Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come una ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************

Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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giovedì 28 febbraio 2013

2167 - Commento al Vangelo del 28/2/2013


+ Dal Vangelo secondo Luca (16,19-31)
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli Angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Questa bellissima e a tratti indecifrabile parabola, presenta all'inizio due categorie di persone, due stili di vita opposti e questo è quello che appare all'esterno. Da un lato c’è il ricco che ogni giorno “dava lauti banchetti”. Dalla parte opposta un povero, ma non era solamente un povero, Gesù aggiunge anche la malattia alla povertà di Lazzaro. Un povero pieno di piaghe, un uomo simile ad una calamita che attira su di sé ogni sventura.
L’inizio della parabola spiega la vita dei due uomini, Gesù si sofferma sulla loro condizione esteriore, come vivevano e cosa facevano nella giornata. Uno viveva nella depravazione l’altro nella mortificazione. Uno sembrava agli occhi del popolo una persona speciale e realizzata, l’altro sempre per il popolo era un uomo sfortunato, un perdente ed insignificante.
L’inizio della parabola presenta la considerazione esteriore dei due ed è la stima che fa la gente quando incontra o osserva qualcuno.
Questa società non ti apprezza se sei buono e preghi con la tua famiglia, no, ti considera secondo l’abbigliamento che indossi, il tipo di macchina che hai, dove passi le vacanze e se le fai estate ed inverno, se vai al ristorante, se segui la mentalità moderna. Non ti apprezza se sei una persona perbene e non commetti nessuna truffa, non puoi fare parte del giro dei furbi. Non ti considera furbo e compromesso se non tradisci tuo marito o tua moglie, se non provi a fumare l’erba e a utilizzare droghe.
La società sfarzosa di oggi si trova bene con questo suo modello, l’emblema della persona perversa è il ricco epulone del Vangelo.
Raffigura perfettamente la persona che vuole banchettare ogni giorno, nel senso che vuole trasgredire in qualche modo il decoro e la sua dignità. Quando non si hanno riferimenti morali precisi e distinguibili insegnati da Gesù, inevitabilmente si cade nei peccati sempre più gravi, giorno che passa trasforma in peggio la persona senza inibizioni. Tutto ciò che è trasgressione si cerca con maggiore trasporto e si finisce per diventare schiavo di ogni impulso che arriva alla mente.
Un cristiano non può lasciarsi andare agli istinti, deve considerare non tanto il momento presente come fa il ricco epulone e vive nella dissolutezza, deve pensare alla vita eterna, alla vera vita che in Paradiso non avrà mai termine. La parabola presenta anche questo secondo spunto: sfruttare in ogni modo il momento presente per puro piacere emotivo e non spirituale.
Si è così sottomessi all’impulso che detta le scelte, non si capisce più la distinzione tra male e bene.
Questo secondo aspetto aggrava la situazione, perché qui si arriva anche ad escludere la vita eterna, non si crede più con Fede al Vangelo, Gesù viene ignorato e si agisce senza controllo morale. Non è buono ciò che è lecito ma ciò che diletta la persona. Ogni peccato viene giustificato o non considerato peccato.
Il terzo aspetto di conseguenza è la condizione interiore del ricco epulone e di Lazzaro. Gli uomini non conoscevano la spirituale presente in essi, potevano intuirne qualcosa dagli effetti, ma occorreva possedere già una Fede matura. Il ricco epulone non seguiva alcuna legge morale, non si interessava delle Sacre Scritture e disprezzava i poveri, non si accorgeva delle necessità di chi moriva di fame vicino al suo tavolo dove banchettava. Un uomo senza amore, senza coscienza.
Lazzaro invece era l’opposto, umile, povero, pieno di sofferenze, non sperperava i doni di Dio e pativa con rassegnazione. Non malediva né giudicava il ricco epulone che lì vicino ingurgitava pietanze. Lazzaro ha avuto poca gioia nella sua vita, almeno riguardo l’aspetto dei piaceri mondani. Ha sofferto, ha pianto, ha subito umiliazioni, è stato ignorato come essere umano.
Come conseguenza, Lazzaro è stato premiato da Dio, ha ricevuto tanta gloria in Paradiso proporzionata alla vita di sofferenza patita, è stato coronato con l’alloro del vincitore. Lazzaro è l’immagine della persona che in questa vita rimane anni sotto la croce a causa di un problema familiare, di una malattia, dell’indisciplina dei figli, di sofferenze che spesso diventano inspiegabili.
Sappiamo che satana vuole che i seguaci di Gesù soffrano per renderli nervosi e non farli pregare, ma noi dobbiamo trasformare la sofferenza in preghiera e chiedere il superamento della prova dolorosa.
Un ultimo aspetto della parabola: il ricco epulone dall'inferno chiede di far sapere ai cinque fratelli di non peccare più. È una richiesta insolita, nell'inferno non c’è amore né si può fare del bene, lui invece vuole far cessare i cinque fratelli di peccare, perché i loro peccati facevano ricadere su di lui le conseguenze dolorose degli stessi peccati. Lui aveva insegnato ai cinque fratelli a vivere nell'immoralità, di conseguenza tutti i loro peccati ricadevano su lui.
La sua richiesta dall'inferno rimase inascoltata, chi commette il male in questa vita e non chiede perdono a Gesù, patirà ogni effetto delle sue cattiverie, dei suoi giudizi, dei suoi insegnamenti sbagliati.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2166 - Se credi vedrai la gloria di Dio!

Giovanni 11,40 
Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?»

Luca 1,37 

«Nulla è impossibile a Dio.»

Matteo 17,20 
«In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile.»

Siracide 2,10 
«Considerate le generazioni passate e riflettete: chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso? O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato? O chi lo ha invocato ed è stato da lui trascurato?»

Isaia 41,10 

«Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio. Ti rendo forte e anche ti vengo in aiuto e ti sostengo con la destra vittoriosa.»
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2165 - Pillole di saggezza

Leggi la Bibbia e farai conoscenza delle migliori persone che hanno mai vissuto.

Ti troverai... 

accanto a Mosè e imparerai qualcosa della sua dolcezza;
accanto a Giobbe e imparerai qualcosa della sua pazienza;
accanto ad Abramo ed imparerai qualcosa della sua fede;
accanto a Daniele e imparerai il coraggio di fare il bene;
accanto ad Isaia e imparerai la fiera indignazione contro chi fa il male;
accanto a Paolo e sarai contagiato dal suo entusiasmo;
accanto a Cristo e tu sentirai il Suo amore...

