Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come unica ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************



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giovedì 7 febbraio 2013

2124 - Commento al Vangelo del 7/2/2013


+ Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13)
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Dopo una sufficiente preparazione, Gesù decise di inviare i Dodici ad annunciare il suo Vangelo, la Buona Novella che Israele attendeva ma in modo distorto. Gesù “chiamò a sé”, precisa il Vangelo, cioè li rese prima suoi nello Spirito Divino e poi li inviò. Dalla triste ed infernale storia di Giuda Iscariota conosciamo che anche gli eletti possono cadere rovinosamente dopo un’apparente spiritualità e un fervore che può sembrare ingannevolmente uno zelo molto profondo.
Gesù oggi ha bisogno di apostoli autentici ed affidabili, Egli non invia spontaneamente e disapprova quanti favoriscono il modernismo ed alimentano una profonda confusione dottrinale, con le nuove teorie opposte al Vangelo storico.
La precisazione è semplice: oggi molti modernisti vogliono seguire un Gesù aggiornato, inteso della fede (minuscolo), un Gesù diverso dal Vangelo e moderno, che permette ogni peccato e fondano la dottrina sull'amore e sulla misericordia, nel senso che non esiste l’inferno né i diavoli, tutti siamo bravi e vivremo eternamente. Ma dove? È una eresia che ne contiene molte altre. Invece, la Chiesa Santa quella fedele alla Tradizione ed quella dei Papi, ci invita a seguire il Vangelo storico, come lo hanno scritto gli Evangelisti e lo hanno predicato gli Apostoli. Seguire Gesù storico significa credere rettamente alla sua completa e santa predicazione.
Però nella Chiesa da più di cinquant’anni è subentrato il prurito dell’aggiornamento, ed avviene più o meno come nelle comunità protestanti, dove ognuno interpreta il Vangelo secondo lo “spirito” del momento, dipende se c’è euforia, tristezza, esaltazione, depressione. Non si può interpretare la Scrittura come si vuole, c’è la sana Tradizione della Chiesa Cattolica ad indicare la Verità intera. Sono i Vangeli storici, i Padri apostolici e i Padri della Chiesa a dare le giuste indicazioni.
San Paolo lo aveva già scritto: “Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie” (2 Tim 4,3).
Mi arrivano ogni giorno innumerevoli mail, anche testimonianze di credenti che provano molta amarezza nel sentire parole moderniste in Chiesa oppure non si parla più del vero insegnamento del Vangelo. Questa nostra newsletter è allora un baluardo contro ogni forma di modernismo, di protestantesimo, di aggiornamento che si oppone alla sana dottrina, al Magistero della Chiesa.
«Caro Padre, leggo con piacere i suoi commenti al Vangelo e le sue considerazioni riferite al brutale periodo in cui stiamo vivendo. In larga misura mi ha già risposto, tuttavia le chiedo una cosa che mi sta molto a cuore: perché in Chiesa, durante le omelie, non si sente più parlare del demonio? Per quale motivo non lo si chiama più col suo vero nome, mentre, al contrario, lo si definisce con il generico sostantivo di “male”? Gli esorcisti sono visti, anche all’interno della Chiesa gerarchica, come degli esaltati che praticano riti medioevali... Mi creda, Padre, io sono una persona pragmatica e razionale; ma la Fede in Gesù Cristo ed in Sua Madre comportano di considerare satana per quello che è: il demonio, artefice del male che impera e che sta distruggendo questo mondo. La prego di continuare, con i suoi commenti e di far conoscere l'opera di Maria Valtorta, che è di Gesù. Grazie e che Gesù e Maria la guidino e proteggano sempre. Un saluto fraterno. Diego Vicino».
Ritorno al discorso iniziale. Gesù inviò i Dodici e tra essi era presente anche Giuda che poi Lo avrebbe tradito, ma il Signore conosceva il cuore marcio dell’uomo che scelse di dannarsi, e lo stesso gli diede la possibilità di lavorare per il Regno di Dio, perché all'inizio era obbediente. Anche Giuda ebbe la possibilità di compiere opere buone ma non accettò. Se si fosse trovato già nella condizione dell’apostasia, Gesù non lo avrebbe assolutamente mandato ad evangelizzare.
Quindi, Gesù desidera che tutti i cristiani lavorino per la causa del Vangelo, ognuno poi sceglie come seguire il Signore, cosa fare e in che misura dedicare del tempo per la diffusione del Vangelo nel mondo e la salvezza dei peccatori. Si deduce che oggi ci sono molti Pastori che non sono mandati da Gesù ad evangelizzare, inizialmente il Signore aveva fiducia in loro ma nel tempo hanno cambiato mentalità e padrone.
Noi della Parrocchia virtuale preghiamo per la salvezza di tutti, ma dobbiamo chiamare con il proprio nome ogni cosa.
Non si può fare santo apostolato utilizzando il Nome di Gesù e trasgredendo il suo Vangelo, è una contraddizione, non ha senso e non ci saranno frutti autentici. Quelle conversioni apparenti in realtà sono fuochi di paglia, si infiamma per poco tempo e purtroppo subito si spegne. Si può anche frequentare la Messa festiva con quella paglia spenta che si porta dentro, ma non c’è il vivo desiderio di seguire Gesù e vivere il suo Vangelo. Si porta dentro paglia già bruciata ed è assente il fuoco dello Spirito Santo che trasfigura la persona e la rende nuova nei pensieri e nelle opere.
Qui sta la vera prova della conversione: le opere che compie la persona. Se non sono più quelle di prima e inizia una vita nuova!
Gesù mandò gli Apostoli a due a due, ed è la migliore soluzione per agire con maggiore responsabilità e devozione. Però Gesù per dare prova della sua autorità, diede subito ai Dodici il potere di scacciare i diavoli. Ogni cristiano deve sapere che la sua preghiera umile, piena di Fede, il suo amore verso tutti, terrorizzano i diavoli e li fanno allontanare. Chiunque può pregare con queste tre caratteristiche a casa sua o insieme agli altri in altre case, chiedendo a Gesù di intervenire e alla Madonna di proteggere quella famiglia e la casa.
Se coloro che pregano vivono le tre condizioni (preghiera umile, piena di Fede, amore sincero verso tutti), i diavoli scappano terrorizzati. Provate a pregare a casa vostra e chiedete alla Madonna di liberarla dalle negatività e da ogni forma di disturbo o di invidia. Pregate Gesù di intervenire, non dovete mai pronunciare altri nomi se non Gesù e Maria. Invocate Loro, chiedete di aiutarvi e di guarire gli ammalati che avete in casa.
Anche io mi unisco alle vostre preghiere, già prego molte volte ogni giorno per tutti voi iscritti alla newsletter. Chiedo sempre la vostra guarigione o liberazione da ogni male e avversità o la pace in famiglia.
Il Vangelo oggi parla delle guarigioni che avvenivano dopo che gli Apostoli ungevano gli ammalati, questo rito dovrebbe compiersi in ogni parrocchia, almeno una volta al mese il parroco dovrebbe guidare una preghiera per gli ammalati con l’Adorazione Eucaristica e alla fine fa l’unzione con l’olio benedetto. A tutti i presenti, non solamente agli ammalati. Avverranno guarigioni e liberazioni dai disturbi causati dai diavoli. Parlatene con i vostri parroci, invito direttamente tutti i Sacerdoti che leggono questa newsletter. I diavoli tremano davanti all’olio benedetto, e Gesù è sempre pronto a donare tutto ciò che viene chiesto di conveniente.
«Caro Padre Giulio, questo è il Vangelo di una newsletter: “Durante il cammino molta folla cercava di toccare Gesù, ci riuscì una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando”. Poi lei ha scritto: “Quante persone si incontrano che hanno cercato la guarigione fisica solo nelle cure mediche e non hanno chiesto l’intervento di Gesù. Chi invece prega con fervore e con amore, viene guidato dallo Spirito Santo verso le cure migliori e gli ospedali eccellenti”. Caro Padre Giulio, posso portarle la mia esperienza recentissima che conferma questo suo commento. Ho una sordità neurosensoriale bilaterale e dopo aver pregato e fatto pregare, sono riuscita a trovare un luminare in Italia che mi ha operato l'orecchio destro (ormai morto) inserendo l'impianto cocleare. Per me è una rinascita perché già sento meglio. Domenica per la prima volta ho risentito il suono delle campane e la campanella della consacrazione!!!!!!!!!!!! Gloria a Dio! Laura Soccorsi».
Questa mattina ho inviato l’articolo sul Vescovo Bello per mostrare come spesso dietro alle parole seducenti e che suscitano piacevole incanto, si possa nascondere una spiritualità carente. Chi ha letto qualche scritto del Vescovo può rimanere abbagliato dalle parole che scivolano piacevolmente e che quasi rallegrano, ma se viene fatta un’analisi del contenuto, si accorge che questi scritti non conducono alla vera Fede (maiuscolo). Esaltano la ragione e addormentano la Fede.
Anche in questo caso non si vuole giudicare la persona, non c’è alcuna condanna verso l’uomo, si valutano gli scritti, le parole dette nelle omelie.
I veri seguaci di Gesù affermano che i suoi libri non avvicinano i cristiani a Gesù e alla Madonna ma li allontanano! Danno una conoscenza più umana e Li svuotano del soprannaturale, infatti, quanti leggono quelle opere sono fermi ad una Fede ancora da formare. Ci sono centinaia di casi conosciuti.
Il cristiano autentico non si lascia ammaliare dalla forma del testo, non segue uno scrittore per lo stile con cui scrive ma per quello che scrive. È facile cadere nell’errore di apprezzare libri di spiritualità cristiana per la forma astratta utilizzata, da cui si evince un messaggio prettamente umano, che però utilizza -ambiguamente- parole sacre. Il maestro di questo modernismo fu il Cardinale Martini, infatti i suoi libri erano apprezzati soprattutto dagli atei, i quali leggendoli rimanevano sempre atei. E a cosa servivano i libri del Cardinale Martini?
Ditemi dov’è la verità in un libro di spiritualità se non aiuta il lettore a seguire Gesù e convertirsi, ad osservare il Vangelo.
Noi dobbiamo chiederci umilmente se vogliamo seguire la sana dottrina oppure le banalità che non suscitano la Fede e non spingono a vivere il Vangelo nella sua verità. Quando si leggono scritti spirituali astratti e discordanti dal Vangelo, si corre il rischio di cadere nella superbia, perché la persona si convince di avere raggiunto uno stato spirituale massimo, mentre in realtà quel testo non spinge alla penitenza e blocca il cammino della persona. Non fa compiere mai la volontà di Gesù.
Ognuno poi rimane libero di leggere quello che vuole, ciò che cerca di leggere corrisponde alla sua spiritualità.
Conosco persone molto impegnati che leggono libri di spiritualità cristiana edificanti e che elevano ad una Fede grande e non intendo solamente scritti di Santi. Ovvio che se leggono le opere dei Santi il cammino spirituale accelera in modo veloce.
Ricordate che una persona agisce e parla secondo i pensieri o concetti che informano la sua mente: se le nozioni arrivano da scritti modernisti, la sua spiritualità non si formerà mai secondo il Cuore di Gesù. Al contrario, se i pensieri comunicano alla mente propositi santi e una Fede forte, la persona agirà in modo virtuoso e seguirà gli insegnamenti di Gesù.
Noi siamo ciò che leggiamo, e Sant’Agostino affermava: “Siamo ciò che amiamo”.
Per l’importanza della buona lettura, Padre Pio meditava per diverse ore al giorno le opere dei Santi. Un grande autore, Sant'Alfonso dè Liguori restava anche per cinque ore nella giornata a meditare le cose del Cielo. Perché se si meditano scritti che trattano le cose del Cielo l’anima si eleva, se si meditano parole umane e che rimangono attaccate alla terra, l’anima si allontana da Gesù e per la debolezza si sporca nei peccati.
Ed aumenterà l’inclinazione a peccare.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2123 - Beato Pio IX, Papa


