Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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mercoledì 20 agosto 2014

3207 - Libertà del cuore

Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi». (Mt 20,1-16)

A tutte le ore del giorno, nel modo più imprevisto, il Signore chiama a lavorare nella sua vigna. 
Occorre essere attenti alle realtà e ai segni della chiamata. Occorre un desiderio, occorre mettersi in una posizione di attesa, come gli operai che fin dal mattino si radunano fiduciosi sulla piazza, e poi le ore scorrono una dopo l’altra. 
Ma non basta. 
Il lavoro va compiuto senza alcuna pretesa, senza calcolare quanto io do di più e l’altro dà di meno; quanto io ricevo di meno e l’altro riceve di più. 
La libertà del cuore rende lieti e porta frutto. La generosità del padrone non ci renderà tristi, ma ci riempirà di gratitudine.
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3206 - Commento al Vangelo del 19/08/2014

+ Dal Vangelo secondo Matteo (19,23-30)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità Io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel Regno dei Cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel Regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e Ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità Io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’Uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio Nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi». 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Questo dialogo avviene dopo l'incontro con il giovane ricco, lo abbiamo meditato ieri e abbiamo considerato lo slancio iniziale, la devozione e l'amore mostrati da lui, per poi ritirarsi quando Gesù gli presentò le condizioni per seguirlo nella verità.
Gesù si può seguire nella verità quando si accolgono i suoi insegnamenti, che sono esigenti ma trasfigurano i credenti ed essi iniziano la vera vita in questo pellegrinaggio, ricevendo Grazie, protezioni e continui aiuti dalla Madonna, per sé e i familiari.
Oppure Gesù si può seguire nell'illusione di fare bene, rimanendo però nell'inganno e restando ai margini della vera spiritualità, privandosi delle Grazie che Loro concedono con grande disponibilità ai veri credenti.
Lo slancio del giovane ricco che abbiamo considerato ieri non lasciava assolutamente prevedere la conclusione del discorso fra Gesù e lui. Lo slancio faceva risaltare l'inizio di una nuova vita del giovane, mettendo in atto le parole del Signore, ma non fu così.
Allora, lo slancio e la devozione nei credenti a volte può essere solo esteriore, non posseggono una spiritualità interiore e ricadono sempre negli stessi errori. La maggior parte non si confessa e magari commette anche il sacrilegio della Comunione. Il motivo della mancata conoscenza di Gesù e del Vangelo principalmente arriva dalla durezza del cuore, appesantito dai peccati e dalle conseguenze dei peccati.
C'è il peccato mortale che già di suo causa la perdita della Grazia e la separazione da Gesù, poi ci sono le conseguenze che danneggiano l'anima e l'intelletto. L'anima perde gradualmente la capacità di cercare Gesù e di pregare, i sentimenti buoni svaniscono e si diventa sempre più impulsivi, irrequieti, precipitosi, irritabili. Questo causano i peccati ma c'è ancora altro.
L'intelletto offuscato dal disordine degli effetti dei peccati mortali, perde la lucidità perché non più in comunione con Dio, e trasforma la realtà, falsandola secondo una visione distorta e molto personale, alterando tutto e vivendo nell'orgoglio. Si vive in una sorta di negatività e più inclini al male.
Il giovane ricco era pure un bravo ragazzo, tanto che nel Vangelo di Marco è scritto che Gesù "fissatolo, lo amò" (Mc 17,21), ed era rimasto molto contento della risposta del giovane, per l'osservanza dei Comandamenti, ma egli aveva il cuore legato ai beni materiali. Gesù si compiacque dell'anima del giovane, era però da levigare e liberare dai pesanti impedimenti terreni.
In questo passo vediamo che la salvezza eterna non è legata solo all'osservanza dei Comandamenti, c'è da liberare il cuore dalle dipendenze viziose o negativamente umane. Il cuore di un credente onesto e buono, che rimane legato alle ricchezze più che a Dio, mette in pericolo la sua salvezza eterna.
Il paragone del cammello nella cruna è tale da scoraggiare chiunque ed ecco che i discepoli si guardavano costernati. Gesù immediatamente rassicurò i suoi discepoli che tutto è possibile a Dio, bisogna cambiare prospettiva e convincersi che per restare in comunione con il Signore e ricevere Grazie e continui aiuti, occorre seguire Lui e non i propri istinti e capricci.
Regno dei Cieli, salvezza, vita eterna, nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca si equivalgono. Per raggiungere questa salvezza eterna di gloria, gioia e beatitudine, rimane impossibile alla volontà umana staccarsi dai suoi beni perché le forze sono deboli, mentre con la volontà Divina tutto diventa possibile.
La volontà umana si arrende totalmente a quella Divina quando si vuole seguire il Vangelo, e qui si manifesta la potenza di Dio nel vincere la durezza del cuore umano. I discepoli ricevettero grandi ricompense per avere lasciato tutto. Così è avvenuto ai grandi Santi come San Benedetto, San Domenico, San Francesco, San Giovanni Bosco, San Pio, ecc.
Le parole di Gesù si sono avverate alla lettera, forse anche nel giovane ricco, egli se ne andò ma non avrà dimenticato i consigli.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3205 - La promessa

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi». (Mt 19,23-30)

