Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come una ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************

Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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lunedì 31 marzo 2014

2981 - Commento al Vangelo del 31/03/2014

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (4,43-54)
In quel tempo, Gesù partì dalla Samaria per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei Lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa. Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da Lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea. 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Nella serata di ieri ho ripreso nuovamente il Vangelo della domenica, per assaporare ancora una volta il grande miracolo compiuto da Gesù e considerare la spaventosa miopia intellettuale dei farisei. Una mente libera per non dire onesta, dinanzi alla riacquistata vista di un uomo nato cieco e riconosciuto da tutti tale da decenni, non può condannare di inganno o cercare stupide falsità. Quantomeno si deve rimanere in silenzio per riflettere.
I cattivi di questo mondo invece sono precipitosi nel condannare e diffamare i buoni. Quelli che vivono senza amore non hanno alcun freno nel riversare odio e maligne insinuazioni anche contro i propri familiari. Per essi ciò che conta è il risultato, cercano solo di riuscire a raggiungere i loro intenti.
È una cecità vissuta all'interno di una oscurità tenebrosa, non uso altri termini per indicare la loro esagerata negatività.
I buoni devono cercare di comprendere i cattivi, senza arrivare mai a giustificare i loro peccati, come cristiani sono chiamati ad amare e a perdonare nel loro cuore. Comprendo bene che in molte circostanze i credenti trovano difficile perdonare i cattivi spietati che hanno causato danni irreparabili al loro matrimonio, al futuro dei figli, alla situazione economica della famiglia.
Vendicarsi o portare odio non ha migliorato mai una sofferenza o una ferita spirituale. L'accresce di continuo.
Gesù dice che molti di quelli convinti di vedere in realtà sono ciechi.
Non possono vedere la verità né la realtà oggettiva perché sono cattivi e vivono nel male. Rileggiamo le parole del Signore, mentre risponde a questa affermazione dei farisei: «"Siamo ciechi anche noi?". "Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane"».
È una grande sofferenza cadere sotto l'odio di chi non vede e si illude di vedere bene. La sua miopia deforma tutto e fa compiere sbagli su sbagli, valutazioni calcolate male, non hanno discernimento ma una elevatissima considerazione personale.
Gesù non si fida mai di quanti dicono di vedere e proprio per questo non vedono nulla.
La loro affermazione è piena di superbia. Dire di vedere nelle cose spirituali nella nostra spiritualità è presunzione, vanagloria e orgoglio. I Santi e le anime buone, non sbandierano di vedere, anche se hanno speciali rivelazioni. Qui sta pure la differenza tra un veggente autentico e un/una imbroglione/a.
Il miracolo di oggi è un'altra grande manifestazione di Dio, la prova che Gesù è il Messia. Continuo a ripetere che Gesù è Dio e il Messia, insisto sulla sua Divinità perché molti diranno il contrario e Lui sarà considerato anche da molti cristiani solamente un debole profeta. Sembra impossibile, eppure quante cose impossibili si sono avverate in questa società pagana?
Nel miracolo di oggi chi chiede con grande fiducia l'intervento di Gesù è un pagano, egli si mette alla sua ricerca ed è sicuro del potere del Signore, Lo ha visto agire e vede in Lui il Benefattore che non si risparmia. Quando ascolta la sua implorazione, Gesù non gli pone alcuna domanda, però precisa che molti credono solo quando vedono segni e prodigi. Con questo anticipa la risposta ed è inutile porre qualche domanda.
Gli dice con assoluta certezza: "Va’, tuo figlio vive", e sorprende la reazione del funzionario: "Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino". Prima aveva chiesto a Gesù di andare a casa sua per guarire il figlio, poi è sufficiente la rassicurazione di Gesù per credere. Una sola parola del Signore tranquillizza il funzionario, non insiste più, non ripete a Gesù di andare fisicamente a casa sua ma se ne va per vedere il figlio.
Il funzionario crede alla parola di Gesù e torna a casa sua convinto della guarigione, e lungo la strada conosce che il figlio è guarito.
Noi credenti dobbiamo chiederci quante parole di guarigione interiore e fisica ci rivolge Gesù di continuo nel Vangelo, e lo scopriamo ogni volta che meditiamo la Parola. Ma non le prendiamo in seria considerazione.
Una grande Fede come quella del funzionario, suscita molte Grazie particolari e miracoli straordinari. Egli ascolta e crede!
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2980 -Proverbi/7

22, 22-25
Non depredare il povero, perché egli è povero e non affliggere il misero in tribunale perché il Signore difenderà la loro causa e spoglierà della vita coloro che li hanno spogliati.
Non ti associare a un collerico e non praticare un uomo iracondo, per non imparare i suoi costumi e procurarti una trappola per la tua vita.


28,24
Chi deruba il padre o la madre e dice: «Non e' peccato», e' compagno dell'assassino.


28,26
Chi confida nel suo senno e' uno stolto, chi si comporta con saggezza sarà salvato.

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domenica 30 marzo 2014

2979 - Commento al Vangelo del 30/03/2014, 4^ domenica Quaresima "A"

