Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come una ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************

Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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giovedì 11 giugno 2015

3386 - Commento al Vangelo di giovedì 11 giugno 2015 (10^ sett. t.o.)

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
+ Dal Vangelo secondo Matteo (10,7-13)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo che il Regno dei Cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il monito di Gesù rivolto agli Apostoli mentre li invia a predicare il Vangelo, considerando quanto sta avvenendo di scandaloso con “Mafia capitale”, la modifico con “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente continuate a rubare”. Lo scandalo impressiona parecchio, forse per la prima volta si conoscono pubblicamente molti nomi delle istituzioni, impegnati fuori controllo a mungere centinaia di milioni di euro dalle casse dello Stato.
Questi scandali finiscono per accusare tutti i politici di Roma, il popolo non ritarda nell’accumunare cattivi e buoni, tutti diventano corrotti. Non è così e ci rallegriamo, ci sono politici a Roma che per la loro Fede o per i loro principi fondati su una buona educazione umana, non sono coinvolti in questi e in altri scandali. Saranno pochi ma è importante che ci siano, un rinnovamento sarà possibile solo con i politici onesti.
Lo scandalo di “Mafia capitale” ci lascia sgomenti dinanzi al contenuto delle intercettazioni e quindi non si tratta di indizi. Gli arrestati parlavano in libertà e oltre a spiegare la modalità delle loro truffe, hanno anche indicato la finalità dell’ingresso massiccio degli immigrati in Italia. Per ognuno di essi c’era chi guadagnava un euro e arrivava a truffare anche mille euro al giorno, pari a trenta mila euro al mese, e spesso anche di più.
Trenta mila euro un operaio li guadagna in due anni e spezzandosi la schiena, ai corrotti di questi giorni invece bastava ungere gli ingranaggi giusti per non fermare il flusso massiccio degli immigrati e darsi da fare per trovare case, alberghi e capannoni per ospitarli, in molti casi in condizioni igieniche insopportabili.
Gli immigrati sono esseri umani ma questi corrotti li hanno scambiati per animali, è questo che mi amareggia maggiormente.
Ci saranno delle sorprese clamorose in queste indagini, questi truffatori agivano con una protezione abbastanza forte e questa dovrà essere svelata, sempre che non si blocchi tutto per ragioni di Stato…
Tutto possono compiere di abominevole i corrotti, hanno assaporato molta ricchezza ed essa diventa una droga potente, la mente non pensa ad altro che a nuove iniziative disoneste per ottenere altro denaro sporco.
Questo gioco ha causato la morte di decine di migliaia di persone, ha spinto incalcolabili nostri fratelli e sorelle a sfidare la morte per raggiungere l’Europa, quasi sempre senza una meta e un futuro. Non si possono abbandonare al loro destino gli immigrati, ma bisogna anche preoccuparsi degli italiani disoccupati e privi del cibo necessario per vivere.
È una grande stranezza quello che avviene in Italia: i cittadini non hanno soldi né cibo e a volte neanche medicine, gli immigrati incolpevoli perché è un loro diritto cercare il benessere, sono però utilizzati per l’arricchimento di alcuni politici e di molti corrotti. Se il governo desse in dono ai poveri che vivono in Libia e nelle Nazioni povere tutti questi soldi che hanno arricchito i mercanti italiani, il problema sarebbe in parte risolto.
Se gli immigrati arrivano in Italia è un dovere aiutarli, ma per quanto tempo?
Gesù quando ci dice: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, si riferisce anche all’amore da donare a tutti, alla pratica della compassione e della misericordia verso chi non ha nulla e cerca almeno cibo per mangiare. I cristiani non devono mancare nella generosità, anche se nel caso degli immigrati, come tutti gli italiani sanno bene che diverse motivazioni ignobili hanno eliminato ogni controllo.
Noi dobbiamo donare quello che il Signore già ci ha trasmesso, con grande disponibilità si può fare del bene anche con la parola.
Non è automatico voler fare del bene, oltre la retta intenzione il cristiano deve allenarsi nella pratica delle virtù a cominciare dall’amore verso tutti, evitando giudizi e commenti. Nel Nome di Gesù si ama senza calcoli, senza pensarci. L’efficacia dell’apostolato dei Dodici era potente per la fiducia che riponevano in Gesù, andavano a predicare con grande gioia perché assimilavano con amore gli insegnamenti del Signore.
“Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni”. Ancora oggi questo potere lo posseggono i Sacerdoti che professano una grande Fede, sono questi segni a mostrare l’esistenza di Dio e l’annuncio di salvezza contenuto esclusivamente nel Vangelo storico della Chiesa.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3385 - Sacro Cuore di Gesù

La preoccupazione del Signore per la pecorella smarrita è ricordata nella liturgia del Sacro Cuore di Gesù. Il buon pastore ha tutto il cuore rivolto alle sue pecore, non a se stesso. Provvede ai loro bisogni, guarisce le loro ferite, le protegge dagli animali selvaggi. Conosce ogni pecora per nome e, quando le porta al pascolo, le chiama una per una. Si preoccupa in modo particolare della pecora che si è smarrita, non risparmiandosi pena alcuna pur di avere la gioia di ritrovarla. Una pecorella smarrita è assolutamente indifesa, può cadere in un fossato o rimanere prigioniera fra i rovi. Proprio allora, però, nel pericolo, essa scopre quanto sia prezioso il suo pastore: dopo il ritrovamento, egli la riporta all’ovile sulle sue spalle con gioia. Se un lupo si avvicina, il buon pastore non fugge, ma, per la sua pecorella, rischierà anche la vita. In questi frangenti si rivela il cuore del buon pastore.
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3384 - Commento al Vangelo di mercoledì 10 giugno 2015 (10^ sett. t.o.)

