Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



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lunedì 11 febbraio 2013

2133 - Commento al Vangelo del 11/2/2013


+ Dal Vangelo secondo Marco (6,53-56)
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Questo giorno di festa mariana è stato trasformato nel giorno dell’umiliazione per la Chiesa Cattolica. Forse l’intenzione era proprio questa da parte di quanti dall'interno vogliono distruggere l’unica Chiesa di Cristo, vogliono svergognarla e gettarla al pubblico disprezzo, perché da oggi ancora di Più la Chiesa sarà considerata solamente umana, in quanto questo Dio non aiuta i Papi. Cominceranno le derisioni dei non credenti e degli anticlericali avvelenati contro il Cristianesimo. Diranno: “Dov'è il vostro Dio se il Papa si dimette per motivi di salute? Non è in grado il vostro Dio di aiutare la salute di Pietro?”.
Sarà una vera gogna per i cattolici, è stata intaccata la nostra Fede soprannaturale, che crede in un Dio che dirige la storia. In questo caso chi ha diretto la storia? Le dimissioni di Papa Benedetto XVI aprono interrogativi micidiali sul momento tragico che sta vivendo la Chiesa e questo è purtroppo solamente l’inizio. Se fino a questa mattina la Chiesa si trovava immersa nella Passione, oggi è iniziata la sua agonia. Questo ci provoca una sofferenza immensa, una amarezza profonda ma non l’abbattimento.
Siamo sicuri che la Madonna vincerà le potenze malefiche: “Infine il mio Cuore Immacolato trionferà”.
Moltissime cose le avevo già scritte nel mio libro pubblicato più di un anno e mezzo fa “La corruzione nella Chiesa”, scrivevo che prevedevo un papato breve, una lotta intestina, mai avvenuta prima tra i Prelati, come ebbe a dire lo stesso Benedetto XVI alcuni anni fa: “I Cardinali e i Vescovi si mordono e si divorano a vicenda” (Basilica di San Pietro - 10 marzo 2009).
Se dobbiamo entrare dentro la decisione del Papa, io non sono sorpreso, ai miei collaboratori più stretti avevo detto che i tempi erano maturi per l’attacco portato dai poteri occulti, inoltre nel libro avevo scritto che gli uomini senza Dio dentro la Chiesa, avevano già raggiunto l’obiettivo della maggioranza per le prossime elezioni del futuro Papa. Non si può sapere se Benedetto XVI sia stato manipolato o guidato in questi anni da alcuni Prelati potenti e lontani da Gesù, è un fatto che quando hanno raggiunto il loro scopo non hanno più avuto bisogno del Papa.
Lo hanno scaricato? Ci sono alcuni fatti che spiegano questo, non lo affermo io.
Le dimissioni di un Papa sono inammissibili, non voglio entrare nei particolari perché in questa newsletter non tutti possono comprendere certi ragionamenti, ma lasciare il pontificato è come una fuga, lascia intravedere negli atei ma anche nei cattolici che il Primato di Pietro è qualcosa deciso dagli uomini e che Dio non è coinvolto assolutamente. Infatti, se un Papa viene eletto per volontà di Dio, non può dimettersi se non è volontà di Dio!
Inoltre, se Dio ha voluto quel Papa perché poi deve cambiare idea. Se Dio vuole un Papa non ne chiede dopo 8 anni le dimissioni… Allora chi le ha volute?
Se Gesù vuole quel Papa, lo aiuta in ogni momento del suo ministero papale, non fa venire meno le forze, anche se ciò che viene richiesta è la sua Fede e non le energie fisiche come sono richieste per svolgere lavori manuali. È indubitabile che se si opera nella volontà di Gesù, si ricevono le energie necessarie per portare avanti il compito ricevuto. E se Gesù aiuta anche il più piccolo cristiano, non deve aiutare il Papa?
Ognuno interpreta secondo la sua spiritualità queste dimissioni, si fa una sua idea, da parte mia nel mio libro avevo già scritto che dopo questo papato sarebbero iniziati per la Chiesa i momenti più tribolati della sua storia. In molte newsletter ho accennato con poche parole della crisi nella Chiesa e delle conseguenze drammatiche che avverranno. Finchè rimaneva la situazione attuale, le forti divisioni rimanevano segrete, ma da oggi cominceranno a svelarsi le strategie contro la Chiesa e la sua santità soprannaturale.
Il Papa ha portato come giustificazione una teoria che va benissimo in tutti gli altri luoghi ma non nella Chiesa di Cristo: “Le mie forze, per l'età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero Petrino”. Sono parole che deludono e non ci consolano, un uomo di Dio non può affermare questo, chi crede fermamente in Dio non abbandona proprio quando c’è un pericolo, non si vede alcuna Fede in queste parole e se viene meno un Papa cosa ci aspettiamo dai credenti.
C’è una parola di Gesù che è davvero pesante, lo è ancora di più applicata in questo caso: “Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il Regno di Dio” (Lc 9,62).
È una tremenda affermazione di Gesù che ognuno può applicare o meno alle dimissioni di Benedetto XVI, io sono ferito nell'anima per l’amore che porto alla Chiesa Santa e al ruolo del Vicario di Cristo che noi chiamiamo Papa. Non c’era alcun motivo da giustificare le dimissioni, neanche una minaccia di morte, anzi, proprio dinanzi al pericolo della vita avrebbe dovuto imitare gli Apostoli e milioni di martiri che hanno donato la vita per la causa del Vangelo.
Anche se fosse stato minacciato, la scelta doveva cadere sulla resistenza, sull’eroicità delle virtù.
Un’altra sua giustificazione: “Lascio per il bene della Chiesa”, non può convincere, perché è Gesù a stabilire cosa deve avvenire e non l’uomo. Se poi quelli che vogliono trasformare la Chiesa Cattolica in un chiesa umana senza più il soprannaturale sono riusciti anche in questo, allora è un’ulteriore prova che la Chiesa si trova al centro della sua Passione. Arriverà al punto da sembrare abbandonata da tutti, sconfitta e perduta. Ma Gesù vincerà ogni attacco dei diavoli e degli uomini suoi seguaci.
La Chiesa ritornerà certamente al suo antico splendore e sarà quella voluta da Gesù, lo scrivo diverse volte nel mio libro, quindi, nessuno si abbatta ma al contrario aumentiamo le preghiere per i bisogni della nostra amata Chiesa. Noi amiamo la Chiesa come una Madre, questa Chiesa Santa la vediamo assai tradita e trafitta dagli uomini senza Dio.
