Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come una ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************

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lunedì 30 giugno 2014

3137 - Commento al Vangelo del 30/06/2014

+ Dal Vangelo secondo Matteo (8,18-22)
In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva. Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, Ti seguirò dovunque Tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo». E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti». 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
In ogni sua azione Gesù trova un insegnamento da impartirci, come quando "vedendo la folla attorno a sé, ordinò di passare all’altra riva". Potrebbe sembrare una scelta consueta o priva d'interesse, questo in Gesù non è pensabile, anche questo passaggio ha una sua rilevanza.
Passando all'altra riva per esempio, si compie una selezione naturale tra quanti Lo seguivano per curiosità da quelli che rimanevano attratti dalla sua Persona e dagli insegnamenti affascinanti. Quanti Lo ascoltavano rimanevano incantati, erano impressionati dalla profondità delle parole di amore e di pace, e diventavano inenarrabili i suoi insegnamenti perché difficilmente si potevano ripetere parola per parola.
Ai credenti viene fatta sempre da Gesù la proposta di passare "all'altra riva", non all'inizio del cammino spirituale perché le forze sono ridotte e non c'è la capacità di compiere sacrifici impegnativi. Gesù attende. Quando riconosce una minima disponibilità ad accogliere con maggiore partecipazione il suo Vangelo, invia le sue ispirazioni, gli inviti per lasciare il peccato e passare "all'altra riva".
Per molti è difficilissimo questo passaggio dalla vita tiepida ad una fervorosa, vissuta nelle rinunce e nella pratica del Vangelo.
L'intervento della Madonna è immancabile, Ella è la Maestra della spiritualità di suo Figlio, è stato il Figlio ad avere incaricato la Madre a guidare nella santità i credenti fervorosi. Il ruolo della Vergine Maria è impareggiabile, in Dio vede e conosce tutto, nulla Le è ignoto del presente e del futuro di ognuno di noi.
Ogni giorno si fanno molte esperienze sulla conoscenza perfetta e profetica che la Madonna possiede dei nostri pensieri, degli interventi miracolosi che compie, della premura tutta materna che La spinge a seguire ininterrottamente ognuno di noi.
Come può la Madonna conoscere tutto di tutti noi?
Conosce tutto nella Luce Divina, è l'unica Creatura perfetta innalzata dalla Santissima Trinità ad una santità quasi infinita.
Il ricorso a Lei con la recita di più Corone al giorno del Santo Rosario è il rimedio più forte ed intelligente contro le tentazioni e i pericoli della vita di ogni giorno. I diavoli e il mondo corrotto cercano di distoglierci dal cammino di santità, anche l'orgoglio non mortificato è un nemico da abbattere quanto prima.
Nelle preghiere del mattino, quando recitiamo la consacrazione al suo Cuore Immacolato, bisogna chiedere a Lei di farci trionfare sui vizi e di renderci forti dinanzi a qualsiasi tentazione. Chiedete con fiducia, chiedete come i bambini chiedono alla madre del cibo per sfamarsi.
Uno degli effetti scaturiti dal passaggio di Gesù "all'altra riva", fu l'avvicinarsi di uno scriba apparentemente convertito, anche se deciso esteriormente a seguirlo ovunque. "Maestro, Ti seguirò dovunque Tu vada".
Gesù non lo accolse, non lo incoraggiò perché leggeva nel suo cuore la mancanza di una sincera disponibilità. Non è importante la parola, è il cuore ad amare o a rimanere tiepido. Le opere danno la conferma di quanto contiene il cuore.
Leggiamo la risposta fredda di Gesù: "Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo". Come a dire: "Non sei pronto per venire dietro a me, riempiti del mio Spirito e torna quando la tua intenzione sarà autentica".
Subito dopo però accolse un altro discepolo, anche se la resistenza iniziale e la richiesta del giovane potevano sembrare legittime: "Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre". La risposta di Gesù non fu severa, portò il giovane a considerare il primato dell'anima non più presente nel corpo del morto, e il corpo che diventerà cenere: "Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti".
Altri che vivevano come morti nello spirito dovevano andare dietro al morto, il giovane era vivo perché seguace del Vivente e non aveva necessità di ricercare chi non era più sulla terra. Gesù lo ha elevato ad una spiritualità interiore che nobilita l'anima e spinge a pregare per i bisogni dell'anima del morto, mentre il suo corpo andrà in putrefazione.
 
