Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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sabato 27 luglio 2013

2489 - San Pantaleone, Medico e martire

Patrono di Crema, che lo celebra il 10 giugno, giorno in cui per sua intercessione la città fu liberata dalla peste, il Martirologio Romano lo commemora, invece, il 27 luglio (dies natalis). 
 
P
antaleone  (Pantaleimone in greco, Pantaleo in latino) godette fin dall'antichità di un vasto culto in Oriente e in Occidente. Egli condivise, con i contemporanei Cosma e Damiano, l’epiteto di “anargiro”, ossia di medico che presta la propria opera senza richiedere alcun compenso (letteralmente il vocabolo greco significa “senza argento”).
La sua popolarità è testimoniata dalla «Passio» giuntaci in varie redazioni: in greco, armeno, georgiano, copto, arabo.
 
Secondo la leggenda Pantaleone, nativo di Nicomedia in Bitinia, educato cristianamente dalla madre Eubule, ma non ancora battezzato, è affidato dal padre pagano al grande medico Eufrosino e apprende la medicina tanto perfettamente da meritarsi l'ammirazione e l'affetto dell'imperatore Massimiliano. Si avvicina alla fede cristiana grazie all'esempio e alla dottrina di Ermolao, presbitero cristiano che vive nascosto per timore della persecuzione. Questi lo convince progressivamente ad abbandonare l'arte di Asclepio, garantendogli la capacità di guarire ogni male nel solo nome di Cristo: di ciò fa esperienza lo stesso Pantaleone che, dopo aver visto risuscitare, alla sola invocazione del Cristo, un bambino morto per il morso di una vipera, si fa battezzare.
La guarigione di un cieco, che si era rivolto a lui, provoca la guarigione spirituale e la conversione sia del cieco che del padre di Pantaleone che, alla sua morte, distribuito il patrimonio ai servi e ai poveri, diventa il medico di tutti, suscitando, per l'esercizio gratuito della professione, l'invidia e il risentimento dei colleghi e la conseguente denunzia all'imperatore.
 
Il racconto a questo punto segue la struttura propria di una Passio : l'imperatore con lusinghe e dolci rimproveri tenta di dissuadere il giovane dal preferire Cristo ad Asclepio. Pantaleone propone un'ordalia (dal germanico antico ordal, che significa “giudizio di Dio”) tra i sacerdoti pagani e lui: intorno ad un paralitico, appositamente convocato, inutilmente si affannano i sacerdoti, invocando tra gli dei anche Asclepio, Galeno e Ippocrate; il santo, invece, guarisce nel nome di Cristo l'ammalato.
Il miracolo suscita la conversione di molti e l'ostinazione dei sacerdoti e dell'imperatore che, alle lusinghe fa seguire una lunga serie di tormenti: raschiamento con unghie di ferro, bruciature ai fianchi con fiaccole, annegamento, ruota... Ogni tentativo risulta inefficace e provoca ancor più l'ira del tiranno che accusa il santo di magia.
 
Sul modello di altre "Passioni" antiche è il santo a esortare i carnefici a colpirlo e due ultimi prodigi chiudono il racconto: dalla ferita mortale (27 luglio 305) esce sangue misto a latte, mentre l'albero al quale Pantaleone viene legato si carica di frutti.
 
Implorato, come i santi medici, per ritrovare la salute corporea, il suo culto era soprattutto diffuso in Oriente e nell’Africa cristiana, ma non solo.
 
Nel Duomo di Ravello, presso Amalfi, è conservata, come reliquia, un’ampolla vitrea contenente il suo sangue mescolato ad una spuma lattescente; essa sarebbe stata portata dall’Oriente per via mare da mercanti amalfitani. Nella ricorrenza della festa (27 luglio) avviene il fenomeno della liquefazione: il contenuto dell’ampolla appare sciolto e di un colore rubinoAl fenomeno è sempre stata data, come accade a Napoli per il sangue di san Gennaro, un’interpretazione divinatoria che vede, nel ritardo o nella mancata effettuazione della liquefazione, un pronostico infausto di qualche prossima calamità.
 
Altre sue reliquie sono conservate a Genova, Venezia, Roma, Napoli, Brindisi e Madrid.
Patrono di Crema, che lo celebra il 10 giugno, giorno in cui per sua intercessione la città fu liberata dalla peste, il suo culto fu assai diffuso a Venezia, dove il suo nome ebbe tanta fortuna da designare la maschera tipicamente veneziana della Commedia dell’Arte.

Significato del nome Pantaleone : "in tutto leone, forte come leone" (greco).
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venerdì 26 luglio 2013

