L’anima:
Fui segnata col santo Crisma, o Gesù, mi cinsi di una mistica spada e dissi solennemente: «Io combatterò per la tua gloria!».
Fu un giorno solenne per me: il vescovo, ornato dalla santa stola, invocò lo Spirito Santo sopra di me; distese le mani sul mio capo, per affermare su di me il dominio di Dio, mi unse con l’olio per consacrarmi a Lui e per fortificarmi, e poi mi fece ripetere la Professione di Fede per iniziarmi al combattimento spirituale. Mi levai contenta, e trovai accanto a me una persona cara, che si era impegnata ad aiutarmi in questa lotta.
Tu mi sorridesti, o Gesù, perché io sentii l’anima mia piena di pace, ed attendesti da me una testimonianza autentica e forte innanzi al mondo prevaricatore e infedele.
La spada che mi donasti fu bella. Mi segnasti con la croce per dirmi che la mia forza dovevi essere Tu, la mia fiducia dovevi essere Tu, la mia gloria dovevi essere Tu.
Quella croce, segnata con l’olio sulla mia fronte, sparì, ma essa doveva rimanere nelle mie opere, nella mia vita, nell’anima mia; io stessa dovevo essere come una croce trionfante, un trofeo glorioso della tua Redenzione!
Tu così m’impegnasti per te, io fui maggiormente tua, e confermai ai tuoi piedi la promessa solenne del mio Battesimo, mentre Tu confermavi in me la tua misericordia!
O quanto sono grandi i tuoi Sacramenti, o Gesù!
Quanti combattimenti ho avuto io da quando fui cresimata; avrei dovuto combattere, e intanto fui sconfitta, perché resi vane tante tue misericordie e tanti tuoi aiuti! O Gesù, mi sono ricoperta di obbrobrio, ed eccomi tutta ferita ai tuoi piedi! Perdonami! Fa’ che riviva in me la grazia del sacramento della Cresima, rendimi forte, rendimi fedele al tuo amore!
L’amore è il carattere più bello di un tuo soldato e, per questo, l’eterno Amore di Dio discese in me… O Gesù staccami da tutto, infiammami dell’amor tuo, perché, amandoti, io ti difenderò e non ti sarò infedele.
Giaculatoria: Spirito Santo Dio, infiammami d’amore.
Fioretto: Fa’ qualche atto di zelo per riparare tutte le viltà che hai avuto nel divino servizio.
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Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto
CIAO A TE !!
Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************
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venerdì 21 maggio 2010
653 - Amiamo la Chiesa!
Matteo 16,18-19
"E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli»."
Efesini 5, 25.29
"E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei. Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa"
Colossesi 1,24
"Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa."
Apocalisse
"Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo."
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"E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli»."
Efesini 5, 25.29
"E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei. Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa"
Colossesi 1,24
"Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa."
Apocalisse
"Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo."
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mercoledì 19 maggio 2010
652 - Lasciate a Me la cura della vostre cose
Non voglio agitarmi mio Dio: confido in te
Cambiamo l’agitazione in preghiera
Gesù alle anime: - Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico in verità che ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in me, produce l’effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose.
Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una preghiera agitata perché io segua voi, e cambiare così l’agitazione in preghiera. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell’anima, stornare il pensiero dalla tribolazione, e rimettersi a me perché io solo operi, dicendo: pensaci tu. E contro l’abbandono, essenzialmente contro, la preoccupazione, l’agitazione e il voler pensare alle conseguenze di un fatto.
E come la confusione che portano i fanciulli che pretendono che la mamma pensi alle loro necessità, e vogliono pensarci essi, intralciando con le loro idee e le loro fisime infantili il suo lavoro. Chiudete gli occhi e lasciatevi portare dalla corrente della mia grazia, chiudete gli occhi e non pensate al momento presente, stornando il pensiero dal futuro come da una tentazione, riposate in me credendo alla mia bontà, e vi giuro per il mio amore che, dicendomi con queste disposizioni: pensaci tu, io ci penso in pieno, vi consolo, vi libero, vi conduco.
E quando debbo portarvi in una via diversa da quella che vedete voi, io vi addestro, vi porto nelle mie braccia vi fo trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, all’altra riva. Quello che vi sconvolge e vi fa male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillamento, ed il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge.
Nelle necessità spirituali e materiali…
Quante cose io opero quando l’anima, tanto nelle sue necessità spirituali quanto in quelle materiali, si volge a me, mi guarda, e dicendomi: pensaci tu, chiude gli occhi e riposa! Avete poche grazie quando vi assillate voi per produrle, ne avete moltissime quando la preghiera è affidamento pieno a me. Voi nel dolore pregate perché io operi, ma perché io operi come voi credete… Non vi rivolgete a me, ma volete voi che io mi adatti alle vostre idee; non siete infermi che domandano al medico la cura, ma, che gliela suggeriscono. Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Pater: Sia santificato il tuo nome, cioè sii glorificato in questa mia necessità; venga il tuo regno, cioè tutto concorra al tuo regno in noi e nel mondo; sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra, cioè disponi tu in questa necessità come meglio ti pare per la vita nostra eterna e temporale.
Se mi dite davvero: sia fatta la tua volontà, che è lo stesso che dire: pensaci tu, io intervengo con tutta la mia onnipotenza, e risolvo le situazioni più chiuse. Ecco, tu vedi che il malanno incalza invece di decadere? Non ti agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fiducia: Sia fatta la tua volontà, pensaci tu. Ti dico che io ci penso, e che intervengo come medico, e compio anche un miracolo quando occorre. Tu vedi che l’infermo peggiora? Non ti sconvolgere, ma chiudi gli occhi e di’: Pensaci tu. Ti dico che io ci penso, e che non c’è medicina più potente di un mio intervento di amore. Ci penso solo quando chiudete gli occhi.
Insonni, tutto vogliamo valutare, tutto scrutare, confidando solo negli uomini. Voi siete insonni, voi volete tutto valutare, tutto scrutare, a tutto pensare, e vi abbandonate così alle forze umane, o peggio agli uomini, confidando nel loro intervento. E questo che intralcia le mie parole e le mie vedute. Oh, come io desidero da voi questo abbandono per beneficarvi, e come mi accoro nel vedervi agitati! Satana tende proprio a questo: ad agitarvi per sottrarvi alla mia azione e gettarvi in preda delle iniziative umane. Confidate perciò in me solo, riposate in me, abbandonatevi a me in tutto. Io fo miracoli in proporzione del pieno abbandono in me, e del nessuno pensiero di voi; io spargo tesori di grazie quando voi siete nella piena povertà! Se avete vostre risorse, anche in poco, o, se le cercate, siete nel campo naturale, e seguite quindi il percorso naturale delle cose, che è spesso intralciato da satana. Nessun ragionatore o ponderatore ha fatto miracoli, neppure fra i Santi; opera divinamente chi si abbandona a Dio.
Quando invece confidiamo in Dio…
Quando vedi che le cose si complicano, di’ con gli occhi dell’anima chiusi: Gesù, pensaci tu. E distràiti, perché la tua mente è acuta… e per te è difficile vedere il male e confidare in me distraendoti da te. Fa’ così per tutte le tue necessità; fate così tutti, e vedrete grandi, continui e silenziosi miracoli. Ve lo giuro per il mio amore. Ed io ci penserò, ve lo assicuro. Pregate sempre con questa disposizione di abbandono, e ne avrete grande pace e grande frutto, anche quando io vi fo la grazia dell’immolazione di riparazione e di amore, che importa la sofferenza. Ti sembra impossibile? Chiudi gli occhi e di’ con tutta l’anima: Gesù pensaci tu. Non temere, ci penserò e benedirai il mio nome umiliandoti. Mille preghiere non valgono un atto solo di abbandono: ricordatelo bene. Non c’è novena più efficace di questa:
O Gesù m’abbandono in Te, pensaci tu!
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Cambiamo l’agitazione in preghiera
Gesù alle anime: - Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico in verità che ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in me, produce l’effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose.
Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una preghiera agitata perché io segua voi, e cambiare così l’agitazione in preghiera. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell’anima, stornare il pensiero dalla tribolazione, e rimettersi a me perché io solo operi, dicendo: pensaci tu. E contro l’abbandono, essenzialmente contro, la preoccupazione, l’agitazione e il voler pensare alle conseguenze di un fatto.
E come la confusione che portano i fanciulli che pretendono che la mamma pensi alle loro necessità, e vogliono pensarci essi, intralciando con le loro idee e le loro fisime infantili il suo lavoro. Chiudete gli occhi e lasciatevi portare dalla corrente della mia grazia, chiudete gli occhi e non pensate al momento presente, stornando il pensiero dal futuro come da una tentazione, riposate in me credendo alla mia bontà, e vi giuro per il mio amore che, dicendomi con queste disposizioni: pensaci tu, io ci penso in pieno, vi consolo, vi libero, vi conduco.
E quando debbo portarvi in una via diversa da quella che vedete voi, io vi addestro, vi porto nelle mie braccia vi fo trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, all’altra riva. Quello che vi sconvolge e vi fa male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillamento, ed il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge.