«La ringrazio Padre, la sua risposta mi ha rincuorata, come vorrei averla come padre spirituale. Ho tanta voglia di impegnarmi, suono la chitarra e canto nel coro parrocchiale. Nessuno ci dirige e vorrei tanto provarci ma nessuno me lo chiede. Preghi sempre per me, Padre, perché riesca sempre a stare nell'ultimo posto. Grazie! Grazie! Grazie! Lei sarà sempre nelle mie preghiere!!!!!!!!!!!!! Maria Grazia».
«Carissimo Padre Giulio, grazie mille per aver trovato il tempo di rispondermi e grazie ancora di più perchè prega per me e la mia famiglia, con mio marito siamo ancora in Inghilterra, la mia guida spirituale inglese il prete della parrocchia che frequento mi ha detto che questa è la mia croce e devo abbracciarla, amarla e pregare per la sua salvezza. Mio marito non è cambiato ma io non mollo, so che Gesù e Maria mi ascoltano ma i loro tempi non sono i nostri e se non si converte lui e non cambia un motivo c'è: devo pregare di più. Sono comunque più serena rispetto a novembre quando le scrissi... Grazie a DIO, w Maria e w Gesù, e sia benedetto lei per le sue belle parole di conforto, mi ha fatto piangere... Grazie per le preghiere, continuiamo sempre. Lode a Dio. Con affetto Maria, Ignazio e Sara, i miei figli».
«Carissimo Padre Giulio vi stimo tantissimo! Dite tante verità che non tutti ne sarebbero capaci! Vi abbraccio e chiedo preghiera per me e per i miei figli, abbiamo bisogno di Provvidenza che dà anche pace, che Dio la benedica oggi e sempre! Elena».
«Grazie Padre Giulio!!! La sua è un'opera grandiosa e la seguo leggendo tutti i giorni!!! Grazie e che Dio la benedica!!! Franco Dal Bosco».
«Grazie, carissimo Padre, le sue parole arrivano sempre nei momenti più opportuni e sono un vero nutrimento per il mio povero cuore. Mi è bastato scorgere il suo messaggio, che già i miei occhi erano pieni di lacrime. Le prometto Padre, che mi impegnerò nella preghiera, sono sicura che unite alle sue, arriveranno diritte al Cuore di Nostro Signore, che avrà pietà di me e delle mie innumerevoli miserie. Non permetterò a satana di farmi cadere nel peccato dell'orgoglio, o perlomeno cercherò con tutte le mie forze di farlo, non perderò mai più la strada della Speranza, anche perché caro Padre, io ho la certezza che a Nostro Signore nulla è impossibile, devo solo imparare ad abbandonarmi in Lui e lasciare che faccia la Sua volontà su di me. Padre le mando un abbraccio fortissimo e La ringrazio di tutto cuore, mi Benedica nelle mie intenzioni. Grazie ancora. Teresa».
«Carissimo Padre, con gioia le scrivo per ringraziarla per le preghiere da quando sono venuto a trovarla, per me e i miei cari e per tutto ciò che trasmette attraverso la spiegazione del Vangelo quotidiano. Dio la benedica e sempre uniti in preghiera. Calogero».
«Carissimo Padre Giulio, casualmente sono capitato sul sito della Sua Associazione. Una grande GRAZIA della Provvidenza. Il Signore é davvero grande. Mi chiamo Roberto, abito a Modena sono un vecchio 76enne, ancora alla ricerca del Signore. Sembra una battuta banale, ma trovare davvero il Signore dopo una vita votata al lavoro, alla famiglia o alle proprie debolezze credo sia veramente il vero Arrivo della vita. Mi piacerebbe davvero incontrarLa di persona. Chissà che il Signore ci metta la Sua mano. Grazie di tutto quanto sta facendo con la Sua Opera. Un abbraccio fraterno Roberto Faudella. P.S.= La Sua Opera meriterebbe una grandissima diffusione, e non essere raggiunta "per caso"».
«Gentile Padre Giulio, la seguo con affetto e spero ce ne siano molti come lei. I suoi commenti sul Vangelo alla luce dei fatti che ci accompagnano non sono solo toccanti, ma incredibilmente veri. Il suo lavoro fatto sul web arriva a molti e lode al Signore, aiuta a riflettere. Pace. Giovanni».
«Grazie Padre Giulio per l'approfondimento, nella giornata dedicata al Sacro Cuore di Gesù. La sua meditazione intorno al Vangelo di oggi è davvero puntuale e capillare rispetto al quadro generale delle condizioni in cui si trova oggi la nostra società. La ringrazio moltissimo perchè ho apprezzato e sicuramente insieme a me anche altri fratelli, la sua estrema sincerità, anzi la strenua difesa della Verità. Grazie perché è di servitori come lei che la Chiesa ha bisogno, che non ammorbidiscono… la Parola di Dio, non deviano, camuffandola in filantropismi che nulla hanno a che vedere con il messaggio evangelico, ma che non hanno smesso di alzare gli occhi al Cielo per respirare anticipi di eternità e per curare con amore il proprio gregge. Senza finti buonismi né viceversa, giudizi troppo affrettati, ma semplicemente imparando da Gesù, mite e umile di cuore. Grazie, molto bello ciò che ho letto oggi. Ne farò memoria e sarà di occasione di riflessione e "revisione" per tutti quelli che hanno intrapreso un cammino. Marcella».
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3136 - L'altra riva

In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all'altra riva. Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti». (Mt 8,18-22)

Gesù passa sempre all'altra riva. Noi gli diamo sulla voce, con l’intento di seguirlo, ma spesso il nostro grido è debole e arriva a una misura troppo corta. Noi mettiamo limiti, stabiliamo condizioni e in questo modo non seguiamo veramente Gesù nemmeno quando ci pare di avere un desiderio e un proposito sincero. Con Gesù, non è il caso di mettere condizioni; occorre invece essere sempre disposti a dare tutto. Occorre mirare con Lui all’altra riva. Allora si comincia veramente a seguire e si può finalmente ricevere quello che Egli può e vuole donare alla nostra vita.
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domenica 29 giugno 2014