2488 - Commento al Vangelo del 26/7/2013

+ Dal Vangelo secondo Matteo (13,18-23)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Nonostante tantissimi impegni ed anche l’apostolato importante ed urgente, cercherò di trovare il tempo necessario nel corso della settimana per preparare il commento al Vangelo della domenica seguente, per darvi la possibilità di leggerlo durante la settimana e prepararvi con anticipo alla Santa Messa festiva. Il commento della domenica spero di inserirlo alcuni giorni prima nel nostro sito 
È utile anche ai molti Sacerdoti che mi hanno chiesto di ricevere il commento in anticipo per preparare l’omelia. Farò il possibile.
Spero di riuscire a preparare anche questa meditazione durante la settimana, comprendo la sua importanza e la forza che dona a molti di voi, ed è importante per una migliore comprensione del mistico Sacrificio della Messa. Ci accorgiamo che questi commenti aiutano notevolmente tutti voi, la crescita spirituale è evidente, la preghiera è diventata più sciolta e ricercata come un grande mezzo per trovare Gesù.
Incontro molte persone che stanno compiendo con vivo interesse il cammino spirituale e convinte che solo in Gesù si trova ogni soluzione e il senso della vita. Lui aiuta a superare le prove della vita e dona la vera pace. Già dai volti luminosi si intravedono gli effetti della preghiera e la vicinanza alla Madonna!
È pericoloso invece il momento attuale per le famiglie che non pregano, moltissime non si curano della vita spirituale. Si può notare con facilità che nel mondo si prega poco e le conseguenze ricadono sulle famiglie, sia perché i genitori sono indifferenti alla preghiera sia per la potenza dei mezzi di comunicazione di massa (mass media) che ininterrottamente inviano messaggi impuri, amorali. Moltissime famiglie italiane sono totalmente noncuranti della presenza di Dio, non ricorrono a un Padre che li ha creati e li mantiene in questa Terra.
Molti uomini hanno dimenticato Dio e lontani dalla sua Luce vivono oscurati nelle tenebre. Preghiamo per i peccatori.
Oggi è la festa liturgica dei Santi genitori della Madonna, Gioacchino e Anna sono i veri modelli dei genitori di tutte le generazioni, hanno avuto il privilegio di donare un Corpo a Colei che sarebbe diventata Madre di Dio, hanno vissuto nella preghiera amorosa e nella piena osservanza dei Comandamenti. Per la loro santità anche nelle piccoli azioni, nelle vicende ordinarie della vita, Dio li premiò con la nascita della Bambina Immacolata e Regina dell’universo.
I loro cuori erano terreno buonissimo, la Parola di Dio vi cadeva e produceva frutti al cento per cento.
La continuazione della parabola del seminatore mostra che su quattro casi solo uno è terreno buono per far fruttificare i semi. Questa è la proporzione fatta da Gesù duemila anni fa, ma si tratta di una proporzione antica, oggi sono notevolmente aumentati quelli che non accolgono o rifiutano intenzionalmente la Parola di Dio.
Gesù non fa mai mancare a nessuno la possibilità di conoscere il suo Vangelo, per vie dirette, indirette, trasversali, ma sempre a tutti dona grandissime occasioni per conoscere la Verità. L’uomo di oggi è molto distratto e non se ne cura. I semi della Parola di Dio così cadono sgretolandosi soprattutto lungo la strada, sul terreno sassoso, sui rovi, in minima parte sul terreno buono.
La parabola del seminatore indica la durezza del cuore dell’uomo, ma la verità è questa: ogni persona potenzialmente è in grado di diventare una cima di santità, ciò che trattiene ed impedisce lo slancio verso Dio è l’amor proprio. Lo afferma la parabola di oggi.
La strada dove cadono i semi indica le troppe preoccupazioni mondane, esse affievoliscono la spiritualità della persona e rimane svuotata, non ha alcuna capacità di interessarsi delle cose di Dio. Quando poi ascolta la Parola di Dio non la comprende per lo scarso amore che ripone in Gesù, così immediatamente arriva il diavolo e la distoglie verso interessi poco spirituali. Quella Parola di Dio così si disperde.
Il terreno sassoso indica la persona incostante ed ancora priva di radici forti, di convinzioni vitali, quindi è fragile e dinanzi ad una tribolazione a causa della Parola di Dio, si ritira e ritorna alle vecchie abitudini.
rovi indicano i piaceri di una ricchezza che non è solo materiale, è una ricchezza superba considerarsi migliore degli altri, ostentare cose in realtà irrilevanti per il Regno di Dio. È grande l’inquietudine per le vicende umane da soffocare la Parola eterna e chi si illudeva di seguire Gesù si ritira subito.
Gesù ci chiede di diventare terreno buono, e si può diventare, tutti voi avete il nutrimento e la guida della Parola di Verità.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2487 - SS. Anna e Gioacchino

Anna e Gioacchino sono i genitori della Beata Vergine Maria. I Padri della Chiesa  li hanno spesso ricordato nelle loro opere. Splendide, per esempio, le parole di san Giovanni Damasceno, vescovo : « Poiché doveva avvenire che la Vergine  Madre di Dio nascesse da Anna, la natura non osò precedere il germe della grazia; ma rimase senza il proprio frutto perché la grazia producesse il suo. Doveva nascere, infatti, quella primogenita dalla quale sarebbe nato il primogenito di ogni creatura nel quale tutte le cose sussistono (Col 1,17). O felice coppia, Gioacchino ed Anna! A voi è debitrice ogni creatura, perché per voi la creatura ha offerto al Creatore il dono più gradito, ossia quella casta  madre, che sola era degna del creatore... O Gioacchino ed Anna, coppia castissima! Voi, conservando la castità prescritta dalla legge naturale, avete conseguito, per divina virtù, ciò che supera la natura: avete donato al mondo la madre di Dio che non conobbe uomo. Voi, conducendo una vita pia e santa nella condizione umana, avete dato alla luce una figlia più grande degli angeli ed ora regina degli angeli stessi... »
 
Nonostante che di S. Anna ci siano poche notizie, e per giunta provenienti da testi né ufficiali né canonici, il suo culto è estremamente diffuso sia in Oriente (VI sec.) che in Occidente (X sec. - quello di Gioacchino nel XIV sec.).
Quasi ogni città ha una chiesa a lei dedicata, Caserta la considera sua celeste Patrona, il nome di Anna si ripete nelle intestazioni di strade, rioni di città, cliniche ed altri luoghi; alcuni Comuni portano il suo nome.La madre della Vergine, è titolare di svariati patronati quasi tutti legati a Maria ma soprattutto patrona delle madri di famiglia, delle vedove, delle partorienti; è invocata nei parti difficili e contro la sterilità coniugale.
 
Anna deriva dall'ebraico Hannah (grazia) e non è ricordata nei Vangeli canonici; ne parlano invece i vangeli apocrifi della Natività e dell'Infanzia, di cui il più antico è il cosiddetto « Protovangelo di san Giacomo », scritto non oltre la metà del II secolo.
Questo narra che Gioacchino, sposo di Anna, era un uomo pio e molto ricco e abitava vicino Gerusalemme, nei pressi della fonte Piscina Probatica. Un giorno mentre stava portando le sue abbondanti offerte al Tempio, come faceva ogni anno, il gran sacerdote Ruben lo fermò dicendogli: Tu non hai il diritto di farlo per primo, perché non hai generato prole.
 
Gioacchino ed Anna erano sposi che si amavano veramente, ma non avevano figli e ormai data l'età non ne avrebbero più avuti; secondo la mentalità ebraica del tempo, il gran sacerdote scorgeva la maledizione divina su di loro, perciò erano sterili. L'anziano ricco pastore, per l'amore che portava alla sua sposa, non voleva trovarsi un'altra donna per avere un figlio; pertanto, addolorato dalle parole del gran sacerdote, si recò nell'archivio delle dodici tribù d’Israele per verificare se quel che diceva Ruben fosse vero e una volta constatato che tutti gli uomini pii ed osservanti avevano avuto figli, sconvolto, non ebbe il coraggio di tornare a casa e si ritirò in una sua terra di montagna e per quaranta giorni e quaranta notti supplicò l'aiuto di Dio fra lacrime, preghiere e digiuni. Anche Anna soffriva per questa sterilità, a ciò si aggiunse la sofferenza per questa "fuga" del marito; quindi si mise in intensa preghiera chiedendo a Dio di esaudire la loro implorazione di avere un figlio.
 
