CIAO A TE !!
Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come una ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************
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+ Dal Vangelo secondo Matteo (6,7-15)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La più bella preghiera insegnata da Gesù l’ascoltiamo oggi nel Vangelo, una preghiera che presenta poche parole ma fortemente pervase di Onnipotenza Divina. I diavoli tremano quando viene recitato il Padre Nostro, è incapace di resistere nel luogo dove si ripete: “…ma liberaci dal male”.
I diavoli soprattutto da duemila anni sono impegnati nella creazione di un loro regno sulla terra, un dominio totale, cosa che gli è sempre sfuggita. Ma non demordono, continuano nel disperato intrigo di corrompere tutti quelli che non sono devoti alla Madonna. Perché i non devoti alla Madonna non hanno alcuna protezione per sfuggire alle micidiali trappole e ai complotti subdoli e cadono sempre nelle loro reti.
Quasi tutti i non credenti sono intrappolati nel regno dei diavoli e non se ne rendono conto.
Notiamo molto spesso che anche i cattolici finiscono nelle loro trappole anche se in buonafede, per la troppa sicurezza che posseggono, la convinzione di avere compreso quasi tutto… Purtroppo. Così poco tempo fa abbiamo letto che un noto giornalista cattolico ha addirittura difeso il regista che imbratta con le feci il Volto di Gesù, scrivendogli una lettera e interpretando benevolmente la risposta, anche se è stata giudicata da altri, incompleta e contraddittoria.
Questo giornalista liberamente ha dato la sua interpretazione che noi rispettiamo, però è intervenuto ufficialmente il Cardinale Caffarra di Bologna con un comunicato in cui condanna l’azione di quel regista come “spettacolo indegno, offensivo, e obiettivamente blasfemo e sacrilego. Sacrilegio è anche trattare indegnamente i simboli sacri, così come la bestemmia si estende anche alle sante immagini”.
È palese la differenza tra le due interpretazioni, il giornalista cattolico considera come una preghiera a Dio e un grido di lamento del regista a Dio Padre; mentre il Cardinale di Bologna considera la stessa azione “spettacolo indegno, offensivo, e obiettivamente blasfemo e sacrilego”.
Vedete che grande confusione esiste anche tra i cattolici? Ammiriamo questo Cardinale per la sua lettera.
La confusione avvolge le menti più deboli e i diavoli riescono ad imprimere le loro indicazioni per portarli nella via della disperazione. È vero che molti uomini sono segnati da una testardaggine e da un orgoglio smisurati, tali da non valutare più il pericolo e di avventurarsi dove c’è maggiore pericolo.
Abbiamo sentito al telegiornale la voce dell’uomo arrampicato sul traliccio che minacciava di aggrapparsi ai fili della corrente elettrica per minacciare le forze dell’ordine. Non è stata una minaccia, si è veramente aggrappato ai fili ed è stato rimasto fulminato, cadendo da oltre 15 metri. Un gesto estremo per richiamare l’attenzione su di sé, ma la sua vita valeva la pena di quella protesta? Voleva esprimere la sua opinione sfidando la morte e agendo con poco equilibrio.
I diavoli non sempre sono i mandanti di gesti estremi di molte persone, di sicuro sono contenti e le lasciano fare liberamente…
L’altro ieri un altro giornalista cattolico ha scritto su Il Giornale una sua proposta per fermare la ribellione tra i musulmani contro i soldati americani, dopo che sono stati bruciati diversi libri del Corano. La proposta del giornalista che continua a scrivere contro i musulmani e li considera come i terroristi che occuperanno l’Europa, è di voler leggere nel Duomo di Milano e a San Pietro alcuni versetti del Corano per esprimere solidarietà ai musulmani.
Io considero tutti i musulmani come fratelli perché tutti siamo figli di Dio, ma abbiamo due diverse concezioni di Dio. Non ci sarà mai dialogo con essi perché è impossibile. Possiamo essere amici e mangiare alla stessa tavola, ma il Corano si oppone alla Bibbia! Questo esclude ogni possibilità di dialogo. Mentre ci sono Vescovi che ostinatamente vogliono dialogare con i musulmani…
Dialogare con chi non crede in Gesù Cristo Figlio di Dio è tempo sprecato, semmai è possibile conversare, nel senso che la conversazione non presuppone la stessa mentalità, ma il dialoga indica una relazione tra persone che la pensano allo stesso modo. Anche nella sola conversazione con chi non crede in Gesù, il cattolico mostra di smettere di credere nella Divinità di Gesù.