3135 - Commento al Vangelo del 29/06/2014

+ Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-19)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La solennità di oggi ci presenta due grandi Santi che hanno messo Gesù come centro della loro vita. Dopo averlo incontrato hanno compreso che non potevano più seguire se stessi, le loro libere scelte di vita e hanno intrapreso un cammino fino a quel momento impensabile. Queste due colonne della Chiesa ci mostrano che non si può restare fedeli all'annuncio del Vangelo se non si attua il passaggio da sé a Gesù.
Il brano evangelico di oggi contiene l'investitura di Pietro a Capo della nascente Chiesa, un Primato che ha causato molteplici divisioni e interpretazioni varie, ma che trova la corretta spiegazione solo nella Tradizione della Chiesa che dura da duemila anni. Quei cristiani che si sono allontanati dall'unica Chiesa fondata da Gesù Cristo per non accettare il Primato di Pietro, hanno rifiutato in realtà la volontà più che esplicita del Signore.
"E Io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa".
La professione di Fede dell'Apostolo Pietro, "Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, il vivente", era arrivata anticipando la risposta degli altri, con l'impeto e la passione caratteristiche di Pietro. Questa affermazione dell'Apostolo rispondeva ad una domanda che Gesù aveva posto ai Dodici e che li invitava a rivelare il loro pensiero sulla sua identità.
Non più il sentito dire che raccoglieva espressione più diverse fino a considerare il Signore un pazzo ed indemoniato, ad essi veniva chiesto di rivelare cosa avevano compreso della Persona di Gesù.
A Cesarea Gesù interrogava i più intimi per sentire cosa pensavano di Lui, voleva sentire dalla loro labbra la loro testimonianza e Pietro rispose con un solenne atto di fedeltà. La stessa domanda lungo i secoli Gesù l'ha posta ad ogni cristiano, facendo sentire nell'intimo della coscienza la richiesta di una risposta all'Amore che si è rivelato, ha chiesto a tutti i cristiani di esprimere con il cuore e le opere della vita il riconoscimento di Dio.
"Ma voi, chi dite che Io sia?".
Non quello che dicono gli altri, i suoi nemici e gli atei oscurati dagli inganni, le opinioni prive di intelligenza onesta, Gesù si rivolge ai suoi seguaci per ascoltare le loro convinzioni. È l'esperienza personale quella che conta.
Pietro ha confessato la gioia di avere incontrato il Figlio di Dio incarnato e Gesù lo riconosce felice. "Beato sei tu, Simone...".
È beato, felice, gioioso, sereno quel cristiano che ripone in Gesù ogni certezza e le aspettative della vita!
Dalla risposta di Pietro arriva l'investitura di Capo della Chiesa, nonostante la sua fragilità del momento viene chiamato a guidare un popolo nuovo, a dare coraggio a tutti i cristiani perché la Grazia di Dio sopraeleva la debole natura umana.
Ogni cristiano è chiamato a dare di continuo una testimonianza autentica, non lo è solo la domenica per la Messa, ma ogni giorno e in tutte le circostanze deve rispondere con la sua vita. Può imbarazzare la risposta da dare alla domanda di Gesù, può mettere a disagio per la dimenticanza delle buone opere da compiere e la coerenza che deve concretizzarsi.
Nelle nostre preghiere giornaliere non può mancare la recita del Credo, preferibilmente all'inizio del Santo Rosario. È la professione convinta della nostra Fede e un atto di piena fiducia in Gesù che continua a sacrificarsi misticamente nella Santa Messa.
Pietro ha mostrato una fiducia incondizionata in Gesù, non aveva dubbi sulla sua identità e questo è l'atteggiamento del cristiano che ha veramente incontrato il Signore. Se valutiamo l'evoluzione spirituale di Pietro, vediamo all'inizio un uomo indifferente verso Gesù, poi l'attrazione, la sequela, l'abbandono di tutto, la fiducia in Gesù, la scoperta della sua Divinità e la professione incondizionata di Fede. Fino ad arrivare al martirio per amore di Gesù.
Ognuno di noi può vivere come lui la stessa trasformazione interiore, lo vuole Gesù e ai volenterosi dona molte Grazie.
Non bloccatevi né sentitevi incapaci di lasciare determinati vizi e comportamenti sbagliati, Gesù dona la forza per rinascere a nuova vita, sorregge i vacillanti e trasforma il ferro in oro. Non tormentatevi pensando agli errori passati, Gesù vi guarisce con il suo Amore se mostrate il pentimento e il proposito di seguirlo come Pietro.
Quando Pietro si aprì all'azione dello Spirito Santo, venne trasfigurato e condotto ad una santità elevata.
Mentre Pietro incontrò Gesù e dopo una riflessione esitante credette in Lui, Paolo invece non accolse il Vangelo ma lo perseguitò, convinto della sua falsità e della necessità dell'eliminazione di tutti i cristiani. Una sbagliata convinzione può far commettere atrocità, come anche far compiere scelte di vita ingannevoli.
Prima di agire è importante pregare bene, chiedere consigli e resistere all'impulso di completare qualche opera.
Paolo era un ebreo dotto, fedele alla Legge considerava una eresia la nuova dottrina cristiana, quindi, possiamo considerare coerente la sua violenta determinazione contro i cristiani. Fu questa debolezza ingenua a suscitare l'intervento di Gesù mentre Paolo si stava recando a cavallo alla ricerca dei cristiani per ucciderli.
Gesù ha visto in lui un ebreo devoto alla ricerca della verità, non un malvagio che ignora Dio e determina la sua verità.
Dagli Atti degli Apostoli leggiamo il racconto dell'incontro che Paolo fece con Gesù:
«Saulo frattanto, sempre fremente minaccia strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati. E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una Luce dal Cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?". Rispose: "Chi sei, o Signore?". E la voce: "Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare". Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda» (At 9,1-9).
Gesù rivela che il male fatto ai cristiani viene compiuto contro Lui: "… perché mi perseguiti?".
L'uomo di oggi è come Paolo caduto da cavallo, non vede nulla se non una realtà colorata secondo le proprie inclinazioni o corruzioni.
Chi è presuntuoso e troppo sicuro di sé cade da cavallo… rimane accecato se non cerca Gesù e non chiede la guarigione.
  
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3134 - Attesa e scoperta

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». (Mt 16,13-19)

Siamo ricondotti all’inizio, quando il cristianesimo ancora non c’era. C’era Gesù, la sua compagnia all’uomo, il lento emergere della sua personalità, il suo cuore, la sua voce, la sua amicizia. Gesù aveva chiamato alcuni uomini a seguirlo e di giorno in giorno svelava alla loro attesa la profondità e la verità del suo essere. L’altra gente rimaneva ai margini, riconoscendo il profeta, ammirando e invocando l’uomo dei miracoli. Pietro e gli altri lo guardavano da vicino. Ad essi era riservata una grazia particolare dal Padre che sta nei cieli, il quale preparava l’ora in cui il Figlio mandato tra gli uomini veniva riconosciuto. Finalmente il cuore, gli occhi, la voce di Pietro si spalancano: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. La ‘confessione’ di Pietro apre la strada a tutti noi affinché, godendo della familiarità di Cristo nelle vicende della nostra vita, lo riconosciamo come il Figlio e il Salvatore che attendiamo.
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3133 - Commento al Vangelo del 28/06/2014