Durante la preghiera le apparve un angelo che le annunciò: Anna, Anna, il Signore ha ascoltato la tua preghiera e tu concepirai e partorirai e si parlerà della tua prole in tutto il mondo. Così avvenne e dopo alcuni mesi Anna partorì. Il « Protovangelo di san Giacomo » conclude: « Trascorsi i giorni necessari..., diede la poppa alla bimba chiamandola Maria, ossia “Prediletta del Signore».
 
Molti Pontefici si occuparono dei SS. Anna e Gioacchino :
Gregorio XV (Alessandro Ludovisi, 1621-1623) ne fece comporre interamente l’Ufficio divino; Clemente XI (Giovanni Francesco Albani, 1700-1721) fissò la festa all’ottava dell’Assunzione; Leone XIII (Gioacchino Pecci, 1878-1903) ne elevò il rito; S. Pio X (Giuseppe Sarto, 1903-1914) fissò la data il 16 agosto ed infine il Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978), nella riforma del Calendario Liturgico, collocò definitivamente la loro festa il 26 luglio.
 
Significato dei nomi :
Anna : "grazia, la benefica" (ebraico).
Gioacchino : "Dio solleva" (ebraico).
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giovedì 25 luglio 2013

2486 - Messaggio di Medjugorje del 25 luglio 2013


Cari figli! 
Con la gioia nel cuore vi invito tutti a vivere la vostra fede ed a testimoniarla col cuore e con l'esempio in ogni modo. 
Decidetevi figlioli di stare lontano dal peccato e dalle tentazioni; nei vostri cuori ci sia la gioia e l'amore per la santità. 
Io, figlioli, vi amo e vi accompagno con la mia intercessione davanti all'Altissimo. 
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
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2485 - Commento al Vangelo del 25/7/2013, S.Giacomo apostolo

+ Dal Vangelo secondo Matteo (20,20-28)
In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Dì che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che Io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed Egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’Uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il brano di oggi è molto attuale, almeno per quanti scambiano il servizio con il potere, oppure cominciano con il servizio e poi venendo meno la Fede puntano esclusivamente al potere. In questo Vangelo però i fratelli Giacomo e Giovanni appaiono figure confuse che amavano talmente Gesù da desiderare di occupare i posti accanto a Lui, ma non fu una richiesta che bramava sete di potere, in realtà si trattò di una debolezza e una mancata comprensione del vero significato del Regno di Dio.
Ebbero anche vergogna di chiederlo a Gesù e fecero fare avanti la loro madre, Salomè, moglie di Zebedeo. La madre era ancora più confusa dei figli sul significato di Regno di Dio, così avanzò la richiesta per ottenere i posti più vicini, e forse in cuor suo desiderava farli stare accanto al Signore per proteggerli. Fatto sta che la richiesta la fece, con molto rispetto e timore per la risposta.
Gesù le aveva detto non appena si era avvicinata: “Che cosa vuoi?”, ella portava davanti a Lui non un atto umile, andava a cercare un potere. “Voi non sapete quello che chiedete”, la lapidaria risposta. Il Signore conosceva bene il cuore buono della donna e comprese che la confusione era generalizzata sul Regno di Dio, allora cominciò a spiegare cosa porta con sé questo Regno.
Iniziò a parlare subito del calice da bere, presentò il potere come un servizio e un sacrificio da portare sulle spalle.
Per spiegare meglio il suo linguaggio, prese come esempio quanto avviene nel mondo: “I governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono”. Gesù condanna il dominio e l’oppressione, non possono fare parte della sua dottrina, non potranno questi comportamenti entrare nella sua Chiesa. Purtroppo fu un insegnamento rispettato per circa trecento anni, poi dopo l’Editto di Costantino anche nella Chiesa iniziarono lotte e separazioni.
Venivano già allo scoperto quelli che non avevano compreso nulla del Regno di Dio, stabilito sull’amore, sul perdono, sulla misericordia.
Infatti, dopo avere citato i potenti del mondo Gesù precisò: “Tra voi non sarà così”, quindi i veri cristiani non possono cercare il dominio e non possono perseguitare nessuno, tanto meno altri cristiani che osservano con fedeltà il Vangelo. È insensato solo pensare una cosa del genere, ma siccome questo avviene, di insensato c’è molto. Chi ha conosciuto Gesù e si mette al suo servizio, vivendo nell'onestà e nella verità, non pensa mai di danneggiare altri cristiani solo perché seguono fedelmente il Signore.
È contraddittorio chi agisce così, è addirittura incompatibile con la dottrina di Gesù, perseguita proprio Gesù.
È sicuramente avvenuto un forte squilibrio morale nella persona che ostacola altri a seguire fedelmente il Vangelo di Gesù, è presente una forma di schizofrenia paranoide in colui che cerca con modi arroganti e con una malcelata malizia di sviare dall’insegnamento del Signore. Ma qui non si tratta di un solo personaggio che tradisce Gesù e cerca di distruggere la sua dottrina, è un esercito guidato dallo stesso satana.
Persone che diventano nel tempo oppositori di Gesù e della santità della Chiesa, dunque ci sarà una ragione. Ciò che emerge più di tutto è la bramosia della carriera, la disponibilità a fare tutto pur di diventare vescovi o cardinali. Pronti a svestirsi della Grazia di Dio per assumere senza alcuna vergogna una mentalità che si oppone a Gesù e alla sua Chiesa. Solo questo spiega il cambiamento o la radicalizzazione nelle eresie di persone che all’interno della Chiesa si oppongono a Gesù Cristo.
Non hanno perduto il contatto con la realtà, non è una malattia mentale cronica come la schizofrenia paranoide, qui c’è una lucidità impressionante, uno studio organizzato nei dettagli per sviluppare determinati progetti e nei tempi stabiliti annunciare nuove false dottrine nella Chiesa.
Gesù quanto disse a Giacomo e Giovanni lo ripete a quelli che Lui sceglie per assumere incarichi di responsabilità: Potete bere il calice che Io sto per bere?”. Gesù quando dà un incarico, conosce bene le persone e si fida, ma se ci sono persone che remano contro Lui, significa che non è stato Lui a dare l’incarico, in quanto utilizzano l’incarico per perseguitare la sua Chiesa.
È semplice il ragionamento, ma lo semplifico: dareste le chiavi di casa vostra ad una persona inaffidabile?
Di chi deve fidarsi oggi Gesù se molti non pregano più ed hanno assunto una mentalità modernista? Gesù a molti che aspirano al potere direbbe: Potete vivere la mia Vita o lasciarmi vivere in voi? Potete purificarvi, mortificare la mentalità vecchia e compiere penitenze e rinunce? Potete sopportare sofferenze enormi per amore mio e del mio Vangelo? Potete rifiutare la superbia della carriera ed entrare nella Via della piccolezza del Vangelo?
Il Regno di Dio che venne a presentare Gesù, fin dall’inizio non dava spazio alle ambizioni personali, quindi si autoesclude dalla cerchia dei veri apostoli chi cerca il potere per strumentalizzarlo secondo i propri fini. Gesù lo disse a Giacomo e Giovanni per farlo sentire a tutti gli Apostoli presenti: Chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’Uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.
Gesù mette al posto del potere il servizio, perché i potenti non si curano di servire ma di opprimere, mentre i cristiani devono servire i poveri, i malati, i semplici, gli indifesi dalle angherie degli altri, gli oppressi. Ecco chi sono i veri amici dei cristiani autentici, quelli che alzano le braccia al Cielo ad invocare aiuto.
C’è una miseria più grande di quelle citate, è il peccato, Gesù è venuto per liberare gli uomini dal peccato!
Oggi Gesù ha bisogno di apostoli sinceri ed affidabili per una nuova evangelizzazione, bisogna iniziare proprio dalle parrocchie ad annunciare il Vangelo autentico, bisogna dialogare con i credenti confusi e dirottati verso dottrine false da quanti non vogliono più servire il Signore e vivono nell'inquietudine. La loro irrequietezza non aiuta i buoni cattolici che vogliono conoscere le Verità rivelate da Gesù, per questo necessitano molti apostoli innamorati del Vangelo storico e della Madonna.
Questi sono i tempi della Vergine Maria, Lei continua a formarsi l’esercito umile e potentissimo che sbaraglierà con il Santo Rosario la superbia dei diavoli e dei nemici di Gesù, di quanti vogliono innalzarsi in alto per poi precipitare velocemente.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2484 - San Cristoforo, Martire in Licia

