Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come una ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************

Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

mi trovate anche su questo blog
---------------------------------------------------------------



domenica 12 luglio 2015

3397 - La forza dell'amore di Dio

Ct 8,6-7 
...forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore! Le grandi acque non possono spegnere l'amore né i fiumi travolgerlo."

Is 54,10 
"Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace; dice il Signore che ti usa misericordia."
Sal 102,13-17 
" Come un padre ha pietà lei suoi figli, così il Signore ha pietà di quanti lo temono. Perché egli sa di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere. Come l'erba sono i giorni dell'uomo, come il fiore del campo, così egli fiorisce. Lo investe il vento e più non esiste e il suo posto non lo riconosce. Ma la grazia del Signore è da sempre, dura in eterno per quanti lo temono."
Gv 15,17 
" Questo vi comando: amatevi gli uni gi altri."
At 1,8 
"...ma avrete forza dallo Spirito Santo che sonderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra»."
2 Tm 1,7 
"Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza."
----

3396 - Ho sete di Te

Is 55, 1- 2 
“O voi tutti assetati venite all'acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti.”

Sal 62,2 

“O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz'acqua.”

Gv 7,37-38 

“Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: << Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal tuo seno>>.”

Ger 2,13

“Perché il mio popolo ha commesso due iniquità: essi hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne, cist erne screpolate, che non tengono l’acqua.”
--------------

3395 - Commento al Vangelo di domenica 12 luglio 2015 (15^ sett. t.o.)

