e l'arrivo dei Magi: di questo intervallo sappiamo soltanto che non poté essere inferiore ai 40 giorni della purificazione (Luca, 2, 22 segg.), perché Giuseppe certamente non avrebbe esposto il bambino Gesù al grave pericolo di presentarlo a Gerusalemme se ivi fosse già stata decretata la morte del neonato; tuttavia questo stesso intervallo può essere stato notevolmente maggiore di 40 giorni. In conclusione, risalendo per questa via dalla data di morte di Erode, possiamo concludere che la grande sovrabbondanza del biennio decretato da Erode colmi in maniera tale i 4 mesi e i due intervalli testé esaminati, che ne sopravanzi anche qualche piccolo spazio di tempo quindi Gesù sarebbe nato un po' meno di un biennio prima della morte di Erode, cioè sullo scorcio dell'anno 748 di Roma (6 av. Cr.).
§ 174. Un altro argomento per fissare la data della nascita di Gesù potrebb'essere il censimento di Quirinio, che dette occasione al viaggio di Giuseppe e Maria a Beth-lehem; ma tale questione è cosi complessa che merita d'esser trattata a parte (§ 183 segg.). Molti studiosi, poi, hanno cercato un altro argomento ricorrendo a dati astronomici, tentando cioè d'identificare la stella apparsa ai Magi con qualche straordinaria meteora. Già il famoso Kepler credette che la stella dei Magi fosse la congiunzione di Giove con Saturno avvenuta nell'anno 747 di Roma (7 av. Cr.); altri dopo di lui, fino ai nostri giorni, la identificarono o con la cometa di Halley o con altre meteore apparse verso questi tempi. In questi tentativi, fuor della buona intenzione, non c'è altro da apprezzare, giacché scelgono una strada totalmente falsa: basta fermarsi un istante sulle particolarità del racconto evangelico (Matteo, 2, 2.9. 10) per comprendere che quel racconto vuole presentare un fenomeno assolutamente miracoloso, il quale non si può in alcun modo far rientrare nelle leggi stabili di una meteora naturale sebbene rara. Numerosi sono stati anche i tentativi per fissare, se non proprio il giorno, almeno la stagione in cui nacque Gesù; ma pure questi tentativi sono tutti vani. La circostanza che nella notte in cui nacque Gesù c'erano attorno a Beth-lehem pastori che vegliavano all'aperto per custodire i greggi (Luca, 2, 8), non dimostra che allora fosse una stagione mite, forse la primaverile, come talvolta si è concluso: risulta infatti che, specialmente nella Palestina meridionale, ov'è Bethlehem, vi erano greggi che rimanevano all'aperto anche nelle notti invernali senza alcun inconveniente.
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§ 173. Un elemento assolutamente sicuro per fissare la data della nascita di Gesù è che egli nacque prima della morte di Erode il Grande, cioè prima del tempo tra la fine di marzo e il principio di aprile dell'anno 750 di Roma, 4 av. Cr., essendo certo che Erode morì in quel tempo (§12). Ma quanto tempo prima della morte di Erode era nato Gesù? Ricorrendo a vari argomenti si riesce a circoscrivere entro certi limiti il tempo utile anteriore al 750 di Roma. Un argomento si può trarre dal comando di Erode che fece uccidere tutti i bambini nati in lleth-lehem da un biennio in giu' (Matteo, 2, 16), ritenendo con ciò d'includervi sicuramente il bambino Gesù: dunque Gesù era nato molto meno di un biennio prima, giacché si può supporre a buon diritto che Erode abbondasse assai nella misura stabilita per esser certo di raggiungere il suo scopo. Ma questa misura di un biennio non risale dalla morte di Erode, bensì dalla visita dei Magi i quali appunto fornirono a Erode la base dei suoi calcoli. D'altra parte i Magi al loro arrivo trovarono Erode ancora a Gerusalemme (Matteo, 2, 1 segg.), mentre noi sappiamo che il vecchio monarca, già malato e aggravatosi di salute, si fece trasportare nella tiepida Gerico ove poi morì: possiamo anche ragionevolmente stabilire che questo trasporto avvenne ai primi rigori dell'inverno con cui si chiudeva l'anno 749 di Roma, cioè un 4 mesi prima della morte di Erode. La consecuzione dei fatti è dunque questa: nascita di Gesù; arrivo dei Magi a Gerusalemme; decreto di strage dei bambini nati da un biennio; partenza di Erode per Gerico; morte di Erode. Per collegare cronologicamente i due termini estremi - cioè la nascita di Gesù e la morte di Erode - dobbiamo calcolare il biennio stabilito nel decreto di Erode, pur avendo presente che è una misura assai sovrabbondante, ma dobbiamo anche farvi l'aggiunta dei 4 mesi testé stabiliti. Un'altra aggiunta da fare è l'intervallo tra l'arrivo dei Magi e la partenza di Erode per Gerico, ma di ciò non sappiamo nulla di preciso. Una terza aggiunta è l'intervallo tra la nascita di Gesù e l'arrivo dei Magi: di questo intervallo sappiamo soltanto che non poté essere inferiore ai 40 giorni della purificazione (Luca, 2, 22 segg.), perché Giuseppe certamente non avrebbe esposto il bambino Gesù al grave pericolo di presentarlo a Gerusalemme se ivi fosse già stata decretata la morte del neonato; tuttavia questo stesso intervallo può essere stato notevolmente maggiore di 40 giorni. In conclusione, risalendo per questa via dalla data di morte di Erode, possiamo concludere che la grande sovrabbondanza del biennio decretato da Erode colmi in maniera tale i 4 mesi e i due intervalli testé esaminati, che ne sopravanzi anche qualche piccolo spazio di tempo quindi Gesù sarebbe nato un po' meno di un biennio prima della morte di Erode, cioè sullo scorcio dell'anno 748 di Roma (6 av. Cr.).