I commenti sulle dimissioni si sprecano, molti parlano di coraggio e di umiltà di Benedetto XVI, e queste parole non sono complimenti per lui, anche se vogliono complimentarsi in realtà non ci si può rallegrare quando si lascia una tale responsabilità davanti a Dio. Le dimissioni non sono state un atto di coraggio né di umiltà, questa è l’amara verità, chi confida in Gesù non può abbandonare la causa del Vangelo e la sua speranza lo fa sperare anche quando non ha più speranza.
Molti oggi ricordano che proprio un anno fa, lo stesso giorno, 11 febbraio 2012, sui quotidiani del mondo venne la notizia shock che questo Papa avrebbe avuto un solo anno di vita. Era stato un Cardinale a rivelarlo in Cina in uno dei suoi viaggi e un altro Cardinale lo aveva appreso sempre in Cina ed aveva poi inviato una lettera privata al Papa, ma il corvo fece il suo dovere e la fece conoscere pubblicamente.
Puntualmente ed esattamente nello stesso giorno di un anno dopo è morto questo papato, perché si è dimesso. Come si sapeva la notizia un anno fa, anche se veniva detto che si sarebbe dimesso entro un anno? Senza voler imputare alcuna colpa a Benedetto XVI, gli uomini si chiedono perché ha permesso la realizzazione di questa profezia malefica! Si è trattato quindi di un logoramento psico-fisico?
Ma chi vive in intima comunione con Gesù non può mai avere esaurimenti né mancare di energie!
Sembra che la scelta dell’11 febbraio sia da collocare in un quadro di segnali che i potenti dentro la Chiesa lanciano al mondo dei poteri occulti, come a dire che sono stati loro a stabilire, esattamente un anno dopo, la morte con le dimissioni del Papa, preventivamente preannunciata. La morte di Papa Luciani, Giovanni Paolo I, avvenne il 33° giorno dopo la sua elezione, e il 33 è il ruolo più alto all'interno della massoneria.
Le dimissioni del Papa causano uno sgomento e una delusione enormi, invece la morte di un Papa viene vissuta con dolore ma anche come compimento della volontà di Dio. In queste dimissioni può entrarci Dio? Se Gesù risuscitava i morti: “Lazzaro, vieni fuori!”, e dopo quattro giorni quando già emanava cattivo odore, non poteva dare un po’ di energie a Benedetto XVI? È plausibile che si affermi come causa la salute fisica, creando così la convinzione in molti che Gesù non è in grado di aiutarlo?
Un cattolico che vive con Fede autentica non può temere nulla quando lavora al servizio di Dio, quando si lascia consumare nella volontà di Dio, e vive nell’abbandono totale. Grande esempio di fedeltà a Dio è stato Papa Giovanni Paolo II, è rimasto fino all’ultimo respiro e con l’eroicità degli uomini che credono in Dio e vivono di Fede. La testimonianza di Papa Giovanni Paolo II è stata straordinaria, ci ha mostrato un Dio Amore anche nella sofferenza più cruda ed umiliante.
Molti continuano a ripetere che Papa Giovanni Paolo II in condizioni fisiche da ricovero permanente rimase fino all’ultimo respiro alla guida della Chiesa, quindi ad osservare la volontà di Dio, mentre Benedetto XVI ha rifiutato la Croce e si è ritirato dal compito. È un’amara verità, ma è questa e nessuno la potrà manipolare diversamente. Nessuno può ingannare le persone spirituali, dicendo oggi nella conferenza stampa che lo aveva saputo questa mattina ed era impreparato, ma ha parlato contraddicendosi perché certamente conosceva le dimissioni da tempo.
Benedetto XVI ha parlato di poche energie per continuare e ha rifiutato, mentre Papa Giovanni Paolo II non aveva neanche le poche energie ed è rimasto in Croce come immenso modello al mondo intero di Grande Papa e uomo di immensa Fede.
Papa Giovanni Paolo II come insegna il Vangelo ha creduto nella forza redentrice della Croce, ha seguito Gesù modello dei sofferenti e ha dato alla Chiesa uno splendore che non si vedeva da decenni. Benedetto XVI non ha creduto alla potenza della Croce come mezzo di redenzione e di espiazione per la salvezza dei peccatori. Una differenza davvero enorme separa le due spiritualità, e tutto questo lo avevo già detto a una decina di persona subito dopo l’elezione di Benedetto XVI.
Ho sempre seguito con piena obbedienza il Magistero di Benedetto XVI perché rappresentava Pietro, ma c’erano strane aperture…
Ci sono molte cose che non tornano, noi dobbiamo conoscere la verità per non perdere la Fede e rimanere ancora più legati alla Chiesa Santa, istituita da Gesù e che solo per qualche anno sembrerà abbandonata. Gesù potrà mai abbandonare la sua Chiesa e lasciarla nelle mani dei suoi traditori?
Nel mio libro “La corruzione nella Chiesa” per ben cinque volte nei vari capitoli invito a seguire il Catechismo promulgato da Papa Giovanni Paolo II nel 1992. Chiedetevi il motivo di questa mia insistenza e che cosa si sta preparando per distruggere la nostra amata dottrina cattolica. Qualcuno forse non riusciva a capire la mia insistenza nel parlarvi della crisi nella Chiesa e della necessità di rimanere fedeli a questo Catechismo del 1992.
Qualcuno forse con poca Fede si chiedeva il motivo delle mie indicazioni sugli scandali ecclesiali, ma dovevo prepararvi a questo e a quello che avverrà. Vi facevo vedere che la Chiesa Santa non era quella che gli uomini di Chiesa deturpano, tradiscono e rifiutano. La vera Chiesa Santa non potrà essere distrutta dai suoi traditori.
Il fratello di Benedetto XVI ha detto che sapeva delle dimissioni da alcuni mesi. Perché allora hanno voluto aspettare l’11 febbraio, esattamente un anno dopo l’annuncio che entro un anno il Papa sarebbe morto?
Da Cracovia il Cardinale Dziwisz, per oltre quarant’anni segretario di Papa Giovanni Paolo II ha detto una frase breve e semplice, ma che spiega tutta la verità di queste dimissioni: “Papa Wojtyla scelse di restare sul Soglio pontificio, anche se malato, convinto che dalla Croce non si può scendere”.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2132 - Preghiera alla Vergine di Lourdes per Benedetto XVI

