Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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martedì 5 marzo 2013

2178 - Commento al Vangelo del 5/3/2013


+ Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-35)
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
In Italia stiamo assistendo a due consultazioni per dare alla Chiesa mondiale e alla nostra Nazione due capi che hanno comunque interessi diversi. La Chiesa è in attesa del nuovo Papa, domani si conoscerà la data d’inizio del conclave, mentre proseguono i colloqui tra i porporati, ma non saranno i dialoghi di questi giorni a stabilire chi verrà eletto. Non voglio inoltrarmi dove è difficile comprendere, la domanda che ci poniamo però è questa: in conclave entreranno 115 Cardinali di età sotto gli 80 anni, ma quanti vogliono ascoltare Dio?
È una domanda che non può avere una risposta da nessuno, magari quanti vivono in intimità con Dio ne sanno qualcosa e solo loro conoscono se tutti i 115 Cardinali vogliono seguire l’ispirazione di Dio. Dopo quello che è avvenuto in questi ultimi decenni, anche noi possiamo porci questa domanda.
Se tutti i Cardinali sono stati voluti da Dio, seguiranno lo Spirito Santo, altrimenti ascolteranno i consigli che arrivano da altre parti. Quanto fa male sapere questo, si spezza il cuore quando si pensa al conclave che si svolgerà con le annunciate divisioni di potere. Su 209 Cardinali, i votanti erano 117, ma il Cardinale O'Brien ha annunciato la rinuncia e il CardinaleDarmaatmadja, Arcivescovo emerito di Giakarta, non sarà presente per motivi di salute. Così alla fine i Cardinali votanti saranno 115.
Non vogliamo infierire sul Cardinale O'Brien, lui stesso alcuni giorni fa ha rinunciato alla partecipazione del conclave con questa motivazione: “Mi scuso per la mia condotta sessuale”Il mio comportamento è stato al di sotto degli standard che ci si doveva aspettare da me come prete”. Il britannico porporato risultando forse anche più preciso di chi lo incolpa, ha scritto: “Ci sono stati momenti in cui la mia condotta sessuale è caduta al di sotto degli standard a me richiesti, in quanto Prete, Arcivescovo e Cardinale”. O’Brien ha poi reso pubbliche le sue scuse: “A coloro che ho offeso, alla Chiesa Cattolica e al popolo di Scozia”
Con le sue dimissioni una decina di giorni fa ha anche scelto di non partecipare al conclave, ma la sua rivelazione pubblica e diffusa da tutti i mass-media del mondo ha arrecato ancora più sofferenza ai cattolici che pregano per la santità dei Prelati e dei Sacerdoti. La sua rivelazione è avvenuta forse per fermare l’attacco dei quattro Sacerdoti che chiedevano giustizia sui fatti avvenuti circa trent’anni fa. Comunque, è come una lancia che trapassa l’anima sentire una dichiarazione del genere da un Cardinale, ti porta a considerare che la Chiesa oggi è lacerata e dilaniata da molte parti.
Il mondo guarda con partecipazione o con curiosità chi verrà eletto, un nuovo Papa che dovrà attirare i voti dei porporati conservatori e progressisti, dovrà ricevere almeno 77 voti e questo non è facile in una situazione che si presenta già frammentata. Resta il fatto che nel 2007 Benedetto XVI cambiò la disposizione di Giovanni Paolo II e decise che per l’elezione occorrono i due terzi dei voti, un numero alto, questo comporta che molti Cardinali ad un certo punto dovranno far convergere i loro voti verso un candidato che inizialmente nella preghiera non avevano scelto.
Qualcuno dirà che quello sarà l’intervento dello Spirito Santo, ma la sua azione è dolce e arreca pace, non fa cambiare idea con un obbligo.
Questo è il tempo predetto a Fatima dalla Madonna in cui avverranno cambiamenti, non dobbiamo sorprenderci e nemmeno sorvolare per disinteresse, quanto sta avvenendo è determinante per la missione della Chiesa e il suo insegnamento infallibile. Queste riflessioni adesso possono sembrare forti, teniamole presenti nei giorni del conclave. Noi cattolici impegnati viviamo questo momento con molta sofferenza, vorremmo una Chiesa unita, umile, povera, spirituale.
Senza purificazione non c’è santità e nemmeno la vera comunione con Gesù. Lo Spirito Santo agisce quando trova l’anima bella e docile.
Oggi Gesù ci invita a perdonare e a dimenticare le piccole offese che spesso accadono nella convivenza quotidiana. È facile ricevere in famiglia e al lavoro offese, scorrettezze e alle volte anche danneggiamenti, in queste circostanze si misura la nostra spiritualità, dalla reazione che abbiamo viene fuori chi siamo dentro. Spesso non si reagisce con durezza per mancanza di amore, è la tensione e l’ira accumulata a dare scintilla al nervosismo.
Ho parlato spesso dell’importanza del perdono, è un dono per l’altro, per chi ha sbagliato e si comporta male. Il nostro perdono deve essere sincero, di cuore, come Gesù perdona tutti noi. Il perdono si deve avvertire nel cuore, quindi, è sempre travagliato, nasce con un po’ di violenza, ed è bene considerare che se non si incontra la persona che ha causato la sofferenza, è sufficiente il perdono sentito nel cuore.
Molti dicono che non riescono a perdonare perché i loro nemici non lo meritano, ma allora chi merita il perdono di Dio? Chi non vuol perdonare deve chiedersi se ci sono state circostanze nella vita in cui non era stato meritevole del perdono del Padre. Noi mostriamo di amare Gesù se perdoniamo i nostri nemici, comunque se dimentichiamo i loro errori e non li condanniamo perché solo Dio può svolgere questo compito.
Se siamo umili nel riconoscere i nostri debiti nei confronti di Dio, questo ci aiuterà a perdonare a discolpare gli altri.
Oltre il perdono da offrire a tutti, c’è anche l’atteggiamento di discolpare chi ha sbagliato, non rivoltando la verità né falsando qualcosa, ma si discolpa qualcuno perché egli non si rende conto del male che fa a se stesso e poi agli altri! Si inserisce qui la comprensione senza negare l’evidenza dei fatti, è un atto di amore che si esplicita con la pazienza e la convinzione che chi sbaglia è accecato e non si rende conto della sofferenza che causa negli altri.
L’inimicizia nasce tra le persone che si conoscono quando qualcuno ripete gli stessi errori e non mostra alcun segno di ravvedimento, questo è un supplizio per chi deve sopportare le torture magari nell’ambiente di lavoro. Tutto si può superare insieme a Gesù, invocando con Fede il suo Cuore e chiedendo di intervenire per convertire quella persona e per ricevere la pazienza e la capacità di perdonare.
È sempre determinante invocare Gesù per ricevere da Lui la forza di amare e di perdonare anche nelle condizioni più difficili.
Senza l’aiuto di Gesù, se non c’è la sua Grazia, è impossibile perdonare cristianamente, al contrario si ha una forte inclinazione nell'emettere giudizi e sospetti temerari, molto gravi e che richiedono la Confessione. Con l’aiuto di Gesù invece c’è l’umiltà di comprendere ed invece di falsare gli episodi e di ingigantire un fatto, si cerca di minimizzarlo, di sgonfiarlo per non ricordarlo.
Chi è umile è obiettivo, quindi realistico, senza pregiudizi e giusto. Riesce a discolpare  i difetti degli altri perché non se ne scandalizza. Il superbo invece li cerca per giudicare e dirlo a tutti, se non ne trova li inventa e così distrugge la sua vita spirituale.
Guardiamo la Vergine Maria ed imitiamo le sue virtù. È importante conoscere i suoi consigli leggendo i messaggi di Medjugorje.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2177 - San Lucio I Papa

