Cari figli!
Con la gioia nel cuore vi amo tutti e vi invito ad avvicinarvi al mio cuore Immacolato affinchè Io possa avvicinarvi ancora di più al mio Figlio Gesù perché Lui vi dia la sua pace e il suo amore che sono il nutrimento per ciascuno di voi.
Apritevi, figlioli, alla preghiera, apritevi al mio amore. Io sono vostra Madre e non posso lasciarvi soli nel vagare e nel peccato.
Figlioli, siete invitati ad essere i miei figli, i miei amati figli perché possa presentarvi tutti al mio Figlio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
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Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto
CIAO A TE !!
Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************
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martedì 25 giugno 2013
2422 - Messaggio Medjugorje straordinario ad Ivan del 24 giugno 2013
Cari figli,
vengo a voi gioiosa e con gioia desidero invitarvi anche oggi: accogliete i miei messaggi e vivete i miei messaggi.
Cari figli, con voi desidero realizzare i miei progetti col mondo, con la Chiesa. In modo particolare oggi vi chiamo: rinnovate i miei messaggi, vivete i miei messaggi.
All'inizio mi sono presentata come Regina della pace. Anche oggi in modo particolare vi invito a pregare per la pace: per la pace nel cuore dell’uomo, per la pace nei vostri cuori, perché la pace viene dai vostri cuori.
Cari figli, la Madre prega per tutti voi, la Madre vi ama tutti col suo amore materno e presenta tutti voi presso suo Figlio.
Cari figli, anche oggi desidero dirvi grazie: grazie per avermi accolto, perché continuerete ad accogliere i miei messaggi ed a viverli.
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vengo a voi gioiosa e con gioia desidero invitarvi anche oggi: accogliete i miei messaggi e vivete i miei messaggi.
Cari figli, con voi desidero realizzare i miei progetti col mondo, con la Chiesa. In modo particolare oggi vi chiamo: rinnovate i miei messaggi, vivete i miei messaggi.
All'inizio mi sono presentata come Regina della pace. Anche oggi in modo particolare vi invito a pregare per la pace: per la pace nel cuore dell’uomo, per la pace nei vostri cuori, perché la pace viene dai vostri cuori.
Cari figli, la Madre prega per tutti voi, la Madre vi ama tutti col suo amore materno e presenta tutti voi presso suo Figlio.
Cari figli, anche oggi desidero dirvi grazie: grazie per avermi accolto, perché continuerete ad accogliere i miei messaggi ed a viverli.
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2421 - San Massimo di Torino, 1° Vescovo
Cari fratelli e sorelle,
tra la fine del quarto secolo e l’inizio del quinto, un altro Padre della Chiesa, dopo sant'Ambrogio, contribuì decisamente alla diffusione e al consolidamento del cristianesimo nell'Italia settentrionale: è S. Massimo, che incontriamo Vescovo a Torino nel 398, un anno dopo la morte di Ambrogio. Ben poche sono le notizie su di lui; in compenso è giunta fino a noi una sua raccolta di circa novanta Sermoni. Da essi emerge quel legame profondo e vitale del Vescovo con la sua città, che attesta un punto di contatto evidente tra il ministero episcopale di Ambrogio e quello di Massimo.
In quel tempo gravi tensioni turbavano l’ordinata convivenza civile. Massimo, in questo contesto, riuscì a coagulare il popolo cristiano attorno alla sua persona di Pastore e di maestro. La città era minacciata da gruppi sparsi di barbari che, entrati dai valichi orientali, si spingevano fino alle Alpi occidentali. Per questo Torino era stabilmente presidiata da guarnigioni militari e diventava, nei momenti critici, il rifugio delle popolazioni in fuga dalle campagne e dai centri urbani sguarniti di protezione. Gli interventi di Massimo, di fronte a questa situazione, testimoniano l’impegno di reagire al degrado civile e alla disgregazione. [...]
Per illustrare in tale prospettiva il ministero di Massimo nella sua città, vorrei addurre ad esempio i Sermoni 17 e 18, dedicati a un tema sempre attuale, quello della ricchezza e della povertà nelle comunità cristiane. Anche in questo ambito la città era percorsa da gravi tensioni. Le ricchezze venivano accumulate e occultate. « Uno non pensa al bisogno dell’altro », constata amaramente il Vescovo nel suo diciassettesimo Sermone. « Infatti molti cristiani non solo non distribuiscono le cose proprie, ma rapinano anche quelle degli altri. Non solo, dico, raccogliendo i loro danari non li portano ai piedi degli Apostoli, ma anche trascinano via dai piedi dei sacerdoti i loro fratelli che cercano aiuto ». E conclude: « Nella nostra città ci sono molti ospiti o pellegrini. Fate ciò che avete promesso »aderendo alla fede, « perché non si dica anche a voi ciò che fu detto ad Anania: “Non avete mentito agli uomini, ma a Dio”» (Sermone 17,2-3).
Nel Sermone successivo, il diciottesimo, Massimo stigmatizza forme ricorrenti di sciacallaggio sulle altrui disgrazie.« Dimmi, cristiano », così il Vescovo apostrofa i suoi fedeli, « dimmi: perché hai preso la preda abbandonata dai predoni? Perché hai introdotto nella tua casa un “guadagno”, come pensi tu stesso, sbranato e contaminato? ». «Ma forse», prosegue, « tu dici di aver comperato, e per questo pensi di evitare l’accusa di avarizia. Ma non è in questo modo che si può far corrispondere la compera alla vendita. È una buona cosa comperare, ma in tempo di pace ciò che si vende liberamente, non durante un saccheggio ciò che è stato rapinato ... Agisce dunque da cristiano e da cittadino chi compera per restituire » (Sermone 18,3). Senza darlo troppo a vedere, Massimo giunge così a predicare una relazione profonda tra i doveri del cristiano e quelli del cittadino. Ai suoi occhi, vivere la vita cristiana significa anche assumere gli impegni civili. Viceversa, ogni cristiano che, « pur potendo vivere col suo lavoro, cattura la preda altrui col furore delle fiere »; che « insidia il suo vicino, che ogni giorno tenta di rosicchiare i confini altrui, di impadronirsi dei prodotti », non gli appare neanche più simile alla volpe che sgozza le galline, ma al lupo che si avventa sui porci (Sermone 41,4). [...]
In conclusione, vorrei ricordare ciò che dice la Costituzione pastorale Gaudium et spes per illuminare uno dei più importanti aspetti dell’unità di vita del cristiano: la coerenza tra fede e comportamento, tra Vangelo e cultura. Il Concilio esorta i fedeli a « compiere fedelmente i propri doveri terreni, facendosi guidare dallo spirito del Vangelo. Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una cittadinanza stabile, ma che cerchiamo quella futura, pensano di potere per questo trascurare i propri doveri terreni e non riflettono che invece proprio la fede li obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di ciascuno » (n. 43).
Seguendo il magistero di S. Massimo e di molti altri Padri, facciamo nostro l’auspicio del Concilio, che sempre di più i fedeli siano desiderosi di « esplicare tutte le loro attività terrene, unificando gli sforzi umani, domestici, professionali, scientifici e tecnici in una sola sintesi vitale insieme con i beni religiosi, sotto la cui altissima direzione tutto viene coordinato a gloria di Dio » (ibid.) e così al bene dell’umanità.
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lunedì 24 giugno 2013
2420 - Commento al Vangelo del 24/6/2013
+ Dal Vangelo secondo Luca (1,57-66.80)
Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All'istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Oggi festeggiamo un grande Uomo biblico, è il simbolo della separazione tra l’Antico e il Nuovo Testamento. Gesù lo cita con immensa gratitudine: “In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel Regno dei Cieli è più grande di lui” (Mt 11,11). Chi è entrato in Paradiso è stato avvolto dalla Gloria di Dio ed è trasfigurato dalla Luce Divina.
Questa affermazione non riguarda la Madonna perché Creatura unica e Immacolata. Non riguarda il Padre putativo Giuseppe perché è stato scelto da Dio tra miliardi e miliardi di uomini per svolgere un compito delicato e di infinita fiducia. Dio si rallegra quando le persone che sceglie corrispondono al suo disegno, San Giuseppe corrispose perfettamente. A parte Loro due, Giovanni Battista viene indicato da Gesù come modello di autentica spiritualità.
La storia cristiana ha sempre avuto modelli autentici, ed occorre indicare alle nuove generazioni i loro eroici esempi.
La società di oggi ha molti modelli, se parliamo solo di quella italiana sono migliaia i personaggi famosi che esprimono pubblicamente ciò che sono, spesso però manifestano comportamenti volgari, viziosi, negativi. Molti non manifestano la loro vera identità per puro calcolo umano, si sforzano di mascherare comportamenti che però emergono nelle varie circostanze della vita. E sono molti quelli che vengono fuori scandalosamente.
