Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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domenica 4 novembre 2012

1925 - Commento al Vangelo del 4/11/2012. 31^ domenica t.ord.


+ Dal Vangelo secondo Marco (12,28-34)
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i Comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro Comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Tra quelli che si sforzano di seguire Gesù, ci sono credenti animati da sincera disponibilità e mettono davvero impegno nella lotta contro le proprie miserie e negli attacchi delle tentazioni. Altri credenti invece si fermano all’osservanza esteriore, vanno a Messa e recitano le loro preghiere, ma in quanto a rinnegamento dei cinque sensi (vista, udito, odorato, gusto e tatto) non riescono a vincersi e rimangono sempre schiacciati dalla mentalità vecchia e opposta al nuovo Vangelo di Gesù.
Essi sono molto attratti dal pragmatismo, vogliono sempre soddisfare questi cinque sensi, soprattutto non riescono a controllare la lingua e l’udito, per parlare spesso non in modo conveniente e soddisfare la curiosità di sentire tante cose inutili e che danneggiano la loro pace interiore. Il pragmatismo indica l'atteggiamento di chi bada più alle azioni e agli effetti pratici che agli ideali.
Non si agisce secondo la ragione illuminata dalla Fede, ma si è sottoposti alle pressioni degli istinti più bassi, in cui quasi sempre si rimane sconfitti da ogni pensiero che arriva alla mente.
Ma questi credenti ancora molto pragmatici non sono assolutamente impossibilitati al raggiungimento di un’alta spiritualità e di superare nella Grazia quelli che oggi sono già vicini a Gesù, quindi, ogni giudizio sui credenti che annaspano pesantemente è fuori luogo. Ne scrivo perché devo formare le anime, devo spiegare la loro condizione attuale, che potrà migliorare grandemente ed arrivare anche alla trasfigurazione.
Come vediamo ci sono condizioni spirituali differenti, questo lo comprendiamo tutti, il fatto reale è che la stragrande maggioranza dei credenti è convinta di dover rimanere sempre nella stessa posizione e non pensa al miglioramento con la pratica delle virtù e il rinnegamento. Ogni giorno si presentano mille occasioni per praticare le virtù e rinnegarsi in tutte quelle cose che se non sono peccati, danneggiano comunque la vita spirituale.
Ho introdotto questo discorso per arrivare a questa conclusione: sono molti i credenti che si fermano nella considerazione della pratica esteriore della loro Fede e non riescono ad amare il prossimo, cioè, ogni persona che conoscono ed incontrano. È più facile andare a Messa e vivere la religiosità nel segreto interiore che amare i propri nemici o addirittura perdonarli. È più facile recitare poche o molte preghiere che parlare bene di tutti ed evitare i giudizi temerari!
Amare il prossimo come se stessi vale più di tutti i sacrifici.
Questa frase ricordiamola bene, fermiamoci per una riflessione profonda e prolungata. Niente è più grande di amare Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutta la forza, ma è pure grande amare ogni persona come meglio possiamo. Non servono a nulla molte preghiere al giorno se poi si odia qualcuno o si diffama, si giudica temerariamente o si disprezza, si danneggia a causa di un linguaggio incontrollato.
Ovviamente rimane impossibile amare chi si considera nostro nemico e ci ha fatto del male, se non abbiano in noi la Grazia di Dio sufficiente per elevarci dalla condizione carnale ed agire con il cuore.
Noi non possiamo avere nemici, sono semmai gli altri a trasformarsi in nostri nemici con i loro comportamenti. Un cristiano non può avere animosità nel cuore e non desidera il male di nessuno, deve pregare principalmente per quanti lo hanno fatto soffrire e lo hanno danneggiato. Questo può avvenire in famiglia, tra i parenti, al lavoro, in parrocchia, all’interno della Chiesa.
Noi dobbiamo amare sempre tutti, anche chi non ci ama e ci ha danneggiati, ma da soli non possiamo, ci occorre molta Grazia di Dio.
Quindi, per amare tutti dobbiamo prima amare Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutta la forza, ma molti credenti si meravigliano e si bloccano, consapevoli della poca capacità personale. In realtà, se non si è capaci ed è difficile amare Dio come San Francesco d’Assisi e San Pio, possiamo amarlo con l’amore che possediamo, perché rimane impossibile dare un amore che non si possiede. Se l’amore che abbiamo nel cuore è disperso in mille interessi e idoli, è il momento di discernere e compiere delle scelte oculate e severe.
Se non si dà a Gesù il primo posto e non si indirizzano a Lui le energie, si rimane sempre fermi e in una condizione tiepida.
Gesù allo scriba che pone la domanda, risponde che il più grande Comandamento è amare Dio con tutto se stesso, infatti, per quale ragione Dio crea ogni essere umano? Forse per trovarselo nemico? O lasciarlo nel mondo come un estraneo e non relazionarsi più con lui? Il nostro è un Dio vivo e vero, non è astratto come miliardi di persone credono, ma esse credono sempre in qualcosa, credono nel nulla che inventano per riporre lì la loro credenza.
Dio ci crea e ci dà le Leggi per adorarlo e servirlo, perché la nostra vita è emanazione della sua Vita, è Lui a tenerci esistenti, potrebbe far sparire nell’inesistenza ogni cosa che esiste. La vita di ogni persona è dono di Dio, non riconoscerlo è un inganno, e se si riconosce questo, si deve ringraziare un Padre che per amore dei figli adottivi, ha mandato a morire in Croce il Figlio generato da Lui.
Chi elimina dal cuore gli interessi inutili, scopre un amore sempre più puro verso Gesù e la sua vita, gradualmente, diventa sempre più spirituale e intima con Dio. Così l’anima che è creata da Dio e cerca sempre di rivolgersi al suo Dio, se si libera dalla pesantezza delle miserie umane, si spiritualizza e diventa sempre più perfetta. La mente che lotta i pensieri cattivi e rifiuta i giudizi, che elimina tutto ciò che non è amore, è una mente illuminata dalla Luce di Dio e vede anche nell’invisibile. E le energie che ogni giorno si disperdono e sprecano in mille interessi inutili, se raccolte e dirette a Gesù, danno una capacità straordinaria nella pratica delle virtù e nella vittoria contro tutti i vizi.
La nostra santità dipende da noi, dalle nostre scelte, dal proposito di cambiare stile di vita e dalla pratica del Vangelo.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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1924 - San Carlo Borromeo, Vescovo