Assurse al soglio pontificale il 25 giugno del 253, pochi giorni dopo la morte del suo predecessore Cornelio.
Non è dato sapere come ma nonostante il suo brevissimo pontificato riuscì ad emanare il decreto per il quale: "... ogni presbitero doveva essere accompagnato da due preti e tre diaconi... a testimonianza del comportamento di tutti".
Il suo papato, dopo la morte dell'imperatore Treboniano Gallo e l'evento di Valeriano, fu da considerarsi abbastanza tranquillo sul fronte delle persecuzioni. 
Dopo un breve esilio a Lucio fu concesso di ritornare a Roma. 

Morì di morte naturale (il 5 marzo 254) e fu sepolto nella cripta di san Callisto o forse di santa Cecilia.
Dapprima dichiarato santo per il suo martirio, Lucio fu successivamente cancellato dal Calendario Universale della Chiesa.
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lunedì 4 marzo 2013

2176 - Commento al Vangelo del 4/3/2013


+ Dal Vangelo secondo Luca (4,24-30)
In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Quando Gesù affermava queste parole, sapeva bene che proprio Lui un giorno non sarebbe stato accolto da molti seguaci neanche nella sua Chiesa. “Nessun profeta è bene accetto nella sua patria”, e non fu accettato nella sua Nazareth, anzi la sua rivelazione e il suo parlare sincero scandalizzarono i compaesani. La sua presenza diventò fastidiosa e l’odio avvolse i cuori di molti, decisi anche a gettarlo giù dal monte. Non aveva fatto alcun male, figuriamoci, aveva solamente detto la verità.
Nella situazione di Gesù, i diavoli riuscirono a infondere una forte avversità contro Lui, non solamente per la sua rivelazione, era la stessa sua presenza ad agitare i nemici dell’Amore e della Verità. Da qui notiamo come si scatenano i diavoli nei luoghi sacri dove c’è l’Eucaristia o contro le persone che pregano bene e con amore.
Le avversità dei diavoli manifestano le loro paure dinanzi i credenti che pregano bene, si rendono conto che i credenti diventano più forti con le loro preghiere e cercano di fermarli. Quando i diavoli ci attaccano, dimostrano così che noi stiamo compiendo un cammino spirituale che a loro dispiace, ma non bisogna abbattersi se si scatena qualche problema, perché i problemi ci sono sempre nella vita. Meglio averli dai diavoli che abbiamo identificato piuttosto che dai nemici occulti.
Gesù aveva sia gli uni che gli altri, noi come suoi seguaci sappiamo che la nostra vita è spesso bersaglio della cattiveria altrui.
Molte brave persone rimangono meravigliate quando patiscono cattiverie e si chiedono il motivo di queste ingiustizie, spesso arrivano anche da persone insospettabili. Non c’è da sorprendersi quando la debolezza spirituale domina una persona e considera corretto quello che invece è sleale. Se qualcuno perde il controllo e vi causa dispiaceri, la forza vi deve sempre arrivare dalla preghiera, dall’invocazione del Cuore di Gesù, sempre pronto a donare misericordia e consolazione.
Gli altri possono sbagliare e arrecarci del male, noi sappiamo che se non c’è nulla da chiarire, la risposta deve sempre essere paziente e buona. Dobbiamo avere comprensione e non vendetta per chi non ci ama. Se non amiamo qualcuno non viviamo il Vangelo.
Gesù oggi spiega ai suoi compaesani che Dio non premia solo i suoi seguaci che presumono la salvezza senza alcun merito, Dio dona Grazie e premi anche ai pagani che Lo amano e compiono la sua volontà. È un po’ difficile ma succede, nei luoghi mariani molti peccatori ritornano a Gesù e Lo amano più dei cristiani che pregano. I compaesani presumevano di essere intimi con Dio solo perché frequentavano la sinagoga ma non osservavano i Comandamenti.
Come avviene a molti cristiani di oggi, sono convinti di essere intimi con Gesù senza però compiere opere buone e senza praticare il Vangelo. Gesù vede la sua Chiesa così immersa nella confusione e nella crisi più pericolosa e rimane crocifisso. La Chiesa è chiamata a dare un segnale al mondo, oltre la fedeltà a Lui c’è da mostrare la povertà, il distacco dalle ricchezze e dagli abbracci mondani con il potere. La Chiesa deve mostrare con le opere la sua unione a Gesù.
Il Signore dice che Dio premia non coloro che presumono di amarlo solo perché Lo conoscono, sono quelli dal cuore purificato a ricevere i premi da Dio. Così avvenne a quei pagani considerati lontani da Dio ma molto intimi perché Lo cercavano nel loro cuore ed erano puri. Al tempo di Elia c’erano molte vedove in Israele ma Dio mandò Elia ad una vedova pagana. Al tempo di Eliseo c’erano molti lebbrosi in Israele, ma nessuno fu miracolato, solo Naamàn il Siro, un pagano.
Sono i due esempi che dice oggi Gesù e che devono fare riflettere. Non siamo vicini a Gesù solo perché facciamo qualche preghiera, lo siamo quando ci rinneghiamo per vivere il Vangelo, quando amiamo e perdoniamo, compiamo buone opere e curiamo la salute spirituale dell’anima.
Abbiamo bisogno dell’aiuto di San Michele Arcangelo. Ora che si avvicina il tempo della fine dei tempi dominati da satana, come ha detto la Madonna a Medjugorje, il suo aiuto è insostituibile. Il  13 ottobre 1884 Papa Leone XIII finì di celebrare la Santa Messa nella cappella vaticana. Poi restò immobile per almeno dieci minuti. Ridestandosi da quel momento di immobilità, il Papa si precipitò verso il suo ufficio senza dare la minima spiegazione a chi era vicino a lui e che l’aveva visto divenire pallido.
In quei momenti Leone XIII compose immediatamente una preghiera a San Michele Arcangelo, indicando ovunque la sua recita al termine di ogni Messa. Dopo qualche giorno il Papa raccontò di aver udito satana e Gesù e di aver avuto una terrificante visione dell’inferno:  
“Ho visto la terra avvolta dalle tenebre e da un abisso, ho visto uscire legioni di demoni che si spargevano per il mondo per distruggere le opere della Chiesa ed attaccare la stessa Chiesa che ho visto ridotta allo stremo. Allora apparve San Michele e ricacciò gli spiriti malvagi nell’abisso. Poi ho visto San Michele Arcangelo intervenire non in quel momento, ma molto più tardi, quando le persone avessero moltiplicato le loro ferventi preghiere verso l’Arcangelo”.
E nel 1994 Papa Giovanni Paolo II invitò i Sacerdoti celebranti a recitare la supplica a San Michele, affinché“la preghiera ci fortifichi per la battaglia spirituale... Papa Leone XIII ha certamente avuto un vivo richiamo di questa scena quando ha introdotto in tutta la Chiesa una speciale preghiera a San Michele Arcangelo. Chiedo a tutti di non dimenticarla e di recitarla per ottenere aiuto nella battaglia contro le forze delle tenebre e contro lo spirito di questo mondo”.
Facciamo il proposito di recitare ogni giorno la preghiera a San Michele Arcangelo, è come un potente esorcismo.
“San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; sii nostro aiuto contro la perfidia e le insidie del diavolo. Supplichevoli preghiamo che Dio lo domini e tu, o Principe della Milizia celeste, con il potere che ti viene da Dio, incatena nell'inferno satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano per il mondo per perdere le anime.
O Arcangelo San Michele, difendici nel combattimento, affinché non periamo nel terribile giorno del Giudizio. Amen”

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2175 - Amore

Dove c'è amore
non c'è bisogno del perdono,
perchè quando ami,
ami e basta.

[Sant'Agostino]

