Secondo il Martirologio Romano, che lo ricorda il 4 agosto, era senatore e morì a Costantinopoli, decapitato per ordine dell'imperatore Massimiano Galerio. I sinassari greci, invece, lo commemorano il 25 agosto. Eleuterio non era però di Costantinopoli, ma in quella città esisteva una chiesa a lui dedicata, costruita al tempo dell'imperatore Arcadio (395-405). La fonte più antica è un discorso, recitato nel giorno della festa, certamente prima del sec. X, in cui l'autore raccoglie tradizioni- orali intorno ad Eleuterio. Secondo questo scritto non si conoscevano né i genitori né la patria del martire; si sapeva soltanto che era cubiculario dell'imperatore Massimiano e da lui benvoluto. Pur non essendo ancora cristiano, praticava le virtù del Cristianesimo e poiché alla corte gli era impossibile manifestare da sua fede, decise di allontanarsi da essa. Adducendo quindi motivi di salute si recò in Bitinia dove comprò un podere presso il fiume Sangari (attuale Sakarya), costruì una casa e in essa un oratorio sotterraneo. Fattosi poi battezzare da un presbitero del luogo, Eleuterio viveva tranquillo nella pratica della nuova religione. Il suo allontanamento dalla corte imperiale, però, suscitò i sospetti di Massimiano il quale, informato anche da un servo di Eleuterio, volle recarsi nella villa del suo cubiculario per rendersi edotto delle cose: scoprì l'oratorio e, sicuro ormai che Eleuterio era cristiano, tentò prima con lusinghe di farlo ritornare al paganesimo e alla corte, ma poi, vedendo inutile ogni tentativo, lo condannò alla decapitazione. Il corpo di Eleuterio fu sepolto nello stesso oratorio della sua villa, dove più tardi, quando ritornò la pace, fu costruita una grande chiesa. Se le notizie topografiche e cronologiche di questo discorso sono esatte, il martirio di Eleuterio avvenne presso il fiume Sakarya nella regione chiamata Tarsia, a est del lago di Sabandja, non lungi da Nicomedia, tra il 305 ed il 310.
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Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto
CIAO A TE !!
Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************
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domenica 4 agosto 2013
sabato 3 agosto 2013
2505 - Commento al Vangelo del 3/8/2013
+ Dal Vangelo secondo Matteo (14,1-12)
In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!». Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta. Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre. I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La figura di Giovanni Battista suscita sempre molta e buona spiritualità, è stato straordinario nel suo ruolo di precursore del Messia, ha agito per testimoniare con grande coraggio la Verità di Dio. È l’immagine più completa del cristiano che difende Gesù senza temere ritorsioni o persecuzioni, non ha minimamente considerato la reazione scomposta e maliziosa dei suoi nemici pur di gridare la Verità.
Gesù non chiama tutti i cristiani ad una testimonianza così cruenta, è già sufficiente se si difende la propria Fede replicando in modo preciso e completo agli attacchi modernisti. Ci sono cristiani chiamati alla preghiera più contemplativa, altri a compiere apostolato nei luoghi dove vivono, altri ancora a combattere contro i nemici di Dio. Tutti i cristiani in virtù del Battesimo sono chiamati a dare testimonianza, con prudenza, amore, rispetto degli altri.
Ogni cristiano come Giovanni Battista deve cercare nella vita la verità, su tutto al di sopra ci sia la verità. In questi giorni ho scritto che bisogna pregare ogni giorno perché trionfi tutta la verità, si faccia piena chiarezza sulla gravissima ingiustizia causata da chi non ama Dio e altrettanta piena luce si faccia sui comportamenti iniqui di personaggi opposti a Dio.
Questa è la preghiera che bisogna fare con fervore e premura in questi giorni, è questo il tempo della verità che deve trionfare in ogni aspetto e svelare il vero complotto ordito contro me. Sapete chi è l’uomo che ha dato inizio al complotto contro me? Padre Stefano Manelli. Il motivo? Insieme ad altri dal 1998 al 2008 ho sempre espresso quello che ho scritto alcuni giorni fa e che riporto:
Chi affrontava con carità il Generale Padre Stefano Manelli ed evidenziava che la vita religiosa insegnata dalla Chiesa era sparita dall’Istituto e che era evidente l’allontanamento dalla vera fedeltà alla Chiesa, Padre Manelli reagiva con una crudeltà agghiacciante, facendo il vuoto attorno al Frate fino ad inventare pretesti per allontanarlo dall’Istituto.
Quanto da lui compiuto era un abuso di potere e la piena trasgressione dei più semplici principi del Vangelo. Ma non aveva alcun freno nell’impulsività, nella minaccia, nel ricatto morale, tanto che circa 200 Frati e 100 Suore lo hanno abbandonato e descrivono scenari sconvolgenti.
Come abbiamo letto Dio è già intervenuto facendolo rimuovere da Generale e questo è stato un miracolo immenso. Erano troppe le amicizie che lo coprivano per raggiungere questo risultato, si è trattato di un miracolo impossibile. È la vittoria della Madonna, ha trionfato la vera Giustizia di Gesù, ma ancora devono venire fuori tante cose perché nella Chiesa di Gesù si faccia vera pulizia. È solamente l’inizio.
Per spiegare meglio la situazione, bisogna considerare che Padre Degollado fondatore dei Legionari di Cristo nel 1969 celebrava la Messa in latino ma già dal 1949 abusava sessualmente di incalcolabili giovani e arrivava alla sodomizzazione. Centinaia di testimonianze di ex seminaristi e di Sacerdoti sono state presentate negli anni ’90 alla Congregazione e dopo tempo si arrivò alla sua rimozione da Generale.
Non serve a nulla ostentare santità di vita e una fedeltà alla Chiesa se non è presente la Verità di Dio.
Non è la Messa in latino a dare la patente di vita autentica, al contrario, i falsi e maliziosi Religiosi che ne traggono vantaggi economici e lasciti testamentari di milioni e milioni di euro e senza dare spiegazioni sull’utilizzo di queste ricchezze, si avvalgono di queste forme di spiritualità per ingannare molte persone ingenue.
Circa un mese fa un Monsignore di Salerno è stato arrestato a Roma perché dalle intercettazioni si era saputo che si era accordato con alcuni amici ricchi per trasportare illegalmente in aereo 40 milioni di euro dalla Svizzera in Italia.
Il denaro sottratto nel Nome di Gesù è un furto tremendo, lo abbiamo letto proprio oggi dalle rivelazioni a Maria Valtorta. Non c’è solo questo nel caso di Padre Manelli, le continue violenze psichiche hanno causato innumerevoli esaurimenti nervosi e ricoveri ai Religiosi. Molti ancora si trovano in condizioni psicofisiche angoscianti e continuano a maledire il giorno in cui incontrarono Padre Stefano Manelli. Queste sono testuali parole riferite da molti ex Religiosi.
Qui ho riportato solo qualcosa di tutto quello che bolle nell’enorme pentolone e che deve prima o poi far conoscere ciò che è utile.
Io non ho alcun desiderio di svelare fatti gravissimi, non agisco mai per istinto ma dopo avere pregato, non ho alcuna premura di rivalsa, io ho sete di verità, come la sete che aveva Gesù nel predicare il suo Vangelo in tutte le città.
È Gesù a volere che si faccia pulizia nella sua Chiesa, Lui non vuole che si strumentalizzi il suo Nome per ottenerne vantaggi sotto ogni aspetto, soprattutto nell’immoralità, nell’agire prepotente e menzognero, nel denaro raccolto a decine di milioni di euro. Dove sono finiti questi soldi se i Religiosi non ne sanno nulla?
Proprio ieri mi ha telefonato un Sacerdote e mi ha raccontato questo episodio: una ex Suora delle Francescane dell’Immacolata era fuggita perché troppo stressata e spaventata dalle minacce di finire all’inferno da parte di Padre Manelli. Andò a Gorizia in monastero e si trovava bene, ma dopo qualche giorno telefonò Padre Stefano Manelli chiedendo di parlare con lei. Non appena la Suora rispose, Padre Manelli le disse con voce irritata: “La Madonna mi ha detto che devi ritornare qui altrimenti finisci all’inferno”.
Chiuse il telefono con violenza e senza salutarla, per accrescere la minaccia. La Suora scioccata e confusa ritornò da Padre Manelli…
È corretta questa minaccia o costrizione, la falsa rivelazione della Madonna e il ricatto di finire all’inferno?
