Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come una ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************

Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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sabato 30 giugno 2012

1624 - Commento al Vangelo del 30/6/2012


+ Dal Vangelo secondo Matteo (8,5-17)
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito. Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva. Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: “Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie”. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Suscita sempre impressione la figura del centurione che si considerava indegno di accogliere il Signore a casa sua, un pagano che adorava gli idoli arriva a riconoscere Gesù come l’inviato da Dio. Un pagano ha creduto in Gesù come Figlio di Dio mentre gli ebrei che adoravano il Padre non riuscivano a vedere l’azione dello Spirito Divino.
Ancora peggio avviene in questi decenni, sono i cristiani a non vedere o a non vedere più la Divinità in Gesù e Lo considerano un buon Uomo, uno che ha portato un messaggio discutibile se non si accetta o da discutere se non conviene. È facile seguire un Gesù astratto, è il cristiano a stabilire cosa accettare o rifiutare del Vangelo, se pregare o “andare” a Messa.
Purtroppo, c’è un atteggiamento traditore che supera quelli descritti sopra: riguarda quanti hanno promesso assoluta fedeltà a Dio e hanno successivamente tradito questo patto. Non ci meravigliamo se veniamo a conoscere che ci sono Vescovi che cercano di emarginare e spostare nelle parrocchie di periferia quei buoni parroci molto spirituali, dediti alla sana formazione dei giovani e delle coppie di sposi. Sembra un paradosso, invece si conoscono determinati e numerosi fatti che lasciano sbigottiti.
Aumentano i buoni parroci che ricevono discriminazioni inspiegabili, parroci che hanno trasfigurato le loro parrocchia, hanno introdotto molta adorazione dell’Eucaristia, insegnamenti fedeli alla Chiesa, suscitato molte vocazioni tra i giovani, molte coppie di fidanzati e di sposi che partecipavano alle catechesi settimanali. Parrocchie modello in città e nei paesi, sicuramente apprezzate da Gesù.
Stranamente ci sono Vescovi che spostano diversi parroci dopo solo un anno o due anni della loro permanenza in parrocchie che avevano trasformato con la preghiera e un grande esempio cristiano. Chiaramente i Vescovi modernisti non gradiscono assolutamente quei parroci ancora fedeli al Vangelo e al papa. Molti buoni parroci vengono impediti di operare in grandi luoghi e di fare conoscere la sana dottrina della Chiesa.
Non c’è una spiegazione logica, non viene data nessuna giustificazione, l’unica cosa che si conosce è il distacco dei Vescovi dal Papa, il modernismo che diffondono, favorevoli anche al matrimonio dei Preti, quindi incredibilmente infastiditi dal bene che facevano i parroci nelle parrocchie dove operavano anche da poco tempo. E dove li spediscono? In periferia o in piccoli paesi, dove possono fare meno danno… quindi non aiutano molte anime… e non possono fermare l’avanzata galoppante del modernismo all’interno della Chiesa.
Sembra una storiella e provo vergogna nel raccontarla, ma dobbiamo conoscere anche questo, non per esprimere giudizi temerari per qualsiasi altra cosa possa accadere, per pregare di più per la Chiesa e i suoi Ministri.
Un comportamento così strano che non si vede mai in quei buoni Vescovi innamorati di Gesù ed impegnati in prima persona nella salvezza delle anime. Preghiamo molto per sostenere i Vescovi ancora fedeli alla Chiesa, innamorati del Vangelo storico e propagatori della devozione alla Madonna.
Perché oggi ci vuole coraggio per un Vescovo che si mantiene fedele alla Chiesa, al Papa ed è devoto della Madonna, deve superare continue prove quando partecipa alle riunioni di Vescovi modernisti e propugnatori di una nuova fede eretica e opposta alla Verità del Vangelo.
Quindi, molti Ministri di Dio nei fatti mostrano di non credere più in Gesù storico e si accontentano di un Gesù astratto, illusoriamente lo seguono mentre le loro opere sono pienamente opposte.
Questo è un passaggio che ci porta a riflettere sulla differenza tra il credere in Gesù ed invece seguire Gesù. Anche satana crede in Gesù, nel senso che è conosce bene la sua esistenza ma non segue Gesù. Molti cattolici credono in Gesù nel senso che ammettono l’esistenza di Gesù, ma si guardano bene dal seguirlo. Sono davvero molti i cattolici che non conoscono Gesù né ovviamente vivono il Vangelo!
Così notiamo che la fede del centurione è ben più grande di quella inesistente di molti cattolici che a causa dei peccati hanno smarrito la Via della conversione. È sempre tempo per ricominciare una nuova vita e dire a Gesù: “Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola ed io sarò guarito dall’orgoglio e dai molti vizi”.
È molto facile cadere e ricadere nei peccati per chi vive a contatto con il mondo pagano, diventa insensibile allo Spirito di Dio e con il cuore indurito, non si accorge più delle misericordiose braccia tese di Gesù e la preghiera che si recita per la sua conversione si dissolve nel nulla.
Cari figli, continuare a pregare per quanti non ringraziano Gesù e non chiedono la Grazia della salvezza dell’anima.  
Gesù oggi non trova facilmente una Fede come quella del centurione, la cerca e dove è presente compie miracoli impossibili. “In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!”. Questa Fede ha commosso Gesù, però la sua precisazione è senz’altro amara per quanti invece con le parole dicono di seguirlo e con le loro opere Lo uccidono nelle anime!
“Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel Regno dei Cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti”.
Gesù allude a coloro che Lo hanno dimenticato ma fingono ancora di seguire il Signore.
Dove Gesù trova Fede sincera, ripete a chi chiede Grazie: “Và, avvenga per te come hai creduto”.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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1623 - Ss Primi martiri della Chiesa di Roma