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domenica 3 marzo 2013

2174 - Commento al Vangelo del 3/3/2013, 3^ domenica Quaresima


+ Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9)
In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Tra i tanti spunti che offre questa Parola, occorre evidenziare che l’albero che non produce frutti viene tagliato ed è rilevante la presenza di una persona che intercede e convince il padrone ad aspettare ancora un anno per vedere se comincerà a produrre frutti. Sappiamo che il ruolo di Mediatrice spetta alla Madonna, è Lei a difendere i peccatori e a chiedere a Gesù di salvarli. La Madonna intercede, è indispensabile però la conversione dei peccatori.
La parabola non continua, ma si comprende che passato l’anno e constatata la mancata raccolta di frutti, il padrone taglierà l’albero. Ma potrà anche cominciare a produrre buoni frutti e il padrone si rallegrerà dell’albero.
L’albero in questo caso è ogni cristiano chiamato a produrre buoni frutti spirituali, se rinuncia a questo impegno morale, allontanerà Gesù forse definitivamente dalla sua vita e vivrà come un albero sradicato, tagliato, senza più linfa vitale. La vita del cristiano che rifiuta di osservare gli insegnamenti di Gesù è improduttiva per il Paradiso, potrà guadagnare milioni di euro in questa vita, ma dopo la sua morte li lascerà qui, ad altri, non porterà nulla con sé. Se non pochi abiti.
È inevitabile per il cristiano osservare il Vangelo per non diventare infruttuoso ed inutile per Gesù, e se pecca deve rialzarsi con il pentimento, con il proposito convinto di ravvedersi e deve anche cercare la Confessione con un Sacerdote.
Comprendo quei cattolici che si bloccano nel cammino spirituale per la mancanza di spiritualità in certi casi all’interno della Chiesa, però sbagliano a fermarsi o a scoraggiarsi, il loro modello e Maestro è Gesù, da Lui non potrà mai arrivare una delusione. Nessuno di coloro che pregano bene può affermare di essere rimasto deluso da Gesù o non avere ricevuto gli aiuti che chiedeva, ovviamente se erano convenienti per la sua anima.
Per mancata spiritualità mi riferisco agli scandali sessuali dei Preti che si scoprono ancora in molte parti del mondo e suscitano molta delusione nei credenti, quelli più deboli non pregano più proprio per una Fede appena iniziale. Ci sono pure le ripetute ribellioni dei teologi austriaci, americani, irlandesi, che chiedono a voce grossa una Chiesa moderna, senza più leggi morali, senza i Sacramenti dell’Eucaristia e della Confessione, con l’apertura alla piena modernità.
Per questi teologi il Vangelo di oggi non serve a nulla, forse neanche lo leggono. I loro frutti sono opposti al Vangelo, non servono.
Ho letto il Motu Proprio di Benedetto XVI quando era Papa del 22 febbraio scorso, undici giorni dopo le sue dimissioni e sei giorni prima di lasciare il Primato di Pietro. Anche nella Chiesa qualcuno ha cercato con insistenza di demolire questo Primato con interventi molto equivoci, ma Benedetto XVI la sera del 28 febbraio a Castel Gandolfo ha detto giustamente e per non lasciare dubbi: “Non sono più Papa, sono un pellegrino”.
I giornalisti non credenti si stanno divertendo nella demolizione del Primato di Pietro, uno ha detto che Benedetto XVI ha fatto bene perché “il papato non è un potere ma un servizio, e quando non se la sente deve lasciare l’incarico”. Questa è la teoria falsa e laicista che toglie la Chiesa dalla sua creazione soprannaturale e la pone nella posizione delle aziende e dei ruoli politici e commerciali del mondo. Ma la Chiesa è Divina ed è totalmente altro.
Quindi, il Motu Proprio di Benedetto XVI del 22 febbraio scorso ha decretato che l’inizio del conclave si potrà anticipare a seconda della decisione dei Cardinali, inoltre ha affermato con forte evidenza la necessità della riservatezza, annunciando pene severe ai trasgressori. Dalla Cappella Sistina non deve trapelare nulla, questo è un impegno da osservare senza la necessità di richiamarlo, ma nel prossimo conclave si è invitati ad una segretezza assoluta. È un richiamo ribadito con insistenza e questo lascia capire che si teme qualche rivelazione all’esterno.
Già nel 2007 Benedetto XVI aveva stabilito che per l’elezione del nuovo Papa occorrerà una maggioranza elevata e non potrà abbassarsi neanche dopo molte votazioni: “Stabilisco, pertanto, che per la valida elezione del Romano Pontefice si richiedono almeno i due terzi dei suffragi, computati sulla base degli elettori presenti e votanti”. I votanti saranno 116, un terzo dei voti equivale a 38,66 quindi occorrono almeno 78 voti su 116.
Cosa porterà questo conclave? Tutti chiediamo la santità dei Cardinali per avere una Chiesa davvero Santa anche negli uomini, ma gli scandali dei documenti rubati e pubblicati lasciano intravedere una lotta che non si risolverà adesso, questo mi addolora enormemente e non posso non ricordare le parole della Madonna a Fatima: “Anche per la Chiesa verrà il tempo delle sue più grandi prove. Cardinali si opporranno a Cardinali; Vescovi a Vescovi. Satana marcerà in mezzo alle loro file, e a Roma ci saranno cambiamenti”.
Quali cambiamenti intendeva la MadonnaNon certo quello di un Papa, intendeva chiaramente cambiamenti dottrinali, quindi sarà manomessa la nostra Fede, qualcuno in futuro ci dirà di seguire altre verità che sono in realtà falsità e contrarie al Vangelo. Chi lo dirà? Verrà il tempo in cui tutti lo sapremo, non si dirà in segreto, tutti ascolteremo queste nuove dottrine nella Chiesa e saremo chiamati a difendere la nostra Fede. Lo profetizzano San Paolo e San Giovanni nell’Apocalisse.
Noi dobbiamo avvicinarci con maggiore confidenza a Gesù e conoscerlo meglio, è urgente conoscere bene i suoi insegnamenti e le Verità sulla sua Persona per non abbandonarlo quando qualcuno comincerà a parlare di un nuovo Messia e poi dirà che quel Gesù adorato da noi in questi duemila anni non era Dio.
Quando cominceranno a circolare queste notizie, anche numerosi cattolici che oggi pregano cadranno nella confusione e non sapranno se seguire chi affermerà questa eresia. Quello sarà il momento dell’attacco frontale e pubblico contro Gesù Cristo. Per non cadere nella trappola, dobbiamo coltivare con premura ed attenzione la nostra vita spirituale e conoscere il significato della mortificazione.
Non è possibile seguire Gesù se non c’è un buon impegno giornaliero nella lotta contro l’istinto e le passioni disordinate.
Oggi Gesù ci invita a conoscere l’importanza delle mortificazioni, come la Madonna ripete da 32 anni a Medjugorje, perché solo con il rinnegamento si può giungere al dominio della propria volontà, si potrà ricevere abbondante Spirito Santo e decifrare la realtà con la “mente di Dio”. Avere il suo Spirito significa ricevere Luce da Lui, penetrare con gli occhi della Fede e vedere anche nelle tenebre del mondo.
Solo così si potrà agire nella Verità di Dio e non più nella debolezza umana.
La mortificazione sembra difficile a molti cattolici, essi non hanno ancora scoperto che la morte che si dà ai vizi e ai peccati porta alla vita vera, alla rinascita spirituale, ed è questo il mezzo per purificare l’anima. Senza la mortificazione non si potrà mai passare dai vizi alla perfezione. Per raccogliere occorre seminare, per rinascere nello Spirito Santo bisogna morire a se stessi.
Ogni giorno abbiamo cento possibilità di praticare la mortificazione, qualche rinuncia, una privazione, un sacrificio, una penitenza…

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2173 - Il nostro riposo è in Dio

Mt 11,28 
" Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.'