Prese a mandarli

+ Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13)
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La diffusione del Vangelo è stato possibile per mezzo degli uomini che hanno creduto in Gesù e hanno scelto Lui al posto delle vanità del mondo. I più grandi risultati nell’apostolo sono venuti sempre dai grandi missionari che si recavano nelle terre pagane e da altri missionari che pregavano molto e intercedevano dai luoghi dove vivevano.
Uno degli esempi più meravigliosi del missionario della preghiera è stato San Pio da Pietrelcina.
Tutti noi battezzati “siamo la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato” (1 Pt 2,9).
Tutti i fedeli cristiani proprio perché battezzati, partecipano al sacerdozio di Cristo e hanno parte attiva nel Sacrificio dell’altare e, attraverso le loro attività secolari, santificano il mondo partecipando dell’unica missione della Chiesa e realizzandola per mezzo della peculiare vocazione ricevuta da Dio.
Ognuno si può santificare nel suo stato di vita. Nel suo ambiente di lavoro e nella famiglia, può essere un grande apostolo.
Il padre che non fa mancare il necessario alla famiglia ed insegna la religiosità, la madre di famiglia nel suo essere madre con i doveri relativi; il malato offrendo il suo dolore con amore; il figlio o la figlia che vive con coerenza e non dà dispiaceri ai genitori oltre a formarsi con coerenza sia religiosamente che umanamente.
Il Sacerdote ha una missione unica nel mondo, l’ho scritto nel libro “Sacerdote, chi sei Tu?”, proprio a rilevare la distrazione presente in molti seminari e la formazione spesso precaria che viene esercitata. Spesso non per colpa dei seminaristi, il fumo mondano ha invaso ogni angolo di tutti i luoghi santi e se non c’è la vigilanza dei Superiori, tutti finiscono per impregnarsi di questo fumo che sporca l’anima.
Il mandato che Gesù diede ai Dodici e che oggi meditiamo, continua a darlo a tutti i Sacerdoti, mentre i laici con le preghiere di intercessione possono pure esercitare una potentissima forza per allontanare i diavoli con tutte le loro tentazioni e vessazioni.
Tra i fedeli, che tutti possiedono il sacerdozio comune, alcuni sono chiamati per volere di Dio, mediante il Sacramento dell’Ordine, a esercitare il sacerdozio ministeriale; quest’ultimo presuppone l’altro, ma sono essenzialmente diversi.
Il Sacerdote, attraverso la consacrazione ricevuta nel Sacramento dell’Ordine, diventa strumento di Gesù Cristo, al quale offre tutta la sua esistenza per portare a tutti la Grazia della Redenzione. È un uomo scelto tra gli uomini, ma qual è la vera identità del Sacerdote? Quella di Cristo!
Tutti i cristiani possono e devono essere non soltanto alter Christus, ma anche ipse Christus: un altro Cristo: lo stesso Cristo. Ma il Sacerdote lo è in modo immediato, in forma sacramentale. Il Signore, presente in vari modi fra noi, si fa sentire molto vicino nella figura del Sacerdote.
Ogni Sacerdote è un immenso regalo di Dio al mondo. È Gesù che passa beneficando, guarendo le malattie, portando pace e gioia alle coscienze. È strumento vivo di Cristo nel mondo, presta a nostro Signore la voce, le mani, tutto il suo essere. Gli dona la sua vita!
Dio prende possesso di colui che ha chiamato al sacerdozio, lo consacra al servizio degli altri uomini, suoi fratelli e gli conferisce una nuova personalità. E quest’uomo eletto e consacrato è tale in ogni momento, non solamente durante una funzione sacra.
Da questo si dovrebbe comprendere che un Sacerdote deve essere considerato per Fede come Gesù, va amato e rispettato più di ogni cosa.
L’eccessiva confidenza umana e fuorviante che fa scadere ogni religiosità, fa perdere nei fedeli anche a livello inconscio, la stessa idea del sacro che appartiene ad ogni Sacerdote. Si finisce per considerarlo un amico come gli altri e non più un Uomo sacro, di lui c’è una visione prettamente umana e direi pagana.
La preghiera dei Sacerdoti dovrebbe essere fortissima e tale da ottenere continue Grazie per i credenti e una forza potente contro i diavoli. Ci sono diverse condizioni da osservare, da vivere con vero amore, rinunciando a tutto quello che appesantisce l’anima e deforma anche la spiritualità.
Queste condizioni le ha dette Gesù a Maria Valtorta, nel brano che meditiamo questa domenica. Trascrivo un estratto molto importante ma vi invito a rileggere ogni giorno la rivelazione di questa domenica per tutta la settimana. Come una medicina da assumere per sette giorni. Ne trarrete grandi benefici e una maggiore comprensione di Gesù e della sana spiritualità.
La meditazione profonda, con la dedica di un po’ di tempo prolungato in questi giorni, farà diventare più robusti nella Fede. Rileggete adesso più volte e con attenta riflessione queste parole di Gesù:
«Andate perciò guarendo gli infermi, mondando i lebbrosi, risuscitando i morti del corpo o dello spirito, perché corpo e spirito possono essere ugualmente infermi, lebbrosi, morti. E voi anche sapete come si fa ad operare miracolo:
con una vita di penitenza,
una preghiera fervente,
un sincero desiderio di far brillare la potenza di Dio,
un’umiltà profonda,
una viva carità,
una accesa fede,
una speranza che non si turba per difficoltà di sorta.
In verità vi dico che tutto è possibile a chi ha in sé questi elementi.
Anche i demoni fuggiranno di fronte al Nome del Signore detto da voi, avendo in voi quanto ho detto. Questo potere vi viene dato da Me e dal Padre nostro. Non si compera con nessuna moneta.
Solo il nostro volere lo concede e solo la vita giusta lo mantiene. Ma, come vi è stato dato gratis, così gratuitamente datelo agli altri, ai bisognosi di esso. Guai a voi se avvilirete in dono di Dio facendolo servire per impinguare la vostra borsa. Non è vostra potenza, è potenza di Dio. Usatela, ma non ve ne appropriate dicendo: “È mia”. Come vi viene data, così vi può essere tolta».
Quindi, Il Sacerdote ha una missione unica nel mondo, nella Santa Messa rinnova -in Persona Christi- lo stesso Sacrificio redentore del Calvario. Rende presente ed efficace nel tempo la Redenzione operata dal Signore.
Tutti gli esseri umani devono considerare un Sacerdote più prezioso di tutti i beni materiali e umani messi insieme.
È vero che i fedeli hanno molta stima dei Sacerdoti quando li vedono dedicati incondizionatamente agli altri, quando conducono una vita semplice, austera e santa. Bisogna pregare ogni giorno per i Sacerdoti, per la santità di tutti, e si devono aiutare e sostenerli con grande rispetto. Bisogna vedere nei Sacerdoti lo stesso Cristo!
  
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
----------------

domenica 5 luglio 2015

3394 - Commento al Vangelo di domenica 5 luglio 2015 (14^ sett. t.o.)

Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.

+ Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6)
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli Lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il Figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
È stato un episodio molto doloroso per Gesù, una piccola croce come tante altre che assaporava di continuo. Qui però la sofferenza è acuita dalla conoscenza dei paesani, che diventava disprezzo verso Lui, istigata da una invidia sottile che guasta sempre ogni cosa buona.
Lo conoscevano da molti anni e sapevano che Lui era un Uomo buono e saggio, la loro sorpresa fu una reazione impulsiva.
Gesù nella sinagoga di Nazaret confermò la finalità della sua missione, precisò che non era una sua iniziativa ma il Padre Lo aveva inviato per evangelizzare. Ma quale Padre? Per i paesani Gesù era Figlio di Giuseppe, non potevano minimamente arrivare a immaginare la sua vera provenienza.
È vero che hanno reagito con invidia e disprezzo ma è comprensibile la loro incapacità di accoglierlo come Figlio di Dio. Forse proprio i paesani erano i meno preparati ad accettare la sua provenienza Divina. E allora perché Gesù si recò a Nazaret?
Non poteva non farlo, era un fatto di giustizia, vi andò dopo avere compiuto molti miracoli e quando la sua fama era diffusa in tutta la regione. Il suo arrivo era stato anticipato dall’annuncio che Egli, il falegname di Nazaret faceva miracoli e lo faceva gratuitamente, per amore, annunciando una nuova dottrina di misericordia e perdono.
Il dispiacere di Gesù è stato infinito, ma non si trattò di una disillusione perché conosceva quello che Lo attendeva, fece comunque prova della gratuita irriconoscenza. Poteva compiere anche a Nazaret molti miracoli, uno in ogni casa o a tutti i paesani, ma essi non lo hanno permesso per la loro incredulità.
“E lì non poteva compiere nessun prodigio”.
Gesù per operare miracoli cerca la Fede in Lui nelle anime, questa è la condizione indispensabile e poco conosciuta dai cristiani.
D’altronde non necessitava dell’approvazione dei paesani né cercava i loro applausi, Gesù ci ha sempre mostrato la vera dimensione del rinnegamento. Non è facile arrivare a praticare la rinuncia verso qualcosa, inizialmente occorre sempre la Grazia di Dio per superare fasi impegnative nel cammino di Fede, e necessita anche la ripetizione dei propositi e la pratica della rinuncia.
Ogni virtù si acquisisce con la ripetizione di un determinato comportamento, è indispensabile conoscersi meglio e conoscere Gesù.
Molti cristiani non hanno mai pensato di impegnarsi di più nel cammino di Fede, non si rendono conto della grande perdita di Grazie, aiuti e benedizioni di Dio. Non osano fare più del dovuto, però bisogna rispettare i loro tempi di maturazione anche se non devono durare tutta la vita.
Impariamo ad accettare l’umiliazione e la sofferenza come fece il Signore. Se i più vicini non accettano la nostra spiritualità e non riconoscono la buonafede che ci spinge ad aiutare sempre tutti e con grande trasporto, pazienza. Sorridiamo con il cuore e con il volto gioioso!
Non abbattiamoci mai in nessuna circostanza. Non abbattetevi se un familiare vi ignora o offende, ma pregate sempre per tutti.

1 Ave Maria per Padre Giulio

Sostieni l'apostolato per Gesù e Maria.  Aiuta con donazioni la diffusione del Vangelo, la Parola di Vita che salva le anime e guarisce le malattie. Il nostro apostolato è vastissimo e non abbiamo fini di lucro, abbiamo bisogno di offerte per sostenere tutte le spese. Aiutaci a continuarlo secondo il Cuore di Gesù. Il nostro forte impegno vuole far conoscere Gesù ovunque e diffondere la vera devozione alla Madonna. Vogliamo diffondere e difendere la sana dottrina della Chiesa. Il vostro contributo economico è un segno di stima e di amore, manifestazione di vicinanza e di Fede. Diventa anche tu difensore dell'unica Chiesa fondata da Gesù. "Dai loro frutti li riconoscerete" (Mt 7,16). 