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (9,1-41)
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Questa Domenica Laetare viene a trovarsi proprio nel mezzo della Quaresima, come se fosse un'intrusione mentre è chiaramente inserita per far comprendere bene il significato della Quaresima. L'espressione Domenica Laetare indica, nel calendario liturgico della Chiesa, la quarta domenica della Quaresima. L'origine dell'espressione deriva dall'inizio (incipit) dell'introito cantato nella Messa di tal giorno, che, in latino, inizia con Laetare Jerusalem, che significa: Rallégrati, Gerusalemme.
La Domenica Laetare, essendo legata alla data della Pasqua, può cadere in una data compresa tra il 1º marzo e il 4 aprile. In tale giornata, secondo le regole dei colori liturgici, nella Messa è possibile utilizzare il rosa nei paramenti liturgici, invece del viola, normalmente utilizzato durante la Quaresima. L'uso dei paramenti rosa è ammesso anche in una domenica dell'Avvento: la domenica Gaudete.
La gioia è una caratteristica essenziale del cristiano, la Chiesa anche durante la Quaresima ci indica che è possibile conservare l'atteggiamento gioioso in tutti i momenti della nostra vita. Sembra un paradosso ma non per noi cristiani, sono gli atei a trovare incredibile la coesistenza della gioia e della malattia, di ogni forma di sofferenza.
La gioia dei cristiani è quella di Gesù, è piena di speranza e porta in sé la certezza che siamo amati sempre dal Padre e non ci abbandona neanche quando ci dimentichiamo di Lui. La gioia accompagna il cammino spirituale dei cristiani, in ogni Tempo liturgico la gioia è sempre lì, viva e luminosa, ad indicarci che Gesù è la soluzione di ogni sofferenza e questo ci riempie di gioia.
Nella Quaresima i cristiani devono meditare con gioia sulla Croce, una gioia diversa da quella effimera del mondo, noi gioiamo davanti alla Croce perché per suo mezzo siamo stati redenti, con la sua invocazione riceviamo aiuti divini, con la sua contemplazione troviamo una forza interiore che non è di questo mondo.
La gioia è letizia, beatitudine, dolcezza, consolazione, conforto, amore verso tutti, felicità, allegria, intesa come gaudio interiore.
La gioia non la possiamo produrre noi, è un dono di Dio, ci arriva con la sua Grazia, è una partecipazione alla gioia di Gesù. Sorge in un cuore che ama Gesù, quindi, la mortificazione che si vive in Quaresima non deve appannare la nostra gioia interiore, al contrario deve accrescerla, perché la Pasqua della nostra Redenzione si avvicina, si approssima quella profusione d'amore per gli uomini che è la Passione. La gioia della Pasqua si fa imminente.
La Chiesa oggi ci ricorda che la gioia è perfettamente compatibile con la mortificazione e con il dolore. Ricordiamolo bene.
La gioia traspare e nasce da un cuore che si sente amato da Dio e che a sua volta ama il Signore alla follia. Un cuore che si sforza, inoltre, affinché l'amore a Dio si traduca in opere buone. Un cuore unito a Dio e in pace con Lui si riconosce peccatore, e ricorre spesso alla fonte del perdono, a Gesù, nel Sacramento della Confessione.
Anche molti cristiani hanno paura del dolore e delle tribolazioni, Gesù invece ci chiede di perdere questa paura e di unirci a lui, vicini alla Croce. Gesù ci aspetta sulla Croce non per farci soffrire, al contrario lì sulla Croce ci insegna a sopportare con amore le sofferenze e a superarle con l'amore e il perdono. La nostra gioia è autentica quando rimane sempre vicina alla Croce.
Portare la croce è una sofferenza, senza la vicinanza di Gesù è un tormento, insieme a Gesù si sopporta con gioia e amore.
Il Vangelo oggi ci parla ampiamente del cieco nato, ieri abbiamo letto la rivelazione a Maria Valtorta e la comprensione è molto più profonda. Colpisce la guarigione di un uomo che non aveva le pupille, addirittura gli altri non vedevano neanche l'incavo dove sono posizionati gli occhi. Leggiamo cosa dice un Apostolo:
«Maestro, osservalo. Ha le palpebre saldate. Anzi direi che non ha palpebre. La fronte si unisce alle guance senza incavo alcuno, e sembra che sotto non siano le palle degli occhi. È nato così l’infelice. E così morrà, senza aver visto una volta la luce del sole, né il volto dell’uomo».
Dopo l'intervento di Gesù, il cieco senza pupille comincia incredibilmente a vedere:
«Oh! Altissimo! Io vedo!», e si getta a terra come vinto dall’emozione, le mani messe a parare gli occhi, strette alle tempie, per ansia di vedere, per sofferenza di luce, e ripete: «Vedo! Vedo! Questa è dunque la terra! Questa la luce! Questa l’erba che conoscevo solo per la sua frescura...».  
Il cieco nato era stato avvicinato il giorno prima da Giuda per avvisarlo che Gesù doveva passare da lì, ma non si tratta di un gesto di amore che compie il traditore. Il suo intento persegue sempre la finalità di rendere Gesù un capo politico, un rivoluzionario, un Messia secondo il suo progetto di liberare Israele dal dominio dei Romani. La presunzione di Giuda non ha limiti e poi è stata impiccata ad un albero.
Come la guarigione dalla lebbra e la ricostruzione immediata della pelle caduta precedentemente a brandelli dal corpo, così il miracolo del cieco nato lascia impressionati. Non solo perché vede senza le pupille, è commovente sapere che è avvenuta la ricostruzione degli occhi. La cavità che era stata coperta dalla pelle e la fronte unita alle guance, fuoriesce e diventa normale, come chi non ha mai avuto problemi di vista.
È vero ci sono le tre risurrezioni dei morti che vengono indicati come grandi miracoli, anche questo del cieco nato manifesta indiscutibilmente l'Onnipotenza di Gesù ed invita tutti gli ammalati a chiedere le Grazie con fiducia. Quando si chiede una Grazia si deve anche cambiare vita e mentalità, lasciare i peccati, l'odio, il risentimento e amare tutti.
La società in larghissima parte è come un cieco che non vede la Verità, non vede i peccati, non conosce il Vangelo per rimediare.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2978 - Qoelet

3,1-13
Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.
C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato.
Un tempo per uccidere e un tempo per curare,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per fare lutto e un tempo per danzare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per conservare e un tempo per buttar via.
Un tempo per strappare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.
Che guadagno ha chi si dà da fare con fatica?
Ho considerato l'occupazione che Dio ha dat o agli uomini perché vi si affatichino. Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo; inoltre ha posto nel loro cuore la durata dei tempi, senza però che gli uomini possano trovare la ragione di ciò che Dio compie dal principio alla fine. Ho capito che per essi non c'è nulla di meglio che godere e procurarsi felicità durante la loro vita; e che un uomo mangi, beva e goda del suo lavoro, anche questo è dono di Dio.

