Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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mercoledì 20 febbraio 2013

2151 - Commento al Vangelo del 20/2/2013


+ Dal Vangelo secondo Luca (11,29-32)
In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Cosa ha spinto Gesù a parlare di generazione malvagia davanti alle folle che si accalcavano per vederlo? La gente era lì per vederlo e il Signore ha rivelato il vero motivo della loro presenza. Gesù non cercava l’applauso ma i cuori disponibili ad accogliere la sua Parola.
Oggi certi teologi modernisti sono felici quando vedono molte persone che partecipano a qualche conferenza, felici perché considerano quella presenza come un atto di venerazione verso essi. Invece Gesù non è soddisfatto nel vedere le folle che non vogliono cambiare il cuore vizioso e non Lo cercano nella verità.
Le folle non cercavano Gesù né il suo insegnamento, volevano vedere segni, incuriositi dai racconti dei miracoli che aveva compiuto.
Generazione malvagia è una definizione pesante e non serve alcuna attenuante, non è un comportamento momentaneo, è la vera personalità che caratterizza una persona. Al contrario, la persona buona ha altre caratteristiche che stabiliscono la sua personalità. È malvagio chi è disonesto, crudele, insensibile, indifferente, iniquo. Non era solamente la generazione di Gesù ad essere malvagia, ma il Signore la indica tale perché non riconosce in essa una verità evidente: la sua Persona.
Non riconoscevano in Gesù il Messia atteso e non davano peso alla Verità che era Lui stesso e gli insegnamenti che diffondeva. Quella generazione preferiva rimanere indifferente e crudele piuttosto che sottomettersi al Vangelo. Allora che cosa pensa Gesù della società di oggi? Lo sappiamo bene dalle parole che ha detto a Maria Valtorta, a Natuzza Evolo o a Suor Elena Aiello, figure di elevata spiritualità e Sante davanti a Dio. Suor Elena è stata già beatificata.
Consideriamo alcune profezie date da Gesù e dalla Madonna alla Beata Elena Aiello, quindi sono profezie riconosciute dalla Chiesa:

(1949) “L'uomo si è ribellato contro Dio, vi è un'epidemia d'immoralità che porterà nel mondo rovina e morte, non solo nell'anima degli adulti, ma persino dei FANCIULLI... Il fetore dei loro vizi, è salito al Mio cospetto...QUANTA IMPURITÀ!”.

(1952) “I1 peccato d'impurità è reso arte seducente, diabolica: la maggior parte degli uomini vive nel fango”.

(8 aprile 1954): “Giorni oscuri e spaventosi si avvicinano... I governatori dei popoli si agitano, parlano di pace, ma il mondo invece sarà tutto in guerra”.

(16 aprile 1954): “Il mondo è sprofondato in una corruzione strabocchevole... i governanti dei popoli si sono resi veri demoni incarnati, e, mentre parlano di pace, preparano le armi più micidiali... per distruggere Popoli e Nazioni... La corruzione della gioventù ha varcato ogni limite, e l'assillo sfrenato per i godimenti della Terra ha degradato lo Spirito... Ma il flagello è vicino e le ore delle tenebre sono prossime. Il gregge sta per disperdersi. Molti segni mai visti verranno sul mondo ad ammonire gli uomini che la misura è colma”.

Gesù da circa cento anni ha mandato nel mondo milioni di segni, apparizioni private autentiche e rivelazioni di un futuro inquietante se l’umanità non si convertirà. Il segno più importante voluto da Gesù, è la venuta di sua Madre, apparizioni prolungate ed importanti, intense e straordinarie.
Noi di questa Parrocchia virtuale non abbiamo bisogno di cercare altri segni, e Gesù non li dà a chi li pretende senza meritarli. Noi già sappiamo che Lui è la Verità. Gesù vuole aiutare tutti ma molti non si convertono, aiuta sempre quanti pregano con amore e vogliono diventare buoni cristiani, d’altronde, il Figlio di Dio è venuto nel mondo per salvare quello che era perduto.
Spesso anche i cattolici più impegnati si lasciano traviare da segni ingannatori, si recano in luoghi di false apparizioni dove non c’è Gesù né la Madonna, credono a dottrine incompatibili con il Vangelo perché non hanno una buona preparazione. Molti credenti sono incappati in situazioni subdole ed ingannevoli, e sono molti quelli che continuano a frequentare luoghi dove agiscono i diavoli. I frutti negativi di questi luoghi affermano la verità, quanti vi si recano si ritrovano con nuove sofferenze e cercano i falsi profeti per risolverli.
Oggi Gesù afferma una novità importante che riguardava gli ebrei e riguarda quanti vogliono vedere i segni. Il Signore afferma che la sua Chiesa non vivrà di segni esteriori, perché Dio si dovrà adorare in “Spirito e Verità”. Gesù lo disse alla Samaritana accanto il pozzo di Giacobbe: “È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è Spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in Spirito e Verità” (Gv 4,23-24).
Questa è la vera adorazione che cerca Gesù, implica una Fede matura e una testimonianza autentica, coraggiosa, costante.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2150 - Beata Giacinta Marto