O Vergine Immacolata, madre di Dio, che ti sei degnata di apparire a Lourdes per rianimare la fede illanguidita del mondo e attirarlo al tuo Divin Figlio nostro Signore Gesù Cristo. 
Madre Santissima, in questa particolare giornata a te dedicata, rattristati dalla triste notizia che inaspettatamente ci è giunta dalla stessa bocca del nostro amatissimo Padre Benedetto XVI, a te rivolgiamo la nostra preghiera e ti supplichiamo di stendete il tuo miracoloso mantello sul nostro Papa e proteggerlo in questo momento, per questa sua santa e meditata decisione. 
Tu che hai scelto per confidente della tua misericordia un’umile ed innocente fanciulla per insegnare al mondo, rovinato dalla superbia, tormentato dalla sete di ricchezze e dei piaceri dei sensi, nel corso di diciotto apparizioni non hai cessato con i tuoi sguardi e con le tue parole di raccomandare la «preghiera e la penitenza», sole capaci di piegare il cielo per ottenere la sua giustizia. 
Trasmesso all'universo intero ha riunito davanti alla Grotta miracolosa la folla innumerevole dei tuoi figli infermi nel corpo e nello spirito. 
O Nostra Signora di Lourdes, eccoci oggi prostrati ai tuoi piedi con la ferma speranza di ottenere per la tua potente intercessione, le invocazioni che, noi tutti, ti chiediamo per la Santa Persona del nostro amatissimo Papa Benedetto XVI, la tua benedizione e le grazie di Dio nostro Padre misericordioso.
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domenica 10 febbraio 2013

2131 - Commento al Vangelo del 10/2/2013, 5^ domenica t.ord.


+ Dal Vangelo secondo Luca (5,1-11)
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La frase che più colpisce oggi è l’invito a distaccarci dalle cose terrene, soprattutto dalla vecchia mentalità umana: “Prendi il largo”. Siamo chiamati ad allontanarci dalla riva dei diletti che sconfinano nei vizi, allontanarci dalla deriva a cui spesso si finisce causa intontimento dovuto alle passioni disordinate. Gesù dice questa frase ad ognuno di noi, almeno a quelli che vogliono fare meglio nella vita e vogliono superare difficoltà apparentemente dure.
C’era molta gente sulle rive del lago di Genesaret, lì si erano viste scene incredibili, Gesù aveva compiuto grandi miracoli e molta folla correva per ascoltarlo. Non aveva spazio per predicare, salì su una barca e così fece un insegnamento.
La barca non a caso era quella di Pietro, Gesù aveva scelto proprio la sua per varie ragioni che avrebbe nel tempo svelato, ma in quel momento voleva che il pescatore conoscesse meglio il Figlio di Dio e non solo Gesù di Nazareth. Vediamo che Gesù si introduce poco per volta nella vita di Pietro, trova il suo cuore aperto e la sua disponibilità piena nell’aderire al Vangelo di Gesù.
Gesù agisce così nelle persone che trova disponibili, soprattutto in quelle chiamate alla Consacrazione. Ma la sua azione delicata è sempre condizionata dall’apertura del cristiano. Ed avvengono sempre fatti soprannaturali in questa azione di Gesù, ma quasi sempre molti cristiani non se ne accorgono oppure li confondono con fatti naturali.
Quando Gesù terminò la predicazione, disse a Pietro di armare i remi e di prendere il largo. Lo sbigottimento di Pietro e degli altri fu grande perché la pesca non aveva fruttato nulla ed erano tornati da poco. Non era giornata per la pesca secondo il ragionamento degli uomini, invece per Gesù è sempre tempo per compiere quello che Lui vuole. L’esperienza degli uomini diceva che era inutile pescare, la conoscenza Divina di Gesù affermava che è sempre tempo di fare cose buone quando si compie la volontà di Dio.
Possiamo immaginare la difficoltà di Pietro e degli altri nel dover rimettere le reti lunghe da quattrocento a cinquecento metri, un super lavoro nella stessa giornata dopo il fallimento della pesca notturna. C’è da considerare che Gesù comandò di pescare di giorno, mentre quel tipo di pesca avviene di notte e Pietro non aveva pescato nulla. Sicuramente lui avrà pensato che Gesù chiedeva di pescare di giorno perché non conosceva il mestiere…
Sono tanti i pensieri che vengono quando non si vuole compiere la volontà di Dio, però Pietro aveva valide ragioni, anche se umane.
Pietro era chiamato ad un atto di Fede a lui poco congeniale, la sua praticità lo portava a dire e a voler fare il contrario di quanto affermava Gesù. Lo stesso avviene quando si modifica il Vangelo e si interpreta in modo opposto al significato che ne diede Gesù. Pietro non aveva minimamente intenzione di trasgredire la volontà di Gesù, molti cristiani di oggi fanno dire al Vangelo solo ciò che piace ad essi.
Adesso vediamo l’altra faccia della medaglia riguardo Pietro, perché lui dopo i primi giustificati momenti di resistenza, si è abbandonato alla Parola di Gesù e compì un vero atto di Fede: “Sulla tua Parola getterò le reti”Questo voleva Gesù come primo risultato, il suo abbandono, non doveva ragionare più secondo i criteri umani, per arrivare a discernere nella preghiera la volontà di Dio.
Pietro era stanco per la notte trascorsa nell'inutile pesca, inoltre l’invito di gettare le reti veniva da una Persona inesperta, ma lo stesso rinnegò i suoi pensieri e credette alle parole di Gesù.
Quanto abbiamo da imparare dal comportamento di Pietro, egli divenne docile dopo avere espresso il suo parere di esperto pescatore.
Gesù però sposta il discorso e quanto stava per avvenire su un piano più alto, soprannaturale, subito gli disse quale sarà la sua missione: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. Gesù lo rassicura, perché Pietro ancora stordito dalla pesca miracolosa si rese conto della sua piccolezza davanti a Gesù e non si sentiva degno di stargli vicino. “Non temere”, gli disse Gesù, come a dire che avrà tempo per migliorare e diventare quello che voleva Dio.
Poi Gesù con questa pesca gli fa capire che diventerà uno che troverà uomini apparentemente perduti, ma la Fede e l’obbedienza saranno la sua forza. La pesca fatta di giorno vuole significare anche questo, Gesù mostra che nulla è impossibile a Lui, riesce ad ottenere tutto ciò che vuole, anche quanto appare impossibile o inammissibile. La lezione data a Pietro e agli altri è senza dubbio determinante per far intendere bene l’identità del Signore Gesù.
Quindi, nell’apostolato sono indispensabili due cose: la Fede e l’obbedienza a Gesù.
Sono inutili i mezzi umani, tutti gli sforzi nel fare conferenze, anche inutili sono le veglie notturne, infruttuosi le mortificazioni se non c’è la volontà di Dio e se non si rimane in comunione con Gesù. Fa di più una persona che rimane a casa e prega per i peccatori come vuole Gesù, piuttosto che qualcuno organizzatore di grandi incontri senza la vera presenza di Gesù. Tutto diventa inutile.
Pietro prese una grande quantità di pesci solo dopo avere obbedito a Gesù e dopo avere accettato per Fede il comando del Signore.
Non solo Pietro obbedisce e compie un gesto pieno di Fede, ma si rende conto della propria inutilità: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”. Chi compie apostolato deve sentirsi piccolo davanti a Gesù, deve chiedergli di intervenire e di renderlo fruttuoso per portare anime in Chiesa e alla Confessione.
La fecondità dell’apostolato dipende dalla intima spiritualità di chi lo compie, dalla sua profonda Fede e dalla sua vita virtuosa. Gesù è sempre pronto a donare molte Grazie, ma desidera che ci siano le condizioni per donarle. Pietro e gli altri discepoli lasciarono tutto per seguire Gesù, noi dobbiamo lasciare tutto ciò che si oppone al Vangelo.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2130 - Santa Scolastica, Vergine


