Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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domenica 8 giugno 2014

3102 - Commento al Vangelo del 8/06/2014, Pentecoste

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-23)
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche Io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Si parla spesso dello Spirito Santo e si magnifica la sua azione, si crede nella sua opera santificatrice e fioriscono incontri di preghiera. Invocare lo Spirito Santo è una importante pratica del cristiano, adorarlo è il modo per ricevere la sua visita. Non si spiegano però i comportamenti poco spirituali di molti cristiani che recitano preghiere allo Spirito Santo e ne sono devoti.
L'assenza dei frutti dello Spirito Santo indicano che non c'è una vera comunione e la preghiera non è efficace. Come si spiega?
Quindi, la devozione allo Spirito Santo è autentica solamente quando si manifestano alcuni comportamenti inequivocabili, in mancanza di essi non si può parlare di azione di Dio in quell'anima. Semplice ma sicura questa ricostruzione, è stato lo stesso Gesù a parlare di frutti: "Dai loro frutti li riconoscerete" (Mt 7,16).
Aggiunge un'avvertenza che dobbiamo ricordare ogni giorno, è davvero molto importante, soprattutto in questi tempi di sbandamento organizzato della Chiesa: "Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci" (Mt 7,15).
I frutti spirituali svelano la vera identità di una persona, non sono le sue parole a scoprire quale spirito è alla guida della sua vita. È vero che anche le parole ipocrite spesso svelano il marcio di chi è contro Gesù. Solitamente con le parole si inventa e si costruisce il contrario di tutto, le opere invece non possono ingannare, non alcune opere ma tutte le sue opere.
Leggiamo questo insegnamento che abbiamo ascoltato molte volte, adesso lo dobbiamo meditare lentamente e per una decina di minuti: "Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni" (Mt 7,16-18).
Per albero cattivo non intende la persona che pecca, non è diretto a chi pecca per debolezza, invece albero cattivo indica la persona corrotta nel cuore, che vive per il male e gioisce quando vede la sofferenza altrui. C'è una scala di cattiveria che noi non riusciamo a considerare talmente è misteriosa, ma le persone che hanno commesso cattiverie volontarie anche se minime, hanno sempre la possibilità di riparare e ricominciare una vita santa.
L'analisi di San Paolo ai Romani mostra gli effetti dei comportamenti dell'uomo: "Fratelli, quelli che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace.
Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione.
E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi".
Abbiamo meditato nei giorni scorsi i doni dello Spirito Santo, abbiamo compreso che la loro presenza deve necessariamente manifestare all'esterno buoni effetti, inoltre ci sono i frutti dello Spirito di Dio che sono più direttamente in relazione con il bene del prossimo. I frutti che mettono in evidenza l'azione dello Spirito Santo in un'anima li sintetizzo qui:
La bontà è la disposizione del cuore buono, sono quelli che non pensano mai a far del male e desiderano il bene di tutti.
La benevolenza richiede uno sforzo per fare sempre del bene a tutti, senza pensare a propri interessi.
L'amore è il contrario di egoismo, chi ama è sempre pronto a donare il perdono a chi ha sbagliato.
La gioia allontana ogni forma di chiusura ed espande buonumore, si trasmette felicità.
La pace è l'atteggiamento di chi non porta alcun risentimento e non ricorda più fatti passati.
La pazienza porta consiglio, favorisce una maggiore maturità spirituale.
La fedeltà è inevitabile, fedeltà a Dio e alla famiglia, all'amicizia. Gesù richiede a tutti una fedeltà convinta e piena, non c'è vera comunione con Lui se non mostriamo nei fatti una sincera fedeltà alla sua Parola.
La mitezza è docilità intelligente, non è passività causata dalla paura. La mitezza infonde determinazione.
Il dominio di sé è la padronanza degli istinti, l'abilità del proprio controllo, il dominio delle parole, dei pensieri, delle opere.
La presenza dello Spirito Santo plasma l'anima fino a renderla buona, mite, forte nel dominarsi. Senza la sua azione ineffabile in noi, nessuno è in grado di elevarsi verso l'alto, nessuno riesce a vivere il Vangelo come ci chiede Gesù.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3101 - Un mondo nuovo

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». (Gv 20,19-23)

Cristo risorto è un’esplosione di vita. Egli dona la pace in senso pieno, che contiene tutti i doni di vita, bontà, bellezza. Egli dona lo Spirito Santo, principio di vita, bontà, bellezza, dalla creazione del mondo fino alla rinnovamento, la misericordia che redime l’uomo. In questa giornata, con Cristo risorto che entra nel cenacolo, è rinato il mondo. Rinasce oggi con la potenza dello Spirito del Signore che ci convoca in unità e pace e cambia il cuore degli uomini. Convoca Papa Francesco, il patriarca Bartolomeo I, Shimon Peres e Abu Mazen nell'invocazione della preghiera. Partecipiamo insieme, domandando allo Spirito del Signore cieli nuovi e terra nuova.
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sabato 7 giugno 2014

