Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come una ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************

Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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venerdì 31 maggio 2013

2367 - Commento al Vangelo del 31/5/2013

+ Dal Vangelo secondo Luca  (1,39-56)
In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta Tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la Madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E Beata Colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore Le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
L’incontro tra due donne un po’ diverse per condizione ed età ma in dolce attesa, suscita gioia. Qui oltre la gioia c’è lo stupore, sono due Donne che per la scienza non potrebbero portare avanti una gravidanza tantomeno rimanere incinte. Due miracoli sono avvenuti quasi nello stesso periodo dove non potevano umanamente verificarsi. Dio si fa conoscere anche per la sua Onnipotenza nei miracoli inspiegabili.
La Fanciulla Maria era rimasta incinta senza intervento di uomo, fatto mai avvenuto nella storia né mai potrà ripetersi. Un vero miracolo. “Lo Spirito Santo scenderà su di Te…”. La cugina Elisabetta invece essendo vecchia e non fertile non poteva assolutamente rimanere incinta. Ancora un miracolo anche se minore rispetto al primo, da cui sarebbe nato il Bambino e Figlio eterno del Padre.
Questi due eventi soprannaturali ci dicono che nulla è impossibile a Dio!
Da diversi decenni c’è un piano internazionale di bloccare la natalità, uomini ricchi e potenti hanno deciso di fermare la nascita di bambini e di favorire in qualche modo la mortalità intervenendo con pandemie mirate, sono malattie o condizioni patologiche contagiose. Con la natalità si verifica inevitabilmente il fenomeno della crescita della popolazione mondiale ma questi ricchi temono un futuro non sufficientemente confortante per tutti.
La soluzione per loro è causare milioni di aborti attraverso medicine utilizzate per la cura di svariate malattie, esse però contengono qualche sostanza che di proposito causa gli aborti. Non si può parlare in questo caso di aborto spontaneo. La sostanza aggiunta non è necessaria per curare la malattia specifica, non causa altro se non l’aborto. Molte donne non riescono a rimanere gravide anche per l’utilizzo a loro insaputa di queste medicine.
Proprio ieri ho incontrato una coppia che vive un po’ distante da Collesano, venuta insieme al neonato di due mesi e mezzo, un bambino che mi ha impressionato molto perché pur essendo piccolissimo dà l’impressione di essere un uomo maturo per come guarda e per il suo silenzio operoso, infatti guarda tutto e sembra capire. Come tutti i neonati vede il suo Angelo Custode e spesso sorride guardando un punto della stanza, oppure quando mi rivolgevo a lui mi guardava e farfugliava parole gioiose incomprensibili come mi capisse.
I genitori mi hanno raccontato che per tutto il viaggio è rimasto a dormire, quando sono arrivati davanti al mio cancello si è svegliato e oltrepassandolo ha iniziato a ridere, era felice di trovarsi qui. Ma ha solo due mesi e mezzo! Tutti gli Angeli che si trovano qui lo hanno certamente rallegrato. Chissà quanti ne ha visti! E continuava a ridere qui dentro, mi guardava a bocca aperta per lunghi minuti ed era felice. La prima volta che .
I genitori sanno bene che questa meraviglia è opera della Madonna, Lei ha donato questa Grazia tanto attesa dalla coppia.
Da molti anni tentavano di avere il primo figlio ma non succedeva nulla, hanno iniziato a pregare in modo più fiducioso e hanno praticato i Sacramenti con Fede, hanno pregato la Madonna con insistenza e convinzione, così l’8 marzo è nato il bambino. Anche la nascita però è stata piena di imprevisti, quella mattina subito dopo le nove avevo telefonato al padre per farmi sentire e lui preoccupatissimo mi disse che il cuore del bambino batteva ad intermittenza ed era urgente operare per salvarlo. Lo tranquillizzai.
Il bambino invece nacque normalmente dopo dodici ore, alle 21, e si è scoperto che il problema del suo cuoricino era dovuto alla sua manina che spesso stringeva il cordone ombelicale bloccando il flusso sanguigno. Il papà poi mi chiese come mai avevo chiamato la mattina proprio intorno alle nove… quando c’era in pericolo la vita del bambino perché il suo cuore non batteva più normalmente.
Quindi, è stato un miracolo della Madonna, come sempre Lei risponde quando si prega con fiducia e non si pecca con i giudizi.
I miracoli si devono meritare, non arriva nulla se non c’è da parte del richiedente una vita obbediente al Vangelo. È anche vero che molti atei, pagani, corrotti e superbi hanno figli, questo rientra nella normalità, Dio vuole popolare la Terra e non impedisce la gravidanza a qualsiasi donna la voglia.
Però si deve valutare molto bene questo: se una donna atea non può avere un figlio non lo avrà mai perché non prega, mentre se è una donna credente ad avere un impedimento, se prega con fiducia e non commette peccati di pensieri e di superbia, la Madonna sempre concede queste Grazie. È una gioia per la Vergine Madre donare alla donna che supplica la felicità della maternità.
Occorre però pregare con fiducia e diventare umili, chi non modifica i suoi comportamenti non avrà mai un figlio.
Quindi, la donna atea o poco credente infeconda non otterrà mai la Grazia della gravidanza, potrà avere invece tanti figli la donna feconda anche se non credente. Invece la donna credente infeconda la Grazia la ottiene prima o poi, “tutto è possibile per chi crede”.
Non si può conoscere per ogni caso la verità della mancata gravidanza, non tutte le donne hanno problemi di salute o è nella coppia l’impedimento, ci sono casi in cui tutto è in ordine e non arrivano figli. Non è assolutamente volontà di Dio privare una coppia di figli, al contrario Lui non mette impedimenti.
È una prova dura per la coppia che non ha un figlio, molte si arrabbiano contro Gesù o reagiscono contro la preghiera, mentre le persone mature verificano con serenità la situazione e aumentano di intensità la loro vita spirituale. Solo Dio sa perché non concede subito una Grazia, spesso Lui la ritarda perché vuole che la coppia preghi di più, abbia più Fede, creda profondamente in Gesù, non giudichi né agisca con superbia.
La Visitazione della Madonna ci dice appunto che Ella ci viene sempre incontro quando La invochiamo con amore. Il suo compito materno è di aiutarci e proteggerci, di donarci Gesù ma anche figli alle coppie che chiedono con grande speranza. Mentre le coppie di sposi che hanno figli devono indirizzare i loro sforzi anche nel controllo delle loro scelte e nella trasmissione della Fede in Gesù e Maria.
La Madonna è “Beata per aver creduto nell’adempimento di ciò che il Signore Le ha detto”. Dobbiamo credere con la sua Fede, per questo chiediamo ogni giorno l’aumento della Fede, dobbiamo impegnarci nell’osservare fedelmente la Parola di Dio, perché i miracoli avvengono ma bisogna crederci.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2366 - Preghiera al cuore di Maria

Preghiera di consolazione al cuore immacolato di Maria.

Cuore Immacolato di Maria, colmo di bontà, mostra il tuo amore verso di noi.
La fiamma del tuo Cuore, o Maria, scenda su tutti gli uomini.
Noi ti amiamo sconfinatamente. 
Imprimi nei nostri cuori il vero amore, così da avere una continua nostalgia di Te!
O Maria, mite ed umile di cuore, ricordati di noi quando pecchiamo.
Tu sai che tutti gli uomini peccano.
Donaci,
per mezzo del tuo Cuore lmmacolato e materno, la guarigione da ogni malattia spirituale.
Fa' che sempre possiamo guardare alla bontà del tuo Cuore materno,
e che ci convertiamo per mezzo della fiamma del tuo Cuore. Amen.

