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lunedì 11 novembre 2013

2701 - San Bartolomeo il Giovane di Grottaferrata

Nacque a Rossano nel 980 circa da una nobile famiglia discendente da Costantinopoli. Venne battezzato con il nome di Basilio, manifestando sin da piccolo molto interesse per la vita religiosa.
A sette anni venne affidato dai genitori ai monaci del monastero di san Giovanni Calibita di Caloveto ove ricevette un’ istruzione così profonda da superare i colleghi. Dopo cinque anni si recò a Vallelucio, presso Montecassino; in quel monastero vi era San Nilo, dal quale non si allontanò più.
Nel 994 lo seguì a Serperi (Gaeta) dimorandovi per dieci anni e osservando digiuni e astinenze e dormendo poco.
Sei anni dopo Bartolomeo e Nilo si recarono a Roma per ottenere pietà dal papa Gregorio V nei confronti di Giovanni XVI autoproclamatosi Papa, nato a Rossano; la missione non ebbe però l’effetto sperato, poiché Filogato, dopo atroci tormenti, morì in carcere.
Nel 1004 muore Nilo a Grottaferrata, dove entrambi si erano stabiliti; qui Bartolomeo fece costruire il monastero e la chiesa dedicata alla Madonna consacrata da papa Giovanni XIX nel 1024.
Intervenne anche al Concilio Lateranense dell’anno 1044; diede prova anche di ottime capacità diplomatiche, riuscendo a placare i dissidi nati tra il duca Adenolfo e il principe di Salerno.
Fu molto amico dei pontifici Benedetto VIII e Benedetto IX, riuscendo a convincere ad abdicare quest’ultimo, che si ritirò poi nel monastero di Grottaferrata.
Bartolomeo morì forse nel 1055, venne sepolto accanto a san Nilo nella cappella a loro intitolata nel monastero laziale.
I loro resti rimasero a Grottaferrata fino al 1300; dopo questa data è scomparsa ogni traccia delle loro reliquie.
Copista di molti codici, Bartolomeo è considerato il più grande innografo del secolo XI. Fra le sue opere, cui si ispirarono anche gli altri scrittori del secolo successivo, ricordiamo il “Typicon”, codice liturgico-disciplinare per il monastero; ma quella che è definita come la principale è la biografia di san Nilo.
Tutta la sua produzione letteraria in manoscritti è tuttora raccolta a Gottaferrata; di san Bartolomeo rimane una biografia di modeste proporzioni, il cui autore probabilmente sembra essere un monaco suo discepolo. Questo testo tradotto in latino e in greco venne pubblicato nel 1684 dal Possin.
Un’altra versione latina e greca venne pubblicata dal padri Maurini nel 1729. Nel 1864 venne edita la terza biografia del santo a cura del cardinale Mai, nella quale è posta in evidenza l’opera benefica di Bartolomeo per la riforma della Chiesa, insieme ad altre future “colonne ecclesiastiche” dell’epoca tra cui: Lorenzo di Amalfi, Ugo di Farfa, Pietro di Silvacandida e Ildebrando di Soana, poi pontefice con il nome di Gregorio VII.
Nella biografia del Santo, si narra anche un miracolo che sottolinea il suo amore per i poveri, accaduto pochi anni dopo la morte. 
Il protagonista di questo evento è un monaco di nome Franco, il quale in fin di vita ed incapace di parlare, guarisce miracolosamente. Costui raccontò ai confratelli ormai pronti per la sepoltura che nel sonno aveva visto due colombe, una bianca e una nera, avvicinarsi a lui e guidarlo in un campo pieno di luce in cui vi era Bartolomeo con una moltitudine di poveri.
A tutti diede del pane, entrando poi in un bellissimo palazzo nel quale vi era una donna di irripetibile bellezza, cioè la Vergine Maria. Qui Bartolomeo rivolgendosi al monaco Franco lo consiglia di ricordare ai rimanenti monaci di Grottaferrata di essere misericordiosi nei confronti dei poveri.
La festa di san Bartolomeo è celebrata a Rossano e Grottaferrata l’11 novembre; nel 1858 venne estesa a tutta la Calabria. Pio XII nel nono centenario della morte dell’abate, in un messaggio all'abate di Grottaferrata definiva san Bartolomeo “luminare della Chiesa ed ornamento della sede apostolica”.

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Medaglia di San Benedetto