Potrei trascriverne centinaia di fatti simili indicando anche il nome della persona coinvolta.
Quando ho scritto giorni fa che tutto deve essere ancora svelato, non intendevo solo questo, questo è una bazzecola, c’è una enorme quantità di reati, minacce, violenze morali, costrizioni e restrizioni nei conventi, ed altro che qui non voglio ancora indicare, per togliere la maschera e fare conoscere la verità.
D’altronde, chi difende Padre Manelli se è sincero dovrebbe chiedere con insistenza a Gesù di svelare tutta la verità, di vedere pubblicate tutte le testimonianze contro lui e migliaia di vicende che vanno oltre il lecito e mi fermo qui…
Un personaggio di Roma che teneva conferenza con Padre Manelli è letteralmente impazzito alla notizia della sua rimozione e allontanamento dall’Istituto, ma perché questa agitazione che viene da satana? Con la rimozione da Generale di Padre Manelli ha visto crollare tutta l’impalcatura di santità che aveva idealizzato per sé e per gli altri, se ne faceva vanto e riceveva riverenze, ma un giorno è arrivata la Giustizia di Dio e gli ha fatto crollare le sue fantasie.
Se questo uomo che teneva conferenze e si incensa per la devozione tradizionale vuole conoscere tutta la verità su Padre Stefano Manelli preghi molto, invece di agire con maliziosa cattiveria, espressione della scuola ricevuta in questi anni. Adesso non crede più alla preghiera? La Chiesa non è più Santa? Non vuole conoscere le vere motivazioni della Congregazione? Vuole invece stabilire lui ciò che è vero da ciò che non lo è?
L’arroganza che si traveste e si presenta come zelo, la saccenteria che porta avanti iniziative per difendere una tirannia!
In questi momenti si riconosce il vero cristiano da chi invece si è sempre travestito da cristiano, ingannando, chi ha strumentalizzato la sana Tradizione per averne vantaggi personali. Nelle prove esce fuori ciò che uno è veramente dentro, l’agire malizioso e falso indica solamente una ipocrisia che Gesù condanna senza indugio.
Quando nel 2008 Padre Manelli commise un atto di ingiustizia spaventoso contro me, sono rimasto in silenziosa attesa della verità, tanto che nel mio libro “La corruzione nella Chiesa” non l’ho citato, non era il momento di parlare delle sue prepotenze e non ho assolutamente agito d’istinto. Dove ho compreso nel 2008 che non dovevo scrivere nulla e restare in silenzio nell’attesa dell’intervento della Madonna?
L’ho compreso davanti al Tabernacolo, parlandone a Gesù e seguendo i pensieri che si formano quando si adora Lui.
Se guardate sotto trovate scritto l’invito di pregare per me per sciogliere “questo nodo oppressivo”. Con le vostre preghiere il primo nodo si è finalmente sciolto, Padre Stefano Manelli è stato riconosciuto colpevole di atti prevaricatori e di molti altri reati. Le vostre preghiere hanno permesso alla Madonna di agire e di allontanare la causa di moltissimi mali.
Adesso dovete aumentare le preghiere per sciogliere il definitivo nodo, causato sempre dalla sua azione prepotente. Sono convinto che se aumenterete le preghiere per me e per il trionfo della verità, al più presto vedremo il trionfo del Cuore Immacolato nella mia persona consacrata. Voi siete nella verità perché seguite il Vangelo storico!
La risposta alle inquietudine che colpiscono quanti non agiscono nella verità, dimostrano l’assenza dello Spirito Santo e una agitazione frutto dell’istinto, delle passioni non mortificate. Essi non vogliono e non possono ricercare la verità, non l’amano e non ne sentono la necessità, perché la verità la costruiscono secondo le loro voglie.
Questa non è la spiritualità del Vangelo né la sana Tradizione, è frutto di perversione e una maschera per nascondere la verità.
La verità che ricercava Giovanni Battista è indispensabile anche per noi, ognuno deve sentire la propria coscienza pura proprio perché vive nella verità. Deve utilizzare il linguaggio sincero perché non può andare contro la verità. Raggiungere uno stile di vita improntato sulla verità è impegnativo ma possibile, lo hanno già fatto milioni di cristiani consapevoli che Gesù agisce dove è presente la verità.
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2504 - San Martino, Eremita
Nobile romano o comunque laziale, si chiamò Marco, o Marzio, da cui venne poi il nome di Martino, datogli da S. Gregorio Magno che nei suoi Sermoni elogiò la santità e la grandezza di questo umile seguace di Cristo.
Nacque intorno all'anno 500. Si desume ciò dal fatto che quando nell'anno 529 S. Benedetto si trasferì da Subiaco a Montecassino, trovò già sul posto questo giovane eremita, che aveva dai 25 ai 30 anni. Difatti Martino aveva scelto la montagna sovrastante Cassino come luogo di preghiera e di penitenza. Solitario abitava in un anfratto di roccia quando lo raggiunse S. Benedetto. Insieme digiunarono e pregarono per un po’ di tempo, ma non concordarono sul sistema di vita: mentre S. Benedetto voleva unire alla preghiera e alla penitenza anche l’apostolato a favore dei pastori e della povera gente che abitava in quelle case sperdute, S. Martino prediligeva la vita di solitario, eremita, dedicandosi solo alla lode perenne a Dio.. Cosicché non andando d’accordo, decisero di separarsi. S. Benedetto rimase a Montacassino, S. Martino emigrò ancora e scelse come suo luogo di preghiera Monte Massico, nella terra di Falerno, tra le contee di Carinola e di Mondragone. Trovò un anfratto di roccia, che adattò come sua cella, e tutto il giorno Martino lo passava tra preghiere, penitenze e contemplazione, rimanendo in contatto con S. Benedetto. Per rendere più dura la sua penitenza S. Martino si legò una catena al piede, fissando l’altro capo ad un ceppo di pietra e visse così per quasi tre anni. Fu poi S. Benedetto a pregarlo di sciogliersi da quella catena, bastandogli essere incatenato a Cristo per amore. S. Martino obbedì, pur continuando in una vita di estrema mortificazione e penitenza.
Il Papa S. Gregorio Magno ricorda i miracoli operati in vita da S. Martino. E la fama della santità di Martino era sempre più diffusa tra la gente dei circostanti villaggi, per cui varie persone, a gruppi spesso, andavano per chiedere preghiere ed essere benedetti dal Santo eremita. Santo taumaturgico. Ma Santo eccezionale per spirito di preghiera e penitenza. Alla fascinosità di corti imperiali o di corti di ricchi e potenti, contrappone la spelonca oscura di un monte solitario, sul quale si consuma, come un olocausto, l’umanità e la santità di questo eroe cristiano, che rifulgerà nel tempo e nei secoli successivi. Ammirazione popolare e desiderio di imitazione che portarono intorno a Martino altri giovani che man mano formano con Lui una piccola comunità che cresce anno per anno e Martino li assunse quali suoi discepoli, per i quali costruì delle celle per abitazione e una Chiesa per la preghiera comune. Martino diviene Padre. Abate di questa nuova comunità che fiorisce intorno a Lui, sul Monte Massico. E sono i suoi Monaci che lo sostengono nel periodo di debolezza fisica che lo porterà all'incontro col Signore che viene.
E così quando il 3 agosto dell’anno 580 Martino chiuse gli occhi a questa terra, i Suoi Monaci seppellirono il suo corpo nella Chiesa del Monastero, dove rimase alla venerazione dei fedeli fino al 26 giugno 1094, quando S. Bernardo Vescovo di Carinola raccolse i resti del Santo per portarli nel Duomo di Carinola, da lui costruito. Ed il Signore veglia sul corpo di S. Martino che altri volevano rimuovere da Monte Massico. Vari Vescovi del circondario ed anche autorità civili avevano più volte tentato di impossessarsi del corpo di S. Martino per portarlo nelle loro Chiese. Ma ogni tentativo era sempre andato male, perché come si avvicinavano alla Chiesa avvenivano dei segni straordinari:terremoti o temporali violenti per cui dovevano desistere dall’impresa. Vi tentò invano anche il Principe di Benevento, (758-787), ma il Santo non volle e fece tremare la terra per cui tutti tornarono indietro spaventati. I Saraceni tra l’anno 840-881 si preparavano ad assalire e a saccheggiare il Monastero.Ma Martino appare ai suoi Monaci (circa 300), si unisce a loro per sconfiggere i Saraceni, che nel trambusto della battaglia, lasciarono circa 2000 morti. Bernardo, da autentico carinolese, aveva un culto speciale a S. Martino, eremita del Monte Massico. Così che appena la Cattedrale fu coperta, Bernardo volle arricchirla trasferendovi le reliquie di S. Martino, che Egli stesso proclamò Patrono della Città e Diocesi di Carinola. E così organizzò un grande pellegrinaggio ed il mattino del 26 giugno 1094, seguito dal clero, dalle autorità e dal popolo raggiunse il Cenobio di Monte Massico e con le sue mani raccolse le reliquie ossee di S. Martino, le sigillò in un’urna di marmo, e tra canti e preghiere, ridiscese il Monte Massico e translò la sacre reliquie nella nuova Cattedrale. Il Monastero, dunque, dal VI secolo fu attivo fino al X secolo e forse anche oltre.
