Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come una ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************

Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

mi trovate anche su questo blog
---------------------------------------------------------------



venerdì 31 agosto 2012

1775 - Commento al Vangelo del 31/8/2012


+ Dal Vangelo secondo Matteo  (25,1-13)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Per suscitare attenzione verso ciò che conta poco o nulla è necessario suscitare interesse, la modalità da scegliere praticamente è facilissima, c’è una vasta gamma di modi, basta cadere nella volgarità e cafoneria. In questi giorni è stato presentato a Venezia un film che ha per protagonista una fervente cattolica che finisce per fare sesso col Crocifisso. Lo utilizza per provare piacere sessuale. Una bestemmia e una volgarità senza limiti.
Il regista non aveva e non ha altri modi per emergere se non suscitando lo scandalo, cercando i facili applausi di miliardi di atei e anticlericali che bestemmiano Dio ogni giorno con la loro vita dissoluta e iniqua. Si chiama Ulrich Seidl il regista di questo film, sconosciuto e laicista come il peggiore comunista che cerca di abbattere il Cristianesimo.
Pensavamo che ne esistesse solo uno di regista italiano che odia Gesù e la Chiesa Cattolica, utilizzando i soldi dello Stato per i suoi insignificanti filmetti che vedono quattro gatti e vomitando tutto il marcio che ha dentro. Invece ci accorgiamo che esiste un altro regista che ha fatto il patto con il diavolo per qualche anno di notorietà. È facilissimo fare scandalo con quelle immagini così sacrileghe e volgari, il paradosso è che si è conquistata la critica della Laguna, cioè, i giornalisti che ne scriveranno molto bene.
In questo nome del regista Ulrich Seidl c’è il vuoto interiore, il nulla che vuole trasferire ai suoi personaggi e accanto alla donna cattolica ha messo un musulmano egiziano paralitico. Nel film fa credere alla moglie cattolica che Dio si è accanito su di lei dandole la croce del marito musulmano e paralizzato. Se questo regista avesse avuto un pizzico di onestà intellettuale avrebbe dovuto evitare questo scandalo oppure mostrare il marito musulmano mentre bestemmia Maometto.
Solo in questo caso sarebbe stato credibile nella sua ricerca, ma sempre empio e sacrilego. Invece odia il Cristianesimo.
Lui presenta una storia assolutamente non credibile di una devota cattolica che sposa un musulmano pur sapendo che si scatenerà contro lei e il suo Gesù. Infatti, quale donna veramente credente e cattolica convinta, sposerebbe un nemico di Gesù e un uomo che le impedirà di pregarlo?
Intanto la stampa comunista, laicista, massonica, applaude un film che forse sarà l’ultima opera del regista. Per suscitare interesse verso un suo film, cosa inventerà la prossima volta?
Dopo avere trattato di un’opera scandalosa e che si ritorcerà sicuramente contro lo stesso regista, noto senza alcuna sorpresa sui siti dei quotidiani online, che nessun Prelato si è lamentato di questo film blasfemo e sacrilego come peggio non poteva essere. Perché questo silenzio? Non sarebbe stato opportuno fare sentire la voce anche per rassicurare i cattolici che la gerarchia è pronta a dare anche la vita pur di difendere il Santissimo Nome di Gesù?
Nei giorni scorsi abbiamo sentito da un cardinale al telegiornale parole sullo Stato e sui politici che devono cambiare stile. E la difesa della Chiesa? Un cardinale è tale perché deve essere pronto e il primo a dare la vita in Nome di Gesù, qui invece si rimane in silenzio. Allora chi deve difendere Gesù e la Chiesa?
Oggi è venuto a mancare il cardinale Martini, teologo e scrittore, è stato considerato l’uomo del dialogo, nel senso che voleva dialogare con tutte le Religioni anche a costo di rinnegare la sana tradizione cattolica. Non lo sto offendendo, ci mancherebbe, sto scrivendo quello che hanno sempre affermato i cattolici seguaci del Papa e della Chiesa. Il cardinale Martini con i suoi libri ha rallegrato gli atei e i credenti modernisti o protestanti, non ha mai avuto una spiritualità autentica e fedele al Vangelo.
Sapete chi ha parlato bene oggi di Martini? Il comunista e omosessuale dichiarato Vendola. Libero di farlo, ma perché ne parla bene? Parlerebbe bene anche della morale sessuale della Chiesa?
Ieri sera quando si è diffusa la notizia della gravità della malattia, si è pregato per Martini, però a quanto dice il medico curante ha rifiutato il sondino per evitare l’accanimento terapeutico, che è tale se il malato è terminale e non vivrà più di un mese, mentre se si prevede uno svolgimento lungo della malattia, non è accanimento terapeutico, è rifiuto della vita, rifiuto della sofferenza perché non si è compreso mai il vero significato e il valore di essa. Il medico curante ha detto che poteva vivere anche un anno.
Chiaramente la stampa laicista e comunista celebrerà il cardinale Martini come l’uomo che ha portato la Chiesa nella modernità, ignorando che la dottrina del cardinale Martini si discostava di molto dalla sana dottrina del Magistero della Chiesa, ma a loro questo non importa assolutamente, erano contenti perché in lui avevano trovato l’alleato e la giustificazione alla loro aconfessionalità.
Oggi il Vangelo ci parla delle vergini che si fecero trovare pronte quando arrivò lo sposo, me lo auguro di cuore  che sia avvenuto anche per il cardinale Martini, spero che sia nella gloria di dio, anche se i suoi scritti hanno demolito la Fede di migliaia di credenti e allontanato altre migliaia di atei dal vero Dio e dal Vangelo storico come lo ha trasmesso da duemila annila Chiesa.
Devo manifestare a tutti voi, cari figli, che mi ha addolorato molto il rifiuto del cardinale Martini del sondino e dell’accettazione della sofferenza come fece invece l’eroico Papa Giovanni Paolo II che proprio Martini contrastava con avversità poco edificanti e separanti.
Il Papa Beato morto nella Festa della Divina Misericordia accettò sofferenze terribili e non si lamentò mai, accettò la tracheotomia che consiste nell’incisione chirurgica della trachea, per aprire una via respiratoria alternativa a quella naturale.
La terribile malattia fu vissuta con eroicità ammirevole, non scelse la morte prematura e non rifiutò le cure, rimase abbandonato alla volontà di Dio ed appeso alla croce perché con le sue sofferenze Dio aiutava la Chiesa e salvava le anime. Ha fatto una morte da Santo, anche la sua vita è stata fedele al Vangelo.
Ricordiamo gli ultimi due mesi di vita del Papa. Il 24 febbraio 2005 Papa Giovanni Paolo II iniziò ad avere problemi di respirazione accompagnati da febbre e fu d’urgenza ricoverato nuovamente al Gemelli. Il 1º aprile 2005, le sue condizioni peggiorarono drasticamente ed insorsero insufficienza cardiaca e renale. Al Papa venne sistemato un sondino naso-gastrico per aiutarlo a incrementare l’apporto nutritivo dopo la febbre. Il Papa ha avuto anche un attacco di cuore, ma rimaneva cosciente, la malattia arrivò al culmine fino a spegnersi lentamente.
Papa Giovanni Paolo II si fece trovare pronto quando arrivò lo Sposo Divino, con la candela accesa perché aveva conservato l’olio.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
-----------------

1774 - San Raimondo Nonnato, Religioso dell'Ordine dei Mercedari


Raimondo, detto Nonnato (cioè “non nato”, per il fatto di non essere stato partorito, ma estratto dal corpo dalla madre che era appena morta), nasce a Portell (Spagna) nel 1200 ma non si sa molto della sua vita.
Nella sua Catalogna libera dalla dominazione araba, Raimondo vive i tempi della Reconquista, cioè della riscossa guidata dalla coalizione dei re di Navarra, di Aragona e di Castiglia, che lascerà infine sotto controllo arabo soltanto il modesto regno meridionale di Granada.
Lui, però, non combatte in queste guerre. Verso il 1224 si arruola in un esercito tutto speciale: l'Ordine religioso della Mercede (detto anche dei Mercedari), fondato nel 1218 dal suo amico Pietro Nolasco con uno scopo principale: il riscatto e la formazione religiosa e morale degli schiavi nelle regioni spagnole ancora occupate dagli Arabi. Riscatto in senso letterale: i Mercedari, infatti, pagano una somma per liberare gli schiavi e li riportano nei luoghi d'origine, dedicandosi pure all'assistenza e all'istruzione religiosa di questi infelici.
Svolge la sua missione in Africa, dove si consacra alla liberazione e alla conversione degli schiavi: egli stesso è ridotto in schiavitù, ma viene liberato.
Ritrovata la libertà, torna in Catalogna, dove l'avventura africana lo ha reso popolarissimo; già gli si attribuiscono miracoli.
Papa Gregorio IX (Ugolino dei Conti di Segni, 1227-1241) nel 1239 lo nomina cardinale, chiamandolo a Roma come suo consigliere.
Raimondo incomincia appena il viaggio nell'estate del 1240 ma a  Cardona, presso Barcellona, è bloccato da violente febbri, che troncano la sua vita, il 31 agosto, ad appena quarant'anni.
Si narra che prima di morire ricevette la comunione dalle mani di Gesù.
 