Il testo più antico dei suoi Atti, in edizione latina, risale oltre il sec. VIII. Esso contiene narrazioni intessute di episodi talmente fantastici, da spingere qualche critico a dubitare della reale esistenza di questo martire. Ma in un'iscrizione del 452, scoperta ad Haidar-Pacha in Nicomedia, .si parla di una basilica dedicata a Cristoforo nella Bitinia: ciò non comporta necessariamente che il santo sia originario di questa regione. Il Martirologio Geronimiano al 25 luglio pone la festa di Cristoforo in Licia, nella città di Samon: ma sul problema della localizzazione di questa Samon, i critici non sono pienamente concordi. Un'altra testimonianza è del 536: tra i firmatari del concilio di Costantinopoli ci fu un certo Fotino del monastero di S. Cristoforo non meglio identificato. S. Gregorio Magno, infine, parla di un monastero in onore di questo martire a Taormina in Sicilia. Si tratta, è vero, di testimonianze sommarie, ma per sé sufficienti a dimostrare l'esistenza storica del martire orientale, ucciso, secondo il Geronimiano, nel 250, durante la persecuzione di Decio.
Cristoforo fu uno dei santi più venerati nel Medioevo: chiese e monasteri si costruirono in suo onore sia in Oriente sia in Occidente; particolarmente, in Austria, in Dalmazia e in Spagna il suo culto fu diffusissimo. Nella Spagna, poi, si venerano molte sue reliquie. Cristoforo godeva speciale venerazione presso i pellegrini e proprio per questo sorsero in suo onore istituzioni e congregazioni aventi lo scopo di aiutare i viaggiatori che dovevano superare difficoltà naturali di vario genere. Questo intenso culto determinò il sorgere di una letteratura copiosa e straordinaria, caratterizzata da leggende e narrazioni favolose dove, indipendentemente dall'obbiettività storica, è degna di ammirazione la ricca fantasia dei compilatori. Si nota, tuttavia, come le leggende orientali differiscano, in parte, da quelle occidentali. Secondo i sinassari, Cristoforo era un guerriero appartenente a una rozza tribu di antropofagi; si chiamava Reprobo e nell'aspetto "dalla testa di cane" (come lo definiscono gli Atti) dimostrava vigoria e forza. Il particolare della cinocefalia ha indotto qualche critico moderno a vedere nelle leggende l'influsso di elementi della religione egiziana, presi specialmente dal mito del dio Anubis, o anche di Ermete ed Eracle. Narra ancora la leggenda che, entrato nell'esercito imperiale, Cristoforo si convertì al Cristianesimo e iniziò con successo fra i suoi commilitoni un'intensa propaganda. Denunziato, fu condotto davanti al giudice che lo sottopose a svariati supplizi. Due donne, Niceta e Aquilina, incaricate di corromperlo, furono da lui convertite e trasformate in apostole (nel Martirologio Romano sono menzionate come martiri al 24 luglio). Cristoforo prima fu battuto con verghe, in seguito colpito con frecce, poi gettato nel fuoco e, infine, decapitato.
Jacopo da Varagine (sec. XIII), con la sua Legenda Aurea, fu l'autore che in Occidente rese celebre Cristoforo Secondo questo testo, egli era un giovane gigante che si era proposto di servire il signore più potente. Per questo fu successivamente al servizio di un re, di un imperatore, poi del demonio, dal quale apprese che Cristo era il più forte di tutti: di qui nacque il desiderio della conversione. Da un pio eremita fu istruito sui precetti della carità: volendo esercitarsi in tale virtù e prepararsi al battesimo, scelse un'abitazione nelle vicinanze di un fiume, con lo scopo di aiutare i viaggiatori a passare da una riva all'altra. Una notte fu svegliato da un grazioso fanciullo che lo pregò di traghettarlo; il santo se lo caricò sulle spalle, ma più s'inoltrava nell'acqua, più il peso del fanciullo aumentava e a stento, aiutandosi col grosso e lungo bastone, riuscì a guadagnare l'altra riva. Qui il bambino si rivelò come Cristo e gli profetizzò il martirio a breve scadenza. Dopo aver ricevuto il battesimo, Cristoforo si recò in Licia a predicare e qui subì il martirio.
Come questa leggenda sia sorta è ancora oggi un problema insoluto. Si sono formulate alcune ipotesi: chi ritiene che il nome Cristoforo (= portatore di Cristo) abbia potuto suggerire la leggenda; chi suppone che l'iconografia (Cristoforo con Gesù sulle spalle) sia anteriore alla narrazione di Jacopo da Varagine, per cui la rappresentazione iconografica avrebbe ispirato il motivo leggendario.
La festa di Cristoforo in Occidente è celebrata il 25 luglio, in Oriente il 9 maggio.
Per quanto riguarda il folklore, è da notare come esso non sia diminuito nei tempi recenti, sebbene abbia subito, ovviamente, degli adattamenti. Se nel Medioevo Cristoforo era venerato come protettore dei viandanti e dei pellegrini prima di intraprendere itinerari difficili e pericolosi, oggi il santo è divenuto il protettore degli automobilisti, che lo invocano contro gli incidenti e le disgrazie stradali. Varie altre categorie si affidano alla sua tutela: i portalettere, gli atleti, i facchini, gli scaricatori e, in genere, coloro che esercitano un lavoro pesante ed esposto a vari rischi. La leggenda del bastone fiorito, dopo il trasporto di Gesù, ha contribuito a dichiararlo protettore dei fruttivendoli. Fu anche uno dei quattordici santi ausiliatori, di quei santi, cioè, invocati in occasione di gravi calamità naturali. Questa devozione sorse nel sec. XII e si sviluppò nel sec. XIV. Il patrocinio di Cristoforo era specialmente invocato contro la peste. La leggenda, inoltre, ispirò in Italia e in Francia poemetti e sacre rappresentazioni.
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mercoledì 24 luglio 2013

