Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come una ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************

Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

mi trovate anche su questo blog
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mercoledì 27 maggio 2015

3375 - Messaggio di Medjugorje a Marja del 25 maggio 2015

Cari figli! 
Anche oggi sono con voi e con gioia vi invito tutti: pregate e credete nella forza della preghiera. 
Aprite i vostri cuori, figlioli, affinché Dio vi colmi con il suo amore e voi sarete gioia per gli altri. 
La vostra testimonianza sarà forte e tutto ciò che fate sarà intrecciato della tenerezza di Dio. 
Io sono con voi e prego per voi e per la vostra conversione fino a quando non metterete Dio al primo posto. 
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
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lunedì 25 maggio 2015

3374- Commento al Vangelo del 24/5/2015 Pentecoste

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (15,26-27; 16,12-15)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che Io vi manderò dal Padre, lo Spirito della Verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà Lui, lo Spirito della Verità, vi guiderà a tutta la Verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
L’affermazione su cui è doveroso fermarci a riflettere oggi è questa: “Quando verrà Lui, lo Spirito della Verità, vi guiderà a tutta la Verità”. Nessun credente è in grado di stabilire se lo Spirito Santo agisce nella sua persona perché solo Dio ha la conoscenza perfetta di tutto, riescono a comprenderlo solamente le anime veramente spirituali ma non si esaltano, ritenendosi indegne di così tanto onore.
Per la presenza dello Spirito Santo c’è da stabilire le disposizioni interiori del credente e questo lo sa solo Dio, lo Spirito Santo non corre automaticamente quando viene invocato, nessuno si inganni. Gli evangelici Pentecostali sono eretici e credono illusoriamente che lo Spirito Santo è costretto a rendersi presente nei loro incontri solo perché invocato anche con grida elevate.
Per la venuta dello Spirito Santo quando si prega, bisogna considerare questa parola: corrispondenza.
Questa è la Verità della Chiesa Cattolica, non si può credere ad ogni dottrina scaturita da cristiani che non seguono tutto il Vangelo ma solo una minima parte. È la nostra Chiesa a garantirci e ad offrirci tutta la Verità, solo ad Essa Gesù Cristo ha affidato il Deposito completo della nostra Fede.
Per questo vi invito da anni a seguire fedelmente il nuovo Catechismo promulgato da Papa Giovanni Paolo II nel 1992.
La nostra dottrina non è come quella dei protestanti evangelici che aggiungono ed eliminano dal Vangelo secondo la convenienza personale, noi siamo confermati dalla Fede dei Papi da 2000 anni in qua. Ed è sempre stata quella voluta dallo Spirito Santo e se non dovesse essere tale, ce ne accorgeremmo e sicuramente seguiremmo solo e sempre la sana Tradizione della Chiesa.
Perché noi non adoriamo gli uomini come avviene tra i protestanti evangelici che si creano i loro idoli pastori, quelli che soprattutto in America con elegantissimi abbigliamenti tengono periodici incontri di preghiera nei palazzetti spaziosi, in cui si esalta l’uomo e non Gesù Cristo. È eretica la posizione di chi adora l’uomo e non Dio, di chi si ferma all’uomo e non desidera convertirsi definitivamente.
È lo Spirito Santo a guidarci verso tutta la Verità rivelata dal Signore Gesù, da soli i cristiani possono solo sbagliare strada!
Oggi dobbiamo chiederci se lo Spirito continua ad agire in noi, se curiamo la nostra Fede con impegno e vigilanza per non cadere nell'illusione di seguire Lui mentre facciamo una strada sbagliata. “Quando verrà Lui, lo Spirito della Verità, vi guiderà a tutta la Verità”. Deve essere nostra grande preoccupazione far dimorare nell'anima lo Spirito di Verità, ma se si vive nell'inganno Lui si allontana immediatamente.
Viene cacciato da quanti scelgono i propri interessi senza curarsi più della Verità, così da arrivare ad annunciare solo falsità.
È lo Spirito Santo a santificare incessantemente la Chiesa e ogni anima che si dispone con umiltà e buona volontà a riceverlo. Siamo noi a permettere a Lui di visitarci e dimorare in noi, donandoci i suoi ineffabili Doni che trasfigurano pienamente la mente e tutta la persona.
Ciò che è determinante nella nostra vita spirituale è la corrispondenza alle mozioni e ispirazioni dello Spirito Santo.  
La corrispondenza è l’unica risposta che i credenti possono dare a Dio e che rivela senza dubbio la loro Fede. Si tratta di vivere nella coerenza, di stabilire un contraccambio con lo Spirito Santo ma che non corrisponde a uno scambio umano e materiale.
È una intensa reciprocità con lo Spirito Santo, ma Lui ci visita se trova l’anima disponibile, libera dal peccato, una preghiera intensa.
Dobbiamo chiedere ogni giorno, soprattutto prima della Santa Messa, una maggiore docilità attiva che ci faccia accogliere le mozioni e le ispirazioni dello Spirito Santo con cuore puro.
È Lui a suggerirci tutto quello che facciamo di spirituale, la sua azione è sempre misurata alla nostra corrispondenza, alla nostra vita, alle virtù praticate e alla lotta contro i vizi. Ho scritto che lo Spirito Santo agisce sempre se non trova ostacoli, impedimenti opposti alla sua santità. Perché è Lui il santificatore, sua è l’azione di trasfigurare una persona infondendo i suoi Doni.
Senza la dolce presenza dello Spirito Santo, si vive in una condizione di non verità, perché solo con Lui nella persona c’è anche la verità. Intendo la verità verso se stessi, verso i familiari, gli amici e conoscenti. Quella verità che nobilita la coscienza.
Senza lo Spirito Santo si vive con una forte inclinazione alla bugia, a comportamenti negativi e provenienti da satana e dalla natura umana malata e non guarita dalla potenza di Gesù Cristo. Queste persone non considerano più il peccato e tutti i peccati vengono giustificati.
L’assenza dello Spirito Santo è un dramma per ogni persona che vive lontana da Lui, è una vita senza verità e gioia, è una angoscia!
Dobbiamo adorare ogni giorno lo Spirito Santo almeno con la recita del “Vieni Spirito Santo” che abbiamo recitato nella Novena.
Nella Pentecoste gli Apostoli furono confermati nella loro missione di testimoni di Gesù, di annunciatori della Buona novella a tutte le genti. Non solamente loro, però: tutti coloro che crederanno in Lui avranno il dolce compito di annunciare che Gesù è morto e risorto per la nostra salvezza.
Tutti noi cristiani abbiamo la missione di annunciare le meraviglie che Dio ha compiuto in suo Figlio e in tutti coloro che credono in Lui.
  
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3373 - Udienza Papa Francesco 20/5/2015

