Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come una ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************

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martedì 31 dicembre 2013

2816 - Commento al Vangelo del 31/12/2013

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18)
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece Carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato. 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il Prologo del Vangelo secondo Giovanni è stato il testo capitale del cristianesimo primitivo, rappresenta l'incipit del Vangelo secondo Giovanni ed è anche detto Inno al Logos. Il termine "logos" in ambito cristiano è reso in italiano come "Verbo", riprendendo con un calco il latino "verbum" o con "Parola".
Questo scritto e altri ad esso affini hanno avuto la loro culla di nascita in una ben precisa comunità del Cristianesimo primitivo, quella costituitasi in Asia Minore a Efeso e nelle località limitrofe facenti capo alla guida Giovanni, l'Apostolo prediletto, e alla stessa Maria Santissima che aveva seguito Giovanni su indicazione di Gesù stesso nel fuggire alle persecuzioni a Gerusalemme dove era stanziata la prima comunità.
Questa altissima introduzione al Vangelo di Giovanni presenta già la stesura del Libro in una versione prettamente spirituale, infatti è molto diverso rispetto agli altri: ci sono molte meno parabole, meno miracoli, non vi è accenno all'Eucaristia, al Padre nostro, alle Beatitudini. Compaiono invece nuove espressioni per indicare Gesù, con l'intento di riuscire a spiegare che il Creatore si è incarnato in Gesù di Nazareth.
Il Verbo esisteva dall'eternità ed è venuto nel mondo in mezzo a noi in Gesù. "Chi ha visto Gesù ha visto il Padre".
Il Prologo lo meditiamo nell'ultimo giorno dell'anno, è il giorno adatto per fare un bilancio dell'anno appena trascorso, anche per stabilire alcuni propositi per quello che comincia. È un momento opportuno per chiedere perdono per quanto abbiamo tralasciato di fare, per tutte le volte che invece dell'amore si è scelto l'atteggiamento astioso.
È anche il momento per ringraziare Gesù di tutti i suoi benefici.
La Chiesa non si ferma di ricordare che siamo pellegrini, tutti stiamo attraversando il mondo e nessuno può conoscere il futuro se non Dio solo, a Lui dobbiamo tutto e vogliamo ringraziarlo anche per l'anno trascorso. Anche la Chiesa va incontro al suo Signore fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio, così come la nostra vita procede in un cammino pieno di tribolazioni e di consolazioni di Dio.
Ogni persona vive di gioie e di dolori, sono poche però le vere gioie se si vive lontani da Gesù, vi assicuro che non può esserci felicità se non si riceve da Dio. L'indifferenza e l'euforia di chi non si confronta con la propria coscienza non sono assolutamente doni di Dio, al contrario manifestano l'assenza di Dio.
Chi affronta con Fede le prove che inevitabilmente si incontrano, rimane sereno e forte, non si ferma e non devia verso situazioni più comode e traviate. Il mondo è pieno di trappole, senza la vigilanza si cade e per molti rimane difficile risalire. In questo anno che si chiude ognuno deve riflettere sulle trappole che ha incontrato e le difficoltà non superate. È un consuntivo umile e sincero che bisogna fare con la coscienza.
Viviamo una vita in questo tempo che avrà un termine, mentre ci attende un'altra vita oltre questo tempo che sarà eterna, non dobbiamo sprecare la grande occasione di vivere questa vita come ci ha indicato Dio e che risulta l'unico modo possibile per ricevere ricompense eterne e benedizioni. Davanti a Lui ci presenteremo con le mani piene di meriti o vuote, non c'è altra condizione.
Questo è il tempo per meritare tante ricompense e goderle eternamente. Non sprechiamo inutilmente una vita importante.
Chi non prega o prega con superficialità non comprende bene il valore di questo tempo, anzi lo spreca in cose inutile che non danno nulla e tolgono quel poco di buono che c'era. Questo è il tempo per meritare Grazie davanti a Gesù, per realizzare il suo disegno, solo così si raggiungerà la vera realizzazione personale. La preghiera profonda ci fa comprendere che il tempo bisogna sfruttarlo al massimo, senza continuare a sprecarlo.
Oggi è il giorno del pentimento per gli sbagli e i peccati commessi in questo anno che si conclude, senza dimenticare i ringraziamenti per tutti i benefici ricevuti. Poi arriverà nella notte il nuovo anno e non devono mancare i nuovi propositi per ricominciare una vita spirituale forte e umile. A tutti voi auguro un anno di Grazie e di santità.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2815 - Santa Caterina Labouré

Nacque a Fain-les-Moutiers, un villaggio della Borgogna, il 2 maggio 1806. Rimasta orfana di madre a nove anni con sette fratelli e due sorelle, Caterina non poté frequentare le classi elementari, ma dovette rendersi utile in famiglia e, più tardi, prenderne le redini. All'età di ventiquattro anni fu ammessa tra le Figlie della Carità, il 21 aprile 1830, men tre Parigi onorava solennemente s. Vincenzo de' Paoli in occasione della traslazione delle sue reliquie, che per molto tempo erano state nascoste a causa dei torbidi rivoluzionari. In quella circostarza la giovane novizia per tre giorni consecutivi ebbe l'apparizione del cuore di s. Vincenzo sopra un piccolo reliquiario nella cappella delle suore in rue du Bac. Durante il suo noviziato ebbe altre visioni, come quelle di Gesù Eucaristico e di Cristo Re (giugno 1830); ma le più importanti furono le apparizioni dell'Immacolata della "Medaglia--miracolosa". Fu questo un ciclo di almeno cinque apparizioni, simili fra loro, ma delle quali due ebbero caratteristiche ben individuate: Nella notte tra il 18 e il 19 1uglio 1830, mentre la Francia era sconvolta dal presentimento di una nuova rivoluzione (infatti, il 27 luglio cadde Carlo X), Caterina, condotta da un angelo nella grande cappella della Casa Madre, ebbe un colloquio durato più di due ore con la Madonna, che le preannunziò nuovi incontri. Questi, infatti, avvennero a brevi intervalli l'uno dall'altro, nel settembre, il 27 novembre e nel dicembre di quello stesso anno. La più nota e la più singolare delle apparizioni fu quella avvenuta il 27 novembre, nella quale si possono distinguere due fasi. Nella prima fase la Madonna appare a Caterina, ritta su un globo avvolto dalle spire del serpente, nell'atto di offrire a Dio un altro piccolo globo dorato, simbolo del mondo e di ogni anima, ch'Ella tiene all'altezza del cuore: dalle mani della Madonna piovono sul globo inferiore due fasci di luce. Nella seconda fase, mentre il piccolo globo d'oro scompare, le mani della Vergine si abbassano, ancora irraggianti fasci luminosi, simbolo delle grazie ottenute da Dio per la sua intercessione e, come a formare un'aureola intorno alla testa della Madonna, appaiono a caratteri d'oro le parole della giaculatoria: "O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi". Poi il quadro sembra visto nel suo retro: la figura della Madonna scompare e al centro si staglia, luminosissima, la lettera M, al di sopra della quale appare la croce e al di sotto i ss. Cuori di Gesù e Maria, mentre dodici stelle fulgidissime fanno corona (bisogna, tuttavia, osservare che nelle sue relazioni C. non parla mai né delle stelle. né del loro numero). Contemporaneamente una voce interiore ingiunse a Caterina di far coniare una medaglia che riproducesse la visione: ma soltanto il 30 giugno 1832 furono coniati i primi millecinquecento esemplari. La medaglia fu presto detta "miracolosa" e fra i miracoli più belli da essa operati, vi fu la conversione dell'ebreo Alfonso Ratisbonne (20 gennaio 1842). Per desiderio espresso dalla Madonna nelle apparizioni di Parigi, nacque l'Associazione delle Figlie di Maria Immacolata (1836-47). Nessuno, tranne i superiori, seppe mai dei favori celesti concessi a Caterina Ella visse nella più grande umiltà e nel più assoluto silenzio e servì per quarantasei anni i poveri dell'ospizio di Enghien a Parigi. 
Morì il 31 dicembre 1876; quando la sua salma fu esumata, le mani che avevano toccato la Madonna e gli occhi che l'avevano veduta, apparvero straordinariamente conservati. Fu beatificata da Pio XI il 28 maggio 1933 e canonizzata da Pio XII il 27 luglio 1947: le sue reliquie riposano nella cappella in cui ebbe le apparizioni. 
La festa liturgica, per le Famiglie Vincenziane, è stabilita al 28 novembre.
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lunedì 30 dicembre 2013