Ciò che appare a molti è lo spreco di tempo in questa conversazione mentre si trascura la disponibilità nel confessare i credenti.
Nel mondo sono sorti moltissimi falsi profeti, persone spesso anche impacciati e confusi nel raccontare falsità, ciarlatani che imbrogliano moltissimi bravi cattolici, colpevoli solo di non avere la capacità di distinguere il bene dal male. Negli ultimi mesi ho letto diversi messaggi sul web di alcuni falsi profeti, pure incapaci teologicamente nell’impostare le rivelazioni di Gesù e della Madonna.
Ci sono falsi profeti che riescono a imbrogliare con più furbizia, ma nei loro messaggi non c’è lo Spirito Santo, non si avverte la presenza del divino e quindi anche i falsi messaggi ben impostati, manifestano imbroglio e spirito satanico.
Il Padre Nostro è l’invito alla venuta del Regno di Dio sulla terra, come ho scritto sopra i diavoli lavorano con impegno e disperazione per dominare tutto e regnare con il potere di Dio. Fatto impossibile. Una delle strategie dei diavoli è di regalare successo, potere, ricchezza, a quanti vendono le loro anime al principe delle tenebre. È un modo per allargare il loro regno e strapparlo a Gesù, per questo i diavoli utilizzano persone famose trasformandole in idoli che divulgano messaggi e canzoni ricolmi di incitamento al sesso, alla droga, l’immoralità, la dissolutezza.
Non conosco alcuna canzone di Bob Dylan ma lo conosco perché leggo, lui è uno che ha venduto l’anima al diavolo in cambio del successo e della ricchezza. Non riesco in questo commento a descrivere molto di quello che conosco, faccio una sintesi. Ma ritornerò a scrivere di quanti vendono l’anima al diavolo.
Nel suo primo DVD, Dylan parla del suo desiderio di raggiungere il talento dei migliori bluesman del suo tempo (anni ’60). Suonava la chitarra e cantava in maniera mediocre. Ma ecco il racconto fatto da Tony Glover, un amico di Dylan: «Suonò a una festa, sembrava un altro. Come in quella storia di "bluesmen" che a un crocevia incontrano il diavolo e assumono poteri magici. Come nelle canzoni di Robert Johnson e Tommy Johnson. Bob Dylan quando è tornato suonava Woody, Van Ronk, faceva il "fingerpicking" e suonava l'armonica, tutto in soli due mesi, non in un anno».
Nelle comunità afro-americane del Sud, la storia dell'incrocio dove poter vendere l'anima al diavolo era già diffusa da tempo. Lo stesso bluesman Tommy Johnson (1896-1956) cantava in una delle sue canzoni: «Vai dove [...] c'è un incrocio [...]. Un grande uomo nero arriverà e prenderà la tua chitarra e l'accorderà. Quando Satana ti ridarà la chitarra, tu potrai suonarla meglio di chiunque altro, e Satana possederà la tua anima lasciandoti esausto in ginocchio».
In un suo DVD Bob Dylan si è considerato un disgraziato che ha venduto la propria anima al diavolo!
Come se non bastasse questa prima ammissione, il 5 dicembre 2004, nel corso di un'intervista concessa al giornalista Ed Bradley, andata in onda durante il programma 60 Minutes (CBS News), Bob Dylan è tornato sull'argomento riaffermando di avere venduto l'anima al diavolo. Ecco un estratto dell'intervista:
- Ed Bradley: «Voglio dire che sei ancora in giro, ancora a cantare queste canzoni... sei ancora in tour».
- Bob Dylan: «È vero, ma non la considero una cosa scontata».
- Ed Bradley: «Perché ancora lo fai? Perché sei ancora in giro»?
- Bob Dylan: «Beh, torniamo al discorso del destino. Ho fatto una specie di patto di ferro con lui... sai, un sacco di tempo fa. Sto cercando di ritardare la fine».
- Ed Bradley: «E qual'era il tuo patto»?
- Bob Dylan: «Arrivare... dove sono adesso».
- Ed Bradley: «O forse dovrei chiedere con chi hai fatto il patto»?
- Bob Dylan: «Con... con... con il capo, il comandante in capo»!
- Ed Bradley: «Su questa terra»?
- Bob Dylan: «Su questa terra... e nel mondo che non possiamo vedere».