La Famiglia - 15. Educazione
Oggi, cari fratelli e sorelle, voglio darvi il benvenuto perché ho visto fra di voi tante famiglie, buongiorno a tutte le famiglie! Continuiamo a riflettere sulla famiglia. Oggi ci soffermeremo a riflettere su una caratteristica essenziale della famiglia, ossia la sua naturale vocazione a educare i figli perché crescano nella responsabilità di sé e degli altri. Quello che abbiamo sentito dall'apostolo Paolo, all'inizio, è tanto bello: «Voi figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino” (Col 3, 20-21) . Questa è una regola sapiente: il figlio che è educato ad ascoltare i genitori e a obbedire ai genitori i quali non devono comandare in una maniera brutta, per non scoraggiare i figli. I figli, infatti, devono crescere senza scoraggiarsi, passo a passo. Se voi genitori dite ai figli: “Saliamo su quella scaletta” e prendete loro la mano e passo dopo passo li fate salire, le cose andranno bene. Ma se voi dite: “Vai su!” – “Ma non posso” – “Vai!”, questo si chiama esasperare i figli, chiedere ai figli le cose che non sono capaci di fare. Per questo, il rapporto tra genitori e figli deve essere di una saggezza, di un equilibrio tanto grande. Figli, obbedite ai genitori, ciò piace a Dio. E voi genitori, non esasperate i figli, chiedendogli cose che non possono fare. E questo bisogna fare perché i figli crescano nella responsabilità di sé e degli altri.
Sembrerebbe una constatazione ovvia, eppure anche ai nostri tempi non mancano le difficoltà. E’ difficile educare per i genitori che vedono i figli solo la sera, quando ritornano a casa stanchi dal lavoro. Quelli che hanno la fortuna di avere lavoro! E’ ancora più difficile per i genitori separati, che sono appesantiti da questa loro condizione:  poverini, hanno avuto difficoltà, si sono separati e tante volte il figlio è preso come ostaggio e il papà gli parla male della mamma e la mamma gli parla male del papà, e si fa tanto male. Ma io dico ai genitori separati: mai, mai, mai prendere il figlio come ostaggio! Vi siete separati per tante difficoltà e motivi, la vita vi ha dato questa prova, ma i figli non siano quelli che portano il peso di questa separazione, non siano usati come ostaggi contro l’altro coniuge, crescano sentendo che la mamma parla bene del papà, benché non siano insieme, e che il papà parla bene della mamma. Per i genitori separati questo è molto importante e molto difficile, ma possono farlo.
Ma, soprattutto, la domanda: come educare? Quale tradizione abbiamo oggi da trasmettere ai nostri figli?
Intellettuali “critici” di ogni genere hanno zittito i genitori in mille modi, per difendere le giovani generazioni dai danni – veri o presunti – dell’educazione familiare. La famiglia è stata accusata, tra l’altro, di autoritarismo, di favoritismo, di conformismo, di repressione affettiva che genera conflitti.
Di fatto, si è aperta una frattura tra famiglia e società, tra famiglia e scuola, il patto educativo oggi si è rotto; e così, l’alleanza educativa della società con la famiglia è entrata in crisi perché è stata minata la fiducia reciproca. I sintomi sono molti. Per esempio, nella scuola si sono intaccati i rapporti tra i genitori e gli insegnanti. A volte ci sono tensioni e sfiducia reciproca; e le conseguenze naturalmente ricadono sui figli. D’altro canto, si sono moltiplicati i cosiddetti “esperti”, che hanno occupato il ruolo dei genitori anche negli aspetti più intimi dell’educazione. Sulla vita affettiva, sulla personalità e lo sviluppo, sui diritti e sui doveri, gli “esperti” sanno tutto: obiettivi, motivazioni, tecniche. E i genitori devono solo ascoltare, imparare e adeguarsi. Privati del loro ruolo, essi diventano spesso eccessivamente apprensivi e possessivi nei confronti dei loro figli, fino a non correggerli mai: “Tu non puoi correggere il figlio”. Tendono ad affidarli sempre più agli “esperti”, anche per gli aspetti più delicati e personali della loro vita, mettendosi nell’angolo da soli; e così i genitori oggi corrono il rischio di autoescludersi dalla vita dei loro figli. E questo è gravissimo! Oggi ci sono casi di questo tipo. Non dico che accada sempre, ma ci sono. La maestra a scuola rimprovera il bambino e fa una nota ai genitori. Io ricordo un aneddoto personale. Una volta, quando ero in quarta elementare ho detto una brutta parola alla maestra e la maestra, una brava donna, ha fatto chiamare mia mamma. Lei è venuta il giorno dopo, hanno parlato fra loro e poi sono stato chiamato. E mia mamma davanti alla maestra mi ha spiegato che quello che io ho fatto era una cosa brutta, che non si doveva fare; ma la mamma lo ha fatto con tanta dolcezza e mi ha chiesto di chiedere perdono davanti a lei alla maestra. Io l’ho fatto e poi sono rimasto contento perché ho detto: è finita bene la storia. Ma quello era il primo capitolo! Quando sono tornato a casa, incominciò il secondo capitolo… Immaginatevi voi, oggi, se la maestra fa una cosa del genere, il giorno dopo si trova i due genitori o uno dei due a rimproverarla, perché gli “esperti” dicono che i bambini non si devono rimproverare così. Sono cambiate le cose! Pertanto i genitori non devono autoescludersi dall’educazione dei figli.
E’ evidente che questa impostazione non è buona: non è armonica, non è dialogica, e invece di favorire la collaborazione tra la famiglia e le altre agenzie educative, le scuole, le palestre… le contrappone.
Come siamo arrivati a questo punto? Non c’è dubbio che i genitori, o meglio, certi modelli educativi del passato avevano alcuni limiti, non c’è dubbio. Ma è anche vero che ci sono sbagli che solo i genitori sono autorizzati a fare, perché possono compensarli in un modo che è impossibile a chiunque altro. D’altra parte, lo sappiamo bene, la vita è diventata avara di tempo per parlare, riflettere, confrontarsi. Molti genitori sono “sequestrati” dal lavoro - papà e mamma devono lavorare - e da altre preoccupazioni, imbarazzati dalle nuove esigenze dei figli e dalla complessità della vita attuale, - che è così, dobbiamo accettarla com'è - e si trovano come paralizzati dal timore di sbagliare. Il problema, però, non è solo parlare. Anzi, un “dialoghismo” superficiale non porta a un vero incontro della mente e del cuore. Chiediamoci piuttosto: cerchiamo di capire “dove” i figli veramente sono nel loro cammino? Dov'è realmente la loro anima, lo sappiamo? E soprattutto: lo vogliamo sapere? Siamo convinti che essi, in realtà, non aspettano altro?
Le comunità cristiane sono chiamate ad offrire sostegno alla missione educativa delle famiglie, e lo fanno anzitutto con la luce della Parola di Dio. L’apostolo Paolo ricorda la reciprocità dei doveri tra genitori e figli: «Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino» (Col 3,20-21). Alla base di tutto c’è l’amore, quello che Dio ci dona, che «non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, … tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1 Cor 13,5-6). Anche nelle migliori famiglie bisogna sopportarsi, e ci vuole tanta pazienza per sopportarsi! Ma è così la vita. La vita non si fa in laboratorio, si fa nella realtà. Lo stesso Gesù è passato attraverso l’educazione familiare.
Anche in questo caso, la grazia dell’amore di Cristo porta a compimento ciò che è inscritto nella natura umana. Quanti esempi stupendi abbiamo di genitori cristiani pieni di saggezza umana! Essi mostrano che la buona educazione familiare è la colonna vertebrale dell’umanesimo. La sua irradiazione sociale è la risorsa che consente di compensare le lacune, le ferite, i vuoti di paternità e maternità che toccano i figli meno fortunati. Questa irradiazione può fare autentici miracoli. E nella Chiesa succedono ogni giorno questi miracoli!
Mi auguro che il Signore doni alle famiglie cristiane la fede, la libertà e il coraggio necessari per la loro missione. Se l’educazione familiare ritrova la fierezza del suo protagonismo, molte cose cambieranno in meglio, per i genitori incerti e per i figli delusi. E’ ora che i padri e le madri ritornino dal loro esilio - perché si sono autoesiliati dall'educazione dei figli -, e riassumano pienamente il loro ruolo educativo. Speriamo che il Signore dia ai genitori questa grazia: di non autoesiliarsi nell'educazione dei figli. E questo soltanto lo può fare l’amore, la tenerezza e la pazienza.
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domenica 17 maggio 2015