2814 - Commento al Vangelo del 30/12/2013

+ Dal Vangelo secondo Luca (2,36-40)
Maria e Giuseppe portarono il Bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore. C’era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del Bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la Legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il Bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la Grazia di Dio era su di Lui. 
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Con la sua venuta nel mondo, Gesù ha portato la Legge dell'amore verso tutti, il rispetto del prossimo, i valori morali, la conoscenza della vera spiritualità per arrivare alla santità. Il Cristianesimo è senza alcun dubbio la Religione dell'amore e del perdono, della misericordia e della giustizia. Il completamento di ogni forma di religiosità si trova dove l'ha posto Gesù, altrove si incontrano poche verità e parole non efficaci.
Prima della venuta di Gesù il mondo si trovava nelle tenebre, come scrive San Giovanni nel Prologo, in questi millenni ha conosciuto periodi di splendore spirituale ma tutto sommato per gli uomini è più facile e piacevole soddisfare i sensi piuttosto che sacrificarsi seguendo il Signore.
Con la nuova dottrina portata da Gesù si è diffusa nel mondo una nuova storia di amore e perdono, ma rimane forte la passione.
Il mondo si è trovato sempre abitato da molti corrotti e violenti, mentre inferiori sono stati i buoni desiderosi di stabilizzare ovunque la pace e la giustizia. Con il passare dei secoli per varie cause è diventato più difficile rispettare le leggi morali, così la società gradualmente si è pervertita e ha smarrito i riferimenti fondamentali e imprescindibili. Gli uomini sono diventati più cattivi, egoisti, vendicativi e facili all'odio, a causa della dimenticanza di Gesù.
Negli ultimi decenni la situazione è peggiorata notevolmente, è impensabile oggi parlare di pace concreta e duratura nel mondo se devono organizzarla gli uomini, essi sono potenti perchè obbediscono ad altri, sono esecutori di progetti che non includono Dio.
C'è troppa agitazione sommersa tra i potenti del mondo, essa non è percepibile agli uomini ingabbiati nel vortice della frenetica vita che è stata imposta da chi ha il potere, così quanto si muove nel segreto è occultato ai buoni. Le Nazioni del mondo si muovono tra "Guerra e pace", emerge tutto il dilemma tipico della poetica di Tolstoj: come si dovrebbe vivere, in armonia con la morale, in un mondo imperfetto?
Il libro di Tolstoj racconta la storia di alcune famiglie aristocratiche russe, e la loro reciproca interazione. Più procedono gli eventi, più Tolstoj nega ai protagonisti ogni facoltà di scelta: tragedia e felicità vengono rigidamente determinati da una sorta di fato, o -se si vuole- necessità immanente, quindi concreta, intrinseca.
I protagonisti della politica mondiale di oggi che decidono le sorti di miliardi di cittadini, non hanno facoltà di scelta, proprio come i protagonisti dello scrittore russo, sono lì ai vertici non per comandare ma per obbedire. Non possono garantire la pace e spesso parlano di guerre solamente per intimorire i nemici.
Non pensano assolutamente che solo Dio può riportare la quiete dopo la tempesta di minacce e di fuoco. Non si tratta di pessimismo cosmico come lo intendeva Leopardi, è una constatazione che arriva dalla continua emarginazione di Dio da tutto, in ogni settore della vita sociale è stato eliminato ogni riferimento a Dio. Possono farlo perchè Dio rimane ancora paziente nel cercare la salvezza dei suoi figli, quando però si arriverà a costruire la nuova Babilonia non ci sarà più tempo per continuare l'immensa offesa al Creatore di ogni cosa.
È possibile creare una società più giusta, più umana? Sì, ma nei fatti è improbabile, perchè l'uomo lotta contro Dio per arrivare ad escluderlo definitivamente, come se si potesse coprire il sole con un telo o fare sparire la luna. La lotta contro Dio è impari, l'uomo lo comprenderà quando si troverà inerme davanti a pericoli che nessun uomo cattivo potrà scansare o differire.
Davanti al tempio c'erano due Santi ad attendere il Bambino, Anna e Simeone, da decenni attendevano il suo arrivo per ringraziare Dio e lodare la sua bontà. Oggi pochi attendono Gesù perchè vivono fuori di sè e non percepiscono più i bisogni dell'anima che vuole incontrare il suo Signore. Non sono sufficienti le parole, solo la preghiera accompagnata dal pentimento riapre le porte della salvezza e si ricomincia a vivere la vera vita.
Andate ogni giorno davanti al Tabernacolo in attesa delle Grazie che Gesù dona ai suoi adoratori. Andate a trovare la Verità.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2813 - San Ruggero di Canne, Vescovo

E’ proprio la Canne di Annibale il cartaginese, che il 2 agosto del 216 a.C. distrusse l’esercito romano dei consoli Terenzio Varrone e Lucio Emilio Paolo. L’antica città non lontana da Barletta, presso la riva destra dell’Ofanto, aveva sempre una sua importanza nel Medioevo, essendo pure sede vescovile. Ma nell’XI secolo viene il tempo della sua rovina. Roberto il Guiscardo ha creato nel Sud d’Italia il suo regno normanno, ancora insidiato però da ribellioni locali sotto la spinta dell’imperatore d’Oriente. Una di queste è capeggiata dal conte Ermanno di Canne, che le truppe del Guiscardo sconfiggono nel 1083, seminando la distruzione nella città.
E qui vediamo comparire Ruggero, il cui nome fa pensare a un’origine normanna. Ma altro non sappiamo su nascita e gioventù: l’unica notizia è quella della sua nomina a vescovo di Canne dopo il disastro, in un tempo senza speranze, col flagello endemico della guerra che scoraggia anche la volontà di ricostruire. Il suo compito primo, come emerge da una fonte popolare del XV secolo sulla sua vita, è di contribuire alla sopravvivenza di questa popolazione prostrata. Il suo episcopio era "un puro ospitio che sempre stava aperto de nocte et de giorno ad alloggiare le viandanti et le pellegrini, et le vidue et le pupilli (orfani)". L’ignoto autore ci presenta il vescovo Ruggero che "andava scalzo con lo pede nudo per quelle campegne cercanno le limosine per li poveri".
Dunque, un soccorritore instancabile, che si assume anche compiti dell’autorità civile in quel crollo delle istituzioni. Ma tra le altre poche notizie su di lui c’è anche quella di due papi consecutivi, Pasquale II e Gelasio II (in carica dal 1099 al 1119) che ricorrono al suo consiglio e alla sua esperienza in questioni di diritto, per comporre liti e placare rivalità tra ecclesiastici e comunità, in una Chiesa che sta cercando di riformarsi tra difficoltà enormi al suo interno.
Per lungo tempo il nome di Ruggero fu collegato a leggende che facevano di lui un vescovo del V secolo. La sua vicenda storica è stata poi delineata a fine ’800 dagli studi di don Nicola Monterisi, futuro arcivescovo di Salerno. A Ruggero si attribuiscono già miracoli in vita, e dopo la morte (collocata al 30 dicembre 1129) è la voce popolare a proclamare subito la sua santità. Dapprima egli viene sepolto nella cattedrale di Canne. Ma ormai la gente si stacca dall’antica città, che non è più in grado di risorgere. I cittadini, e anche i vescovi successori di Ruggero, si trasferiscono via via a Barletta, dove nel XIII secolo vengono portati anche i resti del santo: dapprima in Santa Maria Maggiore e più tardi presso il monastero benedettino di Santo Stefano, che poi si chiamerà di San Ruggero, venerato insieme come vescovo di Canne e come protettore di Barletta.
L'emblema di San Ruggero, oltre al bastone pastorale, è anche l'aquila, perchè la tradizione vuole che un volatile abbia fatto ombra al santo con le sue ali durante un viaggio.

