Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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giovedì 26 marzo 2015

3344 - Messaggio di Medjugorje del 25/3/2015

Cari figli! 
Anche oggi l'Altissimo mi ha permesso di essere con voi e di guidarvi sul cammino della conversione. 
Molti cuori si sono chiusi alla grazia e non vogliono dare ascolto alla mia chiamata. 
Voi figlioli, pregate e lottate contro le tentazioni e contro tutti i piani malvagi che satana vi offre tramite il modernismo. 
Siate forti nella preghiera e con la croce tra le mani pregate perché il male non vi usi e non vinca in voi. 
Io sono con voi e prego per voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
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domenica 22 marzo 2015

3343 - Commento al Vangelo del 22/3/2015, Domenica 5^ Quaresima

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (12,20-33)
In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un Angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Una folla si era radunata attorno a Gesù per vederlo, per sentire i suoi insegnamenti e ottenere aiuti di ogni tipo. Il cristiano dovrebbe essere animato dal vivo desiderio di vedere Gesù, vederlo con gli occhi della Fede, vederlo durante la Santa Messa pensando alla Croce mistica eretta sull’altare dopo la Consacrazione.
È un brutto segnale quando durante la giornata non si pensa a Gesù, non si adora e non si cerca di vederlointeriormente.
Quando si avverte la sua presenza interiormente cambia tutto, si prova una gioia indicibile e la giornata si vive in modo virtuoso.
I cristiani che si preoccupano poco di Gesù, anche se vanno a Messa o la celebrano se Sacerdoti, in che modo potranno sperare di incontrarlo nell’aldilà? C’è un’altra vita, quella vera ed eterna, ognuno di noi vi entrerà e darà conto dell’amore avuto verso Dio. La visione eterna di Dio è la più grande gioia di un cristiano, è la sua piena realizzazione.
Il Vangelo oggi ci dice che tantissimi tributavano lodi e consensi a Gesù, erano spinti dal piacere personale di vedere la novità, infatti una minima parte di queste persone rimarrà fedele al Signore. Non si deve valutare la propria Fede nel momento del fervore, perché è quasi irreale, nel senso che è presente l’amore e la preghiera, ma non permarranno sempre con la stessa intensità.
Non tutti quelli che in Chiesa esprimono amore a Gesù, poi nella vita feriale praticano le virtù. Come si spiega questo?
Solo i cristiani autentici non sono canne al vento, non si lasciano trasportare dal fervore passeggero o da una euforia incontrollata, al contrario i cristiani maturi controllano i moti interiori e valutano come agire in ogni circostanza seguendo gli insegnamenti di Gesù.
Nel Vangelo di oggi molti chiedono di vedere Gesù, ma quale motivo li spinge? Noi da cosa siamo mossi partecipando alla Messa?
L’amore sincero è il motore che ci fa cercare Gesù, ma non è sufficiente essere cristiani per possedere un cuore buono e sincero. Anche i non credenti possono amare e fare del bene, ma non lo fanno nel Nome di Dio e rimangono sempre inclini a compiere azioni immorali, perché non seguono la morale cristiana.
Voglio farvi leggere un episodio avvenuto in un pronto soccorso degli Stati Uniti, dopo una rianimazione di un giovane che non è riuscita e il dottore è rimasto avvilito, tanto che è uscito fuori e in ginocchio è rimasto impietrito. Questo medico ha mostrato di avere un cuore, di essere una persona buona ma non si sa nulla di lui, comunque potrebbe anche non essere un praticante.
È sorprendente conoscere la “disperazione” di un medico quando vede morire il paziente che aveva in cura. Leggiamo questo pezzo:
«Un “clic” straziante che racconta tutto. Ma non ha un nome, questo medico della California che vediamo in una foto che sta commuovendo il mondo. Di lui sappiamo solo che è un dottore Er, uno delle “emergency room”. La trincea del pronto soccorso, insomma. Dove vedi la gente che arriva con la vita appesa a un filo e tu fai di tutto per salvarla. Talvolta ci riesci e talvolta no. Appunto. Questo medico stavolta non è riuscito a salvare la vita del diciannovenne portato di corsa nella emergency room. Immaginiamo il ragazzo sul lettino, il dottore che le prova tutte per permettere a quel cuore di continuare a battere. Massaggi cardiaci. Defibrillatore. Le urla nella sala operatoria. Niente. Stavolta non è un film. Qui non c’è un lieto fine. La vita svanisce tra le mani del medico. Un esile respiro che se ne va verso il nulla. L’uomo in camice bianco esce dall’astanteria. Raggiunge il piazzale. S’accascia al buio, reggendosi con la mano a una specie di parapetto. Un collega lo ritrae in questo istante esatto. L’immagine di una sconfitta. Uno scatto con il telefonino. Gli chiede il permesso di pubblicare la foto su reddit. In pochi istanti fa il giro del mondo. Il finale non cambia. L’happy end, certo, non compare. Anche se chiunque sembra ritrovarsi nel dolore di quel medico che non è riuscito a fermare quel respiro volato via».
Questi sono i medici che vogliamo, di cui l’umanità ha bisogno, non di persone con un pezzo di carta e alcuni corsi, ma privi di vero amore verso l’ammalato, senza gioia nel cuore, incapaci di trasmettere speranza ai pazienti, incapaci di comunicare forza e coraggio per lottare senza disperarsi.
Sono medici diversi quelli che pregano e vanno a Messa, essi trasmettono la loro Fede, infondono speranza e forza nella preghiera.
I medici cristiani cercano Gesù nella preghiera e trasmettono agli ammalati il desiderio di Gesù e della preghiera. Rimane difficile trovare medici non credenti con queste caratteristiche. Preghiamo sempre per tutti i medici, da un loro parere può dipendere una vita umana.
È indispensabile per l’essere umano vivere in comunione con Gesù, mancando questa unione si ritrova senza quelle importanti attitudini che rendono l’uomo più completo. Lo perfezionano e gli permettono di elevarsi dalla condizione istintiva, perché la Grazia di Dio innalza la natura umana.
Di tutte le persone presenti ad ascoltare Gesù, poche mettono in pratica le sue parole e acquisiscono un grande controllo della volontà.
Non è sufficiente, allora, recitare delle preghiere e andare a Messa la domenica, i cristiani che vogliono davvero elevarsi da una condizione di vita superficiale e disordinata, devono credere fermamente che Gesù è Dio e non basta solo pensarlo. Bisogna vivere mettendo in pratica questa Verità. Altrimenti succede come ai presenti del Vangelo di oggi.
Ascoltano la voce che risuona dall’alto: L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!”, ma non capiscono la provenienza. Non accolgono l’invito di quella voce, come i cristiani di oggi che ascoltano omelie e pregano, ma senza cambiare vita e rimangono sempre distanti da Dio e dalle sue Grazie.
  