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mercoledì 27 febbraio 2013

2164 - Commento al Vangelo del 27/2/2013


+ Dal Vangelo secondo Matteo (20,17-28)
In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’Uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; Lo condanneranno a morte e Lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà». Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Dì che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo Regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che Io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’Uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
In questo brano del Vangelo vediamo manifestarsi la mentalità umana non ancora rivestita della sapienza del Vangelo. C’è un’aspirazione, una donna che chiede di ottenere un premio non per sé ma per i propri figli. Questa aspirazione però è buona nelle parole e allo stesso tempo viziata da una bramosia che non appartiene al Vangelo. La madre di Giacomo e Giovanni chiede a Gesù che i suoi figli una volta giunti nel Regno dei Cieli siedano accanto a Lui, e da questo aspetto è senz'altro una richiesta lodevole.
Ciò che muta la sua richiesta e da buona la rende viziata è la sua aspirazione di vedere i figli più avanti degli altri, migliori di tutti.
Quindi, una richiesta che apparentemente sembra buona può nascondere intenzioni sbagliate, evidentemente non conformi al Vangelo. Questo descrive come l’intelletto di ogni persona è un vero mistero, un labirinto di intricate vie e sezioni, di ricordi piacevoli e di percezioni che arrecano inquietudine. Non c’è errore peggiore nell’attività intellettuale di quando la persona cerca di ingannare se stessa, costruendo castelli infondati per compiere opere sbagliate.
Gesù vede queste miserie e non si irrigidisce, non si sottrae mai all’abbraccio di chi con umiltà riconosce i propri errori e si rialza sempre quando cade. La madre dei due apostoli a suo modo voleva proteggere i figli, garantire un futuro glorioso in Cielo ma con la mentalità umana, pensando in modo opposto al Vangelo che Gesù stava insegnando. Per questo le attenuanti della donna sono molte.
Diverso il discorso per noi, conosciamo il Vangelo e l’insegnamento completo del Signore: “Chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo”. Non occorre adempiere letteralmente queste parole, il concetto è semplice: bisogna considerarsi quantomeno come gli altri se non più peccatori. Non peggiori come persone, non c’è da disprezzarsi, ma di riconoscere le proprie miserie. Gesù lo ha spiegato con queste parole.
“Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?” (Mt 7,3).
Gesù sa bene che l’uomo è debole, non si attende un cammino di Fede spedito e perfetto, è invece un graduale miglioramento spirituale quello che compie il cristiano, abbandonando nella lotta contro se stesso il peccato e le cattive inclinazioni, per rivestirsi dell’abito nuovo che è la Grazia di Dio.
Questo abito spesso si sporca perché l’uomo si avvicina troppo alla sporcizia o prende su di sé il fango, per questo deve ricorrere presto alla purificazione sacramentale con una buona Confessione.
La richiesta della madre dei due Apostoli è sempre una richiesta di avvicinamento a Gesù, fatta però con un disordine spirituale da sistemare e il Signore non risparmia di spiegare cosa in realtà è davvero importante. Pone però una condizione: per avvicinarsi a Lui è indispensabile bere il calice della sofferenza. “Potete bere il calice che Io sto per bere?”. Non è una esigenza di Gesù farci bere il calice, è una necessità nostra, di ognuno di noi. Infatti, se ci riflettiamo non possiamo fare a meno di incontrare sofferenze nella vita.
Dobbiamo assaporare il sacrificio e la sofferenza per purificarci e diventare umili, perché solamente chi soffre rientra in sé e cresce nello Spirito di Dio. Non è mai Gesù a volere la nostra sofferenza, sono cause naturali o attacchi che arrivano dall’esterno, ed hanno la forza equivalente alla nostra capacità di sopportazione. Padre Pio riusciva a sopportare pesi impensabili, mentre una piccola sofferenza atterra la persona che ha una piccola spiritualità.
Noi non esaltiamo la sofferenza, da Gesù sappiamo che è il mezzo per purificarci e chi l’accetta con amore, riceve molta Grazia.
Quando arriva la sofferenza si cerca sempre di trovare la soluzione, con la medicina se occorre o con gli aiuti morali, infatti è difficile accettare la sofferenza con pazienza, però spesso si è costretti a trovare la pazienza. Comunque è sempre un grande momento quando si rimane forti e diritti nell'affrontare il dolore che alle volte si prolunga per anni. La Messa e il Rosario hanno la grande forza di attenuare la sofferenza e poi di vincerla con la potenza della Grazia di Dio.
Quando si accoglie con amore la sofferenza, non si è mai soli a soffrire, viene Gesù a sostenere e rimane nel cuore di chi Lo invoca.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2163 - Udienza di Benedetto XVI del 27/2/2013

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato!
Distinte Autorità!
Cari fratelli e sorelle!