Nato nel 1538 nella Rocca dei Borromeo, sul Lago Maggiore, era il secondo figlio del Conte Giberto e quindi, secondo l'uso delle famiglie nobiliari, fu tonsurato a 12 anni. 
Studente brillante a Pavia, venne poi chiamato a Roma, dove venne creato cardinale a 22 anni. 
Fondò a Roma un'Accademia secondo l'uso del tempo, detta delle «Notti Vaticane». 
Inviato al Concilio di Trento, nel 1563 fu consacrato vescovo e inviato sulla Cattedra di sant'Ambrogio di Milano, una diocesi vastissima che si estendeva su terre lombarde, venete, genovesi e svizzere. Un territorio che il giovane vescovo visitò in ogni angolo, preoccupato della formazione del clero e delle condizioni dei fedeli. Fondò seminari, edificò ospedali e ospizi. 
Utilizzò le ricchezze di famiglia in favore dei poveri. Impose ordine all'interno delle strutture ecclesiastiche, difendendole dalle ingerenze dei potenti locali. 
Un'opera per la quale fu obiettivo di un fallito attentanto. 
Durante la peste del 1576 assistì personalmente i malati. 
Appoggiò la nascita di istituti e fondazioni e si dedicò con tutte le forze al ministero episcopale guidato dal suo motto: «Humilitas». 
Morì a 46 anni, consumato dalla malattia il 3 novembre 1584. 
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Quella che oggi ci giunge dalla pagina del Calendario, è la voce di uno dei più grandi Vescovi nella storia della Chiesa: grande nella carità, grande nella dottrina, grande nell'apostolato, ma grande soprattutto nella pietà e nella devozione. 
"Le anime - dice questa voce, la voce di San Carlo Borromeo - si conquistano con le ginocchia ". 
Si conquistano cioè con la preghiera, e preghiera umile. 
San Carlo Borromeo fu uno dei maggiori conquistatori di anime di tutti i tempi. 
Era nato nel 1538 nella Rocca dei Borromeo, padroni e signori del Lago Maggiore e delle terre rivierasche. Era il secondo figlio del Conte Giberto e quindi, secondo l'uso delle famiglie nobiliari, fu tonsurato a 12 anni. Il giovane prese la cosa sul serio: studente a Pavia, dette subito prova delle sue doti intellettuali. 
Chiamato a Roma, venne creato Cardinale a soli 22 anni. 
Gli onori e le prebende piovvero abbondanti sul suo cappello cardinalizio, poiché il Papa Pio IV era suo zio. Amante dello studio, fondò a Roma un'Accademia secondo l'uso del tempo, detta delle " Notti Vaticane ". 
Inviato al Concilio di Trento vi fu, secondo la relazione di un ambasciatore, " più esecutore di ordini che consigliere ". Ma si rivelò anche un lavoratore formidabile, un vero forzato della penna e della carta. 
Nel 1562, morto il fratello maggiore, avrebbe potuto chiedere la secolarizzazione, per mettersi a capo della famiglia. 
Restò invece nello stato ecclesiastico, e fu consacrato Vescovo nel 1563, a 25 anni. 
Entrò trionfalmente a Milano, destinata ad essere il campo della sua attività apostolica. La sua arcidiocesi era vasta come un regno, stendendosi su terre lombarde, venete, genovesi e svizzere. 
Il giovane Vescovo la visitò in ogni angolo, preoccupato della formazione del clero e delle condizioni dei fedeli. 
Fondò seminari, edificò ospedali e ospizi. Profuse, inoltre, a piene mani, le ricchezze di famiglia in favore dei poveri. Nello stesso tempo, difese i diritti della Chiesa contro i signorotti e i potenti. 
Riportò l'ordine e la disciplina nei conventi, con un tal rigore da buscarsi un colpo d'archibugio, sparato da un frate indegno, mentre pregava nella sua cappella. La palla non lo colpì, e il foro sulla cappamagna cardinalizia fu la più bella decorazione dell'Arcivescovo di Milano. 
Durante la terribile peste del 1576 quella stessa cappa divenne coperta dei miti, assistiti personalmente dal Cardinale Arcivescovo. 
La sua attività apparve prodigiosa, come organizzatore e ispiratore di confraternite religiose, di opere pie, di istituti benefici. Milano, durante il suo episcopato, rifulse su tutte le altre città italiane. 
Da Roma, i Santi della riforma cattolica guardavano ammirati e consolati al Borromeo, modello di tutti i Vescovi. 
Ma per quanto robusta, la sua fibra era sottoposta a una fatica troppo grave. 
Bruciato dalla febbre, continuò le sue visite pastorali, senza mangiare, senza dormire, pregando e insegnando. 
Fino all'ultimo, continuò a seguire personalmente tutte le sue fondazioni, contrassegnate dal suo motto, formato da una sola parola: Humilitas. 
Il 3 novembre dei 1584, il titanico Vescovo di Milano crollò sotto il peso della sua insostenibile fatica. 
Aveva soltanto 46 anni, e lasciava ai Milanesi il ricordo di una santità seconda soltanto a quella di un altro grande Vescovo milanese, Sant'Ambrogio.
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sabato 3 novembre 2012