+ Dal Vangelo secondo Luca (2,41-51)
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di Lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni Lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua Madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo Padre e Io, angosciati, Ti cercavamo». Ed egli rispose Loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che Io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto Loro. Scese dunque con Loro e venne a Nazareth e stava Loro sottomesso. Sua Madre custodiva tutte queste cose nel suo Cuore. 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La devozione al Cuore Immacolato ha ricevuto un forte impulso dopo le apparizioni della Madonna a Fatima nel 1917. In una delle sei apparizioni disse a Lucia un po’ preoccupata per il futuro: "Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio".
Queste parole dicono poco se non si considera la Maternità Divina della Vergine, la sua elevazione ad una santità che sfiora l'infinito.
Il suo Cuore Immacolato è il rifugio dei credenti perché sede di un Amore smisurato verso la Santissima Trinità, un Cuore che ha amato Dio in un crescendo pieno di fiducia e di abbandono totale. È un Cuore che ha fatto da Paradiso a Dio incarnato, perché sempre Immacolato, non toccato dal peccato originale né da una minima imperfezione.
È il nostro rifugio sicuro per il terrore che prova satana ad avvicinarsi a questo Cuore trasfigurato e divinizzato.
La devozione al Cuore Immacolato è importante per la straordinaria protezione che si riceve e la resistenza che si oppone alle tentazioni e agli assalti dei diavoli, inoltre si comprendono con maggiore lucidità e si assimilano i sentimenti della Madonna.
La vera devozione alla Vergine Maria è l'imitazione delle sue virtù, ma non è facile imitarla, così la devozione al suo Cuore Immacolato ci permette di ricevere il suo Spirito, quindi Ella ci trasmette i suoi sentimenti.
La festa liturgica del Cuore Immacolato di Maria fu promossa da San Giovanni Eudes (1601-1680), egli intorno al 1643 cominciò a celebrare con i religiosi della sua congregazione questa festività. Nel 1668 le festa e i testi liturgici furono approvati dal cardinale legato per tutta la Francia. Papa Pio XII estese nel 1944 la festa a tutta la Chiesa, a perenne ricordo della Consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, da lui fatta nel 1942.
C'è una stretta vicinanza con la solennità del Sacro Cuore di Gesù, ed era nei pensieri di San Giovanni Eudes non voler separare i due Cuori di Gesù e di Maria, a sottolineare l’unione profonda della Madre col Figlio di Dio fatto Carne in Lei, perché la vita di Gesù per nove mesi palpitò unita a quella del Cuore della Madre Maria.
Questa festa ci ricorda sia l'innocenza del Cuore di Maria Santissima per Grazia di Dio, sia l'impegno spirituale tenuto dalla Vergine in tutta la sua vita. Questo Cuore ha amato solo Dio, in Dio emanava la sua bontà verso i parenti, ma l'unico interesse era l'adorazione di Dio.
Il Cuore della Madonna si preoccupò di fare esclusivamente la volontà di Dio, ed acquisì una santità inarrivabile anche a quella di tutti i Santi insieme. Non solo nacque Immacolata, la sua vita fu un unico inno di lode a Dio per le meraviglie di Grazie compiute in Lei.
La devozione alla Vergine Maria è determinante nel cammino di Fede, da Lei si riceve una grande protezione contro gli assalti dei diavoli e le tremende tentazioni, sotto la sua guida si ottiene un insegnamento silenzioso e sottile sulla Verità della sana dottrina cattolica. Chi non ama la Madonna non potrà mai rimanere fedele a Gesù, è la Madre che fa conoscere tutta la Verità sul Figlio Divino.
Chi prega con devozione l'Immacolata diventa più forte nello spirito, la sua trasformazione spirituale è costante e santificante, si distacca progressivamente dall'amor proprio e acquisisce un grande amore verso Gesù. Cerca con maggiore determinazione di adorare Gesù davanti al Tabernacolo e prova un trasporto amoroso verso Dio Padre.
Si ottiene una grande protezione con la preghiera del Santo Rosario.
È la preghiera potente per l'Onnipotenza per Grazia acquisita dalla Madonna.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.

Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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venerdì 27 giugno 2014

3132 - Messaggio di Medjugorje del 25/6/2014

XXXIII anniversario apparizioni

Cari figli! 
L’Altissimo mi dona la grazia di poter essere ancora con voi e di guidarvi nella preghiera verso la via della pace. 
Il vostro cuore e la vostra anima hanno sete di pace e d’amore, di Dio e della sua gioia. 
Perciò, figlioli, pregate, pregate, pregate e nella preghiera scoprirete la sapienza del vivere. 
Io vi benedico e intercedo per ciascuno di voi davanti al mio Figlio Gesù. 
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
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giovedì 26 giugno 2014

3131 -Udienza di Papa Francesco 25/6/2014

La Chiesa: 2. L'appartenenza al popolo di Dio

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
Oggi c’è un altro gruppo di pellegrini collegati con noi nell’Aula Paolo VI, sono i pellegrini ammalati. Perché con questo tempo, fra il caldo e la possibilità di pioggia, era più prudente che loro rimanessero là. Ma loro sono collegati con noi tramite il maxischermo. E così siamo uniti nella stessa udienza. E tutti noi oggi pregheremo specialmente per loro, per le loro malattie. Grazie.
Nella prima catechesi sulla Chiesamercoledì scorso, siamo partiti dall’iniziativa di Dio che vuole formare un popolo che porti la sua benedizione a tutti i popoli della terra. Incomincia con Abramo e poi, con tanta pazienza - e Dio ne ha, ne ha tanta! -, prepara questo popolo nell’Antica Alleanza finché, in Gesù Cristo, lo costituisce come segno e strumento dell’unione degli uomini con Dio e tra di loro (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Lumen gentium, 1). Oggi vogliamo soffermarci sull’importanza, per il cristiano, di appartenerea questo popolo. Parleremo sulla appartenenza alla Chiesa.

1. Non siamo isolati e non siamo cristiani a titolo individuale, ognuno per conto proprio, no, la nostra identità cristiana è appartenenza! Siamo cristiani perché apparteniamo alla Chiesa. È come un cognome: se il nome è “sono cristiano”, il cognome è “appartengo alla Chiesa”. È molto bello notare come questa appartenenza venga espressa anche nel nome che Dio attribuisce a sé stesso. Rispondendo a Mosè, nell’episodio stupendo del “roveto ardente” (cfr Es 3,15), si definisce infatti come il Dio dei padri.Non dice: Io sono l’Onnipotente…, no: Io sono il Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe. In questo modo Egli si manifesta come il Dio che ha stretto un’alleanza con i nostri padri e rimane sempre fedele al suo patto, e ci chiama ad entrare in questa relazione che ci precede.Questa relazione di Dio con il suo popolo ci precede tutti, viene da quel tempo.

2. In questo senso, il pensiero va in primo luogo, con gratitudine, a coloro che ci hanno preceduto e che ci hanno accolto nella Chiesa. Nessuno diventa cristiano da sé! E’ chiaro questo? Nessuno diventa cristiano da sé. Non si fanno cristiani in laboratorio. Il cristiano è parte di un popolo che viene da lontano. Il cristiano appartiene a un popolo che si chiama Chiesa e questa Chiesa lo fa cristiano, nel giorno del Battesimo, e poi nel percorso della catechesi, e così via. Ma nessuno, nessuno diventa cristiano da sé. Se noi crediamo, se sappiamo pregare, se conosciamo il Signore e possiamo ascoltare la sua Parola, se lo sentiamo vicino e lo riconosciamo nei fratelli, è perché altri, prima di noi, hanno vissuto la fede e poi ce l’hanno trasmessa. La fede l’abbiamo ricevuta dai nostri padri, dai nostri antenati, e loro ce l’hanno insegnata. Se ci pensiamo bene, chissà quanti volti cari ci passano davanti agli occhi, in questo momento: può essere il volto dei nostri genitori che hanno chiesto per noi il Battesimo; quello dei nostri nonni o di qualche familiare che ci ha insegnato a fare il segno della croce e a recitare le prime preghiere. Io ricordo sempre il volto della suora che mi ha insegnato il catechismo, sempre mi viene in mente – lei è in Cielo di sicuro, perché è una santa donna - ma io la ricordo sempre e rendo grazie a Dio per questa suora. Oppure il volto del parroco, di un altro prete, o di una suora, di un catechista, che ci ha trasmesso il contenuto della fede e ci ha fatto crescere come cristiani… Ecco, questa è la Chiesa: una grande famiglia, nella quale si viene accolti e si impara a vivere da credenti e da discepoli del Signore Gesù.

