Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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domenica 22 giugno 2014

3125 - Dio non ci abbandona!

Osea 11, 8. 
“Come potrei abbandonarti, Efraim, come consegnarti ad altri, Israele? Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione.”

Isaia 49, 15. 

“Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai.”

2ª Corinzi 13, 4. 

“Infatti egli fu crocifisso per la sua debolezza, ma vive per la potenza di Dio. E anche noi che siamo deboli in lui, saremo vivi con lui per la potenza di Dio nei vostri riguardi.”

1ª Corinzi 1, 25. 

“Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.”

1ª Giovanni 3, 20. 

“Rassicuriamo il nostro cuore qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e c onosce ogni cosa.”

Isaia 1, 18. 

“Su, venite e discutiamo» dice il Signore. «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana.”
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3124 - Commento al Vangelo del 22/06/2014 - Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (6,51-58)
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il Pane vivo, disceso dal Cielo. Se uno mangia di questo Pane vivrà in eterno e il Pane che Io darò è la mia Carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua Carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità Io vi dico: se non mangiate la Carne del Figlio dell'Uomo e non bevete il suo Sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna e Io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia Carne è vero cibo e il mio Sangue vera bevanda. Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue dimora in me e Io in lui. Come il Padre, che ha la Vita, ha mandato me e Io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il Pane disceso dal Cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo Pane vivrà in eterno». 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La parola Eucaristia significa rendimento di grazie o ringraziamento, Gesù è il grazie rivolto al Padre per la misericordia usata verso una umanità distratta dalle cose materiali. L'Eucaristia dai cattolici viene anche indicata come Comunione, ma più precisamente la Comunione è l'atto di ricevere il Sacramento dell'Eucarestia.
La Santa Comunione è con-unione, indica una unione con un altro, con Gesù che si dona a quanti Lo ricevono con le giuste disposizioni. La partecipazione al banchetto eucaristico indica la Comunione, il credente si ciba del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo, ed è il Cibo che sazia le anime buone.
Quante guarigioni dalle malattie e liberazioni da disturbi diabolici avvengono mangiando l'Eucaristia e adorandola con viva Fede. Solo nell'Eucaristia si può attuare la vera unione con i fratelli di Fede. Ma non tutti i credenti hanno una adeguata conoscenza dell'infinita importanza dell'adorazione dell'Eucaristia.
Proprio su questo aspetto bisogna focalizzare la nostra attenzione, per evitare di minimizzare questo eccelso Sacramento sia ricevendolo non in stato di Grazia sia per quanto concerne la devozione verso le specie eucaristiche. Specie in questo contesto teologico significa apparenze.
Gesù è celato sotto le specie (apparenze) del pane e del vino e tali rimangono fino alla consacrazione nella Santa Messa. Dopo la consacrazione le specie eucaristiche mantengono l'aspetto e il sapore del pane e del vino, ma sono diventate per miracolo divino Sacramento del Corpo e del Sangue di Gesù.
Non cambiano l'aspetto e il sapore di pane e vino, cambia la sostanza che non si vede ma viene percepita dalle anime spirituali.
La transustanziazione in teologia è il termine indicante la conversione della sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo e della sostanza del vino nella sostanza del Sangue di Cristo. Avviene durante la celebrazione eucaristica, quando il celebrante, durante la preghiera eucaristica, invoca lo Spirito Santo (epìclesi sulle oblate) affinché trasformi il pane ed il vino in Corpo e Sangue di Cristo.
L'Eucaristia è il mistero della Fede per eccellenza.
I grandi teologi del passato hanno approfondito questo grande mistero ricorrendo talvolta a categorie di qualche filosofo greco, come per esempio Aristotele che distingue in ogni realtà una sostanza e gli accidenti o apparenze. San Tommaso d'Aquino per comprendere come tutto questo avvenga, ha utilizzato le categorie di Aristotele, che distingue in ogni realtà una sostanza (ciò per cui una realtà è tale) e degli accidenti o apparenze (colore, forma, sapore…).
Tutti conosciamo anche per esperienza giornaliera che il pane e il vino si presentano sotto molte forme, sotto tanti gusti e svariati colori. Il vino inoltre varia per gradazione. Ma sono sempre pane e vino. Chi assaggia il vino non può che dire che lo è, lo distingue dalle altre bevande.
Durante la Santa messa avviene un miracolo, il miracoli dei miracoli, perché nello stesso istante in cui il Sacerdote pronunzia le parole consacratorie la sostanza del pane e del vino si converte nella sostanza del Corpo e del Sangue del Signore e questa è la transustanziazione.
Il pane e il vino presenti sull’altare non ricevono un cambiamento esteriore, infatti rimangono le apparenze del pane e del vino, ma solo le apparenze chiamate accidenti. Con la consacrazione non sono più pane e vino ma Corpo e Sangue di Cristo.
Gesù è presente in ciò che appare pane e vino, Lui scende dal Cielo ma non lo lascia, sull’altare assume un nuovo modo di essere presente, il modo che in teologia si chiama sacramentale, che significa: sotto il segno sacro.
Dopo la consacrazione Gesù è presente tutto intero nell'Eucaristia, con il suo Corpo, il suo Sangue, la sua Anima e la sua Divinità. Non è presente in modo approssimativo come si può intendere con superficialità, la sua presenza indica pienezza di tutte le sue opere. È misticamente presente come Persona “al modo della sostanza”, tutto intero come la nostra anima è presente tutta intera in ogni parte del corpo. La sua presenza invisibile indica il modo spirituale e la virtù dello Spirito nell'Eucaristia.
Il credente che arriva alla convinzione concreta della vera, reale, sostanziale presenza di Gesù nell'Eucaristia, comincia un nuovo cammino di Fede, non rimane più freddo e distratto in Chiesa ma adora Colui che rimane per amore nostro nel Tabernacolo.
La svolta spirituale nel credente è l'adorazione eucaristica, quando inizia questo percorso di Fede e sperimenta nel cuore gli impulsi che trasmette Gesù ad indicare che Lui è veramente lì, che ama infinitamente chi ripete davanti al Tabernacolo: Gesù Ti adoro, grazie per quanto mi hai dato, pensaci Tu, aiutami, illuminami, dammi forza, dammi la perseveranza.
Il Catechismo della Chiesa spiega come viene chiamato il Sacramento dell'Eucaristia:
«L'insondabile ricchezza di questo Sacramento si esprime attraverso i diversi nomi che gli si danno. Ciascuno di essi ne evoca aspetti particolari. Lo si chiama:
- Eucaristia, perché è rendimento di grazie a Dio.
- Cena del Signore, perché si tratta della Cena che il Signore ha consumato con i suoi discepoli la vigilia della sua Passione e dell'anticipazione della cena delle nozze dell'Agnello nella Gerusalemme celeste.
- Frazione del pane, perché questo rito, tipico della cena ebraica, è stato utilizzato da Gesù quando benediceva e distribuiva il pane come capo della mensa, soprattutto durante l'ultima Cena. Da questo gesto i discepoli Lo riconosceranno dopo la sua Risurrezione, e con tale espressione i primi cristiani designeranno le loro assemblee eucaristiche. In tal modo intendono significare che tutti coloro che mangiano dell'unico pane spezzato, Cristo, entrano in comunione con Lui e formano in Lui un solo Corpo.
 - Assemblea eucaristica in quanto l'Eucaristia viene celebrata nell'assemblea dei fedeli, espressione visibile della Chiesa.
- Memoriale della Passione e della Risurrezione del Signore.
- Santo Sacrificio, perché attualizza l'unico Sacrificio di Cristo Salvatore e comprende anche l'offerta della Chiesa; o ancora Santo Sacrificio della Messa, "Sacrificio di lode" (Eb 13,15), Sacrificio spirituale, Sacrificio puro e santo, poiché porta a compimento e supera tutti i sacrifici dell'Antica Alleanza.
- Santa e divina liturgia, perché tutta la liturgia della Chiesa trova il suo centro e la sua più densa espressione nella celebrazione di questo Sacramento; è nello stesso senso che Lo si chiama pure celebrazione dei santi misteri. Si parla anche del Santissimo Sacramento, in quanto costituisce il Sacramento dei Sacramenti. Con questo nome si indicano le specie eucaristiche conservate nel Tabernacolo.
- Comunione, perché, mediante questo Sacramento, ci uniamo a Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo Corpo; viene inoltre chiamato le cose sante -è il significato originale dell'espressione "comunione dei Santi" di cui parla il Simbolo degli Apostoli-, pane degli Angeli, pane del Cielo, farmaco d'immortalità, viatico...
- Santa Messa, perché la liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l'invio dei fedeli ("missio") affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana (CCC 1328-1332)».
Oggi non viene adeguatamente considerata la Comunione spirituale, ossia la preghiera mediante la quale il fedele ha un vivo desiderio di unirsi e di ricevere Gesù-Eucaristia in modo spirituale, senza effettuare materialmente la Comunione sacramentale, senza ricevere l'Ostia consacrata.
Non deve sorprendere se gli effetti della Comunione spirituale sono simili ma, evidentemente, non del tutto sovrapponibili alla Comunione sacramentale e possono sostituirla quando il fedele è materialmente o moralmente impossibilitato a ricevere la Comunione sacramentale.  
Tutti i Santi sono stati costanti nella ripetizione di preghiere davanti al Tabernacolo, per unirsi spiritualmente a Gesù molto spesso, una unione che rallegra moltissimo il Signore e permette al credente di ricevere benedizioni e aiuti secondo il suo amore e le disposizioni interiori.
Non solamente davanti al Tabernacolo, anche passando davanti una Chiesa o guardando da lontano un campanile o la direzione verso cui si trova, si può ripetere la famosa Comunione spirituale ed entrare in intima relazione con Gesù.
Il vantaggio della Comunione spirituale rispetto a quella sacramentale è di poterla fare ogni qualvolta il credente lo voglia e in qualsiasi momento della giornata o luogo. Ci sono diverse forme di preghiera della Comunione spirituale, ciò che conta ed è veramente fondamentale è il vivo desiderio di unirsi a Gesù, di chiamarlo con Fede per venire in noi e aiutarci, elevarci dall'incostanza in cui si vive.
È un atto di amore potente e si può ripetere spesso, non solo per adorare Gesù e manifestare il nostro amore.
Questa forma di Comunione spirituale è stata sempre consigliata da molti Santi, anche grazie a rivelazioni private o esperienze mistiche. Tra i più noti Santi che hanno diffuso la pratica della comunione spirituale si annoverano Sant'Alfonso Maria de' Liguori, Santa Caterina da Siena, Santa Margherita Maria Alacoque, San Francesco di Sales.
Questa Comunione spirituale si può fare anche con parole proprie, con l'elevazione della mente e del cuore, c'è comunque una famosa preghiera che indico anche nei miei libri:
«Gesù mio, 
io credo che sei realmente presente 
nel Santissimo Sacramento.
Ti amo sopra ogni cosa 
e Ti desidero nell'anima mia. 
Poiché ora non posso riceverti 
sacramentalmente, 
vieni almeno spiritualmente 
nel mio cuore.
Come già venuto, 
io Ti abbraccio e tutto mi unisco a Te;
non permettere che mi abbia mai 
a separare da te con il peccato».
  