§ 174. Un altro argomento per fissare la data della nascita di Gesù potrebb'essere il censimento di Quirinio, che dette occasione al viaggio di Giuseppe e Maria a Beth-lehem; ma tale questione è cosi complessa che merita d'esser trattata a parte (§ 183 segg.). Molti studiosi, poi, hanno cercato un altro argomento ricorrendo a dati astronomici, tentando cioè d'identificare la stella apparsa ai Magi con qualche straordinaria meteora. Già il famoso Kepler credette che la stella dei Magi fosse la congiunzione di Giove con Saturno avvenuta nell'anno 747 di Roma (7 av. Cr.); altri dopo di lui, fino ai nostri giorni, la identificarono o con la cometa di Halley o con altre meteore apparse verso questi tempi. In questi tentativi, fuor della buona intenzione, non c'è altro da apprezzare, giacché scelgono una strada totalmente falsa: basta fermarsi un istante sulle particolarità del racconto evangelico (Matteo, 2, 2.9. 10) per comprendere che quel racconto vuole presentare un fenomeno assolutamente miracoloso, il quale non si può in alcun modo far rientrare nelle leggi stabili di una meteora naturale sebbene rara. Numerosi sono stati anche i tentativi per fissare, se non proprio il giorno, almeno la stagione in cui nacque Gesù; ma pure questi tentativi sono tutti vani. La circostanza che nella notte in cui nacque Gesù c'erano attorno a Beth-lehem pastori che vegliavano all'aperto per custodire i greggi (Luca, 2, 8), non dimostra che allora fosse una stagione mite, forse la primaverile, come talvolta si è concluso: risulta infatti che, specialmente nella Palestina meridionale, ov'è Bethlehem, vi erano greggi che rimanevano all'aperto anche nelle notti invernali senza alcun inconveniente.
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1055 - Commento al Vangelo di oggi 12/8/2010
+ Dal Vangelo secondo Matteo (19,3-12)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?». Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio». Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La parola amore ha un solo significato: unire. Non solamente due sposi fino a diventare un cuore solo e un’amina sola, anche l’amicizia tra parenti o amici. L’amore più elevato indica un amore pieno verso tutte le creature, indistintamente, senza fare alcuna selezione. È un amore veramente alto, che hanno avuto i Santi e le anime eminenti.
C’è poi l’amore sublime, perfetto e nobile verso Dio, ma non è facile da raggiungere.
Quindi, l’amore unisce più persone, aldilà della parentela o dagli interessi particolari. Riguardo due sposi, l’amore assume un valore ancora più profondo ed esclusivo. Oltre la condizione dell’indissolubilità come manifestano i due sposi nel giorno del matrimonio durante il rito, dobbiamo anche fare emergere l’esclusività della loro donazione.
La scorsa settimana ho aperto l’argomento delle vittime innocenti dei divorzi, senza condannare i colpevoli dei divorzi perché non siamo noi a giudicare la responsabilità o la vera intenzione di chi procede verso il divorzio. Ho evidenziato che molti divorzi avvengono perché c’è già una terza persona, conosciuta più o meno senza alcun impegno particolare oltre l’adulterio.
Gesù nel Vangelo invece ci dà un insegnamento eterno che dissolve ogni dubbio: “L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. Nessuna legge e nessun uomo di potere potrà mai cambiare una Legge Divina. Potrà varare una legge politica che favorisca una o più immoralità, ma la Legge biblica nessuno ha la capacità e la santità per cambiarla. Solo Dio può cambiare una Legge di Dio.
Per questo, non è ammissibile il divorzio, tranne per motivi di nullità che passano alla verifica del Tribunale ecclesiastico. Se riscontra motivi validi, non annulla il matrimonio, ma dichiara che il matrimonio non è stato mai valido, fin dalle sue origini.
Questi sono i motivi più rilevanti per l’annullamento del matrimonio canonico:
* La mancanza di consenso da parte di uno dei coniugi o di entrambi al matrimonio, compresa la riserva mentale e la simulazione.
* il fatto che uno dei coniugi escluda una delle finalità essenziali del matrimonio religioso, che sono la procreazione dei figli, la fedeltà, l’indissolubilità del vincolo matrimoniale.