+ Dal Vangelo secondo Matteo (5,17-19)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che Io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità Io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel Regno dei Cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel Regno dei Cieli». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Questa affermazione di Gesù dovrebbe frenare le voglie di novità dei modernisti stanchi di una Fede noiosa. Infatti la Fede scompare in essi, diventa un peso per i cristiani che non pregano più e trovano nei piaceri del mondo il riscatto dopo lunghi anni di dedizione alle cose di Dio.
È San Paolo ad avvisare duemila anni fa sulla pericolosità della tiepidezza che diventa indifferenza, per arrivare al desiderio di modificare la Parola di Dio e renderla personale. Ognuno stabilisce cosa è giusto da cosa è sbagliato…
San Paolo lo ha anticipato nella seconda Lettera a Timoteo: “Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie” (4,3).
Gesù ha profetizzato che i suoi seguaci si divideranno tra quelli obbedienti alla sua Parola da altri, invece, presi dalla voglia di trasgredire i suoi comandi. Arrivare a modificare la Parola di Dio è un gesto di ribellione a Dio, una reazione scomposta priva di sensatezza ma non per questo giustificabile o meno peccaminosa.
Trasgredire il Vangelo che contiene i precetti del Signore non è un atto d’impeto, la persona sa cosa compie e non riesce a frenare il prurito citato da San Paolo. Il prurito diventa smania irrefrenabile e si compiono azioni dissacratori sapendo di offendere Dio. Ma si è già arrivati al punto di non provare vergogna davanti a Dio e si commette di tutto.
Gesù allora ci spiega la sorte degli osservanti e di quanti si rifiutano di obbedire a Dio. Di questi afferma che le trasgressione dei precetti insegnati da Lui e l’insegnamento ad altri delle eresie, comporterà ad essi una pena pesantissima. Gesù li indica come “minimi nel Regno dei Cieli”.
Diverso è il premio per gli osservanti, i cattolici che si sforzano ogni giorno nella pratica delle virtù e se cadono conoscono la medicina della Confessione. Essi amano pregare spesso, sono pratici nella preghiera del cuore, quella piena di amore che commuove Gesù e Lo rende ancora più misericordioso.
Verso questi credenti Gesù ha una grande considerazione, “saranno considerati grandi nel Regno dei Cieli”.
Cosa pensa Gesù di ognuno di noi? È contento della nostra preghiera e della vita che conduciamo?
Molti cristiani non pregano bene per la mancanza del desiderio di adorare Dio e di riconoscerlo come il vero Dio.
Bisogna coltivare la propria Fede, osservando ogni prescrizione della Legge. Tutto quello che è scritto nel Vangelo è una Legge di amore, non si trova nulla contro la persona o di confuso. È un insegnamento infallibile e solamente gli osservanti fanno l’esperienza di Gesù, perché Lo percepiscono nella preghiera devota, si sentono come avvolti dal suo Amore e provano molta gioia interiore.
Gesù è venuto a completare la Legge antica, non ha abolito quanto Dio aveva rivelato ai Profeti ma evidenzia che la Legge antica era insufficiente e giravano moltissime interpretazioni. Ognuno la interpretava secondo le proprie convenienze, come succede nelle comunità protestanti/evangeliche diffuse nel mondo. Sono tutte diverse per la diversità dell’approccio a Gesù.
Gli ebrei ancora oggi seguono precetti umani inventati per determinate occasioni o per assoggettare la popolazione.
Gesù si è scagliato contro la grande confusione dell’interpretazione biblica e portò la Buona Novella, la Legge dell’Amore.
Oggi la confusione tra i cristiani si è smisuratamente allargata e non sono molti quelli che vogliono rimanere fedeli alla sana dottrina della Chiesa. Solo così si può entrare in comunione con Gesù, perché evidentemente Egli non può accogliere quelli che trasgrediscono la sua Parola.
Dobbiamo conoscere bene il Vangelo e osservarlo in ogni circostanza. Questa è la Via che porta alla vera felicità in questa vita.
  
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3383 - Udienza Papa Francesco 10/6/2015

La Famiglia - 18. Famiglia e malattia
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
continuiamo con le catechesi sulla famiglia, e in questa catechesi vorrei toccare un aspetto molto comune nella vita delle nostre famiglie, quello della malattia. E’ un’esperienza della nostra fragilità, che viviamo per lo più in famiglia, fin da bambini, e poi soprattutto da anziani, quando arrivano gli acciacchi. Nell'ambito dei legami familiari, la malattia delle persone cui vogliamo bene è patita con un “di più” di sofferenza e di angoscia. E’ l’amore che ci fa sentire questo “di più”. Tante volte per un padre e una madre, è più difficile sopportare il male di un figlio, di una figlia, che non il proprio. La famiglia, possiamo dire, è stata da sempre l’“ospedale” più vicino. Ancora oggi, in tante parti del mondo, l’ospedale è un privilegio per pochi, e spesso è lontano. Sono la mamma, il papà, i fratelli, le sorelle, le nonne che garantiscono le cure e aiutano a guarire.
