Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come una ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************

Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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lunedì 26 dicembre 2011

Pausa natalizia

Per cause tecniche non potrò aggiornare il blog per qualche giorno.
Appuntamento quindi per  il giorno 8 gennaio 2012 per la ripresa delle pubblicazioni.
A tutti i frequentatori del blog il mio ringraziamento e gli auguri di un felice 2012 in cui camminare verso Gesù.
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1238 - Commento al Vangelo del 26/12/2011

+ Dal Vangelo secondo Matteo (10,17-22)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Questo Martire ci ricorda con quale coraggio un cristiano deve difendere la Fede in Gesù Cristo. Lo accusarono di seguire Gesù il falso Messia, quell’Uomo indemoniato che però guariva e faceva miracoli inspiegabili. Quindi, Gesù o era un demonio o era il Messia, ma gli accusatori pieni di spirito demoniaco e con la mente totalmente accecata, non capivano più cosa facevano e dicevano. Chi vive nell’odio diventa accecato nel suo furore e posseduto da satana.
Quando incontriamo qualcuno che ci attacca perché difendiamo Gesù, è dominato da satana!
Crocifissero Gesù perché accusava scribi e farisei di eresie e di non seguire più i Comandamenti dati a Mosè, di conseguenza perseguitavano i primi cristiani che continuavano a diffondere il Vangelo del Signore. Le persecuzioni non si sono mai fermate nei secoli successivi fino ai giorni nostri e non si fermeranno perché satana cercherà fino alla fine dei tempi di distruggere la Chiesa Cattolica.
È vero che satana ha sempre trovato complici nel suo interno, chi per superficialità chi per deliberata intenzione di portare a compimento -perché affiliato-, quello che si è prefisso la Massoneria francese nel 1889: la scomparsa della devozione all’Eucaristia e poi l’eliminazione della Santa Messa. E ci riusciranno!
Molti cattolici conoscono molte cose ma c’è molta paura di aprire bocca per non ricevere persecuzioni e la morte sociale. Vi faccio un esempio: chi abita in un grattacielo di cento piani costruito da un imprenditore malavitoso e violento, e viene a conoscere da un amico ingegnere che le fondamenta non sono a regola d’arte, con poco cemento, magre e facilmente sbriciolabili, deve cambiare immediatamente abitazione in silenzio o in coscienza deve avvisare tutti i proprietari degli appartamenti del grattacielo?
Nella società di oggi quasi tutti rimarrebbero in silenzio per paura dell’imprenditore, perché colpevole delle magre fondamenta, ma c’è forse quell’uno per cento che ha una coscienza pura e vuole vivere nella volontà di Dio, che denuncia pubblicamente l’imprenditore affinché si salvino tutte le persone del grattacielo.
Noi chi vogliamo essere nel difendere la Chiesa di Gesù?
Non ci viene chiesto il martirio di Santo Stefano, siamo chiamati a difendere la Chiesa affermando senza paura quello che è opportuno rivelare. Ho scritto di rivelare quello che è opportuno, non di straparlare, dicendo magari cose che sono premature e che non si possono comprendere bene.
Occorre il discernimento, è vero, ci arriva dalla preghiera davanti l’Eucaristia e dal Santo Rosario. Nel mio libro “La corruzione nella Chiesa” ho fatto conoscere tante cose che stanno minando le sue fondamenta, non potevo restare zitto, ed ho conosciuto questo ed altro proprio per avvisare gli occupanti del grattacielo che si sta sgretolando. E che se non cambiano vita e non seguono fedelmente Gesù tutto crollerà addosso quando meno se lo aspettano.
Se noi che preghiamo non difendiamo la Chiesa di Gesù, chi lo deve fare?
Si può aiutare la Chiesa innanzitutto con la vera e forte preghiera, poi con la descrizione ai conoscenti delle eresie che circolano e della sana dottrina che conosciamo nel Catechismo e nella meditazione dei messaggi di Medjugorje. Ho saputo che qualcuno si è ulteriormente infuriato leggendo nel mio libro la difesa piena delle apparizioni a Medjugorje e dei motivi che per trent’anni hanno visto la presenza della Madonna.
Potete leggerlo nel mio libro http://www.gesuemaria.it/files/libro%206-ottobre-2011.pdf o richiederlo in forma cartacea.
Si sono infuriati anche per avere scritto che la Madonna è Mediatrice e Corredentrice.
Sono inevitabili nella vita le persecuzioni dei cattivi, e se gli altri si comportano da cattivi noi dobbiamo vivere e diventare buoni cristiani. Le persecuzioni e le diffamazioni passano e resta la Grazia di Dio, che aumenta sempre più e l’anima si dilata fino ad amare i propri nemici.
Il martirio di sangue è violento, ma il martirio spirituale, morale, è ancora più impetuoso.
E se abbiamo la Grazia di Gesù, con Santo Stefano arriviamo a dire: “Signore, non imputare loro questo peccato”.


Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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domenica 25 dicembre 2011

1237 - Apparizione Medjugorje a Jakov Colo del 25 dicembre 2011

La Madonna è venuta con il Bambino Gesù tra le braccia. 
L'apparizione è iniziata alle 15.30 ed è durata 11 minuti. 
La Madonna ha detto a Jakov:


“Cari figli, oggi in modo particolare desidero condurvi e consegnarvi al mio Figlio. 
Figlioli aprite i vostri cuori e permettete a Gesù di nascere in voi, perché soltanto così figlioli, voi stessi potrete sperimentare la vostra nuova nascita e con Gesù nei vostri cuori incamminarvi verso il cammino della salvezza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.
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1236 - Messaggio Medjugorje del 25/12/2011

Cari figli, anche oggi vi porto tra le mie braccia il mio figlio Gesù affinché Lui vi dia la Sua pace. 
Pregate figlioli e testimoniate perché in ogni cuore prevalga non la pace umana ma la pace divina che nessuno può distruggere. 
Questa è quella pace del cuore che Dio da a coloro che ama. 
Attraverso il battesimo tutti voi siete chiamati e amati in modo particolare, perciò testimoniate e pregate per essere le mie mani tese in questo mondo che anela a Dio e alla pace. 
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
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1235 - Commento al Vangelo del 25/12/2011

+ Dal Vangelo secondo Luca (2,1-14)
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Benedetto XVI ha scandito questo potente monito davanti alla folla di fedeli accalcata dentro la Basilica di San Pietro, durante l’omelia del Natale di Gesù: “I bastoni dell'aguzzino, i mantelli intrisi di sangue e gli stivali rimbombanti dei soldati vengano bruciati, così che la Tua pace vinca in questo nostro mondo”.
Aguzzino è un termine davvero vergognoso e ripugnante per un essere umano, intanto la storia ci ricorda Lenin, Hitler, Stalin, Saddam, Gheddafi, ecc. Aguzzino è sinonimo di boia, carnefice, negriero, persecutore, seviziatore, torturatore, vessatore. Centinaia di milioni di innocenti sono stati assassinati e squartati da molti aguzzini senza coscienza, senza più anima, psicologicamente annientati, in pratica psicopatici.
Ci sono persone che diventato come demoni incarnati, mentre l’Anticristo che verrà sarà effettivamente l’incarnazione di satana. Quanti commettono ripetuti peccati mortali, che praticano la magia, che bestemmiano, che vivono in maniera poco umana e più animale, appunto perdono la somiglianza con Dio Creatore e diventano come veri demoni incarnati.
Forse qualcuno di voi non è mai stato avvicinato da un aguzzino, ma quasi tutti i cristiani incontrano nella loro vita almeno uno di essi. Alle volte ne basta uno solo per distruggere una persona o una famiglia, una parrocchia o la società che corre dietro il paganesimo. Quanto mi addolorano sentire i racconti di persone perseguitate anche da familiari e parenti, odiate senza motivo, invidiate in tutto ciò che fanno.
Qualcuno potrà anche dire: ma questa è vita?
Pensa se non ci fosse Gesù a proteggerti come ti finirebbe… E allora sì, questa è la vita dei cristiani che vogliono condividere con Gesù la sua perseguitata Vita per poi ricevere come premio la vita eterna. Ma ci pensate? Saremo eternamente nella vera e infinita gioia immersi nella Gloria di Dio e per sempre felici. Senza sofferenza né malattie, soprattutto senza più l’aguzzino che ci perseguitava… Ma forse sarà stato proprio quell’aguzzino a farci espiare i peccati e spingerci a pregare di più e a fare penitenze…
Per questa ragione non dobbiamo mai maledire ma benedire anche i più odiosi nemici.
È anche un potente esorcismo benedire e perdonare nel proprio cuore i cattivi che ci perseguitano. Immancabilmente prego ogni giorno per chi non mi ama, li perdono e li voglio bene come se fossero miei benefattori. Ma non faccio questo dietro un ragionamento, lo avverto naturalmente di voler bene quanti mi stanno facendo vivere sulla terra un Purgatorio doloroso.
“Non sanno quello che fanno”, mentre io so molto bene quello che soffro con amore!
Perché questi aguzzini non hanno pace nel cercare di ostacolare il mio apostolato? Non sono un aguzzino come loro… altrimenti saremmo alleati e incamminati tutti assieme verso il baratro infernale. E prego per loro, pensando che stanno distruggendo la residua possibilità di salvarsi eternamente. Prego e li perdono, questo è il vero Natale del Signore Gesù.
Allora il Natale ci porta il messaggio di Gesù Bambino che poi annuncerà per tre anni: Dio è Amore. Chi non sta veramente in comunione con Dio non potrà mai amare né agire onestamente. Avete sentito quante bombe sono scoppiate nelle Chiese in Nigeria da parte di bande opposte al Cristianesimo? Agiscono così perché sono aguzzini, senza Dio e senza valori.
Gesù non è nato nei loro cuori, per questo “non sanno quello che fanno”. La mia amarezza è smisurata pensando che Gesù non è nato neanche in molti cattolici che non pregano, neanche in alcuni che ricoprono cariche di prestigio ma pensano da decenni ad altro che a Gesù Bambino…
Noi che abbiamo conosciuto Gesù Bambino abbiamo la vocazione ad amare e perdonare tutti.


Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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sabato 24 dicembre 2011

1234 - Commento al Vangelo del 24/12/2011

+ Dal Vangelo secondo Luca (1,67-79)
In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:
«Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni. E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati. Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Mancano poche ore al nuovo Natale, un altro Natale dopo quello dello scorso anno, è trascorso un anno… che cosa è successo in questi mesi? Anche per i cattolici c’è stato prevalentemente stress e lavoro, preoccupazioni personali e familiari, ma non tutti sono riusciti a superare certe sofferenze per la poca Fede, lo scarso impegno nella preghiera.
Invece sappiamo come Gesù è sempre pronto a donarci aiuti e forza per vincere le tentazioni.
In questo anno le difficoltà le abbiamo avute tutti, ognuno per motivi personali ma tutti lottiamo per qualcosa. Ci sono le lotti nobili e altre meno. Difendere la Chiesa è la lotta grandiosa. Quest’anno ho pubblicato quel libro che molti di voi conoscono “La corruzione nella Chiesa”, che nessuno pubblicherebbe, neanche sotto tortura. Io l’ho fatto per amore, soprattutto per il totale abbandono alla volontà della Madonna.
Non è facile spiegare certe situazioni spirituali per la difficoltà di trovare le parole appropriate, avviene che quando Gesù vuole qualcosa dalle anime che Lo servono fedelmente, non solamente dà il coraggio e la Grazia, ma anche la consapevolezza lucida di tutto.
Chiedo ad ognuno di voi? Come reagisci se determinate persone offendono tua madre in modo volgare? Se le tolgono la dignità per le accuse false provenienti da vicini di casa e anche da chi vive all’interno? Non si può rimanere inerti, non si può fare finta di nulla. All’inizio si cerca il dialogo e si chiedono spiegazioni, si cerca di riportare la verità dove c’è stato il trionfo dell’ingiustizia, si cerca la verità.
Ma se gli altri continuano a sporcare il nome di tua madre, qualcosa devi fare.
Nel mio caso, dopo diversi anni di vera e intima sofferenza ho dovuto difendere mia Madre, la Santa Chiesa di Gesù, con un libro in cui ho svelato quelle verità che molti conoscono ma nessuno ne parla. E intanto i fedeli seguivano il modernismo e la mentalità protestante avviandosi verso il precipizio…
È vero che si è anche creata quella violenta e ingiusta persecuzione per la mia fedeltà totale a Gesù e alla Chiesa, ma rimango sereno perché sento di vivere nel Cuore della Madonna. Non temo nessuno perché non ho mai commesso errori dottrinali, al contrario, sto dedicando la mia vita alla difesa della sana dottrina e del Vangelo di Gesù.
Sapevo molto bene che certuni si sarebbero scatenati contro me dopo la pubblicazione del libro, io difendo la Verità della Chiesa. Si sono scatenati in forma anonima, senza avere il coraggio di manifestarsi, questo prova che il contenuto del mio libro è pienamente veritiero. Altrimenti avrebbero reagito a volto scoperto, chiedendo giustizia.
Certo se venti anni fa Gesù mi avesse fatto capire quante amarezze, tribolazioni e incomprensioni avrei incontrato nella vita per difenderlo e diffondere il suo Vangelo, mi sarebbe venuto un colpo… Avrei detto probabilmente che non ne avevo la capacità, ma Gesù per questo non ti fa capire nulla all’inizio…
Il Signore conosce dove può appoggiare la sua Croce… e devo confidarvi che me la sento addosso molto pesante ma sono sicuro che con la Grazia di Dio riuscirò a sopportarla con amore e con la convinzione che proprio restando sotto la Croce si salvano le anime.
Quando si prega per gli altri, secondo voi si dicono solo alcune preghiere o si offrono anche sacrifici?
Per ottenere Grazie e miracoli bisogna dare in cambio qualcosa, innanzitutto l’amore, e chi dona tutto l’amore che possiede a Gesù, diventa intimo con Lui. È più facile ottenere Grazie, Gesù è sempre accanto perché tu non Lo lasci mai. Non si diventa amici, qualcosa di molto più grande: si vive nella volontà di Gesù, che è ben superiore di compiere la sua volontà.
Sotto questa Croce non ho altra gioia se non di pregare sempre, prego per tutti voi, il mondo, le famiglie e le coppie e i giovani, soprattutto per la Chiesa e i Sacerdoti. Più ti immergi nell’Amore di Dio e meno pensi alle cose del mondo, non pensi più a quei piaceri anche leciti ma inutili.
È arrivato un nuovo Natale, non lasciatevi schiavizzare dalle cose materiali, pensate all’anima e a quel Bambino che viene per farvi diventare spiritualmente maturi. Non tralasciate la preghiera e la riflessione sulla venuta di Dio nel mondo.
Gesù è venuto a portarci un messaggio di amore e misericordia, ringraziatelo con vero amore.


Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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venerdì 23 dicembre 2011

1233 - Vita di Gesù (paragrafi 259-264)

Nazareth


§ 259. Rientrato che fu in Palestina, Giuseppe apprese che Archelao figlio di Erode era al governo della Giudea, e perciò di Gerusa­lemme e di Beth-lehem: ciò l'indusse a non far più ritorno alla pre­cedente dimora, per la pessima fama che aveva il nuovo monarca (§ 14), rinunziando così al progetto - se realmente era stato fatto (§ 241) - di stabilirsi a Beth-lehem, luogo originario del casato di David. Nella sua perplessità egli ricevette un'altra rivelazione oni­rica, in conseguenza della quale ritornò a Nazareth, ove non gover­nava Archelao ma Antipa (§§ 13, 15). Matteo chiude la narrazione dicendo che l'insediamento a Nazareth avvenne affinché s'adempisse il detto per mezzo dei profeti “Nazoreo sarà chiamato” (2, 23). Queste precise parole non si ritrovano in nessuno scritto profetico della Bibbia odierna: supporre che ne riportino qualche tratto che sia andato perduto più tardi, è un'ipotesi arbitraria, come sarebbe contro ogni verosimiglianza supporre che provengano da qualche sconosciuto Apocrifo. Molto più fondata è l'opinione di S. Girola­mo, benché soltanto negativa, il quale fa notare che Matteo citando i “profeti” al plurale, mostra d'aver preso dalle Scritture non le parole ma il senso; Matteo, cioè, non intenderebbe allegare un deter­minato passo bensì un concetto, né si riferisce a precise parole bensì ad un pensiero. Troviamo di fatti che simili citazioni concettuali erano già state impiegate nell'Antico Testamento, come saranno an­cora usate dai rabbini successivi. Ma qual è il senso o concetto a cui si riferisce Matteo? La que­stione non ha ancora ricevuto una risposta sicura, e si riconnette in parte con la questione filologica della doppia forma Nazoreo e Nazareno. Ma, comunque si risolva la questione filologica, nel no­stro caso si poté alludere a un determinato concetto anche soltanto mediante una somiglianza o assonanza verbale, come egualmente si era già fatto nell'Antico Testamento soprattutto per nomi di per­sona o di luogo. Ammessa questa elasticità di relazione, si presenta come possibile più d'una allusione. In primo luogo quella a Isaia, 11, 1, ove del futuro Messia si dice: Uscirà un virgulto dal tronco di Isai (Jesse, padre di David) e un germoglio dalle sue radici fiorirà; poiché germoglio è in ebraico neser, Matteo vi può aver visto un richiamo verbale al nome di Nazareth (§ 228), tanto più che anche la tradizione rabbinica ri­feriva al futuro Messia il passo di Isaia. Può darsi anche, almeno in maniera concomitante e secondaria, si sia pensato allo stato del nazir, cioè di colui che era “nazireo” per consacrazione della sua persona a Dio; è vero che in ebraico nazir è scritto con una lettera differente (N Z R) da quelle del nome di Nazareth (N S R), ma per questi riavvicinamenti onomastico-simbolici bastava una certa corrispondenza empirica o assonanza, come era bastata in casi simili dell'Antico Testamento (Genesi, 11, 9; 17, 5; Esodo, 2, 10): e forse più distintamente si è visto un simbolo prefigurativo del Messia in Sansone, salvatore del suo popolo e chiamato « nazir » di Dio fin dalla sua fanciullezza, come si legge nel libro dei Giudici, 13, 5, che appartiene appunto ai « profeti anteriori » della Bibbia ebraica. Qua­le di queste possibilità, e di molte altre proposte dagli studiosi an­tichi e moderni, corrisponda alla realtà non è dato di sapere.


§ 260. Quando Giuseppe venne di nuovo a stabilirsi a Nazareth, cioè nell'anno 750 di Roma inoltrato, il bambino Gesù aveva circa due anni di età (§ 173). Da questo tempo fino all'inizio della sua vita pubblica (§ 175) corrono più di 30 anni, che costituiscono la sua vita nascosta. Di cosi' lungo periodo non ci sono comunicate notizie, salvo due, di cui una riguarda un fatto permanente e l'altra un episodio solitario. Ambedue le notizie, com'era da aspettarsi, so­no comunicate da Luca, lo storico che attinge le sue informazioni dai ricordi personali della madre di Gesù. In primo luogo l'evangelista medico, dimostrando quasi un occhio clinico spirituale, afferma una prima volta che, giunti i tre a Naza­reth, il bambino cresceva e s'afforzava pieno di sapienza, e grazia di Dio era su lui (Luca, 2, 40); poco dopo, come per far notare che questo era un fatto permanente, ripete una seconda volta che, all'età di 12 anni, Gesù progrediva nella sapienza e statura e gra­zia presso Dio ed uomini (2, 52). C'era dunque in Gesù uno sviluppo ed un accrescimento, e non soltanto esteriore davanti agli uomini, ma anche interiore davanti a Dio. Come egli cresceva fisicamente e si sviluppavano le sue fa­coltà sensitive e intellettive, così crescevano le sue cognizioni spe­rimentali, ed egli man mano diventava fanciullo, ragazzo, giovane, uomo maturo, fisicamente ed intellettualmente. Gli antichi Doceti negarono la realtà di questo sviluppo e lo con­siderarono solo apparente e fittizio, perché sembrava loro incompatibile con la divinità del Cristo; ma appunto Cirillo d'Alessandria, l'implacabile avversario di Nestorio e strenuo assertore dell'unità di Cristo (Quod unus sit Ghristus, in Migne, Patr. Gr., 75' 1332), sostiene che in Gesù le leggi della natura umana conservarono tutto il loro valore compresa quella dello sviluppo progressivo fisico ed intellettuale.