Il culto tributatogli dai fedeli sin dalla morte, ottenne l'approvazione pontificia solo con Pp Urbano VIII (Maffeo Barberini, 1623-1644) il 9 maggio 1626.
 
Pp Alessandro VII (Fabio Chigi, 1655-1667) ordinò, il 7 agosto 1657, che il suo nome venisse incluso nel Martirologio Romano e Pp Clemente IX (Giulio Rospigliosi, 1667-1669) volle che il suo culto venisse esteso a tutta la cattolicità (13 agosto 1669).
 
Il 10 marzo 1681 il Beato Innocenzo XI (Benedetto Odescalchi, 1676-1689) fissò la sua memoria liturgica al 31 agosto (dies natalis).
 
Date le condizioni in cui è nato, S. Raimondo è considerato anche il patrono delle ostetriche.
 
Significato del nome Raimondo : “intelligenza protettrice” (tedesco).
-----------

giovedì 30 agosto 2012

1773 - Commento al Vangelo del 30/8/2012


+ Dal Vangelo secondo Matteo (24,42-51)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo. Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni. Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
I primi 41 versetti di questo capitolo sono profetici e vi consiglio di prendere la Bibbia e leggerli. Gesù svela cosa avverrà nel mondo quando l’umanità avrà esaurita la Misericordia stabilita da Dio per la salvezza di tutti. Non sarà la Misericordia di Dio a spegnersi, è impossibile perché essa è infinita, sarà l’umanità a sciupare nella vita corrotta e peccaminosa il tempo di Grazia che Dio sta concedendo. Quante volte la Madonna ha detto a Medjugorje “questo è un tempo di Grazia?”.
Quanta Grazia misericordiosa ha riversato Dio sull’umanità soprattutto negli ultimi due secoli? E non ne è pentito, ma l’uomo non ne può abusare infinitamente. Gesù stabilisce per ognuno di noi un limite, dà delle regole che l’uomo deve rispettare, se invece l’uomo abusa con una condotta di vita disonesta e perversa, non gli arriveranno più impulsi alla conversione da Dio perché ha sciupato tutto.
Gesù è sempre pronto a perdonare anche il più cattivo peccatore, ma deve pentirsi ed iniziare una vita nuova.
Il capitolo 24 di San Matteo ci presenta questi 41 versetti con una chiarezza cristallina, Gesù profetizza dove finirà l’umanità continuando a dilapidare la sua misericordia. Con Santa Faustina (+ 1938) è venuto ad invitare milioni di cattolici a pregare per suscitare la sua misericordia verso l’umanità, proprio perché questa ne aveva abusato sconsideratamente e non meritava nulla da Dio.
E per ottenere qualcosa da Dio occorre meritarla con preghiere, Sacramenti, rinnegamenti, digiuni, penitenze, vita virtuosa.
Le Grazie sono doni di Dio date per la sua benignità, chiederne altre comporta dare a Lui qualcosa in cambio e l’ho scritto sopra: preghiere, Sacramenti, rinnegamenti, digiuni, penitenze, vita virtuosa. L’umanità che sciupa i doni di Dio, la sua amorevole misericordia, merita solo grandi punizioni, ma Gesù è Amore e desidera salvare tutti, ha fatto un ulteriore tentativo indicando a Santa Faustina la recita della Corona alla Divina Misericordia per ottenere da Lui altra pietà verso il genere umano sbandato e ottenebrato.
Nel secolo scorso Gesù ha rivelato a Maria Valtorta (+1961) la sua vita e tutti gli insegnamenti, ed è stato l’ennesimo tentativo per avvicinare a sé buoni e cattivi e salvarli. Anche Maria Valtorta ricevette persecuzioni inenarrabili come era avvenuto per gli scritti raccolti in un Diario da Santa Faustina Kowalska. Se Papa Giovanni Paolo II non avesse conosciuto fin dal 1960 il Diario di Suor Faustina, nessuno l’avrebbe riabilitata e canonizzata.
Per decenni il suo Diario venne considerato inutile e rifiutato da quanti avrebbero dovuto gridare dai tetti che Gesù è misericordia.
Come vedete tutti i Santi hanno versato sangue dal cuore per le sofferenze inaudite e continue che hanno patite, anche se misticamente. In ognuno di essi troviamo sempre l’attacco dei nemici con la diffamazione stupida, volgare, insensata. Non sto adesso a riportare cosa subì la mistica del Santuario di Collevalenza Madre Speranza, anche se mi è venuta in mente la sua persona. Ne tratterò in un altro momento.
Gesù lo ha detto: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15-20). “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5, 11-12). “Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe” (Mt 10,17).
Sia i Santi sia le anime che vivono coscienziosamente le Leggi della Chiesa, sono sempre pronti nell’attendere Gesù, non sono legati ai beni materiali e se ne posseggono, non ripongono in essi alcuna speranza. Solo Gesù ci può dare speranza e vittoria contro le malattie e i nostri nemici. Solo Gesù può liberarci da ogni negatività demoniaca e donarci la vera pace per farci gustare un anticipo di felicità del Cielo. Solo Gesù può fare trionfare la verità su qualsiasi disputa e diffamazione.
Gesù è la Verità, chi sta con Lui vedrà trionfare la verità della sua vita onesta. Niente potrà fermare il trionfo della verità.
Però Gesù ci avvisa: “Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà”. Qui Lui intende l’incontro definitivo con tutti i viventi, ma solo i giusti inizieranno la vera vita in Cielo. Inoltre qui ci vuole dire che occorre vegliare sempre nella vita, quelli che non vegliano hanno già perduto la Via della morale e dell’onestà intellettuale.
Occorre vegliare sui pensieri, sulle parole, sulle opere e sulle omissioni che si compiono o si dimenticano nella giornata. Le omissioni verso Gesù e la Madonna indicano trascuratezze e mancati adempimenti, la perdita della vera preghiera interiore e fiduciosa che invece dobbiamo curare sempre.
Occorre saper vegliare nella vita, vincere la superficialità e l’inclinazione alla vita dissipata, quella vita sprecata che lascia sempre il vuoto interiore anche dopo grandi divertimenti.
Invece, chi prega è allegro e gioioso, ha lo Spirito di Dio e conduce una vita piena di contenuti spirituali che solo Gesù dona!