Aggiungo che vendere l’anima al diavolo comporta la ricezione di un favore dal diavolo, ma si vive durante quel periodo di sottomissione già un inferno in questa vita. Di gratificante… se gratificante lo possono considerare, è un brevissimo periodo di benessere che viene ripagato da satana anche con continue ossessioni e torture spirituali proprio per avere fatto il patto con lui.
Satana diventa il padrone della persona che vende l’anima e la tormenta perché ha tradito Dio, cosa che non è bene fare…
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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Timoteo Trojanowski (al secolo Stanislaw Antoni) nacque il 29 luglio 1908 nel villaggio di Sadlowo, nella diocesi di Plock, dai genitori Ignacy e Franciszka Zebkiewicz.
Le precarie condizioni familiari lo portarono a lavorare sin dalla tenera età. Ciò comportò una ridotta frequenza alla scuola primaria.
Il 5 marzo 1930 entrò nel convento dei Frati Minori Conventuali a Niepokalanów ed il 6 gennaio 1931 poté iniziare il noviziato con il nome di Timoteo (Tymoteusz).
Fece la professione semplice il 2 febbraio 1932 e quella solenne l’11 febbraio 1935.
Tutta la sua vita religiosa si svolse a Niepokalanów, lavorando nel reparto di spedizione del periodico “Cavaliere dell’Immacolata”, nel magazzino di rifornimento e nell’infermeria, ove si dedicava ai confratelli malati.
Il 3 maggio 1937 comunicò al suo superiore il desiderio di recarsi in missione “ovunque e in qualsiasi momento, a disposizione della volontà di Dio”. Frate disciplinato e fedele alla sua vocazione, godeva di grande fiducia da parte del suo celebre superiore, padre (san) Massimiliano Maria Kolbe.
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939, preferì restare a Niepokalanów.
Il 14 ottobre 1941 venne arrestato dalla Gestapo con sei confratelli e rinchiuso in prigione a Varsavia. In prigione poté dedicare molto tempo alla preghiera, infondendo coraggio agli altri ed offrendosi sempre per i lavori più pesanti.
L’8 gennaio 1942 fu nuovamente deportato nel campo di concentramento di Auschwitz-Oswincim, Germania (oggi Polonia) con il numero 25431. Inizialmente fu destinato al trasporto dei materiali da costruzione, poi allo scavo ed al trasporto della ghiaia ed infine alla raccolta del ravizzone. Sopportò sempre con estremo coraggio la fame, il freddo ed il duro lavoro. Non si perse mai d’animo, incoraggiando addirittura gli altri coprigionieri esortandoli a confidare nella protezione di Dio.
Il freddo gli causò una polmonite che lo portò alla morte nell’ospedale del lager il 28 febbraio 1942.
Timoteo Trojanowski, insieme ad altri 107 martiri polacchi, è stato elevato agli onori dell'altare a Warszawa (Polonia), il 13 giugno 1999, dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005).
Significato del nome Timoteo : “colui che onora Dio” (greco).
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+ Dal Vangelo secondo Matteo (25,31-46)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il discorso che leggiamo oggi, Gesù lo fece agli Apostoli in prossimità della sua Passione, praticamente alla fine della sua missione terrena, e parla del Giudizio finale. Descrive con massima chiarezza cosa avverrà per ogni essere umano dopo questa vita, e sarà proprio questa vita il termometro che stabilirà il premio o la condanna eterna.
Davanti al Giudice Divino ogni essere umano deve spiegare se ha vissuto le Beatitudini del Vangelo, gli insegnamenti che rappresentano l’essenza del Cristianesimo. Anche se li conosciamo sommariamente, pochi credenti li ricordano tutti. Rileggiamoli e rimaniamo a riflettere su ogni frase, sono questi otto insegnamenti a dare alla nostra vita l’impronta di Gesù. Rileggiamoli:
Beati i poveri di spirito, perché di questi è il Regno dei Cieli.
Beati i mansueti, perché questi possederanno la terra.
Beati quelli che piangono, perché saranno consolati.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati quelli che soffrono persecuzioni per amor della giustizia, perché di essi è il Regno dei Cieli.
La misura della nostra Fede viene indicata dalla pratica delle Beatitudini, non ci può essere vita cristiana senza assumere questi comportamenti come modus vivendi, devono essere come abiti permanenti che rivestono la nostra persona. Il cristiano è capace di amare e di perdonare se vive le Beatitudini, non è in grado di agire con spirito soprannaturale se non ne ha la forza.
