Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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sabato 16 febbraio 2013

2141 - Beato Giuseppe Allamano


Giuseppe Allamano nacque a Castelnuovo d’Asti (oggi Castelnuovo Don Bosco) il 21 gennaio 1851. Castelnuovo è terra di personaggi e santi. Nel 1811 vi nacque S. Giuseppe Cafasso, il formatore del clero torinese, definito da Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) "la perla del clero italiano". Sua sorella Maria Anna è la mamma di Giuseppe Allamano. Cinque anni più tardi venne alla luce in frazione Becchi un'altra eccelsa figura: S. Giovanni Bosco. A ridosso della piazza centrale del paese c'è la casa natale di un altro personaggio: il Cardinale Giovanni Cagliero, pioniere delle missioni salesiane in Patagonia. A sette chilometri da Castelnuovo si affaccia, sulla cima di un colle, Piovà Massaia: è il paese natale di Guglielmo Massaia, il grande evangelizzatore dell'Etiopia dell'ottocento. Vicino a Castelnuovo c’è pure Riva di Chieri, dove nacque S. Domenico Savio.
Quarto di cinque figli, Giuseppe Allamano perse il padre quando aveva appena tre anni e la conduzione della famiglia pesò sulle spalle della mamma. Animata da grande carità verso i poveri, donna forte e di grande fede, ebbe sul figlio l'influsso che mamma Margherita esercitò su Don Bosco. Due donne che evidenziano il valore dell'educazione familiare.
Undicenne, Giuseppe Allamano approda a Torino per entrare nell'oratorio di Don Bosco dove vi compie gli studi ginnasiali, sotto la guida del santo educatore, al quale - confessa - rivela tutto. Don Bosco, a sua volta, vede in lui la stoffa di un ottimo salesiano e lo esorta a diventarlo. Ma Giuseppe non si sente chiamato per quella strada. E al termine degli studi lascia l'oratorio insalutato ospite. Me l'hai fatta grossa! ”, gli dirà più tardi Don Bosco.
Tornato a casa continua a studiare e matura la definitiva decisione: entrare in seminario per essere sacerdote della diocesi torinese. I fratelli pongono qualche resistenza, invitandolo ad attendere. Ma egli risolve definitivamente la questione, dicendo: “Il Signore mi chiama oggi. Non so se mi chiamerà tra due o tre anni!”. Ed entra in seminario.
Il 20 settembre 1873, a 22 anni, viene ordinato sacerdote diocesano di Torino. Assistente ed in seguito direttore spirituale del Seminario; nel 1880 viene nominato rettore del Santuario della Consolata.
Nel 1882 riapre il Convitto Ecclesiastico e negli anni successivi avvia importanti opere di ristrutturazione del Santuario.
Nel 1898 redige il primo bollettino del Santuario, uno strumento all'avanguardia per la fine dell'800.
Il 29 gennaio 1901 fonda l'Istituto Missioni Consolata che nel 1902 avvierà le sue attività di apostolato con la partenza per il Kenya dei primi quattro missionari: due sacerdoti e due coadiutori. L'anno successivo, per rispondere alle necessità della missione keniota ed in collaborazione con Giuseppe Benedetto Cottolengo, vengono inviate delle suore vincenzine.
Vista la necessità della presenza femminile nell'opera di apostolato, nel 1910, fonda l’istituto Suore Missionarie della Consolata.  Per comprendere la profonda spiritualità missionaria di Giuseppe Allamano sono preziosi i suoi scritti e notoriamente certe frasi fra le quali :     
Prima santi poi missionari » - Come Missionari poi, dovete essere non solo santi, ma santi in modo superlativo. Non bastano tutte le altre doti per fare un Missionario! Ci vuole santità, grande santità. I miracoli si ottengono non tanto con la scienza, quanto piuttosto con la santitàEcco, o miei cari, la santità che io vorrei da voi: non miracoli ma far tutto bene.
- I Santi sono santi non perché abbiano fatto dei miracoli, ma perché bene omnia fecerunt”.
- Il bene fa poco rumore: il molto rumore fa poco bene. Il bene va fatto bene e senza rumore”.
Lui sente però che sull’evangelizzazione bisogna scuotere l’intera Chiesa per cui, nel 1912, con l’adesione di altri capi di istituti missionari, denuncia a S. Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto, 1903-1914) l’ignoranza dei fedeli sulla missione, per l’insensibilità diffusa nella gerarchia.
Chiede al Papa di intervenire contro questo stato di cose ed in particolare propone di istituire una giornata missionaria annuale, "con obbligo d’una predicazione intorno al dovere e ai modi di propagare la fede".
Declinano le forze di S. Pio X, scoppia la guerra nei Balcani...l’audace proposta cade. Ma non per sempre: Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) realizzerà l’idea di Giuseppe Allamano, istituendo, il 14 aprile 1926, laGiornata Missionaria Mondiale.
Lui è già morto, l’idea ha camminato. E altre cammineranno dopo, come i suoi missionari e missionarie (oltre duemila a fine XX secolo, in 25 Paesi di quattro Continenti).
Giuseppe Allamano si spense a Torino il 16 febbraio 1926; la sua salma ora è conservata e venerata nella Casa Madre dei Missionari della Consolata, a Torino.
 
Il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) l’ha innalzato agli onori dell'altare il 7 ottobre 1990, in Piazza S. Pietro a Roma.
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venerdì 15 febbraio 2013