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3123 - Ritorna al Signore

Geremia 15,19
«Se tu ritornerai a me, io ti riprenderò e starai alla mia presenza;

Siracide 17,21
Fa' ritorno all'Altissimo e volta le spalle all'ingiustizia; detesta interamente l'iniquità.

Siracide 17,24
Quanto è grande la misericordia del Signore, il suo perdono per quanti si convertono a lui!

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sabato 21 giugno 2014

3122 - Commento al Vangelo del 21/06/2014

+ Dal Vangelo secondo Matteo (6,24-34)
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure Io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue preoccupazioni. A ciascun giorno basta la sua pena». 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Gesù parla di due padroni, ed è già un serio problema spirituale per il credente, figuriamoci cosa avviene a miliardi di persone che servono pedissequamente o servilmente tanti idoli che deturpano anche i lineamenti della persona smarrita e incapace di capire il suo dramma.
L'uomo e la donna sono capaci di grandi amori, hanno tutte le possibilità per elevarsi spiritualmente e liberarsi dalle catene idolatriche, ma con le sole forze umane è impossibile, è indispensabile la Grazia di Dio. L'intervento dello Spirito Santo inizia nell'anima del credente quando questi decide di lasciare la schiavitù degli idoli e vive nel rinnegamento.
Dio prende posto nell'anima del credente nella misura dello spazio che vi trova, se sono presenti idoli non può compiere nulla.
"Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro". Non fa una piega, è un discorso perfetto e viene riconosciuto dalle persone intellettualmente oneste. Faccio qualche esempio: non si può nello stesso momento mangiare e stare digiuni o correre e stare fermi o parlare e stare zitti. Si può fare una cosa o l'altra.
Non è possibile amare Dio e ciò che si oppone a Lui. Gesù fa anche riferimento al denaro: "Non potete servire Dio e la ricchezza".
Spesso le preoccupazioni aumentano per l'insicurezza nei confronti del futuro, un disagio che nasce dal vuoto spirituale e ciò che prende il sopravvento è la paura. Si cade nell'angoscia e non si comprende come venirne fuori, si sviluppano malattie dovute all'ansia e ad una irritabilità incontrollabile. Gesù vuole donarvi la guarigione interiore e vi dice questo: "Non preoccupatevi per la vostra vita".
Poche parole ma chi le accoglie con Fede vede trasformare la sua esistenza. È un atto pieno di fiducia in Gesù, Lui chiede questo! 
"Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete".
Queste parole da circa venticinque anni le ho accolte come assoluta Verità, non mi sono mai posto dubbi sulla presenza di Gesù accanto a chi prega, a chi si abbandona pienamente al suo Cuore. L'agire di Gesù è straordinario e non sbaglia mai un colpo, è sempre pronto ad intervenire quando viene invocato convenientemente. Il ritardo è causato solamente da ragioni che l'uomo alle volte non comprende ma sono necessari per la crescita spirituale.
Gesù non dà le Grazie a caso, anche se vuole ricolmarci di continuo di Grazie, alle volte è impedito dal comportamento sbagliato del credente oppure ritarda per spingere il credente ad umiliarsi, a rientrare in sé, a rivedere la propria vita, a imparare a pregare con amore e fiducia.
È indubitabile la presenza di Gesù accanto al credente coerente, è più sicura la sua presenza che la stessa esistenza del credente.
Quando il Signore dice: "Non preoccupatevi per la vostra vita", è una garanzia assoluta e irrevocabile da parte sua, nessun potente né tutti i potenti del mondo potranno mai garantire tutto il bene che ci può dare per certo Gesù.
La paura di non fidarsi pienamente di Dio scaturisce da una Fede debole, immatura. Dio che provvede anche agli uccelli del cielo, che rende meravigliosi i gigli del campo, si dimentica delle creature amate con Amore di Padre? La risposta la troviamo nella Parola di oggi: "Il Padre vostro celeste sa che ne avete bisogno".
Lui sa tutto, vede l'invisibile, anticipa i nostri pensieri, conosce perfettamente il futuro di ognuno.
Possedere una Fede forte o in via di crescita è il più grande dono della nostra vita. Non disperdete questa grande ricchezza, alimentatela con una preghiera umile e sincera, con i Sacramenti e il Rosario.
Molti cercano la felicità dove c'è invece la corruzione, noi vogliamo vivere nel Regno di Dio e conosciamo la Via: è il Signore Gesù.
Abbandonarsi con piena fiducia in Dio è la vittoria su tutto, Lui ci provvede di ogni cosa, si preoccupa di ogni nostra necessità!
Questa nostra Parrocchia virtuale è forte per il cammino autentico che facciamo, Gesù e la Madonna ricompensano con molti doni.
"Pace e Bene Padre Giulio Maria, le scrivo per ringraziarla del suo operato e per i continui messaggi di fede che lei ci dà quotidianamente. Come ho detto già in passato, senza i suoi messaggi  le mie giornate sono vuote e senza senso, percepisco proprio l'assenza dentro me di quel qualcosa che mi rende sazio è appagato ovvero la Parola di Dio. Approfitto inoltre per rinnovare la mia stima per lei, perché è merito dei suoi consigli che oggi sono più sereno nel mio cammino spirituale, non c'è nulla di più prezioso di avere un Padre Spirituale che ogni giorno ti mette la mano sulla spalla e ti incoraggia con i suoi preziosi consigli, sia spirituali che per la vita di tutti i giorni. (…) Padre le chiedo perdono se le ho fatto perdere tempo ma la sua intercessione è molto preziosa per me e la mia famiglia. Prego sempre per lei. Che Dio la benedica e la Santa Vergine la protegga con il suo manto dagli attacchi demoniaci. Anche se non la conosco le voglio bene un abbraccio Francesco da Venaria Reale".