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sabato 29 marzo 2014

2977 - Commento al Vangelo del 29/03/2014

+ Dal Vangelo secondo Luca (18,9-14)
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Ieri abbiamo considerato che il cristiano non può limitarsi a qualche preghiera fugace o alla Messa festiva, sappiamo che l'amore si misura dalla dedizione. Tanto si ama quanto si cerca l'amato. Non pensare con affetto al coniuge o ai genitori è sintomo di insensibilità affettiva, ancora più grave è l'indifferenza verso Gesù. Da Lui abbiamo avuto tutto il Bene che percepiamo e riconosciamo, non è per nostro merito che abbiamo la vita.
Se viene a mancare l'amore a Gesù, il ringraziamento sincero e costante per tutti i doni ricevuti, non esiste la comunione con Lui, quindi la preghiera fatta senza amore e riconoscenza è vuota di contenuti.
In assenza della sana spiritualità anche il credente è in balia di se stesso, della parte più istintiva ed emotiva di sé.
Una prova ci arriva dal Vangelo, la parabola che insegna è diretta ad "alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri". Non si tratta di una presunzione leggera o superficiale, Gesù indica che è intima, quindi profonda, interiore.
La presunzione è una brutta cosa, ogni essere umano già alla nascita si ritrova tante miserie ed inclinazioni ai vizi, a causa della natura umana ferita dal peccato originale. Solo i credenti in Gesù possono ottenere la guarigione di queste ferite per mezzo della Grazia di Dio, che si riceve con i Sacramenti e una vita virtuosa secondo gli insegnamenti del Vangelo.
Vediamo cosa si intende per presunzione: superbia, orgoglio, arroganza, ambizione, boria, vanagloria, presuntuosità, spocchia, immodestia. Superfluo spiegare i significati di queste parole, ma neanche bisogna abbattersi quando si riconoscono le proprie debolezze. Il fatto stesso di conoscerle è l'occasione per il pentimento e la Confessione se necessaria, una maggiore consapevolezza nella lotta contro i vizi.
Si cade spesso nell'atteggiamento presuntuoso, molti non se ne accorgono perché non lo compiono intenzionalmente, altri invece impostano la loro vita sulla presunzione. È una fiducia eccessiva nelle proprie capacità, alta ed esagerata opinione di sé, con riferimento a un comportamento particolare e determinato.
Anche senza pensarci si è convinti intimamente di riuscire a compiere determinate azioni o lavori con maggiore bravura degli altri, comunque in tutto c'è questa presunzione di superiorità. C'è grande facilità anche nel giudicare tutto, per cui da fatti noti o anche in parte immaginati si ricavano opinioni e induzioni più o meno sicure intorno a fatti ignorati.
Altra cosa è il significato nel linguaggio giuridico e giudiziario, infatti la presunzione d’innocenza, è un principio per cui bisogna ritenere innocente la persona accusata, finché non sia stata confermata, a seguito di un regolare processo, la sua colpevolezza.
Mentre nella teologia cattolica, il peccato di presunzione (o presunzione della propria salvezza, o di salvarsi senza merito), è un peccato che si oppone alla virtù della speranza in quanto ripone nell’uomo la capacità di raggiungere la salvezza eterna, senza il concorso della Grazia.
La presunzione che troviamo nel fariseo che nel Tempio elogia se stesso e si innalza un monumento, è certamente la più classica e Gesù la manifesta a tutti. Il fariseo non ha idea dell'umiltà, infatti la superbia perverte tutto e rende la persona accecata. Egli è concentrato solo su se stessi, gli altri non esistono se non per averne vantaggi. Si vanta delle sue buone opere e arriva a porsi più in alto di Dio. Tanto fa innalzare la presunzione.
La sua preghiera è una litania di autocompiacimento, è soddisfatto di sé, superiore, più giusto, più rispettoso della Legge.
Il più grande ostacolo che l'uomo oppone alla Grazia Divina è la superbia, che è il vizio capitale più pericoloso. Si insinua e tende ad infiltrarsi anche nelle nostre opere buone, togliendo loro la dimensione e il merito soprannaturali.
La radice della superbia sta nell'intimo dell'uomo, nel suo amor proprio disordinato, e niente è altrettanto difficile da sradicare, o anche di riconoscere con chiarezza l'agire presuntuoso. Ciò che tiene lontani i farisei da Dio, è la vanagloria, li fa lottare in un altro teatro e li rovina. "Non fate secondo le loro opere". Gesù spiega il motivo per cui non si devono seguire le opere dei farisei o degli ipocriti presenti anche nel nostro tempo.
"Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini". Gesù utilizza parole forti contro i farisei, li definisce ipocriti, simili a sepolcri imbiancati: belli all'esterno e dentro pieni di ogni putridume.
I farisei, per superbia, divennero duri, inflessibili ed esigenti con gli altri, teneri e comprensivi con se stessi.
A noi Gesù dice una parola bellissima e chi la comprende si riempie di grande spiritualità, scopre l'Amore di Dio: "Il più grande tra voi sia vostro servo". Chi è umile mostra un cuore buono e accogliente, diventa un vero cristiano che aiuta tutti.
Dobbiamo rifiutare l'esempio e la preghiera del fariseo nel Tempio e imparare invece dal pubblicano: "O Dio abbi pietà di me peccatore". Questa giaculatoria va ripetuta molto spesso, favorisce l'amore all'umiltà, rende la preghiera filiale. Per accrescere questa virtù dobbiamo rivolgerci ogni giorno all'umile Donna diventata per Grazia, Madre di Dio. Quanto più si umiliò, tanto più la Trinità La innalzò ad una santità eccelsa.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2976 - Pensieri di S.Agostino

Dio premierà non tanto i tuoi meriti, quanto i suoi doni. Se l'hai conservato, riconoscerà quanto ti ha donato. S. Agostino (Sermo 170, 10)

Ogni mia ricchezza, se non è il mio Dio, è povertà. (S. Agostino - Conf. XIII, 8.9)

La felicità che il Signore ti concede in questa vita, è per consolarti, non per corromperti. (In Io. Ev. 12, 14)
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giovedì 27 marzo 2014