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3342 - Udienza Papa Francesco 18/3/2015

La Famiglia - 8. I Bambini (I)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Dopo aver passato in rassegna le diverse figure della vita familiare – madre, padre, figli, fratelli, nonni –, vorrei concludere questo primo gruppo di catechesi sulla famiglia parlando dei bambini. Lo farò in due momenti: oggi mi soffermerò sul grande dono che sono i bambini per l’umanità – è vero sono un grande dono per l’umanità, ma sono anche i grandi esclusi perché neppure li lasciano nascere – e prossimamente mi soffermerò su alcune ferite che purtroppo fanno male all’infanzia. Mi vengono in mente i tanti bambini che ho incontrato durante il mio ultimo viaggio in Asia: pieni di vita, di entusiasmo, e, d’altra parte, vedo che nel mondo molti di loro vivono in condizioni non degne… In effetti, da come sono trattati i bambini si può giudicare la società, ma non solo moralmente, anche sociologicamente, se è una società libera o una società schiava di interessi internazionali.
Per prima cosa i bambini ci ricordano che tutti, nei primi anni della vita, siamo stati totalmente dipendenti dalle cure e dalla benevolenza degli altri. E il Figlio di Dio non si è risparmiato questo passaggio. E’ il mistero che contempliamo ogni anno, a Natale. Il Presepe è l’icona che ci comunica questa realtà nel modo più semplice e diretto. Ma è curioso: Dio non ha difficoltà a farsi capire dai bambini, e i bambini non hanno problemi a capire Dio. Non per caso nel Vangelo ci sono alcune parole molto belle e forti di Gesù sui “piccoli”. Questo termine “piccoli” indica tutte le persone che dipendono dall’aiuto degli altri, e in particolare i bambini. Ad esempio Gesù dice: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25). E ancora: «Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18,10).
Dunque, i bambini sono in sé stessi una ricchezza per l’umanità e anche per la Chiesa, perché ci richiamano costantemente alla condizione necessaria per entrare nel Regno di Dio: quella di non considerarci autosufficienti, ma bisognosi di aiuto, di amore, di perdono. E tutti, siamo bisognosi di aiuto, d’amore e di perdono!
I bambini ci ricordano un’altra cosa bella; ci ricordano che siamo sempre figli: anche se uno diventa adulto, o anziano, anche se diventa genitore, se occupa un posto di responsabilità, al di sotto di tutto questo rimane l’identità di figlio. Tutti siamo figli.  E questo ci riporta sempre al fatto che la vita non ce la siamo data noi ma l’abbiamo ricevuta. Il grande dono della vita è il primo regalo che abbiamo ricevuto. A volte rischiamo di vivere dimenticandoci di questo, come se fossimo noi i padroni della nostra esistenza, e invece siamo radicalmente dipendenti. In realtà, è motivo di grande gioia sentire che in ogni età della vita, in ogni situazione, in ogni condizione sociale, siamo e rimaniamo figli. Questo è il principale messaggio che i bambini ci danno, con la loro stessa presenza: soltanto con la presenza ci ricordano che tutti noi ed ognuno di noi siamo figli.
Ma ci sono tanti doni, tante ricchezze che i bambini portano all’umanità. Ne ricordo solo alcuni.
Portano il loro modo di vedere la realtà, con uno sguardo fiducioso e puro. Il bambino ha una spontanea fiducia nel papà e nella mamma; ha una spontanea fiducia in Dio, in Gesù, nella Madonna. Nello stesso tempo, il suo sguardo interiore è puro, non ancora inquinato dalla malizia, dalle doppiezze, dalle “incrostazioni” della vita che induriscono il cuore. Sappiamo che anche i bambini hanno il peccato originale, che hanno i loro egoismi, ma conservano una purezza, e una semplicità interiore. Ma i bambini non sono diplomatici: dicono quello che sentono, dicono quello che vedono, direttamente. E tante volte mettono in difficoltà i genitori, dicendo davanti alle altre persone: “Questo non mi piace perché è brutto”. Ma i bambini dicono quello che vedono, non sono persone doppie, non hanno ancora imparato quella scienza della doppiezza che noi adulti purtroppo abbiamo imparato.
I bambini inoltre - nella loro semplicità interiore - portano con sé la capacità di ricevere e dare tenerezza. Tenerezza è avere un cuore “di carne” e non “di pietra”, come dice la Bibbia (cfr Ez 36,26). La tenerezza è anche poesia: è “sentire” le cose e gli avvenimenti, non trattarli come meri oggetti, solo per usarli, perché servono…
I bambini hanno la capacità di sorridere e di piangere. Alcuni, quando li prendo per abbracciarli, sorridono; altri mi vedono vestito di bianco e credono che io sia il medico e che vengo a fargli il vaccino, e piangono … ma spontaneamente! I bambini sono così: sorridono e piangono, due cose che in noi grandi spesso “si bloccano”, non siamo più capaci… Tante volte il nostro sorriso diventa un sorriso di cartone, una cosa senza vita, un sorriso che non è vivace, anche un sorriso artificiale, di pagliaccio. I bambini sorridono spontaneamente e piangono spontaneamente.  Dipende sempre dal cuore, e spesso il nostro cuore si blocca e perde questa capacità di sorridere, di piangere. E allora i bambini possono insegnarci di nuovo a sorridere e a piangere. Ma, noi stessi,  dobbiamo domandarci: io sorrido spontaneamente, con freschezza, con amore o il mio sorriso è artificiale? Io ancora piango oppure ho perso la capacità di piangere? Due domande molto umane che ci insegnano i bambini.
Per tutti questi motivi Gesù invita i suoi discepoli a “diventare come i bambini”, perché “a chi è come loro appartiene il Regno di Dio” (cfr Mt 18,3; Mc 10,14).
Cari fratelli e sorelle, i bambini portano vita, allegria, speranza, anche guai. Ma, la vita è così. Certamente portano anche preoccupazioni e a volte tanti problemi; ma è meglio una società con queste preoccupazioni e questi problemi, che una società triste e grigia perché è rimasta senza bambini! E quando vediamo che il livello di nascita di una società arriva appena all'uno percento, possiamo dire che questa società è triste, è grigia perché è rimasta senza bambini.
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giovedì 19 marzo 2015