La famiglia Mastai è di antichissima e nobile stirpe, originaria di Crema nel 1300; un componente di questa famiglia, residente a Venezia, si spostò a Senigallia nel 1557 e sposò una senigalliese.
Nel 1625 Giovanni Maria Mastai sposò la contessa Margherita Ferretti di Ancona, ereditandone i titoli, i beni e lo stemma che si aggiunse a quello Mastai. Fu una famiglia molto prolifica e religiosa; il trisavolo di Pio IX ebbe 19 figli, il bisnonno sei figli, il nonno Ercole sette. Giovanni Maria Mastai Ferretti (Pio IX) fu il nono figlio del Conte Girolamo e di Caterina Sollazzi e nacque a Senigallia il 13 maggio 1792, battezzato lo stesso giorno della nascita.
Compì gli studi classici nel Collegio dei Nobili a Volterra, diretto dagli Scolopi, dal 1803 al 1808, studi sospesi per improvvisi attacchi epilettici, proprio quando sognava di seguire la carriera ecclesiastica.
Dal 1814 fu ospite a Roma dello zio Mastai Ferretti Paolino, Canonico di S. Pietro e poté proseguire gli studi di Filosofia e di Teologia nel Collegio Romano.
Nel 1815 si recò in pellegrinaggio a Loreto ed ottenne la grazia della guarigione dalla malattia.
Per questo poté continuare i suoi studi e la preparazione intensa al presbiterato.
 