2140 - San Claudio La Colombière


Claudio, al secolo Claude, La Colombière, terzo figlio del notaio Bertrando La Colombière e di Margherita Coindat, nacque il 2 febbraio 1641 a St. Symphorien d'Ozon nel Delfinato.
Essendosi trasferita la famiglia a Vienne, Claudio ricevé qui la sua prima educazione scolastica, che completò poi a Lione con lo studio della Retorica e della Filosofia.
È in questo periodo che si sente chiamato alla vita religiosa nella Compagnia di Gesù; ma non conosciamo i motivi che lo spinsero a questa decisione. Di contro egli ci ha lasciato in uno dei suoi scritti questa confessione: “Avevo una avversione orribile per la vita che abbracciavo”. Questa affermazione è agevolmente comprensibile da chi si è interessato alla vita di Claudio, la cui natura, sensibile ai rapporti familiari ed amichevoli, era anche grandemente incline alla letteratura e all'arte e attratta da ciò che ha di più degno la vita di società. Ma non era, d'altra parte, uomo che si lasciasse guidare dal sentimento.
All'età di 17 anni entrò nel Noviziato della Compagnia di Gesù, ad Avignone. In questo stesso luogo, nel 1660, passò dal Noviziato al Collegio, per condurre a termine gli studi di Filosofia e simultaneamente pronunciare i primi voti religiosi. Alla fine del corso, fu nominato professore di Grammatica e Letteratura; incarico che mantenne, in quel Collegio, durante cinque anni.
Nel 1666 fu mandato a Parigi, per studiare Teologia nel Collegio di Clermont: in quella stessa epoca gli venne pure affidato un incarico di grande responsabilità. La notevole attitudine che Claudio aveva manifestato per gli studi umanistici, unita alle sue doti di prudenza e finezza, decisero i Superiori a sceglierlo come precettore dei figli di Colbert, Ministro delle Finanze di Luigi XIV.
Terminato lo studio della Teologia e ricevuto il Sacerdozio, all'età di 28 anni, tornò di nuovo a Lione: per qualche tempo in qualità di professore, poi per dedicarsi completamente alla predicazione e direzione della Congregazione Mariana.
La predicazione di La Colombière si distinse sempre per la sua solidità e profondità: non si perdeva nel vago, ma si dirigeva abilmente verso un uditorio concreto, e con una ispirazione evangelica così vigorosa da infondere in tutti serenità e fiducia in Dio. Le edizioni dei suoi sermoni produssero nelle anime, e continuano ancora a produrre, grandi frutti spirituali; infatti, considerato il luogo e la durata del suo ministero, essi sembrano meno invecchiati di quelli di altri oratori di maggior fama.
L'anno 1674 fu decisivo nella vita di Claudio. Fece dunque la "Terza Probazione"nella Maison Saint-Joseph di Lione e, durante il mese di Esercizi che solitamente si praticano, il Signore lo andò preparando per la missione che gli aveva destinato. Gli appunti spirituali di questo tempo ci permettono di seguire passo passo le lotte e i trionfi del suo spirito, straordinariamente sensibile alle attrattive umane, ma generoso con Dio.
Il 2 febbraio 1675 pronunciò la Solenne Professione e fu nominato Rettore del Collegio di Paray-le-Monial. Non mancò chi si sorprese che un uomo così eminente fosse destinato ad una città tanto remota come Paray. La spiegazione sta nel fatto che i Superiori sapevano che qui, nel Monastero della Visitazione, un'umile religiosa, Margherita Maria Alacoque, alla quale il Signore andava rivelando i tesori del suo Cuore, viveva in una angosciosa incertezza; aspettava che lo stesso Signore adempisse la promessa data di inviarle un suo “servo fedele e amico perfetto”, che l'avrebbe aiutata a realizzare la missione alla quale la destinava: manifestare al mondo le ricchezze imperscrutabili del suo amore.
Una volta giunto nella sua nuova destinazione il P. La Colombière, dopo i primi incontri con Margherita Maria, questa gli manifestò tutto il suo spirito e quindi anche le comunicazioni che ella credeva ricevere dal Signore. Il Padre, da parte sua, approvò pienamente e le suggerì di mettere per iscritto tutto ciò che passava nella sua anima, orientandola e sostenendola nell'adempimento della missione ricevuta. Quando poi fu certo, grazie alla luce divina manifestatasi nella preghiera e nel discernimento, che Cristo desiderava il culto del suo Cuore, si votò ad esso senza riserve, come ci testimoniano la sua dedizione e i suoi appunti spirituali. In questi ultimi appare chiaro che, già prima delle confessioni di Margherita Maria Alacoque, Claudio, seguendo le direttive di S. Ignazio negli Esercizi, era giunto alla contemplazione del Cuore di Cristo come simbolo del suo amore.
Dopo un anno e mezzo di permanenza a Paray, nel 1676 il P. La Colombière partì per Londra, essendo stato nominato predicatore della Duchessa di York. Era un incarico delicatissimo, considerati gli avvenimenti che in quel tempo agitavano l'Inghilterra; prima della fine di ottobre dello stesso anno, il Padre già occupava l'appartamento che gli era stato riservato nel palazzo di St. James. Oltre ai sermoni pronunciati nella cappella e alla costante direzione spirituale, sia orale che scritta, Claudio poté dedicarsi a una solida istruzione nella vera fede di non poche persone che avevano abbandonato la Chiesa Romana. E, anche se tra grandi pericoli, ebbe la consolazione di vedere molti ritornarvi, al punto che, dopo un anno, diceva: “Potrei scrivere un libro sulla misericordia di cui Dio mi ha fatto testimone da quando sono qui ”.
Il lavoro così intenso e il clima poco propizio minarono la sua salute; cominciarono così a manifestarsi i sintomi di una violenta affezione polmonare. Tuttavia P. Claudio portò avanti con coraggio il suo sistema di vita.
Improvvisamente, alla fine del 1678, fu arrestato sotto un'accusa calunniosa di complotto papista. Dopo due giorni fu trasferito nell'orribile carcere di King's Bench, dove restò durante tre settimane, sottoposto a gravi privazioni, finché per decreto reale fu espulso dall'Inghilterra.
Tutte queste sofferenze minarono ancor più la sua salute che, con alterne vicende, andò peggiorando al suo rientro in Francia.
Nell'estate del 1681, essendo già molto aggravato, fu rimandato a Paray.
Il 15 febbraio 1682, prima domenica di Quaresima, all'imbrunire, sopravvenne una forte emottisi che pose fine alla sua vita.
 
Il 16 giugno 1929, Pio XI (Ambrogio Damiano Ratti, 1922-1939) beatificò Claudio La Colombière, il cui carisma, secondo S. Margherita Maria Alacoque, sarebbe stato quello di condurre le anime a Dio, seguendo il cammino di amore e di misericordia che Cristo ci rivela nel Vangelo.
 
È stato proclamato santo il 31 maggio 1992 dal Beato Giovanni Paolo II, il quale, rivolgendosi ai fedeli che gremivano la Basilica di S. Pietro, ha espresso questo augurio: Possa la canonizzazione di Claudio La Colombière essere per tutta la Chiesa un appello a vivere la consacrazione a Cristo, consacrazione che è dono di sé per lasciare che la carità di Cristo ci animi, ci perdoni e ci introduca nel suo ardente desiderio di aprire a tutti i nostri fratelli le vie della verità.
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giovedì 14 febbraio 2013

2139 - Santi Cirillo e Metodio, Compatroni d'Europa

Nel mese di febbraio la liturgia ci propone due grandi evangelizzatori: Cirillo e Metodio. Due fratelli, due intrepidi testimoni di Cristo, due santi detti “Apostoli degli Slavi” perché hanno dato le loro migliori energie per annunciare il Vangelo di Cristo ai popoli slavi. 


Cirillo (greco: Κύριλλος) e Metodio(greco: Μεθόδιος) sono nati a Tessalonica (Salonicco) verso gli anni 820-830. Il loro padre, un ricco magistrato e funzionario statale, sognava per ambedue una “vocazione” da impiegati statali, con un “posto sicuro” nella burocrazia imperiale. Ma questi la pensavano diversamente. Di temperamento diverso, ben presto anche le loro strade professionali non potevano che divergere. Metodio, il maggiore, assecondò il desiderio del padre per un po’ di tempo, diventando un eccellente amministratore nel governo di una colonia slava in Macedonia. Poi si fece monaco. Cirillo invece, il più intellettuale dei due, studiò fino a diventare professore di filosofia nella scuola superiore (una specie di università imperiale) di Costantinopoli. Rifiutò nozze prestigiose e anche incarichi di amministrazione statale. Insegnò filosofia così bene che venne chiamato “il Filosofo”. Dimostrò grandi doti di comunicazione, tanto che gli vennero affidati incarichi diplomatici presso gli Arabi. Ma massima aspirazione di Cirillo non era tanto la filosofia e la speculazione su Dio, ma Dio stesso. Dopo alcuni episodi torbidi a corte, con relativa congiura e assassinio che portarono ad un autentico colpo di stato, Cirillo si ritirò e raggiunse il fratello nel monastero. E così nell'anno 860 i due fratelli si incontrarono e scoprirono una comune “insoddisfazione esistenziale” che solo l’impegno totale per la causa del Vangelo di Gesù Cristo poteva colmare. Volevano qualcosa di più coinvolgente. 
Diventarono sacerdoti e furono inviati dall'imperatore di Bisanzio tra gli slavi del Mar Nero a predicare il Vangelo. Nell'863 vennero inviati nuovamente a predicare il Vangelo tra gli slavi, questa volta della Moravia. Il principe Rotislavo aveva chiesto infatti dei sacerdoti slavofoni, che parlassero cioè la lingua slava. I precedenti predicatori erano o tedeschi o di lingua tedesca, e celebravano la messa in latino. Quelle popolazioni, ancora analfabete, finalmente capivano quello che veniva loro annunziato. Il successo dei due fratelli fu enorme. La grande svolta, frutto di una brillante intuizione, fu quella dell’introduzione, quindi, dell’uso della lingua slava nella liturgia, al posto del latino che il popolo non capiva. Grande merito di Cirillo, fu quello dell’invenzione del cosiddetto (impropriamente) “alfabeto cirillico”, per codificare la lingua slava, fino allora solo parlata. Cirillo viene considerato anche il fondatore della letteratura slava. Intrapresero poi la traduzione della Scrittura in questa lingua. 
Purtroppo anche le passioni umane con il loro codazzo di gelosie, di invidia e di accuse non sono estranee ai predicatori del Vangelo. La compresenza di alcuni “missionari” di lingua tedesca negli stessi territori diede origine ad un aspro dissidio di natura politico-religiosa. I due fratelli sono accusati di fomentare un certo nazionalismo, a causa della lingua slava usata nella liturgia. 
Nell’869 Cirillo e Metodio dovettero andare a Roma per “discolparsi”. Papa Adriano II (867-872), con decisione saggia e lungimirante, diede sostegno ai due fratelli approvando l’uso della lingua slava nella liturgia. Cirillo, stanco delle molte fatiche, cadde malato e sopportò il proprio male per molti giorni... Dopo aver indossato le sacre vesti, rimase per tutto il giorno ricolmo di gioia e diceva: “Da questo momento non sono più servo né dell’imperatore né di alcun uomo sulla terra, ma solo di Dio onnipotente. Non esistevo, ma ora esisto ed esisterò in eterno. Amen...”. E così all'età di 42 anni si addormentò nel Signore, il 14 febbraio dell’869, a Roma. 
Papa Adriano II consacrò vescovo Metodio inviandolo di nuovo, come responsabile pastorale della Pannonia, corrispondente all'odierna Austria orientale, Moravia, parte nord della Serbia e l’Ungheria. Il vescovo di Salisburgo, però, non era d’accordo con questa delimitazione territoriale, giudicandola una indebita intrusione sul proprio territorio. Lo fece addirittura arrestare e mettere in prigione (e la sorpresa di Metodio fu quella di avere come compagno di cella un vescovo filo-imperiale e sabotatore, una spia insomma). Finalmente nell'873 il nuovo papa Giovanni VIII (872-882) lo fece liberare, lo confermò nella carica di arcivescovo e approvò di nuovo l’uso della lingua slava nella liturgia. Metodio morì nell’885 a Velehrad, nella Cekia di oggi. 
Nel 1880 Papa Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903) con l'enciclica “Grande Munus” ricordò a tutta la Chiesa gli straordinari meriti dei SS. Cirillo e Metodio per la loro opera di evangelizzazione degli slavi. 
Un secolo dopo, il 31 dicembre 1980, con lettera apostolica “Egregiae Virtutis”, il Beato Giovanni Paolo II (primo Papa slavo della storia) proclamò i SS. Cirillo e Metodio compatroni d'Europa assieme a S. Benedetto da Norcia.
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mercoledì 13 febbraio 2013