Mc 6,31 
"Ed egli disse loro: 'Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un pò'. Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare."

Ef 6,16-18 
"Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente."
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sabato 2 marzo 2013

2172 - Commento al Vangelo del 2/3/2013


+ Dal Vangelo secondo Luca  (15,1-3.11-32)
In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il padre del figliol prodigo nella parabola descrive questo figlio come morto, intendendo che aveva perduto Dio e la sua Grazia. Gesù nella parabola vuole dare il significato spirituale a quanto intende il padre, questi indica suo figlio come un morto dopo la sua lontananza e la disperazione. Per morte si intende la cessazione di quelle funzioni biologiche che definiscono gli organismi viventi. Con la morte, termina l'esistenza di un essere vivente. Il padre lo indica come morto perché era cessata la presenza di Dio e per avere sperperato la Grazia Divina.
Ogni uomo e donna senza Dio e la sua Grazia, sono morti nello spirito.
Molti genitori cattolici si preoccupano, giustamente, della salute fisica dei loro figli ma non verificano mai il loro stato spirituale, per quello che è possibile capirne. Certamente dal comportamento dei figli si comprende la condizione spirituale, si capisce se pregano e se curano la vita spirituale. Questo è l’aspetto più importante della vita che dobbiamo approfondire per noi, i vostri figli o i vostri genitori.
La cura della vita spirituale deve essere il centro della nostra esistenza, in questa dedizione al primo posto c’è ovviamente Gesù e tutto ciò che Lo riguarda. La trascuratezza dell’anima è la cosa più normale per moltissimi cattolici, pensano a tutto o quasi tutto tranne che alla vita dell’anima, comunque non riflettono sull’anima immortale che se curata con i Sacramenti, la preghiera e le virtù, effonde all’intera persona un benessere interiore inimmaginabile.
Una persona vive nella pace e nella gioia perché l’anima sta bene, è in Grazia di Dio e ha assorbito abbondante Spirito Santo. La stessa persona perde la pace e la gioia interiori quando si allontana da Dio e commette peccati mortali. Come fece il figliol prodigo. Allontanarsi da Gesù e la scelta del peccato, causa la morte spirituale e le conseguenze si emanano su tutta la persona.
Come la pace interiore rasserena il cuore e la mente, così la trasgressione agita il cuore e la mente, arrecando molto spesso disturbi fisici.
Il figliol prodigo abbandonò il padre perché volle contare sulle sue forze, si convinse anticipatamente che poteva scegliere la libertà intesa come sganciamento dall’osservanza delle leggi morali, e cominciò a vivere lontano da suo padre, da chi lo guidava. I fallimenti si susseguirono fino al punto di rientrare in sé e porsi questo fatidico proposito: “Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”.
Il figliol prodigo aveva smarrito la cura della sua anima per dedicarsi ai diletti del corpo, ma quei piaceri lo hanno annientato.
Solo dopo l’esperienza nel fango a mangiare carrube con i porci, rese il giovane più spirituale ed attento alla vita interiore, infatti non cercò più l’agiatezza del padre dopo avere dissipato tutta l’eredità, andò all’essenziale. Egli fece un’esperienza profonda del peccato e delle sue tragiche conseguenze. Solo avere toccato il fondo scoprì il vuoto interiore e patì l’umiliazione più cruda.
“Trattami come uno dei tuoi salariati”. Questo lo disse dopo avere conosciuto la rovina spirituale ed economica, ma prima quando contava solo su se stesso, aveva un altro superbo atteggiamento: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”.
Così l’uomo agisce con Gesù: quando sta bene e vuole agire in autonomia, ignora il Signore e fa scelte trasgressive. Quando poi cade nell'abisso morale nel senso che vive in modo dissipato, scopre di essere nudo, come Adamo. Nudo perché spogliato della Grazia, dell’Amore di Dio, della sua dignità, della sua rettitudine e onestà.
Chi vive senza Gesù è come un morto spogliato di tutto, anche se possiede ricchezze è sempre solo, sfiduciato e pessimista.
Nelle due frasi sopra cogliamo il percorso rovinoso che compiono molte persone prima di incontrare Gesù. molti incontrano Gesù dopo una vita dissipata e di questo siamo certamente contenti. Molti in realtà non decidono intenzionalmente di rompere con Dio, è la loro vita a testimoniare l’offuscamento dell’anima e lo smarrimento nella trasgressione. Molti peccatori hanno sempre vissuto in uno stato peccaminoso e non fanno caso ai molteplici peccati, non si tratta solo della lontananza da Dio, è l’offuscamento intellettuale che giustifica tutto.
La parabola ci insegna che Dio è sempre disponibile ad accoglierci, rimane con le braccia tese per stringere a sé tutti i suoi figli smarriti.
La differenza tra Dio e l’uomo oltre che infinita, presenta ovviamente una capacità diversa di amare. La misura dell’Amore di Gesù è inesauribile, la nostra misura spesso è minima o inesistente. Dio accoglie sempre e perdona anche i peccatori più cattivi se pentiti, noi spesso accogliamo secondo la convenienza, parliamo bene se c’è un interesse, perdoniamo se ne avremo dei vantaggi.
Imitiamo il padre della parabola che festeggia quando vede ritornare suo figlio smarrito e morto nello spirito, gioiamo quando accompagniamo qualcuno a confessarsi o viene a pregare con noi, preghiamo per tutti i figli di Dio che hanno smarrito la Via della vera pace. Sforziamoci nell'accogliere tutti, nel donare sempre un sorriso sincero e una parola di vita, che scaturisce solamente dal Vangelo di Gesù.
Questa parabola ci invita a curare l’anima, anche a conoscerci meglio e a vivere come chiede Gesù. Non si deve dissipare la Grazia di Dio.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2171 - Sant’Agnese di Boemia, Principessa, badessa