3372- Commento al Vangelo del 17/5/2015 Ascensione del Signore

+ Dal Vangelo secondo Marco (16,15-20)
In quel tempo, Gesù apparve agli Undici e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio Nome scacceranno demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in Cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
In questo mistero culmina l’esaltazione di Cristo glorioso. È l’ultimo atto della vicenda terrena di Gesù, un gesto che nessuno poteva immaginare nella sua completezza anche se già Egli aveva preannunciato il suo ritorno al Padre. Leggiamo alcune affermazioni di Gesù quando istruiva i discepoli:
“In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che Io compio e ne farà di più grandi, perché Io vado al Padre” (Gv 14,12).
“Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che Io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me” (Gv 14,28).
“Quando verrà il Consolatore che Io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza” (Gv 15,26).
“… quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più” (Gv 16,10).
«Dissero allora alcuni dei suoi discepoli tra loro: “Che cos'è questo che ci dice: Ancora un poco e non mi vedrete, e un po’ ancora e mi vedrete, e questo: Perché vado al Padre?”» (Gv 16,17).
“Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre” (Gv 16,28).
Gesù aveva preannunciato ai suoi discepoli la sua salita al Cielo, ma occorreva una spiritualità elevata per capire il vero significato, una Fede robusta per credere che effettivamente sarebbe salito al Cielo con il suo Corpo glorificato dopo la Resurrezione.
Sono molte le cose che i credenti ancora oggi non credono del Vangelo e tralasciano gli insegnamenti che richiedono una Fede matura. Quanto non si comprende o non si riesce ad accettare viene messo da parte e si crea un vangelo a misura della persona. Chiaramente il credente che segue il suo vangelo non riuscirà mai ad entrare in comunione con Gesù e non riceverà mai le Grazie richieste.
L’Ascensione di Gesù è un mistero che ci spiega il fine della nostra vita. Ognuno di noi è chiamato alla salvezza eterna, il credente osservante incontrerà Dio se osserverà la sua Parola e sono le sue scelte personali in questa vita a determinare il suo futuro.
Dio dona ad ognuno di noi tutte le Grazie necessarie per conoscerlo e per vivere fedelmente la sua Parola, nessuno è privo di aiuti, come le ispirazioni interiori che spingono al bene e innumerevoli possibilità di osservare i Comandamenti. È l’uomo a decidere chi vuole essere, chi vuole seguire, la scelta dell’aldilà. Anche se sono innumerevoli le occasioni di peccato in questo mondo corrotto, chi prega riesce a vincere tutte le prove e a salvare la sua anima!
La salvezza eterna si conquista giorno dopo giorno, praticando anche le piccole virtù in ogni circostanza. Non è possibile salvare la propria anima eternamente se adesso non si mettono da parte i vizi e i comportamenti cattivi. Bisogna cambiare mentalità e scegliere gli insegnamenti di Gesù, sono scelte forti che determinano il presente e il futuro.
Per il presente in quanto la mancanza della Grazia di Dio e il distacco da Gesù, ci rendono vulnerabili e facilmente preda dei diavoli.
Per il futuro in quanto si raccoglierà esclusivamente quello che è stato seminato: chi raccoglierà buon grano e chi zizzania.
L’Ascensione di Gesù rafforza e ravviva la nostra speranza di giungere in Cielo e ci invita a esultare, come dice il prefazio della Messa e a cercare le cose di lassù. La nostra fiducia in Gesù è davvero grande, perché Lui stesso è andato a prepararci una dimora eterna.
Il Signore si trova in Cielo con il suo Corpo glorificato, è vivo e vero, con i segni del Sacrificio redentore, della Passione, che invocano la salvezza per tutti noi. L’Umanità Santissima del Signore ha in Cielo il suo luogo naturale, ed Egli, che ha dato la sua vita per ognuno di noi, ci aspetta lì.
“Viviamo già come cittadini del Cielo”, afferma San Paolo (Fil 3,20), pur essendo cittadini della terra, tra difficoltà, ingiustizie, incomprensioni, ma anche nella gioia e nella serenità di saperci figli diletti di Dio Padre.
Gesù è salito al Cielo e ha lasciato ai cristiani l’incarico di diffondere il suo Vangelo, ognuno di noi è chiamato a farlo conoscere.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3371 - Udienza Papa Francesco 13/5/2015

La Famiglia - 14. Le tre parole
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
La catechesi di oggi è come la porta d’ingresso di una serie di riflessioni sulla vita della famiglia, la sua vita reale, con i suoi tempi e i suoi avvenimenti. Su questa porta d’ingresso sono scritte tre parole, che ho già utilizzato diverse volte. E  queste parole sono: “permesso?”, “grazie”, “scusa”. Infatti queste parole aprono la strada per vivere bene nella famiglia, per vivere in pace. Sono parole semplici, ma non così semplici da mettere in pratica! Racchiudono una grande forza: la forza di custodire la casa, anche attraverso mille difficoltà e prove; invece la loro mancanza, a poco a poco apre delle crepe che possono farla persino crollare.
Noi le intendiamo normalmente come le parole della “buona educazione”. Va bene, una persona ben educata chiede permesso, dice grazie o si scusa se sbaglia. Va bene, la buona educazione è molto importante. Un grande vescovo, san Francesco di Sales, soleva dire che “la buona educazione è già mezza santità”. Però, attenzione, nella storia abbiamo conosciuto anche un formalismo delle buone maniere che può diventare maschera che nasconde l’aridità dell’animo e il disinteresse per l’altro. Si usa dire: “Dietro tante buone maniere si nascondono cattive abitudini”. Nemmeno la religione è al riparo da questo rischio, che fa scivolare l’osservanza formale nella mondanità spirituale. Il diavolo che tenta Gesù sfoggia buone maniere e cita le Sacre Scritture, sembra un teologo! Il suo stile appare corretto, ma il suo intento è quello di sviare dalla verità dell’amore di Dio. Noi invece intendiamo la buona educazione nei suoi termini autentici, dove lo stile dei buoni rapporti è saldamente radicato nell'amore del bene e nel rispetto dell’altro. La famiglia vive di questa finezza del voler bene.
La prima parola è permesso?. Quando ci preoccupiamo di chiedere gentilmente anche quello che magari pensiamo di poter pretendere, noi poniamo un vero presidio per lo spirito della convivenza matrimoniale e famigliare. Entrare nella vita dell’altro, anche quando fa parte della nostra vita, chiede la delicatezza di un atteggiamento non invasivo, che rinnova la fiducia e il rispetto. La confidenza, insomma, non autorizza a dare tutto per scontato. E l’amore, quanto più è intimo e profondo, tanto più esige il rispetto della libertà e la capacità di attendere che l’altro apra la porta del suo cuore. A questo proposito ricordiamo quella parola di Gesù nel libro dell’Apocalisse: «Ecco, io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (3,20). Anche il Signore chiede il permesso per entrare! Non dimentichiamolo. Prima di fare una cosa in famiglia: “Permesso, posso farlo? Ti piace che io faccia così?”. Quel linguaggio educato e pieno d’amore. E questo fa tanto bene alle famiglie.
La seconda parola è grazie. Certe volte viene da pensare che stiamo diventando una civiltà delle cattive maniere e delle cattive parole, come se fossero un segno di emancipazione. Le sentiamo dire tante volte anche pubblicamente. La gentilezza e la capacità di ringraziare vengono viste come un segno di debolezza, a volte suscitano addirittura diffidenza. Questa tendenza va contrastata nel grembo stesso della famiglia. Dobbiamo diventare intransigenti sull'educazione alla gratitudine, alla riconoscenza: la dignità della persona e la giustizia sociale passano entrambe da qui. Se la vita famigliare trascura questo stile, anche la vita sociale lo perderà. La gratitudine, poi, per un credente, è nel cuore stesso della fede: un cristiano che non sa ringraziare è uno che ha dimenticato la lingua di Dio. Sentite bene: un cristiano che non sa ringraziare è uno che ha dimenticato la lingua di Dio. Ricordiamo la domanda di Gesù, quando guarì dieci lebbrosi e solo uno di loro tornò a ringraziare (cfr Lc 17,18). Una volta ho sentito dire da una persona anziana, molto saggia, molto buona, semplice, ma con quella saggezza della pietà, della vita: “La gratitudine è una pianta che cresce soltanto nella terra delle anime nobili”. Quella nobiltà dell’anima, quella grazia di Dio nell'anima ci spinge a dire grazie, alla gratitudine. È il fiore di un’anima nobile. È una bella cosa questa!
La terza parola è scusa. Parola difficile, certo, eppure così necessaria. Quando manca, piccole crepe si allargano – anche senza volerlo – fino a diventare fossati profondi. Non per nulla nella preghiera insegnata da Gesù, il “Padre nostro”, che riassume tutte le domande essenziali per la nostra vita, troviamo questa espressione: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12). Riconoscere di aver mancato, ed essere desiderosi di restituire ciò che si è tolto – rispetto, sincerità, amore – rende degni del perdono. E così si ferma l’infezione. Se non siamo capaci di scusarci, vuol dire che neppure siamo capaci di perdonare. Nella casa dove non ci si chiede scusa incomincia a mancare l’aria, le acque diventano stagnanti. Tante ferite degli affetti, tante lacerazioni nelle famiglie incominciano con la perdita di questa parola preziosa: “Scusami”. Nella vita matrimoniale si litiga, a volte anche “volano i piatti”, ma vi do un consiglio: mai finire la giornata senza fare la pace! Sentite bene: avete litigato moglie e marito? Figli con i genitori? Avete litigato forte? Non va bene, ma non è il vero problema. Il problema è che questo sentimento sia presente il giorno dopo. Per questo, se avete litigato, mai finire la giornata senza fare la pace in famiglia. E come devo fare la pace? Mettermi in ginocchio? No! Soltanto un piccolo gesto, una cosina così, e l’armonia familiare torna. Basta una carezza! Senza parole. Ma mai finire la giornata in famiglia senza fare la pace! Capito questo? Non è facile, ma si deve fare. E con questo la vita sarà più bella.
Queste tre parole-chiave della famiglia sono parole semplici, e forse in un primo momento ci fanno sorridere. Ma quando le dimentichiamo, non c’è più niente da ridere, vero? La nostra educazione, forse, le trascura troppo. Il Signore ci aiuti a rimetterle al giusto posto, nel nostro cuore, nella nostra casa, e anche nella nostra convivenza civile.
E adesso vi invito a ripetere tutti insieme queste tre parole: “permesso”, “grazie”, “scusa”. Tutti insieme: (piazza) “permesso”, “grazie”, “scusa”. Sono le parole per entrare proprio nell'amore della famiglia, perché la famiglia vada rimanga. Poi ripetiamo quel consiglio che ho dato, tutti insieme: Mai finire la giornata senza fare la pace. Tutti: (piazza): Mai finire la giornata senza fare la pace. Grazie.
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martedì 12 maggio 2015