2138 - Omelia di Benedetto XVI, Mercoledì delle Ceneri 2013


Venerati Fratelli,
cari fratelli e sorelle!

Oggi, Mercoledì delle Ceneri, iniziamo un nuovo cammino quaresimale, un cammino che si snoda per quaranta giorni e ci conduce alla gioia della Pasqua del Signore, alla vittoria della Vita sulla morte. Seguendo l’antichissima tradizione romana delle stationes quaresimali, ci siamo radunati oggi per la Celebrazione dell’Eucaristia. Tale tradizione prevede che la prima statio abbia luogo nella Basilica di Santa Sabina sul colle Aventino. Le circostanze hanno suggerito di radunarsi nella Basilica Vaticana. Siamo numerosi intorno alla Tomba dell’Apostolo Pietro anche a chiedere la sua intercessione per il cammino della Chiesa in questo particolare momento, rinnovando la nostra fede nel Pastore Supremo, Cristo Signore. Per me è un’occasione propizia per ringraziare tutti, specialmente i fedeli della Diocesi di Roma, mentre mi accingo a concludere il ministero petrino, e per chiedere un particolare ricordo nella preghiera.
Le Letture che sono state proclamate ci offrono spunti che, con la grazia di Dio, siamo chiamati a far diventare atteggiamenti e comportamenti concreti in questa Quaresima. La Chiesa ci ripropone, anzitutto, il forte richiamo che il profeta Gioele rivolge al popolo di Israele: «Così dice il Signore: ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti» (2,12). Va sottolineata l’espressione «con tutto il cuore», che significa dal centro dei nostri pensieri e sentimenti, dalle radici delle nostre decisioni, scelte e azioni, con un gesto di totale e radicale libertà. Ma è possibile questo ritorno a Dio? Sì, perché c’è una forza che non risiede nel nostro cuore, ma che si sprigiona dal cuore stesso di Dio. E’ la forza della sua misericordia. Dice ancora il profeta: «Ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male» (v.13). Il ritorno al Signore è possibile come ‘grazia’, perché è opera di Dio e frutto della fede che noi riponiamo nella sua misericordia. Questo ritornare a Dio diventa realtà concreta nella nostra vita solo quando la grazia del Signore penetra nell’intimo e lo scuote donandoci la forza di «lacerare il cuore». E’ ancora il profeta a far risuonare da parte di Dio queste parole: «Laceratevi il cuore e non le vesti» (v.13). In effetti, anche ai nostri giorni, molti sono pronti a “stracciarsi le vesti” di fronte a scandali e ingiustizie – naturalmente commessi da altri –, ma pochi sembrano disponibili ad agire sul proprio “cuore”, sulla propria coscienza e sulle proprie intenzioni, lasciando che il Signore trasformi, rinnovi e converta.
Quel «ritornate a me con tutto il cuore», poi, è un richiamo che coinvolge non solo il singolo, ma la comunità. Abbiamo ascoltato sempre nella prima Lettura: «Suonate il corno in Sion, proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra. Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo» (vv.15-16). La dimensione comunitaria è un elemento essenziale nella fede e nella vita cristiana. Cristo è venuto «per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi» (cfr Gv 11,52). Il “Noi” della Chiesa è la comunità in cui Gesù ci riunisce insieme (cfr Gv 12,32): la fede è necessariamente ecclesiale. E questo è importante ricordarlo e viverlo in questo Tempo della Quaresima: ognuno sia consapevole che il cammino penitenziale non lo affronta da solo, ma insieme con tanti fratelli e sorelle, nella Chiesa.
Il profeta, infine, si sofferma sulla preghiera dei sacerdoti, i quali, con le lacrime agli occhi, si rivolgono a Dio dicendo: «Non esporre la tua eredità al ludibrio e alla derisione delle genti. Perché si dovrebbe dire fra i popoli: “Dov’è il loro Dio?”» (v.17). Questa preghiera ci fa riflettere sull’importanza della testimonianza di fede e di vita cristiana di ciascuno di noi e delle nostre comunità per manifestare il volto della Chiesa e come questo volto venga, a volte, deturpato. Penso in particolare alle colpe contro l’unità della Chiesa, alle divisioni nel corpo ecclesiale. Vivere la Quaresima in una più intensa ed evidente comunione ecclesiale, superando individualismi e rivalità, è un segno umile e prezioso per coloro che sono lontani dalla fede o indifferenti.
«Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!» (2 Cor 6,2). Le parole dell’apostolo Paolo ai cristiani di Corinto risuonano anche per noi con un’urgenza che non ammette assenze o inerzie. Il termine “ora” ripetuto più volte dice che questo momento non può essere lasciato sfuggire, esso viene offerto a noi come un’occasione unica e irripetibile. E lo sguardo dell’Apostolo si concentra sulla condivisione con cui Cristo ha voluto caratterizzare la sua esistenza, assumendo tutto l’umano fino a farsi carico dello stesso peccato degli uomini. La frase di san Paolo è molto forte: Dio «lo fece peccato in nostro favore». Gesù, l’innocente, il Santo, «Colui che non aveva conosciuto peccato» (2 Cor 5,21), si fa carico del peso del peccato condividendone con l’umanità l’esito della morte, e della morte di croce. La riconciliazione che ci viene offerta ha avuto un prezzo altissimo, quello della croce innalzata sul Golgota, su cui è stato appeso il Figlio di Dio fatto uomo. In questa immersione di Dio nella sofferenza umana e nell’abisso del male sta la radice della nostra giustificazione. Il «ritornare a Dio con tutto il cuore» nel nostro cammino quaresimale passa attraverso la Croce, il seguire Cristo sulla strada che conduce al Calvario, al dono totale di sé. E’ un cammino in cui imparare ogni giorno ad uscire sempre più dal nostro egoismo e dalle nostre chiusure, per fare spazio a Dio che apre e trasforma il cuore. E san Paolo ricorda come l’annuncio della Croce risuoni a noi grazie alla predicazione della Parola, di cui l’Apostolo stesso è ambasciatore; un richiamo per noi affinché questo cammino quaresimale sia caratterizzato da un ascolto più attento e assiduo della Parola di Dio, luce che illumina i nostri passi.
Nella pagina del Vangelo di Matteo, che appartiene al cosiddetto Discorso della montagna, Gesù fa riferimento a tre pratiche fondamentali previste dalla Legge mosaica: l’elemosina, la preghiera e il digiuno; sono anche indicazioni tradizionali nel cammino quaresimale per rispondere all’invito di «ritornare a Dio con tutto il cuore». Ma Gesù sottolinea come sia la qualità e la verità del rapporto con Dio ciò che qualifica l’autenticità di ogni gesto religioso. Per questo Egli denuncia l’ipocrisia religiosa, il comportamento che vuole apparire, gli atteggiamenti che cercano l’applauso e l’approvazione. Il vero discepolo non serve se stesso o il “pubblico”, ma il suo Signore, nella semplicità e nella generosità: «E il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,4.6.18). La nostra testimonianza allora sarà sempre più incisiva quanto meno cercheremo la nostra gloria e saremo consapevoli che la ricompensa del giusto è Dio stesso, l’essere uniti a Lui, quaggiù, nel cammino della fede, e, al termine della vita, nella pace e nella luce dell’incontro faccia a faccia con Lui per sempre (cfr 1 Cor 13,12).
Cari fratelli e sorelle, iniziamo fiduciosi e gioiosi l’itinerario quaresimale. Risuoni forte in noi l’invito alla conversione, a «ritornare a Dio con tutto il cuore», accogliendo la sua grazia che ci fa uomini nuovi, con quella sorprendente novità che è partecipazione alla vita stessa di Gesù. Nessuno di noi, dunque, sia sordo a questo appello, che ci viene rivolto anche nell’austero rito, così semplice e insieme così suggestivo, dell’imposizione delle ceneri, che tra poco compiremo. Ci accompagni in questo tempo la Vergine Maria, Madre della Chiesa e modello di ogni autentico discepolo del Signore. Amen!
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Parole di saluto al Santo Padre del Cardinale Segretario di Stato al termine della Celebrazione