Il nome di Scolastica, sorella (forse gemella) di Benedetto da Norcia, richiama al femminile gli inizi del monachesimo occidentale, fondato sulla stabilità della vita in comune.
Benedetto invita a servire Dio non già “fuggendo dal mondo” verso la solitudine o la penitenza itinerante, ma vivendo in comunità durature e organizzate, e dividendo rigorosamente il proprio tempo fra preghiera, lavoro o studio e riposo; famoso resta il motto “Ora et Labora”. 
 
Da giovanissima, Scolastica si è consacrata al Signore col voto di castità. Più tardi, quando già Benedetto vive a Montecassino con i suoi monaci, in un altro monastero della zona, lei fa vita comune con un gruppetto di donne consacrate.
La Chiesa ricorda Scolastica come santa, ma di lei si conoscono solo poche vicende agiografiche. L’unico testo quasi contemporaneo che ne parla è il secondo libro dei Dialoghi di Papa Gregorio I (S. Gregorio Magno - 590/604). Ma i Dialoghi sono soprattutto composizioni esortative, edificanti, che propongono esempi di santità all'imitazione dei fedeli mirando ad appassionare e a commuovere, senza ricercare il dato esatto e la sicura referenza storica. Inoltre, Gregorio I parla di lei solo in riferimento a Benedetto, solo all'ombra del fratello, padre del monachesimo occidentale.
Ecco la pagina in cui li troviamo insieme. Tra loro è stato convenuto di incontrarsi solo una volta all'anno. E Papa Gregorio I ce li mostra appunto nella Quaresima (forse) del 542, fuori dai rispettivi monasteri, in una casetta sotto Montecassino. Un colloquio che non finirebbe più, su tante cose del cielo e anche della terra.
L’Italia del tempo è una preda contesa tra i Bizantini del generale Belisario e i Goti del re Totila, devastata dagli uni e dagli altri. Roma s’è arresa ai Goti per fame dopo due anni di assedio, in Italia centrale gli affamati masticano erbe e radici.
A Montecassino passano vincitori e vinti; passa Totila (re degli Ostrogoti e re d’Italia dal 541 al 552) attratto dalla fama di Benedetto, e passano le vittime della violenza, i portatori di tutte le disperazioni, gli assetati di speranza...
Viene l’ora di separarsi. Scolastica vorrebbe prolungare il colloquio, ma Benedetto rifiuta: la Regola non s’infrange, ciascuno torni a casa sua. Allora Scolastica si raccoglie intensamente in preghiera, ed ecco scoppiare un temporale violentissimo che blocca tutti nella casetta. Così il colloquio può continuare per un po’ ancora. Infine, fratello e sorella con i loro accompagnatori e accompagnatrici si separano; e questo sarà il loro ultimo incontro.
 
Tre giorni dopo, leggiamo nei Dialoghi, Benedetto, avuta notizia della morte della sorella "da un segno divino" (vedendo la sua anima salire verso l’alto in forma di colomba), la seppellì nella tomba dove anch'egli fu sepolto, poco più tardi (intorno al 547): «come la mente loro sempre era stata unita in Dio, nel medesimo modo li corpi furono congiunti in uno stesso sepolcro». 
 
Le reliquie dei SS. Scolastica e Benedetto, in gran parte, sono conservate sotto l'altare maggiore della Basilica di Montecassino.
 