2975 - Commento al Vangelo del 27/03/2014

+ Dal Vangelo secondo Luca (11,14-23)
In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal Cielo. Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che Io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se Io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece Io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il Regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde». 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La preghiera e la presenza dello Spirito di Dio sono considerati da molti come un dovere e non cercano di capire il vero significato. Pensano che si prega come un obbligo, magari continuando a commettere errori su errori. Molti cristiani hanno questa percezione della preghiera, una convinzione sbagliata ed incompleta. Quando pensano alla preghiera o ricevono l'invito a pregare, non comprendono la ragione e la considerano una perdita di tempo.
Poi, lo Spirito di Dio essendo invisibile non si percepisce sensibilmente e non ne avvertono alcuna necessità di invocarlo.
Questi cristiani rimangono muti, non parlano con Gesù, non rivolgono parole evangeliche al loro prossimo. Chi è il prossimo? Chi vive accanto, i colleghi, gli amici, le persone che si incontrano. Tutti loro rappresentano il prossimo del Vangelo e non si può rimanere muti di parole buone. Nella giornata si dialoga senza risparmio di tempo, ma qual è il contenuto? È facile giudicare e mormorare, occorre la virtù per evitare questi peccati.
Spesso si rimane con facilità muti di parole buone, non c'è la volontà di esprimere parole piene di amore, comprensione, sincerità.
È come se mancasse la spinta interiore ad assumere atteggiamenti spirituali, a pronunciare parole sincere, ad agire animati dalla retta intenzione. Chi stabilisce la retta intenzione nella sua mente, comincia un veloce cammino di perfezione. Sono proprio le intenzioni a rendere davanti a Gesù un'azione meritoria o peccaminosa. Il Signore valuta soprattutto l'intenzione e poi la bontà dell'azione. Chi ha una buona intenzione vuole sempre qualcosa di buono per sé e gli altri.
È vero che in certi casi è preferibile avere accanto una persona muta che insincera, per capirci meglio, falsa. Lo provano alle volte anche i coniugi, si sperimenta in famiglia e al lavoro. Gesù non ci dice di rimanere muti quando è necessario parlare di cose buone, siamo noi a dover utilizzare le parole sincere.
La sincerità è necessaria a tutti, non ne possiamo fare a meno, non c'è vita spirituale ed onesta senza sincerità.
I diavoli vogliono che restiamo zitti riguardo le cose spirituali e fomentano l'orgoglio nei credenti per non farli parlare. Nella preghiera quando non parliamo al Signore delle nostre miserie e non Lo supplichiamo che le guarisca, o quando non le consideriamo nella direzione spirituale, quando restiamo zitti perché la superbia ha serrato le nostre labbra, la malattia spirituale diventa praticamente incurabile.
L'amore per la verità ci conduce nel Cuore di Gesù, solo così si diventa sinceri con noi stessi e poi sinceri con Dio. La verità è qualcosa di sacro, bisogna trattarla con rispetto e con amore. La verità però molto spesso è ottenebrata dal peccato, dalle passioni e dal materialismo che, se non la si amasse, sarebbe impossibile riconoscerla.
Al contrario, la menzogna si accetta volentieri quando viene in aiuto della pigrizia, della vanità, della sensualità, del falso prestigio.
L'insincerità spesso è causata dalla vanagloria o superbia, dal timore di una brutta figura.
Si parla molto di sincerità ma non si vede quasi da nessuna parte. Per noi cristiani la sincerità è una virtù di prim'ordine. Non potremmo essere cristiani se non la vivessimo fino alle ultime conseguenze. La sincerità con noi stessi ci permette di conoscerci nella verità, di capire la causa degli errori, di trovare la forza per reagire alle tentazioni.
La soggettività, le passioni, la tiepidezza possono essere un ostacolo alla sincerità con noi stessi.
I mezzi da usare per stabilire in noi la sincerità sono la preghiera, l'esame di coscienza giornaliero, la direzione spirituale e la Confessione. Solo con l'aiuto della Grazia scacciamo il demonio muto. Quando rimaniamo muti di parole buone c'è sempre qualcosa che ci disturba, ecco il grande mezzo che arriva dalla preghiera e dalla presenza dello Spirito di Dio.
Dobbiamo essere persone veraci che non mentono e non ingannano mai. Così devono riconoscerci sempre tutti gli altri.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2974 - Udienza di Papa Francesco del 26/3/2014

Cari fratelli e sorelle,
abbiamo già avuto modo di rimarcare che i tre Sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia costituiscono insieme il mistero della «iniziazione cristiana», un unico grande evento di grazia che ci rigenera in Cristo. È questa la vocazione fondamentale che accomuna tutti nella Chiesa, come discepoli del Signore Gesù. Ci sono poi due Sacramenti che corrispondono a due vocazioni specifiche: si tratta dell’Ordine e del Matrimonio. Essi costituiscono due grandi vie attraverso le quali il cristiano può fare della propria vita un dono d’amore, sull’esempio e nel nome di Cristo, e così cooperare all’edificazione della Chiesa.
L’Ordine, scandito nei tre gradi di episcopato, presbiterato e diaconato, è il Sacramento che abilita all’esercizio del ministero, affidato dal Signore Gesù agli Apostoli, di pascere il suo gregge, nella potenza del suo Spirito e secondo il suo cuore. Pascere il gregge di Gesù non con la potenza della forza umana o con la propria potenza, ma quella dello Spirito e secondo il suo cuore, il cuore di Gesù che è un cuore di amore. Il sacerdote, il vescovo, il diacono deve pascere il gregge del Signore con amore. Se non lo fa con amore non serve. E in tal senso, i ministri che vengono scelti e consacrati per questo servizio prolungano nel tempo la presenza di Gesù, se lo fanno col potere dello Spirito Santo in nome di Dio e con amore.
1. Un primo aspetto. Coloro che vengono ordinati sono posti a capo della comunità. Sono “A capo” sì, però per Gesù significa porre la propria autorità al servizio, come Lui stesso ha mostrato e ha insegnato ai discepoli con queste parole: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mt20,25-28 // Mc 10,42-45). Un vescovo che non è al servizio della comunità non fa bene; un sacerdote, un prete che non è al servizio della sua comunità non fa bene, sbaglia.
2. Un’altra caratteristica che deriva sempre da questa unione sacramentale con Cristo è l’amore appassionato per la Chiesa. Pensiamo a quel passo della Lettera agli Efesini in cui san Paolo dice che Cristo «ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché» (5,25-27). In forza dell’Ordine il ministro dedica tutto se stesso alla propria comunità e la ama con tutto il cuore: è la sua famiglia. Il vescovo, il sacerdote amano la Chiesa nella propria comunità, l'amano fortemente. Come? Come Cristo ama la Chiesa. Lo stesso dirà san Paolo del matrimonio: lo sposo ama sua moglie come Cristo ama la Chiesa. È un mistero grande d’amore: questo del ministero sacerdotale e quello del matrimonio, due Sacramenti che sono la strada per la quale le persone vanno abitualmente al Signore.
3. Un ultimo aspetto. L’apostolo Paolo raccomanda al discepolo Timoteo di non trascurare, anzi, di ravvivare sempre il dono che è in lui. Il dono che gli è stato dato per l’imposizione delle mani (cfr 1 Tm 4,14; 2 Tm 1,6). Quando non si alimenta il ministero, il ministero del vescovo, il ministero del sacerdote con la preghiera, con l’ascolto della Parola di Dio, e con la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia e anche con una frequentazione del Sacramento della Penitenza, si finisce inevitabilmente per perdere di vista il senso autentico del proprio servizio e la gioia che deriva da una profonda comunione con Gesù.
4. Il vescovo che non prega, il vescovo che non ascolta la Parola di Dio, che non celebra tutti i giorni, che non va a confessarsi regolarmente, e lo stesso il sacerdote che non fa queste cose, alla lunga perdono l’unione con Gesù e diventano di una mediocrità che non fa bene alla Chiesa. Per questo dobbiamo aiutare i vescovi e i sacerdoti a pregare, ad ascoltare la Parola di Dio che è il pasto quotidiano, a celebrare ogni giorno l’Eucaristia e andare a confessarsi abitualmente. Questo è tanto importante perché riguarda proprio la santificazione dei vescovi e dei sacerdoti.
5. Vorrei finire con una cosa che mi viene in mente: ma come deve fare per diventare sacerdote, dove si vendono gli accessi al sacerdozio? No. Non si vendono. Questa è un'iniziativa che prende il Signore. Il Signore chiama. Chiama ognuno di quelli che Egli vuole diventino sacerdoti. Forse ci sono qui alcuni giovani che hanno sentito nel loro cuore questa chiamata, la voglia di diventare sacerdoti, la voglia di servire gli altri nelle cose che vengono da Dio, la voglia di essere tutta la vita al servizio per catechizzare, battezzare, perdonare, celebrare l’Eucaristia, curare gli ammalati... e tutta la vita così. Se alcuno di voi ha sentito questa cosa nel cuore è Gesù che l’ha messa lì. Curate questo invito e pregate perché cresca e dia frutto in tutta la Chiesa.
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mercoledì 26 marzo 2014