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
---------------

1772 - Beato Alfredo Ildefonso Schuster, Cardinale Arcivescovo di Milano

Alfredo Ildefonso Schuster nacque a Roma il 18 gennaio 1880 da Giovanni (Johann), caposarto degli zuavi pontifici, e Maria Anna Tutzer, di Renon, sudtirolese; fu battezzato il 20 gennaio. 
Rimasto all'età di undici anni orfano di padre, e viste le sue doti per lo studio e la sua pietà, fu fatto entrare, dal barone Pfiffer d'Altishofen, nello studentato di S. Paolo fuori le mura. Ebbe come maestri il Beato Placido Riccardi e don Bonifacio Oslander che l'educarono alla preghiera, all'ascesi e allo studio; si laureò in filosofia al Collegio Pontificio di Sant'Anselmo a Roma. 
Monaco benedettino nell'abbazia di S. Paolo fuori le mura, venne ordinato sacerdote il 19 marzo 1904 in S. Giovanni Laterano. 
A soli 28 anni era maestro dei novizi; in seguito divenne procuratore generale della Congregazione Cassinese, priore claustrale e nel 1918 abate ordinario di S. Paolo fuori le mura. 
Fu nominato da Pp Pio XI (Ambrogio DamianoAchille Ratti, 1922-1939) arcivescovo di Milano il 26 giugno 1929 e cardinale il 15 luglio 1929. Governò la diocesi in tempi difficili per Milano e per l'Italia. Prese come modello uno dei suoi predecessori più illustri: S. Carlo Borromeo. 
Si dimostrò assiduo nell'effettuare le visite pastorali nella diocesi che nei venticinque anni del suo episcopato svolse ben cinque volte. Numerose sono le sue lettere al clero e al popolo, le minuziose e dettagliate prescrizioni, specialmente in ordine al decoro del culto divino, i frequenti sinodi diocesani e i due congressi eucaristici. 
Ristrutturò, per incarico di Papa Pio XI, i seminari milanesi mediante la costruzione del Seminario Teologico e Liceale di Venegono Inferiore, inaugurato nel 1935. Tra settembre e novembre 1938 vennero emanate alcune leggi che discriminavano gli ebrei italiani (Leggi razziali fasciste). 
Il 13 novembre il cardinale Schuster, dal pulpito del Duomo di Milano, per l'inizio dell'Avvento ambrosiano, pronunciò un'omelia che condannava tali provvedimenti: « È nata all'estero e serpeggia un po' dovunque una specie di eresia, che non solamente attenta alle fondamenta soprannaturali della cattolica Chiesa, ma materializza nel sangue umano i concetti spirituali di individuo, di Nazione e di Patria, rinnega all'umanità ogni altro valore spirituale, e costituisce così un pericolo internazionale non minore di quello dello stesso bolscevismo. È il cosiddetto razzismo. » 
Partecipò al conclave del 1939, che elesse papa il cardinale Eugenio Pacelli (Pio XII). 
Alla caduta della Repubblica Sociale promosse un incontro in Arcivescovado tra Benito Mussolini e i rappresentanti partigiani, nel tentativo di concordare una resa senza spargimento di sangue. Propose anche a Mussolini di fermarsi in Arcivescovado, sotto la sua protezione, per poi consegnarsi agli Alleati. Il Duce però rifiutò, preferendo tentare la fuga. 
Anziano e malato, si ritirò nel seminario di Venegono. Qui si spense il 30 agosto 1954 congedandosi dai suoi seminaristi con queste parole: « Voi desiderate un ricordo da me. Altro ricordo non ho da darvi che un invito alla santità. La gente pare che non si lasci più convincere dalla nostra predicazione, ma di fronte alla santità, ancora crede, ancora si inginocchia e prega. La gente pare che viva ignara delle realtà soprannaturali, indifferente ai problemi della salvezza. Ma se un Santo autentico, o vivo o morto, passa, tutti accorrono al suo passaggio. Ricordate le folle intorno alla bara di don Orione? Non dimenticate che il diavolo non ha paura dei nostri campi sportivi e dei nostri cinematografi ma ha paura, invece, della nostra santità ». 
Pochi giorni dopo, l'impressionante corteo che accompagnava la salma del cardinale Schuster da Venegono a Milano confermava che“quando passa un Santo, tutti accorrono al suo passaggio”. 

Il processo di beatificazione ebbe inizio nel 1957 e si concluse nel 1995 con l'approvazione del miracolo ottenuto per sua intercessione: la guarigione di suor Maria Emilia Brusati, da glaucoma bilaterale. 
Fu innalzato agli onori dell'altare dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), il 12 maggio 1996. 
Nel 2006 l'Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (UCID) ha intitolato una borsa di studio in suo onore. Sorte simile ha riguardato il parco antistante la Basilica di S. Paolo a Roma, che porta il suo nome.

Significato del nome Alfredo: "saggio, nobile nella pace" (anglosassone).
---------------