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domenica 29 dicembre 2013

2812 - Commento al Vangelo del 29/12/2013, Santa Famiglia

+ Dal Vangelo secondo Matteo (2,13-15.19-23)
I Magi erano appena partiti, quando un Angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il Bambino e sua Madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il Bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il Bambino e sua Madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall'Egitto ho chiamato mio figlio». Morto Erode, ecco, un Angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Alzati, prendi con te il Bambino e sua Madre e va nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il Bambino». Egli si alzò, prese il Bambino e sua Madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Dopo il sogno di Giuseppe che abbiamo meditato la settimana scorsa, oggi la liturgia presenta altri sogni rivelatori arrivati da Dio tramite l'Angelo. Dio comunicava a Giuseppe i suoi progetti per renderlo sicuro delle iniziative da prendere, non solo perchè responsabile principale della famiglia, come veniva considerato l'uomo. Sono sogni importanti e recepiti con Fede da lui, una comunicazione che portava anche la certezza dell'iniziativa di Dio.
Non tutti i sogni vengono da Dio, molto spesso è uno sfogo della persona, il rilascio inconscio di sfoghi che nella quotidianità si devono reprimere. Ci sono circostanze in famiglia, al lavoro e in altri ambiti in cui il silenzio è d'oro, si rimane in silenzio per evitare di peggiorare certe irregolarità, anche se il silenzio utilizzato con abilità avveduta, quindi con inganno, subdolamente, per molti è una strategia per averne vantaggi disonesti.
I sogni arrivano anche dai diavoli quando vogliono sviare una persona, ingannarla in pratica, e farle fare scelte rovinose. I diavoli utilizzano anche l'oroscopo per ingannare gli imprudenti e fare prendere strade sbagliate, sappiamo che molti leggono l'oroscopo come se fosse una rivelazione infallibile, mentre si tratta di assolute stupidità, inventate da abili manipolatori.
Il Vangelo oggi ci da una lettura essenziale della nostra vita: bisogna fuggire sempre il male per giungere al Bene.
È impossibile arrivare al Bene senza l'eliminazione del male, e male è ogni azione contraria ai Comandamenti e al Vangelo. Senza il rifiuto di tutto ciò che è opposto all'Amore di Dio, non si raggiunge il Bene, quindi la pace e la gioia non si conoscono ed aumenta l'inquietudine, la sofferenza, l'opposizione verso altri.
Maria e Giuseppe conobbero la sofferenza, la povertà, la persecuzione di uomini violenti, ma rimasero sempre pieni di fiducia in Dio, non caddero nella trappola dell'agitazione e non presero alcuna iniziativa personale. Nell'agitazione una persona comune si lascia assalire da paure e inganni, così arriva a prendere decisioni affrettate e molto spesso sbagliate. Qui invece ammiriamo la serenità dei due Santi Sposi, rimasti pienamente abbandonati alla volontà di Dio.
Il Vangelo oggi non riporta un sogno come la scorsa settimana, ma ben tre raccolti in otto versetti del secondo capitolo, sono poche frasi a descrivere la premura del Padre nell'inviare un Angelo ad indicare a Giuseppe cosa fare. Il Padre aveva gli occhi fissi sulla Santa Famiglia e non lasciava assolutamente nulla al caso, inviava puntualmente l'Angelo a parlare nel sogno a Giuseppe.
Sono pochi versetti a descrivere i tre sogni: il primo a Betlemme, il secondo in Egitto e il terzo in Giudea. Essi dovevano fuggire.
Dinanzi alla cattiveria umana la Santa Famiglia era costretta a fuggire, si tratta della migliore soluzione quando il nemico diventa violento e smarrisce i freni inibitori, che sono quelle leggi morali presenti in noi. La prudenza e la saggezza suggeriscono di evitare in ogni occasione pericolosa litigi anche tra familiari. Quando il clima è infuocato è meglio fuggire, cioè tacere e far passare l'agitazione per parlarne successivamente con calma e dopo avere pregato.
L'infanzia di Gesù fu segnata da continui spostamenti per sfuggire alla morte, dinanzi ad una incredibile avversione di Erode e del figlio Archelao, sicuramente mossi da ispirazioni sataniche. Dalla nascita a Betlemme di Gesù, Maria e Giuseppe prima portano il Bambino in Egitto, poi ritornano in Israele e passano dalla Giudea per fermarsi a Nazareth, in Galilea. San Matteo così può indicare che Gesù era un galileo.
Questa domenica si medita sulla famiglia, essa è il lievito della società, il motore del mondo e della storia, luogo di formazione umana, religiosa e dei valori. È difficile parlare oggi di famiglia, sia per l'avanzata scomposta dei miscredenti che pretendono diritti contrari alla stessa logica, sia per l'indebolimento della famiglia a causa della mancanza di Dio.
La famiglia in molti casi si è smarrita perchè prima aveva perduto Gesù, la preghiera, la viva religiosità. La coppia che prega e compie un cammino di Fede non cade nelle incomprensioni perchè condivide, collabora, dialoga e comprende. Se arriva un'incomprensione c'è l'amore che perdona e fa ripartire con maggiore solidità.
La famiglia continua a diventare vulnerabile e adagiata alla modernità priva di valori, non è facile resistere alle nuove tendenze che lentamente sgretolano i punti cardinali su cui poggia per ritrovarsi a riflettere su scelte opposte ai valori cristiani. Non bisogna abbattersi quando entra la nube che acceca i sentimenti sinceri, non è possibile amare sempre allo stesso modo e per questo bisogna rinnovare di continuo l'affetto e la stima.
La famiglia è importante per crescere e vivere in un luogo protetto, dove regna l'armonia e la comprensione, dove la verità è forte.
Oggi la famiglia necessita di un modello diverso da quanto viene presentato dai mass-media, oramai perduti nell'immoralità faziosa. La famiglia per restare forte e compatta deve avere come riferimento la Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Non c'è altro modo per vivere in un ambiente sereno e sicuro, è indispensabile la preghiera fatta insieme, per crescere nella Fede e seguire le stesse Leggi morali.
Maria e Giuseppe si ritirarono dal pericolo, in che modo il cristiano deve ritirarsi dai pericoli per salvare la sua famiglia?

