Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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venerdì 12 agosto 2011

1055 - Commento al Vangelo di oggi 12/8/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (19,3-12)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?». Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio». Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La parola amore ha un solo significato: unire. Non solamente due sposi fino a diventare un cuore solo e un’amina sola, anche l’amicizia tra parenti o amici. L’amore più elevato indica un amore pieno verso tutte le creature, indistintamente, senza fare alcuna selezione. È un amore veramente alto, che hanno avuto i Santi e le anime eminenti.
C’è poi l’amore sublime, perfetto e nobile verso Dio, ma non è facile da raggiungere.
Quindi, l’amore unisce più persone, aldilà della parentela o dagli interessi particolari. Riguardo due sposi, l’amore assume un valore ancora più profondo ed esclusivo. Oltre la condizione dell’indissolubilità come manifestano i due sposi nel giorno del matrimonio durante il rito, dobbiamo anche fare emergere l’esclusività della loro donazione.
La scorsa settimana ho aperto l’argomento delle vittime innocenti dei divorzi, senza condannare i colpevoli dei divorzi perché non siamo noi a giudicare la responsabilità o la vera intenzione di chi procede verso il divorzio. Ho evidenziato che molti divorzi avvengono perché c’è già una terza persona, conosciuta più o meno senza alcun impegno particolare oltre l’adulterio.
Gesù nel Vangelo invece ci dà un insegnamento eterno che dissolve ogni dubbio: “L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. Nessuna legge e nessun uomo di potere potrà mai cambiare una Legge Divina. Potrà varare una legge politica che favorisca una o più immoralità, ma la Legge biblica nessuno ha la capacità e la santità per cambiarla. Solo Dio può cambiare una Legge di Dio.
Per questo, non è ammissibile il divorzio, tranne per motivi di nullità che passano alla verifica del Tribunale ecclesiastico. Se riscontra motivi validi, non annulla il matrimonio, ma dichiara che il matrimonio non è stato mai valido, fin dalle sue origini.


Questi sono i motivi più rilevanti per l’annullamento del matrimonio canonico:
* La mancanza di consenso da parte di uno dei coniugi o di entrambi al matrimonio, compresa la riserva mentale e la simulazione.
* il fatto che uno dei coniugi escluda una delle finalità essenziali del matrimonio religioso, che sono la procreazione dei figli, la fedeltà, l’indissolubilità del vincolo matrimoniale.
* L’errore sulla persona del coniuge.
* La violenza fisica o il timore.
* L’impotenza al rapporto sessuale dell’uomo o della donna.
* Il fatto che il matrimonio non sia stato consumato, cioè che i due coniugi non abbiano avuto un rapporto sessuale completo. In questo caso non si tratta di vera nullità matrimoniale, ma di una speciale «dispensa» del Pontefice.


L’annullamento si può ottenere, non voglio qui discutere sulle verità o sulle falsità che si manifestano nel processo. Chi nasconde o inventa storie, dimentica che è un peccato grave e che davanti a Dio non si può utilizzare un inganno.
La mentalità libertina di oggi ha sepolto quasi completamente la fedeltà coniugale, da quello che si legge e si ascolta, le coppie fanno fatica ad amarsi per le difficoltà e le incomprensioni. Proprio le incomprensioni sono il viatico della morte del matrimonio.
Senza la Grazia di Dio, senza la costante e spirituale preghiera, rimane difficile accettare litigi continui e disaccordi che portano all’incomunicabilità. Se non si parlano più o non vogliono intendersi, cosa rimangono a fare insieme? Questa è la domanda che si pongono. Una domanda posta perché non c’è Gesù nei loro cuori, non c’è la protezione della Madonna e per non averle mai chiesto aiuto nella recita del Rosario. Arrivare al tradimento prima e poi al divorzio il passo è breve.
Ma Gesù ha detto: ““L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”.
Nel mezzo di litigi ed incomprensioni, c’è il coniuge che replica con maggiore irruenza e c’è anche il coniuge che sopporta con amore e cerca la riconciliazione, per amore, solo per amore. E per la fedeltà sacramentale. Perché durante il rito del matrimonio tutti e due hanno detto di amarsi sempre (e di sopportarsi) nella buona e nella cattiva sorte.
La fedeltà è osservata dalle coppie che pregano Gesù e la Madonna, ricevono quella Grazia che rafforza la volontà che si oppone al tradimento o adulterio.
Ai coniugi in crisi dico di pregare il Rosario insieme e di consacrare la famiglia al Cuore Immacolato di Maria. La Madre di Dio può salvare tutti i matrimoni.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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giovedì 11 agosto 2011