3341 - Messaggio di Medjugorje a Mirjana del 18/3/2015

Cari figli, 
con il cuore pieno vi prego, vi prego figli, purificate il vostro cuore dal peccato e orientateli a Dio e alla vita eterna. 
Vi prego siate svegli e aperti per la verità. 
Non permettete che le cose di questa terra vi allontanino dalla felicità in unione con mio Figlio. 
Io vi guido sulla via della vera sapienza perché solo attraverso la sapienza vera potrete conoscere la vera pace e il vero bene. 
Non perdete tempo cercando dal Padre Celeste i segni, perché il segno più grande ve lo ha già dato: mio Figlio. 
Perciò, figli miei, pregate affinché lo Spirito Santo vi possa condurre alla verità e attraverso la conoscenza della verità diventiate una cosa sola con il Padre Celeste e con mio Figlio. 
Questa è la conoscenza che dà la felicità su questa terra e apre la porta alla vita eterna e all'amore sconfinato.
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domenica 15 marzo 2015

3340 - Commento al Vangelo del 15/3/2015, Domenica 4^ Quaresima

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (3,14-21)
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’Uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui. Chi crede in Lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel Nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la Luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la Luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Della visita che fa Nicodemo a Gesù di notte per non essere visto non ci rimane un bel ricordo, anche se apprezziamo Nicodemo.
Secondo lui ne aveva motivi per non essere escluso dal sinedrio, il supremo organo di autogoverno degli ebrei di allora, dove già prevaleva il rifiuto di Gesù (infatti poi decise di ucciderlo). Nicodemo era un suo componente e l’esclusione non avrebbe neanche giovato a Gesù ma il Signore non andava certo dietro a questi calcoli politici.
Già l’incontro di notte non rallegrò Gesù ma lo accettò perché Nicodemo aveva buona volontà di convertirsi a Lui.
La riflessione principale che passo a spiegarvi è che oggi di Nicodemo nella Chiesa ce ne sono molti, quelli che mostrano un atteggiamento ambiguo, mantenendosi di nascosto amici di Gesù per timore del giudizio altrui.
Nicodemo andò di notte per questo, per non essere tacciato di parteggiare per Gesù, lo stesso fanno molti cristiani che vanno a Messa quasi di nascosto, senza farlo sapere agli amici atei o anticlericali, e non mostrano mai il distintivo meraviglioso dell’appartenenza a Dio.
Non parlano mai chiaramente della loro Fede e non invitano gli atei alla preghiera, non si mostrano autentici seguaci di Gesù.
È una Fede velata, una pratica religiosa segreta, come se si stesse compiendo un reato, invece molti atei ammirano di più quei cristiani che gridano la loro appartenenza a Gesù e dicono di pregare e di osservare il Vangelo. La coerenza fa parte della dignità della persona, non si può mai stare con un piede in due staffe perché si finisce col restare scalzo.
Quanti seguono l’agire di Nicodemo e non vogliono svelare la loro appartenenza a Dio, mostrano paura del giudizio altrui, scendono a compromessi con il mondo pagano e ritengono più vantaggioso restare amici con i loro conoscenti. Così perdono l’amicizia di Gesù! Di conseguenza neanche il Signore li potrà considerare suoi seguaci e le loro preghiere resteranno parole al vento.
Non è sufficiente credere nel proprio cuore e andare a Messa quasi di notte, nascosti o in parrocchie fuori zona. Perché? È corretto vergognarsi di Gesù? Lui ha detto una parola inequivocabile: Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'Uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli Angeli Santi» (Mc 8,38).
Oggi sono moltissime le pressioni che arrivano da tante parti per non credere in Gesù, non andare a Messa e non pregare.
Le pressioni esplicite sono di minore intensità, sono violenti quelle pressioni che insinuano, che alludono, che il ultima analisi criminalizzano i cristiani. Qui bisogna sempre fare una scelta e decidersi se rimanere ad ascoltare palloni gonfiati di boria stupidità, oppure mostrare la propria Fede e pretendere grande rispetto.
Gesù vede tutto e non si può ingannare, non si può cercarlo solo di notte per non essere visti e tacere la propria Fede agli atei.
Necessita un po’ di coraggio ma chi non lo ha già mostra di non avere la virtù della fortezza.
Allora umilmente si chiede a Gesù, ci si rivolge a Lui con aperta confidenza: “Gesù mio, io sono debole e temo il giudizio dei miei amici o colleghi. Dammi il tuo coraggio per affrontarli a testa alta e con serenità esporre la mia Fede in Te, che sei il mio Dio, il mio Tutto. Senza Te la mia vita non ha senso, non voglio mai dispiacerti e voglio manifestare a tutti che sei Tu il mio Signore e non gli idoli dei miei amici”.
Parlate così e con altre parole simili a Gesù, sarà felice di ascoltarvi, di donarvi il coraggio che vi manca, di sostenervi sempre.
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3339 - Udienza Papa Francesco 11/3/2015