L'odierna celebrazione, introdotta dal nuovo calendario romano universale, si riferisce ai protomartiri della Chiesa di Roma, vittime della persecuzione di Nerone in seguito all'incendio di Roma, avvenuto il 19 luglio del 64.
Dopo la festività congiunta dei due apostoli, il nuovo calendario vuole appunto celebrare la memoria dei numerosi martiri che non poterono avere un posto peculiare nella liturgia.
Perché Nerone perseguitò i cristiani? Ce lo dice Cornelio Tacito(Annales 15,44,2-5) « Siccome circolavano voci che l'incendio di Roma fosse stato doloso, Nerone presentò come colpevoli, punendoli con pene ricercatissime, coloro che, odiati per le loro abominazioni, erano chiamati dal volgo cristiani ».
Ai tempi di Nerone, a Roma, accanto alla comunità ebraica, viveva quella esigua e pacifica dei cristiani. Su questi, poco conosciuti, circolavano voci calunniose. Nerone scaricò su di loro, condannandoli ad efferati supplizi, le accuse a lui rivolte. Del resto le idee professate dai cristiani erano di aperta sfida agli dèi pagani gelosi e vendicativi... «I pagani - ricorderà più tardi Tertulliano - attribuiscono ai cristiani ogni pubblica calamità, ogni flagello. Se le acque del Tevere escono dagli argini e invadono la città, se al contrario il Nilo non rigonfia e non inonda i campi, se vi è siccità, carestia, peste, terremoto, è tutta colpa dei cristiani, che disprezzano gli dèi, e da tutte le parti si grida: “i cristiani ai leoni!”.
Nerone ebbe la responsabilità di aver dato il via all'assurda ostilità del popolo romano, peraltro molto tollerante in materia religiosa, nei confronti dei cristiani: la ferocia con la quale colpì i presunti incendiari non trova neppure la giustificazione del supremo interesse dell'Impero. Episodi orrendi come quello delle fiaccole umane, cosparse di pece e fatte ardere nei giardini del colle Oppio, o come quello di donne e bambini vestiti con pelle di animali e lasciati in balia delle bestie feroci nel circo, furono tali da destare un senso di pietà e di orrore nello stesso popolo romano. « Allora - scrive ancora Tacito - si manifestò un sentimento di pietà, pur trattandosi di gente meritevole dei più esemplari castighi, perché si vedeva che erano eliminati non per il bene pubblico, ma per soddisfare la crudeltà di un individuo », Nerone.
La persecuzione non si arrestò a quella fatale estate del 64, ma si prolungò fino al 67.
Tacito racconta nei suoi Annali della persecuzione dei primi martiri di Roma - i protomartiri romani - nella quale fu ucciso anche Pietro. Il fatto avvenne nei giardini neroniani, cioè nel Circo di Gaio e Nerone che era alle pendici del colle Vaticano. L’attuale obelisco di piazza S. Pietro era al centro della spina di tale Circo che segnava il percorso sul quale si sfidavano le quadrighe nelle corse.
L’obelisco fu spostato da Papa Sisto V (Felice Peretti) che volle erigerlo dinanzi alla basilica. Il sito originario in cui era posto è attualmente indicato da una lapide in terra posta alla sinistra della basilica vaticana, poco oltre l’attuale nartece, che ricorda così l’ubicazione del Circo nel quale furono martirizzati Pietro ed i suoi compagni nell’anno 64 d.C..
Sul fianco destro del Circo, proprio sotto l’attuale basilica, sorgeva una necropoli a cielo aperto, nella quale Pietro venne sepolto dopo il martirio. Parte della necropoli è stata riportata alla luce dagli archeologi nel secolo scorso. Essi hanno potuto così raggiungere nei loro scavi il luogo della sepoltura del primo degli apostoli. Il sito è attualmente visitabile, con ingresso proprio a fianco del luogo dove era anticamente eretto l’obelisco.
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venerdì 29 giugno 2012