Nei Vangeli, molte pagine raccontano gli incontri di Gesù con i malati e il suo impegno a guarirli. Egli si presenta pubblicamente come uno che lotta contro la malattia e che è venuto per guarire l’uomo da ogni male: il male dello spirito e il male del corpo. E’ davvero commovente la scena evangelica appena accennata dal Vangelo di Marco. Dice cosi: «Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati» (1,29). Se penso alle grandi città contemporanee, mi chiedo dove sono le porte davanti a cui portare i malati sperando che vengano guariti! Gesù non si è mai sottratto alla loro cura. Non è mai passato oltre, non ha mai voltato la faccia da un’altra parte. E quando un padre o una madre, oppure anche semplicemente persone amiche gli portavano davanti un malato perché lo toccasse e lo guarisse, non metteva tempo in mezzo; la guarigione veniva prima della legge, anche di quella così sacra come il riposo del sabato (cfr Mc 3,1-6). I dottori della legge rimproveravano Gesù perché guariva il sabato, faceva il bene il sabato. Ma l’amore di Gesù era dare la salute, fare il bene: e questo va sempre al primo posto!
Gesù manda i discepoli a compiere la sua stessa opera e dona loro il potere di guarire, ossia di avvicinarsi ai malati e di prendersene cura fino in fondo (cfr Mt 10,1). Dobbiamo tener bene a mente quel che disse ai discepoli nell'episodio del cieco nato (Gv 9,1-5). I discepoli – con il cieco lì davanti! – discutevano su chi avesse peccato, perché era nato cieco, lui o i suoi genitori, per provocare la sua cecità. Il Signore disse chiaramente: né lui, né i suoi genitori; è così perché si manifestino in lui le opere di Dio. E lo guarì. Ecco la gloria di Dio! Ecco il compito della Chiesa! Aiutare i malati, non perdersi in chiacchiere, aiutare sempre, consolare, sollevare, essere vicino ai malati; è questo il compito.
La Chiesa invita alla preghiera continua per i propri cari colpiti dal male. La preghiera per i malati non deve mai mancare. Anzi dobbiamo pregare di più, sia personalmente sia in comunità. Pensiamo all'episodio evangelico della donna Cananea (cfr Mt 15,21-28). E’ una donna pagana, non è del popolo di Israele, ma una pagana che supplica Gesù di guarire la figlia. Gesù, per mettere alla prova la sua fede, dapprima risponde duramente: “Non posso, devo pensare prima alle pecore di Israele”. La donna non recede – una mamma, quando chiede aiuto per la sua creatura, non cede mai; tutti sappiamo che le mamme lottano per i figli – e risponde: “Anche ai cagnolini, quando i padroni si sono sfamati, si dà qualcosa!”, come per dire: “Almeno trattami come una cagnolina!”. Allora Gesù le dice: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri» (v. 28).
Di fronte alla malattia, anche in famiglia sorgono difficoltà, a causa della debolezza umana. Ma, in genere, il tempo della malattia fa crescere la forza dei legami familiari. E penso a quanto è importante educare i figli fin da piccoli alla solidarietà nel tempo della malattia. Un’educazione che tiene al riparo dalla sensibilità per la malattia umana, inaridisce il cuore. E fa sì che i ragazzi siano “anestetizzati” verso la sofferenza altrui, incapaci di confrontarsi con la sofferenza e di vivere l’esperienza del limite. Quante volte noi vediamo arrivare a lavoro un uomo, una donna con una faccia stanca, con un atteggiamento stanco e quando gli si chiede “Che cosa succede?”, risponde: “ Ho dormito soltanto due ore perché a casa facciamo il turno per essere vicino al bimbo, alla bimba, al malato, al nonno, alla nonna”. E la giornata continua con il lavoro. Queste cose sono eroiche, sono l’eroicità delle famiglie! Quelle eroicità nascoste che si fanno con tenerezza e con coraggio quando in casa c’è qualcuno ammalato.
La debolezza e la sofferenza dei nostri affetti più cari e più sacri, possono essere, per i nostri figli e i nostri nipoti, una scuola di vita - è importante educare i figli, i nipoti a capire questa vicinanza nella malattia in famiglia - e lo diventano quando i momenti della malattia sono accompagnati dalla preghiera e dalla vicinanza affettuosa e premurosa dei familiari. La comunità cristiana sa bene che la famiglia, nella prova della malattia, non va lasciata sola. E dobbiamo dire grazie al Signore per quelle belle esperienze di fraternità ecclesiale che aiutano le famiglie ad attraversare il difficile momento del dolore e della sofferenza. Questa vicinanza cristiana, da famiglia a famiglia, è un vero tesoro per la parrocchia; un tesoro di sapienza, che aiuta le famiglie nei momenti difficili e fa capire il Regno di Dio meglio di tanti discorsi! Sono carezze di Dio.
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sabato 6 giugno 2015