La Famiglia - 7. I Nonni (II)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
Nella catechesi di oggi proseguiamo la riflessione sui nonni, considerando il valore e l’importanza del loro ruolo nella famiglia. Lo faccio immedesimandomi in queste persone, perché anch’io appartengo a questa fascia di età.
Quando sono stato nelle Filippine, il popolo filippino mi salutava dicendo:  “Lolo Kiko” – cioè nonno Francesco - “Lolo Kiko”, dicevano! Una prima cosa è importante sottolineare: è vero che la società tende a scartarci, ma di certo non il Signore. Il Signore non ci scarta mai. Lui ci chiama a seguirlo in ogni età della vita, e anche l’anzianità contiene una grazia e una missione, una vera vocazione del Signore. L’anzianità è una vocazione. Non è ancora il momento di “tirare i remi in barca”. Questo periodo della vita è diverso dai precedenti, non c’è dubbio; dobbiamo anche un po’ “inventarcelo”, perché le nostre società non sono pronte, spiritualmente e moralmente, a dare ad esso, a questo momento della vita, il suo pieno valore. Una volta, in effetti, non era così normale avere tempo a disposizione; oggi lo è molto di più. E anche la spiritualità cristiana è stata colta un po’ di sorpresa, e si tratta di delineare una spiritualità delle persone anziane. Ma grazie a Dio non mancano le testimonianze di santi e sante anziani!
Sono stato molto colpito dalla “Giornata per gli anziani” che abbiamo fatto qui in Piazza San Pietro lo scorso anno, la piazza era piena. Ho ascoltato storie di anziani che si spendono per gli altri, e anche storie di coppie di sposi, che dicevano: “Facciamo il 50.mo di matrimonio, facciamo il 60.mo di matrimonio”. È importante farlo vedere ai giovani che si stancano presto; è importante la testimonianza degli anziani nella fedeltà. E in questa piazza erano tanti quel giorno. E’ una riflessione da continuare, in ambito sia ecclesiale che civile. Il Vangelo ci viene incontro con un’immagine molto bella commovente e incoraggiante. E’ l’immagine di Simeone e di Anna, dei quali ci parla il vangelo dell’infanzia di Gesù composto da san Luca. Erano certamente anziani, il “vecchio” Simeone e la “profetessa” Anna che aveva 84 anni. Non nascondeva l’età questa donna. Il Vangelo dice che aspettavano la venuta di Dio ogni giorno, con grande fedeltà, da lunghi anni. Volevano proprio vederlo quel giorno, coglierne i segni, intuirne l’inizio. Forse erano anche un po’ rassegnati, ormai, a morire prima: quella lunga attesa continuava però a occupare tutta la loro vita, non avevano impegni più importanti di questo: aspettare il Signore e pregare. Ebbene, quando Maria e Giuseppe giunsero al tempio per adempiere le disposizioni della Legge, Simeone e Anna si mossero di slancio, animati dallo Spirito Santo (cfr Lc 2,27). Il peso dell’età e dell’attesa sparì in un momento. Essi riconobbero il Bambino, e scoprirono una nuova forza, per un nuovo compito: rendere grazie e rendere testimonianza per questo Segno di Dio. Simeone improvvisò un bellissimo inno di giubilo (cfr Lc 2,29-32) – è stato un poeta in quel momento - e Anna divenne la prima predicatrice di Gesù: «parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme» (Lc 2,38).
Cari nonni, cari anziani, mettiamoci nella scia di questi vecchi straordinari! Diventiamo anche noi un po’ poeti della preghiera: prendiamo gusto a cercare parole nostre, riappropriamoci di quelle che ci insegna la Parola di Dio. E’ un grande dono per la Chiesa, la preghiera dei nonni e degli anziani! La preghiera degli anziani e dei nonni è un dono per la Chiesa, è una ricchezza! Una grande iniezione di saggezza anche per l’intera società umana: soprattutto per quella che è troppo indaffarata, troppo presa, troppo distratta. Qualcuno deve pur cantare, anche per loro, cantare i segni di Dio, proclamare i segni di Dio, pregare per loro! Guardiamo a Benedetto XVI, che ha scelto di passare nella preghiera e nell'ascolto di Dio l’ultimo tratto della sua vita! E’ bello questo! Un grande credente del secolo scorso, di tradizione ortodossa, Olivier Clément, diceva: “Una civiltà dove non si prega più è una civiltà dove la vecchiaia non ha più senso. E questo è terrificante, noi abbiamo bisogno prima di tutto di anziani che pregano, perché la vecchiaia ci è data per questo”. Abbiamo bisogno di anziani che preghino perché la vecchiaia ci è data proprio per questo. E’ una cosa bella la preghiera degli anziani.
Noi possiamo ringraziare il Signore per i benefici ricevuti, e riempire il vuoto dell’ingratitudine che lo circonda. Possiamo intercedere per le attese delle nuove generazioni e dare dignità alla memoria e ai sacrifici di quelle passate. Noi possiamo ricordare ai giovani ambiziosi che una vita senza amore è una vita arida. Possiamo dire ai giovani paurosi che l’angoscia del futuro può essere vinta. Possiamo insegnare ai giovani troppo innamorati di sé stessi che c’è più gioia nel dare che nel ricevere. I nonni e le nonne formano la “corale” permanente di un grande santuario spirituale, dove la preghiera di supplica e il canto di lode sostengono la comunità che lavora e lotta nel campo della vita.
La preghiera, infine, purifica incessantemente il cuore. La lode e la supplica a Dio prevengono l’indurimento del cuore nel risentimento e nell'egoismo. Com’è brutto il cinismo di un anziano che ha perso il senso della sua testimonianza, disprezza i giovani e non comunica una sapienza di vita! Invece com'è bello l’incoraggiamento che l’anziano riesce a trasmettere al giovane in cerca del senso della fede e della vita! E’ veramente la missione dei nonni, la vocazione degli anziani. Le parole dei nonni hanno qualcosa di speciale, per i giovani. E loro lo sanno. Le parole che la mia nonna mi consegnò per iscritto il giorno della mia ordinazione sacerdotale, le porto ancora con me, sempre nel breviario e le leggo spesso e mi fa bene.
Come vorrei una Chiesa che sfida la cultura dello scarto con la gioia traboccante di un nuovo abbraccio tra i giovani e gli anziani! E questo è quello che oggi chiedo al Signore, questo abbraccio!
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3338 - Udienza Papa Francesco 4/3/2015

