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domenica 8 agosto 2010

721 - La Trinità: tre persone ma non tre dei (3)

Corso Biblico 4
La divinità dello Spirito Santo

Lo Spirito Santo è perfettamente uguale al Padre e al Figlio. Nell'unità della Trinità è consostanziale e coeterno ad essi. Che lo Spirito Santo non sia una creatura si vede chiaramente da molti passi della Scrittura. L'Apostolo dice ai Corinzi: "Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio?" (1 Cor 6,19). Ora, nessun tempio può essere edificato a una creatura. Sarebbe perciò inconcepibile e blasfemo ritenere che il corpo umano dei battezzati sia un tempio per lo Spirito, se lo Spirito fosse una creatura. Se viceversa non è una creatura, Egli è vero Dio, coeterno e consostanziale al Padre e al Figlio. Secondo la visione della teologia greco-ortodossa, lo Spirito procede dal Padre e ci viene comunicato mediante il Figlio; nella teologia latina è considerato come procedente anche dal Figlio. Così avviene nel cenacolo, la sera del primo giorno dopo il sabato: "Gesù alitò su di loro" (Gv 20,22). Inoltre, quando lo Spirito istruisce la Chiesa, prende ciò che è del Figlio: "Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve l'annunzierà" (Gv 16,14). Gesù poi non dice semplicemente che il Padre manderà lo Spirito, ma precisa: "quando verrà il Consolatore, che Io vi manderò" (Gv 15,26). Tuttavia, anche il Padre lo manderà: "lo Spirito Santo che il Padre manderà" (Gv 14,26); ciò significa che il Padre e il Figlio mandano lo Spirito Santo, che quindi procede da loro due come da un unico principio. Il Padre e il Figlio insieme mandano lo Spirito. Il Figlio non potrebbe mandarlo se lo Spirito non procedesse anche da Lui come procede dal Padre.


I detti sul Paraclito
Nel Vangelo di Giovanni, Gesù dedica diversi insegnamenti alle operazioni dello Spirito, definito anche Paraclito, cioè "consolatore". Ci soffermiamo ad analizzare i detti di Gesù circa la promessa del Paraclito. Nel contesto dell'ultima cena, prima degli eventi decisivi che lo avrebbero tolto dal mondo, Cristo rivolge ai suoi discepoli un lungo discorso, dopo l'uscita di Giuda dal Cenacolo. L'insegnamento di Gesù è interamente rivolto verso il futuro della Chiesa, di cui, almeno in parte, Egli vuole rendere consapevoli i Dodici. Cristo parla della sua partenza e del suo vicino ritorno, parla delle lotte e delle persecuzioni che attendono coloro che professano il suo Nome, e parla soprattutto del Dono dello Spirito, riprendendo questo tema per ben quattro volte, con l'aggiunta di nuovi particolari. Noi ci fermeremo su questi quattro brani, nel tentativo di comprendere in quali termini e con quali manifestazioni lo Spirito è donato lungo il cammino del discepolato cristiano. Isoleremo perciò i quattro brani dall'intero discorso nel modo seguente:
14,15-17: lo Spirito, i discepoli e il mondo
14,25-26: l'insegnamento dello Spirito
15,18-16,4a: lo Spirito e l'odio del mondo
16,4b-15: la venuta dello Spirito


Prima sezione. 14,15-17: lo Spirito, i discepoli e il mondo
L'identità del Paraclito
La parola "Paraclito" figura nel Vangelo di Giovanni per la prima volta in questo punto. E' uno dei termini giovannei per indicare lo Spirito Santo. Si tratta del primo insegnamento sullo Spirito, rivolto direttamente ai Dodici. "Paraclito" è una parola greca che non si può facilmente tradurre in italiano senza il rischio di impoverirla. La Bibbia CEI traduce questo termine con "Consolatore", che rende solo in parte il significato di paraclito; per un'altra parte, infatti, il suo significato andrebbe reso con "avvocato difensore". La parola contiene in sostanza entrambe le idee, quella di difensore dinanzi a chi accusa e quella di consolatore, che nel momento della prova si fa vicino per corroborare colui che soffre o che semplicemente è in stato di debolezza. Nella descrizione di Gesù, poi, le operazioni del Paraclito appaiono ancora più ricche di sfumature, così che è impossibile trovare una parola sola che possa abbracciare tutti i significati che Cristo gli attribuisce.