Nessuno si muove in perdita. Tutti cerchiamo un vantaggio. 
Grande deve essere stata l’attrattiva di Gesù, per arrivare a lasciare ‘tutto’ e seguirlo. 
È una perdita? La vita di quegli uomini, e di tanti altri uomini e donne nel corso dei secoli, è stata riempita da un fascino, una presenza, un amore. 
Quando hanno seguito Gesù, non avevano in mente una ricompensa. 
Semplicemente, i loro occhi e il loro cuore era riempito di Lui. Proprio questa è la ricompensa: il distacco da cose e persone ti fa apprezzare la grandezza e la bellezza dell’amore di Gesù. 
Il cuore libero si apre a una fraternità più grande e anche le necessità materiali trovano sovrabbondante risposta. In Cristo, possediamo tutto.
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lunedì 18 agosto 2014

3204 - Messaggio straordinario di Medjugorje ad Ivan 17/8/2014

Anche questa sera la madonna e’ venuta a noi particolarmente gioiosa e felice. Saluta con il suo saluto materno, sia lodato Gesu’ cari figli miei. Poi stende le sue mani per un tempo prolungato sopra a tutti voi qui’ presenti, in modo particolare prega per voi qui’malati presenti, poi prega particolarmente per voi sacerdoti presenti. Poi la Madonna pronuncia queste parole: 

Cari figli 
oggi in modo particolare vi invito a pregare per la pace, apritevi allo Spirito Santo cari figli, che lo Spirito Santo vi guidi, 
particolarmente cari figli in questo tempo pregate per il mio amatissimo Santo Padre pregate per la sua missione della pace, 
Madre prega insieme a voi, intercede presso Suo Figlio per ciascuno di voi. 
Grazie cari figli perche’ anche oggi avete risposto alla mia chiamata. 

 Poi la Madonna dedica un tempo pregando per la pace nel mondo, poi benedice noi tutti con la sua benedizione materna, gli oggetti sacri, io Ivan ho raccomandato tutti voi e tutti i vostri bisogni, tutte le vostre intenzioni, ho raccomandato questa parrocchia dove ci troviamo e questa diocesi, poi segue conversazione privata con la Madonna, dopo la Madonna continua a pregare sopra a tutti noi in questa preghiera se ne e’ andata con il segno della luce e della croce con il saluto “Andate in pace cari figli miei”.
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3203 - Commento al Vangelo del 18/08/2014