Decine di milioni di italiani seguono personaggi dello sport e dello spettacolo con ossequiosa adorazione, li considerano a tutti gli effetti delle divinità da cui ricevere linfa vitale. Una sola parola di questi personaggi riferita in una intervista o in altri momenti, indirizza le scelte di chi servilmente ne è assoggettato. Questo è di una gravità spaventosa, sono milioni e milioni di persone che cercano di modellarsi, anche inconsciamente, con il personaggio adorato.
Se fossero modelli di vita cristiana o comunque personaggi non scandalosi, i fans probabilmente non cadrebbero nell’adorazione sconsiderata e li seguirebbero con sereno interesse. Ma in Italia è tutto un eccesso, è molto strano questo ma in ogni aspetto della vita pubblica italiana c’è esagerazione e sregolatezza.
Se consideriamo il calcio, in Italia decine di milioni di persone hanno perduto l’autocontrollo e nei loro pensieri si trovano riflessi adoranti dei calciatori. Ci sono molti quotidiani sportivi e incalcolabili trasmissioni televisive dove si dibatte e litiga per fare trionfare il proprio parere. Per sei giorni della settimana non parlano altro che di calcio. E la famiglia, soprattutto il ricordo di Gesù con una minima preghiera di ringraziamento?
Sempre in Italia i calciatori sono considerati vere divinità e si cerca di vederli da vicino spesso, con una strana impellente necessità, come quando qualcuno necessita di cure indispensabili per sopravvivere.
Invece in Inghilterra per sei giorni della settimana non si parla di calcio, c’è un solo quotidiano sportivo, ci sono alcune trasmissioni sportive e se si incontra un calciatore per strada si ignora, anche se è famoso lui è considerato sempre e solo un uomo, con i suoi difetti e qualche virtù.
Come si spiega l’abissale differenza di passione tra questi tifosi? In Inghilterra forse hanno maggiore interesse per il lavoro e maggiore autocontrollo, oppure gli italiani -che sono sempre brava gente- sono più passionali e sono spinti naturalmente ad esternare in modo così spropositato?
Il problema è l’eccesso di passione che trasforma un divertimento in adorazione di certi uomini che non lo meritano assolutamente.
Da quanto ho letto ci sono stati e ci saranno senz’altro anche oggi, calciatori italiani perbene e intellettualmente onesti, per il resto c’è una situazione da far paura. Solo negli ultimi tempi si è letto che un calciatore del Palermo insieme al figlio di un mafioso diceva che “Falcone è un fango”, espressione che mi ha causato un’amarezza profonda verso quel giudice che la storia giudiziaria italiana non ha mai avuto e probabilmente non avrà mai. Del calciatore non ho provato alcuna sorpresa, ha evidenti limiti che gli impediscono di valutare la storia in base ai valori.
Poi, c’è un allenatore che bestemmia e si giustifica che non lo ha fatto ma tutti invece dicono il contrario. Che modello è per i giocatori, proprio lui che si è sempre elevato a giudice dei valori morali? Viene sempre fuori ciò che uno è dentro! Purtroppo anche nel calcio la magia occulta è padrona e sono pochissimi quelli che non vi ricorrono. Portano amuleti addosso e li tolgono in campo per poter vincere e contemporaneamente arrecare del male agli avversari. Sanno di danneggiare gli avversari, qui ci sono peccati mortali tremendi!
Potete vedere politici e grandi imprenditori che portano al polso braccialetti colorati di stoffa o di altro materiale. Sono talismani diabolici!
Solo i maghi li preparano e questi personaggi li portano per vincere l’invidia ed avere protezioni. Ma protezioni da chi? Non da Gesù certamente, tutti loro chiedono protezioni ai diavoli. Molti non si rendono conto della tremenda sciagura che si abbatte su di loro nel portare oggetti lavorati dai maghi, non sanno che i diavoli agiscono in loro proprio a causa degli oggetti che portano addosso.
È vero che in qualche circostanza hanno breve fortuna, però è sempre un aiuto dei diavoli, ed essi in cambio chiederanno molto e con gli interessi. Come principale obiettivo i diavoli chiedono le loro anime, li accompagnano serenamente verso l’inferno. Li fanno divertire un po’ e li annebbiano con qualche successo, ma procedono piano piano nel portarli o prima alla disperazione o improvvisamente all'inferno.
Che guadagno è, se in qualche circostanza i diavoli aiutano con il loro maledetto spirito a superare qualcosa o ad avere successo, se poi improvvisamente arriva una malattia incurabile e in poco tempo accompagna al cimitero? Non sarebbe meglio chiedere aiuto a Gesù in Chiesa, incontrare un Sacerdote esperto di magia occulta per distruggere questi oggetti fatturati e i talismani che portano addosso, mentre in realtà portano addosso la loro disgrazia che prima o poi arriverà inevitabilmente?
Chi porta talismani o frequenta maghi e la magia occulta, può effettivamente superare un problema, ma essendo stato aiutato dai diavoli, essi dopo poco tempo chiedono e prendono in cambio qualcosa. Solo Gesù dona invece i diavoli prendono!
Osservate tutti i personaggi pubblici che si sono rivolti alla magia occulta o a falsi profeti, essi hanno qualche successo perché aiutati dai diavoli, dopo poco tempo subiscono incidenti gravissimi, o muore un familiare, moglie o figli, oppure malattie da cui se ne esce con lunghe cure e se poi si convertono veramente, con l’aiuto di Gesù. Oppure conducono una vita scandalosa e quindi si indirizzano da soli verso l’inferno. I diavoli sono contenti di questo, essi sono esperti nell’annebbiare la mente!
Nel calcio molti giocano pure alle scommesse e vendono le partite o condizionano le altre partite, attraverso i collegamenti tra di loro. Uno di questi ha scommesso oltre 1 milione e mezzo di euro, gli inquirenti hanno raccolto le prove ma non è successo nulla. Ditemi quale esempio si dà agli altri calciatori e a tutti gli scommettitori? Quindi, è normale corrompere e vedere le partite?
L’Italia è il Paese degli eccessi, per questo pagherà un conto molto salato. Preghiamo per la nostra amata Patria così tradita!
Questi esempi non mi hanno distolto da Giovanni Battista, sono stati evidenziati per darvi una proporzione tra lui e la società italiana di oggi. In Giovanni Battista troviamo l’assoluta onestà intellettuale, il senso pieno della verità, una padronanza completa della volontà, una preghiera pura e profonda, l’adorazione del vero Dio.
Per queste caratteristiche Giovanni Battista fu il Precursore del Messia, l’Apostolo che ha preparato la strada all’Atteso dalle genti.
Riflettiamo su questi esempi, chi ha qualche conoscente che pratica la magia o porta talismani deve avvisarlo della gravità e della verità, deve far conoscere il pericolo della morte eterna che corre, perché non farlo è pura ipocrisia. Ne darà conto a Dio chi non mette in guardia questa gente accecata dalla passione o dall'effimero successo da ottenere in qualsiasi modo.
Non conta il rispetto umano, bisogna salvare le loro anime. Chi ama Gesù non teme le reazioni degli altri.
“Chi si vergognerà di Me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'Uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli Angeli Santi” (Mc 8,38).
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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Scozzaro,
vangelo quotidiano
2419 - La forza dell'amore di Dio!
Cantico dei Cantici 8, 6-7
"Forte come la morte è l'amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore! Le grandi acque non possono spegnere l'amore né i fiumi travolgerlo."
Isaia 54, 10
"Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace; dice il Signore che ti usa misericordia."
Salmi 102, 13-17
"Come un padre ha pietà dei suoi figli, così il Signore ha pietà di quanti lo temono. Perché egli sa di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere. Come l'erba sono i giorni dell'uomo, come il fiore del campo, così egli fiorisce. Lo investe il vento e più non esiste e il suo posto non lo riconosce. Ma la grazia del Signore è da sempre, dura in eterno per quanti lo temono."
Giovanni 15, 17
"Questo v i comando: amatevi gli uni gli altri."
Atti degli Apostoli 1, 8
"ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra."
2 Timoteo 1, 7
"Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza."
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"Forte come la morte è l'amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore! Le grandi acque non possono spegnere l'amore né i fiumi travolgerlo."
Isaia 54, 10
"Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace; dice il Signore che ti usa misericordia."
Salmi 102, 13-17
"Come un padre ha pietà dei suoi figli, così il Signore ha pietà di quanti lo temono. Perché egli sa di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere. Come l'erba sono i giorni dell'uomo, come il fiore del campo, così egli fiorisce. Lo investe il vento e più non esiste e il suo posto non lo riconosce. Ma la grazia del Signore è da sempre, dura in eterno per quanti lo temono."