"Caro Padre Giulio, desidero ringraziarla per la meravigliosa creazione di questo sito, non fa altro che ubriacarci di bellissime parole di Gesù, è una guida spirituale per liberarci ed evitare le bruttissime tentazioni di satana. Il suo sito è diventato per me una fonte di conoscenza senza fine verso la Parola di Gesù. Padre Giulio le chiedo una preghiera per mio figlio, ma sarebbe meglio per tutti i giovani che sono lontani dalla Chiesa e non ascoltano la parola di Gesù e non accettano i ripetuti inviti. Il loro mondo è fatto di videogiochi, film e libri dell'horror. Preghiamo insieme affinché il Signore apra i loro cuori alla bellezza e all'amore delle sue parole e li allontani da quel mondo oscuro. Amen. Rosaria Strano".
"Carissimo Padre ricevo quotidianamente la sua mail dove con le sue profonde riflessioni riesco a soffocare questo periodo di grande sofferenza. Anche io prego per lei, le chiedo una preghiera anche per me affinchè Gesù e Maria mi aiutino ad uscire da questo tunnel in cui mi trovo. Antonella Cucinella".
"Carissimo Padre Giulio Maria Scozzaro, sono Rosalia e le scrivo dalla Svizzera, io ho saputo di lei grazie a un ragazzo che vedo in Chiesa. Mi ha detto che lei invia i suoi commenti per e-mail, l'ho visto molto entusiasta di riceverle e mi ha invitata ad iscrivermi. Da quel giorno leggo i suoi commenti al Vangelo del giorno e anche l'Evangelo di Maria Valtorta di cui io ho anche tutti i dieci Volumi, che grazie a lei sto leggendo più assiduamente. Grazie tanto Padre Giulio per quello che fa e ci da, lei è un toccasana per chi è malato nel cuore e nell'anima. Che la Santissima Trinità la protegga, sorregga, dandole sempre la forza di andare avanti per la strada che Dio gli ha dato da percorrere. Grazie Padre Giulio attendo di nuovo con gioia le sue meditazioni quotidiane. Amen. Santa notte".
"Padre Giulio, volevo ringraziarla per tutti i messaggi che fino a d'oggi mi ha mandato e che ho sempre letto, mi danno tanta forza in questo tempo un po’ difficile per me, ma con la Parola di Dio, mi sento cambiato. Grazie padre Giulio. Corrado".
"Grazie Padre Giulio, vorrei fare leggere a tutti quanti, in primis il Vangelo e dopo il commento che spiega la verità con bellissime parole nette e concise. Grazie, proprio oggi era quello che il mio cuore aveva bisogno di leggere e meditare.... Dio la ispira. Gesù e Maria l'accompagnino sempre come le mie sicure preghiere per Lei e per tutti i Padri. Evelina Morando".
"Io spero che lei, caro Padre, si renda conto appieno dell'opera meravigliosa e fondamentale che compie quotidianamente e con sforzo per i fedeli della sua parrocchia virtuale. Non saranno mai troppi i nostri ringraziamenti. Leggere ogni giorno la Parola del Signore nutre le nostre anime, ci infonde forza, ci dona pace. Dovrebbe raccogliere tutte le newsletter e farne un libro. Grazie Padre. Angela Carbone".
"Caro Padre, ha ragione! Però, i tradimenti delle persone care sono spine nel cuore che nessuno ci può togliere, nemmeno Dio, possiamo solo sopportarli. Impossibile dimenticare i tradimenti di chi tutti i giorni ci guardava negli occhi, ci parlava e mentiva, mangiava alla stessa tavola e ci tradiva, ci vedeva sofferenti in un letto e non alzava un dito... e ci voleva rinchiudere in una clinica per sempre... e ci malediceva augurandoci di finire poveri e pazzi e anche cose peggiori... Come si fa a dimenticare persone così? Io non ci riesco, per cui ho deciso di convivere con questi ricordi, pregando il Signore di aiutarmi a perdonarli, ma dimenticare il tradimento di chi ci avrebbe dovuto amare e proteggere è impossibile. Mi creda. Con stima e gratitudine. Gabriella".
"Caro Padre Giulio, grazie perché ci ricorda cose molto importanti come la presenza della Grazia di Dio in noi. Mi sono commossa quando ho letto che "Dio ha adornato la nostra anima con le virtù soprannaturali e con i doni dello Spirito Santo", perché di così tanto amore non ne siamo consapevoli e neppure Lo ringraziamo e lodiamo abbastanza, perdendo quella grande Grazia di conoscerLo intimamente. Ci apra sempre gli occhi dell'anima e preghi affinché rimangano impresse in noi queste parole, per lodarLo e ringraziarLo sempre e amarlo. Grazie. Con tanto affetto. Isabella".
"Grazie Padre, sono proprio in un momento di aridità e le sue parole sono state balsamo e nuova linfa. Percepisco che Dio non é assente, é come fosse nascosto dietro un pesante telo. Da un paio di giorni fatico a recitare il S. Rosario e le sue parole mi spingono a continuare con perseveranza anche se con fatica. Grazie che il Signore la benedica, é nelle mie preghiere. Vanesa".
"Ave Maria! Gent.mo Padre Scozzaro. Grazie per essere vicino a me e alla mia famiglia. Lei é per me un dono di Dio. Una luce nelle tenebre e nelle difficoltà quotidiane. Per piacere una preghiera particolare per mia figlia che, anche se in Grazia di Dio, ci sta dando un po’ di problemi e ci fa preoccupare. Grazie per i bellissimi momenti che ci ha donato quest'oggi nell'incontro. Con sincero affetto. Daniela".
  