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2811 - San Tommaso Becket Vescovo e martire

Chiudiamo l’agenda con San Tommaso Becket, inglese, cancelliere del re (cioè il numero due), vescovo della Chiesa e martire. Non c’è una motivazione precisa per concludere l’anno con un martire, ma è bene di tanto in tanto ricordare qualcuno dei nostri fratelli e sorelle, non solo vissuti nella fede ma anche morti a causa di essa. Nel secolo scorso sono stati milioni in tutte le parti del mondo i caduti, martiri delle persecuzioni contro la fede cristiana. E questo martirologio già di per sé tragicamente lungo viene arricchito continuamente. Sono nostri fratelli e sorelle, vicini o lontani nel tempo, ma uniti a noi dalla medesima fede, che ci spronano e ci richiamano con il loro esempio a tenere “fisso lo sguardo su Gesù Cristo, autore e perfezionatore della nostra fede” e a superare le prove piccole e grandi della nostra vita spirituale per essere fedeli discepoli dell’unico Maestro e Salvatore.
E nel momento per noi della “crisi” cioè delle scelte decisive per Dio o contro di Lui, teniamo presente la stupenda e consolante immagine descritta nella Lettera agli Ebrei (Eb 12) quando si parla di una immensa schiera di fratelli e sorelle che assistono dalle tribune di un immaginario stadio spirituale (il paradiso): “Eccoci dunque posti di fronte a questa grande folla di testimoni (martyres, in greco). Corriamo decisamente la corsa che Dio ci propone” nell’immenso stadio del mondo dove siamo chiamati a vivere la nostra vita. Un famoso cantautore italiano in una canzone ripete continuamente il ritornello “Siamo soli, siamo soli”. È un richiamo alla solitudine esistenziale, che tutti, anche se abitiamo in città, un po’ sentiamo. Ma non siamo soli nel vivere la nostra fede: la folla descritta dalla Lettera agli Ebrei assiste, ricorda i buoni esempi, incoraggia, e applaude. Chi? Ciascuno di noi, ancora nella fase di “viatori” che cammina o corre verso la Città Celeste, cioè verso Dio.
Anche Thomas Becket è uno di questi testimoni, anch’egli ebbe il suo carico di sofferenze e difficoltà (chi non le ha?) lungo la sua vita a causa della propria fede. Ma perseverò fino alla fine, coronandola con il sigillo del proprio sangue. È un martire della Chiesa, ed un testimone di coraggio e di coerenza di fronte alle prepotenze del potere politico.
Thomas, uomo di stato
Thomas nacque a Londra nel 1118 da Gilberto e Matilde, ambedue appartenenti alla borghesia di origine normanna. Tuttavia alla morte dei propri genitori rimase quasi nullatenente, e per anni dovette lavorare come impiegato. Ricevette un’educazione liberale presso i canonici di Merton, nel Surrey. Più tardi intraprese gli studi di diritto canonico prima ad Auxerre e quindi a Bologna, la prima delle università, già allora famosa in tutta Europa.
Entrò poi a far parte del gruppo di collaboratori dell’arcivescovo Teobaldo di Canterbury. Questi lo mandò in diverse occasioni a Roma per svolgere missioni importanti e delicate.
Finalmente nel 1154 diventò arcidiacono della diocesi e nel 1155 il neo re Enrico II lo nominò cancelliere del regno. Era arrivato al top della carriera: numero 2, dopo il re. I due inoltre erano legati da sincera amicizia e collaborazione.
Nella sua nuova carica Thomas si trovava a proprio agio e lavorava volentieri, anche perché ad essa era legato un grande potere, che significava immancabilmente un lungo e piacevole corollario di onori, lusso, magnificenza, divertimenti. Non disdegnava di andare a caccia, era infatti un abile falconiere. Ed era diventato anche, provetto nell’uso delle armi.
Thomas era generoso negli intrattenimenti per sé (la carica lo esigeva), ma lo era anche con i poveri. Da vero uomo di potere lavorò molto e con competenza per restaurare la sovranità dell’Inghilterra nelle mani del re Enrico, sovranità che era stata compromessa dal precedente regno di Stefano di Blois. Egli fu in questi anni il vero braccio destro del sovrano e il vero restauratore della monarchia, non senza attirarsi le immancabili critiche, anche da parte della Chiesa.
Morto nel 1161 l’arcivescovo Teobaldo, re Enrico, per porre fine alla resistenza della Chiesa contro l’usurpazione reale dei propri diritti e privilegi avuti nei secoli precedenti, pose la candidatura del suo cancelliere. Chi c’era più degno di lui? Davanti a tanto sponsor poteva il suo numero due dirgli di no? Thomas infatti gli disse: “Se Dio mi permettesse di essere arcivescovo di Canterbury, perderei la benevolenza di vostra maestà, e l’affetto di cui mi onorate si trasformerebbe in odio, giacché diverse vostre azioni volte a pregiudicare i diritti della Chiesa mi fanno temere che un giorno potreste chiedermi qualcosa che non potrei accettare, e gli invidiosi non mancherebbero di considerarlo un segno di conflitto senza fine tra di noi”. Parole profetiche. Ma il re Enrico non diede loro importanza e insistette. Thomas declinò lo stesso l’invito regale, finché non intervenne il nunzio apostolico il card. Enrico di Pisa. Questi, non il re, lo convinse ad accettare il prestigioso incarico a vescovo di Canterbury.
Thomas, uomo di Chiesa
Come primo atto egli si trasferì da Londra a Canterbury: iniziava così con un gesto concreto e ben visibile la sua nuova missione e il proprio cambiamento. Che fu coraggioso e totale. Era diventato un uomo di Chiesa, cioè di servizio, non più uomo di potere, secondo la logica di questo mondo. Non ci fu un semplice “lifting” per così dire, andò molto più in profondità: voleva rappresentare Gesù Cristo come pastore del proprio gregge, e volle assomigliargli più possibile nella propria vita quotidiana.
Sobrietà nel mangiare e vestire, preghiera e meditazione della Scrittura ogni giorno, distribuzione ai poveri delle elemosine che furono più abbondanti che quelle del predecessore, visite agli ammalati e agli ospedali. Dalla sua elezione condusse quasi una vita monastica.
Ma ben presto vennero a galla i conflitti con il re. L’occasione furono le Costituzioni di Clarendon. Nella storia inglese, queste sono un capitolo molto importante. Di che si trattava? Era il tentativo di codificazione, per iscritto, di antiche usanze e consuetudini del regno, che qualche volta erano in contrasto con la legislazione canonica che ne limitavano la libertà e l’indipendenza di azione. La polemica che ne scaturì era di ordine giuridico: l’arcivescovo difendeva le posizioni acquisite dalla Chiesa, secondo il diritto canonico. Il re e i suoi giuristi facevano riferimento a consuetudini feudali, che andavano a beneficio del potere regale (nascita del diritto civile). Queste Costituzioni si possono considerare anche la prima dichiarazione legale della Common Law (Legge Comune) inglese. Thomas all’inizio fu conciliante, poi appresi i dettagli (il diavolo si nasconde sempre nelle clausole) le respinse affermando: “Nel nome di Dio onnipotente, non porrò il mio sigillo”. Era come una dichiarazione di ostilità nei riguardi del re, e l’inizio del confronto tra i due. Finalmente arrivò anche il sostegno da Roma: il papa Alessandro III respinse vari provvedimenti dell’assise di Clarendon, e nello stesso tempo pregò Thomas, che aveva dato le dimissioni, di continuare. Durante le trattative tra papa e re, fu ospite in un monastero cistercense e poi anche del re di Francia. Il suo soggiorno all’estero (era un vero esilio) durò sei anni.
Tornato a Canterbury fu bene accolto dalla popolazione, ma non dalla corte e dal re, ormai diventato suo nemico. Questi un giorno esclamò ad alta voce che qualcuno lo liberasse da quel vescovo. Non si conoscono le parole esatte, ma sembra che non intendesse o ancor meno che ordinasse, indirettamente, la sua eliminazione fisica. Invece quattro cavalieri che lo sentirono pensarono di avere avuto mano libera.
E partirono alla volta di Canterbury, per la soluzione finale del confronto. Entrarono in chiesa con la forza gridando “Dov’è Thomas il traditore?”. Questi rispose: “Sono qui, ma non sono un traditore, bensì un vescovo e sacerdote di Dio”. E fu brutalmente ucciso a coltellate. L’assassinio si consumava nella cattedrale (episodio questo che fu fonte di ispirazione e rievocazione letteraria per molti artisti, tra i più famosi T. S. Eliot col suo Assassinio nella cattedrale). L’orrenda notizia si sparse velocemente per tutta l’Europa. Il re Enrico II ne fu profondamente addolorato e digiunò per molti giorni in segno di sincero dolore. “Thomas non aveva vissuto come un santo, ma morì come tale, un uomo dai molti aspetti che cercava la gloria, che trovò alla fine, con coraggio e abnegazione” (A. Butler).
La sua fama di santo martire varcò ben presto i confini di Canterbury. Alessandro III la sancì canonizzandolo nel 1173. All’intercessione del nuovo martire si attribuirono molti miracoli, e la sua tomba diventò meta di numerosi pellegrinaggi.
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sabato 28 dicembre 2013