Beatissimo Padre,
con sentimenti di grande commozione e di profondo rispetto non solo la Chiesa, ma tutto il mondo, hanno appreso la notizia della Sua decisione di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore dell'Apostolo Pietro.
Non saremmo sinceri, Santità, se non Le dicessimo che questa sera c'è un velo di tristezza sul nostro cuore. In questi anni, il suo Magistero è stato una finestra aperta sulla Chiesa e sul mondo, che ha fatto filtrare i raggi della verità e dell'amore di Dio, per dare luce e calore al nostro cammino, anche e soprattutto nei momenti in cui le nubi si addensano nel cielo.
Tutti noi abbiamo compreso che è proprio l'amore profondo che Vostra Santità ha per Dio e per la Chiesa che L’ha spinta a questo atto, rivelando quella purezza d’animo, quella fede robusta ed esigente, quella forza dell'umiltà e della mitezza, assieme ad un grande coraggio, che hanno contraddistinto ogni passo della Sua vita e del Suo ministero, e che possono venire solamente dallo stare con Dio, dallo stare alla luce della parola di Dio, dal salire continuamente la montagna dell'incontro con Lui per poi ridiscendere nella Città degli uomini.
Santo Padre, pochi giorni fa con i Seminaristi della sua diocesi di Roma, Ella ci ha dato una speciale lezione, ha detto che essendo cristiani sappiamo che il futuro è nostro, il futuro è di Dio, e che l’albero della Chiesa cresce sempre di nuovo. La Chiesa si rinnova sempre, rinasce sempre. Servire la Chiesa nella ferma consapevolezza che non è nostra, ma di Dio, che non siamo noi a costruirla, ma è Lui; poter dire noi con verità la parola evangelica: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Lc 17,10), confidando totalmente nel Signore, è un grande insegnamento che Ella, anche con questa sofferta decisione, dona non solo a noi, Pastori della Chiesa, ma all’intero Popolo di Dio.
L’Eucaristia è un rendere grazie a Dio. Questa sera noi vogliamo ringraziare il Signore per il cammino che tutta la Chiesa ha fatto sotto la guida di Vostra Santità e vogliamo dirLe dal più intimo del nostro cuore, con grande affetto, commozione e ammirazione: grazie per averci dato il luminoso esempio di semplice e umile lavoratore della vigna del Signore, un lavoratore, però, che ha saputo in ogni momento realizzare ciò che è più importante: portare Dio agli uomini e portare gli uomini a Dio. Grazie!

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2137 - Commento al Vangelo del 13/2/2013