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3121 - Incontro di Papa Francesco con i sacerdoti diocesani nella Cattedrale (Cassano all'Jonio, 21 giugno 2014)

Cari Sacerdoti,
vi ringrazio per la vostra accoglienza! Ho molto desiderato questo incontro con voi che portate il peso quotidiano del lavoro parrocchiale. 
Vorrei prima di tutto condividere con voi la gioia di essere preti. La sorpresa sempre nuova di essere stato chiamato, anzi, di essere chiamato dal Signore Gesù. Chiamato a seguirlo, a stare con Lui, per andare agli altri portando Lui, la sua parola, il suo perdono… Non c’è niente di più bello per un uomo di questo, non è vero? Quando noi preti stiamo davanti al tabernacolo, e ci fermiamo un momento lì, in silenzio, allora sentiamo lo sguardo di Gesù nuovamente su di noi, e questo sguardo ci rinnova, ci rianima…
Certo, a volte non è facile rimanere davanti al Signore; non è facile perché siamo presi da tante cose, da tante persone…; ma a volte non è facile perché sentiamo un certo disagio, lo sguardo di Gesù ci inquieta un po’, ci mette anche in crisi… Ma questo ci fa bene! Nel silenzio della preghiera Gesù ci fa vedere se stiamo lavorando come buoni operai, oppure forse siamo diventati un po’ degli “impiegati”; se siamo dei “canali” aperti, generosi attraverso cui scorre abbondante il suo amore, la sua grazia, o se invece mettiamo al centro noi stessi, e così al posto di essere “canali” diventiamo “schermi” che non aiutano l’incontro con il Signore, con la luce e la forza del Vangelo.
E la seconda cosa che desidero condividere con voi è la bellezza della fraternità: dell’essere preti insieme, del seguire il Signore non da soli, non uno a uno, ma insieme, pur nella grande varietà dei doni e delle personalità; anzi, proprio questo arricchisce il presbiterio, questa varietà di provenienze, di età, di talenti… E tutto vissuto nella comunione, nella fraternità.
Anche questo non è facile, non è immediato e scontato. Prima di tutto perché anche noi preti siamo immersi nella cultura soggettivistica di oggi, questa cultura che esalta l’io fino a idolatrarlo. E poi a causa di un certo individualismo pastorale che purtroppo è diffuso nelle nostre diocesi. Perciò dobbiamo reagire a questo con la scelta della fraternità. Intenzionalmente parlo di “scelta”. Non può essere solo una cosa lasciata al caso, alle circostanze favorevoli… No, è una scelta, che corrisponde alla realtà che ci costituisce, al dono che abbiamo ricevuto ma che va sempre accolto e coltivato: la comunione in Cristo nel presbiterio, intorno al Vescovo. Questa comunione chiede di essere vissuta cercando forme concrete adeguate ai tempi e alla realtà del territorio, ma sempre in prospettiva apostolica, con stile missionario, con fraternità e semplicità di vita. Quando Gesù dice: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35), lo dice certo per tutti, ma prima di tutto per i Dodici, per quelli che ha chiamato a seguirlo più da vicino.
La gioia di essere preti e la bellezza della fraternità. Queste sono le due cose che sentivo più importanti pensando a voi. Un’ultima cosa la accenno solamente: vi incoraggio nel vostro lavoro con le famiglie e per la famiglia. E’ un lavoro che il Signore ci chiede di fare in modo particolare in questo tempo, che è un tempo difficile sia per la famiglia come istituzione, sia per le famiglie, a causa della crisi. Ma proprio quando il tempo è difficile, Dio fa sentire la sua vicinanza, la sua grazia, la forza profetica della sua Parola. E noi siamo chiamati ad essere testimoni, mediatori di questa vicinanza alle famiglie e di questa forza profetica per la famiglia.
Cari fratelli, vi ringrazio. E andiamo avanti, animati dal comune amore per il Signore e per la santa madre Chiesa. La Madonna vi protegga e vi accompagni. Rimaniamo uniti nella preghiera. Grazie!
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giovedì 19 giugno 2014