3382 - Gesù è la vera luce!

Giovanni 8,12. 
“Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.”

Salmo 118, 105. 

“Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino.”

Salmo 35, 10. 

“E’ in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce.”

Salmo 138, 12. 

“Nemmeno le tenebre per te sono oscure, e la notte è chiara come il giorno; per te le tenebre sono come luce.”

Salmo 26, 1. 

“Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore?”

Giovanni 12, 46. 

“Io come luce son o venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.”

Matteo 5, 14. 

“Voi siete la luce del mondo.”
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3381 - Commento al Vangelo di venerdì 5 giugno 2015 (9^ sett. t.o.)

Come mai dicono che il Cristo è figlio di Davide?
 + Dal Vangelo secondo Marco (12,35-37)
In quel tempo, insegnando nel Tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:
“Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi”.
Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?».
E la folla numerosa lo ascoltava volentieri. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Gesù commenta la Scrittura nel Tempio e molti Lo ascoltano meravigliati. Gesù non è un rabbino, né uno scriba, non è un sacerdote né un levita, Egli è stato un falegname e desta una enorme impressione in tutti i presenti la padronanza dell’argomento e la perfetta capacità di semplificare passi biblici difficili.
Gesù è Figlio di Dio e di Maria Vergine, possiede una doppia nascita: da Dio e dalla Vergine Maria, nell’eternità e nel tempo. Come Dio esiste da sempre, come Uomo è nato da una Donna e ha svolto un lavoro per vivere la condizione degli uomini. Come Dio ha ispirato i Salmi e tutto l’Antico testamento, come Uomo vive nella Persona Divina e conosce tutto quello che conosce Dio.
Può spiegare perfettamente la Scrittura perché Lui l’ha rivelata, comprende tutta la Parola, la fa vibrare davanti agli occhi meravigliati di quanti hanno invece ascoltato interpretazioni umane e frutto di interessi personali da parte di quelli del Tempio.
La differenza si nota subito: Gesù spiega e fa comprendere, non carica di pesi come fanno scribi e farisei, e ama tutti.
Le lezioni date da Gesù nel Tempio scuotono anche i capi e intenzionalmente Egli vuole smontare una loro teoria sbagliata, che afferma questo: Il Cristo è figlio di Davide”. Basta poco a Gesù per dimostrare l’infondatezza della tesi, e cita il Salmo 110, il primo versetto. È Davide che scrive sotto ispirazione: «Oracolo del Signore al mio Signore: “Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi”».  
Se Davide riconosce il Messia superiore a sé, chiaramente non è suo figlio, non in senso genetico, perché il Cristo non è nato al tempo di Davide. Semmai è discendente di Davide perché lo era il Padre putativo San Giuseppe.
I capi del Tempio hanno diffuso la dottrina del Messia figlio di Davide in modo arbitrario, come riuscivano a fare con nuovi riti imposti agli ebrei. Evidentemente manipolavano la Scrittura, operazione desiderata da quanti non sono puri di cuore.
Come la storia ha dimostrato il Messia non è stato un altro Davide, ma il Figlio di Dio. È più di Davide, lo è infinitamente.
Dopo avere spiegato questo versetto, do spazio ad una lettera di una nostra parrocchiana che insegna, il contenuto ribadisce quanto affermiamo da tempo sulla pericolosità dell’insegnamento gender nelle scuole e il gravissimo errore della nuova riforma della scuola italiana. È una legge che nasce dal cuore dell’organizzazione di Bruxelles, da quanti nell’unione europea vogliono una società scristianizzata, senza Dio e una Chiesa senza il soprannaturale.
Noi non possiamo tacere, non possiamo assistere a questo micidiale attacco contro gli italiani. Si sta cercando di pervertire tutti gli adulti, attraverso l’insegnamento immorale in materia di sesso, ai bambini nelle scuole elementari e in qualche caso anche a bambini di quattro e cinque anni.
Quanto è già iniziato in molte scuole con la compiacenza di insegnanti traviati e viziosi è davvero gravissimo.
Spiego brevemente il significato di gender, teoria che noi rifiutiamo integralmente e che viene diffusa dagli anticlericali e dai gruppi segreti che vogliono distruggere la morale della Chiesa.
La teoria del gender sostiene l’idea secondo cui ogni essere umano ha il diritto di scegliere liberamente e senza condizionamenti di alcun tipo la propria identità di genere, a prescindere dalle caratteristiche biologiche.
L’essere uomo o donna non è dunque la naturale conseguenza di un fattore biologico presente al momento della nascita, ma una decisione autonoma, una scelta ragionata. Uomo è chi sceglie di esserlo, donna non si nasce. La conclusione è che non esiste differenza tra uomo e donna perché non esistono canoni di riferimento, anzi. Ognuno sceglie chi vuole essere!
Prima di leggere la lunga e interessante lettera della nostra parrocchiana, leggiamo un articolo di Giovanni Masini su quanto sta già avvenendo in Germania nelle scuole elementari.
«Bimbi che si sentono male in classe, vanno in iperventilazione, svengono. Genitori in carcere per non aver obbligato i figli a partecipare ai corsi sul gender. Succede nella Germania del 2014, dove chi osa anche solo dissentire dall'ideologia imperante del gender viene perseguito con determinazione, e a norma di legge. Al punto da rischiare di ritrovarsi la polizia sul pianerottolo di casa.
A Borken, vicino a Munster, sei bimbi sono dovuti rimanere a casa da scuola per essersi sentiti male dopo che in classe erano state mostrate loro immagini esplicite a sfondo sessuale, nell'ambito di un progetto di educazione alla “diversità di genere”. Dopo che un primo bambino ha dato segni di avere problemi di circolazione, si è scatenata una reazione a catena, con altri piccoli studenti che sono andati in iperventilazione e un alunno che è quasi svenuto, rendendo necessario l'intervento dell'ambulanza. La polizia ha minimizzato l'episodio sostenendo che “non fosse successo niente” e che si trattasse di immagini e disegni “assolutamente normali”. Le autorità mediche hanno comunque disposto le analisi del sangue per uno dei bimbi che si sono sentiti male.
Negli stessi giorni a Eslohe, 170 chilometri a sudest di Borken, è scoppiato un caso analogo che sta letteralmente spaccando in due l'opinione pubblica in tutto il Paese: due coniugi di 37 anni, Eugen e Luise Martens, sono stati incarcerati per quaranta giorni perché la figlia, iscritta alle scuole elementari, si era rifiutata di partecipare ai corsi di educazione sessuale previsti dall'istituto. Eugen, che con sua moglie ha altri otto figli, era già stato arrestato l'anno scorso con la medesima accusa: in quell'occasione a Luise era stata risparmiato il carcere solo perché incinta.