+ Dal Vangelo secondo Matteo (19,16-22)
In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze. 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Da più parti ho ricevuto richieste di pubblicare i messaggi arrivati in questi giorni, sono in realtà moltissimi e lo spazio abbondante, ne pubblicherò un po’ presi cronologicamente, senza fare una ricerca anche perché tutti i messaggi arrivati sono bellissimi, contengono molto amore.
Inserisco un piccolo numero di messaggi e mi dispiace per quelli non inseriti ma vi assicuro che anche le piccole frasi che mi avete inviato sono toccanti. Ringrazio affettuosamente uno ad uno tutti coloro che mi hanno scritto e quelli che pur non avendo scritto, hanno pregato e mi sono sempre vicini.
I veri amici, le persone riconoscenti si riconoscono nel bisogno, non tanto per l'invio di un messaggio di partecipazione al dolore, soprattutto con la vicinanza spirituale e, per chi può anche con la presenza fisica.
Il Vangelo oggi ci presenta il giovane ricco che cercava la salvezza eterna senza lasciare quello che gli impediva di vivere la spiritualità di Gesù. È impossibile seguire veramente Gesù rimanendo legati e assoggettati ai terribili vizi, alla mentalità umana che fortemente spinge ad agire sempre in modo opposto agli insegnamenti del Signore.
Molti peccatori sono sul punto di convertirsi ma non trovano aiuti neanche tra i familiari.
Il Sacerdote deve usare molta comprensione dinanzi ai peccatori, anche a quelli più ostinati, deve trattarli amabilmente perché questo fece Gesù e questo ci chiede di fare. L'indifferenza verso chi commette molti peccati è la mancanza dello Spirito di Dio, a tutti bisogna rivolgere inviti alla preghiera, spiegare l'importanza della Confessione con l'adeguato pentimento e la potenza della Santa Messa.
I peccatori, anche i più induriti, non si condannano né si respingono, al contrario si devono cercare per parlare di Gesù e delle parole illuminanti del Vangelo. Nessun credente deve considerarsi migliore perché và a Messa o frequenta un gruppo, già questo agire è sbagliato. San Paolo ci ricorda: "Chi crede di stare in piedi stia attento a non cadere" (1 Cor 10,22).
Il giovane ricco era troppo sicuro di sé, aveva le ricchezze ma era privo delle qualità richieste da Gesù.
Dopo avere elencato il suo impegno nell'osservare i Comandamenti, il Signore gli disse alcune parole che lo sconvolsero: "Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!". Si trattava di una vocazione speciale, era chiamato a diventare un discepolo di Gesù e non poteva rimanere con quelle ricchezze.
Gesù non chiede il distacco dai beni materiali alle coppie di sposi che hanno un'altra vocazione, chiede sicuramente il distacco del cuore da questi beni che altrimenti diventano idoli e importanti più di mammona.
Ad ognuno Gesù rivolge un forte invito: Seguimi". Nel proprio stato di vita bisogna seguire Lui e rifiutare, lottare i vizi.
Il giovane rifiutò l'invito speciale e non seguì Gesù, non si conosce la sua fine. Noi non vogliamo perdere questa grande opportunità che ci viene offerta di seguire Dio e di realizzarci nella sua volontà. La Madonna è sempre con noi e ci rende gli sforzi più leggeri.
Leggiamo adesso alcuni degli innumerevoli messaggi arrivati e ringrazio quanti hanno pregato per Nina.
«Ave Maria! Caro Padre Giulio, volevo solo dirle che le sono vicino nel dolore per la scomparsa di sua sorella Nina. Le voglio un bene che è difficile spiegare, lei non sa quanto è importante per me leggere la sua interpretazione del Vangelo. Lei è come una luce che mi aiuta ad andare avanti. Spero di vederla presto. Un abbraccio affettuoso e che il Signore la protegga sempre! Stefano Amato».
«Padre Giulio sono molto dispiaciuta per la perdita della sua cara sorella. Stasera La ricorderò nel Rosario e domani Le accenderò una candelina nel Duomo di Trento. Un ricordo speciale per Lei che ha sempre tante parole giuste e sante. Un abbraccio affettuoso e stiamo uniti nella preghiera. Monica Ferrari».
«Caro Padre Giulio, mi unisco al suo dolore. Prego Gesù che la consoli e dia pace al suo cuore, in questa circostanza e sempre. Maria Santissima la terrà tra le Sue braccia con infinita tenerezza,  ne sono certa. Così come sono certa del fatto che la sua cara sorella abbia raggiunto la Casa del Padre e sia nella Gioia del Paradiso. La saluto con affetto e gratitudine, perché lei fa davvero tanto per me ogni giorno. Ave Maria! Danila Lai».
«Padre Giulio, la sua fede, di fronte al dolore, mi ha commosso. Grazie per la sua testimonianza. Sono con lei, nel dolore della perdita, solidale con la sua gioia di sapere la sorella con Gesù e Maria e  presente con la preghiera. Con affetto fraterno in Gesù. Angela Orsini Alice».