3100 - Commento al Vangelo del 6/06/2014

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (21,15-19)
In quel tempo, quando si fu manifestato ai discepoli ed essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, Tu lo sai che Ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, Tu lo sai che Ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, Tu conosci tutto; Tu sai che Ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità Io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi». 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Dopo i tre rinnegamenti di Pietro occorre una riabilitazione anche davanti agli altri dieci Apostoli. Gesù conosce benissimo il cuore di Pietro e comprende la sua paura dinanzi alle guardie romane, non è stato un tradimento come purtroppo viene indicato da chi forse conosce il significato di tradimento. La debolezza ha colpito Pietro e nello smarrimento generale non ha trovato di meglio che negare la conoscenza di Gesù. In cuor suo l'amore per Gesù non è venuto mai meno.
Anche il rinnegamento è grave dinanzi alle guardie e ai paesani inferociti contro il Nazareno. Poi Pietro si pente amaramente.
Dopo la Risurrezione Gesù riabilita Pietro davanti agli altri, innanzitutto vuole rasserenare la sua inquietudine scaturita dal rinnegamento, nel suo turbamento non si considerava degno dell'amore di Gesù. È la consapevolezza del credente veramente innamorato di Gesù.
Pietro ascolta frastornato le tre domande poste da Gesù. Analizziamole nel suo insieme e sveliamo alcuni dati importanti:
Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?
Simone, figlio di Giovanni, mi ami?
Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?
Gesù non lo chiama più Pietro ma con il nome originario, vuole riabilitarlo con la sua professione di Fede, il discepolo deve pronunciare tre volte il suo sì per riparare le tre negazioni e riprendere il ruolo di Capo degli Apostoli.
Nella prima domanda gli chiede se Lo ama più di tutti. "Mi ami più di costoro?". Non deve solamente esprimere l'amore verso Gesù, deve professarlo al di sopra di ogni amore umano per la sua responsabilità di Capo della nascente Chiesa.
Gesù invita Pietro ad amarlo più di tutto, lo chiede ad ognuno di noi: "Mi ami più di costoro?". Noi amiamo veramente Gesù?
Alle tre domande di Gesù fanno seguito le tre risposte meravigliate e commosse di Pietro, è pieno di umiliazione mentre parla, così le sue parole acquisiscono un grande valore, oltre che per la sua intima sincerità. Alle tre risposte di Pietro, il Signore indica la sua rara missione. Troviamo la pronuncia di due volte della parola "pasci" e una volta di "pascola".
Pasci i miei agnelli.
Pascola le mie pecore.
Pasci le mie pecore.
Pasci indica che la missione di Pietro è quella di nutrire bene i fedeli con la Parola di vita e deve confermare la loro Fede, deve alimentarli con il cibo spirituale. Pietro è stato il 1° Papa Santo, ha centrato la sua vita sulla indiscutibile e definitiva Parola di Dio.
Il termine pascola comporta la vigilanza sul gregge, deve farlo pascolare nella Verità, deve tenerlo dove c'è cibo buono.
Continuando il commento ai doni dello Spirito Santo, oggi considero il dono della Scienza.
La vera Scienza è conoscere Dio.
Non è una scienza prodotta dall'attività umana, è un dono, perché solo Dio può permettere all'uomo di penetrare i suoi Misteri, a riconoscere il suo vero Volto e capire la sua volontà. Con questo dono si comprende perfettamente il significato più segreto della sua Parola, si conosce meravigliosamente il concetto delle parole più incomprensibili. Non è solo la mente a ricevere questa Luce, viene toccato anche il cuore e ama Dio con un trasporto ineffabile.
Il dono della Scienza innesta nell'uomo una grande capacità di percepire e intuire la presenza ed il linguaggio di Dio in due modi: attraverso la natura e gli avvenimenti vissuti da ognuno. La bellezza della natura e del creato, tutto ciò che è visibile diventa il mezzo per lodare Dio. Ogni aspetto del creato che esprime bellezza è l'occasione per lodare Dio. I fiori, il giardino, il cielo limpido, i monti, il mare.
Non si ammira solo la bellezza del fiore, si prova gioia per il Creatore che lo ha creato. La natura diventa il mezzo per ringraziare Dio.
Il dono della Scienza permette di conoscere il vero valore delle creature nel loro rapporto col Creatore.
L'uomo contemporaneo senza la Grazia di Dio dà un'interpretazione naturalistica del mondo, si trova dinanzi molteplici risorse delle cose e tra loro complesse, c'è grande varietà nel creato, e inevitabilmente cade nell'azione di assolutizzarle e quasi divinizzarle, e arriva a farne lo scopo supremo della sua vita. Tutto ciò che si può trarre dalle cose materiali per soddisfare i piaceri dell'uomo vengono esaltati come divinità. L'ebbrezza del potere, la ricerca del piacere, ogni forma di ricchezza si trasformano in idoli.
In che modo l'uomo può resistere alle attrazioni mondane che distruggono la sua vita spirituale? Dio viene in aiuto dell'uomo ed invia lo Spirito Santo che elargisce -secondo le disposizioni che trova in ognuno di noi-, il dono della Scienza. Solo con questo soprannaturale dono l'uomo riesce a valutare rettamente le cose nella loro essenziale dipendenza dal Creatore.
Scrive San Tommaso che per mezzo del dono della Scienza, l'uomo non stima le creature più di quello che valgono e non pone in esse, ma in Dio, il fine della propria vita.
L'uomo così illuminato riesce a scoprire il senso teologico del creato, scopre il valore autentico del creato e dell'Amore che è Dio. Da queste considerazioni si sente gioiosamente animato ad esprimere il suo amore con lodi e canti a Dio. Esprime ringraziamenti a Dio con la sua vita onesta e coerente.
Con questo dono comprende quanta distanza esiste tra le cose create e Dio, distanza valutata in importanza, quindi tutte le cose create non le considera più come idolo e se ne distacca felicemente con il cuore.
Può possedere anche ricchezze ma non dà più ad esse alcuna importanza, le amministra e si preoccupa di aiutare gli altri, aiuta principalmente le opere di apostolato che permettono la diffusione del Vangelo.
Ringrazio quanti di voi sono premurosi nell'aiutare questa Opera Mariana, per il resto non mi faccio molte aspettative quando vi presento la necessità di sostenere le molte spese di mantenimento e di favorire lo sviluppo di quanto si vuole realizzare per il bene di tutti.
Un giorno non molto lontano, qui dove vivo, si potranno organizzare ritiri sui doni dello Spirito santo, sui 10 Comandamenti, sulle parabole di Gesù, sui miracoli di Gesù, ecc. Si potranno meditare approfonditamente tutte le Verità del Vangelo. Ma come realizzare le opere se abbiamo sempre difficoltà economiche per proseguire i lavori?
Quanti posseggono molti beni non fanno donazioni perché non vivono il dono della Scienza, non riescono a donare nulla perché non sono sollecitati dallo Spirito Santo. Ed è un limite poco nobile non ascoltare gli inviti dello Spirito di Dio. Tutti possono contribuire con un aiuto economico a realizzare le opere che si vogliono realizzare.
Per aiutare in questo momento la nostra Opera Mariana basterebbero 100 parrocchiani disponibili a donare ciascuno 100 euro, o 50 parrocchiani pronti con 200 euro ciascuno, senza considerare che per risolvere questa situazione c'è chi può donare 500 euro o anche di più. Ognuno risponde alla propria coscienza e allo Spirito Santo.
Tutte le grandi opere volute da Dio necessitano di donazioni. Rifletteteci. 
Il dono della Scienza significa proprio questo, fa capire senza alcun dubbio l'infinita distanza che separa le cose dal Creatore, la loro limitatezza, anche il pericolo che comporta un uso cattivo. È un dono che aiuta a capire il retto utilizzo del denaro e dei beni che si posseggono.
Ci sono stati ricchi che con il denaro si sono santificati, altri invece già in questa terra, per l'utilizzo avido del denaro hanno condotto un'esistenza infernale. Dove sono finiti dopo avere adorato il denaro per tutta la vita?
La straordinaria importanza del dono della Scienza fa scoprire all'uomo la miseria dei beni materiali, e questo gli da una forte spinta per orientare l'esistenza in direzione del Vangelo di Gesù.
L'uomo scopre con questa Scienza che solo Gesù può appagare pienamente la sua esistenza, viene così visitato frequentemente dallo Spirito Santo e riesce a mettere Dio al centro di tutto. La sua vita è piena di gioia e di pace soprannaturale. La sua famiglia è salva dalla corruzione e quando chiede le Grazie trova sempre aperto il Cuore di Gesù.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3099 - Ripartire dal Suo sguardo