In tutta la Germania si stanno formando movimenti e comitati di solidarietà in appoggio ai coniugi Martens, per esprimere il dissenso contro una scuola che obbliga i bambini di sei anni a frequentare regolarmente lezioni di ideologia gender. In Germania i genitori dei bimbi che saltano la scuola possono essere denunciati dall'istituto e processati dal tribunale, anche se lo studente abbandona la lezione di propria iniziativa, come è stato nel caso della figlia dei Martens.
“Il contenuto delle lezioni è perverso, spiega Mathias Ebert, fondatore dell'Associazione Besorgte Eltern (“Genitori preoccupati”). Non solo si mostra ai bimbi come funziona il sesso dei maschi e delle femmine, ma li si mette davanti alle varie pratiche sessuali: sesso orale, sesso anale molto altro. Si dice anche ai bambini, sin dalle elementari, che il loro genere non è determinato e che non possono sapere se sono maschietti o femminucce, che devono pensarci su”.
Ebert racconta anche che in Germania c'è molta paura a denunciare episodi come questo, perché “in questo Paese non appena si viene puniti si viene considerati dei criminali”. “Chiediamo solo che non vengano turbati i sentimenti dei bambini. Non è giusto. È una violenza nei loro confronti”».
Non ci sono commenti da fare, il dramma è riportato in modo chiaro e il nostro sdegno non deve essere superiore alla preghiera. Ci sia anche lo sdegno, ma la preghiera deve prevalere sull’indignazione. Ogni genitore deve recitare più Corone del Santo Rosario per bloccare questa legge che perverte gli innocenti bambini; bloccare le vergognose iniziative contro la Chiesa e non permettere la distruzione del Cristianesimo.
Vorrei dire a tutti i parroci: APRITE LE CHIESE.
Chiedete collaborazione ai pensionati e ai più disponibili per vigilare quando siete assenti, ma tenete le CHIESE APERTE dalla mattina alla sera. Così permetterete a centinaia di migliaia o a milioni di italiani ogni giorno di entrare in Chiesa e fermarsi a pregare, per incontrare Dio, forse pentirsi e chiedere di confessarsi. Per riflettere sulla vita adorando l’Eucaristia.
Forse dieci minuti in Chiesa in preghiera cambiano la vita e la mentalità, o illuminano sulla scelta migliore o permettono la guarigione da una sofferenza o la liberazione da pensieri ossessivi e da tentazioni violente.
Aprite le Chiese e fate pregare un popolo che sta perdendo Dio e che viene travolto dalla mentalità pagana e disordinata.
Date la possibilità in ogni momento della giornata a milioni di italiani di incontrare il loro Dio andando davanti al Tabernacolo!
Cosa ha di più importante da fare un parroco dal pensare alla salvezza delle anime, cominciando dalla sua santificazione?
«Rev.mo Padre Giulio Maria, penso di scriverle da quando ho letto la sua newsletter che parlava della scuola. Io sono un’insegnante e seguo con angoscia l’iter del DDL sulla riforma scolastica. DDL che nessuno (o quasi) vuole, ma che pare inarrestabile, nonostante l’adesione altissima allo sciopero e le continue manifestazioni e proteste, la prospettiva di bloccare gli scrutini.
L’informazione distorta fa credere che gli insegnanti non vogliano essere giudicati, ma non è questo. La preoccupazione è che i futuri superpresidi (a parte i soliti inciuci all’italiana) finiscano per limitare fortemente la libertà didattica e educativa degli insegnanti. E questo già da solo sarebbe un male per la scuola.
Ma le domande sono molte: in base a cosa i presidi selezioneranno? Quale sarà il modello di bravo insegnante e di buona scuola? Cosa succederà agli insegnanti che non vogliono aderire a questo modello?
Tutte riassumibili in una: perché, dall’alto, si vuole tanto fortemente questa riforma, nonostante il mondo della scuola la contesti così compattamente?
O meglio: qual è il vero obiettivo che questa riforma persegue? La buona scuola o una scuola conforme ai dettami del “mondo”?
Una scuola cioè dove non s’insegni più nulla di chiaro (le farei vedere i materiali di certi corsi d’aggiornamento) a parte l’educazione gender, imprescindibile e grimaldello per l’introduzione ad un’educazione al sessismo esasperato fin dalla scuola materna (il prossimo passo sarà lo “sdoganamento” perfino della pedofilia che non sarà più considerata indecente, ma un diritto dei bambini, purché consenzienti).
Una scuola dalla quale si uscirà ignoranti, ma cittadini del mondo, senza pregiudizi, senza tabù, senza religione, ma con un’etica laicista tanto tanto compassionevole, facile alla commozione e comprensiva di ogni capriccio di ogni “io”.
È chiaro che, se sarà il preside a scegliere, e se a loro volta i presidi saranno scelti e opportunamente selezionati, la realizzazione di questo tipo di scuola subirà un’accelerazione esponenziale perché chiunque la contesti potrà essere messo alla gogna, allontanato, licenziato. Gli insegnanti “migliori”… resteranno.
Spero proprio di sbagliarmi, ma mi pare che ultimamente il male lieviti di giorno in giorno su molti fronti e la scuola è solo uno di essi.
Però qui ci sono di mezzo i bambini.
Allora io vorrei domandarle di pregare per la scuola italiana, per tutti i bambini e i giovani che la frequentano, per i piccoli del Signore che non possono essere scandalizzati. E poi le domando: un insegnante che voglia vivere secondo il Vangelo, o perlomeno cerchi di farlo, cosa deve fare quando arriverà una bella circolare che imporrà ai bravi insegnanti della buona scuola… lezioni o interventi di esperti di educazione gender?
Cosa dovrà fare se non vuole perdere l’anima, ma non può perdere il lavoro? Ecco, questo più di tutto mi angoscia. Cosa deve fare? Elisabetta».
 Il problema è molto serio e adesso devono essere i genitori a manifestare tutto il loro sdegno nelle sedi opportune, non possono rimanere in silenzio o agire in futuro quando il decreto legge sarà approvato dal governo. Si uniscano agli insegnanti che vogliono scioperare in tutta Italia e vadano nelle piazze a gridare “vergogna” per una legge diabolica e perversa contro i bambini per arrivare a manipolare gli adulti.
Ad Elisabetta dico che l’anima viene al primo posto, la coscienza non deve accettare l’errore, quindi, prima di parlare del rimedio propongo una grande e costante preghiera per la Chiesa, per l’Italia e la scuola italiana.
La protesta potrebbe bloccare questa legge, anche se non è facile perché l’organizzazione che vuole questa legge in tutta Europa agisce fortemente in tutte le 28 Nazioni di questa assurda unione europea. Con la preghiera si potrà almeno ottenere la libertà di coscienza degli insegnanti e ognuno sarà libero di scegliere se favorire o meno l’ideologia del gender.
Noi sappiamo che è una ideologia satanica e che numerosi politici italiani l’appoggiano!