Nelle necessità spirituali e materiali…
Quante cose io opero quando l’anima, tanto nelle sue necessità spirituali quanto in quelle materiali, si volge a me, mi guarda, e dicendomi: pensaci tu, chiude gli occhi e riposa! Avete poche grazie quando vi assillate voi per produrle, ne avete moltissime quando la preghiera è affidamento pieno a me. Voi nel dolore pregate perché io operi, ma perché io operi come voi credete… Non vi rivolgete a me, ma volete voi che io mi adatti alle vostre idee; non siete infermi che domandano al medico la cura, ma, che gliela suggeriscono. Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Pater: Sia santificato il tuo nome, cioè sii glorificato in questa mia necessità; venga il tuo regno, cioè tutto concorra al tuo regno in noi e nel mondo; sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra, cioè disponi tu in questa necessità come meglio ti pare per la vita nostra eterna e temporale.
Se mi dite davvero: sia fatta la tua volontà, che è lo stesso che dire: pensaci tu, io intervengo con tutta la mia onnipotenza, e risolvo le situazioni più chiuse. Ecco, tu vedi che il malanno incalza invece di decadere? Non ti agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fiducia: Sia fatta la tua volontà, pensaci tu. Ti dico che io ci penso, e che intervengo come medico, e compio anche un miracolo quando occorre. Tu vedi che l’infermo peggiora? Non ti sconvolgere, ma chiudi gli occhi e di’: Pensaci tu. Ti dico che io ci penso, e che non c’è medicina più potente di un mio intervento di amore. Ci penso solo quando chiudete gli occhi.
Insonni, tutto vogliamo valutare, tutto scrutare, confidando solo negli uomini. Voi siete insonni, voi volete tutto valutare, tutto scrutare, a tutto pensare, e vi abbandonate così alle forze umane, o peggio agli uomini, confidando nel loro intervento. E questo che intralcia le mie parole e le mie vedute. Oh, come io desidero da voi questo abbandono per beneficarvi, e come mi accoro nel vedervi agitati! Satana tende proprio a questo: ad agitarvi per sottrarvi alla mia azione e gettarvi in preda delle iniziative umane. Confidate perciò in me solo, riposate in me, abbandonatevi a me in tutto. Io fo miracoli in proporzione del pieno abbandono in me, e del nessuno pensiero di voi; io spargo tesori di grazie quando voi siete nella piena povertà! Se avete vostre risorse, anche in poco, o, se le cercate, siete nel campo naturale, e seguite quindi il percorso naturale delle cose, che è spesso intralciato da satana. Nessun ragionatore o ponderatore ha fatto miracoli, neppure fra i Santi; opera divinamente chi si abbandona a Dio.
Quando invece confidiamo in Dio…
Quando vedi che le cose si complicano, di’ con gli occhi dell’anima chiusi: Gesù, pensaci tu. E distràiti, perché la tua mente è acuta… e per te è difficile vedere il male e confidare in me distraendoti da te. Fa’ così per tutte le tue necessità; fate così tutti, e vedrete grandi, continui e silenziosi miracoli. Ve lo giuro per il mio amore. Ed io ci penserò, ve lo assicuro. Pregate sempre con questa disposizione di abbandono, e ne avrete grande pace e grande frutto, anche quando io vi fo la grazia dell’immolazione di riparazione e di amore, che importa la sofferenza. Ti sembra impossibile? Chiudi gli occhi e di’ con tutta l’anima: Gesù pensaci tu. Non temere, ci penserò e benedirai il mio nome umiliandoti. Mille preghiere non valgono un atto solo di abbandono: ricordatelo bene. Non c’è novena più efficace di questa:
O Gesù m’abbandono in Te, pensaci tu!
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651 - Atto consacrazione all'Angelo Custode
Sin dall'inizio della mia vita mi sei stato dato a Protettore e Compagno. Qui, al cospetto dei mio Signore e mio Dio, della mia celeste Madre Maria e di tutti gli Angeli e Santi, io, povero peccatore (nome..) mi voglio consacrare a te.
Voglio prendere la tua mano e mai più lasciarla.
Prometto di essere sempre fedele ed ubbidiente a Dio ed alla santa Madre Chiesa.
Prometto di professarmi sempre devoto a Maria, mia Signora, Regina e Madre e di prenderla a modello della mia vita.
Prometto di essere devoto anche a te, mio santo Protettore e di propagare secondo le mie forze la devozione agli Angeli santi che ci viene concessa in questi giorni quale presidio ed ausilio nella lotta spirituale per la conquista del Regno di Dio.
Ti prego, Angelo santo, di concedermi tutta la forza dell'amore divino affinché io ne venga infiammato, tutta la forza della fede affinché io non cada mai più in errore.
Domando che la tua mano mi difenda dal nemico.
Ti chiedo la grazia dell'umiltà di Maria affinché sfugga a tutti i pericoli e, guidato da te, raggiunga in cielo l'ingresso della Casa del Padre. Amen.
Dio onnipotente ed eterno, concedimi l'aiuto delle tue schiere celesti affinché io sia salvaguardato dai minacciosi assalti del nemico e, libero da ogni avversità, possa servirti in pace, grazie al Sangue preziosissimo di N.S. Gesù Cristo e l'intercessione dell'Immacolata Vergine Maria. Amen!
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Voglio prendere la tua mano e mai più lasciarla.
Prometto di essere sempre fedele ed ubbidiente a Dio ed alla santa Madre Chiesa.
Prometto di professarmi sempre devoto a Maria, mia Signora, Regina e Madre e di prenderla a modello della mia vita.
Prometto di essere devoto anche a te, mio santo Protettore e di propagare secondo le mie forze la devozione agli Angeli santi che ci viene concessa in questi giorni quale presidio ed ausilio nella lotta spirituale per la conquista del Regno di Dio.
Ti prego, Angelo santo, di concedermi tutta la forza dell'amore divino affinché io ne venga infiammato, tutta la forza della fede affinché io non cada mai più in errore.
Domando che la tua mano mi difenda dal nemico.
Ti chiedo la grazia dell'umiltà di Maria affinché sfugga a tutti i pericoli e, guidato da te, raggiunga in cielo l'ingresso della Casa del Padre. Amen.
Dio onnipotente ed eterno, concedimi l'aiuto delle tue schiere celesti affinché io sia salvaguardato dai minacciosi assalti del nemico e, libero da ogni avversità, possa servirti in pace, grazie al Sangue preziosissimo di N.S. Gesù Cristo e l'intercessione dell'Immacolata Vergine Maria. Amen!
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650 - Preghiera di S.Giovanni Bosco
O Maria, Vergine potente,
Tu grande ed illustre presidio della chiesa,
Tu aiuto meraviglioso dei cristiani,
Tu terribile come esercito schierato a battaglia,
Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo;
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze,
difendici dal nemico e nell'ora della morte
accogli l'anima nostra in Paradiso!
Cosi sia
.
Tu grande ed illustre presidio della chiesa,
Tu aiuto meraviglioso dei cristiani,
Tu terribile come esercito schierato a battaglia,
Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo;
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze,
difendici dal nemico e nell'ora della morte
accogli l'anima nostra in Paradiso!
Cosi sia
.
649 - Ai giovani
Testo di Don Tonino Bello
Cambierete il mondo e non lo lascerete cambiare agli altri.
Appassionatevi alla vita perché è dolcissima.
Mordete la vita.
Non accantonate i vostri giorni, le vostre ore,
le vostre tristezze con quegli affidi malinconici ai diari.
Non coltivate pensieri di afflizione, di chiusura, di precauzioni.
Mandate indietro la tentazione di sentirvi incompresi.
Non chiudetevi in voi stessi, ma sprizzate gioia da tutti i pori.
Bruciate...
perché quando sarete grandi potrete scaldarvi ai carboni divampati nella vostra giovinezza.
Incendiate...
non immalinconitevi.
Perché se voi non avete fiducia, gli adulti che vi vedono saranno più infelici di voi.
Coltivate le amicizie, incontrate la gente.
Voi crescete quanto più numerosi sono gli incontri con la gente,
quante più sono le persone a cui stringete la mano.
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Cambierete il mondo e non lo lascerete cambiare agli altri.
Appassionatevi alla vita perché è dolcissima.
Mordete la vita.
Non accantonate i vostri giorni, le vostre ore,
le vostre tristezze con quegli affidi malinconici ai diari.
Non coltivate pensieri di afflizione, di chiusura, di precauzioni.
Mandate indietro la tentazione di sentirvi incompresi.
Non chiudetevi in voi stessi, ma sprizzate gioia da tutti i pori.
Bruciate...
perché quando sarete grandi potrete scaldarvi ai carboni divampati nella vostra giovinezza.
Incendiate...
non immalinconitevi.
Perché se voi non avete fiducia, gli adulti che vi vedono saranno più infelici di voi.
Coltivate le amicizie, incontrate la gente.
Voi crescete quanto più numerosi sono gli incontri con la gente,
quante più sono le persone a cui stringete la mano.
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martedì 18 maggio 2010
648 - Pietro, «roccia definitiva e sicura»
Il cristianesimo è un evento irriducibile, una presenza oggettiva che vuole raggiungere l’uomo provocandolo e giudicandolo, fino alla fine.
