Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come una ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************

Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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sabato 11 febbraio 2012

1306 - Commento al Vangelo del 11/2/2012

+ Dal Vangelo secondo Marco (8,1-10)
In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano». Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette». Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli. Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò. Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Questa mattina diversi quotidiani aprono con titoli forti sulla vicenda del complotto contro il Papa. Ho aperto online le prime pagine di diversi quotidiani. Il Fatto quotidiano titola: “Il Vaticano ammette, il documento esiste. Dopo ore di forte imbarazzo il portavoce della Santa Sede conferma le rivelazioni del Fatto e aggiunge: Contenuto farneticante che non è stato preso sul serio”. Continua: «Allegata all’appunto, una nota manoscritta per l’indagine interna: “Con chi parlò Romeo? Cosa ottenne? Cosa disse sul Vaticano o sul governo cinese? Dove alloggiò in Cina?».
Anche Il Giornale scrive in prima pagina: “Le trame contro Ratzinger. Chi vuole uccidere il Papa?”. Mentre Libero sempre in prima pagina: “Il Papa ha un anno di vita. Guerra in Vaticano. Fioccano le smentite, ma una cosa è certa: in Vaticano è scoppiata una guerra santa tra alti porporati”.
Fanno male queste notizie ma dobbiamo leggerle per conoscere e discernere. Non si può alzare le spalle e dire “boh”. Abbiamo il dovere morale di capire cosa sta succedendo perché tutti noi siamo Chiesa, il popolo di Dio ha il diritto di pretendere l’onestà e la fedeltà dei suoi Vescovi. Altrimenti il popolo di Dio non è formato da pecorelle ma da pecoroni (paurosi, vigliacchi).
Come ho scritto ieri aspettiamo per valutare con saggezza la vicenda, non anticipiamo i tempi.
Ma come contrasta la Parola di Gesù con il comportamento tutto umano di alcuni Prelati! Gesù è preoccupato per la salvezza delle anime: “Sento compassione per la folla”, invece alcuni Prelati incaricati di pascere il gregge affidato, tramano e complottano. L’ho scritto nel mio libro “La corruzione nella Chiesa”:
«I credenti sono abbandonati dai loro Pastori, non vogliono sentire più inutili commenti politici o sociali dai Prelati, vogliono che si parli di Gesù e della vera dottrina tradizionale della Chiesa. Non si sente mai un Prelato parlare di salvezza eterna, della Messa che salva l’umanità e può guarire ogni male, del Rosario che ci ottiene miracoli, della nostra Fede.
Non se ne parla più, non si avverte più la Fede nel cuore, chi dice qualcosa, mostra incertezza come se si vergognasse a parlare di Gesù Cristo. Siamo arrivati al ridicolo.
“Chi si vergognerà di Me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’Uomo, quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli Angeli Santi” (Lc 9,26).