(Preghiera dettata dalla Madonna alla veggente Jelena Vasilj di Medjugorje il 28 novembre 1983).

giovedì 30 maggio 2013

2365 - Commento al Vangelo del 30/5/2013

+ Dal Vangelo secondo Marco (10,46-52)
In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua Fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Dopo la sosta a Gerico Gesù si rimise in viaggio insieme ai suoi discepoli, nel frattempo molta folla si radunava dietro e Lo seguiva. Non Lo seguiva solo fisicamente, nei loro cuori si andava sviluppando la ricerca della verità, anche se non avevano ben compreso la Divinità del Maestro. Però Lo seguivano e non temevano i giudizi cattivi dei farisei. È bello meditare questo, provo molta consolazione quando leggo che Gesù incontrava persone oneste.
Come sono certo che Gesù ha gioito incontrando Little Tony, una persona onesta, trasparente, pura nel suo agire. Certo non si vuole santificare, non si presenta come perfetto, ma dagli anni ’60 a qualche mese fa ha dato esempi edificanti in un mondo immorale e avido come quello dello spettacolo. Lo sottolineo con alcune parole per indicarvi un modello di cattolico devoto alla Madonna del Divino Amore di Roma, privo di ambiguità e malizia arrampicatrice.
Aveva come passioni che lo distraevano un po’ dalla preghiera, le automobili sportive e l’abbigliamento simile a quello del famoso cantante americano del rock. Per il resto era un uomo schivo e corretto, uno di quelli che vorresti come vicino di casa. Lo conosciamo nell'aspetto spirituale adesso dopo la sua dipartita ma è sempre una gioia parlare di un cattolico che ha edificato gli altri.
Un altro funerale è avvenuto sabato scorso a Genova, ed era presente il cardinale Bagnasco che è anche presidente della CEI, hanno assistito gli amici di don Gallo, persone sicuramente bisognose di amore e di rispetto, ma anche di quella Verità del Vangelo che non hanno mai appreso dalla voce del defunto. Non basta aiutare i poveri, le prostitute o gli omosessuali, se è amore cristiano e tutto si compie nel Nome di Gesù, è inevitabile insegnare il Catechismo ed aiutarli ad adorare l’Eucaristia presente nel Tabernacolo.
Non è amore cristiano quando si aiutano i più deboli e si spingono a peccare di più e con maggiore convinzione! Qui non c’è Dio!
Conosciamo molti Sacerdoti che si sono consumati nell’aiutare i poveri e tutti i bisognosi, sempre nel silenzio e nella preghiera, senza strumentalizzare Dio e lontani da ogni ideologia. Sacerdoti che hanno visto in questi bisognosi Gesù e li hanno amati con tutto l’amore, non li hanno utilizzati come mezzo per poter fare propaganda politica o frequentare i salotti o trasgredire il Vangelo, calpestando tutti i Comandamenti!
Si è tanto scritto su questo funerale e ho letto numerosi articoli sui quotidiani, anche per la Comunione data dallo stesso Bagnasco a Vladimiro Guadagno, il “transgender” Vladimir Luxuria, il quale un mese fa aveva pubblicamente affermato di essere buddista, mentre da molti anni grida contro la Chiesa e pretende il riconoscimento di quanto oggettivamente è immorale. Che lui sia andato a fare la Comunione manifesta che non si è reso conto del sacrilegio, ma che il cardinale e presidente della CEI acconsenta a questo, desta molta meraviglia.
Non si comprende la stessa presenza del cardinale al funerale, intuendo l’utilizzo dispregiativo contro la Chiesa del rito stesso. Infatti durante l’omelia molti presenti cantavano “O bella ciao”, ma erano stati educati così dal defunto, egli dopo la celebrazione della Messa faceva cantare questa canzone invece del canto alla Madonna. Il cardinale non poteva far celebrare la Messa ad un suo vicario, era proprio indispensabile andare lì, considerando anche la presenza delle telecamere?
Su un quotidiano hanno scritto che la ricerca della visibilità e il voler diffondere un messaggio moderno… fa cadere in questi errori.
Nel caso di persone non famose il Sacerdote è tenuto a dare la Comunione, non può rifiutarla appunto senza un motivo valido, trattandosi di personaggi famosi occorre mettere da parte il rispetto umano, non preoccuparsi di cosa diranno e scriveranno perché se si crede nella presenza reale di Gesù nell’Eucaristia non si può acconsentire a chi commette scandali pubblici a causa delle sue posizioni oggettivamente opposte alla Chiesa.
Cosa devono dire i divorziati risposati che non possono prendere la Comunione? Perché Bagnasco non appare in televisione e spiega il suo errore e ribadisce l’insegnamento della Chiesa? I credenti chiedono coerenza e verità, non si possono prendere in giro.
La differenza che viene fuori da questo discorso è che i divorziati risposati sanno che l’Eucaristia è Gesù e con maturità e responsabilità non fanno la Comunione, l’altro invece ha fatto la Comunione senza rendersi conto del sacrilegio che commetteva.
Non c’è nulla contro la persona del “transgender”, noi lo rispettiamo e preghiamo per lui, se dovesse confessarsi e rinnegare le sue posizioni amorali, potrebbe prendere la Comunione ogni giorno. Gesù perdonerebbe e dimenticherebbe immediatamente anche i suoi peccati. Non c’è in noi alcun pregiudizio, noi rispettiamo tutti e non condanniamo nessuno.
Chiediamo il rispetto della Verità che insegna la Chiesa e a cui tutti dobbiamo sottometterci, chiediamo ogni giorno nella preghiera la conversione di tutti i peccatori, anche quelli che si oppongono alla morale della Chiesa.  
Il Vangelo oggi ci narra che Bartimeo era cieco ma sentendo che acclamavano Gesù cominciò a gridare il suo Nome per attirare l’attenzione. Bartimeo gridava, era un’invocazione acuta e supplicante perché riconosceva di avere in Gesù l’unica possibilità per guarire dalla cecità. Più gli altri gli impedivano di supplicare Gesù più gridavacon tutta la voce che aveva in gola. La cecità era il suo dramma, invece quelli che vedono bene non riflettono mai sull’importanza della vista.
Vedere è un dono di Dio, chi vede anche con gli occhi della Fede è benedetto. Purtroppo aumentano quelli che vogliono vedere di luce propria e si considerano persone illuminate, sbagliando tutte le loro scelte di vita. Solo incontrando Gesù si vede la vera Luce, è Lui ad illuminare le cose che esistono e ci permette di conoscere il vero valore che hanno. Incontrare Gesù inoltre permette ai veri credenti di vivere nella sua Luce e di portare sullo stesso volto la luminosità soprannaturale.
Molti di quelli che si illudono di vedere e vivono dissipatamente, in verità sono nelle tenebre! E non sono solo i laici.
Per vedere la realtà come essa è, rimane indispensabile perdere la propria superbia e rivestirsi della Grazia di Dio, coltivarla con amore, cercare ogni giorno di migliorare la propria vita con la pratica delle virtù. Chiediamoci quale virtù non pratichiamo bene.
Quanto chiedeva il cieco era davvero eccessivo, ma chiese, pianse, supplicò, con la segreta speranza di ricevere il miracolo. L’ottenne.
Il cieco chiese l’impossibile e fu ascoltato per la sua Fede. Gli venne concesso il miracolo di vedere con gli occhi fisici e con quelli della Fede, infatti subito adorò Gesù. Riflettiamo però che prima aveva implorato ripetutamente Gesù. Noi dobbiamo implorare con una voce interiore e forte, deve essere piena di Fede.
Preghiamo per tutti i Consacrati a Dio distratti dalle cose mondane, vedano come vuole Dio e credano fermamente in Gesù.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2364 - San Ferdinando III, Re di Leon e di Castiglia