Il 5 gennaio 1817 ricevette gli Ordini Minori, il 19 dicembre 1818 il Suddiaconato, il 7 marzo 1819 il Diaconato, il 10 aprile 1819 venne ordinato Sacerdote. L'11 aprile 1819 celebrò la prima Santa Messa nella chiesa di sant'Anna, annessa all'Ospizio Tata Giovanni, tra i ragazzi che furono il centro del suo apostolato giovanile fino al 1823.
Dal luglio 1823 al giugno 1825 fu tra i membri componenti la Missione apostolica in Cile guidata dal Delegato Mons. Giovanni Muzi.
Il 24 aprile 1827 fu nominato Arcivescovo di Spoleto a soli 35 anni; il 6 dicembre 1832 venne trasferito al Vescovado di Imola; il 14 dicembre 1840 ricevette la berretta Cardinalizia; il 16 giugno 1846, al quarto scrutinio, con voti 36 su 50 Cardinali presenti al Conclave, venne eletto Sommo Pontefice a soli 54 anni.
Un mese dopo concesse l'amnistia (16 luglio 1846) per i reati politici.
Dall'agosto 1846 al 14 marzo 1848 è l'epoca delle grandi riforme dello Stato Pontificio (Ministero liberale, libertà di stampa e agli ebrei, Guardia Civica, inizio delle ferrovie, Municipio di Roma, 14 marzo 1849 emissione dello Statuto).
Con l'Allocuzione del 29 aprile 1848 contro la guerra all'Austria declina la stella politica del Mastai e incomincia la sua lunga Via Crucis.
Il 15 novembre 1848 uccisione di Pellegrino Rossi; dal 24 novembre 1848 al 12 aprile 1850 esilio del Pontefice a Gaeta e quindi ritorno a Roma, ove riprese una illuminata restaurazione.
 
L'8 dicembre 1854 definizione del dogma della Immacolata Concezione.
Dal 4 maggio al 5 settembre 1857 viaggio-visita politico-pastorale di Pio IX nei suoi Stati.
Nell'aprile del 1860 caddero le Legazioni, nel settembre le Marche e l'Umbria furono annesse al Regno d'Italia.
 
Il 1° luglio 1861 viene pubblicato il primo numero dell'"Osservatore Romano". L'8 dicembre 1864 Enciclica« Quanta Cura» e il « Sillabo»; il 2 maggio 1868 approvazione della Gioventù Cattolica Italiana; l'8 dicembre 1869 apertura del Concilio Vaticano I che promulga due Costituzioni, la « Dei Filius » e la « Pastor Aeternus » del 18 luglio 1870 e la definizione del magistero infallibile del Pontefice Romano se parla « ex cathedra »; chiusura del Concilio per il precipitare degli eventi politici. Il 20 settembre 1870 presa di Roma e chiusura volontaria del Papa in Vaticano.
L'8 dicembre 1870 Pio IX proclamò S. Giuseppe patrono della Chiesa universale. Il 16 giugno 1875 Consacrazione della Chiesa al Sacro Cuore di Gesù.
Il 7 febbraio 1878 morte di Pio IX dopo 32 anni di Pontificato.
 
Il 12 febbraio 1907 S. Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto, 1903-1914) ordina l'introduzione della Causa di Beatificazione di Pio IX con i Processi Diocesani di Roma, Senigallia, Spoleto, Imola, Napoli.
Nel 1954-1955 solenne apertura del Processo Apostolico di Beatificazione presso la Congregazione dei Santi.
Il 6 luglio 1985 promulgazione del Decreto sulla eroicità delle virtù del Ven. Pio IX; il 20 dicembre 1999 Decreto di riconoscimento del Miracolo attribuitogli.
 
Pio IX è stato elevato agli onori dell'altare, il 3 settembre 2000, dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) che, nel corso dell’omelia, ne delineò la figura nei seguenti termini:
 
1. Nel contesto dell'Anno Giubilare, è con intima letizia che procedo alla beatificazione di due Pontefici, Pio IX e Giovanni XXIII [...]
2. Ascoltando le parole dell'acclamazione al Vangelo:« Signore, guidaci sul retto cammino », il pensiero è andato spontaneamente alla vicenda umana e religiosa del Papa Pio IX, Giovanni Maria Mastai Ferretti. In mezzo agli eventi turbinosi del suo tempo, egli fu esempio di incondizionata adesione al deposito immutabile delle verità rivelate. Fedele in ogni circostanza agli impegni del suo ministero, seppe sempre dare il primato assoluto a Dio ed ai valori spirituali. Il suo lunghissimo pontificato non fu davvero facile ed egli dovette soffrire non poco nell'adempimento della sua missione al servizio del Vangelo. Fu molto amato, ma anche odiato e calunniato.
Ma fu proprio in mezzo a questi contrasti che brillò più vivida la luce delle sue virtù: le prolungate tribolazioni temprarono la sua fiducia nella divina Provvidenza, del cui sovrano dominio sulle vicende umane egli mai dubitò. Da qui nasceva la profonda serenità di Pio IX, pur in mezzo alle incomprensioni ed agli attacchi di tante persone ostili. A chi gli era accanto amava dire: « Nelle cose umane bisogna contentarsi di fare il meglio che si può e nel resto abbandonarsi alla Provvidenza, la quale sanerà i difetti e le insufficienze dell'uomo ».
Sostenuto da questa interiore convinzione, egli indisse ilConcilio Ecumenico Vaticano I, che chiarì con magisteriale autorità alcune questioni allora dibattute, confermando l'armonia tra fede e ragione. Nei momenti della prova, Pio IX trovò sostegno in Maria, di cui era molto devoto.Proclamando il dogma dell'Immacolata Concezione, ricordò a tutti che nelle tempeste dell'esistenza umana brilla nella Vergine la luce di Cristo, più forte del peccato e della morte.[...]
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mercoledì 6 febbraio 2013