Giovanni 15, 17
"Questo v i comando: amatevi gli uni gli altri."
Atti degli Apostoli 1, 8
"ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra."
2 Timoteo 1, 7
"Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza."
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2418 - Natività di San Giovanni Battista
Giovanni Battista è l'unico santo, oltre la Madre del Signore, del quale si celebra con la nascita al cielo anche la nascita secondo la carne. Fu il più grande fra i profeti perché poté additare l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. La sua vocazione profetica fin dal grembo materno è circondata di eventi straordinari, pieni di gioia messianica, che preparano la nascita di Gesù. Giovanni è il Precursore del Cristo con la parole con la vita. Il battesimo di penitenza che accompagna l'annunzio degli ultimi tempi è figura del Battesimo secondo lo Spirito. La data della festa, tre mesi dopo l'annunciazione e sei prima del Natale, risponde alle indicazioni di Luca. (Mess. Rom.)
Patronato: Monaci
Emblema: Agnello, ascia
Martirologio Romano: Solennità della Natività di san Giovanni Battista, precursore del Signore: già nel grembo della madre, ricolma di Spirito Santo, esultò di gioia alla venuta dell’umana salvezza; la sua stessa nascita fu profezia di Cristo Signore; in lui tanta grazia rifulse, che il Signore stesso disse a suo riguardo che nessuno dei nati da donna era più grande di Giovanni Battista.
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Giovanni Battista è il santo più raffigurato nel'arte di tutti i secoli; non c’è si può dire, pala d’altare o quadro di gruppo di santi, da soli o intorno al trono della Vergine Maria, che non sia presente questo santo, rivestito di solito con una pelle d’animale e con in mano un bastone terminante a forma di croce.
Senza contare le tante opere pittoriche dei più grandi artisti come Raffaello, Leonardo, ecc. che lo raffigurano bambino, che gioca con il piccolo Gesù, sempre rivestito con la pelle ovina e chiamato affettuosamente “San Giovannino”.
Ciò testimonia il grande interesse, che in tutte le epoche ha suscitato questo austero profeta, così in alto nella stessa considerazione di Cristo, da essere da lui definito “Il più grande tra i nati da donna”.
Egli è l’ultimo profeta dell’Antico Testamento e il primo Apostolo di Gesù, perché gli rese testimonianza ancora in vita. È tale la considerazione che la Chiesa gli riserva, che è l’unico santo dopo Maria ad essere ricordato nella liturgia, oltre che nel giorno della sua morte (29 agosto), anche nel giorno della sua nascita terrena (24 giugno); ma quest’ultima data è la più usata per la sua venerazione, dalle innumerevoli chiese, diocesi, città e paesi di tutto il mondo, che lo tengono come loro santo patrono.
Inoltre fra i nomi maschili, ma anche usato nelle derivazioni femminili (Giovanna, Gianna) è il più diffuso nel mondo, tradotto nelle varie lingue; e tanti altri santi, beati, venerabili della Chiesa, hanno portato originariamente il suo nome; come del resto il quasi contemporaneo s. Giovanni l’Evangelista e apostolo, perché il nome Giovanni, al suo tempo era già conosciuto e nell’ebraico Iehóhanan, significava: “Dio è propizio”.
Nel Vangelo di s. Luca (1, 5) si dice che era nato in una famiglia sacerdotale, suo padre Zaccaria era della classe di Abia e la madre Elisabetta, discendeva da Aronne. Essi erano osservanti di tutte le leggi del Signore, ma non avevano avuto figli, perché Elisabetta era sterile e ormai anziana.
Un giorno, mentre Zaccaria offriva l’incenso nel Tempio, gli comparve l’arcangelo Gabriele che gli disse: “Non temere Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché sarà grande davanti al Signore” e proseguendo nel descrivere le sue virtù, cioè pieno di Spirito Santo, operatore di conversioni in Israele, precursore del Signore con lo spirito e la forza di Elia.
Dopo quella visione, Elisabetta concepì un figlio fra la meraviglia dei parenti e conoscenti; al sesto mese della sua gravidanza, l’arcangelo Gabriele, il ‘messaggero celeste’, fu mandato da Dio a Nazareth ad annunciare a Maria la maternità del Cristo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi anche Elisabetta, tua parente, nella vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile; nulla è impossibile a Dio”.
Maria allora si recò dalla cugina Elisabetta per farle visita e al suo saluto, declamò il bellissimo canto del “Magnificat”, per le meraviglie che Dio stava operando per la salvezza dell’umanità e mentre Elisabetta esultante la benediceva, anche il figlio che portava in grembo, sussultò di gioia.
Quando Giovanni nacque, il padre Zaccaria che all’annuncio di Gabriele era diventato muto per la sua incredulità, riacquistò la voce, la nascita avvenne ad Ain Karim a circa sette km ad Ovest di Gerusalemme, città che vanta questa tradizione risalente al secolo VI, con due santuari dedicati alla Visitazione e alla Natività.
Della sua infanzia e giovinezza non si sa niente, ma quando ebbe un’età conveniente, Giovanni conscio della sua missione, si ritirò a condurre la dura vita dell’asceta nel deserto, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico.
Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio (28-29 d.C.), iniziò la sua missione lungo il fiume Giordano, con l’annuncio dell’avvento del regno messianico ormai vicino, esortava alla conversione e predicava la penitenza.
Da tutta la Giudea, da Gerusalemme e da tutta la regione intorno al Giordano, accorreva ad ascoltarlo tanta gente considerandolo un profeta; e Giovanni in segno di purificazione dai peccati e di nascita a nuova vita, immergeva nelle acque del Giordano, coloro che accoglievano la sua parola, cioè dava un Battesimo di pentimento per la remissione dei peccati, da ciò il nome di Battista che gli fu dato.
Anche i soldati del re Erode Antipa, andavano da lui a chiedergli cosa potevano fare se il loro mestiere era così disgraziato e malvisto dalla popolazione; e lui rispondeva: “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno e contentatevi delle vostre paghe” (Lc 3, 13).
Molti cominciarono a pensare che egli fosse il Messia tanto atteso, ma Giovanni assicurava loro di essere solo il Precursore: “Io vi battezzo con acqua per la conversione, ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.
E alla delegazione ufficiale, inviatagli dai sommi sacerdoti disse, che egli non era affatto il Messia, il quale era già in mezzo a loro, ma essi non lo conoscevano; aggiungendo “Io sono la voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia”.
Anche Gesù si presentò al Giordano per essere battezzato e Giovanni quando se lo vide davanti disse: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo!” e a Gesù: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?” e Gesù: “Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia”.
Allora Giovanni acconsentì e lo battezzò e vide scendere lo Spirito Santo su di Lui come una colomba, mentre una voce diceva: “Questo è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”. Da quel momento Giovanni confidava ai suoi discepoli “Ora la mia gioia è completa. Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3, 29-30).
La sua missione era compiuta, perché Gesù prese ad iniziare la sua predicazione, aveva formato il gruppo degli apostoli e discepoli ed era seguito da una gran folla; egli aveva predicato proprio per questo, preparare un popolo degno, che accogliesse Gesù e il suo messaggio di Redenzione.
Aveva operato senza indietreggiare davanti a niente, neanche davanti al re d’Israele Erode Antipa († 40 d.C.), che aveva preso con sé la bella Erodiade, moglie divorziata da suo fratello; ciò non era possibile secondo la legge ebraica, la “Torà”, perché il matrimonio era stato regolare e fecondo, tanto è vero che era nata una figlia Salomè.
Per questo motivo un giudeo osservante e rigoroso come Giovanni, sentiva il dovere di protestare verso il re per la sua condotta. Infuriata Erodiade gli portava rancore, ma non era l’unica; perché il Battesimo che Giovanni amministrava, perdonava i peccati, rendendo così inutili i sacrifici espiatori, che in quel tempo si facevano al Tempio, e ciò non era gradito ai sacerdoti giudaici.
Erode fece arrestare e mettere in carcere Giovanni su istigazione di Erodiade, la quale avrebbe voluto che fosse ucciso, ma Erode Antipa temeva Giovanni, considerandolo uomo giusto e santo, preferiva vigilare su di lui e l’ascoltava volentieri, anche se restava molto turbato.