1923 - Commento al Vangelo del 3/11/2012


+ Dal Vangelo secondo Luca (14,1.7-11)
Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Cercare il primo posto per ottenere il potere o consensi spesso anche immeritati, è un serio problema per chiunque. Già la nostra natura è incline al male se poi la persona ci mette pure del suo, cercando il primo posto a causa della superbia incontrollata, si perde il controllo di sé e si è pronti a qualunque compromesso pur di ottenerlo.
Non consideriamo gli errori della stragrande maggioranza dei giovani, affamati di successo e visibilità perché manipolati mentalmente dai mezzi di comunicazione e in molti casi da una mancata educazione religiosa in famiglia. Consideriamo la debolezza dei meno giovani spesso pronti a calpestare la dignità altrui, anche le buone amicizie, per raggiungere uno scopo nell’ambiente di lavoro e in altri contesti, anche all’interno della vita parrocchiale.
Cercare il primo posto per primeggiare è una malattia spirituale, è una schiavitù all’amor proprio, una compensazione a ciò che manca.
È diverso l’atteggiamento di quanti cercano di migliorare la propria vita e cercano legittimamente di avanzare di“grado”, senza danneggiare gli altri, cioè, senza cercare i mezzi illeciti per scavalcare. Oppure, quanti vengono promossi ad incarichi prestigiosi perché bravi, competenti, preparati. Forse cercavano di raggiungere quel posto, ma erano idonei a farlo e non hanno fatto nulla di scorretto.
Infatti, l’esempio che ci porta oggi Gesù indica gli invitati a quel pasto molto disordinati e senza indugio cercavano i primi posti per ostentare più importanza. Gli uomini presenti al banchetto non cercavano di stare vicini a Gesù, correvano per mettersi nei posti più rispettabili, come se quel posto li rendesse migliori o potenti.
Per noi è bello stare vicini a Gesù, dobbiamo però verificare in che modo cerchiamo i primi posti, quale intenzione ci spinge. Gesù nel discorso si riferisce a quanti al banchetto non hanno mostrato alcuna educazione per raggiungere i primi posti.
Nel mondo molti si sforzano per essere ammirati e stimati e non si interessano di restare vicini a Gesù davanti al Tabernacolo!
Quando si perde la spiritualità e la vita è schiacciata dai vizi, dalla corruzione, dalla superbia, insieme si perde anche il controllo di sé, gradualmente si arriva  ad agire senza amore e senza verità, fino ad avere la stessa mentalità dei non credenti, di quanti non hanno il senso del peccato. E chi arriva a questa condizione, commette con facilità ogni abominio, calpesta tutto ciò che non assomiglia a suoi desideri.
Vedete quanto è importante meditare sull’umiltà e proporci ogni mattina la pratica del rinnegamento e di alcuni sacrifici?
La Madonna come Maestra di vita spirituale ci insegna il cammino dell’umiltà, ci spinge senza che ce ne accorgiamo a resistere agli impulsi della superbia, dell’egoismo, dell’ambizione, della vanità. In ogni Corona del Santo Rosario che recitiamo, la Vergine Santa ci dona il suo Spirito, ci trasmette il suo modo di praticare questa eccelsa virtù. Il Santo Rosario è utilissimo anche per ottenere questi aiuti.
Chi vive con impegno l’ascesi spirituale, gioisce quando trova occasioni per annientarsi davanti a Gesù e riconosce che solo Lui è grande!
Questo santo annientamento è vivo in coloro che sono vicini a Gesù, mentre non lo provano quanti invece sono spiritualmente lontani dal suo Cuore, nonostante i ruoli che hanno o dalla presenza giornaliera in Chiesa. Gesù cerca cuori buoni e umili per vivere la sua Vita in essi. L’umiltà si fonda sulla verità, su ciò che appare non sulla fantasia o sulle belle parole.
Non dobbiamo però scambiare l’umiltà con la pusillanimità dei paurosi, incapaci di difendere la Chiesa e se stessi, e non è neanche timidezza o mediocrità. La vera umiltà è la padronanza della propria volontà, è anche capacità di agire senza timore per difendere beni spirituali superiori. Come sono la verità e la giustizia.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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1922 - San Martino de Porres, Domenicano

Nasce a Lima nel 1579. Suo padre è l'aristocratico spagnolo Juan de Porres, che all'inizio non vuole riconoscerlo, perché la madre è un'ex schiava nera d'origine africana. Nominato governatore del Panama, il padre lascia la bimba a un parente e Martino alla madre, con i mezzi per farlo studiare. 
Martino diventa allievo di un barbiere-chirurgo. 
Lui però vorrebbe entrare fra i Domenicani, che hanno fondato a Lima il loro primo convento peruviano. Ma come mulatto viene accolto solo come terziario e gli vengono assegnati solo compiti umili. 
Quando i Domenicani avvertono la sua energia interiore lo tolgono dalla condizione subalterna, accogliendolo nell'Ordine come fratello cooperatore. 
Martino de Porres, figlio di un "conquistatore", offre così in Perù un esempio di vita esemplare. Vengono da lui per consiglio il viceré del Perù e l'arcivescovo di Lima, trovandolo perlopiù circondato da poveri e da malati. 
Quando a Lima arriva la peste, cura da solo i 60 confratelli. 
Per tutti è l'uomo dei miracoli: fonda a Lima un collegio per istruire i bambini poveri: il primo del Nuovo Mondo. Guarisce l'arcivescovo del Messico, che vorrebbe condurlo con sé. Ma Martino muore a Lima. È il 1639. 
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 "Figlio di padre ignoto": così lo registrano fra i battezzati nella chiesa di San Sebastiano a Lima. Suo padre è l’aristocratico spagnolo Juan de Porres, che non lo riconosce perché la madre è un’ex schiava nera d’origine africana. 
Il piccolo mulatto vive con lei e la sorellina, finché il padre si decide al riconoscimento, tenendo con sé in Ecuador i due piccoli, per qualche tempo. 
Nominato poi governatore del Panama, lascia la bimba a un parente e Martino alla madre, con i mezzi per farlo studiare un po’. 
 E Martino diventa allievo di un barbiere-chirurgo (le due attività sono spesso abbinate, all’epoca) apprendendo anche nozioni mediche in una farmacia. 
Avvenire garantito, dunque, per il ragazzo appena quindicenne. 
 Lui però vorrebbe entrare fra i Domenicani, che hanno fondato a Lima il loro primo convento peruviano. Ma è mulatto: e viene accolto sì, ma solo come terziario; non come religioso con i voti. E i suoi compiti sono perlopiù di inserviente e spazzino. Suo padre se ne indigna: ma lui no, per nulla. Anzi, mentre suo padre va in giro con la spada, lui ama mostrarsi brandendo una scopa (con la quale verrà poi spesso raffigurato). Lo irridono perché mulatto? E lui, vedendo malconce le finanze del convento, propone seriamente ai superiori: "Vendete me come schiavo". I Domenicani ormai avvertono la sua energia interiore, e lo tolgono dalla condizione subalterna, accogliendolo nell’Ordine come fratello cooperatore. 
 Nel Perù che ha ancora freschissimo il ricordo dei predatori Pizarro e Almagro, crudeli con la gente del luogo e poi impegnati in atroci faide interne, Martino de Porres, figlio di un “conquistatore”, offre un esempio di vita radicalmente contrapposto. Vengono da lui per consiglio il viceré del Perù e l’arcivescovo di Lima, trovandolo perlopiù circondato da poveri e da malati, guaritore e consolatore. 
 Quando a Lima arriva la peste, frate Martino cura da solo i 60 confratelli e li salva tutti. E sempre più si parla di suoi prodigi, come trovarsi al tempo stesso in luoghi lontani fra loro, sollevarsi da terra, chiarire complessi argomenti di teologia senza averla mai studiata. Gli si attribuisce poi un potere speciale sui topi, che raduna e sfama in un angolo dell’orto, liberando le case dalla loro presenza devastatrice. 
Per tutti è l’uomo dei miracoli: fonda a Lima un collegio per istruire i bambini poveri, ed è fior di miracolo anch’esso, il primo collegio del Nuovo Mondo. Guarisce l’arcivescovo del Messico, che vorrebbe condurlo con sé. 
Martino però non potrà partire: colpito da violente febbri, muore a Lima sessantenne. 
Per il popolo peruviano e per i confratelli è subito santo. Invece l’iter canonico, iniziato nel 1660, avrà poi una lunghissima sosta. 
E sarà Giovanni XXIII a farlo santo, il 6 maggio 1962. Nel 1966, Paolo VI lo proclamerà patrono dei barbieri e parrucchieri.
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1921 - Vita di Gesù (paragrafi 562-565)