2483 - Commento al Vangelo del 24/7/2013

+ Dal Vangelo secondo Matteo (13,1-9)
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a Lui tanta folla che Egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
L’infaticabile opera di Gesù non contemplava l’ozio o la sosta senza motivo. Il suo riposo era l’apostolato, la predicazione dell’Amore di Dio e della Via per fare parte del Regno di Dio. Un Regno che si deve scoprire ed attuare interiormente, nella propria vita, ed è più facile l’attuazione quando si scopre qualche forma di sofferenza. Se la vita scorre senza intoppi, è difficile pregare con Fede ed impegno.
Bisognerebbe riuscire ad unire i due aspetti, anche se è la vita di ogni persona a stabilirlo: una preghiera profonda e la vita serena.
Ma il riferimento alla vita serena ha più significati, anche chi è toccato da molteplici forme di sofferenze riesce a rimanere sereno se veramente prega ed è unito a Dio. Il riposo lo trova nella preghiera, in essa trova anche la forza per sopportare serenamente e amorevolmente ogni avversità.
Come vi ho mostrato negli ultimi giorni, la misericordia di Gesù è inenarrabile, Lui è l’Amore che vuole aiutare tutti e donare a tutti un cuore nuovo per vivere nella gioia e nella pace. Non può fare nulla verso quanti scelgono di non relazionarsi con Dio, non avere alcun legame, impedendogli di agire nella loro vita. È la persona insofferente alle cose di Dio a chiudere la porta alla misericordia e all’intervento di Gesù.
La Parola del Regno a quel tempo Gesù la rivolgeva a tutti ma pochi l’ascoltarono, oggi viene annunciata ovunque ma ancora meno l’accolgono e uniformano la vita agli insegnamenti Divini. Per questo, in molti casi è sempre la sofferenza a scuotere le coscienze, anche una semplice sofferenza può svegliare le coscienze sopite.
Chi non prega o prega pochissimo nella giornata è come se mangiasse un grissino in un giorno, il corpo dopo poco tempo perirà. Non entra mai nel vero cammino spirituale, rimane ai margini e non prova intimamente la gioia che dona Gesù né la pace che rasserena tutto. Chi non prega o prega male è come il terreno arido, duro, sterile perché privo di minerali necessari per la crescita dei frutti.
Se l’anima è priva di quelle disposizioni indispensabili per la crescita dei frutti spirituali, rimane sempre indurita, oziosa, avversa.
Gesù vuole guarire l’aridità del terreno dell’anima, questa guarigione è più importante di tutte le ricchezze perché quando l’anima trova veramente il suo Dio, trova la quiete spirituale, la vera gioia, l’impagabile pace interiore.
L’anima deve mettere le radici nel Cuore di Gesù, deve diventare sempre più spirituale per liberarsi della zavorra dell’aridità, dell’indifferenza, dell’autosufficienza. La persona che incontra veramente Gesù non è più attaccata alle cose del mondo, le utilizza certamente come vuole, ma non sono più idoli da glorificare. Se ne serve per le proprie necessità e della famiglia, senza dipendere più da esse. Questa è la libertà interiore.
L’anima deve diventare buon terreno per fare crescere frutti di santità, ed è una lotta spirituale giornaliera con tutto ciò che, al contrario è vizio, peccato, corruzione. Senza questa lotta/difesa, si lascia al diavolo ogni potere disgregativo, di conseguenza gli uccelli divorano il seme, ci sono i sassi che lo fanno seccare e non mette radici, le spine che lo soffocano.
La descrizione fatta da Gesù è precisa considerando le coltivazioni della zona, il grano si seminava a novembre e tutti quei campi erano percorsi da stradicciole per il passaggio dei contadini. Tutti vedevano la roccia che affiorava dal terreno o gli uccelli che mangiavano il seminato o i rovi presenti e duri che soffocavano quanto era stato seminato.
Questa è la spiegazione della parabola del seminatore. Il seme è la Parola di Dio.
I semi caduti lungo la strada sono coloro che l'hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dai loro cuori, perché non credano e così siano salvati.
Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, accolgono con gioia la Parola, ma non hanno radice; credono per un certo tempo, ma nell'ora della tentazione vengono meno.
Il seme caduto in mezzo alle spine sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano sopraffare dalle preoccupazioni, dalla ricchezza e dai piaceri della vita e non giungono a maturazione.
Il seme caduto sulla terra buona sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore buono e perfetto, la custodiscono e producono frutto con la loro perseveranza.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2482 - San Charbel Makhluf, Monaco, presbitero ed eremita