Ma per Erodiade venne il giorno favorevole, quando il re diede un banchetto per festeggiare il suo compleanno, invitando tutta la corte ed i notabili della Galilea. Alla festa partecipò con una conturbante danza anche Salomè, la figlia di Erodiade e quindi nipote di Erode Antipa; la sua esibizione piacque molto al re ed ai commensali, per cui disse alla ragazza: “Chiedimi qualsiasi cosa e io te la darò”; Salomé chiese alla madre consiglio ed Erodiade prese la palla al balzo, e le disse di chiedere la testa del Battista.
A tale richiesta fattagli dalla ragazza davanti a tutti, Erode ne rimase rattristato, ma per il giuramento fatto pubblicamente, non volle rifiutare e ordinò alle guardie che gli fosse portata la testa di Giovanni, che era nelle prigioni della reggia.
Il Battista fu decapitato e la sua testa fu portata su un vassoio e data alla ragazza che la diede alla madre. I suoi discepoli saputo del martirio, vennero a recuperare il corpo, deponendolo in un sepolcro; l’uccisione suscitò orrore e accrebbe la fama del Battista.
Molti testi apocrifi, come anche i libri musulmani, fra i quali il Corano, parlano di lui; dai suoi discepoli si staccarono Andrea e Giovanni apostoli per seguire Gesù. Il suo culto come detto all’inizio si diffuse in tutto il mondo conosciuto di allora, sia in Oriente che in Occidente e a partire dalla Palestina si eressero innumerevoli Chiese e Battisteri a lui dedicati.
La festa della Natività di S. Giovanni Battista fin dal tempo di s. Agostino (354-430), era celebrata al 24 giugno, per questa data si usò il criterio, essendo la nascita di Gesù fissata al 25 dicembre, quella di Giovanni doveva essere celebrata sei mesi prima, secondo quanto annunciò l’arcangelo Gabriele a Maria.
Le celebrazioni devozionali, folkloristiche, tradizionali, sono diffuse ovunque, legate alla sua venerazione; come tanti proverbi popolari sono collegati metereologicamente alla data della sua festa.
S. Giovanni Battista, tanto per citarne alcune, è patrono di città come Torino, Firenze, Genova, Ragusa, ecc. Per quanto riguarda le reliquie c’è tutta una storia che si riassume; dopo essere stato sepolto privo del capo a Sebaste in Samaria, dove sorsero due chiese in suo onore; nel 361-362 ai tempi dell’imperatore Giuliano l’Apostata, il suo sepolcro venne profanato dai pagani che bruciarono il corpo disperdendo le ceneri.
Ma a Genova nella cattedrale di S. Lorenzo, si venerano proprio quelle ceneri (?), portate dall’Oriente nel 1098, al tempo delle Crociate, con tutti i dubbi collegati.
Per la testa che si trovava a Costantinopoli, per alcuni invece ad Emesa, purtroppo come per tante reliquie del periodo delle Crociate, dove si faceva a gara a portare in Occidente reliquie sante e importanti, la testa si sdoppiò, una a Roma nel XII secolo e un’altra ad Amiens nel XIII sec.
A Roma si custodisce senza la mandibola nella chiesa di S. Silvestro in Capite, mentre la cattedrale di S. Lorenzo di Viterbo, custodirebbe il Sacro Mento. Risparmiamo la descrizione di braccia, dita, denti, diffusi in centinaia di chiese europee.
Al di là di queste storture, frutto del desiderio di possedere ad ogni costo una reliquia del grande profeta, ciò testimonia alla fine, la grande devozione e popolarità di quest’uomo, che condensò in sé tanti grandi caratteri identificativi della sua santità, come parente di Gesù, precursore di Cristo, ultimo dei grandi profeti d’Israele, primo testimone-apostolo di Gesù, battezzatore di Cristo, eremita, predicatore e trascinatore di folle, istitutore di un Battesimo di perdono dei peccati, martire per la difesa della legge giudaica, ecc.
Ciò testimonia il grande interesse, che in tutte le epoche ha suscitato questo austero profeta, così in alto nella stessa considerazione di Cristo, da essere da lui definito “Il più grande tra i nati da donna”.
Egli è l’ultimo profeta dell’Antico Testamento e il primo Apostolo di Gesù, perché gli rese testimonianza ancora in vita. È tale la considerazione che la Chiesa gli riserva, che è l’unico santo dopo Maria ad essere ricordato nella liturgia, oltre che nel giorno della sua morte (29 agosto), anche nel giorno della sua nascita terrena (24 giugno); ma quest’ultima data è la più usata per la sua venerazione, dalle innumerevoli chiese, diocesi, città e paesi di tutto il mondo, che lo tengono come loro santo patrono.
Inoltre fra i nomi maschili, ma anche usato nelle derivazioni femminili (Giovanna, Gianna) è il più diffuso nel mondo, tradotto nelle varie lingue; e tanti altri santi, beati, venerabili della Chiesa, hanno portato originariamente il suo nome; come del resto il quasi contemporaneo s. Giovanni l’Evangelista e apostolo, perché il nome Giovanni, al suo tempo era già conosciuto e nell’ebraico Iehóhanan, significava: “Dio è propizio”.
Nel Vangelo di s. Luca (1, 5) si dice che era nato in una famiglia sacerdotale, suo padre Zaccaria era della classe di Abia e la madre Elisabetta, discendeva da Aronne. Essi erano osservanti di tutte le leggi del Signore, ma non avevano avuto figli, perché Elisabetta era sterile e ormai anziana.
Un giorno, mentre Zaccaria offriva l’incenso nel Tempio, gli comparve l’arcangelo Gabriele che gli disse: “Non temere Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché sarà grande davanti al Signore” e proseguendo nel descrivere le sue virtù, cioè pieno di Spirito Santo, operatore di conversioni in Israele, precursore del Signore con lo spirito e la forza di Elia.
Dopo quella visione, Elisabetta concepì un figlio fra la meraviglia dei parenti e conoscenti; al sesto mese della sua gravidanza, l’arcangelo Gabriele, il ‘messaggero celeste’, fu mandato da Dio a Nazareth ad annunciare a Maria la maternità del Cristo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi anche Elisabetta, tua parente, nella vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile; nulla è impossibile a Dio”.
Maria allora si recò dalla cugina Elisabetta per farle visita e al suo saluto, declamò il bellissimo canto del “Magnificat”, per le meraviglie che Dio stava operando per la salvezza dell’umanità e mentre Elisabetta esultante la benediceva, anche il figlio che portava in grembo, sussultò di gioia.
Quando Giovanni nacque, il padre Zaccaria che all’annuncio di Gabriele era diventato muto per la sua incredulità, riacquistò la voce, la nascita avvenne ad Ain Karim a circa sette km ad Ovest di Gerusalemme, città che vanta questa tradizione risalente al secolo VI, con due santuari dedicati alla Visitazione e alla Natività.
Della sua infanzia e giovinezza non si sa niente, ma quando ebbe un’età conveniente, Giovanni conscio della sua missione, si ritirò a condurre la dura vita dell’asceta nel deserto, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico.
Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio (28-29 d.C.), iniziò la sua missione lungo il fiume Giordano, con l’annuncio dell’avvento del regno messianico ormai vicino, esortava alla conversione e predicava la penitenza.
Da tutta la Giudea, da Gerusalemme e da tutta la regione intorno al Giordano, accorreva ad ascoltarlo tanta gente considerandolo un profeta; e Giovanni in segno di purificazione dai peccati e di nascita a nuova vita, immergeva nelle acque del Giordano, coloro che accoglievano la sua parola, cioè dava un Battesimo di pentimento per la remissione dei peccati, da ciò il nome di Battista che gli fu dato.
Anche i soldati del re Erode Antipa, andavano da lui a chiedergli cosa potevano fare se il loro mestiere era così disgraziato e malvisto dalla popolazione; e lui rispondeva: “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno e contentatevi delle vostre paghe” (Lc 3, 13).
Molti cominciarono a pensare che egli fosse il Messia tanto atteso, ma Giovanni assicurava loro di essere solo il Precursore: “Io vi battezzo con acqua per la conversione, ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.
E alla delegazione ufficiale, inviatagli dai sommi sacerdoti disse, che egli non era affatto il Messia, il quale era già in mezzo a loro, ma essi non lo conoscevano; aggiungendo “Io sono la voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia”.
Anche Gesù si presentò al Giordano per essere battezzato e Giovanni quando se lo vide davanti disse: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo!” e a Gesù: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?” e Gesù: “Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia”.
Allora Giovanni acconsentì e lo battezzò e vide scendere lo Spirito Santo su di Lui come una colomba, mentre una voce diceva: “Questo è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”. Da quel momento Giovanni confidava ai suoi discepoli “Ora la mia gioia è completa. Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3, 29-30).