In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi». (Gv 21,15-19) 

Sulla riva del lago, lì dove tutto era cominciato con il primo incontro e la prima chiamata, tutto ancora ricomincia: uno sguardo, una domanda, una conferma. Gesù risveglia Simone-Pietro a un’amicizia che da tre anni era vissuta in uno stretto legame di appartenenza e di dedizione. Cristo è tutto per Pietro, il quale non saprebbe dove altro andare, pur ferito dalla sua propria debolezza. Gesù non solo ricostruisce il rapporto con il suo grande amico, ma ne conferma la missione verso gli uomini. Possiamo ripartire ogni giorno dallo sguardo di Gesù su di noi, che ci permette sia di ritrovare la nostra personale identità, sia di ripartire per la missione che ci è stata affidata.
Angelo Busetto
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giovedì 5 giugno 2014

3098 - Commento al Vangelo del 5/06/2014

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (17,20-26)
In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, pregò dicendo: «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro Parola: perché tutti siano una sola cosa; come Tu, Padre, sei in me e Io in Te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che Tu mi hai mandato. E la gloria che Tu hai dato a me, Io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e Tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che Tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono Io, perché contemplino la mia gloria, quella che Tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non Ti ha conosciuto, ma Io Ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che Tu mi hai mandato. E Io ho fatto conoscere loro il tuo Nome e lo farò conoscere, perché l’Amore con il quale mi hai amato sia in essi e Io in loro». 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
L'unità a cui richiama Gesù non intende una diversità dottrinale come è l'ecumenismo voluto dai modernismi per riunire le chiese cristiane in una sola. La diversità indica una differenza di dottrina, una difformità basilare, una molteplicità di vedute opposte. Non c'è unità senza condivisione di un messaggio uguale per tutti, da qui nasce lo sforzo di personaggi all'interno della Chiesa di eliminare quelle Verità che arrecano  disturbo ai protestanti. Cosa avverrà in futuro?
È una contraddizione che annulla anche quelle piccole cose buone, si vive nella piena incoerenza e non ci si preoccupa di Dio.
Cosa manca a quei vescovi che cercano questo ecumenismo a discapito della Verità del Vangelo? Principalmente l'amore a Gesù, non esiste in essi una preghiera sincera, altri interessi perseguono in maniera anche sfacciata, sapendo di andare contro Dio e la Chiesa.
Gesù parla di unità tra i suoi discepoli, ma devono essere perfetti in questa unità e non c'è alcuna perfezione quando si manipola la Parola di Dio. "Io in loro e Tu in me, perché siano perfetti nell’unità". Questa è l'unità richiesta da Gesù, bisogna cercarla nella Verità del Padre e del Figlio. È l'unità con Dio che favorisce la vera unità tra gli uomini, se non esiste l'unità con Dio è una falsa unione quella che si cerca di creare.
In queste altre parole Gesù è più chiaro sul significato del suo pensiero: "Perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa".
La vera unità ecclesiale nasce quando si condivide il Vangelo storico e non un vangelo inventato dagli uomini, pieno di mondanità e di misericordia a buon mercato. Non è possibile ottenere la misericordia di Dio se prima non c'è il pentimento e la volontà di cambiare vita!
Diventare una cosa sola è impossibile per le comunità ecclesiali cristiane, le posizioni teologiche sono molto distanti e il dialogo autentico è irrealizzabile. Molti pregano insieme ed è una loro scelta, ma non pregano la Madonna né i Santi, non adorano l'Eucaristia né partecipano alla Messa, non credono alla Confessione perché tutti si considerano salvi.
Questa salvezza assicurata come è vista dai protestanti piace a tantissimi teologi e Consacrati della Chiesa. Il peccato non lo considerano affatto, l'inferno non esiste, ignorano la Parola di Dio e si dichiarano contenti. Quale gioia possono portare dentro se vivono come antagonisti di Gesù? Per questo affermano che Giuda si è salvato e che l'Apostolo Tommaso era un uomo di grande fede. "Non essere più incredulo ma credente".
È evidente la mancanza del dono della Fortezza nei cattolici che abbandonano con il cuore il Vangelo e seguono nuove dottrine protestanti ed eretiche. Si chiama apostasia del cuore, è la perdita della Fede nonostante la presenza in Chiesa o la recita di fiacche preghiere.