San Ferdinando nacque nel 1198 da Alfonso IX, re di León, e da Berenguela di Castiglia. Con lui si unirono definitivamente i due regni della penisola iberica, senza guerre e spargimenti di sangue come spesso capita in simili circostanze. Tale unione fu infatti dettata dal matrimonio fra i suoi genitori: la morte prematura di Enrico I di Castiglia nel 1217 aveva inaspettatamente portato la corona castigliana alla sorella Berenguela, la quale, con grande prudenza e sagacia, volle cederla spontaneamente al giovane figlio Ferdinando, nel corso di una grande assemblea tenutasi a Valladolid. Fu così che nel luglio 1217 egli venne finalmente riconosciuto quale sovrano dai nobili castigliani. Nel 1230 prese anche possesso del regno di León, superati non pochi ostacoli derivanti dalle disposizioni testamentarie del padre, che poco prima della morte, aveva designato eredi universali le figlie Sancia e Dolce.
L’unione definitiva fra i due regni di Castiglia e di León costituì uno dei meriti più gloriosi della vita di Ferdinando: preparata accuratamente dalla madre, favorita dalla gerarchia ecclesiastica ed appoggiata dai papi Innocenzo III ed Onorio III, tale unione annullò definitivamente una delle più frequenti cause di attrito tra i regni spagnoli e si rivelò vincente nella lotta contro il comune nemico, cioè l’Islam a quel tempo penetrato nel continente europeo.
Ferdinando convolò a nozze prima con Beatrice di Svevia (nota anche come Beata Beatrice de Suabia) nel 1219 e poi, rimasto vedovo, con Maria de Ponthieu nel 1235: da queste felici unioni nacquero ben tredici figli. Questa politica matrimoniale instaurò strette relazioni con la casata imperiale di Germania e con quella reale di Francia, tanto che il primo matrimonio diede al figlio, Alfonso X il Saggio, fondamento giuridico per aspirare addirittura al trono germanico.
L’aspetto più rilevante del regno di Ferdinando III è però costituito dalla cosiddetta “Riconquista”: armato cavaliere a Burgos nel 1219 e riappacificati all’interno i suoi regni, consacrò per trenta lunghi anni tutta la sua attività bellica alla lotta contro gli invasori musulmani, assumendo quale suo scopo non soltanto la completa liberazione della Spagna, ma anche il riuscire a schiacciare il potere nemico, aspirazione suprema tanto delle crociate quanto del pontificato. La riconquista di città e fortezze importanti quali Baeza, Jaén, Martos, Córdoba e Siviglia meritarono al sovrano l’appellativo di “Conquistatore dell’Andalusia”. Di pari passo si procedeva anche alla restaurazione religiosa e grazie alle generose donazioni elargite da re Ferdinando vennero restaurate le diocesi di Baeza-Jaén, Córdoba, Siviglia, Cartagena e Badajoz.
L’impegno di questo santo sovrano nella lotta contro l’Islàm fu riconosciuto e premiato dalla Chiesa di Roma con il riconoscimento del diritto di patronato, benché limitato ad alcuni benefici, delle sedi restaurate. Ebbe inoltre facoltà di spendere per la “Riconquista” il ricavato della vigesima, raccolto dai collettori pontifici in Spagna per la crociata orientale, ed al medesimo scopo gli venne concesso il tributo delle “terze reali”, consistenti in una terza parte dei beni ecclesiastici destinata all’edificazione delle chiese. Tutto ciò, insieme alla frequente concessione di indulgenze mediante l’equiparazione dei crociati spagnoli a quelli orientali, permise a San Ferdinando di ingrandire il regno di Castiglia, ormai definitivamente egemone sugli altri stati della penisola iberica, e di rivelarsi un governante modello, dai sani principi cristiani, sagace ed abile nelle trattative.
Il regno di Murcia si arrese mediante un trattato firmato da suo figlio, pattuì una tregua con il re moro di Granada, organizzò la marina castigliana riuscendo così ad avanzare trionfalmente lungo il Guadalquivir. Intransigente con gli eretici, per contro fu però sempre generoso e magnanimo verso i vinti, tollerante nei confronti dei giudei ed ubbidiente alle indicazioni ricevute dalla Chiesa. Liscrizione sul suo sepolcro in quattro lingue, ebraico, arabo, latino e castigliano, è la prova tangibile di come il sovrano seppe accattivarsi pienamente l’unanime rispetto.
Re prudente, fu sempre affiancato da un consiglio di dodici persone circa gli affari gravi ed importanti del suo regno. Al fine di governare in pace e giustizia i suoi sudditi, intraprese la redazione di un codice di leggi, ultimato poi da suo figlio. Incrementò le scienze e le arti, avviando l’università di Salamanca, proteggendo quella di Valencia e lo Studio Generale di Valladolid. Contribuì economicamente all’edificazione delle nuove cattedrali di Leon, Burgos e Toledo, e riportò a Compostella le campane che Almansur aveva rubato. Accolse in Spagna i Francescani, i Domenicani ed i Trinitari, ordini allora nascenti.
Oltre che quale re magnanimo ed invincibile capitano, Ferdinando si rivelò esemplare anche semplicemente quale uomo. Seppur in mezzo alle glorie del mondo riuscì a coltivare un’intensa religiosità ed una particolare devozione alla Madonna, nonchè dimostrarsi sempre grato al Signore delle sue vittorie ed umile sino al punto di chiedere la pubblica penitenza. Con edificante umiltà domandò perdono mentre gli venne amministrato il Viatico, che volle ricevere in ginocchio nonostante la grave infermità. Considerò il suo regno quale dono divino e perciò lo offerse al Signore unitamente alla sua anima il 30 maggio 1252, pronunziando prima di spirare queste parole: “Signore, nudo uscii dal ventre di mia madre, che era la terra, e nudo mi offro ad essa; o Signore, ricevi la mia anima nello stuolo dei tuoi servi”.
San Ferdinando III, re di Lèon e Castiglia, sino ad oggi è stato l’unico sovrano spagnolo ad essere ritenuto dalla Chiesa meritevole della gloria degli altari e tutti i cronisti, persino l’arabo Himyari, concordano nel riconoscergli purezza nei costumi, prudenza, eroismo, generosità, mansuetudine ed un innato spirito di servizio nei confronti del suo popolo. Furono proprio cotante virtù, unite al saggio governo dei suoi regni, a santificare la sua vita raggiungendo una tale perfezione morale da costituire un vero modello di sovrano e governante cristiano.
Il suo culto, inizialmente limitato alla città di Siviglia, fu poi esteso alla Chiesa universale: nel 1629 ebbe inizio il processo di canonizzazione, volto a dimostrare il suo culto immemorabile, la veridicità di molti miracoli e l’incorruzione del suo corpo, finchè il 4 febbraio 1671 fu finalmente canonizzato da Papa Clemente X. L’arma dei genieri dell’esercito lo elesse suo patrono, ma anche i carcerati, i poveri e i governanti lo invocano loro speciale protettore. L’iconografia lo raffigura sempre giovane, senza barba, con i classici attributi reali quali corona, scettro e sfera, a volte anche con una statuetta della Madonna che portava con sé nelle sue campagne militari o con una chiave in mano in ricordo di quella consegnatagli dal re moro dopo la conquista di Siviglia.