La sua missione era compiuta, perché Gesù prese ad iniziare la sua predicazione, aveva formato il gruppo degli apostoli e discepoli ed era seguito da una gran folla; egli aveva predicato proprio per questo, preparare un popolo degno, che accogliesse Gesù e il suo messaggio di Redenzione.
Aveva operato senza indietreggiare davanti a niente, neanche davanti al re d’Israele Erode Antipa († 40 d.C.), che aveva preso con sé la bella Erodiade, moglie divorziata da suo fratello; ciò non era possibile secondo la legge ebraica, la “Torà”, perché il matrimonio era stato regolare e fecondo, tanto è vero che era nata una figlia Salomè.
Per questo motivo un giudeo osservante e rigoroso come Giovanni, sentiva il dovere di protestare verso il re per la sua condotta. Infuriata Erodiade gli portava rancore, ma non era l’unica; perché il Battesimo che Giovanni amministrava, perdonava i peccati, rendendo così inutili i sacrifici espiatori, che in quel tempo si facevano al Tempio, e ciò non era gradito ai sacerdoti giudaici.
Erode fece arrestare e mettere in carcere Giovanni su istigazione di Erodiade, la quale avrebbe voluto che fosse ucciso, ma Erode Antipa temeva Giovanni, considerandolo uomo giusto e santo, preferiva vigilare su di lui e l’ascoltava volentieri, anche se restava molto turbato.
Ma per Erodiade venne il giorno favorevole, quando il re diede un banchetto per festeggiare il suo compleanno, invitando tutta la corte ed i notabili della Galilea. Alla festa partecipò con una conturbante danza anche Salomè, la figlia di Erodiade e quindi nipote di Erode Antipa; la sua esibizione piacque molto al re ed ai commensali, per cui disse alla ragazza: “Chiedimi qualsiasi cosa e io te la darò”; Salomé chiese alla madre consiglio ed Erodiade prese la palla al balzo, e le disse di chiedere la testa del Battista.
A tale richiesta fattagli dalla ragazza davanti a tutti, Erode ne rimase rattristato, ma per il giuramento fatto pubblicamente, non volle rifiutare e ordinò alle guardie che gli fosse portata la testa di Giovanni, che era nelle prigioni della reggia.
Il Battista fu decapitato e la sua testa fu portata su un vassoio e data alla ragazza che la diede alla madre. I suoi discepoli saputo del martirio, vennero a recuperare il corpo, deponendolo in un sepolcro; l’uccisione suscitò orrore e accrebbe la fama del Battista.
Molti testi apocrifi, come anche i libri musulmani, fra i quali il Corano, parlano di lui; dai suoi discepoli si staccarono Andrea e Giovanni apostoli per seguire Gesù. Il suo culto come detto all’inizio si diffuse in tutto il mondo conosciuto di allora, sia in Oriente che in Occidente e a partire dalla Palestina si eressero innumerevoli Chiese e Battisteri a lui dedicati.
La festa della Natività di S. Giovanni Battista fin dal tempo di s. Agostino (354-430), era celebrata al 24 giugno, per questa data si usò il criterio, essendo la nascita di Gesù fissata al 25 dicembre, quella di Giovanni doveva essere celebrata sei mesi prima, secondo quanto annunciò l’arcangelo Gabriele a Maria.
Le celebrazioni devozionali, folkloristiche, tradizionali, sono diffuse ovunque, legate alla sua venerazione; come tanti proverbi popolari sono collegati metereologicamente alla data della sua festa.
S. Giovanni Battista, tanto per citarne alcune, è patrono di città come Torino, Firenze, Genova, Ragusa, ecc. Per quanto riguarda le reliquie c’è tutta una storia che si riassume; dopo essere stato sepolto privo del capo a Sebaste in Samaria, dove sorsero due chiese in suo onore; nel 361-362 ai tempi dell’imperatore Giuliano l’Apostata, il suo sepolcro venne profanato dai pagani che bruciarono il corpo disperdendo le ceneri.
Ma a Genova nella cattedrale di S. Lorenzo, si venerano proprio quelle ceneri (?), portate dall’Oriente nel 1098, al tempo delle Crociate, con tutti i dubbi collegati.
Per la testa che si trovava a Costantinopoli, per alcuni invece ad Emesa, purtroppo come per tante reliquie del periodo delle Crociate, dove si faceva a gara a portare in Occidente reliquie sante e importanti, la testa si sdoppiò, una a Roma nel XII secolo e un’altra ad Amiens nel XIII sec.
A Roma si custodisce senza la mandibola nella chiesa di S. Silvestro in Capite, mentre la cattedrale di S. Lorenzo di Viterbo, custodirebbe il Sacro Mento. Risparmiamo la descrizione di braccia, dita, denti, diffusi in centinaia di chiese europee.
Al di là di queste storture, frutto del desiderio di possedere ad ogni costo una reliquia del grande profeta, ciò testimonia alla fine, la grande devozione e popolarità di quest’uomo, che condensò in sé tanti grandi caratteri identificativi della sua santità, come parente di Gesù, precursore di Cristo, ultimo dei grandi profeti d’Israele, primo testimone-apostolo di Gesù, battezzatore di Cristo, eremita, predicatore e trascinatore di folle, istitutore di un Battesimo di perdono dei peccati, martire per la difesa della legge giudaica, ecc.
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domenica 23 giugno 2013
2417 - Commento al Vangelo del 23/6/2013, domenica XII t.ord.
+ Dal Vangelo secondo Luca (9,18-24)
Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo -disse- deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà».
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Tra i temi del passo evangelico di oggi, ne colgo tre, il resto non lo trascuro in quanto viene richiamato in tanti altri commenti. Questi tre sono interessanti da approfondire, sono il substrato dell’autentico cammino spirituale. Tutti e tre compongono l’elemento costitutivo dell’essere cristiano, infatti non è vera la conversione se non sono presenti questi tre aspetti.
Sono la preghiera contemplativa e prima ancora l’amore alla croce e il rinnegamento.
Parlare di croce oggi per molti è anacronistico, sono ben attenti a non deludere gli ascoltatori e ritengono inopportuno parlare di croce, che significa non parlare della Redenzione operata da Gesù. Forse non hanno un concetto chiaro del significato croce, il distacco dal Vangelo non permette di dare la corretta spiegazione a questa parola.
L’amore alla croce non indica assolutamente la ricerca della sofferenza, invece è l’accettazione docile e umile di qualsiasi tribolazione. Non c’è alcun desiderio nel cristiano di soffrire o di ricevere una sofferenza, si tratta più semplicemente di qualcosa che arriva dagli altri, dai diavoli o dai propri errori. E si può soffrire. Non c’è alcuna volontarietà personale ma ci si trova nel dolore senza volerlo.
“Prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”. Il cristiano trova come gli atei molte sofferenze nella vita.
La differenza profonda tra il cristiano che prova orrore della croce e un altro che invece l’accetta, sviluppa una piena divisione, così il primo soffre lo stesso ma si avvilisce e si rotola nella disperazione, il secondo prega e spera, accetta senza ribellarsi e riceve dal Signore una consolazione fatta di gioia e pace. C’è un abisso tra i due atteggiamenti.
Noi dobbiamo fare una verifica e capire come reagiamo dinanzi alla sofferenza, se rimaniamo docili oppure ansiosi, tristi.
Accettare una sofferenza non è immediatamente facile, lo è per chi vive una buona spiritualità anche se all’inizio un senso di amarezza colpisce l’anima. Però non si abbatte né recrimina, ha anche compreso l’immensa potenza redentrice della sofferenza e la tratta con delicatezza. Gesù ha redento il mondo con la Croce, Lui la scelse, così noi otteniamo Grazie insperate, soprattutto quelle spirituali.
La preghiera nella sofferenza diventa migliore, avviene una profonda purificazione, si scopre l’umiltà e la docilità. Chi soffre serenamente e offre ogni giorno tutto quello che vive alla Madonna, gradualmente avverte un cambiamento nei pensieri, nel linguaggio, nelle sua vita. È l’azione straordinaria della Madonna resa possibile dall’apertura a Lei.
Diverso è il discorso per i cristiani che si ribellano alla sofferenza e addirittura incolpano Gesù dei loro mali. Non solo non risolveranno nulla, ma la stessa sofferenza accrescerà la disperazione. Non saranno le loro ribellioni a far superare la prova, non cambiano nulla in meglio, si devono affidare esclusivamente alle medicine. Anche i buoni cristiani si affidano alle medicine indispensabili, in più hanno una Fede piena di fiducia.
Poi c’è la preghiera. Il dialogo tra Gesù e gli Apostoli avviene in un contesto di raccoglimento, essi ascoltano il Signore attentamente, quindi pregano e adorano. La domanda Gesù la pone in un clima di gioioso dialogo, sono gli uomini che pongono domande a Dio in un contesto di preghiera. È un dialogo importante, le parole degli Apostoli sono espressioni della loro Fede.