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
------------------

3393 - Udienza Papa Francesco 24/6/2015

La Famiglia - 20. Ferite (I)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nelle ultime catechesi abbiamo parlato della famiglia che vive le fragilità della condizione umana, la povertà, la malattia, la morte. Oggi invece riflettiamo sulle ferite che si aprono proprio all’interno della convivenza famigliare. Quando cioè, nella famiglia stessa, ci si fa del male. La cosa più brutta!
Sappiamo bene che in nessuna storia famigliare mancano i momenti in cui l’intimità degli affetti più cari viene offesa dal comportamento dei suoi membri. Parole e azioni (e omissioni!) che, invece di esprimere amore, lo sottraggono o, peggio ancora, lo mortificano. Quando queste ferite, che sono ancora rimediabili, vengono trascurate, si aggravano: si trasformano in prepotenza, ostilità, disprezzo. E a quel punto possono diventare lacerazioni profonde, che dividono marito e moglie, e inducono a cercare altrove comprensione, sostegno e consolazione. Ma spesso questi “sostegni” non pensano al bene della famiglia!
Lo svuotamento dell’amore coniugale diffonde risentimento nelle relazioni. E spesso la disgregazione “frana” addosso ai figli.
Ecco, i figli. Vorrei soffermarmi un poco su questo punto. Nonostante la nostra sensibilità apparentemente evoluta, e tutte le nostre raffinate analisi psicologiche, mi domando se non ci siamo anestetizzati anche rispetto alle ferite dell’anima dei bambini. Quanto più si cerca di compensare con regali e merendine, tanto più si perde il senso delle ferite – più dolorose e profonde – dell’anima. Parliamo molto di disturbi comportamentali, di salute psichica, di benessere del bambino, di ansia dei genitori e dei figli... Ma sappiamo ancora che cos’è una ferita dell’anima? Sentiamo il peso della montagna che schiaccia l’anima di un bambino, nelle famiglie in cui ci si tratta male e ci si fa del male, fino a spezzare il legame della fedeltà coniugale? Quale peso ha nelle nostre scelte – scelte sbagliate, per esempio – quanto peso ha l’anima dei bambini? Quando gli adulti perdono la testa, quando ognuno pensa solo a sé stesso, quando papà e mamma si fanno del male, l’anima dei bambini soffre molto, prova un senso di disperazione. E sono ferite che lasciano il segno per tutta la vita.
Nella famiglia, tutto è legato assieme: quando la sua anima è ferita in qualche punto, l’infezione contagia tutti. E quando un uomo e una donna, che si sono impegnati ad essere “una sola carne” e a formare una famiglia, pensano ossessivamente alle proprie esigenze di libertà e di gratificazione, questa distorsione intacca profondamente il cuore e la vita dei figli. Tante volte i bambini si nascondono per piangere da soli …. Dobbiamo capire bene questo. Marito e moglie sono una sola carne. Ma le loro creature sono carne della loro carne. Se pensiamo alla durezza con cui Gesù ammonisce gli adulti a non scandalizzare i piccoli – abbiamo sentito il passo del Vangelo - (cfr Mt 18,6), possiamo comprendere meglio anche la sua parola sulla grave responsabilità di custodire il legame coniugale che dà inizio alla famiglia umana (cfr Mt 19,6-9). Quando l’uomo e la donna sono diventati una sola carne, tutte le ferite e tutti gli abbandoni del papà e della mamma incidono nella carne viva dei figli.
E’ vero, d’altra parte, che ci sono casi in cui la separazione è inevitabile. A volte può diventare persino moralmente necessaria, quando appunto si tratta di sottrarre il coniuge più debole, o i figli piccoli, alle ferite più gravi causate dalla prepotenza e dalla violenza, dall’avvilimento e dallo sfruttamento, dall’estraneità e dall’indifferenza.
Non mancano, grazie a Dio, coloro che, sostenuti dalla fede e dall’amore per i figli, testimoniano la loro fedeltà ad un legame nel quale hanno creduto, per quanto appaia impossibile farlo rivivere. Non tutti i separati, però, sentono questa vocazione. Non tutti riconoscono, nella solitudine, un appello del Signore rivolto a loro. Attorno a noi troviamo diverse famiglie in situazioni cosiddette irregolari - a me non piace questa parola - e ci poniamo molti interrogativi. Come aiutarle? Come accompagnarle? Come accompagnarle perché i bambini non diventino ostaggi del papà o della mamma?
Chiediamo al Signore una fede grande, per guardare la realtà con lo sguardo di Dio; e una grande carità, per accostare le persone con il suo cuore misericordioso.
------------