3370 - Commento al Vangelo del 12/5/2015

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (16,5-11)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ora vado da Colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma Io vi dico la verità: è bene per voi che Io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, Lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il lungo discorso di Gesù nel Cenacolo è stato un vero testamento, ma ai più deboli di oggi appare un po’ pesante per la sua lunghezza. Vi si trovano effettivamente concetti ripetuti più volte. Questa insistenza del Signore indica che gli Apostoli avevano difficoltà a recepire i movimenti che si apprestava a compiere Gesù e avevano assolutamente bisogno di riascoltare questi insegnamenti nuovi.
Succede questo anche ai genitori quando vogliono assicurarsi di avere dato una spiegazione chiara ai figli, o ai superiori o ai responsabili che sono chiamati a far rispettare determinate regole. La ripetizione di concetti o di comandi non avviene mai con le stesse caratteristiche, bisogna valutare chi è che insegna e chi sono i sottoposti.
Nel discorso del Cenacolo che precede la Passione e al Morte di Gesù, troviamo anche gli insegnamenti più difficili da comprendere e gli Apostoli non riescono a decifrarli: Ora vado da Colui che mi ha mandato”. Presa così la frase è illogica, ma se viene collegata alle parole in cui precisava e svelava che Lui era Figlio di Dio e che con il Padre erano una sola cosa, si comprende il perfetto riferimento.
Anche in questo brano di oggi Gesù continua a ripetere la necessità della sua dipartita per lasciare operare lo Spirito Santo. Ieri abbiamo approfondito l’importanza della devozione a Lui, oggi mi soffermo su questa frase che introduce una spiegazione molto importante: “E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio”.
Gesù spiega il significato di questi tre aspetti, io cercherò di approfondirli.
“Riguardo al peccato, perché non credono in me”. Lo Spirito mette chiarezza dove c’è ipocrisia e fa emergere la corruzione.
“Riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più”. Gesù ha compiuto nei dettagli quanto gli aveva chiesto il Padre, quindi ha adempiuto perfettamente la sua volontà e si è completata la giustizia, perché ha dato al Padre quanto aveva chiesto. Lo Spirito Santo svela la vera identità di Gesù e per Fede crediamo tutto quello che ci ha insegnato.
 “Riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato”. Gesù ha vinto i diavoli, l’unico e vero giudizio adesso è il suo, i diavoli non potranno più agitarsi come un tempo. I diavoli sono stati schiacciati dalla Morte e Resurrezione di Gesù, sono di continuo condannati dall'onnipotenza dello Spirito Santo, che opera fortemente dove viene richiesto il suo intervento.
Invocate molte volte lo Spirito Santo, chiedete di illuminarvi e di aumentare la vostra Fede. Il cammino si compie con Lui.

Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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domenica 10 maggio 2015

3369 - Udienza Papa Francesco 6/5/2015

La Famiglia - 13. Matrimonio (II)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nel nostro cammino di catechesi sulla famiglia tocchiamo oggi direttamente la bellezza del matrimonio cristiano. Esso non è semplicemente una cerimonia che si fa in chiesa, coi fiori, l’abito, le foto…. Il matrimonio cristiano è un sacramento che avviene nella Chiesa, e che anche fa la Chiesa, dando inizio ad una nuova comunità familiare.
E’ quello che l’apostolo Paolo riassume nella sua celebre espressione: «Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa» (Ef 5,32). Ispirato dallo Spirito Santo, Paolo afferma che l’amore tra i coniugi è immagine dell’amore tra Cristo e la Chiesa. Una dignità impensabile! Ma in realtà è inscritta nel disegno creatore di Dio, e con la grazia di Cristo innumerevoli coppie cristiane, pur con i loro limiti, i loro peccati, l’hanno realizzata!
San Paolo, parlando della nuova vita in Cristo, dice che i cristiani – tutti – sono chiamati ad amarsi come Cristo li ha amati, cioè «sottomessi gli uni agli altri» (Ef 5,21), che significa al servizio gli uni degli altri. E qui introduce l’analogia tra la coppia marito-moglie e quella Cristo-Chiesa. E’ chiaro che si tratta di un’analogia imperfetta, ma dobbiamo coglierne il senso spirituale che è altissimo e rivoluzionario, e nello stesso tempo semplice, alla portata di ogni uomo e donna che si affidano alla grazia di Dio.
Il marito – dice Paolo – deve amare la moglie «come il proprio corpo» (Ef 5,28); amarla come Cristo «ha amato la Chiesa e ha dato sé stesso per lei» (v. 25). Ma voi mariti che siete qui presenti capite questo? Amare la vostra moglie come Cristo ama la Chiesa? Questi non sono scherzi, ma cose serie! L’effetto di questo radicalismo della dedizione chiesta all’uomo, per l’amore e la dignità della donna, sull’esempio di Cristo, dev’essere stato enorme, nella stessa comunità cristiana.
Questo seme della novità evangelica, che ristabilisce l’originaria reciprocità della dedizione e del rispetto, è maturato lentamente nella storia, ma alla fine ha prevalso.
Il sacramento del matrimonio è un grande atto di fede e di amore: testimonia il coraggio di credere alla bellezza dell’atto creatore di Dio e di vivere quell’amore che spinge ad andare sempre oltre, oltre sé stessi e anche oltre la stessa famiglia. La vocazione cristiana ad amare senza riserve e senza misura è quanto, con la grazia di Cristo, sta alla base anche del libero consenso che costituisce il matrimonio.
La Chiesa stessa è pienamente coinvolta nella storia di ogni  matrimonio cristiano: si edifica nelle sue riuscite e patisce nei suoi fallimenti. Ma dobbiamo interrogarci con serietà: accettiamo fino in fondo, noi stessi, come credenti e come pastori anche questo legame indissolubile della storia di Cristo e della Chiesa con la storia del matrimonio e della famiglia umana? Siamo disposti ad assumerci seriamente questa responsabilità, cioè che ogni matrimonio va sulla strada dell’amore che Cristo ha con la Chiesa? E’ grande questo!
In questa profondità del mistero creaturale, riconosciuto e ristabilito nella sua purezza, si apre un secondo grande orizzonte che caratterizza il sacramento del matrimonio. La decisione di “sposarsi nel Signore” contiene anche una dimensione missionaria, che significa avere nel cuore la disponibilità a farsi tramite della benedizione di Dio e della grazia del Signore per tutti. Infatti gli sposi cristiani partecipano in quanto sposi alla missione della Chiesa. Ci vuole coraggio per questo! Perciò quando io saluto i novelli sposi, dico: “Ecco i coraggiosi!”, perché ci vuole coraggio per amarsi così come Cristo ama la Chiesa.
La celebrazione del sacramento non può lasciar fuori questa corresponsabilità della vita familiare nei confronti della grande missione di amore della Chiesa. E così la vita della Chiesa si arricchisce ogni volta della bellezza di questa alleanza sponsale, come pure si impoverisce ogni volta che essa viene sfigurata. La Chiesa, per offrire a tutti i doni della fede, dell’amore e della speranza, ha bisogno anche della coraggiosa fedeltà degli sposi alla grazia del loro sacramento! Il popolo di Dio ha bisogno del loro quotidiano cammino nella fede, nell’amore e nella speranza, con tutte le gioie e le fatiche che questo cammino comporta in un matrimonio e in una famiglia.
La rotta è così segnata per sempre, è la rotta dell’amore: si ama come ama Dio, per sempre. Cristo non cessa di prendersi cura della Chiesa: la ama sempre, la custodisce sempre, come se stesso. Cristo non cessa di togliere dal volto umano le macchie e le rughe di ogni genere. E’ commovente e tanto bella questa irradiazione della forza e della tenerezza di Dio che si trasmette da coppia a coppia, da famiglia a famiglia. Ha ragione san Paolo: questo è proprio un “mistero grande”! Uomini e donne, coraggiosi abbastanza per portare questo tesoro nei “vasi di creta” della nostra umanità, sono - questi uomini e queste donne così coraggiosi - sono una risorsa essenziale per la Chiesa, anche per tutto il mondo! Dio li benedica mille volte per questo!
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3368 - Udienza Papa Francesco 29/4/2015