3120 - Commento al Vangelo del 19/06/2014

+ Dal Vangelo secondo Matteo (6,7-15)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei Cieli, sia santificato il tuo Nome, venga il tuo Regno,
sia fatta la tua volontà, come in Cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei Cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe». 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
I discepoli di Gesù dopo avere ascoltato tanti insegnamenti pieni di Luce, chiedono a Gesù di conoscere il modo corretto di pregare, vogliono che sia Lui a spiegare la vera preghiera. Questo lascia intendere l'esistenza di una molteplicità di preghiere, lo sappiamo bene che la preghiera non si improvvisa e nessuno la scopre con le proprie capacità.
La preghiera migliore si conosce seguendo un cammino di ricerca con l'aiuto di bravi formatori, ma se la preghiera si cerca dove non è presente o dove si prega malissimo, il credente non comincerà mai a pregare bene.  
Anche noi dobbiamo chiedere a Gesù: "Signore insegnaci a pregare". Da soli o seguendo metodi di preghiera modernisti e molto umani, non si riuscirà mai ad entrare nella vera Via che conduce alla Vita.
Non è sufficiente pregare, l'ho scritto tantissime volte, dobbiamo pregare bene e per farlo c'è un cammino spirituale da compiere. Fortunati quelli che trovano le indicazioni eccellenti per non smarrirsi nella selva della confusione.
Ci sono milioni di anime nel mondo chiamate da Gesù ad un cammino di santità elevato ma non trovano consigli corretti e si fermano.
Come vedete necessitano santi formatori per guidare le anime verso la perfezione, occorre la loro disponibilità giornaliera nell'attendere e nell'ascoltare con amore e pazienza i credenti, altrimenti questi mollano tutto o si rivolgono alla magia occulta. Con impegno dobbiamo pregare ogni giorno per i Vescovi, i Sacerdoti, i Religiosi, da essi possono arrivare le sante istruzioni e una profonda conoscenza della Parola di Dio.
È possibile pregare in molti modi diversi ma una sola modalità è quella corretta e la precisa il Signore: "Voi dunque pregate così".
Gesù ci insegna attraverso le buone guide spirituali e, se ci disponiamo bene, attraverso le sue ispirazioni a pregare efficacemente.
In famiglia è diventato un po’ difficile pregare insieme o quantomeno parlare delle cose di Dio. Ma se non si prega bene neanche esiste il desiderio di parlare del Vangelo. I genitori sono presi da tantissimi impegni e dimenticano presto che solo restando in comunione con Gesù si riesce a realizzare bene il proprio lavoro e a svolgere le mansioni giornaliere.
Una nostra parrocchiana in poche righe mi ha inviato la sua testimonianza sulle famiglie di oggi:
«Buongiorno. Mi chiamo Gianna e abito a Biella. Sono moglie e madre felice di due adorabili bambini. Vivo vicino ai Sacramenti e alla preghiera. Dio solo sa quanto bene ci dispensa ogni giorno e quanta protezione contro satana ci dona. Senza l'amore di Dio e per Dio la vita è un nulla. Anzi può diventare un baratro. Condivido totalmente quanto ha scritto nella catechesi di oggi. Visto che insegno alle medie, sono a contatto con le famiglie, e Le dico: "Quanto sono lontane dai Sacramenti tante di loro!". Il grande dovere per chi è sulla strada della fede è pregare per chi ancora non ce l'ha. Le auguro una buona giornata nella pace di Dio».
Le famiglie italiane si vanno progressivamente allontanando da Gesù e dai Sacramenti, comunque si possono distaccare anche con il cuore pur andando a Messa ogni domenica quando la loro vita è costellata di molti peccati gravi e di scelte sbagliate.
Voi genitori dovete riprendere il Rosario ed invitare i familiari a recitarlo insieme almeno una volta al giorno, è il Rosario che innesta la mediazione della Madonna sulla vostra famiglia e vi proteggerà costantemente. Recitate ogni giorno l'atto di consacrazione a Lei, chiedendo di salvare dai pericoli i vostri familiari e poi di salvare le loro anime. La preghiera fatta bene è di una potenza unica.

Molte famiglie non pregano insieme perché non conoscono la preghiera, in questo caso potete invitare altri che già pregano o raggiungerli per imparare a parlare con Dio. Non è un parlare parolaio, è l'apertura del cuore all'Amore di Dio, a Gesù tanto buono e misericordioso.
"Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole".
Non è con la ripetizione di parole senza senso o di richieste prive di amore che si apre il Cuore di Gesù, già disponibile ad elargire Grazie a quanti pregano con umiltà e fiducia. "Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate".
Dio ci conosce perfettamente, nulla gli sfugge di ognuno di noi, conosce pensieri e sentimenti occulti di tutti.
I discepoli chiesero a Gesù di conoscere la vera preghiera e Lui ha insegnato il Padre Nostro, poche parole che comprendono una amorosa lode e la richiesta umile di protezione. Questa preghiera è potente contro i diavoli, anche se inizialmente la sopportano, poi sono costretti alla sconfitta e perdono potere. Mentre quando sentono l'Ave Maria impazziscono perché è l'inno che si rivolge ad una Creatura perfetta divenuta Madre di Dio e Onnipotente per Grazia.
Gli angeli dannati vengono umiliati e costretti a ininterrotte sconfitte da una Creatura. La devozione alla Madonna è indispensabile.
Gesù poi invita i discepoli a perdonare sempre, precisa che il credente che non perdona, non riceve il perdono del Padre.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3119 - Il pane del Padre

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, 
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti 
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, 
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe». (Mt 6,7-15)

Gesù ci insegna a pregare il Padre, perché solo corrispondendo al suo disegno troviamo pace. Il suo nome, cioè la sua gloria manifestata sulla terra; il suo regno, cioè la realizzazione di ogni bene; la sua volontà, cioè la salvezza di ogni uomo si riflettono su di noi. Ci donano il pane corrispondente ad ogni nostro bisogno fisico, colmano il dislivello tra noi e Dio attraverso il perdono e la riconciliazione, e ci salvano dall’abisso del male. Dio crea l’universo per donarci uno spazio di vita; Dio ci offre la sua paternità per donarci un’esperienza di figli salvati. Noi viviamo dell’ampiezza del suo respiro.
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mercoledì 18 giugno 2014

