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giovedì 5 giugno 2014

3098 - Commento al Vangelo del 5/06/2014

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (17,20-26)
In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, pregò dicendo: «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro Parola: perché tutti siano una sola cosa; come Tu, Padre, sei in me e Io in Te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che Tu mi hai mandato. E la gloria che Tu hai dato a me, Io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e Tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che Tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono Io, perché contemplino la mia gloria, quella che Tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non Ti ha conosciuto, ma Io Ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che Tu mi hai mandato. E Io ho fatto conoscere loro il tuo Nome e lo farò conoscere, perché l’Amore con il quale mi hai amato sia in essi e Io in loro». 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
L'unità a cui richiama Gesù non intende una diversità dottrinale come è l'ecumenismo voluto dai modernismi per riunire le chiese cristiane in una sola. La diversità indica una differenza di dottrina, una difformità basilare, una molteplicità di vedute opposte. Non c'è unità senza condivisione di un messaggio uguale per tutti, da qui nasce lo sforzo di personaggi all'interno della Chiesa di eliminare quelle Verità che arrecano  disturbo ai protestanti. Cosa avverrà in futuro?
È una contraddizione che annulla anche quelle piccole cose buone, si vive nella piena incoerenza e non ci si preoccupa di Dio.
Cosa manca a quei vescovi che cercano questo ecumenismo a discapito della Verità del Vangelo? Principalmente l'amore a Gesù, non esiste in essi una preghiera sincera, altri interessi perseguono in maniera anche sfacciata, sapendo di andare contro Dio e la Chiesa.
Gesù parla di unità tra i suoi discepoli, ma devono essere perfetti in questa unità e non c'è alcuna perfezione quando si manipola la Parola di Dio. "Io in loro e Tu in me, perché siano perfetti nell’unità". Questa è l'unità richiesta da Gesù, bisogna cercarla nella Verità del Padre e del Figlio. È l'unità con Dio che favorisce la vera unità tra gli uomini, se non esiste l'unità con Dio è una falsa unione quella che si cerca di creare.
In queste altre parole Gesù è più chiaro sul significato del suo pensiero: "Perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa".
La vera unità ecclesiale nasce quando si condivide il Vangelo storico e non un vangelo inventato dagli uomini, pieno di mondanità e di misericordia a buon mercato. Non è possibile ottenere la misericordia di Dio se prima non c'è il pentimento e la volontà di cambiare vita!
Diventare una cosa sola è impossibile per le comunità ecclesiali cristiane, le posizioni teologiche sono molto distanti e il dialogo autentico è irrealizzabile. Molti pregano insieme ed è una loro scelta, ma non pregano la Madonna né i Santi, non adorano l'Eucaristia né partecipano alla Messa, non credono alla Confessione perché tutti si considerano salvi.
Questa salvezza assicurata come è vista dai protestanti piace a tantissimi teologi e Consacrati della Chiesa. Il peccato non lo considerano affatto, l'inferno non esiste, ignorano la Parola di Dio e si dichiarano contenti. Quale gioia possono portare dentro se vivono come antagonisti di Gesù? Per questo affermano che Giuda si è salvato e che l'Apostolo Tommaso era un uomo di grande fede. "Non essere più incredulo ma credente".
È evidente la mancanza del dono della Fortezza nei cattolici che abbandonano con il cuore il Vangelo e seguono nuove dottrine protestanti ed eretiche. Si chiama apostasia del cuore, è la perdita della Fede nonostante la presenza in Chiesa o la recita di fiacche preghiere.
Il dono della Fortezza infonde molto coraggio, fermezza e risolutezza. Questo dono permette di affrontare ogni forma di combattimento che si presenta nella giornata, soprattutto contro ogni forma di male presente in noi e all'esterno. Il dono della Fortezza irrobustisce la Fede e sviluppa la speranza. Nei momenti di sofferenza e quando si rimane sottoposti a prove dolorose, la Fortezza rende ottimista il credente, evitando l'abbattimento e la disperazione.
Dinanzi ogni forma di sofferenza il credente è sempre entusiasta, non si deprime.
La Fortezza porta la gioia interiore, una gioia presente anche nelle dure persecuzioni e nelle sofferenze che riserva la vita. L'anima è nella gioia, è serena e riposa nel Cuore di Gesù, mentre i malanni del corpo continuano a emanare dolori che affliggono ma non rattristano, proprio per la gioia interiore presente anche nelle durissime prove.
Questa è la ragione della serenità nelle persecuzioni e nelle sofferenze del corpo, la Grazia di Dio dona inalterabilità interiore.
Il dono della Fortezza è anche una virtù cardinale, è un dono concesso dallo Spirito Santo e che facilita gli sforzi del credente nel resistere alle tentazioni prima e poi ai peccati, riesce ad opporsi alle proposte equivoche, rifiuta le mode blasfeme e che portano alla rovina spirituale.
Il credente rimane fermo nei principi della sua Fede, non svende la propria personalità lasciandosi coinvolgere in azioni sociali o di gruppo degradanti o immorali. Riesce a conservare inalterati i valori cristiani.
Dal mondo arrivano a voi spinte di ogni tipologia avverse alla Fede, senza la virtù della Fortezza non si riesce a resistere, è la virtù di chi non scende a compromessi. Oggi pensiamo alle truffe dei politici nazionali e vediamo che la Fortezza in essi è inesistente. Chi invece pratica questa virtù rimane integro, onesto, nell'adempimento del proprio dovere.
La virtù della Fortezza che si differenzia dal dono per proprie specificità ma che comunque hanno la stessa finalità, oggi è assente nella società, non si vedono molte resistenze al malaffare tra i politici, è invece molto visibile il cedimento ad ogni forma di truffa e dell'accomodamento per sistemare i loro traffici.
Il dono della Fortezza indica l'intervento di Dio, è un'azione soprannaturale che fortifica il credente. È Dio che dona e opera nel credente.
La Fortezza ricorda all'uomo che è debole, da solo non può resistere al male ed è incline con facilità ad ogni forma di male. Molti in questi strani tempi esaltano la forza fisica, dedicano lunghe ore per avere addominali d'acciaio, si sottopongono a sacrifici immani per avere la tartaruga e non pensano che hanno trasformato il loro corpo in un idolo. Il cuscinetto che si potrebbe formare arreca già grande disperazione.
La mancanza del dono della Fortezza sviluppa nella persona un misto di codardia e di aggressività, diventa un incrocio pusillanime nel comportamento umano, la persona diventa debole e vile con i potenti, spavalda e prepotente con gli indifesi. Chi non ha il dono della Fortezza agisce in questo modo, in forma esplicita o mascherata.
La virtù morale della Fortezza ha bisogno di essere sostenuta dall'omonimo dono dello Spirito Santo. Il dono della fortezza è un impulso soprannaturale, che fortifica la persona nei momenti gravi della sua vita, ma anche dinanzi a qualsiasi difficoltà.
Quando i propri principi sono minacciati da proposte indegne ci permette di rimanere coerenti, ci dà la serenità di sopportare offese e cattiverie, ci aiuta nella perseveranza eroica, senza cedere alle incomprensioni che creano gli altri e si rimane sinceri e onesti.
Il dono della Fortezza fa vincere ogni forma di martirio, c'è quello del corpo e dell'anima, ma rimane più doloroso quello dell'anima per la sua prolungata crocifissione. I cattolici coerenti prima o poi assaporano il martirio dell'anima causato dalle cattiverie gratuite, esiste anche quello interiore dell'aridità e ve ne ho parlato ampiamente.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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