1622 - Commento al Vangelo del 29/6/2012


+ Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-19)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Da alcune settimane varie volte ho cercato di introdurre un argomento molto importante come è quello del discernimento degli spiriti, ma ho posticipato per non caricare eccessivamente le newsletter, sono insegnamenti determinanti per la vita spirituale. Per crescere in Grazia occorre fare tutto con equilibrio e serenità, senza agitazione e precipitazione.
Quando abbiamo l’equilibrio e la serenità siamo anche in grado di sopportare pesi enormi e riusciamo a trasmettere gioia e pace.
Queste caratteristiche si trovano sicuramente in quei cattolici che vivono nello Spirito di Dio. Abbiamo visto che non basta dire “Signore, Signore” o addirittura mostrare ingannevolmente una spiritualità illusoria per rimanere nel Cuore di Gesù e crescere in Grazia. La vita spirituale è la cosa più importante della nostra esistenza, ignorarla o offuscarla con false immagini creare dalla mente agitata, non permette di ottenere nulla di buono, al contrario si entra in un tunnel di tenebre e non si vede più la luce, non si capisce da dove cominciare e cosa fare.
Molti credenti soffrono e non sanno da dove cominciare, i non credenti non trovano indicazioni per avvicinarsi a Gesù e scoprire la vera vita. Non ci illudiamo di quelle conversioni che si limitano alla Santa Messa, la conversione reale è rompere col il peccato ed iniziare con una nuova mentalità.
Molti cercano la Verità e non la trovano, oppure trovano teorie buoniste ma opposte al Magistero del Papa. In questi ultimi decenni si è accentuata la perdita della Fede dei cattolici, la maggior parte di quanti frequentano non conoscono la vera dottrina cattolica, sono imbevuti di teorie protestanti.
Oggi in questa solennità liturgica possiamo riflettere sul Primato di San Pietro e sulla determinante azione apostolica di San Paolo. Questi due grandi Santi ci indicano come seguire Gesù senza smarrirci e deviare dalla sana dottrina del Vangelo.
I due Santi rappresentano la piena ed incondizionata Fede in Gesù Cristo, l’autentico apostolato cristiano per portare ovunque il Vangelo storico predicato dal Signore. Non si è cattolici se non c’è piena obbedienza al Magistero del Successore di San Pietro e non si vive la propria Fede nel modo indicato da San Paolo.
Non vive da cristiano chi non segue la sana dottrina della Tradizione Cattolica.
La crisi teologica non ha risparmiato quanto rappresentano questi due Santi festeggiati oggi, ed anche se dopo il Concilio Vaticano II molti interpretarono in modo opposto gli insegnamenti scaturiti, già dall’inizio del 1900 la massoneria ecclesiastica ha cercato di minare i fondamentali della dottrina cattolica. Negli anni ’60 poi sono riusciti a travisare subdolamente tutto e da quel momento iniziarono maliziosamente le interpretazioni protestanti e moderniste di un Concilio che invece è stato esclusivamente pastorale. Se avessero seguito il Concilio serenamente non sarebbe scoppiato il finimondo nella Chiesa, tanto che decine di migliaia tra Sacerdoti e Suore intorno al 1970 abbandonarono la Chiesa, offuscati dalla falsa interpretazione del Concilio.
A chi giovava tutto questo? A satana, e i Prelati traditori insieme a tutti i teologi che travisarono la verità, furono le marionette.
Dal 1970 ad oggi le cose nella Chiesa sono degenerate e siamo al limite dello svelamento di una verità che farà inorridire molti ma che pure ingannerà la maggior parte dei credenti. Sapete che non scrivo determinate cose che moltissimi oggi non possono comprendere, saranno i fatti a mostrare la verità, da parte mia devo suscitare la capacità del discernimento, per voi comprendere che la Verità e la Chiesa Cattolica si trovano dove si trova la sana dottrina tradizionale e che è stata diffusa nel nuovo Catechismo del 1992.
Chi segue questo Catechismo non perderà la Fede e rimarrà fedele a Gesù e alla Madonna.
Per il resto può succedere tutto e il suo contrario, chi è sicuro di cosa avverrà domani o tra sei mesi nella Chiesa? Ricordate cosa pubblicarono i quotidiani l’11 febbraio 2012 sull’affermazione che un Cardinale aveva fatto in un suo viaggio privato in Cina a novembre 2011? “Entro un anno il Papa Benedetto XVI morirà?”. Frase conosciuta dal Cardinale Castrillon da diplomatici amici cinesi ed inviata al Papa in una lettera, fatta conoscere pubblicamente da qualcuno che agisce all’interno del Vaticano.
È una frase inquietante e che manifesta certamente una contrapposizione tra i Cardinali, tra le opposte fazioni pro e contro il Papa. Nessuno deve dimenticare che nei secoli quanti hanno lottato il Papato hanno sempre pagato amaramente.
Il potere annebbia ed esalta, lo abbiamo visto nelle opere dei più grandi dittatori del mondo, tutti hanno subito una fine tremenda, tutti hanno perduto la sfida contro il Signore Gesù e hanno violentemente smarrito testa ed eternità. Chi confida in se e si innalza a tiranno, si riveste di arroganza, sfrontatezza e prevaricazione. Il tiranno che compie ancora oltraggi, vedrà svelata pubblicamente la sua vita segreta e in piena opposizione a Dio e alla sua Chiesa.
Gesù nel Vangelo ci parla di un tesoro spirituale da cercare e non di commerciare altre cose.
La Chiesa si trova in una apparente unità, non c’è più lo Spirito del vero Cristianesimo, non è la comunità voluta da Gesù. E se dovesse per qualche ragione morire il Papa, avverrebbe immediatamente una rivoluzione dilaniante all’interno della Chiesa. Satana vuole la morte del Papa per sbranare quanto rimane di sano nei buoni Prelati e Sacerdoti.
Come ho scritto, molti di voi mi comunicano che sul web sono presenti innumerevoli siti di profeti, e circolano anche messaggi attribuiti a Gesù ma non sono in realtà di Gesù, in cui viene chiesto a questo Papa di dimettersi. È un messaggio che si commenta da solo, come possono i cattolici seguire questi messaggi? Gesù non può volere le dimissioni del Papa per vedere subito dopo la sua Chiesa a brandelli prima del tempo! Gesù non vuole questo, insieme alla Madre invitano a pregare perché si allunghi più avanti il tempo delle tremende vicende che avverranno nella Chiesa.
Lo afferma la Sacra Scrittura in diversi Libri, Gesù lo ha profetizzato: “Quando dunque vedrete l'abominio della desolazione, di cui parlò il profeta Daniele, stare nel luogo santo, chi legge comprenda… ” (Mt 24,15), San Paolo lo ha sentito da Dio: “Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l'apostasia e dovrà esser rivelato l'uomo  iniquo, il figlio della perdizione” (2 Ts 2,3).
Ci avviamo a vivere tempi brutti e difficili, non viene solo evidenziato anche dalle operazioni militari della Turchia che ha schierato missili e carri armati al confine con la Siria dopo l’abbattimento di un aereo, lo avvertiamo in tutti i contesti della società. Molti credenti sono bloccati perché non trovano le giuste indicazioni per iniziare il cammino spirituale. Molti non credenti cercano Dio dove non c’è e si abbandonano senza pensare che dopo questa vita inizia quella vera.
Imitiamo San Paolo e portiamo a tutti il vero annuncio del Vangelo di Gesù!
Riguardo il discernimento degli spiriti, voglio iniziare con i segni che manifestano la presenza dello Spirito di Dio. Le potenze della nostra anima sono due, intelletto e volontà, riguardo l’intelletto vi lascio questa iniziale considerazione: Dio è la Verità e non può ispirare all’anima se non verità, per cui, se una persona afferma di essere ispirata da Dio e manifesta parole equivoci o altri pensieri ambigui cheavverte dentro, si deve considerare questa persona come una vittima dell’inganno di satana o è frutto della sua fantasia esaltata.
Ricordate questa prima indicazione e non seguirete mai i falsi profeti, non vi lascerete ingannare da messaggi che solo apparentemente sono spirituali, essi hanno il veleno dentro che vuole uccidere le anime. Gesù e la Madonna vogliono che il Papa rimanga ancora alla guida della Chiesa, almeno per come sta andando adesso e senza ulteriori scandali nella gerarchia.
Anche se l’unità nella Chiesa è apparente, non avviene nulla di clamoroso contro la sana dottrina della Chiesa, non assistiamo a pubbliche manipolazioni del Vangelo e si continua a partecipare alla Santa Messa…