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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giovedì 4 giugno 2015

3380 - Destinati alla gloria di Dio

Rm8,16-17 
“ Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria. "

Rm 8,28 

“Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno.“

1 Cor 2,9 

“Sta scritto infatti: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano. “
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3379 - Commento al Vangelo di giovedì 4 giugno 2015 (9^ sett. t.o.)

Non c’è altro Comandamento più grande di questi
 Dal Vangelo secondo Marco (12,28-34)
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i Comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro Comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di Lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal Regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
È ricorrente sentire anche dai Sacerdoti che è importante amare tutti e che saremo giudicati sull'amore. Questo è vero perché lo ha detto Gesù, però la mentalità modernista che manipola il Vangelo storico con questa affermazione, intende dire che Dio non fa caso anche ai peccati più gravi se la persona ama il suo prossimo. Dio perdona i peccati nella Confessione, ma qui l’affermazione modernista teorizza un perdono automatico anche senza la Confessione.
È una posizione contraria al Vangelo e alla sana dottrina della Chiesa, chi segue questa teoria si trova in una situazione di grave pericolo spirituale. E sono molti i credenti che seguono in buonafede questa teoria, quando ascoltano questo devastante consiglio, senza comprendere che prendono una via opposta alla salvezza eterna.
La rettifica che faccio all'affermazione di sopra, è che se Dio ci giudicherà sull’amore donato agli altri, si deve trattare di un amore puro, privo dell’affetto verso il peccato e la lotta contro i vizi. Inoltre, occorre il pentimento per ottenere tanta misericordia da parte di Dio.
Gesù è venuto per salvare e non per condannare, è il peccatore incorreggibile a condannarsi e a scegliere l’inferno.
Se noi rimaniamo uniti a Gesù e lottiamo con la forza spirituale che ognuno possiede contro i peccati e le tentazioni, Egli ci ricolma dello Spirito Santo e ci rende sempre più forti nella lotta e nel superamento di ogni forma di debolezza.
Oggi vi invito a riflettere sulla necessità di rimanere fedeli al Vangelo e alla sana dottrina della Chiesa, in caso contrario si rompe la comunione con Gesù e senza accorgersene il cristiano scivola sempre più verso il basso, rimanendo accecato dall'oscurità e incapace di sentire le ispirazioni di Dio perché molto lontano da Lui.
Questa newsletter è assolutamente fedele al Vangelo storico e alla sana dottrina della Chiesa, quindi al Magistero autentico. Questa è la nostra Fede e non vogliamo distaccarci di un millimetro dalla volontà di Dio perché diventeremmo come i pagani che seguono l’istinto e si rotolano nei loro errori, preparandosi così un futuro infelice.
Il primo Comandamento riassume tutta la Legge e i  Profeti, comincia con l’affermare l’esistenza di un unico Dio, e così è stato recepito nel Credo: “Credo in unum Deum”. È una Verità conosciuta con la luce naturale della ragione e il popolo eletto sapeva bene che tutti gli dèi pagani erano falsi.
Oggi nel mondo moltissimi cattolici corrono soprattutto dietro i veggenti falsi, mossi dall'istinto e da una emotività manipolata dalla mente e dalle tentazioni di satana. Non è sufficiente provare un po’ di pace quando ci si reca in un luogo di apparizioni per affermare la sua veridicità, anche la stessa persona può creare nella sua mente una pace illusoria per la convinzione della bontà di quel veggente. Apparentemente santo ma servo e complice di satana!
Una delle cose che i falsi veggenti non riescono a fare è di amare il prossimo con piena bontà. Non possono farlo per la menzogna che li guida, non riescono a provare vero amore per il prossimo e ogni loro manifestazione apparentemente buona è frutto di ipocrisia. Se ogni uomo si sente spinto interiormente ad amare il prossimo, a cominciare dai familiari, quanti sono lontani da Gesù non hanno la forza spirituale per riuscirvi.
Gesù spiega ad uno scriba il significato del primo Comandamento e mette alla prova la sua fedeltà, lo scriba rimane contento e conferma le parole del Signore. Nel primo Comandamento Dio ci chiede di amarlo pienamente, mettendolo al primo posto e ricorrendo a Lui in ogni circostanza della vita. Non c’è separazione tra la presenza di Dio in noi e le opere che si compiono. Tutto viene svolto in funzione di Dio.
In questo Comandamento Dio non ci obbliga ad amare, ma ha iscritto nel cuore dell’uomo un naturale desiderio di amare il prossimo e senza questa predisposizione congenita, molti cristiani avrebbero difficoltà ad amare e a perdonare. Poi i Sacramenti, la preghiera umile, la pratica delle virtù estendono la capacità di amare e diventa facile perdonare anche quelli che ci fanno del male.
Con l’Amore di Dio riusciamo a compiere opere grandiose e a praticare le virtù soprannaturali. Invochiamo l’Amore di Dio.
Perché amare il prossimo non è facile, a molti riesce difficile amare anche i propri familiari magari per diatribe serie. Eppure i cristiani sono chiamati a vivere il Comandamento dell’Amore, principalmente verso Dio e poi verso tutte le persone che incontrano o conoscono.
I caratteri difficili e le inclinazioni negative che si ritrovano molti credenti, mettono in essi maggiore difficoltà ad amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo con lo stesso amore che provano verso se stessi. Così l’amore che posseggono lo indirizzano verso gli idoli, se ne creano molti perché l’uomo necessita di adorare qualcosa o qualcuno. Diventa facile adorare e donare tutto l’amore che posseggono a cantanti, calciatori, attori, cinema, televisione, spettacolo di ogni genere.
L’importante per i più deboli è trovare idoli da adorare per non restare soli…
Si manca al primo Comandamento del Decalogo quando a Dio si preferiscono altre cose, magari anche buone, poiché le si amano disordinatamente. In questi casi l’uomo perverte l’ordine delle creature, usando di esse per un fine opposto o comunque diverso da quello per il quale sono state create.
Ma l’uomo, sconvolgendo l’ordine divino riflesso nel decalogo, non trova più Dio nella creazione, così si fabbrica un suo dio dietro il quale, radicalmente, si nasconde con il proprio egoismo e con la propria superbia.
Ancora più grande è l’errore quando l’uomo tenta stoltamente di mettersi al posto di Dio, di costituire se stesso in fonte di ciò che è bene e di ciò che è male, cadendo nella stessa tentazione che satana tese ai nostri progenitori: “Diventerete come Dio”, non obbedendo ai suoi Comandamenti.
Le ragioni che ci spingono ad amare Dio sopra ogni cosa sono molte e sono forti. Dio ci ha creato, ci governa, ci nutre, ci fornisce il necessario della vita. Abbiamo un debito con Lui per il semplice fatto di esistere, inoltre si è accresciuto quando ci ha donato la sua Grazia e ci ha liberati dal potere del peccato mediante la Passione e Morte di Gesù, come pure tramite gli innumerevoli benefici e doni che continuamente riceviamo da Lui.
  
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3378 - Udienza Papa Francesco 3/6/2015