* L’errore sulla persona del coniuge.
* La violenza fisica o il timore.
* L’impotenza al rapporto sessuale dell’uomo o della donna.
* Il fatto che il matrimonio non sia stato consumato, cioè che i due coniugi non abbiano avuto un rapporto sessuale completo. In questo caso non si tratta di vera nullità matrimoniale, ma di una speciale «dispensa» del Pontefice.
L’annullamento si può ottenere, non voglio qui discutere sulle verità o sulle falsità che si manifestano nel processo. Chi nasconde o inventa storie, dimentica che è un peccato grave e che davanti a Dio non si può utilizzare un inganno.
La mentalità libertina di oggi ha sepolto quasi completamente la fedeltà coniugale, da quello che si legge e si ascolta, le coppie fanno fatica ad amarsi per le difficoltà e le incomprensioni. Proprio le incomprensioni sono il viatico della morte del matrimonio.
Senza la Grazia di Dio, senza la costante e spirituale preghiera, rimane difficile accettare litigi continui e disaccordi che portano all’incomunicabilità. Se non si parlano più o non vogliono intendersi, cosa rimangono a fare insieme? Questa è la domanda che si pongono. Una domanda posta perché non c’è Gesù nei loro cuori, non c’è la protezione della Madonna e per non averle mai chiesto aiuto nella recita del Rosario. Arrivare al tradimento prima e poi al divorzio il passo è breve.
Ma Gesù ha detto: ““L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”.
Nel mezzo di litigi ed incomprensioni, c’è il coniuge che replica con maggiore irruenza e c’è anche il coniuge che sopporta con amore e cerca la riconciliazione, per amore, solo per amore. E per la fedeltà sacramentale. Perché durante il rito del matrimonio tutti e due hanno detto di amarsi sempre (e di sopportarsi) nella buona e nella cattiva sorte.
La fedeltà è osservata dalle coppie che pregano Gesù e la Madonna, ricevono quella Grazia che rafforza la volontà che si oppone al tradimento o adulterio.
Ai coniugi in crisi dico di pregare il Rosario insieme e di consacrare la famiglia al Cuore Immacolato di Maria. La Madre di Dio può salvare tutti i matrimoni.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?». Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio». Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La parola amore ha un solo significato: unire. Non solamente due sposi fino a diventare un cuore solo e un’amina sola, anche l’amicizia tra parenti o amici. L’amore più elevato indica un amore pieno verso tutte le creature, indistintamente, senza fare alcuna selezione. È un amore veramente alto, che hanno avuto i Santi e le anime eminenti.
C’è poi l’amore sublime, perfetto e nobile verso Dio, ma non è facile da raggiungere.
Quindi, l’amore unisce più persone, aldilà della parentela o dagli interessi particolari. Riguardo due sposi, l’amore assume un valore ancora più profondo ed esclusivo. Oltre la condizione dell’indissolubilità come manifestano i due sposi nel giorno del matrimonio durante il rito, dobbiamo anche fare emergere l’esclusività della loro donazione.
La scorsa settimana ho aperto l’argomento delle vittime innocenti dei divorzi, senza condannare i colpevoli dei divorzi perché non siamo noi a giudicare la responsabilità o la vera intenzione di chi procede verso il divorzio. Ho evidenziato che molti divorzi avvengono perché c’è già una terza persona, conosciuta più o meno senza alcun impegno particolare oltre l’adulterio.
Gesù nel Vangelo invece ci dà un insegnamento eterno che dissolve ogni dubbio: “L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. Nessuna legge e nessun uomo di potere potrà mai cambiare una Legge Divina. Potrà varare una legge politica che favorisca una o più immoralità, ma la Legge biblica nessuno ha la capacità e la santità per cambiarla. Solo Dio può cambiare una Legge di Dio.
Per questo, non è ammissibile il divorzio, tranne per motivi di nullità che passano alla verifica del Tribunale ecclesiastico. Se riscontra motivi validi, non annulla il matrimonio, ma dichiara che il matrimonio non è stato mai valido, fin dalle sue origini.
Questi sono i motivi più rilevanti per l’annullamento del matrimonio canonico:
* La mancanza di consenso da parte di uno dei coniugi o di entrambi al matrimonio, compresa la riserva mentale e la simulazione.
* il fatto che uno dei coniugi escluda una delle finalità essenziali del matrimonio religioso, che sono la procreazione dei figli, la fedeltà, l’indissolubilità del vincolo matrimoniale.
* L’errore sulla persona del coniuge.
* La violenza fisica o il timore.
* L’impotenza al rapporto sessuale dell’uomo o della donna.
* Il fatto che il matrimonio non sia stato consumato, cioè che i due coniugi non abbiano avuto un rapporto sessuale completo. In questo caso non si tratta di vera nullità matrimoniale, ma di una speciale «dispensa» del Pontefice.