2810 - Commento al Vangelo del 28/12/2013

+ Dal Vangelo secondo Matteo (2,13-18)
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più».
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il martirio degli Innocenti avvenne per la grande paura che Erode nutriva per il Messia, temeva di perdere il regno umano mentre il Bambino veniva per stabilire il Regno spirituale. La decisione di uccidere i bambini dai due anni in giù la prese in modo cautelativo, come a dire: non si sa ed è meglio ucciderli tutti. La cieca rabbia di un uomo perverso fece prendere una decisione terribile. Di cosa erano colpevoli quei bambini?
E qual è la colpa dei bambini uccisi con l'aborto dalle madri senza amore?
È vero che ci sono attenuanti per le madri che lo hanno compiuto senza conoscere adeguatamente la dottrina cristiana, anche se la logica stessa evidenzia che ciò che si porta nel grembo è già un bambino, non formato ma in via di formazione. Se lo si lascia crescere nel grembo, al nono mese nascerà come persona umana, come lo era dopo il concepimento e per tutto il periodo di gravidanza.  
Di colpe questi bambini uccisi con l'aborto non ne hanno, però non vengono uccisi per odio contro Gesù, come avvenne ai martiri Innocenti, sterminati per colpire il Messia, con la stupida convinzione di trovarlo tra quelli uccisi.
La differenza sta qui, gli Innocenti che veneriamo oggi subirono il martirio al posto di Gesù Bambino, sono stati trucidati per odio e vendetta, uccisi senza pietà. Questa strage ci ricorda tutte le stragi avvenute in questi duemila anni contro i cristiani che seguono Cristo, un odio che ha raggiunto livelli spaventosi negli ultimi decenni. Tante persecuzioni hanno colpito il Cristianesimo ma la più feroce è stata quella comunista.
La differenza tra i cristiani uccisi in questi millenni e la strage degli Innocenti è data dalla presenza fisica di Gesù Bambino al tempo di Erode, anche se si tratta sempre di martiri. Gli Innocenti furono uccisi perchè la causa remota era la nascita del Messia e la causa prossima la probabilità di un suo Regno superiore a quello di Erode, mentre i martiri cristiani vengono uccisi solo come lotta al Cristianesimo.
Gesù è già esistito e i suoi nemici non temono più la creazione di un Regno, quindi si colpiscono i cristiani per diminuirne il numero. Ci sono casi particolari di martiri che hanno sopportato violenze fisiche spaventose pur di non tradire Gesù, martiri che nel Nome di Cristo hanno evangelizzato nelle zone pagane e di guerriglia e la Chiesa li indica come Santi per la loro coraggiosa testimonianza.
Tra i martiri Innocenti, per Erode, c'era anche il Bambino Messia, tutti quei bambini rappresentavano un pericolo per lui e li condannò a morte. La loro uccisione è direttamente legata a Gesù, li uccise scambiandoli per il Bambino annunciato dalle Scritture.
Non è facile spiegare la sofferenza, tantomeno quella degli Innocenti. La sofferenza causa spesso scandalo e si erge davanti a molti come un immenso muro che impedisce di vedere Dio e il suo infinito amore per gli uomini. Il dolore è un mistero, il cristiano pieno di Fede trova le risposte alle domande più angoscianti.
Nell'oscurità della sofferenza propria e altrui, scopre la mano amorosa di un Padre che sa di più e vede più lontano.
Nessuno deve dimenticare che l'autentica felicità e il nostro vero bene non sono sempre quelli che sogniamo o desideriamo. È difficile per quasi tutti i credenti contemplare gli avvenimenti nella loro giusta prospettiva: cogliamo sempre una parte molto piccola della vera realtà, ed è sempre quella immediata, mondana. Non si coglie la sofferenza scaturita da scelte sbagliate e rapporti personali logorati, come un mezzo per riparare e ricominciare.
Il dolore si presenta in varie forme, nessuna delle quali è spontaneamente desiderata da alcuno. Ma Gesù chiama beati (lieti, felici, fortunati) quelli che piangono e che in questa vita sopportano una croce un pò più pesante: malattie, dolore fisico, povertà, diffamazione, ingiustizia...
La preghiera costante e la pazienza nelle prove, trasforma sempre la sofferenza in Grazia e guarisce l'anima. Gesù vuole aiutare tutti.
La Fede cambia di segno il dolore, unito a Cristo si trasforma in una carezza del Padre: il dolore possiede grande valore e fecondità.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2809 - San Gaspare Del Bufalo, Sacerdote