mercoledì 29 agosto 2012

1771 - Commento al Vangelo del 29/8/2012


+ Dal Vangelo secondo Marco  (6,17-29)
In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il martirio di Giovanni Battista è stato violento, atroce, cruento. C’è un altro martirio spesso più doloroso ed è quello morale, più doloroso perché può durare un mese, un anno, venti anni. Per Giovanni Battista era arrivato il tempo di entrare nella gloria e in pochi momenti patì il sanguinoso martirio, ma il martirio spirituale è di chi rimane vivo mentre muore ogni giorno.
Giovanni Battista aveva patito il martirio spirituale tutta la vita perché non creduto da molti, perseguitato, insomma tutto il bagaglio delle sofferenze lo portava con sé. Ma viveva in una dimensione spirituale particolare, Egli fu santificato nel grembo di sua madre quando la Madonna incontrò Elisabetta e la salutò, ed “appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo” (Lc 1,41).
Il Vangelo di oggi afferma una frase che la giovane e immorale Erodiade ripeté per decretare la morte di Giovanni Battista:“Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista”Fu esaudita perché Erode aveva fatto un giuramento pubblico. Oggi satana cerca le teste dei cristiani per manipolarle e, se ci riesce, per distruggerle.
Da diversi decenni i diavoli si sono scatenati come mai prima nella storia, hanno risposto alle poche ed autentiche apparizioni della Madonna inviando un esercito di falsi profeti che attirano milioni di persone in luoghi inopportuni e pieni di negatività, impedendo di andare a La Salette, Fatima, Lourdes, Medjugorje e altri Santuari del mondo dove è presente la vera spiritualità del Vangelo.
Questo è il motivo dell’invasione dei falsi profeti in Italia e nel mondo!
Mi è stato riferito che una persona quest’anno è andata a Medjugorje, incontrando un’amica ha però precisato: “Questo è l’ultimo anno che vengo a Medjugorje, dal prossimo anno andrò solo in un altro luogo (…)”. Ed è un luogo dominato da satana e dove avvengono falsi miracoli ma sono esclusivamente prodigi dei diavoli, i quali in questi luoghi si allontanano dalle persone ammalate e queste persone ritrovano la salute fisica, pensando ad un miracolo mentre in realtà si è trattato di un inganno dei diavoli.
Gesù nel Vangelo ci mostra numerose guarigioni di persone che sembravano ammalate, invece dopo avere scacciato i diavoli ritornavano sane, proprio perché era la presenza dei diavoli a causare quella malattia. Quindi, non tutte le guarigioni si devono attribuire a Gesù in quanto non sono miracoli, c’è lo zampone di satana che opera prodigi per ingannare milioni di persone. E queste persone non  crederanno mai ai prodigi di satana, penseranno sempre che è stato Gesù e che quindi quel luogo è santo. Queste persone rimangono legate alle tremende negatività dei falsi veggenti.
Non c’è più nulla da fare? C’è tutto da fare, devono confessarsi e ripetere preghiere per spezzare il legame con quei veggenti.
Non voglio determinare le scelte dei credenti, non devo affermare quali luoghi sono autentici e quali invece con la presenza dei diavoli, ho scritto di Zaro perché una trasmissione televisiva l’aveva esaltato confondendo centinaia di migliaia di persone, altrimenti avrei anche evitato. Non si impone nulla ai fedeli, ognuno risponde alla propria coscienza riguardo le sue scelte, ma in qualche caso è doveroso pronunciarsi non avventatamente ma con documentazioni per aiutare le anime a non cadere nella trappola di satana.
Prima di spiegare i due modi per riconoscere le vere apparizioni, oltre i tre punti che vi ho scritto tempo addietro, mi è stato segnalato un fenomeno di apparizioni nel Nord-Est Italia e ho voluto dedicare alcuni minuti. Ho aperto un messaggio del 2012 e lo scritto abbastanza lungo conteneva ovviamente inviti alla preghiera, a cercare Gesù, i lamenti di Gesù e i pericoli che corre l’umanità. Questo messaggio si discosta nettamente da tutti quelli autentici che abbiamo conosciuto in questi anni a Medjugorje, per la mancanza di consequenzialità nel discorso, la presenza di parole poco spirituali e che mai abbiamo letto nei messaggi di Medjugorje, la confusione presente nel testo, soprattutto per diversi errori teologici e ne cito uno: la Madonna si rivela come mamma degli Angeli. Invece è Regina degli Angeli e Mamma dell’umanità. In questo falso messaggio ho trovato altri errori e forzature molto ingenue, come l’indicazione della presenza di Padre Pio durante l’apparizione della Madonna… insieme a tutti i Santi del Paradiso…
Su questa apparizione non aggiungo altro, Gesù diceva: “Chi ha orecchi per intendere intenda!” (Mc 4,9).
Ripeto che ognuno liberamente sceglie dove andare e chi seguire, se Lourdes, Medjugorje, Pompei, oppure altri luoghi di apparizioni autentiche o dove avvengono prodigi ma non c’è la presenza di Gesù e della Madonna. Ho riferito di Zaro anche per le tantissime richieste che mi arrivavano e che chiedevano di conoscere la verità, per il resto lascio liberi di frequentare dove si vuole, più avanti mi limiterò ad indicare alcuni luoghi autentici, per le prove di autenticità svelati in questi decenni.
Ieri vi avevo parlato di un messaggio di Zaro, sforzandomi lo trascrivo e vi invito a leggerlo attentamente, vi troverete parole di spiritualità e di ovvietà o banalità che la Madonna non spiega mai perché non ci considera deficienti. Non è presente lo Spirito Divino, ti lascia arido il messaggio e non aggiunge nulla a quanto un modesto cristiano deve conoscere sulla dottrina.
C’è adulazione o ruffianeria da parte della Madonna verso i fedeli presenti, atteggiamenti che mai la Madonna ha preso e non prende. Si capisce facilmente che il messaggio di Zaro è stato scritto da una persona che gravita lì. Ecco il messaggio del 26 Luglio 2012:
“Cari figli, vedervi così numerosi mi riempie il cuore di gioia. Numerose sono le grazie che Dio Padre effonde su di voi, ma, aimè, troppe volte i vostri cuori sono induriti e chiusi all’amore di Dio. Figli Miei, vi prego, lasciate entrare la Grazia di Dio nei vostri cuori, solo così troverete la vera Pace.
Figli Miei, purtroppo ancora troppi di voi vengono qui solo per curiosità, molti sono coloro che amano il male. Figli, il male è ingannatore, vi attende con false promesse di felicità, ma la felicità vera è solo in Colui che vi ha salvato, Mio Figlio, vostro Signore Gesù Cristo, riponete in Lui le vostre speranze e non resterete delusi. Vi amo, figli Miei.
Oggi passo in mezzo a voi, accarezzo i vostri volti e asciugo le vostre lacrime, leggo i vostri cuori e porto tutte le vostre preghiere ai piedi di Dio Padre.
Vi Benedico tutti in modo particolare. Grazie per essere accorsi a Me”.
Apparentemente sembra bello e spirituale, ma nasconde un gravissimo errore teologico quando afferma alla fine: “… porto tutte le vostre preghiere ai piedi di Dio Padre”. Questo non è il compito della Madonna, si tratta con assoluta evidenza di una mancanza di conoscenza dottrinale. Questo errore svela pienamente che il messaggio non può arrivare dal Cielo, arriva da altre parti e a Zaro non c’è la presenza della Madonna.
Gesù è l’unico Mediatore fra noi e il Padre, Gesù è il Sommo Sacerdote che intercede incessantemente a nostro favore, anche se Dio ha voluto che tra noi e Gesù si frapponesse la mediazione materna di Maria. La Madonna ci ha donato Gesù e con Lui è arrivata la Grazia della Redenzione. 
Gesù intercede per l’umanità peccatrice presso il Padre e la Madonna a sua volta intercede a nostro favore presso il Cuore del Figlio. L’Immacolata è la perfetta Discepola e ha il compito di guidarci sulla via che conduce a Gesù. Questo è il ruolo della Madonna. Lo ha ripetuto moltissime volte nei messaggi.
E la mediazione della Madre di Dio presso suo Figlio Gesù è necessaria perché l’ha voluto Dio Padre, come la preghiera di Gesù è efficace presso il Padre. Sia la Madre sia il Figlio intercedono, ma la Madonna intercede presso Gesù. La fonte delle Grazie è il Cuore di Gesù, ma il Padre ci concede le Grazie attraverso l’umanità del suo Verbo. La Madonna è il tramite, è la Madre della Grazia perché Madre di Gesù.
La Madonna prima di essere Mediatrice è Corredentrice, il Figlio L’ha voluta associare all’opera della Redenzione, anche se l’Unico Redentore rimane Lui. Ma la Madonna coopera con Gesù nella distribuzione delle Grazie, acquisite dal Redentore. Ed è la Madonna che ottiene da Gesù tutte le Grazie che chiedono uomini e donne, ovviamente se ci sono le condizioni. Ma Gesù le concede sempre attraverso la Madre.
La Madonna desidera aiutare e salvare tutti, per questo Gesù non nega nulla alle invocazioni dell’Immacolata.
Ci sono due modi per riconoscere le vere apparizioni e quindi escludere quelle false. Il primo e più sicuro, determinante, soprannaturale, arriva dallo Spirito Santo o dall’Angelo Custode, la persona eletta viene investita da questa conoscenza tutta divina e senza alcun suo merito. È tutto dono di Dio. Questa conoscenza porta la verità su quanto Dio vuole svelare per aiutare le anime. La finalità è sempre l’aiuto delle anime. Il secondo arriva dallo studio dei messaggi e la valutazione dei comportamenti dei veggenti, ma questo può farlo chi ha una buona spiritualità e conosce la mistica.
Non voglio suscitare reazioni scomposte in molti fedeli che seguono apparizioni o luoghi non buoni, essi devono pregare e capire la verità, però voglio indicarvi alcuni luoghi autentici di apparizioni, senza voler convincere nessuno, si tratta solamente della mia esperienza spirituale, non sono mie convinzioni ma la verità che emerge da queste apparizioni o da questi veggenti. Chiaramente la mia è solamente un’indicazione, ognuno rimane libero di seguire o meno, il mio compito è quello di indicare dove si trova e opera Gesù, non devo forzare o persuadere nessuno.
Oggi indico quattro veggenti, le apparizioni sono avvenute fino a qualche anno fa in tre casi, mentre ancora continuano le apparizioni della Madonna a Pina Micali a Giampilieri Marina. Gli altri tre veggenti deceduti in cui ho trovato la presenza e l’opera di Gesù e della Madonna sono Natuzza Evolo, Giuseppina Norcia di Gallinaro e Renato Baron di Schio.
Su questi quattro fenomeni metto in gioco la mia credibilità, tutto è stato intervento Divino e proprio per questa ragione le potenze dell’inferno si sono scatenate con persecuzioni e diffamazioni inaudite per delegittimarli e fare allontanare i fedeli in tutti e quattro i fenomeni.
Natuzza Evolo fu chiusa in manicomio negli anni quaranta per tre mesi perché ritenuta pazza, mentre poi il suo funerale nel 2009 è stato celebrato dal Vescovo del luogo insieme a tutti i Vescovi della Calabria e a centinaia di Sacerdoti. Quindi, nessuno è costretto a credere ai quattro veggenti indicati e non si vuole anticipare il giudizio della Chiesa.
Lo stesso sta succedendo a Medjugorje, le persecuzioni e le diffamazioni suscitate dai diavoli sono impressionanti. Contro i sei veggenti si affermano calunnie pericolose piene di malvagità e disonestà. Ci sono molti siti contro Medjugorje e i veggenti.
Se oggi i diavoli chiedono ai falsi profeti di portare sui vassoi le teste mozzate e i cuori disperati di tutti gli uomini per la dannazione eterna, Gesù e la Madonna intervengono e chiedono ad ognuno di noi di pregare con insistenza per fermare tutto il male che si è riversato nel mondo, per aiutare i peccatori a frequentare la Chiesa, a convertirsi, a rinascere spiritualmente e trovare la pace interiore e la vera felicità.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
--------------------------------