§ 261. L'altra notizia comunicata da Luca è l'episodio dello smar­rimento e ritrovamento di Gesù a Gerusalemme. I genitori di Gesù - così li chiama semplicemente Luca (2, 41), - si recavano ogni anno a Gerusalemme in occasione della Pasqua, come faceva ogni buon Israelita per questa principale tra le “feste di pellegrinaggio” (§ 74). Secondo le prescrizioni legali Maria, come donna, non era obbligata a questo viaggio, e neppure Gesù prima del suoi 30 anni; tuttavia molte donne accompagnavano spontaneamente i loro mariti, e quanto ai figli i padri più osservanti li conducevano seco anche prima dei 13 anni: i rabbini della scuola di Shamrnai esigevano che si portasse al Tempio il bambino che potesse reggersi a cavalcioni sulla spalla del padre, mentre quelli della scuola di Hillel restringevano l'obbligo al bam­bino che potesse salire i gradini del Tempio sorretto dalla mano del padre. Ad ogni modo, a cavalcioni o a piedi, molti bambini e moltissimi ragazzi facevano il pellegrinaggio della Pasqua, accre­scendo sempre più la fiumana di gente che vi accorreva (§ 74). Certamente Gesù vi fu condotto anche nella sua fanciullezza, ma quando vi andò che aveva 12 anni avvenne l'episodio narrato da Luca. Il pellegrinaggio, se moveva da luoghi piuttosto lontani come Na­zareth, si compieva a gruppi di parenti e amici, formando piccole carovane che viaggiavano e pernottavano insieme nelle soste lungo il cammino. Da Nazareth a Gerusalemme le soste di pernottamento dovevano essere tre (o quattro), perché la strada s'aggirava sui 120 chilometri (oggi 140); a Gerusalemme si giungeva uno o due gior­ni prima del 14 Nisan (§ 74) e si rimaneva o fino a tutto il 15 o anche per l'intera ottava, cioè fino a tutto il 21 con cui terminavano le solennità pasquali. Quell'anno, quando si fu alla partenza di ritorno, il ragazzo Gesù rimase a Gerusalemme senza che i suoi genitori se ne accorgessero. Non vedendolo presso di sé, i due non avevano motivo di sospettare che fosse rimasto in città. La carovana in Oriente ha una disciplina singolare, non militaresca, non rigida, per cui ognuno s'attiene genericamente ai tempi di partenza e d'arrivo, e per il resto rimane libero di sé; lungo il cammino la comitiva si divide e suddivide in tanti gruppi che procedono a una certa distanza fra loro, che si accrescono od assot­tigliano a beneplacito dei viandanti, e solo alla sera giunti alla sosta di pernottamento tutti si ritrovano insieme. Un qualsiasi ra­gazzo di 12 anni, ch'era quasi sui iuris presso i Giudei, partecipava a siffatta elasticità di disciplina carovaniera al pari e anche più d'un uomo maturo, perché mentre sapeva benissimo come rego­larsi aveva anche in suo favore la vivacità dell'età sua. Cosicché, lungo la prima giornata di cammino, i genitori credettero che Gesù si fosse unito a qualche gruppo della carovana diverso dal loro; ma quando si giunse alla prima sosta di pernottamento, cercatolo in­vano nei vari gruppi riuniti insieme, s'avvidero che mancava.


§ 262. Affannati, i due fecero ritorno a Gerusalemme, e la gior­nata seguente allo smarrimento fu da essi consumata parte nel viaggio e parte nelle prime ricerche in città. Ma le ricerche rima­sero vane, e perciò furono proseguite nel terzo giorno; allora lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori e ascoltandoli e interrogandoli; stupefatti erano tutti che l’ascoltavano, per l'intel­ligenza e le risposte di lui. E vedendolo (i genitori) furono colpiti, e gli disse sua madre: “Figlio, perché facesti a noi così? Ecco, tuo padre ed io addolorati ti cercavamo!”. E disse loro: “Perché mi cercavate? Non sapevate che nella (casa) del Padre mio e' necessario ch'io sia?”. Ed essi non capirono la parola che pronunziò loro (Luca, 2, 46-50). Alla fine di quello stesso secolo Flavio Giuseppe, scrivendo la sua biografia (Vita, 9), racconterà che quando egli aveva 14 anni, cioè verso il 52 dopo Cr., era già famoso in Gerusalemme per la sua perizia nella Legge, e che i sommi sacerdoti e altre insigni persone della città si radunavano abitualmente in casa sua per consuitarlo su questioni difficili. Chi narra questo fatto risulta un millantatore e un blagueur da molti luoghi dei suoi scritti, e quindi con pieno diritto si potrà negar fede a ciò che egli qui racconta: tuttavia un piccolo nocciolo di verità ci può essere, in quanto cioè, essendo egli d'ingegno svegliato, avrà per caso sostenuto una volta tanto una specie di disputa con alcuni Dottori della Legge riunitisi per altre ragioni a casa sua. I rabbini infatti accettavano nelle loro scuole fanciulletti già di sei anni: “e da sei anni in su noi accettiamo (il bambino, e per mezzo della Legge) lo ingrassiamo come' un bove” (Baba bathra, 21 a); e naturalmente con i bambini o ragazzi che apparivano più perspicaci e intelligenti essi erano più premurosi, non disdegnando d'entrare in discussioni con loro come da pari a pari. Ma la scena di Luca è tutta diversa da quella di Flavio Giu­seppe. Gesù è nel Tempio, in uno dei suoi atrii dove abitualmente s'adunavano i Dottori a discutere (§ 48); egli non detta sentenze come il futuro liberto di Vespasiano, bensì si uniforma al metodo accademico dei rabbini che consisteva in ascoltare, rivolgere do­mande di schiarimento e procedere per ordine, in modo da far progredire il risolvimento della questione mediante il contributo di tutti i partecipanti. Ma il contributo di quello sconosciuto ragazzo era così straordinario, per aggiustatezza di domande e perspicacia d'osservazioni, che primi ne stupivano i sottili giuristi di Gerusa­lemme. Ne stupirono anche Maria e Giuseppe, che certamente assistettero a parte di una disputa aspettandone la fine: tuttavia lo stupore di questi due fu diverso da quello dei Dottori, essendo la meraviglia di chi sa molte cose ma non ne ha ancora previste tutte le conse­guenze e specialmente non ha ancora riscontrato tali conseguenze tradotte in atto. La madre, nella sua addolorata esclamazione, parla giustamente da madre. Il figlio, nella sua risposta, le risponde più da figlio di un Padre celeste che di una madre terrestre: se egli ha abbandonato momentaneamente la sua famiglia umana, è stato per l'unica ragione capace di indurlo a tale abbandono, quella di essere nella spirituale casa del Padre celeste. La risposta di Gesù riassume tutta la sua vita futura. Luca, che scrive post eventum, interpreta bene in questo senso la risposta di Gesù, e non la riferisce già al materiale Tempio di Ge­rusalemme come sonava la parola. Ma il sottile storico aggiunge subito che i genitori, a cui Gesù rispondeva, non capirono la parola che pronunziò loro. Non la capirono, benché già sapessero tante cose di Gesù, per la stessa ragione per cui stupirono al ritrovarlo fra i Dottori: non prevedevano cioè tutte le conseguenze delle cose che già sapevano. E chi poté mai confessare questa antica incomprensione della risposta di Gesù se non Maria stessa, quando ne parlava post eventum allorché suo figlio era morto e risorto? Perciò Luca anche qui ripete la sua preziosa allusione: La madre di lui serbava tutte le parole nel suo cuore (2, 51). Che è quanto indicare, con riguardosa discrezione, la fonte delle notizie (§§ 142, 248).