L’annullamento si può ottenere, non voglio qui discutere sulle verità o sulle falsità che si manifestano nel processo. Chi nasconde o inventa storie, dimentica che è un peccato grave e che davanti a Dio non si può utilizzare un inganno.
La mentalità libertina di oggi ha sepolto quasi completamente la fedeltà coniugale, da quello che si legge e si ascolta, le coppie fanno fatica ad amarsi per le difficoltà e le incomprensioni. Proprio le incomprensioni sono il viatico della morte del matrimonio.
Senza la Grazia di Dio, senza la costante e spirituale preghiera, rimane difficile accettare litigi continui e disaccordi che portano all’incomunicabilità. Se non si parlano più o non vogliono intendersi, cosa rimangono a fare insieme? Questa è la domanda che si pongono. Una domanda posta perché non c’è Gesù nei loro cuori, non c’è la protezione della Madonna e per non averle mai chiesto aiuto nella recita del Rosario. Arrivare al tradimento prima e poi al divorzio il passo è breve.
Ma Gesù ha detto: ““L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”.
Nel mezzo di litigi ed incomprensioni, c’è il coniuge che replica con maggiore irruenza e c’è anche il coniuge che sopporta con amore e cerca la riconciliazione, per amore, solo per amore. E per la fedeltà sacramentale. Perché durante il rito del matrimonio tutti e due hanno detto di amarsi sempre (e di sopportarsi) nella buona e nella cattiva sorte.
La fedeltà è osservata dalle coppie che pregano Gesù e la Madonna, ricevono quella Grazia che rafforza la volontà che si oppone al tradimento o adulterio.
Ai coniugi in crisi dico di pregare il Rosario insieme e di consacrare la famiglia al Cuore Immacolato di Maria. La Madre di Dio può salvare tutti i matrimoni.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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giovedì 11 agosto 2011
1054 - Udienza di Benedetto XVI del 10/8/2011
Cari fratelli e sorelle!
In ogni epoca, uomini e donne che hanno consacrato la vita a Dio nella preghiera – come i monaci e le monache – hanno stabilito le loro comunità in luoghi particolarmente belli, nelle campagne, sulle colline, nelle valli montane, in riva ai laghi o al mare, o addirittura su piccole isole. Questi luoghi uniscono due elementi molto importanti per la vita contemplativa: la bellezza del creato, che rimanda a quella del Creatore, e il silenzio, garantito dalla lontananza rispetto alle città e alle grandi vie di comunicazione. Il silenzio è la condizione ambientale che meglio favorisce il raccoglimento, l’ascolto di Dio, la meditazione. Già il fatto stesso di gustare il silenzio, di lasciarsi, per così dire, “riempire” dal silenzio, ci predispone alla preghiera. Il grande profeta Elia, sul monte Oreb – cioè il Sinai – assistette a un turbine di vento, poi a un terremoto, e infine a lampi di fuoco, ma non riconobbe in essi la voce di Dio; la riconobbe invece in una brezza leggera (cfr 1 Re 19,11-13). Dio parla nel silenzio, ma bisogna saperlo ascoltare. Per questo i monasteri sono oasi in cui Dio parla all’umanità; e in essi si trova il chiostro, luogo simbolico, perché è uno spazio chiuso, ma aperto verso il cielo.
Domani, cari amici, faremo memoria di Santa Chiara di Assisi. Perciò mi piace ricordare una di queste “oasi” dello spirito particolarmente care alla famiglia francescana e a tutti i cristiani: il piccolo convento di San Damiano, situato poco al di sotto della città di Assisi, in mezzo agli uliveti che digradano verso Santa Maria degli Angeli. Presso quella chiesetta, che Francesco restaurò dopo la sua conversione, Chiara e le prime compagne stabilirono la loro comunità, vivendo di preghiera e di piccoli lavori. Si chiamavano le “Sorelle Povere”, e la loro “forma di vita” era la stessa dei Frati Minori: “Osservare il santo Vangelo del nostro Signore Gesù Cristo” (Regola di S. Chiara, I, 2), conservando l’unione della scambievole carità (cfr ivi, X, 7) e osservando in particolare la povertà e l’umiltà vissute da Gesù e dalla sua santissima Madre (cfr ivi, XII, 13).
Il silenzio e la bellezza del luogo in cui vive la comunità monastica – bellezza semplice e austera – costituiscono come un riflesso dell’armonia spirituale che la comunità stessa cerca di realizzare. Il mondo è costellato da queste oasi dello spirito, alcune molto antiche, particolarmente in Europa, altre recenti, altre restaurate da nuove comunità. Guardando le cose in un’ottica spirituale, questi luoghi dello spirito sono una struttura portante del mondo! E non è un caso che molte persone, specialmente nei periodi di pausa, visitino questi luoghi e vi si fermino per alcuni giorni: anche l’anima, grazie a Dio, ha le sue esigenze!