2122 - Commento al Vangelo del 6/2/2013


+ Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6)
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Ieri abbiamo visto che per ottenere un miracolo o una Grazia ordinaria è indispensabile la costanza nella preghiera. Ho spiegato innumerevoli volte come deve essere la nostra preghiera, la Fede che deve animarla altrimenti si dicono parole vuote, ci si illude solamente di pregare mentre si rimane distaccati da Gesù. Per farvi capire meglio, quando nella preghiera non è presente ciò che permette di entrare in comunicazione con Gesù, rimane inascoltata.
Lo vediamo anche nel Vangelo di oggi, molti compaesani nella sinagoga non credevano in Gesù perché mancavano di Fede.
Vediamo un’altra affermazione del Vangelo che indica questo: “E lì non poteva compiere nessun prodigio”, è scritto che non poteva e non tanto che non voleva. Non poteva perché non trovava in essi quella condizione giusta per donare Grazie, è un fatto di giustizia in Dio dare qualcosa o molto solo se trova nei credenti le condizioni o disposizioni adeguate per riceverle.
Pensate a tutti quelli che nella sofferenza chiedono un miracolo senza però convertirsi né compiere la volontà di Dio, sarebbe ingiusto.
Tutti noi saremmo certamente contenti, ma non c’è giustizia in quel modo di operare da parte di Dio, perché altrimenti dovrebbe donare miracoli a tutti quelli che aprono bocca e chiedono Grazie. Non servirebbe più a nulla avere la Fede o coltivare la Fede o pregare e compiere penitenze. Dio vuole donare a tutti miracoli ed aiuti, ma bisogna meritarli, si devono compiere sforzi spirituali e sentire la preghiera oltre che viverla nella vita quotidiana.
E lì non poteva compiere nessun prodigio”, dobbiamo avere chiara questa impossibilità se non si hanno le disposizioni spirituali necessari. La frase che segue dopo questa, sembra contraddirla, invece si spiega facilmente: “… ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì”. Riguardo la prima, non poteva compiere alcun prodigio perché nei cuori non trovava la Fede in Lui, ma impose volontariamente le mani a pochi malati e li guarì perché c’era una purezza che preparava alla Fede.
Sarà stata la malattia a renderli umili ed imploranti, ma quei malati avevano il cuore purificato ed erano molto puri e pronti ad avere la Fede in Gesù. Anche se il Signore non ha trovato una grande Fede, però ha trovato la purezza interiore e le disposizioni per accogliere il suo Vangelo. Quei malati ebbero così una grande Fede e diventarono seguaci di Gesù.
Mi piace riportare il messaggio di Medjugorje dato dalla Madonna riguardo il bambino: Perché quel bambino ammalato possa guarire, é necessario che i suoi genitori credano fermamente, preghino ardentemente, digiunino e facciano penitenza” (31 agosto 1981). Come si nota la Madonna ha dato un programma di vita abbastanza solido, invito tutti voi a riflettere una ad una le condizioni richieste dalla Vergine per ottenere un miracolo. Proprio in queste richieste della Madonna c’è la chiave per ottenere le Grazie che chiedete.
La costanza nella preghiera e la preghiera piena di Fede, possono ottenere anche le Grazie impossibili, però occorre valutare la validità della richiesta. Le Grazie spirituali si ottengono con maggiore facilità se il credente ha Fede e si impegna nelle virtù, mentre altre Grazie possono anche essere inopportune o arrecare addirittura danno alla persona che la richiede.
Per esempio chi vuole sposare un uomo o una donna per formare una famiglia, non è in grado di prevedere quanto accadrà in futuro insieme a quella persona, cosa si evolverà dopo qualche anno. Centinaia di milioni di persone sono deluse perché prima del matrimonio non potevano prevedere quanto sarebbe avvenuto dopo. Non voglio ovviamente incolpare nessuno, è un discorso generale, un coniuge sbaglia per impulsività o per incomprensione.
Quindi, conviene chiedere alla Madonna un aiuto prima di formare una famiglia, si chiede umilmente di trovare la persona giusta per formare una famiglia santa se ancora non si è incontrata, se invece c’è un’amicizia con una persona, nella preghiera si chiede di capire se è la persona giusta. E chi segue le indicazioni date sopra dalla Madonna, si sentirà guidato ad accettare oppure no quel matrimonio.
Chi agisce con Fede e compie la volontà di Dio, non sbaglia nelle scelte!
Molti matrimoni avvengono per la simpatia quindi l’amore o perché ci si conosce e condivide molto o perché c’è l’attrazione fisica. Queste tre componenti dovrebbero essere presenti quando due decidono di sposarsi, invece oggi sembra che molti puntino prevalentemente sull’attrazione fisica e non sul vero amore né sugli interessi comuni. Pensate a una coppia che non condivide alcun interesse o pochi interessi, quanto potrà durare l’unione?
Se la coppia è già formata e si trova in difficoltà, non bisogna abbattersi, tutto è possibile a Gesù se i due coniugi iniziano un cammino di Fede e pregano insieme. Tutto si può ricomporre e trovare l’armonia mai conosciuta prima.
Per trovare il coniuge giusto occorre pregare e fare un serio discernimento. Questo per evitare sofferenze in seguito.
Concluso l’esempio di chi chiede la Grazia per fare un buon matrimonio o per salvare il suo matrimonio, passo a considerare le ultime parole dette da Gesù nel Vangelo di oggi. “E si meravigliava della loro incredulità”. Gesù si meraviglia molto di più oggi nel vedere incalcolabili cristiani che dubitano di Lui, Lo pregano pochissimo, o peggio ancora cercano di ostacolare la diffusione del suo Vangelo storico.
L’incredulità la posseggono anche i cristiani, quelli che vivono nell’apostasia del cuore, nel senso che hanno perduto la Fede. Forse prima l’avevano oppure ostentavano di averla, ma sempre i frutti fanno conoscere l’albero fradicio e infruttuoso.
La sfiducia o il dubbio verso Gesù, distrugge quella Fede che molti cristiani pensavano di avere e cadono nell’irreligiosità. Allontanarsi da Gesù è un po’ morire dentro… Non si avrà mai più pace e gioia, speranza e felicità.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2121 - Udienza di Benedetto XVI del 6/2/2013

L'Anno della fede. 
Io credo in Dio: il Creatore del cielo e della terra, il Creatore dell'essere umano 