Solo qui Gesù pone la domanda sul parere della gente. Gesù interpella anche noi quando siamo disponibili ad ascoltare!
Per ultimo c’è il rinnegamento: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso e mi segua”. Anche qui bisogna farsi dolce violenza per non ripetere più parole volgari o inopportune, per evitare opere cattive, per non giudicare con cattiveria. È un lavoro interiore che va accompagnato dalla riflessione, bisogna proporsi di non fare qualcosa di sbagliato e capire anche la sua sconvenienza. È la riflessione a dare la forza per reagire e sconfiggere la mentalità pagana.
Ogni giorno ci sono mille occasioni per dire no a ciò che non è bontà, verità, giustizia. Chi si propone poi riesce a vincere.
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2416 - San Giuseppe Cafasso, Sacerdote
Giuseppe Cafasso nasce a Castelnuovo d’Asti il 15 gennaio 1811 (4 anni prima del compaesano Giovanni Bosco).
Figlio di piccoli proprietari terrieri, è il terzo di quattro figli, di cui l’ultima, Marianna, sarà la madre del beato don Giuseppe Allamano. Fin da giovanissimo era stimato dalla famiglia e dall'intero paese come un piccolo santo.
Frequentò le scuole pubbliche del suo paese prima di entrare in seminario; era difficile prevedere un futuro di oratore: a scuola andava abbastanza male, ed inoltre il suo parlare era sommesso.
Compie gli studi teologici presso il seminario di Chieri e nel 1833 viene ordinato presbitero. Quattro mesi dopo si stabilisce al Convitto Ecclesiastico del teologo Luigi Guala per perfezionare la sua formazione sacerdotale e pastorale. Vi resterà tutta la vita: prima come insegnante, poi come direttore spirituale ed infine come rettore. Al Convitto si respirano la spiritualità di S. Ignazio e gli orientamenti teologici e pastorali di S. Alfonso Maria de’ Liguori. L’insegnamento viene curato con grande attenzione e si mira a formare buoni confessori e abili predicatori. Nonostante la mancanza di una voce tonante venne chiamato a predicare. Il suo aspetto era gracile, la sua colonna vertebrale deviata lo faceva apparire gobbo.Alcuni notabili gli proposero anche di candidarsi alla Camera ma don Cafasso rinunciò rispondendo : “Nel dì del Giudizio il Signore mi chiederà se avrò fatto il buon prete, non il deputato”.
Giuseppe studia e approfondisce la spiritualità di S. Francesco di Sales, che poi trasmetterà soprattutto ad uno studente: Giovanni Bosco. Il Cafasso, suo direttore spirituale dal 1841 al 1860, ha contribuito a formare e indirizzare la personalità e la spiritualità di don Bosco. Tipica del suo insegnamento è la valorizzazione del dovere quotidiano in ordine alla santità. Come ebbe a testimoniare lo stesso fondatore dei salesiani: “La virtù straordinaria del Cafasso fu quella di praticare costantemente e con fedeltà meravigliosa le virtù ordinarie”.
Sempre attento alle necessità degli ultimi, visitava e sosteneva, anche economicamente, i più poveri, portando loro la consolazione derivante dal suo ministero sacerdotale. Il suo apostolato consisteva anche nell'accompagnamento spirituale dei carcerati e dei condannati a morte, tanto da essere definito il "prete dei carcerati". Prudente e riservato, maestro di spirito, fu direttore spirituale di preti, laici, politici, fondatori; diceva sempre : “Non basterà un'eternità per ringraziare Dio di averci chiamati al suo servizio!” Don Cafasso sostenne anche materialmente don Bosco e la Congregazione salesiana fin dalle sue origini. Dopo una breve malattia morì all'età di appena 49 anni il 23 giugno del 1860.
Giuseppe Cafasso fu beatificato nel 1925 da Papa Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) che lo definì la “perla del clero italiano” e canonizzato nel 1947 dal Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) che lo proclamò patrono dei carcerati e dei condannati alla pena capitale, perché in vita aveva fatto delle carceri il luogo preferito per l'esercizio dell'apostolato sacerdotale.
Papa Pio XII lo riconobbe un “modello di vita sacerdotale, padre dei poveri, consolatore degli infermi, sollievo dei carcerati, salute dei condannati al patibolo”. Lo stesso Papa, nell'enciclica “Menti Nostrae” del 23 settembre 1950, lo propose come modello di sacerdote : « Si modellino su San Giuseppe Cafasso. Noi che, non sono ancor molti anni, con intima soddisfazione dell'animo Nostro abbiamo decretato gli onori degli altari al Sacerdote torinese Giuseppe Cafasso - il quale in tempi difficilissimi fu guida spirituale, sapiente e santa, di non pochi Sacerdoti, che fece progredire nella virtù, e di cui rese particolarmente fecondo il sacro ministero - nutriamo piena fiducia che anche per il suo valido patrocinio, il Divin Redentore susciti numerosi Sacerdoti di pari santità, i quali sappiano condurre se stessi ed i propri Confratelli a così eccelsa perfezione di vita che i fedeli, ammirando i loro esempi, si sentano spontaneamente mossi ad imitarli.» (fine seconda parte dell'enciclica).
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Compie gli studi teologici presso il seminario di Chieri e nel 1833 viene ordinato presbitero. Quattro mesi dopo si stabilisce al Convitto Ecclesiastico del teologo Luigi Guala per perfezionare la sua formazione sacerdotale e pastorale. Vi resterà tutta la vita: prima come insegnante, poi come direttore spirituale ed infine come rettore. Al Convitto si respirano la spiritualità di S. Ignazio e gli orientamenti teologici e pastorali di S. Alfonso Maria de’ Liguori. L’insegnamento viene curato con grande attenzione e si mira a formare buoni confessori e abili predicatori. Nonostante la mancanza di una voce tonante venne chiamato a predicare. Il suo aspetto era gracile, la sua colonna vertebrale deviata lo faceva apparire gobbo.Alcuni notabili gli proposero anche di candidarsi alla Camera ma don Cafasso rinunciò rispondendo : “Nel dì del Giudizio il Signore mi chiederà se avrò fatto il buon prete, non il deputato”.
Giuseppe studia e approfondisce la spiritualità di S. Francesco di Sales, che poi trasmetterà soprattutto ad uno studente: Giovanni Bosco. Il Cafasso, suo direttore spirituale dal 1841 al 1860, ha contribuito a formare e indirizzare la personalità e la spiritualità di don Bosco. Tipica del suo insegnamento è la valorizzazione del dovere quotidiano in ordine alla santità. Come ebbe a testimoniare lo stesso fondatore dei salesiani: “La virtù straordinaria del Cafasso fu quella di praticare costantemente e con fedeltà meravigliosa le virtù ordinarie”.
Sempre attento alle necessità degli ultimi, visitava e sosteneva, anche economicamente, i più poveri, portando loro la consolazione derivante dal suo ministero sacerdotale. Il suo apostolato consisteva anche nell'accompagnamento spirituale dei carcerati e dei condannati a morte, tanto da essere definito il "prete dei carcerati". Prudente e riservato, maestro di spirito, fu direttore spirituale di preti, laici, politici, fondatori; diceva sempre : “Non basterà un'eternità per ringraziare Dio di averci chiamati al suo servizio!” Don Cafasso sostenne anche materialmente don Bosco e la Congregazione salesiana fin dalle sue origini. Dopo una breve malattia morì all'età di appena 49 anni il 23 giugno del 1860.
Giuseppe Cafasso fu beatificato nel 1925 da Papa Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) che lo definì la “perla del clero italiano” e canonizzato nel 1947 dal Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) che lo proclamò patrono dei carcerati e dei condannati alla pena capitale, perché in vita aveva fatto delle carceri il luogo preferito per l'esercizio dell'apostolato sacerdotale.
Papa Pio XII lo riconobbe un “modello di vita sacerdotale, padre dei poveri, consolatore degli infermi, sollievo dei carcerati, salute dei condannati al patibolo”. Lo stesso Papa, nell'enciclica “Menti Nostrae” del 23 settembre 1950, lo propose come modello di sacerdote : « Si modellino su San Giuseppe Cafasso. Noi che, non sono ancor molti anni, con intima soddisfazione dell'animo Nostro abbiamo decretato gli onori degli altari al Sacerdote torinese Giuseppe Cafasso - il quale in tempi difficilissimi fu guida spirituale, sapiente e santa, di non pochi Sacerdoti, che fece progredire nella virtù, e di cui rese particolarmente fecondo il sacro ministero - nutriamo piena fiducia che anche per il suo valido patrocinio, il Divin Redentore susciti numerosi Sacerdoti di pari santità, i quali sappiano condurre se stessi ed i propri Confratelli a così eccelsa perfezione di vita che i fedeli, ammirando i loro esempi, si sentano spontaneamente mossi ad imitarli.» (fine seconda parte dell'enciclica).