Parlare sempre di cose umane, fa rimanere impreparati sulle cose di Dio. Perché chi è vicino a Dio, parla e fa vibrare il cuore agli ascoltatori.
Pensate ai discepoli di Emmaus dopo avere ascoltato Gesù: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24,32).
Tutti gli insegnamenti opposti al Papa e al Magistero della Chiesa bisogna eliminarli, i credenti chiedono il Vangelo storico non vuote parole incomprensibili, vogliono vedere testimoni credibili e non mestieranti che recitano la parte dei Consacrati.
La Chiesa deve ritornare come vuole Dio, deve essere di Dio.
Spalanchiamo le porte delle Chiese, adoriamo il Santissimo Sacramento ogni giorno, mettiamo Gesù Cristo al centro del culto e dell’altare maggiore, ritorniamo al Vangelo storico e a servire Dio, seguendo fedelmente il nuovo Catechismo.
I Sacerdoti leggano “Iota unum” di Romano Amerio per conoscere bene la gravissima crisi dottrinale e l’inganno guidato da molti Prelati.
La Chiesa gerarchica è troppo distante dai fedeli, parla con slogan criptati e la gente non comprende nulla. Sono sempre slogan politici e freddi, come se un solo slogan dovesse salvare l’umanità dai pericoli che corre. E non si parla di Gesù Cristo come Unico Salvatore, come il Signore della storia, il Sacramento del Padre donato a noi per la nostra santificazione.
C’è più riverenza e timore di disturbare gli ebrei, i protestanti e le Religioni che l’ansia apostolica di convertire i peccatori ed aiutare i cattolici».
Chi legge il mio libro comprende la gravità della crisi nella Chiesa ed aumenta la convinzione della santità della Chiesa perché fondata da Cristo e sua Sposa. Questa Chiesa proprio perché Santa è attaccata da ogni parte e con ogni subdola manovra diabolica. In noi deve crescere l’amore per la Chiesa perché Divina, dobbiamo pregare per i suoi bisogni e la conversione di quanti si adoperano al suo interno di sporcarla con trame e complotti.
Ma l’amore per la Chiesa aumenta in noi nella misura della presenza della Madonna nella nostra vita, Lei ci infonde amore e devozione per la Chiesa. La Madonna è Madre della Chiesa, a Lei è stato affidato il compito da Gesù di salvarla dai molteplici attacchi di satana. E solamente dall’interno satana può nuocere, come in effetti sta avvenendo. Lo descrivo chiaramente nel mio libro.
Quanti hanno letto il mio libro “La corruzione nella Chiesa” amano con maggiore convinzione la Chiesa e acquisiscono una maturità notevole riguardo la crisi che vive la Chiesa al suo interno. Si possiede più interesse verso la Chiesa come istituzione e si ama con tenerezza come si ama una Madre. Questo libro è possibile riceverlo anche in formato cartaceo inserendo in una email il vostro indirizzo completo.
In questa importante Festa mariana, meditiamo le parole della Madonna a Lourdes, perchè senza il Santo Rosario e la penitenza non riusciremo mai a rimanere forti nel cammino spirituale. Rivolgiamoci con fiducia e amore alla Madre di Dio e della Chiesa, consacriamoci al suo Cuore Immacolato.


Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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venerdì 10 febbraio 2012

1305 - Dio è felicità

Matteo 19, 16-22.
Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?»..và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze».

Luca 19, 1-10.
«Un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «E' andato ad alloggiare da un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la met à dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa..».

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1304 - Amare è servire

Gv 13,3-5.12-17
" Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica."


Lc 12,37
"Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli."
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1303 - Commento al Vangelo del 10/2/2012

+ Dal Vangelo secondo Marco (7,31-37)
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La notizia della lettera pubblicata da un quotidiano sul complotto contro il Papa ci ha addolorato parecchio, è una lettera ritenuta autentica dai giornalisti vaticanisti perché lo hanno appreso dalla Segreteria di Stato del Vaticano, quindi non è un’invenzione di qualche quotidiano. Nessun giornalista sarebbe così insensato e nessuno arriverebbe a tanto.
Leggendo quella parte della lettera che ho trovato online, si rimane scioccati per tanti motivi, ma ciò che emerge sicuramente è la lotta interna al Vaticano. Anche questo ho anticipato nel mio libro “La corruzione nella Chiesa”. http://www.gesuemaria.it/files/libro%206-ottobre-2011.pdf
Molti fatti gravi succedono nella Chiesa e danno al mio libro una grandissima prova di autenticità.
Andate a leggere le mie parole sugli schieramenti contrapposti per la lotta del potere, e leggete pure le vive raccomandazioni che porgo di pregare per la Chiesa che è sempre Santa nonostante alcuni suoi uomini vivano nella dissipazione.
Vedremo nei prossimi giorni gli sviluppi di questa vicenda, perché presenta molti punti oscuri e il Cardinale Castrillon Hoyos che ha scritto la lettera e presentata alla Segreteria di Stato del Vaticano, conosce anche le persone che vivono in Cina e che hanno ascoltato quelle drammatiche parole su Papa Benedetto XVI.
In questi giorni ho pure provato molto dispiacere per tutte quelle persone che sono rimaste isolate a causa della neve, soprattutto gli anziani e gli ammalati. Ho pensato a loro e pregavo perché ricevessero immediati aiuti. Sentire in che condizioni di freddo si sono trovati milioni di persone e della mancanza di medicine, arreca davvero dispiacere.
Sta arrivando un’altra forte nevicata, un freddo intenso e pericoloso per quanti hanno patologie cardiache. Pregate la Madonna perché mandi gli Angeli a vigilare sulle vostre case e a preservarsi da qualsiasi situazione dolorosa.
Nonostante quanto succede di affliggente si continua a dibattere e a creare casi politici, uno riguarda il ministro Elsa Fornero. Lei ha detto che oramai non ci sono più posti fissi e i cittadini devono cambiare mentalità. Prima di lei Monti aveva detto che il posto fisso è di una monotonia unica. Sarà anche monotono, ma questo avviene a ha il posto fisso, quanti invece non hanno il posto fisso non lo trovano affatto monotono…
Dopo le parole del ministro Fornero i giornalisti hanno pubblicato la vicenda della figlia e hanno scoperto che, appunto la figlia del ministro Fornero, Silvia Deaglio ha un doppio posto fisso, non solo, ma é stata assunta dalla stessa Università dove insegnano la mamma e il papà. Che dire più…
La figlia è passata al contrattacco affermando che lei ha un curriculum, è stata assunta per questo. Ma allora tutti gli altri non hanno il curriculum? Se l’unico motivo è il curriculum… bèh è una giustificazione ingenua.
Fanno anche ridire queste situazioni, ma non ridono quei disoccupati che hanno lunghi curriculum e grande disponibilità a lavorare ma non hanno il papà e la mamma bravi ad assumere nella stessa università dove lavorano. Quante persone sono senza lavoro e vivono nell’umiliazione… io prego per tutti loro, dico a Gesù di ricordarsi dei loro bisogni e di approvvigionare con la sua Provvidenza.
Abbiamo compreso che Gesù ama tutti indistintamente, solo Lui è buono e vicino a noi che preghiamo. La sofferenza degli ammalati e di quanti soffrono per ragioni diverse la sente tutta sua, Gesù soffre insieme a coloro che soffrono. Solo di Lui il Vangelo può dire, come anche possono dirlo i non credenti onesti: “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!”.
Non c’è più sordo di chi non vuole sentire, e solo Gesù può ridare l’udito spirituale ai peccatori desiderosi di incontrare Gesù, devono esprimere anche una piccola disponibilità ad incontrare l’Autore della Vita. È bello vivere in famiglia con i familiari non più sordi alle parole di Gesù e non più muti nel lodare il Signore e la Madonna.
È bello vedere anche sconosciuti che ascoltano Gesù e parlano di Lui e con Lui nella preghiera. La mia vita è dedicata totalmente a questo impegno: pregare per quelli che adesso non ascoltano Gesù e non parlano con le parole del Vangelo. Aiutatemi anche voi con la vostra importante preghiera.


Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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giovedì 9 febbraio 2012