«Buonasera, carissimo Padre Giulio le scrivo per farle le mie condoglianze per la morte di sua sorella. Colgo l'occasione per ringraziarla infinitamente per le preziose newsletter che puntualmente invia. Lei è un grande, un abbraccio Gian Domenico».
«Caro Padre Giulio, mi sono commossa molto nel leggere le dolci e bellissime parole con le quali ha descritto la sua amata sorella. Me la sono immaginata seduta su di una poltrona con il Rosario in mano e lo sguardo rivolto ad una immagine della Vergine Maria; mi sono ricordata di mia madre anche lei seduta sulla sua poltrona, recitava Rosari su Rosari con lo sguardo rivolto ad un quadro della Vergine e precisamente la Madonna del Divino Amore (Roma).  Il suo ruolo di Sacerdote l'aiuterà molto nel sopportare la mancanza fisica di sua sorella. Dio al quale Lei ha giurato di amarlo, servirlo ed onorarlo, ma, soprattutto viverlo donandogli anche quest'ultima sofferenza, le sarà vicino e avrà modo di rasserenarla e consolarla. La Vergine Maria le sarà accanto con il suo amore di Madre di tutti noi».
«Grazie per i commenti al Vangelo del giorno. Pregherò per sua sorella anche se, e ne sono sicurissima, è stata già accolta in Cielo, come la Vergine Maria, da uno stuolo di Angeli e Santi. Non a caso  la  salita alla Casa del Padre di sua sorella è avvenuta  nel giorno dell'Assunzione della Vergine Maria al Cielo. Rosa Stanzione».
«Caro Padre Le porgo le mie sincere condoglianze per la perdita di Sua Sorella e La ringrazio per quanto ci ha insegnato nell'affrontare un lutto. Cordiali saluti. Guglielmo Pegoraro».
«Caro Padre Giulio, mi ha molto commossa il Suo dolore e Le sono tanto vicina come tutti noi e prego, preghiamo per Lei e per la Sua amata sorella Nina che ora è nella gioia infinita con il Signore e la Madonna. Anch'io sono nel dolore e le Sue parole mi consolano, per la cara amica Carmen che dopo sofferenze indicibili l'Assunta l'ha portata con Sé alla vigilia. Rimane il ricordo di persone esemplari e al dolore si associa la gioia per la certezza che sono morte in comunione con Gesù. Domani sarò presente con la preghiera e la Messa. Con affetto, Isabella».
«Condoglianze profonde padre! È stato molto toccante il fatto che abbia condiviso con noi il suo dolore; mi hanno colpito molto le sue parole. Sull'esempio di sua sorella, per quello che è stata e le ha trasmesso, voglio migliorarmi, per essere una cristiana più buona capace di dare gioia a quanti il Signore mi ha fatto incontrare e mi destinerà in futuro. Le sue parole sono state un'ottima lezione di vita! Sia lodato Gesù Cristo! Carmen Malaguti».
«Caro Padre, Le esprimo le più sincere condoglianze per la perdita della sua amata sorella. Grazie per le sue preghiere e riflessioni quotidiane. Un cordiale saluto. Roberta Braga».
«Caro Padre Giulio, sono vicina al suo dolore con affetto infinito Antonella!  E un grande grazie di esserci... Argentino Antonella».
«Sentite condoglianze Padre Giulio, cercherò di ricordare sua sorella nelle preghiere, grazie per aver condiviso questo momento con noi e per continuare a fare il Suo dovere nonostante tutto. Lisa Daniela Bevaqua».
«Carissimo Padre Giulio Maria, comprendo la sua sofferenza, le sono vicino figlialmente. Ricordo nella mia preghiera anche la sorella Nina. Con sincera affettuosità. Cosimo Papadia».
«Questa sera dirò il Santo Rosario per Sua sorella e per Lei. Condoglianze sincere dal cuore. Grazie per quello che fa per noi tutti. Antonia Dalessio».
«Condoglianze. Da domani le farò le 9 Sante Comunioni consecutive, per la sua anima. Nella Divina Volontà. Pino».
«Mi dispiace Padre Giulio. Spero che tutti noi, facenti parte di questa bellissima parrocchia virtuale da Lei fondata,sapremo esserLe più vicini in questo momento e per sempre. Io ci proverò. Ciao Nina! Avv. Emanuela Barboni».
«Gentile Padre Giulio Maria, Le mie profonde condoglianze per la perdita della sua amata sorella Nina. A lei le nostre preghiere di suffragio. Colgo l'occasione per ringraziarla per i bellissimi commenti al Vangelo che tutti i giorni ci invia con grande impegno. Una preghiera anche per lei e per la sua missione sacerdotale. Con grande stima, Giorgio Gandolfi e famiglia».
«Carissimo Padre Giulio ho letto del ritorno al Padre di sua sorella, le dico che lo stesso giorno, dopo una lunga malattia è mancato anche mio papà, le voglio tanto bene. Siano lodati Gesù e Maria. Paolo Pevere».
«Caro Padre Giulio, mi unisco al suo dolore, e La ringrazio sempre per tutto quello che fa per noi, che Gesù e la Madonna, la custodiscano, la proteggano da tutte le insidie del maligno, affinché con la sua opera possa aiutarci a raggiungere la salvezza eterna. Da Salvatore da Ciminna».
«Caro Padre Giulio, Le sono vicina in questo dolore per la perdita di sua sorella. Piangere è giusto e condividere il dolore è giusto se ci sentiamo parte della stessa famiglia. La ringrazio per le sue belle parole, sentire nel suo cuore che anche noi siamo parte della sua famiglia. Domani pregherò per sua sorella Nina e anche per lei. Lei è una persona buona e un bravo Sacerdote che mi fa riflettere ogni giorno leggendo le sue riflessioni. Grazie di tutto quello che fa per noi ogni giorno. Grazie di tutto e delle sue preghiere. Luisa Campione».