Giacinta Marto nasce l'11 marzo 1910 ad Aljustrel, Parrocchia di Fatima, settima ed ultima figlia di Manuel Pedro Marto e di Olimpia di Gesù. Nel 1916, all’età di sei anni, inizia a lavorare come pastorella. 
La Chiesa ha meditato molto, prima di elevarla alla gloria degli altari, non perché si avesse qualche dubbio sulla sua vita cristallina, ma perché fior di teologi cercavano di mettersi d’accordo su una questione non di poco conto: se cioè a 10 anni non ancora compiuti le virtù possono essere vissute in grado eroico, come è appunto richiesto ad ogni cristiano che viene proposto alla venerazione dei fedeli come beato o santo. Alla fine ogni dubbio si è sciolto, anche perché il buon Dio ha messo più di una firma (i miracoli, richiesti per portare qualcuno “sugli altari”) sulla santità di questa bambina. Non dunque per aver avuto sei apparizioni della Madonna, ma perché queste l’hanno aiutata a raggiungere la perfezione cristiana, noi oggi abbiamo la gioia di festeggiare il 20 febbraio Giacinta Marto, una delle tre veggenti di Fatima, che il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), il 13 maggio 2000, ha elevato alla gloria degli altari insieme al fratellino Francesco (ricorrenza il 4 aprile). 
Tutto inizia un altro 13 maggio di 83 anni prima, nel 1917, quando la Madonna le appare per la prima volta (ha appena 7 anni), mentre è al pascolo con il fratello Francesco e la cuginetta Lucia. È quest’ultima (morta il 13 febbraio 2005 sulla soglia dei 98 anni) a testimoniare che Giacinta fino a quel giorno è una bambina come tutte le altre: le piace giocare, come a tutti i bambini di quell'età; è un po’ permalosa, fa il broncio per un nonnulla e non si rassegna tanto facilmente a perdere; le piace ballare e basta il suono di un piffero rudimentale per far fremere e roteare il suo piccolo corpo. 
La Madonna irrompe nella sua vita e la cambia radicalmente: medita a lungo sull'eternità dell’inferno e “prende sul serio i sacrifici per la conversione dei peccatori”, si priva anche della merenda per soccorrere i bambini di due famiglie bisognose, si innamora del Papa che vorrebbe tanto incontrare a tu per tu, la sorprendono spesso in preghiera fatta con uno slancio di amore sicuramente superiore alla sua età. Qualsiasi sofferenza, offerta per la conversione dei peccatori, è sempre accompagnata da un amore che si riscontra solo nei più grandi mistici. 
Il 23 dicembre 1918, 14 mesi dopo l’ultima apparizione, lei e Francesco vengono colpiti dalla “spagnola”, ma mentre quest’ultimo si spegne in pochi mesi, per Giacinta il calvario è più tormentato perché sopraggiunge una pleurite purulenta, da lei sopportata e offerta “per la conversione dei peccatori e per riparare gli oltraggi che si fanno al cuore immacolato di Maria”. Un ultimo grande sacrificio le viene chiesto: staccarsi dai suoi e soprattutto dalla cugina Lucia, per un ricovero nell'ospedale D. Estefania a Lisbona. Si tenta di tutto, anche un intervento chirurgico senza anestesia, per tentare di strapparla dalla morte, ma la Madonna viene serenamente a prenderla il 20 febbraio 1920, come aveva promesso. 
Il 12 settembre del 1935 la sua salma fu solennemente traslata, dalla tomba di famiglia del Barone di Alvaiàzere in Vila Nova di Ourèm, al cimitero di Fatima, vicino ai resti mortali del suo fratellino Francesco. Il 1° maggio del 1951 i resti mortali di Giacinta vennero deposti, in forma molto semplice, nella tomba preparata nella Basilica della Cova da Iria, nella cappella laterale, a sinistra dell'altare maggiore. 
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martedì 19 febbraio 2013

2149 - Commento al Vangelo del 19/2/2013


+ Dal Vangelo secondo Matteo (6,7-15)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il Padre Nostro che Gesù insegna agli Apostoli è l’introduzione alla preghiera più diretta e semplice rivolta al Padre. Gesù era venuto per compiere la volontà del Padre, ma era abbastanza complicato per quegli uomini riuscire a capire l’esistenza di un’altra Persona Divina.
In questa circostanza ci troviamo subito dopo l’inizio della predicazione di Gesù, San Matteo inserisce l’episodio nel capitolo 6 mentre appena prima, nel capitolo 4, il Signore aveva cominciato a chiamare i suoi intimi discepoli: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini” (4,19).
Gesù girava per tutta la Galilea per annunciare il Vangelo, era instancabile e pieno di bontà nel predicare l’avvento della misericordia di Dio. Subito dopo avere scelto gli Apostoli, a causa dell’immensa folla che Lo seguiva salì su una montagna, a proclamarsi più grande di Mosè e rivelò le otto Beatitudini, la carta d’identità del Cristianesimo.
È profittevole leggere e riflettere su tre capitoli intensi e pieni di insegnamenti: in San Matteo nei capitoli 5, 6 e 7 trovate la sintesi della vita che deve condurre il cristiano autentico. Il 5° inizia con Gesù che sale sul monte per predicare le Beatitudini, il 7° prima di terminare evidenzia lo stato d’animo dei presenti: “Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: Egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi” (Mt 7,28-29).
Oggi ci troviamo a studiare un episodio importante descritto nel capitolo 6 ed è la preghiera al Padre. La pedagogia di Gesù molto attenta e precisa, cadenzava quanto gli Apostoli potevano comprendere, li preparava a future rivelazioni insegnando il metodo migliore per rivolgersi al Padre e chiedere ciò che era conveniente. Ma Gesù è arrivato al Padre Nostro dopo avere precisato di evitare le parole inutili nella preghiera: “Pregando, non sprecate parole come i pagani”.
Questo aspetto lo considero successivamente, ritorno a parlare del Padre, perché la preghiera rivolta a Lui viene indicata da Gesù determinante per entrare in comunione con l’Eterno. Gesù aveva parlato poche volte del Padre, non aveva approfondito il messaggio principale della sua venuta perché li stava educando sulle cose più elementari, sui comportamenti etici e identificativi con il suo Vangelo.
Nei tre anni di apostolato con Gesù, gli Apostoli compresero poco della verità sul Padre, non riuscivano a identificarlo nella mente e nella preghiera, infatti già facevano molta fatica a comprendere Gesù. Tanto che Filippo dopo tre anni, nell’Ultima Cena disse al Maestro, sicuramente esprimendo un pensiero comune a loro: “Signore, mostraci il Padre e ci basta” (Gv 14,8). Dopo tre anni di insegnamenti non avevano identificato Colui che aveva inviato sulla terra il Figlio incarnato in Gesù. E il Signore a Filippo rispose con meraviglia: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre?” (Gv 14,9).
Gesù insegna il Padre Nostro per indirizzare gli Apostoli all’adorazione del Padre, tutta la vita di Cristo èrivelazione del Padre, tutto quello che ha compiuto è stato sempre rivolto a fare conoscere il Padre. Le sue parole e le sue azioni, i suoi silenzi e le sue sofferenze, il suo modo di essere e di parlare.
Una sua frase emblematica ma difficile da capire per gli Apostoli è questa: “Chi vede me, vede il Padre” (Gv14,9). Possiamo immaginare la confusione tra gli Apostoli, essi venivano da un’altra Religione e l’impegno era difficile nell'abbandonare la vecchia credenza ed accogliere pienamente il Vangelo.
Ma all'inizio della vita pubblica di Gesù, il Padre aveva confermato l’identità del Messia e Lo aveva indicato nel Giordano dopo il Battesimo: “Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo” (Lc 9,35). Quindi, il Figlio si è fatto Uomo per compiere la volontà del Padre, la sua più grande ansia apostolica era quella di far conoscere il Padre.
Veniamo adesso a quell’invito che ho accennato all’inizio e che và considerato bene: “Pregando, non sprecate parole come i pagani”. Immagino la confusione di molti, si chiedono entro quali termini la preghiera è buona e quando invece si sprecano parole. Innanzitutto, Gesù parlava dei pagani, essi più che pregare sproloquiavano, chi dovevano pregare se non avevano alcun riferimento? Gesù però indicava pagani anche gli esaltati e fanatici di quel tempo, quelli che si spacciavano per profeti ma erano dei ciarlatani.
Non sprecare parole per noi significa evitare quelle lungaggini inutili, le parole ripetitive dette senza convinzione e senza amore, evitare quei comandi che inavvertitamente si vogliono dare a Gesù, pregare con superbia e ostentazione come faceva il fariseo nel Tempio: “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano” (Lc 18,11). Più che una preghiera è una raffica di peccati.
Non bisogna sprecare le parole quando sono inutili, invece è sempre profittevole esprimere parole di amore al Padre, a Gesù, allo Spirito Santo, alla Madonna, ecc. Nella preghiera si ripetono innumerevoli atti di adorazione e di lode a Gesù, di ringraziamento a Lui e alla Madonna, richieste di quelle Grazie necessarie.
Altra cosa sono le preghiere già stabilite come il Santo Rosario e tante altre ancora, queste vanno benissimo. Sono una santa ripetizione.
La preghiera umile e fatta con Fede, è già potente nel solo pensarla, prima ancora di esprimerla. Un solo sguardo pieno di amore verso il Tabernacolo o un’immagine di Gesù vale molto più di interminabili parole inconsistenti.
Chi ama non ha bisogno di molte parole, l’Amato conosce il cuore e raccoglie anche le piccole giaculatorie che si indirizzano a Lui.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2148 - San Corrado Confalonieri, Eremita