Agnese, figlia del re di Boemia (ora repubblica Ceca) Otakar I e della sorella di Andrea II re d'Ungheria, Costanza, nasce a Praga nel 1211.
All'età di tre anni fu affidata alle cure della duchessa di Slesia (la futura S. Edvige) che l'accolse nel monastero delle monache cistercensi di Trzebnica. Ritornò a Praga tre anni dopo e fu affidata alle monache premonstratensi (Canoniche bianche) di Doksany per la sua istruzione.
Nel 1220, promessa sposa di Enrico VII figlio dell'imperatore Federico II, fu condotta a Vienna presso la corte del duca d'Austria, dove visse fino al 1225 mantenendosi sempre fedele ai principi e ai doveri della vita cristiana.
Rotto il patto di fidanzamento, ritornò in patria dedicandosi ad una più intensa vita di preghiere e di opere caritative quindi, dopo matura riflessione, decise di consacrare a Dio la sua verginità. Pervennero alla corte di Praga altre proposte nuziali per Agnese: quella del re d'Inghilterra Enrico III, che svanì, e quella di Federico II presentata prima al re Otakar nel 1228 e una seconda volta al re Venceslao nel 1231.
Il Pontefice Gregorio IX (Ugolino dei Conti di Segni, 1227-1241), al quale Agnese aveva chiesto protezione, intervenne per riconoscere il proposito di verginità della fanciulla e allora essa acquistò per sempre la libertà e la felicità di consacrarsi a Dio.
Dai Frati Minori, predicatori itineranti che giungevano in Boemia, venne a conoscere la vita spirituale che conduceva in Assisi la vergine Chiara, secondo lo spirito di (San) Francesco. Ne rimase affascinata e decise di seguirne l'esempio.
Con i propri beni dinastici fondò a Praga, nel bienno 1232/33, il primo convento di Frati Minori e, annesso al convento, un ospedale per i poveri: per la sua gestione, creò una confraternita laicale (detta dei Crocigeri) che ne 1237 venne elevata dal pontefice al rango di ordine religioso.
Nel 1234 fondò un monastero di clarisse sulle rive della Moldava dove Agnese stessa vi si ritirò l'11 giugno (festa della Pentecoste) dello stesso anno. In seguito ne divenne badessa e conservò tale carica fino alla morte che avvenne il 2 marzo 1282
 
È tradizione che per sua intercessione siano avvenuti numerosi miracoli. Il culto tributato fin dalla morte e lungo i secoli, alla Venerabile Agnese di Boemia, ebbe il riconoscimento apostolico con il Decreto approvato dal  Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878) il 28 novembre 1874.
 
Il 12 novembre 1989 è stata solennemente canonizzata dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) che nel corso dell'Omelia disse :
 
« 3. La beata Agnese di Boemia, pur essendo vissuta in un periodo tanto lontano dal nostro, rimane anche oggi un fulgido esempio di fede cristiana e di carità eroica, che invita alla riflessione ed alla imitazione.
Ben si addicono alla sua vita ed alla sua spiritualità le parole della prima lettera di Pietro: “Siate moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera. Così scriveva il capo degli apostoli ai cristiani del suo tempo; e soggiungeva:Soprattutto conservate tra voi una grande carità...Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare(1 Pt 4, 7-9). Proprio questo è stato il programma di vita di sant’Agnese: fin dalla più tenera età ella orientò la propria esistenza alla ricerca dei beni celesti. Rifiutate alcune proposte di matrimonio, decise di dedicarsi totalmente a Dio, perché nella sua vita egli venisse glorificato per mezzo di Gesù Cristo (cf. 1 Pt 4, 11).
Essendo venuta a conoscere dai Frati Minori, allora giunti a Praga, l’esperienza spirituale di Chiara di Assisi, volle seguirne l’esempio di francescana povertà: con i propri beni dinastici fondò a Praga l’ospedale di san Francesco e un monastero per le “Sorelle Povere” o “Damianite”, dove lei stessa fece il suo ingresso il giorno di Pentecoste del 1234, professando i voti solenni di castità, povertà e obbedienza.
Sono rimaste famose le lettere che santa Chiara d’Assisi le indirizzò per esortarla a proseguire nel cammino intrapreso. Sorse così un’amicizia spirituale, che durò per quasi vent’anni, senza che le due sante donne si incontrassero mai.
4. Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare (1 Pt 4, 9). Fu la norma a cui santa Agnese ispirò costantemente la propria azione, accettando sempre con piena fiducia gli avvenimenti che la Provvidenza permetteva, nella certezza che tutto passa, ma la Verità rimane in eterno!
È, questo, l’insegnamento che la nuova santa dona anche a voi, cari suoi connazionali, e dona a tutti. La storia umana è in continuo movimento; i tempi cambiano con le varie generazioni e con le scoperte scientifiche; nuove tecniche ma anche nuovi affanni si affacciano all’orizzonte dell’umanità, sempre in cammino: ma la verità di Cristo, che illumina e salva, perdura nel mutare degli eventi. Tutto ciò che avviene sulla terra è voluto o permesso dall’Altissimo perché gli uomini sentano la sete o la nostalgia della Verità, tendano ad essa, la ricerchino e la raggiungano!
Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri”, così scriveva ancora san Pietro, e concludeva: Chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo (1 Pt 4, 10-11). Nella sua lunga vita, travagliata anche da malattie e sofferenze, sant’Agnese ha davvero compiuto con energia il suo servizio di carità, per amore di Dio, contemplando come in uno specchio Gesù Cristo, come le aveva suggerito santa Chiara: In questo specchio rifulgono la beata povertà, la santa umiltà e l’ineffabile carità (Lettera IV: “Fonti Francescane”, ed. 1986, n. 2903).
E così Agnese di Boemia, che oggi abbiamo la gioia di invocare “Santa”, pur vissuta in secoli tanto lontani da noi, ha avuto un notevole ruolo nello sviluppo civile e culturale della sua Nazione e resta nostra contemporanea per la sua fede cristiana e per la sua carità: è esempio di coraggio ed è aiuto spirituale per le giovani che generosamente si consacrano alla vita religiosa; è ideale di santità per tutti coloro che seguono Cristo; è stimolo alla carità, esercitata con totale dedizione verso tutti, superando ogni barriera di razza, di popolo e di mentalità; è celeste protettrice del nostro faticoso cammino quotidiano. A lei possiamo dunque rivolgerci con grande fiducia e speranza. »