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mercoledì 29 maggio 2013

2363 - Commento al Vangelo del 29/5/2013

+ Dal Vangelo secondo Marco  (10,32-45)
In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti. Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’Uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; Lo condanneranno a morte e Lo consegneranno ai pagani, Lo derideranno, gli sputeranno addosso, Lo flagelleranno e Lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà». Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che Tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che Io faccia per voi?». Gli risposero: Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che Io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui Io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che Io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui Io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’Uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Gesù e i discepoli continuano il cammino verso Gerusalemme, ma c’è un silenzio afflitto in coloro che seguono il Maestro, essi riflettono sulle sue parole e non riescono a comprenderle chiaramente. Questa fase si colloca immediatamente prima della domenica delle Palme, sono quindi trascorsi tre anni dalla conoscenza di Gesù ed hanno assistito a miracoli straordinari, hanno molte prove per considerarlo Figlio di Dio.
Come se non bastasse, durante il viaggio Gesù chiama a sé i Dodici e ripete nuovamente la profezia sulla sua morte. Tutti i discepoli immaginavano un trionfo del Signore proprio dopo avere assistito ai miracoli portentosi, invece viene presentata una morte crudele che Egli dovrà subire. Ma non è ancora chiara questa profezia negli Apostoli, ed è facile pensare quanto deve essere stato grande il loro smarrimento.
Perché dopo i grandi miracoli e risurrezioni di defunti, dominato i diavoli, la natura e la malattia, Egli deve morire in croce?
Qualsiasi persona di buon senso avrebbe fatto la stessa riflessione, qui invece è Gesù che anticipa l’avvenimento e lo descrive per come avverrà. È vero che l’affermazione di Gesù mette in essi un po’ di preoccupazione, Lui annuncia la sua morte come un evento che dovrà subire. Non hanno ancora compreso che è Gesù ad offrirsi volontariamente a quella crocifissione.
La confusione può nascere in questo passaggio, bisogna tenere presente che è Gesù a disporre la sua morte.
Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’Uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi”. Questo avviene perché è Lui a consegnarsi, nessuno avrebbe potuto toccarlo se non avesse voluto.
Lui aveva compiuto miracoli strabilianti e mostrato il pieno dominio sul creato, poteva sicuramente evitare questa morte!
Gesù si consegna ai suoi nemici per vincere tutto ciò che si oppone alla volontà del Padre, la sua volontaria consegna non è una resa, al contrario proprio attraverso la sua crocifissione avverrà la pacificazione tra il Padre e l’umanità, si riparerà il peccato originale, mostrerà che la sofferenza in sé non è inutile.
Quei nemici che Lo percossero e umiliarono infinitamente, soddisfatti e raggianti per avere sfogato tutta la rabbia accumulata in tre anni, si sono illusi di averlo vinto, non si sono mai resi conto di essere stati strumenti del piano di Gesù.
“… Lo condanneranno a morte e Lo consegneranno ai pagani, Lo derideranno, gli sputeranno addosso, Lo flagelleranno e Lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà”. In questo annuncio impressionante c’è anche lo shock degli Apostoli, tutti tranne il traditore non riescono ad immaginare una tale condizione subita dal Signore. In queste parole tutto lascia presagire un patimento che subisce senza poter far nulla, ma non è così.
Egli si sottomette alla volontà del Padre ed accetta di espiare i peccati degli uomini, in Gesù non c’è una passività debole, c’è invece il dominio della passività perché è proprio Gesù a guidarla. Noi possiamo subire qualcosa perché siamo deboli nel proteggerci e non possiamo evitare qualche sofferenza, invece Gesù subisce tanta violenza per averla anticipatamente stabilita.
Gesù sceglie questa morte atroce per mostrare ad ognuno di noi quanto ci ha amati e ha compiuto per salvarci! Amiamolo anche noi.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2362 - Udienza Papale 29/5/2013