1054 - Udienza di Benedetto XVI del 10/8/2011

Cari fratelli e sorelle!
In ogni epoca, uomini e donne che hanno consacrato la vita a Dio nella preghiera – come i monaci e le monache – hanno stabilito le loro comunità in luoghi particolarmente belli, nelle campagne, sulle colline, nelle valli montane, in riva ai laghi o al mare, o addirittura su piccole isole. Questi luoghi uniscono due elementi molto importanti per la vita contemplativa: la bellezza del creato, che rimanda a quella del Creatore, e il silenzio, garantito dalla lontananza rispetto alle città e alle grandi vie di comunicazione. Il silenzio è la condizione ambientale che meglio favorisce il raccoglimento, l’ascolto di Dio, la meditazione. Già il fatto stesso di gustare il silenzio, di lasciarsi, per così dire, “riempire” dal silenzio, ci predispone alla preghiera. Il grande profeta Elia, sul monte Oreb – cioè il Sinai – assistette a un turbine di vento, poi a un terremoto, e infine a lampi di fuoco, ma non riconobbe in essi la voce di Dio; la riconobbe invece in una brezza leggera (cfr 1 Re 19,11-13). Dio parla nel silenzio, ma bisogna saperlo ascoltare. Per questo i monasteri sono oasi in cui Dio parla all’umanità; e in essi si trova il chiostro, luogo simbolico, perché è uno spazio chiuso, ma aperto verso il cielo.
Domani, cari amici, faremo memoria di Santa Chiara di Assisi. Perciò mi piace ricordare una di queste “oasi” dello spirito particolarmente care alla famiglia francescana e a tutti i cristiani: il piccolo convento di San Damiano, situato poco al di sotto della città di Assisi, in mezzo agli uliveti che digradano verso Santa Maria degli Angeli. Presso quella chiesetta, che Francesco restaurò dopo la sua conversione, Chiara e le prime compagne stabilirono la loro comunità, vivendo di preghiera e di piccoli lavori. Si chiamavano le “Sorelle Povere”, e la loro “forma di vita” era la stessa dei Frati Minori: “Osservare il santo Vangelo del nostro Signore Gesù Cristo” (Regola di S. Chiara, I, 2), conservando l’unione della scambievole carità (cfr ivi, X, 7) e osservando in particolare la povertà e l’umiltà vissute da Gesù e dalla sua santissima Madre (cfr ivi, XII, 13).
Il silenzio e la bellezza del luogo in cui vive la comunità monastica – bellezza semplice e austera – costituiscono come un riflesso dell’armonia spirituale che la comunità stessa cerca di realizzare. Il mondo è costellato da queste oasi dello spirito, alcune molto antiche, particolarmente in Europa, altre recenti, altre restaurate da nuove comunità. Guardando le cose in un’ottica spirituale, questi luoghi dello spirito sono una struttura portante del mondo! E non è un caso che molte persone, specialmente nei periodi di pausa, visitino questi luoghi e vi si fermino per alcuni giorni: anche l’anima, grazie a Dio, ha le sue esigenze!
Ricordiamo, dunque, Santa Chiara. Ma ricordiamo anche altre figure di Santi che ci richiamano all’importanza di volgere lo sguardo alle “cose del cielo”, come Santa Edith Stein, Teresa Benedetta della Croce, carmelitana, co-patrona d’Europa, celebrata ieri. E oggi, 10 agosto, non possiamo dimenticare san Lorenzo, diacono e martire, con un augurio speciale ai romani, che da sempre lo venerano quale uno dei loro patroni. E alla fine rivolgiamo il nostro sguardo alla Vergine Maria, perché ci insegni ad amare il silenzio e la preghiera.
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1053 - Commento al Vangelo di oggi 11/8/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-19,1)
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il perdono illimitato è una caratteristica cristiana, non si trova in altri contesti religiosi l’amore riconciliatorio. Neanche la cristiana e democratica America è stata capace di rispondere con il perdono e la pazienza per fermare i terroristi/mandanti che la colpirono l’11 settembre 2001.
La rivalsa americana con la famigerata guerra preventiva ha causato tutti i disastri mondiali dal 2003 in poi. Dopo l’invasione dell’Iraq per uccidere Saddam, considerato finanziatore dei talebani, l’immorale guerra preventiva ha guidato ogni altro attacco di guerra, seminando morti, odio, vendette e sperperando una valanga di dollari.
Dicono che dal 2003 ad oggi gli Stati Uniti hanno speso per le guerre in Iraq e Afghanistan oltre seimilaottocento milioni di dollari. Qualcosa come tredicimila miliardi delle vecchie lire. È una cifra stratosferica, è il denaro sperperato che ha rovinato la prima potenza mondiale.
Adesso è facile valutare le capacità minime di Obama, ma anni fa i più grandi quotidiani italiani lo consideravano come il salvatore del mondo. Gli stessi quotidiani che oggi lo accusano di incapacità e lo indicano come un nano politicamente.
La differenza tra chi prega molto e dona la sua vita a Gesù, e chi invece vive una Fede debole, sta nella capacità di discernimento. Durante le elezioni del 2008 la stragrande popolazione mondiale stravedeva per Obama, c’erano miliardi di persone annebbiate dall’incapacità di vedere oltre, di percepire la vera realtà.
C’era qualcuno che diceva ai figli spirituali di non illudersi di Obama, perché non veniva nel nome del Signore, ma era appoggiato da chi è sempre stato avverso al Signore. E le iniziative di Obama hanno colpito la Chiesa Cattolica, hanno continuato le guerre di Clinton e Bush, hanno dissanguato le già vuote casse.
Gli americani sono in ginocchio e disperati per il loro futuro.
Addirittura a Stoccolma assegnarono a Obama il premio Nobel per la pace dopo appena due mesi dal suo insediamento alla Casa Bianca. Il presidente del comitato per il Nobel per la Pace, Thorbjoen Jagland, si faceva vedere in giro con una grande foto di Barack Obama, come se si trattava di un dio incarnato. Incredibile. Il ridicolo non ha svergognato la commissione svedese del Nobel, perché per ben 27 anni l’uomo che più di tutti nella storia mondiale è stato il portatore di pace, si chiamava Giovanni Paolo II.
E la commissione non gli assegnò mai il Nobel, perché composta da massoni.
Oggi sono pochissimi gli americani che si fidano di Obama, per molti giornalisti è passato da semidio a semipirla. Obama con quel suo motto che ha illuso miliardi di confusi, ha fallito pienamente e non è stato migliore di Bush. Contro Bush i no-global italiani organizzavano sfilate, manifestazioni, piazzate. Contro Obama c’è silenzio… Ed è preferibile questo silenzio ad ogni disordine, come sta avvenendo a Londra.
Ieri i telegiornali hanno dato una grave notizia poi smentita, che la Francia era stata declassata dal Rating come è avvenuto giorni fa agli Stati Uniti. È una notizia che aumenta la preoccupazione per le sorti dell’economia mondiale, adesso la crisi ha coinvolto le potenze europee insieme all’America.  Negli ultimi cinque giorni è avvenuto un autentico terremoto economico. Ed è solo l’inizio.
Proprio la Francia con il suo agitato presidente ha voluto l’inutile guerra in Libia, sperperando centinaia di milioni di euro e costringendo molte Nazioni tra cui l’Italia.
Noi cristiani siamo contro ogni guerra preventiva o vendicativa, ci possiamo difendere ed attaccare solamente quando effettivamente si tratta di legittima difesa, per la salvaguardia della vita personale o di altri. Leggiamo alcuni capitoli dal nuovo Catechismo.
«Il quinto Comandamento proibisce la distruzione volontaria della vita umana. A causa dei mali e delle ingiustizie che ogni guerra provoca, la Chiesa con insistenza esorta tutti a pregare e ad operare perché la bontà divina ci liberi dall'antica schiavitù della guerra.
Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giustificano una legittima difesa con la forza militare. Tale decisione, per la sua gravità, è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale. Occorre contemporaneamente:
— che il danno causato dall'aggressore alla Nazione o alla comunità delle Nazioni sia durevole, grave e certo;
— che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci;
— che ci siano fondate condizioni di successo;
— che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare.
Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione.
Questi sono gli elementi tradizionali elencati nella dottrina detta della “guerra giusta”» (2307.2309).
Per comprendere meglio questo concetto, leggiamo il numero 2321: “La proibizione dell'omicidio non abroga il diritto di togliere, ad un ingiusto aggressore, la possibilità di nuocere. La legittima difesa è un dovere grave per chi ha la responsabilità della vita altrui o del bene comune”.
Quindi, se non c’è un vero pericolo non ci può essere una guerra. Per evitare le guerre, occorre avere la capacità di perdonare, per fare questo è indispensabile conoscere, amare, adorare Gesù Cristo. Non è possibile perdonare almeno nel cuore, uno che ha compiuto del male.
Il Vangelo di oggi ci ha spiegato proprio questo: se tu ricevi il perdono da Gesù, devi a tua volta perdonare qualsiasi altra persona. Se la tua colpa davanti a Gesù era altissima e ti è stata perdonata, tanto più devi perdonare un fratello che ha commesso un errore inferiore al tuo.
Oggi è Santa Chiara d’Assisi, prima pianticella dei figli di San Francesco, donna forte e umile, contemplativa e obbediente. Lei fu capace di perdonare e di amare i suoi nemici, e quando i Saraceni (musulmani) nel 1240 stavano entrando nel monastero di San Damiano per uccidere le monache, prontamente prese l’ostensorio con l’Eucaristia, l’innalzò e rimase ferma, osservando la fuga dei terrorizzati Saraceni. Erano musulmani che distruggevano Chiese e quanto trovavano di cristiano.
Nel nostro cuore ci sia sempre l’amore verso tutti. Facciamo del bene, facciamolo bene.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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mercoledì 10 agosto 2011