3118 - Commento al Vangelo del 18/06/2014

+ Dal Vangelo secondo Matteo (6,1-6.16-18)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei Cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il Vangelo oggi tocca un aspetto molto delicato e sottile della vita spirituale: la retta intenzione. Mette una sostanziale distinzione tra l'atto esterno e l'intenzione, quando questa è, appunto, non retta. È la condizione di chi pensa qualcosa e ne dice o compie un'altra.
Un'azione priva di genuinità, quindi di sincerità e di semplicità non è pura, si trasforma in ipocrisia, in inganno, in ostentazione.
È sottile la separazione tra la retta intenzione e l'amor proprio, non è sempre facile accertare questa distinzione, anche perché la poca spiritualità di un credente esprime una scarsa capacità di conoscenza personale, di amore verso Gesù, di purificazione interiore.
La retta intenzione diventa sempre più pura e gradita a Gesù nella misura della purificazione e di una conversione sincera.
Dovete chiedervi senza allarmarvi e senza abbattervi, quale pensiero vi spinge nel compiere un'azione e altre opere che esteriormente danno l'impressione di gesti caritatevoli. Quale pensiero arriva alla mente e si esegue quando si compiono determinati gesti buoni?
Spesso arriva la tentazione di satana per farvi perdere meriti davanti a Dio, ma il più delle volte è lo spirito umano a far scaturire un doppio pensiero, un altro che si sovrappone al primo e magari questo era buono di suo. Ma ne arriva un secondo e si accoglie e si applica a quell'azione, essa così in un istante perde la grande validità davanti a Dio e si svuota della santa intenzione.
È un discorso delicato e inesplorato, forse troverete qualche spiegazione sulla retta intenzione ma non sul secondo pensiero che si conosce solo per Grazia di Dio. I diavoli cercano in continuazione di distogliere nei cristiani le buone intenzioni, quelle che rendono un'azione santa pur essendo piccola.
Un piccolissimo sacrifico con una intenzione retta vale più delle penitenze di un anno con una intenzione piena di amor proprio.
Sta qui la vera chiave per rendere le nostre opere, piccole e grandi, sante davanti a Dio. Opere compiute non per essere ammirati, non per vanagloria, non per superbia. Le anime spirituali vigilano attentamente per non lasciare stabilizzare un solo pensiero ingiusto o sleale e così invalidare, compromettere, un'azione che in realtà vogliono compiere per amore di Dio e del prossimo.
Nulla si deve compiere "davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei Cieli". Arriva una grande ricompensa ai buoni che con cuore puro agiscono con piena onestà, Dio è contento di loro ed elargisce ad essi abbondanti Grazie. Essi sono mediatori stimati dall'Altissimo, e sono le intenzioni rette in ogni opera a renderli attendibili.
La ricompensa di Dio non è qualcosa in più o è trascurabile, è l'espressione del suo Amore e il premio della nostra fedeltà.
Non tutti i credenti ricevono ricompense da Dio in questa vita e forse neanche nell'altra, non fanno nulla per ricevere ricompense. Dio però è Padre misericordioso e concede gratuitamente doni e aiuti anche a quanti non li meritano. Ma non ne approfittano e sperperano ogni bene.
Cercare di ingannare Dio è un atteggiamento che si commenta da solo. Non è l'ostentazione ad ingannare Dio perché Lui vede dentro, conosce perfettamente tutto di noi. Quelli che fingono una falsa spiritualità "hanno già ricevuto la loro ricompensa".
Non sono inizialmente le opere a santificare il credente, prima sono le sue rette intenzioni a renderlo gradito a Dio e degno di immensa fiducia. Solo così Dio si fa conoscere sempre più e inonda l'anima del credente del suo Spirito Divino.
Questo il motivo della grande spiritualità che posseggono le anime buone.
  
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3117 - Udienza di Papa Francesco 18/6/2014

La Chiesa: 1. Dio forma un Popolo
Cari fratelli e sorelle, buongiorno. E complimenti a voi perché siete stati bravi, con questo tempo che non si sa se viene l’acqua, se non viene l’acqua… Bravi! Speriamo di finire l’udienza senza acqua, che il Signore abbia pietà di noi.
Oggi incomincio un ciclo di catechesi sulla Chiesa. E’ un po’ come un figlio che parla della propria madre, della propria famiglia. Parlare della Chiesa è parlare della nostra madre, della nostra famiglia. La Chiesa infatti non è un’istituzione finalizzata a se stessa o un’associazione privata, una ONG, né tanto meno si deve restringere lo sguardo al clero o al Vaticano… “La Chiesa pensa…”. Ma la Chiesa siamo tutti! “Di chi parli tu?” “No, dei preti…”. Ah, i preti sono parte della Chiesa, ma la Chiesa siamo tutti! Non restringerla ai sacerdoti, ai vescovi, al Vaticano... Queste sono parti della Chiesa, ma la Chiesa siamo tutti, tutti famiglia, tutti della madre. E la Chiesa è una realtà molto più ampia, che si apre a tutta l’umanità e che non nasce in un laboratorio, la Chiesa non è nata in laboratorio, non è nata improvvisamente. E’ fondata da Gesù ma è un popolo con una storia lunga alle spalle e una preparazione che ha inizio molto prima di Cristo stesso.

1. Questa storia, o “preistoria”, della Chiesa si trova già nelle pagine dell’Antico Testamento. Abbiamo sentito il Libro della Genesi: Dio scelse Abramo, nostro padre nella fede, e gli chiese di partire, di lasciare la sua patria terrena e andare verso un’altra terra, che Lui gli avrebbe indicato (cfr Gen 12,1-9). E in questa vocazione Dio non chiama Abramo da solo, come individuo, ma coinvolge fin dall’inizio la sua famiglia, la sua parentela e tutti coloro che sono a servizio della sua casa. Una volta in cammino, - sì, così incomincia a camminare la Chiesa - poi, Dio allargherà ancora l’orizzonte e ricolmerà Abramo della sua benedizione, promettendogli una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia sulla riva del mare. Il primo dato importante è proprio questo: cominciando da Abramo Dio forma un popolo perché porti la sua benedizione a tutte le famiglie della terra. E all’interno di questo popolo nasce Gesù. E’ Dio che fa questo popolo, questa storia, la Chiesa in cammino, e lì nasce Gesù, in questo popolo.

2. Un secondo elemento: non è Abramo a costituire attorno a sé un popolo, ma è Dio a dare vita a questo popolo. Di solito era l’uomo a rivolgersi alla divinità, cercando di colmare la distanza e invocando sostegno e protezione. La gente pregava gli dei, le divinità. In questo caso, invece, si assiste a qualcosa di inaudito: è Dio stesso a prendere l’iniziativa. Ascoltiamo questo: è Dio stesso che bussa alla porta di Abramo e gli dice: vai avanti, vattene dalla tua terra, incomincia a camminare e io farò di te un grande popolo. E questo è l’inizio della Chiesa e in questo popolo nasce Gesù. Dio prende l’iniziativa e rivolge la sua parola all’uomo, creando un legame e una relazione nuova con lui. “Ma, padre, com’è questo? Dio ci parla?” “Sì”. “E noi possiamo parlare a Dio?” “Sì”. “Ma noi possiamo avere una conversazione con Dio?” “Sì”. Questo si chiama preghiera, ma è Dio che ha fatto questo dall’inizio. Così Dio forma un popolo con tutti coloro che ascoltano la sua Parola e che si mettono in cammino, fidandosi di Lui. Questa è l’unica condizione: fidarsi di Dio. Se tu ti fidi di Dio, lo ascolti e ti metti in cammino, questo è fare Chiesa. L’amore di Dio precede tutto. Dio sempre è primo, arriva prima di noi, Lui ci precede. Il profeta Isaia, o Geremia, non ricordo bene, diceva che Dio è come il fiore del mandorlo, perché è il primo albero che fiorisce in primavera. Per dire che Dio sempre fiorisce prima di noi. Quando noi arriviamo Lui ci aspetta, Lui ci chiama, Lui ci fa camminare. Sempre è in anticipo rispetto a noi. E questo si chiama amore, perché Dio ci aspetta sempre. “Ma, padre, io non credo questo, perché se lei sapesse, padre, la mia vita, è stata tanto brutta, come posso pensare che Dio mi aspetta?” “Dio ti aspetta. E se sei stato un grande peccatore ti aspetta di più e ti aspetta con tanto amore, perché Lui è primo. E’ questa la bellezza della Chiesa, che ci porta a questo Dio che ci aspetta! Precede Abramo, precede anche Adamo.