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Mercoledì scorso ho sottolineato il legame profondo tra lo Spirito Santo e la Chiesa. Oggi vorrei iniziare alcune catechesi sul mistero della Chiesa, mistero che tutti noi viviamo e di cui siamo parte. Lo vorrei fare con espressioni ben presenti nei testi del Concilio Ecumenico Vaticano II.
Oggi la prima: la Chiesa come famiglia di Dio.
In questi mesi, più di una volta ho fatto riferimento alla parabola del figlio prodigo, o meglio del padre misericordioso (cfr Lc 15,11-32). Il figlio minore lascia la casa del padre, sperpera tutto e decide di tornare perché si rende conto di avere sbagliato, ma non si ritiene più degno di essere figlio e pensa di poter essere riaccolto come servo. Il padre invece gli corre incontro, lo abbraccia, gli restituisce la dignità di figlio e fa festa. Questa parabola, come altre nel Vangelo, indica bene il disegno di Dio sull'umanità.
Qual è questo progetto di Dio? E’ fare di tutti noi un’unica famiglia dei suoi figli, in cui ciascuno lo senta vicino e si senta amato da Lui, come nella parabola evangelica, senta il calore di essere famiglia di Dio. In questo grande disegno trova la sua radice la Chiesa, che non è un’organizzazione nata da un accordo di alcune persone, ma - come ci ha ricordato tante volte il Papa Benedetto XVI - è opera di Dio, nasce proprio da questo disegno di amore che si realizza progressivamente nella storia. La Chiesa nasce dal desiderio di Dio di chiamare tutti gli uomini alla comunione con Lui, alla sua amicizia, anzi a partecipare come suoi figli della sua stessa vita divina. La stessa parola “Chiesa”, dal greco ekklesia, significa “convocazione”: Dio ci convoca, ci spinge ad uscire dall'individualismo, dalla tendenza a chiudersi in se stessi e ci chiama a far parte della sua famiglia. E questa chiamata ha la sua origine nella stessa creazione. Dio ci ha creati perché viviamo in una relazione di profonda amicizia con Lui, e anche quando il peccato ha rotto questa relazione con Lui, con gli altri e con il creato, Dio non ci ha abbandonati. Tutta la storia della salvezza è la storia di Dio che cerca l’uomo, gli offre il suo amore, lo accoglie. Ha chiamato Abramo ad essere padre di una moltitudine, ha scelto il popolo di Israele per stringere un’alleanza che abbracci tutte le genti, e ha inviato, nella pienezza dei tempi, il suo Figlio perché il suo disegno di amore e di salvezza si realizzi in una nuova ed eterna alleanza con l’umanità intera. Quando leggiamo i Vangeli, vediamo che Gesù raduna intorno a sé una piccola comunità che accoglie la sua parola, lo segue, condivide il suo cammino, diventa la sua famiglia, e con questa comunità Egli prepara e costruisce la sua Chiesa.
Da dove nasce allora la Chiesa? Nasce dal gesto supremo di amore della Croce, dal costato aperto di Gesù da cui escono sangue ed acqua, simbolo dei Sacramenti dell’Eucaristia e del Battesimo. Nella famiglia di Dio, nella Chiesa, la linfa vitale è l’amore di Dio che si concretizza nell’amare Lui e gli altri, tutti, senza distinzioni e misura. La Chiesa è famiglia in cui si ama e si è amati.
Quando si manifesta la Chiesa? L’abbiamo celebrato due domeniche fa; si manifesta quando il dono dello Spirito Santo riempie il cuore degli Apostoli e li spinge ad uscire e iniziare il cammino per annunciare il Vangelo, diffondere l’amore di Dio.
Ancora oggi qualcuno dice: “Cristo sì, la Chiesa no”. Come quelli che dicono “io credo in Dio ma non nei preti”. Ma è proprio la Chiesa che ci porta Cristo e che ci porta a Dio; la Chiesa è la grande famiglia dei figli di Dio. Certo ha anche aspetti umani; in coloro che la compongono, Pastori e fedeli, ci sono difetti, imperfezioni, peccati, anche il Papa li ha e ne ha tanti, ma il bello è che quando noi ci accorgiamo di essere peccatori, troviamo la misericordia di Dio, il quale sempre perdona. Non dimenticatelo: Dio sempre perdona e ci riceve nel suo amore di perdono e di misericordia. Alcuni dicono che il peccato è un’offesa  a Dio, ma anche un’opportunità di umiliazione per accorgersi che c’è un’altra cosa più bella: la misericordia di Dio. Pensiamo a questo.
Domandiamoci oggi: quanto amo io la Chiesa? Prego per lei? Mi sento parte della famiglia della Chiesa? Che cosa faccio perché sia una comunità in cui ognuno si senta accolto e compreso, senta la misericordia e l’amore di Dio che rinnova la vita? La fede è un dono e un atto che ci riguarda personalmente, ma Dio ci chiama a vivere insieme la nostra fede, come famiglia, come Chiesa.
Chiediamo al Signore, in modo del tutto particolare in quest’Anno della fede, che le nostre comunità, tutta la Chiesa, siano sempre più vere famiglie che vivono e portano il calore di Dio. 
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[saluti in varie lingue]
Prima di salutare i fedeli di lingua italiana, vorrei rivolgere un cordiale saluto ai pellegrini provenienti dall'Albania, con i rispettivi Vescovi; a quelli provenienti dal Kosovo, con il loro Pastore; e al pellegrinaggio dei Militari dell’Ucraina. Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio per la vostra presenza a questo incontro ed auspico che la vostra visita alle tombe degli apostoli vi rafforzi nella fede, consolidi la vostra speranza e animi in voi l’amore sempre pronto a servire l’uomo. Benedico di cuore voi, le vostre famiglie e i vostri connazionali.
Saluto ora i numerosi pellegrini di lingua italiana: parrocchie, associazioni, enti e scuole. In particolare, rivolgo un cordiale pensiero ai fedeli delle Comunità diocesane de L’Aquila, Vallo della Lucania, Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, accompagnati dai rispettivi Pastori. Il vostro pellegrinaggio in questo Anno della fede aiuti ciascuno di voi ad aderire più pienamente a Cristo e a testimoniarlo con gioia e con coraggio. Saluto i partecipanti all’incontro promosso dalla Caritas Italiana, con il Vescovo Presidente Mons. Giuseppe Merisi; come pure quanti prendono parte all’incontro della fondazione «Comunità di Gesù»; i seminaristi e gli studenti della Pontificia Facoltà dell’Italia meridionale e il pellegrinaggio promosso dalle Suore dell’Immacolata di Genova.
Mi rivolgo, infine, a voi, cari giovani, ammalati e sposi novelli. In quest’ultima Udienza del mese di maggio il pensiero va spontaneamente a Maria Santissima, stella luminosa del nostro cammino cristiano. Facciamo costante riferimento a Lei per trovare nella sua intercessione e nei suoi esempi ispirazione e guida sicura nel nostro quotidiano pellegrinaggio di fede.
Domani, festa del Corpus Domini, come ogni anno celebreremo alle ore 19 la Santa Messa a San Giovanni in Laterano. Al termine, seguirà la solenne processione che si concluderà a Santa Maria Maggiore. Invito i fedeli di Roma e i pellegrini ad unirsi in questo atto di profonda fede verso l’Eucaristia, che costituisce il più prezioso tesoro della Chiesa e dell'umanità.
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2361 - Svolgere il Ministero nel corpo mistico della Chiesa

Giovanni 15, 5
Io sono la vite, voi i tralci.
Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

Giovanni 13,14
Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri.

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2360 - Santa Bona da Pisa, Vergine

Il Codice C 181 depositato presso l'Archivio Capitolare del Duomo di Pisa che raccoglie una prima biografia scritta dal monaco pulsanese Paolo, morto nel 1230, quando era ancora in vita la santa pisana ci informa che Bona nacque a Pisa verso il 1155/1156 nella parrocchia di San Martino di Guazzolongo nel quartiere di Kinzica. Mamma Berta era di origine corsa e dopo essersi stabilita a Pisa conobbe un mercante, Bernardo. Bona fu l'unico frutto di quel matrimonio: Bernardo si imbarcò quando Bona aveva solo tre anni e non fece più ritorno, lasciando così Berta in grandissime difficoltà economiche in quanto straniera e unica responsabile della famiglia.
All'età di sette anni ebbe un primo incontro con Gesù e grazie a padre Giovanni dell'Ordine dei Canonici Regolari di San Agostino entrò in convento. Bona scelse di martoriare il suo corpo con prove sempre più dure e giunse ad indossare il cilicio dopo una nuova visione di Gesù. All'età di dieci anni ebbe una nuova visione che la segnerà per la vita: insieme con Gesù e Maria incontra San Giacomo.
Preparata da padre Giovanni, all'età di dieci anni si presenta al Priore che la consacrerà al Signore. Dopo tre anni di raccoglimento ed aspre penitenze (durante le quali continua a punire il suo corpo), nel 1170, a seguito di una nuova visione di Gesù, parte per Gerusalemme, dove il Signore le rivela che vive Bernardo. Avvertita ancora da Gesù sfugge al suo tentativo di impedirle di scendere dalla nave e si rifugia da un eremita di nome Ubaldo, che diventa il suo padre spirituale.
Nel tentativo di ritornare a Pisa con alcune sue compagne di viaggio viene ferita al costato e catturata dai saraceni. Riscattata da alcuni mercanti pisani, ripara finalmente verso il 1175 nella sua stanzetta di San Martino.
Qui avviene una nuova visione: con Gesù si presenta San Giacomo che la invita ad unirsi a dei pellegrini in viaggio per Santiago de Compostela. Il pellegrinaggio era un'autentica avventura che durava circa nove mesi, i pellegrini sapevano di rischiare anche la morte: ragione per la quale era prassi normale stendere il testamento. Bona, così esile e continuamente sottoposta a prove fisiche che lei stessa si procurava, non esita, partecipa a quel primo pellegrinaggio, al quale seguiranno molti altri.
Il suo compito è di sorreggere nelle difficoltà, incoraggiare nei momenti più difficili, prestare soccorso sanitario ed invitare tutti i pellegrini alla preghiera e alla penitenza. Raggiungerà ben nove volte Santiago ed altrettante volte ritornerà a Pisa! Ma guidò anche i pellegrini a Roma e raggiunse anche San Michele Arcangelo sul Monte Gargano.
All'età di 48 anni è costretta ad interrompere i pellegrinaggi e il 29 maggio 1207 raggiungerà il suo Sposo in cielo. 