Vi ringrazio di essere venuti così numerosi a questa mia ultima Udienza generale.
Grazie di cuore! Sono veramente commosso! E vedo la Chiesa viva! E penso che dobbiamo anche dire un grazie al Creatore per il tempo bello che ci dona adesso ancora nell'inverno.
Come l’apostolo Paolo nel testo biblico che abbiamo ascoltato, anch'io sento nel mio cuore di dover soprattutto ringraziare Dio, che guida e fa crescere la Chiesa, che semina la sua Parola e così alimenta la fede nel suo Popolo. In questo momento il mio animo si allarga ed abbraccia tutta la Chiesa sparsa nel mondo; e rendo grazie a Dio per le «notizie» che in questi anni del ministero petrino ho potuto ricevere circa la fede nel Signore Gesù Cristo, e della carità che circola realmente nel Corpo della Chiesa e lo fa vivere nell'amore, e della speranza che ci apre e ci orienta verso la vita in pienezza, verso la patria del Cielo.
Sento di portare tutti nella preghiera, in un presente che è quello di Dio, dove raccolgo ogni incontro, ogni viaggio, ogni visita pastorale. Tutto e tutti raccolgo nella preghiera per affidarli al Signore: perché abbiamo piena conoscenza della sua volontà, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, e perché possiamo comportarci in maniera degna di Lui, del suo amore, portando frutto in ogni opera buona (cfr Col 1,9-10).
In questo momento, c’è in me una grande fiducia, perché so, sappiamo tutti noi, che la Parola di verità del Vangelo è la forza della Chiesa, è la sua vita. Il Vangelo purifica e rinnova, porta frutto, dovunque la comunità dei credenti lo ascolta e accoglie la grazia di Dio nella verità e nella carità. Questa è la mia fiducia, questa è la mia gioia.
Quando, il 19 aprile di quasi otto anni fa, ho accettato di assumere il ministero petrino, ho avuto la ferma certezza che mi ha sempre accompagnato: questa certezza della vita della Chiesa dalla Parola di Dio. In quel momento, come ho già espresso più volte, le parole che sono risuonate nel mio cuore sono state: Signore, perché mi chiedi questo e che cosa mi chiedi? E’ un peso grande quello che mi poni sulle spalle, ma se Tu me lo chiedi, sulla tua parola getterò le reti, sicuro che Tu mi guiderai, anche con tutte le mie debolezze. E otto anni dopo posso dire che il Signore mi ha guidato, mi è stato vicino, ho potuto percepire quotidianamente la sua presenza. E’ stato un tratto di cammino della Chiesa che ha avuto momenti di gioia e di luce, ma anche momenti non facili; mi sono sentito come san Pietro con gli Apostoli nella barca sul lago di Galilea: il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate ed il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa, e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua. E il Signore non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto. Questa è stata ed è una certezza, che nulla può offuscare. Ed è per questo che oggi il mio cuore è colmo di ringraziamento a Dio perché non ha fatto mai mancare a tutta la Chiesa e anche a me la sua consolazione, la sua luce, il suo amore.
Siamo nell'Anno della fede, che ho voluto per rafforzare proprio la nostra fede in Dio in un contesto che sembra metterlo sempre più in secondo piano. Vorrei invitare tutti a rinnovare la ferma fiducia nel Signore, ad affidarci come bambini nelle braccia di Dio, certi che quelle braccia ci sostengono sempre e sono ciò che ci permette di camminare ogni giorno, anche nella fatica. Vorrei che ognuno si sentisse amato da quel Dio che ha donato il suo Figlio per noi e che ci ha mostrato il suo amore senza confini. Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano. In una bella preghiera da recitarsi quotidianamente al mattino si dice: «Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano…». Sì, siamo contenti per il dono della fede; è il bene più prezioso, che nessuno ci può togliere! Ringraziamo il Signore di questo ogni giorno, con la preghiera e con una vita cristiana coerente. Dio ci ama, ma attende che anche noi lo amiamo! 
Ma non è solamente Dio che voglio ringraziare in questo momento. Un Papa non è solo nella guida della barca di Pietro, anche se è la sua prima responsabilità. Io non mi sono mai sentito solo nel portare la gioia e il peso del ministero petrino; il Signore mi ha messo accanto tante persone che, con generosità e amore a Dio e alla Chiesa, mi hanno aiutato e mi sono state vicine. Anzitutto voi, cari Fratelli Cardinali: la vostra saggezza, i vostri consigli, la vostra amicizia sono stati per me preziosi; i miei Collaboratori, ad iniziare dal mio Segretario di Stato che mi ha accompagnato con fedeltà in questi anni; la Segreteria di Stato e l’intera Curia Romana, come pure tutti coloro che, nei vari settori, prestano il loro servizio alla Santa Sede: sono tanti volti che non emergono, rimangono nell'ombra, ma proprio nel silenzio, nella dedizione quotidiana, con spirito di fede e umiltà sono stati per me un sostegno sicuro e affidabile. Un pensiero speciale alla Chiesa di Roma, la mia Diocesi! Non posso dimenticare i Fratelli nell'Episcopato e nel Presbiterato, le persone consacrate e l’intero Popolo di Dio: nelle visite pastorali, negli incontri, nelle udienze, nei viaggi, ho sempre percepito grande attenzione e profondo affetto; ma anch'io ho voluto bene a tutti e a ciascuno, senza distinzioni, con quella carità pastorale che è il cuore di ogni Pastore, soprattutto del Vescovo di Roma, del Successore dell’Apostolo Pietro. Ogni giorno ho portato ciascuno di voi nella preghiera, con il cuore di padre.
Vorrei che il mio saluto e il mio ringraziamento giungesse poi a tutti: il cuore di un Papa si allarga al mondo intero. E vorrei esprimere la mia gratitudine al Corpo diplomatico presso la Santa Sede, che rende presente la grande famiglia delle Nazioni. Qui penso anche a tutti coloro che lavorano per una buona comunicazione e che ringrazio per il loro importante servizio.
A questo punto vorrei ringraziare di vero cuore anche tutte le numerose persone in tutto il mondo, che nelle ultime settimane mi hanno inviato segni commoventi di attenzione, di amicizia e di preghiera. Sì, il Papa non è mai solo, ora lo sperimento ancora una volta in un modo così grande che tocca il cuore. Il Papa appartiene a tutti e tantissime persone si sentono molto vicine a lui. E’ vero che ricevo lettere dai grandi del mondo – dai Capi di Stato, dai Capi religiosi, dai rappresentanti del mondo della cultura eccetera. Ma ricevo anche moltissime lettere da persone semplici che mi scrivono semplicemente dal loro cuore e mi fanno sentire il loro affetto, che nasce dall'essere insieme con Cristo Gesù, nella Chiesa. Queste persone non mi scrivono come si scrive ad esempio ad un principe o ad un grande che non si conosce. Mi scrivono come fratelli e sorelle o come figli e figlie, con il senso di un legame familiare molto affettuoso. Qui si può toccare con mano che cosa sia Chiesa – non un’organizzazione, un’associazione per fini religiosi o umanitari, ma un corpo vivo, una comunione di fratelli e sorelle nel Corpo di Gesù Cristo, che ci unisce tutti. Sperimentare la Chiesa in questo modo e poter quasi toccare con le mani la forza della sua verità e del suo amore, è motivo di gioia, in un tempo in cui tanti parlano del suo declino. Ma vediamo come la Chiesa è viva oggi! 
In questi ultimi mesi, ho sentito che le mie forze erano diminuite, e ho chiesto a Dio con insistenza, nella preghiera, di illuminarmi con la sua luce per farmi prendere la decisione più giusta non per il mio bene, ma per il bene della Chiesa. Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza della sua gravità e anche novità, ma con una profonda serenità d’animo. Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi. 
Qui permettetemi di tornare ancora una volta al 19 aprile 2005. La gravità della decisione è stata proprio anche nel fatto che da quel momento in poi ero impegnato sempre e per sempre dal Signore. Sempre – chi assume il ministero petrino non ha più alcuna privacy. Appartiene sempre e totalmente a tutti, a tutta la Chiesa. Alla sua vita viene, per così dire, totalmente tolta la dimensione privata. Ho potuto sperimentare, e lo sperimento precisamente ora, che uno riceve la vita proprio quando la dona. Prima ho detto che molte persone che amano il Signore amano anche il Successore di san Pietro e sono affezionate a lui; che il Papa ha veramente fratelli e sorelle, figli e figlie in tutto il mondo, e che si sente al sicuro nell'abbraccio della vostra comunione; perché non appartiene più a se stesso, appartiene a tutti e tutti appartengono a lui.
Il “sempre” è anche un “per sempre” - non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all'esercizio attivo del ministero, non revoca questo. Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro. San Benedetto, il cui nome porto da Papa, mi sarà di grande esempio in questo. Egli ci ha mostrato la via per una vita, che, attiva o passiva, appartiene totalmente all'opera di Dio.
Ringrazio tutti e ciascuno anche per il rispetto e la comprensione con cui avete accolto questa decisione così importante. Io continuerò ad accompagnare il cammino della Chiesa con la preghiera e la riflessione, con quella dedizione al Signore e alla sua Sposa che ho cercato di vivere fino ad ora ogni giorno e che vorrei vivere sempre. Vi chiedo di ricordarmi davanti a Dio, e soprattutto di pregare per i Cardinali, chiamati ad un compito così rilevante, e per il nuovo Successore dell’Apostolo Pietro: il Signore lo accompagni con la luce e la forza del suo Spirito. 
Invochiamo la materna intercessione della Vergine Maria Madre di Dio e della Chiesa perché accompagni ciascuno di noi e l’intera comunità ecclesiale; a Lei ci affidiamo, con profonda fiducia.
Cari amici! Dio guida la sua Chiesa, la sorregge sempre anche e soprattutto nei momenti difficili. Non perdiamo mai questa visione di fede, che è l’unica vera visione del cammino della Chiesa e del mondo. Nel nostro cuore, nel cuore di ciascuno di voi, ci sia sempre la gioiosa certezza che il Signore ci è accanto, non ci abbandona, ci è vicino e ci avvolge con il suo amore. Grazie! 
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martedì 26 febbraio 2013

2162 - Commento al Vangelo del 26/2/2013


+ Dal Vangelo secondo Matteo (23,1-12)
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».  