Disse Gesù agli Apostoli dopo la sua resurrezione: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo» (Mt 28, 20).
Il cristianesimo è un fattore drammaticamente decisivo per l’uomo solo se è riconcepito in questa sua originalità, in questa sua compattezza fattuale, la cui fisionomia era duemila anni fa quella d’un uomo singolare, ma già lui vivente aveva anche il volto di persone che si mettevano insieme e andavano, a due a due, a fare quello che lui faceva e aveva detto loro di fare, e poi si raccoglievano, tornando da lui. In seguito andarono in tutto il mondo allora conosciuto, come una cosa sola, per portare quel Fatto. Il volto di quell’uomo è oggi l’insieme dei credenti, che ne sono il segno nel mondo, o - come dice san Paolo - ne sono il Corpo, Corpo misterioso, chiamato anche «popolo di Dio», guidato come garanzia da una persona viva, il Vescovo di Roma.
Se il fatto cristiano non è riconosciuto e brandito in questa sua originalità, non serve se non ad essere un folto suggerimento di interpretazioni, di pensieri e magari anche di opere, ma accanto e più sovente in subordine rispetto a tutte le suggestioni di cui la vita si serve.
(Il senso di Dio e l’uomo moderno, BUR, p.126)
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L’autorità suprema è quella in cui troviamo il senso di tutta la nostra esperienza: Gesù Cristo è questa autorità suprema, ed è il suo Spirito che lo fa capire, aprendoci alla fede in Lui e alla fedeltà alla Sua persona.
«Come il Padre ha mandato me, così io mando voi» (Gv 20, 21): gli apostoli e i loro successori (papa e vescovi) costituiscono nella storia la viva continuazione dell’autorità che è Cristo. Nel loro dinamico susseguirsi nella storia e moltiplicarsi nel mondo, il mistero di Cristo viene proposto senza sosta, chiarito senza errori, difeso senza compromessi. Essi costituiscono quindi il luogo ove l’umanità può attingere al senso vero della propria esistenza, con evolutivo approfondimento, come a una sorgente sicura e continuamente nuova.
Quello che il genio è nel grido dell’umano bisogno, quello che il profeta è nel grido dell’umana attesa, essi sono nell’annuncio della risposta. Ma come la risposta vera è sempre imparagonabilmente precisa e concreta rispetto all’attesa - inevitabilmente vaga o soggetta a illusioni -, così essi sono come roccia definitiva e sicura: infallibile. «Tu sei Pietro e su questa pietra costruirò la mia Chiesa» (Mt 16, 18).
La loro autorità non solo costituisce il criterio sicuro per quella visione dell’universo e della storia che unica ne esaurisce il significato; ma, anche, essa è stimolo vivo e tenace a vera cultura, è suggerimento instancabile a visione totale, è inesorabile condanna a ogni esaltazione del particolare e a ogni idealizzazione del contingente, cioè a ogni errore e a ogni idolatria. La loro autorità è quindi l’estrema guida nel cammino verso una genuina convivenza umana, verso la vera civiltà.
Dove quell’autorità non è viva e vigile, oppure viene combattuta, il cammino umano si complica, diviene ambiguo, si altera, devia verso il disastro: anche se l’aspetto esteriore sembra potente, florido, scaltrissimo come oggi. Dove quell’autorità è attiva e rispettata, il cammino della storia si rinnova con sicurezza ed equilibrio verso più profonde avventure di genuina umanità: anche se le tecniche di espressione e convivenza sono rozze e dure.
Ancora oggi è il dono dello Spirito che permette di scoprire il significato profondo dell’autorità ecclesiastica come direttiva suprema al cammino umano; ecco donde nasce quell’ultimo abbandono, quella consapevolissima obbedienza a essa, per cui essa non è più il luogo della legge, ma il luogo dell’amore. Al di fuori dell’influsso dello Spirito uno non può comprendere l’esperienza di quella devozione definitiva che lega il «fedele» all’autorità, devozione che s’afferma spesso nella croce della mortificata esuberanza di una propria genialità o di un proprio piano di vita.
(Il cammino al vero è un’esperienza, Rizzoli, pp. 112-113)
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Disse Gesù agli Apostoli dopo la sua resurrezione: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo» (Mt 28, 20).
Il cristianesimo è un fattore drammaticamente decisivo per l’uomo solo se è riconcepito in questa sua originalità, in questa sua compattezza fattuale, la cui fisionomia era duemila anni fa quella d’un uomo singolare, ma già lui vivente aveva anche il volto di persone che si mettevano insieme e andavano, a due a due, a fare quello che lui faceva e aveva detto loro di fare, e poi si raccoglievano, tornando da lui. In seguito andarono in tutto il mondo allora conosciuto, come una cosa sola, per portare quel Fatto. Il volto di quell’uomo è oggi l’insieme dei credenti, che ne sono il segno nel mondo, o - come dice san Paolo - ne sono il Corpo, Corpo misterioso, chiamato anche «popolo di Dio», guidato come garanzia da una persona viva, il Vescovo di Roma.
Se il fatto cristiano non è riconosciuto e brandito in questa sua originalità, non serve se non ad essere un folto suggerimento di interpretazioni, di pensieri e magari anche di opere, ma accanto e più sovente in subordine rispetto a tutte le suggestioni di cui la vita si serve.
(Il senso di Dio e l’uomo moderno, BUR, p.126)
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L’autorità suprema è quella in cui troviamo il senso di tutta la nostra esperienza: Gesù Cristo è questa autorità suprema, ed è il suo Spirito che lo fa capire, aprendoci alla fede in Lui e alla fedeltà alla Sua persona.
«Come il Padre ha mandato me, così io mando voi» (Gv 20, 21): gli apostoli e i loro successori (papa e vescovi) costituiscono nella storia la viva continuazione dell’autorità che è Cristo. Nel loro dinamico susseguirsi nella storia e moltiplicarsi nel mondo, il mistero di Cristo viene proposto senza sosta, chiarito senza errori, difeso senza compromessi. Essi costituiscono quindi il luogo ove l’umanità può attingere al senso vero della propria esistenza, con evolutivo approfondimento, come a una sorgente sicura e continuamente nuova.
Quello che il genio è nel grido dell’umano bisogno, quello che il profeta è nel grido dell’umana attesa, essi sono nell’annuncio della risposta. Ma come la risposta vera è sempre imparagonabilmente precisa e concreta rispetto all’attesa - inevitabilmente vaga o soggetta a illusioni -, così essi sono come roccia definitiva e sicura: infallibile. «Tu sei Pietro e su questa pietra costruirò la mia Chiesa» (Mt 16, 18).
La loro autorità non solo costituisce il criterio sicuro per quella visione dell’universo e della storia che unica ne esaurisce il significato; ma, anche, essa è stimolo vivo e tenace a vera cultura, è suggerimento instancabile a visione totale, è inesorabile condanna a ogni esaltazione del particolare e a ogni idealizzazione del contingente, cioè a ogni errore e a ogni idolatria. La loro autorità è quindi l’estrema guida nel cammino verso una genuina convivenza umana, verso la vera civiltà.
Dove quell’autorità non è viva e vigile, oppure viene combattuta, il cammino umano si complica, diviene ambiguo, si altera, devia verso il disastro: anche se l’aspetto esteriore sembra potente, florido, scaltrissimo come oggi. Dove quell’autorità è attiva e rispettata, il cammino della storia si rinnova con sicurezza ed equilibrio verso più profonde avventure di genuina umanità: anche se le tecniche di espressione e convivenza sono rozze e dure.
Ancora oggi è il dono dello Spirito che permette di scoprire il significato profondo dell’autorità ecclesiastica come direttiva suprema al cammino umano; ecco donde nasce quell’ultimo abbandono, quella consapevolissima obbedienza a essa, per cui essa non è più il luogo della legge, ma il luogo dell’amore. Al di fuori dell’influsso dello Spirito uno non può comprendere l’esperienza di quella devozione definitiva che lega il «fedele» all’autorità, devozione che s’afferma spesso nella croce della mortificata esuberanza di una propria genialità o di un proprio piano di vita.
(Il cammino al vero è un’esperienza, Rizzoli, pp. 112-113)
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domenica 16 maggio 2010
647 - Regina Caeli del 16/5/2010 Ascensione
Cari fratelli e sorelle,
oggi, in Italia e in altri Paesi, si celebra l’Ascensione di Gesù al Cielo, che avvenne il quarantesimo giorno dopo la Pasqua. In questa domenica ricorre, inoltre, la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, sul tema: “Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola”. Nella liturgia si narra l’episodio dell’ultimo distacco del Signore Gesù dai suoi discepoli (cfr Lc 24,50-51; At 1,2.9); ma non si tratta di un abbandono, perché Egli rimane per sempre con loro - con noi - in una forma nuova. San Bernardo di Chiaravalle spiega che l’ascensione al cielo di Gesù si compie in tre gradi: “il primo è la gloria della risurrezione, il secondo il potere di giudicare e il terzo sedersi alla destra del Padre” (Sermo de Ascensione Domini, 60, 2: Sancti Bernardi Opera, t. VI, 1, 291, 20-21). Tale evento è preceduto dalla benedizione dei discepoli, che li prepara a ricevere il dono dello Spirito Santo, affinché la salvezza sia proclamata ovunque. Gesù stesso dice loro: “Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso” (cfr Lc 24,47-49).