Cari fratelli e sorelle, 
 il Credo, che inizia qualificando Dio come “Padre Onnipotente”, come abbiamo meditato la settimana scorsa, aggiunge poi che Egli è il “Creatore del cielo e della terra”, e riprende così l’affermazione con cui inizia la Bibbia. Nel primo versetto della Sacra Scrittura, infatti, si legge: «In principio Dio creò il cielo e la terra» (Gen 1,1): è Dio l’origine di tutte le cose e nella bellezza della creazione si dispiega la sua onnipotenza di Padre che ama. Dio si manifesta come Padre nella creazione, in quanto origine della vita, e, nel creare, mostra la sua onnipotenza. Le immagini usate dalla Sacra Scrittura al riguardo sono molto suggestive (cfr Is 40,12; 45,18; 48,13; Sal 104,2.5; 135,7; Pr 8, 27-29; Gb 38–39). Egli, come un Padre buono e potente, si prende cura di ciò che ha creato con un amore e una fedeltà che non vengono mai meno, dicono ripetutamente i salmi (cfr Sal 57,11; 108,5; 36,6). Così, la creazione diventa luogo in cui conoscere e riconoscere l’onnipotenza del Signore e la sua bontà, e diventa appello alla fede di noi credenti perché proclamiamo Dio come Creatore. «Per fede, - scrive l’autore della Lettera agli Ebrei - noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sicché dall'invisibile ha preso origine il mondo visibile» (11,3). La fede implica dunque di saper riconoscere l’invisibile individuandone la traccia nel mondo visibile. Il credente può leggere il grande libro della natura e intenderne il linguaggio (cfr Sal 19,2-5); ma è necessaria la Parola di rivelazione, che suscita la fede, perché l’uomo possa giungere alla piena consapevolezza della realtà di Dio come Creatore e Padre. È nel libro della Sacra Scrittura che l’intelligenza umana può trovare, alla luce della fede, la chiave di interpretazione per comprendere il mondo. In particolare, occupa un posto speciale il primo capitolo della Genesi, con la solenne presentazione dell’opera creatrice divina che si dispiega lungo sette giorni: in sei giorni Dio porta a compimento la creazione e il settimo giorno, il sabato, cessa da ogni attività e si riposa. Giorno della libertà per tutti, giorno della comunione con Dio. E così, con questa immagine, il libro della Genesi ci indica che il primo pensiero di Dio era trovare un amore che risponda al suo amore. Il secondo pensiero è poi creare un mondo materiale dove collocare questo amore, queste creature che in libertà gli rispondono. Tale struttura, quindi, fa sì che il testo sia scandito da alcune ripetizioni significative. Per sei volte, ad esempio, viene ripetuta la frase: «Dio vide che era cosa buona» (vv. 4.10.12.18.21.25), per concludere, la settima volta, dopo la creazione dell’uomo: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (v. 31). Tutto ciò che Dio crea è bello e buono, intriso di sapienza e di amore; l’azione creatrice di Dio porta ordine, immette armonia, dona bellezza. Nel racconto della Genesi poi emerge che il Signore crea con la sua parola: per dieci volte si legge nel testo l’espressione «Dio disse» (vv. 3.6.9.11.14.20.24.26.28.29). E' la parola, il Logos di Dio che è l'origine della realtà del mondo e dicendo: “Dio disse”, fu così, sottolinea la potenza efficace della Parola divina. Così canta il Salmista: «Dalla parola del Signore furono fatti i cieli, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera…, perché egli parlò e tutto fu creato, comandò e tutto fu compiuto» (33,6.9). La vita sorge, il mondo esiste, perché tutto obbedisce alla Parola divina. Ma la nostra domanda oggi è: nell'epoca della scienza e della tecnica, ha ancora senso parlare di creazione? Come dobbiamo comprendere le narrazioni della Genesi? La Bibbia non vuole essere un manuale di scienze naturali; vuole invece far comprendere la verità autentica e profonda delle cose. La verità fondamentale che i racconti della Genesi ci svelano è che il mondo non è un insieme di forze tra loro contrastanti, ma ha la sua origine e la sua stabilità nel Logos, nella Ragione eterna di Dio, che continua a sorreggere l’universo. 
C’è un disegno sul mondo che nasce da questa Ragione, dallo Spirito creatore. Credere che alla base di tutto ci sia questo, illumina ogni aspetto dell’esistenza e dà il coraggio di affrontare con fiducia e con speranza l’avventura della vita. Quindi, la scrittura ci dice che l'origine dell'essere, del mondo, la nostra origine non è l'irrazionale e la necessità, ma la ragione e l'amore e la libertà. Da questo l'alternativa: o priorità dell'irrazionale, della necessità, o priorità della ragione, della libertà, dell'amore. Noi crediamo in questa ultima posizione. Ma vorrei dire una parola anche su quello che è il vertice dell’intera creazione: l’uomo e la donna, l’essere umano, l’unico “capace di conoscere e di amare il suo Creatore” (Cost. past. Gaudium et spes, 12). Il Salmista guardando i cieli si chiede: «Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi?» (8,4-5). L’essere umano, creato con amore da Dio, è ben piccola cosa davanti all’immensità dell’universo; a volte, guardando affascinati le enormi distese del firmamento, anche noi abbiamo percepito la nostra limitatezza. L’essere umano è abitato da questo paradosso: la nostra piccolezza e la nostra caducità convivono con la grandezza di ciò che l’amore eterno di Dio ha voluto per lui. I racconti della creazione nel Libro della Genesi ci introducono anche in questo misterioso ambito, aiutandoci a conoscere il progetto di Dio sull’uomo. Anzitutto affermano che Dio formò l’uomo con la polvere della terra (cfr Gen 2,7). Questo significa che non siamo Dio, non ci siamo fatti da soli, siamo terra; ma significa anche che veniamo dalla terra buona, per opera del Creatore buono. A questo si aggiunge un’altra realtà fondamentale: tutti gli esseri umani sono polvere, al di là delle distinzioni operate dalla cultura e dalla storia, al di là di ogni differenza sociale; siamo un’unica umanità plasmata con l’unica terra di Dio. Vi è poi un secondo elemento: l’essere umano ha origine perché Dio soffia l’alito di vita nel corpo modellato dalla terra (cfr