§ 263. Per tutti i 30 anni passati da Gesù a Nazareth non sappia­mo altro: tornato lassù dopo l'episodio del Tempio, egli era sottoposto ad essi (2, 15), a Giuseppe e a Maria. Penetrare nell'arcano di quei 30 anni sarebbe certamente vivo desiderio di ogni mente eletta, ma chi s'introdurrà in quel santuario senza un'autorevole guida? Le nostre guide ufficiali si sono fermate al di fuori, limi­tandosi a dirci che là dentro Gesù era sottoposto ad essi. Quel re messianico ch'era nato in una reggia le cui caratteristiche erano state la purità e la povertà, seguitava le tradizioni di quella sua prima corte. Adesso la stalla era stata sostituita parte da una bottega da carpentiere e parte da una casettaccia mezzo scavata nella collina; la purità si era conservata nelle stesse forme e per­sone di prima; la povertà aveva preso l'aspetto di necessità di la­vorare, e a suo fianco e a sua conferma era apparsa la soggezione volontaria. In quei 30 anni, in giro per il mondo, avvenivano cose grosse. A Roma si riapriva il tempio di Giano, essendo finito il pe­riodo del toto orbe in pace composz'to (§ 225); in Giudea Archelao partiva per l'esilio, e i procuratori romani prendevano il suo posto; Augusto in età di 76 anni cessava di essere il padrone di questo mondo, e subito dopo per decreto del Senato diventava un dio dell'altro mondo; Germanico dopo le vittorie sui Barbari del Setten­trione moriva in Oriente; a Roma spadroneggiava Seiano, mentre da Capri vigilava su lui Tiberio pronto a spacciarlo. Nel frattempo, a Nazareth, Gesù era come se non esistesse. Simile esteriormente in tutto ai suoi coetanei, prima bambini, poi ragazzi, infine giovani, egli dapprima saltellò sulle ginocchia della madre, poi le prestò i suoi piccoli servigi, quindi assistette Giuseppe nella bottega, più tardi cominciò a leggere e a scrivere, recitò lo Shema (§ 66) e le altre preghiere abituali, frequentò la sinagoga; da giovane maturo si sarà interessato di campi e vigne, di lavori che Giuseppe man mano eseguiva dentro Nazareth e nei suoi ameni dintorni, di que­stioni sulla Legge giudaica, di Farisei e di Sadducei, di avvenimenti politici della Palestina e dell'estero. All'apparenza, i suoi giorni pas­savano semplicemente così. Il suo idioma usuale era l'aramaico, pronunziato con quell'accento particolare ai Galilei che li faceva riconoscere appena cominciavano a parlare. Ma la Galilea, periferica qual era ed in continue rela­zioni con circostanti popolazioni ellenistiche, esigeva quasi necessariamente un certo impiego del greco; è probabile che Gesù si servisse talvolta anche del greco, e anche più probabile che facesse altrettanto dell'ebraico.


§ 264. Gesù aveva anche dei parenti come sua madre aveva una “sorella” (Giovanni, 19, 25), così egli aveva “fratelli” e “so­relle” più volte ricordati dagli evangelisti (e anche da Paolo, I Cor., 9, 5). Di quattro di questi “fratelli” ci è trasmesso anche il nome, e si chiamavano Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda (Matteo, 13, 55; Marco, 6, 3); le sue “sorelle” non sono nominate, ma dove­vano esser parecchie giacché si parla di “tutte... le sorelle di lui” (Matteo, 13, 56). La designazione di questo ampio stuolo parentale corrisponde bene ai costumi d'Oriente, ove i legami di sangue sono perseguiti anche nelle loro lontane e tenui ramificazioni, cosicché i collaterali più vicini sono designati genericamente come “fratelli” e “sorelle”, pur essendo soltanto cugini di vario grado; già nella Bibbia ebraica i nomi “fratello”, “sorella”, designano spesso parenti di grado molto più lontano che il fratello o la so­rella carnali, tanto più che nell'ebraico antico non si ritrova un preciso vocabolo per indicare esclusivamente il cugino. Cugini, dun­que, erano i “fratelli” e le “sorelle” di Gesù. Ora, questa numerosa parentela non era tutta favorevole a lui. Nel pieno della sua operosità pubblica ci viene comunicato che nep­pure i fratelli di lui credevano in lui (Giovanni, 7, 5); né si può credere che questa avversione, o alienazione che fosse, si formasse per la prima volta quando Gesù iniziò la sua operosità pubblica. Doveva essere piuttosto la manifestazione aperta di un vecchio sen­timento, che nel cuore di cotesti consanguinei covava già al tempo della vita nascosta di Nazareth. Di questo rancore domestico è co­municata da Gesù stesso una ragione, ma è generica: Non è profeta inonorato se non nella patria di lui e nei parenti di lui e nella casa di lui (Marco, 6, 4). Ad ogni modo, a fianco a cotesti astiosi pa­renti ve ne furono di fedelissimi che gli si mantennero uniti usque ad mortem et ultra, e che certamente lo avevano circondato della loro benevolenza fin da quand'era oscuro ragazzo e giovane a Na­zareth. Primi fra tutti Maria e Giuseppe; quindi Giacomo, il fra­tello del Signore (Galati, 1, 19), cioè Giacomo il Minore, e poi anche altri (Atti, 1, 14), di cui forse taluni ripulitisi con l'andar del tempo dalla loro antica ruggine. Dope i fatti dell'infanzia di Gesù non si trova più alcuna menzione di Giuseppe, né la figura di lui s'intravede minimamente durante la vita pubblica. Tanto induce a credere che il padre legale di Gesù morisse durante i 30 anni di vita nascosta del figlio; se egli fosse stato superstite a quei 30 anni, come Maria, qualche accenno se ne sarebbe facilmente conservato nell'antica catechesi e quindi anche nei vangeli che da essa dipendono. Di lui rimase ufficialmen­te soltanto l'appellativo paterno, ch'egli lasciò insieme col mestiere al suo figlio legale: Non e' costui il figlio del carpentiere? (Matteo, 13, 55); Non e' costui il carpentiere, il figlio di Maria...? (Marco, 6, 3).
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1232 - Commento al Vangelo del 23/12/2011

+ Dal Vangelo secondo Luca (1,57-66)
In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Nel discorso di fine d'anno alla Curia Romana il Papa ha detto pure che “non si fanno più sacrifici”, infatti tranne quei cattolici che hanno compreso il valore del rinnegamento e del sacrificio, il resto dei credenti considera inutili queste pratiche insegnate addirittura da Gesù: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24).
Gesù richiede espressamente il rinnegamento, il sacrificio e la fedeltà alla sua Parola.
Sono però pochissimi i cattolici che praticano il rinnegamento, che accettano pazientemente i sacrifici e vivono il Vangelo. C’è una disconnessione tra la volontà di Gesù e l’esecuzione di molti cattolici. E molti cattolici hanno compreso il valore del rinnegamento e del digiuno a Medjugorje, senza queste apparizioni tutti i cattolici non conoscerebbero più il significato di rinnegamento e di sacrificio.
Chi non riesce a rinnegarsi è schiavo dei suoi istinti. Deve crescere… pregare molto.
Chi non ha la capacità di fare anche piccoli sacrifici nella giornata, non ha ancora compreso l’importanza di offrire qualcosa a Gesù e alla Madonna, come ringraziamento per tutto quello che ci donano. Se ami veramente una persona fai dei regali, esprimi con parole affettuose l’amore, fai sacrifici con facilità. Nessun sacrificio può fermare il tuo ardore di innamorato/a.
Conosco storie vecchie di diversi decenni fa di amori tra fidanzati combattuti da qualche genitore. Solitamente il maschio faceva sacrifici immani per vedere anche per un minuto alla finestra la promessa fidanzata. C’era chi percorreva ogni giorno molti chilometri all’andata e altrettanti al ritorno per sentirsi più vicino all’amata, e anche se non poteva incontrare il suo sguardo gli bastava passare sotto il balcone. Non esistevano ancora i cellulari e la mentalità era contagiata da una forte dose di severità.
Questi episodi me li hanno raccontati in questi anni, non avevo idea di queste vicissitudini.
Molti fanno giornalmente sacrifici per il lavoro, lo studio, la responsabilità personale, ma bisogna valutare con quale intenzione si compiono questi sacrifici. Una cosa è farli per necessità e per il dovere, ben altra cosa è farli per scelta volontaria, per amore di Gesù e della Madonna. E quanti piccoli sacrifici si possono compiere con amore nella giornata?
“Manca spesso la forza motivante, capace di indurre il singolo e i grandi gruppi sociali a rinunce e sacrifici”, lo ha detto il Papa ed è certamente precisa l’affermazione: “Manca spesso la forza motivante”. Non si riesce a praticare il rinnegamento e non si compiono sacrifici perché non se ne vede la ragione, mentre non appena arriva una sofferenza si scoprono…
La forza motivante la dobbiamo creare noi con la meditazione giornaliera, in quel tempo in cui serenamente conosciamo il Vangelo e riflettiamo, per poi arrivare a fare propositi da praticare nella giornata. Una motivazione è sempre alla base di qualsiasi iniziativa: perché studi, lavori, controlli l’alimentazione, preghi, pratichi le virtù, lotti i vizi, ecc.?
Rileggendo il Vangelo di oggi mi vengono in mente quali motivazioni malinconiche e depresse hanno quelle persone che mettono nomi strani ai loro bambini. Già tempo fa ho indicato numerosi nomi assurdi dati ai bambini, in questi giorni ho ricordato Giacomo Dai figlio del giovin signore Agnelli, nipote di Gianni, quel dracula che succhiò molto sangue (in lire) allo Stato italiano.
Quasi tutte le coppie moderne danno nomi strani e ridicoli ai loro bambini, nomi che non hanno alcun legame con il Cristianesimo, quindi, quel bambino non festeggerà mai l’onomastico. Forse inventeranno una data per festeggiare, magari la notte del 31 ottobre, festa di Halloween…
È ben diverso l’atteggiamento di Zaccaria padre di Giovanni Battista. Non si lascia guidare dalle sensazioni emotive del momento, ascolta la volontà di Dio e quella esegue. “Si chiamerà Giovanni”. Non si cura delle proposte dei parenti, anche perché ognuno indica un nome diverso, lui irremovibile decide: “Giovanni è il suo nome”.
Abbiamo noi la stessa determinatezza nell’osservare la Parola di Gesù?


Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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1231 - Vita di Gesù (paragrafo 258)

La dimora in Egitto


§ 258. Frattanto i tre fuggiaschi di Beth-lehem s'erano inoltrati nel deserto. Passo passo col loro asinello, studiandosi di seguire le piste carovaniere meno battute, guardandosi ogni tanto addietro per ve­dere se arrivava gente armata, s'allontanarono sempre più da ogni consorzio umano e ne rimasero separati almeno per una settimana, quanto dovette durare il viaggio. Scendendo giù da Beth-lehem, essi per far più presto seguirono cer­tamente la comoda strada che passava per Hebron e Beersheva; ma ad un certo punto dovettero piegare a destra per ricongiungersi con l'antica strada carovaniera che rasentando il Mediterraneo congiun­geva la Palestina con l'Egitto. A Beersheva comincia, oggi come al­lora, la steppa vuota e squallida, ma con suolo ancora compatto; più in giù invece, avvicinandosi ancora al delta del Nilo, s'estende il classico deserto, il “mare di sabbia”, ove non si trova né un cespu­glio nè un filo d'erba nè un sasso: nulla, se non sabbia. A sentire i vangeli apocrifi la traversata di questa regione sarebbe stata per i tre fuggiaschi un viaggio trionfale, perché le bestie feroci sarebbero corse ad accucciarsi mansuete ai piedi di Gesù e i palmizi avrebbero abbassato spontanei i loro rami per far cogliere i datteri; ma in realtà il viaggio dovette essere durissimo ed estenuante, soprattutto per la mancanza d'acqua. Nel 55 av. Cr. la stessa traversata era stata fatta dagli ufficiali romani di Gabinio che di viaggi faticosi s'intendevano, e che tuttavia temevano quella traversata più della stessa guerra che li aspettava in Egitto (Plutarco, Antonio, 3); nel 70 dopo Cr. fu fatta in senso inverso dall'esercito di Tito, che saliva dall'Egitto per espugnare Gerusalemme, ma con tutta l'assistenza degli accurati servizi militari romani (cfr. Guerra giud., Iv, 658-663); un esercito che, in tempi re­centi, ha compiuto la traversata è stato quello degli Inglesi che du­rante la prima guerra mondiale sono risaliti dall'Egitto in Palestina, ma essi oltre al resto stabilivano una permanente conduttura d'acqua man mano che s'avanzavano, portando così l'acqua del Nilo per ol­tre 150 chilometri fino a el-Arish, l'antica Rhinocolura. I tre profughi, invece, dovettero trascinarsi faticosamente di giorno sulle sabbie mobili e nell'arsura spossante, passar la notte stesi a terra, e fare assegnamento solo su quel poco d'acqua e di cibo che si portavano appresso: ciò per una buona settimana. Per farsi un'idea di tali traversate l'europeo odierno deve aver passato notti insonni allo scoperto nella desolata Idumea (il Negeb della Bibbia), e di giorno deve aver intravisto attraverso la nebulosità sabbiosa sospesa sul deserto di el-Arish passarsi dappresso un gruppetto di pochi uo­mini, accompagnati da un asinello carico di provviste o anche di una donna con un bambino al petto, e tutti pensosi e taciturni come per fatale rassegnazione allontanarsi nella solitudine verso un'ignota mèta; chi ha fatto tali esperienze e tali incontri in quel deserto ha visto, più che scene di colore locale, documenti storici riguardanti il viaggio dei tre profughi di Beth-lehem. A Rhinocolura la minac­cia di Erode svanì, perché là erano i confini fra il regno di Erode e l'Egitto romano. Da Rhinocolura a Pelusio il viaggio fu, se non meno faticoso, più calmo. A Pelusio, passaggio abituale per chi en­trava in Egitto, si ritrovarono esseri umani e comodità di vita, e più che mai in questa occasione l'oro offerto dai Magi dovette apparire provvidenziale e rendere eccellenti servizi. Né del luogo nè del tempo della permanenza in Egitto ci sono date notizie da Matteo (molte, come al solito, dagli Apocrifi e da tardive leggende); tuttavia riguardo al tempo possiamo ritenere con sicurez­za che fu breve. Se Gesù è nato sullo scorcio dell'anno 748 di Roma (§173), la fuga in Egitto non poté avvenire che dopo qualche mese, cioè dopo i 40 giorni della purificazione di Maria aumentati dell'in­terstizio fra la purificazione e l'arrivo dei Magi; poiché questo inter­stizio poté essere sia di qualche settimana sia di qualche mese, con­venzionalmente si potrà assegnare la fuga alla primavera o all'estate dell'anno 749. I fuggiaschi pertanto stavano da alcuni mesi in Egitto, quando vi giunse la notizia della morte di Erode avvenuta nel marzo-aprile del 750 (§ 12); e allora nuovamente un angelo apparve in sogno a Giu­seppe, ordinandogli di far ritorno col bambino e la madre nella terra d'Israele (Matteo, 2, 20). Il comando fu eseguito subito, e i profughi tornarono in patria.
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giovedì 22 dicembre 2011

1230 - Commento al Vangelo del 22/12/2011

+ Dal Vangelo secondo Luca (1,46-55)
In quel tempo, Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Leggere le parole espresse dalla Madonna dopo l’esaltazione che ne fa Elisabetta, e leggere le notizie sugli scandali della pedofilia avvenuti in Olanda, c’è una differenza quasi infinita. C’è da rabbrividire leggendo quanto ha scoperto la commissione istituita per analizzare le migliaia di denunce arrivate da uomini e donne di età variabile tra i trenta e i sessant’anni.
Riferire di questi scandali è necessario, oltre il fatto che sono notizie pubblicate sui quotidiani nazionali e divulgati dai telegiornali, noi dobbiamo prendere consapevolezza che la Chiesa è sempre Santa nonostante questi scandali, come scrivo nel mio libro “La corruzione nella Chiesa” http://www.gesuemaria.it/files/libro%206-ottobre-2011.pdf
Se facciamo come gli struzzi e nascondiamo la testa sotto la sabbia per non vedere e non sentire questi scandali, non siamo portatori di una buona maturità spirituale. Con serenità e coraggio dobbiamo valutare queste tristi situazioni e pregare di più per i Sacerdoti.
Quando la Madonna dice a Medjugorje di pregare per i Sacerdoti, non intende che dobbiamo giustificare o ignorare gli scandali. Se è vero che l’amore e la misericordia devono sempre albeggiare nel cuore, non si può rimanere in silenzio quando le azioni immorali di qualche Sacerdote distruggono la Fede in molti fedeli. Anche in un solo fedele.
“Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!” (Mt 18,7).
“Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare” (Mt 18,6).
Non si tratta di giudicare o condannare i piccoli errori umani che si possono commettere, in questi casi non c’è un danno spirituale o morale nei fedeli, e non si devono mai giudicare i Sacerdoti per disprezzarli o ridicolizzarli. Altra cosa invece è l’intenzionalità di certe opere immorali o la diffusione di eresie che danneggiano gravemente i fedeli, portandoli addirittura lontani dalla vera Fede.
Questi fedeli non potranno più dire: “L’anima mia magnifica il Signore”.
Tutti quanti siamo chiamati a magnificare Dio, iniziando dal Padre, dal Figlio per arrivare allo Spirito Santo. Chi conduce i fedeli lontano dalla lode e adorazione che si devono riservare a Dio, commette gravissime ingiustizie. In Olanda circa ventimila bambini hanno subito vere violenze sessuali da oltre 800 Preti, “coperti sistematicamente dalla Chiesa olandese”, come ha scritto la Commissione d’inchiesta indipendente, un organismo voluto dallo Stato composto da sei persone, tra cui un ex ministro.
L’unica nota positiva sono le parole dei Vescovi: “Proviamo vergogna”.
Sono fatti immorali avvenuti dal 1945 al 2010, delle 1.795 segnalazioni si è risaliti a 800 Preti. Non si possono colpevolizzare i Vescovi olandesi di oggi, le colpe vanno suddivise tra chi commise questi delitti e quanti li coprivano, ignorando le denunce e la perdita della Fede delle persone scandalizzate.
“Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!” (Mt 18,7).
Oggi la Madonna ci insegna a vivere fedelmente la parola di Dio. “Il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua Serva”. Quindi, possiamo veramente gioire ed esultare nello spirito, trovare Grazia presso Gesù solamente quando viviamo in maniera umile e onesta. Quando blocchiamo gli istinti che cercano sempre di appagare la sete insaziabile dei vizi.
Il nostro Dio si ricorda ininterrottamente degli umili e dei puri di cuore. Lo afferma la Madonna: “Il Signore ha innalzato gli umili”. Gesù ama infinitamente le persone buone e tutti coloro che pur cadendo nei peccati, non danneggiano e non scandalizzano gli altri.
Ai superbi e a quanti agiscono nella disonestà invece è riservato questo: “Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni”.
Quanti potenti sono seduti sui troni con la mente annebbiata e non pensano più alla loro imminente fine!
Leggiamo con attenzione queste parole di Gesù alla mistica Catilina Rivas rivelate il 24 settembre 1996: “La preghiera è onnipotente e ottiene tutto. Io vi dico: chiedete e riceverete. Ad ogni modo non dimenticate che per essere sentiti è necessario chiedere nel modo giusto. In molti chiedono, non tutti ricevono, perché non chiedono come dovrebbero: con umiltà, con fede, con perseveranza. Io non tollero i superbi: Mi rifiuto di ascoltare le loro preghiere”.
Noi siamo chiamati a pregare ogni giorno per la conversione dei peccatori e di quanti commettono scandali. Non condanniamo mai, vigiliamo e aiutiamo quanti seguono false dottrine o sono ingannati dai venditori di vanità.


Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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mercoledì 21 dicembre 2011

1229 - Commento al Vangelo del 21/12/2011

+ Dal Vangelo secondo Luca (1,39-45)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Oggi è una giornata particolarmente fredda e ventosa, un palo della Telecom è stato abbattuto dal vento con le conseguenze che potete immaginare. La violenza è sempre dannosa, non c’è solo quella della natura, anche la violenza morale arreca danni all’amicizia e all’affetto tra familiari e amici.
Puntiamo l’attenzione sulla dolcezza della Madonna, sulla sua assoluta capacità di dominare gli eventi e di non lasciare vincere ciò che non è amore. Ci sono molte forme di violenza, ogni mancanza di amore è una violenza nei riguardi degli altri. Spesso non ci si accorge del male fatto a qualcuno e si rimane indifferenti dinanzi la sofferenza anche dei più vicini.
Nel Vangelo il bambino sussultò nel grembo della madre Elisabetta quando sentì la voce della Madonna, noi possiamo sentire la condizione interiore degli altri quando ci rivolgiamo a Lei con la recita del Santo Rosario. È molto bello partecipare alle gioie e ai dolori degli altri, non solo di quanti amiamo. Riempirsi di Spirito Santo dilata la capacità di amare.
La preghiera conduce ad amare tutti, ci fa sentire il dolore intimo degli altri e ci spinge ad agire con premura e disponibilità. Come fece la Madonna quando andò a trovare la cugina Elisabetta, aiutandola nelle faccende domestiche, servendola con tutto il suo ineffabile Amore.
La Madonna nel Vangelo è chiamata Beata perché ha creduto in Dio, ha donato la sua vita a Dio e ha raggiunto la pienezza della vera felicità. Chi conta solo su se stesso non può essere beato, non vive nella gioia del Signore.
Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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1228 - Udienza del 21/12/2011 (il Santo Natale)

Cari fratelli e sorelle,
Sono lieto di accogliervi in Udienza generale a pochi giorni dalla celebrazione del Natale del Signore. Il saluto che corre in questi giorni sulle labbra di tutti è “Buon Natale! Auguri di buone feste natalizie!”. Facciamo in modo che, anche nella società attuale, lo scambio degli auguri non perda il suo profondo valore religioso, e la festa non venga assorbita dagli aspetti esteriori, che toccano le corde del cuore. Certamente, i segni esterni sono belli e importanti, purché non ci distolgano, ma piuttosto ci aiutino a vivere il Natale nel suo senso più vero, quello sacro e cristiano, in modo che anche la nostra gioia non sia superficiale, ma profonda.
Con la liturgia natalizia la Chiesa ci introduce nel grande Mistero dell’Incarnazione. Il Natale, infatti, non è un semplice anniversario della nascita di Gesù, è anche questo, ma è di più, è celebrare un Mistero che ha segnato e continua a segnare la storia dell’uomo – Dio stesso è venuto ad abitare in mezzo a noi (cfr Gv 1,14), si è fatto uno di noi -; un Mistero che interessa la nostra fede e la nostra esistenza; un Mistero che viviamo concretamente nelle celebrazioni liturgiche, in particolare nella Santa Messa. Qualcuno potrebbe chiedersi: come è possibile che io viva adesso questo evento così lontano nel tempo? Come posso prendere parte fruttuosamente alla nascita del Figlio di Dio avvenuta più di duemila anni fa? Nella Santa Messa della Notte di Natale, ripeteremo come ritornello al Salmo Responsoriale queste parole: «Oggi è nato per noi il Salvatore». Questo avverbio di tempo, «oggi», ricorre più volte in tutte le celebrazioni natalizie ed è riferito all’evento della nascita di Gesù e alla salvezza che l’Incarnazione del Figlio di Dio viene a portare. Nella Liturgia tale avvenimento oltrepassa i limiti dello spazio e del tempo e diventa attuale, presente; il suo effetto perdura, pur nello scorrere dei giorni, degli anni e dei secoli. Indicando che Gesù nasce «oggi», la Liturgia non usa una frase senza senso, ma sottolinea che questa Nascita investe e permea tutta la storia, rimane una realtà anche oggi alla quale possiamo arrivare proprio nella liturgia. A noi credenti la celebrazione del Natale rinnova la certezza che Dio è realmente presente con noi, ancora “carne” e non solo lontano: pur essendo col Padre è vicino a noi. Dio, in quel Bambino nato a Betlemme, si è avvicinato all’uomo: noi Lo possiamo incontrare adesso, in un «oggi» che non ha tramonto.
Vorrei insistere su questo punto, perché l’uomo contemporaneo, uomo del “sensibile”, dello sperimentabile empiricamente, fa sempre più fatica ad aprire gli orizzonti ed entrare nel mondo di Dio. La redenzione dell’umanità avviene certo in un momento preciso e identificabile della storia: nell’evento di Gesù di Nazaret; ma Gesù è il Figlio di Dio, è Dio stesso, che non solo ha parlato all’uomo, gli ha mostrato segni mirabili, lo ha guidato lungo tutta una storia di salvezza, ma si è fatto uomo e rimane uomo. L’Eterno è entrato nei limiti del tempo e dello spazio, per rendere possibile «oggi» l’incontro con Lui. I testi liturgici natalizi ci aiutano a capire che gli eventi della salvezza operata da Cristo sono sempre attuali, interessano ogni uomo e tutti gli uomini. Quando ascoltiamo o pronunciamo, nelle celebrazioni liturgiche, questo «oggi è nato per noi il Salvatore», non stiamo utilizzando una vuota espressione convenzionale, ma intendiamo che Dio ci offre «oggi», adesso, a me, ad ognuno di noi la possibilità di riconoscerlo e di accoglierlo, come fecero i pastori a Betlemme, perché Egli nasca anche nella nostra vita e la rinnovi, la illumini, la trasformi con la sua Grazia, con la sua Presenza.
Il Natale, dunque, mentre commemora la nascita di Gesù nella carne, dalla Vergine Maria - e numerosi testi liturgici fanno rivivere ai nostri occhi questo o quell’episodio -, è un evento efficace per noi. Il Papa san Leone Magno, presentando il senso profondo della Festa del Natale, invitava i suoi fedeli con queste parole: «Esultiamo nel Signore, o miei cari, e apriamo il nostro cuore alla gioia più pura, perché è spuntato il giorno che per noi significa la nuova redenzione, l’antica preparazione, la felicità eterna. Si rinnova infatti per noi nel ricorrente ciclo annuale l’alto mistero della nostra salvezza, che, promesso all’inizio e accordato alla fine dei tempi, è destinato a durare senza fine» (Sermo 22, In Nativitate Domini, 2,1: PL 54,193). E, sempre san Leone Magno, in un’altra delle sue Omelie natalizie, affermava: «Oggi l’autore del mondo è stato generato dal seno di una vergine: colui che aveva fatto tutte le cose si è fatto figlio di una donna da lui stesso creata. Oggi il Verbo di Dio è apparso rivestito di carne e, mentre mai era stato visibile a occhio umano, si è reso anche visibilmente palpabile. Oggi i pastori hanno appreso dalla voce degli angeli che era nato il Salvatore nella sostanza del nostro corpo e della nostra anima» (Sermo 26, In Nativitate Domini, 6,1: PL 54,213).
C’è un secondo aspetto al quale vorrei accennare brevemente: l’evento di Betlemme deve essere considerato alla luce del Mistero Pasquale: l’uno e l’altro sono parte dell’unica opera redentrice di Cristo. L’Incarnazione e la nascita di Gesù ci invitano già ad indirizzare lo sguardo verso la sua morte e la sua risurrezione: Natale e Pasqua sono entrambe feste della redenzione. La Pasqua la celebra come vittoria sul peccato e sulla morte: segna il momento finale, quando la gloria dell’Uomo-Dio splende come la luce del giorno; il Natale la celebra come l’entrare di Dio nella storia facendosi uomo per riportare l’uomo a Dio: segna, per così dire, il momento iniziale, quando si intravede il chiarore dell’alba. Ma proprio come l’alba precede e fa già presagire la luce del giorno, così il Natale annuncia già la Croce e la gloria della Risurrezione. Anche i due periodi dell’anno, in cui sono collocate le due grandi feste, almeno in alcune aree del mondo, possono aiutare a comprendere questo aspetto. Infatti, mentre la Pasqua cade all’inizio della primavera, quando il sole vince le dense e fredde nebbie e rinnova la faccia della terra, il Natale cade proprio all’inizio dell’inverno, quando la luce e il calore del sole non riescono a risvegliare la natura, avvolta dal freddo, sotto la cui coltre, però, pulsa la vita e comincia di nuovo la vittoria del sole e del calore.
I Padri della Chiesa leggevano sempre la nascita di Cristo alla luce dall’intera opera redentrice, che trova il suo vertice nel Mistero Pasquale. L’Incarnazione del Figlio di Dio appare non solo come l’inizio e la condizione della salvezza, ma come la presenza stessa del Mistero della nostra salvezza: Dio si fa uomo, nasce bambino come noi, prende la nostra carne per vincere la morte e il peccato. Due significativi testi di san Basilio lo illustrano bene. San Basilio diceva ai fedeli: «Dio assume la carne proprio per distruggere la morte in essa nascosta. Come gli antidoti di un veleno una volta ingeriti ne annullano gli effetti, e come le tenebre di una casa si dissolvono alla luce del sole, così la morte che dominava sull’umana natura fu distrutta dalla presenza di Dio. E come il ghiaccio rimane solido nell’acqua finché dura la notte e regnano le tenebre, ma subito si scioglie al calore del sole, così la morte che aveva regnato fino alla venuta di Cristo, appena apparve la grazia di Dio Salvatore e sorse il sole di giustizia, “fu ingoiata dalla vittoria” (1 Cor 15,54), non potendo coesistere con la Vita» (Omelia sulla nascita di Cristo, 2: PG 31,1461). E ancora san Basilio, in un altro testo, rivolgeva questo invito: «Celebriamo la salvezza del mondo, il natale del genere umano. Oggi è stata rimessa la colpa di Adamo. Ormai non dobbiamo più dire: ”Sei in polvere e in polvere ritornerai” (Gn 3,19), ma: unito a colui che è venuto dal cielo, sarai ammesso in cielo» (Omelia sulla nascita di Cristo, 6: PG 31,1473).
Nel Natale noi incontriamo la tenerezza e l’amore di Dio che si china sui nostri limiti, sulle nostre debolezze, sui nostri peccati e si abbassa fino a noi. San Paolo afferma che Gesù Cristo «pur essendo nella condizione di Dio… svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini» (Fil 2,6-7). Guardiamo alla grotta di Betlemme: Dio si abbassa fino ad essere adagiato in una mangiatoia, che è già preludio dell’abbassamento nell’ora della sua passione. Il culmine della storia di amore tra Dio e l’uomo passa attraverso la mangiatoia di Betlemme e il sepolcro di Gerusalemme.
Cari fratelli e sorelle, viviamo con gioia il Natale che si avvicina. Viviamo questo evento meraviglioso: il Figlio di Dio nasce ancora «oggi», Dio è veramente vicino a ciascuno di noi e vuole incontrarci, vuole portarci a Lui. Egli è la vera luce, che dirada e dissolve le tenebre che avvolgono la nostra vita e l’umanità. Viviamo il Natale del Signore contemplando il cammino dell’amore immenso di Dio che ci ha innalzati a Sé attraverso il Mistero di Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione del suo Figlio, poiché – come afferma sant’Agostino - «in [Cristo] la divinità dell’Unigenito si è fatta partecipe della nostra mortalità, affinché noi fossimo partecipi della sua immortalità» (Epistola 187,6,20: PL 33,839-840). Soprattutto contempliamo e viviamo questo Mistero nella celebrazione dell’Eucaristia, centro del Santo Natale; lì si rende presente in modo reale Gesù, vero Pane disceso dal cielo, vero Agnello sacrificato per la nostra salvezza.
Auguro a tutti voi e alle vostre famiglie di celebrare un Natale veramente cristiano, in modo che anche gli scambi di auguri in quel giorno siano espressione della gioia di sapere che Dio ci è vicino e vuole percorrere con noi il cammino della vita. Grazie.
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martedì 20 dicembre 2011