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Lo scorso anno ho commentato ampiamente questa Parola e ho spiegato i significati di alcune parole che obiettivamente suscitano qualche difficoltà interpretativa. L’unica cosa chiara è l’affermazione di non fare quello che viene detto di sbagliato da quanti vivono in modo sbagliato.
C’è da chiarire un aspetto che considero importante, riguarda l’avviso che dà Gesù: “Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono”. Chiaramente il Signore intende gli insegnamenti conformi alla sana dottrina della Chiesa e gli esempi santi, non si deve cadere nell'errore di praticare e osservare quanto è opposto al Vangelo e alla morale della Chiesa.
Oggi è diffusa ampiamente nella Chiesa la dottrina modernista e che appare buona ai cattolici poco spirituali, essi corrono dietro con grande entusiasmo dietro a quanti utilizzano il Nome di Gesù ma vivono ed insegnano l’opposto di quello che dice Gesù.
Dobbiamo attendere con serenità lo svelamento dei falsi maestri, si sta avvicinando il tempo in cui essi pubblicamente seguiranno l’inganno e non il Vangelo. Quando i cattolici conosceranno il vero volto di quanti in questi decenni nel mondo non hanno seguito Gesù ma l’inganno, dovranno affidarsi al Vangelo storico e al Catechismo per non perdere la loro Fede e non cadere nella trappola del modernismo.
“Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono”, lo hanno fatto milioni di credenti che seguivano Padre Pio e sono tutti diventati cristiani ammirevoli, perché il discepolo attento diventa sempre ciò che indica il maestro. Intendo quel maestro che è sempre corretto, coerente, equilibrato. Come dai figli riconosci l’educazione dei genitori, così dal comportamento dei discepoli riconosci la correttezza dei maestri.
Molti Sacerdoti maturi o anziani sono stati grandi maestri di spiritualità e hanno trasmesso ai loro discepoli insegnamenti eccellenti. Lo vediamo dai comportamenti di quei cristiani che partecipano alla Santa Messa con vero fervore e con una intensa preghiera interiore. Lo vediamo dagli esempi di vita rilasciati da quei cattolici che parlano con amore e sempre esprimono parole di verità. Sono cattolici formati o in cammino di formazione, la loro caratteristica è la solidità spirituale.
Essi non sono avventati, non manipolano il Vangelo, non hanno fantasie liturgiche, non cercano i loro interessi ma la volontà di Gesù.
Ecco cosa deve praticarsi ed osservare per piacere a Gesù, perché non bisogna rispondere solo alla propria coscienza, soprattutto occorre dare conto a Dio della vita che si conduce, bisogna confrontarsi con la sua Parola e fare una verifica periodica.
Non si tratta solamente di andare a Messa o di partecipare ad un incontro di preghiera o a un ritiro spirituale, dobbiamo capire se quanto facciamo è giusto davanti a Gesù e se Lui è contento!
Praticare ed osservare quanto viene consigliato deve sempre essere conforme al Vangelo del Signore, significa che tutto ciò che si oppone alla Parola di Dio, è un pericolo per la vita spirituale e causa instabilità, confusione, disorientamento. Molti cattolici vanno a Messa senza fervore e non pregano bene, nella loro vita ciò che emerge è l’instabilità, la confusione, il disorientamento spirituale. Amano andare dietro ciò che appaga i sensi e non seguono quanto procura pace interiore, gioia ed equilibrio.
Quando Gesù dice: «Non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra», si tratta di una precisazione sull'ipocrisia degli scribi del tempio, essi si consideravano grandi guide e padri di Israele per l’ostentata conoscenza della Bibbia. Per i Sacerdoti cattolici è diverso, questi partecipano al sacerdozio di Cristo e sono padri spirituali delle anime loro affidate, agiscono nel Nome di Gesù e dovrebbero anche imitare Gesù.
In caso contrario, essi “legano fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito”È facilissimo insegnare tantissime cose, ma il vero insegnamento è la pratica, e le parole sono autentiche quando sono addirittura anticipate dal buon esempio. Vale molto più un buon esempio che mille parole, nell'esempio i credenti vedono ed ammirano.
Avviene anche nelle famiglie, i genitori danno buoni insegnamenti ma prima devono essere loro a praticare quanto dicono di buono. Se poi non dicono nulla e lasciano i figli agire senza la loro vicinanza, viene meno il loro ruolo educativo. È assai diffusa la mentalità di dare libertà ai figli giovani, di fare compiere le loro scelte sbagliate anche se non hanno esperienza di vita, evitando di dare quei santi consigli che indirizzano verso il bene la loro vita.
Quando un genitore consiglia ai figli ciò che è buono e lecito, ha dato ad essi gli strumenti per fare bene. Potranno sbagliare e fa parte della vita, ma sanno anche come rialzarsi.
Il Cristianesimo è l’unica vera Religione, lo verifichiamo anche da questo insegnamento di Gesù: “Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato”. Dove non c’è Gesù invece trionfa un grande amor proprio, una esagerata considerazione di sé, la ricerca di accentrare su di sé l’attenzione e di vivere da protagonista.
Il vero mite protagonista è chi scopre Gesù e Lo accoglie nel suo cuore per conoscere il senso della vita, per trovare la pace e la gioia.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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2161 - Rinnovatevi

Efesini 4,23-24
e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santita' vera.

Romani 12,2
Non conformatevi alla mentalita' di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volonta' di Dio, cio' che e' buono, a lui gradito e perfetto.

Filippesi 2,14-15
Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche, perché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo

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2160 - Santa Paola di S. Giuseppe Calasanzio