+ Dal Vangelo secondo Matteo (6,1-6.16-18)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
È un Mercoledì delle Ceneri diverso quest’anno, c’è quasi un senso di smarrimento e di sconfitta in molti cattolici, da alcuni giorni si considerano come abbandonati dal Vicario di Cristo chiamato a proteggere le pecorelle del gregge celeste. Ho già scritto che ognuno interpreta gli eventi che vede secondo la spiritualità che possiede, per la Fede che ha, piccola, mediocre o grande! Lo stesso avviene per le dimissioni del Papa, e se la stragrande maggioranza delle persone non ha discernimento per le cose del mondo come potrà avere il discernimento per intuire la vera motivazione delle dimissioni?
Quindi, chi è modernista dà una spiegazione, un’altra teoria la dà chi è fedele alla Chiesa, ancora diversa è dell’ateo, dell’anticlericale, del giovane, dell’anziano, di chi ha cultura e chi ne ha meno, chi è saggio e chi è uno sprovveduto.
Come ho già scritto, sono milioni le interpretazioni che vengono date alle sue dimissioni, ci sono eccessi davvero illeggibili, sia per chi lo difende sconclusionatamente sia per chi lo attacca impietosamente. Non c’è la possibilità di una interpretazione misurata ed autentica? Anche io ho dato il mio contributo, ognuno è libero di condividerlo o meno, ma il mio ragionamento poggia su fatti accaduti e non sulle sensazioni o l’emotività esaltata.
Il Papa lo dobbiamo sempre difendere perché Vicario di Cristo, ma chi difende a prescindere le dimissioni non ha la libertà intellettuale per parlare. Ognuno è libero di dare il proprio parere, è preferibile un parere illuminato dalla Fede.
Potrei aggiungere tante cose che conosco e che spiegherebbero meglio il fatto accaduto, ma non lo faccio perché devo difendere il Vicario di Cristo. Ma non si può tacere o inventare storielle o avanzare una difesa irrazionale. Trovo una perdita di tempo dialogare o leggere mail di chi difende qualche cosa irrazionalmente, non intendo il Papa, ma anche altri fatti che avvengono nella società. Come se quella avventatezza avvalorasse la sua tesi o io dovrei accettarla quasi per timore.
È bello il dialogo con chi parla di questioni che conosce bene, che ha studiato o almeno letto analisi importanti. Dialogare con chi difende o condanna per istinto e irrazionalmente, senza una conoscenza sufficiente di un problema, non se ne cava un ragno dal buco. Come ho già scritto, a me piace confrontarmi con tutti, è ancora più proficuo il confronto quando siamo venti o trenta in un salone ed ognuno esprime il suo parere anche per dare un contributo spesso interessante. Ma se viene detto per esempio che Padre Pio non può essere Santo perché poco prima di morire gli scomparvero le stimmate, allora si perde tempo inutilmente.
Ho scritto che le dimissioni di un Papa sono inammissibili e lo ribadisco, senza voler dare io le motivazioni che sicuramente nel tempo verranno fuori. Vedrete. Le mie parole cosa sono a confronto con i fatti che si conosceranno quando Dio vorrà? Ma sorrido amaramente dinanzi a quelle persone moderniste e senza un briciolo di vera Fede che emettono giudizi ottusi e improvvisati sulla decisione di Benedetto XVI. Come possono queste persone che seguono un Gesù bonaccione, tutto amore umano e misericordia, capire appena appena qualcosa di spiritualità?
Non conoscono la forza di Gesù quando predicava e la ignorano, non hanno mai letto libri dei Padri della Chiesa e dei più grandi Santi e scrittori della Chiesa, i quali affermavano parole tremende contro gli eretici e i nemici della Chiesa. Anche contro quei Prelati che agivano contro la Chiesa. I miei scritti non sono paragonabili a quelli dei Santi, loro erano Santi, ma io posso avere una Fede grande che solo Dio sa, e posso avere anch’io questo fuoco che brucia dentro per difendere la vera Chiesa di Gesù Cristo. Che ne sappiamo?
Ho sempre testimoniato con coraggio e verità per difendere il Vangelo storico e la Chiesa Santa! Chi può affermare diversamente?
Il mio commento di lunedì sulle dimissioni del Papa ha lasciato sorpreso qualche modernista e questo mi lascia indifferente, è normale che chi non conosce l’autentico Vangelo e non vive la spiritualità cristiana, è felice delle dimissioni perché in questo modo tutto viene a cambiare nella Chiesa. Lo dicono i modernisti, gli atei e gli anticlericali: la Chiesa si è modernizzata, finalmente cambierà tutto!
Non mi fa il solletico leggere che qualcuno non capisce il mio commento, sarebbe curioso se un modernista fosse d’accordo con me.
La Teologia non si fa con il “secondo me”, questo appartiene ai modernisti e ai protestanti presenti nella Chiesa, non si fa neanche con parole tanto superflue quanto inutili: “Il Papa ha agito secondo lo Spirito Santo”, ma cosa ne sanno loro? Oppure: “Ha preso una decisione libera, in preghiera, davanti a Dio e dopo lunga riflessione, perciò ha deciso in piena comunione con lo Spirito Santo e ha fatto la volontà di Dio”.
Questa seconda frase non merita alcun commento, come si fa a scrivere questo? Chi scrive così è molto lontano dal Vangelo storico e non conosce Gesù. Sono parole al vento, si parla tanto per aprire la bocca, si lanciano opinioni senza alcun fondamento, senza avere studiato la Teologia, né letto molti libri sulla Chiesa, sul Papato, sui nemici della Chiesa che manovrano dall’interno… Che ne sanno di quanto sta avvenendo…?
C’è chi parla come se ne sapesse più di Dio, ha letto addirittura il pensiero di Benedetto XVI ed era presente quando lui decideva…
Non voglio fare polemiche inutili e non voglio condannare nessuno che manifesta una spiritualità davvero minima, non faccio caso a questi commenti non ragionati e senza alcuna preparazione teologica, spirituale, morale. Distinguo facilmente gli scritti che manifestano in buonafede e con sincerità il loro parere anche se privi di preparazione e li accolgo con disponibilità, sono scritti addolorati per il Papa, mentre qualche altro scritto modernista si rallegra per le dimissioni del Papa e giustifica tutto.
Chi si rallegra per le dimissioni del Papa non ha ancora incontrato Gesù Cristo! Vive una fede tutta sua…
È normale che con i miei scritti sinceri e riscontrabili negli avvenimenti, i modernisti e quanti nella Chiesa hanno una fede finta, apparente, quasi inesistente, reagiscano perché vado a disturbare le loro allucinazioni sul Vangelo. Ma è questo il compito di ogni Sacerdote, lo vuole Gesù, lo ha detto Gesù quando inviò gli Apostoli:“Ammaestrate le genti”. In che modo? Assecondando i peccati immorali di quanti si dicono cattolici e vivono come pagani? Oppure scuotendoli con amore, misericordia e la verità del Vangelo?
Quindi la mia newsletter deve scuotere le coscienze, se non ci riesco è un fallimento, ed è questo il compito di un Sacerdote.
Chi non vuole leggere parole che disturbano le fantasticherie che seguono, sono liberi di non leggermi più. È molto semplice. Io preferisco far leggere i commenti a un solo cattolico che vive il Vangelo piuttosto che a un milione che rimangono pagani. A me non interessano gli applausi, devo far conoscere la verità completa del Vangelo e di quanto sta avvenendo nella Chiesa, con coraggio e verità. Se ho scritto qualcosa che non si è già verificato o non si verificherà presto, fatemelo sapere.
Oltre la micidiale predicazione di Gesù, rileggete come parlava Giovanni Battista, leggete cosa diceva di forte San Francesco d’Assisi, conosciuto dai superficiali solo come il Santo umile. Leggete cosa diceva di impetuoso e di drastico Padre Pio ai peccatori per scuoterli e a quanti avevano una Fede a proprio uso e consumo.
Non faccio affatto caso agli attacchi dei modernisti e da chi non segue il Vangelo, sarei preoccupato se da essi ricevessi complimenti.
La mia spiritualità non segue i primi pensieri che aleggiano nella mente: “Secondo me, io ho capito questo, io ho ragione”. Non ci potrà mai essere dialogo con chi presume di sapere tutto e di avere capito ogni cosa. Il cattolico debole si convince sempre del contrario della realtà, si forma una propria dimensione e crede sempre e solo quello che gli piace.