1770 - Udienza di Benedetto XVI del 29/8/2012


Il martirio di San Giovanni Battista

Cari fratelli e sorelle,
in quest’ultimo mercoledì del mese di agosto, ricorre la memoria liturgica del martirio di san Giovanni Battista, il precursore di Gesù. Nel Calendario Romano, è l’unico Santo del quale si celebra sia la nascita, il 24 giugno, sia la morte avvenuta attraverso il martirio. Quella odierna è una memoria che risale alla dedicazione di una cripta di Sebaste, in Samaria, dove, già a metà del secolo IV, si venerava il suo capo. Il culto si estese poi a Gerusalemme, nelle Chiese d’Oriente e a Roma, col titolo di Decollazione di san Giovanni Battista. Nel Martirologio Romano, si fa riferimento ad un secondo ritrovamento della preziosa reliquia, trasportata, per l’occasione, nella chiesa di S. Silvestro a Campo Marzio, in Roma.
Questi piccoli riferimenti storici ci aiutano a capire quanto antica e profonda sia la venerazione di san Giovanni Battista. Nei Vangeli risalta molto bene il suo ruolo in riferimento a Gesù. In particolare, san Luca ne racconta la nascita, la vita nel deserto, la predicazione, e san Marco ci parla della sua drammatica morte nel Vangelo di oggi. Giovanni Battista inizia la sua predicazione sotto l’imperatore Tiberio, nel 27-28 d.C., e il chiaro invito che rivolge alla gente accorsa per ascoltarlo, è quello a preparare la via per accogliere il Signore, a raddrizzare le strade storte della propria vita attraverso una radicale conversione del cuore (cfr Lc 3, 4). Però il Battista non si limita a predicare la penitenza, la conversione, ma, riconoscendo Gesù come «l’Agnello di Dio» venuto a togliere il peccato del mondo (Gv 1, 29), ha la profonda umiltà di mostrare in Gesù il vero Inviato di Dio, facendosi da parte perché Cristo possa crescere, essere ascoltato e seguito. Come ultimo atto, il Battista testimonia con il sangue la sua fedeltà ai comandamenti di Dio, senza cedere o indietreggiare, compiendo fino in fondo la sua missione. San Beda, monaco del IX secolo, nelle sue Omelie dice così: San Giovanni Per [Cristo] diede la sua vita, anche se non gli fu ingiunto di rinnegare Gesù Cristo, gli fu ingiunto solo di tacere la verità. (cfr Om. 23: CCL 122, 354). E non taceva la verità e così morì per Cristo che è la Verità. Proprio per l’amore alla verità, non scese a compromessi e non ebbe timore di rivolgere parole forti a chi aveva smarrito la strada di Dio.
Noi vediamo questa grande figura, questa forza nella passione, nella resistenza contro i potenti. Domandiamo: da dove nasce questa vita, questa interiorità così forte, così retta, così coerente, spesa in modo così totale per Dio e preparare la strada a Gesù? La risposta è semplice: dal rapporto con Dio, dalla preghiera, che è il filo conduttore di tutta la sua esistenza. Giovanni è il dono divino lungamente invocato dai suoi genitori, Zaccaria ed Elisabetta (cfr Lc 1,13); un dono grande, umanamente insperabile, perché entrambi erano avanti negli anni ed Elisabetta era sterile (cfr Lc1,7); ma nulla è impossibile a Dio (cfr Lc 1,36). L’annuncio di questa nascita avviene proprio nel luogo della preghiera, al tempio di Gerusalemme, anzi avviene quando a Zaccaria tocca il grande privilegio di entrare nel luogo più sacro del tempio per fare l’offerta dell’incenso al Signore (cfr Lc1,8-20). Anche la nascita del Battista è segnata dalla preghiera: il canto di gioia, di lode e di ringraziamento che Zaccaria eleva al Signore e che recitiamo ogni mattina nelle Lodi, il «Benedictus», esalta l’azione di Dio nella storia e indica profeticamente la missione del figlio Giovanni: precedere il Figlio di Dio fattosi carne per preparargli le strade (cfr Lc 1,67-79). L’esistenza intera del Precursore di Gesù è alimentata dal rapporto con Dio, in particolare il periodo trascorso in regioni deserte (cfr Lc 1,80); le regioni deserte che sono luogo della tentazione, ma anche luogo in cui l’uomo sente la propria povertà perché privo di appoggi e sicurezze materiali, e comprende come l’unico punto di riferimento solido rimane Dio stesso. Ma Giovanni Battista non è solo uomo di preghiera, del contatto permanente con Dio, ma anche una guida a questo rapporto. L’Evangelista Luca riportando la preghiera che Gesù insegna ai discepoli, il «Padre nostro», annota che la richiesta viene formulata dai discepoli con queste parole: «Signore insegnaci a pregare, come Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli» (cfr Lc 11,1).
Cari fratelli e sorelle, celebrare il martirio di san Giovanni Battista ricorda anche a noi, cristiani di questo nostro tempo, che non si può scendere a compromessi con l’amore a Cristo, alla sua Parola, alla Verità. La Verità è Verità, non ci sono compromessi. La vita cristiana esige, per così dire, il «martirio» della fedeltà quotidiana al Vangelo, il coraggio cioè di lasciare che Cristo cresca in noi e sia Cristo ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni. Ma questo può avvenire nella nostra vita solo se è solido il rapporto con Dio. La preghiera non è tempo perso, non è rubare spazio alle attività, anche a quelle apostoliche, ma è esattamente il contrario: solo se se siamo capaci di avere una vita di preghiera fedele, costante, fiduciosa, sarà Dio stesso a darci capacità e forza per vivere in modo felice e sereno, superare le difficoltà e testimoniarlo con coraggio. San Giovanni Battista interceda per noi, affinché sappiamo conservare sempre il primato di Dio nella nostra vita. Grazie.
-------------------

1769 - Vita di Gesù (paragrafi 501-502)


Il convito di Bethania

§ 501. Risalendo da Gerico verso Gerusalemme, Gesù doveva pas­sare necessariamente per Bethania, da cui si era allontanato poche settimane prima. Ivi egli giunse sei giorni prima della Pasqua (Gio­vanni, 12, 1), cioè in un sabbato; poiché il tragitto da Gerico a Be­thania (§§ 438, 489 segg.) era così lungo che non sarebbe stato permesso in un giorno di sabbato, Gesù probabilmente viaggiò nel venerdì precedente per giungere a Bethania sul tramonto, quando cominciava ufficialmente il sabbato. Anche qui l'indicazione di Giovanni vuole precisare ciò che i precedenti Sinottici hanno lasciato nel vago: attenendosi infatti a Matteo (26, 6 segg.) e a Marco (14, 3 segg.) sembrerebbe che questa visita a Bethania fosse avvenuta più tardi, il mercoledì successivo: ma questo ritardo della narrazione presso di loro è dovuto alla mira di far risaltare la relazione tra le parole pronunziate a Bethania da Giuda e il suo successivo tradi­mento. Con la venuta a Bethania sembrava che Gesù si offrisse da se stesso al pericolo: i suoi nemici, che poco prima avevano deciso la sua morte e ordinato il suo arresto (§ § 494, 495), erano là ad una passeg­giata da Bethania e potevano essere informati subito ed agire. Il pe­ricolo indubbiamente esisteva, tuttavia era meno immediato di quan­to apparisse: in primo luogo dopo l'ordine di arresto Gesù era scom­parso, e quindi i primi bollori si erano alquanto raffreddati, salvo a riaccendersi se Gesù fosse ricomparso; inoltre, oramai si era in piena preparazione pasquale, a Gerusalemme giungevano ad ogni ora folle di Giudei di tutte le regioni e quindi anche di conterranei e ammiratori di Gesù, e non era opportuno provocare un tumulto procedendo contro di lui con la città così affollata. Ad ogni modo i Sinedristi ed i Farisei, non dimentichi affatto della loro decisione, si sarebbero regolati con prudenza a seconda delle circostanze; frat­tanto i comuni Giudei della capitale, incuriositi, aspettavano di ve­dere come si sarebbe svolta la lotta e se sarebbe prevalso il Sinedrio oppure Gesù. A Bethania Gesù dovette trovare accoglienze trionfali, provocate cer­tamente dal ricordo della recente resurrezione di Lazaro. La sera di quel sabbato fu tenuto un convito in suo onore in casa di un certo Simone soprannominato il Lebbroso, ch'era senza dubbio uno dei più facoltosi della borgata, e doveva il suo soprannome alla malat­tia da cui era guarito, forse per intervento di Gesù. Fra gli invitati non poteva mancare, e difatti non mancò, Lazaro; sua sorella, la massaia Marta, dirigeva il servizio; l'altra sorella Maria, meno esper­ta di faccende domestiche, provvide da se stessa a portare un con­tributo d'onore al convito. Come i convitati erano sdraiati su di­vani con il busto verso la tavola comune e i piedi all'in fuori nella maniera che già dicemmo (§ 341), Maria ad un certo punto del con­vito entrò recando uno di quei vasi d'alabastro dal collo allungato, in cui gli antichi usavano conservare essenze odorose di gran pre­gio: la ragione è data da Plinio quando dice che l'alabastro cavant ad vasa unguentaria, q'uoniam optime servare incorrupta dicitur (Natur. hist., XXXVI, 12). Il vaso recato da Maria conteneva una lib­bra, cioè 327 grammi, di nardo autentico di gran valore. L'aggetti­vo autentico, come dice il greco “di fiducia”, è oppor­tuno, perché il citato naturalista romano ricorda che l'ungnento di nardo si adulterava facilmente, adulteratur et pseudonardo herba qua' ubique nascitur (ivi, XII, 26). E come genuino, il nardo di Ma­ria era di gran valore: Giuda, che doveva intendersi di prezzi, lo valutò a piu' di 300 denari, cioè a più di 320 lire in oro; Plinio (ivi) dice che in Italia il nardo costava 100 denari la libbra, e altre spe­cie meno pregiate anche meno: tuttavia egli stesso ricorda altrove (ivi, XIII, 2) unguenti che costavano da 25 a 300 denari la libbra. Maria pertanto, giunta al divano di Gesù, invece di sciogliere il si­gillo apposto sull'orifizio del vaso ne spezzò il collo allungato, in se­gno di maggiore dedizione, e ne effuse abbondantemente l'essenza profumata dapprima sul capo di lui e poi il rimanente sui suoi pie­di: egualmente in segno di particolare omaggio, asciugò ella con i propri capelli i piedi profumati del maestro, imitando in parte l'an­tica peccatrice innominata (§ 341). E la casa fu piena del profumo dell'unguento.