Ora riposa nella Chiesa di San Martino a Pisa. Il 2 marzo 1962, Giovanni XXIII la dichiarò ufficialmente patrona delle hostess di Italia.
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martedì 28 maggio 2013

2359 - Commento al Vangelo del 28/5/2013

+ Dal Vangelo secondo Marco(10,28-31)
In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Ieri sera l’invio dei dieci Comandamenti è stato difficoltoso, non solo per la connessione ADSL instabile ed utilizzabile a fasi alterne, proprio quando era iniziato l’invio si è staccato l’interruttore delle prese e non quello generale, fatto mai accaduto prima. Erano accesi il computer e alcune lampade, inoltre la fornitura elettrica è alta per l’utilizzo in certe circostanze di molta elettricità. Quindi, la fase dell’invio del testo sui Comandamenti è stata laboriosa, spero sia arrivata a tutti in caso contrario potete visitare il sito.
Innumerevoli volte abbiamo meditato sulla generosità e sulla bontà di Gesù, oggi Lui invita ciascuno di noi a dimostrare il nostro amore con il distacco dalle cose create. Qui il cammino comincia a farsi più impegnativo, moltissimi credenti sono convinti che si segue Gesù solo con la Messa e le preghiere, senza compiere null'altro né mortificarsi in tutto ciò che è lecito. Infatti, ogni credente è responsabile del suo cammino, raccoglierà solo quanto avrà dato a Gesù.
Chi dona poco al Signore e non osserva gli inviti al rinnegamento deve aspettare poco da Gesù. Diverso è il discorso per chi dona molto a Gesù in amore, preghiere, rinnegamento e osservanza del Vangelo, a buon diritto meriterà “in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, e la vita eterna nel tempo che verrà”.
Non è Gesù a decidere quante Grazie donarci, siamo noi a stabilirlo con la vita che conduciamo! Poi Lui è libero di donare le Grazie che vuole e quando vuole. In generosità Gesù è sempre l’Infinito!
Il Vangelo di oggi è la continuazione dell’incontro avuto con il giovane ricco, Gesù e i suoi si dirigevano verso Gerusalemme ma i discepoli erano rimasti scioccati dall’affermazione di Gesù e si guardavano sbalorditi: «Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: “E chi può essere salvato?”». Gesù aveva detto che tutto è possibile a Dio ma essi rimasero a considerare la risposta che avevano sentito sulla difficoltà per un ricco entrare nel Regno dei Cieli.
Pietro pone la domanda per tutti, con grande rispetto e timidezza chiede: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. Osservazione doverosa per quanti avevano abbandonato tutto e con un grande atto di Fede avevano seguito Gesù. Non avevano ricevuto alcuna promessa e non c’erano le condizioni economiche per pensare ad un futuro sereno. Hanno seguito Gesù senza pensare alle loro necessità.
Questo è il distacco molto gradito al Signore.
Un distacco simile è difficile a quanti hanno famiglia e il lavoro e vivono nel mondo, però Gesù chiede ad essi il distacco affettivo da tutte le cose create. È un rinnegamento che varia da credente a credente, ognuno ha una propria generosità e un amore personale verso Gesù. Non si ama Gesù per cercare le sue Grazie, si ama e adora perché è Dio, Creatore e protettore della nostra vita.
Chi non può distaccarsi fisicamente dalla famiglia e dall’ambiente in cui vive, deve distaccarsi affettivamente dalle cose create per riporre in Gesù tutto l’amore. La famiglia si ama di più se si introduce l’Amore di Dio.
È un discorso impegnativo e che possono cominciare a compiere quanti si sono introdotti nella Via del Vangelo e hanno scoperto la vera spiritualità che vuole farci vivere Dio. Se si medita bene il Vangelo questi consigli si trovano e si leggono, la difficoltà sta nel praticarli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23). “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno dei Cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli” (Mt 7,21).
Come vedete Gesù invita tutti i suoi seguaci al distacco affettivo dalle cose create, quindi utilizzarle, possederle, senza però trasformarle in idoli al posto di Dio. Succede a molti di nutrire un amore totale verso determinate cose materiali o a comportamenti immorali e poi pregare quasi pretendendo le Grazie. Come è possibile ricevere un bene mentre si vive nel male? Non è Gesù a ritardare le Grazie, è il credente troppo affezionato alle cose materiali da considerarli idoli.
San Matteo nel Vangelo amplia la domanda di Pietro con questa giusta osservazione: “… che cosa dunque ne otterremo?” (Mt 19,27).
Gli Apostoli potevano pretendere da Gesù molto perché tutto avevano dato con il distacco effettivo e non solo affettivo dalle cose create. Hanno iniziato una nuova vita senza preoccuparsi del loro futuro. È molto lontano da Gesù quel credente che si preoccupa del futuro ed accumula ricchezze, chiudendo gli occhi verso i poveri. “… ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio” (Lc 12,20-21).
Quindi, giustamente Pietro disse a Gesù che a differenza del giovane ricco loro lasciarono tutto e Lo seguirono senza preoccuparsi di null'altro, ricevendo come risposta un fiume di benedizioni e promesse, il Signore manifestò e garantì la sua grande generosità. Era sufficiente ricordare quanti pani e pesci aveva moltiplicato per migliaia di persone, la pesca miracolosa di centinaia di grossi pesci, le risurrezioni di persone decedute.
Cosa doveva mostrare ancora Gesù? A noi fa grandi promesse, prima ci chiede di purificare il cuore e distaccarlo dagli idoli.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2358 - San Germano di Parigi, Vescovo