1052 - Commento al Vangelo di oggi 10/8/2010

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (12,24-26)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il chicco di grano per germogliare deve marcire, morire a se stesso. Il riferimento che fa Gesù è perfetto, anche l’uomo per rinascere deve morire all’amor proprio, vincere l’egoismo per vivere di amore e donazione.
Milioni di uomini e donne hanno vissuto questo annientamento, che non è una riduzione dell’essere persona umana, al contrario esalta la persona umana. Tutti portiamo le conseguenze del peccato originale, l’inclinazione verso il male e le opere cattive. Occorre far morire questo aspetto della nostra persona per rinascere trasfigurati e produrre grandi frutti di santità.
Oggi è la festa liturgica del Diacono Lorenzo, martire per la Fede in Cristo, grano che si è disciolto per portare frutti di Grazia. Dall’inizio del Cristianesimo ad oggi sono stati uccisi oltre 40 milioni di cristiani per la loro Fede in Cristo, di cui circa 25 milioni solo nel secolo scorso. Tutti i martiri sono beati in Paradiso, hanno scelto la coerenza piuttosto che tradire l’Amore.
Tutte le anime elette che si trovano in Cielo hanno compiuto il cammino del rinnegamento, del controllo della volontà, della mortificazione dei vizi. Morire a se stessi è impegnativo, per qualcuno sarà anche difficile perché non si impegna con serietà.
Bisogna iniziare dalle piccole cose, rinnegarsi per cose non importanti a cui siamo affezionati. Quando si pensa di fare qualcosa di non utile per l’anima, ci si impone di non compierla e di pensare ad altro. Invece di seguire i propri pensieri occorre seguire la verità del Vangelo.
Il rinnegamento richiede impegno e costanza, ma ci fa rinascere a nuova vita.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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martedì 9 agosto 2011