Ricordiamo, dunque, Santa Chiara. Ma ricordiamo anche altre figure di Santi che ci richiamano all’importanza di volgere lo sguardo alle “cose del cielo”, come Santa Edith Stein, Teresa Benedetta della Croce, carmelitana, co-patrona d’Europa, celebrata ieri. E oggi, 10 agosto, non possiamo dimenticare san Lorenzo, diacono e martire, con un augurio speciale ai romani, che da sempre lo venerano quale uno dei loro patroni. E alla fine rivolgiamo il nostro sguardo alla Vergine Maria, perché ci insegni ad amare il silenzio e la preghiera.
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In ogni epoca, uomini e donne che hanno consacrato la vita a Dio nella preghiera – come i monaci e le monache – hanno stabilito le loro comunità in luoghi particolarmente belli, nelle campagne, sulle colline, nelle valli montane, in riva ai laghi o al mare, o addirittura su piccole isole. Questi luoghi uniscono due elementi molto importanti per la vita contemplativa: la bellezza del creato, che rimanda a quella del Creatore, e il silenzio, garantito dalla lontananza rispetto alle città e alle grandi vie di comunicazione. Il silenzio è la condizione ambientale che meglio favorisce il raccoglimento, l’ascolto di Dio, la meditazione. Già il fatto stesso di gustare il silenzio, di lasciarsi, per così dire, “riempire” dal silenzio, ci predispone alla preghiera. Il grande profeta Elia, sul monte Oreb – cioè il Sinai – assistette a un turbine di vento, poi a un terremoto, e infine a lampi di fuoco, ma non riconobbe in essi la voce di Dio; la riconobbe invece in una brezza leggera (cfr 1 Re 19,11-13). Dio parla nel silenzio, ma bisogna saperlo ascoltare. Per questo i monasteri sono oasi in cui Dio parla all’umanità; e in essi si trova il chiostro, luogo simbolico, perché è uno spazio chiuso, ma aperto verso il cielo.
Domani, cari amici, faremo memoria di Santa Chiara di Assisi. Perciò mi piace ricordare una di queste “oasi” dello spirito particolarmente care alla famiglia francescana e a tutti i cristiani: il piccolo convento di San Damiano, situato poco al di sotto della città di Assisi, in mezzo agli uliveti che digradano verso Santa Maria degli Angeli. Presso quella chiesetta, che Francesco restaurò dopo la sua conversione, Chiara e le prime compagne stabilirono la loro comunità, vivendo di preghiera e di piccoli lavori. Si chiamavano le “Sorelle Povere”, e la loro “forma di vita” era la stessa dei Frati Minori: “Osservare il santo Vangelo del nostro Signore Gesù Cristo” (Regola di S. Chiara, I, 2), conservando l’unione della scambievole carità (cfr ivi, X, 7) e osservando in particolare la povertà e l’umiltà vissute da Gesù e dalla sua santissima Madre (cfr ivi, XII, 13).
Il silenzio e la bellezza del luogo in cui vive la comunità monastica – bellezza semplice e austera – costituiscono come un riflesso dell’armonia spirituale che la comunità stessa cerca di realizzare. Il mondo è costellato da queste oasi dello spirito, alcune molto antiche, particolarmente in Europa, altre recenti, altre restaurate da nuove comunità. Guardando le cose in un’ottica spirituale, questi luoghi dello spirito sono una struttura portante del mondo! E non è un caso che molte persone, specialmente nei periodi di pausa, visitino questi luoghi e vi si fermino per alcuni giorni: anche l’anima, grazie a Dio, ha le sue esigenze!
Ricordiamo, dunque, Santa Chiara. Ma ricordiamo anche altre figure di Santi che ci richiamano all’importanza di volgere lo sguardo alle “cose del cielo”, come Santa Edith Stein, Teresa Benedetta della Croce, carmelitana, co-patrona d’Europa, celebrata ieri. E oggi, 10 agosto, non possiamo dimenticare san Lorenzo, diacono e martire, con un augurio speciale ai romani, che da sempre lo venerano quale uno dei loro patroni. E alla fine rivolgiamo il nostro sguardo alla Vergine Maria, perché ci insegni ad amare il silenzio e la preghiera.
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1053 - Commento al Vangelo di oggi 11/8/2010
+ Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-19,1)
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il perdono illimitato è una caratteristica cristiana, non si trova in altri contesti religiosi l’amore riconciliatorio. Neanche la cristiana e democratica America è stata capace di rispondere con il perdono e la pazienza per fermare i terroristi/mandanti che la colpirono l’11 settembre 2001.
La rivalsa americana con la famigerata guerra preventiva ha causato tutti i disastri mondiali dal 2003 in poi. Dopo l’invasione dell’Iraq per uccidere Saddam, considerato finanziatore dei talebani, l’immorale guerra preventiva ha guidato ogni altro attacco di guerra, seminando morti, odio, vendette e sperperando una valanga di dollari.
Dicono che dal 2003 ad oggi gli Stati Uniti hanno speso per le guerre in Iraq e Afghanistan oltre seimilaottocento milioni di dollari. Qualcosa come tredicimila miliardi delle vecchie lire. È una cifra stratosferica, è il denaro sperperato che ha rovinato la prima potenza mondiale.