2973 - Commento al Vangelo del 26/03/2014

+ Dal Vangelo secondo Matteo (5,17-19)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che Io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità Io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel Regno dei Cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel Regno dei Cieli».
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Tra i tanti messaggi arrivati, ho intravisto qualcosa che ha attirato l'attenzione e ho aperto la mail. Ho notato il mittente, Maurizio di Roma che conosco e contiene poche parole ma toccanti che condivido con voi. Maurizio fa parte di un nostro gruppo di preghiera che si riunisce appunto a Roma, da alcuni anni la malattia ha fatto visita nella sua famiglia e la sua bambina ha sofferto di una rara malattia.
Sono stato molto vicino a loro con la mia preghiera, il miracolo veniva chiesto da tutti, io ho spostato l'attenzione sulla volontà di Gesù. La malattia della bambina ha portato grandi frutti spirituali in famiglia, un riavvicinamento ai Sacramenti e alla preghiera profonda, l'approfondimento della nostra Fede e una grande consapevolezza sul senso della vita. Questo il contenuto della mail arrivata:
"Ciao padre Giulio. La nostra bambina è andata da Gesù domenica sera. Oggi ci sarà il funerale. La ringrazio per le preghiere e per le parole di conforto che ci ha inviato !!! Adesso però siamo noi 3 ad avere bisogno delle Sue preghiere. La abbracciamo forte. Viva Gesù e Maria".
Ho risposto subito per sostenerli: "Carissimo Maurizio, sono molto commosso per il viaggio beato della bambina, sono commosso per voi quattro. Non siete rimasti in tre, siete più di tre, perchè Giulia è viva, adesso è come un Angelo in Paradiso e io sono sempre con voi a sostenervi ininterrottamente. Contate sempre su di me, la prima volta che passerò da Roma vi avviserò per incontrarci, ma non per piangere insieme, bensì per gioire, infatti Giulia è in Paradiso ed è piena di Luce e prega per voi. Prega anche per me, adesso lei sa che da lontano le sono stato vicino con la mia povera preghiera.Sono vicino a voi tre e spiritualmente partecipo alla festa del corpo di Giulia, la sua anima è viva in Cielo. Viva, felice, trasfigurata".
Non si accetta la perdita di una bambina senza una Fede viva e robusta, molti si ribellano contro tutti e rifiutano ogni risposta. È quello che cerca di insinuare satana in tutti, spinge alla ribellione contro Dio e la preghiera anche per piccole cose, figuriamoci per la scomparsa di una figlia. In questo caso la dolce presenza della Madonna ha trasmesso a Maurizio, alla moglie e al bambino, la capacità di accettare il dolore e addirittura di ringraziare.
Le persone che pregano e, soprattutto, visitate dallo Spirito di Dio, hanno una forza interiore non comune, superano ogni avversità.
La nostra Fede è impagabile, niente è più grande della forza e della serenità che ci trasmette la Grazia di Dio. Deve crescere sempre.
Come siamo fortunati noi che conosciamo Gesù e vogliamo osservare i suoi insegnamenti!
Siamo ricchi di gioia e di pace interiore, per questo molti ci invidiano e ci perseguitano senza fine: essi non sopportano vederci sempre in piedi e mai piegati dalle sofferenze e dalle dolorose prove. Non comprendono la forza interiore che ci permette di resistere con serenità.
Diventano schiumosi di rabbia quando percepiscono che noi li perdoniamo nel nostro cuore e preghiamo per loro.
Tutti siamo chiamati al raggiungimento di una elevata spiritualità, dobbiamo rivestirci delle virtù per praticare in ogni circostanza gli insegnamenti del Vangelo. Occorre voler perdere la mentalità del mondo, vecchia e corrotta, così con la preghiera scopriamo una dimensione spirituale opposta ai ragionamenti umani e con la Grazia di Dio ci rivestiamo di una armatura potente per fronteggiare ogni avversità.
Oggi Gesù ci dice che i cristiani non possono trasgredire neanche un solo iota, è il nome della nona lettera dell'alfabeto greco, corrispondente alla i dell'alfabeto latino. Il piccolo iota è posto sotto una vocale lunga minuscola.
Neanche un breve segno del Vangelo si può manomettere, è Parola di Dio, rivelata da Lui e rimane eternamente ineffabile.
Gesù avvisa che i trasgressori e gli eretici anche dei minimi precetti del Vangelo li considererà minimi, insignificanti, irrilevanti.
Invece quanti osservano ed insegnano a tutti le parole di Gesù, saranno grandi nel Regno di Dio. Sta a noi scegliere.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2972 - Scegliere

(Dt 30,19b-20a)
Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita e la tua longevità.