Noi non dobbiamo correre questo rischio, è un atto di debolezza seguire ciò che diletta l’istinto, mentre è un atto di virtù astenersi dal parere se non si hanno gli strumenti per dare una valutazione matura e intelligente.
Finora quanto ho scritto si è rivelato nel tempo sempre come vero, anche se al momento dell’invio c’è qualcuno che si sorprende. Sorprendersi non è un problema, occorre anche avere umiltà e pazienza per attendere se le mie parole erano avventate oppure autentiche. Anche in questo caso delle dimissioni, aspettiamo un po’ di tempo e poi mi direte se queste dimissioni erano opportune oppure no.
Non c’entra qui il Papa, non lo colpevolizzo assolutamente e sono molto vicino a lui, ci mancherebbe, perché lui ha agito come era costretto dalle circostanze. “Per il bene della Chiesa”, ha detto questa mattina. D’altronde, il motivo adesso è cambiato: da problemi di salute al bene della Chiesa. Chi è intelligente attenda prima di replicare inutilmente.
Scrivere sciocchezze ci vuole poco, nel mio caso invece quanto scrivo deve avere riscontri nei fatti, o si stanno verificando o si verificheranno. Le persone oneste intellettualmente riconoscono che quanto scrivo nella newsletter poi lo riscontrano nei fatti. Ho già scritto in tempi non sospetti di molte cose che sarebbero avvenute nella Chiesa, si stanno verificando sotto i nostri occhi.
Più di un anno e mezzo fa pubblicai nel mio libro “La corruzione nella Chiesa”, che avvenimenti drammatici si preparavano nella Chiesa e tutte le volte che vi ho annunciato nella newsletter risvolti drammatici che si preparavano sempre nella Chiesa, si stanno realizzando. Quali altre prove devo dare a chi scrive con avventatezza?
In questi giorni aggiungo che siamo solamente all’inizio, lo scrivo con il cuore che mi sanguina, ma è la verità. Voi non potete immaginare l’amore che porto per la Madre Chiesa, la sento come una parte di me, il male fatto ad Essa mi fa soffrire, ed è con questo dolore profondo che desidero con prudenza e con coraggio difenderla e proclamare ovunque la verità.
«Ave Maria! Carissimo Padre Giulio come figlia devota della Chiesa sono rimasta esterrefatta per le dimissioni del Papa che personalmente amo ed apprezzo. Io non credo alla versione della malattia e concordo con lei su quanto ha detto e scritto nel suo libro “La corruzione nella Chiesa”. La sua, caro Padre, è stata una profezia quando affermava che sarebbe successo qualcosa di serio in Vaticano. Ho molta fiducia in quello che lei dice (prova ne è il fatto che telefono quando ho bisogno di consiglio e preghiera). Sono convinta che dietro la scelta del Papa ci sia una grande sofferenza, sofferenza che, però, si ripercuoterà su tutta la Chiesa universale che inizierà il suo calvario con divisioni e derisione da parte di altre religioni. Una cosa è certa, il diavolo sta facendo salti di gioia ma il Signore, nella Sua grande misericordia, difenderà col Suo sangue la sua Sposa e le “porte degli inferi non prevarranno su di essa”. Noi che siamo consapevoli di quello che sta accadendo abbiamo il dovere di difendere la Chiesa con i Sacerdoti in modo da ricondurre all'ovile le pecorelle smarrite a causa del vento del modernismo che distrugge tante anime belle e pure. In tantissimi siamo con lei caro Padre Giulio, continui sempre ad avere il coraggio di dire sempre e comunque la verità. Avvolgiamo con il Rosario tutta la Chiesa affinchè sia protetta sotto il manto della Madonna. GRAZIE con affetto fraterno, Emanuela Lapaglia».
Anche per me sarebbe facile tacere ed ignorare la gravità del momento, riceverei consensi da tutti, sarei considerato prudente e mite, ma non da Gesù. Questa è la differenza: io scrivo per piacere a Gesù e non agli uomini o ai modernisti nella Chiesa che vivono una fede opposta a quella del Vangelo e sono sempre pronti a dare giudizi a destra e a manca.
Non voglio piacere ai cattolici nel tempo libero, ma non li voglio trascurare o ignorare. Prego ogni giorno anche per quei cattolici tiepidi e che non hanno conosciuto Gesù, e sono sempre disponibile ad aiutarli.
Non si può seguire veramente Gesù ed essere ipocriti, io voglio affermare la verità e chiamare per nome ogni cosa, anche se evito di scrivere quello che molti lettori non possono comprendere in questo momento, ma sicuramente accenno qualcosa per prepararvi. L’ho già scritto nel libro, non è una novità, ho anche ripetuto che Gesù vincerà ogni attacco contro la sua Chiesa e alla fine il Cuore Immacolato trionferà.
Ma quanto si sta preparando oggi nella Chiesa è un tentativo per colpire e scandalizzare la Chiesa nel mondo, renderla umana e fare intendere che tutto oramai è possibile. Non che l’abbia voluto Benedetto XVI questo, anche lui è stato colpito dalle conseguenze.
“Ave Maria! Caro Padre, ho letto come sempre con viva attenzione e partecipazione il suo commento sul gesto apparentemente più contraddittorio di questi ultimi oscuri tempi; ma quella frase uscita dalla bocca del nostro amato pontefice “sarà per il bene della chiesa” ci deve far riflettere tutti, consacrati e non. Perchè le scrivo? Perchè tutti noi, tutti, prima fra tutti la sottoscritta, dobbiamo ricordare che la Forza che governa la Chiesa, lo Spirito Santo, è Dio stesso, e come tale a Lui spetta il compito di guidarla secondo i tempi, nella certezza che le porte degli inferi "non prevarranno”.  Questa certezza che ho sentito solo dopo un primo attimo di smarrimento avevo desiderio di condividerla con lei che da tempo seguo, stimo e ho nel mio cuore. Grazie per la pazienza di leggere le nostre parole e un caro saluto in Gesù e Maria. Loredana”. 
Vengono in mente le domande che Gesù ripetè tre volte a Pietro, allora era comprensibile la paura degli Apostoli dopo l’arresto di Gesù.
«Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?”.  Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: “Pasci i miei agnelli”. Gli disse di nuovo: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: “Pasci le mie pecorelle». Gli disse per la terza volta: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecorelle”. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi (Gv 15-18).
San Pietro fu portato al patibolo e morì per obbedire pienamente a Gesù, nonostante la paura iniziale, al momento della profezia rivelata da Gesù. Ma poi divenne docile e si abbandonò alla volontà di Dio senza fare alcun ragionamento. I Santi non ragionano davanti alla volontà di Dio, la seguono e basta. La delusione di tutti ed anche la mia, più che rivolta alla persona del Papa è indirizzata a quanti lui stesso ha considerato lupi il 24 aprile 2005 nel primo discorso di insediamento: “… perché io non fugga davanti ai lupi”.
Due giorni prima delle dimissioni del Papa la veggente Mjrjana ai pellegrini aveva chiesto preghiere per il Papa:“Come vostra sorella -poiché so tutto quello a cui la Madonna ci sta preparando- vi prego (…) pregate soprattutto per il nostro Santo Padre, soprattutto Lui, che nei tempi nostri che noi viviamo ha molto bisogno del vostro aiuto, del nostro aiuto, delle nostre preghiere, del nostro amore”.
Se fosse stata volontà di Dio la rinuncia del Papa, la Madonna avrebbe chiesto di pregare per il Santo Padre? Ma lui è una vittima!
Noi consideriamo il Papa come il baluardo della Fede cattolica, colui che ci conferma nella sana dottrina rivelata da Gesù e vigila sul popolo di Dio. La sua rinuncia non può trattarsi di un problema di salute fisica, come ha spiegato ieri il portavoce. C’è dell’altro ancora, e noi adesso non vogliamo rimescolare acque già agitate, ma dobbiamo iniziare un cammino quaresimale più forte e con una preghiera prolungata.
Oggi inizia la Quaresima, e si inizia con una sofferenza profonda, ci sono tutte le condizioni per trascorrerla con forte partecipazione e vicinanza insieme a Gesù che si prepara a rivivere misticamente la sua Passione. Avviciniamoci a Lui ed aiutiamolo sul serio a salvare la sua Chiesa, non con le chiacchiere e le rivelazioni personali, ma con la vera penitenza e con una maggiore conoscenza della sua Passione meditata nel Vangelo.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2136 - Udienza di Benedetto XVI del 13/2/2013