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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1621 - Santi Pietro e Paolo


Dall’Omelia di Papa Benedetto XVI (Basilica Vaticana, 29 giugno 2008)
 
Cari fratelli e sorelle!
Fin dai tempi più antichi la Chiesa di Roma celebra la solennità dei grandi Apostoli Pietro e Paolo come unica festa nello stesso giorno, il 29 giugno. Attraverso il loro martirio, essi sono diventati fratelli; insieme sono i fondatori della nuova Roma cristiana. Come tali li canta l’inno dei secondi Vespri che risale a Paolino di Aquileia († 806): « O Roma felix - Roma felice, adornata di porpora dal sangue prezioso di Principi tanto grandi. Tu superi ogni bellezza del mondo, non per merito tuo, ma per il merito dei santi che hai ucciso con la spada sanguinante ». Il sangue dei martiri non invoca vendetta, ma riconcilia. Non si presenta come accusa, ma come “luce aurea”, secondo le parole dell’inno dei primi Vespri: si presenta come forza dell’amore che supera l’odio e la violenza, fondando così una nuova città, una nuova comunità. Per il loro martirio, essi - Pietro e Paolo - fanno adesso parte di Roma: mediante il martirio anche Pietro è diventato cittadino romano per sempre. Mediante il martirio, mediante la loro fede e il loro amore, i due Apostoli indicano dove sta la vera speranza, e sono fondatori di un nuovo genere di città, che deve formarsi sempre di nuovo in mezzo alla vecchia città umana, la quale resta minacciata dalle forze contrarie del peccato e dell’egoismo degli uomini.
In virtù del loro martirio, Pietro e Paolo sono in reciproco rapporto per sempre. Un’immagine preferita dell’iconografia cristiana è l’abbraccio dei due Apostoli in cammino verso il martirio. Possiamo dire: il loro stesso martirio, nel più profondo, è la realizzazione di un abbraccio fraterno. Essi muoiono per l’unico Cristo e, nella testimonianza per la quale danno la vita, sono una cosa sola. Negli scritti del Nuovo Testamento possiamo, per così dire, seguire lo sviluppo del loro abbraccio, questo fare unità nella testimonianza e nella missione. Tutto inizia quando Paolo, tre anni dopo la sua conversione, va a Gerusalemme, “per consultare Cefa” (Gal 1,18). Quattordici anni dopo, egli sale di nuovo a Gerusalemme, per esporre “alle persone più ragguardevoli” il Vangelo che egli predica, per non trovarsi nel rischio “di correre o di aver corso invano” (Gal 2,1s). Alla fine di questo incontro, Giacomo, Cefa e Giovanni gli danno la destra, confermando così la comunione che li congiunge nell’unico Vangelo di Gesù Cristo (Gal 2,9). Un bel segno di questo interiore abbraccio in crescita, che si sviluppa nonostante la diversità dei temperamenti e dei compiti, lo trovo nel fatto che i collaboratori menzionati alla fine dellaPrima Lettera di S. Pietro - Silvano e Marco - sono collaboratori altrettanto stretti di san Paolo. Nella comunanza dei collaboratori si rende visibile in modo molto concreto la comunione dell’unica Chiesa, l’abbraccio dei grandi Apostoli.
Almeno due volte Pietro e Paolo si sono incontrati a Gerusalemme; alla fine il percorso di ambedue sbocca a Roma. Perché? È questo forse qualcosa di più di un puro caso? Vi è contenuto forse un messaggio duraturo? Paolo arrivò a Roma come prigioniero, ma allo stesso tempo come cittadino romano che, dopo l’arresto in Gerusalemme, proprio in quanto tale aveva fatto ricorso all’imperatore, al cui tribunale fu portato. Ma in un senso ancora più profondo, Paolo è venuto volontariamente a Roma. Mediante la più importante delle sue Lettere si era già avvicinato interiormente a questa città: alla Chiesa in Roma aveva indirizzato lo scritto che più di ogni altro è la sintesi dell’intero suo annuncio e della sua fede. Nel saluto iniziale della Lettera dice che della fede dei cristiani di Roma parla tutto il mondo e che questa fede, quindi, è nota ovunque come esemplare (Rm 1,8). E scrive poi: « Non voglio pertanto che ignoriate, fratelli, che più volte mi sono proposto di venire fino a voi, ma finora ne sono stato impedito » (1,13). Alla fine della Lettera riprende questo tema parlando ora del suo progetto di andare fino in Spagna. « Quando andrò in Spagna spero, passando, di vedervi, e di esser da voi aiutato per recarmi in quella regione, dopo avere goduto un poco della vostra presenza» (15,24). « E so che, giungendo presso di voi, verrò con la pienezza della benedizione di Cristo » (15,29). Sono due cose che qui si rendono evidenti: Roma è per Paolo una tappa sulla via verso la Spagna, cioè - secondo il suo concetto del mondo - verso il lembo estremo della terra. Considera sua missione la realizzazione del compito ricevuto da Cristo di portare il Vangelo sino agli estremi confini del mondo. In questo percorso ci sta Roma. [...]
Ma perché Pietro è andato a Roma? Su ciò il Nuovo Testamento non si pronuncia in modo diretto. [...]
Certo, nella Lettera ai Galati Paolo dice che Dio ha dato a Pietro la forza per il ministero apostolico tra i circoncisi, a lui, Paolo, invece per il ministero tra i pagani (2,8). Ma questa assegnazione poteva essere in vigore soltanto finché Pietro rimaneva con i Dodici a Gerusalemme nella speranza che tutto Israele aderisse a Cristo. Di fronte all’ulteriore sviluppo, i Dodici riconobbero l’ora in cui anch’essi dovevano incamminarsi verso il mondo intero, per annunciargli il Vangelo. Pietro che, secondo l’ordine di Dio, per primo aveva aperto la porta ai pagani lascia ora la presidenza della Chiesa cristiano-giudaica a Giacomo il minore, per dedicarsi alla sua vera missione: al ministero per l’unità dell’unica Chiesa di Dio formata da giudei e pagani. Il desiderio di san Paolo di andare a Roma sottolinea – come abbiamo visto – tra le caratteristiche della Chiesa soprattutto la parola “catholica. Il cammino di san Pietro verso Roma, come rappresentante dei popoli del mondo, sta soprattutto sotto la parola “una”: il suo compito è di creare l’unità della catholica, della Chiesa formata da giudei e pagani, della Chiesa di tutti i popoli. Ed è questa la missione permanente di Pietro: far sì che la Chiesa non si identifichi mai con una sola nazione, con una sola cultura o con un solo Stato. Che sia sempre la Chiesa di tutti. Che riunisca l’umanità al di là di ogni frontiera e, in mezzo alle divisioni di questo mondo, renda presente la pace di Dio, la forza riconciliatrice del suo amore. [...] Amen.
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1620 - Vita di Gesù (paragrafi 413-415)