Il Signore attira lo sguardo degli Apostoli - il nostro sguardo - verso il Cielo per indicare loro come percorrere la strada del bene durante la vita terrena. Egli, tuttavia, rimane nella trama della storia umana, è vicino a ciascuno di noi e guida il nostro cammino cristiano: è compagno dei perseguitati a causa della fede, è nel cuore di quanti sono emarginati, è presente in coloro a cui è negato il diritto alla vita. Possiamo ascoltare, vedere e toccare il Signore Gesù nella Chiesa, specialmente mediante la parola e i sacramenti. A tale proposito, esorto i ragazzi e i giovani che in questo tempo pasquale ricevono il sacramento della Cresima, a restare fedeli alla Parola di Dio e alla dottrina appresa, come pure ad accostarsi assiduamente alla Confessione e all’Eucaristia, consapevoli di essere stati scelti e costituiti per testimoniare la Verità. Rinnovo poi il mio particolare invito ai fratelli nel Sacerdozio, affinché “nella loro vita e azione si distinguano per una forte testimonianza evangelica” (Lettera di indizione dell’Anno Sacerdotale) e sappiano utilizzare con saggezza anche i mezzi di comunicazione, per far conoscere la vita della Chiesa e aiutare gli uomini di oggi a scoprire il volto di Cristo (cfr Messaggio XLVI G.M. Com. Soc., 24 gennaio 2010).
Cari fratelli e sorelle, il Signore, aprendoci la via del Cielo, ci fa pregustare già su questa terra la vita divina. Un autore russo del Novecento, nel suo testamento spirituale, scriveva: “Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, … intrattenetevi … col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete” (N. Valentini - L. Žák [a cura], Pavel A. Florenskij. Non dimenticatemi. Le lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo, Milano 2000, p. 418). Ringrazio la Vergine Maria, che nei giorni scorsi ho potuto venerare nel Santuario di Fatima, per la sua materna protezione durante l’intenso pellegrinaggio compiuto in Portogallo. A Colei che veglia sui testimoni del suo diletto Figlio rivolgiamo con fiducia la nostra preghiera.
Cari fratelli e sorelle,
quest’oggi il mio primo saluto va ai fedeli laici venuti da tutta Italia - la vediamo presente tutta l'Italia - e al Cardinale Angelo Bagnasco che li accompagna come Presidente della Conferenza Episcopale. Vi ringrazio di cuore, cari fratelli e sorelle, per la vostra calorosa e nutrita presenza! Grazie! Raccogliendo l’invito della Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali, avete aderito con entusiasmo a questa bella e spontanea manifestazione di fede e di solidarietà, a cui partecipa pure un consistente gruppo di parlamentari e amministratori locali. A tutti vorrei esprimere la mia viva riconoscenza. Saluto anche le migliaia di immigrati, collegati con noi da Piazza San Giovanni, con il Cardinale Vicario Agostino Vallini, in occasione della “Festa dei Popoli”.
Cari amici, voi oggi mostrate il grande affetto e la profonda vicinanza della Chiesa e del popolo italiano al Papa e ai vostri sacerdoti, che quotidianamente si prendono cura di voi, perché, nell’impegno di rinnovamento spirituale e morale possiamo sempre meglio servire la Chiesa, il Popolo di Dio e quanti si rivolgono a noi con fiducia.
Il vero nemico da temere e da combattere è il peccato, il male spirituale, che a volte, purtroppo, contagia anche i membri della Chiesa. Viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo (cfr Gv 17, 14).
Noi cristiani non abbiamo paura del mondo, anche se dobbiamo guardarci dalle sue seduzioni. Dobbiamo invece temere il peccato e per questo essere fortemente radicati in Dio, solidali nel bene, nell’amore, nel servizio. E’ quello che la Chiesa, i suoi ministri, unitamente ai fedeli, hanno fatto e continuano a fare con fervido impegno per il bene spirituale e materiale delle persone in ogni parte del mondo. E’ quello che specialmente voi cercate di fare abitualmente nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti: servire Dio e l’uomo nel nome di Cristo. Proseguiamo insieme con fiducia questo cammino, e le prove, che il Signore permette, ci spingano a maggiore radicalità e coerenza. E’ bello vedere oggi questa moltitudine in Piazza San Pietro come è stato emozionante per me vedere a Fatima l’immensa moltitudine, che, alla scuola di Maria, ha pregato per la conversione dei cuori. Rinnovo oggi questo appello, confortato dalla vostra presenza così numerosa! Grazie! Ancora una volta, grazie a voi tutti!
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oggi, in Italia e in altri Paesi, si celebra l’Ascensione di Gesù al Cielo, che avvenne il quarantesimo giorno dopo la Pasqua. In questa domenica ricorre, inoltre, la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, sul tema: “Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola”. Nella liturgia si narra l’episodio dell’ultimo distacco del Signore Gesù dai suoi discepoli (cfr Lc 24,50-51; At 1,2.9); ma non si tratta di un abbandono, perché Egli rimane per sempre con loro - con noi - in una forma nuova. San Bernardo di Chiaravalle spiega che l’ascensione al cielo di Gesù si compie in tre gradi: “il primo è la gloria della risurrezione, il secondo il potere di giudicare e il terzo sedersi alla destra del Padre” (Sermo de Ascensione Domini, 60, 2: Sancti Bernardi Opera, t. VI, 1, 291, 20-21). Tale evento è preceduto dalla benedizione dei discepoli, che li prepara a ricevere il dono dello Spirito Santo, affinché la salvezza sia proclamata ovunque. Gesù stesso dice loro: “Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso” (cfr Lc 24,47-49).
Il Signore attira lo sguardo degli Apostoli - il nostro sguardo - verso il Cielo per indicare loro come percorrere la strada del bene durante la vita terrena. Egli, tuttavia, rimane nella trama della storia umana, è vicino a ciascuno di noi e guida il nostro cammino cristiano: è compagno dei perseguitati a causa della fede, è nel cuore di quanti sono emarginati, è presente in coloro a cui è negato il diritto alla vita. Possiamo ascoltare, vedere e toccare il Signore Gesù nella Chiesa, specialmente mediante la parola e i sacramenti. A tale proposito, esorto i ragazzi e i giovani che in questo tempo pasquale ricevono il sacramento della Cresima, a restare fedeli alla Parola di Dio e alla dottrina appresa, come pure ad accostarsi assiduamente alla Confessione e all’Eucaristia, consapevoli di essere stati scelti e costituiti per testimoniare la Verità. Rinnovo poi il mio particolare invito ai fratelli nel Sacerdozio, affinché “nella loro vita e azione si distinguano per una forte testimonianza evangelica” (Lettera di indizione dell’Anno Sacerdotale) e sappiano utilizzare con saggezza anche i mezzi di comunicazione, per far conoscere la vita della Chiesa e aiutare gli uomini di oggi a scoprire il volto di Cristo (cfr Messaggio XLVI G.M. Com. Soc., 24 gennaio 2010).
Cari fratelli e sorelle, il Signore, aprendoci la via del Cielo, ci fa pregustare già su questa terra la vita divina. Un autore russo del Novecento, nel suo testamento spirituale, scriveva: “Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, … intrattenetevi … col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete” (N. Valentini - L. Žák [a cura], Pavel A. Florenskij. Non dimenticatemi. Le lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo, Milano 2000, p. 418). Ringrazio la Vergine Maria, che nei giorni scorsi ho potuto venerare nel Santuario di Fatima, per la sua materna protezione durante l’intenso pellegrinaggio compiuto in Portogallo. A Colei che veglia sui testimoni del suo diletto Figlio rivolgiamo con fiducia la nostra preghiera.
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Dopo il Regina Cæli:
Cari fratelli e sorelle,
quest’oggi il mio primo saluto va ai fedeli laici venuti da tutta Italia - la vediamo presente tutta l'Italia - e al Cardinale Angelo Bagnasco che li accompagna come Presidente della Conferenza Episcopale. Vi ringrazio di cuore, cari fratelli e sorelle, per la vostra calorosa e nutrita presenza! Grazie! Raccogliendo l’invito della Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali, avete aderito con entusiasmo a questa bella e spontanea manifestazione di fede e di solidarietà, a cui partecipa pure un consistente gruppo di parlamentari e amministratori locali. A tutti vorrei esprimere la mia viva riconoscenza. Saluto anche le migliaia di immigrati, collegati con noi da Piazza San Giovanni, con il Cardinale Vicario Agostino Vallini, in occasione della “Festa dei Popoli”.
Cari amici, voi oggi mostrate il grande affetto e la profonda vicinanza della Chiesa e del popolo italiano al Papa e ai vostri sacerdoti, che quotidianamente si prendono cura di voi, perché, nell’impegno di rinnovamento spirituale e morale possiamo sempre meglio servire la Chiesa, il Popolo di Dio e quanti si rivolgono a noi con fiducia.