§ 502. L'atto compiuto da Maria non era insolito: ad ospiti insigni invitati a banchetto si offrivano, dopo la lavanda di mani e piedi, squisiti profumi di cui cospargersi. E tanto più questa finezza era na­turale in Maria in quanto la usava verso colui che aveva risusci­tato il fratello, anche se per compierla ella impiegava una quantità di essenza veramente straordinaria; ma l'esuberanza della materia testimoniava l'esuberanza del sentimento interno. Questa prodigalità sorprese taluni discepoli, e più di tutti il loro amministratore comune che era Giuda l'Iscariota (§ 313); costui, come avverte in maniera distinta Giovanni (mentre gli altri evan­gelisti parlano di discepoli in genere), protestò apertamente pur sotto la parvenza di beneficenza: Perché s'e' fatto questo scempio d'un­guento? Si poteva infatti vendere questo unguento per piu' di 300 denari, e dare ai poveri! (Marco, 14, 4-5). Ma alla protesta di Giu­da l'evangelista Giovanni, non meno pratico che spirituale, fa se­guire una sua riflessione: Disse però questo, non perché gl'importava dei poveri, ma perché era ladro, e avendo (egli) la cassetta asportava le cose messevi (dentro) (Giovanni, 12, 6). Da questa notizia apprendiamo che il gruppetto dei seguaci abituali di Gesù faceva vita comune, senza dubbio insieme col maestro, e tutti mettevano i personali proventi in comune depositandoli in una cassetta; questa era affidata a Giuda, il quale fun­geva da amministratore e certamente sarà stato coadiuvato occasionalmente da quelle pie donne che, di tempo in tempo secondo le loro possibilità, seguivano il gruppo di Gesù incaricandosi dell'assi­stenza materiale (§ 343). Ma Giuda era ladro, e sottraeva il denaro dalla “cassetta”. Ora, questo furto continuato difficilmente poteva essere riscontrato dagli altri Apostoli, i quali erano totalmente occu­pati nel ministero spirituale e per le cose materiali si rimettevano in tutto a Giuda; invece appunto le pie donne avevano ogni facilità di riscontrare il furto perché, occupandosi delle spese e fornendo esse stesse buona parte del denaro, potevano seguire a un dipresso le entrate e le uscite della “cassetta” ed avvedersi delle sottrazioni più notevoli. Forse di tali sottrazioni avevano esse informato gli altri Apostoli e Gesù stesso; e da allora l'amministratore infedele fu guar­dato con occhio d'accorata pietà, ma silenziosamente fu lasciato an­cora nel suo ufficio per la speranza che egli, non svergognato, rinsa­visse. Qui invece Giuda si mostra incancrenito: piu' di 300 denari era una somma cospicua, quasi un anno intero di salario d'un operaio (§ 488), e il ladro al vedersi sfumare questa bella entrata scatta allegando il pretesto dei poveri. Il seguace di Mammona vuoi conser­vare ancora la divisa esteriore di seguace di Dio (§ 485). Alla protesta di Giuda, Gesù rispose: Lasciala (fare)! Che lo serbi (= che valga come riserbato) per il giorno del mio seppellimento! I poveri infatti sempre avete con voi, me invece non avete sempre (Giov., 12, 7-8; cfr. Matteo, 26, 10-13; Marco, 14, 6-9). Per Gesù, dunque, l'unzione da lui testé ricevuta valeva come un'anticipazione del suo imminente seppellimento, giacché le salme si deponevano nella tomba cosparse di aromi e di essenze profumate. Ma anche da questo nuovo annunzio pare che gli Apostoli non si convincessero dell'imminente morte di Gesù: tranne forse Giuda che, da buon finanziere umano, previde la bancarotta altrui e dovette da allora pen sare direttamente ai casi propri.
------