Nato a Roma il 6 gennaio 1786 da Antonio ed Annunziata Quartieroni, fin dai primi anni si fece notare per una vita dedita alla preghiera e alla penitenza.
Completati gli studi presso il Collegio Romano, nel 1798 indossò l'abito talare e si diede ad organizzare opere di assistenza spirituale e materiale a favore dei bisognosi. Si deve a lui la rinascita dell'Opera di S. Galla, della quale fu eletto direttore nel 1806. Ordinato sacerdote il 31 luglio 1808, intensificò l'apostolato fra le classi popolari fondando il primo oratorio in S. Maria in Pincis e specializzandosi nella evangelizzazione dei " barozzari ", carrettieri e contadini della campagna romana, che avevano i loro depositi di fieno nel Foro Romano, chiamato allora Campo Vaccino. 
Per la Chiesa, intanto, correvano tempi duri: nella notte dal 5 al 6 luglio 1809 Pio VII fu fatto prigioniero e deportato. Il 13 giugno 1810 Gaspare rifiutò il giuramento di fedeltà a Napoleone e venne condannato all'esilio e poi al carcere, che sostenne con animo sereno per quattro anni. Tornato a Roma nei primi mesi del 1814, dopo la caduta di Napoleone, mise le sue forze e la sua vita al servizio del papa. Pio VII gli diede l'ordine di dedicarsi alle missioni popolari per la restaurazione religiosa e morale.
Quale mezzo efficacissimo per promuovere la conversione dei peccatori, per debellare lo spirito di empietà e di irreligione, scelse la devozione al Sangue Preziosissimo di Gesú e ne divenne ardentissimo apostolo.
il 15 agosto 1815 fondò la Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, a cui si iscrissero uomini di grande santità, come il ven. servo di Dio d. Giovanni Merlini, Giovanni Mastai Ferretti, il futuro Pio IX . 
Nel 1834, inoltre diede inizio all'Istituto delle Suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue, coadiuvato dalla beata Maria De Mattias, che egli stesso aveva chiamato a tale missione.
Sostenne con straordinario coraggio la lotta accanita che gli mossero le società segrete, in particolare la massoneria. Ma nonostante le loro minacce e gli attentati alla sua stessa vita, non cessò mai di predicare apertamente contro tali sette, fucine di rabbioso laicismo ateo; convertí intere logge massoniche e non si stancò di mettere in guardia il popolo contro la loro propaganda satanica.
Ma un'altra piaga vessava lo Stato Pontificio, come, del resto, anche altre regioni: il brigantaggio. Leone XII, dietro consiglio del card. Belisario Cristaldi, inviò in mezzo a loro Gaspare, che con le sole armi del crocifisso e della misericordia evangelica, riuscí a ridurre la terribile piaga nei dintorni di Roma ed a riportare pace e sicurezza tra le popolazioni. 
Morí a Roma il 28 dicembre 1837.
Fu beatificato da s. Pio X il 18 dicembre 1904 e canonizzato da Pio XII il 12 giugno 1954 in piazza S. Pietro. Il suo corpo riposa a Roma nella chiesa di S. Maria in Trivio.
Patrono della città di Sonnino (LT), patria del Brigantaggio, che Gaspare salvò dalla completa distruzione.
La sua data di culto per la Chiesa Universale è il 28 dicembre, mentre la sua Congregazione lo ricorda in data 21 ottobre.

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venerdì 27 dicembre 2013

2808 - Commento al Vangelo del 27/12/2013

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (20,2-8)
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario -che era stato sul suo capo- non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La festa dell'Apostolo che "poggiò la testa sul petto di Gesù" nell'Ultima Cena, evidenzia la predilezione di Dio verso i puri di cuore. Era presente quella sera anche Giuda Iscariota ma a causa della sua scelta scriteriata, non solo stava seduto distante dal Maestro, ma dopo alcune ore realizzò quanto aveva seminato di corrotto e di malizioso nei tre anni di vita apostolica e si impiccò.
È troppo distante il confronto tra i due, è come osservare il giorno luminoso e una notte buia tenebrosa. Sono due cuori che hanno amato intensamente, uno Dio e l'altro la superbia, fino a voler imporre a Gesù i suoi comandi. Quando si smarrisce la lucidità improntata sull'onestà e la verità, l'uomo smarrisce il controllo della sua vita e compie scelte folli, irrazionali.
L'aspetto che inquieta è lo scombussolamento che colpisce queste persone e rimangono convinte della bontà delle loro irrequiete azioni. Così avvengono separazioni, incomprensioni tra figli e genitori, litigi tra parenti e amici. Quelli che litigano non sono tutti nella verità, c'è sempre uno nell'errore e la persona che agisce con cattiveria, arroganza, vendetta, non capisce quello che compie di grave.
Davanti a Gesù rimane sempre colpevole, nonostante la convinzione di fare tutto bene e di agire per amore della verità.
Dobbiamo farci un esame di coscienza per verificare cosa ci spinge quando prendiamo posizioni diversi dalla moglie, dal marito, dai figli o dai genitori. C'è da guardare la bussola della retta intenzione per orientare le scelte e magari saper riconoscere gli errori commessi, anche se in buonafede.
Si può sbagliare per una convinzione errata o senza cattiveria, ma quando ci si accorge dell'errore bisogna riparare, chiedere perdono.
Giuda non agiva in buonafede, era lucidamente consapevole del tradimento che aveva preparato con profonda convinzione. Il traditore rappresenta quelle persone che non riescono a frenare l'orgoglio di dettare le condizioni a tutti e che non temono di arrecare del male a quanti considerano antipatici o quantomeno loro nemici. Anche se si tratta di una distorta valutazione.
L'uomo non ancora pienamente convertito viene spinto dalle passioni a realizzare i propri desideri ma non sempre sono opportuni e validi, così oscilla tra l'inclinazione al male e lo sforzo nella pratica delle virtù. È una lotta che deve compiere il cristiano per non cadere nella trappola che già conobbe Giuda, per non impiccare la sua salvezza eterna.
San Giovanni è il vero modello dei cristiani che con impegno si sforzano di vivere il Vangelo e stringono una lotta contro le passioni disordinate che orientano sempre verso il peccato. È facilissimo commettere ripetuti peccati, sono a portata di mano, si commettono in pensieri, parole, opere e omissioni. Senza una adeguata vigilanza si commettono molti peccati. Questa situazione è favorita anche da una conoscenza precaria del Vangelo e di Comandamenti.
L'Apostolo San Giovanni ha amato Gesù senza alcuna doppiezza che più o meno hanno avuto gli altri quando non comprendevano all'inizio la Persona del Signore o non si spiegavano certe sue iniziative. L'Apostolo era sempre autentico e non mutava fedeltà a Gesù, era puro nel cuore e coglieva meglio degli altri la divinità di Gesù. Per questo la rivelazione delle cose che devono accadere Dio le rivelò a colui che viene indicato con il simbolo dell'aquila, perchè con grande amore si elevò più in alto di tutti.
I simboli evangelici della visione di Ezechiele sono stati applicati ai quattro Evangelisti, l'aquila potente e maestosa è il simbolo che vede lontano e si eleva in alto. Nella Basilica di Sant'Antonio a Padova c'è una formella in bronzo di Donatello (1453), l'aquila è rappresentata in tutta la sua viva espressività, con una zampa che regge il libro sacro del Vangelo di Giovanni e il muso raffigurato di profilo con un'espressione torva che evidenzia il forte becco. Le ali sono spiegate e vibranti, come se stesse per prendere il volo.
Oggi la liturgia celebra il grande amore che Giovanni ebbe per Gesù nei tre anni di apostolato e l'Amore infinito che proprio Gesù riversò su questo Apostolo buono e semplice. Dopo avere conosciuto il Maestro, l'unica gioia della sua vita era osservare Gesù e adorarlo. Giovanni rimaneva inebriato nell'ammirare Gesù vero Dio, ascoltava le parabole e assisteva ai miracoli con una gioia non più comune.
Come un adoratore che rimane davanti al Tabernacolo e non pensa ad altro che a contemplare Dio.
Sia la purezza del suo cuore sia l'ininterrotta adorazione verso Gesù, resero l'Apostolo privilegiato, elevato in santità e mistico.
È possibile per tutti ritornare ad avere un cuore puro come quando si era bambini, certo sembrerebbe un'utopia ma insieme a Gesù è possibile. Non dimentichiamo che "nulla è impossibile a chi crede". C'è uno sforzo quotidiano da compiere, un desiderio concreto da vivere e una volontà determinata a riparare le colpe passate, a sanare quelle ferite che non si cicatrizzano mai per i vecchi rancori o per diverbi non chiariti.
Però è possibile purificare il proprio cuore e ricominciare una nuova vita insieme a Gesù e alla Madonna. Se tu lo vuoi, è possibile.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2807 - Santa Fabiola di Roma, Matrona romana