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Nacque intorno all'anno 500. Si desume ciò dal fatto che quando nell'anno 529 S. Benedetto si trasferì da Subiaco a Montecassino, trovò già sul posto questo giovane eremita, che aveva dai 25 ai 30 anni. Difatti Martino aveva scelto la montagna sovrastante Cassino come luogo di preghiera e di penitenza. Solitario abitava in un anfratto di roccia quando lo raggiunse S. Benedetto. Insieme digiunarono e pregarono per un po’ di tempo, ma non concordarono sul sistema di vita: mentre S. Benedetto voleva unire alla preghiera e alla penitenza anche l’apostolato a favore dei pastori e della povera gente che abitava in quelle case sperdute, S. Martino prediligeva la vita di solitario, eremita, dedicandosi solo alla lode perenne a Dio.. Cosicché non andando d’accordo, decisero di separarsi. S. Benedetto rimase a Montacassino, S. Martino emigrò ancora e scelse come suo luogo di preghiera Monte Massico, nella terra di Falerno, tra le contee di Carinola e di Mondragone. Trovò un anfratto di roccia, che adattò come sua cella, e tutto il giorno Martino lo passava tra preghiere, penitenze e contemplazione, rimanendo in contatto con S. Benedetto. Per rendere più dura la sua penitenza S. Martino si legò una catena al piede, fissando l’altro capo ad un ceppo di pietra e visse così per quasi tre anni. Fu poi S. Benedetto a pregarlo di sciogliersi da quella catena, bastandogli essere incatenato a Cristo per amore. S. Martino obbedì, pur continuando in una vita di estrema mortificazione e penitenza.
Il Papa S. Gregorio Magno ricorda i miracoli operati in vita da S. Martino. E la fama della santità di Martino era sempre più diffusa tra la gente dei circostanti villaggi, per cui varie persone, a gruppi spesso, andavano per chiedere preghiere ed essere benedetti dal Santo eremita. Santo taumaturgico. Ma Santo eccezionale per spirito di preghiera e penitenza. Alla fascinosità di corti imperiali o di corti di ricchi e potenti, contrappone la spelonca oscura di un monte solitario, sul quale si consuma, come un olocausto, l’umanità e la santità di questo eroe cristiano, che rifulgerà nel tempo e nei secoli successivi. Ammirazione popolare e desiderio di imitazione che portarono intorno a Martino altri giovani che man mano formano con Lui una piccola comunità che cresce anno per anno e Martino li assunse quali suoi discepoli, per i quali costruì delle celle per abitazione e una Chiesa per la preghiera comune. Martino diviene Padre. Abate di questa nuova comunità che fiorisce intorno a Lui, sul Monte Massico. E sono i suoi Monaci che lo sostengono nel periodo di debolezza fisica che lo porterà all'incontro col Signore che viene.
E così quando il 3 agosto dell’anno 580 Martino chiuse gli occhi a questa terra, i Suoi Monaci seppellirono il suo corpo nella Chiesa del Monastero, dove rimase alla venerazione dei fedeli fino al 26 giugno 1094, quando S. Bernardo Vescovo di Carinola raccolse i resti del Santo per portarli nel Duomo di Carinola, da lui costruito. Ed il Signore veglia sul corpo di S. Martino che altri volevano rimuovere da Monte Massico. Vari Vescovi del circondario ed anche autorità civili avevano più volte tentato di impossessarsi del corpo di S. Martino per portarlo nelle loro Chiese. Ma ogni tentativo era sempre andato male, perché come si avvicinavano alla Chiesa avvenivano dei segni straordinari:terremoti o temporali violenti per cui dovevano desistere dall’impresa. Vi tentò invano anche il Principe di Benevento, (758-787), ma il Santo non volle e fece tremare la terra per cui tutti tornarono indietro spaventati. I Saraceni tra l’anno 840-881 si preparavano ad assalire e a saccheggiare il Monastero.Ma Martino appare ai suoi Monaci (circa 300), si unisce a loro per sconfiggere i Saraceni, che nel trambusto della battaglia, lasciarono circa 2000 morti. Bernardo, da autentico carinolese, aveva un culto speciale a S. Martino, eremita del Monte Massico. Così che appena la Cattedrale fu coperta, Bernardo volle arricchirla trasferendovi le reliquie di S. Martino, che Egli stesso proclamò Patrono della Città e Diocesi di Carinola. E così organizzò un grande pellegrinaggio ed il mattino del 26 giugno 1094, seguito dal clero, dalle autorità e dal popolo raggiunse il Cenobio di Monte Massico e con le sue mani raccolse le reliquie ossee di S. Martino, le sigillò in un’urna di marmo, e tra canti e preghiere, ridiscese il Monte Massico e translò la sacre reliquie nella nuova Cattedrale. Il Monastero, dunque, dal VI secolo fu attivo fino al X secolo e forse anche oltre.
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venerdì 2 agosto 2013
2503 - Commento al Vangelo del 2/8/2013
+ Dal Vangelo secondo Matteo (13,54-58)
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è Costui il Figlio del falegname? E sua Madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Con la precisazione sul Decreto di rimozione da Generale di Padre Stefano Manelli, l’unica mia intenzione era quella di dare un contributo alla verità e un aiuto autentico a quanti erano nella confusione e non comprendevano le vere motivazioni, arrivando a colpevolizzare la Chiesa per il diniego della celebrazione della Messa in latino. Il motivo non stava in questo presupposto ma si dovevano ricercare in circa venti anni di strani comportamenti.
La verità non solo deve trionfare, come ha detto Monsignor Scigluna della Congregazione per la dottrina della fede, ma occorre prima evidenziarla per dare ai credenti le giuste direttive. Se nessuno rivela la verità comprovata da prolungate indagini e da numerose testimonianze autentiche, i diavoli continuano a trionfare e a festeggiare. Era il momento per fermare le falsità che si continuava a raccontare con gravissimo danno per i buoni credenti che hanno il diritto di conoscere la verità.
Non occorre svelare tutta la verità, almeno ciò che è necessario, sarebbe scioccante pubblicare le testimonianze dei Frati e delle Suore contro Padre Manelli. Non considero inevitabile farvi conoscere tutto anche per salvaguardare la vostra serenità, però non vorrei che a causa di qualche invasato che difende Padre Manelli si debba arrivare alla documentata pubblicazione.
Come era prevedibile, infatti, alcune persone poco obiettivi hanno reagito accusando altri per difendere in modo goffo e puerile Padre Manelli. Nonostante le denunce dei Sacerdoti dello stesso Istituto contro Padre Manelli si continua a manipolare la verità e si diffamano senza alcun senso di peccato quanti hanno svelato i loro inganni. Solo con la pubblicazione delle testimonianze comprenderanno che è arrivato il tempo di mettere fine agli inganni e di iniziare una vita religiosa corretta, come insegna la Santa Chiesa.
Non è neanche sufficiente la denuncia alla Santa Sede contro Padre Manelli da parte di Sacerdoti a lui intimi? Cosa doveva avvenire?
È un comportamento che non si trovava presso i figli spirituali di Padre Pio, negli anni ’20 e ’60 essi sì Lo difendevano ma non manipolavano alcuna verità. Difendevano legittimamente Padre Pio perché contro Lui avevano montato complotti maliziosi, invece nel caso di Padre Manelli non c’è una sola accusa che non sia testimoniata da centinaia di persone e la documentazione non ammette assolutamente smentite.
Padre Pio è stato un grande uomo che mostrava una smisurata santità solamente nel vederlo. Mettiamo da parte questi paragoni.