Tutti vediamo e conosciamo l’ondata di paganesimo che si è abbattuto sul mondo, anche nella Chiesa si respira un’aria intensa di modernità, che in questo caso significa eresie e dottrine opposte al Vangelo di Gesù. Sono incalcolabili i casi di eresie che si insegnano nelle omelie e nelle catechesi, si tacciono anche gli insegnamenti di Papa Benedetto XVI.
Molti credenti oggi hanno una fede senza morale, questa è l’eresia moderna.
Molti parlano di Gesù e della Chiesa senza conservare un briciolo di fede, oramai svanita e sommersa da molteplici peccati mortali e da una mentalità corrotta. È vero che anche per questi c’è sempre la possibilità della conversione perché Gesù offre a tutti la sua misericordia, ma è proprio il peccatore a non volere il perdono di Dio perché non lo cerca, non lo considera importante. Più il peccatore è sceso giù, in fondo al burrone a causa di tutti i peccati, meno forza e desiderio ha di risalire ed uscire da quella condizione disperata e dissoluta.
Il peccatore che vive la sua apparente fede senza la morale, è pronto a qualsiasi trasgressione, tutti i peccati li pratica con prontezza e delizia. La trasgressione diventa la sua vita, la mentalità si riveste di malizia e crudeltà, dirigerà ogni pensiero e ogni opera per appagare la sua ambizione e il suo egoismo, sapendo di calpestare i diritti degli altri.
Qualsiasi credente può praticare una fede apparente senza morale, Vescovo, Sacerdote e Laico.
In molte omelie e catechesi si afferma che siamo tutti salvati e il Paradiso aspetta tutti, non occorre pregare molto o fare penitenze o rinunciare a ciò che piace. Se tutti siamo salvati a che serve la Confessione? Queste dottrine eretiche oramai trionfano nelle menti di svariati milioni di cattolici, di conseguenza l’osservanza della morale diventa inutile.
Il Vangelo di oggi si riassume in due passaggi precisi che rispecchiano il bene e il male compiuti, e che saranno definitivi per i buoni e per i cattivi. Il Giudizio finale di ogni anima riguarderà l’osservanza dei Comandamenti, la pratica delle otto Beatitudini, quindi l’amore oppure l’odio praticato in vita. È questa nostra vita a preparare quello che ci meriteremo davanti a Gesù, nessuno potrà più accampare scuse o pentirsi.
In questa Quaresima abbiamo l’opportunità di ricominciare una nuova vita incentrata sul Vangelo. Invochiamo la Madonna con il Rosario, chiediamole di proteggerci e di conservarci nel suo Cuore Immacolato.
«Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il Regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli”».
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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Accolito della Congregazione della Passione
Gabriele dell'Addolorata, al secolo Francesco Possenti, undicesimo di tredici figli, nacque il 1° marzo 1838 ad Assisi, città di cui il padre Sante era governatore e che allora faceva parte dello Stato Pontificio, sotto Gregorio XVI (Bartolomeo Cappellari, 1831-1846) prima e il Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878) dopo. Fu battezzato il giorno stesso della sua nascita nella stessa fonte in cui lo fu S. Francesco d’Assisi, di cui gli venne imposto il nome.
Francesco conduceva una vita normale per un giovane. Era noto per la sua personalità affettuosa ed estroversa, il suo amore per il ballo, la caccia ed il teatro. Rischiò più volte la vita nelle sue spedizioni di caccia.
Durante la processione dell'icona della Madonna dell’Addolorata, Francesco capì che la felicità non l'avrebbe trovata nel matrimonio ma bensì nella vita sacerdotale e a 18 anni salutò il padre e i fratelli (la madre, Agnese Frisciotti, era morta quando Francesco aveva quattro anni) e partì per Morrovalle (MC) per seguire il noviziato presso i Padri Passionisti assumendo il nome diGabriele dell'Addolorata.
La scelta della vita religiosa per lui fu radicale fin dall'inizio. Aveva trovato finalmente la sua felicità. Scriveva ai familiari: "La mia vita è una continua gioia. Non cambierei un quarto d'ora di questa vita".
Durante il noviziato coltivò un grande amore per il Cristo Crocifisso e la Madonna Addolorata. Infatti, oltre al voto di diffondere la devozione al Cristo Crocifisso, comune a tutti i Passionisti, Gabriele prese anche quello di diffondere la devozione per la Madonna dell'Addolorata.