L'unica fonte biografica è l'Epistola 77 di s. Girolamo, scritta nell'estate del 400 ad Oceano. Della nobile famiglia dei Fabi, Fabiola andò assai giovane sposa ad un uomo vizioso dal quale poco dopo divorziò per sposarsi nuovamente. Mortole il secondo marito, riparò il peccato presentandosi nella basilica lateranense la vigilia di Pasqua davanti al papa, al clero ed ai fedeli e chiedendo perdono.
Ritiratasi a vita privata si dedicò all'assistenza dei poveri fondando un hospitium e distribuì le sue sostanze a monasteri.
Nel 394 andò in Palestina ospite di s. Girolamo ed ivi si dedicò allo studio delle S. Scritture. L'anno seguente tornò a Roma dove visse poveramente, morendovi nel 400. Ai suoi funerali partecipò tutta la città al canto dell'Alleluja.
Girolamo le indirizzò nel 397 una dissertazione sulle vesti sacerdotali ed a lei pure destinò, nel 400, il Liber exegeticus de XLII mansionibus Israelitarum in deserto. Essa, inoltre, aveva fatto tesoro della lettera di Girolamo scritta al monaco Eliodoro intorno al 376 in cui era elogiata la solitudine. Nella lettera ad Oceano così Girolam,o sintetizza le virtù di Fabiola: "Laudem Christianorum, miraculum gentilium, luctum pauperum, solatium monachorum".
Il nome di Fabiola figura nei martirologi solo dal XV al XVIII sec. al 27 dicembre; non fu però inclusa dal Baronio nel Martirologio Romano. Essa deve la sua larga notorietà al famoso romanzo del card. Wisemann, intitolato Fabiola ossia la Chiesa delle catacombe (Londra 1855) che ci presenta una Fabiola "spettatrice simpatica delle ultime persecuzioni", anziché una matrona penitente della fine del sec. IV.

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giovedì 26 dicembre 2013

2806 - Commento al Vangelo del 26/12/2013

+ Dal Vangelo secondo Matteo (10,17-22)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Ieri sono arrivati moltissimi messaggi ricolmi di affetto, si coglie abbondante dalle parole calorose utilizzate, in tutti ci sono auguri sinceri e una vicinanza spirituale che commuove. La mia gioia si ravviva di continuo, perchè sentire il vostro amore è un sostegno, serve a compensare l'odio e la vendetta che nutrono i modernisti contro me per la mia assoluta difesa del Vangelo storico e della sana dottrina della Chiesa.
Gesù quando operava grandi miracoli cercava gesti di gratitudine e gioia che indicavano l'amore per Lui, e Lui era l'Amore in mezzo agli uomini. Anche i seguaci del Signore che dedicano ininterrottamente la loro vita per diffondere il suo Vangelo e salvare le anime, gioiscono quando avvertono l'amore dei credenti riconoscenti. È una piccola consolazione, la prova che i sacrifici e gli sforzi nell'aiutare tutti non sono inutili.
Non vi dico che è necessario sentire l'affetto di quanti sono stati beneficiati, però arreca consolazione l'affetto sincero che voi mi esprimete e che è frutto della consapevolezza da voi raggiunta che stiamo compiendo insieme un cammino di Fede straordinario. L'espressione dell'affetto è un gesto di riconoscenza, un modo sincero per dire che la vita è cambiata e che questa è la via giusta.
Per gli apostoli di Gesù che donano la vita per salvare le anime, è una benedizione ricevere ringraziamenti, perchè li offrono a Gesù in quanto tutto viene dal suo Cuore, inoltre sono benedizioni che annullano tutte le maledizioni e tante cattiverie che ricevono da quanti non seguono più Dio. Nelle vostre preghiere beneditemi pregando ogni giorno per me.
Ringrazio quanti hanno inviato auguri e hanno espresso la gioia del cammino che stiamo compiendo, aiutati dalla Madonna.
Il solenne giorno di Natale è trascorso, mentre il Tempo liturgico del Natale si protrarrà fino alla domenica del Battesimo del Signore, che ricorre la prima domenica dopo l'Epifania. Rimarremo nel clima natalizio ancora per oltre due settimane, non è terminato ieri la contemplazione del mistero dell'Incarnazione.
Non occorre solo la Fede per credere in questo, anche l'umiltà e la mansuetudine per rinnegare l'orgoglio che non ammette una simile verità. I non credenti in linea di massima non hanno ricevuto una educazione religiosa, oppure hanno ricevuto alcune nozioni nella fanciullezza e poi hanno incontrato insegnanti irreligiosi che concentrano le lezioni e il loro essere sulla negazione di Dio.
Il danno che causano a se stessi è immenso, più nociva è l'azione di eliminare dalla mente degli studenti la stessa idea di Dio.
Gesù è nato per tutti, vuole salvare anche i grandi peccatori, ma lascia liberi di seguirlo nella Verità o di vagare nella foresta del mondo. Deve essere una scelta libera da parte dei peccatori e dei non credenti accogliere Gesù, è vero che Lui fa anche l'impossibile per dare ispirazioni e possibilità a tutti di scoprire che Dio è vivo e che è misericordioso. Questo non solo lo rivelò alla mistica Santa Faustina Kowalska, lo fa conoscere di continuo attraverso i suoi apostoli fidati.
Natale non è solo il 25 dicembre, è ogni giorno dell'anno per quanti vivono in comunione con Lui, lo è anche quando accogliamo Gesù nel cuore e mettiamo in pratica la sua Parola, spesso esigente ma infallibile e vitale.
Gesù si è presentato Bambino per non metterci paura, ci dice che è buono e vuole dialogare con ognuno di noi, ma non è facile sentire la sua voce delicata, bisogna diventare più spirituali e puri per rimanere in dialogo con Lui.
Nessuno deve abbattersi se ancora è distante dalla vera conversione, le grandi conquiste richiedono tempo, insieme ad un impegno costante e sincero. Chi ha compreso che la vita senza Gesù non ha senso e che solo Lui dona la forza per superare grandi prove e sofferenze, allora abbandona tutto il superfluo e segue con serietà il Vangelo.
Una grande forza ha avuto Santo Stefano quando si trovò di fronte al Sinedrio ed era minacciato dai suoi nemici, ma lui rispose con un coraggio maestoso. Lo accusavano di fatti inventati e respinse tutto, mostrando che erano loro i corrotti. Una difesa audace guidata dallo Spirito Santo, il volto del diacono Stefano splendeva ed emanava quello che aveva dentro, aveva la Grazia di Dio.
La vicenda del Santo è avvincente, sopportò calunnie e persecuzioni in gran quantità come avviene ad ogni cristiano onesto e spirituale. I diavoli si accorgono presto del cristiano incorrotto e cercano di deviarlo dalla via della salvezza eterna, come fanno del resto anche quelle persone immerse nella corruzione e cercano di trascinare dentro anche i buoni. Ci sono due fronti ad attaccare i buoni, ma sono entrambi disperati e diretti al fuoco eterno.
I cattivi che causano sofferenze ai buoni, vivono già loro in situazioni di grande disperazione, anche se si sforzano di non mostrarlo e di ostentare una falsa felicità. È falso affermare che i cattivi vivono bene e tutto gira per il verso giusto, anzi si deve affermare il contrario: sono cattivi perchè pieni di disperazione e provano una invidia immensa della vita perbene che conducono i buoni.
Gesù ci è sempre vicino e la Madonna ci protegge, noi siamo felici e nella pace. Però dobbiamo pregare bene e chiedere molto.
 