Cari fratelli e sorelle, 
come sapete - grazie per la vostra simpatia! - ho deciso di rinunciare al ministero che il Signore mi ha affidato il 19 aprile 2005. Ho fatto questo in piena libertà per il bene della Chiesa, dopo aver pregato a lungo ed aver esaminato davanti a Dio la mia coscienza, ben consapevole della gravità di tale atto, ma altrettanto consapevole di non essere più in grado di svolgere il ministero petrino con quella forza che esso richiede. Mi sostiene e mi illumina la certezza che la Chiesa è di Cristo, il Quale non le farà mai mancare la sua guida e la sua cura. Ringrazio tutti per l’amore e per la preghiera con cui mi avete accompagnato. Grazie! Ho sentito quasi fisicamente in questi giorni, per me non facili, la forza della preghiera, che l’amore della Chiesa, la vostra preghiera, mi porta. Continuate a pregare per me, per la Chiesa, per il futuro Papa. Il Signore ci guiderà. 

 Le tentazioni di Gesù e la conversione per il Regno dei Cieli 

Cari fratelli e sorelle, 
oggi, Mercoledì delle Ceneri, iniziamo il Tempo liturgico della Quaresima, quaranta giorni che ci preparano alla celebrazione della Santa Pasqua; è un tempo di particolare impegno nel nostro cammino spirituale. Il numero quaranta ricorre varie volte nella Sacra Scrittura. In particolare, come sappiamo, esso richiama i quarant’anni in cui il popolo di Israele peregrinò nel deserto: un lungo periodo di formazione per diventare il popolo di Dio, ma anche un lungo periodo in cui la tentazione di essere infedeli all’alleanza con il Signore era sempre presente. Quaranta furono anche i giorni di cammino del profeta Elia per raggiungere il Monte di Dio, l’Horeb; come pure il periodo che Gesù passò nel deserto prima di iniziare la sua vita pubblica e dove fu tentato dal diavolo. Nell’odierna Catechesi vorrei soffermarmi proprio su questo momento della vita terrena del Signore, che leggeremo nel Vangelo di domenica prossima. 
Anzitutto il deserto, dove Gesù si ritira, è il luogo del silenzio, della povertà, dove l’uomo è privato degli appoggi materiali e si trova di fronte alle domande fondamentali dell’esistenza, è spinto ad andare all’essenziale e proprio per questo gli è più facile incontrare Dio. Ma il deserto è anche il luogo della morte, perché dove non c’è acqua non c’è neppure vita, ed è il luogo della solitudine, in cui l’uomo sente più intensa la tentazione. Gesù va nel deserto, e là subisce la tentazione di lasciare la via indicata dal Padre per seguire altre strade più facili e mondane (cfr Lc 4,1-13). Così Egli si carica delle nostre tentazioni, porta con Sè la nostra miseria, per vincere il maligno e aprirci il cammino verso Dio, il cammino della conversione. 
Riflettere sulle tentazioni a cui è sottoposto Gesù nel deserto è un invito per ciascuno di noi a rispondere ad una domanda fondamentale: che cosa conta davvero nella mia vita? Nella prima tentazione il diavolo propone a Gesù di cambiare una pietra in pane per spegnere la fame. Gesù ribatte che l’uomo vive anche di pane, ma non di solo pane: senza una risposta alla fame di verità, alla fame di Dio, l’uomo non si può salvare (cfr vv. 3-4). Nella seconda tentazione, il diavolo propone a Gesù la via del potere: lo conduce in alto e gli offre il dominio del mondo; ma non è questa la strada di Dio: Gesù ha ben chiaro che non è il potere mondano che salva il mondo, ma il potere della croce, dell’umiltà, dell’amore (cfr vv. 5-8). Nella terza tentazione, il diavolo propone a Gesù di gettarsi dal pinnacolo del Tempio di Gerusalemme e farsi salvare da Dio mediante i suoi angeli, di compiere cioè qualcosa di sensazionale per mettere alla prova Dio stesso; ma la risposta è che Dio non è un oggetto a cui imporre le nostre condizioni: è il Signore di tutto (cfr vv. 9-12). Qual è il nocciolo delle tre tentazioni che subisce Gesù? E’ la proposta di strumentalizzare Dio, di usarlo per i propri interessi, per la propria gloria e per il proprio successo. E dunque, in sostanza, di mettere se stessi al posto di Dio, rimuovendolo dalla propria esistenza e facendolo sembrare superfluo. Ognuno dovrebbe chiedersi allora: che posto ha Dio nella mia vita?   E’ Lui il Signore o sono io? 
Superare la tentazione di sottomettere Dio a sé e ai propri interessi o di metterlo in un angolo e convertirsi al giusto ordine di priorità, dare a Dio il primo posto, è un cammino che ogni cristiano deve percorrere sempre di nuovo. “Convertirsi”, un invito che ascolteremo molte volte in Quaresima, significa seguire Gesù in modo che il suo Vangelo sia guida concreta della vita; significa lasciare che Dio ci trasformi, smettere di pensare che siamo noi gli unici costruttori della nostra esistenza; significa riconoscere che siamo creature, che dipendiamo da Dio, dal suo amore, e soltanto «perdendo» la nostra vita in Lui possiamo guadagnarla. Questo esige di operare le nostre scelte alla luce della Parola di Dio. Oggi non si può più essere cristiani come semplice conseguenza del fatto di vivere in una società che ha radici cristiane: anche chi nasce da una famiglia cristiana ed è educato religiosamente deve, ogni giorno, rinnovare la scelta di essere cristiano, cioè dare a Dio il primo posto, di fronte alle tentazioni che una cultura secolarizzata gli propone di continuo, di fronte al giudizio critico di molti contemporanei. 
Le prove a cui la società attuale sottopone il cristiano, infatti, sono tante, e toccano la vita personale e sociale. Non è facile essere fedeli al matrimonio cristiano, praticare la misericordia nella vita quotidiana, lasciare spazio alla preghiera e al silenzio interiore; non è facile opporsi pubblicamente a scelte che molti considerano ovvie, quali l’aborto in caso di gravidanza indesiderata, l’eutanasia in caso di malattie gravi, o la selezione degli embrioni per prevenire malattie ereditarie. La tentazione di metter da parte la propria fede è sempre presente e la conversione diventa una risposta a Dio che deve essere confermata più volte nella vita. Ci sono di esempio e di stimolo le grandi conversioni come quella di san Paolo sulla via di Damasco, o di sant’Agostino, ma anche nella nostra epoca di eclissi del senso del sacro, la grazia di Dio è al lavoro e opera meraviglie nella vita di tante persone. Il Signore non si stanca di bussare alla porta dell’uomo in contesti sociali e culturali che sembrano inghiottiti dalla secolarizzazione, come è avvenuto per il russo ortodosso Pavel Florenskij. Dopo un’educazione completamente agnostica, tanto da provare vera e propria ostilità verso gli insegnamenti religiosi impartiti a scuola, lo scienziato Florenskij si trova ad esclamare: “No, non si può vivere senza Dio!”, e a cambiare completamente la sua vita, tanto da farsi monaco. 
Penso anche alla figura di Etty Hillesum, una giovane olandese di origine ebraica che morirà ad Auschwitz. Inizialmente lontana da Dio, lo scopre guardando in profondità dentro se stessa e scrive: “Un pozzo molto profondo è dentro di me. E Dio c’è in quel pozzo. Talvolta mi riesce di raggiungerlo, più spesso pietra e sabbia lo coprono: allora Dio è sepolto. Bisogna di nuovo che lo dissotterri” (Diario, 97). Nella sua vita dispersa e inquieta, ritrova Dio proprio in mezzo alla grande tragedia del Novecento, la Shoah. Questa giovane fragile e insoddisfatta, trasfigurata dalla fede, si trasforma in una donna piena di amore e di pace interiore, capace di affermare: “Vivo costantemente in intimità con Dio”. 
La capacità di contrapporsi alle lusinghe ideologiche del suo tempo per scegliere la ricerca della verità e aprirsi alla scoperta della fede è testimoniata da un’altra donna del nostro tempo, la statunitense Dorothy Day. Nella sua autobiografia, confessa apertamente di essere caduta nella tentazione di risolvere tutto con la politica, aderendo alla proposta marxista: “Volevo andare con i manifestanti, andare in prigione, scrivere, influenzare gli altri e lasciare il mio sogno al mondo. Quanta ambizione e quanta ricerca di me stessa c’era in tutto questo!”. Il cammino verso la fede in un ambiente così secolarizzato era particolarmente difficile, ma la Grazia agisce lo stesso, come lei stessa sottolinea: “È certo che io sentii più spesso il bisogno di andare in chiesa, a inginocchiarmi, a piegare la testa in preghiera. Un istinto cieco, si potrebbe dire, perché non ero cosciente di pregare. Ma andavo, mi inserivo nell’atmosfera di preghiera…”. Dio l’ha condotta ad una consapevole adesione alla Chiesa, in una vita dedicata ai diseredati. 
Nella nostra epoca non sono poche le conversioni intese come il ritorno di chi, dopo un’educazione cristiana magari superficiale, si è allontanato per anni dalla fede e poi riscopre Cristo e il suo Vangelo. Nel Libro dell’Apocalisse leggiamo: «Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (3, 20). Il nostro uomo interiore deve prepararsi per essere visitato da Dio, e proprio per questo non deve lasciarsi invadere dalle illusioni, dalle apparenze, dalle cose materiali. 
In questo Tempo di Quaresima, nell’Anno della fede, rinnoviamo il nostro impegno nel cammino di conversione, per superare la tendenza di chiuderci in noi stessi e per fare, invece, spazio a Dio, guardando con i suoi occhi la realtà quotidiana. L’alternativa tra la chiusura nel nostro egoismo e l’apertura all’amore di Dio e degli altri, potremmo dire che corrisponde all’alternativa delle tentazioni di Gesù: alternativa, cioè, tra potere umano e amore della Croce, tra una redenzione vista nel solo benessere materiale e una redenzione come opera di Dio, cui diamo il primato nell’esistenza. Convertirsi significa non chiudersi nella ricerca del proprio successo, del proprio prestigio, della propria posizione, ma far sì che ogni giorno, nelle piccole cose, la verità, la fede in Dio e l’amore diventino la cosa più importante.
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martedì 12 febbraio 2013