Significato del nome Agnese : "pura, casta" (greco).
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2170 - Messaggio di Medjugorje a Mirjana del 2/3/2013

Cari figli, 
vi invito di nuovo maternamente: non siate duri di cuore! 
Non chiudete gli occhi sugli ammonimenti che per amore il Padre Celeste vi manda. Voi lo amate al di sopra di tutto? 
Vi pentite che spesso dimenticate che il Padre Celeste per il suo grande amore ha mandato suo Figlio, affinché con la croce ci redimesse? 
Vi pentite che ancora non accogliete il messaggio? 
Figli miei, non opponetevi all'amore di mio Figlio. 
Non opponetevi alla speranza ed alla pace. 
Con la vostra preghiera ed il vostro digiuno, mio Figlio con la sua croce scaccerà la tenebra che desidera circondarvi e impadronirsi di voi. 
Egli vi darà la forza per una nuova vita. 
Vivendola secondo mio Figlio, sarete benedizione e speranza per tutti quei peccatori che vagano nella tenebra del peccato. 
Figli miei, vegliate! Io, come Madre, veglio con voi. 
Prego e veglio particolarmente su coloro che mio Figlio ha chiamato, affinché siano per voi portatori di luce e portatori di speranza: per i vostri pastori. 
Vi ringrazio.
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venerdì 1 marzo 2013