3. Abramo e i suoi ascoltano la chiamata di Dio e si mettono in cammino, nonostante non sappiano bene chi sia questo Dio e dove li voglia condurre. E’ vero, perché Abramo si mette in cammino fidandosi di questo Dio che gli ha parlato, ma non aveva un libro di teologia per studiare cosa fosse questo Dio. Si fida, si fida dell’amore. Dio gli fa sentire l’amore e lui si fida. Questo però non significa che questa gente sia sempre convinta e fedele. Anzi, fin dall’inizio ci sono le resistenze, il ripiegamento su sé stessi e sui propri interessi e la tentazione di mercanteggiare con Dio e risolvere le cose a modo proprio. E questi sono i tradimenti e i peccati che segnano il cammino del popolo lungo tutta la storia della salvezza, che è la storia della fedeltà di Dio e dell’infedeltà del popolo. Dio, però, non si stanca, Dio ha pazienza, ha tanta pazienza, e nel tempo continua a educare e a formare il suo popolo, come un padre con il proprio figlio. Dio cammina con noi. Dice il profeta Osea: “Io ho camminato con te e ti ho insegnato a camminare come un papà insegna a camminare al bambino”. Bella questa immagine di Dio! E così è con noi: ci insegna a camminare. Ed è lo stesso atteggiamento che mantiene nei confronti della Chiesa. Anche noi infatti, pur nel nostro proposito di seguire il Signore Gesù, facciamo esperienza ogni giorno dell’egoismo e della durezza del nostro cuore. Quando però ci riconosciamo peccatori, Dio ci riempie della sua misericordia e del suo amore. E ci perdona, ci perdona sempre. Ed è proprio questo che ci fa crescere come popolo di Dio, come Chiesa: non è la nostra bravura, non sono i nostri meriti - noi siamo poca cosa, non è quello -, ma è l’esperienza quotidiana di quanto il Signore ci vuole bene e si prende cura di noi. È questo che ci fa sentire davvero suoi, nelle sue mani, e ci fa crescere nella comunione con Lui e tra di noi. Essere Chiesa è sentirsi nelle mani di Dio, che è padre e ci ama, ci accarezza, ci aspetta, ci fa sentire la sua tenerezza. E questo è molto bello!

Cari amici, questo è il progetto di Dio; quando ha chiamato Abramo, Dio pensava a questo: formare un popolo benedetto dal suo amore e che porti la sua benedizione a tutti i popoli della terra. Questo progetto non muta, è sempre in atto. In Cristo ha avuto il suo compimento e ancora oggi Dio continua a realizzarlo nella Chiesa. Chiediamo allora la grazia di rimanere fedeli alla sequela del Signore Gesù e all’ascolto della sua Parola, pronti a partire ogni giorno, come Abramo, verso la terra di Dio e dell’uomo, la nostra vera patria, e così diventare benedizione, segno dell’amore di Dio per tutti i suoi figli. A me piace pensare che un sinonimo, un altro nome che possiamo avere noi cristiani sarebbe questo: siamo uomini e donne, siamo gente che benedice. Il cristiano con la sua vita deve benedire sempre, benedire Dio e benedire tutti. Noi cristiani siamo gente che benedice, che sa benedire. E’ una bella vocazione questa!
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martedì 17 giugno 2014