1051 - Santa Teresa Benedetta della Croce

Breslavia, 12 ottobre 1891 - Auschwitz, 9 agosto 1942
Edith Stein nasce a Breslavia, capitale della Slesia prussiana, il 12 ottobre 1891, da una famiglia ebrea di ceppo tedesco. Allevata nei valori della religione israelitica, a 14 anni abbandona la fede dei padri divenendo atea. Studia filosofia a Gottinga, diventando discepola di Edmund Husserl, il fondatore della scuola fenomenologica. Ha fama di brillante filosofa. Nel 1921 si converte al cattolicesimo, ricevendo il Battesimo nel 1922. Insegna per otto anni a Speyer (dal 1923 al 1931). Nel 1932 viene chiamata a insegnare all’Istituto pedagogico di Münster, in Westfalia, ma la sua attività viene sospesa dopo circa un anno a causa delle leggi razziali. Nel 1933, assecondando un desiderio lungamente accarezzato, entra come postulante al Carmelo di Colonia. Assume il nome di suor Teresa Benedetta della Croce. Il 2 agosto 1942 viene prelevata dalla Gestapo e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau dove il 9 agosto muore nella camera a gas. Nel 1987 viene proclamata Beata, è canonizzata da Giovanni Paolo II l’11 ottobre 1998. Nel 1999 viene dichiarata, con S. Brigida di Svezia e S. Caterina da Siena, Compatrona dell’Europa.
Un pugnetto di cenere e di terra scura passata al fuoco dei forni crematori di Auschwitz: è ciò che oggi rimane di S. Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein; ma in maniera simbolica, perché di lei effettivamente non c’è più nulla. Un ricordo di tutti quegli innocenti sterminati, e furono milioni, nei lager nazisti. Questo piccolo pugno di polvere si trova sotto il pavimento della chiesa parrocchiale di San Michele, a nord di Breslavia, oggi Wroclaw, a pochi passi da quel grigio palazzetto anonimo, in ulica (via) San Michele 38, che fu per tanti anni la casa della famiglia Stein. I luoghi della tormentata giovinezza di Edith, del suo dolore e del suo distacco.
Sulla parete chiara della Chiesa, ricostruita dopo la guerra e affidata ai salesiani, c’è un arco in cui vi è inciso il suo nome. Nella cappella, all’inizio della navata sinistra, si alzano due blocchi di marmo bianco: uno ha la forma di un grande libro aperto, a simboleggiare i suoi studi di filosofia; l’altro riproduce un grosso numero di fogli ammucchiati l’uno sopra l’altro, a ricordare i suoi scritti, la sua produzione teologica. Ma cosa resta veramente della religiosa carmelitana morta ad Auschwitz in una camera a gas nell’agosto del 1942?
Certamente, ben più di un simbolico pugnetto di polvere o di un ricordo inciso nel marmo. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, la sua vicenda è balzata via via all’attenzione della comunità internazionale, rivelando la sua grande statura, non solo filosofica ma anche religiosa, e il suo originale cammino di santità: era stata una filosofa della scuola fenomenologica di Husserl, una femminista ante litteram, teologa e mistica, autrice di opere di profonda spiritualità, ebrea e agnostica, monaca e martire; “una personalità –ha detto di lei Giovanni Paolo II– che porta nella sua intensa vita una sintesi drammatica del nostro secolo”.
Elevata all’onore degli altari l’11 ottobre 1998, la sua santità non può comprendersi se non alla luce di Maria, modello di ogni anima consacrata, suscitatrice e plasmatrice dei più grandi Santi nella storia della Chiesa. Beatificata in maggio (del 1987), dichiarata Santa in ottobre, entrambi mesi di Maria: si è trattato soltanto di una felice quanto fortuita coincidenza?
C’è in realtà un “filo mariano” che si dipana in tutta l’esperienza umana e spirituale di questa martire carmelitana. A cominciare da una data precisa, il 1917. In Italia è l’anno della disfatta di Caporetto, in Russia della rivoluzione bolscevica. Per Edith il 1917 è invece l’anno chiave del suo processo di conversione. L’anno del passo lento di Dio. Mentre lei, ebrea agnostica e intellettuale in crisi, brancola nel buio, non risolvendosi ancora a “decidere per Dio”, a molti chilometri dall’università di Friburgo dov’è assistente alla cattedra di Husserl, nella Città Eterna, il francescano polacco Massimiliano Kolbe con un manipolo di confratelli fondava la Milizia dell’Immacolata, un movimento spirituale che nel suo forte impulso missionario, sotto il vessillo di Maria, avrebbe raggiunto negli anni a venire il mondo intero per consacrare all’Immacolata il maggior numero possibile di anime. Del resto –e come dimenticarlo?– quello stesso 1917 è pure l’anno delle apparizioni della Madonna ai pastorelli di Fatima. Un filo mariano intreccia misteriosamente le vite dei singoli esseri umani stendendo la sua trama segreta sul mondo.
Decisiva per la conversione della Stein al cattolicesimo fu la vita di Santa Teresa d’Avila letta in una notte d’estate. Era il 1921, Edith era sola nella casa di campagna di alcuni amici, i coniugi Conrad-Martius, che si erano assentati brevemente lasciandole le chiavi della biblioteca. Era già notte inoltrata, ma lei non riusciva a dormire. Racconta: «Presi casualmente un libro dalla biblioteca; portava il titolo “Vita di Santa Teresa narrata da lei stessa”. Cominciai a leggere e non potei più lasciarlo finché non ebbi finito. Quando lo richiusi, mi dissi: questa è la verità».
Aveva cercato a lungo la verità e l’aveva trovata nel mistero della Croce; aveva scoperto che la verità non è un’idea, un concetto, ma una persona, anzi la Persona per eccellenza. Così la giovane filosofa ebrea, la brillante assistente di Husserl, nel gennaio del 1922 riceveva il Battesimo nella Chiesa Cattolica.
Edith poi, una volta convertita al cattolicesimo, è attratta fin da subito dal Carmelo, un Ordine contemplativo sorto nel XII secolo in Palestina, vero “giardino” di vita cristiana (la parola karmel significa difatti “giardino”) tutto orientato verso la devozione specifica a Maria, come segno di obbedienza assoluta a Dio. Particolare non trascurabile –un’altra coincidenza?– il giorno in cui la Stein ottiene la risposta di accettazione da parte del convento di Lindenthal, per cui aveva tanto trepidato nel timore di essere rifiutata, è il 16 luglio del 1933, solennità della Regina del Carmelo.
Così Edith offrirà a Lei, alla Mamma Celeste, quale omaggio al suo provvidenziale intervento, i grandi mazzi di rose che riceve dai colleghi insegnanti e dalle sue allieve del collegio “Marianum” il giorno della partenza per l’agognato Carmelo di Colonia.
Il 21 aprile 1938 suor Teresa Benedetta della Croce emette la professione perpetua. Fino al 1938 gli ebrei potevano ancora espatriare, in America perlopiù o in Palestina, poi invece –dopo l’incendio di tutte le sinagoghe nelle città tedesche nella notte fra il 9 e il 10 novembre, passata alla storia come “la notte dei cristalli”– occorrevano inviti, permessi, tutte le carte in regola; era molto difficile andare via. In Germania era già cominciata la caccia aperta al giudeo.
La presenza di Edith al Carmelo di Colonia rappresenta un pericolo per l’intera comunità: nei libri della famigerata polizia hitleriana, infatti, suor Teresa Benedetta è registrata come “non ariana”. Le sue superiori decidono allora di farla espatriare in Olanda, a Echt, dove le carmelitane hanno un convento.
Prima di lasciare precipitosamente la Germania, il 31 dicembre del 1938, nel cuore della notte, suor Teresa chiede di fermarsi qualche minuto nella Chiesa “Maria della Pace”, per inginocchiarsi ai piedi della Vergine e domandare la sua materna protezione nell’avventurosa fuga verso il Carmelo di Echt. “Ella –aveva detto– può formare a propria immagine coloro che Le appartengono”. “E chi sta sotto la protezione di Maria –lei concludeva–, è ben custodito”.
L’anno 1942 segnò l’inizio delle deportazioni di massa verso l’est, attuate in modo sistematico per dare compimento a quella che era stata definita come la Endlösung, ovvero la “soluzione finale” del problema ebraico. Neppure l’Olanda è più sicura per Edith. Il pomeriggio del 2 agosto due agenti della Gestapo bussarono al portone del Carmelo di Echt per prelevare suor Stein insieme alla sorella Rosa. Destinazione: il campo di smistamento di Westerbork, nel nord dell’Olanda. Da qui, il 7 agosto venne trasferita con altri prigionieri nel campo di sterminio di Auschwitz- Birkenau.
Il 9 agosto, con gli altri deportati, fra cui anche la sorella Rosa, varcò la soglia della camera a gas, suggellando la propria vita col martirio: non aveva ancora compiuto cinquantuno anni.
(Maria Di Lorenzo)
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1050 - Commento al Vangelo di oggi 9/8/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (25,1-13)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La parabola delle dieci vergini ci insegna che Gesù si trova solo se il cuore rimane in attesa dell’incontro, quindi vigilante, inoltre occorre la lampada della Fede accesa.
Molti si illudono di conoscere Gesù e di pregarlo con particolare affetto, ma non si accorgono di non avere il cuore vigile e la Fede non è che sia molto infiammata…
Non possiamo percepire Gesù se non entriamo nella sua condizione soprannaturale, noi siamo dentro un limite temporale e di spazio, occorre elevarsi con lo spirito e cominciare ad ascoltarlo. Se qualcuno ci parla senza utilizzare strumenti da un chilometro distante, non riusciamo ad ascoltarlo, nella misura che ci avviciniamo percepiamo le parole fino a comprenderle perfettamente.
Bisogna avvicinarsi a Gesù, distaccandoci dalle cose materiali.
Ognuno di noi segue nel suo agire o le cinque stolte della parabola o quelle sagge. Tertium non datur. C’è chi alterna i due comportamenti, mentre altri camminano imperterriti sulla via sbagliata, pur sapendo quello che fanno.
Le conseguenze sono immaginabili, come ci dice il Vangelo. Le vergini stolte rimasero senza l’olio della Fede quando arrivò il Signore, quelle sagge avevano continuato a vegliare, quindi a vivere nelle virtù, nella preghiera, nella Fede viva.
L’olio indica la perseveranza della Fede, la vigilanza spirituale, e permette alla lampada di dare luce. È la lampada dell’amore vivo verso Gesù.
Vivere senza Fede e l’amore verso Gesù, impedisce di entrare nel Regno dei Cieli, si rimane fuori e poi per il terrore si comincia a gridare ma il Signore risponderà: “In verità io vi dico: non vi conosco”. È una sentenza definitiva, la colpa è delle cinque stolte che in vita non avevano amato Gesù e non si erano curate della loro Fede. D’altronde, come si vive così si muore.
Gesù ci avvisa: “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora”.
Una donna saggia e molto spirituale è certamente Santa Teresa Benedetta della Croce, all’anagrafe Edith Stein. Una figura eccelsa, imponente nella spiritualità carmelitana, infiammata di amore verso Gesù dopo la sua straordinaria conversione. Di formazione era ebrea, famosa filosofa e conferenziere, dopo avere casualmente letto un libro di Santa Teresa d’Avila, si convertì nello stesso istante. Oggi vi invierò un articolo sulla sua vita. (vedere post 1051)
Aggiungo solamente che questa Santa deportata dall’Olanda, morì nel 1942 nel campo di concentramento di Oswiecim – Auschwitz presso Cracovia in Polonia, dove venne uccisa nella camera a gas. Uccisa per la sua Fede essenzialmente, non tanto per la non appartenenza alla razza ariana, che era alla base dell'ideologia nazista e del genocidio delle “razze non-ariane” presenti in Europa (ebrei e rom).
Causa un forte contrasto, la morte in una camera a gas di Santa Teresa Benedetta per amore di Gesù, e la gioia di quei cattolici per la decisione del sindaco di Milano Pisapia, di creare una moschea in ogni quartiere della città. Molti cattolici sono favorevoli alle moschee di persone che odiano il Cristianesimo e vogliono invadere l’Europa per sottomettere tutti a Maometto.
Se i musulmani non avessero questo primario scopo, nessuno si preoccuperebbe delle loro moschee, ma è stato provato che in realtà servono per addestrare molti partecipanti contro l’Occidente.
Vogliamo essere tolleranti ma anche avveduti. Per loro siamo solo nemici da abbattere, questa è la loro fondata convinzione. Ci si può fidare solo dei musulmani non integralisti, quelli che in molti anni hanno mostrato sincerità, dedizione al lavoro, rispetto per la nostra Fede cattolica.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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lunedì 8 agosto 2011

