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sabato 27 dicembre 2014

3313 - Commento al Vangelo del 25/12/2014 Natale

+ Dal Vangelo secondo Luca (2,1-14)
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un Bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Siamo giunti al momento storico più ineffabile ed imprevedibile, l’ingresso di Dio nella storia umana in un Corpo umano, avvenimento impensabile per chiunque tranne che per la Fanciulla di Nazareth, la Donna preannunciata nel Libro della Genesi, la Donna indicata da San Giovanni nell’Apocalisse: “Nel cielo apparve un segno grandioso: una Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”.
Il Natale è la manifestazione del Verbo di Dio agli uomini, evento unico nella storia, mai immaginato da alcuno, solo la Vergine conosceva questo grande mistero, Ella per nove mesi divenne il Paradiso materno del Figlio di Dio.
La nascita di un Bambino che è anche Dio, commuove in questo giorno e chi riflette sull’avvenimento avverte una estensione interiore del suo amore perché toccato dall’Amore Divino. Non c’è dubbio su questa verità: solamente la corretta meditazione dei misteri biblici ci permette di entrare nell’ambito spirituale e ci permette di relazionarci con Dio.
Senza la meditazione degli avvenimenti del Vangelo non ci potrà mai essere la crescita spirituale e si rimane superficiali.
La meditazione del Natale è un momento di gioia immensa, che non dura per il tempo in cui si medita, si protrae e si cresce nella conoscenza intima di Gesù e nella Fede. Meditare quanto ha compiuto Dio per amore di ognuno di noi, dilata la capacità dell’anima e si diventa sempre più come Gesù. Questo vuole Lui, questo è il compito di sua Madre: trasformarci in Gesù.
Il materialismo imperante ha occupato il cuore e non ha più la capacità di adorare il Divino. Molti scelgono quel dio che piace e diventa il loro idolo, procurando così una frattura interiore forse insanabile, perché l’uomo che si immerge nel materialismo distrugge quello che rimaneva di spirituale e la permanenza nei peccati gravi è la sua rovina.
In un cuore già pieno di interessi materiali non può trovare posto il mistero del Natale, non ne avverte il bisogno, non ha interesse.
Il Natale per moltissimi cristiani si è trasformato rapidamente e inesorabilmente in una festa pagana, si vive solamente qualche ora questo mistero partecipando alla Messa e non sono tutti i cattolici che partecipano alla Messa della Notte.
A Natale molti che si dimenticano di Dio durante tutto l’anno, vanno in Chiesa come per timbrare la loro presenza, purtroppo senza luce e priva di amore. Senza pentimento per l’anno trascorso nei peccati di ogni tipologia.
È meglio andare che perdere anche questo appiglio con Dio, ma senza pentimento non c’è comunione con Gesù Bambino.
Eppure questo Bambino è venuto nel mondo soprattutto per i peccatori: «Gesù disse loro: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori”» (Mc 2,17).
Allora a Natale il Bambino che fisicamente è incapace di parlare, ha lo Spirito del Figlio Eterno che conosce tutto, anche le cose più segrete, anche la più piccola fibra di ognuno che partecipa alla Messa.
Gesù viene per cambiare la vita di tutti e il peccatore non deve spaventarsi di un Bambino che non mette paura, non minaccia e non pretende altro che amore. Il peccatore deve rientrare in sé e ricominciare senza vergogna ma con coraggio, con la forte determinazione di diventare un vero cristiano, uno di cui Gesù potrà rallegrarsi.
Non abbiate timore di un Bambino che vi guarda dalla mangiatoia, povero e rifiutato dagli uomini, rifiutato prima ancora di nascere.
Gesù viene ancora rifiutato da moltissimi cristiani, già sappiamo dei pagani e degli anticlericali, ma il rifiuto di chi si identifica come cristiano è preoccupante, perché se molti cristiani vivono senza più valori morali, cosa ci sarà nel mondo tra gli atei?
Eppure Gesù continua a presentarsi nel mondo per richiamare i lontani, un gesto che può compiere un Dio che è Amore. Quale dio inventato da incalcolabili non cristiani è così buono, mite, paziente, amabile, comprensivo e misericordioso?
Con quanto avviene nel mondo di tragico, di segreto… di violento, se non fosse Dio Amore rinuncerebbe a ripresentarsi a Natale. Lascerebbe l’umanità diretta verso l’autodistruzione, immersa nell’idolatria di moltissimi idoli che non comunicano nulla ma si prendono tutto l’amore e la dignità di quasi sette miliardi di esseri umani.
Sono i cristiani ancora fedeli al Vangelo storico a restare fuori dalla melma del mondo e con le loro preghiere continuano ad invitare Dio a salvare l’umanità immersa nelle tenebre. Anche quando nacque Gesù a Betlemme l’umanità era avvolta dalle tenebre. Lo scrive San Giovanni nel prologo del suo Vangelo:
“In Lui era la Vita e la Vita era la luce degli uomini; la Luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta” (Gv 1,4-5).
La liturgia di oggi ci accompagna nel mistero dell’Incarnazione di Dio nelle tre Messe che deve celebrare il Sacerdote.
Le tre Messe ci permettono di meditare la nascita eterna del Verbo nel seno degli splendori del Padre (Messa della Notte); nella seconda Messa l'apparizione temporale nell'umiltà della Carne; e nell’altra Messa del giorno il ritorno finale all'ultimo giudizio.
La nascita del Figlio di Dio segna anche l’inizio degli “ultimi tempi”, che sarebbe la Redenzione dell’umanità da parte di Dio.
Il Martirologio Romano afferma: “Trascorsi molti secoli dalla creazione del mondo, quando in principio Dio creò il cielo e la terra e plasmò l’uomo a sua immagine; e molti secoli da quando, dopo il diluvio, l’Altissimo aveva fatto risplendere tra le nubi l’arcobaleno, segno di alleanza e di pace; ventuno secoli dopo che Abramo, nostro Padre nella fede, migrò dalla terra di Ur dei Caldei; tredici secoli dopo l’uscita del popolo d’Israele dall’Egitto sotto la guida di Mosè; circa mille anni dopo l’unzione regale di Davide; nella sessantacinquesima settimana secondo la profezia di Daniele; all’epoca della centonovantaquattresima Olimpiade; nell’anno settecentocinquantadue dalla fondazione di Roma; nel quarantaduesimo anno dell’impero di Cesare Ottaviano Augusto, mentre su tutta la terra regnava la pace, Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell’eterno Padre, volendo santificare il mondo con la sua piissima venuta, concepito per opera dello Spirito Santo, trascorsi nove mesi, nasce in Betlemme di Giuda dalla Vergine Maria, fatto Uomo: è il Natale di nostro Signore Gesù Cristo secondo la Carne”.
Il mistero della nostra salvezza in Gesù è la meditazione che accompagna i buoni credenti, non lasciano passare inutilmente il Natale e ricordano durante l’anno il motivo dell’Incarnazione di Dio. Porsi la domanda sul Natale è troppo semplice, intanto molti cristiani non riflettono mai sul perché nasce a Betlemme un Bambino che è anche Dio.
La divinità del Bambino nato nella grotta di Betlemme emerge e risplende per la sua regalità e onnipotenza, quel Bambino deve nascere nei nostri cuori e deve crescere spiritualmente fino a renderci maturi nel suo Amore.
Chiediamoci se oggi questo Bambino è veramente nato in noi, se ha trovato spazio in noi anche perché Lui si accontenta di un piccolo spazio per dimorare, riposare, trasmettere la sua Grazia. Ma deve trovare la sincera disponibilità del cristiano.
   
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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