La Famiglia - 12. Matrimonio (I)
Cari fratelli e sorelle buongiorno!  
La nostra riflessione circa il disegno originario di Dio sulla coppia uomo-donna, dopo aver considerato le due narrazioni del Libro della Genesi, si rivolge ora direttamente a Gesù.
L’evangelista Giovanni, all’inizio del suo Vangelo, narra l’episodio delle nozze di Cana, a cui erano presenti la Vergine Maria e Gesù, con i suoi primi discepoli (cfr Gv 2,1-11). Gesù non solo partecipò a quel matrimonio, ma “salvò la festa” con il miracolo del vino! Dunque, il primo dei suoi segni prodigiosi, con cui Egli rivela la sua gloria, lo compì nel contesto di un matrimonio, e fu un gesto di grande simpatia per quella nascente famiglia, sollecitato dalla premura materna di Maria. Questo ci fa ricordare il libro della Genesi, quando Dio finisce l’opera della creazione e fa il suo capolavoro; il capolavoro è l’uomo e la donna. E qui Gesù incomincia proprio i suoi miracoli con questo capolavoro, in un matrimonio, in una festa di nozze: un uomo e una donna. Così Gesù ci insegna che il capolavoro della società è la famiglia: l’uomo e la donna che si amano! Questo è il capolavoro!
Dai tempi delle nozze di Cana, tante cose sono cambiate, ma quel “segno” di Cristo contiene un messaggio sempre valido.
Oggi sembra non facile parlare del matrimonio come di una festa che si rinnova nel tempo, nelle diverse stagioni dell’intera vita dei coniugi. E’ un fatto che le persone che si sposano sono sempre di meno; questo è un fatto: i giovani non vogliono sposarsi. In molti Paesi aumenta invece il numero delle separazioni, mentre diminuisce il numero dei figli. La difficoltà a restare assieme – sia come coppia, sia come famiglia – porta a rompere i legami con sempre maggiore frequenza e rapidità, e proprio i figli sono i primi a portarne le conseguenze. Ma pensiamo che le prime vittime, le vittime più importanti, le vittime che soffrono di più in una separazione sono i figli. Se sperimenti fin da piccolo che il matrimonio è un legame “a tempo determinato”, inconsciamente per te sarà così. In effetti, molti giovani sono portati a rinunciare al progetto stesso di un legame irrevocabile e di una famiglia duratura. Credo che dobbiamo riflettere con grande serietà sul perché tanti giovani “non se la sentono” di sposarsi. C’è questa cultura del provvisorio … tutto è provvisorio, sembra che non ci sia qualcosa di definitivo.
Questa dei giovani che non vogliono sposarsi è una delle preoccupazioni che emergono al giorno d’oggi: perché i giovani non si sposano?; perché spesso preferiscono una convivenza, e tante volte “a responsabilità limitata”?; perché molti – anche fra i battezzati – hanno poca fiducia nel matrimonio e nella famiglia? E’ importante cercare di capire, se vogliamo che i giovani possano trovare la strada giusta da percorrere. Perché non hanno fiducia nella famiglia?
Le difficoltà non sono solo di carattere economico, sebbene queste siano davvero serie. Molti ritengono che il cambiamento avvenuto in questi ultimi decenni sia stato messo in moto dall’emancipazione della donna. Ma nemmeno questo argomento è valido, è una falsità, non è vero! E’ una forma di maschilismo, che sempre vuole dominare la donna. Facciamo la brutta figura che ha fatto Adamo, quando Dio gli ha detto: “Ma perché hai mangiato il frutto dell’albero?”, e lui: “La donna me l’ha dato”. E la colpa è della donna. Povera donna! Dobbiamo difendere le donne! In realtà, quasi tutti gli uomini e le donne vorrebbero una sicurezza affettiva stabile, un matrimonio solido e una famiglia felice. La famiglia è in cima a tutti gli indici di gradimento fra i giovani; ma, per paura di sbagliare, molti non vogliono neppure pensarci; pur essendo cristiani, non pensano al matrimonio sacramentale, segno unico e irripetibile dell’alleanza, che diventa testimonianza della fede. Forse proprio questa paura di fallire è il più grande ostacolo ad accogliere la parola di Cristo, che promette la sua grazia all’unione coniugale e alla famiglia.
La testimonianza più persuasiva della benedizione del matrimonio cristiano è la vita buona degli sposi cristiani e della famiglia. Non c’è modo migliore per dire la bellezza del sacramento! Il matrimonio consacrato da Dio custodisce quel legame tra l’uomo e la donna che Dio ha benedetto fin dalla creazione del mondo; ed è fonte di pace e di bene per l’intera vita coniugale e familiare. Per esempio, nei primi tempi del Cristianesimo, questa grande dignità del legame tra l’uomo e la donna sconfisse un abuso ritenuto allora del tutto normale, ossia il diritto dei mariti di ripudiare le mogli, anche con i motivi più pretestuosi e umilianti. Il Vangelo della famiglia, il Vangelo che annuncia proprio questo Sacramento ha sconfitto questa cultura di ripudio abituale.
Il seme cristiano della radicale uguaglianza tra i coniugi deve oggi portare nuovi frutti. La testimonianza della dignità sociale del matrimonio diventerà persuasiva proprio per questa via, la via della testimonianza che attrae, la via della reciprocità fra loro, della complementarietà fra loro.
Per questo, come cristiani, dobbiamo diventare più esigenti a tale riguardo. Per esempio: sostenere con decisione il diritto all’uguale retribuzione per uguale lavoro; perché si dà per scontato che le donne devono guadagnare meno degli uomini? No! Hanno gli stessi diritti. La disparità è un puro scandalo! Nello stesso tempo, riconoscere come ricchezza sempre valida la maternità delle donne e la paternità degli uomini, a beneficio soprattutto dei bambini. Ugualmente, la virtù dell’ospitalità delle famiglie cristiane riveste oggi un’importanza cruciale, specialmente nelle situazioni di povertà, di degrado, di violenza familiare.
Cari fratelli e sorelle, non abbiamo paura di invitare Gesù alla festa di nozze, di invitarlo a casa nostra, perché sia con noi e custodisca la famiglia. E non abbiamo paura di invitare anche la sua Madre Maria! I cristiani, quando si sposano “nel Signore”, vengono trasformati in un segno efficace dell’amore di Dio. I cristiani non si sposano solo per sé stessi: si sposano nel Signore in favore di tutta la comunità, dell’intera società.
Di questa bella vocazione del matrimonio cristiano, parlerò anche nella prossima catechesi.
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3367 - Udienza Papa Francesco 22/4/2015