Il processo religioso davanti al Sinedrio

§ 562. Potevano essere circa due ore dopo la mezzanotte. Il gruppo delle guardie, recando con sé l'arrestato, rifece in senso inverso la stessa strada fatta poche ore prima da Gesù con gli Apostoli, e attra­versato il Cedron risalì sulla collina occidentale della città, ov'era la casa del sommo sacerdote Anna. Giunta ivi la scorta si divise; l'arre­stato e le guardie del Sinedrio rimasero nella casa, mentre i soldati della coorte romana si ritirarono nel loro quartiere sulla fortezza Antonia. Quanto avvenne allora è narrato in maniera diversa dai quattro evan­gelisti. Dei tre Sinottici, Matteo e Marco offrono una narrazione so­stanzialmente uniforme; da essi però si discosta notevolmente Luca, il sinottico che scrive dopo di loro; infine Giovanni, secondo il suo solito, fa precisazioni e integrazioni ai tre racconti precedenti pre­supponendoli già noti. Fra i Sinottici, Matteo e Marco parlano dì una presentazione di Gesù avvenuta di notte, e di un'altra davanti al Sinedrio avvenuta di buon mattino; Luca invece parla soltanto della presentazione mattinale davanti al Sinedrio. Giovanni, per conto suo, distingue una presentazione davanti al sommo sacerdote non più in carica, Anna, della quale tacciono i Sinottici, e una successiva presen­tazione davanti al sommo sacerdote allora in carica, Caifa; egli in­vece non parla di una presentazione davanti al Sinedrio. Per concordare queste varie relazioni basta aver presente quanto ri­levammo più volte nel passato: cioe' che i Sinottici spesso non si preoccupano né dell'integrità della narrazione né della serie crono­logica dei fatti, e che d'altra parte Giovanni evita abitualmente di ripetere il racconto dei Sinottici, pur facendo un tacito assegnamen­to su di esso con la mira di integrano. Così ad esempio, poiché Anna non era stato neppur nominato dai Sinottici, Giovanni comincia la narrazione precisando che Gesù fu condotto dapprima presso Anna (§ 164), e solo in seguito segnala che fu condotto presso Caifa, che è il sommo sacerdote di cui parlano i Sinottici. Molto probabilmente, a cagione anche della loro parentela, Anna e Caifa abitavano ambedue nello stesso edificio in appartamenti diffe­renti. Una tradizione assai antica, risalendo almeno al secolo IV, col­loca la casa di Caifa sulla collina occidentale della città a poche deci­ne di metri a settentrione del tradizionale cenacolo (§ 535). Se Gesù fu condotto dapprima presso Anna, la ragione fu probabilmente che costui, non più in carica ma sempre potentissimo (§ 52), aveva sug­gerito la maniera di catturare il Rabbi galileo; quasi in conseguenza di questa sua operosità e per deferenza al suo straordinario potere, il suo genero Caifa aveva dato ordine che l'arrestato fosse condotto di­rettamente presso Anna. A questo punto pertanto si inizia il processo di Gesù, che si svolse in due fasi differenti, presso due sedi differenti, e in forza di argo­menti in parte differenti. La prima fase è religiosa: Gesù, imputato di delitto religioso, compare davanti al tribunale nazionale-religioso del Sinedrio e ivi è dichiarato degno di morte. Ma questa sentenza ha valore soltanto teoretico, perché, come già sappiamo (§ 59), il Sinedrio non poteva eseguire le sentenze capitali da esso pronunziate se non fossero state individualmente ed esplicitamente approvate dal rappresentante dell'autorità di Roma. Allora, per far sì che la pro­pria sentenza non rimanga sterile e inefficace, il Sinedrio si rivolge al procuratore romano e qui si apre la seconda fase del processo: la quale si svolge, non più davanti ai giudici di prima, ma davanti al tribunale civile del procuratore; inoltre i giudici di prima compaiono nel nuovo tribunale in funzione di accusatori, e presentano accuse solo in minor parte religiose e in maggior parte politiche.

§ 563. Il processo religioso cominciò con un interrogatorio a cui An­na sottopose Gesù; ma esso non fu una vera inquisizione ufficiale, fu piuttosto un orientamento giuridico della questione o anche una soddisfazione personale che volle prendersi l'inquirente, in attesa che giudici e testimoni ufficiali fossero convocati in quell'ora notturna e intervenissero personalmente. Anna interrogò Gesù circa i suoi discepoli e il suo insegnamento. Gesù rispose Io palesemente ho parlato al mondo; io sempre inse­gnai in sinagoga e nel tempio dove tutti i Giudei s'adunano, e di na­scosto non parlai (di) nulla. Perché interroghi me? Interroga quei che udirono che cosa parlai loro. Ecco: costoro sanno le cose che dissi io (Giov., 18, 20-21). L'imputato rispondeva in maniera conforme al diritto delle genti: presso tutti i popoli, compreso l'ebraico, un accusato non rendeva te­stimonianza riguardo a se stesso; testimonianze valide erano soltanto quelle rese da testimoni alieni degni di fede, e Gesù con la sua risposta rinvia il giudice appunto a tali testimoni. Egli non è stato fon­datore di società segrete o insegnante d'una sapienza arcana e gelosa: ha parlato in luoghi pubblici e a tutti quei che si presentavano; costoro perciò potranno render testimonianza del suo insegnamento. In maniera analoga si era difeso, cinque secoli prima, Socrate davanti ai giudici ateniesi; anch'egli aveva parlato sempre palesemente, e se qualche testimonio avesse affermato d'aver udito da lui cose che non tutti avevano potuto udire sarebbe stato un mentitore. L'inappuntabile risposta di Gesù dovette provocare in Anna un gesto di dispetto, perché l'inquirente certamente sperava che l'imputato con la sua risposta fornisse argomenti per la sua futura accusa uffi­ciale. Il gesto stizzoso di Anna fu notato da uno dei presenti, servitore assai zelante, il quale stimò giusto prendere le parti dell'inquirente e andare incontro al suo segreto desiderio; trovandosi perciò vicino a Gesù, gli dette uno schiaffo esclamando scandalizzato:”Così rispondi al sommo sacerdote?”. Rispose a lui Gesti:”Se parlai male, rendi testimonianza circa il male; se invece bene, perché mi percuoti?” (Giov., 18, 22-23). Con questo schiaffo termina ciò che noi sappiamo dell'interrogatorio di Anna, il quale del resto non dovette esser lungo. Visto il contegno misuratissimo che l'imputato teneva e forse anche desiderando di non ingolfarsi nelle vicende del processo, Anna inviò senz'altro Gesù le­gato al sommo sacerdote in carica, il proprio genero Caifa. Il tra­gitto dall'una all'altra abitazione fu brevissimo, perché, come suppo­nemmo (§ 562), consistette nell'attraversare un cortile o atrio a cui facevano capo i vari appartamenti.