Il dono della Fortezza infonde molto coraggio, fermezza e risolutezza. Questo dono permette di affrontare ogni forma di combattimento che si presenta nella giornata, soprattutto contro ogni forma di male presente in noi e all'esterno. Il dono della Fortezza irrobustisce la Fede e sviluppa la speranza. Nei momenti di sofferenza e quando si rimane sottoposti a prove dolorose, la Fortezza rende ottimista il credente, evitando l'abbattimento e la disperazione.
Dinanzi ogni forma di sofferenza il credente è sempre entusiasta, non si deprime.
La Fortezza porta la gioia interiore, una gioia presente anche nelle dure persecuzioni e nelle sofferenze che riserva la vita. L'anima è nella gioia, è serena e riposa nel Cuore di Gesù, mentre i malanni del corpo continuano a emanare dolori che affliggono ma non rattristano, proprio per la gioia interiore presente anche nelle durissime prove.
Questa è la ragione della serenità nelle persecuzioni e nelle sofferenze del corpo, la Grazia di Dio dona inalterabilità interiore.
Il dono della Fortezza è anche una virtù cardinale, è un dono concesso dallo Spirito Santo e che facilita gli sforzi del credente nel resistere alle tentazioni prima e poi ai peccati, riesce ad opporsi alle proposte equivoche, rifiuta le mode blasfeme e che portano alla rovina spirituale.
Il credente rimane fermo nei principi della sua Fede, non svende la propria personalità lasciandosi coinvolgere in azioni sociali o di gruppo degradanti o immorali. Riesce a conservare inalterati i valori cristiani.
Dal mondo arrivano a voi spinte di ogni tipologia avverse alla Fede, senza la virtù della Fortezza non si riesce a resistere, è la virtù di chi non scende a compromessi. Oggi pensiamo alle truffe dei politici nazionali e vediamo che la Fortezza in essi è inesistente. Chi invece pratica questa virtù rimane integro, onesto, nell'adempimento del proprio dovere.
La virtù della Fortezza che si differenzia dal dono per proprie specificità ma che comunque hanno la stessa finalità, oggi è assente nella società, non si vedono molte resistenze al malaffare tra i politici, è invece molto visibile il cedimento ad ogni forma di truffa e dell'accomodamento per sistemare i loro traffici.
Il dono della Fortezza indica l'intervento di Dio, è un'azione soprannaturale che fortifica il credente. È Dio che dona e opera nel credente.
La Fortezza ricorda all'uomo che è debole, da solo non può resistere al male ed è incline con facilità ad ogni forma di male. Molti in questi strani tempi esaltano la forza fisica, dedicano lunghe ore per avere addominali d'acciaio, si sottopongono a sacrifici immani per avere la tartaruga e non pensano che hanno trasformato il loro corpo in un idolo. Il cuscinetto che si potrebbe formare arreca già grande disperazione.
La mancanza del dono della Fortezza sviluppa nella persona un misto di codardia e di aggressività, diventa un incrocio pusillanime nel comportamento umano, la persona diventa debole e vile con i potenti, spavalda e prepotente con gli indifesi. Chi non ha il dono della Fortezza agisce in questo modo, in forma esplicita o mascherata.
La virtù morale della Fortezza ha bisogno di essere sostenuta dall'omonimo dono dello Spirito Santo. Il dono della fortezza è un impulso soprannaturale, che fortifica la persona nei momenti gravi della sua vita, ma anche dinanzi a qualsiasi difficoltà.
Quando i propri principi sono minacciati da proposte indegne ci permette di rimanere coerenti, ci dà la serenità di sopportare offese e cattiverie, ci aiuta nella perseveranza eroica, senza cedere alle incomprensioni che creano gli altri e si rimane sinceri e onesti.
Il dono della Fortezza fa vincere ogni forma di martirio, c'è quello del corpo e dell'anima, ma rimane più doloroso quello dell'anima per la sua prolungata crocifissione. I cattolici coerenti prima o poi assaporano il martirio dell'anima causato dalle cattiverie gratuite, esiste anche quello interiore dell'aridità e ve ne ho parlato ampiamente.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3097 - Il segno dell'unità

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo: «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro». (Gv 17,20-26)

Tutto il mondo è sotto gli occhi di Gesù e nel suo cuore. Il presente e il futuro: anche noi, amati da Lui per essere con Lui una sola cosa. “Non sono più io – dice San Paolo – è Cristo che vive in me”. Non siamo più noi, ma diventiamo ‘una’ cosa in Gesù. Senza mescolare e confondere le nostre identità personali, diventiamo membra, diverse e unite, del suo corpo. Questa è la risposta vera e totale al nostro bisogno di comunione. Questo è il segno che nel mondo annuncia e testimonia Cristo risorto e vivo,  in modo tale da poter essere riconosciuto come la novità impossibile che convince il mondo.
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mercoledì 4 giugno 2014