DALL'ULTIMA FESTA DEI TABERNACOLI FINO ALL'ULTIMA FESTA DELLA DEDICAZIONE

La questione cronologica e geografica

§ 413. Finora i tre evangelisti sinottici hanno camminato su strade abbastanza parallele fra loro: solo Giovanni, secondo la sua abi­tudine, si è inoltrato in una particolare direzione che non ignora ma neppure fiancheggia quella dei tre suoi predecessori (§ 165). Senonché a questo punto anche fra i tre Sinottici avviene un distacco: Matteo e Marco proseguono verso una direzione che è genericamente comune, ma sono abbandonati da Luca che piega da un altro lato, mentre Giovanni continua per la sua via che non è nè quella di Matteo e Marco nè quella di Luca. Soltanto in occasione dell'ultima Pasqua della vita di Gesù, Luca si affiancherà nuovamente a Matteo e Marco; dal canto suo anche Giovanni terrà loro dietro, ma come al solito precisando e integrando. Già sappiamo chè Giovanni si preoccupa soprattutto dell'operosità di Gesù in Gerusalemme e fissa nettamente le date: perciò, anche in questo nuovo periodo, egli offre allo storico elementi di sommo pregio per l'integrità della biografia e per il suo quadro cronologico. A sua volta Luca, in questa sua narrazione ove non è fiancheggiato dagli altri due Sinottici, comunica molti fatti e discorsi del tutto nuovi, pur curandosi poco o nulla di fissare tempi e luoghi. Di qui sorge la questione di collocare in tempi e in luoghi convenienti le cose che Luca narra indipendentemente sia da Matteo e Marco sia an­che da Giovanni. Molti studiosi moderni designano convenzionalmente questa narrazione propria al terzo evangelista come il “viaggio” di Gesù secondo Luca, perché l'intera sezione comincia annunziando un viaggio di Gesù alla volta di Gerusalemme (Luca, 9, 51) e termina con l'ingresso effettivo nella città (19, 28 segg.); il quale ingresso però è precisamente il punto in cui Luca si ricongiunge con gli altri evangelisti, perché è l'ingresso dell'ultima Pasqua. Ma si tratta di un vero “viaggio”?

§ 414. Per rispondere bisogna tener conto di alcuni fatti. In primo luogo, questo “viaggio” sarebbe stato di una lentezza eccezionale, giacché s'inizierebbe al principio dell'autunno per raggiunger la mèta solo nella primavera successiva: più che un viaggio, dunque, sareb­be una peregrinazione vaga su zone occasionali e senza una mèta urgente. Inoltre, nel racconto di questo “viaggio” si ripete una seconda e una terza volta che Gesù è in cammino verso Gerusalemme (Luca, 13, 22; 17, 11), la quale però non è mai raggiunta; solo alla quarta volta, quando si conferma il proposito di raggiun­gere la mèta (18, 31), questa è effettivamente raggiunta (19, 28 segg.). Ora, perché mai questi ripetuti annunzi, che non sono affatto ri­chiesti dalla chiarezza del discorso e non vi aggiungono nulla di nuovo? Non acquisterebbero invece un preciso significato qualora si considerassero come allusioni a differenti viaggi a Gerusalemme, piuttosto che conferme di un solo “viaggio”? Così infatti si è pen­sato, facendosi rilevare che l'indipendente Giovanni colloca appun­to in questo periodo il viaggio per la festa dei Tabernacoli, quello per la Dedicazione, e quello per l'ultima Pasqua. Tuttavia questa presunta corrispondenza fra i viaggi minori di Luca e quegli espliciti e distinti di Giovanni, oltre ad incontrarsi in ta­lune difficoltà topografiche e cronologiche, sembra avere contro di sé le parole stesse con cui Luca annunzia a principio il suo maggiore “viaggio”: Avvenne poi, nel compiersi i giorni dell'assun­zione di lui (di Gesù), che egli decIse stabilmente (a parola: confermò il volto) di andare a Gerusalemme (Luca, 9, 51). Queste pa­role indicano chiaramente che il viaggio annunziato si dovrà conclu­dere con la morte di Gesù e la sua successiva nella glo­ria; ma anche qui nulla c'induce a ritenere che questa conclusione del viaggio sia cronologica piuttosto che logica, ossia che in questo scorcio della vita di Gesù Luca badi più al succedersi dei giorni che all'imminente prova suprema di Gesù e al successivo trionfo di lui. D'altra parte nel maggiore “viaggio” di Luca troviamo inquadrati fatti e discorsi di Gesù che presso Matteo e Marco sono collocati in altro contesto, cioè durante l'operosità di Gesù in Galilea: e in questa divergenza, se Luca il più delle volte sembra da preferirsi quanto alla serie degli avvenimenti, è ben possibile che qualche rara volta siffatta preferenza sia da concedersi a Matteo e Marco.