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2805 - Santo Stefano il Protomartire

Dalla Catechesi di Papa Benedetto XVI 

Cari fratelli e sorelle, 
[...] Stefano è il più rappresentativo di un gruppo di sette compagni. La tradizione vede in questo gruppo il germe del futuro ministero dei"diaconi", anche se bisogna rilevare che questa denominazione è assente nel Libro degli Atti. L’importanza di Stefano risulta in ogni caso dal fatto che Luca, in questo suo importante libro, gli dedica due interi capitoli. 
Il racconto lucano parte dalla constatazione di una suddivisione invalsa all'interno della primitiva Chiesa di Gerusalemme: questa era, sì, interamente composta da cristiani di origine ebraica, ma di questi alcuni erano originari della terra d'Israele ed erano detti "ebrei", mentre altri di fede ebraica veterotestamentaria provenivano dalla diaspora di lingua greca ed erano detti "ellenisti". Ecco il problema che si stava profilando: i più bisognosi tra gli ellenisti, specialmente le vedove sprovviste di ogni appoggio sociale, correvano il rischio di essere trascurati nell'assistenza per il sostentamento quotidiano. Per ovviare a questa difficoltà gli Apostoli, riservando a se stessi la preghiera e il ministero della Parola come loro centrale compito decisero di incaricare « sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza » perché espletassero l'incarico dell’assistenza (At 6, 2-4), vale a dire del servizio sociale caritativo. A questo scopo, come scrive Luca, su invito degli Apostoli i discepoli elessero sette uomini. Ne abbiamo anche i nomi. Essi sono: « Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola. Li presentarono agli Apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani »(At 6,5-6). 
[...] La cosa più importante da notare è che, oltre ai servizi caritativi, Stefano svolge pure un compito di evangelizzazione nei confronti dei connazionali, dei cosiddetti "ellenisti", Luca infatti insiste sul fatto che egli, « pieno di grazia e di fortezza » (At 6,8), presenta nel nome di Gesù una nuova interpretazione di Mosè e della stessa Legge di Dio, rilegge l’Antico Testamento nella luce dell’annuncio della morte e della risurrezione di Gesù. Questa rilettura dell’Antico Testamento, rilettura cristologica, provoca le reazioni dei Giudei che percepiscono le sue parole come una bestemmia (cfr At 6,11-14). Per questa ragione egli viene condannato alla lapidazione. E S. Luca ci trasmette l'ultimo discorso del santo, una sintesi della sua predicazione. Come Gesù aveva mostrato ai discepoli di Emmaus che tutto l'Antico Testamento parla di lui, della sua croce e della sua risurrezione, così S. Stefano, seguendo l'insegnamento di Gesù, legge tutto l'Antico Testamento in chiave cristologica. Dimostra che il mistero della Croce sta al centro della storia della salvezza raccontata nell'Antico Testamento, mostra che realmente Gesù, il crocifisso e il risorto, è il punto di arrivo di tutta questa storia. E dimostra quindi anche che il culto del tempio è finito e che Gesù, il risorto, è il nuovo e vero "tempio". Proprio questo "no" al tempio e al suo culto provoca la condanna di S. Stefano, il quale, in questo momento - ci dice S. Luca - fissando gli occhi al cielo vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra. E vedendo il cielo, Dio e Gesù, S. Stefano disse: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio”(At 7,56). Segue il suo martirio, che di fatto è modellato sulla passione di Gesù stesso: « E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva:“Signore Gesù, accogli il mio spirito”. Poi piegò le ginocchia e gridò forte: “Signore, non imputar loro questo peccato”.Detto questo, morì». (cfr At 7,59-60). 
Il luogo del martirio di Stefano a Gerusalemme è tradizionalmente collocato poco fuori della Porta di Damasco, a nord, dove ora sorge appunto la chiesa di Saint-Étienne accanto alla nota École Biblique dei Domenicani. L'uccisione di Stefano, primo martire di Cristo, fu seguita da una persecuzione locale contro i discepoli di Gesù (cfr At 8,1), la prima verificatasi nella storia della Chiesa. Essa costituì l'occasione concreta che spinse il gruppo dei cristiani giudeo-ellenisti a fuggire da Gerusalemme e a disperdersi. Cacciati da Gerusalemme, essi si trasformarono in missionari itineranti: « Quelli che erano stati dispersi andavano per il paese e diffondevano la Parola di Dio»(At 8,4). La persecuzione e la conseguente dispersione diventano missione. Il Vangelo si propagò così nella Samaria, nella Fenicia e nella Siria fino alla grande città di Antiochia, dove secondo Luca esso fu annunciato per la prima volta anche ai pagani (cfr At 11,19-20) e dove pure risuonò per la prima volta il nome di "cristiani" (At 11,26). [....] 
La storia di Stefano dice a noi molte cose. Per esempio, ci insegna che non bisogna mai disgiungere l'impegno sociale della carità dall'annuncio coraggioso della fede. Era uno dei sette incaricato soprattutto della carità. Ma non era possibile disgiungere carità e annuncio. Così, con la carità, annuncia Cristo crocifisso, fino al punto di accettare anche il martirio. Questa è la prima lezione che possiamo imparare dalla figura di santo Stefano: carità e annuncio vanno sempre insieme. Soprattutto, S. Stefano ci parla di Cristo, del Cristo crocifisso e risorto come centro della storia e della nostra vita. Possiamo comprendere che la Croce rimane sempre centrale nella vita della Chiesa e anche nella nostra vita personale. Nella storia della Chiesa non mancherà mai la passione, la persecuzione. E proprio la persecuzione diventa, secondo la celebre frase di Tertulliano, fonte di missione per i nuovi cristiani. Cito le sue parole: « Noi ci moltiplichiamo ogni volta che da voi siamo mietuti: è un seme il sangue dei cristiani »(Apologetico 50,13: Plures efficimur quoties metimur a vobis: semen est sanguis christianorum). Ma anche nella nostra vita la croce, che non mancherà mai, diventa benedizione. E accettando la croce, sapendo che essa diventa ed è benedizione, impariamo la gioia del cristiano anche nei momenti di difficoltà. Il valore della testimonianza è insostituibile, poiché ad essa conduce il Vangelo e di essa si nutre la Chiesa. 
Santo Stefano ci insegni a fare tesoro di queste lezioni, ci insegni ad amare la Croce, perché essa è la strada sulla quale Cristo arriva sempre di nuovo in mezzo a noi.
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Medaglia di San Benedetto