2169 - Commento al Vangelo del 1/3/2013


+ Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43.45)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti». Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La gioia ci accompagna in questo mese di marzo dedicato al maestoso San Giuseppe, figura straordinaria della Chiesa ed Egli ne è proprio il Patrono. In questo mese si eleggerà il nuovo Papa, si incontreranno a Roma i 115 Cardinali che dovranno sceglierlo e noi speriamo che tutto si svolga con somma serenità. Rimane sempre viva quella frase che disse Benedetto XVI il 10 marzo 2009 a San Pietro: “I Cardinali e i Vescovi si mordono e si divorano a vicenda”.
Speriamo che il conclave si svolga in un clima di interesse condiviso e si normalizzi l’agitazione esistente. Umanamente risulta difficile il ricomporsi di fratture profonde già indicate dal Papa, ma Dio può tutto e noi speriamo che per il bene della Chiesa, tutti arrivino a mettere da parte i propri interessi. Sembra molto difficile questa soluzione, i Cardinali sono uomini e se non è presente una Fede forte, il rischio di seguire le convinzioni umane è alto.
Da ieri sera non abbiamo il Papa, la Sede Vacante della Chiesa Cattolica è come una famiglia di fratelli e sorelle senza i genitori. Dopo le prossime elezioni la Chiesa riavrà il Papa, proprio in questi giorni in cui le agitazioni dei modernisti sta scoppiando in richieste di aggiornamenti pienamente opposte al Vangelo.
Coinciderà con l’esplosione di quei teologi che non pregano più, non amano la Madonna né si interessano dell’Eucaristia, non accettano la sana dottrina e chiedono una Chiesa umana, senza più le leggi morali e con il Vangelo rivisto per eliminare quei passi che insegnano la pratica delle virtù morali. La confusione era già profonda, adesso sembra l’inizio di una nuova fase ancora più oscura.
Ieri sera Benedetto XVI ha detto: Da stasera non sono più Pontefice, ma solo pellegrino”. È un’affermazione corretta, perché non ci possono essere due Papi contemporaneamente, non solo và contro la teologia, soprattutto contraddice Gesù, le parole del suo Vangelo sono chiarissime, Egli ha dato il Primato di Pietro ad una sola persona. “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16,18).
Benedetto XVI ieri ha precisato bene la sua posizione, mentre alcuni giorni fa il direttore della Sala Stampa Vaticana, Padre Lombardi, ha detto ma non si sa a nome di chi: “Benedetto XVI sarà Papa emerito, si chiamerà Romano Pontefice emerito”Questo titolo è per me un’assoluta novità…  
È una novità nella teologia cattolica, non era mai avvenuto e mai si era pensato ad una ipotesi simile. È una grande novità perché si rende un Papa come un Vescovo, senza avere più il potere del Primato. Questo accostamento risulta impreciso per la nostra dottrina. Il Papa è il Vescovo di Roma, solo lui ha il Primato di guidare la Chiesa, e un altro Vescovo non può essere nello stesso periodo anch’esso Papa. Se il Papa è il Vescovo di Roma, dovrebbe essere indicato come Vescovo emerito di Roma. 
Comunque, lasciamo fare come si desidera, non cambia la nostra Fede, perché noi conosciamo la dottrina e rimaniamo sereni senza dare giudizi né fare ipotesi. Gesù è vivo e salverà la sua Chiesa.
Da diversi anni scrivo queste cose e oramai siamo in dirittura d’arrivo, come sempre invito a verificare l’evolversi degli attacchi contro la Chiesa Santa per comprendere l’autenticità delle mie affermazioni. I tempi privi della vera Fede ci indicano che la situazione volge al peggio, sono le manifestazioni di molti teologi del mondo schierati contro la figura del Papa e la sana dottrina ad indicarci che le loro posizioni non potranno che peggiorare gli scontri all’interno della Chiesa.
Non dovete lasciarvi ingannare dalle parole di quanti affermano di seguire la Chiesa o il Magistero del Papa ma poi interiormente ed intenzionalmente li rifiutano. Questa strategia la troviamo in innumerevoli casi, infatti si affermano parole di vicinanza al Vangelo per poi nel cuore avere il pieno rifiuto degli insegnamenti di Gesù. Si chiama ipocrisia? Bisogna chiederlo a quanti con le loro opere non mostrano più di seguire Gesù.
L’attenzione quindi non và posta solamente sulle parole, soprattutto le opere indicano la spiritualità del cristiano. La Fede se non ha le opere, è morta in se stessa” (Gc 2,17). Quanti si ribellano alla sana dottrina della Chiesa non possono mostrare opere buone, lo dice Gesù: “Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?” (Mt 7,16).