1302 - Commento al Vangelo del 9/2/2012

+ Dal Vangelo secondo Marco (7,24-30)
In quel tempo, Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto. Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia. Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia». Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Voglio farvi notare due cose inizialmente: l’insistenza di San Marco nel presentare Gesù come guaritore dell’anima e del corpo; la liberazione dalla possessione diabolica della bambina per l’atto di Fede e di umiltà della madre. Le sue parole pronunciate dinanzi a Gesù hanno avuto il potere di schiacciare e scacciare satana e tutte le canaglie che gli stanno vicino.
“Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia”, una parola che contiene la certezza della divinità di Gesù, una parola che mette paura a tutti i diavoli.
Vi ho scritto tempo fa che dove c’è Fede, amore e umiltà, satana ha paura e non ha la forza necessaria per vincere una persona, si sforza e ispira tentazioni ma è costretto ad accettare la sconfitta perché la sua tentazione risulta debole. Dove c’è Fede forte in Gesù c’è anche un dominio notevole sulle potenze sataniche.
Lo ha detto migliaia di volte il diavolo durante gli esorcismi: “Quelli che pregano mi vincono e mi fanno schifo”.
La supplica della donna è senz’altro umile, accorata, devota, così occorre pregare dinanzi l’Eucaristia, a questa spiritualità occorre arrivare. Noi non vogliamo improvvisare nulla nella vita spirituale, ma è pure vero che milioni di cattolici non sanno nulla e non sanno come cominciare e proseguire il cammino di vera conversione.
Il mio sito è visitato da migliaia di utenti perché vi trovano insegnamenti oggi poco conosciuti, eppure fanno parte del Catechismo, ripresentano la sana dottrina cattolica. Vuol dire che ci sono persone che la pensano diversamente da Gesù e si rifiutano di parlare in suo Nome. Con il cuore si sono separati da Lui e non accettano più la sana Tradizione della Chiesa.
È tremendo quando si abbandona il Divino per seguire se stessi, quando si smette di pregare e si vive di illusione, quando si ribellano al Papa invece di venerare il successore di Pietro.
Sia io sia molti Sacerdoti fedeli al Papa riceviamo continue accuse false e meschine che provengono da quei modernisti che vogliono cambiare la Chiesa senza cambiare se stessi. Da quelli che vogliono una Chiesa senza leggi né Confessione e Santa Messa. Non credono più nella Santa Messa come l’ha voluta Gesù e come la Chiesa la celebra da duemila anni. La vogliono trasformare, ancora più di quanto è stato fatto.
È dura, ve lo dico con semplicità e umilmente, perché vedi tanta ingratitudine ed inganno, molta malizia e una acutezza non umana nell’inventare le accuse. Un’accusa più comune è quella di tradizionalista, l’ultimo a lanciarla è un Sacerdote modernista, sembra un po’ esagitato per i gruppi di preghiera che frequenta. Scrive tradizionalista in senso dispregiativo, sprezzante e denigratorio, ignorando -perché accecato mentalmente- che allora è tradizionalista anche Papa Benedetto XVI come allora lo era Papa Giovanni Paolo II.
Ma loro due come anch’io seguiamo la vera e sana dottrina cattolica. Seguiamo il Catechismo della Chiesa. Non si è mai trovata nei miei scritti una sola parola equivoca!
L’ho spiegato nel mio libro (http://www.gesuemaria.it/files/libro%206-ottobre-2011.pdf) il significato del modernismo e quali attacchi portano a coloro che rimangono fedeli a Gesù e al suo Vangelo. Anche tutti voi siete chiamati a conoscere la sana dottrina per riuscire a distinguere l’inganno del modernismo e saper parlare della nostra Fede.
Oggi sono benedetti e miracolati i cattolici che seguono la vera Fede cattolica.
Monsignor Charles J. Scicluna «promotore di giustizia» della Congregazione per la Dottrina della Fede, cioè il pubblico ministero del Tribunale dell’ex Sant’Uffizio ha detto: “La ricerca della verità è un dovere morale e legale. Perché chi inganna, chi non denuncia, è nemico della giustizia e quindi della Chiesa”.
Se “la verità è un dovere morale” vi accorgete che il mio libro “La corruzione nella Chiesa” è stato opportuno per smascherare l’inganno contro Gesù e la sua Chiesa e utilissimo per migliaia di credenti. Si può richiedere anche in formato cartaceo.


Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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mercoledì 8 febbraio 2012

1301 - Udienza di Benedetto XVI del 8/2/2012 (La preghiera di Gesù di fronte alla morte)