Corrado nasce a Calendasco (PC) nel 1290. Egli discende dalla nobile casata dei Confalonieri che, oltre ad abitare in Piacenza, avevano vasti feudi assegnati loro quale privilegio di essere una famiglia guelfa fedele alla Chiesa.
A Piacenza, nel palazzo dei conti Caracciolo, che ha la facciata principale su via Borghetto, è tradizione che sia vissuto Corrado Confalonieri. Nel portico interno si apriva un pozzo, che ancora oggi conserva il nome di S. Corrado,  al quale i fedeli si recavano per attingervi l'acqua.  
Il Confalonieri nel 1313 era sui ventitré anni nel vigore delle forze. In un giorno del giugno di quell'anno usciva dal suo castello di Celleri, ove ancora si può vedere la stanza dove nacque. Aveva con se un seguito di servi per andare a caccia, la quale allora si faceva con frecce e reti. Incominciò a percorrere i boschi verso Travazzano, nel luogo ora detto case Bruciate. Il giovane, guidato lontano dai cani che dovevano spingere la selvaggina nei lacci, si avvide che le lepri inseguite si erano acquattate sotto alcuni rovi dai quali i cani non riuscivano a stanarle. Una malaugurata idea balenò nella mente del cacciatore. Raccolte delle sterpaglie ne circondò i cespugli, quindi, percossa con l'acciarino la pietra focaia, ne ottenne delle scintille ed appiccò il fuoco al roveto, contento di averne fatto uscire le lepri.
Ottenuta una buona cacciagione, il Confalonieri tornò a casa e non vide quello che accadde poi: la piccola fiamma propagatasi da sterpo a sterpo a poco a poco era diventata un grande incendio, devastando boschi, campi e case.
Molta gente accorse sul posto. Qualcuno indicò un povero contadino che si aggirava da quelle parti forse nell'intento di approfittare della paura per qualche furto. Il contadino fu ritenuto l'incendiario e come tale condannato a morte.
Un triste corteo sfilava un mattino a Piacenza davanti alla casa dei Confalonieri. Era composto da guerrieri e sacerdoti. Si udiva il tintinnare delle catene e delle sonanti armature e, insieme, il mormorio di lugubri preghiere. Si conduceva al supplizio il presunto incendiario.
Corrado Confalonieri si accorse di quanto stava accadendo e sentì rimorso del suo codardo silenzio. La sua generosa natura si svegliò d'improvviso, balzò in piedi, chiamò i suoi alle armi e si precipitò in strada. Grazie alla sorpresa non gli fu difficile impadronirsi del prigioniero, portarlo nel suo palazzo e chiuderlo in luogo sicuro. Più difficile era per lui, guelfo, difendersi da Galeazzo Visconti, allora vicario imperiale, nell'incontrastato prevalere dei ghibellini.
Il Confalonieri, comunque, non esitò a presentarsi al palazzo del Comune dove risiedeva il terribile Visconti che non riusciva a togliersi dalla mente che l'incendio fosse un attentato  dei guelfi. L'insolita lealtà che si leggeva sul viso del giovane, lo aiutò. Grazie alle parole adatte e opportune svanì l'ira del Ghibellino e ottenuta la libertà dell'innocente che già si era sentito il capestro alla gola.
Il Confalonieri era tenuto a rifondere i danni arrecati involontariamente grazie alla propria imprudenza? Forse la legge e la coscienza non lo obbligavano, ma egli con grande magnanimità preferì offrire ogni suo avere per rifondere i danni, consenziente la sua giovane sposa Eufrosina da Lodi.
Ridotti entrambi in estrema povertà, lei prese il velo nel patrio monastero di S. Chiara, egli si iscrisse al terz'ordine dei Frati Minori. Dopo qualche anno, ormai sicuro della vocazione della consorte, Corrado, in abito da romeo, partì dal piacentino senza che nessuno sapesse dove era diretto. Si seppe poi che, dopo non poche peripezie, aveva preso dimora in Sicilia in una grotta a tre miglia da Noto dove visse infine una vita anacoretica, da eremita.
Corrado Confalonieri morì nella grotta dei Pizzoni il 19 febbraio del 1351; verrà seppellito nella Chiesa di San Nicolò a Noto Antica, secondo le sue volontà. In seguito il corpo è traslato nella bellissima Cattedrale di Noto ove è venerato da parecchi secoli. Per i suoi miracoli fu subito venerato come santo dai fedeli della zona di Noto.
 
L'iter relativo alla beatificazione e poi santificazione di Corrado Confalonieri è assai ricca di sviluppi. Già subito dopo la morte si avviarono le procedure che per quel periodo erano meno complesse, cioè già il vescovo locale, che allora era quello di Siracusa, poteva procedere egli stesso alla santificazione di una persona vissuta in virtù eroiche testimoniate oltre che dalla vita stessa anche da persone viventi che avevano conosciuto la persona nomata alla santità.
Lo stesso vescovo di Siracusa (sotto la cui cura ricadeva all'epoca anche la città di Noto) aveva assistito personalmente al miracolo dei pani compiuto da Corrado. Il vescovo accertò di persona che egli viveva in una grotta nelle montagne netine senza nulla di ciò che serve alla vita comune: eppure Corrado porse al vescovo del pane caldo e fragrante, meravigliando lo stesso che ne riportò fedele memoria. Subito dopo la morte del santo si diede inizio alla causa. Sospesa poi per cause legate ad eventi politici e civili, riprese nel 1400, ancora nel 1500 e si concluse positivamente.
 