La Famiglia - 6. I Nonni (I)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
La catechesi di oggi e quella di mercoledì prossimo sono dedicate agli anziani, che, nell'ambito della famiglia, sono i nonni, gli zii. Oggi riflettiamo sulla problematica condizione attuale degli anziani, e la prossima volta, cioè il prossimo mercoledì, più in positivo, sulla vocazione contenuta in questa età della vita.
Grazie ai progressi della medicina la vita si è allungata: ma la società non si è “allargata” alla vita! Il numero degli anziani si è moltiplicato, ma le nostre società non si sono organizzate abbastanza per fare posto a loro, con giusto rispetto e concreta considerazione per la loro fragilità e la loro dignità. Finché siamo giovani, siamo indotti a ignorare la vecchiaia, come se fosse una malattia da tenere lontana; quando poi diventiamo anziani, specialmente se siamo poveri, se siamo malati soli, sperimentiamo le lacune di una società programmata sull’efficienza, che conseguentemente ignora gli anziani. E gli anziani sono una ricchezza, non si possono ignorare.
Benedetto XVI, visitando una casa per anziani, usò parole chiare e profetiche, diceva così: «La qualità di una società, vorrei dire di una civiltà, si giudica anche da come gli anziani sono trattati e dal posto loro riservato nel vivere comune» (12 novembre 2012). E’ vero, l’attenzione agli anziani fa la differenza di una civiltà. In una civiltà c’è attenzione all'anziano? C’è posto per l’anziano? Questa civiltà andrà avanti se saprà rispettare la saggezza, la sapienza degli anziani. In una civiltà in cui non c’è posto per gli anziani o sono scartati perché creano problemi, questa società porta con sé il virus della morte.
In Occidente, gli studiosi presentano il secolo attuale come il secolo dell’invecchiamento: i figli diminuiscono, i vecchi aumentano. Questo sbilanciamento ci interpella, anzi, è una grande sfida per la società contemporanea. Eppure una cultura del profitto insiste nel far apparire i vecchi come un peso, una “zavorra”. Non solo non producono, pensa questa cultura, ma sono un onere: insomma, qual è il risultato di pensare così? Vanno scartati. E’ brutto vedere gli anziani scartati, è una cosa brutta, è peccato! Non si osa dirlo apertamente, ma lo si fa! C’è qualcosa di vile in questa assuefazione alla cultura dello scarto. Ma noi siamo abituati a scartare gente. Vogliamo rimuovere la nostra accresciuta paura della debolezza e della vulnerabilità; ma così facendo aumentiamo negli anziani l’angoscia di essere mal sopportati e abbandonati.
Già nel mio ministero a Buenos Aires ho toccato con mano questa realtà con i suoi problemi: «Gli anziani sono abbandonati, e non solo nella precarietà materiale. Sono abbandonati nella egoistica incapacità di accettare i loro limiti che riflettono i nostri limiti, nelle numerose difficoltà che oggi debbono superare per sopravvivere in una civiltà che non permette loro di partecipare, di dire la propria, né di essere referenti secondo il modello consumistico del “soltanto i giovani possono essere utili e possono godere”. Questi anziani dovrebbero invece essere, per tutta la società, la riserva sapienziale del nostro popolo. Gli anziani sono la riserva sapienziale del nostro popolo! Con quanta facilità si mette a dormire la coscienza quando non c’è amore!» (Solo l’amore ci può salvare, Città del Vaticano 2013, p. 83). E così succede. Io ricordo, quando visitavo le case di riposo, parlavo con ognuno e tante volte ho sentito questo: “Come sta lei? E i suoi figli? - Bene, bene - Quanti ne ha? – Tanti. - E vengono a visitarla? - Sì, sì, sempre, sì, vengono. – Quando sono venuti l’ultima volta?”. Ricordo un’anziana che mi diceva: “Mah, per Natale”. Eravamo in agosto! Otto mesi senza essere visitati dai figli, otto mesi abbandonata! Questo si chiama peccato mortale, capito? Una volta da bambino, la nonna ci raccontava una storia di un nonno anziano che nel mangiare si sporcava perché non poteva portare bene il cucchiaio con la minestra alla bocca. E il figlio, ossia il papà della famiglia, aveva deciso di spostarlo dalla tavola comune e ha fatto un tavolino in cucina, dove non si vedeva, perché mangiasse da solo. E così non avrebbe fatto una brutta figura quando venivano gli amici a pranzo o a cena. Pochi giorni dopo, arrivò a casa e trovò il suo figlio più piccolo che giocava con il legno e il martello e i chiodi, faceva qualcosa lì, disse: “Ma cosa fai? – Faccio un tavolo, papà. – Un tavolo, perché? – Per averlo quando tu diventi anziano, così tu puoi mangiare lì”. I bambini hanno più coscienza di noi!
Nella tradizione della Chiesa vi è un bagaglio di sapienza che ha sempre sostenuto una cultura di vicinanza agli anziani, una disposizione all'accompagnamento affettuoso e solidale in questa parte finale della vita. Tale tradizione è radicata nella Sacra Scrittura, come attestano ad esempio queste espressioni del Libro del Siracide: «Non trascurare i discorsi dei vecchi, perché anch’essi hanno imparato dai loro padri; da loro imparerai il discernimento e come rispondere nel momento del bisogno» (Sir 8,9).
La Chiesa non può e non vuole conformarsi ad una mentalità di insofferenza, e tanto meno di indifferenza e di disprezzo, nei confronti della vecchiaia. Dobbiamo risvegliare il senso collettivo di gratitudine, di apprezzamento, di ospitalità, che facciano sentire l’anziano parte viva della sua comunità.
Gli anziani sono uomini e donne, padri e madri che sono stati prima di noi sulla nostra stessa strada, nella nostra stessa casa, nella nostra quotidiana battaglia per una vita degna. Sono uomini e donne dai quali abbiamo ricevuto molto. L’anziano non è un alieno. L’anziano siamo noi: fra poco, fra molto, inevitabilmente comunque, anche se non ci pensiamo. E se noi non impariamo a trattare bene gli anziani, così tratteranno a noi.
Fragili siamo un po’ tutti, i vecchi. Alcuni, però, sono particolarmente deboli, molti sono soli, e segnati dalla malattia. Alcuni dipendono da cure indispensabili e dall’attenzione degli altri. Faremo per questo un passo indietro?, li abbandoneremo al loro destino? Una società senza prossimità, dove la gratuità e l’affetto senza contropartita – anche fra estranei – vanno scomparendo, è una società perversa. La Chiesa, fedele alla Parola di Dio, non può tollerare queste degenerazioni. Una comunità cristiana in cui prossimità e gratuità non fossero più considerate indispensabili, perderebbe con esse la sua anima. Dove non c’è onore per gli anziani, non c’è futuro per i giovani.
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lunedì 9 marzo 2015