La Famiglia - 17. Famiglia e povertà
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
In questi mercoledì abbiamo riflettuto sulla famiglia e andiamo avanti su questo tema, riflettere sulla famiglia. E da oggi le nostre catechesi si aprono, con la riflessione alla considerazione della vulnerabilità che ha la famiglia, nelle condizioni della vita che la mettono alla prova. La famiglia ha tanti problemi che la mettono alla prova.
Una di queste prove è la povertà. Pensiamo a tante famiglie che popolano le periferie delle megalopoli, ma anche alle zone rurali… Quanta miseria, quanto degrado! E poi, ad aggravare la situazione, in alcuni luoghi arriva anche la guerra. La guerra è sempre una cosa terribile. Essa inoltre colpisce specialmente le popolazioni civili, le famiglie. Davvero la guerra è la “madre di tutte le povertà”, la guerra impoverisce la famiglia, una grande predatrice di vite, di anime, e degli affetti più sacri e più cari.
Nonostante tutto questo, ci sono tante famiglie povere che con dignità cercano di condurre la loro vita quotidiana, spesso confidando apertamente nella benedizione di Dio. Questa lezione, però, non deve giustificare la nostra indifferenza, ma semmai aumentare la nostra vergogna per il fatto che ci sia tanta povertà! E’ quasi un miracolo che, anche nella povertà, la famiglia continui a formarsi, e persino a conservare – come può – la speciale umanità dei suoi legami. Il fatto irrita quei pianificatori del benessere che considerano gli affetti, la generazione, i legami famigliari, come una variabile secondaria della qualità della vita. Non capiscono niente! Invece, noi dovremmo inginocchiarci davanti a queste famiglie, che sono una vera scuola di umanità che salva le società dalla barbarie.
Che cosa ci rimane, infatti, se cediamo al ricatto di Cesare e Mammona, della violenza e del denaro, e rinunciamo anche agli affetti famigliari? Una nuova etica civile arriverà soltanto quando i responsabili della vita pubblica riorganizzeranno il legame sociale a partire dalla lotta alla spirale perversa tra famiglia e povertà, che ci porta nel baratro.
L’economia odierna si è spesso specializzata nel godimento del benessere individuale, ma pratica largamente lo sfruttamento dei legami famigliari. E’ una contraddizione grave, questa! L’immenso lavoro della famiglia non è quotato nei bilanci, naturalmente! Infatti l’economia e la politica sono avare di riconoscimenti a tale riguardo. Eppure, la formazione interiore della persona e la circolazione sociale degli affetti hanno proprio lì il loro pilastro. Se lo togli, viene giù tutto.
Non è solo questione di pane. Parliamo di lavoro, parliamo di istruzione, parliamo di sanità. E’ importante capire bene questo. Rimaniamo sempre molto commossi quando vediamo le immagini di bambini denutriti e malati che ci vengono mostrate in tante parti del mondo. Nello stesso tempo, ci commuove anche molto lo sguardo sfavillante di molti bambini, privi di tutto, che stanno in scuole fatte di niente, quando mostrano con orgoglio la loro matita e il loro quaderno. E come guardano con amore il loro maestro o la loro maestra! Davvero i bambini lo sanno che l’uomo non vive di solo pane! Anche l’affetto famigliare; quando c’è la miseria i bambini soffrono, perché loro vogliono l’amore, i legami famigliari.
Noi cristiani dovremmo essere sempre più vicini alle famiglie che la povertà mette alla prova. Ma pensate, tutti voi conoscete qualcuno: papà senza lavoro, mamma senza lavoro … e la famiglia soffre, i legami si indeboliscono. E’ brutto questo. In effetti, la miseria sociale colpisce la famiglia e a volte la distrugge. La mancanza o la perdita del lavoro, o la sua forte precarietà, incidono pesantemente sulla vita familiare, mettendo a dura prova le relazioni. Le condizioni di vita nei quartieri più disagiati, con i problemi abitativi e dei trasporti, come pure la riduzione dei servizi sociali, sanitari e scolastici, causano ulteriori difficoltà.  A questi fattori materiali si aggiunge il danno causato alla famiglia da pseudo-modelli, diffusi dai mass-media basati sul consumismo e il culto dell’apparire, che influenzano i ceti sociali più poveri e incrementano la disgregazione dei legami familiari. Curare le famiglie, curare l’affetto, quando la miseria mette la famiglia alla prova!
La Chiesa è madre, e non deve dimenticare questo dramma dei suoi figli. Anch’essa dev'essere povera, per diventare feconda e rispondere a tanta miseria. Una Chiesa povera è una Chiesa che pratica una volontaria semplicità nella propria vita – nelle sue stesse istituzioni, nello stile di vita dei suoi membri – per abbattere ogni muro di separazione, soprattutto dai poveri. Ci vogliono la preghiera e l’azione. Preghiamo intensamente il Signore, che ci scuota, per rendere le nostre famiglie cristiane protagoniste di questa rivoluzione della prossimità famigliare, che ora ci è così necessaria! Di essa, di questa prossimità famigliare, fin dall'inizio, è fatta la Chiesa. E non dimentichiamo che il giudizio dei bisognosi, dei piccoli e dei poveri anticipa il giudizio di Dio (Mt 25,31-46). Non dimentichiamo questo e facciamo tutto quello che noi possiamo per aiutare le famiglie ad andare avanti nella prova della povertà e della miseria che colpiscono gli affetti, i legami famigliari. Io vorrei leggere un’altra volta il testo della Bibbia che abbiamo ascoltato all’inizio e ognuno di noi pensi alle famiglie che sono provate dalla miseria e dalla povertà, la Bibbia dice così: «Figlio, non rifiutare al povero il necessario per la vita, non essere insensibile allo sguardo dei bisognosi. Non rattristare chi ha fame, non esasperare chi è in difficoltà. Non turbare un cuore già esasperato, non negare un dono al bisognoso. Non respingere la supplica del povero, non distogliere lo sguardo dall'indigente. Da chi ti chiede non distogliere lo sguardo, non dare a lui l’occasione di maledirti» (Sir 4,1-5a). Perché questo sarà quello che farà il Signore - lo dice nel Vangelo - se non facciamo queste cose.
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martedì 2 giugno 2015

3377 - Messaggio di Medjugorje a Mirjana del 2 giugno 2015

Cari figli, 
desidero operare per mezzo di voi, miei figli, miei apostoli, affinché alla fine possa radunare tutti i miei figli là dove tutto è preparato per la vostra felicità. 
Prego per voi, affinché con le opere possiate convertire, perché è arrivato il tempo per le opere della verità, per mio Figlio. 
Il mio amore opererà in voi, mi servirò di voi. 
Abbiate fiducia in me, perché tutto quello che desidero, lo desidero per il vostro bene, l’eterno bene, creato per mezzo del Padre Celeste. 
Voi, figli miei, apostoli miei, vivete la vita terrena in comunità con i miei figli che non hanno conosciuto l’amore di mio Figlio, coloro i quali non mi chiamano madre. 
Non abbiate però paura a testimoniare la verità, perché se voi non avete paura e testimoniate con coraggio, la verità miracolosamente vincerà. 
Ricordate: la forza è nell'amore. Figli miei, l’amore è pentimento, perdono, preghiera, sacrificio e misericordia, perché se saprete amare con le opere convertirete gli altri, permetterete che la luce di mio Figlio penetri nelle anime. Vi ringrazio. 
Pregate per i vostri pastori, loro appartengono a mio Figlio. Lui li ha chiamati. Pregate affinché sempre abbiano la forza e il coraggio di brillare della luce di mio Figlio.
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3376 - Udienza Papa Francesco 27/5/2015