Adesso è facile valutare le capacità minime di Obama, ma anni fa i più grandi quotidiani italiani lo consideravano come il salvatore del mondo. Gli stessi quotidiani che oggi lo accusano di incapacità e lo indicano come un nano politicamente.
La differenza tra chi prega molto e dona la sua vita a Gesù, e chi invece vive una Fede debole, sta nella capacità di discernimento. Durante le elezioni del 2008 la stragrande popolazione mondiale stravedeva per Obama, c’erano miliardi di persone annebbiate dall’incapacità di vedere oltre, di percepire la vera realtà.
C’era qualcuno che diceva ai figli spirituali di non illudersi di Obama, perché non veniva nel nome del Signore, ma era appoggiato da chi è sempre stato avverso al Signore. E le iniziative di Obama hanno colpito la Chiesa Cattolica, hanno continuato le guerre di Clinton e Bush, hanno dissanguato le già vuote casse.
Gli americani sono in ginocchio e disperati per il loro futuro.
Addirittura a Stoccolma assegnarono a Obama il premio Nobel per la pace dopo appena due mesi dal suo insediamento alla Casa Bianca. Il presidente del comitato per il Nobel per la Pace, Thorbjoen Jagland, si faceva vedere in giro con una grande foto di Barack Obama, come se si trattava di un dio incarnato. Incredibile. Il ridicolo non ha svergognato la commissione svedese del Nobel, perché per ben 27 anni l’uomo che più di tutti nella storia mondiale è stato il portatore di pace, si chiamava Giovanni Paolo II.
E la commissione non gli assegnò mai il Nobel, perché composta da massoni.
Oggi sono pochissimi gli americani che si fidano di Obama, per molti giornalisti è passato da semidio a semipirla. Obama con quel suo motto che ha illuso miliardi di confusi, ha fallito pienamente e non è stato migliore di Bush. Contro Bush i no-global italiani organizzavano sfilate, manifestazioni, piazzate. Contro Obama c’è silenzio… Ed è preferibile questo silenzio ad ogni disordine, come sta avvenendo a Londra.
Ieri i telegiornali hanno dato una grave notizia poi smentita, che la Francia era stata declassata dal Rating come è avvenuto giorni fa agli Stati Uniti. È una notizia che aumenta la preoccupazione per le sorti dell’economia mondiale, adesso la crisi ha coinvolto le potenze europee insieme all’America. Negli ultimi cinque giorni è avvenuto un autentico terremoto economico. Ed è solo l’inizio.
Proprio la Francia con il suo agitato presidente ha voluto l’inutile guerra in Libia, sperperando centinaia di milioni di euro e costringendo molte Nazioni tra cui l’Italia.
Noi cristiani siamo contro ogni guerra preventiva o vendicativa, ci possiamo difendere ed attaccare solamente quando effettivamente si tratta di legittima difesa, per la salvaguardia della vita personale o di altri. Leggiamo alcuni capitoli dal nuovo Catechismo.
«Il quinto Comandamento proibisce la distruzione volontaria della vita umana. A causa dei mali e delle ingiustizie che ogni guerra provoca, la Chiesa con insistenza esorta tutti a pregare e ad operare perché la bontà divina ci liberi dall'antica schiavitù della guerra.
Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giustificano una legittima difesa con la forza militare. Tale decisione, per la sua gravità, è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale. Occorre contemporaneamente:
— che il danno causato dall'aggressore alla Nazione o alla comunità delle Nazioni sia durevole, grave e certo;
— che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci;
— che ci siano fondate condizioni di successo;
— che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare.
Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione.
Questi sono gli elementi tradizionali elencati nella dottrina detta della “guerra giusta”» (2307.2309).
Per comprendere meglio questo concetto, leggiamo il numero 2321: “La proibizione dell'omicidio non abroga il diritto di togliere, ad un ingiusto aggressore, la possibilità di nuocere. La legittima difesa è un dovere grave per chi ha la responsabilità della vita altrui o del bene comune”.
Quindi, se non c’è un vero pericolo non ci può essere una guerra. Per evitare le guerre, occorre avere la capacità di perdonare, per fare questo è indispensabile conoscere, amare, adorare Gesù Cristo. Non è possibile perdonare almeno nel cuore, uno che ha compiuto del male.
Il Vangelo di oggi ci ha spiegato proprio questo: se tu ricevi il perdono da Gesù, devi a tua volta perdonare qualsiasi altra persona. Se la tua colpa davanti a Gesù era altissima e ti è stata perdonata, tanto più devi perdonare un fratello che ha commesso un errore inferiore al tuo.
Oggi è Santa Chiara d’Assisi, prima pianticella dei figli di San Francesco, donna forte e umile, contemplativa e obbediente. Lei fu capace di perdonare e di amare i suoi nemici, e quando i Saraceni (musulmani) nel 1240 stavano entrando nel monastero di San Damiano per uccidere le monache, prontamente prese l’ostensorio con l’Eucaristia, l’innalzò e rimase ferma, osservando la fuga dei terrorizzati Saraceni. Erano musulmani che distruggevano Chiese e quanto trovavano di cristiano.