Gen 2,7). L’essere umano è fatto a immagine e somiglianza di Dio (cfr Gen 1,26-27). Tutti allora portiamo in noi l’alito vitale di Dio e ogni vita umana – ci dice la Bibbia – sta sotto la particolare protezione di Dio. Questa è la ragione più profonda dell’inviolabilità della dignità umana contro ogni tentazione di valutare la persona secondo criteri utilitaristici e di potere. L’essere ad immagine e somiglianza di Dio indica poi che l’uomo non è chiuso in se stesso, ma ha un riferimento essenziale in Dio. Nei primi capitoli del Libro della Genesi troviamo due immagini significative: il giardino con l’albero della conoscenza del bene e del male e il serpente (cfr 2,15-17; 3,1-5). Il giardino ci dice che la realtà in cui Dio ha posto l’essere umano non è una foresta selvaggia, ma luogo che protegge, nutre e sostiene; e l’uomo deve riconoscere il mondo non come proprietà da saccheggiare e da sfruttare, ma come dono del Creatore, segno della sua volontà salvifica, dono da coltivare e custodire, da far crescere e sviluppare nel rispetto, nell'armonia, seguendone i ritmi e la logica, secondo il disegno di Dio (cfr Gen 2,8-15). Poi, il serpente è una figura che deriva dai culti orientali della fecondità, che affascinavano Israele e costituivano una costante tentazione di abbandonare la misteriosa alleanza con Dio. 
Alla luce di questo, la Sacra Scrittura presenta la tentazione che subiscono Adamo ed Eva come il nocciolo della tentazione e del peccato. Che cosa dice infatti il serpente? Non nega Dio, ma insinua una domanda subdola: «È vero che Dio ha detto “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?”» (Gen 3,1). In questo modo il serpente suscita il sospetto che l’alleanza con Dio sia come una catena che lega, che priva della libertà e delle cose più belle e preziose della vita. La tentazione diventa quella di costruirsi da soli il mondo in cui vivere, di non accettare i limiti dell’essere creatura, i limiti del bene e del male, della moralità; la dipendenza dall'amore creatore di Dio è vista come un peso di cui liberarsi. Questo è sempre il nocciolo della tentazione. Ma quando si falsa il rapporto con Dio, con una menzogna, mettendosi al suo posto, tutti gli altri rapporti vengono alterati. Allora l’altro diventa un rivale, una minaccia: Adamo, dopo aver ceduto alla tentazione, accusa immediatamente Eva (cfr Gen 3,12); i due si nascondono dalla vista di quel Dio con cui conversavano in amicizia (cfr 3,8-10); il mondo non è più il giardino in cui vivere con armonia, ma un luogo da sfruttare e nel quale si celano insidie (cfr 3,14-19); l’invidia e l’odio verso l’altro entrano nel cuore dell’uomo: esemplare è Caino che uccide il proprio fratello Abele (cfr 4,3-9). Andando contro il suo Creatore, in realtà l’uomo va contro se stesso, rinnega la sua origine e dunque la sua verità; e il male entra nel mondo, con la sua penosa catena di dolore e di morte. E così quanto Dio aveva creato era buono, anzi, molto buono, dopo questa libera decisione dell'uomo per la menzogna contro la verità, il male entra nel mondo. Dei racconti della creazione, vorrei evidenziare un ultimo insegnamento: il peccato genera peccato e tutti i peccati della storia sono legati tra di loro. Questo aspetto ci spinge a parlare di quello che è chiamato il “peccato originale”. §§§§§§§§§§§§§§ Qual è il significato di questa realtà, difficile da comprendere? Vorrei dare soltanto qualche elemento. Anzitutto dobbiamo considerare che nessun uomo è chiuso in se stesso, nessuno può vivere solo di sé e per sé; noi riceviamo la vita dall'altro e non solo al momento della nascita, ma ogni giorno. L’essere umano è relazione: io sono me stesso solo nel tu e attraverso il tu, nella relazione dell’amore con il Tu di Dio e il tu degli altri. Ebbene, il peccato è turbare o distruggere la relazione con Dio, questa la sua essenza: distruggere la relazione con Dio, la relazione fondamentale, mettersi al posto di Dio. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che con il primo peccato l’uomo “ha fatto la scelta di se stesso contro Dio, contro le esigenze della propria condizione creaturale e conseguentemente contro il proprio bene” (n. 398). Turbata la relazione fondamentale, sono compromessi o distrutti anche gli altri poli della relazione, il peccato rovina le relazioni, così rovina tutto, perché noi siamo relazione. Ora, se la struttura relazionale dell’umanità è turbata fin dall'inizio, ogni uomo entra in un mondo segnato da questo turbamento delle relazioni, entra in un mondo turbato dal peccato, da cui viene segnato personalmente; il peccato iniziale intacca e ferisce la natura umana (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 404-406). E l’uomo da solo, uno solo non può uscire da questa situazione, non può redimersi da solo; solamente il Creatore stesso può ripristinare le giuste relazioni. Solo se Colui dal quale ci siamo allontanati viene a noi e ci tende la mano con amore, le giuste relazioni possono essere riannodate. Questo avviene in Gesù Cristo, che compie esattamente il percorso inverso di quello di Adamo, come descrive l’inno nel secondo capitolo della Lettera di San Paolo ai Filippesi (2,5-11): mentre Adamo non riconosce il suo essere creatura e vuole porsi al posto di Dio, Gesù, il Figlio di Dio, è in una relazione filiale perfetta con il Padre, si abbassa, diventa il servo, percorre la via dell’amore umiliandosi fino alla morte di croce, per rimettere in ordine le relazioni con Dio. La Croce di Cristo diventa così il nuovo albero della vita. 
Cari fratelli e sorelle, vivere di fede vuol dire riconoscere la grandezza di Dio e accettare la nostra piccolezza, la nostra condizione di creature lasciando che il Signore la ricolmi del suo amore e così cresca la nostra vera grandezza. Il male, con il suo carico di dolore e di sofferenza, è un mistero che viene illuminato dalla luce della fede, che ci dà la certezza di poterne essere liberati: la certezza che è bene essere un uomo. 
Grazie.
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2120 - San Paolo Miki e compagni