Cari fratelli e sorelle,
oggi vorrei riflettere con voi sulla preghiera di Gesù nell’imminenza della morte, soffermandomi su quanto ci riferiscono san Marco e san Matteo. I due Evangelisti riportano la preghiera di Gesù morente non soltanto nella lingua greca, in cui è scritto il loro racconto, ma, per l'importanza di quelle parole, anche in una mescolanza di ebraico ed aramaico. In questo modo essi hanno tramandato non solo il contenuto, ma persino il suono che tale preghiera ha avuto sulle labbra di Gesù: ascoltiamo realmente le parole di Gesù come erano. Nel contempo, essi ci hanno descritto l’atteggiamento dei presenti alla crocifissione, che non compresero – o non vollero comprendere – questa preghiera.
Scrive san Marco, come abbiamo ascoltato: «Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: “Eloì, Eloì, lemà sabactàni?”, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”» (15,34). Nella struttura del racconto, la preghiera, il grido di Gesù si alza al culmine delle tre ore di tenebre che, da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, calarono su tutta la terra. Queste tre ore di oscurità sono, a loro volta, la continuazione di un precedente lasso di tempo, pure di tre ore, iniziato con la crocifissione di Gesù. L'Evangelista Marco, infatti, ci informa che: «Erano le nove del mattino quando lo crocifissero» (cfr 15,25). Dall'insieme delle indicazioni orarie del racconto, le sei ore di Gesù sulla croce sono articolate in due parti cronologicamente equivalenti.
Nelle prime tre ore, dalle nove fino a mezzogiorno, si collocano le derisioni di diversi gruppi di persone, che mostrano il loro scetticismo, affermano di non credere. Scrive san Marco: «Quelli che passavano di là lo insultavano» (15,29); «così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui» (15,31); «e anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano» (15,32). Nelle tre ore seguenti, da mezzogiorno «fino alle tre del pomeriggio», l’Evangelista parla soltanto delle tenebre discese su tutta la terra; il buio occupa da solo tutta la scena senza alcun riferimento a movimenti di personaggi o a parole. Quando Gesù si avvicina sempre più alla morte, c’è solo l'oscurità che cala «su tutta la terra». Anche il cosmo prende parte a questo evento: il buio avvolge persone e cose, ma pure in questo momento di tenebre Dio è presente, non abbandona. Nella tradizione biblica, il buio ha un significato ambivalente: è segno della presenza e dell’azione del male, ma anche di una misteriosa presenza e azione di Dio che è capace di vincere ogni tenebra. Nel Libro dell'Esodo, ad esempio, leggiamo: «Il Signore disse a Mosè: “Ecco, io sto per venire verso di te in una densa nube”» (19,9); e ancora: «Il popolo si tenne dunque lontano, mentre Mosè avanzò verso la nube oscura dove era Dio» (20,21). E nei discorsi del Deuteronomio, Mosè racconta: «Il monte ardeva, con il fuoco che si innalzava fino alla sommità del cielo, fra tenebre, nuvole e oscurità» (4,11); voi «udiste la voce in mezzo alle tenebre, mentre il monte era tutto in fiamme» (5,23). Nella scena della crocifissione di Gesù le tenebre avvolgono la terra e sono tenebre di morte in cui il Figlio di Dio si immerge per portare la vita, con il suo atto di amore.
Tornando alla narrazione di san Marco, davanti agli insulti delle diverse categorie di persone, davanti al buio che cala su tutto, nel momento in cui è di fronte alla morte, Gesù con il grido della sua preghiera mostra che, assieme al peso della sofferenza e della morte in cui sembra ci sia abbandono, l’assenza di Dio, Egli ha la piena certezza della vicinanza del Padre, che approva questo atto supremo di amore, di dono totale di Sé, nonostante non si oda, come in altri momenti, la voce dall’alto. Leggendo i Vangeli, ci si accorge che in altri passaggi importanti della sua esistenza terrena Gesù aveva visto associarsi ai segni della presenza del Padre e dell’approvazione al suo cammino di amore, anche la voce chiarificatrice di Dio. Così, nella vicenda che segue il battesimo al Giordano, allo squarciarsi dei cieli, si era udita la parola del Padre: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento» (Mc 1,11). Nella trasfigurazione, poi, al segno della nube si era affiancata la parola: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!» (Mc 9,7). Invece, all’avvicinarsi della morte del Crocifisso, scende il silenzio, non si ode alcuna voce, ma lo sguardo di amore del Padre rimane fisso sul dono di amore del Figlio.