Vergine, fondatrice della Congregazione Figlie di Maria Religiose delle Scuole Pie
La vita di Paola, al secolo Paula Montal Fornés, di San Giuseppe Calasanzio, feconda e profetica, quasi centenaria, si svolse in un contesto storico ampio (1799-1889), un periodo di crisi dell'agitato XIX secolo spagnolo, che si dibatteva tra i postulati dell'Antico Regime e le nuove correnti liberali, con ripercussioni socio-politiche, culturali e religiose assai note.  
Quattro furono le città specialmente rappresentative nella sua vita, ben radicata nella sua terra e nel suo ambiente storico:  
Ad Arenys de Mar (Barcellona), visse la sua infanzia e la sua gioventù (1799-1829). Città della costa, aperta sul mare, cosmopolita ed industriale, lì nacque alla vita, l'11 ottobre del 1799, e nel pomeriggio di quello stesso giorno alla vita della grazia. Si formò in un ambiente familiare cristiano e molto semplice. Partecipò alla vita spirituale della parrocchia. Si distinse per il suo amore verso la Vergine Maria. Da quando aveva 10 anni conobbe la durezza del lavoro per aiutare sua madre, vedova con cinque figli dei quali era la maggiore. In questo periodo, per esperienza propria, constatò che le bambine, le giovani, le donne avevano scarse possibilità di accesso all'educazione, alla cultura... e si sentì chiamata da Dio a svolgere questo compito.  
Figueras (Gerona), fu la sua meta. Città di frontiera con la Francia e bastione militare con il suo famoso castello di armi. Accompagnata dalla sua fedelissima amica Inés Busquets, nel 1829, si trasferì nella capitale dell'Ampurdán per aprire la prima scuola femminile, con vasti programmi educativi che superavano abbondantemente il sistema pedagogico per bambini. Si trattava di una scuola nuova. A Figueras, iniziò, quindi, in modo esclusivo, il suo apostolato educativo con le bambine. Lì nacque un carisma nuovo nella Chiesa, un'Opera Apostolica orientata verso l'educazione integrale umana e cristiana delle bambine e delle giovani, verso l'educazione della donna, per salvare le famiglie e trasformare la società. Le sue seguaci si distingueranno perché fanno professione di un quarto voto di insegnamento.  
Sabadell (Barcellona), fu la città dove avvenne il trapianto della sua opera educativa nelle Scuole Pie. Sappiamo che almeno a partire dal 1837, si sentì del tutto identificata con il carisma di San Giuseppe Calasanzio e volle vivere la spiritualità e le regole calasanziane. Spinta da questo fine, dopo la fondazione della seconda scuola nella sua città natale (Arenys de Mar, 1842) dove entrò in contatto diretto con i Padri Scolopi di Mataró, aprì una terza scuola a Sabadell nel 1846. E fu provvidenziale la presenza dei Padri Scolopi, Jacinto Felíu ed Agustín Casanovas, nel collegio di Sabadell. Con il loro orientamento ed il loro aiuto, in breve tempo, riuscì ad ottenere la struttura canonica scolopica della sua nascente Congregazione.
Il 2 febbraio del 1847, fece professione di Figlia di Maria Scolopia, insieme alle sue prime tre compagne, Inés Busquets, Felicia Clavell e Francisca de Domingo. Nel Capitolo generale, svoltosi a Sabadell, il 14 marzo del 1847, non fu eletta né superiora generale, né assistente generale. 
Nel periodo 1829-1859, svolse un'intensa attività, e fondò personalmente 7 scuole: Figueras (1829), Arenys de Mar (1842), Sabadell (1846), Igualada (1849), Vendrell (1850), Masnou (1852) e Olesa de Montserrat (1859). Ispirò ed aiutò la fondazione di altre 4: Gerona (1853), Blanes (1854), Barcelona (1857) e Sóller (1857). Inoltre fu formatrice delle prime 130 Scolopie della Congregazione, che attraversava un periodo di grande attività di vita e di profetismo.
Olesa de Montserrat (Barcellona), 1859: la sua ultima fondazione personale. Un piccolo e povero paese, ai piedi del Monastero della Vergine di Montserrat, per la quale sentì sempre una grande devozione. Fu la sua fondazione prediletta, in cui rimase fino alla morte (15 dicembre 1859-26 febbraio 1889).
Furono 30 anni di grazia per le bambine e per le giovani olesane, che godettero della sua testimonianza cristiana e del suo magistero fecondo; per la città di Olesa di Montserrat, arricchita dall'esempio della sua vita totalmente dedicata e santa: "Le volevano bene tutti e la veneravano...."; e per la Congregazione Scolopica: un sì totale a Dio; la pedagogia scolopica in azione ed il vissuto delle virtù che devono caratterizzare l'educatrice scolopica; ed il tramonto di una via in Dio. 
Il tracciato della fisionomia spirituale di Madre Paula Montal comprende due sfaccettature: la sua partecipazione alla spiritualità calasanziana ed il suo particolare carisma educativo, orientato verso la formazione umana e cristiana integrale della donna.  
Alla sua morte, la Congregazione delle Figlie di Maria Religiose delle Scuole Pie, da lei fondata, era formata da 346 Scolopie che vivevano il carisma educativo scolopico, ereditato dalla loro Fondatrice, in 19 collegi, siti in tutta la geografia spagnola. 
Il processo canonico per la sua Beatificazione iniziò a Barcellona, il 3 maggio del 1957. Papa Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) la beatificò a Roma il 18 aprile del 1993.
Il miracolo per la sua Canonizzazione, compiuto nel settembre del 1993, a Blanquizal, un quartiere molto emarginato e violento di Medellín (Colombia), a favore della bambina di 8 anni Natalia García Mora, fu approvato da Papa Giovanni Paolo II il 1° luglio del 2000.
Paola di S. Giuseppe Calasanzio è stata canonizzata dal Beato Giovanni Paolo II il 25 novembre 2001 insieme ai beati  Giuseppe Marello,  Léonie Françoise de Sales Aviat e Maria Crescentia Höss.
Alla nostra società, lacerata da molte tensioni, e dove il tema dell'educazione integrale per tutti, la promozione della donna, la famiglia, la gioventù, sono temi spinosi ed attuali, spesso irrisolti, la Santa dirige il messaggio della sua vita e della sua opera educativa, messaggio d'amore e di servizio. Il suo carisma nel XIX secolo, è stato annuncio di amore e speranza, specialmente per la donna, che scopre in lei la madre e la maestra della gioventù femminile. Ed oggi continua ad essere urgente e piena di attualità, come lo fu allora.
L'opera educativa di Madre Paula Montal Fornés di San Giuseppe Calasanzio, continua oggi nella Chiesa, in particolare attraverso oltre 800 Religiose Scolopie, distribuite in 112 comunità, che educano circa 30.000 alunni in 19 nazioni dei quattro continenti, per la promozione della donna, in modo che "la civiltà dell'amore" diventi una realtà.
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lunedì 25 febbraio 2013

2159 - Messaggio di Medjugorje a Marja del 25/2/2013

Cari figli! 
Anche oggi vi invito alla preghiera.
Il peccato vi attira verso le cose terrene ma io sono venuta per guidarvi verso la santità e verso le cose di Dio ma voi lottate e sprecate le vostre energie nella lotta tra il bene e il male che sono dentro di voi. 
Perciò figlioli, pregate, pregate, pregate affinché la preghiera diventi gioia per voi e la vostra vita diventerà un semplice cammino verso Dio. 
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
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2158 - Commento al Vangelo del 25/2/2013