Se si vuole evitare la conoscenza pubblica di comportamenti perversi, è preferibile pregare e chiedere alla Madonna di fare trionfare tutta la verità. Questa deve essere la preghiera di quanti chiedono una conoscenza completa della vicenda di Padre Manelli: Madre Santa, se lo ritieni opportuno e per fare rinsavire chi vive nell’esaltazione, fa conoscere la verità completa sui fatti contestati a Padre Stefano Manelli!
La reazione scomposta e diffamatoria da parte di alcuni Frati è una ulteriore prova di una agitazione non spirituale, di una voglia di vendetta contro chi mette in discussione anche la sola parvenza di spiritualità.
Consideriamo il numero di quanti sono fuggiti dai Francescani dell’Immacolata. Non c’è una spiegazione plausibile alla fuoriuscita di molti Frati, si tratta di un numero elevatissimo, da 160 a 200 in poco meno di venti anni, e di circa 100 Suore. Nelle testimonianze date alla Santa Sede hanno riportato come unica motivazione quanto abbiamo letto due giorni fa. La loro denuncia è identica, gli innumerevoli scandali avvenuti sono innegabili, indiscutibili.
Quindi, arrampicarsi sugli specchi e diffamare chi riporta la verità non è un esercizio onesto, questo è invece il tempo della riflessione e di cominciare a praticare la vera vita religiosa, senza più seguire l’esaltazione e una ostentata spiritualità. Non è sufficiente celebrare la Messa in latino o la dichiarazione di fedeltà al Magistero, occorrono soprattutto le opere, sono le opere a testimoniare la vera Fede.
Sarei felicissimo di sapere che i Frati dell’Immacolata rimasti siano impegnati nel seguire l’insegnamento della Chiesa e non più altri insegnamenti faziosi. In me c’è una grande gioia quando altri Sacerdoti conducono una elevata vita spirituale, sono contento se vengo a conoscere l’esistenza di Consacrati che fanno buon apostolato ma nella verità e seguendo la sana Tradizione della Chiesa.
Prego ogni giorno perché la Chiesa abbia innumerevoli Sacerdoti santi e innamorati del Vangelo storico, coraggiosi nel testimoniare che solo in Gesù Cristo c’è salvezza. Ho scritto e scrivo per amore della verità, per circa venti anni satana è stato il dominatore in quell’Istituto e l’adorazione non era più rivolta a Gesù ma a qualcun altro. Per questo l’intervento della Congregazione è stato risolutivo anche se tardivo.
Non è tanto la fuoriuscita di circa 200 Frati dall’Istituto dei Francescani dell’Immacolata a dare la misura degli scandali, ma se i Sacerdoti andati via eccellevano per spiritualità, cultura, amore alla Chiesa e alla dottrina, vorrà dire che avevano compreso la deriva morale e sono andati altrove a vivere la corretta vita religiosa. Non si trattava di giovani un po’ sprovveduti, erano anche teologi autorevoli e fedeli alla Tradizione, quindi gli scandali e i comportamenti immorali denunciati sono le cause del loro allontanamento!
Chi possiede onestà intellettuale arriva alla verità e considera questo: se Sacerdoti vicini a Padre Manelli lo hanno denunciato alla Santa sede, qualcosa di gravissimo deve essere avvenuto!
Ritornando all’inizio di questo commento, ho notato che come i seguaci dei falsi veggenti presenti in Italia attaccano con violenza e con malizia quanti non credono appunto ai falsi veggenti, con diffamazioni che solo i diavoli possono inventare e cercano di distruggere con veemenza la dignità altrui, così nel caso di Padre Manelli alcuni Frati e seguaci cercano di giustificare avventatamente le grandi quantità di prove documentate alla Santa Sede.
Forse con le loro calunnie cambieranno il pensiero di Dio su quanto commesso da Padre Manelli?
Due giorni fa ho scritto che le grandi protezioni a Padre Manelli da parte di personaggi che non amano la verità e la giustizia hanno insabbiato per quasi venti anni denunce circostanziate e indiscutibili. Lo stesso era avvenuto per il fondatore dei Legionari di Cristo, nonostante le due mogli in Spagna e in Colombia e i figli avuti da esse, nonostante centinaia di denunce circostanziate di abusi sessuali sui giovani seminaristi, tutto veniva insabbiato e questo per oltre trent’anni.
Perché questa premura di insabbiare gli scandali? Per le amicizie intime. Questa è la verità, ma questa non è la Chiesa di Gesù Cristo, è altro di letteralmente ripugnante. Contro Padre Degollado le acque furono smosse dal numeroso comitato di ex seminaristi e Sacerdoti che avevano subito abusi sessuali e che manifestarono la volontà di scrivere le loro testimonianze in un libro, con grave scandalo per il fondatore e altri che lo coprivano.
I seguaci di Padre Manelli invece di diffamare e coprire ingenuamente la verità, devono pregare perché tutto e tutti rientrino nel Cuore di Gesù. Preghino con pressante richiesta della verità, senza dover poi provare ripugnanza per quanto conosciuto. Implorino con ripetute preghiere lo svelamento di numerose apparenze e che si scoprano gli inganni commessi contro Sacerdoti per allontanarli dall’ex suo Istituto.
Tra i suoi seguaci poco obiettivi ci sono alcuni che sbandierano una lettera falsa scritta da un Prelato massone e determinato a sopprimere i Sacerdoti che conoscono tante situazioni compromettenti. È una lettera senza firma, senza timbro, senza numero di protocollo, ma piena di notizie false ed incomplete, meritevole di una querela e lo svelamento di certi traffici…
Piuttosto che la querela, come sempre, si è preferito fare agire la Madonna e proprio la Regina del mondo quando riuscirà a sciogliere certe situazioni, svelerà tutta la verità.
Per il momento soffro in silenzio e prego anche per i miei nemici, quando la verità verrà tutta a galla questi cattolici che considerano questa falsa lettera come le Tavole della Legge date a Mosè, dovranno provare vergogna per i falsi attacchi contro me. Attacchi portati senza conoscere la verità ma seguendo uno spirito che non è quello di Gesù, e con odio si diffama e si emargina chi segue il Vangelo storico e diffonde la sana dottrina tradizionale.
Quello che vi chiedo è di pregare molto perché ogni verità trionfi, nel bene e nel male, tutto venga svelato e si sappia con assoluta certezza l’autenticità dei fatti avvenuti. Si conoscano anche quei Prelati che combattono la Chiesa dall'interno e che trovano complicità in questi ingenui cattolici che danno ad una lettera non firmata una legittimità inesistente.
Se chi l’ha scritta era meritevole di risponderne nelle sedi competenti, chi diffonde la lettera non firmata è ugualmente colpevole davanti a Gesù di diffamazione perché non sa quello che compie di grave. Non sa nulla ma agisce come un sapiente! Chieda invece con molte preghiere lo svelamento di tutta la verità!
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2502 - Messaggio di Medjugorie a Mirjana del 2/8/2013
Cari figli,
se solo sapeste, se solo vorreste, in piena fiducia, aprire i vostri cuori, capireste tutto, capireste con quanto amore vi chiamo, con quanto amore desidero cambiarvi, per rendervi felici, con quanto amore desidero rendervi seguaci di mio Figlio e donarvi la pace nella pienezza di mio Figlio.
Capireste l’immensa grandezza del mio amore materno, perciò, figli miei, pregate, perché solo attraverso la preghiera cresce la vostra fede e nasce l’amore, amore con il quale anche la croce non sarà più insopportabile perché non la porterete da soli.
In unione con mio Figlio, glorificate il nome del Padre Celeste.
Pregate, pregate per il dono dell’amore, perché l’amore è l’unica verità, l’amore perdona tutto, serve tutti e vede tutti come fratelli. Figli miei, apostoli miei, grande è la fiducia che il Padre Celeste, attraverso me, la Sua serva, vi ha dato, per aiutare coloro che non lo conoscono, affinché si riappacifichino con Lui, affinché Lo seguano, perciò vi insegno ad amare, perché solo se avrete amore potrete risponderGli.
Nuovamente vi invito: amate i vostri pastori, pregate affinché in questo tempo difficile il nome di mio Figlio si glorifichi attraverso la loro guida.
Vi ringrazio.