1049 - Commento al Vangelo di oggi 8/8/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (17,22-27)
In quel tempo, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati. Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei». E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il Vangelo di oggi capita a fagiolo, tratta di tassa da pagare, vogliono riscuoterla addirittura da Gesù: “Il vostro Maestro non paga la tassa?”. E Gesù puntualmente rispetta quella errata richiesta, indica di prendere la moneta dalla bocca di un pesce, Lui non portava denaro con sé.
Gesù non si sottrae al pagamento della tassa richiesta per l'appartenenza al mondo, allo stesso tempo fa prendere la moneta d’argento dalla bocca del pesce per esprimere la sua estraneità a questo mondo, intesa come un’appartenenza pagata.
Poco prima di questo episodio Gesù aveva dato il secondo annuncio della sua Passione, ma si era accorto della tristezza degli Apostoli, e non voleva suscitare uno scandalo per la richiesta della tassa. Ha agito con prudenza per evitare clamori.
Non era la tassa di Cesare, si trattava della tassa per il Tempio, per mantenerlo funzionante, ma Gesù era più grande del Tempio… Quando si chiedono soldi non si agisce con lucidità. Il denaro sconvolge le mente, sia riguardo l’interesse sia per la confusione che porta.
In questi giorni è avvenuto uno sconvolgimento economico mondiale, l’America si scopre declassata sia nel Rating (professionisti privati che esprimono pareri economici) sia nella credibilità nel mondo. Fino a due giorni fa gli Stati Uniti comandavano il pianeta e venivano considerati come la prima potenza mondiale, oggi si scopre povera, senza liquidità, un Paese che è al 100% di debito pubblico.
Come ho scritto la scorsa settimana, questa potente Nazione ha imbrogliato il mondo, soprattutto la Cina che vanta un credito di parecchi miliardi di euro. L’America nei prossimi mesi rischia un ulteriore declassamento, se questo dovesse avvenire, il rischio di un crollo delle Nazioni più deboli è vicino.
Qualche giorno fa ho letto un articolo che non risparmiava accuse reali a Obama, arrivando a identificarlo come il becchino del sogno americano.
“Per sogno americano (American Dream) ci si riferisce alla speranza, condivisa sia dagli estimatori degli Stati Uniti d'America sia da parte degli abitanti, che attraverso il duro lavoro, il coraggio, la determinazione sia possibile raggiungere un migliore tenore di vita e la prosperità economica”.
Nessuna Nazione in questi giorni è tranquilla, non si intravedono soluzioni immediate e bisognerà attendere un po’ di tempo per conoscere l’esito della crisi economica mondiale.
Questi giorni sono pieni di angoscia per chi possiede molto denaro e per chi ne ha poco e non vuole perdere quel poco che ha, non vuole perdere il lavoro come avvenne nel 1929 a causa della grande depressione economica mondiale scoppiata sempre negli Stati Uniti, e che portò una crisi enorme in Germania. Il marco tedesco subì una svalutazione impressionante. Fu colpito soprattutto il ceto medio, mancavano il lavoro e il denaro.
Preghiamo Gesù e Maria perché si superi questa dura prova, che colpisce il mondo.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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domenica 7 agosto 2011