3096 - Commento al Vangelo del 4/06/2014

+ Dal Vangelo secondo Giovanni  (17,11-19)
In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al Cielo, pregò dicendo: «Padre Santo, custodisci nel tuo Nome coloro che mi ha dato, perché siano una sola cosa, come noi. Quand'ero con loro, Io li custodivo nel tuo Nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora Io vengo a Te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua Parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come Io non sono del mondo. Non prego che Tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come Io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua Parola è verità. Come Tu hai mandato me nel mondo, anche Io ho mandato loro nel mondo; per loro Io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità». 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Le ultime parole di Gesù agli Apostoli durante l'Ultima Cena sono di una affettuosità struggente. Tutta la sua storia umana esprime affetto indicibile verso i suoi discepoli, in questa circostanza è come una mamma che parla ai figli che sono sangue del suo sangue. I discepoli diverranno persone nuove, vivranno una nuova rinascita spirituale dal Sangue che verserà Gesù.
Dopo avere svelato il rapporto tra Lui e il Padre, in queste parole del Vangelo di oggi Gesù inserisce anche i suoi discepoli nell'Amore divino che tutto avvolge. Ripetutamente Gesù ha glorificato il Padre con affermazioni chiare e spesso incomprensibili per i presenti, qui completa la spiegazione assegnando ai suoi discepoli un posto privilegiato.
Non si dimentica degli Apostoli con Lui nel Cenacolo, l'Amore che esprime è indirizzato ai discepoli di tutti i tempi. Anche a noi.
"Padre Santo, custodisci nel tuo Nome coloro che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi".
Una preghiera ripetuta da Gesù infinite volte in tre anni, in favore dei discepoli vicini a Lui e dei discepoli di tutti i tempi. Gesù ha pregato per ognuno di noi, ci ha affidato al Padre nel Cenacolo alcune ore prima della sua morte. Non si preoccupa di salvare se stesso dopo che Giuda era uscito per andare dai nemici e "mercanteggiare" la vita di Dio.
Nelle ultime spaventose ore che preparano la terribile sofferenza prima morale e poi fisica, Gesù continua a istruire i discepoli su come salvare i peccatori e quale Via intraprendere per raggiungere la salvezza eterna.
In questa fase dell'Ultima Cena Gesù considera figli tutti i suoi seguaci, mostra di amarli con un Amore incommensurabile.
Anche Giuda viene ricordato da Gesù, lo fa con parole che non lasciano dubbi sulla sua destinazione: "Nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura".
Non era comunque la Scrittura ad avere stabilito il tradimento di Giuda, la Scrittura profetizzava quello che avrebbe commesso lui.
Ai suoi seguaci invece indica la felicità in Cielo, ma prima saranno beati in questa vita. "… abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia". Non ci augura solo la gioia che rimane per molti sempre un traguardo irraggiungibile, anche tra i cristiani, Lui desidera per tutti noi la pienezza della gioia, non la gioia umana ma quella sua. "… la pienezza della mia gioia".
Ripete al Padre quanto ha già detto sulla persecuzione: "Il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come Io non sono del mondo". Sui suoi veri seguaci Gesù invoca un intervento particolare del Padre, il Figlio lo chiede umilmente per dare rilievo alla vicinanza del Padre verso tutti noi. "Consacrali nella verità. La tua Parola è verità". Consacrali nel senso di: confermali, rendili autentici nel cammino di Fede.
Il cammino cristiano è impegnativo, senza la sua Grazia e gli aiuti costanti nessuno può elevarsi verso l'alto. Quindi, il cammino bisogna conoscerlo bene e non si può improvvisare o fantasticare nelle cose di Dio. I doni dello Spirito Santo vanno coltivati con una vita coerente, la sua azione però rimane inattiva quando si prega senza praticare il rinnegamento. Non sono sufficienti le invocazioni, prima ancora devono praticarsi le buone opere.
Ieri ho trattato il dono della Sapienza e dell'Intelletto. Il primo e più alto dei doni è la Sapienza, è una luce che si riceve dall'Alto, è una speciale partecipazione a quella conoscenza misteriosa e somma, che è propria di Dio. La Sapienza intesa come dono è la radice di una conoscenza nuova, una conoscenza traboccante di carità, e per essa l'anima acquisisce grande dimestichezza con le cose divine e ne prova gusto.
Il dono della Sapienza dà una speciale capacità di giudicare delle cose umane secondo il metro di Dio, nella luce di Dio. Questo dono elargisce una illuminazione grandiosa, il cristiano riesce a vedere dentro le realtà del mondo, li guarda con gli occhi stessi di Dio.
Abbiamo visto che il dono dell'Intelletto permette di vedere dentro, di comprendere a fondo e deriva dal latino "intus legere". Dio con questo dono comunica al credente la capacità perscrutativa, illumina e fa conoscere l'interiorità di una persona. Pensiamo alla capacità di San Pio e di molti Santi.
L’Intelletto è prezioso perché rende il credente intelligente secondo Dio, non è l'intelligenza del mondo, fatta di furberie, egoismo, avidità, inganni. Gli intellettuali non credenti posseggono un'intelligenza umana e mancano dell'intelligenza secondo Dio, perché questa è un dono, dato a quanti si dispongono interiormente.
Non è intelligente diventare intellettuali solo umanamente, è grande cosa essere intelligenti secondo Dio.
Oggi vediamo un dono, il terzo ed è conosciuto come quello del Consiglio.
Anche se è meno determinante come i primi due è sempre importante, il Sacerdote che ne è privo rilascia sempre consigli opposti alla volontà di Dio. Questo dono aiuta a compiere le scelte giuste in ogni circostanza, inevitabile quando si ricerca la volontà di Dio, per conoscere il suo progetto.
Ognuno si trova in determinati momenti a pensare al domani, non solo cosa fare nella vita, ma altre scelte importanti come la famiglia per trovare il coniuge giusto, dove vivere, cosa fare, le amicizie, tante scelte importanti e obbligatorie. Chi compie una scelta seguendo i propri pensieri corre il rischio di fallire e di rovinare quanto di buono aveva fatto in precedenza. Non sempre i pensieri indicano la soluzione migliore, orientano quasi sempre verso i gusti personali.
La scelta migliore è quella che indica Gesù, è perfetta e non produrrà danni collaterali. Per arrivare a conoscere cosa vuole Gesù per il nostro bene è richiesto un atto di umiltà e una preghiera fiduciosa. Oltre la Messa è determinante la recita del Rosario e l'adorazione dell'Eucaristia. Recitare il Rosario davanti al Tabernacolo è un atto di amore e di fiducia, allo stesso tempo l'impegno è rivolto all'eliminazione dei vizi. Non sarà immediata la vittoria sui vizi, non è facile ed è una lotta, rimane importante lavorare giornalmente sul rinnegamento.
Una caratteristica del dono del Consiglio è quello di percepire gli errori commessi e di indirizzare verso le soluzioni migliori.
La particolarità del dono del Consiglio è di orientare e consigliare le anime verso la salvezza con le indicazioni migliori, c'è di più ed è quello che provoca grande gioia ai Padri spirituali, si tratta di consigliare non secondo la convenienza personale ma esclusivamente per il bene della persona.
Se trovate il Padre spirituale che in ogni circostanza vi consiglia unicamente per il vostro bene, avete trovato un piccolo tesoro.
Qui si prova l'autenticità di chi dà consigli, se indirizza verso ciò che è bene per l'anima e non secondo i propri vantaggi.
I consigli sapienti possono scaturire solamente da una coscienza pura, che non è inquinata dall'egoismo e da altre forme di corruzione. L'occhio sano del Vangelo è la coscienza, essa viene visitata come un soffio nuovo dal Consiglio e vede davanti agli occhi la scelta preferibile e più conveniente per sé e la famiglia o per i credenti che chiedono.
La coscienza acquisisce una capacità meravigliosa di trovare la soluzione anche dinanzi a situazioni intricate e difficili.
 