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se solo sapeste, se solo vorreste, in piena fiducia, aprire i vostri cuori, capireste tutto, capireste con quanto amore vi chiamo, con quanto amore desidero cambiarvi, per rendervi felici, con quanto amore desidero rendervi seguaci di mio Figlio e donarvi la pace nella pienezza di mio Figlio.
Capireste l’immensa grandezza del mio amore materno, perciò, figli miei, pregate, perché solo attraverso la preghiera cresce la vostra fede e nasce l’amore, amore con il quale anche la croce non sarà più insopportabile perché non la porterete da soli.
In unione con mio Figlio, glorificate il nome del Padre Celeste.
Pregate, pregate per il dono dell’amore, perché l’amore è l’unica verità, l’amore perdona tutto, serve tutti e vede tutti come fratelli. Figli miei, apostoli miei, grande è la fiducia che il Padre Celeste, attraverso me, la Sua serva, vi ha dato, per aiutare coloro che non lo conoscono, affinché si riappacifichino con Lui, affinché Lo seguano, perciò vi insegno ad amare, perché solo se avrete amore potrete risponderGli.
Nuovamente vi invito: amate i vostri pastori, pregate affinché in questo tempo difficile il nome di mio Figlio si glorifichi attraverso la loro guida.
Vi ringrazio.
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2501 - Sant' Eusebio di Vercelli, Vescovo
Eusebio, secondo la tradizione agiografica, nacque in Sardegna intorno al 283. In tenera età si sarebbe trasferito, con la madre e la sorella minore, a Roma dopo il martirio di suo padre.
Nell'Urbe sarebbe stato ordinato sacerdote da Papa Marco e consacrato vescovo (fu il primo vescovo di Vercelli e del Piemonte) da Papa Giulio I (15 dicembre 345).
Il nuovo Vescovo iniziò subito un’intensa opera di evangelizzazione in un territorio ancora in gran parte pagano, specialmente nelle zone rurali. Ispirato da sant'Atanasio, che aveva scritto la Vita di sant'Antonio e iniziatore del monachesimo in Oriente, fondò a Vercelli una comunità sacerdotale, simile ad una comunità monastica. Questo cenobio diede al clero dell’Italia settentrionale una significativa impronta di santità apostolica e suscitò figure di Vescovi importanti, come Limenio e Onorato, successori di Eusebio a Vercelli, Gaudenzio a Novara, Esuperanzio a Tortona, Eustasio ad Aosta, Eulogio a Ivrea, Massimo a Torino, tutti venerati dalla Chiesa come Santi. Strenuo sostenitore del Simbolo Atanasiano, fu inviato da Pp Liberio, insieme al vescovo Lucifero di Cagliari, in missione presso l'imperatore Costanzo II per chiedergli la convocazione di un concilio che mettesse fine alla controversia tra gli ariani (sostenuti dallo stesso imperatore) e i seguaci dell'ortodossia: il concilio ebbe luogo a Milano nel 355 ma, essendo i vescovi ariani in maggioranza, Eusebio si rifiutò di sottoscriverne gli editti.
Fu quindi deposto dall'imperatore ed esiliato a Scitopoli, in Palestina, e poi in Cappadocia e nella Tebaide. Nel 361, morto Costanzo II, l'imperatore Giuliano mise fine al suo esilio e gli consentì di riprendere possesso della sua sede. Nel 362 partecipò al concilio di Alessandria che decise di perdonare i vescovi ariani purché ritornassero allo stato laicale. Il 1° agosto 371 la morte lo colse nella sua città episcopale dove tuttora sono custodite, nel duomo, le sue reliquie. La Chiesa cattolica ne celebrava la memoria liturgica il 16 dicembre ma il Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978), nel 1969, spostò la sua commemorazione al 2 agosto.
Significato del nome Eusebio : "uomo pio, che onora gli dèi" (greco).
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Nell'Urbe sarebbe stato ordinato sacerdote da Papa Marco e consacrato vescovo (fu il primo vescovo di Vercelli e del Piemonte) da Papa Giulio I (15 dicembre 345).
Il nuovo Vescovo iniziò subito un’intensa opera di evangelizzazione in un territorio ancora in gran parte pagano, specialmente nelle zone rurali. Ispirato da sant'Atanasio, che aveva scritto la Vita di sant'Antonio e iniziatore del monachesimo in Oriente, fondò a Vercelli una comunità sacerdotale, simile ad una comunità monastica. Questo cenobio diede al clero dell’Italia settentrionale una significativa impronta di santità apostolica e suscitò figure di Vescovi importanti, come Limenio e Onorato, successori di Eusebio a Vercelli, Gaudenzio a Novara, Esuperanzio a Tortona, Eustasio ad Aosta, Eulogio a Ivrea, Massimo a Torino, tutti venerati dalla Chiesa come Santi. Strenuo sostenitore del Simbolo Atanasiano, fu inviato da Pp Liberio, insieme al vescovo Lucifero di Cagliari, in missione presso l'imperatore Costanzo II per chiedergli la convocazione di un concilio che mettesse fine alla controversia tra gli ariani (sostenuti dallo stesso imperatore) e i seguaci dell'ortodossia: il concilio ebbe luogo a Milano nel 355 ma, essendo i vescovi ariani in maggioranza, Eusebio si rifiutò di sottoscriverne gli editti.
Fu quindi deposto dall'imperatore ed esiliato a Scitopoli, in Palestina, e poi in Cappadocia e nella Tebaide. Nel 361, morto Costanzo II, l'imperatore Giuliano mise fine al suo esilio e gli consentì di riprendere possesso della sua sede. Nel 362 partecipò al concilio di Alessandria che decise di perdonare i vescovi ariani purché ritornassero allo stato laicale. Il 1° agosto 371 la morte lo colse nella sua città episcopale dove tuttora sono custodite, nel duomo, le sue reliquie. La Chiesa cattolica ne celebrava la memoria liturgica il 16 dicembre ma il Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978), nel 1969, spostò la sua commemorazione al 2 agosto.
Significato del nome Eusebio : "uomo pio, che onora gli dèi" (greco).
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giovedì 1 agosto 2013
2500 - Commento al Vangelo del 1/8/2013
+ Dal Vangelo secondo Matteo (13,47-53)
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Ancora, il Regno dei Cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli Angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed Egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del Regno dei Cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Terminate queste parabole, Gesù partì di là.
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il capitolo 13 di San Matteo ci presenta una triplice spiegazione sul significato del Regno dei cieli. Dal versetto 44 al 52 c’è la spiegazione completa, ieri abbiamo incontrato la Parola sul tesoro perduto e la perla preziosa, oggi meditiamo sulla rete gettata nel mare. Mentre ieri Gesù suggeriva di vendere i propri averi per comprare il tesoro e le perle, oggi proietta il significato del Regno dei Cieli sulla fine del mondo.
I versetti 44 fino a 46 ci hanno spiegato che per trovare veramente Gesù bisogna perdere le cose che riteniamo preziose, i nostri averi, intesi come i vizi e i comportamenti negativi fondati sulla superbia e l’orgoglio. Non è facile riconoscersi peccatori, non è facile decifrare bene ciò che si è dentro, la conoscenza del proprio carattere, se non si incontra veramente Gesù nella preghiera e nella verità.
“È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori” (Gv 4,23).
Il Padre cerca i cuori buoni, onesti, sinceri per comunicare il suo Spirito, non dona mai illuminazioni o ispirazioni a quanti vivono nell'orgoglio e nell'ingiustizia, e mancando la Luce di Dio essi camminano nelle tenebre più nere, vivono nell'accecamento mentale totale.
Quali scelte spirituali potrà compiere chi vive nelle tenebre e non incontra mai Gesù nella preghiera?
Il Regno di Dio si può stabilire solamente nei cuori buoni o comunque dove c’è un vivo desiderio di diventare migliori, convertirsi e crescere nella Grazia di Dio. Fingere invece davanti a Dio e ostentare una santità che in realtà è assente, evidenziata pure dai frutti mortali, è un inganno!
In questi versetti che vi ho indicato, dal 44 al 52, Gesù presenta il Regno dei Cieli in due aspetti diversi: è la Grazia di Dio nell’uomo, quindi la presenza del suo Spirito che trova accoglienza e vi dimora perché non c’è l’impedimento della malizia e dell’odio.
Possedere la Grazia di Dio vuol dire anche partecipare alla sua stessa Vita, alla vita eterna.