2135 - Commento al Vangelo del 12/2/2013


+ Dal Vangelo secondo Marco (7,1-13)
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate -i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti-, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Dopo l’annuncio delle dimissione di Papa Benedetto XVI si sono diffuse in ogni dove milioni di teorie, ognuno è in grado di capire le vere motivazioni e pretende che sia accettata la sua linea. Ieri mi sono arrivate una quantità enorme di mail per discutere sulle dimissioni del Papa. Quasi tutte sono concorde con il mio commento, alcune mail hanno liberamente espresso che hanno altre teorie ed io rispetto le opinioni di ognuno.
Non trattandosi di dottrina della Chiesa ma di un fatto opinabile, ognuno legittimamente può dire quello che vuole, e parla dalla pienezza del cuore, come dice Gesù. Ognuno vede le dimissioni in base alla sua Fede e alla sua personalità. Chi è perseguitato da qualcuno adduce come motivo che il Papa era perseguitato in Vaticano, chi è ammalato giustifica il Papa ed afferma che è meglio curare la salute fisica cagionevole.
Succede di sentire in televisione giornalisti, politici e altra gente, che discutono delle dimissioni senza avere alcuna preparazione dottrinale, senza possedere quella Fede matura che permette di entrare nel Cuore di Dio, pieni di presunzione nell’esprimere opinioni assurde. C’è addirittura chi ha parlato di polizia segreta straniera e chi di ribellioni del Papa a qualche Cardinale.
Sulle dimissioni del Papa si è detto molto e anche questo è sintomo di libertà di pensiero, non è un problema esprimere un parere su un avvenimento pubblico, in questo caso il dramma scaturisce da un atto incredibilmente sorprendente compiuto da un Papa.
C’è qualche persona che non conosce la dottrina cattolica, non conosce nulla di quanto avviene in Vaticano, non ha studiato la storia della Chiesa, non si è documentato sui fatti avvenuti negli ultimi decenni in Vaticano, non ha letto ottimi libri sulla presenza della massoneria nella Chiesa, non conduce una intensa vita di preghiera e di penitenza… come può arrivare ad intuire un po’ della verità che c’è dietro le dimissioni del Papa?
Credo che bisogna frenare le congetture sparate per istinto, non è un gioco a chi la dice più grossa, si deve avere una grande venerazione per la figura del Papa, non stiamo parlando di un uomo qualsiasi. Nonostante quanto avvenuto, lui rimane sempre nelle nostre preghiere e la nostra devozione al Vicario di Cristo non è diminuita assolutamente. L’amarezza provata deve trasformarsi in speranza per il futuro, anche se tutto comincia ad apparire inquietante.
Quanto ho scritto ieri, quello è il mio pensiero, suffragato dalle citazioni di Gesù, dalla nostra Fede che non deve temere nulla dinanzi la malattia e i ricatti perché il Signore è sempre con noi! Le persone che posseggono una buona Fede hanno capito che non è possibile dimettersi da Papa, è lo stesso buon senso a dirlo. Benedetto XVI nel suo cuore avrà ritenuto valide quelle situazioni in cui si è trovato per dimettersi, e noi rispettiamo la sua decisione.
Comprendo anche qualcuno che cerca di difendere il Papa senza però portare alcun argomento valido, senza portare una sola prova ragionevole per giustificare le dimissioni. Tutti noi difendiamo il Vicario di Cristo, ci mancherebbe, proprio noi ne prendiamo le difese dagli attacchi spropositati, per noi è Pietro, Capo della Chiesa Romana. Restano un dramma le sue dimissioni. Un atto inspiegabile che continua ad abbattere molti cattolici.
Ora che sono avvenute, guardiamo avanti e iniziamo una nuova vita di preghiera, i cattolici maturi comprendono che qui si sta sollevando tutto contro la Chiesa Santa di Gesù, e noi dobbiamo difenderla ad ogni costo.
Tutti noi dobbiamo unirci attorno alla Chiesa Santa e difenderla dai nemici, aumentando la preghiera e la devozione verso la Sposa di Cristo!
Oggi il Vangelo ci presenta una profezia di Isaia che suscita inquietudine proprio il giorno dopo le dimissioni del Papa. Questa profezia non riguarda il Papa, non c’entra nulla con questa profezia, riguarda chi non segue più Gesù con vero amore e nella verità: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il Comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”.
Leggiamo alcune testimonianze suffragate da intuizioni spirituali, la prima arriva da Cracovia, dove visse Papa Giovanni Paolo II:

“Caro Padre, ho letto il suo commento sulle dimissioni del Papa: sono pienamente d'accordo con Lei! È un'analisi molto intelligente e molto corretta. Preghiamo per la Chiesa! Le porgo migliori saluti. Beatrice Maria (di Cracovia)”.

«Reverendo Padre, non avrei voluto leggere questa newsletter perché Lei ha messo il sigillo alle mie immediate sensazioni dopo la notizia del “gran rifiuto”! Quella spada che il vecchio Simeone annunciava alla Vergine Maria nella Presentazione di Gesù al Tempio, oggi ha trapassato il mio cuore! Il Signore protegga la sua Chiesa e la Vergine la copra col suo manto. Fraternamente. Angela».

“Dio la benedica Padre Giulio, aspettavo con ansia la sua mail e da stamattina che continuo a pensare e a dire ciò che più profondamente ha scritto lei nella sua mail, ma mi ritrovavo intorno persone che mi rispondevano che bisognava apprezzarne l'umiltà e che ero troppo drastica. Dopo fatta la Comunione ho chiesto alla Madonna di aiutarmi a capire se il mio ragionamento fosse sbagliato, se io che ho tanto voluto bene a questo Papa e che ancora gliene voglio stavo peccando di insensibilità... La risposta è arrivata nella sua mail! Tuttavia non sono felice di questo e avrei preferito sbagliarmi, vedere il Papa mollare fa male e poi immagino che ciò che accadrà prossimamente sarà ancora più doloroso di questo. La Chiesa vincerà e su questo non c'è alcun dubbio ed è la nostra Fede che ci fa continuare ad andare avanti e ad avere fiducia nel futuro, però la preoccupazione per chi mi sta accanto e non vuole capire è forte, prego per loro è la miglior cosa che posso fare. La ricordo sempre nelle mie preghiere, non ci abbandoni. Mara Oppo”.

“Comunque Padre appena saputa la notizia ho pensato pure io le stesse cosse e le condivido tutte. Considero comunque Benedetto XVI un Papa molto bravo e preparato. Ma secondo me le sue dimissioni non sono frutto della sua volontà e tanto meno quella di Dio. Marino Procissi”. 

“Caro Padre Giulio, anch'io sono del suo stesso parere, e vorrei dire con dolore al Santo Padre: QUO VADIS? TU ES PETRUS. Mi corregga se sbaglio,
-non possono esserci due Papi contemporaneamente, perchè altrimenti si darebbe ragione alle altre chiese separate che non riconoscono il Papa.
-Lo Spirito Santo non cambia idea. 
- come Isacco ebbe una sola benedizione, quella per Giacobbe e non anche per Esaù così Gesù ha costituito un solo Pietro come pietra angolare della Chiesa e non già due contemporaneamente.
Io come Cristiano sarò fedele a Benedetto XVI e spero non ci sia uno scisma e la persecuzione della vera Chiesa di Gesù Cristo a causa di questo evento. Il Signore la Benedica. Luigi Salis”.

“Caro Padre vedo che non siamo solo noi a pensarla così, le allego questo link (…). Oggi sono triste, per la  notizia ma ancor più triste se le cose sono così. Ci aspettano tempi duri, ma il Signore provvederà, non ci lascia soli, Lui ce l'ha promesso. La ringrazio di tutto in particolare nel chiarirci le cose perché possiamo essere attenti, ma anche per le preghiere per me come per tutti, ne ho bisogno immenso. La mia lotta contro il male seguita, oggi ancora di più. Vuoi perché è la ricorrenza della Madonna di Lourdes, vuoi per la notizia che il nostro Santo Padre ci lascia. Dire che sono scioccata è poco, sconvolta si. Dio la benedica e Maria la protegga. Ave Maria. Renata”.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2134 - L'uomo è altro

Quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?». Mc 7,5

Il formalismo la vince, o almeno ci prova. Distingue le mansioni e i compiti, i doveri e le competenze, i giorni e le ore. Tutto ben diviso e combinato, a costo di sezionare il cadavere. Ma guai alla giustizia dei legalisti! Metterebbero in cattura anche il Signore. Per questo Gesù va diritto e affronta di petto i farisei e gli scribi campioni di legalità. Ieri e oggi. Il cuore dell’uomo ha un’altra misura e un’altra esigenza, alla quale nessuna legge può rispondere. Il bisogno di relazione e di comunione orientano la persona in un’altra direzione. Gesù, con una cura premurosa e un amore appassionato, realizza quella giustizia, bellezza e verità che sono impossibili all'uomo.

Angelo Busetto
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Medaglia di San Benedetto