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sabato 22 giugno 2013
2415 - Commento al Vangelo del 22/6/2013
+ Dal Vangelo secondo Matteo (6,24-34)
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Gesù pone una condizione ai cristiani, un bivio imprescindibile per chi coscienziosamente cerca di conoscersi e di decidere quale futuro intraprendere. L’uomo decide il suo futuro, ricordatelo per non colpevolizzare Dio quando un progetto non si realizza o un matrimonio naufraga per colpe da ricercare nei coniugi.
La condizione riferita dal Signore è comunque semplice da capire ma impegnativa da applicare. Non tutti i cristiani accettano questa condizione, va sottolineato, infatti moltissimi sono divisi tra interessi che si oppongono, come appunto Dio e l’idolo del denaro. Molte volte ho scritto che i beni che si posseggono vanno utilizzati senza considerarli idoli, senza diventarne schiavi, vincendo l’affetto disordinato.
La parola che ci rivolge Gesù è piena di speranza e di forza: “Non preoccupatevi del domani”. Molti fanno progetti futuri riguardo il benessere economico senza sapere se vivranno qualche altro giorno… poi, in Italia ci sono 4 milioni di persone povere in canna e tanti si sono suicidati per l’impossibilità di pagare i loro debiti di lavoro o altro. Il fatto che ha arrecato altro stupore riguardava l’indifferenza di chi guidava quel governo, l’unico suo obiettivo era quello di rallegrare la Germania strozzando gli italiani e gettandoli in molti casi nella disperazione.
Invece di provare almeno un pizzico di dolore o pentimento per quanto è stato compiuto contro gli italiani, qualcuno si considera il salvatore della Patria, ma forse perché nella confusione si è convinto di essere tedesco. Ha salvato la Germania…
La Germania si è arricchita, la signora è stata accontentata, e l’ex ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione alcuni mesi fa ha detto testualmente: “Monti provava piacere nell'aumentare le tasse. Più accontentava la Germania più si sentiva un vincente, provava una soddisfazione strana”. Ci sono altre dichiarazioni contro Monti ma non mi interessano, ho citato questa per evidenziare che mentre gli italiani si uccidevano, qualcuno era assolutamente indifferente e rafforzava economicamente la Germania.
Quelli che si sono uccisi non hanno preso alla lettera la frase di Gesù: “Non preoccupatevi del domani”, hanno invece negato anche una sola piccola speranza nel domani. Quando non si guarda più con Fede il Volto di Gesù, il mondo sembra crollare addosso e tutto sembra finito. È un inganno dei diavoli, ma può anche derivare dalla perdita di fiducia verso tutti e si cade nella depressione.
Gesù oggi ci dice che Lui provvede a tutte le nostre necessità se viviamo il suo Vangelo e rimaniamo nel suo mite Cuore.
I Consacrati a Dio non possono preoccuparsi del domani, queste domande Gesù le evidenzia perché non si devono ripetere: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Neanche i cristiani avanti nella vita spirituale devono temere, Dio è Padre e provvede sempre di tutto ai suoi figli che Lo chiamano umilmente. La preoccupazione è figlia della mentalità umana, non è presente lo Spirito Santo e si vive nella paura del domani.
“Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca Fede?”. Occorre meditare su queste parole di Gesù per osare di più, per abbandonarsi con fiducia alla sua volontà. Però occorre praticare spesso i Sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia, oltre la preghiera intensa e confidente.
Chi si riempie di preoccupazioni umane finisce per soccombere o rimanere schiacciato dall’apprensione, invece chi vive di Fede riconosce che quando si osservano i Comandamenti poi arrivano da Gesù tutti gli aiuti sperati. Fate la prova. “Cercate anzitutto, il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”.
Chi prega bene non è agitato e non teme per il futuro, ripone la speranza nella Madonna. “A ciascun giorno basta la sua pena”.
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2414 - San Tommaso Moro, Martire
Dicono che tutti gli uccelli di Chelsea (all'epoca sobborgo rurale di Londra) scendano a sfamarsi nel suo tranquillo giardino. Un indice della sua fama di uomo sereno e accogliente. Thomas More (questo il nome inglese), figlio di magistrato, è via via avvocato famoso, amministratore di giustizia nella City, membro del Parlamento. Dalla moglie Jane Colt ha avuto tre figlie e un figlio; alla sua morte, si risposa con Alice Middleton.
Ha imparato a Oxford l’amore per i classici antichi e lo condivide con Erasmo da Rotterdam, spesso ospite in casa sua. Scrive la vita dell’umanista italiano Giovanni Pico della Mirandola; ma sarà più famoso il suo dialogo Utopia, col disegno di una società ideale, governata dalla giustizia e dalla libertà. E’ un umanista che porta il cilicio, che studia i Padri della Chiesa e vive la fede con fermezza e gioia. Quando Lutero inizia la sua lotta contro Roma, il re Enrico VIII d’Inghilterra scrive un trattato in difesa della dottrina cattolica sui sacramenti, ricevendo lodi da papa Leone X e accuse da Lutero. A queste risponde Tommaso Moro, che Enrico stima per la cultura e l’integrità. Spesso lo consulta, gli affida missioni importanti all’estero. E nel 1529 lo nomina Lord Cancelliere, al vertice dell’ordinamento giudiziario. Un posto altissimo, ma pericoloso.
Siamo infatti alla famosa crisi: Enrico ripudia Caterina d’Aragona (moglie e poi vedova di suo fratello Arturo), sposa Anna Bolena, e giunge poi a staccare da Roma la Chiesa inglese, di cui si proclama unico capo. Per Tommaso Moro, la fedeltà esige la sincerità assoluta col re: anche a costo di irritarlo, pur di non mentirgli. E così si comporta. La fede gli vieta di accettare quel divorzio e la supremazia del re nelle cose di fede. Lo pensa, lo dice, perde il posto e si lascia condannare a morte senza piegarsi.
Incoraggia i familiari che lo visitano nella prigione della Torre di Londra e scrive cose bellissime in latino a un amico italiano che vive a Londra, il mercante lucchese Antonio Bonvisi: "Amico mio, più di ogni altro fedelissimo e dilettissimo... Cristo conservi sana la tua famiglia". Bonvisi gli manda in prigione cibi, vini e un abito nuovo per il giorno dell’esecuzione (ma non glielo lasceranno indossare). Davanti al patibolo, è cordiale anche col boia che dovrà decapitarlo: "Su, amico, fatti animo; ma guarda che ho il collo piuttosto corto", e gli regala una moneta d’oro. Poi, venuto il momento, dice alcune parole. "Poche", gli hanno raccomandato: e poche sono. Tommaso Moro invita a pregare per Enrico VIII, "e dichiarò che moriva da suddito fedele al re, ma innanzitutto a Dio".
Quindici giorni prima, per le stesse ragioni, è stato decapitato il suo amico John Fisher, vescovo di Rochester, che sarà canonizzato insieme a lui da Pio XI nel 1931. Ora la Chiesa li ricorda entrambi nello stesso giorno.
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Ha imparato a Oxford l’amore per i classici antichi e lo condivide con Erasmo da Rotterdam, spesso ospite in casa sua. Scrive la vita dell’umanista italiano Giovanni Pico della Mirandola; ma sarà più famoso il suo dialogo Utopia, col disegno di una società ideale, governata dalla giustizia e dalla libertà. E’ un umanista che porta il cilicio, che studia i Padri della Chiesa e vive la fede con fermezza e gioia. Quando Lutero inizia la sua lotta contro Roma, il re Enrico VIII d’Inghilterra scrive un trattato in difesa della dottrina cattolica sui sacramenti, ricevendo lodi da papa Leone X e accuse da Lutero. A queste risponde Tommaso Moro, che Enrico stima per la cultura e l’integrità. Spesso lo consulta, gli affida missioni importanti all’estero. E nel 1529 lo nomina Lord Cancelliere, al vertice dell’ordinamento giudiziario. Un posto altissimo, ma pericoloso.
Siamo infatti alla famosa crisi: Enrico ripudia Caterina d’Aragona (moglie e poi vedova di suo fratello Arturo), sposa Anna Bolena, e giunge poi a staccare da Roma la Chiesa inglese, di cui si proclama unico capo. Per Tommaso Moro, la fedeltà esige la sincerità assoluta col re: anche a costo di irritarlo, pur di non mentirgli. E così si comporta. La fede gli vieta di accettare quel divorzio e la supremazia del re nelle cose di fede. Lo pensa, lo dice, perde il posto e si lascia condannare a morte senza piegarsi.