+ Dal Vangelo secondo Luca (6,36-38)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Gesù ci dice che ognuno di noi è responsabile della sua vita e del suo futuro. Questo è indubitabile, ed è sbagliato smettere di pregare o arrabbiarsi contro il Signore quando qualcosa non và bene o sorgono sofferenze personali o familiari. Questo è il sintomo di una mancata maturità umana e spirituale, la prova di una Fede che non c’è ma che si presume di avere. Ognuno di noi raccoglie quanto semina, almeno riguardo il nostro rapporto con Dio, mentre è un altro discorso quando le sofferenze sono causate da persone che non ci amano.
Sempre però Gesù ci invita ad essere misericordiosi con tutti, quindi comprensivi, benevoli, pazienti. È un atteggiamento energico, volontario, non è paura, vigliaccheria o la rinuncia alla difesa. Chi usa volontariamente la pazienza e non perché costretto dalle circostanze, è forte d’animo.
Ognuno di noi è il giudice di se stesso, decide con le sue opere quale comunione deve avere con Gesù e i doni che deve ricevere, che sono sempre proporzionati a quello che si compie di buono verso i fratelli e le sorelle. “Con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio”, significa che riceveremo tanta misericordia da Dio per quanta ne avremo donata al prossimo.
Cerchiamo di capire il significato di misericordia e perché i cristiani sono chiamati ad essere misericordiosi.Misericordia è un sentimento generato dalla compassione per la miseria altrui, miseria morale o spirituale, intesa come mancanza di qualcosa. Chi non ama è mancante di amore e di verità con ogni probabilità, comunque le mancanze spirituali possono essere molte altre. Dinanzi a queste mancanze, il comportamento del cristiano deve essere improntato sull'amore, sulla compassione e comprensione delle debolezze degli altri.
Non esiste nel Cristianesimo “l’occhio per occhio” ma questo comando di Gesù: “Amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).
La misericordia è un sentimento di compassione e pietà per l’infelicità e la sventura degli altri che induce a soccorrere, a perdonare, a non infierire. La misericordia può dimorare solamente nel cuore di chi ha incontrato veramente Gesù, non è naturale questa disposizione, non si deve confondere con qualche buona azione compiuta da un non credente, mosso probabilmente da qualcosa che all’esterno non appare e che nessuno però può giudicare perché l’intenzione la conosce solo Dio.
La misericordia è una virtù morale tenuta in grande considerazione dall’etica cristiana e si concreta in opere di pietà o di carità, generosità, perdono. Non può esistere un cristiano senza un cuore buono o almeno comprensivo, mosso a pietà degli altri che non comprendono o non riescono a praticare le virtù cristiane. Il cristiano è uno che usa misericordia, che agisce con animo buono e almeno si sforza di non commettere determinati peccati.
Gesù oggi elenca alcuni comportamenti che un cristiano deve valutare attentamente se vuole osservare il Vangelo. Per essere misericordiosi non si deve giudicare, non si condanna in modo prevenuto, ma bisogna perdonare e donare comprensione e bontà. Gesù è buono e benigno con tutti, Lui non ha nemici, sono i cattivi a odiarlo. Quindi, chi ha l’abitudine di giudicare e di condannare non agisce con bontà e mostra a chi lo ascolta di non seguire Gesù.
I giudizi che si fanno sulle azioni e sulle intenzioni altrui sono sempre sbagliati e mostrano una mancanza di generosità verso il prossimo.
La Madonna a Medjugorje molte volte ha detto di non giudicare, ma è un discorso diverso quando si considera l’avversità contro Gesù con la propagazione di eresie e di insegnamenti modernisti per distruggere la sana dottrina della Chiesa. Occorre formare una distinzione tra il giudizio immotivato dalla difesa della nostra Fede, evidenziando tutte quelle dottrine false diffuse per demolire il Vangelo e la Chiesa. Leggiamo cosa disse nel lontano 1981 Papa Giovanni Paolo II sulla crisi all’interno della Chiesa:
«Bisogna ammettere realisticamente e con profonda e sofferta sensibilità che i cristiani, oggi, in gran parte, si sentono smarriti, confusi, perplessi e perfino delusi; si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la Verità rivelata e da sempre insegnata; si sono propalate vere e proprie eresie, in campo dogmatico e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni; si è manomessa la Liturgia; immersi nel “relativismo” intellettuale e morale, e perciò nel permissivismo, i cristiani sono tentati dall’ateismo, dall’agnosticismo, dall’illuminismo vagamente moralistico, da un cristianesimo sociologico, senza dogmi definiti e senza morale oggettiva» (Osservatore Romano, 7 febbraio 1981).
Anche se il Papa allora non indicava i nomi, però evidenziava che quanti diffondevano le eresie non agivano per il bene della Chiesa. È un altro discorso quando si giudica o peggio ancora si condanna in modo definitivo qualcuno, solo osservando le sue azioni o presumendo di conoscere le sue intenzioni.
Chi giudica gli altri senza carità attrae su di sé inconsciamente il giudizio degli altri, e Dio permette che subisca il contraccambio di quello che fa.
Chi condanna e non perdona soccombe alla stessa legge e in pratica danneggia se stesso.
Quando si è ciechi su questi precetti di carità e non si osservano, ognuno rovina se stesso e la sua famiglia, un Sacerdote rovina tutti i parrocchiani. Dando cattivi esempi si formano persone senza carità. Non c’è una scusa valida per giudicare senza motivo o per condannare con sentenza definitiva, non si può essere severi con il prossimo per migliorarlo calpestando però la carità. Non si può osservare la pagliuzza nell'occhio altrui e fare finta della trave nel proprio occhio.
Un cristiano non deve trasgredire la legge della carità, egli propugna il bene vero e lo dimostra con la misericordia che usa.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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sabato 23 febbraio 2013