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martedì 25 marzo 2014

2971 - Commento al Vangelo del 25/03/2014

+ Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38)
In quel tempo, l’Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una Vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La Vergine si chiamava Maria. Entrando da Lei, disse: «Rallégrati, piena di Grazia: il Signore è con Te». A queste parole Ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’Angelo Le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato Grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un Figlio, Lo darai alla luce e Lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo Regno non avrà fine». Allora Maria disse all’Angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’Angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di Te e la potenza dell’Altissimo Ti coprirà con la sua ombra. Perciò Colui che nascerà sarà Santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la Serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’Angelo si allontanò da Lei.
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
San Paolo scrive ai Galati una lettera abbastanza risentita, essi in poco tempo si sono voltati ad altre dottrine ed hanno abbandonato il Vangelo. In questa lettera, di cui non si conosce la data di invio né il luogo dove viveva, l'Apostolo inserisce la spiegazione dell'incarnazione di Dio: "Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli" (Gal 4,4-5).
Questo testo indica che quel Gesù che predicava San Paolo, era contemporaneamente Figlio di Dio eterno e di una Donna, parole effettivamente pesanti, ma non c'è altro modo per indicare la Persona di Gesù. Oltre a spiegare come è avvenuta l'incarnazione di Dio, il testo mette in risalto anche la Donna, non una comune ebrea, si tratta della stessa Donna della Genesi.
"Io porrò inimicizia tra te e la Donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno" (Gn 3,15).
Gesù Cristo "nato da Donna", è una notizia sensazionale anche per noi, Lui è Dio e Uomo, Persona Divina che ha scelta una Madre speciale e singolare. Per comprendere quanto ci è possibile delle grandezze della Madonna, dobbiamo considerare l'infinita santità del Figlio Gesù.
Come Dio eterno, egli preesisteva alla Madre, era già Figlio del Padre e si preparava a diventare Figlio anche di una Donna di Nazareth, la rara gemma cresciuta in costante comunione con il Padre.
Il Figlio prima di incarnarsi ed avere un Corpo umano, predispose il grembo immacolato per dimorarvi nove mesi. Maria diventa il Paradiso di Dio incarnato, stampo da cui prende forma Gesù e tutti i veri devoti della "Donna vestita di sole", Colei che viene indicata nell'Apocalisse "con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle".
Riprendo la citazione di San Paolo per spiegare come i tempi di Dio sono sempre diversi dai nostri. "Quando venne la pienezza del tempo", si tratta di una conoscenza che solo chi dirige il tempo può avere, tutti noi siamo creature e viviamo nel tempo, ma non possiamo dominarlo né fermarlo. Solo Dio stabilisce quando è il tempo di qualcosa, di un avvenimento o della realizzazione di qualcosa.
Quando noi chiediamo una Grazia, spesso non arriva subito per mancanza di preghiere o perché Gesù desidera farci crescere nella Fede ed attende un aumento di fiducia e amore verso Lui. Non basta solo pregare. Nel primo caso dipende dalla nostra generosità l'arrivo di una Grazia, nel secondo Gesù ci prende per mano e ci invita a conoscerlo meglio e a nutrire grande fiducia e amore.
Comunque siamo noi a dover dare una risposta a Gesù quando chiediamo una Grazia, sia per la poca preghiera sia per i tempi che si prolungano, a causa della poca Fede. Il presente e il nostro futuro dipendono da noi, dalle scelte di vita e dall'adesione o meno al Vangelo.
La Madonna accoglie la volontà di Dio senza esitare, l'unica sua ansia è la volontà di Dio. Così diviene Madre di Dio.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2970 - Messaggio di Medjugorje del 25/3/2014

Cari figli! 
Vi invito di nuovo: iniziate la lotta contro il peccato come nei primi giorni, andate a confessarvi e decidetevi per la santità. 
Attraverso di voi l'amore di Dio scorrerà nel mondo e la pace regnerà nei vostri cuori e la benedizione di Dio vi riempirà. 
Io sono con voi e davanti al mio Figlio intercedo per tutti voi. 
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
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lunedì 24 marzo 2014