3. Questo cammino lo possiamo vivere non soltanto grazie ad altre persone, ma insieme ad altre persone. Nella Chiesa non esiste il “fai da te”, non esistono “battitori liberi”. Quante volte Papa Benedetto ha descritto la Chiesa come un “noi” ecclesiale! Talvolta capita di sentire qualcuno dire: “Io credo in Dio, credo in Gesù, ma la Chiesa non m’interessa…”. Quante volte abbiamo sentito questo? E questo non va. C’è chi ritiene di poter avere un rapporto personale, diretto, immediato con Gesù Cristo al di fuori della comunione e della mediazione della Chiesa. Sono tentazioni pericolose e dannose. Sono, come diceva il grande Paolo VI, dicotomie assurde. È vero che camminare insieme è impegnativo, e a volte può risultare faticoso: può succedere che qualche fratello o qualche sorella ci faccia problema, o ci dia scandalo… Ma il Signore ha affidato il suo messaggio di salvezza a delle persone umane, a tutti noi, a dei testimoni; ed è nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle, con i loro doni e i loro limiti, che ci viene incontro e si fa riconoscere. E questo significa appartenere alla Chiesa. Ricordatevi bene: essere cristiano significa appartenenza alla Chiesa. Il nome è “cristiano”, il cognome è “appartenenza alla Chiesa”.

Cari amici, chiediamo al Signore, per intercessione della Vergine Maria, Madre della Chiesa, la grazia di non cadere mai nella tentazione di pensare di poter fare a meno degli altri, di poter fare a meno della Chiesa, di poterci salvare da soli, di essere cristiani di laboratorio. Al contrario, non si può amare Dio senza amare i fratelli, non si può amare Dio fuori della Chiesa; non si può essere in comunione con Dio senza esserlo nella Chiesa, e non possiamo essere buoni cristiani se non insieme a tutti coloro che cercano di seguire il Signore Gesù, come un unico popolo, un unico corpo, e questo è la Chiesa. Grazie.
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martedì 24 giugno 2014

3130 - Commento al Vangelo del 24/06/2014

+ Dal Vangelo secondo Luca (1,57-66.80)
Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele. 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Di tutti i Santi la Chiesa festeggia la natività solamente di Giovanni Battista, inoltre il 29 agosto c'è un'altra festività dedicata al Precursore e si festeggia il suo martirio. Questa è la giustizia di Dio, dare di più a chi molto ha meritato, e l'esempio di Maria Maddalena che incontrò Gesù Risorto prima degli Apostoli è il più classico.
Questo grandissimo Profeta chiude cronologicamente l'Antico Testamento, con Lui termina la preparazione alla venuta del Messia e non appena appare all'orizzonte la figura di Gesù si spegne quella di Giovanni Battista.
La sua vita è un programma ascetico difficilmente imitabile, volle vivere la sua missione con uno zelo e uno stile penitenziale impensabile per gli esseri umani non confermati in Grazia come lo fu Lui, quando sussultò nel grembo di Elisabetta non appena ebbe udito la voce della Madonna. Era la Vergine Maria a parlare ma da Lei fuoriusciva la potenza dell'Altissimo che portava nel suo grembo.
Se osserviamo Giovanni Battista con gli occhi della Fede, ci accorgiamo che la società di oggi vive in piena antitesi, sono due stili di vita opposti. Se quella del Santo era una penitenza fortissima, la vita dissipata dell'umanità è una profondissima caduta e sono pochi quelli che riescono ad aggrapparsi alla misericordia di Dio.
Le penitenze del Santo non dobbiamo considerarle assolutamente esagerazioni, Lui ha espresso tutto il suo amore a Dio dimenticandosi e abbandonandosi pienamente alla sua volontà. L'amore era proporzionato alle sue penitenze, la sua dedizione alla causa di Gesù non aveva assolutamente cedimenti e viveva per compiacere Dio.
La società oggi è ricolma di disastri morali, le due cause scatenanti sono la voglia di stupire e le esagerazioni.
Giovanni Battista visse nel nascondimento e nella altissima contemplazione, come risultato divenne il più grande tra i nati di donna.
«Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù cominciò a dire alla folla riguardo a Giovanni: "Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? E allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano vesti sontuose e vivono nella lussuria stanno nei palazzi dei re. Allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, e più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto:
Ecco io mando davanti a te il mio messaggero,
egli preparerà la via davanti a te.
Io vi dico, tra i nati di donna non c'è nessuno più grande di Giovanni"» (Lc 7,24-28).
Questa società è irrimediabilmente lontana da Dio e niente potrà farla ritornare alla preghiera. Quando verranno i segni dal Cielo per l'inarrestabile intervento di Dio -come già ha fatto nella storia e soprattutto nell'Antico Testamento-, solo allora "i vivi invidieranno i morti", come disse la Madonna a Fatima.
È proprio necessario arrivare sul ciglio del burrone per desiderare di tornare indietro, forse mentre già si scivola giù ed è tardi?
Non si possono guardare neanche i quotidiani online per gli articoli stupidi che vi si trovano, pieni di notizie senza importanza ma che riportano gli eccessi di uomini senza identità e di donne prive di pudore. La voglia di stupire è stampata nei loro volti ed è sufficiente leggere l'inizio del titolo per farti un'idea dei cervelli che hanno scritto il titolo e i contenuti. E non si leggono gli articoli per la loro inconsistenza.
La vita frenetica e le innumerevoli dissipazioni, la mancata formazione spirituale e molti eccessi allontanano dalla vita di Grazia.
La voglia di stupire e le esagerazioni distruggono forse definitivamente la persona e fonda la sua vita sulle perversioni. Le terrà magari segrete, ma vivrà di perversioni! Le due cause che disintegrano la morale e la dignità umana durano un lampo rispetto all'eternità.
Quando qualche fortunato si fa male e si sveglia dal torpore, si ritrova con un passato gettato alle ortiche e un presente da ricostruire. Senza sapere cosa troverà in futuro. Senza Gesù quale futuro potrà attendersi? Chi ha vissuto senza Dio morirà senza Dio.
Per questo, tutti noi animati dall'Amore che ci arriva da Gesù, vogliamo pregare ogni giorno per la conversione di tutti i peccatori.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3129 - Getta nel Signore il tuo affanno!

Salmo 54, 23 
“Getta sul Signore il tuo affanno ed egli ti darà sostegno, mai permetterà che il giusto vacilli.”

Matteo 11,28 

“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.”

Deuteronomio 18, 10-12 

“Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l'augurio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore.”

Matteo 6, 31-33

 “Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di D io e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.”