Nel 1515 con un breve di Papa Leone X (Giovanni de' Medici, 1513-1521) ne fu permesso ufficialmente il culto. Nominato patrono di Noto è oggetto ancor oggi di un grande culto. 
 
I piacentini impararono la devozione per il loro concittadino dai siciliani. Nel 1615 Gianluigi Confalonieri, prima laico e ammogliato, poi sacerdote e canonico, dedicò una cappella in duomo al santo della sua famiglia. Per dotarla di una reliquia, sessantenne ed infermo intraprese un viaggio per quei tempi assai arduo. In Noto ottenne parte del braccio e la mano sinistra del Santo, e morì contento di essere andato a riposare presso la tomba del suo avo.
 
S. Corrado si festeggia il 19 febbraio nell'anniversario della morte (“dies natalis”)e l'ultima domenica di agosto a ricordo della sua beatificazione.
 
Significato del nome Corrado : "consigliere audace" (franco-tedesco).
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lunedì 18 febbraio 2013

2147 - Commento al Vangelo del 18/2/2013


+ Dal Vangelo secondo Matteo (25,31-46)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’Uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli Angeli con Lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a Lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch'essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Questa pagina del Vangelo è amata soprattutto da molti cristiani che cercano giustizia in questo mondo che ha perduto l’onestà. Soprattutto all'interno delle famiglie si vive una forte tensione causata dalle scelte anche di una sola persona che però inevitabilmente ricadono sulla famiglia. Avvengono disastri familiari per scelte poco ponderate e compiute con una forte agitazione incontrollata.
L’unico che può davvero mettere mano alla giustizia è Gesù, non intesa come condanna, intendo il diritto o la risoluzione di una controversia tra due o più persone. L’onestà sembra scomparsa nel mondo, con essa viene a mancare anche il senso di imparzialità, che implica la padronanza della volontà. Ed è facile leggere o sentire storie familiari o litigi tra persone che rasentano l’insensatezza, proprio perché non è più presente la conoscenza personale.
Avviene questo in molte famiglie, c’è sempre qualcuno disturbato dall’inquietudine che si lascia vincere dall’avidità e dimentica l’amore verso i genitori e i familiari. Se si domanda a questa persona il perché del suo comportamento, risponde che non ha fatto nulla di male. Questo ci spiega oggi Gesù nel Vangelo: molti sbagliano anche gravemente e non si rendono conto dei mali commessi. Ma sono lo stesso pienamente responsabili dei loro peccati.
“Ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Quelli che Gesù indica alla sua sinistra replicano con sorpresa alla sentenza del Signore, ritenevano di avere fatto secondo la loro coscienza… Ecco dove sta il vero problema: la mancata formazione delle coscienze.Questo non avviene più, consideriamo che in futuro ci saranno sempre meno confessori disponibili e sarà problematico trovare bravi Padri spirituali. In tutto il Nord Europa i Sacerdoti non confessano più da decenni, questo Sacramento è ritenuto inutile dai cattolici che vivono lì.
Il perno centrale dell’azione pastorale rimane la formazione delle coscienze, solo così cresceranno buoni cristiani nel mondo!
Noi con questa newsletter stiamo seguendo il Vangelo di Gesù e il Catechismo della Chiesa, non abbiamo altre teorie per formare le coscienze, sappiamo che non potremo mai sbagliarci seguendo quanto indicato sopra.
Io non ho nulla di mio da insegnare a voi e a tutti, non elaboro nulla che non scaturisca dal Vangelo di Gesù e dal Catechismo della Chiesa. Questa è la più grande e sicura garanzia per voi, nella newsletter non troveremo una sola parola non conforme al Catechismo della Chiesa promulgato da Papa Giovanni Paolo II nel 1992. Solo conoscendo la propria Fede la persona è libera di agire secondo coscienza, non è schiava di false convinzioni e non si lascia vincere dagli istinti.
Nella parabola di oggi Gesù indica che molte persone compiono opere buone e quasi non ci fanno caso perché ad esse riesce naturale e spontaneo comportarsi bene. Questo non è tanto il sorriso mostrato a chi si incontra o il saluto che si dona, Gesù intende anche questo, ma essenzialmente quelle opere buone compiute con sincero amore e senza alcun interesse.
Compiere opere buone deve implicare nello stesso tempo la mancanza delle opere cattive.
Molti cattolici si sforzano di fare del bene ed evitare il male, questa regola è basilare per vincere di continuo i propri vizi. La ripetizione degli atti virtuosi demolisce inesorabilmente la potenza dei vizi ma non è facile distruggerli definitivamente, se non dopo avere raggiunto un alto grado di spiritualità.
Gesù nella parabola parla anche di quei peccatori che vivono nei vizi e non si accorgono più della vita corrotta che conducono. Con una ininterrotta gradualità quanti vivono nella corruzione e abbandonano i Sacramenti o non li praticano affatto, scendono sempre più in basso nello spirito perché hanno già perduto il controllo della volontà. Il male per essi è un bene e non distinguono più nulla, l’unica cosa che considerano un bene è quello che piace ad essi.
Finiscono per inseguire solamente le opere cattive e diffondono la loro falsa mentalità in famiglia, al lavoro, tra gli amici, con tutti.
Per questo quando si ritrovano condannanti nell’inferno si sorprendono, però qui c’è un risvolto che indica Gesù nella parabola e che devo evidenziare. In questa parabola Gesù rivolge la condanna a tutti i peccatori non convertiti, soprattutto a quanti erano chiamati a compiere le sue opere e non si sono accorti dei poveri, dei malati, dei peccatori, ecc. Sorpresi essi replicano: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Non si erano accorti che nei poveri e nei malati Gesù continuava a vivere la sua Passione mistica.
A quanti non hanno osservato il suo Vangelo Gesù dice: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
I cristiani devono sapere che non basta avere Gesù sulle labbra: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno dei Cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli” (Mt 7,21).
Noi con questa newsletter abbiamo compreso l’importanza della Verità del Vangelo. La Madonna ci è sempre vicina perché vogliamo amare con tutto il cuore suo Figlio Gesù. Mi arrivano innumerevoli testimonianze, leggiamone alcune:

“Ave Maria! Ringraziamo sempre Dio per quanto fanno i Suoi pastori, i Suoi pastori veri, quelli che vivono in Spirito e verità! Per quelli che non si comportano da 'Suoi' ci aiuterà la Madre a pregare con il cuore e in unità. Grazie Carissimo Padre di esserci, di testimoniare, di accalorarsi, di educarci e di rimproverarci, tutto serve. Grazie di cuore per tutto quanto fa per la Gloria di Dio  a nome di una delle tante pietre che si sentono vive solo nel Cuore di Cristo. Sempre presente nella mia preghiera. Loredana (Roma)”.