Il vero nemico da temere e da combattere è il peccato, il male spirituale, che a volte, purtroppo, contagia anche i membri della Chiesa. Viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo (cfr Gv 17, 14).
Noi cristiani non abbiamo paura del mondo, anche se dobbiamo guardarci dalle sue seduzioni. Dobbiamo invece temere il peccato e per questo essere fortemente radicati in Dio, solidali nel bene, nell’amore, nel servizio. E’ quello che la Chiesa, i suoi ministri, unitamente ai fedeli, hanno fatto e continuano a fare con fervido impegno per il bene spirituale e materiale delle persone in ogni parte del mondo. E’ quello che specialmente voi cercate di fare abitualmente nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti: servire Dio e l’uomo nel nome di Cristo. Proseguiamo insieme con fiducia questo cammino, e le prove, che il Signore permette, ci spingano a maggiore radicalità e coerenza. E’ bello vedere oggi questa moltitudine in Piazza San Pietro come è stato emozionante per me vedere a Fatima l’immensa moltitudine, che, alla scuola di Maria, ha pregato per la conversione dei cuori. Rinnovo oggi questo appello, confortato dalla vostra presenza così numerosa! Grazie! Ancora una volta, grazie a voi tutti!
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venerdì 14 maggio 2010
646 - La missione di Fatima non è conclusa
FATIMA, giovedì, 13 maggio 2010 (ZENIT.org).- “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”, ha affermato questo giovedì Benedetto XVI nell'omelia della Messa solenne celebrata sulla spianata del Santuario di Fatima insieme a più di mezzo milione di pellegrini, del Portogallo e di altre Nazioni europee.
La missione della Chiesa oggi, ha detto il Papa, è quella di mostrare l'amore di Dio a un'umanità “pronta a sacrificare i suoi legami più santi sull’altare di gretti egoismi di Nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo”.
“L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima”, ha aggiunto.
La solenne Eucaristia, celebrata sotto un sole splendente, è stata presieduta dal Papa e concelebrata con quattro Cardinali, 77 Vescovi e 1442 sacerdoti. La cerimonia è iniziata con la processione dell'immagine della Madonna di Fatima.
“Anch’io sono venuto come pellegrino a Fatima, a questa 'casa' che Maria ha scelto per parlare a noi nei tempi moderni”, ha riconosciuto il Papa, “perché verso questo luogo converge oggi la Chiesa pellegrinante, voluta dal Figlio suo quale strumento di evangelizzazione e sacramento di salvezza”.
Il Pontefice ha insistito sulla sua sollecitudine verso l'“umanità afflitta da miserie e sofferenze”: “in Dio, stringo al cuore tutti i loro figli e figlie, in particolare quanti di loro vivono nella tribolazione o abbandonati, nel desiderio di trasmettere loro quella speranza grande che arde nel mio cuore e che qui, a Fatima, si fa trovare in maniera più palpabile”.
“Sì! Il Signore, la nostra grande speranza, è con noi; nel suo amore misericordioso, offre un futuro al suo popolo: un futuro di comunione con sé”, ha esclamato Benedetto XVI.
Il Pontefice ha poi voluto anticipare la prossima celebrazione del centenario delle apparizioni della Madonna ai pastorelli, auspicando che i sette anni che mancano per la commemorazione possano “affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità”.
“Tra sette anni ritornerete qui per celebrare il centenario della prima visita fatta dalla Signora 'venuta dal Cielo', come Maestra che introduce i piccoli veggenti nell’intima conoscenza dell’Amore trinitario e li porta ad assaporare Dio stesso come la cosa più bella dell’esistenza umana”.
Questa esperienza, ha commentato, ha reso i pastorelli “innamorati di Dio in Gesù”.
“Dio può raggiungerci, offrendosi alla nostra visione interiore”, ha aggiunto, sottolineando che Cristo ha “il potere di infiammare i cuori più freddi e tristi”, perché “la fede in Dio apre all’uomo l’orizzonte di una speranza certa che non delude; indica un solido fondamento sul quale poggiare, senza paura, la propria vita; richiede l’abbandono, pieno di fiducia, nelle mani dell’Amore che sostiene il mondo”.
In questo senso, ha proposto come esempio proprio i pastorelli, che “hanno fatto della loro vita un’offerta a Dio e una condivisione con gli altri per amore di Dio”.
“La Madonna li ha aiutati ad aprire il cuore all’universalità dell’amore”, ha concluso. “Soltanto con questo amore di fraternità e di condivisione riusciremo ad edificare la civiltà dell’Amore e della Pace”.
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La missione della Chiesa oggi, ha detto il Papa, è quella di mostrare l'amore di Dio a un'umanità “pronta a sacrificare i suoi legami più santi sull’altare di gretti egoismi di Nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo”.
“L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima”, ha aggiunto.
La solenne Eucaristia, celebrata sotto un sole splendente, è stata presieduta dal Papa e concelebrata con quattro Cardinali, 77 Vescovi e 1442 sacerdoti. La cerimonia è iniziata con la processione dell'immagine della Madonna di Fatima.
“Anch’io sono venuto come pellegrino a Fatima, a questa 'casa' che Maria ha scelto per parlare a noi nei tempi moderni”, ha riconosciuto il Papa, “perché verso questo luogo converge oggi la Chiesa pellegrinante, voluta dal Figlio suo quale strumento di evangelizzazione e sacramento di salvezza”.
Il Pontefice ha insistito sulla sua sollecitudine verso l'“umanità afflitta da miserie e sofferenze”: “in Dio, stringo al cuore tutti i loro figli e figlie, in particolare quanti di loro vivono nella tribolazione o abbandonati, nel desiderio di trasmettere loro quella speranza grande che arde nel mio cuore e che qui, a Fatima, si fa trovare in maniera più palpabile”.
“Sì! Il Signore, la nostra grande speranza, è con noi; nel suo amore misericordioso, offre un futuro al suo popolo: un futuro di comunione con sé”, ha esclamato Benedetto XVI.
Il Pontefice ha poi voluto anticipare la prossima celebrazione del centenario delle apparizioni della Madonna ai pastorelli, auspicando che i sette anni che mancano per la commemorazione possano “affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità”.
“Tra sette anni ritornerete qui per celebrare il centenario della prima visita fatta dalla Signora 'venuta dal Cielo', come Maestra che introduce i piccoli veggenti nell’intima conoscenza dell’Amore trinitario e li porta ad assaporare Dio stesso come la cosa più bella dell’esistenza umana”.
Questa esperienza, ha commentato, ha reso i pastorelli “innamorati di Dio in Gesù”.
“Dio può raggiungerci, offrendosi alla nostra visione interiore”, ha aggiunto, sottolineando che Cristo ha “il potere di infiammare i cuori più freddi e tristi”, perché “la fede in Dio apre all’uomo l’orizzonte di una speranza certa che non delude; indica un solido fondamento sul quale poggiare, senza paura, la propria vita; richiede l’abbandono, pieno di fiducia, nelle mani dell’Amore che sostiene il mondo”.
In questo senso, ha proposto come esempio proprio i pastorelli, che “hanno fatto della loro vita un’offerta a Dio e una condivisione con gli altri per amore di Dio”.
“La Madonna li ha aiutati ad aprire il cuore all’universalità dell’amore”, ha concluso. “Soltanto con questo amore di fraternità e di condivisione riusciremo ad edificare la civiltà dell’Amore e della Pace”.
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domenica 9 maggio 2010
645 - Regina Caeli del 9/5/2010 domenica 6^ di Pasqua
Cari fratelli e sorelle!
Maggio è un mese amato e giunge gradito per diversi aspetti. Nel nostro emisfero la primavera avanza con tante e colorate fioriture; il clima è favorevole alle passeggiate e alle escursioni. Per la Liturgia, maggio appartiene sempre al Tempo di Pasqua, il tempo dell’"alleluia", dello svelarsi del mistero di Cristo nella luce della Risurrezione e della fede pasquale; ed è il tempo dell’attesa dello Spirito Santo, che scese con potenza sulla Chiesa nascente a Pentecoste. Ad entrambi questi contesti, quello "naturale" e quello liturgico, si intona bene la tradizione della Chiesa di dedicare il mese di maggio alla Vergine Maria. Ella, in effetti, è il fiore più bello sbocciato dalla creazione, la "rosa" apparsa nella pienezza del tempo, quando Dio, mandando il suo Figlio, ha donato al mondo una nuova primavera. Ed è al tempo stesso protagonista, umile e discreta, dei primi passi della Comunità cristiana: Maria ne è il cuore spirituale, perché la sua stessa presenza in mezzo ai discepoli è memoria vivente del Signore Gesù e pegno del dono del suo Spirito.