§ 564. Nel frattempo in casa di Caifa si erano radunati vari membri del Sinedrio, e quando furono in numero bastevole sottoposero Gesù a un regolare interrogatorio, ove si raccolsero i primi elementi della procedura ufficiale riguardante l'imputato. Tuttavia la seduta del Si­nedrio in vera funzione di tribunale fu tenuta soltanto più tardi, sul far del mattino, quasi per integrare ed applicare i risultati del primo saggio fatto durante la notte. Matteo e Marco sembrano attribuire l'interrogatorio di Gesù alla seduta notturna; Luca, cronologicamente più preciso, lo attribuisce alla seduta mattinale, e indubbiamente la sua attribuzione è da preferirsi. Riportammo altrove le prescrizioni minutissime ed accuratissime che si leggono nel Talmud riguardo ai processi, specialmente a quelli che potevano concludersi con una sentenza capitale (§ 60); ma accen­nammo anche che tutta quella legislazione, così ampia e sapiente, era anche troppo sapiente perché si potesse attuare nella pratica. Essa in realtà fu messa in iscritto soltanto dal secolo II dopo Cr. in poi, e agli storici imparziali appare oggi come una teoria astratta, come una visione ideale della perfetta amministrazione della giustizia, piutto­sto che come un codice normativo da seguirsi nella pratica; senza ri­pensare alle Utopie di Platone e di Tommaso Moro e senza uscire dallo stesso Israele, l'ampia e minuziosa legislazione di Ezechiele (capp. 40-48) riguardo al futuro Tempio aveva già offerto un tipico saggio di siffatte teorie o visioni ideali. E’ stato osservato giustamente da studiosi moderni, anche Israeliti, che la legislazione talmudica dei processi sembra congegnata in maniera da rendere impossibile una sentenza capitale: è certo poi che essa, fissata in scritto quando la nazione giudaica aveva perduto ogni autonomia politica ed era rap­presentata dai soli Farisei (§ 87), poté essere elaborata senza alcuna aderenza al presente e attribuita arbitrariamente al passato come un prodotto della “tradizione”. Che essa fosse totalmente inventata in occasione di questa sua codificazione, non è verosimile; ma le norme osservate per consuetudine ai tempi dell'autonomia e prima della codificazione dovevano essere rare e scarne e certamente ben lontane da quella precisione e minuziosità che ricevettero poi nello scritto. Ai tempi di Gesù, in mancanza della codificazione, vigevano soltanto norme consuetudinarie, di cui però non possiamo oggi stabilire il nu­mero e l'indole: possiamo ritenere in genere che esse corrispondeva­no solo ad una minima parte di ciò che più tardi risultò codifi­cato. Sarebbe quindi falso metodo confrontare - come si è fatto le dispo­sizioni processuali del Talmud con la pratica seguita nel processo di Gesù, per vedere se e fino a qual punto quelle disposizioni vi furono osservate: di molte di esse, infatti, non sappiamo neppure se allora esistessero. Esisteva certamente, ad esempio, la norma solenne e antica (Numeri, 35, 30; Deuteronomio, 17, 6; 19, 15) secondo cui nessuno poteva esser condannato se non in forza di testimonianze aliene, e non mai di una sola ma almeno di due o tre; al contrario non è si­curo che esistesse la norma codificata più tardi secondo cui in seduta notturna non potevano essere trattati processi criminali, e anche l'altra secondo cui una condanna a morte non poteva essere pronunziata nel giorno stesso della discussione del processo. Certo è che, nel pro-cesso di Gesù, tutte e tre queste norme non risultano osservate.

§ 565. Essendo pertanto stati preparati nella seduta notturna gli ar­gomenti principali per la seduta mattinale, questa fu tenuta appena si fece giorno (Luca, 22, 66), cioè appena cominciarono a diradarsi le tenebre notturne, anche prima della piena alba (§ 576). Dovevano essere circa le nostre ore cinque antimeridiane. Alla seduta notturna saranno intervenuti o i più focosi avversari di Gesù oppure i frequentatori più assidui della casa del sommo sacerdote; a quella mattinale invece intervennero i membri di tutti e tre i gruppi del Sinedrio (Luca, ivi; cfr. § 58). In osservanza pertanto dell'antica e solenne norma suaccennata si cominciò con escutere molti... testimoni, i quali però erano falsi; ma sia che la subornazione di tali testimoni fosse stata fatta in maniera affrettata e vaga, sia che essi riferendosi ad antichi fatti e discorsi di Gesù confondessero particolarità ben diverse, le loro testimonianze non erano concordi (Marco, 14, 56). Con tali deposizioni il processo non faceva un passo avanti e non si salvavano neppure le apparenze della legalità; giacché anche se a quei tempi non vigeva la norma, codificata più tardi, secondo cui il testimone doveva precisare esat­tamente il giorno, l'ora, il luogo, e tutte le altre minute circostanze del delitto attestato (§ 60), si richiedeva evidentemente che le depo­sizioni non si contraddicessero a vicenda. Qui invece si contraddi­cevano. Alla fine, tuttavia, si presentarono due testimoni che sembrarono con­cordi: il numero legale minimo, di due, c'era, e pareva esserci anche la concordia. Costoro deposero che Gesù aveva pronunziato le se­guenti parole: Posso demolire il santuario d'Iddio e in tre giorni edificar(lo) (Matteo, 26, 61); ovvero secondo l'altra relazione: Io demolirò questo santuario manufatto, e in tre giorni (ne) edificherò un altro non manufatto (Marco, 14, 58). Ma anche questa doppia testimonianza, all'ulteriore inquisizione dei giudici, non risultò con­corde nei suoi particolari: soprattutto, poi, essa non era vera né quan­to allo spirito né quanto alla lettera. La testimonianza infatti si riferiva evidentemente alle parole pro­nunziate da Gesù più di due anni prima, in occasione della cacciata dei mercanti dal Tempio (§ 287); ma già vedemmo cbe quelle parole erano metaforiche e si riferivano, non già al Tempio di Gerusalemme, ma al corpo di Gesù stesso. Inoltre, anche volendo prendere quelle parole come dirette al Tempio di Gerusalemme, Gesù non aveva espresso il proposito di demolire egli stesso il Tempio, bensì aveva sfidato i suoi avversari a demolirlo (Demolite questo santuario, ecc.); dunque egli tutt'al più sarebbe stato il ricostruttore del Tempio, eventualmente demolito dai Giudei, non già il suo demolitore. Ma ri­costruire il Tempio poteva esser titolo di encomio, non già argomento di accusa; una delle pochissime benemerenze che, mezzo secolo avan­ti, Erode il Grande si era procurato agli occhi dei Giudei osservanti era stata appunto quella di aver ricostruito più suntuosamente di prima il Tempio da lui stesso man mano demolito (§ 46). Certamente testimoni e giudici non credevano che Gesù potesse fare quanto Erode il Grande aveva fatto; ma essi in tal caso potevano concludere tutt'al più che l'imputato era un vanesio, un sognatore, un millanta­tore, non già un empio e un bestemmiatore.
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venerdì 2 novembre 2012