§ 415. Tutto considerato, non sembra che sia il caso di parlare di un maggiore “viaggio” di Luca sotto l'aspetto cronologico e grafico. Questo “viaggio” non è che una giustapposizione o compo­sizione letteraria: essa è stata formata con elementi di più viaggi compiuti in questo tempo da Gesù, ed è inoltre accresciuta con vari altri elementi raccolti senza preoccupazioni cronologiche e geo­grafiche ma solo concettuali e logiche. i I viaggi minori di Gesù, che hanno fornito il precipuo materiale a questa narrazione com­plessiva, possono benissimo essere i viaggi distintamente ricordati da Giovanni; tuttavia Luca, nell'utilizzarne il materiale, non ha preteso stenderne la minuta e distinta cronistoria, ma ha solo mi­rato a presentare la realtà dei fatti in maniera tale che risultasse una appropriata conclusione e un degno coronamento alla prece­dente operosità di Gesù: il quale si avvicina con serena consape­volezza alla prova suprema in Gerusalemme, e superata la prova raggiunge la sua assunzione nella gloria. Questo scopo concettuale e logico, ben più che quello cronistorico e annalistico, era nella mira della catechesi primitiva, e specialmente di quella di Paolo seguita fedelmente da Luca (§ 135 segg.).
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giovedì 28 giugno 2012

1619 - Commento al Vangelo del 28/6/2012


+ Dal Vangelo secondo Matteo (7,21-29)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Abbiamo compreso -spero sufficientemente- che il vero cammino spirituale si attua esclusivamente quando si compie la volontà di Dio, nel proprio stato di vita e quando la preghiera si trasforma in opere buone. È chiaro a tutti che dire “Signore, Signore” quando si và a Messa o si recitano preghiere mentre poi si continua a vivere in maniera opposta alla volontà del Signore, è assolutamente inutile, inconcludente.
Molti cattolici vivono questo dualismo in buonafede, adagiati nella completa tiepidezza, ma portando addosso la responsabilità del mancato approfondimento della loro Fede, ignorando il Catechismo che dovrebbe essere la guida della loro vita. La buonafede di molti cattolici è indicata da me considerando che sono pochi quelli che ascoltano l’invito a leggere e studiare il Catechismo, infatti solamente i Sacerdoti ancora innamorati di Gesù ripetono nelle omelie e nei colloqui spirituali di approfondire il Catechismo.
I Sacerdoti innamorati di Gesù trasmettono la loro Fede e spingono i fedeli ad una vita autenticamente cristiana.
Purtroppo molti cattolici si accontentano dell’apparenza, e come dare loro colpa se vedono oggi questa apparenza in molti Prelati? Che tristezza sapere che numerosi dicono “Signore, Signore” e nello stesso tempo tramano contro il Papa e la Chiesa.Negli ambienti buoni della Chiesa circolano certe verità davvero gravissime e che per prudenza non vengono rivelate, saranno i fatti stessi a svelare ciò che nessun uomo può delimitare.
Le notizie veritiere dei mass-media fanno conoscere qualcosa che fuoriesce dall’aspra lotta intestina per accaparrarsi il potere nella Chiesa, e tutte queste notizie dovrebbero in realtà spingere i credenti a credere ancora più fermamente nella santità della Chiesa Cattolica e nella presenza ineffabile dello Spirito Santo che avvolge la Sposa di Cristo.
I cattolici che si allontanano dalla Chiesa quando vengono a conoscere scandali e altri abomini, abbandonano perché hanno poca Fede e sono colpevoli, non sono intenzionati a cominciare un vero cammino di conversione, non vogliono rinunciare ai loro peccati, non vogliono rinnegarsi e dire sì alla volontà di Gesù. Non possiamo rammaricarci per quanti liberamente scelgono di non impegnarsi a vivere cristianamente.
Preghiamo per tutti ed aiutiamo qualsiasi persona bisognosa, ma ognuno è libero di fare le scelte che vuole, buone o cattive.
Evitiamo di ripetere che gli scandali allontanano i cattolici dalla Messa, sono cattolici di nome ma non hanno mai iniziato il vero cammino spirituale. Forse senza gli scandali lo avrebbero iniziato, è vero, ma lo scandalo deve spingere il vero cattolico a pregare proprio per questi che commettono scandali, riconoscendo la loro debolezza e la possibilità degli errori. Senza ignorare che degli scandali commessi da Prelati e da Sacerdoti, essi dovranno risponderne a Dio per se stessi e per le conseguenze causate dalle loro colpe.
Parlare di corruzione nella Chiesa si può fare quando c’è vera necessità di ripristinare la verità insabbiata o quando si deve difendere la sana dottrina della Chiesa, questo deve spingerci a pregare di più per chi pubblicamente dice “Signore, Signore” e poi nel segreto agisce pienamente contro il Signore!
E possono essere bravissimi nel gettare fumo negli occhi con iniziative applaudite da quanti non vedono e non si rendono conto di cosa esiste realmente dietro quei progetti. Tutto serve per esaltare l’uomo e cercare applausi, non per aiutare la Chiesa in agonia con iniziative di preghiere continue nelle parrocchie e di adorazioni perpetue dell’Eucaristia.
Gettando un po’ di fumo negli occhi si è convinti di avere annullato dalla mente degli italiani gli scandali pubblici e segreti!
Non serve a nulla ripetere “Signore, Signore” quando il cuore adora gli idoli, un idolo è il potere, allora si strumentalizza il Signore per il perseguimento di ambizioni segrete. Quindi, ripetere “Signore, Signore” serve a qualcosa…
Sentite cosa dirà Gesù a quanti ripetono ingannevolmente e pomposamente “Signore, Signore”  con le labbra: «Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora Io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!».
L’autentico discepolo di Gesù non cerca gli onori né il potere, vuole solo pregare, rimanere vicino al suo Signore e questo lo appaga pienamente, è tutto. Questa differenza di esigenze interiori mostra la spiritualità dei credenti, è la chiara indicazione della spiritualità di un cristiano. E Gesù prosegue nel Vangelo di oggi, affermando che ci sono credenti che costruiscono ingannevolmente sulla sabbia e altri che con Fede costruiscono sulla roccia.
L’anima cristiana costruisce sulla roccia solo quando segue la sana dottrina della Chiesa, quando rimane fedele alla santità della Sposa di Cristo. “Le porte degli inferi non prevarranno contro di Essa”, niente e nessuno potrà distruggere l’unica vera Chiesa, da Essa si emana la spiritualità infallibile ed eterna. Gli uomini possono cambiare Dio con un idolo, possono commettere immoralità ma la Chiesa è sempre Santa e quanto ci insegna da duemila anni è garanzia di santificazione e di salvezza.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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1618 - Sant'Ireneo di Lione, Vescovo