Gesù ha dato il lieto annuncio chiedendo di credere in Lui, credere non con un finto proposito o con l’illusione di seguirlo quando si vive in opposizione al suo Vangelo. Credere significa vivere la sua Parola, osservare il Vangelo dell’amore, della misericordia, della verità. Credere comporta la lotta verso tutto ciò che si oppone a Gesù.
Trovare il tesoro nascosto o la perla è indispensabile al cristiano per potersi considerare tale.
Il cristiano autentico non rimane uno spettatore e non prova disinteresse per la Chiesa, egli comincia ad amare la Chiesa e vuole liberarla dai mali che si attanagliano nel suo interno. Il primo mezzo è la preghiera, non può venire mai nulla di buono senza una preghiera profonda e costante.
Poi, amare la Chiesa comporta anche la sua difesa in tutte le circostanze, con prudenza e discrezione, riflettendo attentamente prima di agire per evitare inopportune o avventate difese. Rimanere in silenzio è l’atteggiamento di chi non ama la Chiesa, chi non la considera come la propria Madre. Un importante Monsignore in un simposio ha detto: “Basta con la negazione deliberata di fatti conosciuti, la verità è un dovere morale”.
Monsignor Charles J. Scicluna è il «promotore di giustizia» della Congregazione per la Dottrina della Fede, cioè il pubblico ministero del Tribunale dell’ex Sant'Uffizio, si è espresso con coraggio pubblicamente per fare pulizia all'interno della Chiesa. Non è forse il vivo desiderio di Gesù liberare la sua Chiesa dai corrotti?
Lo dice anche oggi: “Verranno gli Angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti”. Il male minore sono gli schizzi di fango contro la Chiesa, ma non possono appellarsi al fango coloro che il fango lo producono in una specie di cantiere tenebroso. In passato abbiamo letto dichiarazioni di Prelati che sostenevano l’importanza del silenzio, quindi dell’omertà, l’insabbiamento, la copertura complice.
Invece il pubblico ministero del Tribunale dell’ex Sant’Uffizio, «promotore di giustizia» della Congregazione perla Dottrina della Fede, Monsignor Charles J. Scicluna afferma: “Basta con l'omertà, la reputazione della Chiesa non è una priorità”. Giustamente sostiene la tesi che è implicita nel Vangelo, è Gesù a pretendere che la verità nella sua Chiesa sia svelata affinchè i credenti conoscano i veri apostoli da quanti vivono in pieno conflitto con il Vangelo.
Leggiamo ancora cosa ha detto Monsignor Scicluna: “Esiste ancora nella Chiesa una certa cultura del silenzio, ma dobbiamo uscirne. Basta con la mortale cultura dell’omertà. La ricerca della verità è un dovere morale e legale. Perché chi inganna, chi non denuncia, è nemico della giustizia e quindi della Chiesa”.
Il Vangelo insegna proprio questo, non c’è una via di mezzo se non la prudenza per verificare il tempo e il modo per affermare la verità ad ogni costo, non è possibile dirsi cristiano e vivere nell’inganno. Continua ancora Monsignor Scicluna: “Tre sono i nemici della verità: 1) l’omertà; 2) la negazione deliberata di fatti conosciuti; 3) la preoccupazione che la reputazione dell’Istituzione debba avere priorità assoluta”.
Chi crede con vera sincerità in Gesù è già entrato nel Regno dei Cieli, si può considerare cittadino di questo Regno perché possiede i requisiti vincolanti e richiesti da Dio. Questa è la novità portata da Gesù, per farne parte occorre dimenticarsi: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23).
Fare parte del Regno dei Cieli in questa nostra misera vita è una esperienza spirituale più preziosa di tutto ciò che esiste, è un tesoro talmente grande che basta da solo a soddisfare il desiderio di ricchezza e a colmare ogni povertà spirituale. Per questo, tutto ciò che prima era ritenuto come valore, rispetto a quel tesoro trovato, conta pochissimo.
“Il Regno dei Cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo”. Noi abbiamo trovato il tesoro, lo abbiamo nascosto nel nostro cuore, è tempo adesso di vendere o eliminare la vecchia mentalità umana e molto infelice.
“Il Regno dei Cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”. L’uomo mercanteggia sempre nella sua vita, quando però arriva a comprendere l’alto valore del Vangelo e la pace scoperta, considera irrilevanti tutti i beni e i piaceri che adorava in passato.
“Il Regno dei Cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi”. Gesù considera l’annuncio del Regno dei Cieli ad una rete in mare e che si riempie di pesci di ogni genere. Nel lago di Genezaret c’erano pesci considerati non buoni e venivano ributtati in acqua dai pescatori. Gesù dice che sarà così alla fine del mondo.
La salvezza è offerta a tutti, il Regno dei Cieli è dunque la salvezza, ma alla fine della vita terrena ci sarà una scelta tra coloro che hanno seguito nella verità Gesù da quanti non hanno voluto seguire il Vangelo e non si sono rinnegati. Quanti hanno creduto nell'immenso valore dell’annuncio salvifico da altri che non hanno fatto nulla per meritare la vita eterna ed hanno continuato a fare ciò che è male.
La verità è potente e sempre ottiene il trionfo anche dove si cerca di intralciarla. Il tempo è di Gesù, Lui ottiene quello che vuole anche se spesso ci sono forti impedimenti e i tempi si allungano. Sono i diavoli ad aiutare tutto ciò che è contro il Vangelo.
Ma la Madonna ottiene sempre grandi trionfi. Abbandona quelli che non La seguono più e li sostituisce con anime buone e oneste.
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2499 - San Leo (Leone) di Montefeltro, Vescovo
Correva l’anno 257 d.C. e due cristiani di nome Leone e Marino, provenienti dall'isola di Arbe in Dalmazia, giunsero a Rimini attratti dall'opportunità di lavorare come scalpellini.
San Leone e San Marino, giunti nella zona del Monte Titano in cerca di pietre da lavorare, restarono affascinati dal maestoso Monte e vi si recavano spesso. Oltre a quel lavoro, essi svolgevano la missione di convertire la popolazione riminese al cristianesimo. Per sfuggire alla persecuzione dell’Imperatore Diocleziano, si rifugiarono in cima al Monte Titano. Passati tre anni, San Leo, con un piccolo gruppo di compagno, si diresse verso la rupe del Monte Feliciano che nella lingua del posto è chiamato Feretrio. Qui giunto costruì una piccola cella e a Dio dedicò una cappelletta.e in tutta segretezza, cominciò a radunare i Cristiani e a predicare il Vangelo. La sua missione diede subito frutti copiosi ed il Cristianesimo si propagò rapidamente in tutta la regione circostante, fino alla creazione della Diocesi di Montefeltro con a capo Leone nel frattempo ordinato vescovo. Leone è considerato, per tradizione, i primo vescovo del Montefeltro, anche se l’istituzione ufficiale della Diocesi è avvenuta alcuni secoli dopo. Dopo la morte di Leone, il suo corpo venne deposto in un sarcofago di pietra di cui, nel Duomo, si conserva il coperchio.
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San Leone e San Marino, giunti nella zona del Monte Titano in cerca di pietre da lavorare, restarono affascinati dal maestoso Monte e vi si recavano spesso. Oltre a quel lavoro, essi svolgevano la missione di convertire la popolazione riminese al cristianesimo. Per sfuggire alla persecuzione dell’Imperatore Diocleziano, si rifugiarono in cima al Monte Titano. Passati tre anni, San Leo, con un piccolo gruppo di compagno, si diresse verso la rupe del Monte Feliciano che nella lingua del posto è chiamato Feretrio. Qui giunto costruì una piccola cella e a Dio dedicò una cappelletta.e in tutta segretezza, cominciò a radunare i Cristiani e a predicare il Vangelo. La sua missione diede subito frutti copiosi ed il Cristianesimo si propagò rapidamente in tutta la regione circostante, fino alla creazione della Diocesi di Montefeltro con a capo Leone nel frattempo ordinato vescovo. Leone è considerato, per tradizione, i primo vescovo del Montefeltro, anche se l’istituzione ufficiale della Diocesi è avvenuta alcuni secoli dopo. Dopo la morte di Leone, il suo corpo venne deposto in un sarcofago di pietra di cui, nel Duomo, si conserva il coperchio.