martedì 28 agosto 2012

1768 - Commento al Vangelo del 28/8/2012


Dal Vangelo secondo Matteo (23,23-26)
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il capitolo 23 di San Matteo è sicuramente il più incisivo riguardo la disputa tra Gesù e i suoi nemici, uomini che Lui continuava ad amare proprio perché Dio, nonostante la malizia che usciva da questa gente. Gesù sapeva della loro dannazione eterna, non per l’incredulità verso Lui ma per la malizia di cui erano ricolmi. Come vi ho già spiegato, la malizia è il peccato più pericoloso, più difficile da vincere e dimora nelle anime cattive e vendicative.
Malizia indica il comportamento più indegno e spregevole, è sinonimo di questi termini: intenzione disonesta, malignità, malvagità, perfidia. In questi tempi chi sono nel Cristianesimo quelli che agiscono con malizia? I falsi profeti e i teologi modernisti che distruggono il Vangelo storico di Gesù ed inventano tante nuove dottrine eretiche poi assimilate da molti Sacerdoti in buonafede ed incapaci di discernere il Bene dal male.
Chi non conosce i gioielli facilmente scambia per veri quelli che sono falsi. Chi non conosce la dottrina cattolica segue di tutto!
In questo capitolo 23 vediamo Gesù impetuoso nel condannare scribi e farisei perché allontanavano il popolo dalla vera dottrina ebraica, oppure come diceva il Signore: “Legano fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente”. È un Gesù infiammato che grida contro i suoi nemici, nemici di Dio e della Verità biblica.
Gesù ci insegna che non possiamo restare in silenzio quando si tratta di difendere il Vangelo e la sana dottrina della Chiesa, ma non si deve parlare avventatamente, si deve parlare o scrivere contro i nemici della Chiesa quando è volontà di Dio, quando è il tempo opportuno. Parlare prima del tempo opportuno può essere imprudente e controproducente, non parlare affatto è un errore, Gesù non ci potrà considerare suoi amici e non riporrà fiducia in noi.
Quelli che seguono fedelmente Gesù sanno che vengono momenti di tensione nel difendere la Fede dagli eretici e dai falsi cattolici.
Il Vangelo di oggi mi spinge a parlare della falsa Fede degli eretici. Ieri ho scritto che “la falsa pietà o falsa spiritualità può nascondersi anche negli incontri di preghiera, soprattutto dove c’è maggiore esteriorità”, per mostrare che in molti casi viene evidenziato un falso splendore spirituale, si ripetono molte citazioni bibliche, atteggiamenti mistici, ma è tutta apparenza perché non si può dare altro di spirituale. Essi sono proprio come scribi e farisei che “allargano i loro filattèri e allungano le frange”. Ma per quale motivo si atteggiano a quel modo? Lo dice Gesù: “Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente”.
Molti di quelli che vogliono essere ammirati dalla gente sono i falsi profeti che solo in Italia sono innumerevoli. Vi ho spiegato la differenza tra il vero e il falso profeta, ma per la vostra debolezza vi lasciate sempre guidare dalle voci che sentite su un veggente.
Se gli Apostoli avessero accolto le diffamazioni contro Gesù non Lo avrebbero neanche avvicinato. Se migliaia di credenti e peccatori avessero ascoltato quanto di gravissimo si diffondeva contro Padre Pio, non sarebbero mai andati da lui a confessarsi. Se molti credenti avessero accettato le calunnie gravissime contro Natuzza Evolo, quando la chiusero in manicomio perché ritenuta pazza, non sarebbero mai andati da lei. Se milioni di persone ascoltassero tutte le diffamazioni contro Medjugorje e soprattutto contro i sei veggenti, dimenticherebbero presto Medjugorje.
Se dovessimo credere a tutti quelli che per motivi diversi odiano Medjugorje, dovremmo chiudere con questa apparizione, dimenticarla e rifiutarla pure noi. Ma c’è il discernimento, la valutazione delle persone che attaccano questo fenomeno e la loro vita. Basta considerare la vita che conducono e il linguaggio che usano certe persone per capire chi sono, ma non per condannarle, non è compito nostro, sicuramente per individuare la loro credibilità o la loro falsità.
Il danno che viene causato alle anime e alla causa del Vangelo di Gesù da parte dei maliziosi che attaccano una apparizione autentica, è smisurato e ne dovranno rendere conto a Dio. Ho già scritto molto sul discernimento delle apparizioni, aggiungo che dove agisce l’inganno si conducono decine di migliaia di persone lontane da Gesù e dalla Madonna, anche se in quei luoghi si recita il Santo Rosario e ci sono messaggi belli e spirituali.
Quante volte ho scoperto l’opera dei diavoli dietro messaggi molto spirituali e che spingevano alla preghiera!
Brevemente cito questo caso: intorno al 1999 mi fu chiesto se ritenevo autentiche le apparizioni e i messaggi di un determinato luogo, nella preghiera compresi che non dovevano andare e lo dissi, lasciando liberi di agire secondo coscienza. In effetti in questo luogo c’era grande preghiera negli incontri oltre ai famigerati messaggi molto spirituali rivolti a tutti o a una singola persona. Però nel 2008 la veggente e la sua collaboratrice che spiegava i messaggi insieme ad altri due uomini sono stati arrestati per truffa e associazione a delinquere. Praticamente ingannavano i partecipanti e li truffavano.
Ho indicato a chi me lo ha chiesto altre apparizioni false per l’inganno dei veggenti o per l’astuta opera dei diavoli, capaci di assumere sembianze buone. Spero di indicarvi domani nella newsletter alcune apparizioni italiane che ritengo assolutamente autentiche e le accompagnerò con alcune prove. Oggi non c’è spazio sufficiente.
In questo periodo numerosi nostri parrocchiani mi hanno chiesto un parere su Zaro, già l’ho scritto, voglio ribadire che lì non c’è la presenza della Madonna. È vero che io essendo un povero verme devo dare una prova, e posso attestare la mia affermazione. Basta questa prova: nel 1995 una veggente ebbe una visione nel bosco di Zaro ad Ischia e conobbe la data della distruzione delle Torri Gemelle a New York, ma nella storia mai la Madonna aveva dato una data, perché le profezie sono sempre condizionate da molti fattori. Faceva così anche Dio con il popolo eletto, Israele. Nelle profezie non vengono rivelate date. Quindi, semmai i diavoli conoscevano cosa stavano preparando i terroristi e la data che avevano stabilito oppure li avrebbero portati ad agire in quel giorno.
Inoltre, ho aperto proprio adesso il sito di Zaro e ho letto il messaggio del 26 luglio 2012, vi assicuro che non viene dalla Madonna e lo dimostrerò.
Ritorniamo al Vangelo, anche se in questo scritto non me ne sono mai allontanato, però vediamo cosa ci chiede Gesù. Il tema che ci presenta oggi Gesù è l’esteriorità, Egli continua a condannare i suoi nemici non per la loro incredulità verso Lui, sono suoi nemici perché Lo attaccano intenzionalmente come fanno i modernisti stravolgendo la Verità del Vangelo.
Li condanna perché pensano all’apparenza e non all’interiorità, ostentano religiosità ma i loro cuori sono pieni di odio malizioso.
Ogni cattolico che lascia la preghiera o pecca abitualmente può raggiungere lo stato della cecità intellettuale e della ipocrisia con se stesso, con gli altri e con Dio. Non è più capace di capire le cose di Dio, non decifra correttamente i segni dei tempi e le cantonate che prende sono continue e dolorose. L’esteriorità per molti può diventare la copertura dei molti peccati e dell’egoismo non più controllato, ci si affida a questa trasparente e falsa esteriorità per ingannare principalmente se stessi e poi tutti.
Cosa rimane di buono da questa esteriorità? Assolutamente nulla, semmai si perde quanto c’era di buono.
L’esteriorità è amata dai teologi eretici e dai falsi profeti, quegli eretici che chiudono in faccia agli uomini il Regno dei Cieli ed impediscono alle anime di entrarvi. Solo qualcuno che non comprende il significato di chiudere ad un’anima la possibilità del Regno dei Cieli può considerare galantuomini gli eretici e i falsi profeti mentre sono in realtà ministri di satana.
Gli amici fidati dei teologi eretici sono gli anticlericali che non credono nel Dio cristiano e cercano di eliminare questa Religione. E gli eretici sono contenti, essi non credono più e quella fede che avevano è sparita per sempre. Allo stesso modo i falsi profeti sono privi di Dio e smisuratamente arroganti, te ne accorgi dalle loro parole e dai loro atteggiamenti.
Ritornerò a parlare dei falsi profeti, essi stanno distruggendo milioni di anime che li frequentano e che assorbono le negatività presenti in questi luoghi. Adesso riflettiamo sulle contraddizioni che si trovano proprio tra gli eretici e i falsi profeti.
Queste le contraddizioni che condanna Gesù a quanti agiscono nell’inganno: “Filtrare il moscerino e ingoiare il cammello”; “Pulire l’esterno del bicchiere e lasciare sporco l’interno”; “Assolvere alle norme più minuziose e trascurarela Legge di Dio”.
Questi vivono di esteriorità, noi invece vogliamo seguire la Madonna e cercare la preghiera interiore, umile, spirituale, fiduciosa,