3392 - Udienza Papa Francesco 17/6/2015

La Famiglia - 19. Lutto
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nel percorso di catechesi sulla famiglia, oggi prendiamo direttamente ispirazione dall’episodio narrato dall’evangelista Luca, che abbiamo appena ascoltato (cfr Lc 7,11-15). E’ una scena molto commovente, che ci mostra la compassione di Gesù per chi soffre – in questo caso una vedova che ha perso l’unico figlio – e ci mostra anche la potenza di Gesù sulla morte.
La morte è un’esperienza che riguarda tutte le famiglie, senza eccezione alcuna. Fa parte della vita; eppure, quando tocca gli affetti familiari, la morte non riesce mai ad apparirci naturale. Per i genitori, sopravvivere ai propri figli è qualcosa di particolarmente straziante, che contraddice la natura elementare dei rapporti che danno senso alla famiglia stessa. La perdita di un figlio o di una figlia è come se fermasse il tempo: si apre una voragine che inghiotte il passato e anche il futuro. La morte, che porta via il figlio piccolo o giovane, è uno schiaffo alle promesse, ai doni e sacrifici d’amore gioiosamente consegnati alla vita che abbiamo fatto nascere. Tante volte vengono a Messa a Santa Marta genitori con la foto di un figlio, di una figlia, bambino, ragazzo, ragazza, e mi dicono: “Se ne è andato, se ne è andata”. E lo sguardo è tanto addolorato. La morte tocca e quando è un figlio tocca profondamente. Tutta la famiglia rimane come paralizzata, ammutolita. E qualcosa di simile patisce anche il bambino che rimane solo, per la perdita di un genitore, o di entrambi. Quella domanda: “Ma dov’è il papà? Dov’è la mamma?” – Ma è in cielo” – “Ma perché non lo vedo?”. Questa domanda copre un’angoscia nel cuore del bambino che rimane solo. Il vuoto dell’abbandono che si apre dentro di lui è tanto più angosciante per il fatto che non ha neppure l’esperienza sufficiente per “dare un nome” a quello che è accaduto. “Quando torna il papà? Quando torna la mamma?”. Cosa rispondere quando il bambino soffre? Così è la morte in famiglia.
In questi casi la morte è come un buco nero che si apre nella vita delle famiglie e a cui non sappiamo dare alcuna spiegazione. E a volte si giunge persino a dare la colpa a Dio. Ma quanta gente - io li capisco - si arrabbia con Dio, bestemmia: “Perché mi hai tolto il figlio, la figlia? Ma Dio non c’è, Dio non esiste! Perché ha fatto questo?”. Tante volte abbiamo sentito questo. Ma questa rabbia è un po’ quello che viene dal cuore del dolore grande; la perdita di un figlio o di una figlia, del papà o della mamma, è un grande dolore. Questo accade continuamente nelle famiglie. In questi casi, ho detto, la morte è quasi come un buco. Ma la morte fisica ha dei “complici” che sono anche peggiori di lei, e che si chiamano odio, invidia, superbia, avarizia; insomma, il peccato del mondo che lavora per la morte e la rende ancora più dolorosa e ingiusta. Gli affetti familiari appaiono come le vittime predestinate e inermi di queste potenze ausiliarie della morte, che accompagnano la storia dell’uomo. Pensiamo all’assurda “normalità” con la quale, in certi momenti e in certi luoghi, gli eventi che aggiungono orrore alla morte sono provocati dall’odio e dall’indifferenza di altri esseri umani. Il Signore ci liberi dall’abituarci a questo!
Nel popolo di Dio, con la grazia della sua compassione donata in Gesù, tante famiglie dimostrano con i fatti che la morte non ha l’ultima parola: questo è un vero atto di fede. Tutte le volte che la famiglia nel lutto – anche terribile – trova la forza di custodire la fede e l’amore che ci uniscono a coloro che amiamo, essa impedisce già ora, alla morte, di prendersi tutto. Il buio della morte va affrontato con un più intenso lavoro di amore. “Dio mio, rischiara le mie tenebre!”, è l’invocazione della liturgia della sera. Nella luce della Risurrezione del Signore, che non abbandona nessuno di coloro che il Padre gli ha affidato, noi possiamo togliere alla morte il suo “pungiglione”, come diceva l’apostolo Paolo (1 Cor 15,55); possiamo impedirle di avvelenarci la vita, di rendere vani i nostri affetti, di farci cadere nel vuoto più buio.
In questa fede, possiamo consolarci l’un l’altro, sapendo che il Signore ha vinto la morte una volta per tutte. I nostri cari non sono scomparsi nel buio del nulla: la speranza ci assicura che essi sono nelle mani buone e forti di Dio. L’amore è più forte della morte. Per questo la strada è far crescere l’amore, renderlo più solido, e l’amore ci custodirà fino al giorno in cui ogni lacrima sarà asciugata, quando «non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno» (Ap 21,4). Se ci lasciamo sostenere da questa fede, l’esperienza del lutto può generare una più forte solidarietà dei legami famigliari, una nuova apertura al dolore delle altre famiglie, una nuova fraternità con le famiglie che nascono e rinascono nella speranza. Nascere e rinascere nella speranza, questo ci dà la fede. Ma io vorrei sottolineare l’ultima frase del Vangelo che oggi abbiamo sentito (cfr Lc 7,11-15). Dopo che Gesù riporta alla vita questo giovane, figlio della mamma che era vedova, dice il Vangelo: “Gesù lo restituì a sua madre”. E questa è la nostra speranza! Tutti i nostri cari che se ne sono andati, il Signore ce li restituirà e noi ci incontreremo insieme a loro. Questa speranza non delude! Ricordiamo bene questo gesto di Gesù: “E Gesù lo restituì a sua madre”, così farà il Signore con tutti i nostri cari nella famiglia!
Questa fede ci protegge dalla visione nichilista della morte, come pure dalle false consolazioni del mondo, così che la verità cristiana «non rischi di mischiarsi con mitologie di vario genere», cedendo ai riti della superstizione, antica o moderna» (Benedetto XVI, Angelus del 2 novembre 2008). Oggi è necessario che i Pastori e tutti i cristiani esprimano in modo più concreto il senso della fede nei confronti dell’esperienza famigliare del lutto. Non si deve negare il diritto al pianto - dobbiamo piangere nel lutto -, anche Gesù «scoppiò in pianto» e fu «profondamente turbato» per il grave lutto di una famiglia che amava (Gv 11,33-37). Possiamo piuttosto attingere dalla testimonianza semplice e forte di tante famiglie che hanno saputo cogliere, nel durissimo passaggio della morte, anche il sicuro passaggio del Signore, crocifisso e risorto, con la sua irrevocabile promessa di risurrezione dei morti. Il lavoro dell’amore di Dio è più forte del lavoro della morte. E’ di quell’amore, è proprio di quell’amore, che dobbiamo farci “complici” operosi, con la nostra fede! E ricordiamo quel gesto di Gesù: “E Gesù lo restituì a sua madre”, così farà con tutti i nostri cari e con noi quando ci incontreremo, quando la morte sarà definitivamente sconfitta in noi. Essa è sconfitta dalla croce di Gesù. Gesù ci restituirà in famiglia a tutti!
-------------