Charbel, al secolo Youssef, Makhluf, nacque a Beqaa-Kafra (Libano) l’8 maggio 1828. Quinto figlio di Antun e di Brigitte Chidiac, entrambi contadini, fin da piccolo parve manifestare grande spiritualità. A 3 anni rimase orfano di padre e sua madre si risposò con un uomo molto religioso che successivamente ricevette il ministero del diaconato. 
All'età di 14 anni si dedica a curare un gregge di pecore vicino alla casa paterna e, in questo periodo, iniziano le sue prime e autentiche esperienze riguardanti la preghiera: si ritirava costantemente in una caverna che aveva scoperto vicino ai pascoli (oggi è chiamata “la grotta del santo”). A parte il suo patrigno (diacono), Youssef ebbe due zii materni che erano eremiti e appartenenti all'Ordine Libanese Maronita. Da essi accorreva con frequenza trascorrendo molte ore in conversazioni riguardanti la vocazione religiosa e il monacato, che ogni volta si fa più significativo per Lui. 
All'età di 23 anni, Youssef ascoltò la voce di Dio “Lascia tutto, vieni e seguimi”, si decide, e quindi, senza salutare nessuno, nemmeno sua madre, una mattina dell'anno 1851, si dirige al convento della Madonna di Mayfouq, dove sarà ricevuto prima come postulante e poi come novizio, facendo una vita esemplare sin dal primo momento, soprattutto riguardo all'obbedienza. Quì Youssef prese l'abito di novizio e scelse il nome Charbel, un martire di Edessa vissuto nel secondo secolo. Passato qualche tempo fu trasferito al convento di Annaya, dove professò i voti perpetui come monaco nel 1853. Subito dopo, l'obbedienza lo portò al monastero di S. Cipriano di Kfifen (nome del paese), dove realizzò i suoi studi di filosofia e teologia, facendo una vita esemplare soprattutto nell'osservanza della Regola del suo Ordine. 
Fu ordinato sacerdote il 23 luglio 1859 e, dopo poco tempo, ritornò al monastero di Annaya per ordine dei suoi superiori. Lì passò lunghi anni, sempre come esempio per tutti i suoi confratelli, nelle diverse attività che lo coinvolgevano: l'apostolato, la cura dei malati, cura delle anime ed il lavoro manuale (più è umile meglio è). 
Il 13 febbraio del 1875, dietro sua richiesta ottenne dal Superiore di farsi eremita nel vicino eremo situato a 1400 m. sul livello del mare, dove si sottopose alle più dure mortificazioni. Il 16 dicembre 1898, mentre celebrava la S. Messa in rito Siro-maronita, lo colse un colpo apoplettico; trasportato nella sua stanza vi passò otto giorni di sofferenze ed agonia finché il 24 dicembre lasciò questo mondo. 
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A partire da alcuni mesi dopo la morte si verificarono fenomeni straordinari sulla sua tomba. Questa fu aperta e il corpo fu trovato intatto e morbido; rimesso in un'altra cassa, fu collocato in una cappella appositamente preparata, e dato che il suo corpo emetteva del sudore rossastro, le vesti venivano cambiate due volte la settimana. Col passare del tempo, ed in vista dei miracoli che Charbel faceva e del culto di cui era oggetto, il P. Superiore generale Ignacio Dagher andò a Roma, nel 1925, per sollecitare l'apertura del processo di beatificazione. Nel 1927 la bara fu di nuovo sotterrata. Nel febbraio del 1950 monaci e fedeli videro che dal muro del sepolcro stillava un liquido viscido, e, supponendo un'infiltrazione d'acqua, fu riaperto il sepolcro davanti a tutta la Comunità monastica: la bara era intatta, il corpo era ancora morbido e conservava la temperatura dei corpi viventi. Il superiore con un amitto asciugò il sudore rossastro dal viso di Charbel e il volto rimase impresso sul panno. Sempre nel 1950, ad aprile, le autorità religiose superiori, con una apposita commissione di tre noti medici, riaprirono la cassa e stabilirono che il liquido emanato dal corpo era lo stesso di quello analizzato nel 1899 e nel 1927. Fuori la folla implorava con preghiere la guarigione di infermi lì portati da parenti e fedeli ed infatti molte guarigioni istantanee ebbero luogo in quell'occasione. Si sentiva da più parti gridare: “Miracolo! Miracolo!” Fra la folla vi era chi chiedeva la grazia anche non essendo cristiano. 
Durante la chiusura del concilio Vaticano II, il 5 dicembre 1965, il Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978) lo beatificò e aggiunse : “un eremita della montagna libanese è iscritto nel numero dei Venerabili... un nuovo membro di santità monastica arricchisce con il suo esempio e con la sua intercessione tutto il popolo cristiano. Egli può farci capire, in un mondo affascinato per il comfort e la ricchezza, il grande valore della povertà, della penitenza e dell'ascetismo, per liberare l'anima nella sua ascensione a Dio”. 
Il 9 ottobre 1977, lo stesso Papa, proclamò Charbel ufficialmente santo, nel corso della cerimonia celebratasi in San Pietro. 
Innamorato dell'Eucaristia e della Santa Vergine Maria, S. Charbel, modello ed esempio di vita consacrata, è considerato l'ultimo dei Grandi Eremiti. I suoi miracoli sono molteplici e chi si affida alla sua intercessione, non resta deluso, ricevendo sempre il beneficio della Grazia e la guarigione del corpo e dell'anima. “Il giusto fiorirà, come una palma, si alzerà come un cedro del Libano, piantato nella casa del Signore.” Sal.91(92)13-14 
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martedì 23 luglio 2013