1920 - Commento al Vangelo del 2/11/2012


+ Dal Vangelo secondo Matteo (25,31-46)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La crisi economica ha fatto prendere iniziative anti italiane all’amministratore della Fiat, rilascia dichiarazioni non certo favorevoli alle esigenze degli operai e già in passato non ha tentennato nel chiudere la fabbrica di Termini Imerese, mettendo molti operai in grave difficoltà. Già da qualche anno annuncia investimenti all’estero dopo avere chiuso le fabbriche italiane e dopo che la Fiat ha incassato nei decenni passati migliaia di miliardi di lire dallo Stato italiano.
Ieri l’imprenditore Della Valle ha avuto il coraggio di rompere il silenzio della stampa e ha detto: “Bisogna proteggere l’Italia da Marchionne e dagli Agnelli”. Sembra una frase senza peso, invece migliaia di giornalisti insieme ai politici e agli imprenditori hanno terrore al solo pensare un’affermazione simile. Terrore perché tutti gli uomini dell’Agnelli morto nel 2003 sono ancora ai posti di comando e possono stroncare carriere e lavoro con una sola telefonata.
Questa è l’Italia reale, poco conosciuta a milioni di cittadini che invece di guardare la luna si fermano a guardare il dito che la indica. Sbagliano orientamento di inquadratura perché si sono lasciati soggiogare dalle false interpretazioni offerte in questi ultimi decenni da molte persone legate agli stipendi doppi e agli straordinari invisibili…
In questi ultimi decenni gli italiani hanno conosciuto quelle verità che un gruppo di potenti ha voluto diffondere, coinvolgendo migliaia di militanti e divulgando storie inventate. Sono migliaia i fatti misteriosi di cui non si conosce nulla o si conosce una interpretazione falsa, e gli italiani hanno dovuto credere alle false spiegazioni perché arrivate da più parti, tutte però erano state preventivamente messe d’accordo.
Dal dopoguerra ad oggi anche la Chiesa ha conosciuto un declino inesorabile, o meglio, molti uomini di Chiesa hanno scelto il mondo alla Verità del Vangelo. Hanno amato i piaceri mondani piuttosto di pensare alla salvezza delle anime. La responsabilità è grande davanti a Dio, questo declino è stato favorito o guidato anche dal comunismo e dalla massoneria. Se il comunismo ha sempre negato Dio e lo ha lottato con violenza, la massoneria non è tutta orientata contro la Chiesa. Ci sono massoni che si professano cattolici e non hanno alcuna intenzione di attaccare la Chiesa e questo si spera anche per il futuro. Comunque solo Gesù conosce i loro cuori e la loro retta intenzione.
Oggi è la Festa di tutti i defunti, persone che non vivono più in mezzo a noi ma le loro anime sono vive in un’altra condizione. Chi si trova in questa terra vuole sapere dove si trovano i suoi defunti, come vivono, se hanno bisogno di preghiere. È una grande consolazione per una persona sapere che i suoi familiari sono in Cielo. La sicurezza sembra impossibile, però dalla vita e da come muore la persona si deduce la destinazione di un’anima.
È sempre importante far celebrare le Sante Messe per i propri familiari defunti, perché la salvezza non indica di sicuro il Paradiso, può anche esserci una fermata prolungata in Purgatorio e lì si soffre temporaneamente ma intensamente. Fino a quando la persona non avrà espiato le pene dei peccati commessi in vita. Le Sante Messe possono celebrarsi anche per i vivi, anche per se stessi sia per questo motivo che per la richiesta di Grazie particolari. http://www.gesuemaria.it/files/Offerte_Sante_Messe.pdf
Ricordiamoci ogni giorno nelle nostre preghiere di tutte le Anime del Purgatorio.
Oggi un Sacerdote può celebrare tre Sante Messe, le letture sono diverse in ognuna e in questa commemorazione ci sono tre Vangeli.
Nei giorni scorsi vi ho parlato della gravità dell’uso eccessivo della televisione, oggi vi porto diversi documenti importanti e rivelatori di un progetto antico ma sempre vitale per la distruzione della stessa idea di Dio, della Chiesa e dei cristiani. Sono diversi scritti di comunisti e di massoni che lottavano e lottano la Chiesa, sempre intenti a non allentare la pressione per eliminare il soprannaturale.
Il primo documento è estratto da un carteggio massonico finito nelle mani di Papa Pio IX (1792-1878), e reso pubblico per sua volontà. Si tratta di una lettera inviata dal carbonaro Nubius al Fratello tripuntato Volpe il lontano 3 aprile 1824, in cui si dice:
«Il cattolicesimo, meno ancora della monarchia, non teme la punta di un pugnale ben affilato; ma queste due basi dell’ordine sociale possono cadere sotto il peso della corruzione. Non stanchiamoci dunque mai di corrompere. Tertulliano diceva con ragione che il sangue dei martiri è il seme dei cristiani. Ora, è deciso nei nostri consigli, che noi non vogliamo più cristiani; non facciamo dunque dei martiri, ma rendiamo popolare il vizio nelle moltitudini. Occorre che lo respirino con i cinque sensi, che lo bevano, che ne siano sature. Fate dei cuori viziosi e voi non avrete più cattolici [...]. Ma perché sia profonda, tenace e generale, la corruzione delle idee deve cominciare fin dalla fanciullezza, nell’educazione. Schiacciate il nemico, qualunque esso sia, dicevano le istruzioni, ma soprattutto, schiacciatelo quando è ancora nell’uovo. Alla gioventù infatti bisogna mirare: bisogna sedurre i giovani, attirarli, senza che se accorgano. Andate alla gioventù e, se è possibile, fin dall’infanzia».
Poi c’è uno scritto inquietante del sovietico Lenin (1870-1924):
«Se vogliamo distruggere una Nazione, dobbiamo prima distruggere la sua morale; poi ci cadrà in grembo come un frutto maturo. Svegliate l’interesse della gioventù per il sesso e sarà vostra».
Ancora dalle sue Direttive date ai comunisti degli Stati Uniti: «Abrogare tutte le leggi contro l’oscenità.Distruggere il senso morale diffondendo la pornografia nei libri, nei periodici, nei film alla radio e in televisione. Presentare le degenerazioni sessuali come normali, naturali, favorevoli all’equilibrio psichico e igienico. Distruggere la famiglia, favorendo le unioni libere e il divorzio».
Il romanziere Artur Landsberger (1876-1933) nel libro Asiatici (1925) scrisse in che modo si doveva dominare una Nazione:
«Un Paese non è altro che un corpo gigantesco: chi regola le sue funzioni genitali, influenza tutto il corpo e lo riduce in suo potere. Si prende un Paese attraverso il suo istinto più sviluppato, allora, quella generazione, senza più ritegno, perderà le sue forze e sarà in preda a un’ebbrezza di cui noi potremo regolarne la durata. Creando sempre nuovi stimoli, sapremo rendere permanete quell’ebbrezza e fare del Paese un’isola di ossessi».
Prima ancora della rivoluzione sovietica, quando comandava lo Zar ma già si preparava la creazione del Soviet del consiglio elettivo degli operai per far cadere l’impero zarista ed arrivare poi al potere con la rivoluzione d’ottobre, si organizzava una società priva di morale. Alcuni decenni prima del 1917 già c’erano proclami per la vera ribellione dei vizi più depravati, era il progetto massonico. Così scriveva Michail Bakunin (1814-1876), rivoluzionario russo e iniziatore del movimento anarchico internazionale: «In questa rivoluzione dovremo risvegliare il diavolo nel popolo e in lui le passioni più vili».
La rivoluzione d’ottobre bolscevica del 1917 di Lenin servì più a distruggere il Cristianesimo che ad aiutare gli operai. Era tutta una finzione!
Sono tanti gli scritti di personaggi più o meno famosi che inneggiavano alla distruzione della Chiesa e all’eliminazione del sacro. Jean Cau (1925-1933), scrittore e giornalista francese, scriveva: «Quando l’uomo sarà divenuto un essere che striscia, che grugna e salta sulla femmina, e voi continuerete soltanto ad accarezzarlo intimamente e a scatenare la bestia che è in lui, allora il porcile diventerà un macello. La carne che offrite nelle vostre riviste illustrate è buona tutt’al più ad essere venduta, schernita, torturata, uccisa e bruciata».
Però rimane questa direttiva massonica quella più chiara riguardo il progetto contro la Chiesa iniziato circa due secoli fa:
«La prima conquista da fare è la conquista della donna. La donna deve esser liberata dalle catene della Chiesa e dalla legge [...]. Per abbattere il cattolicesimo, bisogna cominciare col sopprimere la dignità della donna, la dobbiamo corrompere assieme alla Chiesa. Diffondiamo la pratica del nudo: prima le braccia, poi le gambe, poi tutto il resto. Alla fine, la gente andrà in giro nuda, o quasi, senza più batter ciglio. E, tolto il pudore, si spegnerà il senso del sacro, s’indebolirà la morale e morirà per asfissia la fede».
L’ultima citazione che scrivo oggi è una testimonianza davvero illuminante e che da sola spiega tutta la perversione arrivata in questi decenni:
«Nel dicembre 1952, in una cittadina del Nuovo Messico (U.S.A.), la Massoneria organizzò un convegno di persone influenti degli Stati Uniti. Uno dei convenuti, cattolico, fu colpito da malore mortale, e tramite un amico fece chiamare segretamente un Sacerdote. Sentendosi vicino al giudizio di Dio, dopo avere ricevuto i Sacramenti, confidò al Sacerdote:
“Se io avessi la speranza di sopravvivere, lei adesso non sentirebbe ciò che le voglio rivelare. Sì... ora io voglio che lei avverta il popolo degli Stati Uniti, appena può, di questo vasto piano che abbiamo progettato per il 1953: un piano di degradazione morale della gioventù d’America per scristianizzarla. Abbiamo già cominciato a realizzarlo e lo perfezioneremo con i seguenti mezzi: il cinema, le pubblicazioni porno a buon prezzo, i libri comici con storie di sesso e di violenza; ultimo mezzo, ma non il più piccolo, la televisione... Essa ci riserva un uditorio immenso, e sarà il mezzo migliore per accostare i bambini.
Il nostro piano è di incoraggiare dapprima delle rappresentazioni amorali, se non subito immorali; così, graduando progressivamente la malvagità, tutta calcolata, si avrà il possesso di tutta la gioventù. Sarà tenuta occupata tutto il giorno, senza lasciare spazio per la religione. Così, i giovani al loro risveglio e al loro coricarsi a sera avranno la testa piena di cowboys, di omicidi, di violenza, di sesso, e di cartoni animati.
Tutto questo per allontanare dal loro animo immagini religiose. In questo modo, i bambini saranno disorientati per anni. Poi, quasi occasionalmente, si introdurranno costumi sfrontati e scene licenziose allo scopo di distruggere il senso del pudore”».