Il Vangelo di questa domenica, tratto dal capitolo 14 di san Giovanni, ci offre un implicito ritratto spirituale della Vergine Maria, là dove Gesù dice: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,23). Queste espressioni sono rivolte ai discepoli, ma si possono applicare al massimo grado proprio a Colei che è la prima e perfetta discepola di Gesù. Maria infatti ha osservato per prima e pienamente la parola del suo Figlio, dimostrando così di amarlo non solo come madre, ma prima ancora come ancella umile e obbediente; per questo Dio Padre l’ha amata e in Lei ha preso dimora la Santissima Trinità. E inoltre, là dove Gesù promette ai suoi amici che lo Spirito Santo li assisterà aiutandoli a ricordare ogni sua parola e a comprenderla profondamente (cfr Gv 14,26), come non pensare a Maria, che nel suo cuore, tempio dello Spirito, meditava e interpretava fedelmente tutto ciò che il suo Figlio diceva e faceva? In questo modo, già prima e soprattutto dopo la Pasqua, la Madre di Gesù è diventata anche la Madre e il modello della Chiesa.
Cari amici, nel cuore di questo mese mariano, avrò la gioia di recarmi nei prossimi giorni in Portogallo. Visiterò la capitale Lisbona e Porto, seconda città del Paese. Meta principale del mio viaggio sarà Fátima, in occasione del decimo anniversario della beatificazione dei due pastorelli Giacinta e Francesco. Per la prima volta come Successore di Pietro mi recherò a quel Santuario mariano, tanto caro al Venerabile Giovanni Paolo II. Invito tutti ad accompagnarmi in questo pellegrinaggio, partecipando attivamente con la preghiera: con un cuore solo ed un’anima sola invochiamo l’intercessione della Vergine Maria per la Chiesa, in particolare per i sacerdoti, e per la pace nel mondo.
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Maggio è un mese amato e giunge gradito per diversi aspetti. Nel nostro emisfero la primavera avanza con tante e colorate fioriture; il clima è favorevole alle passeggiate e alle escursioni. Per la Liturgia, maggio appartiene sempre al Tempo di Pasqua, il tempo dell’"alleluia", dello svelarsi del mistero di Cristo nella luce della Risurrezione e della fede pasquale; ed è il tempo dell’attesa dello Spirito Santo, che scese con potenza sulla Chiesa nascente a Pentecoste. Ad entrambi questi contesti, quello "naturale" e quello liturgico, si intona bene la tradizione della Chiesa di dedicare il mese di maggio alla Vergine Maria. Ella, in effetti, è il fiore più bello sbocciato dalla creazione, la "rosa" apparsa nella pienezza del tempo, quando Dio, mandando il suo Figlio, ha donato al mondo una nuova primavera. Ed è al tempo stesso protagonista, umile e discreta, dei primi passi della Comunità cristiana: Maria ne è il cuore spirituale, perché la sua stessa presenza in mezzo ai discepoli è memoria vivente del Signore Gesù e pegno del dono del suo Spirito.
Il Vangelo di questa domenica, tratto dal capitolo 14 di san Giovanni, ci offre un implicito ritratto spirituale della Vergine Maria, là dove Gesù dice: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,23). Queste espressioni sono rivolte ai discepoli, ma si possono applicare al massimo grado proprio a Colei che è la prima e perfetta discepola di Gesù. Maria infatti ha osservato per prima e pienamente la parola del suo Figlio, dimostrando così di amarlo non solo come madre, ma prima ancora come ancella umile e obbediente; per questo Dio Padre l’ha amata e in Lei ha preso dimora la Santissima Trinità. E inoltre, là dove Gesù promette ai suoi amici che lo Spirito Santo li assisterà aiutandoli a ricordare ogni sua parola e a comprenderla profondamente (cfr Gv 14,26), come non pensare a Maria, che nel suo cuore, tempio dello Spirito, meditava e interpretava fedelmente tutto ciò che il suo Figlio diceva e faceva? In questo modo, già prima e soprattutto dopo la Pasqua, la Madre di Gesù è diventata anche la Madre e il modello della Chiesa.
Cari amici, nel cuore di questo mese mariano, avrò la gioia di recarmi nei prossimi giorni in Portogallo. Visiterò la capitale Lisbona e Porto, seconda città del Paese. Meta principale del mio viaggio sarà Fátima, in occasione del decimo anniversario della beatificazione dei due pastorelli Giacinta e Francesco. Per la prima volta come Successore di Pietro mi recherò a quel Santuario mariano, tanto caro al Venerabile Giovanni Paolo II. Invito tutti ad accompagnarmi in questo pellegrinaggio, partecipando attivamente con la preghiera: con un cuore solo ed un’anima sola invochiamo l’intercessione della Vergine Maria per la Chiesa, in particolare per i sacerdoti, e per la pace nel mondo.
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644 - Novena delle rose di Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo
Padre Putigan il 3 dicembre 1925, cominciò una novena chiedendo una grazia importante. Per sapere se veniva esaudito, chiese un segno. Desiderava ricevere una rosa in dono quale garanzia di aver ottenuto la grazia. Non fece parola con nessuno della novena che stava facendo. Al terzo giorno, ricevette la rosa richiesta ed ottenne la grazia.
Cominciò un'altra novena. Ricevette un'altra rosa ed un'altra grazia. Allora prese la decisione di diffondere la novena "miracolosa" detta delle rose.
Oggi in tutto il mondo si pratica questa novena...
Si può cominciare in qualsiasi giorno del mese. Di solito, devoti ed amici di Teresa, la fanno dal 9 al 17 di ogni mese.
PREGHIERA PER LA NOVENA
Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, io vi ringrazio per tutti i favori e le grazie di cui avete arricchito l'anima della vostra serva Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, Dottore della Chiesa, durante i suoi ventiquattro anni trascorsi su questa terra e, per i meriti di questa vostra Santa Serva, concedetemi la grazia (qui si formula la grazia che si vuol ottenere), se è conforme alla vostra Santa volontà e per il bene della mia anima.
Aiutate la mia fede e la mia speranza, o Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo; realizzate ancora una volta la vostra promessa di passare il vostro cielo a fare del bene sulla terra, permettendo che io riceva una rosa come segno della grazia che desidero ottenere.
Si recitano 24 "Gloria al Padre..." in ringraziamento a Dio per i doni concessi a Teresa nei ventiquatto anni della sua vita terrena.
Segue ad ogni "Gloria" l'invocazione:
Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, prega per noi.
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Cominciò un'altra novena. Ricevette un'altra rosa ed un'altra grazia. Allora prese la decisione di diffondere la novena "miracolosa" detta delle rose.
Oggi in tutto il mondo si pratica questa novena...
Si può cominciare in qualsiasi giorno del mese. Di solito, devoti ed amici di Teresa, la fanno dal 9 al 17 di ogni mese.
PREGHIERA PER LA NOVENA
Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, io vi ringrazio per tutti i favori e le grazie di cui avete arricchito l'anima della vostra serva Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, Dottore della Chiesa, durante i suoi ventiquattro anni trascorsi su questa terra e, per i meriti di questa vostra Santa Serva, concedetemi la grazia (qui si formula la grazia che si vuol ottenere), se è conforme alla vostra Santa volontà e per il bene della mia anima.
Aiutate la mia fede e la mia speranza, o Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo; realizzate ancora una volta la vostra promessa di passare il vostro cielo a fare del bene sulla terra, permettendo che io riceva una rosa come segno della grazia che desidero ottenere.
Si recitano 24 "Gloria al Padre..." in ringraziamento a Dio per i doni concessi a Teresa nei ventiquatto anni della sua vita terrena.
Segue ad ogni "Gloria" l'invocazione:
Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, prega per noi.
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sabato 8 maggio 2010
643 - Il volto della Madre
Riporto come mi è arrivata, invitando TUTTI a leggere integralmente prima di visualizzare l'immagine posta in coda al post
Sottopongo all’attenzione di tutti una immagine straordinaria.
È straordinaria in se stessa, a prescindere dal modo in cui è venuta fuori, anche se, cioè, non fosse collegata ai fatti che sto per raccontare.
Durante il pellegrinaggio che ho guidato l’anno scorso a Medjugorje per il festival dei giovani, un signore che era con noi, Giuseppe Tomarchio di Mascali (Catania), afferma di aver scattato una foto alla statua della Madonna posta in fondo alla navata destra della chiesa di Medjugorje. Era il primo agosto, alle ore 15,06. Egli si sentì come attirato ad andare presso la statua, davanti alla quale (poiché stavano cambiando i fiori), in quei momenti era stata tolta la ringhiera artificiale che impedisce ai fedeli di avvicinarsi troppo. Trovatosi a tu per tu con la statua, lui stesso non sa come, scattò una foto al Suo volto, ma senza controllarne subito il risultato.
Qualche giorno dopo, il 5 agosto, durante il viaggio di ritorno dalla visita alla comunità di Nuovi Orizzonti nella sua nuova sede e dopo aver partecipato alla apparizione della Madonna alla veggente Marija, una cugina (Pina) del signor Tomarchio, rivedendo le foto sul cellulare, rimase colpita da una immagine della Madonna, dalla bellezza del viso, ma soprattutto degli occhi di quella immagine, che sembravano gli occhi di una persona viva, e non quelli di una statua.
“Questa foto la voglio!”, esclamò la cugina. Ma più grande stupore colse lo stesso signor Tomarchio nel constatare la presenza di un volto totalmente diverso da quello a cui aveva scattato la foto in chiesa.