Ma che significato ha la preghiera di Gesù, quel grido che lancia al Padre: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato», il dubbio della sua missione, della presenza del Padre? In questa preghiera non c’è forse la consapevolezza proprio di essere stato abbandonato? Le parole che Gesù rivolge al Padre sono l’inizio del Salmo 22, in cui il Salmista manifesta a Dio la tensione tra il sentirsi lasciato solo e la consapevolezza certa della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Il Salmista prega: «Mio Dio, grido di giorno e non rispondi; di notte, e non c’è tregua per me. Eppure tu sei il Santo, tu siedi in trono fra le lodi d’Israele» (vv. 3-4). Il Salmista parla di «grido» per esprimere tutta la sofferenza della sua preghiera davanti a Dio apparentemente assente: nel momento di angoscia la preghiera diventa un grido.
E questo avviene anche nel nostro rapporto con il Signore: davanti alle situazioni più difficili e dolorose, quando sembra che Dio non senta, non dobbiamo temere di affidare a Lui tutto il peso che portiamo nel nostro cuore, non dobbiamo avere paura di gridare a Lui la nostra sofferenza, dobbiamo essere convinti che Dio è vicino, anche se apparentemente tace.
Ripetendo dalla croce proprio le parole iniziali del Salmo, “Elì, Elì, lemà sabactàni?” – “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46), gridando le parole del Salmo, Gesù prega nel momento dell’ultimo rifiuto degli uomini, nel momento dell’abbandono; prega, però, con il Salmo, nella consapevolezza della presenza di Dio Padre anche in quest’ora in cui sente il dramma umano della morte. Ma in noi emerge una domanda: come è possibile che un Dio così potente non intervenga per sottrarre il suo Figlio a questa prova terribile? E’ importante comprendere che la preghiera di Gesù non è il grido di chi va incontro con disperazione alla morte, e neppure è il grido di chi sa di essere abbandonato. Gesù in quel momento fa suo l’intero Salmo 22, il Salmo del popolo di Israele che soffre, e in questo modo prende su di Sé non solo la pena del suo popolo, ma anche quella di tutti gli uomini che soffrono per l’oppressione del male e, allo stesso tempo, porta tutto questo al cuore di Dio stesso nella certezza che il suo grido sarà esaudito nella Risurrezione: «il grido nell'estremo tormento è al contempo certezza della risposta divina, certezza della salvezza – non soltanto per Gesù stesso, ma per “molti” » (Gesù di Nazaret II, 239-240). In questa preghiera di Gesù sono racchiusi l’estrema fiducia e l’abbandono nelle mani di Dio, anche quando sembra assente, anche quando sembra rimanere in silenzio, seguendo un disegno a noi incomprensibile. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo così: «Nell’amore redentore che sempre lo univa al Padre, Gesù ci ha assunto nella nostra separazione da Dio a causa del peccato al punto da poter dire a nome nostro sulla croce: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”» (n. 603). Il suo è un soffrire in comunione con noi e per noi, che deriva dall’amore e già porta in sé la redenzione, la vittoria dell’amore.
Le persone presenti sotto la croce di Gesù non riescono a capire e pensano che il suo grido sia una supplica rivolta ad Elia. In una scena concitata, essi cercano di dissetarlo per prolungarne la vita e verificare se veramente Elia venga in suo soccorso, ma un forte urlo pone termine alla vita terrena di Gesù e al loro desiderio. Nel momento estremo, Gesù lascia che il suo cuore esprima il dolore, ma lascia emergere, allo stesso tempo, il senso della presenza del Padre e il consenso al suo disegno di salvezza dell’umanità. Anche noi ci troviamo sempre e nuovamente di fronte all’«oggi» della sofferenza, del silenzio di Dio - lo esprimiamo tante volte nella nostra preghiera - ma ci troviamo anche di fronte all’«oggi» della Risurrezione, della risposta di Dio che ha preso su di Sé le nostre sofferenze, per portarle insieme con noi e darci la ferma speranza che saranno vinte (cfr Lett. enc. Spe salvi, 35-40).
Cari amici, nella preghiera portiamo a Dio le nostre croci quotidiane, nella certezza che Lui è presente e ci ascolta. Il grido di Gesù ci ricorda come nella preghiera dobbiamo superare le barriere del nostro «io» e dei nostri problemi e aprirci alle necessità e alle sofferenze degli altri. La preghiera di Gesù morente sulla Croce ci insegni a pregare con amore per tanti fratelli e sorelle che sentono il peso della vita quotidiana, che vivono momenti difficili, che sono nel dolore, che non hanno una parola di conforto; portiamo tutto questo al cuore di Dio, perché anch’essi possano sentire l’amore di Dio che non ci abbandona mai. Grazie.
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Gesù

Gesù

Ave Maria

Ave Maria

Angeli

Angeli
angelo custode, veglia sul cammino, custodiscimi nel riposo

Medaglia di San Benedetto