Dalla Catechesi di Papa Benedetto XVI (Mercoledì, 28 marzo 2007)
 
Cari fratelli e sorelle,
nelle catechesi sulle grandi figure della Chiesa dei primi secoli arriviamo oggi alla personalità eminente di S. Ireneo di Lione. Le notizie biografiche su di lui provengono dalla sua stessa testimonianza, tramandata a noi da Eusebio nel quinto libro della Storia Ecclesiastica. Ireneo nacque con tutta probabilità a Smirne (oggi Izmir, in Turchia) verso il 135-140, dove ancor giovane fu alla scuola del Vescovo Policarpo, discepolo a sua volta dell’apostolo Giovanni. Non sappiamo quando si trasferì dall’Asia Minore in Gallia, ma lo spostamento dovette coincidere con i primi sviluppi della comunità cristiana di Lione: qui, nel 177, troviamo Ireneo annoverato nel collegio dei presbiteri. Proprio in quell’anno egli fu mandato a Roma, latore di una lettera della comunità di Lione al Papa Eleuterio. La missione romana sottrasse Ireneo alla persecuzione di Marco Aurelio, nella quale caddero almeno quarantotto martiri, tra cui lo stesso Vescovo di Lione, il novantenne Potino, morto di maltrattamenti in carcere. Così, al suo ritorno, Ireneo fu eletto Vescovo della città. Il nuovo Pastore si dedicò totalmente al ministero episcopale, che si concluse verso il 202-203, forse con il martirio.                 
Ireneo è innanzitutto un uomo di fede e un Pastore. Del buon Pastore ha il senso della misura, la ricchezza della dottrina, l’ardore missionario. Come scrittore, persegue un duplice scopo: difendere la vera dottrina dagli assalti degli eretici, ed esporre con chiarezza le verità della fede.
A questi fini corrispondono esattamente le due opere che di lui ci rimangono: i cinque libri Contro le eresie, l’Esposizione della predicazione apostolica(che si può anche chiamare il più antico catechismo della dottrina cristiana). In definitiva, Ireneo è il campione della lotta contro le eresie. La Chiesa del II secolo era minacciata dalla cosiddetta gnosi, una dottrina la quale affermava che la fede insegnata nella Chiesa sarebbe solo un simbolismo per i semplici, che non sono in grado di capire cose difficili; invece, gli iniziati, gli intellettuali - gnostici, si chiamavano - avrebbero capito quanto sta dietro questi simboli, e così avrebbero formato un cristianesimo elitario, intellettualista. Ovviamente questo cristianesimo intellettualista si frammentava sempre più in diverse correnti con pensieri spesso strani e stravaganti, ma attraenti per molti. Un elemento comune di queste diverse correnti era il dualismo, cioè si negava la fede nell’unico Dio Padre di tutti, Creatore e Salvatore dell’uomo e del mondo. Per spiegare il male nel mondo, essi affermavano l’esistenza, accanto al Dio buono, di un principio negativo. Questo principio negativo avrebbe prodotto le cose materiali, la materia.  
Radicandosi saldamente nella dottrina biblica della creazione, Ireneo confuta il dualismo e il pessimismo gnostico che svalutavano le realtà corporee. Egli rivendicava decisamente l’originaria santità della materia, del corpo, della carne, non meno che dello spirito. Ma la sua opera va ben oltre la confutazione dell’eresia: si può dire infatti che egli si presenta come il primo grande teologo della Chiesa, che ha creato la teologia sistematica; egli stesso parla del sistema della teologia, cioè dell’interna coerenza di tutta la fede. Al centro della sua dottrina sta la questione della Regola della fede e della sua trasmissione. Per Ireneo la Regola della fede coincide in pratica con ilCredo degli Apostoli, e ci dà la chiave per interpretare il Vangelo. Il Simbolo apostolico, che è una sorta di sintesi del Vangelo, ci aiuta a capire che cosa vuol dire, come dobbiamo leggere il Vangelo stesso.
Di fatto il Vangelo predicato da Ireneo è quello che egli ha ricevuto da Policarpo, Vescovo di Smirne, e il Vangelo di Policarpo risale all’apostolo Giovanni, di cui Policarpo era discepolo. E così il vero insegnamento non è quello inventato dagli intellettuali al di là della fede semplice della Chiesa. Il vero Evangelo è quello impartito dai Vescovi, che lo hanno ricevuto in una catena ininterrotta dagli Apostoli. Questi non hanno insegnato altro che questa fede semplice, che è anche la vera profondità della rivelazione di Dio. Così - ci dice Ireneo - non c’è una dottrina segreta dietro il comune Credo della Chiesa. Non esiste un cristianesimo superiore per intellettuali. La fede pubblicamente confessata dalla Chiesa è la fede comune di tutti. Solo questa fede è apostolica, viene dagli Apostoli, cioè da Gesù e da Dio. Aderendo a questa fede trasmessa pubblicamente dagli Apostoli ai loro successori, i cristiani devono osservare quanto i Vescovi dicono, devono considerare specialmente l’insegnamento della Chiesa di Roma, preminente e antichissima. Questa Chiesa, a causa della sua antichità, ha la maggiore apostolicità, infatti trae origine dalle colonne del Collegio apostolico, Pietro e Paolo. Con la Chiesa di Roma devono accordarsi tutte le Chiese, riconoscendo in essa la misura della vera tradizione apostolica, dell’unica fede comune della Chiesa. Con tali argomenti, qui molto brevemente riassunti, Ireneo confuta dalle fondamenta le pretese di questi gnostici, di questi intellettuali: anzitutto essi non posseggono una verità che sarebbe superiore a quella della fede comune, perché quanto essi dicono non è di origine apostolica, è inventato da loro; in secondo luogo, la verità e la salvezza non sono privilegio e monopolio di pochi, ma tutti le possono raggiungere attraverso la predicazione dei successori degli Apostoli, e soprattutto del Vescovo di Roma. In particolare - sempre polemizzando con il carattere segreto della tradizione gnostica e notandone gli esiti molteplici e fra loro contraddittori - Ireneo si preoccupa di illustrare il genuino concetto di Tradizione apostolica [...]
La Tradizione di cui egli parla, ben diversa dal tradizionalismo, è una Tradizione sempre internamente animata dallo Spirito Santo, che la rende viva e la fa essere rettamente compresa dalla Chiesa. Stando al suo insegnamento, la fede della Chiesa va trasmessa in modo che appaia quale deve essere, cioèpubblicaunicapneumatica (cioè guidata dallo Spirito Santo - in grecospirito si dice pneuma), spirituale. A partire da ciascuna di queste caratteristiche si può condurre un fruttuoso discernimento circa l'autentica trasmissione della fede nell’oggi della Chiesa. Più in generale, nella dottrina di Ireneo la dignità dell’uomo, corpo e anima, è saldamente ancorata nella creazione divina, nell’immagine di Cristo e nell’opera permanente di santificazione dello Spirito. Tale dottrina è come una via maestra per chiarire insieme a tutte le persone di buona volontà l’oggetto e i confini del dialogo sui valori, e per dare slancio sempre nuovo all’azione missionaria della Chiesa, alla forza della verità, che è la fonte di tutti i veri valori del mondo. 
 