“Da quando leggo i suoi messaggi il desiderio di stare  più in comunione con Gesù è sempre più grande e la preghiera si è fatta ancor più profonda. Io sono insegnante di Religione presso un Liceo e sto per arrivare alla Licenza teologica, collaboro con l'Università Salesiana, dove ho acquisito un master in catechetica per la sperimentazione didattica. Tutto questo per dire però che la mia Fede è nata nella semplicità di una famiglia, capace di accoglienza e di attenzione all'altro, dove la gioia era la recita del Rosario insieme e andare tutti insieme alla Messa domenicale. Nonostante questo da adolescente, ho vacillato, mi sembrava tutto puerile e inutile, ma Dio mi ha aspettato. Una prima volta, una sera, in cui stavo ripetendo un esame di papirologia greco latina (sono laureata anche in letteratura greca), dove ho riletto il prologo giovanneo e il LOGOS, che io ritenevo dio-intelligenza, mi ha aperto gli occhi e da allora ho deciso di fare teologia, di diventare catechista e di dedicare il mio tempo alla crescita spirituale dei giovani. Ma la seconda volta è stato ancor più sconvolgente, in una visita a Lourdes, fatta come corso di aggiornamento sulla sofferenza per IRC, qui ho scoperto la bellezza e l'allegria dei giovani che facevano i volontari, da allora sono 7 anni (e non senza difficoltà, di ogni tipo...) che conduco giovani in età adolescenziale dai 14 ai 23 anni a Lourdes una settimana per fare volontariato: da allora la nostra Pastorale giovanile è aumentata nel numero dei partecipanti e nella qualità... La nostra diocesi (Massa Carrara Pontremoli) vede tanti giovani impegnati e ho avuto la gioia di vedere ben tre allievi miei entrare due in seminario e una ragazza è novizia francescana... Ringrazio continuamente Maria e suo Figlio delle tante Grazie che mi hanno dato e danno, soprattutto dell'energia che non mi permette di fermarmi e mi fa dire sono un tuo strumento, fa di me quello che vuoi. Prego anche per lei affinchè continui nella sua opera con la stessa forza. Ave Maria. Renata”.  

“Carissimo Padre, Lei non sa quanto bene fa con le Sue parole! È da poco che La seguo e sono piacevolmente colpita non solo della Sua profonda cultura religiosa, ma anche e soprattutto della passione con cui tratta gli argomenti. Si riconosce chiaramente un cuore innamorato di Gesù e di Maria. Il Signore la benedica in eterno per quello che sta facendo ed io sono onorata perchè il Signore mi ha dato il privilegio di conoscerLa (anche se non personalmente). NOI ABBIAMO BISOGNO DI PERSONE COME LEI!!! La mia fede piano piano sta maturando, sto pregando di più e quando non lo faccio mi sento male... è difficile da spiegare, ma è così. E non solo. Ora desidero fare qualcosa in più per esempio pensare alle persone più povere donando loro del vestiario. Le sembrerò banale, ma questi sentimenti che prima erano molto latenti, ora si sono rafforzati e anche notevolmente. Quell'amore che Lei prova per Gesù e Maria, Lei lo "contagia" alle persone che leggono le Sue newsletter. Almeno per me è così. Spiritualmente parlando Lei è la mia carica quotidiana. Preghi molto per me e soprattutto per la conversione di mio marito. La saluto nel nome del Signore. Con affetto e stima. Anna Maria Audino”.

“Caro Padre Giulio, sono Maurizio e abito nella provincia di Varese, sto seguendo da poco il Vangelo che mi arriva per email. Da quando la seguo nelle sue omelia la vita è ritornata serena dopo un lungo periodo di dipendenza da droga. Adesso mi sento più sicuro e meno vulnerabile verso il male che ogni giorno prova a provocarci. Le chiedo di pregare anche per me e la mia famiglia e la ringrazio per riavermi fatto ritrovare la Fede che era già dentro di me. Un saluto affettuoso. Maurizio Testi”.

“Caro Padre io sono nato in una famiglia cattolica tiepida... E in questo storico avvenimento ognuno dice la sua, grazie a voi stanno aprendo gli occhi, sto stampando le newsletter per far capire che ci eravamo un po' smarriti... Io adesso prego col cuore come mi ha insegnato, e consapevole della sua grande Spiritualità la seguo e mi affido a ciò che dice e so che le sue parole portano alla Verità! Continuo a pregare per tutte le anime, e per la Madre Chiesa, per Voi che ci portate sulla giusta strada. Grazie. Omar”.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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domenica 17 febbraio 2013

