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domenica 3 maggio 2015

3363 - Commento al Vangelo del 2/5/2015

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (14,7-14)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora Lo conoscete e Lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che Io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che Io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: Io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità Io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che Io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché Io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio Nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio Nome, Io la farò. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Da sempre gli esseri umani hanno avuto motivi per reagire alle dittature o ad attacchi ingiusti da parte dei nemici. Le guerre spesso scaturiscono anche per motivi banali, per incomprensioni e la superbia da parte di qualcuno. Le Nazioni animate da odio guerreggiano nel nome della superiorità e della dominazione, sempre prive di vere giustificazioni e non si curano minimamente dei danni arrecati a centinaia di milioni di innocenti.
Non tralascio di ricordare i morti che fece il nazismo, si parla tra 15 e 20 milioni di vittime e i prigionieri dei nazisti. Mentre ne “Il libro nero del comunismo” (Le Livre noir du communisme: Crimes, terreur, répression, 1997), a cura dello storico del comunismo Stéphane Courtois, si arriva al numero di oltre 100 milioni di morti a causa dell’ideologia marxista.
Carneficine commesse da bestie insaziabili come demoni incarnati, massacri di massa che gridano ancora vendetta davanti a Dio.
Quei pazzi che guidavano questi stermini a modo loro avevano una teoria che li guidava, un piano folle che nasceva nel cuore di satana. Invece, gli incappucciati che ieri hanno devastato Milano, questi black bloc senza arte né parte, su cosa poggiano le loro violenze? È una disperazione la loro, perché non si trova una spiegazione accettabile per attaccare l’Expo che ha dato e darà fino ad ottobre lavoro e sviluppo in futuro a molte aziende italiane.
È inspiegabile la nuova reazione contro la città inerme, perché la politica fa finta di nulla, i poliziotti possono fare poco perché impediti da regolamenti assurdi e tanti innocenti cittadini si sono ritrovate ieri le macchine bruciate o distrutte. Quale colpa hanno loro? Chi pagherà i danni?
Leggiamo un brano tratto dal Corriere della Sera:
«Milano a ferro e fuoco venerdì pomeriggio. Circa 500 antagonisti all'interno della “May Day Parade” si sono scatenati in pieno centro. Lungo il percorso la manifestazione ha lasciato molte auto incendiate. Gli antagonisti, provenienti da diversi Paesi europei, hanno anche spaccato diverse vetrine di banche, finanziarie, sportelli delle Poste ma anche negozi di alimentari e agenzie di viaggio, rotto e oscurato telecamere. In diverse occasioni i manifestanti hanno anche affrontato la polizia a distanza, lanciando bottiglie incendiarie, sassi, pezzi di cemento, oggetti vari e fumogeni. Una bomba carta è stata lanciata all’interno della pasticceria Venchi, in piazza Cadorna, incendiandola”.
La città sembrava blindata per la manifestazione che i milanesi hanno vissuto come un incubo, ma l’organizzazione del Viminale è risultata impacciata, molto confusa. I black bloc hanno arrecato gravissimi danni ad onesti cittadini che si sacrificano ogni giorno andando a lavorare per comprare una macchina.
Invece questi disoccupati volontari, hanno tirato fumogeni, cestini divelti, spranghe, bombe carta. Undici agenti sono rimasti feriti e noi assistiamo a violenze che si potrebbero facilmente controllare se i responsabili del Parlamento si preoccupassero dei cittadini e dei loro beni: case e macchine.
Anche della loro serenità e della libertà di muoversi in città senza temere questi vandali e senza vedere le loro auto incendiate.
Come spinge questi giovani a devastare e a reagire verso le iniziative che servono per risollevare la società? L’insuccesso e l’avvilimento, la depressione e la delusione, quindi la frustrazione per l’incapacità di realizzarsi. Non vogliono una società migliore altrimenti non la distruggerebbero, vogliono sfogare tutta la loro rabbia alla società che non ha dato quello che pretendevano. Forse perché non lo meritavano.
Vediamo questi ragazzi vuoti di ogni virtù nelle mani dei diavoli e io pregherò ogni giorno per tutti loro, ma la conversione è difficile.
Passo al Vangelo di oggi e subito vi presento una frase che Gesù ripete due volte. La prima volta è una domanda rivolta a Filippo per liberarlo dal dubbio, mentre nella seconda conferma quella verità, svela con chiarezza autoritaria la stessa verità: “Non credi che Io sono nel Padre e il Padre è in me?”. “Io sono nel Padre e il Padre è in me”.
La sostanza tra Padre e Figlio è la stessa, lo Spirito che circola in Loro è un unico Spirito, che noi adoriamo come Santo ed è la terza Persona della Santissima Trinità. È una verità difficile da comprendere anche per gli Apostoli che avevano anche visto le opere Divine compiute da Gesù. La cosa curiosa è che oggi, dopo duemila anni di storia, ci sono studiosi e molti laici che interpretano in modo diverso quanto leggiamo oggi, quanto è scritto con chiarezza nel Vangelo.
Perché l’agitazione nel voler modificare il Vangelo storico, perdendo così la comunione con Dio? “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mt 24,35). Questo ha deciso Gesù e quale autorità ha qualsiasi uomo di oggi per modificare la sua volontà?
Gesù chiede di credere in Lui, di abbandonarci al suo progetto, Egli conta su ognuno di noi. Chi Lo delude rompe la comunione.
Ritroviamo inoltre la frase che ho spiegato più volte e che qui sintetizzo: “Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che Io compio e ne compirà di più grandi di queste”. Un discepolo di Gesù nel suo Nome può compiere grandi opere, ma deve prima credere in Lui e questo non è scontato. Credere significa fidarsi, avere piena fiducia in Lui, essere convinto che è veramente Dio, quindi il passo più importante è quello di abbandonarsi in Lui.
Il seguace potrà fare opere più grandi perché dovrà agire per Fede, coltivare e attuare una Fede forte, accettando la sua volontà.
Non facciamo come Filippo che dubitava e poneva domande che un Apostolo come lui non doveva neanche pensare.
Chiedete invece a Gesù tutto quello che vi occorre, chiedete con insistenza, ogni giorno e senza stancarvi perché Gesù non si stanca di ascoltare le preghiere rivolte a Lui. Gioisce quando insistiamo, lo ha spiegato nella parabola della vedova importuna, infatti le Grazie si ottengono convincendo Lui che è giusto donarci quanto chiediamo.
Lui sa cosa è giusto e cosa non va bene neanche chiedere, ce lo spiega nel silenzio, lo comunica con il suo ineffabile Spirito.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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