Venne presto colpito dalla tubercolosi, ma mantenne tutte le sue forme abituali di mortificazione del corpo, implorò di essere portato alla Messa, e mantenne la sua abituale allegria, al punto che gli altri novizi erano desiderosi di passare il tempo al suo capezzale.
Prima che potesse venire ordinato sacerdote, Gabriele morì, all'età di 24 anni, nel convento passionista di Isola del Gran Sasso (TE) stringendo al petto un'immagine della Madonna Addolorata.
Gabriele dell’Addolorata è stato canonizzato da Pp Benedetto XV (Giacomo della Chiesa, 1914-1922) il 13 maggio 1920 e, successivamente, dichiarato patrono della gioventù cattolica.
Il Beato Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1958-1963) lo ha nominato, nel 1959, patrono dell'Abbruzzo, dove passò gli ultimi due anni della sua vita. La Chiesa invoca la sua protezione anche per gli studenti, i seminaristi, i novizi e gli ecclesiastici.
Ogni anno numerosi pellegrini si recano nel Santuario di S. Gabriele ad Isola del Gran Sasso per visitare la sua tomba ed il convento dove visse gli ultimi anni. Il culto di S. Gabriele è diffuso soprattutto fra i giovani cattolici italiani; emigranti italiani ne hanno diffuso il culto anche negli USA, in America Centrale e Meridionale.
Il culto di S. Gabriele viene diffuso anche dall'ordine Passionista. Numerose persone hanno riferito di miracoli ottenuti attraverso la sua intercessione.
Santa Gemma Galgani sostenne che l'intercessione di S. Gabriele l’aveva curata dalla malattia e l'aveva condotta ad una vocazione passionista.
Ogni anno, quando mancano 100 giorni all'inizio dell'esame di stato delle scuole medie superiori, migliaia di studenti dell'Abruzzo si recano al santuario per assistere alla messa e pregare per il buon esito dell'esame.
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+ Dal Vangelo secondo Marco (1,12-15)
In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il racconto delle tentazioni che fa il Vangelo di Marco è sintetico, diversamente dai racconti di Matteo e Luca che presentano molte somiglianze. Il testo meditato questa domenica è sicuramente povero, non presenta le parti centrali del dialogo tra Gesù e satana e priva quasi tutti i credenti di una conoscenza molto importante.
Proprio le tre risposte di Gesù alle tre tentazioni, mostrano la sottigliezza dell’inganno portato dai diavoli.
Ogni tentazione è un inganno, i diavoli promettono molto di quello che possono dare e qui viene mostrata tutta la loro capacità di ingannare e di contrattare, cioè di sapere vendere i loro prodotti, le false gioie e l’illusoria felicità promesse in ogni tentazione. Ci troviamo a convivere con una forza invisibile capace di disorientare la nostra vita e di portarci lontano dalla volontà di Gesù.
Partiamo dalla prima precisazione: le tentazioni sono permesse da Gesù per provare la nostra capacità di amarlo, verificare la nostra Fede, per darci la possibilità di acquistare meriti, per imparare ad essere vigilanti in tutte le circostanze. Tutti i cristiani fanno l’esperienza delle tentazioni, mentre i non credenti non ne tengono affatto conto, al contrario le considerano buone ispirazioni per peccare di più e gustare la vera vita…
Purtroppo per loro questa falsa felicità durerà poco e come tutti dovranno dare conto a Gesù dell’uso della vita!
Ma se le tentazioni riguardano tutti, Gesù stesso volle mostrarci come affrontarle e come vincerle. Potenzialmente noi siamo in grado di vincere qualsiasi tentazione solamente se preghiamo e utilizziamo la Parola di Dio. Solo con la sua Grazia, Gesù ci comunica la forza per vincere gli attacchi dei diavoli, i quali sono molto sottili nella furbizia e nell’inganno. Non presentano la tentazione in terza persona, non avvisano, non dicono: “Siamo i diavoli e stiamo cercando di farti peccare mortalmente, inducendoti a trasgredire i Comandamenti”.
Presentano la tentazione come se fosse la mente della persona a produrre l’idea peccaminosa o a desiderare qualcosa di immorale e di grave. L’idea che sorge nella mente viene eseguita senza tentennamenti da quanti sono deboli nello spirito, incapaci di fermare la bramosia allettante di quel peccato che già gustano nella mente. E quanti danno adito a quel pensiero di stabilizzarsi nella mente, diventano irrequieti e impulsivi nel cercare di soddisfare quel desiderio peccaminoso.