Nel nostro cuore ci sia sempre l’amore verso tutti. Facciamo del bene, facciamolo bene.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il perdono illimitato è una caratteristica cristiana, non si trova in altri contesti religiosi l’amore riconciliatorio. Neanche la cristiana e democratica America è stata capace di rispondere con il perdono e la pazienza per fermare i terroristi/mandanti che la colpirono l’11 settembre 2001.
La rivalsa americana con la famigerata guerra preventiva ha causato tutti i disastri mondiali dal 2003 in poi. Dopo l’invasione dell’Iraq per uccidere Saddam, considerato finanziatore dei talebani, l’immorale guerra preventiva ha guidato ogni altro attacco di guerra, seminando morti, odio, vendette e sperperando una valanga di dollari.
Dicono che dal 2003 ad oggi gli Stati Uniti hanno speso per le guerre in Iraq e Afghanistan oltre seimilaottocento milioni di dollari. Qualcosa come tredicimila miliardi delle vecchie lire. È una cifra stratosferica, è il denaro sperperato che ha rovinato la prima potenza mondiale.
Adesso è facile valutare le capacità minime di Obama, ma anni fa i più grandi quotidiani italiani lo consideravano come il salvatore del mondo. Gli stessi quotidiani che oggi lo accusano di incapacità e lo indicano come un nano politicamente.
La differenza tra chi prega molto e dona la sua vita a Gesù, e chi invece vive una Fede debole, sta nella capacità di discernimento. Durante le elezioni del 2008 la stragrande popolazione mondiale stravedeva per Obama, c’erano miliardi di persone annebbiate dall’incapacità di vedere oltre, di percepire la vera realtà.
C’era qualcuno che diceva ai figli spirituali di non illudersi di Obama, perché non veniva nel nome del Signore, ma era appoggiato da chi è sempre stato avverso al Signore. E le iniziative di Obama hanno colpito la Chiesa Cattolica, hanno continuato le guerre di Clinton e Bush, hanno dissanguato le già vuote casse.
Gli americani sono in ginocchio e disperati per il loro futuro.
Addirittura a Stoccolma assegnarono a Obama il premio Nobel per la pace dopo appena due mesi dal suo insediamento alla Casa Bianca. Il presidente del comitato per il Nobel per la Pace, Thorbjoen Jagland, si faceva vedere in giro con una grande foto di Barack Obama, come se si trattava di un dio incarnato. Incredibile. Il ridicolo non ha svergognato la commissione svedese del Nobel, perché per ben 27 anni l’uomo che più di tutti nella storia mondiale è stato il portatore di pace, si chiamava Giovanni Paolo II.
E la commissione non gli assegnò mai il Nobel, perché composta da massoni.
Oggi sono pochissimi gli americani che si fidano di Obama, per molti giornalisti è passato da semidio a semipirla. Obama con quel suo motto che ha illuso miliardi di confusi, ha fallito pienamente e non è stato migliore di Bush. Contro Bush i no-global italiani organizzavano sfilate, manifestazioni, piazzate. Contro Obama c’è silenzio… Ed è preferibile questo silenzio ad ogni disordine, come sta avvenendo a Londra.
Ieri i telegiornali hanno dato una grave notizia poi smentita, che la Francia era stata declassata dal Rating come è avvenuto giorni fa agli Stati Uniti. È una notizia che aumenta la preoccupazione per le sorti dell’economia mondiale, adesso la crisi ha coinvolto le potenze europee insieme all’America. Negli ultimi cinque giorni è avvenuto un autentico terremoto economico. Ed è solo l’inizio.
Proprio la Francia con il suo agitato presidente ha voluto l’inutile guerra in Libia, sperperando centinaia di milioni di euro e costringendo molte Nazioni tra cui l’Italia.
Noi cristiani siamo contro ogni guerra preventiva o vendicativa, ci possiamo difendere ed attaccare solamente quando effettivamente si tratta di legittima difesa, per la salvaguardia della vita personale o di altri. Leggiamo alcuni capitoli dal nuovo Catechismo.
«Il quinto Comandamento proibisce la distruzione volontaria della vita umana. A causa dei mali e delle ingiustizie che ogni guerra provoca, la Chiesa con insistenza esorta tutti a pregare e ad operare perché la bontà divina ci liberi dall'antica schiavitù della guerra.
Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giustificano una legittima difesa con la forza militare. Tale decisione, per la sua gravità, è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale. Occorre contemporaneamente:
— che il danno causato dall'aggressore alla Nazione o alla comunità delle Nazioni sia durevole, grave e certo;
— che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci;
— che ci siano fondate condizioni di successo;
— che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare.
Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione.
Questi sono gli elementi tradizionali elencati nella dottrina detta della “guerra giusta”» (2307.2309).