Significato del nome Scolastica: “colei che insegna” (latino).
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sabato 9 febbraio 2013

2129 - Commento al Vangelo del 9/2/2013


+ Dal Vangelo secondo Marco (6,30-34)
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
È vero che oggi ci sono molte pecorelle senza Pastori, ma non sempre la colpa si deve addebitare ai Pastori. Facciamo una valutazione sulla disponibilità dei fedeli, vediamo quanto desiderio mostrano molti cattolici nel cercare la vera spiritualità. Per diverse ragioni ci sono credenti che non riescono assolutamente a pregare o a dedicare tempo alla conoscenza della loro Fede. Dove potranno andare se non conoscono la strada?
Non basta lamentarsi per la mancanza di Sacerdoti, bisogna anche chiedersi se si prega ogni giorno per i Sacerdoti e i bisogni della Chiesa.
Oltre a questa importante preghiera, non sempre si intuisce in molti fedeli la vera ricerca di Gesù storico, quello fatto conoscere dal Magistero della Chiesa, invece la debolezza e l’istinto umano spingono verso una spiritualità apparente, fatta di belle parole e di pochissime opere. È questa l’analisi che ogni cattolico deve fare a se stesso, deve chiedersi se si sta impegnando seriamente nella vita spirituale o se dedica solo qualche minuto alla preghiera giornaliera.
Chi sta compiendo un vero cammino cerca almeno una volta al giorno di passare da una Chiesa per fare una visita a Gesù, breve o prolungata. Da questo si riconosce il vero amore a Gesù che esige uno sforzo. Questa è una delle prove che manifestano la vera ricerca di Gesù, e Lui dona cento volte tanto a quanti Lo seguono con amore e con le rinunce.
Il diavolo è molto bravo nel caricare di impegni un po’ tutti, essi spingono gli esseri umani a fare sempre di più illudendoli che così diventano super impegnati e quindi persone di mondo, che conoscono la vita e la sfruttano come meglio piace. Invece gli uomini ad essere sfruttati, spremuti da moltissime fatiche inutili. Ed è difficilissimo farlo capire a quanti sono immersi in questa vita che corre veloce e non riescono a fermarla. Ma sono compiaciuti di fare molto e di essere intraprendenti…
Corrono e verso dove? Non capiscono che questa corsa non ha una meta gloriosa, si interromperà senza essere riusciti a prendere in mano la loro vita, lasciandosi trasportare dagli eventi e da quanto la passione disordinata ha ispirato loro di fare. Si sa che miliardi di persone seguono quello che piace, cioè quello che pensano, senza però chiedersi se è cosa buona, se è lecita, conveniente per il Regno dei Cieli.
Moltissimi non seguono ciò che è conveniente al decoro della persona, ma seguono quello che pensano senza chiedersi dove li porta.
Anche i cristiani non hanno compreso l’assoluta necessità di ritirarsi un po’ nella giornata per riflettere sulla sana spiritualità e su se stessi. Chi non rientra in sé rimane fuori da sé, estraneo a sé, incapace di trovare le coordinate dalla vita onesta e santa, perché trasportato dai vizi che sempre si impongono.
La meditazione e il ritiro per qualche ora in una zona silenziosa della casa è molto importante. Già questo è un rinnegamento, perché molti vogliono restare sempre davanti alla televisione o a parlare al telefono per perdere tempo.
“Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un poco”, già questa frase è il programma di vita per santificarsi. La divido in quattro parti e la spiego come si fa nella Lectio Divina.
“Venite in disparte”, indica che bisogna allontanarsi per qualche ora da tutto ciò che causa dissipazione e dai dialoghi con gli altri anche con l’utilizzo del telefono. “… voi soli”, non si può meditare parlando con altri o ricevendo distrazione per la presenza di chi causa rumori o si muove spesso. “… in un luogo deserto”, quindi silenzioso. Nel deserto c’è silenzio, bisogna crearlo per quanto è possibile nella propria casa o in Chiesa quando non ci sono funzioni o in un momento di pausa lavorativa. “… e riposatevi un poco”, il corpo necessita di riposo, anche l’anima ha bisogno di riposare in Gesù. L’anima cerca Gesù e Lo trova nella preghiera fatta bene, soprattutto quando ritrova la pace.
Chi riesce a trovare nella giornata questo tempo per incontrare Gesù nella preghiera intima e profonda, troverà una grande forza interiore che è un dono di Dio. Solo chi possiede questa forza è capace di fare quell'apostolato che piace a Gesù, un apostolato in cui il protagonista è il Signore mentre i cristiani che fanno buon apostolato sono strumenti e si considerano “servi inutili” (Lc 17,10).
Quando Gesù scese dalla barca vide una grande folla ed ebbe compassione, oggi Lui dal Tabernacolo non vede una grande folla in Chiesa e non gioisce, come non gioisce dove c’è una grande folla perché si insegna una dottrina modernista e libertina, che tutto permette e tutto calpesta del Vangelo storico.
Cosa possiamo fare noi per aiutare i credenti confusi ad avvicinarsi a Gesù del Vangelo? Ognuno di noi deve impegnarsi nell’attivismo corretto ma deve prima “andare in disparte, solo, in un luogo deserto, e riposare nel Cuore di Gesù”.
Oggi molti Pastori non sono più innamorati del loro gregge, muoviamoci a compassione e facciamo qualcosa in coloro che sono confusi e senza più speranza. Avviciniamoli e parliamo ad essi che Gesù li ama così come sono e vuole cambiarli in creature nuove, buone, sincere. Gesù li aspetta sempre, la sua compassione per i sofferenti è infinita.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2128 - Beata Anna Katharina Emmerick