2969 - Commento al Vangelo del 24/03/2014

+ Dal Vangelo secondo Luca (4,24-30)
In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret: «In verità Io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità Io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e Lo cacciarono fuori della città e Lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
L'incontro tra Gesù e molti conoscenti di Nazareth avviene in un contesto che diventa crocevia tra le due posizioni che emergono. Gesù si presenta nella sinagoga che conosce benissimo per la prolungata frequenza degli anni passati, l'atteggiamento bellissimo che utilizza è quello di non compiacere i compaesani. Non solo non fa nulla per ingraziarseli, sfodera pure con chiarezza una verità che ridimensiona l'orgoglio degli ebrei ma al contempo li rende nervosi.
Il grande insegnamento che ci da Gesù in questo Vangelo è la piena coerenza, rimanere noi stessi nell'affermare il Vangelo nonostante le avversità degli atei e di chi la pensa diversamente. Per questo in un altro passo dello stesso Vangelo dice: "Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi" (Lc 6,26). La frase prima di questa è pure un ammonimento a quanti oggi sono compiaciuti per le cattiverie che commettono, mentre li attende l'inferno: "Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete" (Lc 6,25)
Nella sinagoga Gesù non va per suscitare ammirazione verso la sua Persona, non cerca elogi e applausi, l'unico pensiero che Lo guida è la Verità, tutta intera e inequivocabile. Riflettiamo su questa coerenza del Signore, egli ribadisce in ogni circostanza la Verità eterna, non la modifica per compiacere i presenti, per ricevere encomi e lodi.
Questo atteggiamento coraggioso, onesto, privo di contraddizioni, umile, lo riscontriamo in tutti i Santi della Chiesa.
La docilità è la condizione per incontrare veramente Gesù. Senza questa docilità nella direzione spirituale non si riesce a seguire la Via della salvezza. L'amor proprio e i diavoli sono sempre in agguato, diventa facile cadere nella trappola e sbagliare cammino spirituale. Preghiamo anche per questa intenzione. Leggiamo alcune testimonianze di nostri parrocchiani.
1"Carissimo Padre Giulio Maria, è il primo Natale della mia vita adulta che provo la gioia vera del Natale, grazie a Lei, ai suoi sforzi. Ho chiesto la Grazia della pace in famiglia, afflitta da un brutto giro di rancori e incomprensioni che l’anno scorso, nel giorno di Natale, causarono un brutto litigio. Grazie alla preghiera del Santo Rosario e all’intercessione della Santissima Vergine Maria, il nostro amato Signore ha sanato. Stasera temevo il peggio, è invece è andato tutto bene: le Grazie spirituali chieste con cuore sincero non vengono mai negate, se non si dubita mai. Grazie, grazie e grazie ancora, Padre Giulio, i miei auguri più sinceri e affettuosi, prego e pregherò sempre per Lei. Che Gesù e Maria La benedicano sempre, pace e bene! Luigi Valensise".
2"Ave Maria, caro Padre Giulio, desidero ringraziarla dal profondo del cuore, per aver scelto di aderire con tutto il cuore alla Verità, per insegnarcela e per non lasciarla, anche a costo di grandi sofferenze. Ringrazio sempre e prego Gesù e Maria per tutti i Sacerdoti, senza di voi, sarebbe difficile. Purtroppo, proprio oggi, alla S. Messa, il nostro curato, ci ha fatto fare la professione del Credo, rinnovando così le nostre promesse battesimali, ma mi sono stupita che rispondevo solo a Credo in Dio Padre Onnipotente... e mancava  rinuncio:  a satana e alle sue seduzioni. Comunque, dentro di me, ho detto a Gesù che rinunciavo a satana e alle sue seduzioni. Poi, tornata a casa, ho aperto, letto e meditato la sua newsletter e ho trovato la conferma che nel rinnovo delle promesse battesimali, durante la S. Messa a cui avevo partecipato questa mattina, mancava una parte importante. È quindi evidente che si sta delineando sempre più, all'interno della Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica, una netta frattura, tra chi è fedele alla Verità e chi la sta cambiando, adattandosi alla mentalità del mondo. Preghi sempre per tutti noi, perchè non smarriamo mai la Verità, anche se ci dovesse costare grandi sofferenze sulla terra, ma per avere la Vita eterna in cielo! Grazie ancora, Dio la ricolmi di ogni bene! Annamaria Pea".
3"Padre Giulio, che verità grandi che ha affermato oggi con questo commento!!!!!!! Mi ha rincuorato che sono sulla buona strada anche se un po' lentamente la sto percorrendo! Grazie di queste meditazioni indispensabili alla mia giornata!! Piera Lelli".
4"Buongiorno Padre Giulio. Sono Ludovico Coscia un devoto lettore della meditazione giornaliera fatta da Lei. Non sa quanto mi è edificante la sua meditazione, ringrazio Gesù e Maria per la sua disponibilità nel guidare tante anime a Dio. Inoltre approfitto  per dire che ho perso il bollettino di pagamento inviato insieme al libro Santo Rosario meditato. Se è possibile mandarmelo in pdf tramite mail. A proposito il libro del Santo Rosario meditato è una grande scoperta meravigliosa di Maria e del Rosario. Siano Lodati Gesù e Maria. Ave Maria!!!!".
5"Per Padre Scozzaro che ringrazio di esistere in questi tempi bui, ho fatto un versamento di 100 euro sul vostro conto corrente postale il 27 Gennaio e spero che sia arrivato a destinazione. Grazie dell'eccellente lavoro, con fede. Federica".
6"Caro Padre Giulio anche se non ci conosciamo è come se la conoscessi da sempre, mi ritrovo molto nei commenti che fa sul Vangelo e vorrei approfondire di più perchè la mia anima ha sete di Dio. Vorrei partecipare a Vangelo e vita, ho acquistato qualche libro molto interessante, è un po' come avere un padre spirituale interattivo, io dico sempre le cose non succedono per caso se il Signore mi ha fatto conoscere lei ci sarà un motivo! Aspetto con ansia una sua risposta sua appassionata lettrice. Lucia, grazie!".
7"Caro Padre, grazie di cuore della sua e-mail, e innanzitutto delle sue preghiere! Io apprezzo moltissimo il suo operato, tutto ciò che Lei sta facendo per noi, un gregge minacciato dalle forze del male, un gregge che ha tanto bisogno di pastori veri, coraggiosi e onesti, che seguono fedelmente e si fanno condurre dal Pastore-Gesù. Per questo sono felice che, nonostante tanti impegni e tanti progetti che Lei sta portando avanti, mi ha dedicato un po' del suo tempo rispondendo alla mia lettera. È per me la prova che Lei realmente ci tiene al nostro bene spirituale, e ha compassione per le nostre pene. Dunque, grazie ancora! Maria (Cracovia)".
8"Grazie del consiglio, ne avevo bisogno. Le sono vicino e la sera la includo nelle mie preghiere, Dio la benedica, in particolare per tutti gli impegni che assolve. Per noi padre lei è un punto di riferimento. Grazie di cuore. Un abbraccio  Mario Serrrentino".
9"In nome di Gesù, umilmente, Padre Giulio la saluto. Sono entrata per caso nel sito della sua parrocchia poichè solitamente mi collego al sito vaticano web. Sono stata attratta da una forte meditazione che Lei ha fatto e ne sono rimasta folgorata. In quel momento mi sono sentita abbracciata da Gesù, ho percepito la vera verità della pace. Il mio è un crescere nella mia poca fede ma è una meraviglia ogni giorno agli occhi di DIO. La ringrazio per avermi accolto, pregherò per lei. Ancora grazie per aver donato dalle sue parole amore ai fedeli. Giacoma".
10"Grazie per i suoi commenti splendidi e grazie per le belle pagine di Maria Valtorta. Mio marito ed io seguiamo e condividiamo le sue parole. Stefania Torrini".
11"Grazie Padre. Recito la preghiera efficace ogni mattina dopo aver letto la newsletter e ho trovato una nuova luce in me. Ho trovato la serenità che proviene anche dalla durezza del lavoro se affrontato anch'esso come preghiera. Grazie. Lorenza Bellini". 
12"Padre Giulio leggendo la newsletter di oggi sono rimasta colpita per gli spiacevoli episodi che si verificano. Volevo solo dirle che anche a me non era arrivata la sua e-mail giovedì. Ma il giorno successivo poi è arrivato tutto insieme. Ero in ansia per la mancata e-mail e credevo di non essere io più degna di riceverla.. Le sue parole e riflessioni sono stupende e mi spingono costantemente a meditare... Bellissimo anche il fatto che lei si preoccupi di spiegarci il motivo di certi inconvenienti. Con tanto affetto e stima. Debora Zaffino".
13Carissimo Padre, sono uno studente universitario, da quasi un anno ricevo e aspetto con fervore e gioia la meditazione del giorno. Attraverso i suoi commenti sto conoscendo chi è veramente Gesù, e tutto il suo amore verso di noi. Anche se non la conosco personalmente, le voglio un mondo di bene, e la stimo moltissimo. Si ricordi di me nelle sue preghiere. Tante benedizioni. Francesco".
14"Padre la ringrazio per i passi del Vangelo che mi invia ogni giorno. Mi sono allontanata dalla Chiesa, non so il motivo e mi sento vuota. Ho cercato sempre la via del ritorno ma ogni volta qualcosa mi ha bloccata. Per caso o no, ho trovato il suo sito e la preghiera e adesso non posso fare a meno di leggere ogni giorno la preghiera efficace ed il Vangelo. Grazie davvero. Prego per lei. Mariella Costantino".
15"Pace e bene Padre, la sua missione di evangelizzazione è straordinaria. Grazie e che Dio la benedica per la sua profonda grazia di spiegare la Parola. Scusi il disturbo, santa notte. Massimiliano Filice".
16"Grazie sempre per il Vangelo con la spiegazione giornaliera; ormai sono trascorsi anni e i suoi consigli e i suoi insegnamenti diventano un tutt'uno con noi stessi; non se ne può fare più a meno. Buona Domenica! Vincenza Ferro".
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2968 - Siracide

Siracide 3,16
Chi abbandona il padre e' come un bestemmiatore, chi insulta la madre e' maledetto dal Signore.


Siracide 6,2-4
Non ti abbandonare alla tua passione, perché non ti strazi come un toro furioso; divorerà le tue foglie e tu perderai i tuoi frutti, sì da renderti come un legno secco. Una passione malvagia rovina chi la possiede e lo fa oggetto di scherno per i nemici.


Siracide 30,21-24
Non abbandonarti alla tristezza, non tormentarti con i tuoi pensieri. La gioia del cuore è vita per l'uomo, l'allegria di un uomo è lunga vita. Distrai la tua anima, consola il tuo cuore, tieni lontana la malinconia.
La malinconia ha rovinato molti, da essa non si ricava nulla di buono. Gelosia e ira accorciano i giorni, la preoccupazione anticipa la vecchiaia.

