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lunedì 23 giugno 2014

3127 - Commento al Vangelo del 23/06/2014

+ Dal Vangelo secondo Matteo (7,1-5)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello». 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La lettura di questo brano arreca fastidio ai cattolici più tiepidi e rimprovero a quelli che ricadono nel peccato di giudizio e non avanzano nel cammino di Fede. Tutti possono essere giustificati proprio perché ci si trova in un percorso impegnativo e senza qualche forte sprone non si và molto lontano.
Spesso occorre un pungolo, non inteso come uno stimolo passeggero e debole, ma come un bastone appuntito poggiato sulla schiena. Un pungolo paragonabile a una sofferenza che non si allontana da sola.
Le parole di oggi scuotono tutti, in modo virtuoso una parte di credenti e con indolenza l'altra parte, però un risultato scaturisce sempre. Le parole di Gesù devono scuotere altrimenti non valgono nulla e si trascurano, l'uomo di suo non ama sentire certi insegnamenti che toccano le sue debolezze.
Ogni persona viene chiamata in causa dalla Parola di oggi, nel linguaggio di tutti si colgono sempre alcune inclinazioni al giudizio.
"Non giudicate, per non essere giudicati". Non ogni giudizio è sbagliato, bisogna dare alla parola un aspetto positivo, infatti si può anche interpretare come saggezza, buon senso, discernimento, prudenza, equilibrio.
Però Gesù è chiaro in questo brano, si riferisce al giudizio come sentenza, quasi una condanna definitiva, eppure quasi sempre le persone che giudicano non hanno elementi sufficienti per definire una persona o per dare una spiegazione alle loro azioni.
Fintanto che il giudizio non porta in sé malizia e condanna, si ferma al parere o opinione, rimane solo una valutazione personale senza arrivare in nessun caso a dare una sentenza simile al giudizio universale.
Perché nessuno è in grado di capire, con le sole capacità umane, l'intenzione di una persona, quale motivazione l'ha spinta ad agire in una determinata maniera e quale confusione mentale si portava dentro. Per commettere un peccato mortale occorrono tre condizioni:
1) materia grave
2) piena avvertenza
3) deliberato consenso.
Chi giudica gli altri mostra un'alta considerazione di sé, inconsciamente si considera infallibile e perfetto in ogni sua opera.
L'incapacità di vedersi come davanti uno specchio, rende una persona ipercritica, intransigente e spietata nei confronti degli altri e misericordiosa verso se stessa. Le ripetute accuse ad un familiare o amico o collega, tendono a distruggere l'autostima altrui e a paralizzare il suo slancio.
Causa una profonda sofferenza interiore e spesso inconscia, non percepibile nitidamente ma il segnale che rilascia arriva dalle demoralizzazioni, dalle sofferenze fisiche e da una tristezza profonda.
Le persone ipercritiche distruggono la serenità negli altri con poche ma taglienti frasi: "Sbagli sempre"; "Non sai fare nulla"; "Sei sempre il solito"; "Sei una delusione". Tante altre frasi sono come un invisibile veleno che distrugge la gioia nelle persone umiliate che cominciano a crearsi complessi.
Sono persone della famiglia a condizionare la vita di tanti che necessitano invece di incoraggiamenti e attestati di stima.
Le persone ipercritiche si sentono investite da chissà quale missione e hanno sempre da dire sugli altri, sul loro modo di essere e di agire e possono risultare molto dannose. Non bisogna permettere questo agire sconsiderato e i chiarimenti sono indispensabili. Possono influenzare molto negativamente l'esistenza di persone deboli ma brave, compromettendo la loro autostima.
In effetti l'uomo e la donna nascono con la spiccata attitudine al giudizio e alla condanna di chi non risulta simpatico, spesso non è un errore intenzionale ma è la natura umana ad essere ferita dal peccato originale. Se ogni essere umano porta queste conseguenze, ci sono molti che coltivano l'attitudine a giudicare per diffamare e danneggiare in qualche modo gli altri.
Quando si tratta di debolezza è sicuramente una responsabilità minore e con la vigilanza e la preghiera si potrà bloccare la tendenza al giudizio, mentre se è diventata una piacevole abitudine è quasi radicata nella persona e l'impegno per sradicarla dovrà aumentare considerevolmente.
Il danno che arreca il giudizio è troppo pesante, Gesù precisa che "con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi". Quelli che adesso si trastullano nei giudizi anche verso i propri familiari ma soprattutto verso i conoscenti, incontreranno molte pene nel Giudizio di Dio, a causa delle conseguenze tremende che causano i giudizi affrettati che si trasformano in diffamazioni.
Qual è la medicina migliore per guarire dal giudizio? Non guardare gli altri per etichettarli ma preoccuparsi della propria vita.
"Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?".
Chi non sta con Gesù non è assolutamente in grado di conoscersi a fondo, non ha i mezzi adatti per esaminare ciò che è spirito, non conosce il cammino spirituale fatto di rinnegamento di sé, docilità alla Grazia, volontà decisa a perseguire la Verità.
Nessuno può guardare dentro di sé senza l'aiuto di Dio, senza la Luce che fa conoscere l'invisibile. Gli scienziati possono spiegare al paziente coricato sul lettino qualche aspetto sconosciuto che emerge dall'analisi, non possono dire di più, perché ciò che è indecifrabile all'uomo è la conoscenza della vita interiore del paziente. Possono individuare qualcosa dell'immenso conoscibile presente dentro l'uomo.
Se le persone abituate a giudicare considerassero principalmente i loro problemi, non cadrebbero mai nei giudizi avventati.
Cercare la pagliuzza nell'occhio altrui è un esercizio intenzionale e non una semplice debolezza. Prima di giudicare con facilità anche le persone che sbagliano per debolezza, bisogna ricordarsi di sé e delle mancanze forse ancora più gravi. Giustificare il peccatore è un atto dovuto, non si conosce la sua intenzione nel commettere un errore. Il peccato invece è sempre da condannare.
L'esercizio del rispetto altrui si dovrebbe esercitare con maggiore sollecitudine nella coppia, ma se non si segue con impegno Gesù, rimane sempre difficile resistere ai giudizi sotto forma di condanna. La debolezza trionfa quando non c'è comprensione e la persona non riflette sui propri errori commessi abitualmente.
L'esame di coscienza giornaliero è determinante per conoscersi e prendere le precauzioni, è il mezzo che prepara l'anima a resistere a ogni forma di peccato, ad evitare i giudizi e a pensare bene di tutti.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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