1048 - Udienza di Benedetto XVI del 3/8/2011

Cari fratelli e sorelle!
Sono molto lieto di vedervi qui in piazza in Castel Gandolfo e di riprendere le udienze interrotte nel mese di luglio. Io vorrei continuare con il tema che abbiamo iniziato, cioè una “scuola di preghiera”, e anche oggi, in un modo un po’ diverso, senza allontanarmi dal tema, accennare ad alcuni aspetti di carattere spirituale e concreto, che mi sembrano utili non solo per chi vive - in una parte del mondo - il periodo delle ferie estive, come noi, ma anche per tutti coloro che sono impegnati nel lavoro quotidiano.
Quando abbiamo un momento di pausa nelle nostre attività, in modo speciale durante le vacanze, spesso prendiamo in mano un libro, che desideriamo leggere. E’ proprio questo il primo aspetto, su cui oggi vorrei soffermarmi. Ognuno di noi ha bisogno di tempi e spazi di raccoglimento, di meditazione, di calma… Grazie a Dio che è così! Infatti, questa esigenza ci dice che non siamo fatti solo per lavorare, ma anche per pensare, riflettere, oppure semplicemente per seguire con la mente e con il cuore un racconto, una storia in cui immedesimarci, in un certo senso “perderci” per poi ritrovarci arricchiti.
Naturalmente molti di questi libri di lettura, che prendiamo in mano nelle vacanze, sono per lo più di evasione, e questo è normale. Tuttavia, varie persone, particolarmente se possono avere spazi di pausa e di relax più prolungati, si dedicano a leggere qualcosa di più impegnativo. Vorrei allora fare una proposta: perché non scoprire alcuni libri della Bibbia, che normalmente non sono conosciuti? O di cui forse abbiamo ascoltato qualche brano durante la Liturgia, ma che non abbiamo mai letto per intero? In effetti, molti cristiani non leggono mai la Bibbia, e hanno di essa una conoscenza molto limitata e superficiale. La Bibbia – come dice il nome – è una raccolta di libri, una piccola “biblioteca”, nata nel corso di un millennio. Alcuni di questi “libretti” che la compongono rimangono quasi sconosciuti alla maggior parte delle persone, anche buoni cristiani. Alcuni sono molto brevi, come il Libro di Tobia, un racconto che contiene un senso molto alto della famiglia e del matrimonio; o il Libro di Ester, in cui la Regina ebrea, con la fede e la preghiera, salva il suo popolo dallo sterminio; o, ancora più breve, il Libro di Rut, una straniera che conosce Dio e sperimenta la sua provvidenza. Questi piccoli libri si possono leggere per intero in un’ora. Più impegnativi, e autentici capolavori, sono il Libro di Giobbe, che affronta il grande problema del dolore innocente; il Qoèlet, che colpisce per la sconcertante modernità con cui mette in discussione il senso della vita e del mondo; il Cantico dei Cantici, stupendo poema simbolico dell’amore umano. Come vedete, questi sono tutti libri dell’Antico Testamento. E il Nuovo? Certo, il Nuovo Testamento è più conosciuto, e i generi letterari sono meno diversificati. Però, la bellezza di leggere un Vangelo tutto di seguito è da scoprire, come pure raccomando gli Atti degli Apostoli, o una delle Lettere.
In conclusione, cari amici, oggi vorrei suggerire di tenere a portata di mano, durante il periodo estivo o nei momenti di pausa, la santa Bibbia, per gustarla in modo nuovo, leggendo di seguito alcuni suoi Libri, quelli meno conosciuti e anche quelli più noti, come i Vangeli, ma in una lettura continuata. Così facendo i momenti di distensione possono diventare, oltre che arricchimento culturale, anche nutrimento dello spirito, capace di alimentare la conoscenza di Dio e il dialogo con Lui, la preghiera. E questa sembra essere una bella occupazione per le ferie: prendere un libro della Bibbia, così avere un po' di distensione e, nello stesso tempo, entrare nel grande spazio della Parola di Dio e approfondire il nostro contatto con l'Eterno, proprio come scopo del tempo libero che il Signore ci dà.
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1047 - Commento al Vangelo di oggi 7/8/2010, domenica 19^ t.ord.