3337 - Commento al Vangelo del 8/3/2015, Domenica 3^ Quaresima

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-25)
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell'uomo. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
È un episodio forte e che manifesta il coraggio di Gesù, la sua ardente sete di onorare il Padre ma anche l’amarezza nel vedere la condizione del tempio, ridotto a un luogo di mercato. Come il tempio duemila anni fa, oggi anche la nostra amata Chiesa corre il tremendo pericolo di non essere più identificata come la Casa del Padre ma come la casa del mercato, dove si vive senza morale e si punta alla carriera trascurando i Comandamenti di Dio.
Nella Chiesa possiamo essere fratelli o rivali, non lo vogliamo noi ma quanti hanno perduto la Fede e vivono nell'orgoglio.
Gesù si era recato al tempio e conosceva la condizione mercantile di molti ebrei che si recavano al tempio, interessati più alla vendita degli animali e di altri oggetti che a pregare Dio. Forse se non avesse visto quanto avvenuto mentre entrava nel tempio, Gesù avrebbe agito diversamente, perché questa reazione Lo espose subito all’odio degli scribi, dei sacerdoti, dei farisei. La prudenza Lo teneva ancora fermo e non dava occasione ai nemici di osteggiarlo.
Quando si accorse che alcuni venditori di animali beffeggiavano alcuni anziani poveri ma desiderosi di offrire un agnello a Dio, Gesù mise da parte quella prudenza che Lo faceva attendere ed agì con pieno sdegno, cominciò a rovesciare tavoli e a scacciare tutti i mercanti perché era troppa l’immoralità che Dio aveva sopportato nella sua Casa.
Gesù avrebbe pensato anche ai mercanti e ai cambia valuta in un secondo momento, nel tempo opportuno, qui ci mostra che le colpe degli uomini possono fare anticipare la giustizia di Dio. Un Dio pieno di bontà e misericordioso attende la conversione dei suoi figli, ma quando si accorge che la loro condizione spirituale è peggiorata e non c’è più possibilità di ritornare a Lui,“allora fa una frusta di cordicelle e scaccia tutti fuori”.
In questo periodo storico il peccato sociale è arrivato veramente a sfiorare l’infinito… Sono incommensurabili le offese a Dio e nonostante tutta l’immoralità diffusa in ogni dove, ha dato a tutti la possibilità di pentirsi con le apparizioni della Madonna. Intendo quelle autentiche, perché il 90% di quelle che si conoscono nel mondo sono false. Ho già spiegato i criteri per capire l’attendibilità, uno è la docilità del veggente, il quale non cerca di imporre il fenomeno che vive, anzi, se è davvero autentico non ne parla affatto.
Natuzza Evolo non cercava assolutamente popolarità, erano i giornalisti a cercarla e lei rispondeva con somma umiltà e bontà.
Le offese a Dio ogni giorno si moltiplicano, noi siamo chiamati a riparare con la nostra vita virtuosa, perché la nostra missione di cristiani autentici è di aiutare Gesù e la Madonna a salvare peccatori con la preghiera forte e costante. Anche quelli che non conosciamo e abitano in altri Continenti.
Dobbiamo pregare di più e bene, dobbiamo fare mortificazioni e ogni giorno si presentano centinaia di occasioni per usare pazienza, evitare giudizi, amare, perdonare, aiutare i vicini e quanti non conosciamo, sostenere i poveri, essere sempre gentili e sorridenti, non dire bugie, rispettare tutti, compiere bene il proprio lavoro, non provare invidia, bloccare l’orgoglio e la superbia.
Una vita mortificata è indispensabile per seguire veramente Gesù, in caso contrario non ci ascolta perché non osserviamo il Vangelo.
Procedendo in questo cammino con la pratica della mortificazione giornaliera, riusciremo con facilità a considerare la Chiesa come la Casa di Dio, dove Lui dimora in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Molti Consacrati e credenti non provano alcuna attrazione di santità della Chiesa, non lo considerano un luogo sacro dove c’è il Santissimo, e si comportano come in un luogo ricreativo.
Prima della Santa Messa, alle volte anche durante e poi alla fine, quante voci si sentono in Chiesa, la gente parla e scherza, risponde al cellulare, non ha alcuna riverenza verso Gesù Eucaristia, entra ed esce come se si trovasse in un locale pubblico. Queste persone continuando così non cresceranno mai nella Fede, il loro è solo un sentimentalismo effimero e le loro preghiere sono recitate senza amore. Non valgono nulla!
Gesù anche verso queste persone utilizza la frusta dell’allontanamento dalla Casa di Dio, perché la loro presenza è una dissacrazione.
Non si deve pensare che Gesù è contento di tutti quelli che vanno a Messa, Lui che conosce perfettamente i cuori e ogni fibra di ognuno, valuta infallibilmente l’intenzione con cui i credenti vanno in Chiesa e per giustizia non può donare nulla a quanti nulla donano a Lui.
Se non osservano la sua Parola e seguono solo i loro capricci, cosa possono pretendere da Gesù? Se non si rinnegano e vivono nei peccati?
Riflettendo serenamente sulla condizione della nostra amata Chiesa, vengono in mente tanti degli incalcolabili scandali e da molti non viene più considerata come la Casa di Dio. Cosa possiamo fare noi per aiutare le persone che conosciamo a ritornare a Messa? Innanzitutto và spiegato che la Chiesa è istituzione Divina perché fondata da Gesù ed è sempre Santa. Sono gli uomini a sbagliare.
Parlate della Messa a tutti, spiegate che gli uomini possono sbagliare ma Dio è infallibile, dona Grazie a chi Lo cerca con amore.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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martedì 3 marzo 2015