Giunti a casa, in Sicilia, il telefonino fu portato da un fotografo, che non riuscì nell’intento di estrarre il file. Successivamente un altro fotografo ci riuscì, e la foto sviluppata e stampata ha cominciato ad attirare tutti quelli che l’hanno vista. L’immagine ricalca quella di Tihaljina, dove noi però non siamo andati, ma con alcune differenze sconcertanti: il volto non è più così ovale come nella statua. Ciò che però più impressiona sono gli occhi, che alcuni non riescono ad affrontare a lungo, tanto sono quelli di una persona viva. Ingrandendo l’immagine si scopre anche che in quegli occhi sono presenti le ciglia. Lo sguardo intenso dà la sensazione di una persona che stia lì pronta a piangere. Sono occhi che ti interrogano, che ti scrutano maternamente, che ti rimproverano, che, dopo che tu hai visto, ti inseguono benignamente, aiutandoti a rispondere alla sua chiamata. Sono occhi misericordiosi e tristi. Sono occhi dei quali non puoi fare più a meno.
Si tratta di una immagine che va diffusa. E se anche non fosse di origine straordinaria, ma ci fosse la mano di un uomo, occorrerebbe fare a questa persona i più calorosi complimenti per aver realizzato questo capolavoro di una intensità senza pari.
Forse è un segno per la persona che l’ha scattata, della quale non ho motivo di dubitare; forse è un regalo per il nostro gruppo. Ma qualsiasi cosa sia, sono convinto che esso è un’occasione straordinaria per ascoltare i richiami di Maria che ci parla con gli occhi, quegli occhi misericordiosi che ogni giorno le chiediamo di rivolgere a noi. Un ennesimo tentativo di implorare la nostra conversione e di prendere in seria considerazione i suoi richiami. Tra le tante immagini che circolano e che si ritengono miracolose, questa ha il pregio di farci sentire vivi i richiami di Maria.
Ma c’è ancora un altro fatto che a me pare si possa accostare a questa immagine, che non sento di chiamare foto, e che, almeno per il nostro gruppo, costituisce la conferma di un segno. È successo l’hanno precedente sempre nel nostro gruppo, e sempre durante il festival dei giovani. Cerco di riproporlo, grosso modo rinviando ad altra data il racconto particolareggiato.
Stavano per salire il Podbrdo, quando passando accanto alla vecchia casa di Vicka, abbiamo notato un gruppo che attendeva la veggente.
Nessuno tra la folla di migliaia di pellegrini presenti a Medjugorje in quei giorni, sapeva di questo incontro. Così ho dirottato subito i miei pellegrini nel cortiletto attorno alla scala che tradizionalmente serve a Vicka per parlare a tutti coloro che vogliono incontrarla.
Ad un certo punto del suo dialogo con i pellegrini, Vicka cominciò ad imporre le mani ai presenti e a pregare su di loro. Una giovane signora del nostro gruppo, con i problemi più disparati e che stava dietro a Vicka, quando ormai aveva perso ogni speranza di parlarle, si trovò all’improvviso davanti Vicka che le imponeva le mani. Scoppiò a piangere, quando Vicka la chiamò per nome, poiché non si erano mai conosciute prima. “Come fai a conoscere il mio nome?”, le chiese. “Me lo ha detto la Signora”, rispose Vicka. È stato quello il momento in cui questa donna del nostro gruppo, ora sì fortunata, non ha più visto il volto di Vicka, ma il volto della Madonna che le parlava. Gli occhi, in modo particolare, erano di un azzurro indescrivibile.
Per un po’ di giorni questa donna non è stata capace di raccontare la sua esperienza. Tutto il resto di quel giorno ha voluto rimanere da sola a considerare ciò che le era accaduto. Neanche la sera ha voluto uscire dalla sua stanza, nonostante ci fosse gratis il concerto di Andrea Bocelli.
Quando, qualche tempo fa, le ho mostrato e regalato l’immagine della Vergine di cui stiamo parlando, con grande emozione mi ha detto:
“QUANTO HO CERCATO QUESTI OCCHI!”.
In sintonia con il signor Tomarchio, abbiamo pensato di mettere a disposizione di tutti questa immagine, senza alcuna pretesa. Ognuno giudichi da sé! L’unica cosa che chiediamo e che l’immagine si accompagni alla sua storia. E questo per evitare, come è già successo, che tanti si vantino a sproposito di essa come di propria esperienza.
È un dono per tutti. Che almeno venga sottoscritta o retroscritta la dicitura: Immagine scattata a Medjugorje dal signor Giuseppe Tomarchio di Mascali (Catania) il giorno 01 agosto 2009 alle ore 15,06 al volto della statua che si trova dentro la chiesa di Medjugorje. Questo per evitare che qualcuno speculi sull’immagine.
Credo poi che ne abbiamo fin sopra i capelli di discussioni su verità o falsità di immagini che circolano nei luoghi delle apparizioni: questa immagine è straordinaria in se stessa da qualunque parte venga.
Inutile cercare il file originale, poiché dopo averlo estratto la prima volta, il telefonino del signor Tomarchio , in cui il file era contenuto, è andato distrutto.
Io però intimamente propendo per la sua autenticità. Tuttavia se qualcuno conoscesse già la stessa immagine, rimane libero di contestarci.
A breve l’immagine sarà sottoposta al giudizio di alcuni veggenti. Intanto, io già prego davanti ad essa.
Prima di concludere vorrei aggiungere un ulteriore tassello a questa storia, ricca di coincidenze interessanti. Si tratta di una circostanza particolare, forse fortuita. Un po’ dopo aver scattato la foto di cui abbiamo parlato, rientrato in chiesa, il signor Tomarchio ha girato un breve filmato alla statua, durante il quale si sente distintamente il canto “Virgen Morenita”, un canto alla Vergine di Guadalupe, Colei cioè che ci ha lasciato di se stessa una delle immagini più stupefacenti della storia del cristianesimo. Tutti sanno che negli occhi di quella immagine è racchiuso uno dei suoi misteri più sorprendenti. Così nel suo telefonino il signor Tomarchio si è ritrovata prima la stupenda immagine in questione e poi il filmato con questo canto alla Madonna di Guadalupe. L’orario della foto, le 15,06, è quello in cui si sta recitando la coroncina della Divina Misericordia: un ulteriore richiamo agli occhi misericordiosi di Maria.
Diacono Franco Sofia
Qui di seguito, il racconto autografo del signor Tomarchio:
“Lo scorso anno, ad agosto, in occasione del Festival dei Giovani, insieme ad un gruppo di fedeli, accompagnati dal diacono Francesco Sofia, mi recai in pellegrinaggio a Medjugorje.
Più volte, durante la giornata, andavo in chiesa a pregare ai piedi della statua della Madonna.
Un pomeriggio, mentre alcune persone sistemavano i fiori ai piedi della statua, come se fossi stato chiamato ad avvicinarmi, mi accostai accanto alla statua e, con il telefono cellulare, scattai una foto al volto.
Qualche giorno dopo, stavamo rivedendo, insieme a mia cugina Pina, le foto scattate durante il pellegrinaggio, quando con grande stupore ella mi faceva notare la bellezza del volto di una di queste immagini: era la bellezza del volto di una persona viva, in tutti i suoi particolari. Solo allora mi resi conto che quella era la foto che avevo scattato alla statua che si trova dentro la chiesa di Medjugorje. Si trattava di una persona reale viva in tutti i suoi particolari.
Ho ringraziato la Madonna, per il segno molto bello e vivo che rimarrà nei nostri cuori per tutta la vita”.
Giuseppe Tomarchio.
Poiché in questa vicenda tutti e tre i protagonisti portano il nome di san Giuseppe, proprio a lui che per tanti anni ha incontrato gli occhi ineffabili di Maria, quegli occhi che hanno fatto innamorare il Figlio di Dio, Gesù, vorrei dedicare questa immagine. Essa è posta sotto la sua custodia.
A tutti un augurio e una benedizione: che gli occhi di Maria siano sempre su di voi, vi inteneriscano fino alle lacrime di compunzione, accompagnino i vostri passi, veglino sul vostro futuro e sulla vostra salvezza! O Madre e Regina della pace, rivolgi sempre a noi i tuoi occhi misericordiosi. Amen.
Diacono Franco Sofia
Sottopongo all’attenzione di tutti una immagine straordinaria.
È straordinaria in se stessa, a prescindere dal modo in cui è venuta fuori, anche se, cioè, non fosse collegata ai fatti che sto per raccontare.
Durante il pellegrinaggio che ho guidato l’anno scorso a Medjugorje per il festival dei giovani, un signore che era con noi, Giuseppe Tomarchio di Mascali (Catania), afferma di aver scattato una foto alla statua della Madonna posta in fondo alla navata destra della chiesa di Medjugorje. Era il primo agosto, alle ore 15,06. Egli si sentì come attirato ad andare presso la statua, davanti alla quale (poiché stavano cambiando i fiori), in quei momenti era stata tolta la ringhiera artificiale che impedisce ai fedeli di avvicinarsi troppo. Trovatosi a tu per tu con la statua, lui stesso non sa come, scattò una foto al Suo volto, ma senza controllarne subito il risultato.