3391 - Messaggio di Medjugorje a Mirjana del 2 luglio 2015

Cari figli, 
vi invito a diffondere la fede in mio Figlio, la vostra fede. 
Voi, miei figli, illuminati dallo Spirito Santo, miei apostoli, trasmettetela agli altri, a coloro che non credono, non sanno e non vogliono sapere. 
Perciò voi dovete pregare molto per il dono dell’amore, perché l’amore è un tratto distintivo della vera fede e voi sarete apostoli del mio amore. 
L’amore ravviva sempre nuovamente il dolore e la gioia dell’Eucaristia, ravviva il dolore della Passione di mio Figlio, che vi ha mostrato cosa vuol dire amare senza misura; ravviva la gioia del fatto che vi ha lasciato il suo Corpo ed il suo Sangue per nutrirvi di sé ed essere così una cosa sola con voi. 
Guardandovi con tenerezza provo un amore senza misura, che mi rafforza nel mio desiderio di condurvi ad una fede salda. 
Una fede salda vi darà gioia e allegrezza sulla terra e, alla fine, l’incontro con mio Figlio. 
Questo è il suo desiderio. 
Perciò vivete lui, vivete l’amore, vivete la luce che sempre vi illumina  nell'Eucaristia. 
Vi prego di pregare molto per i vostri pastori, di pregare per avere quanto più amore possibile per loro, perché mio Figlio ve li ha dati affinché vi nutrano col suo Corpo e vi insegnino l’amore. 
Perciò amateli anche voi! 
Ma, figli miei, ricordate: l’amore significa sopportare e dare e mai, mai giudicare. Vi ringrazio.
------

Medaglia di San Benedetto