Significato del nome Ireneo : “pace, pacifico” (greco).
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mercoledì 27 giugno 2012

1617 - Commento al Vangelo del 27/6/2012


+ Dal Vangelo secondo Matteo  (7,15-20)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Continuo il discorso sui falsi profeti, non identificabili solamente in coloro che affermano di avere visioni e di ricevere messaggi, no, ci sono altri falsi profeti che popolano il Cristianesimo.
Falsi profeti sono anche quelli che si ammantano di pietà e poi vengono meno ai loro doveri. Quelli che fingono di avere pietà o si illudono di averla, ma davanti al Signore nulla rimane nascosto, solo verso altri uomini si può ostentare una falsa pietà religiosa.
Prendere per esempio gli eretici, essi sono bravi nel dire “Signore, Signore”, lo dicono con enfasi e con abbondante ipocrisia mentre nei loro cuori ci sono cadaveri putrefatti. Di coloro che magari si sono dannati eternamente per avere seguito le loro eresie moderniste.
Non è l’apparenza che vale davanti a Gesù, né il dire “Signore, Signore” e poi vivere in modo opposto, peccando di continuo.
Gli eretici modernisti il più delle volte non esprimono eresie apertamente, i loro discorsi vaghi, astratti, buonisti, sono orientati sempre verso ciò che piace all’uomo e non a ciò che piace a Gesù. Professano una profonda fede nelle loro convinzioni e disprezzano nei fatti la Fede in Gesù e nel Vangelo!
I più grandi falsi profeti sono proprio gli eretici, essi stanno portando schiere incalcolabili di anime verso il baratro della dannazione, insegnando teorie rinnovatrici che distruggono la sana dottrina della Chiesa Cattolica. Si appoggiano sempre alla Sacra Scrittura per mostrare la fondatezza delle loro eresie mentre interpretano in modo opposto le rivelazioni di Dio. Ripetono“Signore, Signore” per mostrare una pietà che viene infranta pochi minuti dopo con le loro azioni pagane ed egoiste.
I più pericolosi falsi profeti la Chiesa li ha al suo interno, quelli che negano le Verità insegnate da Gesù, screditano la Confessione e disprezzano il Sacrificio Eucaristico della Santa Messa, dipingono la Madonna come una donnetta qualsiasi e ridono quando si parla di preghiera e di penitenza. Annunciano che i diavoli non esistono mentre quelli si manifestano proprio attraverso i falsi profeti, affermano che l’inferno non c’è e se anche esistesse sarebbe vuoto. Si accorgeranno forse in futuro della sua esistenza?
Gesù è deciso nel metterci in guardia contro i falsi profeti, riconosciuti anche in coloro che ingannano sapendo di ingannare con falsi messaggi o sono marionette nelle mani di satana e trasmettono negatività a tutti coloro che li avvicinano. Falsi profeti che si fingono agnelli di pace e di bontà, predicano il benessere e sono lupi rapaci che rubano le anime a Gesù per gettarle nell’abisso dell’inferno.
Gesù ci dà un criterio per riconoscerli, basta guardare i loro frutti, le loro opere, i loro comportamenti. I falsi veggenti in realtà creano sètte immerse nell’iniquità e nella degradazione, agiscono sempre nelle tenebre e con fare segreto, come chi deve nascondere le opere maliziose e disgraziate.
Anche nel Cristianesimo ci sono falsi profeti che profetizzano in continuazione e quanto affermano non accade mai o avviene il contrario. Molti evangelici sono pericolosi anche per quei cattolici che condividono la preghiera, escludendo l’Eucaristia e la Madonna. Sono i più pericolosi, viene affermato anche da Sacerdoti che li hanno conosciuti e dallo studio che abbiamo fatto. Hanno introdotto le convulsioni epilettiche e gli ubriacamenti della fantasia, tanto che oggi sono molti quelli che affermano di“avere doni” e di “portare dentro sé i Santi”.
Gesù quando parla dei falsi profeti non lascia dubbi né equivoci sul suo pensiero: questi falsi profeti sono così estranei a Lui che Egli non li conosce e li allontanerà nel giorno del Giudizio. Anche adesso operano falsamente nel suo Nome ma Egli non li conosce, non agisce mai nei luoghi di false apparizioni.
Noi come Gesù, non vogliamo la dannazione neanche di una sola persona, per questo continuiamo a pregare sempre per tutti i peccatori bisognosi della misericordia del Signore.

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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Medaglia di San Benedetto