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lunedì 4 dicembre 2017

SC 2 Commento al Vangelo del 4.12. 2017 (Padre Giulio Maria Scozzaro)

Dal Vangelo secondo Matteo (8,5-11)
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che Lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che Tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch'io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che Lo seguivano: «In verità Io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora Io vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel Regno dei Cieli». 


Le parole cariche di Fede del centurione sono state comprese nella liturgia della Messa fin dall’inizio come preparazione alla Santa Comunione. Non sono parole utili solo nella preparazione immediata della Messa, aiutano a riaccendere il fervore ancora prima della partecipazione.
Molti cattolici non partecipano alla Messa per lo scarso fervore spirituale, non avvertono alcun interesse perché sono caduti nella tiepidezza. Mancando l’attrattiva che spinge al sacrificio senza considerare lo sforzo piccolo o grande, molti sono lontani dai Sacramenti.
Rimangono in questa condizione per mesi o per anni, risucchiati in un vortice temporale di preoccupazioni, di cose importanti che in realtà lo sono solo apparentemente, di impegni che stravolgono la vita.
La tiepidezza non si manifesta all’esterno, si vedono semmai le conseguenze come la confusione, la tristezza, l’agitazione, la noia, il senso scoraggiante di insoddisfazione, la caduta rovinosa nei vizi.
La vera preoccupazione deve nascere quando si cade in questo stato di inerzia, ma chi riesce a riconoscere la sua pigrizia spirituale?
La svogliatezza è presente quando è assente il fervore spirituale, la Fede è rilassata, non c’è alcun controllo sulle opere che si compiono e sulle parole che si pronunciano. La pigrizia spirituale si chiama accidia, l’indolenza verso le cose sante, come la partecipazione alla Messa e la recita del Rosario.
Il torpore è un vero intontimento, il cristiano continua a ripetere gli errori senza riuscire a fermarsi oppure non comprende la gravità del percorso a ritroso che compie. La società è in una fase di stordimento cronico, ipnotizzata da falsi bisogni e da indegni personaggi cultori dell’immoralità e implicitamente adoratori di satana.
Bisogna risollevarsi dalla tiepidezza con una buona dose di Grazia di Dio che si acquisisce nel Sacramento della Confessione e poi con la Santa Comunione. Come l’ammalato si riprende dalla sua instabilità con le medicine, così il tiepido deve ricorrere umilmente a Gesù e chiedere aiuto, a Lui che è il vero Medico.
Se non si partecipa alla Messa e non si ricorre alla Confessione per mancanza di fervore, in che modo si riaccende la propria Fede?
Rimanere in uno stato tiepido non giova assolutamente, neanche per la vita eterna. La tiepidezza può arrecare altri danni spirituali e molto spesso esistenziali, a causa di scelte impulsive e opposte alla Volontà di Dio.
All’inizio dell’Avvento possiamo fermarci e ricominciare il cammino di Fede con grande disponibilità per il raggiungimento di obiettivi spirituali che bisogna prefiggersi, senza più improvvisare o vivere alla giornata, che comporta noncuranza e superficialità.
Chi è attento riesce a distinguere la stanchezza dalla mediocrità spirituale accettata, e una cattiva abitudine che si rafforza giorno dopo giorno: sono due cose diverse. Cade nella tiepidezza chi non cura la sua Fede e non si prepara a pregare, a partecipare alla Messa.
Nel Vangelo viene mostrata la profonda Fede di un pagano, un centurione romano, un uomo che manifesta a Gesù parole applicabili solo a un cristiano di elevata religiosità. Sicuramente il centurione ha avuto modo di meditare prolungatamente le opere compiute dal Signore, ha considerato le sue parole cariche di amore, perdono e comprensione. Nessuno aveva mai parlato così, quindi non è un Uomo ordinario.
L’occasione per manifestare tutta la sua Fede è stata la malattia del servo. Gesù ascolta la sua umile richiesta e trova però nel centurione una dolce opposizione perché non si considera degno di accoglierlo nella sua casa. Queste parole suscitano meraviglia in Gesù e considera il pagano con una Fede più grande degli ebrei.
“In verità Io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una Fede così grande!”.
Come è arrivato a possedere questa Fede e un’umiltà commovente?
Meditando su Gesù, su tutto quello che diceva e compiva. Questo è per noi il vero impegno per questo Avvento, per crescere nella Fede.
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