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3095 - Udienza di Papa Francesco del 4/6/2014 (6-pietà)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
Oggi vogliamo soffermarci su un dono dello Spirito Santo che tante volte viene frainteso o considerato in modo superficiale, e invece tocca nel cuore la nostra identità e la nostra vita cristiana: si tratta del dono della pietà.
Bisogna chiarire subito che questo dono non si identifica con l’avere compassione di qualcuno, avere pietà del prossimo, ma indica la nostra appartenenza a Dio e il nostro legame profondo con Lui, un legame che dà senso a tutta la nostra vita e che ci mantiene saldi, in comunione con Lui, anche nei momenti più difficili e travagliati.
1. Questo legame col Signore non va inteso come un dovere o un’imposizione. È un legame che viene da dentro. Si tratta di una relazione vissuta col cuore: è la nostra amicizia con Dio, donataci da Gesù, un’amicizia che cambia la nostra vita e ci riempie di entusiasmo, di gioia. Per questo, il dono della pietà suscita in noi innanzitutto la gratitudine e la lode. È questo infatti il motivo e il senso più autentico del nostro culto e della nostra adorazione. Quando lo Spirito Santo ci fa percepire la presenza del Signore e tutto il suo amore per noi, ci riscalda il cuore e ci muove quasi naturalmente alla preghiera e alla celebrazione. Pietà, dunque, è sinonimo di autentico spirito religioso, di confidenza filiale con Dio, di quella capacità di pregarlo con amore e semplicità che è propria delle persone umili di cuore.
2. Se il dono della pietà ci fa crescere nella relazione e nella comunione con Dio e ci porta a vivere come suoi figli, nello stesso tempo ci aiuta a riversare questo amore anche sugli altri e a riconoscerli come fratelli. E allora sì che saremo mossi da sentimenti di pietà – non di pietismo! – nei confronti di chi ci sta accanto e di coloro che incontriamo ogni giorno. Perché dico non di pietismo? Perché alcuni pensano che avere pietà è chiudere gli occhi, fare una faccia da immaginetta, far finta di essere come un santo. In piemontese noi diciamo: fare la “mugna quacia”. Questo non è il dono della pietà. Il dono della pietà significa essere davvero capaci di gioire con chi è nella gioia, di piangere con chi piange, di stare vicini a chi è solo o angosciato, di correggere chi è nell’errore, di consolare chi è afflitto, di accogliere e soccorrere chi è nel bisogno. C'è un rapporto molto stretto fra il dono della pietà e la mitezza. Il dono della pietà che ci dà lo Spirito Santo ci fa miti, ci fa tranquilli, pazienti, in pace con Dio, al servizio degli altri con mitezza.
Cari amici, nella Lettera ai Romani l’apostolo Paolo afferma: «Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: “Abbà! Padre!”» (Rm 8,14-15). Chiediamo al Signore che il dono del suo Spirito possa vincere il nostro timore, le nostre incertezze, anche il nostro spirito inquieto, impaziente, e possa renderci testimoni gioiosi di Dio e del suo amore, adorando il Signore in verità e anche nel servizio del prossimo con mitezza e col sorriso che sempre lo Spirito Santo ci dà nella gioia. Che lo Spirito Santo dia a tutti noi questo dono di pietà.
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martedì 3 giugno 2014