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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1919 - Messaggio di Medjugorje del 2/11/2012 a Mirjana

Cari figli, come Madre vi prego di perseverare come miei apostoli. 
Prego mio Figlio affinché vi dia la sapienza e la forza divina. 
Prego affinché valutiate tutto attorno a voi secondo la verità di Dio e vi opponiate fortemente a tutto quello che desidera allontanarvi da mio Figlio. 
Prego affinché testimoniate l'amore del Padre Celeste secondo mio Figlio. Figli miei, vi è data la grande grazia di essere testimoni dell'amore di Dio. Non prendete alla leggera la responsabilità a voi data. 
Non affliggete il mio Cuore materno. 
Come Madre desidero fidarmi dei miei figli, dei miei apostoli. 
Attraverso il digiuno e la preghiera mi aprite la via affinché preghi mio Figlio di essere accanto a voi ed affinché attraverso di voi il Suo Nome sia santificato. 
Pregate per i pastori, perché niente di tutto questo sarebbe possibile senza di loro. 
Vi ringrazio.
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giovedì 1 novembre 2012

1918 - Commento al Vangelo del 1/11/2012


+ Dal Vangelo secondo Matteo (5,1-12)
 In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.
Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il Regno dei Cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei Cieli». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Le 8 Beatitudini sono la Magna Charta del Regno dei Cieli, da non intendere che si troveranno lì in Cielo, sono invece da conquistare in questa vita perché solamente per mezzo di esse è possibile conquistare il Paradiso. Non è quindi un’aspirazione futura, qualcosa che non possediamo qui e che troveremo in Cielo. Purtroppo, la scarsissima conoscenza delle 8 Beatitudini è presente in quasi tutti i cristiani, sia per la mancanza di buone letture sia per l’indifferenza che si ripone oggi nel vivere questi impegni.
Nel nostro sito un articolo tratta delle 8 Beatitudini con il metodo delle domande e risposte, ne trascrivo una parte per semplificare:

«Perché Gesù Cristo ci ha proposto le Beatitudini?
Gesù Cristo ci ha proposto le Beatitudini per farci detestare le massime del mondo, e per invitarci ad amare e praticare le massime del suo Vangelo.
Chi sono quelli che il mondo chiama beati?
Il mondo chiama beati quelli che abbondano di ricchezze e di onori, che vivono allegramente e che non hanno alcuna occasione di patire.
Chi sono i poveri di spirito, che invece Gesù Cristo chiama beati?
I poveri di spirito, secondo il Vangelo, sono quelli che hanno il cuore distaccato dalle ricchezze; ne fanno buon uso, se le posseggono; non le cercano con sollecitudine, se ne sono privi; ne soffrono con rassegnazione la perdita, se loro vengono tolte.
Chi sono i mansueti?
I mansueti sono quelli che trattano il prossimo con dolcezza, e ne soffrono con pazienza i difetti e i torti che da essi ricevono, senza risentimenti o vendette.
Chi sono quelli che piangono, eppure sono detti beati?
Quelli che piangono, eppure sono detti beati, sono coloro che soffrono rassegnati le tribolazioni, e che si affliggono per i peccati commessi, per i mali e per gli scandali che si vedono nel mondo, per la lontananza dal Paradiso e il pericolo di perderlo.
Chi sono quelli che hanno fame e sete della giustizia?
Quelli che hanno fame e sete della giustizia sono coloro che desiderano ardentemente di crescere sempre più nella Divina Grazia e nell'esercizio delle opere buone e virtuose.
Chi sono i misericordiosi?
I misericordiosi, sono quelli che amano in Dio e per amor di Dio il loro prossimo, ne compassionano le miserie sia spirituali che corporali, e procurano di sollevarli secondo le loro forze e il loro stato.
Chi sono i mondi di cuore?
I mondi di cuore sono quelli che non hanno alcuno affetto al peccato e ne stanno lontani, e schivano sopratutto ogni sorta d'impurità.
Chi sono i pacifici?
I pacifici sono quelli che conservano la pace col prossimo e con se stessi, e procurano di mettere la pace tra quelli che sono in discordia.
Chi sono quelli che soffrono persecuzione per amore della giustizia?
Quelli che soffrono persecuzione per amore della giustizia sono coloro che sopportano con pazienza le derisioni, i rimproveri e le persecuzioni per causa della Fede e della legge di Gesù Cristo.
Che cosa significano i diversi premi promessi da Gesù Cristo nelle Beatitudini?
I diversi premi promessi da Gesù Cristo nelle Beatitudini significano tutti, sotto diversi nomi, la Gloria eterna del Cielo.
La Beatitudini ci procurano solo l'eterna Gloria del Paradiso?
Le Beatitudini non ci procurano solo l'eterna Gloria del Paradiso, ma sono anche i mezzi per condurre una vita felice, per quanto è possibile, in questo mondo.
Coloro che seguono le Beatitudini, ne ricevono già qualche ricompensa in questa vita?
Si, certamente, coloro che seguono le Beatitudini, ricevono già ricompense anche in questa vita, perché già godono un'interna pace e contentezza, che è principio, benché imperfetto, della eterna felicità.
Quelli che seguono le massime del mondo potranno dirsi felici?
No, quelli che seguono le massime del mondo, non sono felici, perché non hanno la vera pace dell'anima, e corrono pericolo di dannarsi».

Il mondo non conosce le 8 Beatitudini, il mondo si ispira all’odio, alla guerra, alla vendetta, al potere, alla superbia, alla persecuzione, alla trasgressione. Nel mondo è visibile la grande differenza tra quanti si sforzano di praticare le 8 Beatitudini e altri che invece si oppongono ad esse. È una opposizione fondata principalmente sull’ateismo o sull’indifferenza verso Dio, per non parlare dei gruppi che alimentano con il cinema e la musica la diffusione del pensiero della non esistenza di Dio.
È un vero lavaggio del cervello che compiono per mezzo del cinema, della televisione, della musica. È una programmazione scientifica.
Soprattutto i cristiani vengono colpiti da messaggi subliminali che colpiscono l’inconscio e trovano poi normale tradire il coniuge, scadere nell’immoralità, non pregare più e rifiutare il sacro, crearsi idoli dello spettacolo o dello sport, usare droghe, agire con violenza e con molto odio che fuoriesce dall’orbita oculare.
Molti cristiani sono diventati robotizzati, è una delle finalità degli Illuminati che dirigono il mondo con la diffusione di messaggi subliminali, presenti in quasi tutti i film, nelle telenovele, in molti altri programmi e musica che attraggano più di una potentissima calamita.
Diventa sempre più difficile per un cristiano compiere il cammino di santità, quella santità possibile a tutti quelli che vivono con onestà, nella giustizia e nella verità. Quelli che praticano con fervore i Sacramenti e pregano con vera Fede. La persona giusta, quindi che vive nella giustizia, è quella che dà a Dio il primo posto nella vita, Lo adora e ringrazia con le sue opere e nelle sue preghiere. Inoltre, rispetta ogni prossimo come se stesso e non causa del male a nessuno, ma ama e perdona sempre.
Questo è il cammino di santità accessibile a tutti. Nessuno è escluso!
Ci chiediamo se noi siamo però in grado di intraprendere o camminare in questa Via così tortuosa e difficile. È possibile se ci facciamo accompagnare dalla Madonna, se recitiamo ogni mattina la consacrazione a Lei (http://www.gesuemaria.it/efficace-preghiera.html) e ci sforziamo di imitare le sue virtù. Per imitare la Madonna occorre leggere buoni libri, nella sezione della buona stampa trovate i libri per conoscere la Madonna (http://www.gesuemaria.it/i-nostri-libri.html).
Il Paradiso è pieno di Santi, non tutti canonizzati dalla Chiesa perché si mettono sotto l’attenzione dell’umanità quelle anime che Dio ha scelto come modelli. Ma il Paradiso è pieno di buone persone che in vita si comportavano con apparente normalità, mentre nei loro cuori l’amore a Gesù e alla Madonna era grande. Persone che hanno trascorso lunghi anni nella sofferenza o nella malattia senza perdere la Fede, anzi, crescendo nella vita intima con Gesù.
Persone che hanno sofferto in silenzio persecuzioni e maltrattamenti, ingiustizie familiari e sociali. Persone che in Cielo sono Sante e vedono Dio, godono il premio meritato dopo anni di rinnegamenti e penitenze, di preghiere e di opere di carità. Che non hanno seguito la mentalità del mondo né i piaceri che vengono elargiti a piene mani. Anime grandi davanti a Gesù e con molta probabilità ignorate, disprezzate ed emarginate quando vivevano in questo mondo corrotto.
In che modo noi vogliamo guadagnarci il Paradiso? Siamo chiamati un giorno lontano anche noi a meritare questo premio, ora lo dobbiamo guadagnare, questo è il momento per fare del bene ai poveri, perdonare i nemici, amare tutti, usare pazienza con chi importuna, vivere il Vangelo rinnegando i sensi e gli impulsi animali.
Il Paradiso attenti tutti i buoni che adesso stanno seminando opere di bene, di amore, di verità e di bontà.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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Medaglia di San Benedetto