Incoraggia i familiari che lo visitano nella prigione della Torre di Londra e scrive cose bellissime in latino a un amico italiano che vive a Londra, il mercante lucchese Antonio Bonvisi: "Amico mio, più di ogni altro fedelissimo e dilettissimo... Cristo conservi sana la tua famiglia". Bonvisi gli manda in prigione cibi, vini e un abito nuovo per il giorno dell’esecuzione (ma non glielo lasceranno indossare). Davanti al patibolo, è cordiale anche col boia che dovrà decapitarlo: "Su, amico, fatti animo; ma guarda che ho il collo piuttosto corto", e gli regala una moneta d’oro. Poi, venuto il momento, dice alcune parole. "Poche", gli hanno raccomandato: e poche sono. Tommaso Moro invita a pregare per Enrico VIII, "e dichiarò che moriva da suddito fedele al re, ma innanzitutto a Dio".
Quindici giorni prima, per le stesse ragioni, è stato decapitato il suo amico John Fisher, vescovo di Rochester, che sarà canonizzato insieme a lui da Pio XI nel 1931. Ora la Chiesa li ricorda entrambi nello stesso giorno.
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venerdì 21 giugno 2013
2413 - Commento al Vangelo del 21/6/2013
+ Dal Vangelo secondo Matteo (6,19-23)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Dopo una mattinata trascorsa fuori per diversi impegni, sono rientrato intorno alle 14,30 dopo circa un’ora di viaggio, ma lo stress del doppio viaggio e gli incontri fatti per amore di Gesù, non mi hanno assolutamente stancato, invece ascoltando il Tg ho provato un senso di accerchiamento. Non l’ho provato per me, mi sento pienamente in pace e la mia vita è nelle mani di Gesù, ho avuto questo sentore per la gente che vive nell'agitazione.
Il Tg non ha dato una sola notizia tranquillizzante, per questo penso alle persone disagiate o ammalate che seguono queste informazioni e si sentono accerchiate dalla disgrazia o disperazione.
Sono rimasto a riflettere, ma non potevo proseguire perché questa newsletter già mi aspettava e con molta sofferenza ho iniziato a scrivere. Prima e in automatico sono stati scaricati molti messaggi, questa mattina non avevo ancora acceso il computer, messaggi che condividono l’articolo inviato ieri sulla mentalità modernista dominante nella Chiesa, espressione della più eretica impostazione protestante.
Questi messaggi mi hanno dato molta consolazione, leggendoli ho trovato in tutti una Fede forte e un desiderio profondo di rimanere convinti e risoluti difensori del Vangelo storico, della sana dottrina che la Chiesa Santa ci trasmette da duemila anni e che troviamo perfettamente spiegata nel Catechismo del 1992. Se qualcuno dovesse dire una sola parola diversa ed opposta a questo Catechismo, rifiutate lui e i suoi insegnamenti. Sia Vescovo o Sacerdote.
Come abbiamo letto nell’articolo sull’omosessualità, il soprannaturale è scomparso e al centro ha messo l’uomo. Tutto così diventa lecito e il peccato non esiste più, infatti chi professa queste teorie vuole pure il matrimonio dei Consacrati e tutte le eresie dei protestanti.
Una persona con questa eretica mentalità non sopporta assolutamente uno come me e altri Sacerdoti saldi nella Fede, per questa ragione e solo per questa, gli eretici iniziano persecuzioni, diffamazioni sataniche e piene di odio, proprio per fermare chi annuncia con assoluta fedeltà il Vangelo rivelato da Gesù. Nel mio caso, oltre a questi attacchi subdoli e diabolici, ci sono stati tentativi più rancorosi ma che gli Angeli Custodi hanno bloccato.
Il mio apostolato deve necessariamente ricevere attacchi carichi di odio e diffamazioni da chi è nemico di Cristo e Lo combatte in modo subdolo. È nemico di Cristo perché rifiuta il suo Vangelo, vuole vivere come i pagani e i perversi ma restando nella Chiesa e strumentalizzando la Chiesa per i suoi scopi mondani e immorali.
Chi ha perduto la Fede, segue le eresie e per questo tradisce Gesù ogni istante della sua vita, disprezza altri che invece continuano a predicare il Vangelo storico e vivono per salvare le anime. Questa sana ansia apostolica disturba satana e i suoi seguaci, così questi seguaci oltre a seminare eresie si agitano come trottole quando sentono il fiuto del Bene a loro ripugnante e diventano persecutori spietati. Sono maestri di falsità.
Io sono consapevole di quanto ha annunciato Gesù ai suoi autentici seguaci e vivo nella gioia, niente mi abbatte, solo che provo molta sofferenza per la sorte disperata dei peccatori e di quanti mi perseguitano. Non li considero miei nemici, li amo e li benedico, sono miei benefattori perché mi impegnano a perdonare di continuo e a pregare molto in queste situazioni false e diaboliche che creano con un’arte orrenda.
Sappiamo cosa avvenne a Gesù e a tutti quelli che Lo hanno seguito nella piena fedeltà, ignorando i piaceri del mondo.
Purtroppo, ogni minima parola falsa e ogni minimo vile atto persecutorio compiuto da quanti tradiscono Gesù per ottenere potere e ricevere autorità nella sua Chiesa, saranno giudicate con infinita condanna. Per alcuni anni si divertono e fingono di atteggiarsi, ma verrà il Giudizio di Dio. Tutto sarà rivelato di coloro che stanno cercando con ogni mezzo malizioso di affondare la Chiesa, nei tempi stabiliti dalla Madonna si conosceranno ancora meglio i volti dei traditori.
Oltre cento Sacerdoti sono a conoscenza delle strategie perfide contro la Chiesa Santa di uomini travestiti e ingannatori.
Voi dovete conoscere queste cose, almeno quelle che al momento sono necessarie, per saper seguire la sana dottrina della Chiesa nei momenti di grande confusione teologica che arriveranno e per non accettare in nessun modo le eresie di chicchessia.
La differenza tra l’apostolato di chi segue Gesù e chi invece segue il potere è la visione soprannaturale. Chi cerca il potere vendendo anche la sua anima al diavolo, cerca di fare solo questo: “Accumulare tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano”. È talmente avvinto al potere e gli istinti lo dominano da seguire solo i progetti di satana. Dio non esiste più per lui, anche se pronuncia il suo Nome o si presenta come cristiano.
Diversa è la visione di chi è veramente fedele a Gesù: “Accumula tesori in Cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano”. È la visione dell’appartenenza al Cristianesimo che cambia, chi è saldo nella Fede avverte la presenza di Gesù, chi è eretico non vede più Gesù come Dio e non segue i suoi insegnamenti. Parla di Gesù ma in modo prettamente umano, svuotandolo di ogni attinenza Divina.
“Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”, se il tesoro è il sesso e il potere, gli interessi del cuore saranno quelli.
Gesù dice che questo si vede già dall’occhio, se è semplice o cattivo. Non si può catalogare la gente da quello che si interpreta, il parere è soggettivo a meno che non sia presente una buona spiritualità. Però è successo che diverse persone hanno espresso lo stesso parere guardando una persona che afferma di avere visto la Madonna: “Ha gli occhi di ghiaccio, fanno paura”. In effetti questa persona ha visto semmai il diavolo e non altro.
È vero che la persona buona manifesta sempre un occhio semplice e mite, un occhio privo di malizia. Questo indica che è una persona luminosa davanti a Gesù, infatti è l’occhio ad indicare quello che è dentro la persona.
Opposta è la situazione della persona che ha l’occhio svelto… agitato perché vuole osservare tutto per giudicare. Non voglio scrivere che è un occhio cattivo, sicuramente manifesta poca serenità interiore. Ed è così, la persona che ha l’occhio curioso e senza pace… non vive bene, è sempre inappagata e in lotta con tutti.
Voglio aiutare le persone con l’occhio cattivo, mi dispiace la loro vita tormentata. Prego sempre anche per chi non ha pace.
Però l’ultima frase di Gesù è davvero inquietante: “Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!”. Se consideriamo solo quei cristiani illusi di seguire Gesù mentre vivono nell'odio e nei giudizi, essi pensano di essere nella luce, anzi si ingannano di essere la luce… Ma se quella che considerano luce in realtà è tenebra, in essi la tenebra è la stessa loro vita…
Prego per loro, li raccomando ogni giorno a Gesù. Nessuno si consideri dannato, tutto è possibile per chi crede. Sperino sempre.
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Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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