3094 - Commento al Vangelo del 3/06/2014

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (17,1-11)
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al Cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi Te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano Te, l’unico vero Dio, e Colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a Te con quella gloria che Io avevo presso di Te prima che il mondo fosse. Ho manifestato il tuo Nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da Te, perché le parole che hai dato a me Io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da Te e hanno creduto che Tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che Tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e Io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e Io vengo a te». 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Siamo nella novena dello Spirito Santo, domenica festeggeremo la Pentecoste, una discesa continua dell'Amore di Dio sui credenti che pregano. In questi giorni cercherò di spiegare brevemente il significato dei sette doni, si parla spesso dello Spirito di Dio ma non è certa la comprensione della sua operazione sui credenti.
Molti raggiungono la convinzione che è sufficiente pregare o invocare lo Spirito Santo per ricevere i doni e tanti carismi.
Non avviene così, questa presunzione al contrario è un impedimento alla sua discesa, trova un ostacolo sulla sua operazione ad extra e ordinariamente non visita i credenti presuntuosi. Lo Spirito Santo è lo stesso Spirito del Padre e del Figlio, non ha un linguaggio diverso da Loro e non agisce in maniera difforme.
L'azione dello Spirito Santo la possiamo individuare chiaramente nella Persona di Gesù, nelle sue parole, nelle opere, nella bontà.
Lo Spirito Santo è indispensabile nel cammino di Fede, non si realizza una conversione e non si avanza nella spiritualità senza il suo ineffabile apporto. Pregarlo, adorarlo, invocarlo è una pratica ordinaria, ma diventa un'eccezione in tantissimi cattolici.
Possiamo considerare che la stragrande maggioranza dei cattolici non esprime interesse verso lo Spirito Santo, mentre gli altri non cercano questo Spirito con le stesse disposizioni: ci sono quelli un po’ avventati e altri più umili nell'invocare Dio.
Tutti abbiamo ricevuto lo Spirito Santo nel giorno della Cresima, già nel Battesimo comunque la sua azione santificatrice era all'opera. Molti credenti si fermano nella conoscenza e nella devozione allo Spirito Santo subito dopo la Cresima, si interrompe anche la loro frequenza alla Messa.
Quelli che invocano ogni giorno lo Spirito Santo devono creare le condizioni interiori buone per accoglierlo, riceverlo e adorarlo. Noi siamo sale della terra quando questo Spirito agisce in noi, se è assente non possiamo dare sapore alle nostre cose.
Meditiamo oggi i primi due doni dello Spirito Santo, la Sapienza e l'Intelletto. I sette doni sono soprannaturali, indicano l'azione di Dio.
Il dono della Sapienza aiuta a distinguere il Bene dal male. Con questo dono non bisogna pensare al credente saggio perché è istruito culturalmente, l'istruzione della Sapienza è la ricerca centrale di Dio. Il dono rende il credente sapiente nel collocare al centro le cose importanti della vita, mettendo al primo posto Dio. Il credente riesce a stabilire una scala di valori perfetta.
Questo dono fa innamorare il credente di Dio, lo spinge a gustare le cose spirituali e le preferisce a quelle del mondo. Con il dono della Sapienza avviene un radicale cambiamento nelle scelte della vita, si percepisce Dio con facilità e si intuisce il suo pensiero. Le cose che prima sembravano amare diventano dolci e quelle che si consideravano dolci diventano amare.
Porta ad amare di più Dio, a rispettarlo come il grande Re buono e misericordioso.
Il dono dell'Intelletto è quello della conoscenza, permette di vedere oltre le apparenze, a saper leggere dentro alle situazioni più intrigate. Nei Santi questo dono permetteva di capire e di conoscere i pensieri delle persone e a leggere i sentimenti dei loro cuori.
È un dono che arriva alle profondità dell'inconoscibile, questo è un limite perché oltrepassa le capacità della mente, ma Dio illumina l'uomo è lo rende capace di conoscere ciò che umanamente non è possibile. Con questo dono si arriva alle profondità della vera conoscenza e permette di vedere la realtà con gli occhi di Dio.
Rende il credente umilmente riflessivo e capace di valutare con equilibrio ogni situazione.
Con questo dono la mente non elabora più pensieri egoisti e tortuosi per primeggiare o compiere quello che piace, la trasformazione attuata dallo Spirito rende il credente giudizioso, capace di ponderare le cose senza più cercare il proprio interesse.
Dagli effetti che scaturiscono dai doni dello Spirito Santo si comprende dove Lui agisce e dove è assente. Secondo una valutazione umana, i comportamenti e le scelte dei credenti testimoniano la presenza o l'assenza dello Spirito santificatore.
Il dono dell'Intelletto và ancora oltre, fa conoscere l'interiorità di una persona anche se distante o senza averla mai incontrata.
 
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3093 - Messaggio di Medjugorje a Mirjana del 2/6/2014

Cari figli, 
invito ed accolgo voi tutti come miei figli. 
Prego che voi mi accogliate ed amiate come Madre. 
Ho unito tutti voi nel mio Cuore, sono scesa in mezzo a voi e vi benedico. 
So che voi volete da me consolazione e speranza, perché vi amo e intercedo per voi. 
Io vi chiedo di unirvi con me in mio Figlio e di essere miei apostoli. 
Perché possiate farlo, vi invito di nuovo ad amare. 
Non c’è amore senza preghiera, non c’è preghiera senza perdono, perché l’amore è preghiera, il perdono è amore. Figli miei, Dio vi ha creati per amare, amate per poter perdonare! 
Ogni preghiera che proviene dall'amore vi unisce a mio Figlio ed allo Spirito Santo. 
Lo Spirito Santo vi illumina e vi rende miei apostoli: apostoli che, tutto ciò che faranno, lo faranno nel nome del Signore. 
Essi pregheranno con le opere e non soltanto con le parole, poiché amano mio Figlio e comprendono la via della verità che conduce alla vita eterna. 
Pregate per i vostri pastori, perché possano sempre guidarvi con cuore puro sulla via della verità e dell’amore, la via di mio Figlio. 
Vi ringrazio.
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domenica 1 giugno 2014