Gesù lo manifesta nella parabola che racconta oggi, parla dei contadini che avevano avuto assegnata la vigna ed invece di rispettare i patti con il padrone, se ne appropriarono, arrivando ad uccidere fisicamente gli inviati del padrone per riprendersi la sua vigna.
La vigna è la Chiesa, il padrone è Dio Padre, i contadini disonesti sono quanti tradiscono Gesù, i servi inviati dal padrone sono i buoni cattolici che lavorano fedelmente nella Chiesa e difendono il Vangelo storico.
I contadini disonesti nella parabola paragonati a quanti non predicano più Gesù Cristo, non solo uccidono con modalità diverse i servi inviati da Dio, arrivano ad uccidere Gesù presente nelle anime dei credenti, insegnando false dottrine o teorie protestanti che sottilmente si oppongono alla vera Fede cattolica.
Gli ebrei fecero così con Gesù e Lui nella parabola già lo aveva predetto in questa parabola: “Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero”. Infatti, in seguito arresteranno Gesù, Lo getteranno fuori da Gerusalemme e Lo uccideranno. Gli ebrei erano diventati talmente accecati da dimenticare i miracoli di Gesù, la sua provenienza non umana.
Non avevano più la lucidità per agire con intelligenza, mentre i nemici di Gesù di oggi hanno una lucidità spaventosamente brillante e riescono a dettare pazientemente i tempi degli attacchi alla Chiesa per distruggerla.
Dio vuole che la sua vigna sia lavorata bene e che si restituisca a Lui quanto vi è di buono, come la lode, l’adorazione, il ringraziamento. Avviene anche per gli oggetti meno importanti che si prestano, ognuno esige il rispetto da parte di chi li utilizza, quindi, figuriamoci cosa esige Dio Padre dagli uomini di Chiesa che la governano. Esige una devozione piena alla Chiesa e un servizio umile come operai, non possono gli operai trasformarsi nel padrone, non possono sostituirsi a Lui.
Gesù nella parabola indica la fine dei contadini traditori: “Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini”, e noi ci chiediamo se non sia questa la fine che faranno tutti coloro che si schierano contro Gesù e la sua Chiesa! Noi vogliamo la loro salvezza eterna e per questo preghiamo, però senza il loro sincero pentimento le preghiere non servono a nulla.
Come ho scritto nel mio libro “La corruzione nella Chiesa”, da alcuni decenni sono iniziati i tempi dell’attacco più spietato della storia contro la Chiesa, un attacco che vuole creare un’altra figura di Cristo, un Gesù astratto e con insegnamenti tolleranti su tutti i peccati. Si vuole creare una Chiesa senza i suoi ispirati insegnamenti, senza i Sacramenti e con una visione della vita pienamente modernista.
Un nuovo Cristo e una nuova Chiesa che rallegreranno i cattolici tiepidi e privi di Fede, privi della conoscenza della sana dottrina.
La Madonna appare a Medjugorje da 32 anni proprio per ripetere gli insegnamenti del Vangelo, gli insegnamenti non più seguiti -anche perché non conosciuti- da moltissimi cattolici. Non cercate per curiosità profezie nuove e che al 99% sono false, leggete ogni giorno alcuni messaggi di Medjugorje e praticateli con impegno. Vedrete come cambierà in meglio la vostra vita. Nel nostro sito trovate i messaggi www.gesuemaria.it

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2168 - Preghiera per ottenere la conoscenza di Dio

''Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù e la tua sapienza incalcolabile (Sal 144,3; 146,5)E l'uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato, che si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi. Eppure l'uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te. Che io ti cerchi, Signore, invocandoti e ti invochi credendoti, perché il tuo annunzio ci è giunto.
Ma chi mi farà riposare in te, chi ti farà venire nel mio cuore a inebriarlo? Allora dimenticherei i miei mali e il mio unico bene abbraccerei: te.
Cosa sei per me? Abbi misericordia, affinché io parli. E cosa sono io stesso per te, sì che tu mi comandi di amarti e ti adiri verso di me e minacci, se non obbedisco, gravi sventure, quasi fosse una sventura lieve l'assenza stessa di amore per te? Oh, dimmi per la tua misericordia, Signore Dio mio, cosa sei per me. Di' all'anima mia: «La salvezza tua io sono!». 
Dillo, che io l'oda. Ecco, le orecchie del mio cuore stanno davanti alla tua bocca, Signore. Aprile, e di' all'anima mia: «La salvezza tua io sono». 
Rincorrendo questa voce, io ti raggiungerò, e tu non celarmi il tuo volto. 
Che io muoia, per non morire, per vederlo.''
Agostino, Le Confessioni, 1,1.5
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Medaglia di San Benedetto