I comandamenti di Cristo
Colui che manda il Paraclito è il Padre, e ciò avviene dietro la richiesta esplicita di Cristo. Dal punto di vista del discepolo, invece, la possibilità di ricevere lo Spirito è connessa all'osservanza dei "comandamenti" di Cristo (v. 15). Ma a cosa si riferisce la parola "comandamenti"? Giovanni sembra porre l'accento interamente sull'aggettivo possessivo: "i miei comandamenti" (v. 15). Questo aggettivo possessivo che precede la parola "comandamenti" crea un contrasto intenzionale con i comandamenti di Mosè. Gesù non chiede ai suoi discepoli l'osservanza dei comandamenti di Mosè: sarebbe troppo poco. Dall'altro lato, nel Vangelo di Giovanni, in nessun punto Gesù enumera i "suoi" comandamenti. Non c'è, in sostanza, una lista dei comandamenti di Gesù, ad uso dei suoi discepoli. E perché non c'è? Rispondiamo in modo reciso: perché non ci può essere. I comandamenti "di Gesù" non sono un decalogo, né sono prescrizioni o precetti espliciti. E neppure si possono enumerare, perché i comandamenti di Gesù risultano non da un codice, ma dalla adesione personale del discepolo nei confronti di Cristo. Il più esplicito in questo senso è rappresentato da detto di Gesù in 13,34: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri come Io vi ho amato". Anche qui Cristo parla di "comandamento" senza tradurlo in un precetto o in una prescrizione. L'espressione "come Io vi ho amato" non costituisce un precetto, ma un'indicazione che include uno stile di vita. In altre parole, Cristo non dà ai suoi discepoli un decalogo da osservare; dà invece il proprio stile di vita che deve essere rivissuto in maniera originale nella vita di ogni discepolo.


La Presenza terrestre del Paraclito
Al v. 16 Gesù fa una promessa: su sua richiesta il Padre invierà "un altro Paraclito", che assumerà un compito permanente nella comunità dei discepoli. Il Paraclito è il grande frutto dell'intercessione del Cristo glorificato. Definendo lo Spirito Santo con l'appellativo di "altro" Paraclito, Gesù definisce indirettamente anche Se Stesso, visto che, a questo punto, il primo Paraclito è Lui. Nella prima lettera di Giovanni, Gesù è infatti definito come Paraclito "celeste" (cfr. 1 Gv 2,1); lo Spirito Santo è infatti il Paraclito "terrestre". Gesù è un Paraclito terrestre solo finché si trova sulla Terra, ma, alla sua dipartita, si rende necessaria la presenza di un secondo Paraclito terrestre. In definitiva, la comunità dei discepoli non può rimanere senza una Presenza divina continua, che l'accompagni per tutto l'arco del suo cammino storico. Il Paraclito è definito anche "Spirito di Verità", cosa che allude alla Verità di Dio, verso la quale Egli spinge continuamente i credenti. Più avanti vedremo in che modo lo Spirito ci spinga continuamente verso la Verità: "vi ricorderà… convincerà… testimonierà…", ma per il momento non si fa menzione di questa complessa operazione dello Spirito nell'intimo delle coscienze. La cosa che invece qui viene esplicitamente affermata è che lo Spirito Santo è dato ai discepoli e non al mondo. Il mondo, inteso come umanità ripiegata nell'illusione dell'autosufficienza, è incapace di ricevere lo Spirito. Il motivo di questa incapacità è chiaro: "non lo vede e non lo conosce" (v. 17). L'illusione dell'autosufficienza porta il mondo ad assolutizzare la conoscenza sensibile e quella razionale, cosicché si accetta solo ciò che "convince" per via di evidenza logica. Lo Spirito, invece, non convince per via di evidenze razionali, ma per via di evidenze esistenziali; vale a dire: se ci si lascia attrarre nella vita dello Spirito, si raggiunge il pieno convincimento sulla Verità di Dio. Se si cerca invece solo un'evidenza di puro ragionamento, si rimane in balìa della propria testa. La Verità di Dio supera di molto i limiti della ragione umana, perciò ha bisogno che rimanga, nella mente dell'uomo, un margine di oscurità e di non conoscenza che è accolto e serenamente accettato mediante la fede fiduciale del discepolo. Il mondo, ingannato sulle possibilità della sua intelligenza, ne è incapace e dunque non può ricevere lo Spirito di Verità. Bisogna notare anche come Giovanni definisce la modalità della presenza dello Spirito nella comunità dei discepoli: lo Spirito è "presso" ma è anche "in" voi (cfr. v. 17). Si intravede già l'opera dello Spirito nella sua relazione essenziale con la coscienza cristiana.
(continua)
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