Salmo 130, 2 

“Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l'anima mia.”
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3128 - L'iniziativa di Dio

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele. (Lc 1,57-66.80)

Non dipende tutto da noi e non possiamo né abbiamo il diritto di decidere tutto. Anche Dio chiede di fare la sua parte e la fa alla grande. E quando decide, decide. Dio entra in scena per preparare la strada a una novità inaudita: la venuta del suo Eterno Figlio tra gli uomini. Egli pone alcuni segni premonitori, quasi primi albori del sole che sorgerà. La nascita di Giovanni Battista, contornata di meraviglia come un prodigio e messa in risalto dalla  rottura di tradizioni consolidate, indica che qui sta per cominciare qualcosa di nuovo. “Che sarà dunque questo bambino?” Questo bambino avrà il compito di preparare i cuori per accogliere la nuova straordinaria presenza dell’Agnello di Dio che salva gli uomini; avrà il compito di riconoscerlo per primo e di segnalarlo al mondo. Qualcuno - anche solo due discepoli, Giovanni e Andrea - seguirà la sua indicazioni, e sarà l’inizio di una storia nuova per tutta l’umanità.
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lunedì 23 giugno 2014

3127 - Commento al Vangelo del 23/06/2014

+ Dal Vangelo secondo Matteo (7,1-5)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello». 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La lettura di questo brano arreca fastidio ai cattolici più tiepidi e rimprovero a quelli che ricadono nel peccato di giudizio e non avanzano nel cammino di Fede. Tutti possono essere giustificati proprio perché ci si trova in un percorso impegnativo e senza qualche forte sprone non si và molto lontano.
Spesso occorre un pungolo, non inteso come uno stimolo passeggero e debole, ma come un bastone appuntito poggiato sulla schiena. Un pungolo paragonabile a una sofferenza che non si allontana da sola.
Le parole di oggi scuotono tutti, in modo virtuoso una parte di credenti e con indolenza l'altra parte, però un risultato scaturisce sempre. Le parole di Gesù devono scuotere altrimenti non valgono nulla e si trascurano, l'uomo di suo non ama sentire certi insegnamenti che toccano le sue debolezze.
Ogni persona viene chiamata in causa dalla Parola di oggi, nel linguaggio di tutti si colgono sempre alcune inclinazioni al giudizio.
"Non giudicate, per non essere giudicati". Non ogni giudizio è sbagliato, bisogna dare alla parola un aspetto positivo, infatti si può anche interpretare come saggezza, buon senso, discernimento, prudenza, equilibrio.
Però Gesù è chiaro in questo brano, si riferisce al giudizio come sentenza, quasi una condanna definitiva, eppure quasi sempre le persone che giudicano non hanno elementi sufficienti per definire una persona o per dare una spiegazione alle loro azioni.
Fintanto che il giudizio non porta in sé malizia e condanna, si ferma al parere o opinione, rimane solo una valutazione personale senza arrivare in nessun caso a dare una sentenza simile al giudizio universale.
Perché nessuno è in grado di capire, con le sole capacità umane, l'intenzione di una persona, quale motivazione l'ha spinta ad agire in una determinata maniera e quale confusione mentale si portava dentro. Per commettere un peccato mortale occorrono tre condizioni:
1) materia grave
2) piena avvertenza
3) deliberato consenso.
Chi giudica gli altri mostra un'alta considerazione di sé, inconsciamente si considera infallibile e perfetto in ogni sua opera.
L'incapacità di vedersi come davanti uno specchio, rende una persona ipercritica, intransigente e spietata nei confronti degli altri e misericordiosa verso se stessa. Le ripetute accuse ad un familiare o amico o collega, tendono a distruggere l'autostima altrui e a paralizzare il suo slancio.
Causa una profonda sofferenza interiore e spesso inconscia, non percepibile nitidamente ma il segnale che rilascia arriva dalle demoralizzazioni, dalle sofferenze fisiche e da una tristezza profonda.
Le persone ipercritiche distruggono la serenità negli altri con poche ma taglienti frasi: "Sbagli sempre"; "Non sai fare nulla"; "Sei sempre il solito"; "Sei una delusione". Tante altre frasi sono come un invisibile veleno che distrugge la gioia nelle persone umiliate che cominciano a crearsi complessi.
Sono persone della famiglia a condizionare la vita di tanti che necessitano invece di incoraggiamenti e attestati di stima.
Le persone ipercritiche si sentono investite da chissà quale missione e hanno sempre da dire sugli altri, sul loro modo di essere e di agire e possono risultare molto dannose. Non bisogna permettere questo agire sconsiderato e i chiarimenti sono indispensabili. Possono influenzare molto negativamente l'esistenza di persone deboli ma brave, compromettendo la loro autostima.
In effetti l'uomo e la donna nascono con la spiccata attitudine al giudizio e alla condanna di chi non risulta simpatico, spesso non è un errore intenzionale ma è la natura umana ad essere ferita dal peccato originale. Se ogni essere umano porta queste conseguenze, ci sono molti che coltivano l'attitudine a giudicare per diffamare e danneggiare in qualche modo gli altri.
Quando si tratta di debolezza è sicuramente una responsabilità minore e con la vigilanza e la preghiera si potrà bloccare la tendenza al giudizio, mentre se è diventata una piacevole abitudine è quasi radicata nella persona e l'impegno per sradicarla dovrà aumentare considerevolmente.
Il danno che arreca il giudizio è troppo pesante, Gesù precisa che "con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi". Quelli che adesso si trastullano nei giudizi anche verso i propri familiari ma soprattutto verso i conoscenti, incontreranno molte pene nel Giudizio di Dio, a causa delle conseguenze tremende che causano i giudizi affrettati che si trasformano in diffamazioni.
Qual è la medicina migliore per guarire dal giudizio? Non guardare gli altri per etichettarli ma preoccuparsi della propria vita.
"Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?".
Chi non sta con Gesù non è assolutamente in grado di conoscersi a fondo, non ha i mezzi adatti per esaminare ciò che è spirito, non conosce il cammino spirituale fatto di rinnegamento di sé, docilità alla Grazia, volontà decisa a perseguire la Verità.
Nessuno può guardare dentro di sé senza l'aiuto di Dio, senza la Luce che fa conoscere l'invisibile. Gli scienziati possono spiegare al paziente coricato sul lettino qualche aspetto sconosciuto che emerge dall'analisi, non possono dire di più, perché ciò che è indecifrabile all'uomo è la conoscenza della vita interiore del paziente. Possono individuare qualcosa dell'immenso conoscibile presente dentro l'uomo.
Se le persone abituate a giudicare considerassero principalmente i loro problemi, non cadrebbero mai nei giudizi avventati.
Cercare la pagliuzza nell'occhio altrui è un esercizio intenzionale e non una semplice debolezza. Prima di giudicare con facilità anche le persone che sbagliano per debolezza, bisogna ricordarsi di sé e delle mancanze forse ancora più gravi. Giustificare il peccatore è un atto dovuto, non si conosce la sua intenzione nel commettere un errore. Il peccato invece è sempre da condannare.
L'esercizio del rispetto altrui si dovrebbe esercitare con maggiore sollecitudine nella coppia, ma se non si segue con impegno Gesù, rimane sempre difficile resistere ai giudizi sotto forma di condanna. La debolezza trionfa quando non c'è comprensione e la persona non riflette sui propri errori commessi abitualmente.
L'esame di coscienza giornaliero è determinante per conoscersi e prendere le precauzioni, è il mezzo che prepara l'anima a resistere a ogni forma di peccato, ad evitare i giudizi e a pensare bene di tutti.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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3126 - Il giudizio che conviene