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mercoledì 31 luglio 2013
2498 - Commento al Vangelo del 31/7/2013
+ Dal Vangelo secondo Matteo (13,44-46)
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Se il tesoro prezioso citato da Gesù viene addirittura fatto scomparire, quell'uomo che lo aveva trovato e lo aveva nascosto, dopo avere venduto tutti i suoi averi ritorna e non lo trova più, rimane deluso e raggirato. E si pone delle domande sul perché, rivede la strada percorsa e amareggiato potrebbe arrivare a perdere la Fede.
Chi è causa della perdita della Fede dei più deboli, Gesù lo condanna con queste parole: “Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare” (Mt 18,6). Condanna tremenda, ma chi può essere causa della perdita della Fede? Vediamo.
In questi giorni è venuta fuori la notizia della rimozione del Consiglio Generale dei Frati Francescani dell’Immacolata (a partire dal Ministro Generale, Padre Stefano Manelli) da parte della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata. Quindi la Santa Sede ha deposto da Generale Padre Manelli e certamente ci saranno stati motivi gravissimi. Non si arriva mai ad una decisione del genere senza una lunghissima indagine e senza prove schiaccianti.
Alcuni cattolici autori di articoli che inviano sul web e che difendono a spada tratta Padre Stefano Manelli e altri Frati, lamentano questo provvedimento come un attacco alla Messa in latino e arrivano ad immaginare un complotto. Nella Chiesa oggi tutto è possibile, ne conosciamo troppe situazioni scandalose ma siamo certi che il Signore interverrà perché non potrà lasciare la sua Barca ancora alla deriva.
Siamo sereni e fiduciosi nel sicurissimo intervento di Gesù. Nel frattempo dobbiamo verificare se il Decreto di rimozione da Generale di Padre Stefano Manelli è fondato, veritiero, convincente, oppure c’è qualcos’altro come per esempio la Messa in latino.
Questi autori degli articoli fiammeggianti di collera sono in buonafede, essi scrivono per amore della dottrina tradizionale e di questo mi compiaccio assai, ma non conoscono cosa è avvenuto di gravissimo e di penalmente rilevante nelle comunità guidate da Padre Stefano Manelli. Come altre persone non conoscono cosa avviene nelle case di questi autori, ma sicuramente vi si conduce una vita integerrima e improntata sul Vangelo. Ne sono certo avendo letto qualche loro articolo.
Qui non ho nulla da condannare a questi autori cattolici, se non richiamare la prudenza e l’accortezza prima di lanciarsi in difese assolutamente fuori luogo. Devono anzi ringraziare la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata se non ha inserito (stranamente!) nel Decreto di rimozione di Padre Stefano Manelli le gravi motivazioni di un provvedimento così radicale. Anche se così non è stato fatto un servizio alla verità e alla giustizia.
Si parla di deriva morale quando si discute dei comportamenti condannati dalla Congregazione a Padre Manelli, mi è stato rivelato da una fonte sicura che esistono centinaia di testimoni e prove documentate, infatti la condanna impartita riguarda sia Padre Stefano Manelli sia quanti lo hanno protetto in questi anni, insabbiando scandali ed eccessi pienamente opposti al Vangelo predicato da Gesù, ossia tutto il Consiglio Generale dei Francescani dell’Immacolata.
Se qualcuno si fosse dissociato dai comportamenti dittatoriali e crudeli di Padre Manelli, la Congregazione lo avrebbe sicuramente incaricato a guidare e riportare l’Istituto all’originario carisma, eliminando le vessazioni, i ricatti, le oppressioni, il fanatismo e l’adorazione di Padre Manelli, una degenerata vita religiosa simile ad un lager.
È una esaltazione che la Chiesa condanna perché è una anomalia, una vessazione che causa alterazioni mentali e cardiache non cristiane e non rispecchia assolutamente la vita religiosa come viene insegnata dalla stessa Chiesa. È opposta allo spirito del Vangelo.
Come vedete il motivo della rimozione di Padre Stefano Manelli non è la Messa in latino o un attacco alla sana Tradizione della Chiesa, qui ci sono aspetti di intensa gravità, le accuse a Padre Manelli comprendono una documentazione ampia di fatti gravissimi.
È allora opportuno fare alcune precisazioni dopo avere letto che circolano articoli contro il Papa e la Chiesa diffusi dai sostenitori di Padre Stefano Manelli e dei Francescani dell’Immacolata. Nessuno accusi la Chiesa per avere preso provvedimenti improrogabili, per motivi oggettivamente gravissimi, lo dicono anche un buon numero di Frati e Sacerdoti che vivono nell’Istituto dei Francescani dell’Immacolati.
Affermano che finalmente le amicizie che insabbiavano le accuse a Padre Manelli sono state abbattute.
Sono stati usati due pesi e due misure con due fondatori spietati: per Padre Maciel Degollato dei Legionari di Cristo dopo diversi decenni di protezione da parte di alcuni Prelati, hanno scritto nel Decreto diverse motivazioni gravissime, mentre per Padre Stefano Manelli non è stato scritto nulla, lasciando nelle persone a lui vicine una sorpresa notevole e per questo hanno reagito con rabbia. È comprensibile la reazione di quanti non conoscono i fatti gravissimi ed immaginano tale provvedimento riferito alla Messa in latino. Non è così.
Sicuramente la Messa in latino è stata abrogata per l’abuso, per una concezione falsa creata da Padre Manelli come ha fatto per tutto il resto. Come faceva dire da quanti a lui vicini che chi non era Frate del suo Istituto andava all’inferno, così poteva affermare che i Sacerdoti che non celebrano la Messa in latino sono dannati. È nelle sue corde ricorrere a questi metodi.
“Non agisce da cristiano”. Questo lo diceva nel 1998 di Padre Stefano Manelli l’ex Sotto-Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, Padre Torres, ai Religiosi che denunciavano le irrazionali oppressioni di Padre Manelli. Questo Sotto-Segretario disse che occorreva urgentemente una accertamento con l’invio di un Visitatore apostolico, ma aggiunse che Padre Manelli era protetto da chi “non ama né la verità né la giustizia”. Chi sono quelli che non amano né la verità né la giustizia?
Se questi cattolici che scrivono a difesa di Padre Manelli andassero alla suddetta Congregazione a chiedere informazioni (quanto è possibile sapere), resterebbero scioccati, perché sotto un abito elegante indossato da un riccone e del valore di miliardi di euro, può nascondersi un uomo crudele. Se qualcuno degli autori volesse telefonarmi per sapere qualcosa delle vere e provate ingiustizie e corruzioni testimoniate da centinaia di persone, soprattutto di quelle coinvolte in situazioni strane, non reagirebbero più con disgusto al corretto provvedimento della Chiesa.
Moltissimi Frati e Suore per i comportamenti dittatoriali e vessatori di Padre Stefano Manelli hanno subito esaurimenti nervosi e ricoveri negli ospedali, centinaia di Frati sono fuggiti dall’Istituto per passare in altri Ordini, nelle diocesi o restare in famiglia, altri hanno patito vendette abominevoli perché veniva messo in discussione il suo comportamento tirannico.
Molti ex Religiosi dopo essere fuggiti dagli Istituti di Padre Stefano Manelli hanno avuto una violenta repulsione per il sacro e non vanno più a Messa, non pregano più e si sono schierati contro la Chiesa. Come si spiega questo comportamento? Sono passati da un eccesso ad un altro, tutti loro sono state vittime di maltrattamenti morali e di un plagio schiacciante, arrivando a odiare la Chiesa perché non è intervenuta per fermare Manelli.
Bisogna documentarsi prima di prendere le difese. Non basta vedere l’abito esteriore che vale miliardi di euro (la fedeltà al Magistero) se poi chi si maschera sotto questa fedeltà commette incalcolabili scandali, ingiustizie e degenerazioni.
Ci saranno conseguenze importanti perché ci sono ammanchi di molti soldi, i Frati raccontano di cinque Religiosi morti a causa di malattie non chiare, di situazioni sconcertanti che effettivamente possono disorientare quanti conoscevano una realtà dall’aspetto puro e molto spirituale.
Per questa ragione nella lettera del nuovo Commissario che ha preso il posto di Padre Stefano Manelli, inviata il 27 luglio 2013 alle comunità dei Francescani dell’Immacolata, è scritto che bisogna sentire con la Chiesa, cioè, devono ritornare ad una vita religiosa regolare, come voleva San Francesco e non come l’ha travisata l’ex Generale per ricevere una venerazione spropositata e che si offre evidentemente alla Madonna!