La vita di s. Germano è nota soprattutto attraverso la biografia scritta dal suo amico Fortunato di Poitiers impostata, peraltro, con un troppo evidente gusto per il meraviglioso. I documenti piú seri, relativi soprattutto alla fondazione dell'abbazia di S. Germano e ai primi tempi della sua storia, sono scomparsi al tempo delle invasioni normanne, alla fine del IX sec., e non è quindi possibile effettuare su di essi un controllo severo. Altri documenti sono falsi, redatti molto tempo dopo.
Germano, nato ad Autun verso la fine del V sec., sarebbe stato vittima di due tentativi di assassinio, a cui sfuggí miracolosamente: il primo per una minaccia di aborto mentre la madre lo attendeva ed il secondo poco dopo per avvelenamento. Doveva essere di famiglia relativamente agiata dato che proseguì negli studi ad Avállon. Per quindici anni abitò presso un parente, Scopillone, in una località di incerta identificazione: Laizy (Saoneet-Loire), o Lucey (Cote-d'Or). Già in quest'epoca, senza dubbio, doveva condurre vita eremitica o di reduso, usanza assai frequente nella Francia del V e VI sec. Richiamato da Agrippino, vescovo di Autun, è ordinato diacono e poi, tre anni dopo, prete. Il successore di Agrippino, Nettario, gli affida la direzione del monastero di S. Sinforiano che egli risolleva, non senza difficoltà, dalla decadenza e nel quale egli cercherà i primi elementi per la sua fondazione parigina.
Verso il 556, mentre si trova a Parigi presso il re Chilperico, questi, che apprezza i suoi consigli, lo chiama a succedere al vescovo Libano. D'ora in avanti egli dedicherà parte del suo zelo al compito di moderatore presso il principe ed i suoi successori Clotario e Cariberto; moderatore, tuttavia, piú o meno ascoltato, soprattutto in occasione delle crudeli lotte che segnarono la successione di Clotario e che resero famosi i sinistri nomi delle regine Brunechilde e Fredegonda. Fortunatamente conobbe anche la sposa di Clotario, s. Redegonda, e nel 561, a Poitiers, vide anche benedire la prima badessa di Santa Croce, stabilendo nella stessa epoca legami di amicizia con il poeta Fortunato, suo futuro biografo.
Il nome di Germano è soprattutto legato alla fondazione, da parte di Chilperico, dopo il 543, di un monastero destinato ad ospitare i trofei riportati dalla Spagna: ciò spiega il primitivo patronato della Santa Croce e di S. Vincenzo di Saragozza. Qui Germano chiamò alcuni monaci da S. Sinforiano, sotto la direzione di Drottoveo, e ne consacrò la chiesa un 23 dicembre, probabilmente del 558.
Infine Germano partecipò ad alcuni grandi avvenimenti della Chiesa di Francia: il concilio di Tours del 567, i concili di Parigi, tra cui quello del 573, e la consacrazione del vescovo Felice di Bourges nel 570. Fino a data recente gli si attribuivano anche due lettere, molto interessanti per la conoscenza della liturgia gallicana, che, tuttavia, il Wilmart ha dimostrato essere a lui posteriori.
Germano morì ottuagenario il 28 maggio 576 e fu inumato nella cappella di S. Sinforiano attigua alla chiesa abbaziale, in una tomba decorata, verso il 635, da s. Eligio, consigliere di re Dagoberto. Nel 54, per ordine di Pipino il Breve, fu effettuata una solenne traslazione alla presenza del giovane Carlo Magno e di numeroso clero; tale traslazione portò al cambiamento della dedicazione della chiesa, mentre avvenivano i miracoli narrati abbondantemente dal monaco Aimone.
Da questo momento il monastero e la sua chiesa (distinta dalla antica chiesa di St.-Germainle-Vieux, demolita nel 1802) onorano il quartiere di St.-Germain-des-Prés, importante centro di vita benedettina dei sec. XVII-XVIII ed uno dei più pittoreschi della Parigi moderna.

lunedì 27 maggio 2013

2357 - Commento al Vangelo del 27/5/2013

+ Dal Vangelo secondo Marco (10,17-27)
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i Comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in Cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel Regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel Regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel Regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
In questo dialogo Gesù si riferisce principalmente alla ricchezza economica, senza tralasciare una ricchezza che il superbo conserva accuratamente: l’amor proprio. È difficile perdere questa presunzione se non si conosce il suo danno alla vita stessa e l’impedimento nel cammino di Fede. Chi è pieno di sé e continua a cullarsi nella superbia della vita, non ha la forza per rispondere con docilità alla chiamata di Gesù.
La superbia della vita è una delle tre concupiscenze. Per concupiscenza si intende la spinta al male. La superbia della vita è l’ostentazione di una sicurezza morale falsa e menzognera, la pretesa arrogante di stabilire ciò che è bene e ciò che è male, ignorando il Vangelo e considerando la morale con la valutazione assoluta della propria coscienza.
Il giovane ricco del Vangelo è offuscato dalla sicurezza che arrivava dalle sue ricchezze, anche lui aveva la pretesa di stabilire ciò che è bene e ciò che è male, nonostante la domanda a Gesù: Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. La risposta lo gelò, egli poteva fare di tutto tranne lasciare le sue ricchezze. In esse fondava la sua sicurezza, la sua gioia, la sua superiorità sugli altri.
Non è solo la ricchezza economica a chiudere i cuori di molti, un’altra pericolosa ricchezza della mente è l’arrogante altezzosità.
Gesù nel Vangelo vuole condurci per un altro cammino, pieno di amore, perdono e misericordia. Ci insegna il distacco da tutto ciò che non favorisce la propria conversione, soprattutto il distacco dalla mentalità corrotta e incline al male. Non è facile, molti neanche comprendono la modalità di questo rinnegamento e si affidano solamente alle preghiere. Non bastano le preghiere, bisogna anche meditare sul senso della vita, sui mezzi da utilizzare per migliorare la nostra vita.
Ho letto sui quotidiani l’azione raccapricciante commessa dal ragazzo di 17 anni sulla giovane ragazza, l’ha cosparsa di benzina e bruciata viva. Nel suo racconto durante l’interrogatorio fa mostrato insensibilità all’omicidio, pieno distacco da quanto avvenuto, come se l’avesse commesso un altro. Ha raccontato che pretendeva un rapporto sessuale e dopo averla ferita con un coltello è andato a comprare la benzina e mentre la cospargeva, la ragazza sanguinante gli gridava di non farlo… Ma lui lo stesso l’ha bruciata viva. Un’azione satanica, una manifestazione arrogante di un ragazzo incapace di controllare la brutale animalità.
Si rabbrividisce dinanzi un’azione così selvaggia, sembra realizzata da una bestia!
I richiami del padre non sono stati ascoltati dalla ragazza e continuava a vedere l’assassino e questi l’ha uccisa, anche la denuncia per violenza fatta dal padre non aveva scosso il ragazzo. I due giovani rimanevano insensibili ai richiami esterni, distaccati quasi dalla realtà e seguivano solo l’istinto. Solo ultimamente la ragazza si era distaccata da lui ma sabato è andata via con lui nel suo motorino. Il padre non le aveva detto di non frequentare più quel folle? L’istintività della ragazza ha preso il sopravvento sulla raccomandazione del padre.
È un po’ comune nei giovani la debolezza istintiva, ma questo dipende sempre dai genitori. Se li guidano con amore, serena autorità, costanza, danno sempre buoni consigli e soprattutto buoni esempi, i giovani sono più formati e meno istintivi. Riconoscono immediatamente cosa si deve fare e cosa evitare.
Nell’azione omicida del ragazzo c’è tutto quello che molti giovani di oggi portano dentro perché lontani da Gesù e dalla vita di Grazia. Molti non arrivano a compiere delitti così efferati? Però compiono altre forme di uccisioni, per esempio dell’anima, del loro pudore e purezza, della moralità che è un pregio unico, della loro giovinezza bruciata in nome dell’istinto passionale e della trasgressione.
 “Va’, vendi quello che hai”, cioè abbandona la superbia e i comportamenti arroganti, lascia tutto ciò che non è bontà e verità.
È un problema enorme l’educazione dei giovani, senza la guida religiosa sicura e costante dei genitori, crescono senza alcuna conoscenza di Dio e di se stessi, diventando inevitabilmente disposti a compiere ogni peccato perché non hanno le strutture mentali per discernere bene e male. I mass-media e la scuola in larga parte matrigna, indirizzano i giovani verso un permissivismo spaventoso e pieno di immoralità.
Molti genitori sono preoccupati solamente del lavoro e del denaro, il controllo sui figli e l’educazione religiosa sono irrilevanti.
Oggi Gesù indica al giovane ricco di osservare i Comandamenti, quei Comandamenti che molti credenti non ricordano più e non sanno metterli in ordine numerico. È opportuno riprendere questa conoscenza e approfondirla, ogni Comandamento richiama più aspetti della vita ed è importante conoscerli. Vi invierò la spiegazione dei dieci Comandamenti per approfondirli e conoscere meglio la vostra spiritualità.
Per accogliere fruttuosamente la Grazia di Dio occorre abbandonare quanto si oppone a Lui, vendi quello che hai”. Gesù invita il giovane ricco a donare i beni ai poveri per intraprendere una vita ricca di Dio, sapeva che il giovane era troppo legato ai beni tanto da considerarli più importanti di tutto. La richiesta forte di Gesù non trovò accoglienza nel giovane. Anche noi quando consideriamo qualcosa più importante di Gesù, rimaniamo legati al mondo e non ci eleviamo spiritualmente.
Gesù ha guardato compiaciuto quel giovane ricco perché aveva detto che voleva seguirlo ed una cosa buona, ma non era pienamente distaccato dai suoi beni. Gesù vide che nel giovane c’era generosità e volontà di abnegazione, non era ancora pronto a lasciare il legame più forte della sua vita. Lo chiamava a seguirlo come discepolo ma il giovane non era pronto. Gesù lo guardò amorevolmente per premiarlo, il giovane però si ritirò sfilandosi e allontanandosi.
Il giovane pensava di essere perfetto mentre Gesù lo illuminava con queste parole: Una cosa sola ti manca…”. Anche noi possiamo fare molte cose buone ma non facciamo forse la più importante. Riflettiamo su questo punto e traiamone insegnamento.
Spesso i nostri piani non coincidono con il progetto di Gesù, per seguire veramente il Signore dobbiamo tenere libera l’anima.
È un impegno notevole sicuramente, ma quanti sforzi si compiono ogni giorno anche per cose poco importanti?
Le molte ricchezze furono per quel giovane l’ostacolo per seguire Gesù, per altri l’ostacolo può essere rappresentato da cose minori ma su cui c’è un grande interesse del cuore. Tutti, giovani e anziani devono scoprire l’invito che Gesù fa di seguirlo per la Via che Lui ha indicato, non si deve seguire la strada scelta dall’uomo.
Il giovane ricco aveva scoperto la sua vocazione ma non era libero di decidere, o meglio, decideva sempre a favore dei beni materiali.
Il giovane dopo la breve riflessione se ne andò triste, non aveva più l’allegria del primo momento quando incontrò Gesù, perché era pieno del suo proposito e non conosceva la volontà di Dio. Ogni uomo che non conosce cosa chiede Dio rimane interiormente scontento, sempre insoddisfatto, niente potrà compensare l’assenza della Grazia Divina.
Poi, Gesù e gli altri ripresero il cammino, aggiungendo: Figli, quanto è difficile entrare nel Regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel Regno di Dio”. I discepoli a quel punto pensarono che nessuno si sarebbe salvato, Gesù subito precisò: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio”.
In realtà un ricco può anche diventare un Santo, come è già avvenuto nella storia, a condizione che non riponga più nelle sue ricchezze la felicità, pur possedendo ed utilizzando i beni deve vivere con distacco affettivo.
Ma aiuta i poveri, fa del bene sempre, sostiene le opere della Chiesa, perché ha la luce per capire che lascerà tutto, ha la forza per distaccarsi da quello che non necessita. Dove è possibile trovare questi ricchi? Ci sono nel mondo i filantropi o benefattori, sono quelli che fanno qualche dono per pubblicizzare se stessi e ricevere applausi dai loro simili.
Beati invece quelli che fanno del bene nel Nome di Gesù ed aiutano i bisognosi.
“Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei Cieli” (Mt 5,12).