2157 - Commento al Vangelo del 23/2/2013


+ Dal Vangelo secondo Matteo (5,43-48)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Prima di parlare della perfezione, Gesù indica un aspetto determinante della vita spirituale, spiega l’assoluta necessità di perdonare i nemici. Al perdono si arriva con l’amore, purificando il ricordo doloroso del male subito. È quasi impossibile la rimarginazione di ferite molto profonde, solo con l’Amore di Gesù si possono guarire, Lui può spiritualizzare il cattivo ricordo in un ricordo superato.
La via per avanzare nel cammino spirituale e salire il monte della trasfigurazione passa attraverso il perdono.
Il perdono un cristiano deve donarlo sempre e a tutti, è incondizionato, ma la legge deve essere osservata e se qualcuno la infrange causandovi danni fisici o materiali, è ovviamente indispensabile chiedere l’intervento per ottenere i vostri diritti. Anche in queste circostanze si dovrà perdonare nel cuore ogni persona cattiva o diffamatrice. Ma chi diffama è già cattiva di suo.
In Gesù vediamo realizzare in modo completo come deve vivere una persona.
Egli era l’Amore e il Perdono del Padre, eppure si infiammò contro i suoi nemici e rivolse alla loro presenza tutta la verità di ciò che essi erano veramente. È un attacco durissimo di Gesù contro quanti non osservavano i Comandamenti e ostentavano una santità di vita inesistente. È una risposta chiara e precisa che Egli dona ai suoi nemici poco prima dell’inizio della sua Passione, non volle far mancare agli ebrei malvagi la sua risposta alle innumerevoli diffamazioni che avevano diffuso sulla sua Persona.
È opportuno rileggere quanto disse Gesù di travolgente contro i suoi nemici:
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi.
Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l'oro del tempio si è obbligati.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell'anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle.
Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del piatto mentre all'interno sono pieni di rapina e d'intemperanza.
Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere, perché anche l'esterno diventi netto!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume.
Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti.
Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna?
Perciò ecco, io vi mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra.
Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta!» (Mt 23,13-16.23-29.33-35.37-38).
Molti non comprendono la distinzione tra il giudizio malizioso e la valutazione di qualcosa di evidente. Nel giudizio c’è la componente che vuole arrecare un danno alla dignità di una persona, la valutazione spesso deve farsi per chiarire o dare giusti pareri necessari e non c’è malafede. Le parole di Gesù non sono giudizi avventati, ha espresso una valutazione obiettiva riguardo l’operato degli ebrei ipocriti. Di coloro che si consideravano perfetti.
Gesù dice parole forti ma non giudica perché sono parole veritiere ed opportune da dire per smascherare la falsità dei suoi accusatori. Inoltre, riguardava la Fede e la sua venuta nel mondo per predicare il nuovo annuncio di salvezza.
Gesù ha rivelato la verità sulla condizione spirituale dei suoi nemici e ha fatto conoscere la loro vera identità.
Molti cattolici hanno serie difficoltà a comprendere che il giudizio temerario o il giudizio immotivato, riferito senza alcuna giusta motivazione è peccato, ma la verità quando è indispensabile rivelarla non si può sopprimere, sarebbe debolezza.
I veri seguaci di Gesù devono parlare senza paura e svelare ciò che è importante per la Chiesa Santa e la salvezza delle anime, non si può tacere per un tornaconto personale e per non avere problemi, ignorando la pressione dello Spirito Santo. Questa fedeltà fa tremare i diavoli, lo sperimentano tutti i cattolici che vivono con impegno il Vangelo.
Molti che vengono a trovarmi mi dicono che quando sono in mia presenza si sentono meglio, trovano la pace e un senso di serenità. Eppure sono solo una miseria, sono un povero verme, cosa posso fare di buono senza Gesù?
Perché trovano pace e serenità? I diavoli hanno terrore della mia fedeltà a Gesù. Questo   succede quando si sta alla presenza di quei Sacerdoti e dei laici che sono fedeli al Signore. I diavoli avvertono una forte presenza di Gesù nelle persone che vivono con serietà e rinnegamento il Vangelo e si allontanano immediatamente.
Rimanere intimi con Gesù è sempre una gioia, ma questo però fa scatenare i diavoli, essi cercano i mezzi più perfidi per distruggere la dignità dei sacerdoti. Proprio come facevano contro Gesù, Lui fu accusato falsamente di tutto.
È inevitabile che satana scateni i suoi uomini contro i veri apostoli di Gesù, lo fecero soprattutto contro il Signore e continueranno a compierlo fino a quando Dio lo permetterà. Con il paganesimo stabilizzato nel mondo ed anche nel Cristianesimo, a satana riesce ancora più facile manipolare tutte quelle persone deboli e malvagie per scagliarle senza alcuna ragione valida, contro la Chiesa Santa e contro i Sacerdoti che seguono Gesù e il suo Vangelo.
Non voglio dilungarmi nel descrivere quanto ho subito da persone che avevano solamente l’aspetto umano, poi erano veri demoni incarnati, come disse lo stesso Gesù a Maria Valtorta riguardo certe persone che intorno al 1950 commettevano sacrilegi. L’unica mia colpa è stata sempre la fedeltà al Vangelo di Gesù e al Magistero della Chiesa. Questa fedeltà dei Sacerdoti a Dio, i diavoli la odiano con tutte le loro forze e triplicano gli sforzi per distruggere quantomeno la dignità con le diffamazioni più varie.
Non ho mai dato alcun motivo per ricevere attacchi da cattolici frustrati o altri che hanno perduto la Fede, il motivo è sempre stato l’enorme apostolato che ho compiuto in tutti questi anni, quindi, l’assoluta fedeltà a Gesù. Dinanzi alle diffamazioni che i modernisti diffondono contro me, inventando meschinità che li contraddistinguono, finora ho accettato con pazienza, intervenendo in qualche caso per chiarire dove si evidenziava una mancata conoscenza.
Come fece Gesù, quando decise di rispondere ai farisei e agli scribi, non si limitò a difendersi ma volle giustizia, Lui che era la Giustizia. La ottenne alla presenza dei suoi discepoli e del popolo che Lo ascoltava. Riguardo la giustizia che deve trionfare nei Sacerdoti colpiti da persone che vivono come demoni incarnati, oltre l’intervento sicuro del Signore, è opportuno quando si presentano situazioni molto gravi e che sono causa di confusione oltre che di delegittimazione, fare intervenire chi di competenza per l’affermazione della verità.
Non si tratta di causare del male a qualcuno, ma di far emergere la verità dinanzi a persone che sono dominate dai diavoli.
La privazione di credibilità è uno dei più micidiali attacchi di satana nei confronti di quanti bloccano la sua irruente opera di corruzione nel mondo e soprattutto nella Chiesa. Anche se i diavoli hanno paura di lottare direttamente contro quelle anime che vivono nel Cuore di Gesù, trovano negli uomini corrotti i loro migliori alleati e li conducono dove vogliono, per distruggere la dignità e il buon nome degli amici di Gesù.
Ognuno di voi nella vita ha incontrato qualche diffamatore, in molti casi si sorvola e sempre si perdona, sono quelle accuse stupide ma diffamatorie e causano fastidio a molti. È diverso se la diffamazione è maliziosa e colpisce il matrimonio o la dignità dei figli o l’onestà del lavoro. Se circola la diffamazione su una persona onesta, marito o moglie, perde la buona reputazione e il danno è inestimabile.
Quella persona perde la credibilità per la perfida malizia dei demoni incarnati.
Si deve lasciare circolare un’accusa del genere? Se non si conosce la fonte si prega in silenzio, se arrivano le prove allora si interviene nelle sedi competenti per ripristinare la verità e salvare il matrimonio o il decoro di una famiglia, di una donna.