3092 - Commento al Vangelo del 1/06/2014, Ascensione

+ Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20)
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
L'Ascensione di Gesù è l'epilogo della discesa dal Cielo del Figlio di Dio. Gesù come Uomo nasce nel tempo, come Dio era presente dall'eternità e le due nature si armonizzano perfettamente nella Persona divina. Dio era disceso dal Cielo e Dio ascende al Cielo, ascende e non sale, proprio perché prima era disceso.
Il termine ascendere per noi indica una scalata, un movimento risolutivo verso una meta desiderata, un arrampicarsi con forza in mezzo a rovi e pietre, è una elevazione della mente e del cuore verso le cose di lassù.
Non sempre si pensa a questo fine soprannaturale, viene coperto dalle preoccupazioni umane e dalle molte dissipazioni ricercate intenzionalmente, perché incapaci di discernere ciò che giova da ciò che è inutile e addirittura un impedimento nel cammino di Fede.
Ogni giorno il credente dovrebbe riflettere anche per soli dieci minuti, preferibilmente la mattina, sul senso della vita e la vera finalità che alimenta gli sforzi nella pratica delle virtù. Le preghiere e i sacrifici che si compiono per il bene dell'anima devono avere una lucida finalità, per non cadere in una abitudine monotona. Deve essere chiaro il motivo dell'impegno cristiano.
Non è chiaro e si perde l'orientamento quando l'impegno spirituale è solo esteriore e non si compie alcuna verifica interiore.
Molti mi scrivono e manifestano difficoltà nel cammino di Fede, non riescono ad orientare correttamente la vita spirituale forse per la poca conoscenza. Hanno la mia comprensione, è compito del Padre spirituale fare discernimento e dare le giuste indicazioni dei comportamenti da seguire. C'è però una situazione curiosa: sono pochi i cattolici seriamente intenzionati a seguire i consigli spirituali. La maggior parte si accontenta di alcune frasi dette dal confessore e con la penitenza solitamente da recitare, pensano di fare molto.
C'è stata negli ultimi decenni la svalutazione della figura insostituibile del Padre spirituale, i teologi modernisti hanno preferito negare il cammino di santità che cominciare a fare penitenze. Come i protestanti. Hanno insegnato e pubblicato libri indicando questa guida superata perché tutti andiamo in Paradiso e ogni persona deve scegliere liberamente.
Una libertà spirituale impazzita che ha causato incalcolabili defezioni, ha convinto inoltre molti Sacerdoti che non devono occuparsi della guida delle anime, ha portato molti parroci a non dedicare tempo alla Confessione. Cosa può avere di più importante un parroco della santificazione dei parrocchiani? Dovrebbe restare ogni giorno molte ore in parrocchia a disposizione dei fedeli.
Anche se oramai la situazione è compromessa, prego ogni giorno per i Sacerdoti distratti dal mondo, perché si dedichino principalmente alla santificazione delle loro anime e al profitto spirituale di tutti i parrocchiani.
Io invito tutti i nostri parrocchiani a cercare vicino casa un Padre spirituale disponibile per un incontro mensile di almeno un'ora, tempo orientativo è ovvio, è comunque il minimo per aprire il cuore e tirare fuori ciò che viene nascosto e che paralizza il vero cammino di Fede. Senza questa apertura sincera non si vive l'umiltà, si lascia una inutile protezione delle miserie e si tratta di orgoglio.
Pregherò perché riusciate a trovare questi aiuti vicino casa. Vorrei avere molto tempo disponibile per rispondere subito ai messaggi che mi arrivano, sono migliaia i messaggi da controllare e comprendo quanti aspettano una risposta. Sono addolorato per questo, ogni giorno dedico del tempo che è sempre insufficiente a causa di tanti impegni. Se non riesco a rispondere presto, prego ogni giorno per quanti mi scrivono e li benedico di cuore.
Vi consiglio di scrivere brevi mail per facilitare la risposta, ed è pure ottimo affrontare un problema per volta.
Vorrei rispondere a tutti immediatamente ma non è possibile, umanamente siamo limitati e solo la Grazia di Dio ci aiuta a compiere grandi opere. Gesù prima di ascendere dice: "A me è stato dato ogni potere in Cielo e sulla terra". Solo Lui può dire questo, quale uomo può dire sensatamente le stesse parole? L'uomo è grande davanti a Dio solo se rimane unito a Lui. È dipendente da Lui.
Può essere grande davanti a Dio e non davanti agli uomini, gli uomini non sono in grado di comprendere l'Amore di Dio presente nei seguaci del Vangelo. Le persone mondane non amano le anime spirituali, sono persone disturbate di continuo dai diavoli, essi trasmettono forti avversità.
Gli uomini possono illusoriamente immaginare di possedere un potere pieno sul Cielo e sulla terra, Gesù invece lo possiede e lo trasmette solo ai seguaci che si uniformano alla sua volontà. Questi seguaci esercitano questo potere nell'amare e nel pregare per tutti. È un potere spirituale che diventa servizio per i bisogni dei credenti. Per questo il Sacerdote deve mettersi al servizio dei credenti e preoccuparsi della loro vita, spirituale e fisica.
L'Ascensione di Gesù ci fa guardare verso l'alto, ci fa cercare l'Amore di Dio. Rivolgiamo con amore il cuore e la mente a Dio.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

3091 - Ascensione

L'Ascensione è la festa dell'umano. Con Gesù l'umanità fisica, carnale entra nel dominio totale con cui Dio fa tutte le cose. È Cristo che discende alla radice di tutto. È la festa del miracolo: un avvenimento che per sua forza richiama al mistero di Dio.
Per questo l'Ascensione è la festa dove tutto il Mistero si raccoglie e dove si raccoglie tutta l'evidenza delle cose. È una festa straordinaria e stranissima, dove tutti i volti di tutte le cose si danno convegno per gridare all'uomo ignaro, distratto, oscuro e "malviso", la luce di cui sono fatte; per ridargli il significato per cui lui è entrato in rapporto con ogni cosa, per urlargli il compito che ha nelle cose, la parte sua tra le cose. Perché tutto dipende da lui: tutte le cose sono state fatte per l'uomo.
Chiunque cerca di rendere testimonianza al Signore con la sua vita già fa parte del mistero della sua Ascensione, perché Cristo asceso al cielo è l'Uomo per cui tutto è fatto, l'Uomo che ha incominciato a prendere possesso delle cose del mondo. 
Mons. Luigi Giussani
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Medaglia di San Benedetto