Paolo Miki nacque nei pressi di Kyōto da una nobile famiglia giapponese. Ricevette il battesimo a 5 anni e a 22 entrò nei gesuiti come novizio: studiò presso i collegi dell'ordine di Azuchi e Takatsuki e divenne un missionario ma non poté essere ordinato sacerdote a causa dell’assenza di un vescovo in Giappone.
Paolo Miki è uno dei ventisei martiri che il 5 febbraio 1597 furono messi in croce, in quanto cristiani, sulla collina di Tateyama, presso Nagasaki. Gli altri 25 martiri sono :
·        Juan da Goto Soan, James Kisai (S.J.);
·        Pedro Bautista Blázquez, Martino dell'Ascensione Aguirre, Francesco Blanco (sacerdoti O.F.M.);
·        Filippo di Gesù de Las Casas, Gonsalvo Garcìa, Francesco di San Michele de la Parilla (religiosi O.F.M.);
·        Leone Karasuma, Pedro Sukejiroo, Cosme Takeya, Paolo Ibaraki, Tommaso Dangi, Pablo Suzuki (catechisti);
·       Ludovivo Ibaraki, Antonio, Miguel Kozaki, Thomas Kozaki (figlio di Miguel), Bonaventura di Miyako, Gabriel de Duisco, Giovanni Kinuya, Mathias di Miyako, Francesco de Meako, Joaquim Sakakibara, Francesco Adaucto (neofiti).
Sono i primi martiri dell'Estremo Oriente iscritti nel martirologio.
Beatificati da Papa Urbano VIII (Maffeo Barberini, 1623-1644) il 14 settembre 1627, la loro memoria obbligatoria è celebrata fin dalla canonizzazione da parte del Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878), l'8 giugno 1862.
Nel Martirologio Romano sono elencati con il nome di "San Paolo Miki e compagni" e commemorati il 6 febbraio (non fu scelto il 5 febbraio, data della loro morte, perché ricorre la memoria di S. Agata).
Del loro martirio esiste la relazione di un testimone oculare e nella liturgia delle ore se ne legge un passo.
Dalla Storia del martirio dei SS. Paolo Miki e compagni scritta da un autore contemporaneo (Cap. 14, pp. 109-110; Acta Sanctorum Febr. 1, 769)
Passione di Paolo Miki e compagni
Piantate le croci, fu meraviglioso vedere in tutti quella fortezza alla quale li esortava sia Padre Pasio, sia Padre Rodriguez. Il Padre commissario si mantenne sempre in piedi, quasi senza muoversi, con gli occhi rivolti al cielo. Fratel Martino cantava alcuni salmi per ringraziare la bontà divina, aggiungendo il versetto: «Mi affido alle tue mani» (Sal 30,6). Anche Fratel Francesco Blanco rendeva grazie a Dio ad alta voce. Fratel Gonsalvo a voce altissima recitava il Padre Nostro e l’Ave Maria.
Il nostro fratello Paolo Miki, vedendosi innalzato sul pulpito più onorifico che mai avesse avuto, per prima cosa dichiarò ai presenti di essere giapponese e di appartenere alla Compagnia di Gesù, di morire per aver annunziato il Vangelo e di ringraziare Dio per un beneficio così prezioso. Quindi soggiunse: « Giunto a questo istante, penso che nessuno tra voi creda che voglia tacere la verità. Dichiaro pertanto a voi che non c’è altra via di salvezza, se non quella seguita dai cristiani. Poiché questa mi insegna a perdonare ai nemici e a tutti quelli che mi hanno offeso, io volentieri perdono all’imperatore e a tutti i responsabili della mia morte, e li prego di volersi istruire intorno al battesimo cristiano ».
Si rivolse quindi ai compagni, giunti ormai all’estrema battaglia, e cominciò a dir loro parole di incoraggiamento.
Sui volti di tutti appariva una certa letizia, ma in Ludovico era particolare. A lui gridava un altro cristiano che presto sarebbe stato in Paradiso, ed egli, con gesti pieni di gioia, delle dita e di tutto il corpo, attirò su di sé gli sguardi di tutti gli spettatori. Antonio, che stava di fianco a Ludovico, con gli occhi fissi al cielo, dopo aver invocato il santissimo nome di Gesù e di Maria, intonò il salmo 
«Laudate, pueri, Dominum», che aveva imparato a Nagasaki durante l’istruzione catechista; in essa infatti vengono insegnati ai fanciulli alcuni salmi a questo scopo.
Altri infine ripetevano: «Gesù! Maria!», con volto sereno. Alcuni esortavano anche i circostanti ad una degna vita cristiana; con questi e altri gesti simili dimostravano la loro prontezza di fronte alla morte.
Allora quattro carnefici cominciarono ad estrarre dal fodero le spade in uso presso i giapponesi. Alla loro orribile vista tutti i fedeli gridarono: «Gesù! Maria!» e quel che è più, seguì un compassionevole lamento di più persone, che salì fino al cielo. I loro carnefici con un primo e un secondo colpo, in brevissimo tempo, li uccisero.
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martedì 5 febbraio 2013