2146 - Cristo si è fatto per noi Via nella tentazione del deserto

La tentazione di Cristo è di grande ammaestramento per il Cristiano. Il Signore fu battezzato; dopo il battesimo fu tentato e infine digiunò per quaranta giorni, per adempiere un mistero di cui spesso vi ho parlato. Non si possono dire tutte le cose in una volta per non sciupare del tempo prezioso. 
Dopo quaranta giorni il Signore ebbe fame. Avrebbe potuto anche non provare mai la fame; ma, se così avesse fatto, in qual modo sarebbe stato tentato? E se egli non avesse vinto il tentatore, in qual modo avresti tu imparato a combattere contro il tentatore? Ebbe fame, ho detto; e subito, il tentatore: Di' a queste pietre che diventino pani, se sei il Figlio di Dio (Mt 4, 3). 
Era forse una gran cosa per il Signore Gesù Cristo cambiare le pietre in pane? Non fu lui che con cinque pani saziò tante migliaia di persone? (cf. Mt 14, 17-21). Quella volta creò il pane dal nulla. Donde fu presa infatti una così grande quantità di cibo che bastò a saziare tante migliaia di persone? Le fonti del pane erano nelle mani del Signore. Non c'è niente di strano in questo: infatti, colui che di cinque pani ne fece tanti da saziare tutte quelle migliaia di persone, è lo stesso che ogni giorno trasforma pochi grani nascosti in terra in messi sterminate. Anche questi sono miracoli del Signore ma, siccome avvengono di continuo, noi non diamo loro importanza. Ebbene, fratelli, era forse impossibile al Signore fare dei pani con le pietre? Con le pietre egli fa degli uomini, come diceva lo stesso Giovanni Battista. Dio è capace di suscitare da queste pietre figli per Abramo (Mt 3, 9). 
Perché dunque non operò il miracolo? Per insegnarti come devi rispondere al tentatore. Poni il caso che ti trovi nell'afflizione. Ecco venire il tentatore e suggerirti: Tu sei cristiano e appartieni a Cristo; perché ti avrà ora abbandonato? Perché non ti manda il suo aiuto? Ricordati del medico. Talora egli taglia e per questo sembra che abbandoni; ma non abbandona. Come capitò a Paolo, il quale non fu esaudito proprio perché doveva essere esaudito. Paolo dice infatti che non fu esaudita la preghiera con cui chiedeva gli fosse tolto il pungiglione della carne, l'angelo di satana che lo schiaffeggiava, e aggiunge: Per questo pregai tre volte il Signore affinché me lo togliesse. In risposta egli mi disse: Ti basta la mia grazia, infatti la virtù si perfeziona nella debolezza (2 Cor 12, 8-9). 
Siate perciò forti, fratelli! Se talvolta siete tentati da qualche strettezza, è Dio che vi flagella per mettervi alla prova: egli che vi ha preparato e vi conserva l'eredità eterna. E non lasciate che il diavolo vi dica: Se tu fossi giusto, non ti manderebbe forse Dio il pane per mezzo di un corvo, come lo mandò ad Elia (1 Re 17, 6)? Non hai forse letto le parole: Mai ho visto il giusto abbandonato né la sua discendenza mendicare il pane (Sal 36, 25)? Rispondi al diavolo: È vero quello che dice la Scrittura: Mai ho visto il giusto abbandonato né la sua discendenza mendicare il pane; ho infatti un mio pane che tu non conosci. Quale pane? Ascolta il Signore: Non di solo pane vive l'uomo ma di ogni parola di Dio (Mt 4, 4). Non credi che la parola di Dio sia pane? Se non fosse pane il Verbo di Dio, per cui mezzo sono state fatte tutte le cose, il Signore non direbbe: Io sono il pane vivo, io che sono disceso dal cielo (Gv 6, 41). 
Hai dunque imparato che cosa devi rispondere al tentatore quando sei colto dai morsi della fame. 
E che dirai se il diavolo ti tenta dicendoti: Se tu fossi cristiano faresti miracoli come ne fecero, molti antichi cristiani? Ingannato da questo malvagio suggerimento, ti potrebbe venire la voglia di tentare il Signore Dio tuo, dicendogli: Se sono cristiano, se lo sono dinanzi ai tuoi occhi e tu mi annoveri nel numero dei tuoi, concedimi di fare anch'io qualcuna delle gesta che compirono i tuoi santi. Hai tentato Dio pensando che non saresti cristiano se non facessi tali cose. Molti sono caduti proprio per il desiderio di tali gesta portentose... 
Ebbene, che cosa devi rispondere per non tentare Dio se il diavolo ti tentasse dicendoti: Fa' miracoli? Rispondi ciò che rispose il Signore. 
Il diavolo gli disse: Gettati giù, perché sta scritto che egli ha comandato ai suoi angeli di occuparsi di te, di sollevarti nelle loro mani perché tu non inciampi con il piede nella pietra (Mt 4, 6). Voleva suggerirgli: Se ti butterai giù gli angeli ti sosterranno. Poteva certamente accadere, fratelli, che, se il Signore si fosse buttato nel vuoto, gli angeli devotamente avrebbero sostenuto la sua carne. Invece egli che cosa rispose? Sta scritto anche: Non tenterai il Signore Dio tuo (Mt 4, 7). Tu mi credi un uomo, rispose. Per questo infatti il diavolo gli si era avvicinato, per provare se fosse o no Figlio di Dio. 
Egli vedeva solo la carne, mentre la maestà si palesava attraverso le opere, e gli angeli gliene avevano reso testimonianza. Il diavolo dunque lo vedeva mortale e per questo lo tentò; ma la tentazione di Cristo è stata di grande ammaestramento per il cristiano. Che cosa è dunque ciò che sta scritto? Non tenterai il Signore Dio tuo! Non tentiamo perciò il Signore dicendo: Se apparteniamo a te, concedici di fare miracoli. 
Cristo si è fatto per noi via in questo esilio, in modo che noi camminando in lui non ci smarriamo, non veniamo meno, non ci imbattiamo nei ladroni, non cadiamo nelle trappole. (En. in Ps. 90, d. 2, 1) 
(Sant'Agostino)
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2145 - Commento al Vangelo del 17/2/2013, 1^ domenica Quaresima


+ Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13)
In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La Quaresima commemora i quaranta giorni trascorsi da Gesù nel deserto, è stato un periodo di preparazione agli anni della predicazione fino ad arrivare poi alla gloriosa Pasqua. Gesù trascorse questi quaranta giorni in preghiera e facendo penitenza, proprio Lui che non aveva alcun bisogno di compierla. Volle prepararsi come Uomo ad iniziare una lotta contro i falsi credenti ebrei e, soprattutto, per diffondere la Buona Novella, il Vangelo dell’Amore di Dio.
Il deserto nel suo significato negativo indica desolazione, vuoto, assenza di vita umana, miseria, superficie arida, luogo inselvatichito e anche morte. Nel significato cristiano indica il luogo dell’incontro con Dio, il luogo della Parola, infatti prima di far entrare il popolo eletto, Israele, nella Terra Promessa, Dio lo fece restare per quarant’anni nel deserto, per purificarsi ed entrare in ascolto della Parola di Dio. Proprio nel tempo del deserto Dio diede i 10 Comandamenti.
L’episodio delle tentazioni avviene alla fine dei quaranta giorni di digiuno osservato da Gesù, nel momento in cui era più debilitato, questo prova che satana tenta una persona quando è maggiormente vulnerabile. Dinanzi a Gesù trovò una corazza più dura del granito e dovette desistere dall’insidia che abbiamo meditato nel racconto rivelato a Maria Valtorta.
Oltre a presentarsi nei momenti in cui la persona è più debole, vulnerabile e con la difesa spirituale minima, satana è quello che insinua, quasi sempre non presenta il peccato nella sua gravità e questo fa parte della sua strategia, egli è abile nel presentare i lati positivi del peccato mortale, lo trasforma in qualcosa di opportuno, necessario, piacevole, da non lasciarsi sfuggire.
È per questa ragione che molti cristiani trovandosi di sorpresa nella mente tentazioni pesanti, peccano senza porre alcuna resistenza.
Dopo il peccato mortale satana è pure abile nel castigare la persona con pensieri di rimorsi. Fa sentire la persona come se non avesse più alcuna speranza davanti a Gesù e così la spinge a peccare nuovamente, a reiterare immoralità e altre perversioni. Quando la persona si trova in peccato mortale, i diavoli esercitano una potentissima influenza su di essa ed insinua tutto ciò che si oppone alla realtà e alla verità.
Le false convinzioni che pensano molti credenti -per non parlare degli atei-, sono originati dal potere dei diavoli su tutti loro!
Ed è facilissimo credere sempre l’opposto della verità, perché le convinzioni presenti nella mente sono come dei dogmi per quanti in realtà sono soggiogati dalle manovre dei diavoli. Invece questi nostri nemici tremano e scappano ogni volta che ci confessiamo, partecipiamo con fervore alla Santa Messa, recitiamo il Santo Rosario, amiamo tutti e perdoniamo coloro che non ci amano.
I cristiani diventano fortissimi davanti ai diavoli quando sono in vera comunione con Gesù e rifiutano i consigli letali di satana.
Nel Vangelo di oggi vediamo che satana interviene per la prima volta nella vita di Gesù e lo fa in modo sfrontato. Mette alla prova Gesù per verificare se è davvero arrivato il tempo del Messia, e rimane un mistero la permissione rilasciata dal Signore. Si lasciò tentare. Lo fece per dare a noi un insegnamento molto importante sulla strategia per sconfiggere i diavoli, però riflettendoci adesso mi viene in mente anche la necessità di lasciar fare ai diavoli il loro dovere…
Essi dovevano tentarlo, non potevano non farlo, perché l’unica loro occupazione era ed è quella di tentare per portare nell’inferno.
Se i diavoli non avessero tentato Gesù, sarebbe stata una incongruenza per loro, quindi, dovevano tentare tutti, anche l’Uomo che digiunò quaranta giorni nel deserto! E se la tentazione toccò anche Gesù, questo spiega che nessuno è esente dalla prova, tutti noi siamo continuamente pedinati dai diavoli, essi aspettano con pazienza il tempo opportuno per insinuare un solo accenno di tentazione e così distruggere la vita di Grazia, il matrimonio, la famiglia, l’onestà di una persona perbene.
Un altro aspetto da considerare è l’abilità di satana nel pesare le sue tentazioni. È un abile venditore della sua corruzione, ad ognuno offre quello sufficiente per stenderlo e magari non farlo più rialzare per camminare verso la Confessione. C’è una proporzione nelle tentazioni di satana, a Gesù offrì tutto quello che aveva di meglio da offrire perché intuiva la potenza dell’Uomo che digiunò quaranta giorni, ad una persona poco spirituale e debole basta poco per far commettere peccati mortali.
I diavoli presentano le loro offerte per indurre a peccare con pensieri allettanti e con ragioni incredibilmente plausibili. Riflettete un po’.
La strategia è molto sottile nel condurre le tentazioni, dove trovano un po’ di resistenza ripetono quella tentazione di continuo, ad intermittenza, come un martello che continua a colpire lo stesso punto senza causare dolore fisico ma mette molta agitazione. Uno dei segnali della presenza di satana è la frenesia nel far peccare subito o nel fare compiere al più presto qualcosa che porterà indirettamente al peccato.
L’agitazione impulsiva o la falsità che si pronuncia per compiere successivi peccati, sono le porte che spalancano ogni forma di immoralità.
Come vedete conosco molto bene le strategie di Rapirello, cioè di satana. Dove satana vede la protezione della Madonna ha poco potere per arrecare del male ma agisce attraverso i suoi uomini, quelli che non hanno più una coscienza e sono in balia delle influenze infernali.
Una sera ho lavorato su un articolo molto importante e la mattina dopo non ci vedevo più bene, vedevo offuscato e non riuscivo a leggere il testo dal monitor. Ho messo un po’ di acqua santa sugli occhi e ho fatto le benedizioni e ci vedevo meglio, poi una benefattrice oculista mi ha visitato nel pomeriggio e ha dato alcune gocce da mettere per alcuni giorni e tutto si è risolto. La causa non si è capita, ma nella preghiera sono arrivato a decifrare il suo attacco: giorni fa in due circostanze mentre scrivevo, ho avvertito dolore agli occhi, ho pregato e fatto alcune benedizioni e il dolore è scomparso. Rapirello non voleva farmi scrivere, chissà cosa lo ha disturbato di più.
Non voleva farmi scrivere sul Papa? E allora devo dare la notizia di ieri. La decisione di lasciare il papato era stata presa oltre tre mesi fa, come aveva detto Benedetto XVI al suo biografo e giornalista tedesco Peter Seewald. Lo aveva deciso d’accordo con altri e aveva riferito questa motivazione: Credo che possa anche bastare quel che ho fatto”. Ieri sui quotidiani e ai telegiornali è stata diffusa questa frase del Papa come vera motivazione delle dimissioni. Nessuno pensava oltre tre mesi fa che questo giornalista avrebbe rivelato l’altro ieri questa importante affermazione.
Ognuno liberamente dà una sua spiegazione alle parole del Papa, le interpretazioni sono tante, emerge in modo evidente che la decisione non è stata presa per motivi di salute. Le parole del Papa sgombrano ogni dubbio, però mettiamo da parte quanto avvenuto e concentriamoci sulla Chiesa attuale, bisognosa delle nostre preghiere. Ora dobbiamo guardare avanti ed aspettare il nuovo Conclave, non si conosce ancora la data, sono state indicate diverse date e spostati i giorni, presto dovrebbe stabilirsi ufficialmente.
L’azione dei diavoli si riversa essenzialmente sulla Chiesa Cattolica, essi da sempre hanno cercato di demolirla ma non ci riusciranno mai. “Le porte degli inferi non prevarranno contro di Essa” (MT 16,18). Le tre tentazioni portate da satana a Gesù, sono state portate a tutti i cristiani e ai Prelati principalmente, perché se cade qualcuno della gerarchia la rovina sarà molto grande.
Il Papa Mercoledì delle Ceneri ha detto che il volto della Chiesa appare “deturpato da divisioni e inimicizie”.Ha ricordato che é stato Cristo stesso a “denunciare l'ipocrisia religiosa”.
Le tre tentazioni i diavoli le ispirano con più forza ai cristiani mentre non si impegnano molto con gli atei perché loro già vivono nei peccati. Sono tre tentazioni davvero micidiali che satana pone a Gesù e continua a porle ad ognuno di noi, batte e ribatte fino a quando apre un minuscolo squarcio per poi piano piano e con pensieri sempre più seducenti, riuscire a trovare il varco per ispirare quella forte tentazione che distrugge la spiritualità della persona.
Vediamo le tre tentazioni poste a Gesù:
1)  i piaceri carnali dell'uomo (prima tentazione, vinta con la virtù della castità);
2) il successo e il potere mondani (seconda tentazione, vinta con la virtù della povertà);
3)  l'autonomia dal volere divino (terza tentazione, vinta con la virtù dell'obbedienza).
Tentazioni che corrispondono ai piaceri biologici dell’uomo: la gola, ma anche la soddisfazione dell’istinto sessuale; poi la tentazione del successo facile e la tentazione del potere. I diavoli utilizzano queste armi per annientare la spiritualità cristiana presente nel credente, sostituendola con effimeri pensieri che procurano temporanei soddisfazioni. Non c’è altro mezzo per resistere se non la vita di comunione con Gesù, la permanenza nella sua Grazia, l’Eucaristia e il Santo Rosario.
Chi prega con Fede e umiltà resiste e vince ogni tentazione. Le continue vittorie aumentano la Grazia di Dio nella persona e la rendono molto forte dinanzi ai diavoli.
Quando amate tutti, anche chi non vi ama, e perdonate chi vi ha fatto del male, i diavoli hanno paura di voi, perdono potere e fuggono!