«Grazie Padre, per le sue parole sempre così vere, così vicine, anche in questo momento di suo dolore... Con il cuore pieno di gratitudine prego per la sua cara sorella oltre che per lei. Che la sua amata sorella possa riposare tra le braccia della nostra Mamma Santa. Barbara Sapienza».
«Caro Padre Giulio, stasera aprendo come di consueto la Sua mail... ho appreso la notizia del lutto per  per la perdita della Sua cara sorella Nina. Padre, mi dispiace tanto... Le sono vicina. É vero che solo in Gesù si può trovare conforto e sostegno alla sofferenza... a qualsiasi tipo di sofferenza. Lei, da persona innamorata e devota a Gesù e alla Madonna, é in buone mani... La stanno avvolgendo con la loro presenza amorevole e premurosa. Però si soffre lo stesso... come ha ricordato Lei... anche Gesù ha pianto per l'amico Lazzaro... A quanto pare il dolore fa parte della nostra vita... insieme con la gioia di sapere che un giorno abbiamo la speranza di poter finalmente godere della luce del volto di Dio...e di poter stare insieme alla nostra amata Madre Maria. Non mi dilungherò oltre... ma volevo ricambiare l'affetto, la stima, il sentimento di familiarità che nutro nei Suoi riguardi, caro Padre. Anch'io la considero un mio familiare... spero di non apparire troppo sfrontata nel dire anche un amico... un amico che mi guida spiritualmente, che mi accompagna giorno per giorno, tra alti e bassi, tra cadute e risalite, tra conflitti e lotte interiori... Però con lo sguardo sempre rivolto alle cose del Cielo... a Gesù... a Maria... Solo da Loro proviene il vero Bene, la Vera Pace del cuore. L'abbraccio forte forte e stanotte pregherò per la Sua cara sorella Nina. Con sincero affetto. Francesca Russo».
«Gentilissimo Padre Scozzaro, ho letto nella e-mail del 16/8 la tristissima notizia della dipartita al Cielo di sua sorella Nina. Sono d'accordo con Lei, oggi sua sorella sarà in Paradiso insieme a Gesù e Maria, la nostra amata Madre! Ricevo da più di due anni le sue e-mail di commento al Vangelo ed è inutile dire che il suo quotidiano apporto di spiritualità è preziosissimo per me e soprattutto per la mia anima: ringrazio ancora oggi il mio collega di lavoro che mi ha fatto conoscere Lei e il suo bellissimo sito dell'Associazione Gesù e Maria, divulgandone l'indirizzo. Grazie per tutto quello che Lei fa per le nostre anime, e oggi Domenica 17/8 mi unirò in preghiera alla Santa Messa per ricordare con i nostri defunti anche la sua amata sorella. È la prima volta che Le scrivo ma la sua presenza quotidiana mi è di grande aiuto e il dialogo invisibile che ho con Lei attraverso i suoi scritti, mi sono di grande aiuto. Apprezzo il lavoro che fa e la ritengo una bellissima persona! Le sono vicino in questo momento così doloroso, e prego per lei e per la sua amata sorella. Ave o Maria! Sia lodato sempre il Santissimo Sacramento! Danilo Mancinelli».
«Buongiorno Padre, solo ora ho letto la sua mail sul Vangelo ed ho appreso la notizia di sua sorella, le faccio le mie più sentite condoglianze, e sono certa che ora si è aggiunto un Angelo in più per lei. Grazie ancora di cuore per le sue importanti parole che ogni giorno mi aiutano ad affrontare la vita. Grazie grazie grazie Padre Giulio. Claudia Bettiga».
«Non trovo parole giuste per esprimere lo stato d'animo che questa sua lettera mi ha creato... e non trovo parole giuste per esprimere quanto io Le sia vicina! Ora anche sua sorella Nina sarà sempre nelle mie preghiere confidando che anch'ella preghi per noi che viviamo nella prova.
Caterina».
«Carissimo Padre Giulio da tempo desideravo ringraziarla per le sue meravigliose catechesi, mi scuso per non averlo fatto prima. Oggi mi sento debitrice con lei, che nonostante il dolore per la perdita di sua sorella ha pensato a tutti noi. Anch'io ho perduto un fratello da poco malato di tumore... Mi unisco al suo dolore per la nascita in Cielo di sua sorella Nina... una speranza oltre le lacrime  c'è chi accoglie il nostro dolore, le lacrime di speranza perché brillano nella Luce di Cristo Risorto e nella Madre della Misericordia. La mia preghiera non mancherà e lei preghi per tutti noi. Grazie e ancora Sentite Condoglianze. Luciana Franci».
«Padre Giulio sentite condoglianze per la morte della sua cara sorella Nina. L'ho ricordata nelle mie preghiere e nella Santa Messa di oggi, come se fosse una persona che conoscevo. Padre, non finirò mai di ringraziarla per quello che fa per tutti noi. Prego per tutti i Sacerdoti ed in particolare per lei. Giovanna».
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3202 - Desiderare la vita