3116 - Commento al Vangelo del 17/06/2014

+ Dal Vangelo secondo Matteo (5,43-48)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma Io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei Cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Quando si parla di nemici si pensa quasi sempre ad estranei, persone invidiose che vivono male e sfogano la frustrazione con cattiverie e badilate di odio. Forse pochi al pensiero dei nemici focalizzano qualche familiare, a meno che non si tratti di una avversità ostinata. In ogni famiglia si vivono spesso prove ma non sempre ci sono nemici, all'esterno invece i nemici non mancano, in ogni ambiente lavorativo si creano conflitti anche per piccole controversie.
In ogni famiglia non mancano le incomprensioni e le amarezze, alle volte uno dei due coniugi tradisce e poi se ne pente amaramente, dopo avere scoperto come si vive male quando si inganna il coniuge e la coscienza lo incolpa di essere infedele. Ci sono pure coniugi che continuano a tradire e non avvertono alcun senso di colpa, ma non devono vivere bene.
Sono peccati gravi commessi da tanti che però li considerano inesistenti o leggerissimi a causa del vuoto morale dilagante. Gli infedeli arrivano anche ad accusare quegli amici o quelle amiche che non vogliono tradire la moglie o il marito e questo è un modo per quietare la coscienza.
Se il peccato viene commesso anche dai conoscenti, si prova meno imbarazzo, almeno fino a quando esiste un po’ di amore per il coniuge. Se l'amore è assente, non esiste neanche il senso di colpa.
A Motta Visconti (MI) è stata compiuta una strage da un marito e padre scatenato che aveva una sola idea nella mente: liberarsi di familiari che gli impedivano una vita libera. Amava un'altra donna senza riuscire ad allontanare il pensiero di distruggere la propria famiglia.
Qui abbiamo un padre che arriva ad uccidere i propri bambini per sentirsi libero di operare altre scelte di vita, una follia che può commettere chi non ha una minima protezione di Dio. Oltre a questa mancata protezione egli non aveva più la percezione di Dio.
L'uomo aveva visto nella propria famiglia l'impedimento per iniziare una nuova relazione sentimentale, si trovava in una situazione spirituale disastrosa, devastata dai peccati, il suo Angelo Custode non è riuscito a distoglierlo per l'oscuramento totale dell'intelletto.
Poteva escogitarlo anche una moglie un progetto di morte, ma non si realizza se nella persona c'è una minima presenza di Dio!
La moglie dell'omicida e mamma di due piccoli bambini è stata colpita alle spalle, come alle sue spalle il marito con molta probabilità avrà commesso tanti tradimenti, fino a tradire se stesso, facendo versare tutto il sangue della donna con cui aveva stretto un patto davanti a Dio e alla Chiesa.
Si è spinto oltre e questo mostra che grande era la sua rabbia verso i familiari, uccidendo anche due piccoli angeli, sicuramente innocenti nel cuore ma condannati ad una morte terribile da colui che li aveva generati e che doveva proteggerli dai nemici. Qui il genitore è stato il loro definitivo nemico.
È stato il loro padre a spegnere le loro fresche vite, hanno avuto la gola tagliata nel sonno e non hanno potuto chiamare il loro padre per aiutarli, per il grido soffocato dal coltello tagliente e perché era proprio il padre a decidere la loro prematura morte.
La moglie dopo essere stata colpita ha guardato il marito che continuava ad infierire sul corpo di una donna inerte, e mentre stava morendo versando il sangue sul pavimento, ha detto al carnefice: "Perché mi fai questo… perché…?".
Questa domanda richiede una risposta dal punto di vista spirituale, è una domanda che si porta dietro moltissime risposte ma mi limito a descrivere l'essenziale. Ho riflettuto sulla vicenda e ne ho tratto molti spunti di meditazione sulla crisi della famiglia e sulla violenza nelle famiglie.
Ho già delineato a grandi linee la devastante putrefazione interiore del marito causata dai molti peccati commessi. Non voglio infierire con lui, la situazione è questa e non si possono utilizzare altri termini. Gli auguro la vera conversione dopo il primo atto sincero della sua vita con il profondo pentimento davanti al confessore.
Riflettendo sull'uomo, ha avuto un cambiamento dopo essere rimasto 24 ore in stato di fermo e sottoposto a un severo interrogatorio. Prima degli omicidi l'uomo risultava impassibile e cinico, insensibile e vuoto di ogni sentimento verso i familiari, mentre dopo le 24 ore di silenzio e riflessione dinanzi agli inquirenti ha detto improvvisamente: "Voglio il massimo della pena".
Da dove arriva la furia omicida dell'uomo? Non si tratta di omicidi d'impeto, sono stati premeditati, i pensieri di morte gli sono arrivati alla mente chissà da quanto tempo e lui li accarezzava perché il pensare alla "libertà riacquistata" dopo il matrimonio, lo rendeva felice. Non è riuscito a dominare una follia, solo uno che perde la testa lascia sviluppare progetti di morte verso i propri familiari.
Era solo anche se con tanti amici, era solo con le sue frustrazioni, pieno di sé e delle sue conquiste lavorative e sentimentali.
Voleva eliminare in qualche modo la famiglia ma si era trattenuto chissà per quanto tempo, era troppo vulnerabile per la sua vita dissipata e satana ha fatto di lui quello che ha voluto. Così si riduce la persona che non prega e si trova in una condizione passiva dinanzi a tremende tentazioni che spingono a lasciare la famiglia o a distruggerla nel sangue.
Questo il motivo di tante disgrazie familiari e di tanti litigi: è la mancanza di Gesù nei loro cuori, la lontananza dalla preghiera.
È stata una strage che lascia riflettere sulla condizione di molte persone che considerano un fallimento o un impedimento il matrimonio e cercano soluzioni alternative. Questo marito e padre con molta freddezza ha sgozzata le persone che lo amavano di più.
Qualsiasi persona senza Dio rimugina e congettura azioni cattive, questo uomo ha pianificato tutto e dopo gli omicidi è andato tranquillamente al bar a vedere la partita dell'Italia. Gli amici ricordano che era sereno ma aveva commesso tre orribili omicidi pochi minuti prima. Il titolare del bar ha detto: "Era tranquillo, sembrava felice. Ha fatto il tifo, dopo l’incontro è tornato a casa da solo".
È avvenuto un cambiamento pieno, prima della strage era freddo, insensibile, violento, dopo il pentimento in caserma e la"quiete" mentale ritrovata dopo 24 ore di silenzio, ha compreso l'orribile violenza compiuta. Così è ogni persona che vive lontana da Dio, è assalita da pensieri di trasgressione, di tradimenti, di ricorso alla magia, di morte. Anche con le diffamazioni si procura la morte della buona reputazione altrui.
Molte persone lasciano dimorare nella mente pensieri strani come una gestazione, sono forse pronti a metterli in atto? Nessuno ha chiaro questo, fino al momento in cui agiranno oppure con la preghiera riusciranno ad allontanarli definitivamente.
Gesù ci invita ad amare anche i nemici, quindi i familiari sono persone predilette ed amatissime, chi può sostituirli?
Per noi non esistono nemici, non dobbiamo mai pensare a qualsiasi forma di rivalsa perché Dio vede tutto ed interverrà quando il tempo sarà maturo. Dio è un Padre che si preoccupa di tutti, non vuole penalizzare i cattivi in quanto spera nella loro conversione.
Siamo chiamati come cristiani ad amare indistintamente tutti, non solamente quelli che ci fanno del bene. Non è facile amare tutti, ci si riesce nella misura in cui si elimina l'amor proprio e si lascia operare lo Spirito Santo. Abbiamo visto che i frutti di questo Divino Spirito sono: bontà, benevolenza, amore, gioia, pace, pazienza, fedeltà, mitezza, dominio di sé.
I cristiani che seguono con impegno Gesù sono fortunati perché sono benedetti da Dio. Sono felici interiormente ma spesso dimenticano questa immensa gioia, sono ricchi di Dio e spesso non se ne accorgono. Cosa abbiamo fatto noi per avere la benedizione di una Fede che dà alla nostra vita essenza spirituale e autenticità?
Tutto dobbiamo alla Madonna, Lei ci ha amato e ci salverà, ringraziamola con un amore straordinario e costante, recitiamo il Rosario!
Tutto è poco per Te o Madre.
  
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3115 - Amore esteso

Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. (Mt 5, 43-48)

Ecco dunque l’altra logica: amare come Dio ama, in una estensione del cuore che non si ferma alle persone già riconosciute e già amate. Una grande imitazione di Dio, che ci dona la misura del suo stesso cuore. Siamo nati da un unico amore, e verso quest’unico amore siamo incamminati per tutti i giorni della vita. E’ una strada di umanità vera, è il percorso dell’umano e il suo compimento. Questa è la novità del Vangelo, la novità che Dio stesso porta tra gli uomini. Egli la vive in prima persona e la proietta nella vita dei Santi, la rende clamorosa nella storia dei santi. Da questo principio l’uomo sempre rinasce, e l’umanità ritrova la sua originaria sorgente.
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Medaglia di San Benedetto