Un Sacerdote si può giudicare negativamente dai modernisti per la sua fedeltà al Vangelo e non c’è alcun problema, è diverso quando proprio per la sua fedeltà, persone cattive ed intime con satana seminano diffamazioni di cose inesistenti per fermare il suo apostolato non gradito ad esse. Se in passato questa era una consuetudine per delegittimare i buoni Sacerdoti e fare allontanare i credenti da essi, da poco è iniziato un nuovo attacco per distruggere il loro buon nome e fermarli nella predicazione dell’Eucaristia e dell’Immacolata.
Quando poi i diffamatori sono chiamati a risponderne nelle sedi competenti, come potranno dimostrare le false accuse? Se non sono intervenuto insieme ai miei collaboratori, è stata la presenza della Fede, oggi però si è entrati in una nuova fase nella Chiesa, perché molti modernisti ringalluzziti stanno uscendo allo scoperto e presi dall’eccitazione potrebbero non controllare le diffamazioni, frutto di accuse false e di una mente malata. Lanciano le accuse inventate, quindi le diffamazioni, per confondere i fedeli che sono vicini ai Sacerdoti che seguono Gesù e il Vangelo storico.
È arrivato il tempo di invitare a risponderne nelle sedi competenti quanti diffamano gravemente per malizia, perché sono modernisti, perché vogliono una Chiesa umanizzata. Questo è il tempo in cui i diavoli verranno allo scoperto e cercheranno di infangare i veri seguaci di Gesù per allontanare i credenti da loro. Quindi, si dovrà intervenire per amore della verità, per la dignità e il decoro sacerdotale, il bene delle anime.
Amiamo sempre i nostri nemici, preghiamo per loro e la salvezza delle loro anime, ma se essi diffamano perché posseduti dai diavoli e sono diventati demoni incarnati? Se hanno come obiettivo malvagio di allontanare i cristiani dai buoni Sacerdoti, bisogna permetterlo ancora? Quando una persona vive in modo dissoluto, i diavoli sono padroni di farne quello che vogliono. Li spinge a distruggere la buona reputazione di chi aiuta le anime a trovare Gesù e la salvezza eterna.
Mi limito a raccontarvi un episodio, è quello meno doloro per me. Nel 1996 quando iniziai a stampare i miei libri grazie ai benefattori che pagavano le spese tipografiche, mi incontrò un uomo che già stampava libri su Medjugorje e si rese disponibile a stamparli e a diffonderli, io chiedevo di non mettere il costo elevato ma di diffonderli ad offerta libera o a un costo minimo.
Accettò, ma una mattina mi recai allo studio di grafica vicino Assisi dove vivevo per controllare l’impaginazione e mi accorsi che quell’uomo aveva fatto togliere il mio nome dai tre libri, sostituendolo con il nome di un altro autore inventato, inoltre aveva inserito il prezzo e il codice a barra per venderlo nei negozi.
Erano i primi tre libri, molto importanti per il loro contenuto, se non avessi fatto quella scoperta, la diffusione si sarebbe bloccata subito, perché lui a mia insaputa aveva inserito un costo elevato e non avrei potuto più disporre dei miei testi spirituali che volevo diffondere ad offerta libera per aiutare tutti a conoscere Gesù e la Madonna, per pregare bene e salvare le anime.
Un mio collaboratore raggiunse quell’uomo e con un agire spavaldo voleva stamparli per guadagnarci, truffando e derubando il vero autore, cioè me. Oltre ad una inganno morale c’era anche il reato di appropriazione indebita, che è una specificazione del reato di furto, come lo considera il Codice Penale art. 646.
Quell’uomo che stampava libri su Medjugorje fece la promessa di non proseguire la stampa dei tre libri, perché fu fermato veramente dalla Madonna. Ma da quel momento in poi non fa altro che diffamarmi e delegittimare i miei libri. Invece di preoccuparsi e diffondere i suoi libri, ha un odio viscerale verso ogni mia pubblicazione. È un caso di esorcismo, la prova arriva anche dalla sua vita immorale. Sia in Italia che a Medjugorje.
Quando nel 2003 scrissi “Perché la Madonna appare a Medjugorje?”, con i miei collaboratori ne portammo diverse migliaia proprio a Medjugorje da un amico che è nato lì, lui si sarebbe impegnato di portarli periodicamente nelle pensioni per diffonderli gratuitamente. Volevo far conoscere la Madonna e spiegare ai pellegrini le apparizioni di Medjugorje, senza pensare al denaro, a me non interessava e non importa nulla del denaro. Però se mi arrivano le offerte potrò continuare a stampare i libri che aiutano Sacerdoti e credenti.
Questo libro su Medjugorje è ricercato perché spiega con semplicità la necessità e l’importanza delle prolungate apparizioni, ha fatto conoscere bene l’apparizione, ma quell’uomo come indemoniato girava per le pensioni di Medjugorje per dire di non leggere il mio libro ed infangava la mia persona. Ripeto che è un caso satanico, è una persecuzione illogica, non c’è una spiegazione valida, il suo odio scaturisce sicuramente dal mancato guadagno dei miei tre libri quando me li stava rubando. Ero io quello danneggiato e non lui!
Dal 1996 questo uomo vive così, senza pace e con un odio verso i miei libri davvero profondo. Poi in seguito abbiamo saputo che nonostante i libri che stampava su Medjugorje non andava a Messa la domenica, assolutamente non recitava il Santo Rosario, metteva le mani sulla testa delle persone che riuniva come un santone, faceva la corte alle donne sposate e non che accompagnava in pellegrinaggio a Medjugorje…
Se voi vedete questo uomo dopo avere conosciuta anche questa assurda storia di continue diffamazioni contro me, rimanete sorpresi e sicuramente ricorderete le parole di Gesù rivolte ai corrotti: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume.
Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità”.
Io continuo a perdonare questo uomo, ma diversi miei collaboratori avvocati mi ripetono che il comportamento dell’uomo penalizza le nostre pubblicazioni importanti per la difesa del Vangelo e della nostra Fede, oltre il grave reato di delegittimare la mia persona, distruggendo di conseguenza la mia dignità e il mio decoro sacerdotale.
Se in tutti questi anni non è stato fermato per la misericordia e l’amore che ho usato, da oggi in poi bisogna intervenire perché non è onesto, non è corretto diffondere immotivatamente e continuamente false accuse. Vi terrò al corrente di quanto si svilupperà, perché voi dovete essere sicuri di fidarvi di una persona integerrima e intellettualmente irreprensibile.
Se non diffondessi libri e altra stampa importante per la Chiesa e le anime ignorerei le azioni corrotte di quell’uomo, ma per salvaguardare il mio apostolato e la mia vita sacerdotale i miei collaboratori interverranno.
La persecuzione e la diffamazione di questo uomo è piccola cosa considerando quanto hanno compiuto altri personaggi contro me, senza alcun motivo ragionevole, l’unico motivo che li infiamma di odio verso me è la mia assoluta fedeltà a Gesù.
I diavoli lavorano dall'interno queste persone con tale insistenza da renderle indemoniate nei miei confronti, distruggermi diventa l’unico motivo interessante della loro vita. Quello che ho scritto nel libro “La corruzione nella Chiesa” è solamente una parte di quanto ho patito e continuo a soffrire. Per questo vi chiedo di pregare continuamente per me!
Questa newsletter potete inviarla a tutti i vostri conoscenti, lasciarla sui vostri blog e siti. Inviatela a chi semina zizzanie, è iniziato il tempo della verità. Dovete difendere la verità, difendermi perchè prego ogni giorno per voi e scrivo per la vostra santificazione.
Continuo a perdonare con amore quanti si sono lasciati dominare dai diavoli contro me, non ho mai avuto nel cuore un piccolo moto di rivalsa, ma devono ancora continuare oppure bisogna fare come Gesù?
I miei collaboratori prenderanno in considerazione quelle diffamazioni che non sono semplici giudizi, quelle parole che escono direttamente dal cuore di satana ed arrivano alle persone buone che mi conoscono o vogliono conoscermi per camminare nella Verità del Vangelo storico.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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Medaglia di San Benedetto