Anna Katharina Emmerick nacque l’8 settembre 1774 a Flamsche, una località nei pressi di Dülmen in Vestfalia (Germania), in una famiglia molto povera di devoti contadini. Quinta di nove figli, ebbe visioni fin dall'infanzia: dall’età di 9 anni le apparivano la Madonna con Gesù Bambino, l'angelo custode e diversi santi.
Di lei si dice che distinguesse gli oggetti sacri da quelli profani, che potesse leggere nel pensiero delle persone e che avesse visioni di fatti che avvenivano nel mondo: vide, per esempio, nei dettagli tutta la rivoluzione francese. Le sue esperienze mistiche erano spesso accompagnate da fenomeni di levitazione e bilocazione.
Anna Katharina, inoltre, aveva il dono di conoscere le malattie delle persone e prescriveva loro dei rimedi che si dimostrarono sempre efficaci.
Nel 1789 le apparve Gesù che le offrì la corona di spine: lei accettò ed ebbe così sulla fronte le prime stigmate. In seguito le si aprirono le ferite anche alle mani, ai piedi e al costato.
Nel 1802 entrò nel convento delle agostiniane ad Agnetenberg (Dülmen). Qui la sua salute declinò progressivamente, finché fu costretta a letto. Le sue ferite, che si aprivano e sanguinavano periodicamente, furono studiate da religiosi e scienziati. Il Vicario Generale, dopo una rigorosa indagine condotta da una commissione medica, si convinse della santità della suora e dell’autenticità delle sue stigmate.
Nel 1818, quando Anna Katharina aveva 45 anni, attirato dalla sua fama, venne a visitarla il famoso scrittore e poeta Clemens Maria Brentano, uno dei più importanti rappresentanti del romanticismo tedesco. Appena le si presentò la veggente lo riconobbe perché lo aveva già visto nelle sue visioni. Sapeva che era l'uomo scelto da Dio per raccogliere e mettere per iscritto ciò che lei vedeva. Sapeva anche che, se era vissuta fino a quel giorno, era per aspettare lui. Brentano, che era venuto per trattenersi pochi giorni, non se ne andò più: rimase a Dülmen sei anni, per collaborare alla missione di Anna Katharina. Giorno dopo giorno, annotò ciò che lei gli narrava: dodicimila pagine che descrivono nei dettagli la vita di Gesù e di Maria Vergine.
 
Le visioni della Emmerick erano del tutto particolari: lei si separava dal corpo dopo essere stata "chiamata" dal suo angelo custode e il suo spirito si recava in Terra Santa dove assisteva agli episodi evangelici come se stessero avvenendo in quel momento; il giorno dopo li descriveva a Brentano. Né la monaca né il poeta erano mai stati in Terra Santa, eppure Anna Katharina ha descritto con sorprendente precisione i luoghi della vita di Gesù e della Madonna, gli abiti, le suppellettili, i paesaggi.
 
Sulla base delle descrizioni della Emmerick è stata ritrovata ad Efeso la casa dove la Vergine visse dopo la morte di Gesù. Era una casa rettangolare di pietra, a un piano solo, col tetto piatto e il focolare al centro, tra boschi al margine della città perché la Vergine desiderava vivere appartata. Il ricercatore francese Julien Dubiet, dando credito a queste visioni, andò in Asia Minore alla ricerca della casa descritta da Katharina. Dubiet effettivamente trovò i resti dell’edificio, nonostante le trasformazioni subite nel tempo, a nove chilometri a sud di Efeso, su un fianco dell'antico monte Solmisso di fronte al mare, esattamente come aveva indicato la Emmerick. La validità delle affermazioni diKatharina venne confermata anche dalle ricerche archeologiche condotte nel 1898 da alcuni ricercatori austriaci. Gli archeologi ebbero modo di appurare che l’edificio - almeno nelle sue fondamenta - risaliva al I secolo d.C..
Oggi davanti alla casa della Madonna, visitabile ad Efeso e custodita dai cappuccini, c'è un cartello che spiega che ciò che ne restava, cioè le mura perimetrali col focolare centrale, era stato ritrovato grazie alle visioni della monaca stigmatizzata Anna Katharina Emmerick.
 
Anna Katharina Emmerick morì a Dülmen il 9 febbraio 1824.Durante cinquant’anni di vita le sue visioni quotidiane avevano coperto tutto il ciclo della vita di Gesù, di Maria e in gran parte anche degli apostoli.
 
Sei settimane dopo la sua morte la tomba di Anna Katharinavenne riaperta. Il suo corpo venne trovato incorrotto senza alcuna traccia di decomposizione. Nel 1892 il Vescovo di Münster diede inizio al processo di beatificazione.
 
Il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) l’ha elevata agli onori dell'altare, in Piazza S. Pietro, la domenica 3 ottobre 2004.
 
Brentano visse fino al 1842, dopo aver dedicato tutti gli anni che gli restavano alla stesura del suo libro Vita di Gesù Cristo secondo le visioni della monaca Anna Katharina Emmerick. La suora aveva predetto che anche lui sarebbe morto quando il suo compito fosse terminato.
Dagli scritti di Brentano, riguardanti le visioni di AnnaKatharina Emmerich, vennero pubblicati, oltre al libro suddetto, anche:
·        La dolorosa Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo le meditazioni di Anna Katharina Emmerick(1833),
·        La vita della Beata Vergine Maria (1852),
·        La vita di Nostro Signore (1858-80 e 1981).
 
Significato del nome Anna : “grazia, la benefica” (ebraico).
Significato del nome Katharina : “donna pura” (greco).
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venerdì 8 febbraio 2013