Qualche giorno dopo, il 5 agosto, durante il viaggio di ritorno dalla visita alla comunità di Nuovi Orizzonti nella sua nuova sede e dopo aver partecipato alla apparizione della Madonna alla veggente Marija, una cugina (Pina) del signor Tomarchio, rivedendo le foto sul cellulare, rimase colpita da una immagine della Madonna, dalla bellezza del viso, ma soprattutto degli occhi di quella immagine, che sembravano gli occhi di una persona viva, e non quelli di una statua.
“Questa foto la voglio!”, esclamò la cugina. Ma più grande stupore colse lo stesso signor Tomarchio nel constatare la presenza di un volto totalmente diverso da quello a cui aveva scattato la foto in chiesa.
Giunti a casa, in Sicilia, il telefonino fu portato da un fotografo, che non riuscì nell’intento di estrarre il file. Successivamente un altro fotografo ci riuscì, e la foto sviluppata e stampata ha cominciato ad attirare tutti quelli che l’hanno vista. L’immagine ricalca quella di Tihaljina, dove noi però non siamo andati, ma con alcune differenze sconcertanti: il volto non è più così ovale come nella statua. Ciò che però più impressiona sono gli occhi, che alcuni non riescono ad affrontare a lungo, tanto sono quelli di una persona viva. Ingrandendo l’immagine si scopre anche che in quegli occhi sono presenti le ciglia. Lo sguardo intenso dà la sensazione di una persona che stia lì pronta a piangere. Sono occhi che ti interrogano, che ti scrutano maternamente, che ti rimproverano, che, dopo che tu hai visto, ti inseguono benignamente, aiutandoti a rispondere alla sua chiamata. Sono occhi misericordiosi e tristi. Sono occhi dei quali non puoi fare più a meno.
Si tratta di una immagine che va diffusa. E se anche non fosse di origine straordinaria, ma ci fosse la mano di un uomo, occorrerebbe fare a questa persona i più calorosi complimenti per aver realizzato questo capolavoro di una intensità senza pari.
Forse è un segno per la persona che l’ha scattata, della quale non ho motivo di dubitare; forse è un regalo per il nostro gruppo. Ma qualsiasi cosa sia, sono convinto che esso è un’occasione straordinaria per ascoltare i richiami di Maria che ci parla con gli occhi, quegli occhi misericordiosi che ogni giorno le chiediamo di rivolgere a noi. Un ennesimo tentativo di implorare la nostra conversione e di prendere in seria considerazione i suoi richiami. Tra le tante immagini che circolano e che si ritengono miracolose, questa ha il pregio di farci sentire vivi i richiami di Maria.
Ma c’è ancora un altro fatto che a me pare si possa accostare a questa immagine, che non sento di chiamare foto, e che, almeno per il nostro gruppo, costituisce la conferma di un segno. È successo l’hanno precedente sempre nel nostro gruppo, e sempre durante il festival dei giovani. Cerco di riproporlo, grosso modo rinviando ad altra data il racconto particolareggiato.
Stavano per salire il Podbrdo, quando passando accanto alla vecchia casa di Vicka, abbiamo notato un gruppo che attendeva la veggente.
Nessuno tra la folla di migliaia di pellegrini presenti a Medjugorje in quei giorni, sapeva di questo incontro. Così ho dirottato subito i miei pellegrini nel cortiletto attorno alla scala che tradizionalmente serve a Vicka per parlare a tutti coloro che vogliono incontrarla.
Ad un certo punto del suo dialogo con i pellegrini, Vicka cominciò ad imporre le mani ai presenti e a pregare su di loro. Una giovane signora del nostro gruppo, con i problemi più disparati e che stava dietro a Vicka, quando ormai aveva perso ogni speranza di parlarle, si trovò all’improvviso davanti Vicka che le imponeva le mani. Scoppiò a piangere, quando Vicka la chiamò per nome, poiché non si erano mai conosciute prima. “Come fai a conoscere il mio nome?”, le chiese. “Me lo ha detto la Signora”, rispose Vicka. È stato quello il momento in cui questa donna del nostro gruppo, ora sì fortunata, non ha più visto il volto di Vicka, ma il volto della Madonna che le parlava. Gli occhi, in modo particolare, erano di un azzurro indescrivibile.
Per un po’ di giorni questa donna non è stata capace di raccontare la sua esperienza. Tutto il resto di quel giorno ha voluto rimanere da sola a considerare ciò che le era accaduto. Neanche la sera ha voluto uscire dalla sua stanza, nonostante ci fosse gratis il concerto di Andrea Bocelli.
Quando, qualche tempo fa, le ho mostrato e regalato l’immagine della Vergine di cui stiamo parlando, con grande emozione mi ha detto:
“QUANTO HO CERCATO QUESTI OCCHI!”.
In sintonia con il signor Tomarchio, abbiamo pensato di mettere a disposizione di tutti questa immagine, senza alcuna pretesa. Ognuno giudichi da sé! L’unica cosa che chiediamo e che l’immagine si accompagni alla sua storia. E questo per evitare, come è già successo, che tanti si vantino a sproposito di essa come di propria esperienza.
È un dono per tutti. Che almeno venga sottoscritta o retroscritta la dicitura: Immagine scattata a Medjugorje dal signor Giuseppe Tomarchio di Mascali (Catania) il giorno 01 agosto 2009 alle ore 15,06 al volto della statua che si trova dentro la chiesa di Medjugorje. Questo per evitare che qualcuno speculi sull’immagine.
Credo poi che ne abbiamo fin sopra i capelli di discussioni su verità o falsità di immagini che circolano nei luoghi delle apparizioni: questa immagine è straordinaria in se stessa da qualunque parte venga.
Inutile cercare il file originale, poiché dopo averlo estratto la prima volta, il telefonino del signor Tomarchio , in cui il file era contenuto, è andato distrutto.
Io però intimamente propendo per la sua autenticità. Tuttavia se qualcuno conoscesse già la stessa immagine, rimane libero di contestarci.
A breve l’immagine sarà sottoposta al giudizio di alcuni veggenti. Intanto, io già prego davanti ad essa.
Prima di concludere vorrei aggiungere un ulteriore tassello a questa storia, ricca di coincidenze interessanti. Si tratta di una circostanza particolare, forse fortuita. Un po’ dopo aver scattato la foto di cui abbiamo parlato, rientrato in chiesa, il signor Tomarchio ha girato un breve filmato alla statua, durante il quale si sente distintamente il canto “Virgen Morenita”, un canto alla Vergine di Guadalupe, Colei cioè che ci ha lasciato di se stessa una delle immagini più stupefacenti della storia del cristianesimo. Tutti sanno che negli occhi di quella immagine è racchiuso uno dei suoi misteri più sorprendenti. Così nel suo telefonino il signor Tomarchio si è ritrovata prima la stupenda immagine in questione e poi il filmato con questo canto alla Madonna di Guadalupe. L’orario della foto, le 15,06, è quello in cui si sta recitando la coroncina della Divina Misericordia: un ulteriore richiamo agli occhi misericordiosi di Maria.
Diacono Franco Sofia
Qui di seguito, il racconto autografo del signor Tomarchio:
“Lo scorso anno, ad agosto, in occasione del Festival dei Giovani, insieme ad un gruppo di fedeli, accompagnati dal diacono Francesco Sofia, mi recai in pellegrinaggio a Medjugorje.
Più volte, durante la giornata, andavo in chiesa a pregare ai piedi della statua della Madonna.
Un pomeriggio, mentre alcune persone sistemavano i fiori ai piedi della statua, come se fossi stato chiamato ad avvicinarmi, mi accostai accanto alla statua e, con il telefono cellulare, scattai una foto al volto.
Qualche giorno dopo, stavamo rivedendo, insieme a mia cugina Pina, le foto scattate durante il pellegrinaggio, quando con grande stupore ella mi faceva notare la bellezza del volto di una di queste immagini: era la bellezza del volto di una persona viva, in tutti i suoi particolari. Solo allora mi resi conto che quella era la foto che avevo scattato alla statua che si trova dentro la chiesa di Medjugorje. Si trattava di una persona reale viva in tutti i suoi particolari.
Ho ringraziato la Madonna, per il segno molto bello e vivo che rimarrà nei nostri cuori per tutta la vita”.
Giuseppe Tomarchio.
Poiché in questa vicenda tutti e tre i protagonisti portano il nome di san Giuseppe, proprio a lui che per tanti anni ha incontrato gli occhi ineffabili di Maria, quegli occhi che hanno fatto innamorare il Figlio di Dio, Gesù, vorrei dedicare questa immagine. Essa è posta sotto la sua custodia.
A tutti un augurio e una benedizione: che gli occhi di Maria siano sempre su di voi, vi inteneriscano fino alle lacrime di compunzione, accompagnino i vostri passi, veglino sul vostro futuro e sulla vostra salvezza! O Madre e Regina della pace, rivolgi sempre a noi i tuoi occhi misericordiosi. Amen.
Diacono Franco Sofia
questa è la stessa statua della foto precedente...
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