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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sabato 16 febbraio 2013

2144 - Commento al Vangelo del 16/2/2013


+ Dal Vangelo secondo Luca (5,27-32)
In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La Quaresima soprattutto ci introduce nella spiritualità imprescindibile per arrivare alla Pasqua, intesa come Risurrezione, anche se il suo significato è passaggioLa Pasqua diventa con Gesù il passaggio dalla morte alla vita, dalla schiavitù dei peccati alla santità di vita, dall'inimicizia con Dio alla figliolanza, dall'anonimato all'identità di seguaci del Cristo. La Pasqua dobbiamo ricordarla all'inizio della Quaresima, sono distanti quaranta giorni ma intimissime.
La parabola redentiva di ogni persona o cammino di salvezza, inizia indubitabilmente con la Quaresima e si completa nella Pasqua.
La Quaresima è penitenza, rinnegamento dell’amor proprio che arriva ad agonizzare, poi la morte della propria volontà e la rinascita spirituale.
È impossibile che ci sia la Pasqua senza la Quaresima, mentre è possibile la presenza della Quaresima senza la Pasqua. Molti si convertono e iniziano il cammino spirituale, pochi però proseguono con un impegno profondo. Gesù vuole salvare tutti ed attende con pazienza la conversione anche dei più grandi peccatori, ma se non rientrano in sé e non incrociano misticamente lo sguardo del Signore, resteranno sempre molto lontani dalla salvezza.
Lo disse Gesù a casa del convertito Matteo: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano”. La disponibilità di Gesù ad accogliere tutti è infinita, lo vedremo con l’approfondimento del Vangelo di oggi, ma il dato deludente è che oggi sono pochi quelli che scoprono la Pasqua per arrivare alla loro risurrezione. Quindi, sono pochi che iniziano il cammino di Quaresima.
Le conversioni più forti avvengono nei luoghi mariani, dove la Madonna vuole attirare tutti per condurli a Gesù.
Molti sono pure i casi dei convertiti a causa della malattia o della sofferenza, questi però si ritrovano catapultati dentro la Quaresima, intesa come penitenza ed espiazione. Nonostante la loro quasi ritrosia, se si rivolgono a Gesù e Lo pregano con quella Fede che si ritrovano, iniziano a dare alla loro sofferenza un nome che resterà indelebile nei Cieli.
Qualsiasi sofferenza è crocifiggente, solamente la Grazia di Gesù addolcisce anche le più tormentate pene.
Abbiamo la Quaresima che si abbraccia con gioia e si vive volontariamente per quaranta giorni, un’altra Quaresima è della persona sofferente che la incontra senza cercarla, poi l’altra Quaresima è dei cattolici deboli, impegnati in molte cose spesso non importanti, ed indifferenti nella Fede. Per questi, la Quaresima inizia e finisce… non se ne accorgono, non praticano nessuna rinuncia, neanche una piccola penitenza giornaliera.
Vediamo invece come devono viverla i cattolici attenti, quindi, speriamo tutti noi. Nella vita del cristiano autentico non può non esserci la Quaresima, sia quella liturgica sia quella della propria croce, che cambia di intensità nei vari periodi dell’anno, ma spesso senza loro colpevolezza, rimane sempre lì ad aspettare la spalla pronta per appoggiarsi. Ma la Quaresima non indica qualcosa di triste o di negativo, al contrario, emana una forza spirituale che rende dolce tutto ciò che è amaro.
Padre Pio e Natuzza Evolo vissero un’interminabile Quaresima, per le loro sofferenze scaturirono milioni di Grazie per i credenti.
È la Quaresima la porta della Pasqua, non dimentichiamolo, chi più si avvicina a Gesù scopre meglio la dolcezza della croce e diventa molto forte nell’anima, la sua Fede diventa robusta e incrollabile.
In questi giorni di Quaresima dobbiamo scoprire il valore di questo tempo liturgico e dedicare più tempo al bene spirituale dell’anima, tutto passa nella vita, rimane quello che avremo seminato di bene. Questo cominciò a fare Matteo dopo avere risposto alla chiamata di Gesù: “Seguimi!”.
Non è stata un’imposizione, non agisce così il Signore, era Matteo che desiderava cambiare vita e non aspettava altro che l’azione della Grazia Divina per lasciare anche il denaro sul tavolo ed aggregarsi alla comitiva di Gesù.
Quando Gesù ci vede disponibili ci riempie di Grazie, compie miracoli in noi, quindi anche ciò che umanamente è impossibile.
Da dove è arrivata questa disponibilità di Matteo? Non si è trattato di un cambiamento repentino, non avvenne neanche in San Paolo, le conversioni richiedono tempo per maturare bene, bisogna sospettare di quelle conversioni che sembrano infiammate e poi si spengono.
Matteo aveva un cuore buono, svolgeva però un lavoro davvero disgraziato e non godeva di alcuna stima da parte dei paesani. Gesù chiamò anche lui, solo il Signore poteva conoscere la bontà presente nel cuore di un uomo additato come un esattore venale.
Sicuramente per molti mesi Matteo meditò gli insegnamenti di Gesù, questo ci dice che si diventa ciò che si pensa. Assisteva ai miracoli e scopriva davanti al Signore la bellezza della vita, nonostante i divertimenti che non si faceva mancare. Scoprì che quei divertimenti e le cene allegre chiudevano il suo cuore, mentre quando pensava a Gesù o ascoltava le sue parole, magari nascosto per non farsi vedere, la vita gli sorrideva e stava interiormente bene.
Quando Gesù gli disse: “Seguimi”, il cuore di Matteo era già pronto per abbandonare ricchezze e piaceri mondani. Una bella conversione.
Oggi il Vangelo ci dice che Gesù attende la conversione di tutti, la sua attesa è sempre infinita, però quando il peccatore abusa della sua misericordia, non avrà più la forza per andare incontro al Signore. Nessuno presuma di poter gestire la sua conversione secondo la propria convenienza, la ripetizione dei peccati sprofonda la persona nel burrone e non avrà più la forza per risalire.
Preghiamo per quanti non hanno incontrato Gesù e si trovano vicini alla conversione o sono molto legati ai vizi del mondo.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2143 - Il vanto della Fede

Il vanto della fede dei Cristiani non consiste nel credere che Cristo è morto, ma nel credere che Cristo è risorto.
(S. Agostino: En. in Ps. 101, d. 2, 7)
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2142 - Pensiero agostiniano

Se pensi di costruire l'edificio alto della santità, prepara prima il fondamento dell'umiltà. 
(Sermo 69, 1.2) 
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Medaglia di San Benedetto