2127 - Commento al Vangelo del 8/2/2013


+ Dal Vangelo secondo Marco (6,14-29)
In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!». Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Impressiona sentire la proposta di Erode, si annulla e si distrugge per ottenere in cambio qualcosa di immorale.“Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò”, questa l’affermazione esagerata e priva di senno di un Erode che continua a vivere in milioni di persone disposte a tutte pur di ottenere qualcosa. Molti arrivano anche a vendere l’anima al diavolo in cambio di qualcosa che in realtà diventa una maledizione già in questa vita e poi eternamente.
Un altro paragone anche se non è troppo pesante, è il desiderio di possedere un libro. Non intendo un buon libro spirituale o, meglio ancora il Vangelo. Quando venne pubblicata la saga del maghetto, la richiesta dei lettori era elevatissima e spasmodica, ci fu una fibrillazione delirante, ragazzi e adulti trascorrevano la notte davanti le librerie per essere tra i primi a possederlo.
Ho ripetuto il verbo possedere perché è sinonimo di essere ricco, infatti chi possiede sa di essere fornito di un bene materiale che soddisfa la sua vita. Ma se l’uomo si ferma al bene materiale non sarà mai felice. Oltre il libro anche per nuovi prodotti di elettronica si sono verificate file interminabili davanti ai negozi di tutto il mondo, le persone si portavano da casa l’occorrente per trascorrere la notte in strada, ma dovevano ottenere quanto desideravano.
E se invece di comprarlo all’uscita l’avessero comprato l’indomani? Non sia mai… come potevano aspettare un altro giorno.
Questo è l’esempio dell’incapacità di controllare se stessi, di far agire la ragione sull’istinto e capire che il bene essenziale della vita non è il libro del maghetto, l’iPhone o l’iPad. Ognuno è libero di comprarne la quantità che desidera, ma non va bene la schiavitù alla materia, è sintomo di assoluta incapacità di autocontrollo o padronanza di sé.
Erode è uno dei progenitori di questo genere, solo per vedere ballare la figlia della sua amante era disposto a donare anche metà del suo regno. Ma la giovane dissoluta considerò la testa di Giovanni Battista più importante del suo regno. È vero che dietro c’era la decisione della madre Erodìade, quindi, due donne corrotte scelsero la vendetta e non la ricchezza. Fino a che punto può arrivare l’odio e la cattiveria.
Erodìade non chiese la testa del Precursore perché già proprietaria dei beni di Erode, ella non era sua moglie e non lo sarebbe diventata, era infatti moglie del fratello di lui, Filippo. L’unica spiegazione possibile è la vendetta per far tacere l’uomo che svelava la sua corruzione. Quando una persona dice la verità causa sempre una reazione in chi non vive di verità e non vuole che si sappia. Certamente si deve usare prudenza nell’affermare cose o fatti non provati, né è bene accusare qualcuno solo per vendetta.
Ci devono essere cause più nobili per rivelare qualcosa o pretendere giustizia, quale è la Fede, la salvaguardia del buon nome, il senso di giustizia che si deve chiedere quando questioni gravi sono da chiarire anche nelle sedi competenti. Il cristiano vive di perdono e di amore verso tutti, però deve intervenire e chiedere giustizia quando i malvagi causano o vogliono causare danni patrimoniali, familiari o di altro valore personale.
Nel Vangelo Erodìade dà alla figlia un consiglio molto cattivo, non solamente l’uccisione di un grande uomo ma di tagliargli la testa.
Le persone cattive agiscono proprio così, se non possono ostacolare qualcuno che fa del bene o è benvoluto o svolge compiti importanti, cercano di tagliargli la dignità con le diffamazioni e le insidie per delegittimarlo, sporcarlo nell’onore e renderlo non più credibile. La storia è piena di queste persone malate dentro, che hanno come unico obiettivo nella loro vita, la distruzione di matrimoni che funzionano bene, delle carriere di persone perbene, di attività commerciali, di tutto ciò che loro nella loro insignificante pochezza non hanno mai raggiunto perché incoerenti.
Non solamente Erode continua a vivere in quanti vendono pure l’anima per vivere anche pochi momenti di peccaminosa allegria, anche Erodìade si perpetua in quelle persone che odiano per invidia, anche senza veri motivi, vogliono utilizzare la vendetta come arma segreta per distruggere quello che loro non posseggono. Spesso ad agire così sono anche persone deboli nello spirito ed agiscono perché vinte dalle tentazioni. Sono sempre colpevoli, hanno solo un po’ di attenuante dovuta all’istigazione satanica.
Sono due le frasi nel Vangelo di oggi che contengono una disponibilità a commettere crimini:
“Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò”.
“Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di …”.
C’è una richiesta e un comando, ogni persona cattiva utilizza le due parti, perché Erode richiedeva una cosa ma allo stesso tempo comandava alla sua coscienza di tacere. Lo stesso faceva Erodìade, espresse la sua richiesta alla figlia e attraverso questa, comandò un delitto atroce. Il male presente in loro li dominava ed annientava anche quel briciolo che rimaneva da salvare. Anche oggi i cattivi si lasciano schiacciare dalle richieste strane che arrivano alla mente e non hanno i mezzi per vincerle, forse resistono un po’ ma alla fine si lasciano sopraffare.
I diavoli sono all’opera instancabilmente e dove vedono le porte aperte dei cuori, infondono richieste immorali e poi comandano di osservarle.
L’unico modo per resistere alle richieste strane che molto spesso arrivano alla mente e molte si identificano come tentazioni, è di pregare molto e bene ogni giorno e crescere nella conoscenza di Gesù e della Madonna. Bisogna offrire alla mente buoni pensieri e propositi spirituali, ed è bene ripetere durante la giornata cosa ci chiede Gesù nel Vangelo: amare tutti, fare del bene, perdonare, non giudicare, non odiare mai, non agire con vendetta, non causare sofferenze agli altri.
Ripetete durante la giornata questi propositi, fatene altri ed impegnatevi a viverli, per non cadere nelle trappole dei diavoli, che presentano con parole mielose richieste perfide e comandi viziosi.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2126 - Servite

Giovanni 13,1-17
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: "Signore, tu lavi i piedi a me?". Rispose Gesù: "Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo". Gli disse Simon Pietro: "Non mi laverai mai i piedi!". Gli rispose Gesù: "Se non ti laverò, non avrai parte con me" . Gli disse Simon Pietro: "Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!". Soggiunse Gesù: "Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti". Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: "Non tutti siete mondi". Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: "Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.

1Giovanni 3,18
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità.