2481 - Commento al Vangelo del 23/7/2013

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della Parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e Io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e Io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Di per sé i cristiani ogni mattina dovrebbero ringraziare nelle preghiere Gesù per il nuovo giorno e chiedere la sua protezione per tutta la giornata. Così si dovrebbe recitare la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria per rimanere nel rifugio della sua Onnipotenza per Grazia. Altro aspetto importante per un cristiano è di riflettere sui frutti spirituali da guadagnare nella giornata per crescere nella Grazia di Dio e diventare sempre più vicino a Gesù.
Non sono pensieri e propositi che affannano la vita, al contrario la deliziano e la ritemprano, sono infatti i pensieri spirituali a creare una comunicazione con Gesù e a permettere di ricevere tanti altri suoi doni. Se non c’è questa dolce premura cominciando con la recita delle preghiere mattutine, si segue un Gesù astratto, non ben identificato, diciamo quasi un estraneo.
La preghiera ha maggiore incisività se chi viene pregato si conosce abbastanza, Dio non dà Grazie a chi non Lo cerca intenzionalmente.
Sempre la mattina sono incantevoli e belle le preghiere che si recitavano in passato ma che il 99% dei cattolici dimentica o rifiuta con un senso di dispregio. Eppure, la recita dell’atto di fede, speranza e carità hanno aiutato generazioni di Santi e veri cattolici a crescere nella Grazia di Dio e a chiedere fin dal mattino ogni aiuto e protezione al Signore. Queste preghiere semplici ma molto profonde non si amano più, sia per il dinamismo che assale la persona sia per una sbagliata conoscenza teologica. Noi vogliamo rileggerle lentamente e con amore:
atto di fede
Mio Dio, perché sei verità infallibile, credo fermamente tutto quello che Tu hai rivelato e la Santa Chiesa ci propone a credere. Ed espressamente credo in Te, unico vero Dio in tre Persone uguali e distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo. E credo in Gesù Cristo, Figlio di Dio, incarnato e morto per noi, il quale darà a ciascuno, secondo i meriti, il premio o la pena eterna. Conforme a questa fede voglio sempre vivere. Signore, accresci la mia fede.
atto di speranza
Mio Dio, spero dalla tua bontà, per le tue promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna e le Grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio fare. Signore, che io possa goderti in eterno.
atto di carità
Mio Dio, ti amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, perché sei bene infinito e nostra eterna felicità; e per amore tuo amo il prossimo come me stesso, e perdono le offese ricevute. Signore, che io Ti ami sempre più”.
Trovate il tempo ogni mattina per queste preghiere, così darete fiamma al vostro cuore che vuole amare Gesù, la preghiera è il modo più apprezzato e riuscito per piacere a Dio. C’è sempre tempo per compiere molte cose, anche non importanti, è da ingrati non ringraziare Gesù fin dal mattino e non consacrarsi alla Madonna. Chi vuole sul serio iniziare un cammino spirituale, deve desiderare di incontrare Gesù nella preghiera e deve farlo fin dal mattino.
Le parole di Gesù oggi rivelano l’agire del Padre nei confronti dei cristiani che non portano buoni frutti nella loro vita e non donano frutti di adorazione a Dio. Il giudizio di Gesù è chiaro: Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia”. Il verbo intende che Dio non considera più chi non Lo ama, neanche la sua ostentazione per qualche preghiera o per un’autorità che Lui non ha dato.
Molti hanno abbandonato Dio e vivono come se nulla fosse, come se i tradimenti fossero opere meritorie. Essi si staccano da Dio…
È un tralcio che già di suo è incapace di restare unito alla vite e secca, quindi non ha più linfa vitale e merita solo di essere tagliato. Non è Dio a decidere di tagliare i tralci secchi e sterili, è il rifiuto ostinato verso Lui a spingerlo, Egli vorrebbe nuovamente alimentarli e miracolosamente farli ritornare rigogliosi, ma rispetta la volontà di chi si volta altrove.
“Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano”.
Su questo dobbiamo riflettere in modo intelligente, anche se la mondanità e la mentalità in ampie parti della Chiesa parlano di esultare nei piaceri e di appagare i sensi perché è dono di Dio, invece la verità è opposta e chi la scopre è veramente una persona felice, la sua famiglia davvero trova la gioia e l’armonia mai conosciute. Ci sono piaceri immorali e altri invece consentiti, dipende dalla morale presente in essi, se si rispetta o rifiuta.
Bisogna dare a Gesù del tempo ogni giorno per rimanere vicini a Lui e assorbire la sua mentalità. È la svolta della vita!
Chi rimane unito a Lui porta molti frutti spirituali per sé e la sua famiglia, ma più è la vicinanza al Signore più si ottiene e si elargisce agli altri. “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto”. Questa è la condizione per ricevere fiumi di Grazie ed anche miracoli impossibili. Si rimane in Gesù quando si vive nella sua Grazia e si assume la sua mentalità, quindi si osservano le sue parole.
Rimanere in Gesù è possibile, ma solo dopo averlo conosciuto e frequentato nella preghiera, avere meditato il Vangelo e sostituito la vecchia mentalità con la sua. È pressoché inutile la preghiera fatta senza vera fede e senza una viva confidenza. La preghiera non è qualcosa di automatico ma amore. La vera preghiera deve essere piena di amore verso Gesù. Ecco perché si deve rimanere uniti alla Vite, è essenziale.
Si conoscono in famiglia e tra gli amici persone che sono staccate dalla Vite che unica dà senso alla loro vita. Non condanniamoli né si devono considerare perduti, la loro redenzione dipenderà anche dalla vostra preghiera, come per esempio abbiamo visto ieri nella vicenda incredibile di Santa Maria Maddalena. Chi è lontano dai Sacramenti deve vedere la vostra fedeltà alla Parola di Dio e ai valori cristiani.
Gesù non opprime nessuno, lascia liberi di osservano o rifiutare la Parola. Liberi di rimanere in Lui o staccarsi dalla Vite.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2480 - San Giovanni Cassiano

Dobrugia (Romania), ca. 360 - Marsiglia (Francia), 435 
Come possibili suoi luoghi di nascita si indicano anche la Russia, la Siria, la Provenza. Di sicuro egli viene da una famiglia importante, fa buoni studi, e verso i vent'anni lo troviamo a Gerusalemme, semplice monaco: non vuole gradi né titoli. Più tardi, con un confratello di nome Germano, trascorre un periodo di vita eremitica nel deserto egiziano, e verso i 40 anni è a Costantinopoli, capitale dell’Impero romano d'Oriente, governato dal giovane sovrano Arcadio (e suo fratello Onorio regna sull'Occidente da Ravenna). 
 Qui Cassiano diviene prezioso collaboratore e amico del patriarca Giovanni, che per la smagliante eloquenza è soprannominato Crisostomo (“Bocca d’oro”), e che lo ordina pure diacono, forzando la sua volontà. Pare dunque che Costantinopoli sia per Giovanni Cassiano un promettente campo di lavoro; ma tutto cambia quando in un conflitto tra il patriarca e alcuni vescovi s’intromette anche l’imperatrice Eudosia: nell'agosto del 403 Giovanni Crisostomo viene deposto ed esiliato, anche perché non ha risparmiato critiche molto dure alla sovrana. Gli amici del patriarca mandano allora Cassiano a Roma, per chiedere al papa Innocenzo I un intervento in favore dell’esule. Ma sarà tutto inutile: richiamato brevemente a Costantinopoli, il Crisostomo si troverà poi nuovamente espulso, e morirà in esilio. 
A Roma, Giovanni Cassiano si ferma per alcuni anni, e nel 410 sarà testimone del saccheggio dell’Urbe a opera dei Goti di Alarico. Nel 415 lo troviamo invece in Gallia, a Marsiglia, dove risulta essere anche sacerdote (ma si ignora quando abbia ricevuto l’ordinazione). Qui egli ritorna pienamente monaco, e fondatore di un monastero che sarà lungamente famoso: quello di San Vittore a Marsiglia. E qui porta a termine le Istituzioni e le Conferenze, due opere fondamentali per il monachesimo occidentale prima di Benedetto da Norcia, che privilegiano la vita comunitaria rispetto a quella eremitica. Per lui, solo il monaco può dirsi imitatore perfetto del Cristo: un’affermazione che sarà poi respinta, perché considererebbe “imperfetti” senza rimedio tutti i credenti non monaci. Ma a questo “estremismo” di Giovanni Cassiano ha contribuito l’imperatore Teodosio (379-395) che per opportunismo politico ha dichiarato il cristianesimo religione di Stato, praticamente obbligatoria, riempiendo così la Chiesa di pseudo-cristiani, di credenti per obbligo, paura, comodità. 
È l’immagine di questa Chiesa inquinata a ispirare il rigore di Cassiano. Il quale è già “gridato santo” subito dopo la morte, tra i cristiani d’Occidente e tra quelli d’Oriente, che lo ricordano rispettivamente il 23 e il 28-29 luglio. 
Il monastero di San Vittore, nel quale Giovanni Cassiano ha concluso la sua vita (trovando, secondo le sue parole, il "sicurissimo porto del silenzio"), è poi andato distrutto durante la Rivoluzione francese.
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lunedì 22 luglio 2013