3336 - Commento al Vangelo del 2/3/2015

+ Dal Vangelo secondo Luca (6,36-38)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Prima di commentare la Parola di oggi, vi presento questa testimonianza che sicuramente vi spingerà a pregare con maggiore fiducia:
«Carissimo Padre Giulio, innanzitutto vorrei felicitarmi con lei per la sua riabilitazione ufficiale ed in questo mi unisco alla sua gioia e la sento mia. Ormai sono circa 5 anni che sono iscritto all'Associazione ed i suoi commenti del Vangelo sono pane quotidiano senza i quali mi sentirei perso. Le dico che da circa 7 anni, ogni anno a gennaio, vado a Medjugorje.
Posso affermarle con certezza che la ricarica di quel posto santo ed i suoi santi commenti del Vangelo hanno completamente cambiato la mia vita. È stato un percorso lento e graduale che continua ogni giorno ma voglio che lei sappia che ho visto profondi cambiamenti in me, maggiore devozione, quasi totale annullamento dei vizi che ritenevo più pesanti ma, soprattutto, presenza costante del Signore nel mio cuore e totale abbandono a Lui (desiderio dal più profondo del mio cuore essere suo servo). Sono sposato ed ho una bimba di quasi un anno.
Vorrei raccontarle un episodio che le possa far capire il mio cambiamento e abbandono a Gesù e alla Mamma. Circa 8 anni fa ho regalato alla mia ragazza (attuale moglie) un anello di fidanzamento che lei porta insieme alla fede nuziale. L'altro giorno stava pulendo il bagno e quando ci siamo seduti a tavola per pranzo si è accorta di non averla più. Non le dico l'avvilimento di mia moglie che è attaccatissima a quell'anello per quello che rappresenta.
L'abbiamo cercato dappertutto, sono anche stato 20 minuti con mia figlia in braccio a fissare il pavimento del bagno cercando e guardando in ogni piccolo nascondiglio... Nulla. Mentre mia moglie continuava a cercare mi sono seduto sul tappeto del salotto...
“Nel nome del Padre, del Figlio, della Spirito Santo Amen. Angelo di Dio che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla Pietà Celeste, Amen. Angelo mio a cui sempre mi affido e del quale vorrei tanto sapere il nome perchè sempre mi assisti e mi proteggi, io sono sicuro che l'anello non lo trovo ma tu sai dov'è. Fammi questo piacere e riportalo a me cosicchè io lo possa ridare a mia moglie. Grazie mio dolce Angelo”.
Mi sono alzato, sono andato in bagno, vedo mia moglie che guarda sul lavandino. Dietro di lei, a terra sul tappeto... l'anello. Lo raccolgo, lei si gira, lo guardiamo con gioia e glielo restituisco. Le spiego tutto, recitiamo tutti e tre (compresa mia figlia che non parla ma era in braccio a me) la preghiera di ringraziamento all'Angelo Custode, un Padre, Ave e Gloria e senza più parlarne contempliamo in silenzio l'accaduto.
Questa, caro Padre, è solo una delle cose che mi succedono da quando ho iniziato questo cammino di fiducia nella Trinità, nella Mamma Celeste ed in tutte le Creature del Cielo. Scusi se sono stato lungo ma volevo farla partecipe della mia gioia e farle capire quanto sono quindi partecipe alla sua riabilitazione.
Personalmente la considero per prima cosa un mio fratello amatissimo, poi un padre straordinario e per ultimo ma non ultimo una esperta guida spirituale verso il Cielo... Insomma un dono preziosissimo. La saluto e la bacio con tutto il mio cuore. Maurizio Ciocca. Sia lodato Gesù Cristo».
Questa testimonianza è carica di Fede ed esprime la felicità che dovrebbe portare ogni cristiano, però rispetto a molti cristiani Maurizio ha scoperto veramente la perla che è Gesù, ha trovato il tesoro che è la Madonna, per questo la sua testimonianza è autentica, molto bella. Egli ha agito con una Fede notevole perché ha preso alcuni anni fa la decisione di mettere Gesù al centro della sua vita.   
La sua preghiera piena di fiducia e umile è la conseguenza della sua Fede, ma la Fede è stata curata! Ha lavorato sulle virtù e sui vizi.
La preghiera fatta da Maurizio per l’anello che non trovavano, si può rivolgere per tutto ciò che riguarda la vostra vita, a cominciare dalle cose più piccole considerate insignificanti. Alle volte si compiono grandi sbagli nella vita dopo avere fatto una scelta apparentemente banale o avere dato poca importanza ad una certa situazione quasi insignificante! 
Riflettete bene su questo.
Ci sono nella giornata forse cento situazioni diverse che bisogna affrontare: le faccende di casa; viaggiare; l’incontro con persone buone o cattive; lo svolgimento del lavoro; le decisioni da prendere che sono continue e spesso invece di decidere ci si lascia condurre dagli eventi; le scelte che stabiliscono gli impegni della giornata; il tempo da dedicare alla preghiera; le relazioni interpersonali.
Sono innumerevoli ogni giorno le preoccupazioni e se non si vivono insieme a Gesù si finisce per sbagliare e deprimersi, esaurirsi.
Le relazioni interpersonali sono parte integrante della vita quotidiana. Sono di diverso tipo, più o meno profonde, in base alla situazione. Queste relazioni interpersonali si trovano in ambito familiare nel rapporto tra familiari e in quello lavorativo. Questa forma di relazione indica quel legame che si crea tra due o più persone i cui pensieri, sentimenti e azioni si influenzano vicendevolmente.
Gesù oggi ci spiega i modi per evitare di distruggere le relazioni interpersonali, presentandoci quei comportamenti che danno ad una persona l’adesione al Vangelo. Le parole del Signore sono molto chiare sul comportamento che dobbiamo tenere in ogni circostanza, ma non si improvvisano le virtù se non si conoscono.
Vivere nei vizi è facile perché è un’inclinazione naturale, mentre la pratica delle virtù richiede sforzi continui, piccole e grandi vittorie sull’amor proprio e le naturali tendenze comportamentali di ognuno. Se Maurizio è arrivato a fare quella preghiera all’Angelo Custode è per la lotta che ha iniziato contro le sue debolezze, ma non da solo: ha cercato sempre l’aiuto della Madonna.
Come ho scritto molte volte non si diventa buoni cristiani solo per la partecipazione alla Santa Messa e la recita di alcune preghiere.
Ci sono gli insegnamenti del Vangelo da praticare e senza una spinta decisa non si inizia mai. Si rimanda la vittoria su un vizio, il rinnegamento, le penitenze che ci rendono fortissimi dinanzi alle tentazioni e ci permettono di decidere di volta in volta in piena libertà, senza più la schiavitù dell’istinto.
Gesù ci invita ad essere buoni con tutti ma bisogna vigilare sui cattivi, maliziosi nell’inganno e pronti a rovinare la reputazione.
Ci chiede di non giudicare ma bisogna rilevare i pericoli che arrivano dai modernisti e da quanti seminano corruzione.
Non dobbiamo condannare nessuno ma pregare per la loro conversione.
Il perdono deve essere immediato verso tutti, almeno nel cuore, desiderando il bene di chi molto ci ha fatto o ci fa ancora soffrire.
  