2119 - Commento al Vangelo del 5/2/2013


+ Dal Vangelo secondo Marco (5,21-43)
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: alzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il video che abbiamo visto sulle profanazioni dell’Eucaristia manifesta i milioni di sacrilegi che avvengono ogni giorno nelle Chiese del mondo. La maggior parte dei cattolici non conosce bene l’Eucaristia e non è mai entrata nella vera preghiera, si limita a frequentare la Messa festiva e prega in modo improvvisato. Questi cattolici tiepidi, indifferenti e fiacchi non si sono mai posti il problema dei frammenti che cadono dall’Eucaristia e che causano appunto sacrilegi, quindi anche irriverenze ed ingiurie a Gesù.
La Chiesa lascia liberi i fedeli di prendere l’Eucaristia in bocca o sulla mano, dipende dalla Fede del credente, se sceglie di prenderla sulla mano deve sapere che diventa molto facile far cadere i frammenti dell’Eucaristia, ed ogni frammento anche il più invisibile è sempre Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo. È facile spiegare la differenza, è pure facile comprendere che l’Eucaristia non è un pezzo di pane come vogliono far credere molti senza più Fede, non è un pezzo di pane e neppure un simbolo per indicare che Gesù è presente.
L’Eucaristia è tutto Gesù Cristo, chi lascia cadere frammenti per indifferenza o per incredulità, commette un sacrilegio.
Vediamo che ci sono molti cattolici influenzati da teologi e Sacerdoti modernisti che arrivano ad ignorare l’Eucaristia, questo spiega lo spostamento del Tabernacolo dal centro della Chiesa in una cappella laterale o in un angolo senza luci né fiori. D’altronde, secondo il loro ragionamento eretico non sbagliano: se l’Eucaristia è solo un pezzo di pane e Gesù quasi non è Dio… che senso ha tenere il Tabernacolo in mezzo?
Tranne le grandi Basiliche che hanno grandi cappelle laterali e si adora bene l’Eucaristia, per il resto, dove si toglie il Tabernacolo dal centro della Chiesa, lì non c’è Fede verso la presenza vera, reale e sostanziale di Gesù nell’Eucaristia.
Non voglio indicare chi sbaglia o no, ognuno ha la sua Fede ed è responsabile davanti a Dio delle sue scelte. Ognuno è libero di agire come vuole, ci sono credenti incapaci di andare oltre ciò che appare, sono di un pragmatismo sconcertante, ragionano senza riuscire ad elevarsi spiritualmente e ad esprimere parole in sintonia con il Vangelo e l’insegnamento della Chiesa.
Si fidano solamente di ciò che pensano e non di ciò che insegna Gesù nel Vangelo o del Catechismo della Chiesa.
Ieri abbiamo visto come è facile a satana influenzare i pensieri di tutti, anche di quelli che si considerano cattolici ma non vivono come chiede Gesù, come innumerevoli volte ha chiesto la Madonna a Medjugorje. Leggiamo un solo messaggio per capire meglio: Cari figli, particolarmente in questo tempo santo di penitenza e di preghiera, vi invito ad una scelta. Dio vi ha dato libertà di scegliere la vita o la morte. Ascoltate con il cuore i miei messaggi per riconoscere cosa dovete fare e come troverete la via che conduce alla vita. Figli miei senza Dio non potete nulla, questo non dimenticatelo nemmeno per un istante. Chi siete voi e cosa fate sulla terra dal momento che andrete a finire sottoterra. Non adirate Dio, ma seguitemi verso la vita. Grazie perché siete qui” (18 marzo 2003).
Per camminare nella Via della sana spiritualità, non bisogna seguire i propri convincimenti sulla Fede o sull’interpretazione della Bibbia, c’è il Catechismo della Chiesa che spiega la corretta dottrina, che aiuta a vivere in modo autentico la vita cristiana. Molti quando sentono parlare del Catechismo quasi lo irridono come se fosse qualcosa di antico o di scarsa importanza, non possono capire che nel Catechismo del 1992 promulgato da Papa Giovanni Paolo II è contenuta la nostra Fede, viene spiegata bene e in modo completo la sana dottrina.
Non è sufficiente considerarsi cattolici per piacere a Gesù, Egli cerca la vera Fede nei cuori di quanti Lo seguono. Spesso sono i pagani a cercarlo, succede oggi come duemila anni fa. Il Vangelo ci dice che «uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, come vide Gesù, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: “La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva”. Andò con lui».
Gesù senza dire nulla andò con un suo nemico che aveva bisogno di aiuto, non guardò che Giàiro apparteneva a quella parte di ebrei che Lo perseguitava, anzi fu contento della vicinanza dell’uomo che Lo cercava per ricevere aiuti. Gesù lo aveva detto: “Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt 9,13). Era felice di andare a casa di Giàiro perché voleva portare la salvezza nella sua casa, infatti era venuto per salvare il mondo.
Nel momento in cui Giàiro supplicò Gesù di salvare sua figlia, il Signore dimenticò l’avversità che l’uomo aveva avuto verso Lui, il passato lo cancellò nell’atto di richiesta di aiuto che implicava anche il perdono per la sua ignoranza. Così avviene al penitente che confessa i peccati al Sacerdote, Gesù dimentica anche i peccati più immorali ed è contento del figliol prodigo ritornato a cercare il Padre.
Durante il cammino molta folla cercava di toccare Gesù, ci riuscì una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando”Quante persone si incontrano che hanno cercato la guarigione fisica solo nelle cure mediche e non hanno chiesto l’intervento di Gesù. Chi invece prega con fervore e con amore, viene guidato dallo Spirito Santo verso le cure migliori e gli ospedali eccellenti.
Molte malattie fisiche naturali, cioè senza l’intervento dei diavoli, possono guarire per mezzo di veri miracoli che la Madonna sempre concede a queste condizioni, come disse a Medjugorje in un messaggio straordinario: “Perché quel bambino ammalato possa guarire, é necessario che i suoi genitori credano fermamente, preghino ardentemente, digiunino e facciano penitenza” (31 agosto 1981).
Queste parole della Madonna spiegano perché alle volte non avvengono i miracoli. La donna del Vangelo invece aveva una Fede forte, ardente, umile. Queste sue parole lo testimoniano: “Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata”. Infatti la Grazia di Dio la toccò all'istante, le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo un miglioramento. Nelle sue parole c’è la certezza della Divinità di Gesù, è un atto di abbandono totale.
Gesù avvertì che dal suo Corpo era fuoriuscita una potente forza di Grazia e cercò la persona, ma fu la stessa donna a testimoniare quanto aveva chiesto e cosa era avvenuto. Era stata premiata la sua profonda Fede. “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”.
Facciamo però attenzione a questo passaggio: il Vangelo attesta che alla donna si era fermato il flusso del sangue, non afferma che era ancora guarita. Tra la fermata del flusso e la guarigione completa occorreva la volontà di Gesù, quindi non era ancora avvenuto il miracolo completo. Solo dopo le parole di Gesù la donna fu veramente miracolata, quindi guarita completamente: … sii guarita dal tuo male”. Queste parole di Gesù hanno completato la guarigione della donna.
Succede molto spesso sapere di persone che chiedono miracoli alla Madonna e anche preghiere ad altre persone e poi si vede un vero inizio del miracolo, che può riguardare una guarigione fisica, la salvezza del matrimonio, il lavoro da salvare, la pace tra parenti avversi, la nascita di un figlio, ecc. Sono molti i cattolici che pregano e cominciano ad intravedere l’inizio del miracolo, ma si fermano nelle preghiere o non pregano con la stessa Fede di prima, non hanno più fervore e così quello che si stava realizzando come miracolo, rimane incompleto e non si realizza.
Riflettete su questo, molti che chiedono un miracolo non pregano più bene quando inizia la fase del miracolo e tutto svanisce.
Può avvenire anche nella richiesta di un figlio, per anni la coppia prega poi improvvisamente avviene la gravidanza ma invece di pregare di più per accompagnare lo sviluppo del feto, la coppia si adagia perché si convince che il miracolo è già avvenuto… Invece il miracolo può svanire, fallire, non compiersi per la mancanza di preghiera, cioè della Fede.
E satana è contento ogni volta che fa fallire una gravidanza. Conosco molte coppie che per molti anni non hanno potuto avere un figlio, quando poi hanno pregato bene e con perseveranza, i figli sono venuti uno dietro l’altro.
Oggi mi sto dilungando un po’, lo so che voi desiderate questo, ma cosa devo fare prima? Questa newsletter la considero molto importante perché arriva a decine di migliaia di credenti, di parrocchiani della nostra Parrocchia virtuale e voglio dedicare più tempo possibile. Ma arriviamo al momento dell’arrivo di Gesù e Giàiro nella casa dove si trovava sua figlia già morta. Abbiamo questa testimonianza: «“Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?”. Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: “Non temere, soltanto abbi fede!”».
Vediamo come la Fede è la chiave per aprire il Cuore di Gesù. Tutto si ottiene quando si entra in questo Cuore Divino.
Davanti alla bambina morta, Gesù pronunciò una frase che nessuno comprese: “La bambina non è morta, ma dorme”. E Lo deridevano. Forse non era morta? Lo era, ma per Gesù non c’è distinzione, Egli è il Padrone della vita e della morte. Giàiro non aveva chiesto a Gesù di risuscitare la figlia, forse non arrivava ancora a questa altezza di Fede, la sua richiesta era di mettere le mani sulla testa e guarire sua figlia.
Gesù fece più di quanto era stato richiesto. Compì una vera risurrezione di una persona morta.
Gesù è così, se chiedi con Fede uno e fai la sua volontà Egli ti dà dieci, ma devi chiedere con Fede e compiere la sua volontà. Questo della volontà di Dio per molti è un aspetto marginale, ma ne tratterò con calma. Qui vediamo come Gesù è stato attratto dalla Fede di un non credente in Lui, forse di un suo nemico, uno di quelli che Lo disprezzava.
Quando si pentì della sua arroganza e dei suoi peccati contro Gesù, anche Gesù dimenticò il male ricevuto da quello, perché “non sapeva quello che faceva”. Anche a Giàiro si può applicare la parola detta da Gesù con un sibilo di voce dalla Croce mentre stava per morire. Nonostante tutto il male ricevuto, Gesù continua oggi a perdonare i suoi nuovi crocifissori, ma i suoi veri innamorati evitino di diventare pure crocifissori.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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Medaglia di San Benedetto