1227 - Vita di Gesù (paragrafi 256-257)

La strage degli innocenti


§ 256. Intanto Erode aspettava il ritorno dei Magi. Ma, come i gior­ni passavano e nessuno compariva, dovette sospettare che il suo piano non era stato abbastanza astuto, e che invece di temere le beffe dei Gerosolimitani e di fare assegnamento sull'inconscia cooperazio­ne dei Magi, avrebbe fatto meglio a spedire con loro quattro dei suoi scherani che lo liberassero subito da ogni apprensione. Quando l'in­certezza divenne certezza, l'uomo ritrovò se stesso e, in uno di quegli scoppi d'ira che precedevano abitualmente i suoi ordini di stragi, pre­se una decisione tipicamente erodiana: inviò l'ordine di uccidere tut­ti i bambini minori di due anni che si trovavano a Eethlehem e nel territorio da essa dipendente. Nel fissare questo termine di due anni egli si era basato su ciò che gli avevano detto i Magi riguardo al tempo dell'apparizione della stella, e partendo di là aveva fatto i suoi calcoli con molta abbondanza per esser sicuro che questa volta il bambino non gli sfuggisse (§173). E invece il bambino gli sfuggì; perché il neonato di Beth-lehem, an­che se non aveva a suo servizio la polizia segreta di Erode, aveva attorno a sé quei cortigiani celestiali che già avevano prestato servizio per la prima volta la notte della sua nascita. Prima che arrivas­sero gli scherani di Erode, un angelo apparve in sogno a Giuseppe e gli disse "Alzati! Prendi con te il bambino e la madre di lui e fuggi in Egitto, e sta' là fino a che te lo dica (io); giacché Erode sta per cercare il bambino per farlo perire" (Matteo, 2, 13). L'ordine non ammetteva indugi. In quella notte stessa Giuseppe si mise in viaggio, per la strada opposta a quella di Gerusalemme, alla volta dell'Egit­to: questa regione in cui la famiglia di Abramo era diventata na­zione, e che lungo i secoli era stata sempre un luogo di scampo per i discendenti di Abramo insediati in Palestina, ricoverava adesso quel “primo e ultimo” fra i discendenti di Abramo. Nel tempo che i tre fuggiaschi, accompagnati forse dal solito asinello, si fermavano a Hebron o a Beersheva per fare qualche provvista onde affrontare il deserto, si stava eseguendo a Beth-lehem l'ordine di Erode. I bam­bini da due anni in giù vi furono tutti scannati.


§ 257. Quante saranno state le vittime? Partendo da un dato abba­stanza verosimile, che cioè Beth-lehem col suo territorio potesse con­tare poco più di 1000 abitanti, se ne conclude che circa 30 erano i bambini nati ivi ogni anno; quindi, in due anni, erano circa 60. Ma poiché i due sessi a un dipresso si equilibrano per numerosità ed Erode non aveva alcun motivo di far morire le femmine, gli esposti alla sua crudeltà furono soltanto una metà di neonati, cioè i 30 maschi. Tuttavia anche questa cifra probabilmente è troppo elevata, perché la mortalità infantile in Oriente è molto alta e buon numero di neonati non giunge ai due anni. Quindi le vittime saranno state circa da 20 a 25. La bestialissima strage, come già vedemmo (§ 10), è di un valore sto­rico incontestabile accordandosi perfettamente col carattere morale di Erode. Ma anche a Roma, se realmente Augusto ne fu informato come vorrebbe Macrobio nel passo già citato (§ 9), la notizia non dovette fare molta impressione, perché anche a Roma circolavano voci di un fatto simile riguardante Augusto stesso. Narra Svetonio (August., 94) che, pochi mesi prima della nascita di Augusto, avven­ne a Roma un portento il quale fu interpretato come preannunzio che stesse per nascere un re al popolo romano; il Senato, composto di tenaci repubblicani, ne fu spaventato, e per scongiurare la sventura d'una monarchia ordinò che nessun bambino nato in quell'anno fosse allevato e cresciuto: tuttavia quelli fra i senatori che avevano la moglie gravida, allentarono in quell'occasione la propria tenacia repubblicana, per il motivo quod ad se quisque spem traheret, e si adoperarono affinché l'ordine del Senato non passasse agli atti. Ora, sul carattere storico di questo episodio si potrà legittimamente dubitare: ma il fatto che a Roma circolasse tale voce raccolta da Svetonio, fa comprendere che se nell'Urbe arrivò la notizia della strage di Beth-lehem sarà stata accolta con sghignazzamenti, quasicché il vecchio monarca avesse ammazzato niente più che una venti­na di pulci. La realtà storica è questa: e non si poteva certo pre­tendere che i Quiriti, per una ventina di piccoli barbari scannati, si commovessero più che per centinaia dei loro propri figli che avevano corso un somigliante pericolo. Pochi mesi dopo la strage di Beth-lehem, l'aguzzino incoronato che l'aveva ordinata, già ridotto da qualche tempo a un ammasso di car­ni putrefatte, morì roso alle pudende dai vermi (cfr. Guerra giud., i, 656 segg.). Tuttavia la vera finezza della nemesi storica, più che nella sua morte, si ritrova nella sua sepoltura: essa ebbe luogo all'Herodìum dalla cui cima si vedeva il posto della grotta ov'era nato il suo temuto rivale e quello dov'erano stati sepolti i lattanti scannati. L'esser sepolto lì fu la sua vera inferia, non già quella cele­bratasi con tanta suntuosità e poi descritta con tanta ammirazione da Flavio Giuseppe (Guerra giud., I, 670-678). Oggi, esplorando con lo sguardo dall'alto dell'Herodium, non si scorgono che ruderi e desolazione di morte. Soltanto in direzione di Beth-lehem si vedono segni di vita.
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1226 - Commento al Vangelo del 20/12/2011

+ Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38)
Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Diversi nostri parrocchiani si sono sorpresi ascoltando nella proclamazione del Vangelo di domenica questa frase trasformata: “Avvenga per me secondo la tua parola”, invece di “Avvenga di me secondo la tua parola”. Sembra una traduzione simile, ma non lo è, come non lo sono molte altre nuove traduzioni della nuova Bibbia. Sono traduzioni che cambiano completamente il significato dell’ispirazione dello Spirito Santo.
Questa nuova traduzione che troviamo oggi nel Vangelo cambia il ruolo della Madonna: da Madre che partecipa all’Incarnazione di Dio e condivide gioie e dolori diventando la Corredentrice, a una semplice Donna che si presta per dare un Corpo a Dio. Da Mediatrice a mamma naturale che non partecipa alla Vita del Figlio Divino.
I traduttori non hanno fatto caso o lo ignorano intenzionalmente che il Corpo di Gesù viene dal Corpo della Madre Vergine, perché se fosse stata toccata dal peccato, il suo Corpo sarebbe stato contaminato dalla bava di satana e Gesù sarebbe stato portato in grembo da un Corpo corrotto e vinto da satana.
È inammissibile fare credere che la Madonna fu un mezzo passivo e non una Donna responsabile e pienamente coinvolta nell’Incarnazione di Dio. Altrimenti Dio non Le avrebbe chiesto il suo consenso e non L’avrebbe fatta chiamare “Piena di Grazia”. Non avrebbero senso neanche le parole: “Lo Spirito Santo scenderà su di Te e la potenza dell’Altissimo Ti coprirà con la sua ombra”, se la Madonna non fosse la Madre di Dio, Corredentrice e Mediatrice.
Anche se molti fedeli non fanno caso a queste traduzioni moderniste che vogliono eliminare la devozione alla Madonna e rifiutare il suo ruolo di Corredentrice, rimane sempre un attacco alla Parola di Dio, una manipolazione che trasforma nettamente il significato.
È vero che per i veri devoti della Madonna queste manipolazioni risultano indifferenti, soprattutto quando si meditano i suoi innumerevoli messaggi dati a Medjugorje. Basterebbe meditarne alcuni ogni giorno e ricavarne almeno un proposito, un impegno spirituale di praticare una virtù o cambiare un comportamento sbagliato.
Così si inizia a camminare nella Via di Gesù.


Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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1225 - Le rivelazioni a Catalina Rivas / 3

Questa è la terza (ed ultima) parte del testo pubblicato ai post 1220 e 1223:

[...] Quando mi diressi a ricevere la comunione, Gesù mi ripeté: “L’Ultima Cena fu il momento di maggiore intimità con i Miei. In quell’ora dell’amore, istituii quello che agli occhi degli uomini potrebbe sembrare la più grande pazzia, farmi prigioniero d’Amore. Istituii l’Eucaristia. Volli rimanere con voi fino alla fine dei secoli, perché il Mio Amore non poteva sopportare che rimanessero orfani quelli che amavo più della Mia Vita...”.
[...] Quando tornai al mio posto, mentre mi inginocchiavo il Signore mi disse: “Ascolta...”. [in quel momento una signora, seduta davanti a Catalina che aveva appena preso la Comunione, senza aprire bocca disse]: “Signore, ricordati che siamo alla fine del mese e che non ho i soldi per pagare l’affitto, la rata della macchina, il collegio dei bambini, devi fare qualcosa per aiutarmi... Per favore, fa che mio marito smetta di bere tanto, non posso sopportare più le sue ubriachezze, e mio figlio minore perderà di nuovo l’anno se non lo aiuti, questa settimana ha gli esami... e non dimenticarti della vicina che deve cambiare casa, che lo faccia una buona volta perché io non la posso sopportare...”.
[...] Gesù mi disse con un tono triste: “Ti sei resa conto? Non mi ha detto una sola volta che Mi ama, non una sola volta ha dato segni di gratitudine per il dono che le ho fatto di far scendere la Mia Divinità fino alla sua povera umanità, per elevarla a Me. Non una sola volta ha detto: «grazie, Signore». E’ stata una litania di richieste... e sono così quasi tutti quelli che vengono a ricevermi.
Io sono morto per amore e sono risuscitato. Per amore aspetto ognuno di voi e per amore rimango con voi... ma voi non vi rendete conto del fatto che Io ho bisogno del vostro amore. Ricorda che Sono il Mendicante d’Amore in quest’ora sublime per l’anima”.
[...] Quando il celebrante stava per impartire la benedizione, la Vergine Santissima disse: “Fai attenzione, osserva bene... Invece di fare il segno della Croce, voi fate un ghirigoro. Ricorda che questa benedizione può essere l’ultima che ricevi nella tua vita dalla mano di un sacerdote. Tu non sai se uscendo da qui, morirai o no, e non sai se avrai l’opportunità che un altro sacerdote ti dia una benedizione. Quelle mani consacrate ti stanno dando la benedizione nel Nome della Santissima Trinità, pertanto, fai il Segno della Croce con rispetto e come se fosse l’ultimo della tua vita”.
[...] [subito dopo la fine della Messa, Gesù disse:] “Non andate via di corsa dopo terminata la Messa, rimanete un momento in Mia compagnia, traetene profitto e lasciate che anche Io possa trarre profitto dalla vostra compagnia...”.
[... Catalina chiede a Gesù:] Signore quanto rimani davvero, dopo la comunione? Suppongo che il Signore abbia riso della mia ingenuità, perché disse: “Tutto il tempo che tu vorrai tenermi con te. Se mi parli durante tutto il giorno, dedicandomi qualche parola durante le tue faccende, Io ti ascolterò. Io sono sempre con voi, siete voi che vi allontanate da Me. Uscite dalla Messa, e per quel giorno è quanto basta; avete osservato il giorno del Signore, e tutto finisce lì, e non pensate che Mi piacerebbe condividere la vostra vita familiare con voi almeno in quel giorno.
Voi nelle vostre case avete un luogo per tutto, e una stanza per ogni attività: una camera per dormire, un’altra per cucinare, una per mangiare, ecc.. Qual’è il luogo che hanno destinato a Me? Deve essere un luogo nel quale non soltanto tenete una immagine permanentemente impolverata, ma un luogo nel quale almeno per cinque minuti al giorno la famiglia si riunisce a ringraziare per la giornata, per il dono della vita, a pregare per le necessità quotidiane, chiedere benedizioni, protezione, salute... Tutti hanno un posto nelle vostre case, tranne Io.
Gli uomini programmano la loro giornata, la settimana, il semestre, le vacanze ecc.. Sanno in quale giorno riposeranno, in che giorno andranno al cinema o ad una festa, a visitare la nonna o i nipoti, i figli, gli amici, quando andranno a divertirsi. Ma quante famiglie dicono almeno una volta al mese: «Questo è il giorno in cui dobbiamo andare a visitare Gesù nel Tabernacolo» e tutta la famiglia viene a fare conversazione con Me, a sedersi di fronte a Me e a parlarmi, a raccontarmi ciò che è accaduto negli ultimi giorni, raccontarmi i problemi, le difficoltà che hanno, chiedermi ciò di cui hanno necessità... Farmi partecipe delle loro faccende! Quante volte?
Io so tutto, leggo nel più profondo dei vostri cuori e delle vostre menti, però Mi piace che siate voi a raccontarmi le vostre cose, che me ne facciate partecipe come uno della famiglia, come con l’amico più intimo. Quante grazie perde l’uomo perchè non Mi dà un posto nella sua vita...”.
[...] “Volli salvare la Mia creatura, perchè il momento di aprirle la porta del Cielo è stato pieno di troppo dolore...
Ricorda che nessuna madre ha nutrito il proprio figlio con la sua carne. Io sono arrivato a questo eccesso d’Amore per comunicarvi i Miei meriti.
La Santa Messa sono Io stesso che prolungo la Mia vita e il Mio Sacrificio sulla Croce in mezzo a voi. Senza i meriti della Mia Vita e del Mio Sangue, che cosa avete voi per presentarvi davanti al Padre? Il nulla, la miseria, il peccato...
Voi dovreste sorpassare in virtù gli Angeli e gli Arcangeli, perchè loro non hanno la fortuna di ricevermi come alimento, voi sì. Essi bevono una goccia della sorgente, ma voi che avete la grazia di ricevermi, potete bere tutto l’oceano...”.
L’altra cosa di cui il Signore mi parlò con dolore fu di quelle persone che si incontrano con Lui per abitudine. Di quelle che hanno perso il meraviglioso stupore di ogni incontro con Lui. Di come l’abitudine faccia diventare certe persone così tiepide che non hanno mai niente di nuovo da dire a Gesù quando Lo ricevono. Delle non poche anime consacrate che perdono l’entusiasmo di innamorarsi del Signore e fanno della loro vocazione un mestiere, una professione, alla quale non si dedicano più di quanto sia necessario, ma senza sentimento...
Quindi il Signore mi parlò dei frutti che ogni comunione deve portare in noi. Accade infatti che ci sia della gente che riceve il Signore ogni giorno, ma non cambia la propria vita.
Dedicano molte ore alla preghiera, compiono molte opere, ecc. ecc., ma la loro vita non si trasforma, e una vita che non si trasforma non può dare frutti autentici per il Signore. I meriti che riceviamo nell’Eucaristia debbono portare frutti di conversione in noi e frutti di carità per i nostri fratelli.
Noi laici abbiamo un incarico molto importante dentro la nostra Chiesa, non abbiamo nessun diritto di tacere davanti all’invito che ci fa il Signore, come lo fa ad ogni battezzato, di andare ad annunciare la Buona Novella. Non abbiamo alcun diritto di ricevere tutte queste conoscenze e non darle agli altri, e così permettere che i nostri fratelli muoiano di fame, mentre noi abbiamo tanto pane nelle nostre mani.
Non possiamo stare a guardare mentre la nostra Chiesa cade in rovina, perché siamo comodi nelle nostre Parrocchie, nelle nostre case, ricevendo e continuando a ricevere tanto dal Signore: la Sua Parola, le omelie del sacerdote, i pellegrinaggi, la Misericordia di Dio nel Sacramento della confessione, l’unione meravigliosa attraverso il cibo Eucaristico, i discorsi del tale o del tal’altro predicatore.
In altre parole, stiamo ricevendo tanto e non abbiamo il coraggio di uscire dalle nostre comodità, di andare in un carcere, in una casa di correzione, di parlare con chi è più bisognoso, di dirgli che non si dia per vinto, che è nato cattolico e che la sua Chiesa ha bisogno di lui, anche lì dove è, sofferente, perché questo suo dolore servirà per redimere altri, perché questo sacrificio gli farà guadagnare la vita eterna.
Non siamo capaci di andare negli ospedali dove ci sono i malati terminali e, recitando la coroncina alla Divina Misericordia, aiutarli con la nostra preghiera in quei momenti di lotta tra il bene e il male, per liberarli dalle insidie e dalle tentazioni del demonio. Ogni moribondo ha paura, e anche soltanto tenendo loro la mano, parlando loro dell’amore di Dio e della meraviglia che li aspetta nel Cielo con Gesù e Maria e insieme ai propri cari che sono già partiti, reca loro conforto.
L’ora che stiamo vivendo, non ammette che accettiamo l’indifferenza.
Dobbiamo essere per i nostri sacerdoti la mano d’aiuto che va dove loro non possono arrivare. Ma per fare questo, per averne il coraggio, dobbiamo ricevere Gesù, vivere con Gesù, alimentarci di Gesù. Abbiamo paura di impegnarci un po’ di più e quando il Signore dice: “Cerca prima il Regno di Dio e il resto ti sarà dato in aggiunta”, è ricevere tutto. È cercare il Regno di Dio con tutti i mezzi e... aprire le mani per ricevere TUTTO in aggiunta; perché Egli è il Padrone che paga meglio, l’unico che è attento anche alle tue più piccole necessità!


† Fratello, sorella, grazie per avermi permesso di portare a termine la missione che mi è stata affidata, di farti giungere queste pagine.
La prossima volta che assisterai alla Santa Messa, vivila. So che il Signore compirà anche in te la promessa che “la tua Messa non sarà mai più quella di prima” e quando lo ricevi: Amalo...!
Sperimenta la dolcezza di riposare tra le piaghe del Suo costato aperto per te, per lasciarti la Sua Chiesa e Sua Madre, per aprirti le porte della Casa del Padre Suo, e perché tu sia capace di verificare il Suo Amore Misericordioso attraverso questa testimonianza e di cercare di corrispondervi con il tuo piccolo amore.
[3-FINE]
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Medaglia di San Benedetto