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3335 - Messaggio di Medjugorje del 2/3/2015

Cari figli,
voi siete la mia forza. 
Voi, apostoli miei, che, con il vostro amore, l’umiltà ed il silenzio della preghiera, fate in modo che mio Figlio venga conosciuto. 
Voi vivete in me. 
Voi portate me nel vostro cuore. 
Voi sapete di avere una Madre che vi ama e che è venuta a portare amore. 
Vi guardo nel Padre Celeste, guardo i vostri pensieri, i vostri dolori, le vostre sofferenze e le porto a mio Figlio.
Non abbiate paura!
Non perdete la speranza, perché mio Figlio ascolta sua Madre.
Egli ama fin da quando è nato, ed io desidero che tutti i miei figli conoscano questo amore; che ritornino a lui coloro che, a causa del loro dolore e di incomprensioni, l’hanno abbandonato e che lo conoscano tutti coloro che non l’hanno mai conosciuto. 
Per questo voi siete qui, apostoli miei, ed anch’io con voi come Madre. 
Pregate per avere la saldezza della fede, perché amore e misericordia vengono da una fede salda. 
Per mezzo dell’amore e della misericordia aiuterete tutti coloro che non sono coscienti di scegliere le tenebre al posto della luce. 
Pregate per i vostri pastori, perché essi sono la forza della Chiesa che mio Figlio vi ha lasciato. 
Per mezzo di mio Figlio essi sono i pastori delle anime. 
Vi ringrazio!

3334 - Commento al Vangelo del 1/3/2015, Domenica 2^ Quaresima

+ Dal Vangelo secondo Marco (9,2-10)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’Uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
In questo Vangelo Gesù fa l’esperienza del Tabor ed è la manifestazione della sua gloria agli attoniti Apostoli. Al termine della sua vita patirà la tremenda tortura della Croce ma questi Apostoli non saranno lì vicino a Lui, la paura li farà fuggire.
Vediamo che è facile e piacevole rimanere accanto a Gesù e vivere la propria Fede, ma non è lo stesso quando una sofferenza ci visita e ci affligge. Quando tutto va bene si prega con poco fervore e si considera interessante il Vangelo, l’arrivo di prove e dolori fa dimenticare anche quella poca unione con Gesù e si fugge dall’attuare la propria Fede.
Stare sul Tabor mentre Gesù si trasfigurava è stata un’esperienza forte per i tre Apostoli, lì compresero pienamente che Lui era il Figlio di Dio, e la voce che ascoltarono fu la conferma di quanto avveniva davanti ai loro occhi. La visione impressionò i tre e quasi non potevano credere nel vedere Gesù che dialogava con Mosè ed Elia.
Sul Tabor i tre sono felici e chiedono di rimanere in quello stato di gioia spirituale ma Gesù li riporta alla condizione abituale. Li fa scendere dal Monte e con la discesa si affievolisce nuovamente la loro Fede.
Quando si rimane accanto a Gesù la gioia è sempre grande, ma si deve restare in alto, mentre se si scende si incontra la tiepidezza.
Quel che importa è essere sempre insieme a Gesù, egli ci dà l’aiuto necessario per procedere in questo cammino impegnativo.
Abbiamo letto che la salita sul Tabor fu abbastanza impegnativa per i tre Apostoli ma riuscirono comunque a raggiungere la parte alta scelta da Gesù. Insieme al Signore salirono in alto ed ebbero una visione straordinaria. Chiunque sale in alto nello spirito vive esperienze spirituali forti.
Non si può essere cristiani senza Gesù, molti cristiani non si accorgono di camminare senza Gesù: questo succede quando si compie la propria volontà o si manipola il Vangelo. Anche se frequentano la Santa Messa non sono in unione con Gesù, perché Lui chiede certe condizioni per stabilire una vera amicizia.
Quindi, non si può rimanere sempre sul Tabor, la vita non è fatta solamente di gioie e fervore spirituale.
Molto spesso si perde il fervore per svariati motivi e senza accorgersene si scende dal Tabor, si perde la contemplazione di Gesù trasfigurato e si incontra quella sofferenza che abbatte i deboli. Senza Gesù tutto diventa difficile e insopportabile, la prima insoddisfazione è verso se stessi.
È un inferno o quasi vivere senza Gesù!
I non credenti o quanti perdono la Fede non riflettono su questo aspetto e nella ricerca disperata di migliorare la loro condizione, compiono scelte inevitabilmente sbagliate, perché sono soli, neanche l’Angelo Custode può intervenire in loro aiuto.
Oggi Gesù ci dice che la nostra vita è costellata anche di sofferenza e che è dolorosa se affrontata senza Lui. Sforziamoci di salire sul Tabor davanti al Tabernacolo e di rimanere sempre insieme a Gesù, portandolo in noi e parlando con Lui di tutto ciò che ci riguarda.
La Madonna ci facilita la nostra trasfigurazione spirituale e per Lei intervenire dobbiamo pregare molto il Santo Rosario.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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lunedì 2 marzo 2015

3333 - Messaggio di Medjugorje del 25/2/2015

Cari figli! 
In questo tempo di grazia vi invito tutti: pregate di più e parlate di meno. 
Nella preghiera cercate la volontà di Dio e vivetela secondo i comandamenti ai quali Dio vi invita. 
Io sono con voi e prego con voi. 
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
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Medaglia di San Benedetto