+ Dal Vangelo secondo Matteo (14,22-33)
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Domenica scorsa il Vangelo ci ha mostrato la cura di Gesù verso coloro che Lo cercano e Lo seguono. Gesù ha compassione di tutti, non delude mai nessuno, e in quella circostanza “sentì compassione per loro e guarì i loro malati”.
Gesù guarisce per Amore tutti gli ammalati non appena sceso dalla barca, per compassione, vedeva nei loro cuori il grande desiderio di incontrarlo e la sete di Dio.
Questa domenica il Vangelo con altrettanta semplicità ci dice che Gesù non abbandona mai i suoi amici. Possiamo trovarci nelle difficoltà più sorprendenti e dolorose, Gesù rimane sempre vicino a noi, invece, siamo noi a preoccuparci eccessivamente, mostrando una Fede debole. Come quella degli Apostoli mentre si trovano sulla barca agitata dalle onde. La loro paura è esagerata, ma lì si trova immediatamente Gesù ad aiutarli.
È indubbio che Gesù è l’unico appiglio sicuro a cui dobbiamo aggrapparci.
La tempesta che spaventa gli Apostoli mentre si trovano sulla barca, è simile ad una sofferenza che colpisce improvvisamente e non si riesce a trovare la soluzione. La paura e l’agitazione spesso prendono il sopravvento, a manifestare che non si prega o non si chiede l’intervento del Signore. Dove c’è molta sicurezza di riuscire a superare le difficoltà, non c’è una Fede forte. Pietro vuole avere la certezza di quello che vede, non accetta la parola di Gesù che lo tranquillizza: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. Non si abbandona né accetta un’altra verità rispetto a quella che pensa lui, arrivando addirittura a chiedere una prova: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”. La richiesta di questi segni indebolisce la nostra Fede, anche se molti pensano diversamente, invece si cerca la certezza di quello che si crede. La Fede non è più Fede se si cercano certezze per credere. Può essere un danno, come avvenne a Pietro che stava affondando per la paura del vento e gridò terrorizzato: “Signore, salvami!”.
La richiesta di questi segni è una mancanza di fiducia verso Gesù, anche se i più deboli prendono vigore quando si accorgono di piccole risposte da parte di Gesù. Ma chi pensa di avere una Fede robusta non può correre dietro i suoi dubbi. Deve abbandonarsi all’Amore di Dio. Chi dubita sprofonda come Pietro, non resiste a lungo a camminare sulle acque.
Gesù non rimane contento di chi dubita del suo intervento, del suo Amore: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. Pietro stava affondando perché distolse lo sguardo da Gesù, contò sulle sue forze e capacità… ma stava affondando. Per la paura dimenticò che la forza che lo sosteneva sulle acque era quella di Gesù e non la sua, e venendo meno l’aiuto di Gesù, stava affondando.
È un grave errore contare sulle proprie forze spirituali, convincersi di risolvere determinati problemi seguendo la propria volontà o il proprio intuito. Nessun Santo ha mai seguito il personale intuito, ma la voce di Gesù. Nessun Santo ha mai anteposto le proprie capacità all’aiuto di Gesù. Senza Gesù non possiamo fare nulla di buono.
Fermiamoci oggi a riflettere che Gesù è sempre vicino a noi e risponde alle nostre preghiere. Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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1046 - Messaggio Medjugorje straordinario dato ad Ivan 5/8/2011

"Cari figli, anche oggi in questa mia grande gioia quando vi vedo in tale numero, desidero invitare voi ed invitare tutti i giovani a partecipare oggi all'evangelizzazione del mondo, a partecipare all'evangelizzazione delle famiglie.
Cari figli, pregate, pregate, pregate.
La Madre prega insieme a voi ed intercede presso Suo Figlio.
Pregate, cari figli. Grazie, cari figli, perché anche oggi avete risposto alla mia chiamata."