In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze. (Mt 19,16-22) 

“C’è qualcuno che desidera la vita?”. 
Lo domandava san Benedetto a chi entrava in monastero, facendo eco al salmo 33. Neanche una buona moralità basta a rendere felice il cuore di una persona. Il cuore trova corrispondenza non nell’autocompiacimento per la propria fedeltà alla legge, ma attraverso una sequela che ci fa guardare e seguire chi è davanti a noi. 
Ci fa guardare e seguire Gesù, che è vita e felicità intera. 
Possiamo domandare la grazia di percorrere il Vangelo, di amare Gesù, esercitandoci nel dono di noi stessi. Per non consumare la vita nella tristezza.
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domenica 17 agosto 2014

3201 - Commento al Vangelo del 17/08/2014 dom. 20^ t.ord. "A"

+ Dal Vangelo secondo Matteo (15,21-28)
In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e Lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a Lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore -disse la donna-, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Questo episodio spiega il grande valore della preghiera. Proprio la preghiera era assente nella regione di Tiro e Sidòne, Gesù passò dalla riva del mare di Galilea a quella del Mediterraneo, un passaggio che significava anche una prospettiva spirituale opposta. Fu lì che una donna pagana gli si avvicinò e a gran voce Lo chiamava, gridava il Nome del Signore senza stancarsi e più Lui si allontanava più alte erano le sue implorazioni.
Qui dobbiamo chiederci come mai Gesù non volle ascoltarla, anzi replicava con pieno distacco il rifiuto alla sua richiesta. Gesù era venuto per redimere l'umanità e salvare anche i più grandi peccatori, in quella occasione si trovava una donna pagana ma desiderosa di un miracolo.
Questa è la risposta: desiderava da Gesù solo il miracolo, all'inizio delle implorazioni non era ancora convertita.
È la persona apripista di una categoria di cristiani che pregano Gesù solo per ricevere miracoli senza donare nulla a Lui o si limitano alle preghiere piene di amor proprio. Anche se recitano molte preghiere, in essi c'è la caratteristica dell'interesse personale, vogliono qualcosa senza adorare Dio.
La donna si gettò ai piedi di Gesù non appena Lo vide, il suo cuore non era però pronto ad amare Gesù come Figlio di Dio, in Lui vedeva ancora il guaritore. Per questo, le sue grida rimanevano inascoltate, non entravano nel Cuore di Gesù perché prive di alcune caratteristiche indispensabili per ricevere anche grandi miracoli.
Non mi dilungo molto qui ma lo farò più avanti, preciso però che la ripetizione delle suppliche fatte dalla donna le hanno permesso di passare da una vaga richiesta di aiuto ad una Fede robusta. Questo spiega il rifiuto di Gesù di ascoltarla, non era disprezzo per ella ma non accettava la richiesta del miracolo perché non trovava in lei le condizioni adeguate.
La spiegazione del ritardo di una Grazia che chiedete la troviamo in questo passo del Vangelo, ci viene spiegato che Gesù non può ascoltare le invocazioni di chi chiede senza dare a Lui nulla in cambio. Il Signore vuole donare a tutti grandi miracoli, ci ha indicato il modo di pregare e la vita coerente che bisogna osservare per raggiungere la corretta disposizione interiore.
Gesù è infastidito addirittura da quelli che chiedono senza amore o con una certa malizia che cova nel cuore, quelli che nel chiedere Grazie si mostrano contriti e nella vita invece agiscono senza amore. Sono quei credenti che nel bisogno diventano pietosi e passata la sofferenza ritornano alla vita vuota e insignificante.
Credenti che hanno ricevuto Grazie nel matrimonio e che per orgoglio non lo manifestano. Per Gesù non meritano nulla.
Molti sono i cristiani che non pregano o lo fanno senza amore, ripetendo parole vuote di contenuto e che non si elevano verso il Cielo, praticamente non entrano mai in comunione con Gesù.
Il racconto di oggi è la migliore spiegazione per comprendere che Gesù si rifiuta di ascoltare quelle preghiere orgogliose e interessate, non può perché opposte al suo Amore. La migliore soluzione è certamente di continuare a pregare anche se ci si considera incapaci, bisogna insistere ma con maggiore amore e se non si riesce a capire il grado del proprio amore verso Gesù, con l'osservanza del Vangelo questo amore aumenta senza rendervene conto.
Per ottenere grandi Grazie e miracoli, l'atteggiamento di chi ama Gesù è quello di assillarlo, non in senso di ripetere inutilmente una richiesta priva di amore, ma di insistere senza posa con vero amore, ripetendo di continuo la necessità della Grazia che chiedete e che, ovviamente, deve avere le caratteristiche del bene dell'anima e del corpo. Comunque che non sia in contrasto con la volontà di Dio.
La preghiera che ottiene deve avere la perseveranza nella richiesta della Grazia, una continuità che cambia gradualmente il credente, lo porta ad umiliarsi di continuo e a lasciare le proprie certezze, convincendosi che solo Gesù può cambiare tutto.
La continua richiesta di una Grazia abbassa l'orgoglio del credente ed aumenta la fiducia in Gesù, questo lo vediamo nella donna pagana ed è un episodio che vi invito a meditare attentamente.
La donna riceve la Grazia e Gesù la premia pure: "Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri". Avrò modo di riprendere questo aspetto anche se di continuo tratto l'argomento della preghiera autentica, che deve essere umile, fiduciosa, amorosa, costante.
Chiudo questo commento di oggi ringraziando tutti quelli che hanno pregato per Nina e che hanno inviato centinaia di messaggi pieni di affetto autentico. Sarebbero da pubblicare e farveli leggere per mostrare che questa Parrocchia virtuale è più di quello che pensiamo, è una comunità fortemente spirituale che si va sempre più delineando come una grandissima famiglia intrisa di amore e verità.
Sono rimasto commosso nel leggere innumerevoli messaggi scritti con una gratitudine profonda e più che le parole sentivo il vostro amore. Questo solo già ripaga la mia vita donata interamente a Gesù e che mi fa rimanere incondizionatamente abbandonato alla volontà della Regina delle Vittore. Anche così viene chiamata la Madonna di Pompei.
Oggi è stata una giornata intensa ma serena, vissuta nella gioia che ci dona Gesù quando restiamo nel suo Cuore. Niente e nessuno ci può abbattere o fermare, lavoriamo per la causa del Vangelo e Dio è con noi, ci guida e protegge perché dobbiamo diffondere l'unica verità, che solo in Gesù Cristo vi è salvezza.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3200 - La misura della fede