Si consideri che i diavoli presentano la tentazione sotto una forma di bene, avvolta da una luce buona, ma è l’esca per fare abboccare. Da un pensiero che sembra ottimo si può nascondere la trappola della tentazione. Come chi per esempio, chiede il trasferimento in un altro ufficio e vi trova l’amante di vent’anni prima e ricominciano la relazione. In questo caso si poteva prevedere? Dobbiamo sempre pregare! Prima di ogni cosa occorre pregare e chiedere umilmente a Gesù di guidare le nostre scelte di vita, di guidare i nostri pensieri e orientare la volontà.
Come leggiamo negli altri Vangeli, satana scappa terrorizzato dalla presenza di Gesù dopo avergli ricordato una frase della Bibbia: «Ma Gesù gli rispose: “Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi culto”» (Mt 4,10). La Parola di Dio terrorizza satana e ci permette di vincere qualsiasi tentazione.
Abituatevi a pregare i Salmi della Bibbia o l’Ave Maria o invocate il Sangue di Gesù durante la tentazione, satana non può rimanere accanto a voi, quella Parola o la preghiera lo annientano e gli fanno perdere la forza per rimanere a disturbare la persona.
Ci sarebbe da scrivere lungamente sulle tentazioni, sarebbe utile per tanti, anche i non credenti, convinti di seguire le proprie idee quando quasi sempre sono i diavoli a condurli dove vogliono loro, cioè verso l’errore e il baratro. Faccio un esempio: una persona (uomo o donna) che pensa spesso all’amore omosessuale o al tradimento del coniuge, e questi pensieri sono martellanti, giornalieri e fissati alla mente. Cosa fa questa persona? Al 99,9% eseguirà quella tendenza, prima o poi, non appena ne avrà l’occasione o la creerà. Per mancanza di discernimento e di capacità a resistere alla tentazione.
E poi molti vanno in televisione a parlare della liceità dell’omosessualità, di una libertà sessuale senza limiti, della correttezza di cambiare sesso… Se tutti questi andassero a prendere preghiere di liberazione e di guarigione, non avrebbero più questi pensieri che dominano oramai la loro esistenza. Chiaramente dove questa tentazione martellante si è stabilizzata non avranno successo le benedizioni…
È un loro diritto esprimere liberamente le opinioni senza offendere altri, anche di fare quello che vogliono senza infrangere la legge, ma è profondamente sbagliato affermare che omosessuali si nasce. Allora Dio vuole questa disarmonia in una persona? Non è opera di Dio!
È la persona a scegliere (liberamente) chi vuole essere e come vuole vivere. L’attenuante è la vita in famiglia, l’infanzia, i primi anni di scuola. Ho letto un articolo sul nuovo tradimenti del coniuge: non tradisce più per l’altro sesso ma per lo stesso sesso. Riguarda sia l’uomo che la donna. Uomini e donne sposate tradiscono e peccano più con l’amore omosessuale.
Proprio una mamma di famiglia di Pesaro, normale e felicemente sposata con diversi figli, improvvisamente ha lasciato il marito perché è diventata l’amante della ragazza babysitter. Il marito è stato mandato via di casa e la nuova famiglia è composta da due mamme senza papà. Dio può volere questo o accettarlo?
La tentazione non è assolutamente considerata da miliardi di persone, anche Vescovi e Sacerdoti affermano che Gesù non ha subito realmente le tre tentazioni e si tratta di un fatto simbolico. Un teologo lo ha scritto in un suo libro, che ovviamente non compro né leggo, tempo fa mi fu detto da un Sacerdote vicino alla mia Associazione.
Eppure non ci può essere vita cristiana senza tentazioni, solo nelle tentazioni mostriamo di seguire fedelmente Gesù.
La nostra natura è debole, occorre la preghiera continua e la sincera apertura al Padre spirituale. Riferire una tentazione a lui è già una vittoria perché satana perde potere e si considera scoperto. Occorre la partecipazione alla Messa e l’adorazione dell’Eucaristia per ricevere abbondante Grazia, come avviene anche attraverso la Confessione periodica. Come ho scritto nei giorni scorsi, la mortificazione e il rinnegamento sono indispensabili per abituarci alla rinuncia volontaria e acquistare meriti.
La devozione alla Madonna, Rifugio dei peccatori, rimane determinante per ricevere la sua forza e la protezione negli attacchi maligni.
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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