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2356 - Sant’Agostino di Canterbury

La Gran Bretagna, evangelizzata fin dai tempi apostolici (il primo missionario a sbarcarvi sarebbe stato, secondo la leggenda, Giuseppe di Arimatea), era ricaduta nell'idolatria in seguito all'invasione dei Sassoni nel V e VI secolo.
La situazione vide un'inversione di tendenza quando il re del Kent Etelberto, sposò Berta, figlia del cristiano Cariberto, re di Parigi. Ella, portando con sé il cappellano Liudhard, eresse una chiesa a Canterbury (forse ne restaurò una già esistente), dedicandola a S. Martino di Tours, patrono della sua famiglia (i Merovingi). Etelberto era pagano, ma si dimostrò molto tollerante e permise alla moglie di adorare il proprio Dio; Berta poté così organizzare una piccola comunità con tanto di sacerdoti.
Etelberto, interessato al nuovo culto, chiese al Papa S. Gregorio I (Magno, 590-604), di inviare dei missionari. Il pontefice affidò il compito a un gruppo di 40 monaci benedettini del monastero romano di S. Andrea sul Celio, di cui Agostino era il priore.
Partito nel 597, Agostino raggiunse la Provenza ma, spaventato dai racconti che facevano i Sassoni un popolo crudele e intollerante, tornò a Roma, rinunciando all'incarico. Il pontefice riuscì però a rincuorarlo e alla fine Agostino raggiunse l’isola di Thanet, accolto dal re in persona. Egli lo accompagnò a Canterbury e qui il monaco fu messo a capo della comunità. In breve tempo, lo stesso sovrano e migliaia di sudditi (secondo la tradizione, circa 10.000) chiesero il battesimo. Agostino rimaneva nel frattempo in contatto con il papa, elencando i successi conseguiti e chiedendo consigli.
Nel 601 Mellito, Giusto ed altri portarono, assieme alle risposte del papa, dei libri, alcune reliquie ma soprattutto il pallium simbolo del potere arcivescovile. Da questo momento Agostino divenne primate d'Inghilterra. Papa Gregorio I indicò al nuovo arcivescovo di ordinare quanto prima dodici nuovi vescovi ausiliari e di inviare un vescovo a York. Nel 604 Agostino consacrò Mellito vescovo di Londra e Giusto vescovo di Rochester.
Seguendo le disposizioni del papa, in materia di luoghi di culto, Agostino riconsacrò e ricostruì una vecchia chiesa a Canterbury che divenne cattedrale e fondò un monastero. La Scuola reale di Canterbury attribuisce ad Agostino la propria fondazione, il che ne farebbe la scuola più antica del mondo, anche se le prime fonti documentarie risalgono al XVI secolo.
Agostino cercò, ma invano, di riunire le comunità evangelizzate dai monaci irlandesi alle nuove, direttamente dipendenti da Roma, ma solo dopo il sinodo di Whitby del 664 la Chiesa celtica rinuncerà alle sue tradizioni. L'opera risultò in effetti molto difficoltosa e vide numerosi insuccessi. L'attività di Agostino fu tuttavia importante, perché alla base dell'evangelizzazione della Gran Bretagna, permettendogli di meritare il titolo di Apostolo d’Inghilterra.
Agostino, 1° arcivescovo di Canterbury, morì il 26 maggio del 604, all’età di 70 anni (era nato a Roma il 13 novembre 534); fu sepolto nella chiesa dell'abbazia dedicata ai SS. Pietro e Paolo (oggi abbazia di Sant’Agostino).
Viene festeggiato il 27 maggio; è venerato sia dai cattolici che dagli anglicani.
 
Significato del nome Agostino : “piccolo venerabile” (latino).
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Medaglia di San Benedetto