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita. (Mt 15,21-28)

Gesù non è una macchinetta da miracoli. Né è stato mandato a risolvere tutti i problemi della terra. 
Nella sua breve vita, Egli realizza appena alcuni segni che indicano l’inizio del mondo nuovo. Anche l’ambito della sua azione rimane circoscritto a piccolo perimetro della casa d’Israele. 
Eppure Gesù non rimane schiavo di uno schema, e si lascia vincere dalla fede e dalla preghiera di chi lo incontra. Proprio la fede e la preghiera di chi lo incontra determinano la misura del miracolo. «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». 
E se questa posizione della donna cananea diventasse la misura reale anche della nostra fede?
Angelo Busetto
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sabato 16 agosto 2014

3199 - Commento al Vangelo del 16/08/2014

+ Dal Vangelo secondo Matteo (19,13-15)
In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il Regno dei Cieli». E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là. 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Nei bambini Gesù vede l'innocenza e la bontà, la semplicità mentale e quella spontaneità che non è impulsività ma è sincerità, naturalezza, genuinità. Gesù è davvero contento quando i bambini nello spirito Lo invocano e si abbandonano al suo Amore. Crescono nel suo Cuore e si nutrono della sua volontà.
"Non impedite che i bambini vengano a me", questo è l'invito fatto da Gesù ai discepoli, infatti impedirlo è un'offesa portata a Lui perché non si osserva la sua Parola e una privazione a tutti i piccoli del mondo, i quali pieni di bontà e di sincerità, vogliono stare vicini a Dio.
Gesù piange quando viene impedito per svariate ragioni ai bambini o piccoli del Vangelo di avvicinarlo a causa di insegnamenti sbagliati o di una visione distorta della Parola di Dio.
Come Gesù piange per l'assenza dei piccoli vicino a Lui, oggi sono io a piangere la salita al Cielo di mia sorella di 63 anni, proprio ieri nella solennità dell'Assunta.
La prova che la presenza della Madonna è con noi, arriva anche da questi segni. Molti ne ha dati in questi anni proprio su mia sorella, ieri però ha voluto portarla al Cielo con Lei. Ringrazio la Vergine Maria per le Grazie donate a mia sorella in questi anni, si sono trattati di veri miracoli. Arriva il tempo del premio eterno e mi consola tantissimo sapere mia sorella insieme a Gesù e a Maria.
Il mio non è solo un dolore umano, soprattutto è un dolore spirituale e profondo perché ho perduto una persona troppo buona e umile, pura e autentica.
Provavo una grande gioia solo al vederla, la identificavo come la persona che mi amava senza condizioni o interessi, perché era buona e docile. La malattia soprattutto degli ultimi anni era la sua serena compagna ed accettava le sofferenze con una rassegnazione serafica, perché Gesù aveva sofferto molto e seguiva ininterrottamente ogni giorno tutte le trasmissioni religiose: il Santo Rosario di Lourdes, di Tele Padre Pio, tutte le Sante Messe trasmesse dalle tv cattoliche.
Come Gesù pianse per l'amico Lazzaro -e Lui era Dio-, oggi mi ritrovo a piangere la perdita di una sorella che mi dava sollievo solo guardandola, in lei vedevo Gesù Crocifisso il quale sul Calvario non si lamentava per i dolori e pregava per tutti.
Non è il mio un dolore di abbattimento, assolutamente no, al contrario la mancanza di mia sorella mi spinge ancora di più a legarmi fortemente al Crocifisso, perché è Lui a donare la grande forza per superare ogni sofferenza. È Lui che salva il mondo.
L'amore carnale verso mia sorella si impastava con quello spirituale, ma trionfava quello spirituale, perché mi attraeva l'anima buona e semplice. Gesù dice che non possiamo amare nessuno più di Lui, neanche i familiari e io non ho mai amato altri più del Signore.
Tutti voi siete per me dei familiari e vi amo così come siete. Io amo tutti e trovo consolazione nelle persone buone, sincere, autentiche, pure, oneste. Anche Gesù faceva così e quindi mi ritrovo sulla buona strada.
Gesù cercava gli amici fidati perché in essi vedeva l'innocenza e la verità, lo stesso avviene ai Sacerdoti e ai Religiosi che hanno donato tutto a Dio e non hanno alcuna consolazione umana  né dal mondo, perché non le cercano e vivono solo di preghiere.
Ma hanno bisogno di incontrare persone buone, innocenti, sincere. Mia sorella era una di queste e il mio pianto passeggero è la prova che mi è venuta a mancare una consolazione spirituale. 
Anche umana per la consanguineità, in me però prevale sempre l'aspetto spirituale.  
Le mie lacrime sono piene di gioia: Nina sta con Gesù e la Madonna. Cosa si può sperare di più meraviglioso?
Domani, domenica, il funerale si svolgerà a Collesano, alle 9 partirà il corteo di fronte la Scuola Media per la Santa Messa in Basilica.
Preghiamo per l'anima di Nina, di sicuro è una mediatrice, rivolgerà le vostre preghiere alla Madonna per intercedere con grande amore.
  