La famiglia - 16. Fidanzamento
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Proseguendo queste catechesi sulla famiglia, oggi vorrei parlare del fidanzamento. Il fidanzamento – lo si sente nella parola – ha a che fare con la fiducia, la confidenza, l’affidabilità. Confidenza con la vocazione che Dio dona, perché il matrimonio è anzitutto la scoperta di una chiamata di Dio. Certamente è una cosa bella che oggi i giovani possano scegliere di sposarsi sulla base di un amore reciproco. Ma proprio la libertà del legame richiede una consapevole armonia della decisione, non solo una semplice intesa dell’attrazione o del sentimento, di un momento, di un tempo breve … richiede un cammino.
Il fidanzamento, in altri termini, è il tempo nel quale i due sono chiamati a fare un bel lavoro sull’amore, un lavoro partecipe e condiviso, che va in profondità. Ci si scopre man mano a vicenda cioè, l’uomo “impara” la donna imparando questa donna, la sua fidanzata; e la donna “impara” l’uomo imparando questo uomo, il suo fidanzato. Non sottovalutiamo l’importanza di questo apprendimento: è un impegno bello, e l’amore stesso lo richiede, perché non è soltanto una felicità spensierata, un’emozione incantata... Il racconto biblico parla dell’intera creazione come di un bel lavoro dell’amore di Dio; il libro della Genesi dice che «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (Gen 1,31). Soltanto alla fine, Dio “si riposò”. Da questa immagine capiamo che l’amore di Dio, che diede origine al mondo, non fu una decisione estemporanea. No! Fu un lavoro bello. L’amore di Dio creò le condizioni concrete di un’alleanza irrevocabile, solida, destinata a durare.
L’alleanza d’amore tra l’uomo e la donna, alleanza per la vita, non si improvvisa, non si fa da un giorno all'altro. Non c’è il matrimonio express: bisogna lavorare sull’amore, bisogna camminare. L’alleanza dell’amore dell’uomo e della donna si impara e si affina. Mi permetto di dire che è un’alleanza artigianale. Fare di due vite una vita sola, è anche quasi un miracolo, un miracolo della libertà e del cuore, affidato alla fede. Dovremo forse impegnarci di più su questo punto, perché le nostre “coordinate sentimentali” sono andate un po’ in confusione. Chi pretende di volere tutto e subito, poi cede anche su tutto – e subito – alla prima difficoltà (o alla prima occasione). Non c’è speranza per la fiducia e la fedeltà del dono di sé, se prevale l’abitudine a consumare l’amore come una specie di “integratore” del benessere psico-fisico. L’amore non è questo! Il fidanzamento mette a fuoco la volontà di custodire insieme qualcosa che mai dovrà essere comprato o venduto, tradito o abbandonato, per quanto allettante possa essere l’offerta. Ma anche Dio, quando parla dell’alleanza con il suo popolo, lo fa alcune volte in termini di fidanzamento. Nel Libro di Geremia, parlando al popolo che si era allontanato da Lui, gli ricorda quando il popolo era la “fidanzata” di Dio e dice così: «Mi ricordo di te, dell’affetto della tua giovinezza, dell’amore al tempo del tuo fidanzamento» (2,2). E Dio ha fatto questo percorso di fidanzamento; poi fa anche una promessa: lo abbiamo sentito all’inizio dell’udienza, nel Libro di Osea: «Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell'amore e nella benevolenza. Ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore» (2,21-22). È una lunga strada quella che il Signore fa con il suo popolo in questo cammino di fidanzamento. Alla fine Dio sposa il suo popolo in Gesù Cristo: sposa in Gesù la Chiesa. Il Popolo di Dio è la sposa di Gesù. Ma quanta strada! E voi italiani, nella vostra letteratura avete un capolavoro sul fidanzamento [I Promessi Sposi]. È necessario che i ragazzi lo conoscano, che lo leggano; è un capolavoro dove si racconta la storia dei fidanzati che hanno subito tanto dolore, hanno fatto una strada piena di tante difficoltà fino ad arrivare alla fine, al matrimonio. Non lasciate da parte questo capolavoro sul fidanzamento che la letteratura italiana ha proprio offerto a voi. Andate avanti, leggetelo e vedrete la bellezza, la sofferenza, ma anche la fedeltà dei fidanzati.
La Chiesa, nella sua saggezza, custodisce la distinzione tra l’essere fidanzati e l’essere sposi - non è lo stesso - proprio in vista della delicatezza e della profondità di questa verifica. Stiamo attenti a non disprezzare a cuor leggero questo saggio insegnamento, che si nutre anche dell’esperienza dell’amore coniugale felicemente vissuto. I simboli forti del corpo detengono le chiavi dell’anima: non possiamo trattare i legami della carne con leggerezza, senza aprire qualche durevole ferita nello spirito (1 Cor 6,15-20).
Certo, la cultura e la società odierna sono diventate piuttosto indifferenti alla delicatezza e alla serietà di questo passaggio. E d’altra parte, non si può dire che siano generose con i giovani che sono seriamente intenzionati a metter su casa e mettere al mondo figli! Anzi, spesso pongono mille ostacoli, mentali e pratici. Il fidanzamento è un percorso di vita che deve maturare come la frutta, è una strada di maturazione nell’amore, fino al momento che diventa matrimonio.
corsi prematrimoniali sono un’espressione speciale della preparazione. E noi vediamo tante coppie, che magari arrivano al corso un po’ controvoglia, “Ma questi preti ci fanno fare un corso! Ma perché? Noi sappiamo!” … e vanno controvoglia. Ma dopo sono contente e ringraziano, perché in effetti hanno trovato lì l’occasione – spesso  l’unica! – per riflettere sulla loro esperienza in termini non banali. Sì, molte coppie stanno insieme tanto tempo, magari anche nell'intimità, a volte convivendo, ma non si conoscono veramente. Sembra strano, ma l’esperienza dimostra che è così. Per questo va rivalutato il fidanzamento come tempo di conoscenza reciproca e di condivisione di un progetto. Il cammino di preparazione al matrimonio va impostato in questa prospettiva, avvalendosi anche della testimonianza semplice ma intensa di coniugi cristiani. E puntando anche qui sull'essenziale: la Bibbia, da riscoprire insieme, in maniera consapevole; la preghiera, nella sua dimensione liturgica, ma anche in quella “preghiera domestica”, da vivere in famiglia, i sacramenti, la vita sacramentale, la Confessione, … in cui il Signore viene a dimorare nei fidanzati e li prepara ad accogliersi veramente l’un l’altro “con la grazia di Cristo”; e la fraternità con i poveri, con i bisognosi, che ci provocano alla sobrietà e alla condivisione. I fidanzati che si impegnano in questo crescono ambedue e tutto questo porta a preparare una bella celebrazione del Matrimonio in modo diverso, non mondano ma in modo cristiano! Pensiamo a queste parole di Dio che abbiamo sentito quando Lui parla al suo popolo come il fidanzato alla fidanzata: «Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell'amore e nella benevolenza. Ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore» (Os2,21-22). Ogni coppia di fidanzati pensi a questo e dica l’un l’altro: “Ti farò mia sposa, ti farò mio sposo”. Aspettare quel momento; è un momento, è un percorso che va lentamente avanti, ma è un percorso di maturazione. Le tappe del cammino non devono essere bruciate. La maturazione si fa così, passo a passo.
Il tempo del fidanzamento può diventare davvero un tempo di iniziazione, a cosa? Alla sorpresa! Alla sorpresa dei doni spirituali con i quali il Signore, tramite la Chiesa, arricchisce l’orizzonte della nuova famiglia che si dispone a vivere nella sua benedizione. Adesso io vi invito a pregare la Santa Famiglia di Nazareth: Gesù, Giuseppe e Maria. Pregare perché la famiglia faccia questo cammino di preparazione; a pregare per i fidanzati. Preghiamo la Madonna tutti insieme, un’Ave Maria per tutti i fidanzati, perché possano capire la bellezza di questo cammino verso il Matrimonio. [Ave Maria….]. E ai fidanzati che sono in piazza: “Buona strada di fidanzamento!”.
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Medaglia di San Benedetto