Il Commissario è lì per aiutare i Francescani dell’Immacolata a riscoprire la vita religiosa insegnata dalla Chiesa, continuando a pregare con intensità e a fare le penitenze che si desiderano. Ma senza fanatismo né una esaltazione di sé fuorviante che deformano ogni buon proposito e da virtuoso lo trasformano in estremismo e idolatria. I Frati seguano la corretta vita religiosa e preghino per poter celebrare presto anche la Messa in latino come l’intende Dio e non la vanagloria di qualcuno.
Sono a conoscenza che fin dal 1998 (15 anni fa) Frati e Suore si erano rivolti alla Congregazione denunciando scandali e la vita spirituale opprimente ed opposta alle indicazioni della Chiesa, in quanto Padre Stefano Manelli ignorando le indicazioni della Chiesa aveva creato una nuova religiosità settaria improntata sulle minacce e prepotenze morali, sui ricatti di finire all’inferno, sull’emarginazione e dalla paura che incuteva di spedire come un pacco postale nelle Nazioni lontane e povere, chi non si sottometteva a qualsiasi sua imposizione.
E continuava a disprezzare il Vangelo, il Codice di Diritto Canonico, la carità, l’amore, quindi il buon senso…
La Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata è stata costretta ad agire dopo che a febbraio 2012 cinque Sacerdoti, tuttora tra i Frati Francescani dell'Immacolata e che hanno avuto ruoli importanti, come il Segretario Generale, il Procuratore Generale, un Consigliere Generale, inoltre un famoso teologo americano ancorato alla sana dottrina, comunque Frati vicini a Padre Stefano Manelli e innamorati della Messa in latino, i quali non sono più riusciti a contenere le deviazioni sotto ogni aspetto di Padre Manelli e per non arrivare a danni più gravi e a reati penali ancora più pesanti, hanno chiesto l’intervento della Congregazione.
Non si tratta di Religiosi che si opponevano liturgicamente alla Messa in latino, è falso affermare questo, mi risulta che questi cinque Sacerdoti condividevano pienamente la spiritualità originaria dell’Istituto, hanno agito perché era diventato urgente intervenire, dopo incalcolabili casi che offendevano il Vangelo. Hanno compreso che era irrecuperabile e degenerata la situazione e che bisognava fermare Padre Stefano Manelli.
Questa è la vera storia del provvedimento della Congregazione sui Frati Francescani dell’Immacolata, non aggiungo altro ma c’è la mia disponibilità a chiarire con chi condanna il Decreto della Congregazione come un atto spropositato. La Congregazione non ha voluto assolutamente condannare la Messa in latino, le motivazioni sono altre e gravissime, avvalorate dalle testimonianze di Religiosi che conoscono perfettamente la deriva morale.
Perché inizialmente l’Istituto era partito con una ottima spiritualità mariana e kolbiana, poi Padre Stefano Manelli si è messo sul piedistallo e tutto è degenerato. Una delle tante accuse riportate è il suo delirio di onnipotenza, innalzava solamente se stesso e non più Dio, la Madonna, la Chiesa.
Molti Frati con notevoli carismi e molto spirituali, non appena facevano notare a Padre Manelli il perduto originario carisma francescano, venivano spediti immediatamente in Russia, in Africa, in Brasile, comunque lontani e diffamati nelle comunità per far perdere ogni credibilità. Come si deve valutare questo operato del Generale di un Istituto cattolico?
Chi affrontava con carità il Generale Padre Stefano Manelli ed evidenziava che la vita religiosa insegnata dalla Chiesa era sparita dall’Istituto e che era evidente l’allontanamento dalla vera fedeltà alla Chiesa, Padre Manelli reagiva con una crudeltà agghiacciante, facendo il vuoto attorno al Frate fino ad inventare pretesti per allontanarlo dall’Istituto.
Padre Stefano Manelli così mostrava che non considerava più la Chiesa come Madre, il Codice di Diritto Canonico come regola da osservare, la volontà di Dio da seguire come una bussola, né esisteva più la vera devozione alla Madonna.
Queste sono solamente poche cose di quanto è stato denunciato dai Religiosi, essi hanno costretto la Congregazione ad intervenire, ma da quanto si conosce in giro, ci sono genitori di ex Frati e Suore ridotti a larve umane a causa di esaurimenti nervosi e di ricoveri in psichiatria, che vogliono presentare esposti e richieste di indagini alle Procure dei luoghi dove sono avvenuti imposizioni contro la salute fisica e che calpestano tutto il Vangelo di Gesù Cristo.
C’è chi parla di induzione al suicidio per le mancate cure mediche e il fanatismo esagerato, volevano le guarigioni senza l’uso delle medicine ma con le solo preghiere… Non voglio esprimermi su queste accuse, eventualmente sarà la Magistratura ad indagare e a fare chiarezza. Non voglio rilasciare qui cosa ne penso, se c’è stato qualcosa saranno altri a evidenziarli.
Voglio augurarmi che i Francescani dell’Immacolata riprendano a vivere la vera vita religiosa come insegna la Chiesa e che possano al più presto ottenere il permesso della Messa in latino. Con la rimozione del Consiglio Generale dei Frati Francescani dell’Immacolata (a partire dal Ministro Generale, Padre Stefano Manelli), è stato eliminato un modo opprimente e doloroso che non trova spazio nel Vangelo di Gesù Cristo, metodo crudele e cattivo utilizzato per obbligare i Frati, sottometterli a qualsiasi comando, minacciarli con l’emarginazione o addirittura con l’inferno.
Abbiamo visto che non è la Messa in latino la ragione dell’intervento della Santa Sede, non c’entra nulla questo, sono altri scandali gravissimi e penalmente rilevanti ad avere fatto intervenire la Congregazione.
Di questo scritto mi assumo ogni responsabilità, conosco testimoni e testimonianze scritte e a voce, se qualche difensore di Padre Stefano Manelli richiede ulteriori chiarimenti sono disponibile. È un dovere morale porre queste precisazioni e i credenti vanno informati nella verità.
Non bisogna lasciarsi guidare dall’emotività o dall’amicizia con qualche conoscente, la verità provata ed evidente và riconosciuta, anche quando addolora e purtroppo deturpa l’immagine della Chiesa. Il male minore è fare conoscere la verità anche se dolorosa per orientare i credenti e dare le corrette indicazioni spirituali! Lasciare agire ancora chi distrugge la vita spirituale e la psiche di molti Religiosi non è onesto!
Non vorrei scrivere quanto segue, sono costretto però a dare questa precisazione trattandosi di un argomento molto delicato e che tocca aspetti che vanno trattati con assoluta correttezza, senza ottusità. L’onestà intellettuale deve essere sempre presente nei cristiani, purtroppo si incontra di tutto. Non si deve pretendere di avere capito tutto quando invece non si conosce nulla dell’ampia documentazione.
Quindi, per definire questo mio scritto rivelato apertamente e senza paure di confronti e chiarimenti, chi volesse manipolare, travisare o dileggiare questo scritto ne risponderà nelle sedi competenti.
È sufficiente quanto scritto per precisare che non c’è nulla contro la Messa in latino e che le motivazioni sono gravissime e provate!
Per il mio sconfinato amore alla Chiesa non ho voluto qui fare conoscere fatti gravissimi e documentati. Non parliamo di aria fritta o di supposizioni, perché moltissimi testimoni, prove e documentazioni attestano indubitabilmente, senza alcun dubbio, in modo incontrovertibile, comportamenti vessatori, ricattatori e opposti al Vangelo di Gesù Cristo. Durati per oltre venti anni! Ma all’esterno appariva un’altra verità!
Questo scritto era doveroso per amore della verità e della giustizia, per chiarire la vicenda a quanti non conoscono la motivazione del Decreto della Congregazione.
Se è vero che ci sono situazioni gravissime nella Chiesa e un malizioso attacco alla sana dottrina tradizionale da moltissime parti interne, bisogna avere buon discernimento per capire che il marcio può trovarsi anche dove c’è una maschera di fedeltà al Magistero.
Non è sufficiente considerarsi fedele alla Tradizione per poter dare frutti buoni. I frutti buoni non sono quelli che nascono dalle parole che possono essere ipocrite, sono le incessanti opere oneste e la vita irreprensibile condotta soprattutto nelle case o comunità dove si vive a testimoniare l’autenticità della persona.
L’albero si riconosce sempre dai frutti, ma i frutti bisogna pure controllarli all’interno se nascondono vermi e sono sepolcri imbiancati.
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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