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3198 - Reciprocità

In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là. (Mt 19,13-15)

Gesù e i bambini: l'imposizione delle mani, e la preghiera che l'accompagna,sono gesti disarmati. 
Da parte di Gesù, sono pura accoglienza e affidamento;da parte dei bambini e di chi li accompagna, sono gesti di fiducia e di consegna. 
E' la semplicità del rapporto reciproco, quello che nasce immediato tra le persone. L'ostacolo può venire solo dall'esterno, quando si insinuano il sospetto, la paura o forse la superbia. 
Il rapporto di Gesù con i bambini indica la strada di ogni rapporto virtuoso, che percorre le vie della libertà, della reciprocità, in una apertura libera verso il Padre che sta nei cieli.
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giovedì 14 agosto 2014

3197 - Commento al Vangelo del 14/08/2014

+ Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-19,1)
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il Regno dei Cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano. 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
È una gran bella parabola che andrebbe meditata in un luogo silenzioso e con una disposizione interiore pura. Qui c'è da comprendere definitivamente che non possiamo avere nemici e che dobbiamo perdonare prontamente quelli che ci odiano e perseguitano. Perdonarli almeno nel proprio cuore.
La parabola tocca ognuno di noi, nessuno può ritenersi escluso perché ognuno si è trovato almeno una sola volta nelle condizioni di chiedere perdono a Gesù e poi a non concedere il perdono a quanti hanno sbagliato o con cui abbiano avuto contrasti.
Un aspetto naturale nell'uomo carnale, solo la Grazia di Dio può fare aprire gli occhi e dare la giusta fortezza per perdonare.
Vi ho scritto numerose volte che il perdono donato a chi sbaglia è una delle condizioni essenziali per instaurare una intensa comunione con Gesù, in quanto Lui richiede il cuore libero da ogni forma di odio o di vendetta verso i nostri fratelli.
Però molto spesso avvengono nel mondo infinite controversie anche per piccoli incomprensioni, oppure si riesce ad andare oltre inventando fatti inesistenti, così per restare in contrasto almeno con qualcuno…
È fragile la persona senza la Grazia di Gesù, non c'è dubbio su questo perché si muove animata dal suo spirito umano e non dallo Spirito Santo. Si può dire che i suoi movimenti sono sempre al limite della rottura con qualcuno.
La condizione che pone Gesù sembra difficile ma è facilmente attuabile se l'anima ospita il suo Spirito, se la mentalità non è più quella antica, se si arriva alla convinzione che nessuno è esente da errori, anche piccoli ma ci saranno sempre. Equivoci insignificanti che diventano casi di rotture con familiari e parenti, anche amici con cui si condividevano momenti gioiosi.
Perché si arriva a questa durezza?
Per l'orgoglio non si riesce a riconoscere l'errore e a chiedere perdono alla persona ferita. Ci vuole poco a chiedere perdono!
La sua importanza la spiega Gesù a Pietro quando egli con semplicità chiede il limite del perdono. Non esiste, questa la replica del Signore, come non c'è limite al perdono che dona Lui ai penitenti sinceri che ricorrono alla Confessione e animati -almeno nel proposito- a non ripetere più quei peccati.
"Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette".
Questo insegnamento lo visse pienamente San Massimiliano Maria Kolbe, un uomo immerso nella spiritualità mariana e la mostrò con assoluta sincerità e coraggio. Leggiamo una breve agiografia: «Il 28 maggio 1941 Kolbe giunse nel campo di concentramento di Auschwitz, dove venne immatricolato con il numero 16670 e addetto a lavori umilianti come il trasporto dei cadaveri. Non rinunciò mai a dimostrarsi solidale nei confronti dei compagni di prigionia. Nonostante fosse vietato, Kolbe in segreto celebrò due volte una Messa e continuò il suo impegno come Sacerdote.
Alla fine del mese di luglio dello stesso anno venne trasferito al Blocco 14 e impiegato nei lavori di mietitura. La fuga di uno dei prigionieri causò una rappresaglia da parte dei nazisti, che selezionarono dieci persone della stessa baracca per farle morire nel cosiddetto bunker della fame.
Quando uno dei dieci condannati, Francesco Gajowniczek, scoppiò in lacrime dicendo di avere una famiglia a casa che lo aspettava, Kolbe uscì dalle file dei prigionieri e si offrì di morire al suo posto. In modo del tutto inaspettato, lo scambio venne concesso: i campi di concentramento erano infatti concepiti per spezzare ogni legame affettivo e i gesti di solidarietà non erano accolti con favore.
Kolbe venne quindi rinchiuso nel bunker del Blocco 13. Dopo due settimane di agonia senza acqua né cibo la maggioranza dei condannati era morta di stenti, ma quattro di loro, tra cui Kolbe, erano ancora vivi e continuavano a pregare e cantare inni a Maria Immacolata.
La calma professata dal Sacerdote impressionò le SS addette alla guardia, per le quali assistere a questa agonia si rivelò scioccante. Kolbe e i suoi compagni vennero quindi uccisi il 14 agosto 1941, vigilia della Festa dell'Assunzione di Maria, con una iniezione di acido fenico. Il loro corpo venne cremato il giorno seguente, e le ceneri disperse.
All'ufficiale medico nazista che gli fece l'iniezione mortale nel braccio, Padre Kolbe disse: "Lei non ha capito nulla della vita..." e mentre l'ufficiale lo guardava con fare interrogativo, soggiunse: "...l'odio non serve a niente... Solo l'amore crea!". Le sue ultime parole, porgendo il braccio, furono: "Ave Maria".
Fu lo stesso tenente medico nazista che raccontò dopo alcuni anni questo fatto, che fu messo agli atti del processo canonico. L'espressione "Solo l'amore crea" fu ricordata più volte da Paolo VI nel 1971 in occasione della beatificazione di Kolbe».
L'Amore di Gesù non ha limite, se sorge un limite questo viene posto dal peccatore che viola i Comandamenti e il Vangelo con lucido piacere perché illuso che tanto Dio perdona sempre… Se è vero che Dio perdona sempre è pure vero che mette un limite ai peccatori convinti di farla franca, che con superficialità non tengono conto della loro vita intenzionalmente disgraziata e opposta alla Parola di Dio.
Se ognuno si rendesse conto di avere grandi debiti verso Dio, quantomeno diverrebbe più umile e servitore della sua Parola.
I benefici concessi dal Signore sono innumerevoli ma sono pochi quelli che riescono a vedere le opere di Dio, i suoi straordinari interventi, gli aiuti che ci dona gratuitamente nei pericoli, le braccia che ci tende per tirarci su e farci uscire da problematiche e sofferenze dolorose.
Il modo migliore per ringraziare Gesù è la partecipazione alla Santa Messa con amore ed interesse, non una presenza fisica e distaccata ma una vera compartecipazione all'infinito mistero che avviene sull'altare e che ripete in modo mistico ed incruento quanto avvenuto sul Calvario.
Deve essere una piena adesione all'offerta che Gesù fa di se stesso al Padre con un gesto di amore incommensurabile.
Quando si partecipa alla Messa e il cuore è legato affettivamente ad altro, a cose inutili, ai vizi, ai peccati immorali, ad altre scelte opposte al mistero Eucaristico, non si ottiene nessuna Grazia perché mancano le più elementari condizioni.
Ma il peccatore che si trova in questo stato disastroso ed inizia a frequentare la Messa, e a chiedere con umiltà e fiducia Grazie ed aiuti specifici a Gesù, gradualmente la sua vita migliora e diventerà un buon cristiano. Di questi miracoli ne ho visto migliaia. Credete a Gesù, è l'unico che rispetta la parola data e vuole donare anche più di quanto merita la persona.
Non si può aspettare di essere buoni o santi per avvicinarvi a Gesù, cercatelo con Fede e Lui si fa sempre trovare, ma prima perdonate, almeno con il cuore, chi non vi ama o le persone che non avete amato. Quanti vi hanno causato sofferenze o a cui avete arrecato dolori.
Tutto passa, solo l'Amore di Dio rimane, voi cercatelo e riempitevi di questo Amore che trasforma ed eleva la mente e il cuore.
  
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3196 - La misura della misericordia

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano. (Mt 18,21-19,1)

La misericordia non è uno sforzo, ma un amore. Guardo stupito la pazienza del genitore che raccatta ogni volta il sonaglio che il bebé getta per aria. 
Guardavo l’altra sera la calma decisa della mamma che a cena imboccava il figlio Massimiliano Tresoldi, che lentamente risorge dalla stroncatura dell’incidente. 
Guardo la donna anziana accanto al marito malato in ospedale. Anche la misericordia che continuamente perdona è possibile non per un precetto esteriore, ma per un amore. 
Un amore alla persona stessa che ha mancato nei nostri riguardi, o forse – più in profondità – un amore a Colui che ci accoglie e ci perdona ad ogni istante.
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Medaglia di San Benedetto