La Famiglia - 11. Maschio e Femmina (II)
Cari fratelli e sorelle,
nella precedente catechesi sulla famiglia, mi sono soffermato sul primo racconto della creazione dell’essere umano, nel primo capitolo della Genesi, dove sta scritto: «Dio creò l’uomo a sua immagine: a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (1,27).
Oggi vorrei completare la riflessione con il secondo racconto, che troviamo nel secondo capitolo. Qui leggiamo che il Signore, dopo aver creato il cielo e la terra, «plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente» (2,7). E’ il culmine della creazione. Ma manca qualcosa: poi Dio pone l’uomo in un bellissimo giardino perché lo coltivi e lo custodisca (cfr 2,15).
Lo Spirito Santo, che ha ispirato tutta la Bibbia, suggerisce per un momento l’immagine dell’uomo solo - gli manca qualcosa -, senza la donna. E suggerisce il pensiero di Dio, quasi il sentimento di Dio che lo guarda, che osserva Adamo solo nel giardino: è libero, è signore,… ma è solo. E Dio vede che questo «non è bene»: è come una mancanza di comunione, gli manca una comunione, una mancanza di pienezza. «Non è bene» – dice Dio – e aggiunge: «voglio fargli un aiuto che gli corrisponda» (2,18).
Allora Dio presenta all'uomo tutti gli animali; l’uomo dà ad ognuno di essi il suo nome – e questa è un’altra immagine della signoria dell’uomo sul creato –, ma non trova in alcun animale l’altro simile a sé. L’uomo continua solo. Quando finalmente Dio presenta la donna, l’uomo riconosce esultante che quella creatura, e solo quella, è parte di lui: «osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne» (2,23). Finalmente c’è un rispecchiamento, una reciprocità. Quando una persona – è un esempio per capire bene questo – vuole dare la mano a un’altra, deve averla davanti a sé: se uno dà la mano e non ha nessuno la mano rimane lì….., gli manca la reciprocità. Così era l’uomo, gli mancava qualcosa per arrivare alla sua pienezza, gli mancava la reciprocità. La donna non è una “replica” dell’uomo; viene direttamente dal gesto creatore di Dio. L’immagine della “costola” non esprime affatto inferiorità o subordinazione, ma, al contrario, che uomo e donna sono della stessa sostanza e sono complementari e che hanno anche questa reciprocità. E il fatto che – sempre nella parabola – Dio plasmi la donna mentre l’uomo dorme, sottolinea proprio che lei non è in alcun modo una creatura dell’uomo, ma di Dio. Suggerisce anche un’altra cosa: per trovare la donna - e possiamo dire per trovare l’amore nella donna -, l’uomo prima deve sognarla e poi la trova.
La fiducia di Dio nell’uomo e nella donna, ai quali affida la terra, è generosa, diretta, e piena. Si fida di loro. Ma ecco che il maligno introduce nella loro mente il sospetto, l’incredulità, la sfiducia. E infine, arriva la disobbedienza al comandamento che li proteggeva. Cadono in quel delirio di onnipotenza che inquina tutto e distrugge l’armonia. Anche noi lo sentiamo dentro di noi tante, volte, tutti.
Il peccato genera diffidenza e divisione fra l’uomo e la donna. Il loro rapporto verrà insidiato da mille forme di prevaricazione e di assoggettamento, di seduzione ingannevole e di prepotenza umiliante, fino a quelle più drammatiche e violente. La storia ne porta le tracce. Pensiamo, ad esempio, agli eccessi negativi delle culture patriarcali. Pensiamo alle molteplici forme di maschilismo dove la donna era considerata di seconda classe. Pensiamo alla strumentalizzazione e mercificazione del corpo femminile nell’attuale cultura mediatica. Ma pensiamo anche alla recente epidemia di sfiducia, di scetticismo, e persino di ostilità che si diffonde nella nostra cultura – in particolare a partire da una comprensibile diffidenza delle donne – riguardo ad un’alleanza fra uomo e donna che sia capace, al tempo stesso, di affinare l’intimità della comunione e di custodire la dignità della differenza.
Se non troviamo un soprassalto di simpatia per questa alleanza, capace di porre le nuove generazioni al riparo dalla sfiducia e dall'indifferenza, i figli verranno al mondo sempre più sradicati da essa fin dal grembo materno. La svalutazione sociale per l’alleanza stabile e generativa dell’uomo e della donna è certamente una perdita per tutti. Dobbiamo riportare in onore il matrimonio e la famiglia! La Bibbia dice una cosa bella: l’uomo trova la donna, si incontrano e l’uomo deve lasciare qualcosa per trovarla pienamente. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre per andare da lei. E’ bello! Questo significa incominciare una nuova strada. L’uomo è tutto per la donna e la donna è tutta per l’uomo.
La custodia di questa alleanza dell’uomo e della donna, anche se peccatori e feriti, confusi e umiliati, sfiduciati e incerti, è dunque per noi credenti una vocazione impegnativa e appassionante, nella condizione odierna. Lo stesso racconto della creazione e del peccato, nel suo finale, ce ne consegna un’icona bellissima: «Il Signore Dio fece all'uomo e a sua moglie tuniche di pelle e li vestì» (Gen 3,21). E’ un’immagine di tenerezza verso quella coppia peccatrice che ci lascia a bocca aperta: la tenerezza di Dio per l’uomo e per la donna! E’ un’immagine di custodia paterna della coppia umana. Dio stesso cura e protegge il suo capolavoro.
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3366 - Udienza Papa Francesco 15/4/2015

La Famiglia - 10. Maschio e Femmina (I)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
La catechesi di oggi è dedicata a un aspetto centrale del tema della famiglia: quello del grande dono che Dio ha fatto all’umanità con la creazione dell’uomo e della donna e con il sacramento del matrimonio. Questa catechesi e la prossima riguardano la differenza e la complementarità tra l’uomo e la donna, che stanno al vertice della creazione divina; le due che seguiranno poi, saranno su altri temi del Matrimonio.
Iniziamo con un breve commento al primo racconto della creazione, nel Libro della Genesi. Qui leggiamo che Dio, dopo aver creato l’universo e tutti gli esseri viventi, creò il capolavoro, ossia l’essere umano, che fece a propria immagine: «a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò» (Gen 1,27), così dice il Libro della Genesi.
E come tutti sappiamo, la differenza sessuale è presente in tante forme di vita, nella lunga scala dei viventi. Ma solo nell’uomo e nella donna essa porta in sé l’immagine e la somiglianza di Dio: il testo biblico lo ripete per ben tre volte in due versetti (26-27): uomo e donna sono immagine e somiglianza di Dio. Questo ci dice che non solo l’uomo preso a sé è immagine di Dio, non solo la donna presa a sé è immagine di Dio, ma anche l’uomo e la donna, come coppia, sono immagine di Dio. La differenza tra uomo e donna non è per la contrapposizione, o la subordinazione, ma per la comunione e la generazione, sempre ad immagine e somiglianza di Dio.
L’esperienza ce lo insegna: per conoscersi bene e crescere armonicamente l’essere umano ha bisogno della reciprocità tra uomo e donna. Quando ciò non avviene, se ne vedono le conseguenze. Siamo fatti per ascoltarci e aiutarci a vicenda. Possiamo dire che senza l’arricchimento reciproco in questa relazione – nel pensiero e nell’azione, negli affetti e nel lavoro, anche nella fede – i due non possono nemmeno capire fino in fondo che cosa significa essere uomo e donna.
La cultura moderna e contemporanea ha aperto nuovi spazi, nuove libertà e nuove profondità per l’arricchimento della comprensione di questa differenza. Ma ha introdotto anche molti dubbi e molto scetticismo. Per esempio, io mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione. Per risolvere i loro problemi di relazione, l’uomo e la donna devono invece parlarsi di più, ascoltarsi di più, conoscersi di più, volersi bene di più. Devono trattarsi con rispetto e cooperare con amicizia. Con queste basi umane, sostenute dalla grazia di Dio, è possibile progettare l’unione matrimoniale e familiare per tutta la vita. Il legame matrimoniale e familiare è una cosa seria, lo è per tutti, non solo per i credenti. Vorrei esortare gli intellettuali a non disertare questo tema, come se fosse diventato secondario per l’impegno a favore di una società più libera e più giusta.
Dio ha affidato la terra all’alleanza dell’uomo e della donna: il suo fallimento inaridisce il mondo degli affetti e oscura il cielo della speranza. I segnali sono già preoccupanti, e li vediamo. Vorrei indicare, fra i molti, due punti che io credo debbono impegnarci con più urgenza.
Il primo. E’ indubbio che dobbiamo fare molto di più in favore della donna, se vogliamo ridare più forza alla reciprocità fra uomini e donne. E’ necessario, infatti, che la donna non solo sia più ascoltata, ma che la sua voce abbia un peso reale, un’autorevolezza riconosciuta, nella società e nella Chiesa. Il modo stesso con cui Gesù ha considerato la donna in un contesto meno favorevole del nostro, perché in quei tempi la donna era proprio al secondo posto, e Gesù l’ha considerata in una maniera che dà una luce potente, che illumina una strada che porta lontano, della quale abbiamo percorso soltanto un pezzetto. Non abbiamo ancora capito in profondità quali sono le cose che ci può dare il genio femminile, le cose che la donna può dare alla società e anche a noi: la donna sa vedere le cose con altri occhi che completano il pensiero degli uomini. E’ una strada da percorrere con più creatività e audacia.
Una seconda riflessione riguarda il tema dell’uomo e della donna creati a immagine di Dio. Mi chiedo se la crisi di fiducia collettiva in Dio, che ci fa tanto male, ci fa ammalare di rassegnazione all’incredulità e al cinismo, non sia anche connessa alla crisi dell’alleanza tra uomo e donna. In effetti il racconto biblico, con il grande affresco simbolico sul paradiso terrestre e il peccato originale, ci dice proprio che la comunione con Dio si riflette nella comunione della coppia umana e la perdita della fiducia nel Padre celeste genera divisione e conflitto tra uomo e donna.
Da qui viene la grande responsabilità della Chiesa, di tutti i credenti, e anzitutto delle famiglie credenti, per riscoprire la bellezza del disegno creatore che inscrive l’immagine di Dio anche nell'alleanza tra l’uomo e la donna. La terra si riempie di armonia e di fiducia quando l’alleanza tra uomo e donna è vissuta nel bene. E se l’uomo e la donna la cercano insieme tra loro e con Dio, senza dubbio la trovano. Gesù ci incoraggia esplicitamente alla testimonianza di questa bellezza che è l’immagine di Dio.
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3365 - Udienza Papa Francesco 8/4/2015