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2125 - Santa Giuseppina Bakhita


Giuseppina M. Bakhita nacque nel Sudan nel 1869 e morì a Schio (Vicenza) nel 1947.
Fiore africano, che conobbe le angosce del rapimento e della schiavitù, si aprì mirabilmente alla grazia in Italia, accanto alle Figlie di S. Maddalena di Canossa.
A Schio (Vicenza), dove visse per molti anni, tutti la chiamano ancora «la nostra Madre Moretta».
Il processo per la causa di Canonizzazione iniziò dodici anni dopo la sua morte e il 1 dicembre 1978 la Chiesa emanò il decreto sull'eroicità delle sue virtù.
La divina Provvidenza che «ha cura dei fiori del campo e degli uccelli dell'aria», ha guidato questa schiava sudanese, attraverso innumerevoli e indicibili sofferenze, alla libertà umana e a quella della fede, fino alla consacrazione di tutta la propria vita a Dio per l'avvento del regno.
Bakhita non è il nome ricevuto dai genitori alla sua nascita. La terribile esperienza le aveva fatto dimenticare anche il suo nome.
Bakhita, che significa «fortunata», è il nome datole dai suoi rapitori.
Venduta e rivenduta più volte sui mercati di El Obeid e di Khartoum conobbe le umiliazioni, le sofferenze fisiche e morali della schiavitù.
Nella capitale del Sudan, Bakhita venne comperata da un Console italiano, il signor Callisto Legnani. Per la prima volta dal giorno del suo rapimento si accorse, con piacevole sorpresa, che nessuno, nel darle comandi, usava più lo staffile; anzi la si trattava con maniere affabili e cordiali. Nella casa del Console, Bakhita conobbe la serenità, l'affetto e momenti di gioia, anche se sempre velati dalla nostalgia di una famiglia propria, perduta forse, per sempre.
Situazioni politiche costrinsero il Console a partire per l'Italia. Bakhita chiese ed ottenne di partire con lui e con un suo amico, un certo signor Augusto Michieli.
Giunti a Genova, il Signor Legnani, su insistente richiesta della moglie del Michieli, accettò che Bakhita rimanesse con loro. Ella seguì la nuova «famiglia» nell'abitazione di Zianigo (frazione di Mirano Veneto) e, quando nacque la figlia Mimmina, Bakhita ne divenne la bambinaia e l'amica.
L'acquisto e la gestione di un grande hotel a Suakin, sul Mar Rosso, costrinsero la signora Michieli a trasferirsi in quella località per aiutare il marito. Nel frattempo, dietro avviso del loro amministratore, Illuminato Checchini, Mimmina e Bakhita vennero affidate alle Suore Canossiane dell'Istituto dei Catecumeni di Venezia. Ed è qui che Bakhita chiese ed ottenne di conoscere quel Dio che fin da bambina «sentiva in cuore senza sapere chi fosse».
«Vedendo il sole, la luna e le stelle, dicevo tra me: Chi è mai il Padrone di queste belle cose? E provavo una voglia grande di vederlo, di conoscerlo e di prestargli omaggio».
Dopo alcuni mesi di catecumenato Bakhita ricevette i Sacramenti dell'Iniziazione cristiana e quindi il nome nuovo di Giuseppina. Era il 9 gennaio 1890. Quel giorno non sapeva come esprimere la sua gioia. I suoi occhi grandi ed espressivi sfavillavano, rivelando un'intensa commozione. In seguito la si vide spesso baciare il fonte battesimale e dire: «Qui sono diventata figlia di Dio!».
Ogni giorno nuovo la rendeva sempre più consapevole di come quel Dio, che ora conosceva ed amava, l'aveva condotta a sé per vie misteriose, tenendola per mano.
Quando la signora Michieli ritornò dall'Africa per riprendersi la figlia e Bakhita, quest'ultima, con decisione e coraggio insoliti, manifestò la sua volontà di rimanere con le Madri Canossiane e servire quel Dio che le aveva dato tante prove del suo amore.
La giovane africana, ormai maggiorenne, godeva della libertà di azione che la legge italiana le assicurava.
Bakhita rimase nel catecumenato ove si chiarì in lei la chiamata a farsi religiosa, a donare tutta se stessa al Signore nell'Istituto di S. Maddalena di Canossa.
L'8 dicembre 1896 Giuseppina Bakhita si consacrava per sempre al suo Dio che lei chiamava, con espressione dolce, «el me Paron».
Per oltre cinquant'anni questa umile Figlia della Carità, vera testimone dell'amore di Dio, visse prestandosi in diverse occupazioni nella casa di Schio: fu infatti cuciniera, guardarobiera, ricamatrice, portinaia.
Quando si dedicò a quest'ultimo servizio, le sue mani si posavano dolci e carezzevoli sulle teste dei bambini che ogni giorno frequentavano le scuole dell'Istituto. La sua voce amabile, che aveva l'inflessione delle nenie e dei canti della sua terra, giungeva gradita ai piccoli, confortevole ai poveri e ai sofferenti, incoraggiante a quanti bussavano alla porta dell'Istituto.
La sua umiltà, la sua semplicità ed il suo costante sorriso conquistarono il cuore di tutti i cittadini scledensi. Le consorelle la stimavano per la sua dolcezza inalterabile, la sua squisita bontà e il suo profondo desiderio di far conoscere il Signore.
«Siate buoni, amate il Signore, pregate per quelli che non lo conoscono. Sapeste che grande grazia è conoscere Dio!».
Venne la vecchiaia, venne la malattia lunga e dolorosa, ma M. Bakhita continuò ad offrire testimonianza di fede, di bontà e di speranza cristiana. A chi la visitava e le chiedeva come stesse, rispondeva sorridendo: «Come vol el Paron».
Nell'agonia rivisse i terribili giorni della sua schiavitù e più volte supplicò l'infermiera che l'assisteva: «Mi allarghi le catene...pesano!».
Fu Maria Santissima a liberarla da ogni pena. Le sue ultime parole furono: «La Madonna! La Madonna!», mentre il suo ultimo sorriso testimoniava l'incontro con la Madre del Signore.
M. Bakhita si spense l'8 febbraio 1947 nella casa di Schio, circondata dalla comunità in pianto e in preghiera. Una folla si riversò ben presto nella casa dell'Istituto per vedere un'ultima volta la sua «Santa Madre Moretta» e chiederne la protezione dal cielo. La fama di santità si è ormai diffusa in tutti i continenti.
 
Il processo di canonizzazione iniziò nel 1959, a soli 12 anni dalla morte.
Il 1° dicembre 1978 il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005)firmò il decreto dell'eroicità delle virtù della Serva di Dio Giuseppina Bakhita.
Durante lo stesso pontificato, Giuseppina Bakhita fu beatificata il 17 maggio 1992 e canonizzata il 1° ottobre 2000.
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Medaglia di San Benedetto