2479 - Commento al Vangelo del 22/7/2013

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-2.11-18)
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Maria stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La storia della redenzione della Maddalena è bellissima, Gesù la chiama la sua prima risurrezione, un capolavoro che solo Dio poteva compiere nella trasfigurazione di una prostituta. Questo ci dice anche che non bisogna giudicare neanche le prostitute ma è un atto di carità pregare per esse, la loro conversione. Come ho scritto c’è stato un santo Sacerdote che per lunghi anni si occupò del recupero dell’onore di molte donne che praticavano l’antico mestiere.
Insieme ai collaboratori, Don Benzi anche se anziano e malato andava nelle strade e parlava alle prostitute, moltissime in effetti lo ascoltavano e si convincevano a lasciare quella diabolica scelta di vita per iniziare il cammino della redenzione. Lo aveva fatto all’inizio Gesù con Maria Maddalena, anche se nacque in Lei prima il pentimento e poi il desiderio di abbandonare il peccato e seguire umilmente il Signore.
Oltre le molte preghiere dei fratelli Lazzaro e Marta, potè più di tutto la promessa fatta da Gesù a loro due, essi avrebbero visto la sorella convertita e rinata a nuova vita. Gesù mantiene sempre la parola data, quando viene invocato e si offrono amore e adorazione. Egli si commuove e concede quanto richiesto, sempre che sia a beneficio dell’anima del richiedente.
Maria Maddalena diventata Santa fu la prima a vedere risorto Gesù, lo racconta il brano di oggi, ed è stato un premio concessole dal Signore per il grandissimo amore che ebbe per il Maestro dopo la sua conversione. Non dimentichiamo che ognuno sarà giudicato in base all’amore che ha avuto in vita per il Signore, non per l’ostentazione di qualcosa o la ripetizione di preghiere inutili perché forse condite di odio, vendetta, giudizi.
Gesù ci chiede un cuore buono e puro, ma non si cambia in poco tempo, è un lungo cammino di purificazione e conversione.
Maria Maddalena riuscì a compiere una stupefacente inversione di rotta anche perché di nascosto andava ad ascoltare le prediche e le parabole di Gesù. Quelle parole profonde, perfette e dure la illuminarono e convinsero a rientrare in sé e a porsi le domande fondamentali sulla vita che conduceva. Pensate se invece avesse ascoltato un’omelia modernista che giustifica i peccati anche quelli sessuali, non avrebbe cambiato il modo di vivere.
Se qualcuno vi espone la verità ma senza offendervi, vi ama. Se qualcuno vi inganna falsando la verità, non vi ama ma invidia.
I genitori sono bravi formatori quando dicono la verità ai figli ed evidenziano errori da evitare e comportamenti corretti da osservare, è la verità a creare il clima della vera amicizia e dell’armonia. Soprattutto in famiglia si deve realizzare l’ambiente spirituale per fare diventare come una chiesetta, la casa dove si vive. E se diventa una chiesetta, vi deve regnare la bontà, la verità, l’armonia, la sincerità, la comprensione e la gratitudine.
Ritorno a Maria Maddalena, una Santa dei nostri giorni in ultima analisi, ma la dissolutezza sessuale oggi colpisce molti, l’uomo e la donna hanno le stesse debolezze e se l’uomo è sempre stato più spregiudicato, gli ultimi decenni hanno visto crescere questo comportamento anche da parte di quelle donne lontane dal Vangelo. Essi non hanno la capacità di controllare i pensieri e dinanzi una tentazione, non hanno la forza per resistere e desistere.
Nessuno si abbatta per i peccati commessi, Santa Maria Maddalena oggi ci dice che è possibile la redenzione anche a coloro che hanno abusato della misericordia di Dio, ed è vero che necessitano le preghiere per aiutare chi è caduto malamente, è però sicuro che trovano sempre la Madonna piena di bontà, pronta ad accogliere tutti.
Il messaggio da diffondere è che il pentimento dei peccati ottiene il perdono anche di tutta una vita trascorsa nell’immoralità.
Il racconto di oggi esprime la bellezza dell’incontro con Gesù, Maria Maddalena Lo vede risorto ma inizialmente non Lo riconosce perché di aspetto glorioso, riconosce invece il timbro di voce quando la chiama: Maria!”. Come la pecorella docile si avvicina al pastore perché ne riconosce la sua voce, così la Maddalena sentì la voce di Dio quando la chiamò. È bellissimo, toccante, qui si capisce lo stato spirituale brillante di questa donna risuscitata dalla morte del peccato.
Gesù apparve a lei perché in qualche anno aveva purificato nell’adorazione del Maestro i molti anni di peccati innominabili.
Quando una persona segue Gesù docilmente e vive il Vangelo, trova dalla sua parte il Paradiso, Dio si china per aiutarla in tutte le necessità e la eleva sempre più ad una santità di vita meravigliosa. Dio Padre per amore nostro mandò l’unico Figlio a morire in Croce, a patire una morte orribile. Come non dona Grazie e benedizioni a quanti chiedono ed offrono i loro cuori pieni di adorazione?
Rifletto amaramente su questa considerazione. Maria Maddalena quando si recò al sepolcro e non trovò il Corpo di Gesù, pianse a dirotto e non riusciva a calmarsi per il dolore. Alla domanda sul suo pianto, ella rispose: Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto”. Le parole erano impastate con il pianto, si sentì indifesa ma credette che Gesù le darà un segno. La sua forza era riposta in una grandissima Fede.
Penso a molti cattolici che entrano in Chiesa ed ignorano completamente il Tabernacolo e non salutano Gesù. Penso a quanti eliminano il Tabernacolo dall’altare e lo pongono lateralmente o in una cappellina anonima. Penso alla dimenticanza in moltissime Chiese di Gesù Eucaristia e alla trascuratezza del Tabernacolo.
Hanno portato via il Signore da molte Chiese e non sappiamo dove l’hanno posto!

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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Medaglia di San Benedetto