La Famiglia - 9. I Bambini (II)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nelle catechesi sulla famiglia completiamo oggi la riflessione sui bambini, che sono il frutto più bello della benedizione che il Creatore ha dato all’uomo e alla donna. Abbiamo già parlato del grande dono che sono i bambini, oggi dobbiamo purtroppo parlare delle “storie di passione” che vivono molti di loro.
Tanti bambini fin dall’inizio sono rifiutati, abbandonati, derubati della loro infanzia e del loro futuro. Qualcuno osa dire, quasi per giustificarsi, che è stato un errore farli venire al mondo. Questo è vergognoso! Non scarichiamo sui bambini le nostre colpe, per favore! I bambini non sono mai “un errore”. La loro fame non è un errore, come non lo è la loro povertà, la loro fragilità, il loro abbandono – tanti bambini abbandonati per le strade; e non lo è neppure la loro ignoranza o la loro incapacità – tanti bambini che non sanno cosa è una scuola. Semmai, questi sono motivi per amarli di più, con maggiore generosità. Che ne facciamo delle solenni dichiarazioni dei diritti dell’uomo e dei diritti del bambino, se poi puniamo i bambini per gli errori degli adulti?
Coloro che hanno il compito di governare, di educare, ma direi tutti gli adulti, siamo responsabili dei bambini e di fare ciascuno ciò che può per cambiare questa situazione. Mi riferisco alla “passione” dei bambini. Ogni bambino emarginato, abbandonato, che vive per strada mendicando e con ogni genere di espedienti, senza scuola, senza cure mediche, è un grido che sale a Dio e che accusa il sistema che noi adulti abbiamo costruito. E purtroppo questi bambini sono preda dei delinquenti, che li sfruttano per indegni traffici o commerci, o addestrandoli alla guerra e alla violenza. Ma anche nei Paesi cosiddetti ricchi tanti bambini vivono drammi che li segnano in modo pesante, a causa della crisi della famiglia, dei vuoti educativi e di condizioni di vita a volte disumane. In ogni caso sono infanzie violate nel corpo e nell’anima. Ma nessuno di questi bambini è dimenticato dal Padre che è nei cieli! Nessuna delle loro lacrime va perduta! Come neppure va perduta la nostra responsabilità, la responsabilità sociale delle persone, di ognuno di noi, e dei Paesi.
Una volta Gesù rimproverò i suoi discepoli perché allontanavano i bambini che i genitori gli portavano, perché li benedicesse. E’ commovente la narrazione evangelica: «Allora gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: “Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli”. E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là» (Mt 19,13-15). Che bella questa fiducia dei genitori, e questa risposta di Gesù! Come vorrei che questa pagina diventasse la storia normale di tutti i bambini! E’ vero che grazie a Dio i bambini con gravi difficoltà trovano molto spesso genitori straordinari, pronti ad ogni sacrificio e ad ogni generosità. Ma questi genitori non dovrebbero essere lasciati soli! Dovremmo accompagnare la loro fatica, ma anche offrire loro momenti di gioia condivisa e di allegria spensierata, perché non siano presi solo dalla routine terapeutica.
Quando si tratta dei bambini, in ogni caso, non si dovrebbero sentire quelle formule da difesa legale d’ufficio, tipo: “dopo tutto, noi non siamo un ente di beneficenza”; oppure: “nel proprio privato, ognuno è libero di fare ciò che vuole”; o anche: “ci spiace, non possiamo farci nulla”. Queste parole non servono quando si tratta dei bambini.
Troppo spesso sui bambini ricadono gli effetti di vite logorate da un lavoro precario e malpagato, da orari insostenibili, da trasporti inefficienti… Ma i bambini pagano anche il prezzo di unioni immature e di separazioni irresponsabili: essi sono le prime vittime; subiscono gli esiti della cultura dei diritti soggettivi esasperati, e ne diventano poi i figli più precoci. Spesso assorbono violenza che non sono in grado di “smaltire”, e sotto gli occhi dei grandi sono costretti ad assuefarsi al degrado.
Anche in questa nostra epoca, come in passato, la Chiesa mette la sua maternità al servizio dei bambini e delle loro famiglie. Ai genitori e ai figli di questo nostro mondo porta la benedizione di Dio, la tenerezza materna, il rimprovero fermo e la condanna decisa. Con i bambini non si scherza!
Pensate che cosa sarebbe una società che decidesse, una volta per tutte, di stabilire questo principio: “E’ vero che non siamo perfetti e che facciamo molti errori. Ma quando si tratta dei bambini che vengono al mondo, nessun sacrificio degli adulti sarà giudicato troppo costoso o troppo grande, pur di evitare che un bambino pensi di essere uno sbaglio, di non valere niente e di essere abbandonato alle ferite della vita e alla prepotenza degli uomini”. Come sarebbe  bella una società così! Io dico che a questa società, molto sarebbe perdonato, dei suoi innumerevoli errori. Molto, davvero.
Il Signore giudica la nostra vita ascoltando quello che gli riferiscono gli angeli dei bambini, angeli che “vedono sempre il volto del Padre che è nei cieli” (cfr Mt 18,10). Domandiamoci sempre: che cosa racconteranno a Dio, di noi, questi angeli dei bambini?
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3364 - Commento al Vangelo del 10/5/2015, Domenica 6^ di Pasqua