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domenica 23 marzo 2014

2967 - Commento al Vangelo del 23/03/2014, 3^ domenica Quaresima "A"

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (4,5-42)
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai Tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è Colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a Lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei Tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che Io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che Io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore -gli dice la donna-, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che Tu sei un Profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora -ed è questa- in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che Lo adorano. Dio è spirito, e quelli che Lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono Io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un Uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia Lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da Lui. Intanto i discepoli Lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, Io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in Lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da Lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il Salvatore del mondo». 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il dialogo tra Gesù e la donna samaritana è sicuramente uno dei più belli del Vangelo. La profondità del dialogo è indiscutibile, contiene una ricchezza spirituale immensa e non si può esporla in poche righe e neanche in molti libri. Ci sono passaggi che meritano una meditazione prolungata, possibilmente personale per interiorizzare e fare proprio il messaggio contenuto.
Mi piace iniziare affermando che il pozzo dove si reca la donna rappresenta la misericordia di Dio, esso è profondo e disseta, tutti gli abitanti vi si recano per prendere quell'acqua, essenziale per l'esistenza. È un pozzo vivo, sorgente di vita, disseta e rianima quanti si avvicinano, compiendo sacrifici notevoli per la distanza e la calura del sole rovente.
La misericordia di Dio si deve cercare ed implorare, arriva dopo il nostro pentimento. Il rinnegamento richiede sacrifici.
Dio è una sorgente di misericordia, questo ci lascia comprendere l'incontro vicino al pozzo di Giacobbe tra Gesù e la donna, però non è possibile addentrarsi nella spiegazione se prima non consideriamo attentamente la condizione della donna. Appartiene al popolo dei Samaritani, nemici giurati dei Giudei, una inimicizia nata al tempo della vittoria degli Assiri nel 721 a. C. quando la città di Samaria venne distrutta e i cittadini deportati in Assiria.
La città semideserta fu occupata da nuovi popoli idolatrici, da pagani e da settari. Da quella data in poi Samaria non venne più considerata appartenente alla Giudea per la divisione e i suoi abitanti eretici, idolatrici, pagani. Nel corso dei secoli l'avversità aumentò di continuo, si arrivò a un distacco pieno di odio quando nel 328 a. C. venne costruito il tempio samaritano sul monte Garizim. Nelle loro intenzioni si contrapponeva al tempio di Gerusalemme dedicato a Yavhè. Il tempio samaritano venne distrutto nel 128 a. C. per opera di Giovanni Ircano.
Come vediamo tra Gesù e la donna il dialogo è impensabile, non c'è alcun presupposto per una serena conversazione, la stessa vicinanza con i Giudei è condannata dai Samaritani e la donna si mostra meravigliata quando Gesù le rivolge la parola:"Dammi da bere".
Il Vangelo di oggi mette in evidenza che Gesù è "stanco del viaggio", questo non ci sorprende, la sua umanità, anche se perfetta, patisce in questa circostanza il grande caldo e i lunghi viaggi. Nel Medio Oriente ci sono luoghi aridi per la calura opprimente del sole. In alcune ore del giorno non si può restare fuori o comunque al sole. La donna si deve recare al pozzo perchè l'acqua necessita, Gesù è in viaggio e si ferma al pozzo.
Tutti e due hanno sete, Gesù non ha solo sete di acqua, è un'altra la sua sete ed è tutta soprannaturale. La sua stanchezza raffigura la sua Passione, anticipa tutte le micidiali sofferenze del Calvario. Gesù, quindi, siede accanto al pozzo e attende qualcuno, non fa nulla per prendere l'acqua, sa di chiederla alla donna che sta per giungere.
La richiesta di bere fatta dal Signore meraviglia la donna, tutto il dialogo è un crescendo di sorprese per lei, è dinanzi a Colui che sa tutto.
Mi piace rilevare che nel dialogo Gesù conosce tutti i pensieri e la vita della donna, nulla gli sfugge e le sue risposte sconvolgono la Samaritana. Sono le parole di Gesù a scuotere la donna, non ha mai incontrato un Profeta che legge dentro e conosce fatti molto personali.
Anche noi, come la donna, dobbiamo meravigliarci per la conoscenza perfetta di Gesù su tutto ciò che ci riguarda, non possiamo fare finta di nulla e illuderci che Lui dimentica le nostre inosservanze.
Dio vede e conosce le più piccole azioni e i nostri pensieri più segreti. Trasgredire la sua Legge significa opporsi alla sua volontà.
La donna non trasgredisce la Legge di Dio per sua scelta, da secoli i suoi antenati si sono volti altrove, però mostra di attendere il Messia, ha sete di sapere chi è. Così Gesù parla di un'acqua che spegne definitivamente ogni forma di sete, sposta il discorso e lo eleva, vuole spiegare che non è l'acqua del pozzo a mettere ordine all'anima e a santificarla, è la sua Persona, la Grazia che Lui emana.
Le sue parole sono forti e rivelatrici, la donna crede che Lui è il Messia, nessuno conosce i pensieri e il futuro se non Dio.
Quando la donna pone la domanda sul Messia ottiene una risposta che la rende felice e corre a comunicarla a tutti i paesani. È una nuova gioia quella della donna, ottiene una risposta imprevista e la sua domanda è priva di grande curiosità: "So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa"Gesù subito replica: "Sono Io, che parlo con te".
Così Gesù mette pure fine alla disputa tra Samaritani e Giudei sulla scelta del tempio dove pregare, se a Garizim o a Gerusalemme. Il Signore esclude entrambi i luoghi e indica se stesso come il nuovo Tempio: "Dio è Spirito, e quelli che Lo adorano devono adorare in Spirito e Verità".
Dice anche qualcosa che si può applicare ai credenti che adorano Gesù senza convinzione, senza la chiara percezione che Lui rimane sempre nel Tabernacolo ad aspettare tutti i suoi adoratori: "Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo. I veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che Lo adorano".
Dio possiamo adorarlo in qualsiasi luogo, non è più presente solo nel tempio, ci attende in Chiesa dove è presente sacramentalmente nell'Eucaristia, ma Lui è ovunque e in ogni istante della giornata ci ascolta e desidera che gli parliamo a cuore aperto.
Dal dialogo tra Gesù e la samaritana cogliamo l'effetto che scaturisce in lei: diventa assetata della Verità, la scopre in Gesù e lo comunica a tutti, non rimane silenziosa come avviene in molti credenti. È assetata di incontrare il Messia, di conoscere la vera Fede, cerca il consiglio Divino per mettere fine ai suoi tanti peccati. Incontra Gesù e comprende che la vita passata è stata costellata solo di errori, insieme a tanta incapacità.
Il Vangelo ci dice però che è Gesù ad essere assetato del nostro amore, Lui ci cerca e ci aspetta anche dove si cerca altra acqua...
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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Medaglia di San Benedetto