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venerdì 9 maggio 2014

3050 - Benedetta vergogna

RICONCILIAZIONE: SACRAMENTO DELLA GIOIA

Gesù disse ai suoi apostoli di rimettere i peccati. La Chiesa, Corpo di Cristo, ha previsto il sacramento della Confessione o Riconciliazione per riconoscerci peccatori davanti a Dio e per ottenere il perdono delle nostre colpe.
La celebrazione di questo sacramento, che fa tanto problema all’uomo contemporaneo e a noi cristiani, ci immette in un rapporto personale con Dio Padre che colma di gioia ed apre alla forza del perdono.
Se non lo viviamo così, questo sacramento diventa un peso, o, peggio ancora, una formalità da adempiere per eliminare certe "macchie" di cui sentiamo un po’ disagio, disgusto, vergogna; diventa semplicemente la ricerca di una migliore coscienza. Certo, anche così il sacramento fa del bene, ma a poco a poco ce ne allontaniamo avvertendo che è triste, faticoso, pesante.
Invece, questo momento deve essere un incontro con Dio, un ripetere quanto ha esclamato l’apostolo Giovanni sulla barca in mezzo al lago:"E’ il Signore!", e tutto di nuovo ha senso nella vita.
Ecco perché la Riconciliazione va vissuta con serenità e gioia. E in questa prospettiva la ricostituzione del significato di ogni pezzo della nostra esistenza va vissuta con serenità e gioia; la stessa penitenza, la purificazione, l’espiazione diventano apertura a un rapporto di rinnovamento della mente.
Come vivere, dunque, questo sacramento quale momento di un cammino in cui cerchiamo di capire chi siamo, che cosa siamo chiamati a essere, in che cosa abbiamo sbagliato, che cosa avremmo voluto non essere, che cosa chiediamo a Dio?
Non scordiamo che si tratta di un colloquio penitenziale, e che la parola "confessione" non significa solo andare a confessarsi, ma significa pure lodare, riconoscere, proclamare.
CONFESSIONE DI LODE
Abbiamo troppo poca stima di noi stessi. Se provassimo a pensare vedremmo quante cose inaspettate saltano fuori, perché la nostra vita è piena di doni. E allora non siamo più noi che andiamo, quasi di nascosto, a dire qualche peccato per farlo cancellare, ma siamo noi che ci mettiamo davanti a Dio, Padre della nostra vita, per dirgli ad esempio: "Ti ringrazio perché in questo mese tu mi hai riconciliato con una persona con cui mi trovavo male; ti ringrazio perché mi hai fatto capire cosa devo fare; ti ringrazio perché mi hai dato la salute; ti ringrazio perché in questi giorni mi hai permesso di capire meglio la catechesi e la preghiera come valore importante per me..".
CONFESSIONE DI VITA
Non elenchiamo semplicemente dei peccati, bensì poniamoci la domanda fondamentale:"Dall’ultima confessione, che cosa nella nostra vita in genere vorremmo non ci fosse stato, che cosa non vorremmo avere fatto, che cosa ci dà disagio, che cosa ci pesa..?"
Questo andare alle radici ci porta all’analisi di noi stessi e ci accorgeremo che non amiamo abbastanza:"Signore, sento in me delle antipatie invincibili, che poi sono causa di malumore, di maldicenze, di dispetti. Signore, sento in me delle tentazioni che mi trascinano; vorrei essere guarito dalle forze di queste tentazioni. Signore, sento in me disgusto per le cose che faccio, sento pigrizia, disamore alla preghiera; sento in me dubbi che mi preoccupano..".
Se noi riusciamo a esprimere alcuni dei più profondi sentimenti o emozioni che ci pesano e non vorremmo che fossero, troviamo anche le radici delle nostre colpe, cioè ci conosciamo per ciò che realmente siamo: un fascio di desideri, un vulcano di emozioni e di sentimenti, alcuni dei quali buoni, altri cattivi. Risentimenti, amarezze, tensioni, ire, desideri impuri..li mettiamo davanti a Dio dicendo:"Guarda, sono peccatore:tu solo mi puoi salvare, tu solo mi togli i peccati".
CONFESSIONE DI FEDE
Non serve a molto il nostro sforzo. Bisogna che il proposito sia unito a un profondo atto di fede nella potenza risanatrice e purificatrice dello Spirito Santo, nella misericordia infinita di Dio.
La confessione non è soltanto deporre i peccati, come si depone una somma su un tavolo. La confessione è deporre il nostro cuore nel cuore di Gesù Cristo, perché lo cambi con la sua potenza.
"Uno spirito contrito è sacrificio a Dio; un cuore affranto e umiliato tu, o Dio, non disprezzi" (salmo 50).
E’ come dire al Signore: "So che sono fragile, che sono debole, che posso continuamente cadere...ma tu, per la tua misericordia, cura la mia fragilità, custodisci la mia debolezza, suggeriscimi i propositi che debbo fare per significare la mia volontà di piacerti..".
Nasce allora in noi la preghiera di pentimento:"Signore, quanto ho fatto non è soltanto danno a me, ai miei fratelli, alle persone che ho disgustato, strumentalizzato..ma è anche un’offesa a te, o Padre, che mi hai amato, che mi hai chiamato..".
Concludendo: una confessione così non ci annoia mai, perché è sempre diversa; ogni volta vediamo emergere altre radici negative del nostro essere.
Così operando, sappiamo che Dio ci ama, ci convertiamo, ci riconciliamo e in noi avviene una vera e propria esperienza pasquale: la capacità di aprire gli occhi e dire "E’ il Signore!".
Amen,alleluia,amen.
Un caro saluto da Sergio, marito di Elena.
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