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (15,9-17)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche Io ho amato voi. Rimanete nel mio Amore. Se osserverete i miei Comandamenti, rimarrete nel mio Amore, come Io ho osservato i Comandamenti del Padre mio e rimango nel suo Amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio Comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come Io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che Io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Ritroviamo concetti simili al Vangelo di domenica scorsa perché questo di oggi è la continuazione, Gesù è instancabile e ripete i fondamenti della sua dottrina e per imprimerla bene su quanti Lo ascoltano, ripete i suoi principi fondamentali.
Nel Vangelo di oggi troviamo alcune affermazioni che spiegano in modo chiaro e completo come intende la relazione tra Lui e i suoi seguaci. Innanzitutto precisa che non è sufficiente credere che Lui è Dio se poi non si mette in pratica la sua Parola. Anche i diavoli credono che Gesù è Dio ma non obbediscono, cercano ininterrottamente di distruggere le opere di Dio.
Quindi, nella Chiesa c’è chi crede che Lui è Dio, che Lui esiste, e poi vive in maniera totalmente opposta alla sua Parola.
Il primo dato che ci viene dalla Parola di oggi è questo: si segue veramente Gesù quando si attua il suo Vangelo, senza questa pratica non si è amici suoi, non esiste alcuna comunione con Lui: “Voi siete miei amici, se fate ciò che Io vi comando”.
Occorrono le buone opere, chi poggia la sua Fede solo sulle preghiere può cadere in un soggettivismo ingannevole.
Poi Gesù spiega che è facile ricevere Grazie, insegna che oltre ad avere buone disposizioni interiori conducendo una buona vita  spirituale, bisogna anche saper chiedere quanto necessita, sia per le Grazie fisiche che per quelle materiali.
Gesù vuole riempirci di Grazie, per questo precisa più volte la modalità e l’insistenza della preghiera per ottenere quanto necessita.
Oggi ci ripete queste parole: “… perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio Nome, ve lo conceda”. Dice tutto, non qualcosa, non solo quanto vuole concederci gratuitamente Lui, è sempre pronto a donarci quanto chiediamo. Ma dobbiamo chiedere con amore, fiducia, umiltà. La sua disponibilità a concedere le Grazie è infinita.
C’è però una condizione da osservare, oggi ci presenta il centro del suo Vangelo ed è l’amore. Parla dell’amore spirituale presente nei cuori dei buoni. In molti cristiani si alternano sentimenti di amore e di avversità anche nei confronti dei familiari, questo alternarsi non favorisce mai la crescita spirituale. È come se uno dicesse: vorrei ma non posso.
E non cambia mai atteggiamenti opposti all'amore insegnato da Gesù!
L’amore autentico è quello che si trasmette a tutti con una bontà senza limiti, ed è vero amore la carità, la generosità, la solidarietà, la benevolenza, l’amicizia, l’affettuosità, l’affetto. Il cristiano autentico è chi vive senza tentennamenti il Comandamento dell’Amore: “Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”.
Non c’è un limite nell’amare tutti, nel perdonare anche nel proprio cuore, nel pensare bene di tutti e di provare comprensione per tutti.
È chi è animato dal bene verso gli altri, trasmette a tutti un sorriso sincero, una parola buona, gesti di altruismo.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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domenica 3 maggio 2015

3363 - Commento al Vangelo del 2/5/2015

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (14,7-14)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora Lo conoscete e Lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che Io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che Io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: Io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità Io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che Io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché Io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio Nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio Nome, Io la farò. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Da sempre gli esseri umani hanno avuto motivi per reagire alle dittature o ad attacchi ingiusti da parte dei nemici. Le guerre spesso scaturiscono anche per motivi banali, per incomprensioni e la superbia da parte di qualcuno. Le Nazioni animate da odio guerreggiano nel nome della superiorità e della dominazione, sempre prive di vere giustificazioni e non si curano minimamente dei danni arrecati a centinaia di milioni di innocenti.
Non tralascio di ricordare i morti che fece il nazismo, si parla tra 15 e 20 milioni di vittime e i prigionieri dei nazisti. Mentre ne “Il libro nero del comunismo” (Le Livre noir du communisme: Crimes, terreur, répression, 1997), a cura dello storico del comunismo Stéphane Courtois, si arriva al numero di oltre 100 milioni di morti a causa dell’ideologia marxista.
Carneficine commesse da bestie insaziabili come demoni incarnati, massacri di massa che gridano ancora vendetta davanti a Dio.
Quei pazzi che guidavano questi stermini a modo loro avevano una teoria che li guidava, un piano folle che nasceva nel cuore di satana. Invece, gli incappucciati che ieri hanno devastato Milano, questi black bloc senza arte né parte, su cosa poggiano le loro violenze? È una disperazione la loro, perché non si trova una spiegazione accettabile per attaccare l’Expo che ha dato e darà fino ad ottobre lavoro e sviluppo in futuro a molte aziende italiane.
È inspiegabile la nuova reazione contro la città inerme, perché la politica fa finta di nulla, i poliziotti possono fare poco perché impediti da regolamenti assurdi e tanti innocenti cittadini si sono ritrovate ieri le macchine bruciate o distrutte. Quale colpa hanno loro? Chi pagherà i danni?
Leggiamo un brano tratto dal Corriere della Sera:
«Milano a ferro e fuoco venerdì pomeriggio. Circa 500 antagonisti all'interno della “May Day Parade” si sono scatenati in pieno centro. Lungo il percorso la manifestazione ha lasciato molte auto incendiate. Gli antagonisti, provenienti da diversi Paesi europei, hanno anche spaccato diverse vetrine di banche, finanziarie, sportelli delle Poste ma anche negozi di alimentari e agenzie di viaggio, rotto e oscurato telecamere. In diverse occasioni i manifestanti hanno anche affrontato la polizia a distanza, lanciando bottiglie incendiarie, sassi, pezzi di cemento, oggetti vari e fumogeni. Una bomba carta è stata lanciata all’interno della pasticceria Venchi, in piazza Cadorna, incendiandola”.
La città sembrava blindata per la manifestazione che i milanesi hanno vissuto come un incubo, ma l’organizzazione del Viminale è risultata impacciata, molto confusa. I black bloc hanno arrecato gravissimi danni ad onesti cittadini che si sacrificano ogni giorno andando a lavorare per comprare una macchina.
Invece questi disoccupati volontari, hanno tirato fumogeni, cestini divelti, spranghe, bombe carta. Undici agenti sono rimasti feriti e noi assistiamo a violenze che si potrebbero facilmente controllare se i responsabili del Parlamento si preoccupassero dei cittadini e dei loro beni: case e macchine.
Anche della loro serenità e della libertà di muoversi in città senza temere questi vandali e senza vedere le loro auto incendiate.
Come spinge questi giovani a devastare e a reagire verso le iniziative che servono per risollevare la società? L’insuccesso e l’avvilimento, la depressione e la delusione, quindi la frustrazione per l’incapacità di realizzarsi. Non vogliono una società migliore altrimenti non la distruggerebbero, vogliono sfogare tutta la loro rabbia alla società che non ha dato quello che pretendevano. Forse perché non lo meritavano.
Vediamo questi ragazzi vuoti di ogni virtù nelle mani dei diavoli e io pregherò ogni giorno per tutti loro, ma la conversione è difficile.
Passo al Vangelo di oggi e subito vi presento una frase che Gesù ripete due volte. La prima volta è una domanda rivolta a Filippo per liberarlo dal dubbio, mentre nella seconda conferma quella verità, svela con chiarezza autoritaria la stessa verità: “Non credi che Io sono nel Padre e il Padre è in me?”. “Io sono nel Padre e il Padre è in me”.
La sostanza tra Padre e Figlio è la stessa, lo Spirito che circola in Loro è un unico Spirito, che noi adoriamo come Santo ed è la terza Persona della Santissima Trinità. È una verità difficile da comprendere anche per gli Apostoli che avevano anche visto le opere Divine compiute da Gesù. La cosa curiosa è che oggi, dopo duemila anni di storia, ci sono studiosi e molti laici che interpretano in modo diverso quanto leggiamo oggi, quanto è scritto con chiarezza nel Vangelo.
Perché l’agitazione nel voler modificare il Vangelo storico, perdendo così la comunione con Dio? “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mt 24,35). Questo ha deciso Gesù e quale autorità ha qualsiasi uomo di oggi per modificare la sua volontà?
Gesù chiede di credere in Lui, di abbandonarci al suo progetto, Egli conta su ognuno di noi. Chi Lo delude rompe la comunione.
Ritroviamo inoltre la frase che ho spiegato più volte e che qui sintetizzo: “Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che Io compio e ne compirà di più grandi di queste”. Un discepolo di Gesù nel suo Nome può compiere grandi opere, ma deve prima credere in Lui e questo non è scontato. Credere significa fidarsi, avere piena fiducia in Lui, essere convinto che è veramente Dio, quindi il passo più importante è quello di abbandonarsi in Lui.
Il seguace potrà fare opere più grandi perché dovrà agire per Fede, coltivare e attuare una Fede forte, accettando la sua volontà.
Non facciamo come Filippo che dubitava e poneva domande che un Apostolo come lui non doveva neanche pensare.
Chiedete invece a Gesù tutto quello che vi occorre, chiedete con insistenza, ogni giorno e senza stancarvi perché Gesù non si stanca di ascoltare le preghiere rivolte a Lui. Gioisce quando insistiamo, lo ha spiegato nella parabola della vedova importuna, infatti le Grazie si ottengono convincendo Lui che è giusto donarci quanto chiediamo.
Lui sa cosa è giusto e cosa non va bene neanche chiedere, ce lo spiega nel silenzio, lo comunica con il suo ineffabile Spirito.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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Medaglia di San Benedetto