Per comprendere meglio questo concetto, leggiamo il numero 2321: “La proibizione dell'omicidio non abroga il diritto di togliere, ad un ingiusto aggressore, la possibilità di nuocere. La legittima difesa è un dovere grave per chi ha la responsabilità della vita altrui o del bene comune”.
Quindi, se non c’è un vero pericolo non ci può essere una guerra. Per evitare le guerre, occorre avere la capacità di perdonare, per fare questo è indispensabile conoscere, amare, adorare Gesù Cristo. Non è possibile perdonare almeno nel cuore, uno che ha compiuto del male.
Il Vangelo di oggi ci ha spiegato proprio questo: se tu ricevi il perdono da Gesù, devi a tua volta perdonare qualsiasi altra persona. Se la tua colpa davanti a Gesù era altissima e ti è stata perdonata, tanto più devi perdonare un fratello che ha commesso un errore inferiore al tuo.
Oggi è Santa Chiara d’Assisi, prima pianticella dei figli di San Francesco, donna forte e umile, contemplativa e obbediente. Lei fu capace di perdonare e di amare i suoi nemici, e quando i Saraceni (musulmani) nel 1240 stavano entrando nel monastero di San Damiano per uccidere le monache, prontamente prese l’ostensorio con l’Eucaristia, l’innalzò e rimase ferma, osservando la fuga dei terrorizzati Saraceni. Erano musulmani che distruggevano Chiese e quanto trovavano di cristiano.
Nel nostro cuore ci sia sempre l’amore verso tutti. Facciamo del bene, facciamolo bene.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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mercoledì 10 agosto 2011
1052 - Commento al Vangelo di oggi 10/8/2010
+ Dal Vangelo secondo Giovanni (12,24-26)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il chicco di grano per germogliare deve marcire, morire a se stesso. Il riferimento che fa Gesù è perfetto, anche l’uomo per rinascere deve morire all’amor proprio, vincere l’egoismo per vivere di amore e donazione.
Milioni di uomini e donne hanno vissuto questo annientamento, che non è una riduzione dell’essere persona umana, al contrario esalta la persona umana. Tutti portiamo le conseguenze del peccato originale, l’inclinazione verso il male e le opere cattive. Occorre far morire questo aspetto della nostra persona per rinascere trasfigurati e produrre grandi frutti di santità.
Oggi è la festa liturgica del Diacono Lorenzo, martire per la Fede in Cristo, grano che si è disciolto per portare frutti di Grazia. Dall’inizio del Cristianesimo ad oggi sono stati uccisi oltre 40 milioni di cristiani per la loro Fede in Cristo, di cui circa 25 milioni solo nel secolo scorso. Tutti i martiri sono beati in Paradiso, hanno scelto la coerenza piuttosto che tradire l’Amore.
Tutte le anime elette che si trovano in Cielo hanno compiuto il cammino del rinnegamento, del controllo della volontà, della mortificazione dei vizi. Morire a se stessi è impegnativo, per qualcuno sarà anche difficile perché non si impegna con serietà.
Bisogna iniziare dalle piccole cose, rinnegarsi per cose non importanti a cui siamo affezionati. Quando si pensa di fare qualcosa di non utile per l’anima, ci si impone di non compierla e di pensare ad altro. Invece di seguire i propri pensieri occorre seguire la verità del Vangelo.
Il rinnegamento richiede impegno e costanza, ma ci fa rinascere a nuova vita.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il chicco di grano per germogliare deve marcire, morire a se stesso. Il riferimento che fa Gesù è perfetto, anche l’uomo per rinascere deve morire all’amor proprio, vincere l’egoismo per vivere di amore e donazione.
Milioni di uomini e donne hanno vissuto questo annientamento, che non è una riduzione dell’essere persona umana, al contrario esalta la persona umana. Tutti portiamo le conseguenze del peccato originale, l’inclinazione verso il male e le opere cattive. Occorre far morire questo aspetto della nostra persona per rinascere trasfigurati e produrre grandi frutti di santità.
Oggi è la festa liturgica del Diacono Lorenzo, martire per la Fede in Cristo, grano che si è disciolto per portare frutti di Grazia. Dall’inizio del Cristianesimo ad oggi sono stati uccisi oltre 40 milioni di cristiani per la loro Fede in Cristo, di cui circa 25 milioni solo nel secolo scorso. Tutti i martiri sono beati in Paradiso, hanno scelto la coerenza piuttosto che tradire l’Amore.
Tutte le anime elette che si trovano in Cielo hanno compiuto il cammino del rinnegamento, del controllo della volontà, della mortificazione dei vizi. Morire a se stessi è impegnativo, per qualcuno sarà anche difficile perché non si impegna con serietà.
Bisogna iniziare dalle piccole cose, rinnegarsi per cose non importanti a cui siamo affezionati. Quando si pensa di fare qualcosa di non utile per l’anima, ci si impone di non compierla e di pensare ad altro. Invece di seguire i propri pensieri occorre seguire la verità del Vangelo.
Il rinnegamento richiede impegno e costanza, ma ci fa rinascere a nuova vita.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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