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello». (Mt 7,1-5)

Il discorso della montagna incide progressivamente nella profondità dell’anima, sbaragliando l’idolo costituito dal nostro stesso io. L’io che pretende di giudicare e di determinare il criterio del giudizio. 
L’io che condanna il prossimo, come fossimo giudici supremi. Invece, siamo tutti sottoposti a un altro giudizio, certamente pieno di misericordia e disposto a perdonare, ma preciso nel segnare il bene e il male. 
Dio è Creatore e Padre. Da Lui viene la nostra consistenza, Lui conosce quel che ci fa bene e quel che ci fa male, la nostra crescita e la nostra caduta. 
Noi siamo figli, desiderosi di imparare; fratelli che si possono accompagnare con semplicità nella via che ci viene segnata. 
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domenica 22 giugno 2014

3125 - Dio non ci abbandona!

Osea 11, 8. 
“Come potrei abbandonarti, Efraim, come consegnarti ad altri, Israele? Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione.”

Isaia 49, 15. 

“Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai.”

2ª Corinzi 13, 4. 

“Infatti egli fu crocifisso per la sua debolezza, ma vive per la potenza di Dio. E anche noi che siamo deboli in lui, saremo vivi con lui per la potenza di Dio nei vostri riguardi.”

1ª Corinzi 1, 25. 

“Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.”

1ª Giovanni 3, 20. 

“Rassicuriamo il nostro cuore qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e c onosce ogni cosa.”

Isaia 1, 18. 