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sabato 6 agosto 2011

1045 - Commento al Vangelo di oggi 6/8/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (17,1-9)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».  All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
“… e li condusse in disparte, su un alto monte”, caratteristica delle anime contemplative, soprattutto di Gesù, il Maestro della vita spirituale. Ancora di più, è il Donatore della Grazia che permette alle anime di compiere il cammino di perfezione.
Tra i cattolici c’è una confusione immensa riguardo la vita spirituale, si trovano il più delle volte smarriti perché senza Pastori o non trovano quei Pastori disponibili e preparati. Oppure, frequentano gruppi che esaltano i doni di Dio e finiscono a fare a gara su chi ha più doni… e li enumerano…
Molti si illudono di avere il dono del discernimento e del consiglio, e sono troppi i danni che compiono verso se stessi e gli altri che ingenuamente li ascoltano.
C’è chi vuole sfrontatamente “aggiustare” il proprio parroco perché non capisce cosa bisogna fare…!!!
C’è troppa agitazione nei cuori di molti cattolici, ed è completamente assente la contemplazione di Dio e delle cose soprannaturali. Si corre e si compiono tante opere umane, non si compie la volontà di Dio, sia perché non si conosce sia perché è dura osservarla se non hai la capacità di farti violenza, di rinnegare i tuoi impulsi/istinti, di dominare i tuoi sensi.
Occorre camminare umilmente sulle orme del Signore Gesù, non c’è altro modo per vivere da cristiani, per agire in ogni circostanza in modo autenticamente cristiano.
Pietro, Giacomo e Giovanni sono gli unici a partecipare alla Trasfigurazione di Gesù perché capaci di assistervi, erano cresciuti parecchio nello spirito, erano in grado di assistere. Non è affatto un caso la loro presenza sul monte con Gesù, come non lo era stato quando il Signore aveva risuscitato una fanciulla. Nulla avviene per caso nel cammino spirituale. Ci sono delle tappe da raggiungere e da vivere concretamente.
Questa festa della Trasfigurazione è anche intesa come Santissimo Salvatore, perché in questa circostanza Gesù manifesta chiaramente la sua vera identità. Si svela come Dio.
I tre Apostoli vi assistono per avere le prove che Gesù è veramente Figlio di Dio incarnato.
E l’atteggiamento degli Apostoli è quello dell’ascolto di Dio che parla, Egli manifesta una verità straordinaria, parla da una nube come si rivelava nell’Antico testamento ed afferma che Gesù è l’unico suo Figlio. Dio Padre precisa questo: “Ascoltatelo”. Quindi, vivete i suoi insegnamenti, fate vostra la sua Parola, imitate la sua Vita. Non dice di aggiornare il Vangelo, o di cambiare le Verità rivelate, o di tradire suo Figlio.
Ascoltare la Parola di Dio e viverla, è il modo per iniziare e camminare nella Via dello Spirito Divino. L’ascolto richiede il silenzio, bisogna andare periodicamente in luoghi sacri adeguati per la contemplazione. Nel silenzio Dio ci parla, facendo sgorgare nella mente alcuni pensieri che invitano a compiere la sua volontà. E la Madonna aiuta la vita contemplativa, Ella è rimasta sempre ad adorare Dio.
Se Dio Padre ci dice: “Ascoltatelo”, la Madre di Dio ci dice: “Fate quello che vi dirà”.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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venerdì 5 agosto 2011

1044 - Commento al Vangelo di oggi 5/8/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (16,24-28)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni. In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La condizione per seguire veramente Gesù è l’imitazione della sua vita. Questa è l’unica prova che può dare un cattolico, non è assolutamente sufficiente seguirlo con le promesse verbali, come dicono in tanti ma poi si tratta solo di pie intenzioni. E i cimiteri sono pieni di pie intenzioni. Come di buone intenzioni è lastricato l'inferno. In Paradiso ci sono Santi che hanno operato piuttosto che promesso inutilmente.
Seguire Gesù non è automatico solo perché ci si considera cristiani o per la Messa domenicale. La vera sequela è la partecipazione alla sua Vita, occorre impossessarsi delle sue parole, delle sue opere, dei suoi ragionamenti. Dopo comincia la vera sequela. Dopo possiamo dire di seguire Gesù, ma non prima di imitare la sua Vita.
Senza dubbio è un impegno forte, ma perché Dio ci ha creato? Per ignorarlo e per compiere opere opposte all’Amore? Creati per Amore e non per l’immoralità. La nostra esistenza assume un senso solamente quando viviamo in Lui e di Lui, significa vivere la sua Vita, imitare per poi testimoniare in famiglia e nell’ambiente frequentato tutto quello che abbiamo conosciuto.
Per vivere la Vita di Gesù è indispensabile rinnegarci, la nostra natura è ribelle alla preghiera, alla penitenza, alla rinuncia. L’educazione al controllo degli impulsi deve essere costante. Impulsi equivale a istinti, inclinazioni, tendenze, passioni, ardori, pulsioni, sentimenti, voglie.
Chi vuole vivere la sua vita carnale perderà la vita eterna.
Non è facile rinnegare le proprie convinzioni per compiere quello che ci insegna Gesù, ed è una vera vittoria sul nostro egoismo e sulla falsa concezione di libertà. È libero chi non è soggetto alla schiavitù dei vizi, chi è riuscito a dominare quei comportamenti negativi opposti alla verità e alla giustizia.
Rinnegarsi significa agire con libertà interiore, compiere la volontà del nostro Creatore.
Solo così la persona riesce a portare la propria croce, non una croce confezionata da Gesù, questo è pienamente falso. È la croce dei nostri peccati commessi nel passato, sono questi peccati a causarci malanni spirituali e morali. Spesso anche fisici, perché c’è chi somatizza, convertendo disturbi psichici inconsci in sintomi organici o funzionali.
La Via è una sola: seguire Gesù; rinunciare ai peccati e ai pensieri pagani; portare la propria croce.
Chi cammina in questa Via, riceve molta Luce Divina per comprendere che la propria realizzazione non sta nelle cose materiali o nelle false allegrie, non sta nel guadagnare il mondo intero. Si tratta di salvare l’anima, creata per l’eternità, mentre il corpo dopo qualche giorno si decomporrà e diventerà inguardabile. Emanerà cattivo odore… non basteranno profumi…
Abbiamo bisogno del profumo del Cielo in questa nostra combattuta vita.
Dobbiamo profumare di virtù e di sorrisi donati con intima gioia. Il profumo delle buone opere non si disperde mai, tutti ricordano e ci benedicono. Anche i cattivi cambiano opinione su di noi quando assaporano le nostre preghiere.
Noi seguiamo Gesù perché consapevoli di amare l’Amore e vogliamo riempirci dell’Amore di Dio.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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Medaglia di San Benedetto