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
------------------

1767 - S. Agostino d'Ippona, Vescovo, Dottore della Chiesa


Agostino d'Ippona (traduzione italiana del latino Aurelius Augustinus Hipponensis) di etnia berbera, ma di cultura totalmente ellenistico-romana, nacque a Tagaste (attualmente Souk-Ahras in Algeria, posta a circa 100 km a sud-ovest di Ippona) il 13 novembre 354 da una famiglia di classe media, di piccoli proprietari terrieri. Il padre Patrizio era pagano, mentre la madre Monica (cfr. 27 agosto), dei quali Agostino era il primogenito, era invece cristiana; fu lei a dargli un'educazione religiosa ma senza battezzarlo, come si usava allora, volendo attendere l'età matura.
Agostino ebbe un'infanzia molto vivace, ma  i peccati veri cominciarono più tardi. Dopo i primi studi a Tagaste e poi nella vicina Madaura, si recò a Cartagine nel 371, con l'aiuto di un facoltoso signore del luogo di nome Romaniano.  Aveva 16 anni e viveva la sua adolescenza in modo molto esuberante e, mentre frequentava la scuola di un retore, cominciò a convivere con una ragazza cartaginese, che gli diede, nel 372, anche un figlio, Adeodato. Fu in quegli anni che maturò la sua prima vocazione di filosofo, grazie alla lettura di un libro di Cicerone, Ortensio,  che l'aveva particolarmente colpito, perché l'autore latino affermava, come soltanto la filosofia aiutasse la volontà ad allontanarsi dal male e ad esercitare la virtù.
Purtroppo, allora, la lettura della Sacra Scrittura non diceva niente alla sua mente razionalistica e la religione professata dalla madre gli sembrava una superstizione puerile, quindi cercò la verità nel manicheismo. (Il Manicheismo era una religione orientale fondata nel III secolo d.C. da Mani, che fondeva elementi del cristianesimo e della religione di Zoroastro; suo principio fondamentale era il dualismo, cioè l'opposizione continua di due principi egualmente divini, uno buono e uno cattivo, che dominano il mondo e anche l'animo dell'uomo).
Ultimati gli studi, tornò nel 374 a Tagaste, dove, con l'aiuto del suo benefattore Romaniano, aprì una scuola di grammatica e retorica. Fu anche ospitato nella sua casa con tutta la famiglia, perché la madre Monica, non condividendo le sue scelte religiose, aveva preferito separarsi da Agostino; solo più tardi lo riammise nella sua casa, avendo avuto un sogno premonitore sul suo ritorno alla fede cristiana.
Dopo due anni nel 376, decise di lasciare il piccolo paese di Tagaste e ritornare a Cartagine e, sempre con l'aiuto dell'amico Romaniano, che egli aveva convertito al manicheismo, aprì anche qui una scuola, dove insegnò per sette anni, purtroppo con alunni poco disciplinati.
Agostino, però, tra i manichei non trovò mai la risposta certa al suo desiderio di verità e dopo un incontro con un loro vescovo, Fausto, avvenuto nel 382 a Cartagine, che avrebbe dovuto fugare ogni dubbio, ne uscì non convinto e quindi prese ad allontanarsi dal manicheismo. Desideroso di nuove esperienze e stanco dell'indisciplina degli alunni cartaginesi, Agostino, resistendo alle preghiere dell'amata madre, che voleva trattenerlo in Africa, decise di trasferirsi a Roma, capitale dell'impero, con tutta la sua famiglia.
Nel 384 riuscì ad ottenere, con l'appoggio del prefetto di Roma, Quinto Aurelio Simmaco, la cattedra vacante di retorica a Milano, dove si trasferì, raggiunto nel 385, inaspettatamente, dalla madre Monica, la quale, conscia del travaglio interiore del figlio, gli fu accanto con la preghiera e con le lacrime senza imporgli nulla, ma bensì come un angelo protettore.
Verso l'inizio della Quaresima del 387, con Adeodato ed Alipio, prese posto fra i competentes  per essere battezzato da Ambrogio il giorno di Pasqua. Agostino rimase a Milano fino all'autunno, continuando i suoi lavori: De immortalitate animae e De musica. Poi, mentre era in procinto d'imbarcarsi ad Ostia, Monica rese l'anima a Dio. Agostino, allora, rimase per molti mesi a Roma occupandosi principalmente della confutazione del manicheismo e per approfondire la sua conoscenza sui monasteri e le tradizioni della Chiesa.
Nel 388 ritornò a Tagaste, dove vendette i suoi pochi beni, distribuendone il ricavato ai poveri e, ritiratosi con alcuni amici e discepoli, fondò una piccola comunità, dove i beni erano in comune proprietà. Ma dopo un po' l'affollarsi continuo dei concittadini, per chiedere consigli ed aiuti, disturbava il dovuto raccoglimento, fu necessario trovare un altro posto e Agostino lo cercò presso Ippona. Trovatosi per caso nella basilica locale, in cui il vescovo Valerio stava proponendo ai fedeli di consacrare un sacerdote che potesse aiutarlo, specie nella predicazione; accortasi della sua presenza, i fedeli presero a gridare: Agostino prete!. Allora si dava molto valore alla volontà del popolo, considerata volontà di Dio e nonostante che cercasse di rifiutare, perché non era questa la strada voluta, Agostino fu costretto ad accettare. La città di Ippona ci guadagnò molto, la sua opera fu fecondissima; per prima cosa chiese al vescovo di trasferire il suo monastero ad Ippona, per continuare la sua scelta di vita, che in seguito divenne un seminario fonte di preti e vescovi africani.
L'iniziativa agostiniana gettava le basi del rinnovamento dei costumi del clero. Scrisse anche una Regola, che poi nel IX secolo venne adottata dalla Comunità dei Canonici Regolari o Agostiniani.
Il vescovo Valerio nel timore che Agostino venisse spostato in altra sede, convinse il popolo e il primate della Numidia, Megalio di Calama, a consacrarlo vescovo coadiutore di Ippona. Nel 397, morto Valerio, egli gli successe come titolare. Dovette lasciare il monastero e intraprendere la sua intensa attività di pastore di anime, che svolse egregiamente, tanto che la sua fama di vescovo illuminato si diffuse in tutte le Chiese Africane.
Nel contempo scriveva le sue opere: S. Agostino fu uno dei geni più prolifici che l'umanità abbia mai conosciuto. Non viene ammirato solo per il numero delle sue opere, che comprendono scritti autobiografici, filosofici, apologetici, dogmatici, polemici, morali, esegetici, raccolte di lettere, di sermoni e di opere in poesia (scritte in metrica non classica, bensì accentuativa, per facilitare la memorizzazione da parte delle persone incolte), ma anche per la varietà dei soggetti che coprono l'intero scibile umano. La forma nella quale proponeva la sua opera esercita ancora oggi un'attrazione molto potente sul lettore.
La sua opera più celebre sono le Confessiones (Le Confessioni). A lui si rifanno numerose forme di vita religiosa, tra le quali l'Ordine di Sant'Agostino (OSA), chiamato degli Agostiniani: diffusi in tutto il mondo, insieme agli Agostiniani scalzi (OAD) e agli Agostiniani Recolletti (OAR), costituiscono nella Chiesa Cattolica la principale eredità spirituale del santo di Ippona, alla cui Regola di vita si ispirano anche numerose altre congregazioni, oltre ai Canonici Regolari di S. Agostino.
Le Confessiones  o Confessioni  (circa 400), sono la storia del suo cuore. Il nocciolo del pensiero agostiniano presente nelle Confessioni  sta nel concetto che l'uomo è incapace di orientarsi da solo: esclusivamente con l'illuminazione di Dio, a cui deve obbedire in ogni circostanza, l'uomo riuscirà a trovare l'orientamento nella sua vita. La parola "confessioni" viene intesa in senso biblico (confiteri), non come ammissione di colpa o racconto, ma come preghiera di un'anima che ammira l'azione di Dio nel proprio interno. Di tutti i lavori del Santo, nessuno è stato più universalmente letto ed ammirato. Non esiste nell'intera letteratura alcun libro che gli somigli per la penetrante analisi delle più complesse impressioni dell'anima, per il sentimento comunicativo, o per la profondità delle opinioni filosofiche.
Nel 429 si ammalò gravemente, mentre Ippona era assediata da tre mesi dai Vandali comandati da Genserico († 477), dopo che avevano portato morte e distruzione dovunque; il santo vescovo ebbe l'impressione della prossima fine del mondo; morì il 28 agosto del 430 a 76 anni. Il suo corpo sottratto ai Vandali durante l'incendio e la distruzione di Ippona, venne trasportato poi a Cagliari dal vescovo Fulgenzio di Ruspe, verso il 508-517 cc, insieme alle reliquie di altri vescovi africani.
Verso il 725 il suo corpo fu di nuovo traslato a Pavia, nella Chiesa di S. Pietro in Ciel d'Oro, non lontano dai luoghi della sua conversione, ad opera del pio re longobardo Liutprando († 744), che l'aveva riscattato dai saraceni della Sardegna.
 
Significato del nome Agostino: "piccolo venerabile" (latino).

Catechesi di Benedetto XVI su S. Agostino (gen-feb 2008)
---------------

Medaglia di San Benedetto