“Su, venite e discutiamo» dice il Signore. «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana.”
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3124 - Commento al Vangelo del 22/06/2014 - Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (6,51-58)
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il Pane vivo, disceso dal Cielo. Se uno mangia di questo Pane vivrà in eterno e il Pane che Io darò è la mia Carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua Carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità Io vi dico: se non mangiate la Carne del Figlio dell'Uomo e non bevete il suo Sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna e Io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia Carne è vero cibo e il mio Sangue vera bevanda. Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue dimora in me e Io in lui. Come il Padre, che ha la Vita, ha mandato me e Io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il Pane disceso dal Cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo Pane vivrà in eterno». 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La parola Eucaristia significa rendimento di grazie o ringraziamento, Gesù è il grazie rivolto al Padre per la misericordia usata verso una umanità distratta dalle cose materiali. L'Eucaristia dai cattolici viene anche indicata come Comunione, ma più precisamente la Comunione è l'atto di ricevere il Sacramento dell'Eucarestia.
La Santa Comunione è con-unione, indica una unione con un altro, con Gesù che si dona a quanti Lo ricevono con le giuste disposizioni. La partecipazione al banchetto eucaristico indica la Comunione, il credente si ciba del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo, ed è il Cibo che sazia le anime buone.
Quante guarigioni dalle malattie e liberazioni da disturbi diabolici avvengono mangiando l'Eucaristia e adorandola con viva Fede. Solo nell'Eucaristia si può attuare la vera unione con i fratelli di Fede. Ma non tutti i credenti hanno una adeguata conoscenza dell'infinita importanza dell'adorazione dell'Eucaristia.
Proprio su questo aspetto bisogna focalizzare la nostra attenzione, per evitare di minimizzare questo eccelso Sacramento sia ricevendolo non in stato di Grazia sia per quanto concerne la devozione verso le specie eucaristiche. Specie in questo contesto teologico significa apparenze.
Gesù è celato sotto le specie (apparenze) del pane e del vino e tali rimangono fino alla consacrazione nella Santa Messa. Dopo la consacrazione le specie eucaristiche mantengono l'aspetto e il sapore del pane e del vino, ma sono diventate per miracolo divino Sacramento del Corpo e del Sangue di Gesù.
Non cambiano l'aspetto e il sapore di pane e vino, cambia la sostanza che non si vede ma viene percepita dalle anime spirituali.
La transustanziazione in teologia è il termine indicante la conversione della sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo e della sostanza del vino nella sostanza del Sangue di Cristo. Avviene durante la celebrazione eucaristica, quando il celebrante, durante la preghiera eucaristica, invoca lo Spirito Santo (epìclesi sulle oblate) affinché trasformi il pane ed il vino in Corpo e Sangue di Cristo.
L'Eucaristia è il mistero della Fede per eccellenza.
I grandi teologi del passato hanno approfondito questo grande mistero ricorrendo talvolta a categorie di qualche filosofo greco, come per esempio Aristotele che distingue in ogni realtà una sostanza e gli accidenti o apparenze. San Tommaso d'Aquino per comprendere come tutto questo avvenga, ha utilizzato le categorie di Aristotele, che distingue in ogni realtà una sostanza (ciò per cui una realtà è tale) e degli accidenti o apparenze (colore, forma, sapore…).
Tutti conosciamo anche per esperienza giornaliera che il pane e il vino si presentano sotto molte forme, sotto tanti gusti e svariati colori. Il vino inoltre varia per gradazione. Ma sono sempre pane e vino. Chi assaggia il vino non può che dire che lo è, lo distingue dalle altre bevande.
Durante la Santa messa avviene un miracolo, il miracoli dei miracoli, perché nello stesso istante in cui il Sacerdote pronunzia le parole consacratorie la sostanza del pane e del vino si converte nella sostanza del Corpo e del Sangue del Signore e questa è la transustanziazione.
Il pane e il vino presenti sull’altare non ricevono un cambiamento esteriore, infatti rimangono le apparenze del pane e del vino, ma solo le apparenze chiamate accidenti. Con la consacrazione non sono più pane e vino ma Corpo e Sangue di Cristo.
Gesù è presente in ciò che appare pane e vino, Lui scende dal Cielo ma non lo lascia, sull’altare assume un nuovo modo di essere presente, il modo che in teologia si chiama sacramentale, che significa: sotto il segno sacro.
Dopo la consacrazione Gesù è presente tutto intero nell'Eucaristia, con il suo Corpo, il suo Sangue, la sua Anima e la sua Divinità. Non è presente in modo approssimativo come si può intendere con superficialità, la sua presenza indica pienezza di tutte le sue opere. È misticamente presente come Persona “al modo della sostanza”, tutto intero come la nostra anima è presente tutta intera in ogni parte del corpo. La sua presenza invisibile indica il modo spirituale e la virtù dello Spirito nell'Eucaristia.
Il credente che arriva alla convinzione concreta della vera, reale, sostanziale presenza di Gesù nell'Eucaristia, comincia un nuovo cammino di Fede, non rimane più freddo e distratto in Chiesa ma adora Colui che rimane per amore nostro nel Tabernacolo.
La svolta spirituale nel credente è l'adorazione eucaristica, quando inizia questo percorso di Fede e sperimenta nel cuore gli impulsi che trasmette Gesù ad indicare che Lui è veramente lì, che ama infinitamente chi ripete davanti al Tabernacolo: Gesù Ti adoro, grazie per quanto mi hai dato, pensaci Tu, aiutami, illuminami, dammi forza, dammi la perseveranza.
Il Catechismo della Chiesa spiega come viene chiamato il Sacramento dell'Eucaristia:
«L'insondabile ricchezza di questo Sacramento si esprime attraverso i diversi nomi che gli si danno. Ciascuno di essi ne evoca aspetti particolari. Lo si chiama:
- Eucaristia, perché è rendimento di grazie a Dio.
- Cena del Signore, perché si tratta della Cena che il Signore ha consumato con i suoi discepoli la vigilia della sua Passione e dell'anticipazione della cena delle nozze dell'Agnello nella Gerusalemme celeste.
- Frazione del pane, perché questo rito, tipico della cena ebraica, è stato utilizzato da Gesù quando benediceva e distribuiva il pane come capo della mensa, soprattutto durante l'ultima Cena. Da questo gesto i discepoli Lo riconosceranno dopo la sua Risurrezione, e con tale espressione i primi cristiani designeranno le loro assemblee eucaristiche. In tal modo intendono significare che tutti coloro che mangiano dell'unico pane spezzato, Cristo, entrano in comunione con Lui e formano in Lui un solo Corpo.
 - Assemblea eucaristica in quanto l'Eucaristia viene celebrata nell'assemblea dei fedeli, espressione visibile della Chiesa.
- Memoriale della Passione e della Risurrezione del Signore.
- Santo Sacrificio, perché attualizza l'unico Sacrificio di Cristo Salvatore e comprende anche l'offerta della Chiesa; o ancora Santo Sacrificio della Messa, "Sacrificio di lode" (Eb 13,15), Sacrificio spirituale, Sacrificio puro e santo, poiché porta a compimento e supera tutti i sacrifici dell'Antica Alleanza.
- Santa e divina liturgia, perché tutta la liturgia della Chiesa trova il suo centro e la sua più densa espressione nella celebrazione di questo Sacramento; è nello stesso senso che Lo si chiama pure celebrazione dei santi misteri. Si parla anche del Santissimo Sacramento, in quanto costituisce il Sacramento dei Sacramenti. Con questo nome si indicano le specie eucaristiche conservate nel Tabernacolo.
- Comunione, perché, mediante questo Sacramento, ci uniamo a Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo Corpo; viene inoltre chiamato le cose sante -è il significato originale dell'espressione "comunione dei Santi" di cui parla il Simbolo degli Apostoli-, pane degli Angeli, pane del Cielo, farmaco d'immortalità, viatico...
- Santa Messa, perché la liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l'invio dei fedeli ("missio") affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana (CCC 1328-1332)».
Oggi non viene adeguatamente considerata la Comunione spirituale, ossia la preghiera mediante la quale il fedele ha un vivo desiderio di unirsi e di ricevere Gesù-Eucaristia in modo spirituale, senza effettuare materialmente la Comunione sacramentale, senza ricevere l'Ostia consacrata.
Non deve sorprendere se gli effetti della Comunione spirituale sono simili ma, evidentemente, non del tutto sovrapponibili alla Comunione sacramentale e possono sostituirla quando il fedele è materialmente o moralmente impossibilitato a ricevere la Comunione sacramentale.  
Tutti i Santi sono stati costanti nella ripetizione di preghiere davanti al Tabernacolo, per unirsi spiritualmente a Gesù molto spesso, una unione che rallegra moltissimo il Signore e permette al credente di ricevere benedizioni e aiuti secondo il suo amore e le disposizioni interiori.
Non solamente davanti al Tabernacolo, anche passando davanti una Chiesa o guardando da lontano un campanile o la direzione verso cui si trova, si può ripetere la famosa Comunione spirituale ed entrare in intima relazione con Gesù.
Il vantaggio della Comunione spirituale rispetto a quella sacramentale è di poterla fare ogni qualvolta il credente lo voglia e in qualsiasi momento della giornata o luogo. Ci sono diverse forme di preghiera della Comunione spirituale, ciò che conta ed è veramente fondamentale è il vivo desiderio di unirsi a Gesù, di chiamarlo con Fede per venire in noi e aiutarci, elevarci dall'incostanza in cui si vive.
È un atto di amore potente e si può ripetere spesso, non solo per adorare Gesù e manifestare il nostro amore.
Questa forma di Comunione spirituale è stata sempre consigliata da molti Santi, anche grazie a rivelazioni private o esperienze mistiche. Tra i più noti Santi che hanno diffuso la pratica della comunione spirituale si annoverano Sant'Alfonso Maria de' Liguori, Santa Caterina da Siena, Santa Margherita Maria Alacoque, San Francesco di Sales.
Questa Comunione spirituale si può fare anche con parole proprie, con l'elevazione della mente e del cuore, c'è comunque una famosa preghiera che indico anche nei miei libri:
«Gesù mio, 
io credo che sei realmente presente 
nel Santissimo Sacramento.
Ti amo sopra ogni cosa 
e Ti desidero nell'anima mia. 
Poiché ora non posso riceverti 
sacramentalmente, 
vieni almeno spiritualmente 
nel mio cuore.
Come già venuto, 
io Ti abbraccio e tutto mi unisco a Te;
non permettere che mi abbia mai 
a separare da te con il peccato».
  
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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Medaglia di San Benedetto